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Stravecchio Branca XO, una nuova eccellenza da casa Branca

Stravecchio Branca XO

Si amplia la famiglia le eccellenze di Fratelli Branca Distillerie. L’ultimo nato della casa milanese è Stravecchio Branca XO, un brandy premium dal lungo invecchiamento dove la perizia nell’arte distillatoria e nell’affinamento dei distillati dell’azienda trova una nuova espressione.

Il nuovo prodotto nasce infatti dall’armonica unione di acquaviti a loro volta ottenute dalla distillazione di pregiati vini italiani, arricchite con preziose selezioni artigianali invecchiate fino a 20 anni. Acquaviti lasciate prima riposare in botti di rovere e, successivamente, a invecchiare all’interno della Botte Madre, che con una capacità di oltre 83.000 litri è una delle più maestose botti d'Europa, custodita nella storica sede dell’azienda, in via Resegone a Milano. Un secondo passaggio decisivo per consentire che tutte le componenti del brandy si arricchiscano e armonizzino lentamente, regalandogli il suo carattere elegante ed equilibrato, la straordinaria complessità gustativa e la particolare persistenza aromatica.

Dal colore ambrato e di fieno maturo con guizzi dorati, Stravecchio Branca XO (alc. 38% in vol) si caratterizza per il suo bouquet ampio e avvolgente, che al primo impatto accarezza il naso con profumi di fiori da frutto a polpa gialla, pesca e albicocca e lieviti, subito pervasi da una nota di ciliegia. Un’esperienza impreziosita dalle note legnose e di tabacco che fanno emergere la lunga maturazione nelle botti, per un finale esaltato da leggere note di cacao, vaniglia e fiori di tiglio selvatico. Al palato sorprende per la profonda struttura e corpo delle uve, l’ottima mineralità e acidità, perfettamente bilanciate, creando una piacevole astringenza. Morbido e setoso, grazie alle avvolgenti note di cioccolato fondente e uva sultanina, si chiude con un lungo finale speziato, accompagnato da note di marmellata amara di agrumi e frutta candita e una leggera nota di gusci di mandorle tostate.

Un prodotto, insomma, di grande complessità, da fare apprezzare al meglio servendolo liscio, ma che si presta anche ala miscelazione per la preparazione di grandi classici come il Brandy Crusta, il Sidecar e il Between the Sheets.

A sottolineare l’alto posizionamento del prodotto anche il pack, una bottiglia da 70 cl dal taglio contemporaneo, che ne esprime tutta l'eleganza, con un’etichetta dorata che richiama il colore del distillato, sulla quale campeggia la sigla “XO”. Bottiglia che in occasione delle festività natalizie sarà disponibile anche con uno speciale giftbox.

Sisal lancia MySisal: la nuova offerta di servizi per le ricevitorie

Sisal_MySisal

Potenziare l’attrattività del punto vendita, aumentandone le possibilità di business, e migliorare la qualità di vita del titolare e dei suoi familiari. È con questo obiettivo che Sisal ha lanciato MySisal, un nuovo progetto a supporto di bar, tabacchi ed edicole caratterizzato da un ricco portafoglio di servizi studiati su misura per i rivenditori.

Studiato nell’ambito della recente gara per la concessione del SuperEnalotto e degli altri giochi numerici, che l’azienda si è aggiudicata, il progetto nasce per permettere a Sisal di consolidare il valore della propria rete, selezionando e qualificando i propri partner commerciali e, al tempo stesso, offrire ai rivenditori nuove possibilità per migliorare il loro approccio al mercato. Un ulteriore investimento che conferma l’impegno dell’azienda a favore della crescita dei suoi partner, non solo attraverso la propria gamma di prodotti. Da sempre, infatti, Sisal dedica risorse per garantire una rete sempre all’avanguardia, attraverso programmi di formazione, coinvolgimento e visibilità per i propri ricevitori, che in passato sono stati anche protagonisti della campagna pubblicitaria per il Nuovo SuperEnalotto.

In questi mesi è partita una nuova fase, con la definizione di una nuova rete di ricevitorie, fase della quale il programma MySisal è parte integrante, con oltre 4.000 rivenditori che vi hanno già aderito a conferma della validità e della convenienza della proposta.

Più nello specifico, il progetto MySisal tocca tre aree di interesse, individuate sulla base dell’ascolto delle necessità dei rivenditori, con un’offerta di servizi ad hoc: My Customer, My Business, My Life.

My Customer punta ad aumentare i clienti e il traffico presso il punto vendita, attraverso l’esclusiva territoriale, la visibilità sui siti del Gruppo (mediante la funzione storelocator, che consente di trovare il punto vendita più vicino all’utente) e con pagine dedicate sul web. Inoltre, i rivenditori potranno anche richiedere materiali di marketing per il proprio punto di vendita, riceverli a domicilio e allestire il proprio locale per promozioni e iniziative in-store per le attività differenti dalla raccolta del gioco.

