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A Baritalia la carica dei 33 e i magnifici 9 (+9)

I trentatre migliori twist sui classici emersi dalle tre tappe di Baritalia, giudicati da nove tra i più influenti e competenti bartender della scena milanese. Per la finale dell’edizione 2019, Baritalia è tornata a Milano. Mettendo in scena una sfida tra team che ha alternato miscelazione, spettacolo, chiacchiere sul mondo del bar, divertimento e professionalità. Dimostrando il valore della condivisione e dello scambio tra bartender, veri tratti distintivi di Baritalia fin dalla prima edizione. La finale ha visto svolgersi due sfide in una: la prima sfida tra gli undici team finalisti, in rappresentanza delle undici aziende partner di questa edizione, frutto delle selezioni delle tappe di Roma, Bari e Milano. Undici squadre, composte dai tre vincitori delle tappe di Baritalia e dal loro coach, che hanno dato dimostrazione di come dietro il banco la diversità di talenti e la collaborazione possano produrre grandi frutti. La seconda sfida per decretare i migliori nove twist sui cocktail più venduti del momento, veri protagonisti dei laboratori di quest’anno. Tra una sfida e l’altra, i partecipanti (580 in tutto nei due giorni milanesi) hanno potuto approfondire la storia del vermouth con Fulvio Piccinino, discutere del futuro del mestiere di bartender con Flavio Angiolillo e conoscere le ultime novità tecnologiche, come la macchina per la sonificazione, da Dario Comini.

  • “Altro…”

    Una supergiuria, composta da nove big del calibro di Luca Angeli, Flavio Angiolillo, Francesco Cione, Dario Comini, Enrico Frog Contro, Giacomo Diamante, Alessandro Melis, Edoardo Nono e Fulvio Piccinino, ha premiato i team e i migliori twist. Riguardo ai team si sono classificati sul podio quelli di: Campari Academy (1° classificato con Cosimo Neri, Raffaella Fortunati, Mario Lorusso), Kimbo (2° classificato con Rebecca Sanzone, Eduardo Borrell Prieto, Lorenzo Fallovo) e Nonino (3° classificato con Riccardo Di Dio Masa, Dario Guida, Ioris Mauro). Mentre, i nove migliori twist (di cui trovate le ricette) premiati dalla giuria sono stati:

    Americano: Saverio Casella (Montenegro)
    Daiquiri: Riccardo Di Dio Masa (Nonino)
    Dry Martini: Gianmaria Ciardulli (Molinari)
    Gin Tonic: Filippo Laccu (Coca-Cola Hbc Italia)
    Margarita: Lorenzo Fallovo (Kimbo)
    Moscow Mule: Eduardo Borrell Prieto (Kimbo)
    Negroni: Cosimo Neri (Campari Academy)
    Old Fashioned: Federico Manzi (Montenegro)
    Spritz: Raffaella Fortunati (Campari Academy)

    Alla prossima edizione! A.M.

Il Bar Tiki più grande d’Italia è da record

Record stabilito per Il Bar Tiki più grande d’Italia. Un evento nell’evento a TheRUMDay, grande kermesse organizzata da Bartender.it, che ha portato in scena i migliori locali e interpreti italiani della miscelazione Tiki ed esotica selezionati da Bargiornale. È stata la prima vera reunion del movimento Italo Tiki e un’occasione per far scoprire questo filone ai tanti ospiti intervenuti. Nello spettacolare Tiki Bar del Rum Day si sono alternati per la prima volta assoluta, i bartender e i migliori locali che hanno abbracciato questo filone. Sono stati serviti signature drink, classici e rivisitazioni di classici del genere e singolari mix in infuocate session di un’ora ciascuna. Quelli che seguono sono stati gli ospiti speciali di una grande due giorni Faux Tropical andata in scena gli scorsi 27 e il 28 ottobre negli spazi di via Watt 15.

