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Emergenza Coronavirus: stretta sui locali in Lombardia

coronavirus

Italia stretta nella morsa dell’emergenza Coronavirus, una morsa che diventa sempre più stretta anche per il mondo dei locali. Per contenere e contrastare la diffusione del virus (Covid-19), attualmente sono oltre 200 i casi di contagio e 5 il numero delle vittime accertate, il Consiglio dei ministri domenica 23 febbraio ha emanato due provvedimenti: il decreto legge n. 6, Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, e il decreto del presidente del consiglio dei ministri che contiene le disposizioni attuative del primo (in fondo all’articolo i link per scaricarli). Decreti che fanno seguito all’ordinanza del ministero della Salute del 20 febbraio 2020 Ulteriori misure profilattiche contro la diffusione della malattia infettiva Covid-19 (in Gazzetta Ufficiale del 22 febbraio 2020 n. 44).

Entrambi pubblicati nell’edizione straordinaria della Gazzetta Ufficiale (anno 161° n. 45) del 23 febbraio e già in vigore, i due decreti contengono le misure per arginare il rischio di contagio nei comuni o nelle aree nei quali risulta positiva almeno una persona per la quale non si conosce la fonte di trasmissione o comunque nei quali vi è un caso non riconducibile ad una persona proveniente da un’area già interessata dal contagio. Misure che comprendono il divieto di accesso e l’allontanamento dall’area, la sospensione di eventi pubblici e privati di qualsiasi natura, la sospensione delle attività educative per l’infanzia e delle scuole, comprese le università, la chiusura o limitazione dell’attività degli uffici pubblici, la sospensione dell’apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura.

Soggetti a chiusure e restrizioni anche i pubblici esercizi. L’articolo 1 del decreto 6 del 23 febbraio 2020, al punto J prevede infatti anche la chiusura di tutte le attività commerciali, con l’esclusione degli esercizi commerciali per l’acquisto dei beni di prima necessità: una misura che si applica dunque anche ai bar.

Misure che dal 23 febbraio e per la durata di 14 giorni, sono già state applicate in alcuni comuni della Lombardia e Veneto, le regioni più colpite dal contagio, identificati come aree focolaio del virus: i comuni di Bertonico, Casalpusterlengo, Castelgerundo, Castiglione D’Adda, Codogno, Fombio, Maleo, San Fiorano, Somaglia, Terranova dei Passerini, tutti in provincia di Lodi, in Lombardia, e il comune di Vò, in provincia di Padova, nel Veneto.

Per quanto riguarda la Lombardia, inoltre, una ulteriore stretta sulle attività dei locali è arrivata dalla Regione che, d’intesa con il ministro della Salute, domenica 23 febbraio ha emanato un’ordinanza straordinaria che riguarda l’intero territorio regionale e che impone la chiusura di bar, locali notturni e ogni altro esercizio di intrattenimento aperto al pubblico, restano esclusi i ristoranti, dalle ore 18 alle 6 fino al prossimo primo marzo, e che annuncia anche che a breve verranno definite ulteriori misure per evitare assembramenti in tali locali.

Una misura che ha colto di sorpresa gli esercenti e che ha suscitato molte domande in merito alla sua effettiva efficacia, che con la diffusione del contagio potrebbe essere adottata anche in altre aree del territorio nazionale. Se da un lato tale provvedimento nasce infatti per limitare la concentrazione di persone all’interno dei locali e quindi potenziali contagi, dall’altro rischia di generare panico ingiustificato verso la frequentazione di bar e locali, anche nelle aree non interessate dall'infezione, mettendo a rischio le stesse attività.

Panico che ha già manifestato i suoi effetti deleteri fin dallo scorso mese di gennaio, all’inizio dell’esplosione del contagio da Coronavirus in Cina e ben prima che questo interessasse l’Italia. A farne le spese la ristorazione cinese nella i ristoranti cinesi della Penisola. Uno studio di Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) di fine gennaio ha infatti sottolineato come nei 5000 ristoranti cinesi si fosse registrata una perdita di fatturato del 70%, equivalente a poco meno 2 milioni di euro al giorno. Cifra che cresce ulteriormente se si aggiungono i 500.000 euro che i turisti cinesi in Italia spendono quotidianamente per mangiare, portando così la perdita complessiva della ristorazione a 2,5 milioni di euro.

Dl 6_2020 Misure urgenti coronavirus

Dpcm 23 febbraio 2020 Disposizioni attuative coronavirus

Quali ruoli per le farine moderne

torta Antica_Knam

La fotografia del settore farine in Italia ha toni non esageratamente colorati, ma è un belvedere comunque. Undici milioni di tonnellate prodotte, un volume sostanzialmente stabile. L’industria molitoria a frumento tenero registra una lieve flessione sul mercato interno, ma con esportazioni in crescita del 9,8%, anche se solo il 4% della produzione è destinato ai mercati oltreconfine. L’utilizzo di sfarinati per la produzione di lievitati, prodotti di biscotteria, da forno e da pasticceria ha registrato, nel 2018, un incremento del 2,6%. La domanda ha premiato soprattutto le farine per l’uso in pasticceria e, in percentuali meno marcate, quelle destinate ai prodotti per la prima colazione e ai prodotti da ricorrenza.