My Business è stato invece pensato per incrementare i ricavi della ricevitoria. Ciò, grazie alla copertura degli oneri relativi alla garanzia finanziaria e tecnologica legata alla concessione per il SuperEnalotto e agli altri giochi numerici e a un’assicurazione che copre le principali necessità del punto vendita.

Infine, il servizio My Life, studiato migliorare la vita privata degli esercenti e delle loro famiglie, grazie a una polizza sanitaria che consente loro di dedicarsi con serenità alla propria attività. Il servizio include anche l’opportunità di vivere un’esperienza unica per il proprio tempo libero, con momenti di intrattenimento, occasioni di crescita culturale e diversi altri benefit personali.

Per conoscere le modalità di adesione, è stato attivato il numero verde 800 778866 (digitare l’opzione 3).

L’iniziativa MySisal si inserisce nella strategia di sviluppo del business Giochi Numerici, che ha visto Sisal aggiudicarsi la concessione in Italia per altri nove anni, e avviare un’importante espansione internazionale. Il Gruppo ha infatti intrapreso un percorso di internazionalizzazione, rendendo la business purpose sempre più competitiva anche nei mercati esteri. Lo scorso anno Sisal si è aggiudicata la gara indetta dalla Société de Gestion de la Loterie Nationale del Marocco: partita ufficialmente il primo gennaio di quest’anno, la concessione prevede la gestione delle Lotterie Nazionali per una durata di 9 anni. Da quest’anno, inoltre, Sisal è presente anche in Spagna, grazie alla licenza, della durata di 5 anni, conseguita sul mercato del gioco online, mentre di recente ha ottenuto un contratto decennale per la gestione e lo sviluppo di un sistema giochi in Turchia.

Apre RetroVino, l’enoteca di RetroBottega

Dopo il restyling del ristorante e l’inaugurazione del pastificio RetroPasta, operativo anche a pranzo, Alessandro Miocchi e Giuseppe Lo Giudice aprono RetroVino. Enoteca romana con 400 etichette

RetroBottega uno e trino. Il ristorante-bistrot di Alessandro Miocchi e Giuseppe Lo Giudice aggiunge un nuovo tassello alla sua già variegata proposta, con la recente apertura di RetroVino, che segue quella del pastificio Retropasta. Miocchi e Lo Giudice sono due bravi chef con esperienze stellate che hanno deciso di mettersi in proprio, rivoluzionando il panorama gastronomico romano e dando la spinta, o meglio lo stimolo, a più di un loro collega a fare altrettanto. Forti del successo dell’indirizzo di via della Stelletta, in pieno centro storico, hanno iniziato a colonizzare pian piano gli spazi attigui. Il risultato è stato un allargamento di RetroBottega (senza aumentare i coperti), a cui si è aggiunto il pastificio RetroPasta, dove da inizio ottobre la clientela può godersi una succulenta pausa pranzo.

  • “Altro…”

    Infine, l’ultimo nato è RetroVino, il cui ingresso è alle spalle, in via D’Ascanio. Un tavolo sociale da 14 coperti, scaffali con bottiglie tutti intorno e una carta di vini “intelligenti”, scelti soprattutto dai piccoli produttori. Di fatto è un’enoteca dove si può bere in loco oppure acquistare una delle circa 400 etichette a disposizione. Importante lo spazio dedicato alla mescita, che sarà più ampia di quella del ristorante. Ad accompagnare il vino per chi si ferma, le selezioni di salumi e formaggi, pane fatto in casa, i sott’oli fatti dagli stessi chef, piatti “tiepidi” e di veloce assemblaggio come il pastrami e le “misticanze”, ovvero le insalate selvatiche raccolte dalla stessa squadra di Retrobottega, con l’aiuto di un etnobotanico. A.T.

Knam e Vivalda esaltano il caffè Lavazza

TORTA AL CAFFE' MODERNA KNAM
La torta al caffè moderna di Ernst Knam, ideata per Lavazza

Con il Natale alle porte, Lavazza quest'anno può vantare collaborazioni con due importantissimi chef, due firme della pasticceria: Ernst Knam e lo chef del ristorante 2 stelle Michelin Antica Corona Reale (a Cervere, Cuneo) Gian Piero Vivalda. Al centro delle creazioni dei due chef-pasticceri - Brand Ambassador dell’azienda- c'è il caffè Lavazza Qualità Oro, iconica miscela Lavazza che è divetnato il fulcro di una torta e di un lievitato molto speciale.

TORTA AL CAFFE' MODERNA KNAM
La torta al caffè moderna di Ernst Knam, ideata per Lavazza

La torta moderna di Knam

Ernst Knam, pluripremiato maestro della pasticceria e titolare del locale che porta il suo nome in via Anfossi a Milano, ha ideato una torta al caffè moderna, nella quale il cioccolato si combina alle note aromatiche del caffè Lavazza Qualità Oro Caffè d’Altura. È un sablè breton con mascarpone cake, ganache al caffè montata e bignè, ganache al cioccolato fondente e glassa al cioccolato al latte.

