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Nicola Fiasconaro porta l’arte pasticcera nello spazio

fiasconaro parmitano dalmasso
Presente all'evento l'astronauta Luca Parmitano, insieme con Alessandro Dalmasso, coach della squadra italiana alla Coupe du Monde de la Pâtisserie 2021

Grande successo per l'evento organizzato dal Maestro Nicola FiasconaroL’Arte Pasticcera oltre i confini dello Spazio”. Presenti l'astronauta Luca Parmitano e il coach della squadra italiana vincitrice della coppa del mondo di Pasticceria 2021 di Lione Alessandro Dalmasso. Inoltre, hanno partecipato anche i vincitori Andrea Restuccia, Massimo Pica e Lorenzo Puca, e Giuseppe Amato, il miglior Pasticcere del Mondo 2021. Obiettivo della serata: celebrare la Luna e il talento creativo dei pasticceri italiani.

scultura di ghiaccio per parmitano
La scultura di ghiaccio realizzata in onore dell'astronauta Luca Parmitano

Dolce omaggio alla Luna

Nel corso dell’evento, tenutosi il 18 agosto nel Chiostro di San Francesco, a Castelbuono (Pa), i pasticceri si sono cimentati in creazioni di alta pasticceria ispirate alla Luna. Poi sono stati poi premiati con un’opera del Maestro Pippo Madè, artista contemporaneo di fama internazionale. A rendere omaggio all’astronauta Luca Parmitano è stata l’associazione Culturale Promomadonie di Castelbuono: con i suoi infioratori ha realizzato due tappeti floreali presso la Tenuta Fiasconaro, rappresentanti la Sicilia vista dallo spazio e l’astronauta siciliano. Inoltre, i pasticceri del territorio e l'associazione Duciezio hanno proposto un trionfo di specialità dolciarie siciliane.

frutta martorana
Frutta martorana, un dolce tipico del palermitano
«È stato un onore celebrare il talento di alcuni dei migliori artisti italiani dell’alta pasticceria in un'occasione così speciale, che ha reso omaggio alla luna nella sua valenza legata al sogno e alla capacità di guardare oltre per superare i confini della creatività, proprio come fanno i migliori pasticceri», ha commentato con soddisfazione il Maestro Nicola Fiasconaro.

Drinkme, la rivoluzione nella distribuzione di spirit e vini made in Varese

Drinkme
I fondatori di Drinkme: Luca Brusa, Andrea Marcella, Debora Frascoli e Fabio Brusa Pasquè
Nessun ordine minimo, consegna entro poche ore dall'ordine e una piattaforma tecnologica avanzata: come la società fondata da quattro giovani varesini rivoluziona la distribuzione beverage

Garantire ai locali la fornitura di spirit e vini entro 4 ore dal momento dell’ordinazione. È con questa mission che tre anni fa nasceva il progetto Drinkme. Un’idea nata da quattro giovani e intraprendenti amici di Varese, che hanno unito le loro forze e diverse competenze per dare vita alla nuova società con l’obiettivo di innovare radicalmente la distribuzione beverage: Andrea Marcella, con alle spalle una lunga esperienza nel settore food&beverage e ceo e responsabile acquisti della società, Luca Brusa, che ha assunto il ruolo di direttore operativo, Debora Frascoli, responsabile marketing, e Fabio Brusa Pasquè, general manager e a capo della parte IT.

Obiettivo che i quattro hanno perseguito puntando su velocità e capillarità, per assicurare una consegna rapida e puntuale, e tecnologia, per rendere agevole e snello l’intero processo, dall’effettuazione dell’ordine al pagamento.

Il servizio Distribution

Due i servizi che la società offre al canale horeca: Distribution, il principale, e Delivery. Il primo prevede la consegna di spirit e vini lo stesso giorno dell’ordine potendo scegliere tra diverse fasce orarie: prima di pranzo, per gli ordini effettuati nella mattinata, prima di cena, per quelli espletati entro le ore 17, e alle 22 per quelli effettuati dopo le 17, mentre le ordinazioni fatte dopo le 22 vengono consegnate entro le ore 12 del giorno successivo. In questo modo si permette al locale di effettuare l'ordine tra un servizio e l'altro per il servizio successivo.

Risparmi di spazio, tempi e costi

Un servizio che spicca non solo per la velocità, solo qualche ora a fronte dei 4-5 giorni richiesti normalmente da parte di qualsiasi distributore, ma per tutta una serie di ulteriori elementi di novità che lo caratterizzano e che rappresentano altri importanti vantaggi per il gestore. Grande peculiarità del servizio è che non c’è nessun ordine minimo di acquisto né per volumi né per valori. «Lasciamo il gestore totalmente libero di ordinare solo la quantità di prodotto della quale ha bisogno, che può essere anche una sola bottiglia – spiega Fabio Brusa Pasquè -. Il progetto Drinkme è infatti nato per offrire un servizio tarato sulle esigenze degli operatori del fuoricasa e la possibilità di gestire con estrema flessibilità ordini e acquisti è una delle principali».

Flessibilità che si traduce in notevoli benefici in termini di risparmi di spazio ed economici per il locale. Questo, potendo ordinare e riordinare anche nell’arco della stessa giornata le sole quantità di prodotto che consuma, elimina i problemi dello stoccaggio dei prodotti, che per molte realtà rappresenta una nota dolente. Senza poi dimenticare che meno merce da acquistare significa anche meno capitale immobilizzato.

Un ricco catalogo

Ampia è anche la possibilità di scelta dei prodotti in catalogo, in costante espansione. «Al momento abbiamo oltre 500 referenze, grazie anche alle importanti partnership siglate con alcune delle principali realtà del beverage, per le quali Drinkme opera anche come grossista e distributore, quali, per citarne alcune, Diageo, Pernod Ricard, Gruppo Montenegro, Martini, Lvmh, Antinori.

Vini e spirit in 30 minuti alla giusta temperatura

Il secondo servizio è invece Delivery, che propone la consegna di vino e spirit in 30 minuti alla temperatura di servizio. «Un servizio attivo nel fine settimana, dal venerdì alla domenica, pensato principalmente per il consumatore finale, quindi per il mercato domestico, ma che sta riscontrando un buon apprezzamento anche nel fuoricasa per prodotti di fascia molto elevata – spiega Brusa Pasquè -. Anche in questo caso con il grande vantaggio per il locale di poter soddisfare la richiesta del cliente di una bottiglia particolare, senza doversi sobbarcare in precedenza del suo costo».

Il piano di espansione

I due servizi vengono forniti entro un raggio di 30 km per Distribution e 5 km per Delivery dalle città dove Drinkme è oggi presente con i suoi magazzini di distribuzione. Al momento siamo attivi in tre zone, quella di Varese, quella di Milano e di Como, ma entro fine anno se ne aggiungeranno saremo presenti in altre due città, una tra Brescia e Bergamo e l'altra è Torino – racconta Brusa Pasquè -. L’iniziativa sta infatti riscuotendo successo e siamo perfettamente in linea con il piano di sviluppo del progetto, che prevede di arrivare a 22 punti distribuzione aperti entro il 2024 in tutta la Penisola».

Una piattaforma evoluta

Al successo di Drinkme, insieme alla puntualità e rapidità della consegna, effettuata da corrieri aziendali e ai prezzi concorrenziali del listino, sta contribuendo anche la piattaforma tecnologica proprietaria per l’effettuazione degli ordini. Una soluzione totalmente custom, di uso facile e intuitivo che rende non solo semplice e veloce il processo, ma pensata per supportare e agevolare le realtà del fuoricasa anche nella gestione quotidiana della loro cantina.

