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Incontri e degustazioni con 1895 Coffee Designer al TMCF

Nuova miscela di 1895 Coffee Designers by Lavazza
Ogni giorno protagonisti la colazione e la mixology con il caffè insieme a degustazioni guidate dalle Coffelier della Torrefazione torinese

1895 Coffee Designers by Lavazza per la prima volta partecipa a The Milan Coffee Festival con numerosi appuntamenti, rivolti sia ai consumatori finali sia agli operatori del settore, con talk, degustazioni di specialty coffee guidati dalle Coffelier e interessanti incontri tra caffè e mixology.

Colazione e nuove tendenze. Il primo appuntamento è sabato 12 novembre tra le 14,45 e le 16,30 a The Lab, per seguire un programma educativo per promuovere la cultura del caffè e le nuove tendenze tramite dimostrazioni interattive, degustazioni e dibattiti su diversi argomenti. In programma un talk su La colazione contemporanea, un rito che unisce tradizione e significati contemporanei, unendo lievitati e specialty coffee. Sul palco il pastry chef Marco Pedron, membro Apei (Ambasciatori pasticceri dell’eccellenza italiana) e WPS 2021 a presentare la sua idea di colazione contemporanea insieme a Michele Cannone, global brand director away from home di Lavazza, e Carlo Meo, esperto di consumer behavior e retail design.

Allo stand 1895, invece, sono disponibili due slot per gustare una colazione contemporanea: dalle 10,30 alle 11,30 oppure dalle 12,00 alle 13,00. Le Coffelier 1895 guideranno i partecipanti nella degustazione di alcuni specialty coffee della collezione, accompagnati dalle proposte dei pastry chef Marco Pedron - sabato, Giorgia Proia - domenica e Maicol Vitellozzi - lunedì.

Tutti i giorni dalle 14,30 alle 15,30, allo stand 1895 va in scena lo Specialty Coffee Ritual, un'esperienza di gusto guidata dalle Coffelier durante cui degustare i vari caffè della collezione, preparati seguendo diversi metodi di estrazione: Espresso, Moka - estrazioni realizzate con la Carmencita Pro -, Chemex, e Cold Brew.

L’ultimo appuntamento da sabato a lunedì è dalle 16,00 presso lo stand 1895 dove caffè e mixology si incontrano grazie al bartender Guglielmo Miriello del Mandarin Oriental di Milano sabato 12 novembre; Matteo Zed, The Court di Roma , domenica 13 novembre; Alex Frezza de L’Antiquario di Napoli, lunedì 14 novembre, tutti alle prese con un'interpretazione personale dell’Espresso Martini, uno dei cocktail più apprezzati al mondo.

Baritalia Finale di Monte Carlo: chi saranno i 6 giudici d’onore e i 57 bartender in gara

Foto di Drago Gazdik da Pixabay
Andrà in scena il 14 novembre al ristorante Nobu di Monte Carlo il final show di Baritalia 2022, con 57 bartender da tutta la Penisola a sfidarsi nella finalissima. Ecco i loro nomi

È per lunedì 14 novembre a Monte Carlo l’appuntamento con il final show di Baritalia 2022 - a drink for the planet, il laboratorio di miscelazione itinerante di Bargiornale. Il gran finale delle kermesse andrà in scena al ristorante Nobu del Fairmont Hotel.

Evento clou della giornata la finalissima di Baritalia Lab. Più elettrizzante di un Grand Prix. Più scoppiettante di un fuoco d’artificio. Più “sfumeggiante” di The Mask. Più sfavillante di un cocktail martini al plenilunio. Più rosso di un Negroni che fa il timido.
Per il final show Baritalia ha fatto le cose in grande. A cominciare dalla selezione dei giudici che avranno il compito di incoronare il Drink for the Planet. Un cocktail che valorizzi la riduzione degli sprechi, la stagionalità, la territorialità. I premi saranno assegnati ai primi tre classificati di ogni azienda partner, ai tre migliori interpreti assoluti e al cocktail più sostenibile che riceverà l'ambito premio Drink for the Planet.

Ma ora, andiamo a conoscere i 6 giudici.

Emanuele Balestra. Originario di Gallarate è il primo barman dell’Hotel Barrière Le Majestic di Cannes. Bar alla guida del quale è arrivato nel 2014 dopo una lunga esperienza ai quattro angoli del Pianeta. Balestra ha dato vita a un percorso sperimentale per la creazione dei suoi cocktail che passa attraverso l’uso di fiori e piante coltivate in due orti-giardino molto diversi. Il più grande si mimetizza nel verde che contorna la piscina dell’albergo. L’altro, nascosto alla vista, è quello che Emanuele chiama, scherzosamente ma non troppo, “il mio ufficio”: una terrazza sul tetto dell’albergo dove convivono un minuscolo orto di qualche metro quadro, qualche vaso, le arnie delle api (sì, Emanuele si produce anche il miele) e un bancone.

Giorgio Rocchino. Il barman del principe Alberto di Monaco è originario di Torino. Classe 1972, dopo tre stagioni allo storico Caffè San Carlo è partito un po’ per scherzo per il Principato di Monaco. Dopo aver lasciato qualche curriculum, altrettanto per scherzo, ha avuto la bella sorpresa di essere chiamato. Non da uno qualsiasi, ma dal Casino di Monte Carlo. Qui è rimasto per sette anni per poi passare all’Hotel de Paris e al Café de Paris. Poi, fino al 2020, è diventato il titolare del banco dello Yacht Club Monaco, l’esclusivo members’ club di Alberto di Monaco. Il suo ultimo progetto – nato nel 2021 – è la prima scuola di barman a bordo di uno yacht. Si chiama LCM Academy ed è destinata a chi vuole apprendere le basi della miscelazione classica e quella di ricerca.

Danilo Bellucci. Cavaliere della Repubblica e Cavaliere Ufficiale. È un “libero comunicatore” nel mondo del food & beverage. Ama definirsi un “artigiano della comunicazione” e i suoi cinque decenni di relazioni pubbliche sono lì a dimostrare tutto il suo talento. Ha organizzato e organizza alcuni dei grandi eventi del settore come Lady Drink, Challenge on Ice e i più recenti 110 e Lode e Order of Merit.

Giovanni Ceccarelli. È un formatore, divulgatore e consulente. Dal 2011 è formatore di Drink Factory. Nel 2016 ha creato il sito che porta il suo nome e lanciato il progetto Cocktail Engineering, che tratta in modo scientifico aspetti quali preparazioni home made, tecniche di miscelazione, materie prime, strumenti di lavoro. È co-autore del libro “Miscelare”. Dal 2021 al suo canale Youtube.

Luca Coslovich. Bartender di fama, lavora da sempre nel settore del lusso e attualmente è al prestigioso Casino di Monte Carlo. Formatore, consulente. Importanti le esperienze all’estero nel corso della sua lunga carriera. In particolare, oltre a Monte Carlo, Mosca e Praga, dove ha sviluppato le sue grandi capacità manageriali. Ha fatto parte nel 2017 del Drink Team di Bargiornale ed è un autore prolifico. È il webmaster (dal 1997) del sito the thecybartender.com Insignito, nel 2018, dell’Order of Merit per il lavoro svolto negli anni portando il savoir-faire italiano nel mondo.

