Home Blog Pagina 502

Au Vieux Strasbourg, birreria di ampie vedute

Au Vieux Strasbourg
Au Vieux Strasbourg, fra i pub più noti di Milano, è un locale che praticamente non chiude mai. La birra resta il core business, ma caffetteria e ristorazione ne fanno un punto di riferimento all day long

Di idee vincenti Antonio Di Lello ne ha avute diverse. Quando è sbarcato a Milano, dopo aver visto un po’ di Europa in veste di maitre d’albergo, ha rilevato un bar in zona Città Studi. Dopo qualche anno ha deciso di rivoltarlo come un calzino, trasformandolo in una birreria alsaziana, proprio in un momento nel quale i locali birrari a tema iniziavano a spopolare.
Convertito alla birra da un incontro con Franco Re, si è buttato a capofitto nel mestiere di publican con risultati eccellenti, considerato che nel suo Au Vieux Strasbourg le birre si spillano sempre a regola d’arte. Sia che ci sia lui, sia che al comando ci sia qualcuno del team che Di Lello ha formato con intelligenza e lungimiranza. Con vendite stratosferiche registrate anno dopo anno, non sorprende che Heineken Italia, con la quale Di Lello ha da sempre un rapporto stretto, consideri questo pub una specie di locale-vetrina e che abbia accettato di collocarvi due tank da 500 litri di Heineken non pastorizzata. Quando uno dei tank si avvicina alla fine se ne riempie un altro e così via, perché la birra non pastorizzata ha una shelf life di appena una settimana. Ergo, se vuoi il tank devi dimostrare di saper vendere, e tanto.

Dalla mattina alla notte

Oltre alla birra, come ogni pub che si rispetti, c’è l’offerta gastronomica che spazia dai panini ai burger, passando per i taglieri e le bruschette, che arrivano spesso di default (e gratuitamente) durante l’orario dell’aperitivo. Fin qui, l’Au Vieux Strasbourg potrebbe anche sembrare un pub come tanti: birra a fiumi, cibo da pub, musica di sottofondo e qualche volta dal vivo, schermi con lo sport in perenne primo piano, orario canonico 18 - 02. Invece, per quanto riguarda l’orario, l’Au Vieux Strasbourg offre uno strano 7 - 02, ovvero apre i battenti di prima mattina e li chiude di notte, allargando la sua offerta al momento della prima colazione.

«Abbiamo sempre avuto questi orari - confessa Di Lello -. Ovviamente restiamo una birreria-pub ma la mattina, per quanto incida relativamente in termini di fatturato, ci permette di fidelizzare una clientela diversa da quella serale, che ci scopre attraverso il cappuccino ma poi magari torna in pausa pranzo o la sera».
In effetti, in termini di numeri, la colazione pesa suppergiù il 3%. Non proprio un risultato eclatante. «No, certo - riprende Di Lello - ma comunque il locale sarebbe operativo lo stesso: è infatti al mattino che riceviamo i fornitori, e che si lavora in cucina per il pranzo». La colazione, insomma, fa da traino per il resto della giornata e, in effetti, a pranzo l’Au Vieux Strasbourg è parecchio affollato, anche perché Di Lello ha potenziato la parte ristorazione, selezionando fornitori eccellenti su salumi e formaggi e introducendo qualche piatto di cucina un po’ più elaborata, come il morbidissimo brasato alla Murphy’s Irish Stout. Di Lello ha rinforzato anche il segmento distillati, aumentando notevolmente le etichette di whisky in carta (soprattutto single malt, circa 70), e ideando appuntamenti per appassionati, in collaborazione con il Milano Whisky Festival.

L’innovazione è il motore del fuori casa. Guardare per credere

L'innovazione è di casa al Sigep: la nostra rassegna di prodotti e attrezzature che hanno le carte in regola per dettare nuove tendenze nel fuori casa

Chi crede che l’innovazione sia soltanto estro e creatività, sbaglia di grosso. Certo, ci vuole la capacità di pensare “out of the box”. Sicuramente, serve il coraggio di intraprendere strade non battute, e questa è una qualità che non tutti hanno. Ma poi, quando il processo va avanti, oltre il primo passo, ci vuole anche la capacità di concretizzare, di standardizzare, di rendere replicabile e funzionale un’idea particolare. Perché se quell’idea resta un unicum, percorrerà una strada troppo corta, e diretta verso il dimenticatoio. L’innovazione, nei settori della pasticceria artigianale, della caffetteria e della gelateria, è fatta di macchine che evolvono, di prodotti che stupiscono e di concept che si propongono sul mercato. Dove li abbiamo visti? Al Sigep di Rimini, alla recente 41esima edizione della fiera professionale più importante dedicato al gelato artigianale e all'arte del dolce, consolidato punto di riferimento per tutto il settore.

