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Fresystem potenzia il sito produttivo di Caivano

Fresystem Cupiello

Nonostante il mondo del fuoricasa in questo periodo non viva un momento particolarmente felice, le aziende del settore continuano a portare avanti i loro investimenti, sicure di un pronta ripartenza del comparto. È il caso di Fresystem, realtà campana fondata nel 1985 e specializzata nella produzione e commercializzazione di prodotti da forno surgelati. L’azienda, attiva nel canale fuoricasa nel segmento della colazione con il marchio Cupiello, ha infatti confermato i piani d’investimento presso lo stabilimento di produzione di Caivano, in provincia di Napoli.

Un piano da 7 milioni di euro, per il biennio 2019-2020, che ha portato al rinnovamento del sito, all’apertura di una nuova area, appena inaugurata, e a dotarsi di una nuova linea di produzione altamente innovativa. La nuova area è dedicata alla produzione della linea Cuor di Madre, nuova gamma di cornetti a marchio Cupiello disponibile in 5 referenze (con confettura di albicocca Pellecchiella, multicereali integrale, nocciola, vuoto e crema chantilly). Cornetti tutti realizzati con una lista di ingredienti naturali, come farina, uova, burro, zucchero e lievito MadreCupiello fresco. Nella nuova area verrà prodotto anche l'ultima novità della casa, il cornetto  MyBioma. Lanciato sul mercato a gennaio, è anche questo preparato solo con materie prime naturali e lievito MadreCupiello fresco e si caratterizza per l’apporto di fibra alimentare proveniente da 10 fonti differenti per favorire la diversità del microbioma intestinale, elemento chiave per il benessere.

Un’operazione dunque funzionale a consolidare la posizione dell’azienda tra le maggiori realtà italiane nel campo della pasticceria d’eccellenza.

Imma Simioli - AD Fresystem SpA«Le restrizioni stabilite per i pubblici esercizi a livello precauzionale per fronteggiare l’emergenza Coronavirus stanno causando cambiamenti drastici delle abitudini di consumo degli italiani – ha commentato Imma Simioli (nella foto a fianco), presidente e amministratore delegato di Fresystem -. Nonostante ciò, siamo pienamente consapevoli della solidità della nostra azienda. Confido inoltre che l’arrivo della primavera possa portare un clima più sereno, contribuendo a una ripresa delle abitudini e tradizioni e, quindi, a un nuovo slancio delle realtà aziendali in Italia. Per quanto ci riguarda, non ci tiriamo indietro da quanto a suo tempo annunciato e confermiamo il nostro piano di investimenti e occupazione: noi non ci fermiamo e crediamo che, superata questa crisi, saremo ancora più forti in futuro. La nostra parte la facciamo!».

Coronavirus, le regole per usare il delivery in sicurezza

Cosaporto.it - Consegna di una torta di compleanno

Locali chiusi dalle 18 alle 6 in tutta Italia per l'emergenza Coronavirus, una situazione che non sembra impattare troppo sull'attività delle pasticcerie. Diciamo "sembra", perché il quadro - oltre che in continua evoluzione - è più ampio.

L'intera Italia zona protetta

Siamo dentro a una emergenza sanitaria enorme, per questo il governo ha deciso di inasprire le regole sulla nostra vita sociale e sulle aperture dei luoghi di consumo e socialità con il decreto del 9 marzo 2020, di cui potete leggere qui e le cui disposizioni rendono di fatto l’intera Italia una “zona protetta” fino al 3 aprile. Tra i chiarimenti che il governo ha specificato, ce n'è uno importante: il limite orario dalle 6.00 alle 18.00 è riferito solo all'apertura al pubblico. Durante e oltre quella fascia, si può tenere attivo il servizio di delivery. Non è una nota positiva solo per la ristorazione: anche molte pasticcerie, in questi giorni convulsi, stanno decidendo autonomamente di chiudere ma provano a sfruttare i servizi di consegna per tenere vivo in parte il business. 

La consegna non deve prevedere contatti personali

In quest’ottica Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) e AssoDelivery, l’associazione di categoria delle imprese del food delivery - alla quale aderiscono Deliveroo, Glovo, Just Eat, Uber Eats e Social Food - hanno diffuso un prontuario di buone pratiche per garantire il servizio nel rispetto delle misure precauzionali e dei requisiti igienico sanitari. Perché il senso di tutte le misure prese in questi giorni è di limitare i contatti tra le persone, rallentando la diffusione del virus per non mettere in crisi la capacità del nostro sistema sanitario di curare i malati. Quindi, attenzione a ogni modalità di contatto tra personale e cibo preparato per la consegna, alle modalità di trasporto e di contatto col cliente finale. Perché lo stesso governo ha spiegato che «sarà cura di chi organizza l’attività di consegna a domicilio - lo stesso esercente ovvero una cosiddetta piattaforma - evitare che il momento della consegna preveda contatti personali».