Ezio Falconi. Uno dei primi e più appassionati cocktail historian italiani. Ha scritto più di tredici pubblicazioni tra libri e ricettari. Il suo ultimo lavoro si intitola “Storia dei Cocktail Dimenticati” (edito da Tecniche Nuove). Si tratta di sessanta ricette, create a partire dall’Ottocento, menzionate una prima volta, riportate almeno una volta in ulteriori manuali e non più menzionate poi, nei successivi prontuari. Falconi è un figlio d’arte del food & beverage.  I suoi genitori gestivano un locale a Milano già dagli anni ’50. Dopo le scuole professionali e un’esperienza in prestigiosi locali in Francia, Spagna e Svizzera rientra con la famiglia a Bergamo dove apre e gestisce numerose attività commerciali. Da oltre un decennio guida con grande classe l’Arimo American Champagne Bar di Treviglio rinomato locale a livello nazionale e conosciuto per l’originalità e l’innovatività delle proposte.

 

I nomi dei 57 bartender divisi per squadra

In gara nella finalissima i 57 bartender provenienti da Nord a Sud della Penisola vincitori delle cinque tappe della manifestazione: Lecce, Sorrento, Jesolo, Pescara e Bologna.

Caffo
Daniele Melani
Lorenzo Siri
Giovanni Terracciano

Campari Academy
Antonio D'Auria
Mauro Fogante
Massa Damiano
Elena Rossi
Patrick Ziliotti

Coca-Cola Hbc Italia
Fabrizio Bottone
Simone Caltabiano
Vito Catucci
Brigida De Matteis
Danilo De Rinaldis
Luca Di Giuseppe
Francesco Lazzo
Lucy Melle
Vito Sciacovelli
Domenico Sorrentino

Compagnia dei Caraibi
Astarita Costanzo
Giulia Di Biasi
Yuri Di Pietro
Francesco Drago
Daniele Salviato

DoUMix?
Atmir Dursum
Manuela Menegazzo
Erika Moronta
Oronzo Scarafile
Chiara Tocci

Engine Gin
Edoardo Cipriani
Filippo Ghizzi

Gamondi
Enzo Colonna
Domenico De Leo
Lucrezia Di Dio
Stefano Galligioni
Paolino Nigro

Lurisia
Alberto Beltrame
Giovanni Curcio
Adolfo D’Alessandro
Marta De Dominicis
Simone Obino

Molinari
Francesco Giorgi
Luca Grifi
Matteo Marotta
Mariano Pingiotti
Gioacchino Sorrentino

Nonino
Michele Bochicchio
Manuel Crescini
Stefano Marongiu
Gabriele Rizzo
Giuseppe Venanzio

Organics by Red Bull
Matteo Cassan
Simone Delucchi
Giuseppe Mancuso
Gabriele Pistola
Matteo Ranieri

Ruffino
Giovanni Aulisio

Soero Gin
Gian Maria Ciardulli

Barawards, i protagonisti: Lorenzo Antinori

Barawards 2021 Lorenzo Antinori
Intervista al beverage ambassador Asia Pacifico di Four Seasons Hotels&Resorts, vincitore del Premio Keglevich Bartender italiano all'estero dell'anno: «Ogni premio porta anche dei risultati a livello di volume di lavoro, visto l’interesse mediatico che ne consegue. Al tempo stesso, non bisogna essere schiavi di questi meccanismi o esserne ossessionati»

Roma-Hong Kong, (per il momento) solo andata. Passando però per Australia, Messico, Londra, e confrontandosi con il meglio dell'ospitalità mondiale. Lorenzo Antinori, capitolino classe 1987, è dal 2017 beverage ambassador per il gruppo Four Seasons Hotel and Resorts nella regione Asia-Pacifico, e beverage manager al Four Seasons Hotel Hong Kong. Qui lo scorso anno ha aperto ARGO, nuovo cocktail bar innovativo e concettuale, che si è piazzato al numero 28 degli ultimi World's 50 Best Bars. Per tutto questo, Lorenzo è stato nominato miglior bartender italiano all'estero ai Barawards 2021.

In un momento storico per la miscelazione che lui stesso definisce «entusiasmante, con tantissime nuove realtà che si affacciano sulla scena mondiale e un interesse generale del pubblico verso il mondo della mixology», Antinori si è quasi sempre rapportato a una clientela internazionale, svolgendo la maggior parte della sua carriera all'estero. «Il consumatore è più internazionale, di conseguenza ha gusti e aspettative diverse rispetto all'Italia. C’è anche un'etica del lavoro differente, non necessariamente migliore, ma una volta all’estero bisogna sempre capire come relazionarsi con il mercato e soprattutto con la cultura del luogo».

A partire dall'Hotel de Russie di Roma, con una tappa rilevante al leggendario Savoy di Londra e adesso al Four Seasons, Lorenzo ha accumulato enorme esperienza nel mondo del bar d'albergo: ma a differenza di quanto spesso si può pensare, l'approccio alla professione non cambia poi tanto, rispetto a un bar tradizionale. «Forse in hotel ci sono più cavilli burocratici o amministrativi da tenere presenti, e alcune regole generali che riguardano l'atteggiamento con il cliente. Ma alla fine si tratta sempre di eseguire cocktail bilanciati e offrire un’ospitalità genuina». Mantenendo ovviamente un occhio sulla realtà, con la figura del bartender che è andata mutando negli ultimi anni: «Il bartender moderno è il brand di se stesso. E di conseguenza lavora per sviluppare immagine e ruolo anche a livello pubblico. La professionalità viaggia allo stesso livello della capacità di promuoversi come “personalità” all’interno dell’universo bar».

E cosa serve a un bartender per raggiungere il livello più alto e mantenerlo? «Restare curioso, aggiornarsi continuamente, avere una mentalità aperta al cambiamento, per potersi misurare con situazioni diverse». Il riconoscimento ai Barawards (che arriva dopo titoli di pregio a livello internazionale, sia individuali che come squadra Four Seasons) è buon carburante. «Una spinta a continuare a fare bene. Ogni premio porta anche dei risultati a livello di volume di lavoro, visto l’interesse mediatico che ne consegue. Al tempo stesso non bisogna essere schiavi di questi meccanismi o essere ossessionati dall’essere continuamente riconosciuti, perché alla fine contano altre cose: profitto del locale, la stabilità del gruppo di lavoro e la soddisfazione del cliente».

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Convivialità e italianità, binomio forte visto da Birra Moretti

Cosimo Finzi, ad Astra Ricerche, tra Cristina Newburgh mkt manager B. Moretti e Ilaria Zaminga Communication Manager Heineken Italia
Gusti e aspirazioni delle generazioni Z e Baby Boomers sono protagonisti dell'indagine AstraRicerche per conto di Birra Moretti.

Storico marchio italiano (Udine 1859), Birra Moretti (dal 1996 fa parte di Heineken Italia) ha commissionato ad AstraRicerche uno studio sulle caratteristiche e gli atteggiamenti tipici dell’Italianità, dalla convivialità alla solidarietà, dall’autenticità all’ironia, valori distintivi per ogni generazione a dimostrare che l’essere italiani non è un concetto immutabile, ma sta acquisendo nuove connotazioni. Aldi là degli stereotipi: la metà degli italiani odia essere giudicato come una popolazione di indisciplinati.

Alla recente conferenza stampa di presentazione al Ristorante Barmare (corso Lodi 12, Milano erano presenti, tra gli altri, Cristina Newburgh, mkt manager Birra Moretti, Cosimo Finzi, ad AstraRicerche, Ilaria Zaminga, Communication Manager Heineken Italia.

Schema dell'indagine AstraRicerche per Birra Moretti

Una lunga serie di domande

Qual è il tratto caratteristico dell’italianità oggi? Quali sono gli ingredienti di quel mix di saper fare e saper vivere che da sempre definisce la nostra unicità nel panorama internazionale? Come sta cambiando, nel tempo, la nostra autopercezione di italiani, soprattutto nei giovani?