  • “Altro…”

    Quella che trovate qui è una nostra selezione di cose viste, toccate, testate e, in qualche caso, ammirate in fiera. L’innovazione è il fil rouge, le strade sono tante. C’è quella delle novità di prodotto, con bevande classiche modernizzate, o brand di prima grandezza che approcciano nuovi target, oppure “variazioni sul tema cornetto”, funzionali a inseguire quella differenziazione di offerta all’ora della colazione che tanto piace al mercato. C’è il filone del cioccolato, che assume nuove forme o si presenta su supporti inediti. Anche il gelato si trasforma nella forma e “studia” parallelamente nuovi concept ed esperienze di consumo diverse. Poi c’è il ramo della sostenibilità, con i packaging sempre più rispettosi dell’ambiente. Insomma, c’è materiale per chi cerca spunti o, semplicemente, guarda al futuro con occhi affamati. E se qualche trovata risulterà davvero sorprendente, non serve arrovellarsi sul “Perché non ci ho pensato io?”. Giù la testa e applicarsi! Magari facendosi ispirare da Lewis Carroll: «Certe volte ho creduto fino a sei cose impossibili prima di colazione». E.B.

Renato “Tato” Giovannoni, ovvero l’arte della miscelazione argentina

Il miglior cocktailbar dell’America Latina è, per The World’s 50 Best Bars 2019, il Floreria Atlantico di Buenos Aires. Un terzo posto mondiale che la dice lunga sul talento di Renato “Tato” Giovannoni che, incontrato a Milano, non potevamo far andar via senza un’intervista esclusiva…

Il mondo avrà magari perso un regista, ma ha guadagnato un grande barman. Renato, detto “Tato”, Giovannoni è un quarantaseienne dalla faccia gentile e i tratti che rivelano ascendenze mediterranee. Argentino di Pinamar, una cittadina costiera a sud di Buenos Aires, ha iniziato lavando i bicchieri nel bar paterno, mentre i suoi coetanei giocavano a pallone, e ha continuato dietro il banco anche quando, trasferitosi nella capitale, studiava all’università. Ha solo mollato per il periodo necessario a studiare Graphic Design e Cinema a New York, ma poi la sua terra e lo shaker sono stati il suo “richiamo della foresta”. Così eccolo coinvolto nell’inaugurazione del Gran Bar Danzón, “un locale che ha cambiato la storia della miscelazione argentina” e poi, il 23 gennaio del 2013, il Floreria Atlantico. La sua creatura che già lo stesso anno sbarcava nei 50 Best Bars, ne usciva di un soffio nel 2016 ma che, da allora, non si è più fermata fino al terzo posto del 2019. Un risultato che lo consacra come miglior bar del Sud America. Di passaggio a Milano, per una masterclass organizzata da Nonsolococktails di Mattia Pastori non abbiamo dovuto fare altro che attenderlo al varco…

Beh, iniziamo dalla fine… Come cambia la vita di un bar il terzo posto nei 50 Best?

Già l’anno scorso, quando eravamo giunti quattordicesimi, la nostra vita era cambiata. Immediatamente avevamo molti più clienti. Quest’anno sta andando ancora meglio con gente in coda che attende l’apertura delle porte… tanto che pensiamo seriamente di aprirle un’ora prima.

Il che significa che il 50 Best Bars non ha una eco solo tra i professionisti…

No, esatto. Il ritorno è immediato anche tra gli appassionati o, se vogliamo, il pubblico. E inoltre c’è il ritorno nei media con un numero maggiore di interviste, come in questo caso, e di articoli che, come dire, aggiungono ulteriore notorietà tra il pubblico alla notorietà che procura essere tra i 50 Best

A questo punto sarebbe interessante sapere come si fa a raggiungere il vertice…

È un mix di cose che ogni bar dovrebbe curare. Di base c’è lo stare bene, il divertirsi che, se vogliamo, possiamo tradurre nel concetto di ospitalità che, a sua volta, è un mix di atmosfera, qualità indiscutibile dei prodotti, estro creativo. Chi entra al Floreria trova tutto questo e può trovarsi a suo agio a prescindere da come è vestito, da quello che beve, da quanto può permettersi di spendere.

Come ti spieghi l’attuale successo della mixology sudamericana?

Fino a qualche anno fa era l’Asia a riscuotere la curiosità, oggi è l’America Latina. Bene, a patto che non sia solo l’effetto della “ruota che gira”. Credo che la nostra forza, la mia e quella dei miei colleghi amici, risieda nell’autenticità e nel voler valorizzare le nostre radici. Il che significa per esempio studiare e utilizzare ciò che la nostra natura e il nostro territorio ha da offrire.

Quanto incide un’economia altalenante come quella argentina nella conduzione di un bar?

Incide molto ovviamente. Lo scorso anno Diageo ha lasciato l’Argentina e anche oggi molti loro prodotti non arrivano. Poi c’è la questione prezzi, che cambiano, e non di poco, molto rapidamente. Un whisky scozzese che usavo per un certo cocktail è passato in pochi mesi da 800 a 2000 pesos a bottiglia. Certo, magari i turisti stranieri possono continuare a permetterselo, ma noi vogliamo continuare a essere un locale per gli argentini.

Però è anche per questo che hai creato un tuo gin, il Príncipe de los Apóstoles?

Il nostro gin, con yerba mate, pomelo ed eucalipto, è nato perché lo volevamo così. Però è vero che avere una propria distilleria, piccola ovviamente, aiuta a tenere sotto controllo i costi. A breve lanceremo anche una vodka di frumento, ma produciamo pure due vermut, uno dolce e un extra dry, due birre, qualche bevanda sodata come acqua tonica e ginger ale.

So che la cucina è importante in Floreria. I piatti si abbinano ai cocktail?