Ecco le regole dettate da Fipe e Assodelivery.

  • Tutti devono seguire scrupolosamente le ​raccomandazioni del Ministero della Salute​.
  • I gestori devono mettere a disposizione del proprio personale prodotti igienizzanti, assicurandosi del loro utilizzo tutte le volte che ne occorra la necessità e raccomandano di mantenere la distanza interpersonale di almeno un metro nello svolgimento di tutte le attività.
  • I gestori devono definire delle aree destinate al ritiro del cibo preparato per le quali osservano procedure di pulizia e igienizzazione straordinarie. Queste aree devono essere separate dai locali destinati alla preparazione del cibo.
  • Il ritiro del cibo preparati e il pagamento avviene assicurando la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro e l’assenza di contatto diretto.
  • Il cibo preparato viene chiuso in appositi contenitori (o sacchetti) tramite adesivi chiudi-sacchetto, graffette o altro, per assicurarne la massima protezione.
  • Il cibo preparato viene riposto immediatamente negli zaini termici o nei contenitori per il trasporto che devono essere mantenuti puliti con prodotti igienizzanti, per assicurare il mantenimento dei requisiti di sicurezza alimentare.
  • La consegna del cibo preparato avviene assicurando la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro e l’assenza di contatto diretto.
  • Chiunque presenti ​sintomi simili all’influenza resti a casa, sospenda l’attività lavorativa, non si rechi al pronto soccorso, ma contatti il medico di medicina generale o le autorità sanitarie.

Coronavirus: chiudere o stare aperti? Obblighi e scelte

bar ristorante
Courtesy Karolina Grabowska - Pixabay

I locali serali ieri hanno sospeso la loro attività. Per decreto (leggi Il testo del Dpcm 9 marzo 2020le Faq del Governo sul decreto). Ma in tutta Italia si moltiplicano le chiusure volontarie dei locali, a partire dalle città che più di altre oggi sono toccate dal contagio, ma non solo.

Lo hanno fatto in molte città, da Torino a Milano, a Napoli. Mettendosi d'accordo informalmente o creando dei gruppi di lavoro ad hoc, come le cento imprese di ristorazione napoletana riunite in Brand Partenopei Riuniti (da mercoledì 11 marzo a data da destinarsi) o il gruppo milanese Unione dei Brand della Ristorazione Italiana (da oggi a data da destinarsi): questi ultimi due gruppi hanno deciso di chiudere tutte le loro attività ristorative con il medesimo obiettivo e auspicio: dare il proprio contributo per fermare il contagio.

Un gruppo definito "Ristoratori milanesi responsabili" ha pubblicato una lettera aperta per chiedere se non sia opportuno stabilire la chiusura di tutti i locali, cosa che la Regione Lombardia sta peraltro valutando di fare.

Le indicazioni non sempre sono chiare: come riporta la Fipe nella pagina Prime Faq Dpcm #Iorestoacasa quel che è chiaro è che i bar e ristoranti devono essere chiusi dopo le 18, ma che è possibile effettuare servizio di delivery, evitando che il momento di consegna preveda contatti personali.

Quanto ai gestori di pub, possono effettuare - nei limiti di orario stabiliti - servizio di somministrazione di alimenti e bevande ma non attività ludiche ed eventi aggregativi.

La scelta di tenere aperti

Non è il momento di schierarsi in buoni e cattivi, in pro o contro. In tanti si staranno chiedendo cosa fare. Tenere aperto o chiudere, sempre fino a quando la scelta rimarrà nella facoltà del gestore.

Chiudere è una decisione difficile, dolorosa, anche perché contraria alla propria ragione d’essere: quella di essere luoghi dove le persone possono incontrarsi, socializzare, stare bene. La questione sta proprio qui: nella vita normale, incontrarsi, socializzare e stare bene vanno di pari passo. In questo momento non è più così. Anzi, è esattamente il contrario.

Più ci si incontra, più si aumenta il rischio del contagio. In sintesi: incontrarsi vuol dire moltiplicare le possibilità che altre persone (noi stessi, i nostri familiari, i nostri dipendenti, i nostri clienti) vengano contagiate.

A Milano lo si è già sperimentato: prima si è cercato di esorcizzare, poi si è dovuto affrontare la cruda realtà dei numeri. Numeri che raccontano di una diffusione del contagio che va fermata. Prima possibile. Per limitare i danni, oggi in termini di vite umane. Domani, in termini di tempo che ci vorrà per ripartire quando saremo riusciti ad arginare la piena.

