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Le specialità bavaresi: bontà premium per caratterizzare la tua offerta

specialità bavaresi
Bontà versatili, perfette per la ristorazione, nonché un’ottima opportunità di business

La Baviera è una terra di note eccellenze agroalimentari, bontà di alta qualità, inconfondibili ovunque. A partire ovviamente dalla birra, una delle specialità di punta della regione, conosciuta e apprezzata in tutto il mondo per la sua purezza. Una peculiarità unica tutelata dal 1516 con il Reinheitsgebot, il celebre “Editto della purezza”, considerato ancora una garanzia perché vincola la produzione all’uso tassativo di soli tre ingredienti: orzo, luppolo e acqua.

Realizzata con maestria, oggi è prodotta in ben 40 tipologie diverse che soddisfano ogni palato. Ideali per caratterizzare l’offerta del proprio bar, ristorante o struttura ricettiva e per sviluppare una proposta commerciale unica, in abbinamento anche a piatti che propongono altri prodotti della cultura culinaria bavarese.

Sono infatti tanti gli ingredienti degni di nota che possono stimolare la creatività in cucina: i formaggi, di qualità eccelsa, disponibili in tante tipologie diverse, ma anche i latticini, il burro, giallo paglierino, lo yogurt e molte altre prelibatezze con il gusto unico del buon latte. Una materia prima che nasce su pascoli incontaminati, monitorata e certificata, prima di essere sottoposta a lavorazioni che uniscono il sapere di ieri a processi produttivi evoluti.

La carne, non per ultima, rappresenta una vera e propria bontà premium: dedicata a consumatori attenti, viene costantemente garantita da un attento sistema di certificazioni.

Queste sono solo alcune delle specialità bavaresi che nascono dal lavoro di aziende celebri per il rispetto della tradizione da un lato, ma anche per l’innovazione tecnologica dei loro cicli produttivi. In linea con le più attuali esigenze dei consumatori, sempre più attenti all’alimentazione, alla qualità e all’origine dei cibi che consumano anche fuori casa.

Bontà versatili che possono anche essere le protagoniste di eventi e degustazioni. Perfette per la ristorazione, nonché un’ottima opportunità di business.

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Niente più colazioni e monoporzioni: Tema diventa Pizzeria Elementare

tema pizzeria elementare
tema pizzeria elementare
Dopo snack e colazioni, Francesca Marcantognini e Chiara Abate rivoluzionano il loro format e aprono in Porta Venezia: arriva Tema - Pizzeria Elementare

Niente più colazioni e monoporzioni: Tema cambia format e diventa Tema - Pizzeria Elementare. In Porta Venezia, a Milano, le giovanissime imprenditrici e chef Francesca Marcantognini e Chiara Abate hanno portato la loro nuova idea. Al centro di tutto, la pizza, concepita in un'atmosfera giocosa tra arte bianca, tecniche di cucina e cocktail pairing.

Un locale, tre anime

Pizza, dolci al piatto e mixology. Marcatognini e Abate ripartono dalle basi, riducendo il lavoro a una formulazione, appunto, elementare. Questa parola presente nel payoff, si riferisce al singolo ingrediente. Deve essere stagionale, locale, sempre di alta qualità e sempre rispettato nelle preparazioni. Con continui rimandi alla scuola, nella sua accezione di luogo di crescita, Tema - Pizzeria Elementare è un progetto firmato da Nic Maltese Studio con gli interior Fede Pagetti, insieme alla visual identity di Aut Studio. La comunicazione digital e social media è seguita da GoGo Factory.

Il gioco al centro di tutto

Aperto il 15 ottobre, il locale accoglie il cliente con tanti rimandi al gioco. Appena seduti, si può disegnare sulla tovaglietta e partecipare a un contest. Sono previste degustazioni e serate tematiche. Il primo tema che verrà sviluppato sarà la reinterpretazione di piatti o ingredienti classici in un determinato periodo storico, reinterpretazione che verrà espressa sempre tramite pizze e dolci. Si partirà con gli anni Sessanta per arrivare al 3000 (ogni menù riguardante un periodo storico rimarrà per un mese). La degustazione si articolerà in cinque portate: antipasto, due pizze, pre dessert e dessert. Ad ogni degustazione, se il cliente lo desidera, verrà abbinata una carta vini-cocktail studiata dal nostro barman e da un sommelier. Le serate a tema partiranno da novembre e si terranno due volte al mese. Primo appuntamento: anni Novanta.

