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Torna The Milan Coffee Festival con interessanti novità

The Milan Coffee Festival
Una tre-giorni che si rivolge agli operatori e ai coffee lover appassionati di buon caffè e di buon cibo, con cupping, workshop e competizioni

The Milan Coffee Festival torna dal 12 al 14 novembre al Superstudio Più di via Tortona con un ricco programma di eventi. Organizzato sulla scia del successo delle analoghe manifestazioni di Londra, Amsterdam e New York, il festival, con le sue innumerevoli esperienze “live” proposte da fornitori di caffè, macchinari e attrezzature tecniche, è un appuntamento importante per i professionisti e gli operatori di settore e i coffee lover: sono attesi più di 10mila visitatori.

Questa terza edizione «persegue ancora una volta l’ambizioso obiettivo di colmare il divario tra la new wave del caffè artigianale e la tradizione tutta italiana dell’espresso” dichiara Ludovic Rossignol-Isanovic, co-founder di Allegra Events e ideatore del Coffee Festival -. Le aperture sempre più frequenti di specialty coffee shop e la diffusione di micro-torrefazioni artigianali in tutta la Penisola testimoniano quanto questa rivoluzione si stia facendo strada anche nella patria dell’espresso, dove tutto ha avuto inizio».

Tra gli appuntamenti spiccano Latte Art Live, un'area interattiva dedicata alla popolarissima disciplina della Latte Art con laboratori pratici, esibizioni e sfide, e The Lab, un ampio programma di laboratori progettato per offrire ai visitatori dimostrazioni interattive, conferenze e i dibattiti su temi di stretta attualità relativi al mondo del caffè.

Tornano The Roaster Village, punto di incontro dei piccoli torrefattori italiani di qualità, che avranno la possibilità di servire e far conoscere i propri specialty coffee, e The Roast Master, contest del mondo del caffè focalizzato sulla tostatura degli specialty. Vi parteciperanno 20 italiani che si sfideranno in squadre di 3 a eliminazione diretta. Quattro le discipline – The Espresso Smackdown, The Latte Art Showdown, The Brew Faceoff e The Signature Drink – in cui si cimenteranno i candidati, esaminati da una giuria di esperti.

All’interno dell’appuntamento milanese ha un suo posto anche la solidarietà: il 10% del ricavato della vendita dei biglietti verrà devoluto alla Onlus Project Waterfall a sostegno della sua missione volta a garantire l'approvvigionamento di acqua ai Paesi produttori di caffè.

“The Milan Coffee Festival” si avvale del contributo de La Marzocco, Faema, Brita, Alpro, La Cimbali, Slayer e Sum-up. Per info e acquistare i biglietti, visitare il sito a questo link.

È arrivato in Italia il Natural Bar di Corona

Natural Bar Corona
Aperto fino al 4 settembre, il locale sorge presso la Spiaggia del Seggio a Marina di Castagneto Carducci ed è interamente costruito in sabbia e legno. Una location iconica per vivere l'esperienza dell'aperitivo Corona

Dopo le felici esperienze in altre spiagge del mondo, quali quelle della Cornovaglia nel Regno Unito e di Biscarrosse in Francia, è approdato anche in Italia il Natural Bar, l’iconico locale realizzato interamente con sabbia e materiali naturali di Corona. Location ideale per vivere l’esperienza dell’aperitivo firmata dal brand di birra messicana del gruppo AB InBev, il bar sorge presso la Spiaggia del Seggio di Marina di Castagneto Carducci, in provincia di Livorno, e, inaugurato lo scorso 26 agosto, resterà aperto fino a domenica 4 settembre.

Dal design minimalista e dalle linee organiche, Corona Natural Bar è il risultato di una vera impresa tecnica. Il locale è infatti costruito interamente con materiali 100% naturali, quali sabbia e legno, e realizzato dagli Arenas Posibles, il duo spagnolo di specialisti delle sculture di sabbia che lavorano a grandi progetti di caratura internazionale di questo tipo. In sabbia sono il bancone e le sedute, come divani, puff, sgabelli, sui quali si accomodano i clienti, così come gli altri elementi di arredo e servizio, come i tavoli, e in legno altri accessori, come l’altalena.

Un'immersione nella natura

Resistente alla pioggia, il locale è progettato per immergersi in pieno nella natura e nella bellezza che lo circondano: con il calar del sole la spiaggia toscana, scelta per la sua sabbia, la sua ampiezza e l’aspetto selvaggio, si tinge di rosso, permettendo agli ospiti di godere di un’esperienza dell’aperitivo Corona unica ed esclusiva.
Il locale è aperto dalle 17 alle 21.30 ed è accessibile solo su prenotazione, gratuita (dal sito corona-extra.it/NaturalBar), con 3 slot disponibili al giorno: dalle 17 alle 18.30, dalle 18.30 alle 20 e dalla 20 alle 21.30, ciascuno con capienza massima di 35 persone.

L'aperitivo Corona

L’offerta è incentrata sul classico servizio di questa birra, fresca con una fetta di lime, accompagnata da gustosi stuzzichini, quali noccioline, chips, prodotti da forno. Ma ad arricchire ulteriormente l’esperienza per il cliente c’è anche il variegato palinsesto di attività e intrattenimento in programma nei diversi slot della giornata. Questi comprendono i workshop per costruire il acchiappasogni, un portafortuna che gli ospiti imparano a realizzare usando conchiglie, pietre, legnetti e altri oggetti reperibili sulla spiaggia, le performance di sand art degli Arenas Posibles, che costruiranno sculture di sabbia, esibizioni di artisti di strada, sessioni di body painting e altro. I clienti, inoltre, potranno personalizzare e decorare con la sabbia la propria bottiglia Corona.