Laghi: «Quando è vero servizio per il professionista»

La pasticceria è sempre più innamorata di farine innovative e “amiche” delle operazioni in laboratorio. Spiega Stefano Laghi, pasticcere, consulente e docente in Cast Alimenti: «Le farine altamente specializzate per certi tipi di lavorazioni rappresentano un grande servizio per il professionista. Sono le farine specifiche per panettoni, per focacce, per pizza. “Facilitano” quando il professionista sa che il mulino ha lavorato sulle specifiche esigenze di un prodotto. Per esempio, perché la farina sviluppi in senso verticale per un lievitato o in orizzontale per una focaccia, perché sostenga più o meno i grassi contenuti nella ricetta». Non c’è il rischio di affollare il magazzino con troppe referenze? «Certo, va messa in conto una gestione logistica più complessa. Ma ci sta, nel contesto di oggi: se uno non è disposto ad affrontarla, arriva solo fino a un certo punto. L’utilizzo di poche farine generiche è nelle intenzioni di tanti, ma poi quasi nessuno lo mette in pratica. Una pasticceria, per lavorare bene oggi, non può scendere sotto le cinque referenze. Una farina integrale, una per sfoglia, una per croissant, una per frolla, una per panettone è il minimo sindacale». E poi ci sono le esigenze della pasticceria “senza”: «Farine di riso o altri prodotti per intolleranti - prosegue Stefano Laghi -, oggi fondamentali, sono spesso lontane dalle competenze del pasticcere. I mulini hanno lavorato molto su questo, e possiamo affidarci a blend selezionati dai professionisti della molitura».

Di Carlo: «Poche referenze, ma buone»

Di tutt’altro avviso è invece Leonardo Di Carlo, pasticcere di fama e consulente per diverse realtà del settore, che sposa la filosofia della semplicità: «Poche referenze, una farina forte, una debole e una integrale, insieme a tanto studio bastano al pasticcere per tutta la produzione». Sulla necessità di una farina specifica per i grandi lievitati, invece, il coro è unanime. Andrea Tortora utilizza la farina di Molino Pasini, riposata in ambiente controllato, per il suo panettone. «Una farina normale riposa tre-quattro settimane, questa fino a sette-otto. Il periodo in più a temperatura e umidità controllate conferisce a questo prodotto una struttura sostenuta. Permette di ottenere una performance di altissimo livello, sostanzialmente diversa da quella che si può avere con un ottimo prodotto che non ha, però, avuto questo lungo periodo di maturazione. La farina riposata supporta meglio i grassi incorporati e non fa cedere l’impasto. Permette inoltre di avere un grado di acidità ottimale».

Bertolini: «Solo emulsionanti naturali»

Anche Laghi conferma: «Con quello che è diventato oggi il panettone, con un carico di grassi e farcitura spesso sempre più importanti, serve una farina che sappia sostenere il tutto a dovere». C’è poi il mondo dei mix per pasticceria. Francesco Bertolini di Casa del dolce (Cologna Veneta, Vr), ha chiuso l’anno con circa 350 quintali di panettoni prodotti. «Si tratta, semplicemente, di una scelta: noi utilizziamo i prodotti di Braims, la farina con latte in polvere e zuccheri e il lievito madre liofilizzato. L’aiuto deriva dalla stabilità, dalla sicurezza che aprendo il forno non si troveranno sorprese e anche dalla semplificazione del processo produttivo, che così è meno esposto alle variabili ambientali o al comportamento del lievito madre fresco. Finché il prodotto non contiene conservanti o additivi, ma solo emulsionanti di origine naturale in quantità minime, non mi pare giusto demonizzarlo».

Polito: «Partecipiamo alla molitura e alla selezione»

Pasquale Polito, una delle due anime di Forno Brisa a Bologna (assieme all’amico e socio Davide Sarti), si colloca all’estremo opposto: «L’innovazione vera è la partecipazione alla conoscenza, e questo vale anche nel campo delle farine, il che significa far partecipare i panificatori al processo molitorio. Non certo per trasformarli in mugnai, ma perché il professionista possa capire tutto della filiera». Forno Brisa ha una filosofia piuttosto audace nella produzione: «Ignoriamo le schede tecniche, perché prima di tutto vogliamo provare, testare davvero le potenzialità della materia prima». I “breaders” possiedono un campo in Abruzzo, seminato a miscuglio evoutivo, e nel 2018 il 35% della produzione di pane è stata ottenuta con il grano di proprietà. Per tutto il resto, vanno a caccia di grano in giro per l’Italia. Il loro “maestro” Davide Longoni (titolare dell’omonimo panificio milanese) si è comprato qualche ettaro di terreno non lontano dalla proprietà del forno bolognese. Terreno incolto perché non produceva alcun reddito. Certo, non è da tutti, anche per la complessità della cura, ma si può ragionare con delle partnership con aziende agricole. «Coltivare e utilizzare delle farine con rispetto - prosegue Polito - non significa evitare la tecnologia. Il nostro grano passa dal Consorzio agrario dell’Emilia e subisce trattamento alla Co2 anti insetti, analisi accurate, stoccaggio con modalità moderne. Tutto ciò che serve perché quello che diventa farina sia perfetto».