  • “Altro…”

    Alla manifestazione “Il Bar Tiki più Grande d’Italia” hanno partecipato il “totally tikified” Gianni Zottola; Jonathan Di Vincenzo il bello e bravo di Waikiki; Davide Mitacchione, la reincarnazione pugliese di Donn the Beachcomber; da Roma la squadra speciale del Makai con Lorenzo Verrucci e Camillo Affinita, primo Tiki bar della capitale; Edoardo Nono, Andrea Arcaini, Chiara Buzzi e Niccolò Caramiello in rappresentanza del Rita’s Tiki Room, uno strabiliante “falso polinesiano” sul Naviglio Grande di Milano; la regina dell’Italo Tiki Samantha Migani per l’Hawaiki di Bellaria; Raffaele Ferraro dal Platanos di Napoli. E poi da Bologna, Niko Fontana (Nu Lounge), Livio Buscaglia del Secretiki di Torino; Simone Merolla del Tiki Tiki, rooftop dal cuore hawaiano sul tetto dell’Hotel La Griffe di Roma; Diego Giorgiutti e Stefano Zuliani del Maita di Trieste; Domenico Federico e Marco Pistone, il duo infiammabile del Calabrian Tiki Festival con i loro calabro-tiki drink; Maurizio La Spina per il SoBar di Pozzuoli; Nicolò Pedreschi della premiata doppietta Makutu Livorno e Donn Pedro Firenze. Last but not least Emanuele Russo e Michael Faccenda del Nat Cocktail House di Torino, vincitori del premio Tiki Cocktail Contest. S.N.

I barman più bravi? Quelli dei Grand Hotel!

I migliori barman sono quelli lavorano nei grandi alberghi? Probabilmente sono tra i migliori professionisti in circolazione perché rappresentano l’essenza del savoir faire dell’ospitalità italiana. Li abbiamo visti recentemente in azione alla quarta edizione di 110 e Lode, cocktail competition riservata ai barman di strutture luxury inventata in tempi non sospetti da Danilo Bellucci. 36 i professionisti in gara provenienti da tutta Italia che si sono sfidati nei saloni del Grand Hotel Savoia di Genova (4 novembre 2019) davanti a una giuria degustativa formata da Flavio Angiolillo, Beppe Deregibus e Giovanni Angelucci. Dopo un’intensa giornata di shakerate, ad affiancare i concorrenti c’erano anche i giudici tecnici Francesco Cione e Daniele Immovilli, sono atterrati sul podio: Mattia Pasolini del Belmond Cipriani di Venezia (che si è guadagnato il gradino più alto), Tiziano Zanobini del Funi 1898 di Montecatini Terme (Pt) e Flavio Scanu del Principi di Piemonte di Torino.

  • “Altro…”

    Per la cronaca, Zanobini ha sostituito all’ultimo momento Alessio Onida del Belmond Castello di Casole di Querceto Casole d’Elsa (Si). Il cocktail vincente di Pasolini è un twist dell’Espresso Martini, ribattezzato per l’occasione, Espresso fresco, a base di espresso Lavazza, Grey Goose, St. Germain, Kahlùa e sciroppo di menta piperita di Caffo.  «Sono molto soddisfatto di questa vittoria del tutto inaspettata – ha dichiarato a WeBar il vincitore – perché avevo di fronte 35 colleghi di grande esperienza che si erano preparati a dovere per la sfida genovese. Un premio, tra l’altro, che arriva al momento giusto per la mia carriera e che mi servirà da stimolo per le sfide professionali future. Sono poi contento di aver partecipato a una manifestazione che finalmente dà spazio ai barman d’albergo, spesso trascurati o sottovalutati. Ci si dimentica, infatti, che l’essenza dell’ospitalità italiana è rappresentata dai professionisti che lavorano nei grand hotel». Ovviamente soddisfatto anche il patron Danilo Bellucci che annuncia già un nuovo appuntamento: «Tutto è funzionato alla perfezione grazie all’oliata macchina organizzativa pilotata da Michele Di Carlo. La soddisfazione dei partecipanti è stata grandissima e ho ricevuto moltissimi feedback positivi anche da parte dei numerosi sponsor della manifestazione. Il clima di 110 e Lode è poi qualcosa di unico: una riunione tra amici in un’atmosfera che definirei quasi famigliare. Ora sto già lavorando al prossimo appuntamento e cioè a una nuova edizione di Order of Merit che si terrà nella primavera del 2020». C.B.