L'intervista a Francesca Marcantognini e Chiara Abate

Come mai avete deciso di cambiare format? Il format precedente non rispecchiava al massimo quello che volevamo comunicare. Non era possibile fare la sperimentazione che avremmo voluto nè sulla pizza nè sui dolci. Abbiamo quindi fatto un’analisi del mercato, dei concorrenti e dei loro prodotti. Abbiamo così capito che dovevamo entrare nella testa del cliente con un format unico, che ci distinguesse dagli altri locali e che ci caratterizzasse come brand. In questo ci ha aiutato uno studio di architettura che ha progettato il lay-out del locale, il logo e il payoff “Pizzeria elementare”. Giocando attorno alla parola Tema e all’aggettivo “elementare”, abbiamo voluto richiamare la scuola, ma anche l’essenza, la semplicità e pulizia degli ingredienti. Inoltre, Tema si presta a diverse interpretazioni, oltre l’elaborato scolastico: è l’argomento da cui prendere spunto per tutte le possibili declinazioni di gusto dei nostri prodotti, è l’ispirazione che si presta a sviluppi e variazioni… Ci piace molto lavorare per temi, perché stimola l’aspetto ludico del nostro lavoro che crea proposte interessanti nella scelta degli ingredienti e nell’accostamento di sapori. Il format che abbiamo messo a punto si rivolge al target giovane, che frequenta Porta Venezia nella fascia serale. Infatti, siamo aperti dalle 18.00 fino all’una di notte, 6 giorni su 7 con 6 dipendenti oltre noi per 70 coperti. Anche per questo abbiamo scelto di mettere in carta pizze abbinate ai cocktail e ai dessert al piatto. Gli snack e le colazioni continueranno? Le colazioni non ci saranno più, ma in un futuro ci piacerebbe riprendere anche questa parte... magari in un altro Tema! La pizza è sempre presente, ma in un'altra forma e con abbinamenti più azzardati. La nostra pizza viene interpretata aggiungendo una farina non comune alle produzioni in pizzeria, la farina di segale integrale che prendiamo dal Molino Paolo Mariani. Aggiungiamo un metodo di lavorazione classico a 24 ore di lievitazione a una cotta in forno elettrico a 380-390°. La pasticceria non è più basata su monoporzioni, ma su dolci al piatto ponendo sempre al centro l’ingrediente includendo anche prodotti che non appartengono all’arte dolciaria, come i vegetali. Tra le nostre proposte, per esempio, c’è un dolce al sedano, ma anche uno al mais e non manca il tiramisù al sifone. Quasi tutti i dolci faranno riferimento a un ricordo di infanzia come lo zucchero filato, la granita, il popcorn e un dolce sarà addirittura “interattivo”, quindi coinvolgerà il cliente in un piccolo gioco. Da dove nasce l'idea di abbinare la mixology alla pizza? Nel precedente Tema avevamo un banconista, che in realtà é un esperto barman. Ci ha fatto provare qualche cocktail e abbiamo capito subito il suo talento e potenziale. Abbiamo quindi deciso di farlo esprimere liberamente e fare il suo vero lavoro. Da li é nata l'idea di abbinare i cocktail sia alla pizza che ai dolci. In questo modo si esprimono le vere tre anime di Tema: la pizza, i dolci e i cocktail.

Festa Halloween al Mercato Comunale Isola di MIlano

Glory, i bartender Eros e Angelo Carpentieri
Per la Festa di Halloween il top bartender Angelo Carpentieri e la barlady Chiara Venturelli hanno proposto una serie di twist horror di cocktail famosi.

Grande festa per la Notte di Halloween alla food hall del rinnovato Mercato Comunale Coperto Isola, con una serie di cocktail fusion & horror firmati dal top bartender Angelo Carpentieri e dalla barlady Chiara Venturelli.

I Mercati Comunali Coperti di Milano sono nati a partire dagli Anni Venti come spazi di commercio in concessione a privati al fine di fornire ai ceti popolari alimenti primari come pane, frutta, verdura e carne a prezzi calmierati. Una funzione sociale che è andata via via riducendosi con l'affermazione nel dopoguerra delle grandi catene distributive. Per questo l'Amministrazione Comunale di Milano ha deciso nel 2017 di avviare un profondo piano di ristrutturazione sia degli edifici dalla caratteristica copertura a galleria sia della funzione sociale. Non solo più posti dove acquistare alimenti a minor prezzo, ma anche location dove trovare spazi di consumo food & beverage e di aggregazione culturale e sociale.

Dopo quello della Darsena, il Mercato Comunale Coperto più vivace risulta essere quello di Milano Isola in piazzale Lagosta. Gli iniziali 580 mq sono stati aumentati a 900 mq allestendo spazi coperti laterali con dehors a pergole autoportanti Sprech Q-Box su due lati lunghi 50 m della struttura base, larghi 3,60 m, per tavoli, panche e sedie. Al suo interno sono stati allestiti diversi punti di consumo con prodotti premium come Glory Pasta & Birra, Roll Fusion Cuisine e Sciambola Coffee Bar.

Mercato Comunale Coperto Isola di Milano

Non a caso abbiamo ritrovato dietro i due banchi bar del Glory (diretto dal barmanager Roberto Rocci) il top bartender Angelo Carpentieri, con il figlio Eros, storico amico di Bargiornale e campione Barfestival e la mitica barlady pin up Chiara Venturelli.

«Abbiamo voluto proporre al Mercato Comunale Isola, nel cuore della movida milanese - sottolinea Angelo Carpentieri - un serie di cocktail ispirati alla Via della Seta di Marco Polo, a un gustoso incontro tra ingredienti provenienti da Occidente e Oriente, dalle spezie agli agrumi».

«I clienti della notte di Halloween - precisa Chiara Venturelli - sono sicuramente inquietanti con i loro travestimenti horror, total black e fetish e con maschere da mostri e streghe. Come inquietanti sono alcune richieste a base di sangue di pipistrello e zampe di ragno, a cui rispondiamo con la proposta di twist di cocktail più tradizionali ma anche di maggiore successo come Gin Tonic alla Diavola (con gocce di sciroppo di amarena), Negroni all'Assassino (con spiedino di occhi di zucchero), Martini Senza Speranza (con oliva all'ascolana farcita di peperone rosso). Anche in questa occasione, comunque vanno sempre forti foodpairing a base di fish & chips  e verdurine pastellate».