La Fipe fa bene a sottolineare come sia il momento della responsabilità per tutti, imprenditori e cittadini. Una responsabilità difficile, dalle conseguenze traumatiche per migliaia di imprenditori e di lavoratori. Un sacrificio pesantissimo, per il quale ha chiesto una serie di misure di sostegno.

Di fronte a questo scenario, come comportarsi? La questione non è tanto arrendersi o non arrendersi. Ma fare bene i conti. Con se stessi, il proprio locale, la propria clientela. Il locale ha gli spazi sufficienti per garantire il mantenimento della distanza di sicurezza? I clienti sono in grado di mantenerla? Vale la pena rischiare la chiusura per non aver rispettato i limiti, senza contare i rischi che si corrono a livello sanitario?

Restare aperti significa prima di tutto essere certi di saper essere rigorosi del rispetto delle regole. Proprio per il rispetto a quella comunità che è il proprio tesoro da preservare.

Chiudere può essere un’occasione: per dedicare il tempo forzatamente libero a sistemare il locale, a ripensare la propria organizzazione del tempo e del lavoro, a come poter fare le cose meglio e in modo più efficiente, studiare nuove idee e nuove soluzioni da mettere. Magari approfittando dei social per mantenere con i propri clienti quella relazione che è il fondamento della propria attività.

Nuova stretta per il Coronavirus: locali chiusi in tutta Italia dalle 18 alle 6

Coronavirus emergenza
Foto di David Mark da Pixabay

Nuovo giro di vite del Governo per arginare la diffusione del contagio da Coronavirus. La scorsa notte il Presidente del consiglio Giuseppe Conte ha firmato un nuovo provvedimento che estende a tutta Italia le restrizioni previste dall’articolo 1 del Dpcm dell’8 marzo per la cosiddetta “zona arancione”, ovvero i territori con il più alto numero di contagi (Lombardia e le province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio-Emilia, Rimini, Padova, Treviso, Venezia, Alessandria, Asti, Novara, Vercelli, Verbano-Cusio-Ossola e Pesaro e Urbino).

Il nuovo provvedimento, il Dpcm 9 marzo 2020 (trovate il testo integrale e potete scaricarlo in fondo all’articolo, insieme alla pagina delle Faq), le cui disposizione entrano in vigore dal 10 marzo fino al 3 aprile, rende di fatto l’intera Penisola una “zona protetta”.

La ratio che guida il provvedimento è vietare «ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico», come il nuovo provvedimento recita all’art. 1. Per quanto riguarda bar e ristoranti, pertanto, la chiusura delle attività dalle 18 alle 6 viene estesa a tutto il territorio nazionale.

Come già previsto dal precedente documento, durante l’orario di apertura, dalle 6 alle 18, bar e ristoranti dovranno far rispettare la distanza di sicurezza tra gli avventori di almeno un metro, obbligo che ricade sul gestore che in caso di violazione rischia la sospensione dell’attività.

Il Governo ha inoltre chiarito che il limite orario dalle 6 alle 18 è riferito solo all’apertura al pubblico. L’attività dei locali può dunque proseguire negli orari di chiusura al pubblico attraverso il servizio di consegne a domicilio. Sarà cura di chi organizza l’attività di consegna, quindi dello stesso esercente oppure della piattaforma di delivery, evitare che il momento della consegna preveda contatti personali.

Il testo del Dpcm 9 marzo 2020

Le Faq del Governo sul decreto

Qui gli ulteriori provvedimenti adottati dalle regioni

Nuova stretta per il Coronavirus: locali chiusi in tutta Italia dalle 18 alle 6

Coronavirus emergenza

Nuovo giro di vite del Governo per arginare la diffusione del contagio da Coronavirus. La scorsa notte il Presidente del consiglio Giuseppe Conte ha firmato un nuovo provvedimento che estende a tutta Italia le restrizioni previste dall’articolo 1 del Dpcm dell’8 marzo per la cosiddetta “zona arancione”, ovvero i territori con il più alto numero di contagi (Lombardia e le province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio-Emilia, Rimini, Padova, Treviso, Venezia, Alessandria, Asti, Novara, Vercelli, Verbano-Cusio-Ossola e Pesaro e Urbino). Il nuovo provvedimento, il Dpcm 9 marzo 2020 (trovate il testo integrale e potete scaricarlo in fondo all’articolo), le cui disposizione entrano in vigore dal 10 marzo fino al 3 aprile, rende di fatto l’intera Penisola una “zona protetta”. La ratio che guida il provvedimento è vietare «ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico», come il nuovo provvedimento recita all’art. 1. Per quanto riguarda bar e ristoranti, pertanto, la chiusura delle attività dalle 18 alle 6 viene estesa a tutto il territorio nazionale. Come già previsto dal precedente documento, durante l’orario di apertura bar e ristoranti, ovvero dalle 6 alle 18, dovranno far rispettare la distanza di sicurezza tra gli avventori di almeno un metro, obbligo che ricade sul gestore che in caso di violazione rischia la sospensione dell’attività. Il Governo ha inoltre chiarito che il limite orario dalle 6 alle 18 è riferito solo all’apertura al pubblico. L’attività dei locali può dunque proseguire negli orari di chiusura al pubblico attraverso il servizio di consegne a domicilio. Sarà cura di chi organizza l’attività di consegna, quindi dello stesso esercente oppure della piattaforma di delivery, evitare che il momento della consegna preveda contatti personali. Dpcm 9 marzo 2020