Clicca e scopri il podio dei cocktail

Mattia Pasolini

1° Classificato

Espresso fresco

Ingredienti
4 cl caffè espresso Lavazza
4,5 cl Grey Goose
1,5 cl St. Germain
1 cl sciroppo menta piperita Caffo
1 cl Kahlua

Preparazione
Shake and strain.
Guarnizione: ciuffo di menta

Tiziano Zanobini

2° Classificato

New Fashioned

Ingredienti
2 cl Prime Uve bianche
3 cl St. Germain
1,5 cl The Bitter Truth Orange
1,5 cl Oleo Saccharum arancia
2 spoon di zucchero bianco di canna
Top Fever Tree Soda

Preparazione
Build. Guarnizione: arancia essiccata,
baccello di vaniglia, twist d’arancia

Flavio Scanu

3° Classificato

Il Reale

Ingredienti
3 cl Ducato Vermouth di Torino Rosso
3 cl Ducato Vermouth di Torino Bianco
1 cl Campari
1 cl LBV Calvalas Puerto Rosso
1 cl Grey Goose

Preparazione
Build. Guarnizione: rondella d’arancia,
buccia di limone, spirale di limone,
ciuffettino di menta

Cinque start up per ridisegnare il futuro del ristorante

Il ristorante di domani tratta direttamente con una rete di produttori, gestisce in agilità pagamenti digitali, consegna garantendo al 100% l’integrità dei piatti. Usa i big data per profilare i clienti e gestire al meglio i fornitori, può servire un pasto caldo di qualità anche se non ha una cucina. È il profilo che emerge dalla presentazione del progetto “Il ristorante del futuro”, promosso a novembre da Epam, l’Associazione milanese pubblici esercizi, in collaborazione con alcune start up già attive sul mercato e che puntano a offrire servizi innovativi a ristoratori e chef. Piatti “semilavorati” per i locali sprovvisti di attrezzature, consulenza e disintermediazione nei rapporti con la rete di fornitura, digitalizzazione dei processi: queste le caratteristiche che avrà (e in qualche caso ha già oggi) il ristorante. E queste le cinque start up che si sono presentate al mercato in sinergia con le loro innovazioni tecnologiche. Deliveristo è una piattaforma on line specifica per il settore horeca e nata con l’intento di accorciare la filiera. Offre a chef e ristoratori la possibilità di scegliere, ordinare e ricevere direttamente nelle loro cucine migliaia di prodotti di ogni genere, provenienti direttamente da piccoli e medi produttori selezionati. Bevande, condimenti, spezie, panetteria, olio, pasta, conserve, carne, frutta e verdura: un unico interlocutore per tutto. Deliveristo ha in portafoglio circa 200 produttori e un centinaio di ristoranti serviti a Milano, e ha anche ideato consulenze sulla costruzione del menu con un team di giovani laureati all’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo. EatsReady, invece, è un buono pasto digitale che promette le commissioni più basse sul mercato. Attraverso una interfaccia app mobile e web, permette di pre-ordinare e pagare in una rete di 400 ristoranti convenzionati, scegliendo se utilizzare come mezzo di pagamento la carta di credito/debito personale oppure dei buoni pasto emessi direttamente da EatsReady.

