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Elephant Gin lancia un nuovo progetto solidale per la tutela degli elefanti

Tessa Gerlach, fondatrice con il marito Robin, di Elephant Gin e della Elephant Gin Foundation
20 i locali italiani, e un centinaio in tutto il mondo, impegnati nella Wildlife Warrior Campaign, la raccolta fondi lanciata dal brand. Fino al 12 ottobre proporranno una drink list a base Elephant devolvendo parte dell’incasso a progetti per la salvaguardia dei grandi mammiferi

La salvaguardia della fauna selvatica africana, in particolare del grande elefante, rappresenta da sempre uno degli aspetti al centro della politica di responsabilità sociale di Elephant Gin. Un impegno che il gin super premium di Compagnia dei Caraibi (leggi Compagnia dei Caraibi acquisisce Elephant Gin) porta avanti sin dalla sua fondazione, donando il 15% dei profitti annuali ad associazioni e altre realtà attive in Africa nella tutela ambientale e animale del Continente. Un impegno che il brand ora ha deciso di rafforzare attraverso il coinvolgimento diretto dei protagonisti del bere bene: i locali e i loro clienti. A questo scopo ha preso il via la Wildlife Warrior Campaign, progetto solidale su scala globale finalizzato proprio a raccogliere fondi da destinare alla causa.

Coinvolti nel progetto circa un centinaio di locali di tutto il mondo, che fino al 12 ottobre proporranno una drink list dedicata, con cocktail creati ad hoc dai loro bartender a base di Elephant Gin: per ogni cocktail venduto del menu solidale il locale donerà 1 euro alla Elephant Gin Foundation, l’associazione senza scopo di lucro creata da Tessa e Robin Gerlach, proprio per sostenere le attività di salvaguardia della fauna selvatica africana (leggi Elephant Gin rafforza il suo impegno a tutela dell’elefante africano).

I 20 locali italiani coinvolti

Per quanto riguarda l’Italia, sono 20 i locali hanno aderito all’iniziativa: Porto 51 a Ischia (Napoli), MezzoPieno a Marcianise (Caserta), Panoramic a Terni, Jerry Thomas a Teramo, La piazzetta a Città di Castello (Perugia), De Bardi a Firenze, Satori a Giovinazzo (Bari), Cambusa a Torre a mare (Bari), Bottega Moline a Bologna, Bar Recoaro a Legnago (Verona), Vinicolo Cocktail Bar a Catania, Isola d'Oro a Grado (Gorizia), Dom Bistrò a Sgonico (Trieste), Shake. Co a Bassano del Grappa (Vicenza), Marelet a Treviglio (Bergamo), Bù Cheese bar a Bergamo, Pinch e Dav a Milano, Speakeasy 1920 a Belluno e Julep a Bresso (Milano).

Difendere gli elefanti dal bracconaggio

Più precisamente, i fondi raccolti sosterranno il programma Wildlife Warrior della Big Life Foundation, ong focalizzata sulla conservazione della fauna selvatica e degli habitat dell'ecosistema Amboseli-Tsavo-Kilimanjaro, nell'Africa orientale attraverso strategie collaborative e basate sulla comunità locali. Uno dei maggiori progetti riguarda proprio la tutela degli elefanti dal bracconaggio finalizzato ad alimentare il mercato illegale dell’avorio, che provoca ogni anno l’uccisione di circa 35.000 esemplari. Grazie ai finanziamenti ricevuti l’organizzazione è riuscita a creare una rete di sorveglianza sempre più estesa, che ha come protagonisti i ranger Maasai, con più di 30 avamposti permanenti, 14 veicoli di pattuglia, cani da caccia e 2 velivoli per la sorveglianza aerea.