NUVOLA REALE ATELIEREALE
La Nuvola Reale d'autunno di Gian Piero Vivalda

La Nuvola d'autunno di Vivalda

La Nuvola, invece, è un lievitato di media pezzatura (600 g) che lo chef Gian Piero Vivalda ha chiamato così perché richiama immediatamente l'idea della leggerezza e dell'ora della merenda. Sì, perché questo dolce dall'impasto simile a quello del panettone è nato proprio per occasioni di consumo extra rispetto alle tradizionali ricorrenze natalizie. Infatti, il laboratorio di pasticceria annesso al ristorante bistellato di Cervere produce una versione della Nuvola per ogni stagione. Per la Nuvola autunnale, al secondo impasto, si aggiungono qualche grammo di polvere di caffè macinato Lavazza Qualità Oro, pompelmo rosa candito tagliato a julienne e cioccolato fondente 56%. Una combinazione ardita, ma di grande efficacia per il prodotto simbolo del laboratorio di pasticceria di Vivalda, AtelieReale, aperto tre anni fa e dedicato proprio alla produzione di dolci lievitati - tra i quali spicca proprio la Nuvola -, pane e grissini stirati a mano.

Da Affini a Torino le masterclass sulla mixology di Jordy Di Leone

Jordy Di Leone

Assenzio e caffè. Saranno questi gli ingredienti protagonisti delle masterclass sulla miscelazione, gratuite, di Jordy Di Leone (nella foto in apertura), in programma a Torino presso Affini Rivendita1 e Rivendita2, i cocktail e tapas bar nati da un’idea dell’imprenditore Davide Pinto.

Nelle due masterclass il bartender romano, patron del Botaniko, cocktail bar della capitale interamente dedicato alle spezie, illustrerà alcuni concetti alla base della sua mixology, nella quale fa ampio uso di tecniche della caffetteria, come aeropress, syphoon, French press, per la creazione di cocktail. Concetti al centro anche del suo corso Miscelazionetostata, (fra spezie ed infusi), con il quale sta girando la Penisola, e dove Di Leone ha concentrato le sue esperienze di bartender, di barista e quelle fatte nel mondo della ristorazione, e dove i drink creati con i macchinari di caffetteria vengono accostati alla pasticceria.

Affini Rivendita1
Il cocktail e tapas bar Affini Rivendita1

Più nello specifico, la masterclass di venerdì 22, presso Affini Rivendita 1 (ore 15), sarà focalizzata su Xenta Absenta, l'assenzio ultimo nato di casa Xenta, frutto della collaborazione tra il bartender e Dennis Muni, master distiller di Torino distillati. Un prodotto realizzato con 10 diverse botaniche e dal carattere forte (alc70% in vol) e particolarmente speziato, pensato appositamente per la creazione di drink. Nel corso della lezione, che ripercorrerà anche la storia e gli utilizzi della pianta, ampio spazio sarà dedicato all’impiego del nuovo prodotto in miscelazione, da quella classica fino a quella tiki e tropicale, con l'utilizzo degli strumenti “prestati” dalla caffetteria per realizzare estrazioni di spezie tramite alcol, come un’estrazione di assenzio con tè chai masala fatta con il syphoon. A seguire (18.30), Di Leone affiancherà al banco l’head barman di Affini Michele Marzella (nella foto qui sotto), per miscelare cocktail sempre a base Xenta, abbinati a tapas studiate appositamente dallo chef del locale Niccolò Tealdi.

Michele Marzella AffiniLa masterclass di sabato 23, che si terrà invece da Affini Rivendita2 (14.30), avrà come grande protagonista il caffè e il suo impiego in mixology.
Anche in questo caso non mancherà una proposta di ricette realizzate con estrazioni alcoliche fatte con le attrezzature di caffetteria. L’evento si concluderà con una creativa sessione di mixology con il caffè protagonista, con Jordy Di Leone di nuovo dietro il bancone affiancato da Michele Marzella.

Come partecipare

La masterclass sull’assenzio si svolgerà venerdì 22 novembre presso Affini Rivendita 1, in Via Belfiore 16, a Torino, con inizio alle 15. La partecipazione è gratuita, ma occorre prenotarsi telefonando al numero 011 024 0162.

Gratuita, ma occorre prenotarsi al numero 011 024 3170, anche la masterclass sul caffè, che si terrà sabato 23 da Affini Rivendita2, in Piazza della Repubblica 3, con inizio alle 14.30.

La cultura del caffè passa da Sca Italy al Gourmet Food Festival

Gourmet locandina

Dal 22 al 24 novembre, all’interno dello spazio espositivo del Lingotto Fiere di Torino, si svolge il Gourmet Food Festival, il salone dedicato al mondo del food & beverage nato con l’obiettivo di promuovere e raccontare il rapporto fra gastronomia e territorio attraverso due denominatori comuni: qualità ed eccellenza.