Musica live

Grande protagonista poi la musica dal vivo: ogni giorno in spiaggia, al calar del sole prendono il via le performance di importanti ospiti musicali. A esibirsi nella serata di apertura (26 agosto) i Selton, il trio pop di polistrumentisti brasiliani e trapiantati a Milano. Il programma prosegue ora con i blues e ritmi afro delle chitarre di Adriano Viterbini (fino al 31 agosto) e con il set acustico del cantautore Jack Jaselli (dall’1 al 4 settembre).
Il bar tutto naturale rappresenta un altro esempio dell’attenzione del brand alla sostenibilità. Fedele a tale politica il Corona Natural Bar, una volta chiuso, non lascerà alcun residuo, con l’azienda che realizzerà un’attività di clean-up della spiaggia nel pieno rispetto della natura del luogo.

Gelato, tre voci per il bilancio dell’estate 2022

gelato
cr. Pixabay
Gusti, carenza di personale, aumenti: Laura Poloni, Gunther Rohregger e Sergio Dondoli tracciano il bilancio di una stagione controversa.

Il problema non sono stati i clienti: ce ne sono stati moltissimi. Si è parlato di cifre a livelli pre-Covid. L'estate 2022 del gelato è stata funestata dall'aumento dei costi delle materie prime e dell'energia, oltre che dalla mancanza di personale. Abbiamo chiesto a Laura Poloni di Sir Oliver a Novate Milanese e di Artico (4 pdv a Milano), Gunther Rohregger di Gunther Gelato Italiano a Roma, e Sergio Dondoli di Gelateria Dondoli a San Gimignano di tracciare un bilancio della stagione che si avvia alla conclusione.

Estate 2022, un'ottima annata con qualche problema

Secondo Laura Poloni, «l'estate 2022 è quella che si definisce un'ottima annata. La prima senza chiusure e limitazioni troppo restrittive. Ne siamo stati sorpresi, ma non ci siamo lasciati prendere alla sprovvista perché ci aspettavamo questo risveglio». Il lavoro è iniziato a maggio per le località più turistiche e si è protratto per tutta l'estate. Alla nota positiva tracciata da Poloni, fanno eco anche Rohregger e Dondoli. Pur operando in contesti diversi, hanno osservato grandi affluenze. L'unica nota dolente è stata l'assenza di lavoratori stagionali o disposti a impegnarsi con contratti continuativi, aspetto che ha rallentato il lavoro di tutti i professionisti del settore. «Avremmo potuto portare a casa almeno il 30% di fatturato in più, ma è mancata la mano d'opera», ha aggiunto Dondoli.

Gelati gastronomici e tanta frutta

I gusti che hanno avuto maggior successo nell'estate 2022 sono stati quelli più freschi, alla frutta, proposti sotto forma di sorbetti. «Complice il grande caldo, la frutta fresca si è confermata un must, accompagnata da alternative senza lattosio e vegan. Uno dei gusti di maggior successo dell'estate è Yogurt greco con composta di mango, mandorle tostate e pepe di cumeo», racconta Poloni. Per Dondoli, che ha all'attivo 11 gusti brevettati, le ricette più amate sono state lo Champelmo (pompelmo rosa e spumante) e il Mango Thai (mango, cocco e riso). Per Rohregger è stata un'estate a base di gelato gastronomico: il suo Blue Chocolate, gelato al cioccolato e gorgonzola, è andato benissimo.

Aumento dei costi e risposte del settore

In questo quadro roseo non si può ignorare l'elefante nella stanza: l'aumento dei costi legati alle materie prime e all'energia. Già dall'inizio dell'anno si sapeva che la stagione avrebbe risentito di questi aumenti. Mentre Poloni e Rohregger hanno alzato i prezzi, ma senza esagerare (in media è stato registrato un +10-20%), Dondoli ha scelto di assorbire i rialzi in attesa della prossima estate. Si è creduto molto nel gelato come prodotto che deve rimanere accessibile a tutti. Piccoli aggiustamenti fatti sulle piattaforme di delivery sono andati a vantaggio del listino dei punti vendita. «Per l'inverno stiamo mettendo a punto una campagna di fidelizzazione, che mira a coinvolgere una fetta sempre maggiore di pubblico, creando continuità», spiega Poloni. Dondoli guarda già al 2023 e ipotizza aumenti che potrebbero arrivare al 30%.

Ambiente scandinavo per il break-not-fast di Hygge

Vetrina Hygge
Il locale in stile scandinavo invita il cliente a interagire in modo autentico, mangiare e trascorrere del tempo in un ambiente amichevole

Una delle principali linee-guida di Hygge (un termine danese che si pronuncia “hugga” e significa “calore”, “intimità”), caffetteria e bistrot in zona Sant’Ambrogio a Milano, si trova nel menu della colazione, che qui è chiamata “break-not-fast”.

«Io e mio fratello Donato abbiamo viaggiato molto e interagito con la mentalità di numerosi Paesi europei ed extraeuropei - racconta Matteo Salcito -. Quindi abbiamo deciso di realizzare un locale in stile scandinavo: caldo, dove il cliente viene per interagire in modo genuino e autentico, mangiare e trascorrere del tempo in un posto amichevole e informale. Invitiamo l’ospite a sedersi e fare colazione al piatto, dando importanza al pasto più importante della giornata, da consumare con calma».

Il menu prende il via dalle uova: strapazzate con la coppa al forno e il pane tostato fatto in casa; l’uovo pochè con salmone marinato, avocado e salsa olandese; l’egg-in-a-hole servito con una mezzaluna di pane e salsa al pomodoro e quartirolo.

Poi ci sono i toasty come il grilled cheese e lo smørrebrød con pane di segale nero danese; si procede con altre proposte come il french toast inzuppato nell’uovo; pane tostato, marmellata di lamponi e burro di arachidi; infine torte e dolci fatti in casa.

«Il 70% circa della nostra clientela è straniera - prosegue Matteo Salcito -, lontana dalla concezione di colazione fast tipica del nostro Paese; ma anche alcuni italiani si stanno avvicinando a questa apertura di giornata». La location (un locale ad angolo con sei vetrate, che attira e incuriosisce) è stata scelta volutamente fuori mano al fine di dedicare il giusto tempo agli ospiti. Nel weekend, dalle 10 alle 16 è protagonista il brunch, per il quale sono disponibili due opzioni: Regular e Veggie, con proposte ben bilanciate tra dolce, salato e acido. Gli espressi sono realizzati con una La Marzocco kb90, alla quale si affiancano più strumenti per estrazioni alternative. Sono in arrivo i caffè della torrefazione danese La Cabra: una singola origine dal gusto “rotondo”, e una, a rotazione, dalla personalità più spiccata.