Fatamorgana, un nuovo punto vendita per i primi vent’anni

Aperto nel cuore di Roma, in via della Croce 46/47, tra piazza di Spagna e via del Corso, sarà celebrato con un party il 3 agosto 2023

Il 3 agosto 2023 Fatamorgana compie 20 anni. Per celebrare il traguardo raggiunto dal brand si terrà un party presso il nuovo punto vendita, appena aperto nel cuore di Roma. L'insegna ha messo radici in via della Croce 46/47, tra piazza di Spagna e via del Corso, a Roma, diventando a tutti gli effetti il flagship store ufficiale. Al suo interno, oltre al gelato 100% artigianale e naturale, ci sono diverse novità, tra cui il Fatamisù. Maria Spagnuolo, creatrice del marchio: «Era arrivato il momento di approdare anche nel vero cuore di Roma».

Il gelato "etichetta pulita" di Fatamorgana

Il gelato di Fatamorgana prende vita dalle sapienti mani della maestra gelatiera Maria Agnese Spagnuolo. Si tratta di una creazione artigianale e naturale. Il prodotto si fregia di una "etichetta pulita", ossia contenente solo materie prime necessarie alla ricetta. Per questo nel laboratorio della Fata non sono presenti addensanti, emulsionanti, coloranti, conservanti, fibre, semilavorati e preparati base. L’assenza di ogni tipo di additivo, chimico o naturale che sia, rende il gelato particolarmente leggero, digeribile. Ad oggi, Fatamorgana vanta un ricettario con più̀ di trecento ricette originali, in cui reinventa la tradizione mescolandola a nuove tendenze. La caratteristica naturalezza, alla base della filosofia del gelato proposto da Fatamorgana, rende il prodotto fruibile da chiunque. Il gelato presente è tutto gluten free. C'è ampia scelta anche per coloro che soffrono di qualsiasi tipo di intolleranza e per chi segue regimi alimentari particolari come quello vegan.

Le novità nel nuovo punto vendita

Lo spazio dedicato al pubblico è di circa 40 metri quadri, che rendono il punto vendita il più grande Fatamorgana di Roma. Il design è moderno ed elegante. I muri sono in délabré̀ con decorazioni artistiche dorate realizzate da Daniela Del Francia, professionista che si occupa di restauro e conservazione di beni culturali, opere d'arte di pregio artistico e architettonico, antiche e moderne. Il pavimento è in pietra lavica Euganea e gli arredi sono firmati Ciam. L’illuminazione è quella di design firmata Foscarini. Il restyling del locale ha chiaramente conservato gli elementi architettonici originali, tipici di un palazzo storico dell’area del Tridente. Nel nuovo punto vendita Fatamorgana ci saranno 54 gusti, presentati in due eleganti vetrine angolari. Qui ritroviamo tutti i gusti più̀ iconici di Fatamorgana, dai grandi classici a quelli più̀ estrosi: Fragoline di Nemi e Lavanda; Pesche col Vino; Sacher Torte; Menta, Ginseng e Latte di Mandorla; Sacripante (crema al rum Mount Gay con caffè, amaretti e cacao); Dragon Fruit e Peperoncino; Crema Agnese (crema al doppio caramello, dolce e salato). Presenti anche semifreddi e Mangia e Bevi, una coppa dove il gelato incontra la frutta fresca di stagione e il succo di pesca, e viene impreziosito da topping tutti rigorosamente homemade (come passion fruit, cioccolato fuso e meringhette).

Gelato e caffè

Tra le novità c'è la presenza di un corner dedicato al mondo del bar. Una macchina del caffè La Cimbali lavorerà con miscele pregiate a rotazione, per creare caffè e cappuccini. Inoltre, questo prodotto entrerà in contatto con il mondo del gelato per alcune ricette speciali. Si va dal Gelato Affogato al Caffè (con gusti a scelta) al Caffè Cloud (caffè montato con ghiaccio, vellutato e soffice come una nuvola), passando per Frappè, Iced Coffee e molto altro. Le miscele di caffè a rotazione sono selezionate con grande cura. Tra queste ci saranno il Caffè Biondi (storica torrefazione di Monterotondo) e il Wet Caffè (innovativa torrefazione della campagna sabina che tosta il caffè con il legno di ciliegio).