Iannantuoni: «Tempo, delega e conoscenza»

«Individuo tre parole chiave, quando parlo di farine “di servizio”», spiega a Dolcegiornale Mauro Iannantuoni, che dal laboratorio di Ernst Knam è passato a lavorare da quello di Davide Longoni. «Sono queste: tempo, delega e conoscenza. Immaginiamo una farina per frolla che contenga già un ingrediente disidratato, come i mirtilli. L’artigiano non dovrà fare ricerca, trovare i mirtilli, disidratarli e incorporarli nella farina. Tempo risparmiato. Poi, quale necessità ha il nostro artigiano di semplificare i processi in laboratorio delegando a collaboratori meno esperti? Infine, il fattore conoscenza: tutte quelle operazioni, le sa fare? E, in seconda battuta: se smette di farle, aiutato dal semilavorato, quanto perde in conoscenza? Non sono un fan dei semilavorati e non li uso, perché mi piace l’idea di studiare direttamente il comportamento della materia prima, ma credo che la scelta stia nelle risposte a quelle domande». Da profondo conoscitore delle dinamiche di una bottega di pasticceria, Iannantuoni aggiunge una considerazione: «L’innovazione dà un valore aggiunto se è raccontabile al cliente. La pasticceria deve poter spiegare al suo cliente che cosa sta vendendo, ed è un aspetto importantissimo, perché è una attività che vi- ve del contatto quotidiano con chi entra nel negozio. Cosa usi, come lo usi, cosa diventa? Se l’innovazione nella lavorazione di una farina promette risultati top, ma è difficile da tradurre in racconto, conviene farsi delle domande».

Knam: «Una frolla integrale con due obiettivi»

«Per il pane usiamo farine di grano duro e grani antichi e il mondo dolce non ha ancora tutta la conoscenza per inserirle. Vogliamo dare un gusto ancora più particolare a una frolla proprio sfruttando la farina? Perché non usare un blend, magari con grano antico e farina tipo 1. Dovrò capire come bilanciare per arrivare a frolle con farine che non siano solo di tipo 0 e 00». Qui rispunta la lezione del maestro: «La torta Antica, che Ernst Knam ha creato e che considero l’invenzione “che avrei voluto fare io”, ha una base di frolla integrale, marmellata di lamponi e ganache al cioccolato. Un dolce che coniuga perfettamente una parte grezza, con una farina più rude, e la nota acidula. Voglio andare in quella direzione, per creare un’idea di forno con pasticceria e panetteria che non deve sembrare di secondo livello rispetto alla pasticceria tradizionale». Lo stesso Ernst Knam, titolare dell’omonima pasticceria milanese, afferma: «Negli ultimi anni abbiamo assistito a una ricerca sempre più focalizzata sulle farine da parte di produttori, pasticceri e lievitisti, che stanno mettendo a punto prodotti sempre più tecnici e performanti. La farina per un dolce è fondamentale, quindi questa ricerca sulle materie prime è molto positiva, soprattutto se va di pari passo con l’attenzione per le problematiche alimentari (intolleranze al glutine e similari) che oggi si stanno diffondendo sempre di più. Per la mia torta Antica ho infatti messo a punto una frolla integrale cercando di sfruttare questi due aspetti: una migliore resa e un occhio di riguardo a un aspetto salutistico».

Beluga Signature, invia la tua ricetta entro il 3 marzo

È il prossimo 3 marzo 2020, la deadline per partecipare alla quinta edizione di Beluga Signature, la cocktail competition internazionale firmata dall’omonima vodka super premium russa distribuita in esclusiva in Italia dal Gruppo Montenegro. Entro quella data, i candidati dovranno inviare al sito della competition una loro ricetta originale che rispetti il tema di quest’anno: “the perfect balance”, ovvero l’equilibrio o il bilanciamento perfetto. Dunque, i candidati dovranno tradurre tale concetto nella ricetta. Ad esempio, considerando l’equilibrio tra ingredienti dolci e salati, tra Est e Ovest, tra stili o tecniche differenti ecc. La ricetta dovrà contenere al massimo 5 ingredienti, di cui uno caratteristico del Paese di provenienza dell’autore. Una volta pronta, la ricetta andrà “caricata” sul sito (dove è disponibile anche il regolamento completo) con relativa foto del drink. Il premio in palio è quello di di Beluga Signature Global Ambassador 2020, in una sfida che quest’anno coinvolge i bartender di altri sei Paesi, oltre l’Italia: Francia, Germania, India, Spagna, Regno Unito e Russia (per la cronaca l'anno scorso a vincere fu Lucia Montanelli, head bartender del The Bar al Dorchester di Londra). 