Fruibile da Pc o da qualsiasi dispositivo mobile, la webapp permette al gestore del locale di consultare il catalogo ed effettuare l’ordine in pochi click da qualsiasi luogo e in qualsiasi momento. Una volta registratosi e inseriti tutti i dati di fatturazione, operazione che si compie in pochi minuti, l’utente ha sulla piattaforma la sua area personalizzata dalla quale effettua l’ordine, i pagamenti online, riceve le offerte e gli sconti dedicati, controlla lo stato delle ordinazioni e accede a tutta la documentazione amministrativa e commerciale.

Ma non solo, perché attraverso la piattaforma il gestore ha a disposizione un mini gestionale di uso gratuito che gli consente di gestire cantina e magazzino in modo efficiente ed evoluto. Può infatti tracciare i consumi, creare una propria carta dei prodotti scaricando i consumi in modo da avere il magazzino sempre aggiornato, fino, grazie a un algoritmo, ad avere una proposta di ordini dei prodotti in esaurimento che si genera in automatico (e che l’utente deve ovviamente confermare affinché si proceda).

Supporto dedicato

Ma l’offerta di servizi non finisce qui. Perché oltre a sfruttare al massimo la tecnologia per fornire servizi evoluti, Drinkme non trascura l’assistenza attraverso personale commerciale specializzato e dedicato. «In ogni città dove siamo presenti i nostri commerciali visitano i locali per illustrare la nostra gamma di prodotti e servizi, comprendere il profilo del cliente per mettere a punto un’offerta commerciale mirata sulle sue esigenze e fornire supporto altamente qualificato anche nella scelta delle soluzioni che più fanno a caso del locale», conclude Brusa Pasquè.

Mignon alle mura, sulle tracce dei Romani aspettando il treno

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Come è nato il progetto della pasticceria, caffetteria e bistrot con vista sulle antiche mura Serviane, dentro la Stazione Termini a Roma

ROMA. Il maestoso atrio della stazione ferroviaria di Roma Termini recentemente è stato teatro di un importante intervento di riqualificazione che ha restituito la vista verso le antiche Mura Serviane, attualmente liberate dai fronzoli delle attività commerciali accumulatesi nel tempo. Qui, in questo luogo soprannominato il Dinosauro per la sua particolare forma architettonica, ha preso forma uno spazio destinato al gusto per la colazione, l’aperitivo, il pranzo o una semplice pausa.

Si tratta di Mignon alle mura, un progetto dello studio Amw Architetti Associati, ispirato alle linee sinuose della copertura della stazione progettate da Eugenio Montuori e Leo Calini (nel 1947) e al profilo delle vestigia archeologiche antistanti che fanno da vera e propria quinta scenica. A delimitare il Mignon non ci sono pareti ma semplicemente da un lato, una barriera in vetro trasparente alta poco più di un metro che separa questo spazio dall’atrio stesso, e dall’altro un bancone dalla forma sinuosa.

Uno spazio nello spazio con vista sulle mura Serviane rinate a nuova vita

È uno spazio nello spazio, che dialoga con le architetture circostanti in modo fluido e senza soluzione di continuità e che si inserisce in perfetta armonia con la vetrata retrostante. Il grande bancone, dalle dimensioni decisamente importanti, si snoda secondo un andamento a S, con tre grandi vetrine a vista ed è ben definito da alcuni elementi distintivi come il legno, declinato in un colore blu desaturato che riprende il brand Mignon. «La matericità delle geometrie - spiegano i progettisti - è sottolineata ma al contempo “alleggerita” con fughe e dettagli in metallo laccato che sottolineano la fluidità del segno architettonico. Le sovrastrutture metalliche in arredo che si declinano in lampade, mensole ed alzate portalampade, reinterpretano le forme ad arco presenti sui lati esterni della stazione riproponendone la serialità modularmente, ma decostruendone la forma».

Un grande tavolo dall'andamento sinuoso

Se da un lato il grande bancone funge da vero catalizzatore per la clientela che entra ed esce dalla stazione, dall’altro lo spazio adiacente dedicato alla consumazione diventa un’oasi elegante e raffinata. Comode sedute in velluto dalle tonalità pastello arredano questa zona del Mignon, dove sedere per gustare meglio le specialità e la bellezza del luogo. A illuminare questo spazio, delle maxi lampade sospese, sorrette da grandi bracci a semi arco che regalano una luce diffusa e morbida in ogni direzione. Elemento di forte caratterizzazione al centro di questa area, un grande tavolo che, con il suo andamento sinuoso, segna e definisce lo spazio declinandosi come elemento distributivo delle sedute in grado di garantire comfort e al contempo privacy agli utenti stessi. «Il richiamo all’epoca decò, - precisano i progettisti- e a quello che le stazioni e le sale di aspetto hanno significato e rappresentato nell’immaginario collettivo, sono il riferimento stilistico che il progetto persegue».

TheGINday: eventi, workshop e tanto altro per il 10° anniversario

Grande festa alla corte del gin! Domenica 11 settembre (dalle 12 alle 20) e lunedì 12 (dalle 11 alle 19)  torna, a Milano, theGINday: l’evento italiano più amato in Italia dedicato al mondo del Gin, e lo fa quest'anno per la decima volta. Per celebrare l’anniversario la prima novità  è rappresentata dalla location che sarà il SuperStudio Più di via Tortona 27. Come sempre al saldo comando dell'evento ci sarà Luca Pirola, ideatore di questo format e fondatore di Bartender.it insieme ai soci Agostino Perrone, Dario Comini, Dom Costa e Fulvio Piccinino.

Due giorni dedicati al Gin

Dal 2012 theGINday è il primo e più grande evento italiano dedicato al Gin, al genever e ai loro botanical. La manifestazione, quest'anno racconterà anche la nascita negli ultimi anni di nuove distillerie e il nuovo impulso generato in altri comparti del settore, come nel caso delle acque toniche. Tra degustazioni, workshop e ospiti di eccezione verranno raccontate le novità sviluppate nell’ultimo anno all’interno dell’universo del distillato più consumato. Saranno presenti anche i tre bar tematici dedicati ai drink più iconici, Martini Bar, Negroni Bar e Gin Tonic Bar, animati dalle ricette dei barman che sveleranno curiosità, tecniche e ricette dei diversi brand coinvolti nell’esposizione. Non solo degustazioni e presentazioni prodotti, al SuperStudio Più si svolgeranno anche seminari e masterclass guidate dai massimi esponenti del mondo dell'ospitalità e talenti emergenti. «Di fronte ad un fenomeno di portata globale come quello del Gin, l'edizione 2022  non può che proporsi anche come un buon esempio e motore di un rinnovato interesse nei confronti il mondo dell’ospitalità anche dal punto di vista professionale – spiega Pirola - da dieci anni theGINday opera attivamente nel settore italiano del beverage, dando un significativo contributo nello sviluppo di un network specializzato come quello della mixology italiana».

theGINday invade la città

Dall’8 settembre partirà anche la terza edizione della theGinWeek che coinvolgerà i migliori locali di Milano: un vero e proprio “fuori salone” che anticiperà e accompagnerà l'evento principale. Bar, cocktail bar, hotel bar, rooftop, dehors e ristoranti saranno gli spazi che catalizzeranno professionisti e gin lover e dove le aziende organizzeranno attività ad hoc: assaggi, degustazioni, special drink, seminari, special guest, serate a tema. Sempre dall’8 al 12 settembre alcune tra le migliori pizzerie di Milano sposeranno l’abbinamento con le loro creazioni ed un ottimo gin tonic. L’elenco completo sarà in costante aggiornamento sul sito ufficiale.

