Home Blog Pagina 501

Lutto nella liquoristica italiana: si è spento Augusto Reina, patron di Illva Saronno

Augusto Reina Illva Saronno_Disaronno

Un grave lutto ha compito l’industria liquoristica italiana e internazionale. Ieri sera, mercoledì 19 febbraio è scomparso Augusto Reina, patron e amministratore delegato di Illva Saronno e dell’iconico Disaronno.

Classe 1940, Reina è stato un grande innovatore nel campo della liquoristica, che con la passione per il suo lavoro ha saputo trasformare l’azienda familiare in una grande realtà internazionale, facendo dello storico liquore della tradizione italiana un best seller a livello mondiale. Un vero fuoriclasse del settore, le cui capacità imprenditoriali sono state sempre animate da un forte spirito visionario con il quale negli anni ha guidato la crescita dell’azienda facendone un colosso del beverage, con oltre 30 realtà controllate in Italia e all’estero e più di 600 dipendenti, anche grazie alle acquisizioni e al rilancio di storici brand del made in Italy, come Amaro 18 Isolabella, Rabarbaro Zucca, Marsala Florio e i vini Corvo e Duca di Salaparuta.

Un imprenditore la cui attività è sempre stata animata dalla convinzione che se si vuole crescere occorre mettersi sempre in gioco e guardare avanti, con coraggio e ottimismo verso il futuro, e che l’azienda non fosse solo una proprietà della famiglia, ma anche dei suoi dipendenti.

«Siamo fieri del nostro passato ma altrettanto consapevoli che dobbiamo guardare avanti. Il nostro domani infatti prevede grandi opportunità ma anche grandi responsabilità», la frase che rappresenta lo spirito di Augusto Reina alla perfezione. Un’eredità che tocca ora alla famiglia Reina e al management portare avanti.

 

Se il pasticcere mescola dolci ed essenze

MF - Marco Failla evento 13 feb2020
Essenze abbinate a dessert: le ha presentate, a Milano, il food stylist Marco Failla. Del resto, sia la pasticceria che l'arte di creare profumi hanno in comune la base, la chimica. Ingredienti e dosi, consistenze e reazioni a sollecitazioni fisiche sono fondamentali, sia per realizzare un dolce perfetto che per creare una fragranza evocativa e d'impatto.
Marco Failla - Ritratto 1
Il food stylist e dessert designer Marco Failla
Failla, food stylist e dessert designer, ha presentato per la prima volta le sue essenze, abbinate ciascuna a tre diversi dessert. Ecco le descrizioni delle tre proposte.

Love Potion n.3, abbinata al dolce Un pomeriggio in campagna

«Questa fragranza è leggera come un ricordo, narra di una passeggiata in campagna in autunno, da piccoli, in compagnia della nonna che ci tiene per mano. Si sente l’odore della corteccia e della terra. La corteccia di cedro e le foglie dell’albero del mandarino. È il racconto di un dolce casalingo, nato con quello che si aveva in campagna quel giorno: la cannella, la scorza di bergamotto, il passito di Noto, il preferito del nonno, in cui cuocere le pere appena raccolte e aggiungere del mascarpone con lo zucchero e qualche scaglia di cioccolato. Questa Love Potion parla di nostalgia, vvuole farci innamorare dei nostri ricordi e del nostro passato».

Love Potion n.9 abbinata al dolce 15 luglio

«Questa fragranza è composta da tre fasi: acqua, alcol e olio, ed è la più complessa. Parla di indipendenza e di nobiltà d’animo come l’acqua di rosa e ha l’animo di una donna che grida libertà al mondo e che desidera far sentire la sua voce lontano come i sentori di gelsomino, che ama viaggiare per scoprire nuovi mondi e nuovi odori pur ricordando sempre il profumo di fiori d’arancio della propria terra. Quella Sicilia che ti coccola con l’aroma di scorze macerate a base d’olio di limone, mandarino, arancia e bergamotto. Dessert in abbinamento: 15 luglio. Un nome, quest’ultimo, che prende spunto dalla data in cui a Palermo di festeggia Santa Rosalia».

Love Potion n°23 abbinata al dolce Testa di Moro

«Questa Love Potion narra la leggenda di una storia d’amore. Di un uomo che viene da lontano, navigando sopra le barriere coralline con il suo veliero e che ama gustare un bicchiere di Rum arricchito con scorze di agrumi, mentre sogna la sua prossima conquista. Si racconta che sia approdato in Sicilia alla ricerca dei migliori frutti e qui si sia innamorato di una ragazza che stava preparando una torta al cacao e bacche .di vaniglia e per dichiararle il suo amore le abbia regalato uno scrigno di oro verde il pistacchio. Per scoprire come finisce questa storia, il dolce perfetto è Testa Di Moro, dove i sapori dei due innamorati si fondono»

Essenze ottenute con miscelazione di ingredienti di origine naturale, dolci che ne rappresentano l’anima e il carattere. Insomma, uno storytelling efficace per dolci di grande impatto scenografico, dal quale sicuramente si può trarre qualche ispirazione.