I podcast di Live Victoriously: a colloquio con Fabrizio Paciosi del Vinile di Roma

Fabrizio Paciosi Live Victoriously Grey Goose

Proseguono con l’incontro con Fabrizio Paciosi i podcast di Grey Goose Live Victoriously con le interviste ad alcune stelle del firmamento bartending italiano.

Continua dunque l’affascinante viaggio nel mondo della miscelazione italiana, tutto da seguire su bargiornale.it, proposto dall’originale format che, seguendo il tour Grey Goose, tocca alcuni dei migliori locali della Penisola. In ogni tappa, il bartender Alex Frezza, oltre a proporre la sua inedita Live Victoriously Drink List, intervista i bartender locali facendosi raccontare le loro storie, come è nata la loro passione per questo lavoro, le idee più innovative e i nuovi trend del bere bene. I podcast delle interviste, dopo ogni serata, vengono caricati sul canale dedicato SoundCloud, fino a comporre, incontro dopo incontro, un inedito puzzle del panorama nazionale della miscelazione.

Nella sua nuova tappa il viaggio ha fatto nuovamente ritorno a Roma, per approdare al Vinile, dove Frezza ha intervistato Fabrizio Paciosi, bar & operation manager del Gruppo Vinile, gruppo che oltre al Vinile comprende anche Doppiozero e Peach Club, tutti locali situati nel quartiere Ostiense, cuore della movida della Capitale.

Classe 1976, Paciosi inizia il suo percorso professionale nel mondo della ristorazione, come cameriere di sala. Dopo un paio di anni comincia a lavorare in bar caffetterie come aiuto banchista, ma vedendo al lavoro il barman si innamora dell’arte della miscelazione. Per migliorare le sue conoscenze frequenta un corso da bartender in una delle prime scuole nate a Roma e dopo un anno inizia a lavorare in top club romani e della Costa Smeralda. Con la stessa realtà rimane a lavorare per quasi 10 anni, diventando prima head bartender e poi bar manager di tutti i club del gruppo, che nel frattempo ha acquisito nuovi locali. Terminata questa avventura, lascia per un periodo i club per dedicarsi al suo progetto: nasce così SoluzioneBar, società che si occupa principalmente di erogare servizi di bar catering, ma che presto amplia la gamma delle attività anche alla consulenza e alla formazione, collaborando con importanti realtà come Antica Focacceria San Francesco (Gruppo Feltrinelli) e B&BHotel Italia, start up e occupandosi dell’apertura di cocktail bar per queste strutture. Dopo qualche anno, torna nel mondo dei locali come bar & operation manager del Sottovento, uno dei top club storici di Porto Cervo. Stesso ruolo con il quale ha intrapreso questa nuova avventura con il Gruppo Vinile.

In precedenza, il tour Live Victoriously ha fatto tappa all’Octavius Bar di Milano (qui l’intervista al bar manager Francesco Cione), alla Sartoria 33 di Massa (qui l’intervista al bartender e proprietario Marco Macelloni), all’Estremadura Café di Verbania (qui l’intervista alla barlady e proprietaria Cinzia Ferro), all’Hawaiki di Igea Marina (qui l’intervista alla barlady e proprietaria Samantha Migani). Per poi proseguire con le tappe al Bar Pietrasantese di Pietrasanta (qui l’intervista con Edoardo Felsini, bar manager del Cobra Food & Drink), a The Spirit di Milano (qui l’intervista all’head bartender Carlo Simbula), al Rita, sempre di Milano (qui l'intervista al bar manager Leonardo Todisco), a L’Antiquario di Napoli (qui l’intervista al cofondatore e bartender Alex Frezza), al Mag Cafè di Milano (qui l’intervista con la barlady Camilla Bosatelli), al Drink Kong di Roma (qui l’intervista al bartender e coproprietario Patrick Pistolesi), al Pandenus di Milano (qui l’intervista al mixing consulting Alessandro Melis), al Botleg di Roma (qui l’intervista al bartender Davide Cimaglia), a The Botanical Club di Milano (qui l’intervista al bartender Roberto Rossi) e a The Barber Shop di Roma (qui l'intervista il bar manager e coproprietario Joy Napolitano).