Hygge via Giuseppe Sapeto 3, Milano - @Hygge Formula coffee house, bistrot Superficie 80 mq interni + spazio esterno Posti a sedere 30 interno + 20 esterno Orari lunedi, mercoledì, giovedì, venerdì 9,30-17,30; sabato e domenica 10-18; chiuso il martedì Prezzi (euro) 1,30 espresso base (da settembre solo doppio), da 1,50 caffè 100% arabica, 1,80 cappuccino, 3 flat white, 3 pour over da 300 ml, 3,80 cold brew Scontrino medio a colazione (euro) 15, piatto del menu + caffè o flat white e acqua.

Bio e in limited edition: la nuova versione di Occitan Gin Bordiga

Occitan Gin Bio Bordiga
Prodotto in sole 3000 bottiglie numerate, il nuovo London dry biologico della storica distilleria di Cuneo è fatto con le bacche derivate dalla Festa del raccolto del ginepro dello scorso anno

È ancora nel segno del bio la novità di casa Bordiga. L’ultimo nato della storica distilleria di Cuneo è Occitan Gin Italiano Biologico, versione bio in edizione limitata dell’Occitan Gin della casa a sua volta derivato dalla storica ricetta del Liquore di Ginepro Secco.

Il nuovo London dry (alc 45% in vol) rappresenta un ulteriore tassello nel processo di ampliamento e rinnovamento della gamma di spirit Bordiga sempre più improntata sul biologico, avviato con il lancio la scorsa primavera del Vermouth di Torino Superiore Igp Biologico Rosso (leggi È nato il primo vermouth bio di Bordiga). Un passaggio del resto naturale per una realtà le cui produzioni sono storicamente in linea con i valori della filosofia bio, avendo da sempre puntato sulla naturalità degli ingredienti, la loro raccolta a mano e l’artigianalità della lavorazione.

Disponibile in sole 3000 bottiglie

Grande protagonista di Occitan Gin Bio è il ginepro raccolto a mano sulle Alpi Occitaniche, ma in questo caso con una particolarità in più che spiega perché il nuovo distillato sia disponibile in sole 3000 bottiglie (formato 700 m). Le bacche infatti sono state raccolte durante la Festa della raccolta del ginepro 2021tenutasi lo scorso autunno a Montemale, tradizionale appuntamento organizzato da Bordiga 1888 con l’associazione Rerum Natura per far conoscere a tutti i partecipanti le caratteristiche di questa pianta, come si raccoglie, passando una giornata con i raccoglitori della distilleria, massimi conoscitori delle erbe officinali di montagna. Giornata che quest’anno è in programma sabato primo ottobre e per partecipare alla quale basta iscriversi sul sito www.festadelginepro.it (che sarà attivo da inizio settembre).

Oltre al ginepro, la lista delle botaniche comprende angelica, cardamomo, coriandolo e scorze di arancia e di limone, tutte da agricoltura bio certificata, e a completare la ricetta alcol di puro grano sempre bio.

Carattere unico, ma tanta versatilità

Cristallino brillante alla vista, Occitan Gin Bio si presenta al naso con importanti note di sottobosco e resina di pino, che precedono quelle di ginepro e agrumi. Perfetto anche da servire in purezza, a temperatura ambiente, al palato dona intense sensazioni di spezie e resina, con gli agrumi in supporto a dare freschezza.

Ma le peculiarità del distillato si esprimono al massimo in miscelazione, dove si mostra lungo e persistente, prestandosi alla perfezione alla realizzazione di classici come Gin&Tonic, Gimlet, ma anche di creazioni originali. Un esempio di queste ultime è Thyme Break, cocktail firmato dal bartender Giuseppe Capotosto, brand ambassador Bordida e preparato miscelando Gin Occitan Bio con Centum Herbis Bordiga, succo di limone, Elisir Camomilla Bordiga e Tintura al Peperoncino Bordiga, completando tutto con un rametto di timo.

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La ricetta

Thyme Break di Giuseppe Capotosto

Thyme Break Occitan Gin Bio
Ingredienti:
30 ml Gin Occitan Bio, 45 ml Centum Herbis Bordiga, 20 ml Elisir Camomilla Bordiga, 30 ml succo di limone, 2 dash Tintura al Peperoncino Bordiga
Preparazione:
shake
Decorazione:
2 rametti di timo fresco
Bicchiere:
tumbler basso

I cocktail di Luca Manni ispirano i gelati di Cinzia Otri

Gelato pairing
Gelato pairing
Tre sorbetti per tre cocktail: i due maestri hanno unito le forze per una nuova esperienza di gusto

Il pairing gelato-cocktail ha due nuovi protagonisti. I drink dello “sceriffo” Luca Manni hanno ispirato la Gelatiera della Passera (Tre Coni Gambero Rosso) Cinzia Otri nel creare una linea di sorbetti ispirati a Moscow Mule, Old Fashioned e a un twist sul Negroni. Un progetto di co-branding che punta tutto sulla grande tecnica dei due professionisti coinvolti, e su un'esperienza di piacere dedicata all'ultima parte dell'estate.

Tre sorbetti per tre cocktail

Il bartender Manni ha selezionato una serie di drink classici e li ha resi "compatibili” con la versione in cono e coppetta, mentre Otri ha messo a punto altrettante ricette per trasformare i cocktail in sorbetti riproducendone fin nei dettagli le caratteristiche peculiari. Sarà possibile gustare la linea di sorbetti al gusto cocktail in piazza della Passera, a Firenze, la città che il Negroni l'ha visto nascere. A questa ricetta, si aggiungono due classici IBA come il Moscow Mule e l'Old Fashioned.