Spirito Cocktails: a ogni locale i suoi ready to drink

Spirito Cocktails
Premium, Vibes e Professional sono le tre linee di miscelati ready to drink del brand pensate per rispondere alle esigenze di ogni attività del fuoricasa. Messe a punto dal mixologist Cristian Manassi, comprendono classici e signature realizzati solo con spirit artigianali

Ampliare le possibilità di consumo dei miscelati al di fuori del tradizionale raggio dei cocktail bar. È con questa mission che nel 2019 è nato a Brescia Spirito Cocktails, tra le prime realtà italiane a credere e puntare sui cocktail ready to drink. A dare vita alla nuova iniziativa il Gruppo Metalleghe, che con il mondo degli spirit ha poco a che fare, essendo uno dei maggiori player europei del settore siderurgico con stabilimenti oltre che in Itala, in Francia, Bosnia e Romania. Un’intuizione della ceo del Gruppo, Silvia Dusi, che ha scelto di investire in un trend appena agli albori, proponendo cocktail pronti da bere di alta gamma dedicati inizialmente a un target commerciale composto da alberghi, linee aeree e grandi eventi. Poi lo scoppio della pandemia, che ha fatto aprire il progetto ai consumi a casa, con il lancio di un e-commerce dedicato, per poi tornare da questo inverno in modo ancora più massiccio sul fuoricasa.

Canale che l’azienda serve con un’offerta di cocktail ready to drink articolata in tre gamme, Premium, Vibes e Professional, pensate per rispondere alle esigenze delle diverse tipologie di locali e dei loro clienti. E che hanno in comune l’alta qualità delle ricette, tutte formulate dal mixologist bresciano Cristian Manassi, professionista con esperienza ventennale nel settore e responsabile del prodotto. Tutti i drink sono preparati con ingredienti selezionati in uno storico liquorificio milanese e confezionati in un pack monoporzione, una busta da 10 cl, pratica, leggera, riciclabile, realizzata con tecnologia 4.0 e che ne mantiene inalterate le proprietà organolettiche. Si conservano a temperatura ambiente e per servirli basta semplicemente agitare la busta e versare in un bicchiere con ghiaccio per dare la giusta temperatura e diluizione.

Artigianali e di alta gamma

La linea Premium, la prima a essere presentata sul mercato, comprende 14 referenze, tra classici e signature di Menassi: Negroni, Margarita, Cosmopolitan, Daiquiri, Moscow Mule, Mojito, Boulevardier, Whiskey Sour, Old Fashioned, Espresso Martini, Cosmo Thai, Gin Sensation, Vodka Sour e H.O.T, quest’ultimo uno dei primi whiskey cocktail ready-to-drink da bere caldo fumante.

Una linea di altissima qualità, pensata per ristoranti stellati, hotel a 5 stelle, enoteche e botteghe gourmet, oltre che per i bar che vogliono proporre ai loro clienti drink di alta gamma da acquistare per vivere anche a casa la drink experience che hanno sperimentato all’interno del locale. I cocktail della linea sono preparati con spirit artigianali, senza impiego di distillati industriali, prodotti da piccole distillerie tradizionali e tutte le ricette sono senza glutine, solfiti e additivi chimici: per esempio vodka, dry gin, vermouth e bitter sono prodotti di eccellenza di piccole realtà italiane, mentre il tequila proviene da una storica distilleria messicana di Jalisco, che utilizza solo agave blu al 100%, e il whiskey è un bourbon artigianale del Kentucky.

Altra peculiarità di questa linea è il pack: la busta che contiene i cocktail è a sua volta racchiusa all’interno di una confezione di design, elegante e accattivante, che valorizza il posizionamento premium dei cocktail e bella anche da esporre.

Una proposta più leggera per l’estate

Colorato, leggero e divertente è invece lo stile della confezione di Vibes, riflettendo così lo spirito di questa gamma di cocktail pensata per l’estate. La gamma conta 9 referenze, anche in questo caso comprendendo classici, come Negroni, Whiskey Sour, Margarita, Moscow Mule, Mojito, Daiquiri e Piña Colada, e signature del mixologist Manassi, come il Tropical Spritz, fatto con una miscela di apespritz, rum, passion fruit e zucchero, e il Tiki Gin.

Tutti i premiscelati sono in confezioni monoporzione da 10 cl, con pack esterno fresco e coloratissimo che rende omaggio ai luoghi di origine dei diversi drink. Drink sempre realizzati con ingredienti selezionati e di alta qualità, e che si caratterizzano per una gradazione più bassa rispetto a quelli della linea Premium, che permette di berne facilmente più di uno, e che si rivolgono a ogni categoria di locale e target, dal classico bar agli stabilimenti balneari.

Qualità e praticità

Destinata alla sola somministrazione è, infine, la gamma Professional, pensata da Spirito Cocktails specificamente per le realtà del fuoricasa che non hanno a disposizione risorse dedicate alla preparazione di cocktail o che hanno necessità di tenere sotto controllo i costi ed eliminare gli sprechi, senza rinunciare a offrire ottimi drink ai clienti. Le ricette sono quelle della linea premium, ma fornite nel classico pack di Spirito Cocktails, ovvero la busta di plastica da 10 cl, ma priva di confezione esterna distintiva e solo con un adesivo che ne descrive il contenuto. Insomma, una scelta di essenzialità e praticità che riguarda solo il contenitore ma con il contenuto che restano premiscelati artigianali e di altissima qualità.

I surgelati piacciono sempre di più ai locali e ai consumatori

Frozen potato wedges on a cutting board. Recipe for French Fries. White background. Top view
Qualità, praticità, convenienza e zero sprechi: i motivi che rendono i surgelati sempre più amati dai locali e dai consumatori, come dicono i dati del report annuale sui consumi di IIas relativi al 2021, che registrano una crescita del 5% trainata dal boom del fuoricasa

I prodotti surgelati sono sempre più nel cuore degli italiani. A dirlo il nuovo Rapporto Annuale sui Consumi dei prodotti surgelati di Iias, (Istituto italiano alimenti surgelati), che ha fotografato l’andamento del settore in Italia nel 2021.

Un anno di numeri importanti per il comparto, che ha registrato una crescita di oltre il 5% sul 2020, per un consumo complessivo che ha superato le 940.000 tonnellate, attestandosi per l’esattezza a quota 941.561.

Il boom del fuoricasa

Da record il consumo pro-capite, salito a 16 kg, contro i 15,2 kg del 2020. A questa crescita, se un contributo rilevante è arrivato dal retail, con le vendite aumentate dell’1,7% a volume, la spinta fondamentale è arrivata dal fuoricasa, che ha segnato un incremento del +19,6%, con i consumi arrivati sulle 240.000 tonnellate.

Una performance straordinaria, considerando che il 2021 è stato un altro anno particolarmente difficile per il canale che ha visto la prosecuzione delle misure restrittive durate per l’intero primo semestre, con i surgelati che sono dunque tornati a giocare un ruolo importante nell’offerta degli operatori. Un peso costantemente cresciuto nel corso degli ultimi anni, con la quota dei consumi di surgelati nel fuoricasa che prima dello scoppio della pandemia era arrivata a sfiorare il 40% del totale. Un trend interrotto nel 2020 dal Covid, con il pesante crollo dei consumi di ben il 37% a volume in un solo anno, e che ora sembra dunque pronto a ripartire, sebbene con volumi ampiamente inferiori a quelli pre-pandemici, ma con tutte le premesse di una crescita destinata a durare.

I motivi del successo

A lasciarlo sperare, e, insieme, a spiegare le ottime performance dello scorso anno, le tante e diverse qualità dei surgelati, che li fanno apprezzare sia dagli operatori di bar e ristoranti sia dai consumatori finali. Per quanto riguarda i primi, si comincia con la disponibilità 365 giorni all’anno dei prodotti, continuando con la porzionabilità, la varietà di proposte, la convenienza economica complessiva fino ad arrivare alla sicurezza igienica: qualità che fanno dei surgelati una soluzione completa per rispondere alle esigenze dei locali.

Ma sono graditi anche ai consumatori finali, se più di 9 italiani su 10, ha rilevato lo studio di Iias, li portano abitualmente sulle proprie tavole, apprezzandone la praticità, la sicurezza, la trasparenza delle informazioni in etichetta, le proprietà nutrizionali, analoghe a quelle dei prodotti freschi, oltre alla possibilità che offrono di variare spesso menu e la capacità di ridurre gli sprechi.