Ospitalità d’eccellenza: le dieci regole di Salvatore Calabrese

Salvatore Calabrese
Le regole e i consigli di Salvatore Calabrese per mettere in piedi un locale d’eccellenza (con un decalogo per i professionisti del bar). Il vero obiettivo da perseguire? Creare un luogo piacevole per clienti e staff

«Il mestiere del bartender non è fare buoni cocktail, ma di creare un’esperienza memorabile che resti impressa nel ricordo»: il succo della filosofia di Salvatore Calabrese, quella che gli ha fatto guadagnare l’appellativo di “The Maestro”, sta tutto qui.
Il palco dell’ultimo Bar Convent a Berlino è stata l’occasione per distillare le sue regole e i suoi consigli per diventare un professionista d’eccellenza e creare un bar fuori dal comune. “Experience matters” recitava il titolo del suo intervento (qui il video completo), in cui ha condensato in piccole ricette oltre mezzo secolo di esperienze dietro il bancone.

L'ingrediente principale? Le persone

Per il creatore di tanti cocktail diventati classici le vere ricette non vanno cercate nei bicchieri, ma nell’ambiente che si costruisce attorno: e l’ingrediente principale sono sempre le persone, i clienti ma anche i componenti del team. Un approccio decisamente antitetico rispetto a chi mette al centro se stesso e il proprio lavoro: «Non conta chi siete o quanto siete bravi nel fare i cocktail: quello che conta è soddisfare le aspettative del cliente. O, ancor meglio, superarle. Il contrario dell’arroganza».
Le doti dei bravi bartender, secondo Calabrese, sono prima di tutto il carisma e lo charme. E il collocare il proprio lavoro non nel campo della mixology ma nel mondo dell’ospitalità, che per Calabrese significa «sapersi prendere cura delle persone».
«Un bartender può dirsi grande solo quando eccelle sia nell’arte del creare cocktail che in quella dell’accoglienza».
Un principio che va esteso dal singolo professionista al locale nel suo insieme: «Bisogna creare qualcosa di unico, in modo che le persone possano parlare di noi e del nostro locale. Bisogna dare alle persone un motivo per venire da noi e creare un ambiente piacevole per i clienti e per il team che ci lavora dentro».

Le tre regole guida del professionista...

Tre le regole che secondo The Maestro devono guidare il lavoro di ogni membro del team di un bar: «Prima regola: sapersi prendere cura del cliente. Seconda regola: sapere come approcciare ogni singolo cliente in modo da farlo sentire speciale, chiunque esso sia. Terza regola, rivolta soprattutto a chi guida il team: sapere far sentire ogni singolo membro della squadra apprezzato e rispettato».
Prima di rispondere alla domanda su come deve essere un bar d’eccellenza, Calabrese fa una premessa: «Il posto in sé significa ben poco. Sono le persone che ci lavorano a renderlo speciale, a dare vita all’ambiente e a creare l’atmosfera, non le pareti o l’arredamento».

...e il decalogo dell'accoglienza perfetta

1. Il bar è un organismo vivente; ognuno contribuisce a crearne la personalità.
2. Offri un servizio di prima classe: non essere un automa, fai splendere il tuo carisma naturale.
3. Accogli i clienti con un sorriso, guardando negli occhi e mostrando un’attitudine positiva. Ricorda come si chiamano quando tornano.
4. Fai sentire bene i clienti e assicurati che si sentano a proprio agio nel locale senza eccedere in familiarità.
5. Anticipa le loro richieste, anche prima che sappiano cosa vogliono; leggi i loro stati d’animo (o i loro pensieri).
6. Sappi quando essere affabile, ma resta sempre professionale.
7. Sorridi e fallo sempre in modo genuino.
8. Cerca di guardare il bar con occhi nuovi ogni volta che arrivi al lavoro.
9. I cocktail devono sempre impressionare le persone, mantenere la qualità costante. La tua conoscenza di cosa stai vendendo non deve essere mai in discussione.
10. Non dire mai di no, sii sempre pronto a fare uno sforzo in più.

Sono 150 i pasticceri in gara ai Campionati italiani Fipgc

2020_Campionato Nazionale di Pasticceria_FIPGC (2)

Scultura in pastigliaggio e monoporzione moderna, scultura in cioccolato e praline, scultura in zucchero e torta moderna sono le tre categorie della competizione nazionale di pasticceria organizzata dalla Federazione internazionale di pasticceria, gelateria e cioccolateria. A darsi battaglia ai Campionati italiani di pasticceria gelateria, cioccolateria e cake design saranno 150 pasticceri provenienti da tutte le regioni d’Italia.