Aperitivi e innovazione: i premiati a Barnext

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Dorian Ymeraj, titolare del Barcode di Padova, vincitore del contest Padova Coktail Trophy
Il bartender Dorian Ymeraj e la start up Restworld sono i vincitori, rispettivamente, di Padova Coktail Trophy e Innovation Village Award, i contest andati in scena a Barnext

Si è chiusa con successo la prima edizione di Barnext, l’evento B2B dedicato al mondo del bar e della piccola ristorazione promosso da Padova Hall andato in scena negli spazi di Padova Exhibition (leggi Al via a Padova la prima di Barnext). Sono stati oltre 2500 gli operatori professionali che hanno preso parte alla due giorni, il 55% dei quali rappresentato dai titolari o gestori di locali pubblici, visitando le quattro aree della manifestazione (food, beverage, WineNext e Barnext Innovation Village) e partecipare al ricco programma di eventi che ha caratterizzato la kermesse. Tra questi anche i due contest, Padova Coktail Trophy e l’Innovation Village Award.

Il miglior aperitivo di Padova

Il primo è la cocktail competition dedicata al miglior aperitivo padovano promossa da Padova Hall e Aibes (Associazione italiana barmen e sostenitori). Condotto da Roberto Pellegrini, presidente di Aibes Veneto – Friuli Venezia Giulia, il contest ha visto in gara 9 bartender della città con i loro signature, davanti a una giuria composta composta da Giulia Franzato di Padova Hall, Andrea Pistore, giornalista del Corriere del Veneto, Matteo Gobbo, esperto e appassionato di miscelazione, e Samir Musa, area manager Doreca.

Ad aggiudicarsi la vittoria è stato Dorian Ymeraj, titolare del Barcode, cocktal bar che sorge in Piazza dei Signori, con la sua ricetta Key Code, un aperitivo dalle note leggermente agrumate a base di spremuta di lime, spremuta di arancia, Aperol, Campari, ginger ale.

I premi all'innovazione

L’Innovation Village Award ha invece premiato la migliore innovazione tecnologica dedicata al mondo del fuoricasa. In gara con le loro soluzioni, dalla piattaforma per accompagnare i bar e ristoranti nel metaverso al portale per ordinare piatti contemporaneamente da cinque brand della ristorazione fino alla birra artigianale pensata per gli sportivi, ricca di maltodestrine e poco calorica, le 10 startup selezionate che hanno preso parte all’Innovation Village di Barnext, lo spazio della manifestazione focalizzato sull’innovazione: Cibuspay, La Orange, Miravilius, Obiettivo Bar, Restworld, RistoBox, Sciallami, Vertical, Waveco e Wikipoint. Obiettivo del premio è aiutare tutte le nuove realtà imprenditoriali che contribuiscono all’innovazione del settore a entrare velocemente in contatto con partner industriali in grado di accompagnarle sul mercato.

La vittoria è andata a Restworld, giovane realtà di Torino fondata nel 2020 per offrire servizi innovativi per la gestione e valorizzazione delle risorse umane all’interno del mondo horeca, per la sua omonima piattaforma di raccolta e tracciamento dati pensata per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro nel settore fuoricasa. La piattaforma, di uso facile e intuitivo, è aperta sia ai professionisti che cercano lavoro sia ai locali che cercano personale, permettendo, grazie all’uso di sofisticati algoritmi di matching, di trovare la persona giusta per il giusto locale. Un approccio nuovo e sostenibile per rispondere ai bisogni del mercato del lavoro, in un momento in cui molte imprese del settore lamentano la difficoltà a reperire personale qualificato e dove tanti professionisti non trovano una collocazione che risponda alle loro aspettative.

Ad assegnare la vittoria una giuria tecnica composta da Giulia Cimpanelli, giornalista del Corriere della SeraMarcos Maceroni, event account per Padova Hall, Cristina Mattiussi, refente Nordest di InnovUp, Roberto PellegriniNicola Possagnolo, Ceo & managing partner di Noonic e co-founder & advisor Zanze XVI.

Sempre in tema di innovazione, il premio assegnato dal pubblico è andato invece a Waveco, creata dalla startup italiana Next Cooking Generation: una macchina professionale da cucina, protetta da brevetto, che utilizza la maturazione spinta degli ultrasuoni focalizzati per il trattamento della materie prime. Una soluzione che permette di migliorare le procedure utilizzate in cucina riducendo le tempistiche di preparazione, le temperature di cottura e migliorando la successiva fase della conservazione dei cibi, grazie all’azione degli ultrasuoni che abbattono la carica batterica aumentando sensibilmente la shelf life del prodotto finale.

Rittochina, amaro chinato in versione toscana

Un amaro pensato per i wine lovers. È quello ideato dalla Distilleria Du.It di Firenze a base di vino Canaiolo, china e un mix di erbe, spezie e frutti. Da proporre, come digestivo, in purezza o miscelato in cocktail classici o signature. Prodotto artigianale a tiratura limitata, si affianca a un qualificato portafoglio di liquori e distillati dalla forte impronta territoriale

La stagione d'oro dell'amaro italiano non conosce battute d'arresto. E il patrimonio di digestivi e di elisir alle erbe di matrice territoriale è in continuo aggiornamento con la nascita di nuove specialità. È il caso, ad esempio, di Rittochina - Chinato Toscano, amaro decisamente originale a livello di formulazione messo a punto da Tommaso Pieri, fondatore della Distilleria Urbana Italia Du.It di Firenze in collaborazione con l'amico e sommelier Davide D'Alterio (Enoteca Pinchiorri, Il Volto del Vino) e l’azienda agricola Marzocco di Poppiano (Fi).