Masterclass a Roma con Philip Duff

Per partecipare al contest, occorre padroneggiare la lingua inglese in quanto tutte le presentazioni dei cocktail verranno fatte esclusivamente in lingua inglese. A partire dal form di iscrizione dove andrà inserita, oltre alla ricetta, anche una breve introduzione in inglese che spieghi l’ispirazione del drink. Tutte le ricette pervenute entro il 3 marzo saranno valutate da un’apposita commissione e gli autori delle migliori 30 per ogni Paese prenderanno parte a una giornata di formazione, tenuta da alcuni massimi esperti del settore. Per l’Italia l’appuntamento è il prossimo 31 marzo a Roma e i relatori saranno Philip Duff, guru della bar industry e direttore della formazione di Beluga Signature, Remy Savage, bartender di fama internazionale già all’Artesian di Londra e Lucia Montanelli, vincitrice della scorsa edizione e attuale Beluga Signature Global Ambassador. Dopo questo step, a tutti i partecipanti all’educational verrà chiesto di assolvere a un nuovo task creativo. Da questa nuova prova verranno selezionati i 10 concorrenti per ogni Paese che si contenderanno la vittoria nella finale nazionale del contest, che per l'Italia è in programma a Milano il prossimo 16 giugno.

Grande finale a San Pietroburgo

Infine, i 7 campioni nazionali, si ritroveranno all’inizio di settembre a San Pietroburgo in Russia per condividere una nuova esperienza formativa e sfidarsi nella finalissima internazionale, prevista per il 12 settembre 2020, che decreterà il vincitore globale della competition. Chi si aggiudicherà il titolo avrà l’opportunità di rappresentare l’universo Beluga nei più significativi eventi globali del settore, quali Bar Convent Berlin, Tales of the Cocktails, Bar Convent Brazil, solo per citarne alcuni. Inoltre potrà svolgere una settimana di formazione presso uno dei 50 World’s Best Bars a sua scelta.

Nuovi imballi compostabili Costadoro per un futuro sostenibile

Il nuovo impianto di Costadoro in funzione

Se ieri era sufficiente fare un prodotto “buono” che poi si è dovuto dimostrare anche “bello”, oggi è fondamentale che sia sostenibile e responsabile, come l’azienda che lo produce. Nel corso della visita allo stabilimento di Costadoro a Torino, vengono mostrati ambienti per i dipendenti realizzati con criteri di benessere nei momenti di pausa e soprattutto, tra i macchinari della fase produttiva viene richiamata l’attenzione sulla nuova macchina confezionatrice che utilizza imballi compostabili. Entro il 2020 cambierà tutta la produzione in materiale compostabile, un investimento notevole (oltre 600mila euro) al quale si accompagna un maggior costo degli imballi stimati in 400mila euro l’anno, ma che offre il grande vantaggio di potere smaltire i sacchetti da 1 chilo nei rifiuti organici. Si tratta di un’apparecchiatura a basso impatto ambientale, che permette all’azienda di affermare «Scegliendo il nostro caffè contribuirai a migliorare il benessere del pianeta».

Le nuove confezioni sono frutto di una lunga ricerca di materiali in grado di garantire le migliori condizioni per la conservazione del prodotto e dei suoi aromi unendo la responsabilità nei confronti dell’ambiente. Così, i sacchetti e le valvole assicurano elevate proprietà di barriera all’ossigeno, assenza di odore e sono conformi alla legislazione europea in materia di contatto alimentare; inoltre garantiscono elevati standard di di conservazione e sono entrambi compostabili e interamente smaltibili nei rifiuti organici. I nuovi imballi, sono formati da cellulosa rigenerata, adesivi compostabili, e BioPe anziché di Pet, alluminio e inchiostro dei precedenti e hanno la certificazione OK Compost Industrial rilasciata da Tüv Austria, ovvero sono garantiti come biodegradabili in un impianto di compostaggio industriale. Compostare può ridurre in modo significativo il volume dei rifiuti organici, mentre il compost prodotto può essere utilizzato come fertilizzante in ambienti agricoli e orticoli. Per ricevere questa certificazione i materiali hanno superato quattro analisi richieste dalla norma europea sugli imballaggi (EN 13432): test di biodegradazione (degradazione chimica del polimero delle fibre); test di disintegrazione (rottura fisica del prodotto in piccoli frammenti); test di ecotossicità (verifica se il prodotto compostato non esercita alcun effetto negativo sulle piante); test sul contenuto di metalli pesanti.