Omaggio ai 40 anni di Tirreno CT

I Campionati, giunti quest'anno alla quarta edizione, avranno luogo l'1 e il 2 marzo, presso la Fiera del Tirreno CT di Carrara (MS). In palio c'è l'opportunità di rappresentare l’Italia ai Mondiali di Pasticceria del 2021 a Milano. La due-giorni di gare metterà alla prova abilità tecniche e artistiche, creatività e padronanza della chimica dell’alta pasticceria dei 150 professionisti coinvolti. Oltre alla gara di pasticceria, ci sarà quella dedicata al cake design. Un unico tema, omaggio ai 40 anni della Fiera Tirreno CT di Carrara che ospita la competizione.

Lestani: «Innovare per vincere»

Spiega il presidente Fipgc Roberto Lestani che «i Campionati Italiani rappresentano l’occasione perfetta per valutare il livello di talento e creatività dei nostri migliori pasticceri e cake designer. Uscire dagli schemi classici e innovare sono senza dubbio i requisiti fondamentali per ambire alla vittoria. Tutto questo rispecchia a pieno la direzione che sta prendendo la pasticceria negli ultimi anni e che caratterizzerà soprattutto questo 2020».

Verso l'obiettivo internazionale del 2021

Obiettivo sorprendere, con l’estetica e con il gusto, ma soprattutto con l’avanguardia delle tecniche utilizzate e con la complessità delle strutture di pezzi artistici presentati alla giuria. La squadra italiana che uscirà dalla competizione dedicherà i successivi due anni agli allenamenti e allo studio di creazioni inedite. Perché saranno loro, i quattro professionisti vincitori, a comporre la squadra che gareggerà ai campionati internazionali organizzati sempre dalla Federazione. Il World trophy of astry, icecream and chocolate si terrà a Milano nell’autunno del 2021.  

Nuovi campioni del caffè alla ribalta

Vuoi sapere chi sono i nuovi campioni del caffè in Italia? Leggi i nomi dei numeri uno e delle loro specializzazioni. Presto torneranno in pedana nei contest internazionali del World Coffee Championship di Melbourne e del World of Coffee di Varsavia

Sono stati oltre cinquanta i partecipanti alle sette categorie dei Campionati Italiani Baristi organizzati nel corso dell'ultima edizione del Sigep (Rimini Fiera, 18 - 22 gennaio 2020) da Italian Exhibition Group insieme a Sca Italy. In pedana hanno gareggiato i migliori talenti nostrani legati al mondo dello specialty coffee, tra i quali numerosissimi giovani che da poco si sono avvicinati al mondo del caffè con curiosità, entusiasmo e tanta passione.

  • “Altro…”

    «Oggi l’approccio alle competizioni è sempre più strutturato e organizzato, frutto di uno studio e di un lavoro di gruppo - ha osservato Fabio Sipione, coordinatore events di Sea Italy -. Da qualche anno, dietro i singoli concorrenti, ci sono dei veri e propri team: un’unione di sforzi e contributi che genera campioni dal valore umano e professionale altissimo». I vincitori delle diverse competizioni svoltesi al Sigep puntano adesso al titolo mondiale: l’appuntamento è a maggio, al World Coffee Championship di Melbourne, che ospiterà il World Barista Championship e la World Brewers Cup. A giugno, invece, a Varsavia, al World of Coffee, si disputeranno le competizioni mondiali per le categorie Latte Art, Coffee Roasting, Ibrik, Coffee in Good Spirits e Cup Tasters. Ma ecco i nomi di tutti i campioni:

    • Campionato italiano baristi caffetteria: Daniele Ricci, barista presso il Bocca Coffee Roasters di Amsterdam (Paesi Bassi);
    • Campionato italiano Latte Art: Carmen Clemente, contitolare con Manuela Fensore della scuola di caffetteria Barlady Cafè Academy;
    • Campionato italiano Cup Tasters: Fabio Dotti, brand ambassador, responsabile della formazione e controllo qualità di Caffè Agust;
    • Campionato Italiano Coffee Roasting: Davide Cobelli, titolare della microroastery Garage Coffee Bros e della scuola Coffee Training Academy di Verona;
    • Campionato italiano Coffee in Good Spirits: Andrea Villa, titolare del locale M10Café di Lesmo (MB);
    • Campionato italiano Brewers Cup: Elisa Urdich, titolare con Fabio Tiralongo del locale Taste Coffee & More di Trevis;
    • Campionato Cezve/Ibrik: Elvira Niki di Landa, coffee lover. N.R.

Carico, il casual cocktail bar di Dom Carella

Dom Carella, titolare di Carico a Milano
Dom Carella, titolare di Carico a Milano
Nuova avventura a Milano per Dom Carella, che apre un cocktail bar con cucina con una selezione inedita di compact cocktail: classici in versione assaggio.