Partner dell’evento è Sca Italy, che attraverso laboratori, degustazioni e workshop mira ad avvicinare gli operatori dell’horeca e il grande pubblico al caffè di qualità. L’Associazione gestisce due aree: la prima (G05-G07) propone un banco di degustazione gratuito in cui coinvolge i visitatori in un assaggio alla cieca di due espressi: uno è una miscela specialty, l’altro commerciale. Il pubblico ha così modo di sperimentare, mettere alla prova i propri sensi, valutando in autonomia il grado di piacevolezza delle due tazze. Dopo l’assaggio vengono svelate le identità dei caffè: provenienza, tipologia e origine di caffè, lavorazione, grado e data di tostatura. Un’esperienza utile al consumatore per acquisire una maggiore consapevolezza della qualità del caffè e dell'importanza di tutta la sua filiera. I dati raccolti, inoltre, forniranno una preziosa fotografia della percezione dell'utente medio sull'espresso che potrà essere utilizzata per migliorare i contenuti e i metodi divulgativi dell’associazione.

Manuela Fensore
Manuela Fensore

La seconda area - Sala Shaker, dedicata agli operatori del settore, è allestita con postazioni di lavoro e sedute per il pubblico per ospitare masterclass specifiche. Durante la tre giorni, infatti, si sussegue una serie di appuntamenti dedicati al mondo caffè con approfondimenti sulla Latte Art con la campionessa del mondo in carica Manuela Fensore, sulla mixology con il pluricampione italiano di Coffee in Good Spirits Francesco Corona, sulla moka e sulla pulizia delle attrezzature.

Francesco Corona
Francesco Corona

Contribuiscono inoltre ad animare i workshop Fabio Verona responsabile qualità e formazione di Caffè Costadoro (che fornisce il caffè e la logistica) con due workshop sulla preparazione corretta della moka, Andrea Antonelli, brand ambassador di pulyCAFF (presente con i suoi prodotti per la pulizia) con interventi sulla manutenzione delle macchine per la trasformazione del caffè e Giuseppe Musiu. Offrono inoltre il loro contributo per la buona riuscita della tre-giorni Dalla Corte con macchine espresso e i macinini, Brita Italia con addolcitori e attrezzature inerenti l’acqua, E&B Lab con moka e filtri. Di seguito il programma completo.

22 novembre:

  • 15,00-16,00: Pulito vs Sporco. A casa come al bar, trucchi e consigli per ottenere il massimo dal nostro caffè. A cura di Andrea Antonelli e di pulyCAFF
  • 19,30-21,30: Coffee in Good Spirits. Assaggio di cocktail preparati con la tecnica del Coffee in Good Spirits. A cura di Francesco Corona, pluricampione italiano.

23 novembre:

  • 10,30-12,30: Come preparare la moka perfetta! Preziosi consigli su come preparare la moka perfetta con degustazione di caffè di ottima qualità. Con Fabio Verona di Caffè Costadoro.
  • 14,00-15,30: Latte art: l’arte di decorare i cappuccini. Dimostrazione gratuita di come servire un cappuccino decorato in latte art tenuta da Manuela Fensore, campionessa mondiale in carica.

24 novembre:

  • 10,00-12,00: Latte art: l’arte di decorare i cappuccini. Dimostrazione gratuita di come servire un cappuccino decorato in latte art, con Giuseppe Musiu.
  • 14,30-15,00: Come preparare la moka perfetta! Preziosi consigli su come preparare la moka perfetta con degustazione di caffè di ottima qualità, con Fabio Verona di Caffè Costadoro.

Blue Lounge di Genova: classici vs twist alla ligure

Blue Lounge Melià Genova
Al Blue Lounge del Melià di Genova una lista coraggiosa omaggia gli assi della miscelazione e propone tre tipologie di servizio per il Martini

È disposto come una L: la gamba corta per la sala bar, l’asta più lunga per il ristorante. Nel mezzo, a mezzaluna, il bancone in legno, caldo, scenografico, con le bottiglie a creare una quinta di spirits, appena alle spalle. In un albergo a cinque stelle si pretende eleganza, e il Blue Lounge, il bar & restaurant del Meliá di Genova, non ne difetta. Siamo in via Corsica, zona borghese della città, fuori dalle rotte turistiche ma prossima a tutto.
Qui passano turisti, certo, ma soprattutto imprenditori: shipping, broker, finanza, il mondo degli affari. Se la vetrata che dà sulle porte girevoli d’ingresso regala l’idea del movimento, il bar d’albergo è un angolo a sé, una sorta di bolla dove tutto sembra immobile, aristocraticamente fuori dalle mode. Qui lavora un bravo barman, Gabriele Fantino, classe 1991, che senza svolazzi pindarici ha costruito una drink list d’indubbio interesse. «La carta attuale è la seconda release di una precedente - spiega Fantino - dove abbiamo voluto inserire cocktail più o meno classici, ognuno con uno storytelling e un twist elaborato da noi. Con questa iniziativa abbiamo alzato l’asticella».