In Argentina non ha preso piede l’abitudine di abbinare il cibo ai cocktail. Per chi cena c’è solo l’imbarazzo della scelta nella carta dei vini. Ovviamente solo argentini e solo naturali. Però in futuro le cose potrebbero cambiare. Tre anni fa abbiamo fatto una collaborazione con Mauro Colagreco, (lo chef argentino del ristorante Mirazur di Mentone considerato il migliore del mondo per The World’s 50 Best Restaurants, ndr.).

Ultima domanda: quando hai aperto nel 2013 ti saresti aspettato questi risultati?

No, certamente. Ma siamo sempre stati sicuri di ciò che facevamo e delle idee che avevamo. Se il progetto è buono e riesci a rimanerne fedele, negli anni i risultati arrivano.

Allegra: prospettive positive per le caffetterie a marchio negli Usa

Infografica Project Café Usa di Allegra

La resilienza, ovvero la capacità di reazione di fronte a difficoltà e a situazione traumatiche, è una parola-chiave per inquadrare la situazione delle caffetterie a marchio negli Usa. Lo sottolinea il Project Café Usa 2021 di Allegra World Coffee Portal che valuta il settore in 36 miliardi di dollari (leggi anche l'articolo sulla crescita delle catene in Asia orientale).

C’è un calo del 24% nell’ultimo anno principalmente a causa del Covid, tuttavia la contrazione dei punti vendita equivale solo al -0,6%, ovvero 208 su un totale di 37.189. Dunque, nonostante le grandi turbolenze del mercato, gli Stati Uniti rimangono un riferimento per innovazione e capacità di adattarsi rapidamente alle nuove esigenze del mercato. Il principale esempio in tal senso è il rapido diffondersi dei drive-thru, ovvero il servizio fornito ai clienti che possono acquistare senza lasciare l’auto.

Drive thru di Starbucks Coffee
Drive thru di Starbucks Coffee

Questa modalità oggi è presente nel 37% delle catene e sta diventando una strategia sempre più interessante da attuare: la percentuale dei consumatori che preferiscono questa modalità all’ingresso nel locale è passata dal 48% nel 2019 al 63% nel 2020. Con 6.391 siti, Dunkin è il più grande operatore drive-thru del Paese, davanti Starbucks con a 3.900 sedi e Panera Bread (840).

Foto Polina Tankilevitch - Pexels
Foto Polina Tankilevitch - Pexels

Anche nelle città d’oltre oceano è avvenuta una redistribuzione della clientela, con locali posti nei pressi di mezzi di trasporto e uffici che hanno subìto un calo importante e altri nelle zone periferiche e rurali che hanno visto aumentare gli incassi durante la pandemia in quanto i clienti sono rimasti a casa e hanno fatto acquisti a livello locale. Le sfide che le aziende devono affrontare sono ancora grandi; solo il 38% degli intervistati ha dichiarato un andamento positivo, per gli altri la perdita media mensile a locale è stimata in oltre 32mila dollari; tuttavia l’81% dei leader di settore intervistati ritiene che ci sia ancora un ampio potenziale di crescita per i locali a marchio negli Stati Uniti.

La chiusura forzata ha visto i locali organizzarsi sul fronte delle proposte e promozioni sul web, che sono state sfruttate dai consumatori, tra i quali il 45% indica che proseguirebbe con questa opzione qualora ve ne fosse la disponibilità, individuando tre aspetti da migliorare: consegne più rapide, tariffe più basse e imballaggi in grado di escludere qualsiasi perdita di contenuto. Ancora, rimane l’attenzione sull’aspetto etico del caffè ordinato e consumato dal 57% egli intervistati (erano il 48% nel 2019), nonostante gli operatori si siano visti costretti a sospendere temporaneamente iniziative quali l’uso di tazze riutilizzabili nel locale.

Prospettive positive. Con la conclusione del piano vaccinale, si prevede che il segmento delle caffetterie di marca potrà tornare ai livelli di vendita pre-pandemia entro il 2023; il 65% dei leader di settore intervistati ritiene che le condizioni commerciali dei coffee shop miglioreranno nei prossimi 12 mesi, con una vendita dei locali a marchio entro la fine del 2025 e una crescita quinquennale del 2%. La conclusione di Jeffrey Young, fondatore e Ceo di Allegra è che «il mercato delle caffetterie negli Stati Uniti sta attraversando la peggiore situazione a memoria d’uomo a causa della pandemia che sta esercitando una pressione straordinaria sull’horeca in tutto il mondo. Foto di Roman Odintsov - PexelsTuttavia, con la prospettiva di vaccinazioni di massa e la capacità degli operatori di adattarsi rapidamente alle nuove situazioni, ora si vede una luce alla fine del tunnel di un anno particolarmente impegnativo. I caffè rimarranno una parte vitale dell’economia dell’economia degli Stati Uniti ancora negli anni futuri; prevediamo che il commercio inizierà a stabilizzarsi dall’estate 2021; tuttavia prima che gli operatori si adattino completamente alla “nuova normalità”, ci vorranno alcuni anni».