Carico, anzi Cà-ri-co. Nell’accezione di intenso: detto di colore, di gusto, di profumo e…di cocktail bar. Carico come la nuova insegna accesa poche notti fa in via Savona 1 a Milano. Cà-ri-co che sta per Casual Risto Cocktail come spiega il titolare Domenico “Dom” Carella, nato in Basilicata e cresciuto professionalmente coast-to-coast, da Londra a Shangai, passando da brillanti e stellate realtà milanesi come Dry Milano, Langosteria, Aimo e Nadia. «Per me questo è un sogno a occhi aperti, fatto dei frammenti di un viaggio lungo anni e migliaia di chilometri con capolinea via Savona 1».

  • “Altro…”

    Dom Carella accoglie Webar by Bargiornale nel suo nuovo locale, da 58 metri quadrati e 42 sgabelli, che garantisce il giusto spazio vitale agli ospiti e allo stesso tempo permette di gestire il flusso ordinato del personale e il servizio al tavolo dei Martini: straight from the freezer in stile Dukes Bar. L’ambiente è illuminato da tre enormi lampade anti-deflagrazione. Le stesse usate in alcuni laboratori scientifici. Il personale indossa un’elegante giacca nera al posto della tradizionale giacca bianca. «Perché ci siamo ispirati alla filosofia giapponese del Bushido, un codice di condotta e uno stile di vita che include valori cavallereschi come l’onestà, la gentilezza, la cortesia, la precisione nell’azione, la coerenza». È ca-ri-co Carella. E lo sono anche i suoi due guerrieri della notte. Determinati, veloci, puliti nel servizio e con un curriculum da navigati professionisti nonostante abbiano solo 26 anni.

    Le misture del mese

    La cucina è guidata da Leonardo D’Ingeo, giovane pugliese cresciuto tra Le Giare di Antonio Bufi e L’Atelier de Joël Robuchon, prima di prendere in mano le redini di un bistrot a Corato, sua città natale. Al bar, accanto a Domenico, troviamo Federico Turina che ha maturato esperienze in locali di successo come Langosteria cafè, Dry Milano e Ceresio 7. La carta dei drink, o meglio delle “misture del mese”, comprende 25 specialità divise in sei sezioni. Ci sono 5 signature drink (10 euro), tre cocktail analcolici (7 euro), 5 highball (8 euro), 9 classici internazionali (8 euro), 8 classici italici (8 euro) e una selezione di 5 Martini. Dry, Dirty, Vesper, Gibson (con inedite flamingo onions) e il Martini del giorno. I classici, ed è questa una delle più apprezzate opportunità offerte dal locale, sono proposti anche in versione compact. In pratica piccoli assaggi sia per chi non vuole esagerare sia per chi vuole intraprendere un percorso di degustazione. Sono dosi minori, ma vanno per la maggiore. C’è chi ha ordinato fino a 8 compact cocktail ed è uscito tranquillamente con le sue gambe. «Non puntiamo tanto sull’alcolicità, ma ad offrire prodotti di buon profilo aromatico, preparati con grandi standard. A partire dal ghiaccio. Una volta alla settimana prendiamo una lastra di ghiaccio cristallino, che lavoriamo in cubi delle dimensioni dei nostri bicchieri, e stocchiamo in un luogo sicuro per il consumo quotidiano. I drink escono con una decorazione minimale, ma caratteristica. Di solito un piccolo cerchietto ricavato dall’intaglio di scorze d’agrumi. Non ci piace esagerare con i contenitori, al cliente vogliamo proporre drink con un trucco e parrucco discreto. Attualmente usiamo una ventina di prodotti home-made nella preparazione dei drink, ma è un numero che è destinato a variare spesso perché la lista cambia di settimana in settimana».

    Tre carte: cocktail, cucina vini

    Sia per i drink, sia per il food Cà-ri-co punta sulla ricerca di proposte fresche di giornata. Gli stessi stuzzichini che accompagnano gli aperitivi sono sempre diversi. Ci sono specialità come carta musica con crème fraîche, ravanelli fermentati e poi arrostiti, tacos di basilico con sgombro marinato. «Anche i piatti variano a secondo di quello che troviamo al mercato. Quando troviamo un prodotto interessante, dalla verdura al pesce, modifichiamo il menu. Anche per questo presentiamo le nostre tre carte – cocktail, cucina e vini – in una grande busta da pacco nera. Quando c’è qualche variazione, ristampiamo il menu e procediamo a cambiare il contenuto della busta». Tutto è pronto per la spedizione. S.N.