Classici vs twist

La carta si chiama “The Rivals”. Classici vs twist. Un modo per offrire al cliente abituale rotte conosciute e magari accompagnarlo verso paesaggi inconsueti. Una buona idea in un luogo dove la clientela è costituita in maggioranza (70%) da clienti d’albergo, perlopiù stranieri, in cerca di comfort e sicurezze. «Ma la catena non ci impone particolari protocolli - confida Fantino - se non un’attenzione al servizio che deve essere da cinque stelle e che mette al centro di tutto il cliente. Anche catene così grosse hanno infatti compreso quanto sia importante costruire un’offerta bilanciata su misura sull’effettiva clientela che un albergo attrae. Nel nostro caso il concetto di regionalità è molto forte. Nel buffet della colazione, ad esempio, c’è un corner ligure, con focaccia tipica, torte salate, yogurt e formaggi della Val d’Aveto (vallata dell’entroterra genovese, ndr), salumi locali».
Un concetto che ritorna nei cocktail. Prendiamo il The Fisherman’s Ukulele, twist del classico Zombie: troviamo una grappa al Vermentino, il Liquore Persichetto di un produttore ligure (Lunae Bosoni), l’Amaro Santa Maria al Monte (icona genovese, anche se di proprietà Caffo), fino a un brandy italiano. Un tiki dal taglio ligure-italiano, il più possibile.

Tre tipologie di servizio sul Martini

Dall’altalena tra classici e twist, esce fuori una carta variegata. La scelta dei cocktail base non è priva di coraggio. Classicissimi old style come Corpse reviver no.2, Hanky Panky e il Sazerac trovano spazio a fianco di evergreen come Daiquiri e Mint Julep, a new classic come il Penicillin e il Tommy’s Margarita e a drink mainstream come il Moscow Mule. Al Negroni, per i 100 anni del Conte, sono dedicati addirittura 4 twist, tra cui l’interessante Don The Beach Conte, versione decisamente tiki (Sailor Jerry Rum, Plantation Pineapple Rum, Vermouth Cocchi, Aperol infuso al cocco, Angostura Bitters, crusta al cocco e arancia amara). Ovviamente un bar così è il luogo perfetto dove azzardarsi a ordinare un Martini. «Abbiamo tre tipologie di servizio. Un servizio build up con vodka o gin ghiacciato in coppetta e nebulizzazione di mix di vermouth. La seconda in mixing glass e se lo chiedono molto dry procediamo anche con lo shaker». Gin e vodka sempre in freezer, così come le coppette, e come garnish a scelta peel di oliva o limone: la classicità.
Ed eleganza è la parola chiave delle garnish. «Le nostre sono decorazioni minimaliste, mai pacchiane. Ogni cocktail ha la sua garnish, può essere  una semplice peel ritagliata di arancia o limone, o un frutto essiccato: l’ananas per l’Espresso Mar’tiki o caramelle di zenzero per La Medicina de Los Mariachi, che è il nostro twist del Penicillin».La bottigliera è compatta. «La nostra scelta è di avere poche bottiglie, ma che possano coprire un’ampia varietà. Non vogliamo prodotti simili, ma ciascuno con una propria identità. Abbiamo 15 gin, tutti diversi tra loro. Stessa cosa vale per i rum. E così per whisky, vodka e altri distillati. Ad esempio, nel mondo dell’agave, abbiamo quattro Tequila (due blanco, un anejo, un reposado) e due mezcal (un reposado e un joven). Piuttosto che proporre un altro brand di Tequila, abbiamo inserito prodotti diversi come il sotol e il raicilla». Pochi gli homemade, anche se in crescita. Il più particolare è forse lo sciroppo di zucchero al jerk usato per il twist del Daiquiri. È il Buffalo Soldier (rum Appleton Estate 12 years, Pimento dram, succo di lime, sciroppo di zucchero al Jerk), unico cocktail che subisce un processo di affumicatura (con foglie di tabacco e legno di limone, per un risultato fresco e poco aggressivo).

In accompagnamento ai cocktail, è servito un tris all’italiana, composto da patatine, olive taggiasche e mandorle tostate. In orario aperitivo si aggiunge un piattino di appetizer. E chi vuole, può affiancare piatti 24/24 ore (come insalata caprese, cima alla genovese, selezione di salumi o formaggi) o, in orario di cucina, uno starter (jamon serrano, per esempio, o polpo scottato con le patate) o anche un main course.

Da citare, infine, la scelta plastic free, assolutamente di tendenza. «Qui è praticata da un paio di anni, ed è una filosofia sposata appieno dalla catena. Usiamo pochissime cannucce, e solo di metallo o plastica compostabile».

I podcast di Live Victoriously: a colloquio con Patrick Pistolesi del Drink Kong di Roma

Patrick Pistolesi podcast Grey Goose Live Victoriously

È Patrick Pistolesi il protagonista del nuovo podcast di Grey Goose Live Victoriously con le interviste ad alcune stelle del firmamento bartending italiano.

Prosegue con un nuovo incontro dunque nell’affascinante viaggio nel mondo della miscelazione made in Italy, tutto da seguire su bargiornale.it, proposto dall’originale format che, seguendo il tour Grey Goose, fino a fine anno toccherà alcuni dei migliori locali della Penisola. In ogni tappa, il bartender Alex Frezza, oltre a proporre la sua inedita Live Victoriously Drink List, intervista i bartender locali facendosi raccontare le loro storie, come è nata la loro passione per questo lavoro, le idee più innovative e i nuovi trend del bere bene. I podcast delle interviste, dopo ogni serata, vengono caricati sul canale dedicato SoundCloud, fino a comporre, incontro dopo incontro, un inedito puzzle del panorama nazionale della miscelazione.