Non sembra esserci dubbio: per quasi 4 italiani su 10 (37%) è la convivialità il valore più distintivo dell’essere italiani, in grado di unire tutti dalla Gen Z ai Baby Boomers. L’altra attitudine che identifica l’italianità è la leggerezza legata alla buona compagnia, essere noi stessi così come siamo, indicata dal 35% dei nostri connazionali, e sopra la media dagli under 25.  È questo il ritratto degli italiani disegnato da Birra Moretti, brand che da 160 ne incarna i valori e che ora, attraverso uno studio AstraRicerche, ha voluto evidenziare cosa rappresenta oggi l’Italianità oltre gli stereotipi. In quest’ultima ricerca vengono, infatti, messi a confronto i punti di vista di quattro generazioni di nostri connazionali e, tra le caratteristiche che hanno in comune, è emerso che il 47% di loro ritiene che Birra Moretti sia il brand di birra che meglio interpreta i valori degli italiani.

Le sfumature distintive della Italianità secondo le generazioni

Un mix di saper fare e saper vivere. Più che una fotografia statica il concetto di italianità è un film in movimento in continua evoluzione. L’indagine AstraRicerche - Birra Moretti ha evidenziato importanti differenze tra le generazioni, nell’esprimere il loro pensiero sui valori e le caratteristiche proprie degli italiani. A partire dai giovanissimi.

Il tratto distintivo legato all’Italianità in cui si riconosce la Generazione Z, rispetto alle altre generazioni, è l’ironia (32%). I più giovani pensano anche agli Italiani come a un popolo altruista (27%), si sentono più aperti mentalmente rispetto alle generazioni che li precedono, si riconoscono nell’autenticità (24%): essere noi stessi così come siamo.
I Millennials invece, più delle altre generazioni, individuano nella ricerca del benessere e della felicità sia fisica che mentale (35%) una delle caratteristiche proprie degli Italiani.
Infine, se la Generazione X riconosce soprattutto nella creatività (33%) l’atteggiamento proprio dell’Italianità, i Baby Boomers - rispetto a chi li segue a livello generazionale - guardano agli Italiani in particolare come un popolo che ha a cuore la sostenibilità (28%).

Lo stereotipo più detestato è essere considerasti senza regole

Parlano con le mani, chiassosi, modaioli, ritardatari cronici: sono innumerevoli le etichette messe addosso agli italiani nel corso degli anni. Dalla ricerca è emerso infatti che, per quasi 1 italiano su 2 (45%), lo stereotipo più detestato è quello di essere considerati un popolo di indisciplinati, un giudizio osteggiato in particolare dalla Generazione Z. A seguire gli italiani indicano tra le etichette più odiose l’essere considerati ‘mammoni’ (34%) e troppo gesticolanti e chiassosi (30%). Giudizi diffusi ma reputati più accettabili dai nostri connazionali sono l’individualismo e la troppa sicurezza di sé (20%), insieme all’essere considerati troppo modaioli (17%).

L'occasione conviviale tipica italiana è mangiare a casa con gli amici

Dall’indagine è emerso come la convivialità a tavola è uno dei momenti che rappresenta al meglio lo stile di vita italiano. Tra le “occasioni” in grado di unire gli italiani, al primo posto troviamo i pranzi, gli aperitivi e le cene a casa con gli amici” (48%), seguito dalla visione condivisa di grandi eventi sportivi come i Mondiali di Calcio (38%) o semplicemente dal mangiare fuori casa in compagnia di chi ci fa stare bene (38%). Più staccate la partecipazione a iniziative che riguardano il benessere della comunità nella quale si vive (20%) o ad eventi culturali (16%)

In particolare, tra le occasioni gastronomiche tipicamente italiane i nostri connazionali apprezzano molto il tradizionale pranzo della domenica (42%) – molto più amato da Baby Boomers, meno dalla Gen Z – ma anche le serate in pizzeria con gli amici (25%). Riscuote consensi anche lo street food, modalità casual scelta soprattutto dagli under 25.

Una famiglia di birre sinonimo di stile italiano

L’ampia famiglia di birre, ognuna con un gusto ed una personalità diverse, ben si presta ad accompagnare tutti i momenti conviviali che caratterizzano lo stile di vita degli italiani: dall’iconica Birra Moretti Ricetta Originale, anche nella versione analcolica con Birra Moretti Zero, fino alla raffinata Birra Moretti Baffo d’Oro e la avvolgente Birra Moretti La Rossa, dalla delicata Birra Moretti La Bianca, alla equilibrata Birra Moretti IPA, fino alla agrumata Birra Moretti Limone. Anche l’ultima arrivata, Birra Moretti Filtrata a Freddo, è stata pensata per esprimere a pieno il senso di questa italianità contemporanea, fatta di spensieratezza e buona compagnia.

Birra Moretti ha sempre rinnovato la sua famiglia per incontrare i gusti dei suoi consumatori, ne è un esempio Birra Moretti Filtrata a Freddo, presentata nel 2021, birra che incarna la buona compagnia e la leggerezza, tratti distintivi delle nuove generazioni. Lanciata lo scorso anno, è una lager dal moderato tasso alcolico (4,3%) che rompe completamente gli schemi con il passato: nel prodotto ma anche nel design, nell’etichetta che avvolge la bottiglia a 360°, nel formato.

La birra del Baffone, una lunga storia di successi

Birra Moretti nasce nel 1859 a Udine nella “Fabbrica di Birra e Ghiaccio” fondata da Luigi Moretti. Apprezzata da subito in tutto il Friuli Venezia Giulia, diventa in pochi decenni una birra nazionale. Con una produzione di oltre 2 milioni di ettolitri, risulta essere una protagonista delle birre chiare italiane. Esportata in oltre 50 Paesi nel mondo – fra cui gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, il Canada e il Giappone – Birra Moretti continua a essere universalmente riconosciuta anche in contesti internazionali da esperti del settore provenienti da tutto il mondo.
I più recenti riconoscimenti sono stati assegnati alle specialità della famiglia Birra Moretti in occasione del Brands Award, a luglio 2017. Birra Moretti è disponibile nel canale HoReCa: Birra Moretti Ricetta Originale, Birra Moretti Zero, Birra Moretti Baffo d’Oro, Birra Moretti La Rossa, Birra Moretti La Bianca, Birra Moretti IPA, Birra Moretti Limone e Birra Moretti Zero Limone, Birra Moretti Grand Cru.

Baritalia Tour: i grandi cocktail bar di Bologna

Per l'ultima tappa dell'edizione 2022, Baritalia è sbarcata per la prima volta a Bologna. Siamo andati alla scoperta dei migliori cocktail bar cittadini: un bar tour con accompagnatori d'eccezione

L’ultima attesa tappa di Baritalia si è svolta, per la prima volta in assoluto, nel capoluogo dell'Emilia Romagna, città dai lunghi portici, culla della prima Università d’Italia e luogo di nascita di grandi cantautori. Per dirla con le parole del mitico Lucio Dalla, se è vero che “nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino”, per poter scovare i numerosi cocktail bar del capoluogo emiliano, è necessario un tour manager dall’organizzazione impeccabile: Davide “Davo” Patta, uno dei titolari di Ruggine, cocktail bar tra i più apprezzati della città, da quando in Vicolo Alemagna, sulle spoglie di un garage, tre soci hanno aperto nel 2014 un bar divertente, con grande attenzione al buon bere.

