Coronavirus: cosa è fondamentale fare al bar (e cosa invece non serve)

Le regole del tecnologo alimentare Carmine Milone: far stare a casa i dipendenti malati, lavarsi le mani spesso, sanificare bene utensili e superfici, sanificare tavoli e menu e invitare i clienti a lavarsi le mani

coronavirus

Il settore dei pubblici esercizi affronta un momento di grandissima difficoltà per le restrizioni di orario e il panico scatenato dal focolaio italiano di Coronavirus. Vale la pena ricordare che, al di là delle forti restrizioni in diverse province, restano delle finestre di funzionamento e di contatto con i clienti.

Fondamentale è mantenere e far mantenere la distanza di sicurezza: recita il Dpcm 8 marzo 2020, all'articolo 2: «obbligo, a carico del gestore, di far rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, con sanzione della sospensione dell’attività in caso di violazione».

Far stare a casa i dipendenti malati

Oltre al rispetto di tale obbligo, è bene applicare tutte le buone pratiche necessarie a garantire la massima tutela per clienti e dipendenti. Come si minimizza il rischio di contagio? Bargiornale lo ha chiesto a Carmine F. Milone, tecnologo alimentare di GoodFood consulting e consulente in materia di sicurezza alimentare.

«Il settore alimentare ha già delle norme igienico-sanitarie sufficienti a contenere anche questo ulteriore pericolo per il consumatore: il coronavirus - spiega Milone -. Per dare supporto operativo ai ristoratori che in questi giorni rimangono aperti è bene ricordare alcuni punti essenziali. Primo, non far lavorare dipendenti che presentano sintomi di malattie respiratorie, come tosse o difficoltà respiratorie».

Le mascherine? Servono solo a chi è malato

Le indicazioni date alla popolazione dalle autorità sanitarie vanno seguite, e questo vale anche per le “famigerate” mascherine: «Bisogna usare la mascherina in cucina, o in sala, al bar o in genere durante il servizio? No. La mascherina serve solo a chi è malato, per evitare di diffondere un eventuale contagio. Se si hanno sintomi da malattie respiratorie, il soggetto semplicemente non deve lavorare. Per tutti i soggetti sani, è inutile assecondare la corsa alle mascherine».

Più attenzione all'igiene personale

Massimo rigore per l’igiene del personale: «Per il personale di cucina, lavarsi le mani spesso e in particolare a ogni cambio lavorazione. Per quello di sala: igienizzarsi le mani dopo aver maneggiato denaro o prima di ogni contato con gli alimenti». Pulire e sanificare a fondo gli ambienti dovrebbe essere la regola. «Importantissimo, mai come in una situazione di emergenza sanitaria, sanificare (con detersione e accurata disinfezione) gli utensili e le superfici, sia in cucina che in sala».

Sanificare tavoli e menu

In sala, vista la differente tipologia di utenza, sarebbe ottimale sanificare il tavolo ad ogni cambio utenza, con grande attenzione ai menu e ai contenitori per condimenti che sono sempre presenti sui tavoli stessi e vengono toccati da diversi clienti. Su questi ultimi è possibile usare salviettine igienizzanti o soluzioni idroalcoliche in gel».

Invitare i clienti a lavarsi le mani

Idea in più: perché non sfruttare l’occasione per mostrarsi pro-attivi? «Si possono invitare i clienti a lavarsi le mani in bagno mentre li si fa accomodare o mentre si prende l'ordinazione; in alternativa offrire loro una soluzione idroalcolica in gel per igienizzarsi le mani».

Ricordiamoci che questo virus si trasmette per via aerea, esattamente come quello dell’influenza o del raffreddore. «Come riportato dall'Istituto superiore di sanità, questo virus non si trasmette per via alimentare. Bene preoccuparsi di una corretta aerazione dei locali – ed è una buona idea approfittare delle ore di chiusura forzata per sostituire i filtri del sistema di aerazione o del condizionatore».

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