Viaggio che nella sua decima tappa è approdato a Roma, nel rione Monti, e più nello specifico al Drink Kong, il regno di Patrick Pistolesi. E proprio il bartender e coproprietario del locale si è raccontato nell’intervista ad Alex Frezza. Metà irlandese e metà italiano, 41 anni, più della metà dei quali passati dietro al bancone, Pistolesi ha cominciato la sua carriera lavorando in discoteca, dove ha fatto le sue prime esperienze con la miscelazione. Una rivelazione, che lo ha apportato ad approfondire le sue conoscenze e la sua arte un po’ in giro per tutta Europa e Stati Uniti, facendone uno dei bartender più apprezzati sulla scena italiana e internazionale. Negli ultimi anni è stato bar manager del Caffè Propaganda di Roma, protagonista dell’apertura del primo gin bar d’Italia, The Gin Corner, sempre a Roma, brand ambassador per Schweppes e Jameson Irish Whiskey, e ha collaborato con vari brand di spirit in qualità di drink consultant, attività questa che ancora porta avanti. Lo scorso anno, insieme ad alcuni soci, ha dato vita al Drink Kong, realizzando il sogno di una vita.

In precedenza, il tour Live Victoriously ha fatto tappa all’Octavius Bar di Milano (qui l’intervista al bar manager Francesco Cione), alla Sartoria 33 di Massa (qui l’intervista al bartender e proprietario Marco Macelloni), all’Estremadura Café di Verbania (qui l’intervista alla barlady e proprietaria Cinzia Ferro), all’Hawaiki di Igea Marina (qui l’intervista alla barlady e proprietaria Samantha Migani), al Bar Pietrasantese di Pietrasanta (qui l’intervista con Edoardo Felsini, bar manager del Cobra Food & Drink), a The Spirit di Milano (qui l’intervista all’head bartender Carlo Simbula), al Rita, sempre di Milano (qui l'intervista al bar manager Leonardo Todisco), a L’Antiquario di Napoli (qui l’intervista al cofondatore e bartender Alex Frezza) e al mag cafè di Milano (qui l’intervista con la barlady Camilla Bosatelli).

Ascolta l’intervista a Patrick Pistolesi

 

Il cacao in polvere Van Houten in versione professional

VAN HOUTEN Round Dark Brown
Un prodotto nato dalla creatività di un pasticcere e divenuto fortunatissimo sul mercato del largo consumo: il cacao in polvere. Casparus Van Houten, nel 1828, per primo presentò il brevetto per la spremitura del burro di cacao ottenuto mediante una pressa che lo estraeva dalla polvere o dalla pasta di cacao. Fino ad allora la cioccolata in tazza veniva preparata con cacao tostato e macinato a mano e mescolato poi con lo zucchero. Casparus legò così per sempre il suo nome a un vero e proprio dominio olandese sul mercato del cacao. Ora il cacao che porta quel nome - nel frattempo divenuto una realtà di portata mondiale, con referenze per il mercato consumer e professional - approda anche nell'ho.re.ca., con il lancio di tre nuove referenze di cacao in polvere Van Houten con differenti percentuali di burro di cacao, tutte in confezioni da 750 grammi o da 1 kg. VAN HOUTEN Round Dark Brown Sono Round Dark Brown con il 100% di cacao altamente sgrassato e meno dell'1% di burro di cacao. Full-Bodied Warm Brown con il 100% di cacao e 22/24% di burro di cacao. Natural Light Brown con il 100% di cacao e 10/12% di burro di cacao. VAN HOUTEN è distribuito in esclusiva per l’Italia da D&C, storico Distributore nel settore del beverage e confectionery.

Marcus Fredriksson è The Vero Bartender Global di Amaro Montenegro

Marcus Fredriksson vincitore The Vero Barten

È Marcus Fredriksson The Vero Bartender 2019 di Amaro Montenegro. Il bartender svedese del Care of di Malmö con il suo drink Around the Corner si è infatti aggiudicato la finale internazionale della cocktail competition firmata dal famoso amaro, svoltasi al Cross+Studio di Milano.

A sfidarsi nell’ultimo atto del contest, che quest’anno ha coinvolto oltre 2700 bartender, i campioni nazionali dei 12 paesi in gara con le loro originali ricette di sharing cocktail, il tema scelto per questa edizione. Oltre a Fredriksson: Rodrigo Alvarez (Spagna) con il suo Principessa, Simone De Milito, pugliese ma vincitore del concorso in Germania, con il suo 1885, Roger Grüter (Svizzera) con Black Magic, Kevin Imami (Albania) con Trino, Janneke Koorn (Paesi Bassi) con Ceci n’est pas une pipe, Adam Lau (Australia) con Te Nero, Johanna Luger (Austria), con Elena, il campione italiano Marco Masiero con Ribelli Virtudi, Cristiana Pirinu, nata in Sardegna, vincitrice del concorso nel Regno Unito, con The Seven Notes, Zachary Sapato (Stati Uniti) con Bella Figura e Jules Verlinder (Belgio) con Monterinha.