Dal bicchiere al cono

Il pairing cocktail-gelato non è una novità per la stessa Otri, che ha in carta da tempo un gusto al Mojito. Ma l'obiettivo della partnership con Manni è quello di riproporre in coppetta o cono lo stesso bilanciamento degli ingredienti presenti nel bicchiere, per rievocare il drink con precisione. Come sanno bene i professionisti, non si tratta di un'operazione facile. Infatti, sia alcol che zucchero e sale sono anticongelanti naturali. «Chi finora si era cimentato con i sorbetti ispirati ai cocktail lo ha fatto in un contesto di gelateria artigianale, mentre stavolta la sfida affascinante è stata entrare nel mondo della mixology rispettando la ricettazione originaria. Siamo dovuti risalire alla percentuale alcolica ideale – spiega Cinzia Otri – senza superarla, perché altrimenti non avremmo potuto avere la consistenza del gelato, poiché nel bilanciamento di ogni gelato o sorbetto gli anticongelanti sono fondamentali. Sbagliare è facilissimo, soprattutto nei drink in cui il livello alcolico sale». Il duo ha lavorato con attenzione anche sui colori, come dimostra il gusto Old Fashioned. Qui è stata sostituita una parte dell'inulina con il muscovado, che contiene una percentuale di melassa, al fine di ottenere una nota ambrata. Luca Manni si è detto soddisfatto del risultato. «Nei tre sorbetti di Cinzia risento non solo qualche sentore, bensì l'intera armonia dei sapori alla base dei miei drink».

Hummus Around sbarca a Milano

Hummus Around
Dopo l'esordio ad Arese, la start up nata lo scorso anno porta la sua proposta gastronomica a base della crema di ceci nel capoluogo lombardo con due nuove aperture

Sbarco a Milano per Hummus Around. Il brand di locali fondato a luglio dello scorso anno da Guido Bernardino Tommasi con le socie Maria Silvia Mandelli e Alice Moro, dopo l’esordio nel centro commerciale Il Centro di Arese (Milano), arriva nel capoluogo lombardo con ben due aperture, una in Corso Magenta e l’altra in Corso XXII Marzo, portando in città la sua particolare proposta gastronomica. A caratterizzare il format è infatti un’offerta food a base di hummus, la crema di ceci originaria della cucina mediorientale.

Ricetta che nel locale viene declinata in diverse varietà per accontentare i più diversi gusti, ma sempre con l’obiettivo di offrire ai clienti un piatto di alta qualità, totalmente naturale e con un equilibrato apporto energetico e proteico, mantenendo comunque una grande leggerezza. Una proposta studiata per un pubblico di consumatori attento al proprio benessere ma che non vuole rinunciare al gusto anche nella pausa pranzo o per una cena veloce.

Hummus per tutti i gusti

La crema di ceci di Hummus Around è infatti preparata solo con legumi biologici ed è proposta in sei tipi diversi: il classico hummus di ceci, hummus e pomodori secchi, o con avocado, o con carote e zenzero, o con piselli e menta o con barbabietola. A questa base poi si aggiungono cereali, verdure fresche, pesce (come salmone, salmone marinato alla barbabietola, polpo al vapore), pollo (anche in versione planted) e, a completare il piatto, una varietà di salse saporite (come yogurt, soia miele e zenzero, una maionese spicy o vegana al prezzemolo, cherry e cocco).

L’hummus può essere degustato sia nella classica bowl (in due taglie, regular e large) sia nella pita, la tradizionale pagnottina tonda greca, proposta quest’ultima che aggiunge al piatto la fragranza del pane.

Massima libertà di scelta è lasciata al cliente: bowl e pita possono essere infatti composte al momento, secondo i gusti dell’ospite, che può optare per la composizione di ingredienti preferita, oppure si può scegliere tra le ricette signature presenti in menù. Tra queste, per fare qualche esempio, c’è la bowl Natural Salmon, con hummus ceci e avocado, patata americana, pomodorini, cavolo romano, bulgur e menta, mandorle, chips vegetali, vegan mayo al prezzemolo, o la Polpo Passion, con hummus ceci, piselli e menta, polpo al vapore, finocchi e arancia, pomodorini, bulgur e menta, mandorle, salsa chili mango, o la pita Pollo Hermano, con hummus ceci e pomodori secchi, pollo senape e miele, taccole, peperoni, cipolla croccante e salsa yogurt.

Attenzione al benessere del cliente e del pianeta

Ad accomunare tutta l’offerta la sua alta qualità garantita, tra l’altro, dall’utilizzo di materie prime provenienti tutte da piccoli produttori accuratamente selezionati, che assicurano la completa tracciabilità della filiera. Prodotti, inoltre, ottenuti a impatto ambientale quasi zero, in quanto nella selezione dei fornitori il marchio ha posto particolare attenzione a tale aspetto, in linea con la sua filosofia finalizzata a creare un’offerta food pensata mettendo al centro il benessere di chi li mangia ma anche del pianeta.

La proposta è completata da un’offerta dolce attenta anche ai consumatori vegani (per esempio con la Vegan Cheesecake ai frutti rossi) impreziosita anche da proposte molto originali, come l’Hummus al cioccolato e nocciole, e da una selezione di bevande che comprende soft drink, birra e succhi.

Lo stile anni ’60 fa bella la gelateria

A Milano Marittima restyling totale per lo Sporting, gelateria e locale simbolo della "bella vita" romagnola

Milano Marittima si è riappropriata di uno dei suoi luoghi di incontro più famosi: la gelateria Sporting affacciata sulla Rotonda Primo Maggio. Il ritorno all’attività originaria di gelateria-caffetteria, dopo la parentesi come ristorante, è legato all’esigenza di ripristinare quello che dagli anni ’60 è stato uno dei simboli delle estati della riviera romagnola all’interno di un edificio su due piani completamente vetrato.