Il nodo dell’asterisco nei menu

Eppure, tornando alle performance del fuoricasa, si potrebbe fare molto meglio. Restano ancora dei nodi da sciogliere per permettere ai prodotti sottozero di assumere l’importanza che meritano per le loro qualità di gusto, varietà, salute, sicurezza e lotta allo spreco alimentare. Come l’asterisco sui menu, con il quale il ristoratore, a pena di sanzione, deve contrassegnare un piatto nel quale ci può essere la presenza di uno o più ingredienti surgelati o congelati. Un obbligo non previsto da nessuna legge, ma frutto di un orientamento della giurisprudenza italiana, che risulta ormai anacronistico e basato su un’idea di alimento surgelato ampiamente superata, in primo luogo dai consumatori. 7 italiani su 10, riporta infatti il report, quando leggono sul menu che un piatto ha uno o più ingredienti surgelati ritengono l’informazione ininfluente per la loro scelta (64%) o inutile (5%).

«I prodotti surgelati fanno ormai pienamente parte delle abitudini alimentari degli Italiani e non si capisce perché, nella ristorazione, sia necessario segnalare la presenza di un ingrediente/alimento sottozero, quasi ad indicare che ciò significhi una qualità inferiore rispetto a un alimento fresco - ha commentato sul punto Giorgio Donegani, presidente Iias, in una nta che accompagna il report -. E invece, oggi i surgelati sono buoni, nutrienti e sicuri quanto e a volte più di qualsiasi altro tipo di alimento, grazie a un processo produttivo tecnologicamente all’avanguardia, che fa raggiungere rapidamente alla materia prima fresca la temperatura di -18 °C e mantiene in questo modo al meglio le sue qualità organolettiche e nutrizionali».

Cristian Marasco: «Tre lieviti per la mia bakery naturale»

Cristian Marasco
Marasco ha deciso di allargare i confini produttivi e sconfinare dalla pizza al pane, creando GranAria, laboratorio di panificazione e pdv a Merate

LECCO. Cristian Marasco, 44 anni, maneggia farine e lieviti fin da quando aveva 7 anni, nel ristorante-pizzeria dei genitori, quella Grotta Azzurra fondata 40 anni fa a Merate e che ora è gestita da Cristian - mentre i fratelli hanno replicato il locale anche a Garlate (Lc) e Bonate Sopra (Bg). Oggi Marasco ha deciso di allargare i confini produttivi e sconfinare dalla pizza al pane, creando GranAria, laboratorio di panificazione e pdv, sempre a Merate.

Lunga durata e sapore spiccato per il pane prodotto con farine poco raffinate

I pilastri su cui fondare GranAria sono lente lievitazioni, lievitazioni naturali e utilizzo di farine poco raffinate o macinate a pietra, per ottenere un pane di lunga durata e sapore spiccato. E se la farina utilizzata è fondamentale (fra cui Petra tipo 1 e 2), grande importanza hanno anche i lieviti usati da Marasco, di 3 ceppi differenti. Il primo è lievito madre in corda (detto “metodo lombardo”) che ha 20 anni e che Marasco utilizza per le pizze, come l’iconica “96 ore” (con riferimento alla durata della lievitazione). Il secondo è il lievito madre solido in acqua, che Marasco alleva dal 2018, quando ha iniziato a fare i primi panettoni. Il terzo è il licoli, il lievito liquido, ideale per la panificazione, nato nel 2021 con il progetto di GranAria.

La proposta di GranAria

Il panificio, con laboratorio a vista, è situato in una zona residenziale e vicino a una grande scuola; a poche settimane dall’apertura i risultati sono incoraggianti. «Per ora - dice Marasco - ci attestiamo attorno alle tre infornate al giorno di pane, oltre a quelle di pizze e focacce». Passi graduali, ma l’obiettivo è arrivare a fornire pane e affini caldi di forno, tutto il giorno. Anche nei formati si procede per gradi. Per ora la proposta si articola su 5 tipologie di pagnotta o filone: due classiche (pane bianco “Campagnolo” e di grano duro “Pugliese”); un integrale (100% farina integrale macinata a pietra), uno con farina evolutiva bio siciliana (un progetto che Marasco segue da 4 anni. «E ogni anno si hanno gusti e aromi differenti», dice). Infine il pane bio Agrario, in stile nordico, da 300/500 g (prezzi da 6 a 10 euro/kg). A questa produzione si aggiunge quella di focaccia (dai 14 euro/kg di quella liscia ai 20 di quella farcita) e ancora pane per hamburger, taralli, friselle, pan brioche e grissini, frollini di vario tipo. Una proposta di punta è poi la pizza al taglio alla romana, interpretata con gli stessi topping di successo della Grotta Azzurra: la pizza rossa è, ad esempio, la best-seller “Marinara ai 4 pomodori”. Inoltre ogni settimana si aggiungerà una proposta di pane farcito secondo mercato e stagione: sarà la clientela a decretare ciò che resterà in produzione.

Scelte attente sia negli arredi che nel packaging

Semplice negli arredi, che giocano su elementi materici come legno e ferro, da GranAria si percepisce una grande cura anche nei particolari, come la divisa delle commesse, completata da un cappellino di paglia in stile contadino, fino ad arrivare alla confezione del pane. «Non usiamo il solito sacchetto di carta - spiega Marasco - ma una particolare carta trasparente che conserva il pane più a lungo. Certo, serve un po’ più di tempo per confezionare una pagnottella, ma è molto più elegante e funzionale. E i clienti se lo ricordano».

L'intervista a Cristian Marasco

Come sei arrivato alla decisione di aprire la tua bakery? È colpa del panettone: ho cominciato a produrlo nel 2018 nel precedente laboratorio sotto la nostra pizzeria e i clienti me lo chiedevano sempre di più. Così durante il lockdown ho deciso di mettere a frutto la mia esperienza nei lievitati nel mondo del panificato, creando uno spazio più idoneo e specializzato. Quella del pane è un tipo di produzione affine, anche se con esigenze e logiche diverse dalla pizzeria. Per me GranAria è però qualcosa in più di un punto vendita: è un laboratorio con l’idea di essere un centro sperimentale, dove la proposta si amplierà costantemente. Ci sono sinergie con le pizzerie di famiglia? Parte della produzione è riservata ai nostri tre ristoranti, per esempio i taralli. Comunque GranAria è un normale panificio con vendita da asporto, non abbiamo tavoli, anche se esiste in futuro la possibilità di creare un piccolo dehors. Abbiamo anche un e-commerce dedicato alla vendita dei nostri prodotti. Quali obiettivi ti sei dato? L’idea è di arrivare al massimo a 100/150 kg di pane al giorno, dato che non abbiamo una capacità produttiva che possa andare oltre, anche per i tempi tecnici, visto che le nostre pagnotte chiedono 3 giorni di lavorazione. E poiché ci tengo a far sentire il sapore dei particolari tipi di grano che ho scelto, utilizziamo solo il 2% di sale nell’impasto, scelta utile anche per ragioni salutistiche.