The Vero Bartender vincitore globale Marcus FredrikssonUna agguerrita concorrenza che Fredriksson (nella foto a fianco), che ha intrapreso la carriera di bartender 12 anni fa, ha superato con la sua creazione, con la quale ha voluto rendere omaggio alla sua terra, miscelando Amaro Montenegro con ingredienti svedesi, che reperisce facilmente vicino al cocktail bar dove lavora: succo di mela fermentato in acido lattico, miele di noce, vermouth infuso di alghe e qualche goccia di soluzione salina.

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Around the Corner, lo sharing cocktail con il quale Marcus Fredriksson ha trionfato nella finale internazionale di The Vero Bartender

Cocktail che viene servito con un piccolo annaffiatoio in vasetti per i fiori e con il quale ha interpretato al meglio la richiesta di creare un drink a base di Amaro Montenegro pensato per una modalità di servizio che ne favorisca la condivisione e il consumo in compagnia. Questo è stato infatti il verdetto della prestigiosa giuria, composta da alcuni tra i massimi esponenti ed esperti al mondo del settore beverage: Monica Berg, International Bartender of The Year 2019 e titolare del Tayer+Elementary bar di Londra, Erik Lorincz, tra i migliori bartender al mondo e proprietario del Kwant, sempre nella capitale del Regno Unito, locale tra i 50 Best Bar 2019, Yolanda Evans, giornalista di viaggi e mixology e Matteo Bonoli, master herbalist di Amaro Montenegro.

Con la vittoria, oltre al titolo di The Vero bartender Global, Fredriksson si è guadagnato anche l’ambito premio: un viaggio a New York per vivere da protagonista il Brooklyn Bar Convent 2020, dove avrà l’opportunità di confrontarsi con i migliori bartender del momento e affinare l’arte della mixology.

Around the Corner di Marcus Fredriksson

Ingredienti:  

5 cl Amaro Montenegro, 3 cl succo di mela fermentato in acido lattico, 1,5 cl miele di noce, 2 cl vermouth infuso di alghe, 3 gocce soluzione salina

Bicchiere:

vasetti per i fiori

Erminio Alajmo confermato alla guida di Appe Padova

Erminio Alajimo presidente Appe

Erminio Alajmo (al centro nella foto in apertura) è stato confermato nella carica di presidente di Appe, l’Associazione provinciale pubblici esercizi di Padova, che già guida da 16 anni e che continuerà a guidare per altri 4. A rinnovare Alajimo nella carica il nuovo “parlamentino” dell’Associazione, eletto lo scorso 7 novembre dall’assemblea generale.

Attivo nel settore da lungo tempo, Alajmo è titolare del ristorante La Montecchia di Selvazzano Dentro, del  ristorante Le Calandre e del wine bar a questo collegato, Il Calandrino, e del negozio di gastronomia In.gredienti, tutti a Rubano, ma anche di locali al di fuori della sua provincia di riferimento e all’estero, quali il Gran Caffè Quadri e Amo a Venezia, il locale fast casual Amor a Milano, il Caffè Stern a Parigi e del ristorante Sesamo a Marrakech (Marocco).

Dopo la riconferma il presidente ha anche anticipato alcune linee programmatiche che caratterizzeranno il nuovo mandato, preannunciando un’ulteriore accelerazione sull’attività sindacale, dalla lotta sempre più serrata all’abusivismo nei confronti degli esercizi agrituristici camuffati, delle sagre e feste paesane, dei circoli privati fasulli e degli home restaurant illegali, dalla formazione continua e l’innovazione, alla promozione della categoria per migliorarne l’immagine.

Alajmo ha voluto al suo fianco, in qualità di vicepresidenti di Appe, Giuliano Lionello della trattoria Al Pirio di Torreglia e Matteo Toniolo del ristoservice Le Midì di Vigonza. Alla guida del Collegio dei revisori dei conti è stato riconfermato Cristiano Agostini, della trattoria La Famiglia di Correzzola, che verrà affiancato, ancora nel segno della continuità, dai sindaci effettivi Ilenia Luca del ristorante Luca’s di Trebaseleghe e Antonino Ceraolo del Caffè Cadò di Padova.

Lavazza ¡Tierra!, le miscele amiche dei farmer

Lavazza ¡Tierra!
La collezione ¡Tierra! nasce da un progetto di responsabilità sociale per migliorare condizioni ambientali e lavorative dei coltivatori

Il progetto ¡Tierra! nasce in tempi in cui si avvertiva l’importanza di affrontare in termini pratici quella che oggi è un’emergenza a livello globale: la sostenibilità. Il programma, che comprende i progetti più direttamente ideati e gestiti dalla Fondazione Giuseppe e Pericle Lavazza Onlus, è diviso in due periodi: nel 2009 si è conclusa la prima fase, che ha interessato tre comunità in Perù, Honduras e Colombia; la seconda fase, avviata nel 2010, riguarda India, Brasile e Tanzania. Dal 2013 sono coinvolte due comunità in Etiopia e Vietnam.