  • “Altro…”

    Una nuova tecnologia per il delivery

    Visto il boom del delivery degli ultimi anni, le consegne non sono più un aspetto collaterale del business di un ristorante. Hotbox ha ideato e proposto un nuova tecnologia – brevettata – per la consegna del cibo. Si tratta di un contenitore riscaldato, collocabile su uno scooter, che utilizza due sistemi in combinata: uno mantiene la temperatura del cibo a 85°C, l’altro espelle l’umidità , conservando la giusta consistenza del piatto o della pizza. Garantita la possibilità di trasportare cibo caldo (e fragrante) per oltre 40 minuti. Chi invece è interessato a migliorare la gestione dell’impresa ristorante, trova un alleato in Scloby. Ordinazioni, buoni pasto, food cost da tenere sotto controllo, magazzino, scontrino elettronico, programmi di loyalty: tutto rientra sotto il controllo di questa piattaforma software per il punto cassa. Un lettore di codici a barre, un pos, una stampante fiscale e un tablet. Il tutto si integra con decine di app di servizi specializzati e punta a snellire i processi, oltre a fornire statistiche e dati per migliorare gestione e redditività.

    Piatti su misura

    Infine, mette assieme prodotti, servizi e tecnologia Soul-K, il servizio che “progetta” dei piatti su misura a partire da una fornitura di ingredienti semilavorati. L’obiettivo è permettere ai professionisti, nei pdv non dotati di cucine, di servire un pasto caldo con alti standard qualitativi e incrementando i margini operativi. E.B.

microfono

Daniele Schiavone

del Molotov di Latina

  • Leggi l'intervista

     

    Ci descrivi il vostro locale e qual è la filosofia che lo ispira?

    Può un padre descrivere a parole l’amore e la storia che c’è dietro – e dentro – la nascita del proprio figlio? Ci proveremo. Il Molotov è, appunto, figlio di un appassionato senso di appartenenza verso il nostro territorio e le nostre radici, legato indissolubilmente alla voglia di condivisione del buon bere e all’aggregazione giovanile; giovani, come la nostra città. Il Molotov, nella sua provinciale semplicità, prova a rispecchiare il nostro percorso di vita in questo mondo: da un’ottima birra accompagnata dalla spizzica, al profumo di un buon vino, alla bollicina di qualità, alla costante e incessabile ricerca del cocktail che soddisfi e del distillato che appaghi, al piacere di stare in famiglia.

    Cosa vi dà in più il fatto di far parte della community Jim Beam The Family?

    Fare parte di questa community, oltre ad essere un grande privilegio, significa per noi poter apprendere, confrontarsi e condividere la meravigliosa passione in comune con la grande famiglia Jim Beam, da cui sono nate e ancora nasceranno idee straordinarie legate a questo grande Bourbon. Jim Beam ci insegna che “nel mondo nulla di grande è stato fatto senza passione”, ed è proprio quest’ultima che ci lega a tutte le altre realtà che, come noi, vivono questa magnifica esperienza dal sapore forte, amabile e deciso; proprio quello di un Bourbon Jim Beam.

    Whiskey Americani e Bourbon: i vostri pareri personali

    Più che un rapporto è un’intensa relazione quella che abbiamo con il mondo dei whisky e, soprattutto, con il Bourbon. Il distillato per eccellenza vive da protagonista il nostro bancone sia per il gusto dei clienti, sia per la passione che i nostri Barman condividono e propongono. I whisky americani ci conquistano con la loro morbidezza e nello specifico il nostro amato Jim Beam è sempre presente nelle nostre miscelazioni, ricerche ed esperienze. Un Bourbon che con il suo gusto deciso e la sua nota di dolcezza ha saputo conquistare anche la clientela femminile e chi, non essendone poi conoscitore o amante, ha voglia di una bevuta importante che non lasci – in senso letterale – l’amaro in bocca.    Possiamo quindi concludere asserendo che noi ed i nostri clienti siamo sicuramente addicted del Jim Beam. Così, tanto per dirla all’americana.