La nuova confezione di Costadoro RespectoNel giro di pochi anni Costadoro si propone di diventare un’azienda di riferimento per qualità, bontà e rispetto della realtà che la circonda. Il progetto si declina ovviamente anche da un punto di vista pratico della produzione; così Costadoro Respecto certificata Bio e Fairtrade, è una miscela che rispetta i princìpi dell’ecologia e della solidarietà umana. È composta al 100% di caffè di qualità arabica, tutti lavati, provenienti da Colombia, Messico e Nicaragua. L’espresso presenta un buon corpo, sentori di cioccolato e biscotto, con una leggera acidità di frutti rossi. La crema ha una bella tessitura, compatta e persistente. Ha un ridotto contenuto di caffeina: 1,90% è il valore medio.

Carnival Sip, il drink per Carnevale by Sanbittèr firmato Giacomo Fiume

Sanbittèr_Carnival Sip Giacomo Fiume

A corto di idee per rendere per il Carnevale? Niente paura: lo spunto per l’aperitivo arriva da Sanbittèr, il bitter analcolico di Sanpellegrino, che ha chiesto al bartender Giacomo Fiume (nella foto sotto) de L’Albergo Diffuso di Monopoli (Bari) di creare un drink ad hoc per l’occasione.

Giacomo Fiume SanbittèrE così dalla fantasia del bartender pugliese è nato Carnival Sip, un cocktail fresco e fruttato a base di vodka, dove il gusto amaro e frizzante di Sanbitter Rosso si sposa alla perfezione con la dolcezza di un succo di frutti rossi e al sapore speziato dello sciroppo di lavanda e cannella. Il tutto completato dalle note agrumate del limone e reso spumoso dall’aggiunta di albume d’uovo e da una doppia shakerata. Tocco finale un rametto di frutti rossi come guarnizione.

Un cocktail facilmente replicabile in ogni bar, in quanto facile e veloce da preparare, ma che sorprende per il suo spirito “allegro” e la perfetta armonia di sapori.

Carnival Sip di Giacomo Fiume

Carnival Sip Giacomo Fiume_Sanbittèr

Ingredienti:

3 cl vodka, 3 cl succo frutti rossi misti, 1,5 cl sciroppo di lavanda e cannella, 2,5 cl succo di limone, 1,5 cl bianco d’uovo pastorizzato, top Sanbittèr Rosso

Preparazione:

versare gli ingredienti, tranne il Sanbittèr Rosso, in uno shaker e shakerare senza ghiaccio in modo che l’uovo si emulsioni per bene. Shakerare nuovamente aggiungendo anche il ghiaccio e poi filtrare nel bicchiere e aggiungere il top di Sanbittèr Rosso.

Guarnizione:

rametto di frutti rossi.

Bicchiere:

tumbler alto

Ch&f Bertolini acquisisce Maxigel e si espande in Lombardia

Ch&f Bertolini

Punta a espandersi nel Nord ovest della Penisola Ch&f Bertolini, con un portafoglio di prodotti ancora più ampio. L’azienda veneta, attiva nella distribuzione di prodotti alimentari per il canale bar, ha infatti raggiunto un accordo per l’acquisizione del 100% di Maxigel, realtà con sede a Torbole Casaglia (Brescia) e specializzata nella distribuzione di prodotti surgelati per il fuoricasa.

Un’operazione con la quale Ch&f Bertolini mira ad ampliare il proprio raggio di azione, sia in termini di territori serviti sia di prodotti. Fondata nel 1996, l’azienda, che ha raggiunto un fatturato di circa 60 milioni, vanta un catalogo di lavorati di prima qualità che copre ogni momento dell’attività bar e che comprende oltre 1200 referenze tra prodotti freschi e surgelati per la colazione e la pasticceria, prodotti di gastronomia, appetizer da friggere e da forno, snack, tramezzini e panini farciti, prodotti di panetteria, vegetali surgelati e conserve, salumi, prodotti caseari e gelati. Catalogo che ora si amplia con le referenze nel paniere di Maxigel, che distribuisce a Brescia e nelle sua provincia prodotti surgelati di alcuni principali brand del food service, quali Antica gelateria del Corso, Bonduelle e Del Monte, Motta Alemagna, Delifrance, Panitaly, Fiordiprimi.

Al tempo stesso, l’acquisizione di Maxigel, consente a Ch&f Bertolini, storicamente radicata nel Nord Est, dove opera attraverso le sue tre sedi di Padova, Portogruaro (Venezia) e Romans d’Isonzo (Udine), di puntare a imporsi come punto di riferimento anche nel ricco mercato lombardo, a partire dalla provincia bresciana, mettendo a frutto le sinergie tra le due realtà e su una rete distributiva ancora più ampia e solida.