Coronavirus: la (bella) risposta dei ristoratori milanesi

Settanta imprenditori della ristorazione milanese per un totale di mille attività e 10mila lavoratori fanno fronte contro il Coronavirus e la psicosi collettiva che ha colpito la città

Sono bastate poche ore a mettere attorno a un tavolo e poi insieme in un'associazione di carattere temporaneo un gruppo rappresentativo di 70 imprenditori della ristorazione milanese, rappresentativi di circa mille locali che danno lavoro a 10mila persone. L'associazione si chiama “Unione dei Brand della Ristorazione Italiana” (nella foto, un momento della riunione costitutiva) e punta a dare un segnale di presenza e supporto alla città e alle istituzioni. Promotori dell'iniziativa Antonio Civita (Panino Giusto), Nanni Arbellini (Pizzium) e Vincenzo Ferrieri (CioccolatItaliani).

  • “Altro…”

    Ecco il loro pensiero, raccolto e condiviso dal nutrito elenco (destinato ad allungarsi) che riportiamo sotto: “Esprimiamo il nostro senso comune decidendo di tenere aperti i nostri locali, aderendo all’invito del nostro Sindaco Beppe Sala che richiama Milano al buon senso e invita a scongiurare atteggiamenti che possano generare eccessivo allarme, tra cui l’immagine di una città “spenta” in tutti i sensi, senza che ve ne sia l’effettiva necessità. Con i nostri colleghi abbiamo stabilito di devolvere un sostegno economico alle forze volontarie in campo, rappresentate da Associazioni riconosciute, che stiamo definendo in queste ore perché Milano è una città viva… e una città viva è una città che reagisce». Niente allarmismi, quindi, ma informazione il più possibile corretta, come cerchiamo di fare sui nostri siti in questi giorni. A.M.

    Leggi i consigli dell'esperto su come tranquillizzare se stessi e i clienti

    Leggi i consigli del tecnologo alimentare sulle precauzioni da adottare

    Leggi l'ordinanza del Ministro della Salute e i chiarimenti di Regione Lombardia

    Ecco la lista (in fieri) degli aderenti all'iniziativa:

    1. Antica Focacceria San Francesco
    2. Basara
    3. Bhangrabar
    4. Bomaki
    5. Bowls and More
    6. Briscola – Pizza Society
    7. Bun – The Abnormal Burger
    8. Caffè Napoli
    9. Chinesebox
    10. Cioccolatitaliani
    11. Cocciuto
    12. Deseo
    13. East River American Pub
    14. El Carnicero
    15. El Porteño
    16. Flower Burger
    17. Foorban
    18. Ghe Sem
    19. Glovo
    20. God Save the Food
    21. Ham Holy Burger
    22. Hamerica’s
    23. I love poke
    24. Il Mannarino
    25. Iyo
    26. Jazz Café
    27. Kalamaro
    28. L’Ov Milano
    29. La Birreria Italiana
    30. La Filetteria Italiana
    31. La Mantia
    32. La Risotteria Italiana
    33. La Tartina
    34. Lievità
    35. Living
    36. Long Island Navigli
    37. Macha
    38. Manhattan
    39. Milano Restaurant Group
    40. Muu muzzarella
    41. Nima Sushi
    42. Nuda e Cruda
    43. Osteria Brunello
    44. Panini Durini
    45. Panino Giusto
    46. Pescaria
    47. Pie – Pizzeria Italiana Espressa
    48. Pills Pub
    49. Pisco
    50. Pizzium
    51. Poke House
    52. Pokeria by Nima
    53. Poku by Bomaki
    54. Refeel
    55. Riccione
    56. Riccione Bistrot
    57. Rossopomodoro
    58. Sapori Solari
    59. Signorvino
    60. Spiller
    61. Spontini
    62. SwissCorner
    63. T’Amo Burger
    64. T’Amo Pasta
    65. Taverna Visconti
    66. That’s Vapore
    67. This is not a Sushi Bar

Jordi Roca, magie con il cioccolato e la stampa 3D

MONA_LISA_3D_STUDIO_FLOR_DE_CACAO_dessert_unfolding_3

Una fava di cacao che, quando viene a contatto con la salsa di cioccolato calda, si apre come un fiore di cacao. Si chiama Flor de Cacao ed è un dolce esclusivo realizzato da Jordi Roca, pasticcere del tristellato e rinomato ristorante El Celler de Can Roca a Girona, in Spagna. Roca è una vera star della pasticceria mondiale, e per creare questo sorprendente pezzo artistico si è avvalso di una tecnologia innovativa: la stampa 3D. MONA_LISA_3D_STUDIO_FLOR_DE_CACAO_dessert_unfolding_2

Inedito e su misura

Flor de Cacao, infatti, nasce come sperimentazione dimostrativa delle potenzialità della nuova tecnologia Mona Lisa 3D Studio, il cui lancio in Italia è appena stato annunciato dal colosso del cioccolato belga Barry Callebaut. L’innovativa tecnologia consente agli chef di progettare creazioni di cioccolato inedite e su misura.

«Ispirazione dall'impossibile»

«Questo nuovo modo di lavorare con il cioccolato sorprenderà i consumatori, poiché permette di realizzare forme in precedenza inimmaginabili e di produrle su larga scala con una precisione impressionante», ha spiegato Jordi Roca in una nota diffusa dall'azienda belga. «Di solito traggo ispirazione da ciò che non posso fare, perché rappresenta una sfida creativa; ma ora Mona Lisa 3D Studio mi consente di portare la mia capacità di lavorare con il cioccolato a un livello superiore. Posso immaginare qualsiasi nuovo tipo di design e vederlo prendere vita».