Scutellà: tecnologie su misura nel nome del croccante

Polsonetti in rame accanto a forni rotanti e confezionatrici automatiche. Così Scutellà sta al passo con i tempi

REGGIO CALABRIA. «Siamo pasticcieri da 3 generazioni, la nostra prima licenza è del 1927, mio nonno ha iniziato a infornare biscotti e pasticcini alle mandorle in un forno in pietra». Così Rocco Scutellà, che racconta con orgoglio la sua impresa di famiglia, un laboratorio artigianale e un prodotto di punta: il croccante di pura mandorla. Poi ci sono i torroni e torroncini, la parte di lievitati e quella di pasticceria moderna, ma sono corollari di un teorema che si ripete ciclicamente anno dopo anno: “il tempo con dolcezza”, che è il payoff di questa antica pasticceria di Delianuova, in provincia di Reggio Calabria. Il tempo e l’amore sono la chiave di tutto, dice Scutellà. Perché certe lavorazioni vanno fatte al momento giusto, seguono le stagioni e i raccolti e hanno bisogno di tutta la pazienza necessaria per una lavorazione che punti alla perfezione. «Poi c’è la cura dei dettagli, l’igiene, l’organizzazione, il personale, l’accoglienza. La qualità e l’eccellenza devono essere a 360°». D’altra parte il croccante di pura mandorla è costituito di soli tre ingredienti - mandorle, zucchero e miele - e non possono non essere eccellenti.

Mandorle, miele e zucchero da scegliere con mano esperta

Comincia tutto dalle mandorle, con l’obiettivo di «acquistare il meglio che la natura ci offre in quel determinato periodo e in quel territorio». Seguendo la tradizione di famiglia, Scutellà va personalmente nelle piantagioni più volte l’anno, fin dalla fioritura. «Io andavo già da bambino ad Avola con mio padre, e ancora oggi vado personalmente in Sicilia per la prima fioritura già a febbraio e verso maggio/giugno in Puglia, dalle parti di Toritto». A seconda delle annate si prendono più mandorle da una parte o dall’altra. Dai primi di agosto a metà settembre avviene la raccolta delle mandorle e grazie alla fiducia instaurata negli anni con i produttori, Scutellà può contare, dice su «una pelatura perfetta, con dell’acqua pulita e un’asciugatura uniforme, per un calibro di 35/36». Ma perfezionismo non basta mai, visto che in laboratorio tutte le mandorle che arrivano vengono poi setacciate manualmente per eliminare qualsiasi impurità. Solo le mandorle perfette possono essere lavorate nel croccante di pura mandorla, quelle meno belle finiscono tritate in altre lavorazioni.

E ancora il miele, che arriva dalla piana di Gioia Tauro, dove ci sono per lo più aranceti. «Qui facciamo riferimento a un apicoltore locale che ci dà un miele d’arancio e fiori di zagara dalla profumazione incredibile». E infine lo zucchero, “quello per il croccante - dice Scutellà - cominciamo a sceglierlo subito dopo Pasqua. Alcuni diventano troppo scuri quando si sale con la temperatura, che arriva a 165°C; ce ne serve uno che restituisca un caramello medio, né biondo né scuro. Quando trovo l’optimum, compro un lotto che mi permetta di coprire tutta la produzione annuale».

Un forno per l'asciugatura delle mandorle, progettato ad hoc

Anni di esperienza hanno portato a un processo per la lavorazione della mandorla e del croccante del tutto personale e in buona parte manuale. Una volta selezionate, le mandorle vengono fatte asciugare in un apposito forno progettato dallo stesso pasticcere per la tostatura. «Tostatura in verità è un termine improprio, perché di norma è un processo che viene fatto a una temperatura dai 125 a 145°C e per un tempo dai 12 ai 20 minuti. La nostra è un po’ più lenta, a 60°C per tre giorni, in modo da privare la mandorla di tutta l’umidità in eccesso e ottenere un’asciugatura perfetta», spiega Scutellà. La motivazione è anche di stoccaggio: nel primo caso, l’umidità residua farebbe perdere la croccantezza alla mandorla nel giro di 15 giorni, al massimo un mese, in questo modo i tempi si allungano e riescono a coprire tutto il tempo della produzione, che inizia normalmente a fine settembre, per esser pronti per il periodo natalizio, momento clou per le vendite.

Polsonetti in rame battuto a mano per la produzione

E qui veniamo alla produzione vera e propria, che avviene con antichi polsonetti che il papà di Rocco si è fatto realizzare anni fa da un artigiano del rame di Pescia, in Toscana. «Ne abbiamo ancora in scorta qualche dozzina, un vero e proprio patrimonio. Lo ricordo quando ci andavo da bambino e lo vedevo battere il rame a mano. Era un artigiano di almeno 80 anni e la sua maestria mi affascinava». La torroniera c’è, ma nella pasticceria Scutellà si usa solo per torroni e torroncini più moderni. L’unica innovazione che, nonostante le proteste del padre, il pasticciere calabrese si è concesso è stata la macchina per incartare croccanti e torroni. Ne ha due, che hanno consentito di aumentare la produzione. «Prima facevamo anche questo a mano, ma era un limite produttivo importante. Adesso abbiamo due macchine: una incarta pezzature tradizionali da 11x2,5 cm, l’altra è per le mignon da 25 g, che si sono imposte perché più eleganti da offrire».

Lievitati da colazione, colombe e panettoni

Sempre rimanendo in tema di dolci delle feste, alla produzione dei torroni, da una decina d’anni si è affiancata la parte dei lievitati di Natale e Pasqua. «Abbiamo un lievito naturale che ha più di 100 anni e che curo personalmente da 15 anni. Per me è come un’atleta, che si deve allenare seriamente tutti i giorni, così può ottenere risultati eccellenti quando serve», racconta Scutellà. La linea dei lievitati da colazione, fra i quali spicca il la sua versione di maritozzo, consente questo allenamento quotidiano al lievito madre, che poi fa il suo super lavoro nei periodi pre-festivi. Materie prime eccellenti e lavorazione artigianale, con una dedica alla sua terra, perché se a Natale si fa il Panbergamotto, a Pasqua vola la Calabrisella, sempre caratterizzata dagli aromi di agrumi di Calabria. «Ho sostituito una parte del burro con olio al bergamotto per profumare l’impasto. È stato un lungo lavoro di ricerca per ottenere una profumazione fresca ed equilibrata. Poi ci sono i canditi naturali fatti da noi. E alla fine è un prodotto che vendiamo più a Milano che sul territorio».

L'intervista a Rocco Scutellà

Il croccante di pura mandorla è un affare di famiglia.

Vero. Ha iniziato mio nonno novant’anni fa, poi l’attività è stata ampliata da mio padre, che è stato sia a Messina che in Canada per 5 anni. Tornato ha ripreso l’attività di famiglia. Io ero il suo erede, ma prima di entrare nel laboratorio di famiglia mio padre a 18 anni mi ha mandato in un laboratorio a Messina per fare la vera e propria gavetta. È quella gavetta che mi ha fatto scoccare la scintilla e innamorare nel nostro lavoro.

Ci ha accennato a un ingrediente speciale... 

Sono due ingredienti fondamentali: l’amore e la passione. Fanno la differenza nelle ricette, anche se non sono scritti nelle ricette. L’amore può essere qualcosa di passeggero, ma se c’è veramente alimenta la passione e la passione alimenta l’amore. Due preparazioni identiche possono essere fatte da due persone, uno ci mette amore e l’altro solo il tempo: i risultati saranno diversi.

Ma cosa è cambiato negli anni? 

Soprattutto la clientela di riferimento. Siamo in un paesino di montagna di 2.600 abitanti e abbiamo lavorato in questi anni per aprirci al mondo esterno. Sono dieci anni che abbiamo lo shop online e in questo senso il Covid non ci ha presi alla sprovvista, anche se il numero degli ordini è esploso. Due anni fa abbiamo chiuso l’8 dicembre per eccesso di ordini, quest’anno il 15 dicembre.

Si potrebbe realizzare un piccolo museo? 

È un mio desiderio, dal polsonetto di rame che utilizzava mio padre alle attrezzature di mio nonno. Aveva anche una macchina che pelava la mandorla. Anticamente veniva fornita con la buccia, lui utilizzava l’acqua calda per pelare la mandorla e poi c’era un soffiatore che portava via le bucce. Una macchina rudimentale, che non puliva al 100%, quando si producevano pochi chili si poteva anche fare. A.T.