Ascolta l’intervista a Fabrizio Paciosi

Coronavirus: locali chiusi in Lombardia e in 14 province dopo le 18. Obbligo di distanza di sicurezza nel resto d’Italia

Coronavirus emergenza
Foto di Pexels da Pixabay

Si stringono le maglie della rete di sicurezza messa in campo dal Governo per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. La scorsa notte il Presidente del consiglio Giuseppe Conte ha firmato il nuovo Dpcm che contiene ulteriori misure per il contenimento e il contrasto del diffondersi del virus Covid-19 sull’intero territorio nazionale.

Il provvedimento contiene anche nuove pesanti restrizioni le attività dei locali. Il nuovo Dpcm (trovate il testo integrale e potete scaricarlo in fondo all’articolo), le cui misure entrano in vigore dall’8 marzo fino al 3 aprile, attua infatti una stretta senza precedenti sull’intera Lombardia e in 14 province di altre 4 regioni del Centro-Nord (Emilia Romagna, Veneto, Piemonte, e Marche): Modena, Parma, Piacenza, Reggio-Emilia, Rimini, Padova, Treviso, Venezia, Alessandria, Asti, Novara, Vercelli, Verbano-Cusio-Ossola e Pesaro e Urbino.

In questi territori, dove più numerosi sono i casi di contagio e di fatto “blindati” con il divieto di entrata e uscita, bar e ristoranti possono restare aperti, si legge nel punto n dell’articolo 1, solo dalle 6 alle 18 con l’obbligo da parte dei gestori di garantire la distanza di sicurezza di almeno un metro tra gli avventori. Altrettanto pesante la sanzione per chi viola tale disposizione, che prevede la sospensione dell’attività.

Distanza di sicurezza di un metro in tutti i locali d'Italia

Misure più stringenti sulle attività dei locali sono state adottate anche sul resto della Penisola. In tutto il territorio nazionale bar e ristoranti possono restare aperti, ma anche in questo caso, recita il punto e dell’articolo 2, sempre «con obbligo, a carico del gestore, di far rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, con sanzione della sospensione dell’attività in caso di violazione».

Chiusi pub e discoteche in tutt'Italia

In tutta Italia, inoltre, è sospesa l’attività di pub (riguardo a cosa si intenda per pub Fipe ha chiesto precisazioni; si attendono ulteriori disposizioni in merito) e discoteche (art 2, punto c), sospensione che interessa anche cinema teatri, sale giochi, sale scommesse, sale bingo e locali assimilati, anche in questo caso con la pena della sospensione della licenza in caso di violazione. Così come sono sospese tutte le manifestazioni, gli eventi e gli spettacoli di qualsiasi natura svolti in ogni luogo, sia pubblici sia privati (art. 2 punto b).

Locali chiusi dalle 18 alle 6 anche a Bologna

La stretta sui locali interessa anche Bologna, dove bar e ristoranti saranno chiusi dalle 18 alle 6 a partire da martedì 10 marzo fino al 3 aprile. La decisione in questo caso è stata presa dal sindaco, Virginio Merola. La città infatti non era inclusa tra le aree dove tale misura è stata imposta dal Dpcm dell'8 marzo, ma il primo cittadino ha deciso, comunque, di attivarla ed è contenuta nell'ordinanza emessa il 9 marzo.

Scarica il testo del Dpcm 8 marzo 2020

Coronavirus: locali chiusi in Lombardia e in 14 province dopo le 18. Obbligo di distanza di sicurezza nel resto d’Italia

Si stringono le maglie della rete di sicurezza messa in campo dal Governo per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. La scorsa notte il Presidente del consiglio Giuseppe Conte ha firmato il nuovo Dpcm che contiene ulteriori misure per il contenimento e il contrasto del diffondersi del virus Covid-19 sull’intero territorio nazionale. Il provvedimento contiene anche nuove pesanti restrizioni le attività dei locali. Il nuovo Dpcm (trovate il testo integrale e potete scaricarlo in fondo all’articolo), le cui misure entrano in vigore dall’8 marzo fino al 3 aprile, attua infatti una stretta senza precedenti sull’intera Lombardia e in 11 province di altre 4 regioni del Centro-Nord (Emilia Romagna, Veneto, Piemonte, e Marche): Modena, Parma, Piacenza, Reggio-Emilia, Rimini, Padova, Treviso, Venezia, Alessandria, Asti, Novara, Vercelli, Verbano-Cusio-Ossola e Pesaro e Urbino. In questi territori, dove più numerosi sono i casi di contagio e di fatto “blindati” con il divieto di entrata e uscita, bar e ristoranti possono restare aperti, si legge nel punto n dell’articolo 1, solo dalle 6 alle 18 con l’obbligo da parte dei gestori di garantire la distanza di sicurezza di almeno un metro tra gli avventori. Altrettanto pesante la sanzione per chi viola tale disposizione, che prevede la sospensione dell’attività.