In un’atmosfera scanzonata che non tralascia nessun dettaglio, questo locale senza insegna esterna è subito diventato l’high volume di riferimento della città: il luogo in cui si passa per salutare e si rischia di rimanere a lungo. Prima di raggiungere Ruggine e tuffarsi nella miriade di bar del centro, è d’obbligo la visita ai caffè storici, vere istituzioni in città. In Piazza Galvani sorge dal 1930 Caffè Zanarini, grande bar su due piani. La fama poggia su una pasticceria di produzione propria, che si accompagna a numerosi caffè e a una miscelazione classica, con serate a tema per gli appassionati clienti. Dato che la colazione ormai è passata e il primo aperitivo è già in dirittura d’arrivo, la prossima tappa è Caffè Gamberini: antica pasticceria che dal 1907 serve i bolognesi fin dal primo mattino, sfornando brioche calde anche dalla porta di servizio laterale. Nel suo ambiente raccolto ed elegante la pasticceria incontra l’alta gastronomia e una selezione di vini e cocktail internazionali.

A pochi minuti a piedi, il Marsalino: bar e piccolo ristorante dall’ambiente ed accoglienza familiare, con uno staff affiatato che da pochi mesi ne ha rilevato la ventennale gestione. Dal bancone con piano in marmo escono circa 60 etichette di vino a bicchiere e una selezione di 15 birre artigianali, oltre che Spritz e aperitivi. Dopo un bel piatto di pasta, il momento è buono per dedicarsi a conoscere quelle scuole che negli anni hanno forgiato molti dei professionisti che conosceremo in questo tour.

Nel 2003 nasce la Drink Factory, prima scuola di bar della città che oggi è un punto di riferimento nazionale per la formazione del settore. Nata con Federico Mastellari, si sviluppa inizialmente in numerosi corsi tra cui quello di Flair, che dal 2010 viene abbandonato in favore di un approccio didattico che mette al centro dell’attenzione il cocktail, il gusto e le materie prime, sviluppando un importante percorso sugli home made e sulla miscelazione avanzata, che oggi viene portato avanti da Giovanni Ceccarelli, un professionista il cui approccio scientifico è ormai diventato un marchio di fabbrica. Dal 2019 le sedi sono due, con l’apertura del Laboratorio, uno spazio avveniristico in cui si trovano tutte le attrezzature per la sperimentazione e/o studio di nuove tecniche.
Altro grande formatore in città è Alessandro Romoli di Accademia del Bar, un’associazione che propone corsi di bartending che partono dai livelli base fino agli avanzati, oltre che di caffetteria, flair a più livelli, management e gastronomia del bar.

È dopo queste visite istituzionali che inizia il vero bar tour: superato Ruggine da non più di trenta metri, si arriva a Camera con Vista, un ex negozio di antiquariato che dal 2017 è un bar che sembra la casa di un nobile ottocentesco. Mobili di pregio, affreschi, statue in marmo e lampadari dorati: questo è ciò che fa da cornice a una cocktaileria raffinata, che parte da solidi classici e li rivisita con cognizione e un glassware degno dell’ambiente. Non tutti sanno che da una porta sul retro si accede a uno spazioso Club che apre d’inverno un paio di volte a settimana, proponendo musica Jazz italiana.

Non di rado a Bologna i palazzi storici ospitano cocktail bar e ristoranti, come nel caso di Casa Azzoguidi, che sorge in un palazzo del XIV secolo, sede della prima tipografia di Bologna. C’è poi un’altra “Casa” che è fondamentale visitare: Casa Minghetti. Un piccolo spazio interno che si affaccia su numerosi tavoli esterni che, dal mattino alla sera, rappresentano il salotto della Bologna giovane e bon vivant. Da qui sono passati alcuni dei professionisti più conosciuti della città, che hanno coccolato una clientela esigente che ama i classici, ma che si fida delle proposte dei barman, consistenti in una drink list di 7 cocktail, provati e riprovati prima di essere proposti agli “inquilini”.

A pochi passi da questa piazza c’è un altro bar che si contende una clientela alla moda e attenta. Velluto Botanique Eclectique di Enrico Scarzella ha una missione per niente facile: riuscire ad avere un bar che dalle 9 di mattina alle 2 di notte possa mostrare quattro volti diversi, tutti all’insegna dell’eccellenza. Al mattino la caffetteria con una selezione di specialty coffee, per l’ora di pranzo un menu poke, nel pomeriggio un servizio tè con piccola pasticceria dolce e salata, e la sera un cocktail bar di alto livello che accompagna i drink con una selezione di tapas stagionali. Un’ulteriore nota di merito è il menu: un magazine stampato dal forte impatto grafico, che ogni due mesi è modificato e che racconta, oltre ai cocktail, i personaggi che compongono lo staff e promuove anche la vendita diretta di bottiglie selezionate, principalmente di whisky.

La centralissima galleria di via De’Musei vede protagonisti un trittico di locali tutti sotto la stessa bandiera: il primo di questi non ha bisogno di presentazioni, si chiama Nu Lounge, e quest’anno spegne 20 candeline. Nato come bar diurno, il suo destino si incrocia con quello di Daniele Dalla Pola, appena tornato da Miami e carico di cultura Tiki nelle vene. Grazie al supporto dei soci, tra cui lo storico Maurizio Gerosa, che oggi insieme a Davide Cavallari ed Elena Esposito gestisce il gruppo, apre il primo Tiki bar in Italia, un locale che ancora oggi è in cima alle classifiche internazionali. L’estro di Dalla Pola porterà sette anni fa anche all’apertura di Foodies, il primo Bloody Mary bar d’Europa. Un esperimento innovativo, quello di proporre ben 22 variazioni sul tema, che poi nel tempo è stato ridimensionato: ad oggi il Foodies mantiene l’anima a base di succo di pomodoro condito, ma la affianca a un bistrot con piatti internazionali e una selezione di gin e di distillati di agave. Il sapersi mettere in discussione e rinnovare è uno dei marchi stilistici del trio Cavallari-Esposito-Gerosa, che ci anticipano una nuova imminente apertura: il Nubu. Unione di “Nu Lounge” e “Buca San Petronio” (l’altro ristorante del gruppo), ma anche termine che in lingua centro africana vuol dire “ora, adesso”. Con questo nuovo alfiere alla scacchiera l’intera galleria De’Musei è occupata dalla stessa realtà imprenditoriale, diventando così un futuro contenitore per eventi senza rivali in città.

Vicino a questo trittico si trova il locale di Nicolò Ribuffo, il figlioccio di Daniele Dalla Pola: il Flor è un walk-in bar che si sviluppa tutto in linea retta e che offre un bistrot contemporaneo a base di pesce, ma molto attento alla cucina vegetale. Il menu è stagionale e gli ingredienti della cucina sono riutilizzati al bar, creando una bella sinergia no waste. L’offerta del bar è frutto della consulenza di Marco Natali.

Al Corten, una delle pizzerie contemporanee più celebri della città, i drink, curati e preparati da Giordano Guarini, vanno di pari passo con un menu che incentiva gli abbinamenti e che trova sempre più appassionati. La scommessa è di creare movimento anche nel dopocena, per andare a prendere il proprio meritato posto anche tra i cocktail bar. Bologna, molto più di tante città turistiche, gode ancora di una nightlife florida e di un bacino di clienti che ama le ore piccole. La maggior parte dei bar chiude alle 2 di notte, ma molti arrivano alle 4. I prezzi sono popolari, ma sono lontani i tempi in cui a questa città era associato un bere smoderato e low cost.