    Una vostra proposta di signature cocktail Jim Beam Highball

    Rimanendo fedeli al nostro territorio, abbiamo aromatizzato l’eccellenza del Bourbon mondiale con uno dei prodotti più caratteristici del nostro amato agro pontino, il Kiwi. Questa semplificazione viene miscelata in un Sour espresso che arrotonda al meglio ogni sua nota, rendendo il cocktail fresco, deciso ma soprattutto Pontino!

microfono

Dario Cerantola

del Blend Whiskybar di Castelfranco Veneto - TV

  • Leggi l'intervista

     

    Ci descrivi il vostro locale e qual è la filosofia che lo ispira?

    Blend Whiskybar è un cocktail bar specializzato nella miscelazione e mescita del Whisky/Whiskey. Obbiettivo del locale è far capire attraverso la miscelazione la duttilità del prodotto whisky troppo spesso rilegato ad un’immagine vecchia e stantia da caminetto e sigaro. Il desiderio è quello di portarlo ai palati dei nostri clienti con cultura, avvicinando anche i più giovani e il mondo femminile.

    Cosa vi dà in più il fatto di far parte della community Jim Beam The Family?

    Credo che l’unione faccia la forza e qualsiasi iniziativa atta a promuovere, sensibilizzare e formare in ambito Whisky sia da cogliere e supportare. Per questo motivo noi del Blend non abbiamo avuto dubbi sul decidere o meno di far parte di questa Family.

    Whiskey Americani e Bourbon: i vostri pareri personali

    Il Whiskey è un prodotto che si presta tantissimo alla miscelazione nella forma del Bourbon come del Rye, la quantità di drink storici con questi prodotti lo confermano. Old Fashioned, Whiskey Sour e Manhattan sono cavalli di battaglia del Blend. In aggiunta le note vanigliate e speziate del Bourbon lo rendono un ottimo prodotto iniziatico da servire liscio anche per i palati meno esperti, ovviamente Jim Beam compreso.

    Una vostra proposta di signature cocktail Jim Beam Highball

    Abbiamo svariati drink con Jim Beam Bourbon e Jim Beam Rye. I Menù cocktails al Blend cambiano di mese in mese, ma Jim Beam lo troviamo sempre presente. Uno dei nostri drink più apprezzati dai nostri clienti in questo periodo è un twist su un Old Fashioned atto a valorizzare i sentori del Bourbon:

    Nome: Gold River
    Tecnica: Stir&Strain
    Bicchiere: Old Fashioned
    Garnish: Orange Peel

    Ingredienti
    4.5 cl
    Jim Beam Bourbon
    1 cl Peppered Honey Mix
    1 cl Oak Smoked Ginger Liquer
    4 dashes Vanilla Bitter
    2 dashes Elemakule Tiki Bitter

Nuovo look e nuovi riti al Camparino in Galleria

Nuova vita allo storico Camparino in Galleria, a Milano, che dopo una importante ristrutturazione si apre a una nuova era della sua secolare storia (il locale è stato fondato nel 1915 Davide Campari, creatore dell’omonimo bitter), siglando una collaborazione con lo chef stellato Davide Oldani, con cui è stato studiato un innovativo concetto di cucina incentrato intorno al perfetto cocktail pairing. I lavori di restyling sono iniziati nel maggio scorso e hanno coinvolto in maniera radicale il piano seminterrato e il primo piano; anche il Bar di Passo, sulla Galleria, ha subito un refresh, con il restauro conservativo di affreschi e mosaici e il rinnovo del bancone e del dehors.

  • “Altro…”