Distanza di sicurezza di un metro in tutti i locali d'Italia

Misure più stringenti sulle attività dei locali sono state adottate anche sul resto della Penisola. In tutto il territorio nazionale bar e ristoranti possono restare aperti, ma anche in questo caso, recita il punto e dell’articolo 2, sempre «con obbligo, a carico del gestore, di far rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, con sanzione della sospensione dell’attività in caso di violazione».

Chiusi pub e discoteche in tutt'Italia

In tutta Italia, inoltre, è sospesa l’attività di pub (riguardo a cosa si intenda per pub Fipe ha chiesto precisazioni; si attendono ulteriori disposizioni in merito) e discoteche (art 2, punto c), sospensione che interessa anche cinema teatri, sale giochi, sale scommesse, sale bingo e locali assimilati, anche in questo caso con la pena della sospensione della licenza in caso di violazione. Così come sono sospese tutte le manifestazioni, gli eventi e gli spettacoli di qualsiasi natura svolti in ogni luogo, sia pubblici sia privati (art. 2 punto b).

Locali chiusi dalle 18 alle 6 anche a Bologna

La stretta sui locali interessa anche Bologna, dove bar e ristoranti saranno chiusi dalle 18 alle 6 a partire da martedì 10 marzo fino al 3 aprile. La decisione in questo caso è stata presa dal sindaco, Virginio Merola. La città infatti non era inclusa tra le aree dove tale misura è stata imposta dal Dpcm dell'8 marzo, ma il primo cittadino ha deciso, comunque, di attivarla ed è contenuta nell'ordinanza emessa il 9 marzo. Scarica il testo del Dpcm 8 marzo 2020

Hunu Cup, la tazza ripiegabile e sostenibile che sta in tasca

Hunnu Cup non teme le alte temperature

La riduzione dei rifiuti è un’urgenza a livello mondiale; dati di un recente rapporto della Banca Mondiale (WB) indicano che, senza un’azione urgente, nel 2050 i rifiuti nel mondo aumenteranno del 70% rispetto ai livelli attuali. Molti locali si organizzano per il servizio d’asporto con bicchieri di carta che non sempre sono riciclabili al 100%. Frattanto l’utilizzo delle tazze riutilizzabili stenta a decollare anche a causa delle loro dimensioni che le Hunu Cup sta in tascarendono poco pratiche e del rischio di rilascio di liquido nella borsa o in tasca. A dare un contributo alla riduzione dell’impatto ambientale con un contenitore pratico e sicuro ci ha pensato la start up londinese Hunu, composta da due giovani, Vince Dickson e Megan Williams, che hanno messo a punto il progetto progetto Hunu Cup, “la tazza riutilizzabile che sta nella tua tasca”. Il progetto ha preso il via con una raccolta fondi sul sito Kickstarter che si è chiusa con il largo superamento dell’obiettivo iniziale (2500 £) raggiungendo la somma di 214.216 sterline. L’intera progettazione ha richiesto un anno e ha preso il via con la ricerca del materiale per il quale è stato scelto il silicone, certificato Lfgb e Fda, completamente atossico. Si tratta di un materiale molto resistente che sopporta senza problemi le temperature estreme e non fa leva su sostanze chimiche tossiche; è resistente agli odori e facile pulire. Infine, è abbastanza flessibile da piegarsi facilmente ma al contempo forte, così da formare una tazza robusta e sicura una volta aperta; è inoltre facile da lavare e si può porre in lavastoviglie. Ha contribuito alla sua messa a punto Morrama, uno studio di design con sede a Londra, che ha ha curato l’aspetto finale del prodotto che ha una capienza è di 240 ml, pesa meno di 100 gr e una Hunnu Cup, la capienzavolta chiuso ha uno spessore di 2 centimetri. Il coperchio rimovibile ha un foro che si sigilla ermeticamente per assicurare nessun rischio di perdita, tramite una fascia che avvolge il bicchiere ripiegato e funge da isolante durante il consumo. L’inizio della produzione è prevista per il mese di marzo ed entro giugno 2020 verranno completati e spediti tutti gli ordini ricevuti sino ad ora. La tazza è disponibile in 3 colori, carbone, verde salvia e grigio caldo, in confezioni da 1, 2, 5 e 10 pezzi; l’imballaggio è privo di plastica e realizzato con materiali riciclati.