Dall'idea al prototipo, poi migliaia di pezzi di taglio artigianale

Ma come funziona questo servizio? Innanzitutto, Chef e clienti possono personalizzare una decorazione in cioccolato con le proprie preferenze. Design, forme e dimensioni del prodotto in cioccolato conoscono soltanto il limite della creatività. In seguito, un team di designer trasformo il prodotto in un prototipo digitale 3D con relativi campioni fisici. Una volta approvato il prototipo, spiega l'azienda, il prodotto finale è rapidamente riproducibile su vasta scala. Le creazioni possono essere utilizzate per dolci, cioccolatini, bevande calde e pasticceria. Per la prima fase, il servizio sarà riservato a chef, hotel, caffetterie e ristoranti di alcuni paesi europei. Il primo cliente di Mona Lisa 3D Studio è Van der Valk, una catena alberghiera leader nei Paesi Bassi.

Kōhī – Tokyo 1982, coffee experience con vista “metropolitana”

Kōhī – Tokyo 1982, inedito concept di caffetteria per consumi on-the-go in stile nipponico aprirà il suo primo punto vendita il 2 marzo 2020 a Milano

Milano si conferma un laboratorio di sperimentazione e innovazione per il fuori casa con l'ingresso continuo di nuovi format e formule di matrice etnica. È il caso di Kōhī – Tokyo 1982, nuova caffetteria per consumi on-the-go in stile nipponico che aprirà il suo primo punto vendita il 2 marzo 2020 nei locali di fronte all’uscita dei tornelli della fermata della metropolitana M3 di Porta Romana. Il progetto è stato pensato e sviluppato dalla M&T, società di consulenza strategica che si occupa di concepire esperienze innovative per nuovi significati di consumo. Focus dell'offerta è il caffè pour-over accompagnato da soluzioni di snacking e di pasto veloci e take-away.

  • “Altro…”

    La materia prima utilizzata è la miscela “K”, una miscela pregiata di alta qualità, dal gusto deciso e intenso, prodotta in esclusiva per Kōhī, perfetta sia per caffè filtro che per espresso. I metodi di estrazione vantano le migliori tecnologie del La Marzocco, come il sistema Modbar, e il caffè è sempre pronto e alla giusta temperatura per essere preso in qualsiasi momento e bevuto on-the-go. Accogliente nella sua essenzialità, lo spazio Kōhī è un luogo materico e minimale che lascia al caffè totale libertà espressiva. I materiali sono il legno chiaro, il cemento e le piastrelle bianche rettangolari. Oltre al filtro e all’espresso, l’offerta caffè prevede anche il cappuccino e la ricetta signature “Caffè Tokyo”, tutto servito rigorosamente nei bicchieri Kōhī per il consumo on-the-go. Anche l’assortimento food è fortemente incentrato sul grab-and-go: croissant, madeleine, bretzel e focaccia per accompagnare il caffè con dolce o con salato; pokè e sushi to-go per soluzioni di pasto veloci e take-away.

Da Legs il pollo fritto ha sposato la birra

Legs
L'interno di Legs, nel quartiere di Centocelle a Roma
Otto birre artigianali alla spina più una per il gin, vini naturali e pollo fritto a gogò, ma solo da allevamenti etici. E' la filosofia sposata dalla coppia Baccanelli&Barreca per il Legs di Roma

Un fast food buono, non solo da mangiare, ma anche come filosofia. È questa la sfida che hanno lanciato Marco Baccanelli e Francesca Barreca, in arte i Fooders, quando hanno dato vita a Legs, il fast food che in estrema sintesi frigge polli e patatine, ma in maniera il più etica possibile. L’etica si riconosce nelle materie prime di buona qualità, nei polli allevati rigorosamente a terra, nei prezzi ragionevoli, nelle birre artigianali e vini naturali proposti in mescita, nel packaging rigorosamente plastic free.

Da Mazzo al Legs, insieme ad Artisan

Ma partiamo dalla storia: loro sono quelli di Mazzo, che sei anni fa partirono da Centocelle con il loro ristorante bomboniera, che ha riscosso tanto successo e molti premi e che ha acceso un faro su quello che sarebbe poi diventato un quartiere “cool”, quello di Centocelle.
Poi un bel giorno i Fooders si sono svegliati e, benché il ristorante fosse sulla cresta dell’onda, hanno deciso di chiudere i battenti di Mazzo e mettere le loro belle speranze in valigia promuovendo il loro tour intercontinentale dal titolo “Mazzo invaders”: un anno sabbatico a cucinare in tutto il mondo, mentre Mazzo veniva trasformato appunto in Legs. Perché, da una parte non si potevano lasciare completamente a bocca asciutta gli appassionati della cucina dei Fooders e dall’altra sentivano che era arrivato il momento per Mazzo di trovare una nuova location.
E mentre Marco e Francesca partivano con la ricerca del locale giusto che potesse ospitare il Mazzo 2.0 (per ora non l’hanno ancora trovato, ma stimano di riuscire a riaprire entro il 2020), nel frattempo rimodulavano i 60 mq della loro bomboniera, coinvolgendo nel progetto i ragazzi della birreria Artisan. «Ci sono piaciuti perché sono grandi professionisti - afferma Francesca - lo vedi dalla cura che hanno nel tenere l’impianto delle spine perfettamente pulito. Sembra una sciocchezza, ma è un aspetto fondamentale nella degustazione della birra».