    Così oggi, grazie alla ristrutturazione curata dallo Studio Lissoni Associati, al piano -1, oltre a vari laboratori, tra cui quello di pasticceria, è stata creata la sala Gaspare Campari, attrezzata per master class ed eventi privati. Mentre il primo piano c’è la Sala Spiritello, il ristorante (una quarantina i coperti, resident chef Marco Marini) deputato alla nuova esperienza di pairing, incentrata su due elementi fondamentali: i cocktail Campari e il Pan’cot (letteralmente: pane arrostito), la specialità che si rifà alla tradizione milanese ideata da Davide Oldani. «Sono nato a Milano – sottolinea Oldani – Campari e Camparino sono espressione della mia città. Lo stesso vale per il Pan’cot. Mia mamma faceva il pane ammorbidito in acqua o latte, poi arrostito in padella. Anche questo è un pane cotto, pur essendo un prodotto completamente nuovo». Si tratta di una sorta di ciambella preparata con farine integrali e lievito madre, cotto al vapore e poi passato in piastra. In sostanza una specialità concepita come un contenitore “neutro”, capace di accogliere al suo centro carne, pesce frutta e verdura in ricette stagionali (ad esempio quella con i Bruscitt abbinati al drink Americano o quella con la composta di cipolla e la spuma di Grana Padano, abbinati al Campari Seltz). Grazie alla sua versatilità, il Pan’cot si adatta a tutti i momenti della giornata sotto diverse forme. Tra queste, lo Zafferano alla milanese con impasto allo zafferano è un signature che il Camparino dedica alla città di Milano. Tutti piatti studiati per realizzare un abbinamento perfetto con i drink Campari, per assonanza o per contrasto: un cocktail concept messo a punto insieme a Tommaso Cecca, a capo del team di bartender del Camparino in Galleria (la carta del ristorante prevede due menu degustazione e drink pairing dedicato, a 65 euro). La food & drink experience non si limita al ristorante Spiritello: anche al Bar di Passo si potrà provare una curata selezione di piatti firmati dallo chef Oldani, oltre a un curato servizio di bar e caffetteria, a partire dai croissant di inizio giornata. E ovviamente resteranno le grandi icone che hanno reso Campari celebre nel mondo, dal Campari Seltz, vera firma del locale sin dalla sua apertura nel 1915, al Negroni che celebra i suoi 100 anni. M.B.

Apre RetroVino, l’enoteca di RetroBottega

RetroBottega uno e trino. Il ristorante-bistrot di Alessandro Miocchi e Giuseppe Lo Giudice aggiunge un nuovo tassello alla sua già variegata proposta, con la recente apertura di RetroVino, che segue quella del pastificio Retropasta. Miocchi e Lo Giudice sono due bravi chef con esperienze stellate che hanno deciso di mettersi in proprio, rivoluzionando il panorama gastronomico romano e dando la spinta, o meglio lo stimolo, a più di un loro collega a fare altrettanto. Forti del successo dell’indirizzo di via della Stelletta, in pieno centro storico, hanno iniziato a colonizzare pian piano gli spazi attigui. Il risultato è stato un allargamento di RetroBottega (senza aumentare i coperti), a cui si è aggiunto il pastificio RetroPasta, dove da inizio ottobre la clientela può godersi una succulenta pausa pranzo.

  • “Altro…”

    Infine, l’ultimo nato è RetroVino, il cui ingresso è alle spalle, in via D’Ascanio. Un tavolo sociale da 14 coperti, scaffali con bottiglie tutti intorno e una carta di vini “intelligenti”, scelti soprattutto dai piccoli produttori. Di fatto è un’enoteca dove si può bere in loco oppure acquistare una delle circa 400 etichette a disposizione. Importante lo spazio dedicato alla mescita, che sarà più ampia di quella del ristorante. Ad accompagnare il vino per chi si ferma, le selezioni di salumi e formaggi, pane fatto in casa, i sott’oli fatti dagli stessi chef, piatti “tiepidi” e di veloce assemblaggio come il pastrami e le “misticanze”, ovvero le insalate selvatiche raccolte dalla stessa squadra di Retrobottega, con l’aiuto di un etnobotanico. A.T.