Tre ricette da provare

  • Anethum Bastard

    Ingredienti
    15 ml
    distillato di banane
    con le sue bucce
    10 ml cordiale all’aneto
    40 ml Gin villa Ascenti
    30 ml sake honjozo

    Preparazione
    Stir and strain

    Decorazione
    Aneto fresco

  • Cucumcha

    Ingredienti
    40 ml
    grappa Marzadro Anfora
    30 ml estratto di melone invernale
    10 ml Eccentrico
    liquore di fava tonka
    50 ml chai latte
    (cardamomo, zenzero, anice stellato,
    cannella, tè nero, latte intero)
    5 g acido citrico
    3 g acido tartarico
    2 g agar agar

    Preparazione
    Lasciare addensare per 6 ore
    e percolare per chiarificare

    Decorazione
    Baccello di cardamomo

  • Pink Rabbit

    Ingredienti
    60 ml sherbet di melagrana
    carota e rosmarino
    120 ml soda all’acqua di cocco

    Preparazione
    Build

    Decorazione
    Baby carota
    marinata

I fratelli Abarbanel alla conquista di Milano

Dopo aver scombussolato la scena genovese, riportando la barra sulla rotta della buona miscelazione, i fratelli Arbarbanel sono sbarcati a Milano per aprire il loro secondo locale a nome Les Rouges

Dopo aver scombussolato la scena genovese, riportando la barra sulla rotta della buona miscelazione, i fratelli Abarbanel sono sbarcati a Milano per aprire il loro secondo locale a nome Les Rouges. Inaugurato la sera di capodanno (una data impegnativa e benaugurante, se si pensa al Milk & Honey la cui avventura nel Lower East Side di Manhattan cominciò proprio il 31 dicembre 1999), lo si trova all'angolo tra via Tiraboschi e via Pier Lombardo, in zona Porta Romana. Les Rouges Milano è un locale che si ispira alla Liguria degli anni '70, ne cita le atmosfere, senza cadere nel retrò.

  • “Altro…”

    «Abbiamo chiesto allo studio che ha curato il design (lo stesso che ha firmato il 1930, ndr) di farne una cover moderna, di interpretare certe atmosfere con piglio contemporaneo, per creare un piccolo angolo felice che nella sua natura vuol essere un bar di quartiere», spiega a WeBar Jonatan Abarbanel, alla guida del locale con il fratello Joel (in cucina e mente della carta dei vini) e Francesca Corsanello (ma c'è anche il supporto di Niccolò Caramiello, ex Rita e Lacerba).
    Il risultato è un'atmosfera friendly, impregnata di quel understatement che è cifra stilistica sotto la Lanterna.  La proposta - per ora solo la sera, ma con la primavera sarà ampliata anche al pranzo - prevede una cucina da bistrot accompagnata da cocktail e un'importante carta dei vini (200 le referenze, per una carta personalissima che guarda al naturale). In tavola, dunque, classiconi liguri come acciughe fritte, brandacujun, coniglio alla ligure, e interpretazioni più libere. Mentre la filosofia dei cocktail è quella messa a punto a Genova. Dunque cocktail classici, contaminati con mano personale da ingredienti liguri. Ecco allora il Vespa Martini, rivisitazione del Vesper con Gin Taggiasco, vodka di patate, Nostralino Chinato di Bruzzone (produttore genovese) e guarnito con tre olive taggiasche. Oppure il Sottoripa Margarita (Tequila Espólon, agave, miele ligure, ananas) o ancora il Davagna Daiquiri (rum Havana Club 3, limone, miele allo zafferano di Davagna). Una curiosità, infine, per il consumo del vino che, oltre a bicchiere e bottiglia, può essere pagato all'etto. La bottiglia infatti viene pesata prima di essere lasciata sul tavolo, e si paga il consumo a peso: versione 2.0 delle vecchie osterie genovesi, dove il bottiglione veniva lasciato al tavolo e conteggiato grossolanamente secondo il consumo. A.R.

Elisir e amari per celebrare Torino, capitale del liquore

Doragrossa lancia sul mercato quattro specialità liquoristiche che si rifanno alla tradizione torinese: materie prime naturali e processi produttivi artigianali

Distribuite da OnestiGroup, sbarcano sul mercato quattro nuove specialità firmate Doragrossa, brand di "liquoristi e distillatori" che  omaggia Torino, capitale del liquore. Un progetto nato in seno al gruppo di lavoro Del Professore, capitanato da Leonardo Leuci, con l’ulteriore apporto di Fulvio Piccinino, due nomi arcinoti nel mondo della bar industry nazionale ed internazionale. «Forti dell’esperienza Del Professore focalizzata principalmente su vermouth e gin - racconta Leonardo Leuci - sentivamo la necessità di proporre al pubblico, sempre più evoluto ed esigente, dei prodotti autentici, che fossero realmente espressione di ricette storiche e di tradizionali, anche nel mondo dei liquori, in particolare degli amari. Ci siamo concentrati su Torino e sul Piemonte, territorio estremamente ricco di tradizione, di grandi marchi e, non per nulla, di molte materie prime di eccellenza. Doragrossa è ancora una piccola realtà ma mira a trovare uno spazio ben preciso in un mondo largamente dominato da produzioni industriali». Le 4 le specialità sono: l’Amaro di Torino, il Rosolio di Torino, l’Elixir Rabarbaro Menta e la Menta di Pancalieri. Tutte frutto di ingredienti naturali e processi produttivi rigorosamente artigianali.