Il bancone è un trionfo di legno

Il contatto diretto con l’intorno urbano e i suoi pini marittimi è uno dei tanti punti di forza su cui ha puntato il restyling messo in atto dallo studio Giovanni Mecozzi Architetti. Il progetto d’interior design unisce elementi dal design classico ad arredi di recupero e a materiali naturali, come legno e pietra a grande pezzatura. L’ampio bancone dal frontale particolare, per dimensioni ed estetica, è il trait d’union fra quanto è stato mantenuto del locale originario e i nuovi inserimenti. Il piano terra è impostato sulla stretta connessione tra l’interno e il grande dehors, in virtù del perimetro completamente vetrato che consente un ampliamento percettivo dello spazio interno verso l’ambiente esterno. La conformazione degli elementi di arredo e delle soluzioni a parete consentono una funzionale suddivisione dei flussi tra le varie zone su due piani: caffetteria, gelateria e area per i cocktails serali, identificata dai due lampadari di design. L’ampia zona consumazione nel dehors del piano terra trova corrispondenza con quella al primo piano, che si proietta sulle chiome dei pini marittimi, elementi caratteristici della storia e del paesaggio naturale della cittadina romagnola.

Arredi tra recupero e ricollocazioni

Allo Sporting gli elementi di arredo sono spesso di recupero, restaurati e ricollocati con nuove funzioni; per esempio il retro banco della zona gelateria, che ripropone i mobili a parete di un appartamento milanese anni ’60, mentre le sedie sono le iconiche Les Arcs di Charlotte Perriand, anch’esse parte del linguaggio compositivo del locale. Il bancone è stato studiato come segno continuo, per accompagnare il cliente all’interno dei due piani. La forma riesce a suddividere e indirizzare i flussi interni, mentre il richiamo agli arredi di recupero crea una unitarietà di immagine che è allo stesso tempo contemporanea e accogliente. Il tutto abbinato al Ceppo di Grè dei pilastri perimetrali, al pavimento in doghe di legno posate a zig-zag e alla carta da parati a soffitto (Wall & Decò) dai morbidi colori.

L'intervista all'architetto Giovanni Mecozzi

Lo Sporting ha un flashback storico. È un’impostazione che adottate anche negli altri vostri progetti?

Il nostro approccio è quello di saperci rinnovare nel tempo in base alla nostra sensibilità progettuale. Guardiamo con rispetto al passato, consapevoli però che ogni situazione, ogni progetto, richiede un’interpretazione personalizzata. Lo Sporting, per un desiderio condiviso fra committenza (Royal Beach Milano Marittima con Pascucci Coffee & Babbi Gelati) e progettisti, aveva necessità di divenire un luogo in cui il cliente potesse sentirsi accolto, un luogo familiare rimasto intatto nel tempo. Il forte rimando storico non nasconde però le evoluzioni avvenute nel corso degli anni.

Il progetto è tutto giocato sull’elemento del bancone. Come è stato realizzato nel particolare?

È l’elemento identificativo del locale e al tempo stesso la guida dei flussi interni e della suddivisione delle tre macro aree del piano terra, anche se dimensionalmente modesto. Il bancone, con il suo segno continuo, distingue in maniera naturale l’area destinata alla caffetteria da quella laterale destinata alla gelateria, individuando alle due estremità gli ambiti cassa e la distribuzione interna, con la scala per accedere al primo piano. Il frontale del banco è realizzato attraverso l’accostamento di listelli di legno, intervallati da una lamina di rame, dal differente andamento per creare un movimento ritmico verticale e rapportarsi alle lavorazioni superficiali degli arredi in legno retrostanti. L’accostamento cromatico e materico fra rame e Ceppo di Grè ne fa risaltare le peculiarità. È la stessa pietra dei rivestimenti murari, che per il piano del bancone è posata in due lastre posate a secco non stuccate.

Il rapporto fra interno ed esterno è fondamentale anche al piano superiore. Come è stato impostato il layout di questo livello?

Lo Sporting si trova alla testa di un edificio a forma trapezoidale, affacciato all’esterno su tre lati. La connessione al piano terra è garantita da un sistema di vetrate continue in acciaio, in stile con l’architettura anni ‘60 dell’edificio. La continuità visiva a 270 gradi è stata mantenuta all’interno dell’unica grande sala del primo piano, priva di arredi o murature che potessero ostacolarne la permeabilità. Uno spazio articolato intorno al volume delle scale di accesso verrà utilizzato per eventi e/o come sala da tè invernale.

Campari Group acquisisce 15% di Howler Head Kentucky Whiskey

Campari Group Howler Head
L'operazione è il primo passo di un percorso per il controllo totale del marchio di bourbon super premium banana flavored di Catayst Sprits. Acquisiti anche i diritti distributivi esclusivi a livello globale

Prosegue la campagna acquisti di Campari Group. Il Gruppo italiano dopo l’acquisizione in primavera di Picon, storico marchio francese di aperitivi bitter (leggi Campari Group acquisisce Picon), seguito da quella di Del Professore (leggi Gruppo Campari acquisisce il brand Del Professore), marchio italiano di vermouth e gin super premium, ha messo a segno un altro colpo. Ha infatti siglato un accordo con Catayst Sprits per l’acquisizione di una partecipazione iniziale del 15% di Howler Head Kentucky Straight Bourbon Whiskey e ottenere i diritti esclusivi per la sua distribuzione globale. L’operazione, del valore di 15 milioni di dollari rappresenta l’inizio di un percorso finalizzato al controllo totale nel medio termine del brand, attraverso opzioni call, sulla base del raggiungimento dei risultati futuri del marchio, che potranno essere esercitate a partire dal 2025.

Il borboun super premium alla banana

Howler Head (alc 40% in vol) è un super premium Kentucky straight bourbon whiskey al gusto naturale di banana, lanciato sul mercato nazionale degli Stati Uniti nel 2021, ottenendo un immediato riscontro. Nel suo primo anno di operatività il marchio ha venduto oltre 50.000 casse da 9 litri inizialmente solo nei mercati americano e canadese, con vendite nette complessive pari a 6,7 milioni di dollari.