Aprirà a Barcellona il bar di Simone Caporale e Marc Álvarez

Marc Álvarez e Simone Caporale

La notizia arriva dalla Spagna, più precisamente da Barcellona. Proprio nella città catalana la prossima primavera aprirà i battenti un nuovo locale, il Sips Bar. A firmare il nuovo progetto due tra i più luminosi astri del firmamento bartending mondiale: il nostro Simone Caporale, che nella sua esperienza all’Artesian bar di Londra, insieme al sodale Alex Kratena, ha portato il bar del Langham Hotel per quattro anni di seguito al primo posto dei World’s 50 Best Bars, e lo spagnolo Marc Álvarez, che per sette anni è stato a capo dei sei locali (Enigma, Holy Sheet, Ticket, Winery 1900, Pakta e Heart Ibiza) che compongono elBarri Adrià dello chef spagnolo Albert Adrià.

Due stelle, legate da una lunga amicizia e che condividono la stessa visione innovativa di locale, che hanno deciso di unire le forze per dare vita a questa nuova avventura. Un progetto che nasce con l’intenzione di proporre un nuovo concept di locale. Sebbene il tutto sia ancora mantenuto segreto, Caporale e Álvarez hanno infatti annunciato che il loro obiettivo è di andare oltre la tradizionale idea di cocktail bar. «Il nuovo locale sarà un bar e non solo un cocktail bar – hanno spiegato in una nota -. La nostra offerta spazierà su tutto il mondo delle bevande in generale, per cui Sips sarà una vera e propria “casa delle bevande”».

Il nuovo locale sorgerà nella calle Muntaner, nella parte ovest di Barcellona, città che negli ultimi anni si è imposta alla ribalta internazionale per l’alto livello della sua proposta bar.

Il progetto del mese: Vòce di Aimo e Nadia

Vòce Aimo e Nadia
Vòce di Aimo e Nadia allinterno delle Galleria d'Italia in piazza della Scala a Milano è anche una caffetteria con bookshop e sala consumazione. Uno spazio accogliente che invita alla sosta e che anticipa gli spazi dell'omonimo ristorante gourmet

Di fronte al tempio della musica lirica italiana e all’interno delle Gallerie d’Italia risuona Vòce Aimo e Nadia, proposta enogastronomica e culturale complementare alla visita agli spazi espositivi realizzati da Intesa Sanpaolo.
Un progetto che coniuga cibo, arte e cultura il cui interior design porta la firma di AMDL Circle di Michele De Lucchi. L’architetto Michele De Lucchi riformula lo spazio su cui era già intervenuto in base alle nuove esigenze funzionali (caffetteria, bookshop e ristorante) conservando e riproponendo alcuni elementi d’arredo esistenti quali la scaffalatura-libreria a tutt’altezza.
L’accesso su Piazza della Scala, nel palazzo dell’ex Banca Commerciale Italiana, avviene tramite lo scalone d’angolo in marmo botticino che si apre sul lungo banco bar a L (16 m di sviluppo lineare) della caffetteria, la cui prospettiva enfatizza la monumentalità della struttura e dei soffitti decorati in gesso.

Lo stile dei caffè viennesi

La caffetteria con annesso bookshop, a cui si accede anche dagli spazi espositivi, è concepita come integrazione della proposta culturale del museo. Uno spazio elegante e funzionale che richiama con un mood contemporaneo alcuni stilemi del primo Novecento.
Il banco bar rivestito in marmo nero Marquinia con cornici e zoccolatura in peltro, le grandi scaffalature del retro banco e del bookshop, la bottigliera (tutti realizzati su disegno) ma anche i tavoli e le sedie in legno curvato rivelano quanto forte sia l’ispirazione tratta dai famosi caffè viennesi. L’ampio utilizzo di legno, vedi il pavimento in doghe, insieme a vetro e peltro, il cui colore viene riproposto nello smalto lucido delle colonne metalliche, creano un’atmosfera calma e rilassata che si addice più a un locale di sosta che di passaggio.

Lo studio dell'illuminazione

Qui i tanti libri d’arte a disposizione (anche direttamente sui tavoli) accompagnano colazione, pranzo, aperitivo e dopo cena. Le superfici verticali attrezzate della zona vendita e consumazione così come gli arredi fissi e non denotano un disegno unitario costruito sull’equilibrio di materiali e dettagli. L’alternanza di zone opache e zone lucide crea un gioco di luci e ombre che aumenta l’effetto di relax totale a cui concorre in modo importante l’illuminazione soffusa: quella naturale che è schermata dalle griglie delle finestre originali; quella artificiale a led dall’effetto diversificato. Da una parte, il grande lampadario d’ingresso, appositamente realizzato con i diffusori della lampada Ipno (realizzata da Michele de Lucchi per Artemide), dall’altra, i faretti a parete che mettono in evidenza la decorazione dei soffitti e il bancone concorrono a convogliare l’attenzione della clientela sulle confezioni e sui prodotti nelle vetrine o in offerta. Tutto contribuisce, come già sottolineato, a creare le condizioni ambientali per una consumazione in tutto relax fra libri d’arte o sugli alti tavolini d’appoggio posizionati lungo le finestre con vista sul teatro La Scala. Uno spazio diversificato, dunque, con ampie prospettive anche verso l’adiacente ristorante gourmet dotato di cucina a vista.