Quel che un tempo era un circolo in cui bere sangria in bicchieri in plastica a poco più di un euro, ora ha lasciato spazio a Emporio 1920; locale su due piani, ristorante sopra e piccolo bar sotto, che nel dopocena si dà molto da fare. Ha una piccola selezione di distillati pensati per la degustazione liscia, propone molti classici e crea dei signature estemporanei, andando a riutilizzare ingredienti della cucina. Una nota di merito va al loro Negroni invecchiato, il cui caratello oggi ospita un liquido vecchio di 6 anni.

Prima di arrivare al Pratello, una delle ultime tappe del tour nonché massima espressione di quella Bologna giovanile e goliardica, ci sono ancora un paio di locali da visitare. Andando da Angolo B (provate a leggere il nome al contrario), uno street bar aperto 5 anni fa, si trova un’atmosfera familiare e conviviale, con prezzi modici ma una bella attenzione alle etichette di spirits e liquori, che si accompagna a una selezione di vini naturali in mescita. Posto perfetto anche per la pausa pranzo, contraddistinta da una gastronomia ricercata e territoriale.
Un’atmosfera simile si trova anche a L’Ora d’Aria, che si definisce un “bar da battaglia” ma che in realtà è il ritrovo di molti addetti ai lavori e di una clientela quasi unicamente local. Lo stile è quello di un pub, con una cucina di sostanza che spazia dagli sfizi da condividere a ottimi primi e secondi da consumare anche al bancone. Qui non ci sono signature, solo buone bottiglie e una buona mano nel fare classici ma anche nello spillare birre. Una birra è anche la prima cosa che chiederesti entrando da Guero, vedendo girare dei fumanti tacos che evocano una fresca cerveza. In realtà, concentrandosi sugli scaffali, si nota un’ampia selezione di mezcal e Tequila, ma anche di gin e rum. Questo locale a vocazione messicana vince il primato di menu più ampio (e ben eseguito) della città: oltre 250 cocktail divisi per spirits di base, ai quali si aggiungono le tasting flights di distillati lisci, da scegliere tra oltre 400 referenze.

Il tour prosegue ancora e il direttore d’orchestra Davo non ammette lunghe pause. Nel frattempo, quello che era iniziato come un giro da fare in due, ha trovato proseliti. Amici e colleghi che nel giorno libero si sono uniti all’impresa, per cui arriviamo alla prossima tappa in sei, per fortuna ancora composti ed educati. Si entra insieme da Oltre, uno dei ristoranti più rinomati di Bologna, espressione di una cucina tradizionale con un’impronta moderna. Il piccolo bar all’entrata ha, negli anni, reclamato sempre più spazio. È guidato da Nico Salvadori che esprime una miscelazione di livello. Tutto incentrato sull’home made, in questo bar non ci sono etichette di bottiglie, e i liquori vengono prodotti da una distilleria di cui Salvadori è socio. I drink sono eleganti e minimali allo stesso tempo, profondi nel gusto e nella ricerca, con una sana vena nerd che però viene ben celata dal buon senso dell’accoglienza dell’oste.

E parlando di osti non si può non passare dal sornione Peppe Doria, che con camicia bianca, gilet e papillon accoglie il nostro gruppo con un drink in mano per ognuno. Siamo da Volare, un bar anni ‘60 riprodotto in ogni minimo particolare. Aperto da poco più di due anni, è una delle tappe più amate dai bartender in visita nella città. Un fitto programma di guest lo ha fatto conoscere. Un concept tanto semplice quanto perfetto: nessun home made, solo drink con massimo di 3-4 ingredienti facilmente reperibili e una cura smisurata per il cliente e per l’ambiente, con tanto di numeri “vintage” di Panorama sui tavoli.

A pochi passi da Volare, vicino al Mercato delle Erbe, sorge Pastis. Locale d’ispirazione francese ma con un’ampia selezione di prodotti locali e distillati dal mondo. Di recente, si è allargato con due nuovi spazi: Pastis Cuvée, che punta su una selezione di metodi classici, e Pastis Bistrot che offre aperitivi, ma anche hamburger, arrosticini e focacce. Il respiro internazionale unito a una solida base di tradizione è anche cifra stilistica di Corner Bar, che dalla colazione propone focacce ripiene da girone dei golosi e che arriva fino all’ora del cocktail: una stanza in legno chiaro al centro della quale si posiziona un bancone che sforna cocktail classici mai banali. Rimanendo nel mondo dei classici, stavolta facciamo un passo indietro alla fine dell’800, e qualche scalino in basso dall’interno de Le Vie dei Briganti. Quello che sopra sembra un piccolo bar con cucina a vista, nel piano basso nasconde uno speakeasy con un fitto programma di musica live e una selezione di drink dedicati al pre-proibizionismo che si accompagnano ai signature. Il momento è maturo per tuffarsi in un’altra zona del centro, famosa per la clientela giovane e per i numerosi bar a prezzi talvolta anche troppo abbordabili.

In via del Pratello ci sono almeno due locali da segnalare: Macondo è un piccolo bar dai toni caldi e dalla fitta bottigliera che nasconde chicche, soprattutto a base di canna da zucchero: la sua selezione di rum è tra le più interessanti non solo in città. A pochi metri, dall’altro lato della strada, c’è L’Altro Spazio al Pratello, un locale con soffitti a cassettoni e arredo urban, irrorato da musica Indie Rock, con una storia unica e nobile: l’intero spazio interno è studiato affinché vi possano lavorare anche persone con disabilità, che sono integrate nello staff.

Spostandosi di pochi metri, su una via laterale, Blue Hush, ritrovo di addetti ai lavori, tira un po’ più tardi di altri locali della zona. Data la clientela non stupisce che le referenze in bottigliera siano tante, con attenzione ai whisky.

Il tour potrebbe finire qui, ma la notte bolognese regala due location da non mancare; Bamboo è uno street bar che in breve si è fatto conoscere per le sua creatività e la sua attitudine: la drink list è composta da 12 cocktail che cambiano ogni tre mesi, suddivisi in tre categorie in base alla gradazione alcolica. Per concludere la serata, a centro metri sorge il Donkey, di proprietà della stessa compagnia. In una viuzza, una porta in metallo senza insegne si apre su uno speakeasy che è un salotto di casa in cui fare le ore piccole e conoscere nuove persone sorseggiando twist on classics di facile beva. Il tour finisce qui; era partito in due e termina in otto. Tutti professionisti, che si frequentano nei loro giorni liberi. Bologna potrebbe essere un nuovo polo del bere bene, grazie anche a questa affiatata community.

Scoprire nuove soluzioni

Rossella De Stefano, direttrice di Bargiornale
Meno è meglio. Il paradigma del design moderno, attribuito all’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe, può essere validamente applicato anche al bar. L'editoriale di Bargiornale di novembre 2022 a firma della direttrice Rossella De Stefano

Less is more! Il paradigma del design moderno, attribuito all’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe e tradotto letteralmente con “meno è meglio”, è un esplicito richiamo alla semplicità, all’essenzialità, per dare valore a ciò che si crea: quando si ottiene un prodotto perfetto per le sue funzioni, l’obiettivo è raggiunto. E tutto il resto è noia, verrebbe da dire. Nelle pagine del numero di novembre 2022 di Bargiornale abbiamo fatto nostro l’invito di van der Rohe e lo abbiamo adattato alla complessità dei tempi moderni.

Il motto è diventato perciò meno e meglio. Un motto che accumuna i nuovi cocktail bar, da Milano a Barcellona sino a Taipei, che hanno scelto di rinunciare a pezzi di sé per creare ambienti inconsueti, dove tutte le attenzioni sono concentrate sull’ospite e sulla sua esperienza. Badate, però, la sottrazione in questo caso implica l’esatto opposto dell’appiattimento. E gli stessi criteri possono applicarsi a qualsiasi bar con cucina o caffetteria che voglia avere successo.