Un successo che si spiega con l’alta qualità e le peculiarità del prodotto. La sua produzione parte da un bourbon vero, realizzato presso la Green River Distilling a Owensboro (Kentucky, Usa), con l'impiego di un lievito di proprietà, cereali selezionati e un'acqua filtrata attraverso la pietra calcarea del Kentucky. Il whiskey viene distillato in uno storico alambicco di cento anni a colonna Vendome di puro rame e quindi fatto invecchiare per due anni in botti americane di quercia bianca con un livello quattro di carbonizzazione (chiamato anche “alligatore”), conservate nei tradizionali magazzini in legno. Il processo di lavorazione si conclude con la miscelazione del pregiato bourbon con aroma naturale alla banana, che impreziosisce il prodotto conferendogli il suo carattere distintivo.

Un prodotto dal grande potenziale di crescita

L’acquisizione di Howler Head è strategica per i piani di espansione di Campari che va a rinforzarsi ulteriormente nella categoria dei bourbon whiskey, uno dei pilastri del suo portafoglio a priorità globale. Howler Head è un prodotto dl potenziale di crescita molto elevato. Nonostante la giovane età, è diventato rapidamente uno dei marchi di whiskey in più rapida ascesa sul mercato Usa. Presente anche in Canada, da quest’anno è stato introdotto anche nel Regno Unito e l’obiettivo è ora di continuare a crescere su queste piazze ma anche di espandersi in tutti i mercati chiave a livello internazionale. In questo percorso oltre che sulla forza distributiva di Campari si potrà contare su un’altra peculiarità del brand: il suo stretto legame con Ufc.  Howler Head è infatti partner ufficiale dell’Ultimate Fighting Championship, la più importante organizzazione a livello mondiale nel campo delle arti marziali miste (Mma): un brand di intrattenimento internazionale che raggiunge quasi 700 milioni di fan all’anno.

L’espresso a 2 euro al Flagship Store di Garage Coffee Bros.

Logo Flagship Store Garage Coffee
Aperto da tre mesi nel cuore di Verona, si propone di fare comprendere al cliente che la qualità offerta è in linea con il valore percepito

È positivo il bilancio dei primi tre mesi di apertura del Garage Coffee Bros. - Flagship Store a Verona, un punto vendita fortemente voluto da Davide Cobelli, titolare della Torrefazione e campione italiano di Tostatura 2020, che da tempo ha a cuore la tematica del prezzo dell’espresso. Si trova in vicolo San Silvestro 29, davanti alla bella cornice di Castelvecchio e a pochi passi dall’Arena, dalla quale si può raggiungere in pochi minuti a piedi.

Qui il cliente trova tutta la gamma della Torrefazione e accessori per appassionati di caffè espresso e filtro. Sul banco c’è una macchina espresso a un gruppo modello Linea Mini de La Marzocco.

Qui l’espresso costa 2 euro: «siamo stati chiari da subito, il nostro è un caffè sostenibile - afferma Davide Cobelli -: siamo attenti a ogni passaggio, che non vuol dire solo conoscere tutta la filiera, ma anche tostare con un bassissimo impatto sull’ambiente. Un chicco di caffè di alta qualità può dare un grande risultato, ma per avere una tazzina di ottima qualità non basta solo la materia prima. Bisogna raccontare la storia, bisogna rendere il cliente partecipe del nostro mondo, farlo innamorare quanto lo siamo noi di questo mondo Specialty».

L’approccio con la clientela vuole portare a una progressiva conoscenza del caffè e delle sue tante declinazioni di gusto e aroma. «La trasparenza paga sempre - riprende Cobelli -. Non pretendiamo di insegnare ai nostri clienti dall’alto della nostra sapienza, ma ci mettiamo in confronto diretto con ognuno di loro. Da un lato diamo la nostra proposta di qualità e rispetto della filiera, dall’altra troviamo gli interlocutori incuriositi e talvolta titubanti. Facciamo con loro un patto silente: da noi troveranno la massima qualità, senza essere costretti a bere caffè acidi o senza zucchero; consigliamo quello che per noi è il modo migliore per apprezzare i caffè di alta qualità».

L’obiettivo è di non lasciare l’amaro in bocca, ma di fare comprendere che la qualità offerta è in linea con il valore percepito.

Elephant Gin rafforza il suo impegno a tutela dell’elefante africano

Elephant Gin Foundation EG_Robin Gerlach_South Africa
Robin Gerlach, fondatore con la moglie Tessa di Elephant Gin
È nata la Elephant Gin Foundation, associazione no profit istituita dal gin super premium distribuito da Compagnia dei Caraibi per sostenere progetti di salvaguardia della fauna selvatica africana

Si rafforza ulteriormente l’impegno di Elephant Gin a tutela degli elefanti. È stata infatti istituita la Elephant Gin Foundation, un’associazione senza scopo di lucro nata per raccogliere ed erogare fondi per la salvaguardia della fauna selvatica africana, con particolare attenzione agli elefanti e alla conservazione del loro habitat naturale.

La creazione della fondazione rappresenta un ulteriore tassello della politica di responsabilità sociale del gin super premium distribuito da Compagnia dei Caraibi e della grande attenzione da questo sempre rivolta all’Africa. Un legame con questo Continente scritto nello stesso dna di Elephant Gin. Dai loro viaggi in Africa Tessa e Robin Gerlach, i fondatori del marchio, hanno infatti tratto ispirazione per la creazione dei distillati della gamma Elephant, ovvero Elephant London Dry Gin (alc 45% in vol), l’aromatico Elephant Sloe Gin (alc 35% in vol), il corposo Elephant Strength Gin (alc 57% in vol) e il fresco Elephant Orange Cocoa Gin (alc 40%). E sempre dall’Africa provengono 5 rari ingredienti, dei 14 totali, che compongono la ricetta del primo nato della linea, l’Elephant London Dry Gin, ovvero l'Artiglio del Diavolo dal Sudafrica e dal caratteristico sapore aromatico e amaro, il Bucco, che ricorda il ribes nero, il frutto del Baobab dal Malawi, la Coda di leone, considerata un'erba dai poteri magici in Sudafrica e l'Artemisia africana, che dona al gin una nota floreale e amara.