Cristian Bugiada inaugura la Patrón Margarita Week

Cristian Bugiada inaugura al Dry di Milano la Margarita Week. Tanti gli eventi in programma tra Milano e Roma

È partita ieri, al Dry di via Vittorio Veneto, la Margarita Week organizzata da Tequila Patrón con serate e cocktail list dedicate a Milano e Roma da giovedì 20 a sabato 22 febbraio che vertono su miscelazione, gastronomia e musica. Ad aprire le danze Cristian Bugiada, noto bartender esperto di mixology a base Tequila, mezcal e distillati latinoamericani nonché socio fondatore de La Punta di Roma, che ieri 20 febbraio ha tenuto una masterclass su "I segreti del Margarita Perfetto" e presentato alcuni classici a base di Tequila Patrón Silver e un signature cocktail, concepito per l'occasione: "Sangue Blu" a base sempre di Tequila Patrón Silver, Cordiale Nobile, succo di lime e Champagne. In contemporanea, alla Punta Expendio de Agave a Roma, andava in onda una food experience speciale tutta giocata sugli abbinamenti migliori fra Margarita e piatti firmati dalla cucina del noto locale "messicano" di via Santa Cecilia. Oggi, 21 febbraio, sarà la volta di Diana Beltran, chef de la Cucaracha a Roma e volto del Gambero Rosso Channel, che alla Terrazza Maio de La Rinascente in Piazza del Duomo a Milano presenterà il giusto food pairing con Margarita. Nella Capitale ad animare la Margarita Week verrà invece organizzato un live set a Freni&Frizioni in via del Politeama con Fabio Ottaviani. Si chiude in bellezza il prossimo 22 febbraio, il Margarita International Day, con due eventi in scaletta: a Milano al Canteen di via Archimede un dj set con Ipse Mixit e a La Punta una masterclass esclusiva tenuta da Davide Segat, promotore del movimento agave a Londra e global director of bars al London Edition Hotels. Per tutta la durata dell'evento i signature cocktail a base di Tequila Patrón si potranno trovare a Milano a Dry, Terrazza Maio e Canteen; a Roma a La Punta Expendio de Agave, Freni & Frizioni, King Kong, Argot, Club Derriere, Reserva, The Race Club, Emerald’s. Tutta la lista di eventi su Patrón Margarita Week.

 

 

Il panino e il locale giusto adesso si trovano grazie alla Paninomap

Arriva la Paninomap, in pratica la app dell'Accademia del Panino Italiano che mette a disposizione di chi la scarica sul proprio smartphone, ben 1.300 indirizzi di locali che propongono panini di qualità. Il funzionamento per il cliente è semplice. Avvia la app, si geolocalizza tramite gps e la app gli suggerisce i locali più vicini a lui. Oltre a questo la app permette ai clienti anche di contribuire alla valorizzazione del panino provato postando direttamente sulla app una recensione, stilare la propria classifica con la funzione salva/archivia dei propri locali e panini preferiti, e usufruire di promozioni, sconti e occasioni proposti, sempre nella app, dai titolari dei locali inseriti in mappa. Inoltre gli utilizzatori della mappa possono segnalare locali, bar o ristoranti che potrebbero essere aggiunti alla guida.

Sono, per ora, 1.300 i locali italiani inclusi dall'Accademia nella Paninomap e sono stati selezionati secondo precise regole: i locali preparano panini esclusivamente al momento, con ingredienti di qualità e ricette creative o tradizionali che rivelano la passione di chi le esegue. Tra i locali menzionati sulla app spiccano 60 indirizzi dove si può gustare un panino che ha ricevuto il riconoscimento dall'Accademia di Panino Italiano autentico; tali panini sono raccontati sulla app da video pillole che mostrano l’origine degli ingredienti, la ricetta per voce del creativo che l’ha inventata e i passaggi che mostrano come il panino viene realizzato, costituendo il primo caso di storytelling sul panino.

E per chi si trova all'estero? Nessun problema. Anche oltre confine si possono trovare ben 400 locali, sparsi un po' ovunque e anche in altri continenti, selezionati nella paninomap dell'Accademia del Panino Italiano.

Le tre aree chiave del Training Center Lavazza di Catania

Training Center Lavazza

Torino, Cagliari, Padova, Bologna, Roma, Napoli e ora Catania, dove è stata da poco inaugurata la settima sede italiana del Training Center Lavazza. “L’arte del caffè si fa cultura e diviene patrimonio di conoscenze da condividere” è la mission che accomuna il network di formazione sul caffè in Italia e nel mondo. Il nuovo polo commerciale e di formazione siciliano propone un programma didattico completo, in grado di fornire una conoscenza approfondita e capillare dalla pianta alla tazzina, passando per la botanica, i processi produttivi, le attrezzature per l’espresso e i metodi alternativi di preparazione, nonché le innovazioni dell’azienda e le sue proposte per i professionisti del settore.