 

Si tratta, infatti, di un amaro chinato a base di vino: il Canaiolo, vitigno a bacca nera diffuso soprattutto nell'Italia centrale, proveniente dalla vigna del Pretale a Poppiano che si distingue per acidulità, sapidità, tannicità e legnosità. Tutte caratteristiche che si combinano perfettamente a un composito mix botanico di erbe e di spezie (in cui spiccano china, fave di cacao, genziana, rabarbaro, coriandolo, anice verde, finocchio, arancio e arancio amaro di Curaçao) per dare vita a un prodotto distintivo con una gradazione alcolica di 20° vol. «È un amaro fuori dagli schemi - spiega Tommaso Pieri a Bargiornale - frutto della mia passione per la liquoristica e di quella di Davide D'Alterio per il mondo dei vini ed è un prodotto che si rivolge in particolare a tutti gli amanti e appassionati di vini che di regola non gradiscono i digestivi mainstream generalmente molto dolci e poco amari».

Non solo amari. Anche bitter, vermouth, gin e grappe

Il consiglio di Pieri è di proporre Rittochina in purezza, evitando il ghiaccio. In alternativa, si può raffreddare il prodotto in frigo e servirlo a una temperatura non inferiore ai 5 °C. L'amaro si candida, ovviamente, a giocare il ruolo di ingrediente principe in alcuni cocktail iconici. «A tal proposito - aggiunge Pieri - abbiamo rivisitato le ricette di miscelati da aperitivo classici come, ad esempio, il China Spritz a base di Rittochina e Pompelmo Plose. O come il Negroni Chinato, a base di Rittochina, che sostituisce il classico vermouth rosso, Bitter Firenze, prodotto dalla Distilleria Du.It, e un London Dry Gin composto da pochissime botaniche (ginepro, coriandolo, radice di angelica) firmato sempre dall'azienda fiorentina. Il portafoglio della distilleria fiorentina include una rosa di liquori e distillati prodotti a livello artigianale, in tiratura limitata e pensati per il canale bar. Tra gli amari si ricordano Assedio, prodotto spiccatamente amaro dal carattere austero (30% vol.) e IPA, Italian Pale Amaro (25% vol.). Ma non mancano anche vermouth (Vermutte, 18% vol.), bitter (Bitter Firenze, 25% vol.), gin (London Dry Gin, 41% vol.), vodka (Love Kamikaze, 25% vol.), limoncello (Limonquelo, 28% vol.) e Ratafià di amarene (20% vol.). A chiudere il cerchio, le grappe Route 22, distillato reinterpretato, come d'altronde tutti gli altri prodotti della distilleria, in chiave toscana.

 

 

Dallo shaker al becher. A Milano nasce Percento Lab

Apre PERCENTO LAB
Al centro Lucian Bucur, direttore di Percento Lab a Milano. Al suo fianco i tecnici di laboratorio: Andrea Picucci (a sinistra) e Alessandro Mazzoleni (credit foto: Studio Maigiu)
Dal gruppo Chinese Box nasce a Milano Percento Lab. Un luogo dalle tante anime: laboratorio super attrezzato per bartender, spazio di sperimentazione, rivendita di spirits e spezie, scuola di formazione, spazio eventi, punto di consulenza sul menu engineering. Un vero hub pensato per professionisti, nerd della mixology, appassionati e aziende del settore

C’è un gruppo di giovani imprenditori cinesi a Milano che è partito da una stanza (con soppalco) e piano piano, ma neanche tanto piano, ha aggiunto a questa stanza una seconda stanza e un’altra ancora. Fino a trasformare il loro bel monolocale in una suite. Luca e Michele Hu hanno creato prima il Chinese Box, una “scatolina” in corso Garibaldi, che in breve tempo si è fatta grande. E nel corso degli anni ha invaso di allegria e drink fatti come si deve, buona parte della via. Poi il primo maggio del 2018 è arrivato il BOB Milano all’Isola. Un cocktail bar, con al cuore il whisky, dove per la prima volta in città è stato svelato il mistero orientale del “bao”, il panino bianco di pasta di riso cotto al vapore che oggi - insieme a sushi e poke - è diventato parte integrante di tanti menu meneghini. Dopo il BOB Milano è arrivato il Messico, l’Agua Sancta, in corso Garibaldi. Anche qui. Un piccolo box, con dehors, intitolato al culto dell’agave e dei suoi derivati. Per rifornire di ghiaccio e di ingredienti i loro locali hanno creato un quarto spazio, in via Stelvio 58. Ed è quello più nuovo di cui vi parliamo adesso. Seguiteci.

Uno spazio polifunzionale dedicato alla sperimentazione

Percento Lab, questo il nome, non è un bar, ma uno spazio multiplo, aperto ai professionisti dell’ospitalità e all’industria del beverage. Il gruppo Chinese Box lo definisce così: “Un laboratorio dedicato interamente al mondo beverage: uno spazio polifunzionale dedicato alla sperimentazione nel mondo del bere dal punto di vista tecnico e creativo”. «Percento Lab - spiega il direttore Lucian Bucur - è un luogo dove ogni giorno avvengono attività di ricerca e sviluppo per migliorare e ottimizzare il lavoro dei professionisti del settore e soddisfare le curiosità degli appassionati. Grazie alla presenza di macchinari altamente specializzati è possibile entrare a stretto contatto con gli strumenti tecnici e teorici necessari per migliorare la propria attività adeguandola ai trend del settore».