Già donato un milione di euro per la salvaguardia degli elefanti

Non a caso fin dalla sua nascita nel 2013 il brand devolve il 15% dei profitti a enti di beneficienza impegnati nella salvaguardia dell’ecosistema e dell’elefante africano, la cui sopravvivenza è messa a rischio dal bracconaggio per il commercio di avorio, dalla perdita dell’habitat e dai conflitti con l’uomo. Un impegno che proprio quest’anno ha raggiunto l’importante traguardo del primo milione di euro devoluto alla causa.

Con i fondi generati dalla vendita delle bottiglie e dagli eventi di raccolta fondi, il brand ha così potuto contribuire negli ultimi tre anni alla protezione degli animali nelle aree protette dell’organizzazione partner Big Life Foundation, dove nessuno di loro è stato vittima di bracconaggio.

Un impegno che si rafforza

La nascita del nuovo ente permetterà di rafforzare tale impegno a difesa della fauna e dell’ecosistema africano, di raccogliere ulteriori fondi e partecipare attivamente a progetti di protezione indipendentemente da Elephant Gin, in quanto chiunque lo desideri potrà donare e sostenere direttamente i progetti selezionati dalla fondazione (qui tutti i progetti attivi). A questo scopo la fondazione collabora con le principali realtà ambientaliste e associazioni in tutta Africa, investendo nelle iniziative più indicate per contribuire in maniera concreta alla conservazione dei grandi aninali.

Tra queste vi è per esempio il supporto all’attività di The Sheldrick Wildlife Trust che si occupa del salvataggio e riabilitazione degli elefanti orfani, quello in partnership con Space For Elephants Foundation, che tra il 2013 e il 2017 ha permesso in Sud Africa e Swaziland di ripristinare le vecchie rotte migratorie per gli elefanti che erano andate perdute quando le riserve di caccia sono state recintate.

E ancora il sostegno alle attività di ricerca portate avanti dall’Elephants Without Borders e finalizzato a individuare le cause della morte misteriosa nel 2020 di alcune centinaia di elefanti nella regione del delta dell'Okavango in Botswana. Ricerche che hanno spiegato come tali morti siano provocate dall’ingestione da parte degli animali di cianobatteri presenti nell’acqua stagnante e in alcuni grandi fiori la cui diffusione è un diretto effetto dei cambiamenti climatici. O il progetto in partnership con The Wildlife Spirit che mira a educare le popolazioni locali e ai visitatori internazionali a una “convivenza” più armoniosa con la fauna selvatica autoctona e con i loro habitat, supportando anche lo sviluppo di un’economia sostenibile delle comunità.

Coffee Mixology, idee gustose per ogni momento

Coffee Mixology
Proponiamo alcune interessanti elaborazioni di coffee in good spirits tratte dalla densa tre giorni milanese di Mixology Experience

Un luogo dove incontrarsi, scoprire un mondo del caffè spesso sconosciuto, confrontarsi, apprendere nuovi metodi di estrazione, osservare e testare nuove apparecchiature e, soprattutto, scoprire attraverso un ricco susseguirsi di workshop, i tantissimi utilizzi che il caffè (i caffè) può avere nella realizzazione di drink per ogni momento della giornata. Tutto questo è stato Coffee Mixology, all’interno della tre giorni milanese di Mixology Experience. Baristi e barman spesso faticano a dialogare tra loro e la coffee mixology deve ancora essere compresa a pieno, ma gli interventi di tanti qualificati personaggi del mondo del caffè e della miscelazione hanno contribuito al dialogo e all’intesa tra le due parti. A cominciare da interventi di taglio più teorico che hanno raccontato la ricchezza del caffè e l’importanza di comunicarla, con Renata Zanon, Andrea Lattuada e Francesco Sanapo. Seguitissima la simulazione di una gara di Coffee in Good Spirits effettuata dal campione 2022 della categoria, Andrea Villa. Quindi tanti interventi con numerose preparazioni, offerte in assaggio in piccoli shot: l’espresso, il cold brew, il V60, l’aeropress e la mixology con Davide Spinelli, Ivan Marchese, Francesco Corona, Matteo Beluffi, Valentina Melis. Hanno proposto il caffè in diverse consistenze Gianni Cocco e Giuliana Giancano; si sono gustate variazioni sul tema e rivisitazioni di cocktail classici con Mattia Coppo, Andrea Rizzi e Martina Franchini, mentre Marco Poidomani ha portato nello shaker i sapori di liquori e distillati cinesi.

La bella e robusta macchina espresso Café Racer di Sanremo ha garantito stabilità termica, erogando migliaia di espressi. Sempre disponibile da bere liscio, con ghiaccio o miscelato Drink 124, il cold brew ready to drink estratto a freddo. Le tramogge dei macinacaffè on demand E37S di Ceado hanno ospitato i caffè delle torrefazioni che hanno aderito all’iniziativa: LotZero, F.Corona, Ditta Artigianale, Giuliano Caffè, Griso, Moak, Nowhere. È sempre stata attiva una postazione dedicata al brewing con i V60 di Hario Café, nonché aeropress, chemex e cold drip, in cui molti visitatori hanno potuto familiarizzare con le estrazioni alternative e il loro utilizzo nella mixology; ha garantito la giusta macinatura il macino on demand E37 SD Single-Dose di Ceado, con il soffietto zero retention. Gli espressi destinati ai workshop sono stati realizzati con la nuova macchina professionale a 1 gruppo You di Sanremo, che permette il controllo totale dei parametri di estrazione.