Anzi, il meno e meglio (o meno e più) può assumere mille sfaccettature. Meno quantità, più qualità: ordine e organizzazione permettono di valorizzare ciò che si ha già e di fare acquisti più consapevoli quando si parla di attrezzature per esempio. O ancora, meno distrazioni, più focus: si può lavorare per blocchi di tempo prestabiliti alternando lavoro e pause rigeneranti, premiandosi con piccole ricompense quando si raggiunge un obiettivo. E così via. Provate voi.

Beer&Food Attraction 2023: the place to be

Beer&Food Attraction 2023
Creare nuovi contatti, espandere il business e la visibilità del proprio brand: ci sono almeno tre buoni motivi per partecipare alla prossima edizione dell'evento in programma a Rimini dal 19 al 22 febbraio

Ti piacerebbe ampliare le tue opportunità commerciali? Certo che sì! E allora Beer&Food Attraction è il posto ideale per te. In un solo appuntamento, l'evento presenta la più completa offerta nazionale e internazionale di birre, bevande, food e tendenze per il fuoricasa.

E se ti stai chiedendo per quali motivi dovresti partecipare, eccotene almeno tre:

  • Per generare nuovi contatti
    Nell'edizione 2022 quasi 24.000 operatori professionali si sono riuniti a Rimini per scoprire tutte le principali novità del settore fuoricasa.
  • Per espanderti nei mercati internazionali
    Non è necessario volare oltreoceano per allargare i confini del tuo business. Grazie alla collaborazione con Agenzia Ice e con il ministero degli Affari esteri e della cooperazione Internazionale, e con il supporto della rete internazionale di regional advisor di Italian Exhibition Group (Ieg), potrai incontrare in fiera buyer profilati provenienti da tutto il mondo.
  • Per aumentare la visibilità del tuo brand
    Partecipare a Beer&Food Attraction ti consentirà di incrementare la brand awarness e le occasioni di networking, non solo con gli operatori in visita. Grazie all’integrazione dell’evento fisico con un’innovativa piattaforma digitale, il tuo marchio e i tuoi prodotti saranno visibili 365 giorni l’anno da buyer di tutto il mondo.

CHIEDI INFO PER PARTECIPARE A BEER&FOOD ATTRACTION 2023

Beer&Food Attraction, oltre che rappresentare un’importante vetrina per le aziende del settore, è anche il palcoscenico perfetto per i grandi eventi nazionali e internazionali dedicati al mondo della ristorazione fuori casa.

La prossima edizione, in programma dal 19 al 22 febbraio 2023 presso la Fiera di Rimini, ospiterà il Campionato del Mondo di Pizza - Pizza Senza Frontiere organizzato da Ristorazione Italiana Magazine in collaborazione con Beer&Food Attraction - Italian Exhibition Group.

Giunto alla 2ᵃ edizione, l'evento si sposta da Roma a Rimini, con un programma più ampio rispetto alla precedente edizione. Programma che prevede 16 categorie in gara per un totale di 600 pizzaioli professionisti provenienti da tutto il mondo, che si contenderanno il titolo all’interno degli 800 mq di area evento.
Queste le categorie in gara: Pizza in Teglia alla romana, Pizza in Pala, Pizza Tonda al Matterello, Pizza a 4 mani, Pizza a sorpresa - Mystery box, Pizza classica, Pizza Napoletana Classica, Pizza Napoletana Contemporanea, Pizza Senza Glutine, Pizza Dessert, Pizza al Metro, Pizza e Birra, Pizza Fritta, Pizza Freestyle singola, Pizza più larga, Pizzaiolo più veloce.

CHIEDI INFO PER PARTECIPARE A BEER&FOOD ATTRACTION 2023

The Milan Coffee Festival, l’importante è partecipare

Logo The Milan Coffee Festival
L’evento internazionale attende i professionisti per vivere giornate all’insegna del confronto, della scoperta di novità e tendenze sul tema caffè

 

The Milan Coffee Festival, l’evento internazionale dedicato ai coffee lover e ai professionisti del caffè è ormai alle porte. Tra il 12 e il 14 novembre sono attesi presso Superstudio Più di via Tortona a Milano parecchi visitatori: al grande pubblico è dedicata la prima giornata, mentre la due giorni di domenica 13 e lunedì 14 è riservata principalmente agli operatori del settore.

Per questo tutti i professionisti del mondo del caffè sono invitati ad unirsi alla lista degli ospiti ViP per i Trade Days; l’ingresso è gratuito.

L’evento, organizzato sulla scia del successo delle manifestazioni di Londra, Amsterdam e New York, permette di conoscere i produttori di attrezzature professionali e vivere tre giornate all’insegna del confronto, della scoperta di novità e tendenze sul tema caffè e sul mondo della caffetteria, grazie anche a numerose esperienze proposte dalle aziende partner: La Marzocco, Faema, Brita, Alpro, LaCimbali, Slayer, Grindie, 1895 Coffee Designers by Lavazza, Sage, Cafezal, Smirnoff, Monin, Mr Black, Mumac Academy, Sca, DM Italia e Sum-up.

Il mondo del caffè e quello del bar sono in continua evoluzione e questa terza edizione del Milan Coffee Festival è nuovamente l’occasione per scoprire in quale direzione si muovono e «colmare il divario tra la new wave del caffè artigianale e la tradizione tutta italiana dell’espresso» ha dichiarato Ludovic Rossignol-Isanovic, co-founder di Allegra Events e ideatore del progetto. Nel nostro Paese, dove il caffè espresso è una consuetudine radicata, un gruppo sempre più numeroso di baristi e di torrefattori artigianali diffonde la cultura degli specialty creando nuove opportunità di business. E al contempo, sempre più locali guardano con attenzione l’evoluzione del settore e inseriscono caffè di qualità e nuovi metodi di estrazione accanto al classico espresso.

Accanto al momento espositivo numerose competizioni e performance rappresentano ottimi motivi per partecipare all’evento.

Torna con un format tutto nuovo The Roast Master, il contest d’avanguardia sull’arte della tostatura del caffè: vede 11 tra i migliori torrefattori italiani sfidarsi divisi in squadre in un acceso torneo a eliminazione diretta: #1 Sfida all’ultimo Espresso, #2 Latte Art, #3 Caffè filtro, #4 Signature Drink. Le quattro competizioni si svolgono davanti a una giuria di altissimo livello e a un ampio pubblico. Si tratta non solo di una prova di abilità, know-how e attitudine commerciale, ma di un'opportunità unica per eccellere di fronte ai principali operatori del settore e a un pubblico internazionale.

Altri momenti di interesse e formativi del festival sono:

l’area interattiva Latte Art Live con laboratori pratici, esibizioni e sfide legate alla disciplina della latte art;

The Lab, realizzato con Mumac Academy e Sca Italy, propone appuntamenti e laboratori che prendono in esame le ultime tendenze come ad esempio la colazione contemporanea con gli Specialty Coffee di 1895 Coffee Designers By Lavazza;

la Global Coffee School Live di Sage guida attraverso dei workshop alla realizzazione di un espresso perfetto, al perfezionamento della propria latte art e alla preparazione di cocktail a base caffè;

The Roaster Village è il luogo in cui incontrare numerosi piccoli torrefattori italiani e degustare i loro specialty coffee.

Per gli amanti della mixology da non perdere i drink a base di caffè proposti da Cafezal all’aperitivo corner, l’Espresso Martini e il Coffee Negroni e la possibilità di partecipare alla Cocktail Masterclass di Smirnoff.