«Sono tre gli ambiti principali in cui il programma si sviluppa - spiega Mario Cerutti, Chief Institutional Relations and Sustainability Officer Lavazza -. Il primo protagonista è il mondo agricolo al quale forniamo competenze e strumenti per ottenere un caffè di qualità migliore con la massima efficienza in un’ottica di tutela dell’ambiente. Quindi aiutiamo l’uomo, che, oltre che coltivatore, deve essere imprenditore: anche se il suo reddito è contenuto, ogni giorno deve prendere delle decisioni importanti; gli forniamo le basi e gli strumenti per potersi orientare al meglio. Quindi vi è il tema dell’organizzazione, indispensabile per fare collaborare tra loro un certo numero di produttori al fine di avere maggiore peso contrattuale sia in fase d’acquisto, sia di vendita del caffè. Da queste basi si ottengono due grandi risultati: la comunità trae vantaggio su più fronti e diventa a sua volta esempio di alcune pratiche anche per altri produttori, dando il via a un effetto di divulgazione che coinvolge positivamente anche chi non è coinvolto direttamente dal progetto».

Le storie di sostenibilità di Lavazza - e in particolare i progetti portati avanti in Colombia e Brasile - sono state protagoniste dello stand con il quale Lavazza ha preso parte all’ultimo World of Coffee a Berlino lo scorso giugno, insieme agli assaggi dei prodotti, in espresso ed anche in cold brew e nitro, con azoto. All’assaggio, ¡Tierra! Colombia espresso, 100% Arabica lavata, contiene i profili sensoriali dalle diverse regioni del Paese: l’aroma fruttato della Cordigliera occidentale e delle regioni meridionali unito al corpo pieno tipico della regione di Meta. Le note di frutta tropicale si accompagnano a profumi di scorza di lime e fiori di gelsomino. ¡Tierra! Brasile espresso è, invece, 100% Arabica naturale con caffè della regione di Lambarì, Minas Gerais, con Cereja Passita proveniente da Carmo do Paranaiba. Il suo espresso ha corpo intenso e consistenza vellutata. Sempre nell’ambito della propria partecipazione berlinese, Lavazza ha organizzato, in collaborazione con SCA, una conferenza dedicata ai progetti di CSR, che ha visto protagonisti gli ospiti dei progetti di sostenibilità da cui provengono parte dei caffè presenti nei blend ¡Tierra!.

Tre domande a Mario Cerutti, Chief Institutional Relations and Sustainability Officer Lavazza

Come si articolano i progetti avviati in Colombia e Brasile?
Ogni Paese e ogni regione ha realtà particolari. Se in alcune regioni dell’Africa un farmer produce in media 3-5 sacchi, in Brasile arriva a produrne fino a 200. In quest’ultimo Paese il progetto ¡Tierra! ha preso il via nel 2010 a Lambarì nel Minas Gerais, e ora siamo nella “fase 2”, più specializzata, con attività per sviluppare le competenze di assaggio dei produttori e concorsi tra di loro per individuare i caffè migliori. In Colombia sono attivi più progetti, tra cui uno nella regione di Meta, fino a poco tempo fa in mano alla guerriglia e oggi sotto il controllo governativo; le zone interessate sono aree di restituzione, dove la produzione era ferma da anni a causa del conflitto, e ai produttori sono state portate nuova cultura di ciò che è la coltivazione e le pratiche attinenti al caffè. È poi in corso una seconda fase del progetto: la Colombia è un Paese molto sviluppato da un punto di vista digitale, la fibra e i cavi elettrici arrivano in tantissimi villaggi. Il problema era raggiungere però chi vive al di fuori di essi; abbiamo così identificato nel “Tv white space” (bande prima utilizzate per trasmettere il segnale tv) la via per raggiungere tutti. Abbiamo utilizzato questa banda in partnership con Microsoft e oggi possiamo raggiungere un gran numero di produttori, dando una consulenza in tempo reale sulle diverse tematiche attinenti al caffè; il servizio è poi utilizzato per altri fini, come attività di telemedicina.

Quali sono le priorità del progetto ¡Tierra!?
La prima in assoluto è aiutare i produttori ad avere vantaggi sul fronte della produttività, che si traduce in sostenibilità economica. Questa trasformazione deve rispettare anche l’ambiente; quindi diciamo no a qualsiasi opera di deforestazione, puntando al contrario su una maggiore resa data dalla cura e dalla gestione corretta della pianta e da una giusta fertilizzazione. Con il caffè contribuiamo inoltre al recupero di terreni esausti, creando nuovo lavoro per famiglie e comunità.

Riguardo al progetto, c’è interesse da parte dell’operatore e del consumatore finale?
L’attenzione nei confronti della sostenibilità è in aumento, a tutti i livelli da parte di persone di ogni età. I più interessati sono soprattutto i giovani, ma c’è attenzione anche da parte dei baristi e dei loro clienti che vogliono saperne sempre di più.

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