Pollo, birra e... gin

Fritto e birra, quindi, visto che nel progetto di Legs i Fooders hanno portato le loro ricette e i ragazzi dell’Artisan la scelta birraria, con otto spine su cui ruotano 7 artigianali e un gin aromatizzato in casa. «La scelta di avere il gin è in continuità con Mazzo, dove avevamo un angolo per una bottigliera da oltre 20 gin. In questo momento in spina da Legs abbiamo il Tanqueray, non andiamo alla ricerca di gin troppo aromatici, perché preferiamo intervenire noi, anche se lo facciamo sempre rispettando la filosofia del less is more», afferma Marco. A questo si aggiunge la mescita di alcune etichette di vino naturale e la selezione di birre in lattina, una scelta sia di degustazione che di comodità per il delivery. A proposito di consegne a domicilio, anche in questo spiega Marco che hanno fatto una selezione in base a motivazioni etiche, anche se ciò ha leggermente complicato le cose: «Abbiamo scelto Moovenda, per prima cosa perché è una start-up romana come noi e poi perché ci piace come si comportano con i rider, che sono tutti in regola e tutelati. Peccato solo che, in seguito a una recente fusione con un’altra azienda, poco dopo aver chiuso il contratto con noi hanno cambiato nome in Foodys e questo rebranding ha bisogno di un po’ di rodaggio per le abitudini dei consumatori. Ma confidiamo che in pochi mesi tornerà tutto regolare». L’uso del delivery, aggiunge Francesca, allarga anche la platea dei clienti di Legs. «Se prima - racconta - facevano anche parecchi chilometri per venirci a trovare da Mazzo, adesso per un fast-food non sono magari disposti ad arrivare a Centocelle, ma hanno comunque piacere a mangiare i nostri prodotti e il giusto compromesso è proprio il delivery».

Pollo: solo cosce e ali

I Fooders ammettono che allargare la platea fuori quartiere aumenta la capacità di spesa della clientela, visto che gli autoctoni di Centocelle non sono propriamente big-spender. «Anche se ha avuto una grande evoluzione, Centocelle resta un quartiere popolare e per questo è fondamentale lavorare sulla sostenibilità dei prezzi». Da un lato sostenibilità per chi acquista da Legs, dove si può ordinare un menu completo di birra a 15 € o un aperitivo a 5 €, che prevede la pinta accompagnata da patatine o ali di pollo; dall’altra sostenibilità del business. «Ci piacerebbe offrire pollo bio certificato - chiosa Francesca - ma questo farebbe alzare troppo i prezzi, quindi ci siamo impegnati nella ricerca di aziende che abbiano un buon rapporto qualità/prezzo, che siano etiche e che riescano a far fronte alla nostra richiesta settimanale di 40/50 kg di pollo, del quale però compriamo solo cosce e ali. D’altra parte ci chiamiamo Legs proprio perché lavoriamo solo le “gambe” del pollo».

Nella proposta di Legs, oltre alle già citate ali fritte, alle sovracosce e alle patatine con la buccia, i Legsburger hanno registrato un grande successo: all’interno un medaglione di pollo fritto, preparato con la carne delle sovracosce, analogamente ai “popcorn” di pollo, che sono l’equivalente dei nuggets dei fast food più noti. Pane di Bonci per i bun degli hamburger e con lo “scarto” del panificio si fa in casa la panatura a grana grossa che caratterizza la frittura “all’italiana” di Legs. «Non usiamo uovo, ma facciamo una pastella leggera di acqua e amido, con cui bagniamo la carne prima di panarla e friggiamo in olio d’arachidi».
Attenzione anche alle intolleranze e alle specificità alimentari: «Per rispondere alle richieste dei vegetariani abbiamo introdotto il burger ai funghi e ci siamo attrezzati per chi richiede il gluten free con una friggitrice a parte e prodotti specifici, anche se non possiamo essere certificati dato che non abbiamo spazio per un laboratorio a parte».
Infine, le salse di Heinz che per i Fooders sono le più golose. «Abbiamo scelto di affidarci a un’azienda strutturata per evitare problemi con prodotti freschi come la maionese. Le uniche salse che modifichiamo, utilizzando però sempre una base Heinz, sono la salsa Legs, che è una maionese con olio al rosmarino fatto da noi, e la Hot Legs, in cui mixiamo maionese e salsa Barbecue con olio al peperoncino».

La tostatura e l’arte della miscela nel primo corso Next Bean

Antonio Biscotti spiega la selezione del verde

La tostatura e la miscelazione sono i due grandi temi del primo corso Next Bean in programma dal 25 al 28 febbraio presso la microroastery e bar Griso a Seveso (MB). Direttore tecnico del progetto e docente è Antonio Biscotti, che ha messo a punto due sessioni tra loro complementari: il 25 e 26 viene affrontato il tema Filosofia della miscela, mentre il 27 e il 28 si prosegue con Tecnica di tostatura.