Qui non si distilla, al limite si ridistilla, in un ambiente che comprende ogni genere di strumentazione e macchinario: evaporatori rotanti, alambicchi, centrifughe da laboratorio, becher da laboratorio di chimica, pompa filtro per la chiarificazione, ultrasonicatori, camere di creazione di ghiaccio secco. In questa astronave si produce di tutto: shrub, cordiali, sciroppi, kombucha, sodati. «Oltre ai prodotti base - sottolinea Bucur - è possibile realizzare ricette specifiche, pensate su misura del committente e realizzate da noi»

La camera del ghiaccio

La camera del ghiaccio è tra i gioielli più brillanti in questa stanza dei bottoni. Ce ne parla il titolare Luca Hu. «Nel settore si parla tanto di zero waste. E si fa molto bene. Ma a volte quelle che sono considerate pratiche anti-spreco in realtà generano costi non indifferenti. Faccio un esempio. Si parla di riutilizzare elementi di scarto per produrre garnish e sottobicchieri. Ma non si considera che questo genere di produzione genera a sua volta dei costi rilevanti. E quindi altro spreco. Con la “camera del ghiaccio” abbiamo lavorato per mettere in moto una macchina di produzione di ghiaccio che ci consentisse di non disperdere nulla o quasi. Chi nei bar lavora con le seghe e altre attrezzature “casalinghe” arriva a sprecare fino al 70% del blocco di ghiaccio. Noi per produrre 300 chili di ghiaccio a cubi usiamo 320 litri di ghiaccio e la parte che si scioglie durante il taglio viene purificata, immessa in vasca e riutilizzata. Ma la questione prioritaria sulla quale abbiamo lavorato è la sicurezza. Per produrre formati 5x5; 5x7 o 4x11cm - destinati sia ai nostri locali sia alla vendita - usiamo un banco costruito su misura e una lama per taglio alimentare (segaossa) ben distanziata dall’operatore. Tra chi fa il ghiaccio e la lama ci sono sempre, almeno, 30 cm di distanza. Perché lavorare in sicurezza è la nostra priorità».

Un hub per la bar industry

Le attività di Percento Lab non si fermano qui. Lo spazio ospita una rivendita di alcolici e prodotti legati al mixology. A un’imponente teca di spezie e erbe aromatiche si aggiungono attrezzature e tools. Altra anima importante del nuovo spazio è l’Accademia. Qui si svolgono incontri di formazione tecnica sui vari macchinari, corsi dedicati alla cultura del prodotto (distillati e non) e attività legate al menu engineering. «Diamo supporto e consulenza - spiega Lucian Bucur - per la costruzione di drink list tematiche; ospitiamo masterclass e presentazioni di nuovi prodotti. Il tutto in uno spazio dotato di tutti i supporti tecnici audio e video. Tutto questo è pensato sia per gli operatori dell’ospitalità sia per le aziende del beverage. L’idea è quella di diventare un vero hub per tutta la bar industry».

Barawards, i protagonisti: Alex Frezza

Barawards Alex Frezza
Intervista al Bar manager dell’anno, titolare dell’Antiquario di Napoli: «Ottenere un riconoscimento per il lavoro svolto nel bar ha un valore particolare. La stima dei colleghi è fondamentale»

Nativo dell'isola di Procida, Alex Frezza è il frontman e co-proprietario de L'Antiquario, bar della Riviera di Chiaia a Napoli, eletto al 46esimo posto dell'ultima classifica dei World's 50 Best Bars. Fautore di eleganza e servizio "in giacca bianca", Alex è testimone dell'evoluzione della figura di bar manager negli ultimi anni, ruolo per cui è stato premiato ai Barawards 2021. «Il lavoro si è molto modificato già negli ultimi cinque o sei anni. Si andava verso una figura sempre più isolata, si prendevano come esempio realtà grandi, con figure di responsabilità in aree più settorializzate. Oggi invece è più orizzontale, ciascuno ha varie competenze e un ruolo più fluido». Cosa che per un bar manager diventa fondamentale, soprattutto quando c'è da fare fronte ai vari impegni che lo portano fuori dalle mura del proprio locale: «Se io sono via, so che la mia squadra è in grado di sostituirmi, proprio perché abbiamo tutti competenze di varia natura».

Senza però dimenticare le origini, se così vogliamo chiamarle: si tratta pur sempre di un ruolo attivo e creativo al bar: «Far da bere rimane fondamentale, non si possono cambiare vesti e indossare soltanto quelle di gestione e organizzazione. Quello dovrebbe competere a un manager esterno, addirittura».

Il management in senso stretto diventa però un elemento sempre più cruciale nel mondo bar di adesso, del quale Frezza certifica le evoluzioni. «Andiamo verso un affinamento commerciale, cosa che in passato è spesso mancata. Il bar manager canalizza la gestione dei costi, l'attenzione e la consapevolezza del business, che poi traduce in sala e al banco. È una sorta di passo in più, di crescita, rispetto agli inizi da bartender». Il trionfo agli scorsi Bar Awards, che ha fatto da preludio alla scalata nei 50 Best, è un'ulteriore conferma: «Ottenere un riconoscimento per il lavoro svolto nel bar ha un valore particolare, considerando anche la competizione e i nomi che fanno parte di quest'industria, di altissimo livello. La stima dei colleghi è fondamentale, significa cogliere una cosa in più de L'Antiquario e della nostra filosofia».

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Due dessert lanciano la nuova drink list del Norah was Drunk

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Il locale di via Porpora, a Milano, fa esordire la sua terza drink list e propone serate a tema dolce, con dessert al cucchiaio serviti al bancone

Il Norah was Drunk ha messo l'assenzio al centro della sua proposta, ma per una sera ha scelto di scommettere sui dolci. Il locale milanese, gioiellino di Stefano Rollo e Niccolò Caramiello aperto lo scorso febbraio in zona Lambrate, ha ospitato per una serata speciale, dietro il bancone, Luigi Giuffrè, pasticcere siciliano che lavora nella ristorazione.