IN LABORATORIO

Cuocitore Rollermac_15 Plus

Per il croccante di pura mandorla non se ne parla: solo polsonetto di rame vecchio stile. Ma per la linea di torroni e torroncini Scutellà ha ceduto alla comodità di un cuocitore professionale di nuova generazione. Costruita interamente in acciaio inox, grazie ad un sistema brevettato di moto dal basso, semplifica le attività dell’operatore che deve solo impostare la temperatura desiderata. A fine lavorazione la spatola di miscelazione si può estrarre dalla vasca facilitando così lo scarico manuale del prodotto.

Wiki Flowpack

Non è stato facile convincere il papà di Rocco Scutellà che la confezionatrice sarebbe stata una svolta nella produzione. Per lui tutto doveva essere manuale, compreso il packaging. I vantaggi nella velocizzazione della produzione l’hanno tuttavia fatto ricredere e alla fine di confezionatrici ne sono entrate ben due in laboratorio. La prima gestisce le pezzature tradizionali, da 11x2,5cm, l’altra è per incartare le mignon da 25g, che si sono imposte perché più eleganti da offrire. Ha un pannello touch screen e un sistema di centratura, che consente di lavorare, come nel caso dei torroni Scutellà, con film a grafica personalizzata.

Forno Rotativo Roto Avant Polin

Roto Avant, è un forno rotativo dalla grande flessibilità produttiva e garantisce la massima efficienza energetica. Un prodotto del genere nel laboratorio di Scutellà serve soprattutto per tutta la parte di produzione che riguarda i lievitati, sia quelli di tutti i giorni, ma ancora di più quelli delle feste, come panettoni e colombe. Roto Avant controlla e mantiene ottimali i fattori che determinano la qualità dell’aria in camera, guidando il flusso di calore e vapore sul prodotto in modo morbido e omogeneo, fin dalle primissime e più delicate fasi di cottura.

Essiccatore per mandorle

Scutellà lo ha praticamente progettato da solo, per rispondere alle proprie esigenze di asciugatura e stoccaggio delle mandorle. Se storicamente per la lavorazione di croccanti e torroni le mandorle venivano tostate con un passaggio violento in forno a minimo 125°C per un tempo di massimo 20 minuti, oggi Scutellà preferisce lavorare con mandorle che vengono essiccate più che tostate, grazie a questo strumento che consente di lavorare grandi quantità a 60°C per tre giorni. Il procedimento asciuga completamente la mandorla e ne aumenta la shelf life e dà una risposta ottimale alla caramellizzazione con zucchero e miele ad alta temperatura.

 

I tre cocktail per l’estate di Prohibito

Bottiglie Prohibito bancone
Due creazioni in stile Tiki di Samantha Migani e una ispirata all’antica Babilonia di Valeria Bassetti le proposte del brand di Bevande Futuriste per l'alta miscelazione per arricchire la drink list dei locali. Scopri le ricette complete

È un viaggio di gusto tra note ed atmosfere esotiche quello che Prohibito propone ai locali con la sua selezione di cocktail per l’estate. Il brand per l’alta miscelazione di Bevande Futuriste ha scelto tre ricette per arricchire l’offerta estiva dei bar e regalare ai loro clienti una drink experience di alto livello. Due di queste, lo Zombie del ‘34 e Bali Hai Tiki, provengono dalla cultura Tiki e sono firmate dalla barlady Samantha Migani, fondatrice dell’Hawaiki di Igea Marina (Rimini), mentre la terza, Isthar, è una creazione di Valeria Bassetti, co-owner di Drink_it, brand di cocktail ready to drink, ed è dedicata all’Oriente e ispirata all’antica Babilonia.

Protagonisti dei miscelati i prodotti della ricca gamma di soluzioni Prohibito, preparati con materie prime di alta qualità. Gamma che comprende sciroppi ed essenze ad alta concentrazione divise in cinque linee, basi frutta con fino al 90% di frutta, le eccellenze regionali della linea MADEin, gli zuccheri e due nuovi arrivati: Base Made e il Tiki Batter. La prima è una base neutra da mixare con le Natural essence per creare il proprio sciroppo, sbizzarrendosi in innumerevoli combinazioni di gusti: il secondo uno dei primi sciroppi al burro sul mercato.

Dalla Polinesia all’antica Babilonia

Il primo cocktail, Zombie del ‘34, è l’interpretazione di Samantha Migani di un pezzo da novanta della miscelazione Tiki, lo Zombie, creato negli anni Trenta da Ernest Raymond Beaumont Gannt, più conosciuto come Donn Beach, il papà del Tiki. Un grande classico che la barlady ha riletto miscelando Dark Jamaican Rum con Calicon rum carta dorada e rum overproof, Don Mix, preparato con DiFrutta Pompelmo Mela e sciroppo di cannella, succo di lime fresco, Falernum Prohibito, fatto con rum, Prohibito MADEin Mandorla di Toritto, Base Madre e le Natural Essence Lime, Cannella, Chiodi di garofano, Zenzero e Mandarino. Il tutto concluso con qualche goccia di secret bitter e di Pernout.

La seconda proposta, sempre firmata dalla barlady, è Bali Hai Tiki, un drink analcolico fresco e dissetante che regala una nota esotica a tutto tondo, dove esplode il mango in tutta la sua dolce avvolgenza. Dal profumo delicato e dalla spiccata aromaticità, grazie anche alla vaporizzazione di Prohibito Natural Essence mandarino, si caratterizza per il giusto equilibrio tra l’acidità del passion fruit e la morbidezza dell’ananas.

Dalle atmosfere polinesiane dei cocktail Tiki si passa a mete non meno esotiche e ricche di fascino con Ishtar, il drink di Valeria Bassetti che ha come tema le divinità orientali dell’antica Babilonia. Ishtar è infatti la divinità babilonese simbolo dell'amore e della fertilità, alla quale la barlady ha reso omagggio con un cocktail dal carattere estivo, suadente e profumato che unisce la dolcezza del lampone e della vaniglia alle note piccanti del ginger beer, il tutto supportato come base dal Daiquiri Drink_it, fatto con rum, lime e zucchero.

Le ricette per l’estate di Prohibito

Zombie del ’34 di Samantha Migani

Zombie del 34 Samantha Migani
Ingredienti:

1,5 cl Don Mix (2 parti di DiFrutta Pompelmo Mela e 1 parte di sciroppo di cannella), 3 cl lime fresco, 1,5 cl Falernum Prohibito (rum, Prohibito MADEin Mandorla di Toritto, Base Madre e le Natural Essence: Lime, Cannella, Chiodi di garofano, Zenzero e Mandarino), 4 cl Dark Jamaican Rum, 4 cl Calicon rum carta dorada, 3 cl 151 Overproof, 2 barspoon Prohibito Natural Fruit Melagrana, 4 drop Secret bitter, 6 drop Pernout
Tecnica:
milk shake mixer
Guarnizione:
shell a neve con conchiglia madreperla
Bicchiere:
tumbler alto di cristallo anni Ottanta con fondo verde

Bali Hai Tiki di Samantha Migani

Bali Hai Tiki Samantha Migani
Ingredienti:
3 cl lime, 6 cl Di Frutta bio ananas, 2 cl TV bio smoothies mango, 3 cl Prohibito Natural fruit Passion fruit, vapo Prohibito Natural Essence mandarino
Tecnica:
blend con mezza paletta di ghiaccio crashed ice per una texture cremosa
Guarnizione:
fiore esotico
Bicchiere:
old fashioned

Isthar di Valeria Bassetti

Isthar Valeria Bassetti
Ingredienti:
1 Daiquiri Drink_It, 15 ml Projibito Natural Fruit Lampone, top Cortese Ginger Beer, vapo Prohibito Natural Essence Vaniglia
Tecnica:
build
Guarnizione:
uno spicchio di lime e vaporizzazione sul bicchiere con Prohibito Natural Essence Vaniglia
Bicchiere:
tumbler

Da Mara dei Boschi cono, pralina e tazza fanno sistema

Mara dei Boschi, Torino
Gelato artigianale, cioccolato artistico e caffè specialty, da Mara dei Boschi, a Torino

TORINO. Tra Torino, Barolo (Cn) e Milano sono cinque i punti vendita di Mara dei Boschi, un’insegna di primo piano nel panorama del gelato made in Piemonte. Il terzo locale, aperto nel 2018, si trova in piazza Carlo Emanuele II e ha segnato una decisa svolta nell’offerta. «Siamo nati come gelateria, ma subito abbiamo cominciato a fare ricerca - dice Matteo Borgnino, general manager e responsabile dell’esercizio nella piazza che i torinesi chiamano “Carlina” - trovando una continuità tra i sapori nel cioccolato e nel caffè specialty». Questa gelateria vanta dunque un’ampia sala dominata dal banco dedicato al caffè, attrezzato con diversi strumenti di estrazione, una macchina espresso Strada de La Marzocco, nonché confezioni di caffè per la vendita.