#milanononsiferma

Rossella De Stefano, direttrice di Bargiornale

“La peste che il tribunale della sanità aveva temuto che potesse entrar con le bande alemanne nel milanese, c’era entrata davvero, come è noto; ed è noto parimente che non si fermò qui, ma invase e spopolò una buona parte d’Italia”. Sono le parole che aprono il capitolo 31 dei Promessi Sposi, capitolo che insieme al successivo è interamente dedicato all’epidemia di peste che colpì Milano nel 1630. Così Domenico Squillace, preside del liceo Volta di Milano, scrive in una lettera ai suoi ragazzi in risposta all’emergenza Coronavirus che ha travolto l’Italia tutta, e Milano in particolare, l’ultima settimana di febbraio. “Dentro quelle pagine - scrive Squillace - c’è già tutto, lo scontro violento tra le autorità, la ricerca spasmodica del cosiddetto paziente zero, il disprezzo per gli esperti, la caccia agli untori, i rimedi più assurdi, la razzia dei beni di prima necessità”.

Come a dire: niente di nuovo sotto il sole. Così l’epidemia di Covid-19 e la generale psicosi che ha generato ha quasi rischiato di paralizzare la vita quotidiana del capoluogo lombardo, con la chiusura forzata dei locali dopo le 18. La Fipe ha stimato un calo dei fatturati con punte fino all’80% fra restrizioni, crollo del flusso turistico e della domanda di consumi alimentari fuori casa. Ma Milano ha reagito: la bar industry meneghina ha fatto sistema, dando prova di grande senso civico.

Bargiornale marzo 2020Alla Milano che non si ferma abbiamo voluto rendere omaggio, celebrando nelle pagine di Bargiornale due icone, due locali storici come il Bar Basso e il Camparino in Galleria. Ora sta alle istituzioni adottare degli strumenti che possano aiutare il settore a ripartire più in fretta possibile. In gioco c’è l’attrattività turistica italiana, non solo milanese. #forzamilano #keepmilanoalive

Leggi l'articolo del tecnologo alimentare sulle precauzioni da adottare (e quelle inutili)

Leggi l'articolo dell'esperto di comunicazione su come garantire se stessi e i clienti

Un inno alla vita nel nuovo menu del Coccio di Roma

Da sinistra, Alessio Valloni, socio e proprietario con Dario Gioco, bar manager e partner. A destra, Gabriele Tomassetti, chef e responsabile del reparto food
Da sin. Alessio Valloni, socio e proprietario con Dario Gioco, bar manager e partner. A destra, Gabriele Tomassetti, chef e responsabile del reparto food
Abbracciami, Portami al Cinema, Le Domeniche a Fregene, Al Pratone di Villa Ada, Le Partite allo Stadio, Sabato Sera al Piper. Sono i nomi di alcuni tra i drink proposti da Coccio - Mangia e Bevi di Roma. Un menu che conserva la speranza di un ritorno alla vita di tutti i giorni. Lo hanno progettato i quattro soci: Dario Gioco (bartender), Alessio Valloni, Flavio Gianini e Valerio Agamennone

 

 

Nel quartiere di Montesacro a Roma ha aperto “Coccio – Mangia e Bevi”. Tra gli artefici di questo nuovo progetto c’è Dario Gioco, trentenne romano, con la passione per la botanica, la cucina, il rugby. Altro elemento che da tempo che distingue l’attività di Gioco è il sostegno all’ambiente, alla produzione circolare e alla cultura dello zero-sprechi. Un argomento di cui abbiamo parlato a lungo in questa intervista.

Dario Gioco - ex Core Bistrot, The Black Rabbit Speakeasy, Club Spirito e Voia Art Gallery Food and Drink, si lancia nell'avventura imprenditoriale, aprendo Coccio - Mangia e Bevi con i soci Alessio Valloni, Flavio Gianini e Valerio Agamennone (proprietari di Vinea).

Attualmente il locale, che si articola su una superficie di 70 mq, ha 20 coperti outdoor e 20 coperti indoor tutti gestiti nell’attento e scrupoloso rispetto delle normative anti-Covid. Il locale, situato in viale Gottardo 35/37, propone una formula che unisce cocktail bar e cucina. I piatti prososti dachef Gabriele Tomassetti di Coccio – Mangia e Bevi sono essenzialmente di quattro generi. Ci sono i tradizionali come la lasagna con il ragù della nonna e il baccalà mantecato; quelli per golosi (con specialità come pulled pork con verza croccante), quelli per chi ama una cucina leggera, ma saporita (tartare di manzo con cipolla caramellata e senape o tartare di salmone con avocado e glassa di soia) e quelli che scuotono la libido come Tiramisù de Coccio, Cheesecake de Coccio e Brownie di Bulbia. Il prezzo medio per la cucina va dai 15 ai 25 euro. Con portate che vengono servite sia in porzione intera sia ridotta.