Due dessert al cucchiaio con una componente alcolica

norah_was_drunk_dessert_list_3 Giuffrè ha ideato due dessert al cucchiaio preparati con i pochi strumenti a disposizione - il Norah non ha una cucina vera e propria -, dunque con frusta, spatola e forno a microonde. I due dolci, serviti in coppetta da drink al costo di 6 euro l'uno, includevano una componente alcolica. Cioccolato, arancia e rhum aveva un crumble di arancia, mousse al cioccolato 60%, gelatina al rhum e cialda al gurè di cacao. Nocciola, caffè e Borghetti, invece, era una mousseline alla nocciola con crumble al caffè, gel al Borghetti e meringa al caffè. «I clienti si sono dimostrati incuriositi e hanno apprezzato la serata speciale, con i dolci serviti al bancone come fossero cocktail», ci spiega Stefano Rollo, uno dei titolari del cocktail bar. «L'abbinamento con i nostri drink era libero, la serata ha funzionato bene e stiamo pensando di replicare a dicembre con un'altra data, questa volta con dolci di ispirazione natalizia».

La nuova drink list del Norah was Drunk

Intanto, il Norah rinnova la sua proposta presentando una nuova drink list. Niccolò Caramiello, mixologist e co-proprietario del locale, ci spiega: «Non siamo una absintheria, ma un locale dedicato alla degustazione e alla miscelazione a base di assenzio, che si presenta al quartiere con un'offerta di qualità». Confermate dieci referenze di assenzio, quattro "absinthe cocktail" - dove spicca l'Absinthe Mule, bestseller del locale, un twist sul Moscow Mule con assenzio, lime, mandorla e ginger beer - e una lista di 15 cocktail rinnovata parzialmente. «Abbiamo tenuto alcuni drink molto apprezzati come il Menage a trois (vodka, fake lime cordial, essenza al lemongrass) e il Tea smash (gin, limone, zenzero, tè al bergamotto, liquore al pompelmo rosa), e giocato con altri». Come il Dry Apple Martini, versione elegante e bilanciata di un cocktail storico. «Partendo da un distillato di sidro di mele - il Calvados - non invecchiato e quindi dalle note fresche e acidule, si ricrea un Martini cocktail molto leggero che rievoca in bocca la sensazione di mordere una mela. Anche grazie alla soluzione di acido lattico e alla profumata melina marinata nel Calvados e importata direttamente dalla Francia», spiegano i ragazzi del Norah. Degno di nota anche lo Psycho Gibson, con gin al cipollotto, mastiha, vermuth dry e cipollina alla menta, e l'House Irish Coffee, dove il caffè filtro specialty incontra il whiskey irlandese e si accompagna a una panna montata con un goccio di assenzio. norah_was_drunk_dessert_list_2

Una proposta food per distinguersi

«Tecnica e palato» chiude Stefano Rollo, «vogliamo che arrivi questo ai nostri clienti». In accompagnamento, una proposta food molto particolare, sempre nel segno della differenziazione: sardine, sgombro, polpo, baccalà portoghese, serviti in originali e colorate scatolette di latta, ma anche Jamon iberico, selezione di formaggi e cozze. Il tutto accompagnato dal pane del panificio Le Polveri di Aurora Zancanaro.

Serie speciale di ToM Premium Distilled Dry Gin per Pasticceria Cova 1817

ToM Premium Distilled Dry Gin per Cova 1817
Pasticceria Cova 1817 ha autorizzato ToM Premium Distilled Dry Gin a riportare in etichetta il marchio dello storico e prestigioso locale milanese.

Nel centro di Milano, Cova 1817 Montenapoleone rappresenta uno dei vertici delle pasticcerie storiche milanesi e luogo per incontri eleganti, insieme con Marchesi 1824 (corso Magenta), Taveggia 1909 (via Visconti di Modrone) e Sant'Ambroeus 1936 (corso Matteotti). Inaugurato nel 1817 per iniziativa dell'offelliere napoleonico Antonio Cova come Caffè Del Giardino in Corsia del Giardino (rinominata via Manzoni subito dopo la morte dello scrittore nel 1873) accanto al Teatro Alla Scala (1778), Pasticceria Cova si caratterizza subito come caffè letterario e luogo d'incontro della buona borghesia e dei patrioti milanesi. Il trasferimento nell'attuale sede di via Montenapoleone 8 (angolo via Sant'Andrea) avviene nel 1950. Passata nel 2013 in proprietà alla multinazionale del lusso francese Gruppo LVMH (Louis Vuitton Moët Hennessy), Pasticceria Cova 1817 viene rilanciata a livello internazionale con l'apertura di locali analoghi (arredi neoclassici, pasticceria artigianale milanese), oltre al già esistente locale di Hong Kong (1993), a Shangai, Pechino, Taiwan, Monte Carlo, Dubai (Emirati Arabi Uniti) e Parigi. Pasticceria Cova 1817 offre una proposta completa per la ristorazione di qualità. Al mattino è caffetteria, a mezzogiorno diventa tavola calda, nel pomeriggio sala da tè, verso sera cocktail bar. Proprio per il momento dell'aperitivo, Pasticceria Cova 1817 propone l'impiego di una serie speciale di bottiglie ToM (Touch of Milano) Premium Distilled Dry Gin, creato da Giordano Conca e Caterina Rossi Puri, personalizzate con il marchio Cova 1817. Così ToM Premium Distilled Dry Gin è diventato il protagonista di una lunga serie di cocktail a base di gin, dal Martini al Negroni e al Gin Tonic ad altre creazioni del top bartender Daniele Medicina.