Spesso il cliente (soprattutto quello italiano) che entra per un cono rimane stupito davanti a questa offerta variegata di caffè: qui entra in scena Matteo Rebuffo, responsabile del reparto caffetteria, capace di raccontare ai clienti la realtà del caffè, fatta di diverse origini e differenti modalità di estrazione a caldo e a freddo. Le spiegazioni sono evidentemente efficaci e lo storytelling dà valore aggiunto al prodotto, tanto che il prezzo dell’espresso (1,5 euro) non riceve contestazioni e vede crescere il numero di clienti locali fidelizzazti. Clienti ai quali si aggiungono i turisti stranieri, che meglio degli italiani conoscono le tostature chiare, la manualità di V60 e aeropress e il piacere di cogliere in tazza note acidule, fruttate e floreali, andando oltre quelle consuete di tostato, frutta secca e cioccolato.

Venti gusti di gelato nei pozzetti

Di fronte al banco della caffetteria si trova quello del gelato, attrezzato a pozzetti. Una finestra che si affaccia sulla piazza permette di ordinare rapidamente gelato da passeggio ed è stata strategica per asporto e delivery durante il lockdown. Venti i gusti abitualmente in gamma, che ruotano stagionalmente. Le nuove ricette sono messe a punto dal gelatiere Davide Ferrero che poi le condivide con gli addetti di tutti gli altri punti vendita. Stagionalità e creatività sono le principali linee-guida del brand. Tra i gusti speciali sono particolarmente graditi il Bocuse (pistacchio, limone candito, polvere di mandorla caramellata) e il Langarolo (nocciola, variegato gianduia e nocciole croccanti), dalla piacevole nota croccante. Insoliti i gusti cocco e yuzu (agrume cinese che dà forte acidità) o liquirizia e basilico. Tutti i gusti al cioccolato o alla frutta sono vegani e le 5 gelaterie sono certificate gluten free. Encomiabile l’attenzione all’ambiente: i prodotti di servizio, vaschette comprese, sono compostabili.

Cioccolato a ispirazione artistica

Accanto all’ingresso c’è il banco del cioccolato artigianale, che vanta ispirazioni artistiche. «Tengo molto al nostro progetto che unisce l’arte alla professionalità della cioccolatiera Martina Pomè - dice Borgnino -. Il nostro prodotto di base è la Pillola, che trae spunto dai lavori della scrittrice e artista canadese Dana Wise: abbiamo elaborato un cioccolato pralinato a forma di capsula con diversi punti di colori e ingredienti, in base allo “scopo”. Si trovano così le pillole per le emergenze (yuzu e melissa), per diventare simpatico (caramello e semi di papavero), per non mollare mai (con il nostro caffè 100% Arabica) e altro ancora. Ovviamente ogni confezione contiene le istruzioni per l’uso. Abbiamo collaborato anche con lo scultore Piero Golia per la realizzazione del cioccolato Untitled (My Gold is Your). Un cioccolato artistico che riproduce in scala 1:125 il cubo in cemento di 2x2 m presentato alla 53a Biennale di Venezia, al cui interno l’artista ha gettato un chilo d’oro colato: i visitatori potevano portarne via un pezzo usando qualsiasi strumento avessero a disposizione (a fine esposizione l’opera era distrutta). L’ultima collaborazione che abbiamo messo in atto è quella con il pittore danese Henrik Plenge Jkobsen, attraverso sette tavolette di cioccolato che riproducono l’opera in cui l’artista ha voluto rendere omaggio alla frase di Karl Marx “Tutto ciò che è solido diventa aria”. Quest’anno abbiamo deciso di lavorare solo con cacao del Sud America: Venezuela criollo, Perù criollo primitivo, Tobago trinitario e Repubblica Dominicana hispaniola: sono tutti prodotti rari e molto particolari. Puntiamo molto sulla qualità e sull’effetto “wow”. Abbiamo constatato che il cliente sa apprezzare l’idea e si innamora di quello che facciamo».

L'intervista a Matteo Borgnino

Perché alla gelateria avete affiancato la caffetteria? Il caffè è arrivato in Mara dei Boschi nel 2019, in piazza Carlina. È stata una scelta di qualità coerente con l’offerta di gelato e di cioccolato. Da subito se ne è occupato Riccardo Ronchi, founder con Edoardo Patrone, ricercando caffè specialty che in un primo tempo sono stati affidati a una microroastery e oggi tostiamo noi stessi a Barolo, a marchio Ialty Coffee. Attualmente abbiamo 5 origini che cambieranno in base alla disponibilità e stagionalità: facciamo ricerca continua del prodotto. L’espresso a 1 euro e 50 centesimi è un problema? Matteo Rebuffo, responsabile dello specialty nel locale, e gli altri ragazzi si sono impegnati da subito per fare comprendere cosa sono gli specialty coffee e il conseguente prezzo maggiore rispetto ad altri caffè. Se per gli stranieri è ormai un dato di fatto, noto che anche in Italia si è avviato un processo di maggiore attenzione verso il caffè di qualità. Abbiamo un buon numero di clienti fissi che chiedono diversi tipi di estrazione, a cui piace gustare caffè differenti: offriamo spesso prodotti di altre microroastery, ad esempio Gardelli, His Majesty the Coffee e Nero Scuro. C’è poi chi compra il caffè per casa e gli strumenti per estrazioni a filtro. Cos’è l’“espresso da paura” che avete in menu? È un modo efficace per attirare l’attenzione, parlare di caffè e proporre un’origine nuova, estratta in tazza doppia, con caratteristiche organolettiche particolari, tutto da provare.

Riviera Spritz, il nuovo aperitivo che arriva da Forlì

Dal colore verde, il nuovo spirit creato dall'imprenditore Simone Tocci, è a base di estratto di cedro ed erbe aromatiche ed è perfetto da servire liscio o con ghiaccio come aperitivo e per l'uso in mixology

Arriva da Forlì un nuovo spirit dedicato in primo luogo al momento dell’aperitivo, ma non solo. Si chiama Riviera Spritz ed è stato ideato da Simone Tocci, imprenditore romagnolo titolare di T. Service di Tocci Simone, attiva nella fornitura di prodotti alimentari, spezie, miscele naturali, colori alimentari e aromi naturali per il settore food&beverage, che lo scorso ha deciso di dare seguito a un progetto coltivato a lungo, quello di dare vita a un prodotto tutto suo.

Un prodotto ispirato all’atmosfera e ai sapori tipici dei litorali italiani, che presentasse diversi elementi di novità rispetto alla già ricca offerta del panorama spirit e che dopo tante sperimentazioni e perfezionamenti della ricetta ha visto la luce a metà di quest’anno.