«Molti pensano che fare una significhi semplicemente unire 2-3 tipi di caffè, in modo superficiale - afferma Antonio Biscotti -. Al contrario è importante scegliere con attenzione le origini, conoscerle bene per sapere quali sono le più indicate per ottenere una miscela bilanciata con le caratteristiche desiderate. La scelta deve partire da una domanda: cosa voglio avere in tazza? Il corpo, l’acidità, la frutta secca, il cioccolato? Da qui devono prendere il via la scelta delle origini e l’individuazione della giusta tostatura, che è fondamentale per dare risalto alle peculiarità dei diversi caffè. Si trovano talvolta delle miscele che contengono caffè provenienti dall’Etiopia o dal Kenya, ma le loro peculiarità non si sentono a causa di una tostatura troppo spinta. Chi vuole fare delle buone miscele, deve imparare a scegliere i caffè, tostarli nel modo più appropriato, miscelare e assaggiare».

Una parte del corso è dedicata alla tostatrice, per imparare a orientare la scelta in base alle proprie necessità e alle prestazioni che differenti modelli e tipi di alimentazione offrono, considerando con attenzione anche gli spazi a disposizione. Dopo il “varo” italiano, il format Next Bean si sposterà in Brasile, dove le nuove generazioni di proprietari e di coltivatori sono interessate a valorizzare il loro prodotto lungo tutta la catena di produzione; la tostatura è sempre più considerata anche a fronte dei consumi interni in decisa crescita. 

Claudia Balzan e Antonio Biscotti al GrisoAntonio Biscotti è microaster da trent’anni e proprietario con Claudia Balzan del bar Griso, che nel 2016 ha vinto il premio Barawards di Bargiornale come migliore caffetteria italiana. Ha svolto consulenze in Asia e Australia e i tenuto corsi in Cina, Giappone e Corea.

Next Bean è un progetto di Absis Consulting, società specializzata nella consulenza tecnica, di marketing e di formazione nel settore del caffè che punta a veicolare la competenza tecnica italiana sui temi della produzione, dell’innovazione, del controllo qualità e del marketing. A tal proposito in Cina è già attivo un canale specializzato su WeChat, il social media più diffuso nel paese.

Acqua Recoaro ora anche in lattina e bottiglia in R-Pet

Acqua Recoaro lattina

Sarà presto disponibile anche in lattina Acqua Recoaro. Una novità che nasce per ampliare la gamma di formati per il mondo del fuoricasa, andando incontro alla crescente domanda di acqua minerale in lattina da parte dei consumatori.

Dal design essenziale ed elegante, la lattina sleek da 33 cl sarà proposta in due varianti: bianca per la referenza naturale e nera per quella frizzante, entrambe con logo a contrasto. Pratica e funzionale, il nuovo pack che custodirà l’acqua oligominerale che sgorga dalle sorgenti della Conca di Smeraldo, un’area incontaminata circondata dalle Piccole Dolomiti, e da sempre apprezzata per la sua leggerezza e il basso contenuto di sodio (0,9 mg/l), vuole anche sottolineare l’attenzione dell’azienda verso il tema della sostenibilità. La nuova lattina è infatti in allumino, materiale 100% riciclabile e che può essere sottoposto a un quasi infinito numero di ricicli senza mai perdere le sue proprietà.

Sempre in tema di sostenibilità l’azienda ha annunciato un’altra importante novità: il restyling dell’intera gamma di bottiglie in Pet (formati da 50 cl, 1 l e 1,5 l nelle versioni naturale e frizzante). Un restyling completo che non interesserà solo la grafica, ma l’intero pack che sarà realizzato con almeno il 30% di plastica riciclata (R-Pet) in modo da ridurre l’impiego di plastica verde.

Recoaro Vanity
La linea di bottiglie in vetro Vanity

Così come Acqua Recoaro è fortemente impegnata a promuovere il sistema circolare del vetro, materiale nel quale è realizzata la raffinata ed elegante bottiglia Vanity, lanciata lo scorso anno. Questa è disponibile nel formato da 0,75 l nelle tre varianti naturale, frizzante e leggermente frizzante, ciascuna associata a una nuance di colore differente: rispettivamente, rosa cipria, azzurro carta da zucchero e verde salvia. Bottiglie che dopo il consumo vengono ritirate, lavate, igienizzate e riutilizzate per un nuovo ciclo di vita. Un processo che si ripete infinite volte consentendo di ridurre i rifiuti e risparmiare risorse ed energia.

Jameson Caskmates Ipa Edition, il whisky che invecchia in botti di birra

Jameson Caskmates Ipa Edition

Ha la sua particolarità nel processo di invecchiamento Jameson Caskmates Ipa Edition, ultima creazione del brand di whiskey irlandese di Pernod Ricard. Il nuovo prodotto termina la sua maturazione in botti che hanno contenuto birra Ipa artigianale: un’idea del master of whiskey science di casa Jameson, David Quinn, per donare al whiskey inedite sfumature di sapore.