  • “Altro…”

    L’Amaro di Torino (23% vol.), ad esempio, è il risultato di una ricetta che esalta il carattere forte di rabarbaro e genziana insieme alle note balsamiche del ginepro e di molte altre spezie. Caratteristiche che ne fanno un digestivo perfetto. Il Rosolio di Torino è un altro prodotto della tradizione (30% vol.) frutto, anche in questo caso, di una ricetta storica a base di cannella, chiodi di garofano, anice stellato e scorze di limone. Un liquore che grazie al suo sottofondo zuccherino si candida ad entrare di diritto nelle carte dei digestivi. Un’altra ricetta è quella degli “elisir” che origina dall’uso di preparare composti in cui le piante amare si accostano a toni più freschi e rinfrescanti: è proprio il caso dell’Elixir Rabarbaro e Menta di Doragrossa (20% vol.). Sulla stessa lunghezza d’onda, la quarta e ultima specialità, la Menta di Pancalieri (24% vol.): un liquore da sempre molto amato nel torinese che oggi  “riprende vita” in una dimensione rispettosa delle tradizioni e di una qualità organolettica senza compromessi. «Il progetto Doragrossa è qualcosa di unico nel panorama liquoristico italiano - chiosa Fulvio Piccinino -. Si tratta di un recupero a 360° della tradizione liquoristica torinese, il cui prestigio viene confermato anche da testi stranieri del Settecento. Una tradizione che ha poi visto trionfare il vermouth, ma a cui bisognava rendere omaggio. La nostra ricerca ha avuto come focus le ricette, ricercate su testi che vanno dal 1712 al 1899, dove il Rosolio di Torino, riprodotto con formula originale, rappresenta una vera e propria operazione di archeologia per l'industria della liquoristica torinese ed italiana. Senza sminuire, ovviamente, le altre specialità come l'Amaro di Torino e il Rabarbaro e Menta, liquori della tradizione riletti in chiave moderna, e la Menta di Pancalieri, un vero fiore all'occhiello del territorio torinese ma che fino a oggi non ha avuto il successo che merita». C.B.

0
4

Le specialità liquoristiche firmate Doragrossa

0
70
cl

Il formato delle bottiglie della linea

0
5

Le erbe principali dell’Amaro di Torino

Marino Gurizzan vince la Burger Battle 2020

Lotta all'ultimo burger alla Burger Battle 2020 vinta da Marino Gurizzan della Birreria 58 di Rodengo Saiano (Bs)

Selezionati tra sessanta proposte presentate in varie tappe in tutta Italia, otto hamburger gourmet si sono "dati appuntamento" lo scorso 17 febbraio per la grande finale di showcooking della terza edizione della Burger Battle 2020 al salone Beer&Food Attraction a RiminiFiera. La gara è stata organizzata da Lantmännen Unibake Italia, filiale della grande cooperativa svedese che raccoglie oltre 25mila agricoltori, utilizzando il marchio Pastridor che si occupa di prodotti da forno come pani speciali e burger bun.

  • “Altro…”

    La gara è stata realizzata con il contributo di altri importanti sponsor della ristorazione di settore come Heinz (salse e condimenti) e Ham (hamburger gourmet di oltre 20 razze pregiate), in collaborazione con birra premium Warsteiner, BM Food (carne vegana Beyond Meat), bacon Tulip (Danish Crown Foods, carne suina) e forni Welbilt (il trivalente Convotherm e il microventilato MerryChef). Di supporto il beer truck Warsteiner e l'airstream amazing food Rocket Truck.
    Presentata dal food guru Filippo Polidori, la finale ha visto un primo confronto in tre batterie tra le proposte originali presentate da otto burgerchef: Marino Gurizzan (Birreria 58, Rodengo Saiano-Bs), Massimo Grassia (Trattoria Mà food truck, Miglianico-Ch), Alfonsina Esposito (Ristorante Miriù, Colliano-Sa), Domenico Rizzardi (Ciccio's Smoke & Bbq, Pavullo nel Frignano-Mo), Daniele Barra (Excalibur risto-pub, Revello-Cn), Giovanni Deleo (Burger Eat Gourmet, Mesagne-Br), Giacomo Delle Cave (Sturgis Beerhouse, Brusciano-Na), Gian Carlo Torreani (Be Steack, Rho Fiera-Mi). A convincere la giuria professionale composta da otto professionisti di settore, sono stati il bresciano Marino Gurizzan con Fusion 2.0 (Pane Pastridor Tiger, Carne Ham Black Angus, Salsa Heinz Sticky Korean Barbecue Sauce, formaggio, lonzino, pomodoro, insalata, puntarelle); il modenese Domenico Rizzardi con King Anthony (Pane al Pepe Pastridor, Hamburger Wagyu Ham, Salsa Maionese Heinz, fettine di mela, Parmigiano Reggiano Bianca) e il brindisino Giovanni Deleo con Viaggio a Santorini (Pane Pastridor Tiger, Hamburger Pata Negra Ham, Salsa Heinz 57 Gherkin Relish ai cetriolini, formaggio feta, corn flakes di grano saraceno, melanzane arrosto. Per scegliere il vincitore, i tre finalisti hanno affrontato una superfinale improvvisando un burger gourmet con una serie di ingredienti a sorpresa. Vincente è stata la scelta di Marino Gurizzan con Surf&Turf (Pane Skyr Pastridor, Hamburger Marchigiana Igp Ham, Salsa Heinz Yellow Mustard, Sale di Cervia, Tartare Ham di Gambero Rosso di Mazara, insalata, cime di rapa saltate e zafferano in pistilli). Il Premio Speciale della Giuria è stato consegnato dal vincitore della scorsa edizione, Antonio De Lauro, ad Alfonsina Esposito per l'affumicatura finale con legno di melo. A margine del concorso, il burgerchef Venerando Valastro ha dedicato una ricetta al grande regista Federico Fellini a base di tartare di fassona, nocciole di Giffoni candite e tritate, mortadella e mozzarella in dadini. R.G.