Aspettative non tradite dal nuovo prodotto. Moderatamente alcolico (alc 11% in vol), Riviera Spritz è preparato con una ricetta che prevede pochi ingredienti di alta qualità: estratto di cedro, infuso di erbe aromatiche, alcol 100% italiano e pochissimo zucchero. Una combinazione che dona al prodotto ricche note olfattive agrumate e lo rendono molto delicato al palato, con un gusto secco e aromatico.

Innovativo nel gusto, Riviera Spritz lo è anche nel colore: un verde intenso e vibrante che non passa inosservato e che lo rendono perfetto per dare un inconsueto tocco cromatico ai drink.

Dall'aperitivo alla notte

Sì, perché un’altra peculiarità del prodotto è la sua estrema versatilità. Perfetto da servire liscio o con ghiaccio come aperitivo, stimolando anche una seconda bevuta, grazie al grado alcolico non elevato e al sapore ricco e pieno, è ideale anche per la preparazione di cocktail sia per il momento dell’aperitivo sia per l’after dinner, sposandosi a meraviglia con i distillati, dal gin alla vodka al bourbon, e altri spirit come il vermouth.

E davvero tante sono le possibilità offerte da Riviera Spritz in miscelazione, come mostra l’ampio ricettario del brand. A partire dal Riviera Spritz, rivisitazione del grande classico italiano dell’aperitivo da preparare mixando a Riviera solo del Prosecco, rigorosamente senza aggiunta di soda, e completando con una fettina di limone e una foglia di basilico. O il Riviera Tonic, aggiungendo al prodotto una tonica e guarnendo con una scorzetta di limone, il Riviera Highball, con cedrata e scorza di cedro, o il Riviera Mule, miscelando con ginger beer e succo di limone.

Tra i drink più strutturati, per citare qualche esempio, ci sono il Riviera Sour, dove Riviera si miscela a succo di limone, vodka, Stillabunt e Angostura, e il Riviera Tini, con gin e una fetta di limone e un’oliva come decorazione, il Riviera Witch, con vodka, o il Riviera Dinotte, dove si mescola a Dogliotti Vermouth Bianco, al bourboun Woodford Reserve, decorando con fiori edibili.

Riviera Spritz è disponibile in bottiglia da 100 cl dal design accattivante studiata anche per attrarre l’occhio del cliente, in vetro trasparente che esalta l’originale del prodotto.

Le ricette Riviera Spritz

Riviera Spritz

RIVIERA SPRITZ cocktail
Ingredienti:

6 cl Riviera Spritz, Prosecco,
Preparazione:
build
Decorazione:
zest di lime o limone e foglia di basilico

Riviera Tonic

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Ingredienti:
6 cl Riviera Spritz, top di tonica
Preparazione:
build
Decorazione:
zest di lime o limone

Riviera Mule

RIVIERA-MULE-400x480
Ingredienti:
6 cl Riviera Spritz, ginger beer, succo di mezzo limone,
Preparazione:
build
Decorazione:
foglie di menta

Riviera Highball

RIVIERA HIGHBALL
Ingredienti:
4 cl Riviera Spritz, top cedrata
Preparazione:
build
Decorazione:
scorza di cedro

Riviera Sour

RIVIERA SOUR
Ingredienti:
4,5 cl Riviera Spritz, 1 cl succo di limone, 7 gocce Stllabunt, 2 cl vodka, 3 gocce Angostura
Preparazione:
double shake

Riviera Witch

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Ingredienti:
2 cl Riviera Spritz, 4 cl vodka
Preparazione:
build

Riviera Tini

Riviera_Tini_Giusto_logoByMaso-400x480
Ingredienti:
1,5 cl Riviera Spritz, 4,5 cl gin
Preparazione:
builb
Decorazione:
scorza di limone e un’oliva

Riviera Dinotte

OK_RIVIERA-DINOTTE_logoByMaso-400x480
Ingredienti:
3 cl Riviera Spritz, 3 cl Dogliotti Vermouth Bianco, 3 cl Woodford Reserve,
Preparazione:
build
Decorazione:
fiori edibili

Pascucci Espresso Veloce, specialty e ricettati nel cuore di Milano

Pascucci Espresso Veloce
Un locale coloratissimo e a più velocità ha aperto in via Paolo Sarpi 3. Ricette golose al nuovo banco Frappo; espressi sempre perfetti

Unisce tratti classici e moderni, si rivolge soprattutto ai giovani amanti del take away, ma riserva angoli di tranquillità in un’atmosfera piacevole, coloratissima, soprattutto instagrammabile, ovunque ci si trovi. L’apertura del nuovo Pascucci Espresso Veloce in via Paolo Sarpi 3 a Milano è stata accolta con curiosità e interesse e si aggiunge al Pascucci Moka, in via Vittor Pisani 31, di fronte alla Stazione Centrale.

Si rivolge soprattutto alla generazione del take away, sempre in movimento con preparazioni on the go preparate nell’apposita postazione, il nuovo banco Frappo: si spazia da classici come il Confuso (l’espresso con la storica Crema Confuso alla vaniglia) e il Frappo (espresso, latte, zucchero di canna, panna montata o crema confuso), a frozen nuovi e creativi a base di caffè e non solo. Alle ricette a base di cioccolato nelle declinazioni frutta e caramello salato, si affianca la sperimentazione di nuovi prodotti da abbinare al caffè, come le creme al tartufo marchigiano o dolci macaron. Guida nella scelta il grande monitor posto sopra il banco, dinamico e coloratissimo.

La scelta di dedicare uno spazio alle ricette non deve fare dimenticare che al Pascucci Espresso veloce Milano, il protagonista e il cuore è sempre il caffè: gli espressi sono preparati con una macchina espresso Leva de La Marzocco, che unisce design e tecnologia per tazzine sempre perfette; accanto ci sono quattro macinacaffè. Si può scegliere infatti tra Riserva Bio, che dà un caffè dolce, dall’aroma freschissimo e dal retrogusto fondente con note fruttate di albicocca, avocado e mandorle verdi, e Riserva Premium Bio dedicata al fondatore, Alberto Pascucci: una miscela dolce ed equilibrata in cui sono racchiusi tutti i valori della Pascucci. A cominciare dalla scelta di prodotti naturali, da agricoltura biologica e in stretta collaborazione con gli agricoltori, cercando rapporti diretti che favoriscano la crescita della parte agricola e il benessere di chi coltiva il caffè.

Affiancano le miscele bio le monorigini specialty provenienti dal Burundi, dal centro Kawasili, dove Pascucci lavora accanto ai farmer per aiutarli a creare caffè dalla qualità incredibile con sistemi di lavorazione naturali. I due specialty sono Kawasili Tropical, con un piacevolissimo gusto di rum invecchiato, mango cheescake, e Kavuvuma, con gusto elegante, dolce, di albicocca, gelsomino, succoso, tropicale; entrambi sono lavorati con metodo naturale: da farsi preparare in espresso o filtrati nel V60.

Sono quattro tipologie di caffè da regalarsi, giorno dopo giorno. Scoprendo piano piano i sentori che gli esperti riconoscono sorseggiando la loro tazza, profumi che giungono dalle terre d’origine, regalati da climi diversi e da lavorazioni accurate.

Gli stessi sentori si sprigionano sulle pareti del locale, con la loro fresca fragranza. Rose tea, rose inglesi, bacche di caffè, dolci albicocche, agrumi e racemi di fiori bianchi, frutti di bosco, fragole e rose canine si arrampicano sulle pareti, come dentro un giardino un po’ selvaggio dove tutto fruttifica senza un ordine ma che trova nel suo insieme l’armonia.

Chi vuole gustare un buon caffè anche a casa, può acquistare confezioni di caffè in grani, macinato o in cialda, una moka, una french press e altri accessori, che una fornitissima scaffalatura mette a disposizione per l’acquisto da asporto.

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