La presentazione è stata tenuta di recente nel Cova Garden, il giardino dell'ospitalità ricavato nel palazzo che ospita Pasticceria Cova 1817. Nato alla fine del 2017, ToM Premium Distilled Dry Gin è un gin 100% italiano (42% alc), alcolato di bacche di ginepro arricchito da nove erbe botaniche lombarde (tarassaco, cardo mariano, salvia, scorza d'arancia, fiori di sambuco, camomilla selvatica e altre) e si caratterizza, oltre che per il disegno della bottiglia da 50 cl, per la totale assenza di ingredienti Ogm, aromi e zuccheri aggiunti. A distanza di quattro anni, ToM Distilled Dry Gin ha collezionato una serie di prestigiosi premi, dalla Medaglia d'Argento alla 4.a edizione di London Spirits Competition a quella di Bronzo alla IWSC - International Wine & Spirits Competition, sempre a Londra. Visto il successo, i due instancabili creativi di brand e packaging design sono andati oltre mettendo a punto di recente la ricetta di un liquore amaro da conversazione battezzandolo Otis Urban Spirit.
Otis Urban Spirit Amaro
 

Imballaggi Alimentari lancia la nuova linea green di Coperchi in carta

coperchi in carta Imballaggi Alimentari
L'azienda completa le linee di bicchieri monouso per bevande calde e fredde con una gamma di coordinati, disponibili in due diversi tipi di carta, che rendono green il delivery, l'asporto e il consumo on the go

I Coperchi in carta è la nuova gamma ecologica di Imballaggi Alimentari ideata e creata a completamento delle sue linee di bicchieri in carta per bevande. La nuova linea, uniformandosi al materiale cellulosico dei bicchieri, facilita il consumatore nella raccolta differenziata, agevolando il riciclo dei rifiuti, come prevede la recente direttiva europea.

La gamma Coperchi in carta dell’azienda di Sinalunga, specializzata nella produzione di pack per il fuoricasa, comprende coordinati realizzati con due tipologie di carta differenti: i coperchi in cartoncino bianco e i coperchi Bio-Eco. I coperchi prodotti in cartoncino bianco con rivestimento interno in PE dopo l’uso possono essere riciclati nella carta, contribuendo nell’ottica dell’economia circolare a ridurre sia il consumo di risorse naturali e materie prime sia il quantitativo di rifiuti destinati allo smaltimento.

I coperchi Bio-Eco sono invece realizzati in carta di bamboo e hanno rivestimento interno in PLA. Possono essere gettati nel cestino dei rifiuti organici poiché biodegradabili e compostabili, oppure possono essere anche questi riciclati nella carta. Inoltre questi coperchi, come anche i bicchieri monouso realizzati con lo stesso materiale, sono ecofriendly perché fatti con cellulosa di bamboo, materia prima che aiuta a prevenire la deforestazione, in quanto la pianta ha un ciclo di crescita rapido e spontaneo, ciò permette così di evitare l'inutile abbattimento di alberi ad alto fusto che hanno bisogno di almeno 30 anni per ricrescere.

Imballaggi Alimentari ha sviluppato i suoi coperchi in carta pensando anche alle nuove tendenze di consumo. Ideali per chiudere i bicchieri in carta monouso per bevande calde e fredde, sono perfetti per il delivery, l’asporto e il consumo on-the-go. Sono disponibili sia chiusi, per mantenere il caldo e l’aroma delle bevande come caffè e cappuccino, con foro a beccuccio, perfetti per sorseggiare a passeggio, e con taglio a croce per le bibite con cannucce.

The Race Club, lo speakeasy di Roma con la charity drink list

The Race Club
Lo speakeasy da sei mesi ha lanciato una charity drink list, con i cocktail abbinati a una causa da sostenere alla quale viene devoluta parte del costo del drink. Già donati oltre 10.000 euro

Non riesce a trattenere le lacrime, Diego Ferracani, mentre racconta quanto sia stato difficile affrontare i mesi di chiusura. Ben 18 per questo speakeasy in via Labicana a Roma, a due passi dal Colosseo, finalista ai Barawards nella categoria migliore rivelazione 2022. «Fra l’apertura dopo le 22 e l’assenza di tavoli all’esterno abbiamo sofferto più di altri locali, alla fine eravamo davvero in ginocchio economicamente e psicologicamente», aggiunge Dario Ferracani, socio e fratello di Diego, comproprietario del The Race Club insieme all’altro partner Fabio Montaruli.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la tragica perdita di uno dei ragazzi del team, Alessandro, bartender sconfitto da un male incurabile a soli 25 anni, nei mesi della solitudine della pandemia. «Ci siamo detti, se riusciamo a ripartire dobbiamo fare qualcosa per gli altri». Anche perché gli altri, cioè i clienti, nei mesi di chiusura avevano aiutato loro a sostenere i costi: «avevamo lanciato una campagna aiuti su Go Found Me dal titolo Un drink oggi per salvarci domani. In pratica chi ci conosceva scommetteva sulla nostra riapertura pre-pagando dei drink. Poiché eravamo stati aiutati noi, sentivamo di dover restituire questa generosità». È così che circa sei mesi fa è partito l’innovativo progetto di una charity drink list, dove ogni cocktail è abbinato a una causa da sostenere, con parte del costo del drink devoluto in beneficienza.