L’offerta formativa nella nuova sede di Catania si sviluppa su tre aree chiave. L’area Professional, che tratta tematiche relative al caffè verde e al confronto fra i diversi sistemi di estrazione e i differenti modelli di business dei locali; l’area Specialist, con moduli che vanno dall’analisi sensoriale del caffè alla latte art; l’area Consulting/Business, con il Lavazza Quality Cup Program, un servizio di consulenza per i professionisti del settore. Inoltre, non mancheranno anche workshop di Amministrazione e marketing dedicati agli imprenditori dei pubblici esercizi. 

Lavazza attraverso i suoi professionisti del settore, porta avanti, grazie ai suoi Training Center, la tradizione dell’espresso italiano trasmettendola a chi vuole fare del caffè una professione. L’Azienda torinese, infatti, è stata una delle prime a creare, già nel 1979, un ente interamente dedicato alla formazione e ad oggi il Training Center conta oltre 50 sedi in 30 paesi di tutto il mondo, ospita ogni anno 30 000 persone e collabora anche con altri enti importanti come l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e il Politecnico di Torino.

Dal 2017, inoltre, il Training Center Lavazza è stato certificato dalla Sca - Specialty Coffee Association come Premium Training Campus. Un riconoscimento importante che premia e certifica l’eccellenza del centro, cuore delle attività di formazione dell’azienda dedicate ai professionisti del caffè e alla diffusione della cultura sulla qualità del prodotto, e l’alta professionalità del suo staff, entrambi riconosciuti come vero e proprio punto di riferimento a livello internazionale per gli esperti del mondo caffè. Da marzo 2018, invece, ospita nella sede centrale di Torino una delle prime sale  di degustazione Q-Grader, ovvero uno spazio dedicato dove poter ottenere l’abilitazione riconosciuta da Sca come assaggiatore di caffè verde.

Rugantino, il drink di Carnevale creato da Riccardo Rossi per Italicus

Rugantino Riccardo Rossi Italicus

Arriva da Trastevere, uno dei quartieri più caratteristici di Roma, la proposta per l’aperitivo di Carnevale di Italicus - Rosolio di bergamotto. A firmarla Riccardo Rossi (nella foto sotto), creativo bar manager del cocktail bar capitolino Freni e Frizioni.

Per la sua creazione Rossi si è ispirato a una maschera del teatro romano, quella di Rugantino, dandole il medesimo nome. Maschera che rappresenta un tipico personaggio romanesco, il gradasso di Trastevere, appunto, il giovane arrogante, non a caso la caratteristica del personaggio è la “ruganza”, termine che romanesco significa “arroganza”, e strafottente, ma in realtà dall’animo buono e amabile.

Riccardo Rossi_ItalicusE come la maschera, anche il cocktail Rugantino ama presentarsi robusto e “arrogante”, per rivelarsi nella realtà un drink estremamente delicato. È infatti composto, con Italicus, che con il suo gusto fresco e le sue note agrumate di bergamotto regalano al drink brio e dolcezza, miscelato con vino americano, distillato analcolico di ginepro, cordial di pomodoro e qualche goccia di bitter mediterraneo Freni e Frizioni, una preparazione home made fatta con erbe e spezie della tradizione mediterranea, dalle note erbacee e balsamiche, nelle quali dominano gli aromi di rosmarino, timo, basilico e origano.

Dall’aspetto chiaro e minimalista, Rugantino è un drink che sorprende e diverte, come si conviene a una preparazione realizzata per il Carnevale, oltre che per il gusto anche per la decorazione: un maccherone di pasta soffiata al sapore di cacio e pepe, ideato in collaborazione con chef Marco Martini, che riprende nel colore rosso, il classico cappello di Rugantino.

Il cocktail e il suo autore saranno inoltre protagonisti della festa che celebrerà il Carnevale Italiano presso The Coral Room, nel cuore di Bloomsbury a Londra, dove insieme a Rugantino ci saranno altri 5 drin ispirati alle maschere italiane a base di Italicus, ideati da altrettanti bartender: Colombina, Pantalone, Farinella, Arlecchino e Pulcinella.

Rugantino di Riccardo Rossi

Ingredienti:

40 ml di Italicus - Rosolio di Bergamotto, 20 ml vino americano, 15 ml distillato analcolico al ginepro, 15 ml cordial di pomodoro, 3 gocce di Bitter Mediterraneo Freni e Frizioni

Preparazione:

build

Decorazione:

maccherone di pasta soffiata al cacio e pepe

Bicchiere:

tumbler basso

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