Ampi Lievitati, l’iniziativa per fare cultura su panettone & co.

credito Giovanni Panarotto per Profumo di Limone
Profumo di Limone (cr. Giovanni Panarotto)
A lanciare il progetto è l'Accademia Maestri Pasticceri Italiani con l'obiettivo di promuovere la cultura su panettone, pandoro e colomba

Promuovere la cultura del panettone & co.: è questo l'obiettivo Ampi Lievitati. Si tratta del nuovo progetto tematico di Accademia Maestri Pasticceri Italiani dedicato al mondo dei prodotti lievitati. Tutelare, promuovere e comunicare anche al grande pubblico la cultura dei grandi lievitati sarà l'attività principale, svolta sul fronte della formazione e comunicazione.

Lavorare sulla cultura

Il progetto Ampi Lievitati, sostenuto anche da Molino Colombo e Corman, nasce con una precisa finalità: la volontà di promuovere sia in seno ad Accademia che all’esterno la cultura dei grandi lievitati. Non sarà una “Associazione nell’Associazione”, ma un gruppo di lavoro operativo su una serie di attività tecniche e promozionali. Al centro ci sarà il prodotto finale, ma anche gli ingredienti e le tecniche migliori per realizzarlo. L'anima di Ampi Lievitati saranno gli accademici che producono lievitati di eccellenza, riconosciuti a livello nazionale e internazionale. Saranno loro, protagonisti anche dell'ultimo simposio Ampi, ad assumersi il compito di dare vita ad azioni concrete all'interno dell'accademia, fornendo supporto e conoscenza specifica ai colleghi.

Le attività di Ampi Lievitati

Sul fronte attività, il progetto Ampi Lievitati si sviluppa su due ambiti operativi principali: formazione e comunicazione. Per la formazione si prevedono incontri tecnici che vedranno il coinvolgimento delle aziende partner, degli Accademici e di professionisti esterni. Per la comunicazione si prevedono attività multicanali, volte a diffondere la cultura del lievitato di qualità 100% italiano. A tal fine, si attueranno partnership strategiche con fiere e manifestazioni per creare momenti di comunicazione efficaci.

Le linee guida per i lievitati

Verranno anche redatte linee guida specifiche, che andranno a identificare e definire le caratteristiche dei lievitati. Si andranno a definire ingredienti, procedimento, profilo organolettico, comunicazione e promozione all'estero. In questo modo Ampi potrà aderire con i propri associati a manifestazioni nazionali e internazionali con il supporto di enti organizzatori e stakeholder di settore. Tutta la comunicazione del progetto verrà supportata con un logo tematico “Ampi Lievitati” che diventerà simbolo di tutte le attività del progetto e strumento di identificazione dei prodotti degli Accademici. Inoltre, il sito di Ampi si arricchirà di una sezione tematica dedicata al tema e che raccoglierà informazioni culturali e tecniche.

Selezionati i 10 finalisti italiani della Patrón Perfectionists

Definita la rosa dei bartender che si contenderanno il titolo italiano nella finale nazionale della cocktail competition firmata Tequila Patrón, al Soho House di Roma il 21 novembre. Chi vince vola in Messico per la finalissima mondiale

Mettere in gioco la propria arte, creatività e abilità per dare vita a un cocktail che esprima la propria idea di perfezione. È questa la grande sfida che anche quest’anno a rivolto ai bartender la Patrón Perfectionists, la cocktail competition internazionale firmata da Tequila Patrón. Contest che per questa edizione 2022-2023 è arrivato a un primo importante punto di svolta: sono stati svelati i 10 bartender che si contenderanno la vittoria nella finale italiana del concorso, in programma a Roma alla Soho House il prossimo 21 novembre.

A selezionarli una giuria di esperti composta da Cristian Bugiada, anima e co-founder de La Punta Expendio de Agave di Roma, Giacomo Acerbis, bar manager del Donkey Speak of Kong a Bologna, dal bartender Luca Fanari, vincitore della scorsa finale italiana di Patrón Perfectionists, e dalla giornalista esperta food&beverage Margo Schachter. Giuria che ha passato al vaglio tutte le numerose ricette presentate dai concorrenti di tutta Italia per la prima prova di questa edizione del concorso, la HomeTown Hero.

Prova che ha chiesto a tutti i candidati di creare un cocktail a base di Tequila Patrón Silver miscelata con la cultura locale del bartender, ovvero con un ingrediente che fosse espressione del luogo, del paesaggio e dei sapori del territorio di origine del concorrente. Ma non solo, perché le regole di ingaggio hanno previsto che la ricetta in totale potesse essere composta utilizzando al massimo 5 ingredienti, compresi il tequila e l’ingrediente locale, tra i quali un solo homemade, scegliendoli tra quelli presenti nella dispensa Patrón, ovvero l’apposito elenco sul sito del contest. Una scelta questa nata dalla volontà del brand di tequila super premium di gruppo Bacardi di spingere gli artisti della mixology all’utilizzo di ingredienti di facile reperibilità dando vita a drink di alta qualità, ma replicabili nei locali di tutto il mondo e, volendo, anche a casa dal consumatore finale (leggi Patrón Perfectionists: ultimi giorni per iscriversi).

I finalisti

Ecco i nomi dei bartender che hanno superato brillantemente la prima sfida, meritandosi un posto nella finale nazionale del contest: Gennaro Ranieri dell’Akademia Cucina & More di Napoli con il suo Fuoco e Terra, Giuliana Giancano del Pout Pourri vintage cafè di Torino con BEeS, Emanuele Monteverde del Cinquanta - Spirito Italiano di Pagani (Salerno) con Spritz del contadino, Antonio Destino del Kosmo taste the mountain di Livigno (Sondrio) con Green-land, Riccardo Fuggetta del Wisdomless Club di Roma con Hernan Cortes, Simone Gaspari del BlackSheep di Bolzano con Forestal Tommy, Andrea Benvegna del Surf di Imperia con EVO, Elisa Favaron del Cucù di Bassano del Grappa (Vicenza) con Gold Diamond, Nicola Loiacono di Villa Igiea a Rocco Forte Hotels di Palermo con Zabbara, e Stefano Frau del Bar delle Rose, Royal Hotel di Sanremo con Libeccio.

Chi vince vola in Messico

Per loro il cammino verso la perfezione prosegue con la prossima tappa nella quale si sfideranno con i loro drink per conquistare il titolo italiano di Patrón Perfectionists. Cammino che per il vincitore proseguirà oltre: ad attenderlo c’è un biglietto per il Messico dove, a marzo del prossimo anno, parteciperà alla finalissima del contest, presso l’Hacienda Patrón, sull’altopiano di Jalisco, confrontandosi con gli altri 18 campioni nazionali di questa edizione della competition per aggiudicarsi  il titolo di Patrón Perfectionists.

Tutto pronto per la nuova edizione della Old Fashioned Week

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Dal 5 al 14 novembre i cocktail bar di tutto il mondo celebrano il grande classico della miscelazione. 29 i locali italiani protagonisti dei festeggiamenti

Prende il via sabato 5 novembre la Old Fashioned Week, la settimana o, meglio, la dieci giorni di festa, la manifestazione si chiude lunedì 14 novembre, che celebrano uno dei pezzi da 90 della miscelazione di tutti i tempi: l’Old Fashioned. Una festa che coinvolgerà migliaia di locali in tutto il mondo per rendere il doveroso omaggio a un cocktail senza tempo, che nei suoi oltre 140 anni di storia, è nato infatti a fine Ottocento, continua a essere tra i più amati tra gli appassionati tra i cocktail lover. Un amore capace di superare mode e tendenze e di coinvolgere anche le nuove generazioni di amanti del bere bene, come mostra la classifica dei The World’s Best Selling Classic Cocktails di Drinks International sui classici più venduti al mondo, basata sulle risposte di 100 tra i migliori bar al mondo, dove l’Old Fashioned ha saldamente occupato il primo posto negli ultimi 7 anni, superato quest’anno solo da un altro grande classico: il Negroni.