Cucina e mixology in chiave iperfusion

A fianco del Teatro Petruzzelli di Bari, in una zona ricca di eccellenti cocktail bar, ha aperto Hagakure Noh Samba, un nuovo format del gruppo Hagakure (già presente a Bari con due ristoranti in città e uno in provincia a Monopoli). Si tratta di un mix e remix di materie prime e culture diverse, di cocktail frutto di una ricerca originale curata da Tommaso Scamarcio e piatti che compongono un mosaico inaspettato di sapori e tradizioni internazionali. L’insegna è un doppio omaggio. Da una parte al Brasile e dall’altra, vista la vicinanza con il meraviglioso teatro barese, al Nō, forma teatrale giapponese nata nel XV secolo. Hagakure Noh Samba è un posto dove la parola fusion non è solo espressione di una proposta culinaria e di drink decisamente originale, ma anche la chiave stilistica per leggere le scelte di interior design. Un viaggio dal Giappone al Sudamerica che percorre senza soluzione di continuità le strade del design iconico francese, mediterraneo, asiatico e sudamericano del secolo scorso. Un patchwork sensoriale che conduce tra lo stile Art Nouveau delle prime metropolitane parigine alle kermesse teatrali giapponesi, dalle danze ipnotiche del Carnevale di Rio alle foreste sudamericane, fino alle pareti del Santuario Meiji di Tokyo.

Un super menù

  • “Altro…”

    La cucina del nuovo locale barese è una miscela unica di culture: mediterranea, giapponese, brasiliana e peruviana. La sala ristorante, aperta dalle 20.00 alle 23.30, può ospitare fino a 60 ospiti in circa 120mq di spazio. Da non mancare, poi, il Non Samba Tapas Bar, corner tropical-chic con una selezione di oltre 400 etichette di distillati e sake combinati alle proposte fusion del menu tapas. Focus della proposte sono i cocktail della drink list MAMAFRIKA: colorati, allegri, poco cerebrali, ma molto intelligenti. Miscelati frutto di una ricerca in materia di ingredientistica e miscelazione fuori dall’ordinario condotta da Tommaso Scamarcio. Basta scorrere le pagina della carta per rendersene conto: da Afternoon in Casablanca (Gin Mare, Amaro Frack, Hagakure Magreb, spremuta di arancia, tintura di ajowain, tintura di artemisia) all’Honey Moon (Tequila 8 Blanco, Mies, succo di lime, Hagakure Corno d’Africa, tintura di artemisia). La sala bar può ospitare dalle 19.00 alle 23.30 circa 30 persone mentre dalle 00.00 alle 02.00, usufruendo anche della sala ristorante, può ospitare come night bar fino a 90 persone. S.N.

Il biologico cresce in un mercato che cambia

Il tradizionale appuntamento con il Rapporto Bio Bank conferma lo stato di buona salute del biologico, come era già d’altronde emerso anche dai numeri presentati all’ultima edizione di Sana di Bologna: nel 2018 l’Italia ha raggiunto quasi 2 milioni di ettari coltivati ad agricoltura biologica con 80 mila operatori e un giro d’affari di 6,4 miliardi di euro. Dal 2009 al 2018, il mercato interno è passato da 1,6 a 4,1 miliardi di euro (+164%) e l’export è passato, sempre nello stesso periodo, da 1 a 2,3 miliardi di euro (+127%). In un decennio, segnala il rapporto, le vendite nei canali specializzati del biologico (negozi bio, ristorazione ecc.) sono quasi raddoppiate, mentre quelle degli altri canali (supermercati, negozi tradizionali, farmacie, parafarmacie ecc.) sono più che quadruplicate.

  • “Altro…”