Cocktail che raccontano i progetti da sostenere

Grande l’attenzione alla comunicazione, dalla visibilità su social e newsletter alla parte visual, fino ad arrivare al copy del progetto, intitolato I have a drink: bere bene facendo del bene. Gli stessi cocktail, visivamente, danno un indizio di quale sia la causa da sostenere. C’è per esempio la sacca di sangue che contiene un twist sul Bloody Mary, che viene versato nel bicchiere al tavolo con un rimando alla Croce Rossa. Oppure il drink “azzurro” servito in un bicchiere a forma di riccio di mare per ricordare l’importanza della salvaguardia dei mari. Così come gli Inseparabili, il doppio drink best seller del locale, che piace tanto agli innamorati: «viene servito in due bicchieri a forma di uccellini, che ricordano i pappagallini inseparabili. Ci ha fatto pensare alle difficoltà delle coppie, che sono state messe in crisi da quest’ultimo terribile periodo e abbiamo pensato per questo di donare una quota a un’associazione che opera nel campo dell’igiene mentale».

Molto richiesti anche i mocktail, con ben quattro proposte in carta. «In questo caso ci ha fatto piacere accontentare la richiesta di una casa famiglia di Roma che non voleva essere collegata a drink che contenessero alcol, dal momento che si occupa di minori spesso allontanati dalle famiglie proprio per problemi di abuso di alcol. In pochi mesi siamo riusciti a fare una donazione sufficiente ad allestire la stanza dei giochi per questi bambini».

Donati oltre 10.000 euro

Nei primi sei mesi di esercizio della charity drink list The Race Club ha donato più di 10mila euro ai vari enti benefici coinvolti nell’iniziativa. «È tutto tracciato sul sito, siamo un’associazione culturale, quindi ai nostri clienti che sono anche associati chiediamo l’e-mail in modo da poterli tenere informati sulle nostre attività con la newsletter. Siamo consapevoli che la beneficienza non si debba sbandierare, ma nel nostro caso dichiariamo tutto perché ci teniamo che sia tutto trasparente, visto che indirettamente il cliente ci affida i suoi soldi».

Al Velvet del Corinthia di Londra torna in scena The Maestro Salvatore Calabrese

Velvet
Salvatore The Maestro Calabrese e il team del Velvet
Inaugurato ieri sera al Corinthia Hotel di Londra il nuovo bar Velvet. Alla guida del nuovo “destination bar”, con i nuovi interni curati da David Collins Studio, c’è il celebre bartender Salvatore Calabrese, alias "The Maestro"

Velvet, sotto la guida di Salvatore Calabrese e dell'esperto bar manager Christian Maspes, punta a divenire il nuovo teatro del buon bere londinese. Un luogo dove gli attori saranno i cocktail e i bartender gli sceneggiatori dello spettacolo. «Faremo suonare la musica dello shaker», promette The Maestro. «Corinthia London è un hotel glamour e meritava un bar all’altezza del suo prestigio», continua entusiasta Calabrese. «Con Velvet vogliamo celebrare la magia e il teatro dell'ospitalità. Con una lista di cocktail di classici che hanno superato brillantemente la prova del tempo affiancati a modern classics e ai miei signature. Velvet sarà un bar intimo e seducente che, ne siamo certi, diventerà una delle destinazioni più ambite di Londra».

Una drink list tra passato e presente

I cocktail in carta sono in buon equilibrio tra passato (con una sezione dedicata agli Anni Ruggenti) e presente. Ci sono drink realizzati con tutto l’armamentario della modern mixology e qualche colpo di scena a cura di Calabrese. Nella sezione Golden Era Vintage Cocktails troviamo super classici come Sidecar, Jack Rose, Clover Club, Dubonnet proposti con ingredienti originali del tempo. In altre parole, la famosa “Liquid History” di Salvatore Calabrese: cocktail d’epoca con ingredienti d’epoca. Per fare un esempio il Rob Roy è preparato con Johnnie Walker (del 1930 circa), Martini Rosso (del 1970) e Angustura bitters (1950), viene proposto al pubblico a 200 sterline (232 euro circa).

In carta troviamo una selezione di Salvatore’s Signatures, alcune delle sue creazioni più amate e più note - come Breakfast Martini, Negroni Svegliato e Spicy Fifty (22 sterline) – insieme a proposte analcoliche (Piano, Drums, Saxophone e Trumpet, tutti a 14 sterline) e un menu di piccoli piatti fatti per accompagnare l’orchestra dei drink.

La sezione 2020’s Modern Era comprende specialità come Americanello (Bitter Fusetti, succo di melograno, vermouth Mancino Rosso, London Dry soda); Truffle Sazerac (Cognac Rémy Martin Vsop con tartufo, Bulleit Bourbon, Peychaud & Salty orange bittes, sciroppo umami fatto in casa) e Velvet Smash (Tanqueray No. Ten, Acqua Bianca, basilico e succo di limone).

Un bar che celebra la joie de vivre

«Il nuovo bar Velvet celebra la “joie de vivre”. Può essere considerato come un omaggio alla Golden Age dei cocktail, ma con un’attitudine moderna. Gli arredi sontuosi, le tende di velluto fanno parte di un ambiente elegante pensato per l’intrattenimento degli ospiti. Per farli incontrare, divertirsi e scoprire la vera arte dei cocktail». Così ha commentato Thomas Kochs, amministratore delegato di Corinthia Londra.

Velvet sorge al posto dell'ex bar Bassoon del Corinthia London, uno dei più celebri cinque stelle nel centro di Londra. Gli interni sono stati rivisitati dai prestigiosi designer del David Collins Studio. I mobili sono rivestiti in varie tonalità di rosso e royal blue. Su tutto domina il sontuoso tendaggio rosso sul palcoscenico a fianco del banco bar. A conferire all’ambiente un ulteriore tocco glamour c’è il gioco di specchi convessi, l’illuminazione scenografica, le opere d'arte, commissionate al talentuoso artista e illustratore Robson Stannard, posizionate su entrambi i lati del camino di marmo centrale e in tutto il bar.

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