La base del nuovo prodotto è infatti il classico Jameson Original, che l’azienda produce da 240 anni, frutto di un blend di whiskey pot still prodotti con orzo maltato e non maltato e di whiskey di cereali, entrambi distillati tre volte per donargli la sua tipica morbidezza, e che poi viene lasciato invecchiare in botti di rovere per circa 4 anni. A questo invecchiamento ora si aggiunge un ulteriore fase di affinamento, che va da 3 a 6 mesi, in botti di birra fornite da un birrificio artigianale poco distante dalla distilleria Jameson di Midleton, nella contea di Cork, nel sud del Paese. Per l’esattezza quelle scelte da Quinn sono botti che hanno contenuto birra Irish Pale Ale, una specialità irlandese che unisce le note agrumate delle India Pale Ale americane con quelle di malto caratteristiche delle English Ipa. Tale processo di affinamento arricchisce Jameson Caskmates Ipa Edition (alc. 40% in vol) di insoliti sentori erbacei di luppolo, agrumi freschi e note floreali, che ne costituiscono la sua nota distintiva. Ottimo da servire liscio oppure on the rocks, il nuovo whiskey può essere proposto anche in abbinamento a birre per esaltarne le note fresche e floreali: Ipa, Pale Ale, Imperial o Double Ipa. Altrettanto bene si presta come ingrediente per la miscelazione, sia per la rivisitazione di classici sia per nuove creazioni, come i drink messi a punto dai bartender Jameson: Tropical Ipa, dove si unisce a sciroppo di birra Ipa, acqua di cocco e succo di limone, Jameson Caskmates Tonic & Lemon, dove si unisce ad acqua tonica, e Classic Ipa Old Fashioned, dove invece si unisce ad Angostura Bitters e Orange Bitters.

Le ricette

Tropical Ipa

Ingredienti:

35 ml Jameson Caskmates Ipa Edition, 75 ml acqua cdi cocco, 10 ml Ipa syrup*, 10 ml succo di limone fresco, scorza di lime grattugiata, cocco essiccato e fiocchi di sale marino di Maldon

*Per preparare lo sciroppo di Ipa: riscaldare in un pentolino 250 ml di birra Ipa con 250 g di zucchero semolato, mescolando fino a quando tutto lo zucchero non si scioglie e poi lasciare raffreddare

Preparazione:

stir and strain

Guarnizione:

scorza di lime grattugiata, cocco essiccato e fiocchi di sale marino

Jameson Caskmates Tonic & Lemon

Ingredienti:

50 ml Jameson Caskmates Ipa Edition, top di tonica

Preparazione:

build

Guarnizione:

spicchio di limone

Classic Ipa Old Fashioned

Ingredienti:

50 ml Jameson Caskmates Ipa Edition, 2 zollette di zucchero, 2 dash Angostura Bitters, 2 dash Orange Bitters

Preparazione:

stir

Guarnizione:

twist di pompelmo

EasyFresh Next di Irinox, l’abbattitore pensa in grande

EasyFresh NEXT

All'annuale appuntamento fieristico di Rimini, al Sigep 2020, Irinox ha presentato una nuova gamma di abbattitori di temperatura denominata EasyFresh Next. Si tratta di una linea dedicata ai professionisti che vogliono dotarsi in laboratorio di uno strumento facile da usare e soprattutto più veloce nei processi di raffreddamento e surgelazione. EasyFresh Next raffredda e surgela velocemente gli alimenti, anche le preparazioni bollenti appena estratte dal forno.  Il principio di funzionamento di un abbattitore è quello di estrarre il calore dei cibi nel più breve tempo possibile. La sfida è garantire il raffreddamento e la surgelazione ultra rapidi preservando la fragranza, la consistenza, i colori e tutte le proprietà nutrizionali dei cibi.

Raffreddamento e surgelazione: cicli diversi a seconda dei prodotti

I cicli di raffreddamento abbassano la temperatura al cuore degli alimenti fino a +3°C e attraversano velocemente la fascia di massima proliferazione batterica (da +40°C a +10°C). EasyFresh Next ha due cicli dedicati al raffreddamento. DELICATE + 3°C è indicato per i prodotti più delicati come mousse, creme, pesce, riso, verdure e più in generale alimenti di spessore ridotto. STRONG +3°C è invece pensato per prodotti grassi, molto densi, di grossa pezzatura o confezionati. I cicli di surgelazione  trasformano l’acqua contenuta negli alimenti in microcristalli che preservano la loro struttura e la qualità più a lungo nel tempo. Anche in questo caso, i cicli sono due cicli di surgelazione. DELICATE -18°C lavora in due fasi - una a temperatura positiva e l’altra negativa - ed è consigliato per prodotti lievitati da forno o per il pane. STRONG -18°C surgela rapidamente i prodotti di medio-grande pezzatura fino a -18°C al cuore, con una temperatura dell’aria che raggiunge i -35°C. Ideale anche per fissare la struttura del gelato.

Portateglie regolabile, ergonomia e design

EasyFresh Next è dotato di Multi Rack®, il portateglie brevettato regolabile che consente di raddoppiare la capacità di teglie inserite per ogni modello. Ha una sonda per la corretta rilevazione della temperatura al cuore del prodotto, un sistema di aggancio magnetico automatico alla porta, un nuovo design che punta su ergonomia e facilità di pulizia. Ha un display touchscreen a colori, che in soli 3 passi permette di avviare i cicli di raffreddamento o surgelazione.

MultiFresh®NEXT Collage

Tre i modelli in gamma, da 4 a 27 teglie

La gamma EasyFresh Next di Irinox è composta da tre modelli: EF NEXT S – EF NEXT M – EF NEXT L, che possono ospitare da un minimo di 4 teglie fino al massimo di 27 teglie GN1/1 o 600 x 400 cm.      

css.php