Viva la Vita

La drink list di Coccio - Mangia e Bevi– spiega Dario Gioco - è stata concepita per creare un ponte tra passato, presente e futuro, con la speranza di tornare alle nostre normali abitudini. La lista si apre, in alto a sinistra, con la sezione da Bere Prima di Cena. Una selezione di drink pop che sicuramente ha tutti i numeri per essere tra le più apprezzate. Ci sono varie scelte sugli Spritz (con Aperol, Campari, Cynar, in versione Hugo, con rabarbaro e Amaro Montenegro), lo Spritz Veneziano (Select, Prosecco, soda, oliva verde), Italicus Cup (Italicus rosolio di bergamotto, pompelmo rosa, sale, soda); Il Monte Sour, il Gottardo Spritz che unisce Campari, limoncello, zucchero agli agrumi e limoncello.

La sezione Viva la Vita ha come sottotitolo un messaggio rivolto a tutti noi: bartender, professionisti del settore, clienti occasionali o habitué che dice: “Dedichiamo questa drink list a tutto quello che speriamo torni presto a far parte della nostra vita. Un invito a non mollare”. In questo spazio si possono trovare Abbracciami (twist sul Pornstar Martini), Portami al Cinema (Whiskey Sour Fizz), Le Domeniche a Fregene (Mezcal Sour), Al Pratone di Villa Ada (un floreale Gin Sour), Le Partite allo Stadio (Old Fashioned), Sabato Sera al Piper (Vodka Lemon), Festeggiare Compleanni, I Festival e i Concerti (Negroni con spuma di birra e Campari profumato all’ananas).

Engine corre al Motomondiale con MV Augusta Forward Racing Team

Engine

Engine, il gin italiano 100 % biologico, scende in pista nel Motomondiale. Il brand ha infatti siglato un accordo di sponsorizzazione con MV Augusta Forward Racing Team, e il suo marchio sarà visibile su moto, tute dei piloti, gli italiani Stefano Manzi, cadetto della VR|46 Riders Academy, alla sua terza stagione con il team, e Simone Corsi, pilota poliziotto delle Fiamme Oro, mezzi tecnici, box, hospitality e sull’abbigliamento ufficiale della squadra italo-svizzera. L’esordio in gara per Engine sarà domenica 8 marzo, sulla pista del Losail International Circuit, in Qatar, per la prima corsa della stagione 2020.

Engine Gin MotomondialeLa partnership con il team MV Augusta Forward-Racing, tra l’altro la prima di un brand italiano di gin nel Motomondiale, costituisce una mossa di comunicazione naturale per Engine, premiato con il Barawards Innovazione dell’anno 2019 di Bargiornale nella categoria Superalcolici.

Questo gin è infatti nato dalle due passioni del suo fondatore, l’imprenditore e consulente del settore degli spirit e della moda Paolo Dalla Mora, quella per la tradizione liquoristica italiana e per i motori. Un legame quello con il mondo dei motori attorno al quale è stata costruita tutta l’immagine del prodotto, a partire dal suo nome che, appunto, significa “motore”, per continuare con il pack: non una classica bottiglia ma una vera e propria tanica di latta da 500 ml, con tappo a vite, che evoca l’iconico contenitore per l’olio delle macchine o per la miscela dei mitici “due ruote” quali la Vespa, il Ciao, il Sì, arricchito inoltre di dettagli che sono un tributo al mondo delle auto, come la spia dei vecchi Land Rover racchiusa dentro uno scudo d’oro e il numero 01 che richiama le auto da corsa e la mitica Lancia Delta S4.

Engine MotomondialeAlla tradizione italiana degli spirit, e più in particolare piemontese, Engine rende omaggio invece con la sua formula, che si richiama a quella dei rosoli, cordiali e liquori realizzati a base di salvia e limone, riattualizzandola in “versione sprint”. Non a caso la salvia ligure e le scorze di limone della Costiera amalfitana sono le botaniche caratterizzanti di questo gin, che vanno a unirsi ad altri ingredienti, sempre rigorosamente bio da filiera controllata e di provenienza italiana, quali alcool da grano tenero, bacche di ginepro, radici di liquirizia, rosa damascena e acqua delle Alpi. Ingredienti che vengono lavorati artigianalmente dai mastri distillatori in un laboratorio in Alta Langa, dove Engine (alc 42% in vol) viene prodotto in piccoli lotti, con una distillazione sottovuoto a bassissime temperature e, infine, imbottigliato a mano, e che lo rendono una delle eccellenze del made in Italy.

Amore per il made in Italy che troviamo anche nel Team Forward Racing, fondato nel 2009 da Giovanni Cuzari, che dallo scorso anno ha stretto una collaborazione con MV Augusta che ha riportato in pista il leggendario marchio italiano.

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