E come mondiale è la fortuna dell’Old Fashioned, mondiale è anche la sua festa. Nata nel 2015 a Parigi per iniziativa di Michael Landart, co-proprietario del Maria Loca, tra i più noti cocktail bar della città, e del suo amico Cyrille Hugon, organizzatore del Rhum Fest Paris, la Old Fashioned Week già dal 2016 è divenuta una manifestazione di dimensione globale, raccogliendo l’adesione di un numero sempre crescete di locali. A questa crescita ha contribuito Woodford Reserve, il brand di bourbon artigianale del Kentucky, che dal 2020 si è associato alla celebrazione diventandone lo sponsor principale e dallo stesso anno la manifestazione ha assunto il nome ufficiale di Woodford Reserve Old Fashioned Week.

La Old Fashioned Week in Italia

Anche l’Italia parteciperà alla festa, con 29 official top bar selezionati da Nord a sud della Penisola che proporranno il cocktail nella versione sua classica o nelle varie rivisitazione proposte dai loro bartender. A questo scopo tutti i locali hanno ricevuto da Woodford Reserve un kit per la preparazione del drink completo anche di menu personalizzato con le ricette che presenteranno.

Ecco l’elenco completo: Bob, Nik’s & Co, The Doping Bar, House of Ronin e Rita a Milano; Drink Kong, Oro Whisky Bar, Club Derrière, The Hoxton e CVLTO a Roma; Dash e La Drogheria a Torino; Laboratorio Folkroristico, Magnolia, Dopoteatro e Barril a Napoli; Locale, Picteau Bistrot & Cocktail Bar e Rasputin a Firenze; Il Palazzo Experimental a Venezia; Camera con Vista a Bologna, Gradisca Caffè a Genova; Romeo Bistrot & Cocktail Bar a Verona; Quebracho a Pescara; Laurus a Lecce; Moonshiners a Civitanova Marche (Macerata); Porto 51 a Ischia (Napoli); Alchemico a Monopoli (Bari) e I Corrieri a Palermo.

Tre appuntamenti speciali

Ma non solo. Ad arricchire la Old Fashioned Week ci saranno anche tre eventi speciali. Il primo è la masterclass su Woodford Reserve e il suo uso in miscelazione tenuta da Francesco “Ciuciu” Spenuso, advocacy manager per l’Italia di Brown-Forman, il colosso spirit americano proprietario del brand, in programma il 7 novembre (ore 14.30) a Roma presso l’Oro Whisky Bar (si potrà seguire in diretta streaming cliccando a questo link). Gli altri due appuntamenti sono con le due night shift (dalle ore 21), sempre con Francesco Spenuso: la prima il 7 novembre a Roma presso il Drink Kong e la seconda per il gran finale della Old Fashioned Week il 14 novembre a Milano al Bob.

La ricetta

Woodford Reserve Old Fashioned

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Ingredienti:
6 cl Woodford Reserve, 1 zolletta di zucchero, 3 gocce Aromatic bitter, 2 gocce Orange bitter, soda o acqua naturale, scorza d’arancia
Preparazione:
stir
Guarnizione:
scorza d’arancia
Bicchiere:
old fashioned

Vantguard Cup Italy, dagli ottavi ai quarti verso nuove sfide

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In corso i quarti di finale della Vantguard Cup Italy: i cocktail bar si sfidano a colpi di drink e i migliori procedono verso la finale dell'11 dicembre

Procede il cammino della Vantguard Cup Italy, iniziativa sfidante che sta coinvolgendo i bar d’Italia in una gara “drink to drink”: in questa prima edizione i protagonisti sono i prodotti Vantguard di punta (Curado, Gin Mare, Flaming Pig, Seventeen, Capucana, Ysabel Regina, Gin Raw, Bonanto) e i migliori professionisti della miscelazione.

Quasi completata la fase degli ottavi di finale. Nella parte alta del tabellone Cinquanta Spirito Italiano di Salerno, SeBon di Andria, Freestyle cocktail bar di Reggio Emilia e Freni e frizioni di Roma hanno passato gli ottavi, accedendo ai quarti. Il primo quarto di finale si è già svolto e ha visto vincere il Freestyle cocktail bar.

Nella parte bassa, invece, si sono distinti il Floreal di Firenze, il Moebius di Milano e il Jeffer di Pisa, mentre rimane ancora da scoprire chi accederà ai quarti tra Bob e The Doping Club (entrambi di Milano, la sfida è prevista il 10 novembre al Nik's and co.).

Il calendario dei prossimi match

Questo il calendario delle sfide previste nelle prossime settimane.

Quarti di finale
09/11 – presso Moebius (Milano) – Cinquanta Spirito Italiano VS Sebon
17/11 – presso Cinquanta Spirito Italiano (Salerno) – Jeffer VS vincente tra Bob e The Doping Club
22/11 – presso Laurus (Lecce) – Moebius VS Floreal

Semifinali
24/11 – presso Freni e Frizioni Draft (Roma)
01/12 – presso The Doping Bar (Milano)

vantguard_cup_curado_02Verso la finale dell'11 dicembre

Il sistema di gara ricalca un modello in stile competizione calcistica internazionale: ottavi, quarti, semifinale e finale, prevista l’11 dicembre 2022.

Come funziona? Ogni locale propone 3 cocktail con 3 diverse referenze del gruppo. Per ogni fase di gara è previsto un sistema di votazione tramite consumazione: vince il locale più apprezzato che ha venduto più cocktail, il tutto supervisionato da un arbitro Vantguard.

Aperto anche il voto online

C'è anche una sorta di competizione parallela: il pubblico può votare online il locale preferito che poi avrà uno speciale riconoscimento al termine della gara. In questa particolare classifica sono ancora in gara tutti i 16 locali che hanno avuto accesso alla Cup: Argot Prati (Roma), Bob (Milano), Cinquanta Spirito Italiano (Salerno), Floreal (Firenze), Freccia Bar (Modena), Freni & Frizioni (Roma), Freestyle Cocktail Bar (Reggio Emilia), Jeffer (Pisa), La Fesseria (Napoli), Laurus (Lecce), Moebius (Milano), Nik’s & Co. (Milano), Noh Samba (Bari), SeBon (Andria), The Court (Roma) e The Doping Bar (Milano).

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Ivan Herrera, Regional Manager MED & APAC di Vantguard

«Questo campionato è nato per cambiare il paradigma della Cocktail Competition - spiega Ivan Herrera, Regional Manager MED & APAC di Vantguard. «Dopo aver visto per anni competizioni incentrate sulla realizzazione del miglior drink per l'industria, ora ci concentriamo sul consumatore. È semplice come mettere di fronte due bar per vedere chi vende più cocktail durante un tempo prestabilito utilizzando la loro creatività per offrire i più gustosi drink ai clienti. Questo format richiede un set di competenze completo che va dalla creatività, alla conoscenza approfondita del consumatore e del suo gusto nonché alla capacità di adattarsi al luogo. Si tratta di portare i cocktail più vicino al consumatore; alla fine è l’obiettivo che si sta ponendo tutto il settore. Il vincitore si unirà a noi per partecipare alla Curado Experience in Messico».

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