    Al di là delle tendenze macro, cuore del rapporto curato da Rosa Maria Bertino, Achille Mingozzi e Emanuele Mingozzi e liberamente consultabile su Issuu (Bio Bank, 68 pagine, 13° edizione), è l’analisi dei dati di 10.114 attività bio censite da Bio Bank nel corso del 2018. È la cosmesi biologica il settore a “tirare” la volata al settore degli specializzati con 1.070 attività (+15,6%) rispetto al 2017, mentre nell’alimentare le attività sono scese da 9.075 a 9.044 (-0,3%). A proposito di alimentare, ai primi posti per crescita si confermano i siti di e-commerce di alimenti biologici (+56,3%) e i ristoranti (+36,5%). Seguono le mense scolastiche (+12,5%), i mercatini (+6,8%), mentre si avverte la frenata dei negozi specializzati (+0,4%). In flessione, le aziende con vendita diretta (-1,6%), gli agriturismi (-5,6%) e i gruppi d’acquisto solidale (-10,5%). «Indubbiamente il biologico cresce – commenta Rosa Maria Bertino, curatrice del rapporto – come dimostrano le nostre elaborazioni su 10 anni di vendite, dal 2009 al 2018, ma cresce soprattutto al di fuori dai suoi canali storici. Oggi è, infatti, la grande distribuzione a fare la parte del leone. Sarebbe stato auspicabile uno sviluppo più armonico con un ruolo da protagonisti anche per i cosiddetti pionieri del settore che sono da sempre i paladini di valori identitari per tutto il settore come la territorialità, la certificazione, l’impronta etica-solidale ecc. Un altro dato sintomatico di un mercato che cambia è l’evoluzione dell’e-commerce che registra una forte crescita dei siti dedicati al biologico: una tendenza che nei prossimi anni diverrà inarrestabile». C. B.

Milano torna capitale del caffè

Succederà dal 30 novembre al 2 dicembre al Superstudio Più di via Tortona dove si terrà la seconda edizione del Milan Coffee Festival, evento internazionale che celebra il caffè in tutte le sue declinazioni con un fitto programma di degustazioni gratuite, workshop interattivi, performance di baristi, torrefattori e mixologist e persino una mostra fotografica, dal titolo emblematico “People of Milan”. Forte del successo riscosso al debutto italiano, il format internazionale ideato da Allegra Events, approdato lo scorso anno a Milano dopo aver spopolato a Londra, Amsterdam, New York, Los Angeles e Cape Town, intende consolidare anche in Italia il suo posizionamento come evento di riferimento per gli amanti del caffè e gli operatori del settore.

  • “Altro…”

    Sono circa 6mila i visitatori attesi, di cui 2mila addetti ai lavori e 4mila appassionati e curiosi del mondo del caffè. Come già per gli operatori, ai quali è dedicata l’ultima giornata, anche i coffee lover possono accedere gratuitamente registrandosi all’apposito link. Il calendario degli appuntamenti è decisamente fitto, come pure le attività e le esperienze dedicate ai visitatori nelle diverse aree espositive. The Lab, sponsorizzato da Lavazza, offre un programma interattivo di dimostrazioni, workshop, degustazioni e conferenze che coinvolgono speaker di primo piano quali Andrea Sanapo, a portare l’attenzione del pubblico su temi quali etica, qualità e sostenibilità dell’industria degli specialty coffee. Ancora, panel dedicati al ruolo delle donne nell’industria del caffè, l’evoluzione delle caffetterie milanesi e l’importanza dei social media per lo sviluppo del settore in Italia. The True Artisan Cafè è il pop-up in cui si alternano caffetterie e torrefazioni indipendenti, italiane e non, proponendo bevande e cocktail d’autore e offrendo al pubblico la possibilità di incontrare gli artigiani del caffè. Anche quest’anno non manca Latte Art Live, con una serie di dimostrazioni e competizioni fra i maggiori esperti di questa arte sempre più raffinata. The Brew Bar vede protagoniste le preparazioni a filtro, mentre The Roaster Village è il punto di incontro dei piccoli torrefattori italiani di qualità che hanno la possibilità di servire e fare conoscere le proprie specialità. Roast Master è il nuovo contest focalizzato sull’arte della tostatura degli specialty coffee articolato in tre giornate di prove, che ha visto trionfare per primi ad Amsterdam i torrefattori di White Label Coffee. Infine la competizione Crush the Rush, con un team di baristi alle prese con la realizzazione di drink a base caffè utilizzando la macchina K90 de La Marzocco. La tre giorni si avvale inoltre del contributo e delle numerose iniziative promosse da Gruppo Cimbali, con i marchi La Cimbali e Faema, Brita, Alpro, Eureka, Falcon Specialty e Ditta Artigianale. N.R.

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