Clicca sulle foto e scopri i tre finalisti e i loro burger

Marino Gurizzan

Vincitore
Marino Gurizzan

Birreria 58
di Rodengo Saiano
(Brescia)

Burger
Fusion 2

Domenico Rizzardi

2° ex aequo
Domenico Rizzardi

Ciccio’s Smoke and BBQ
di Pavullo nel Frignano
(Modena)

Burger
King Anthony

Giovanni Deleo

2° ex aequo
Giovanni Deleo

Burger Eat Gourmet
di Mesagne (Brindisi)

Burger
Viaggio a Santorini

Nel primo BK Café milanese offerta e orari mirati ai giovani

La M100 de La Cimbali al BK Café

All’interno del ristorante di via Tibaldi a Milano aperto lo scorso maggio e già uno dei locali di maggior successo della Catena, Burger King ha da poco inaugurato il primo BK Café della metropoli lombarda e il secondo in Italia.

Andrea Valota, amministratore delegato di Burger King Restaurants Italia
Andrea Valota, amministratore delegato di Burger King Restaurants Italia

«Pogliano Milanese è stato il nostro primo ristorante a ospitare un BK Café, un primato non solo italiano, ma anche Europeo - afferma Andrea Valota, amministratore delegato di Burger King Restaurants Italia - sviluppato grazie alla nostra volontà di fornire ai clienti un servizio aggiuntivo, ampliando l’offerta e le fasce orarie (dalle 7.00 fino a chiusura del ristorante) e differenziando il target di riferimento. Il segmento della colazione gode inoltre di promozioni dedicate che si aggiungono a quelle del ristorante, con prezzi molto vantaggiosi pensati soprattutto per i più giovani». Nelle prime giornate di apertura l’espresso è stato proposto a 50 centesimi; come mai? - abbiamo chiesto. «Ha questo costo solo se abbinato a un menu del ristorante - risponde Andrea Valota -. Diversamente costerà 90 centesimi, leggermente al di sotto della media di Milano, ma in linea con la promessa di Burger King di offrire sempre il migliore rapporto qualità/prezzo».

Lo stie del nuovo corner riprende i colori e i materiali del tipico format del ristorante, con tonalità calde e tanto legno per ricreare un ambiente confortevole e informale. La macchina espresso è una M100 Attiva de La Cimbali, il macinacaffè on demand macina al momento la miscela di Lavazza e il personale addetto alla caffetteria ha ricevuto una formazione specifica, al fine di rispettare gli standard qualitativi della catena, con particolare attenzione alla regolazione della macinatura al fine di ottenere buone estrazioni, e alle preparazioni del menu caffetteria e dei dolci.

BK Café, cappuccinoLe classiche proposte della colazione all’italiana come caffè, cappuccino e brioche si uniscono a prodotti più tipicamente statunitensi, come pancakes, donuts glassati, muffin, torte e piccola pasticceria, a cui si aggiungono aperitivi originali grazie alle snack box salate e a quattro varietà di birra alla spina Heineken.

L’apertura di Milano segna un punto di partenza per un’espansione che si prevede sempre più capillare e dedicata a diverse fasce di consumatori, a cominciare dai più giovani, con un servizio, un’offerta e un orario mirati. Grazie alla posizione strategica e centrale, inoltre, con il servizio delivery è possibile ordinare la colazione comodamente a casa o in ufficio.

I podcast di Live Victoriously: a colloquio con Joy Napolitano di The Barber Shop di Roma

Live Victoriously Grey Goose Joy Napolitano

Ripartono i podcast di Grey Goose Live Victoriously con le interviste ad alcune stelle del firmamento bartending italiano. Protagonista del nuovo incontro è il bartender Joy Napolitano.