Cocktail Coffee Mixology

Comare in Brasile - Davide Spinelli, formatore Sca, consulente, Q Arabica Grader e brand ambassador Ims. Ingredienti: 40 ml espresso realizzato con la miscela Comare Segreta di Griso, 15 ml marmellata di peperoni gialli, 30 ml Rhum Agricole, 20 ml Vermouth del Professore. Preparazione: miscelare gli ingredienti senza ghiaccio e raffreddarli successivamente con tecnica throwing; servire in un bicchiere basso su un cubo di ghiaccio. Guarnire con un peel di peperone. Il drink nasce come aperitivo, ma è indicato anche nel tardo pomeriggio e come dopo pasto, soprattutto nella stagione calda.

Triple C - Eros Schiavon, bartender presso il cocktail bar Exit Pastificio Urbano - Milano.  Ingredienti: 40 ml Calvados, 15 ml Caramello salato liquido homemade oppure Monin (in questo caso 10), 60 ml Drink 124 Cold brew, 3 dash angostura. Preparazione: versare gli ingredienti nel mixing glass, stir (tre/cinque secondi) e servire un bicchiere tumbler con ghiaccio. Decorare con una fettina di mela verde finissima. Il cocktail nasce per un momento aperitivo rinfrescante grazie alle sue note acide in contrasto tra loro che bene introducono alla cena.

1,2,3 - Gianni Cocco, maestro del caffè Aicaf, consulente per aziende e locali. Ingredienti: 300 gr acqua filtrata, 200 gr Merendry Bitter Amarena Fabbri, 40 gr caffè etiope. Preparazione: versare nell’ampolla superiore del cold drip l’acqua e il bitter, facendo percolare sul caffè per 5 ore. Versare metà del bitter all’amarena così ottenuto in un sifone ad azoto e l’altra metà in un sifone twist and sparke a CO2. Versare in un bicchiere a due “binari” i drink con diversa consistenza. Drink leggermente alcolico piacevolmente fruttato indicato per l’aperitivo; stupisce l’unione delle due consistenze.

Ikawa  - ideato da Davide Barbieri e realizzato da Michael Ciaccia, entrambi bartender presso La Drogheria - Torino. Ingredienti: 22,5 ml Bobby’s gin, 7,5 ml gin Prince de los Apostoles, 80 ml caffè monorigine Remera del Rwanda di Caffè Moak estratto in V60 (ratio: 22 gr caffè e 286 gr di acqua; tempo di estrazione 3 minuti e 15 secondi), 15ml sciroppo cardamomo. Preparazione: miscelare gli ingredienti con tecnica throwing; servire in tazza in terracotta per dare modo agli ingredienti di esprimere a pieno la propria profondità. Un aperitivo gradevole e insolito.

Passione Etiope - Emanuele Ventura, bar e store manager di Ditta Artigianale Sant’Ambrogio. Ingredienti: 45 ml Rum Kingston 62 white, 2 dash Angostura bitter, 25 ml lime spremuto fresco, 25 ml sciroppo passion fruit , 15 ml Ancho Reyes, 180 ml acqua tonica, singola origie Etiopia Tirtira di Ditta Artigianale estratta in cold brew 1/10. Preparazione: porre gli ingredienti (tranne l’acqua tonica) nello shaker con ghiaccio cristallino e agitare; versare in un bicchiere tumbler alto con ghiaccio, aggiungere l’acqua tonica e guarnire con zest di lime e perle di zucchero argentate. Un drink per ogni momento della giornata, in cui il caffè enfatizza la parte agrumata del drink e il passion fruit dona un tocco esotico.

Passion Beer - Francesco Corona - 5 volte campione italiano CIGS e terzo classificato al mondiale 2009, è titolare del locale Coffee and Good Spirits - Cuneo. Ingredienti: 45 ml aperitivo F.M. Corona, 15 ml sciroppo home-made allo zenzero, 15 ml sciroppo al passion fruit, 30 ml cold brew realizzato con caffè Ethiopia Boto (rapporto 1/10), birra bianca. Preparazione: versare gli ingredienti (esclusa la birra) nello shaker con ghiaccio cristallino, agitare, quindi versare in un bicchiere tumbler alto con ghiaccio completando con la birra; decorare con una rondella di passion fruit fresco, un twist di scorza di limone e un fiore di luppolo (se disponibile). È un drink aperitivo fresco e dissetante con note di malto, di agrumi e un sapore delicato di caffè che completa la freschezza del drink.

Let’s Twist Again - Marco Poidomani - campione italiano Coffee in Good Spirits 2017 e 2019, docente Sca e formatore per Moak. Ingredienti: 30 ml espresso realizzato con monorigine Remera-Rwanda di Moak, 15 ml sciroppo sesamo tostato,  30 ml gin Handrik’s, 30 ml Etna Bitter, birra Tarì Malvarosa. Preparazione: versare in un Boston il gin, il bitter, lo sciroppo di sesamo e l’espresso senza ghiaccio e raffreddarli successivamente con tecnica throwing; versare in un bicchiere tumbler alto con cubetti di ghiaccio cristallino e completare con la birra. Decorare con zeste di arancia. Un aperitivo gustoso e dissetante.

Coffee Mule - Samuele Baiardini, barista presso Costadoro Social Coffee Genova.  Ingredienti: succo di 1/2 lime, 20 ml sciroppo d’agave, 2 gr zenzero fresco, 60 ml vodka, 200 gr di soda al pompelmo rosa, 20 gr di caffè Colombia NI 1225 di LotZero  tostato chiaro (per filtro). Preparazione: utilizzare l’aeropress con metodo inverted (infusione con il filtro verso l’alto) versando il caffè macinato e 40 gr di soda al pompelmo rosa per la preinfusione; dopo 30secondi versare la restante soda e lasciare in infusione per 4 minuti. Nel frattempo comporre il drink versando il succo di lime, lo sciroppo di agave e lo zenzero nel bicchiere; pestare un po’ lo zenzero e amalgamare. Aggiungere la vodka e il ghiaccio, quindi girare l’aeropress effettuando l’estrazione e versare nel bicchiere stratificando il drink. Guarnire con una fetta di pompelmo rosa disidratata. Un drink molto fresco e speziato, ideale per rinfrescarsi in una serata calda.

 

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