Riparte l’affascinante viaggio nel mondo della miscelazione italiana, tutto da seguire su bargiornale.it, proposto dall’originale format che, seguendo il tour Grey Goose peregrina tra alcuni dei migliori locali della Penisola. In ogni tappa, il bartender Alex Frezza, oltre a proporre la sua inedita Live Victoriously Drink List, intervista i bartender locali facendosi raccontare le loro storie, come è nata la loro passione per questo lavoro, le idee più innovative e i nuovi trend del bere bene. I podcast delle interviste, dopo ogni serata, vengono caricati sul canale dedicato SoundCloud, fino a comporre, incontro dopo incontro, un inedito puzzle del panorama nazionale della miscelazione.

Nella sua nuova tappa il tour ha fatto ritorno a Roma, approdando a The barber Shop, secret bar a due passi dal Colosseo, dove Frezza ha intervistato il bar manager e coproprietario del locale Joy Napolitano. La passione per il mondo dei locali accompagna Napolitano fin dall’infanzia. Nato e cresciuto nel bar del padre, si discosta da questa realtà solo per qualche anno, quando intraprende altre strade, tra le quali la carriera militare. Una parentesi. Dopo aver lavorato per lo più in caffetteria, scopre il suo amore per la miscelazione e nel 2004 si specializza in questa arte, che continua ad approfondire frequentando diversi corsi e seminari, mentre lavora in discoteca. Ma la vera svolta arriva qualche anno più tardi, nel 2013, quando frequenta un corso di miscelazione avanzata con Daniele Gentili, grazie al quale fa un ulteriore salto di qualità. L’anno successivo entra a The Barber Shop come bar manager e successivamente ne diventa anche coproprietario.

In precedenza, il tour Live Victoriously ha fatto tappa all’Octavius Bar di Milano (qui l’intervista al bar manager Francesco Cione), alla Sartoria 33 di Massa (qui l’intervista al bartender e proprietario Marco Macelloni), all’Estremadura Café di Verbania (qui l’intervista alla barlady e proprietaria Cinzia Ferro), all’Hawaiki di Igea Marina (qui l’intervista alla barlady e proprietaria Samantha Migani). Per poi proseguire con le tappe al Bar Pietrasantese di Pietrasanta (qui l’intervista con Edoardo Felsini, bar manager del Cobra Food & Drink), a The Spirit di Milano (qui l’intervista all’head bartender Carlo Simbula), al Rita, sempre di Milano (qui l'intervista al bar manager Leonardo Todisco), a L’Antiquario di Napoli (qui l’intervista al cofondatore e bartender Alex Frezza), al Mag Cafè di Milano (qui l’intervista con la barlady Camilla Bosatelli), al Drink Kong di Roma (qui l’intervista al bartender e coproprietario Patrick Pistolesi), al Pandenus di Milano (qui l’intervista al mixing consulting Alessandro Melis), al Botleg di Roma (qui l’intervista al bartender Davide Cimaglia) e a The Botanical Club di Milano (qui l’intervista al bartender Roberto Rossi).

Ascolta l’intervista a Joy Napolitano

 

Crema di Zucca Robo, una ricetta versatile e pronta all’uso

Crema di Zucca Robo

Fresca, ricca di gusto, con una ricettazione semplice ed estremamente versatile. È la Crema di Zucca, tra le referenze di eccellenza di casa Robo. Una preparazione della tradizione italiana che lo storico marchio alimentare focalizzato sul fuoricasa, lo scorso anno acquisito dal gruppo D’Amico, propone  in versione pronta all’uso e all’insegna dell’alta qualità. Disponibile in latta da 800 g, la Crema di Zucca è una salsa cremosa dal sapore delicato e dal profumo caratteristico della zucca fresca. È infatti preparata con pochi ingredienti naturali: zucca fresca semplicemente insaporita con burro, senza alcuna aggiunta di additivi.

Una qualità riconosciuta anche dalla giuria internazionale di chef dell’International Taste Institute di Bruxelles, chiamati a valutare e certificare il gusto dei prodotti alimentari, che le hanno attribuito le tre stelle, il massimo riconoscimento.

Priva di glutine e adatta anche per vegetariani, è inoltre un prodotto molto versatile che si ampiamente utilizzare per completare le più diverse preparazioni per il momento pranzo e l’aperitivo. Per esempio, per farcire focacce e bruschette, per dare vita a gustosi piatti unici come una vellutata di zucca da accompagnare con crostoni di pane oppure con calamari scottati, ma è anche un ottimo ingrediente per la pasticceria salata. O, ancora, per creare originali finger food, come una crema di zucca con ricotta vaccina, cipolle Borettane all’aceto balsamico di Modena, mandorle salate tostate e menta (nella foto in apertura), ricetta suggerita dagli chef Robo e di facile e veloce preparazione anche al bar. Basta versare, con un sac a poche, uno strato di Crema di Zucca in contenitore fondo per finger food. Su questo un secondo strato con la ricotta condita con extravergine d’oliva, sale e pepe e amalgamata con le cipolline borettane tagliate a pezzetti e menta fresca tagliata finemente e, infine, guarnire con le mandorle tostate, salandole prima leggermente, e un ciuffetto di menta.

css.php