New entry: la pasticceria

Altra novità̀ è l’angolo pasticceria, con una linea di dolci artigianali che richiama tutto ciò che da sempre viene proposto nel gelato. Si va dalla torta caprese alla sacher torte, passando per la pavolva o la carrot cake. Non mancheranno frolle e tartellette (dolci e salate), mousse, biscotti, snack a base di frutta secca. Tutti i prodotti saranno rigorosamente artigianali e gluten free, da degustare presso il locale o da acquistare da portare via. Sempre in ambito pasticceria, saranno presenti anche due importanti novità. La prima è il Fatamisù, un tiramisù espresso realizzato al momento con savoiardi homemade imbevuti di caffè e crema gelato al mascarpone. La seconda è il Maritozzo Gelato, una brioche con il gelato però in versione romana, dove la brioche viene sostituita dall’iconico maritozzo, sempre realizzato homemade rigorosamente in versione gluten free, farcito con gusti gelato a scelta e panna, offerta gratuitamente dallo store. «I nostri clienti-amici ce lo chiedevano da tempo e noi li abbiamo accontentati. Per questa grande novità, non potevamo non scegliere il 2023, anno nel quale Fatamorgana festeggia i suoi primi 20 anni di attività̀. Un traguardo davvero importante: ci sembra ieri quando abbiamo aperto la porta della nostra prima gelateria in via Lago di Lesina a Roma. Ma abbiamo ancora tanti progetti davanti a noi e le sorprese non mancheranno; come si dice in questi casi, stay tuned», raccontano Maria Agnese Spagnuolo e Francesco Simon, ideatori di Fatamorgana.

Info e orari di apertura

Il nuovo store di via della Croce diventa la sesta gelateria Fatamorgana a Roma e la nona apertura in generale, che si aggiunge a quella di Monterotondo (a due passi dal laboratorio immerso nel verde della campagna sabina) e alle due di Los Angeles. La nuova gelateria di via della Croce è aperta tutti i giorni dalle ore 10.00 alle 23.00.

MoleCola taglia il traguardo dei dieci anni e si riveste pop

Le nuove confezioni pop delle lattine MoleCola
Nata a Torino nel 2013 come bibita frizzante 100% Made in Italy, oggi MoleCola è venduta in tutta Italia e in altri 48 Paesi del mondo in oltre 6 milioni di pezzi.

Compie dieci anni MoleCola, la prima cola 100% Made in Italy, ideata da Francesco Bianco e Graziano Scaglia a Torino su ispirazione di un’antica ricetta piemontese di fine Ottocento. Non a caso il nome MoleCola è ispirato al monumento simbolo del capoluogo piemontese: la Mole Antonelliana.

Mole Antonelliana di Torino

Per festeggiare l'importante traguardo, la lattina da 33 cl di MoleCola si rifà il look con uno stile pop che ne sottolinea l’eleganza già presente anche nelle iconiche bottiglie di vetro ispirate all’italianità. Le nuove lattine ideate da Curve Studio hanno tappo rosso e tappo nero per le versioni classiche e senza zucchero, mentre la MoleCola senza caffeina mantiene il colore verde: su tutte, a simbolo di garanzia del Made in Italy, l’icona del tricolore.

Poster pop di MoleCola

«La volontà di questo cambiamento – spiega Giorgia Scaglia, responsabile marketing di MoleCola - nasce dall’idea di rendere ancora più giovane e riconoscibile questo prodotto, con grafiche dal nuovo spirito, fresco e internazionale che rispecchiano la nostra azienda, giovane, frizzante e pop».

Venduta in tutta Italia e in altri 48 paesi del mondo, MoleCola quest’anno sarà prodotta in 6 milioni di esemplari in totale.

«La prima produzione di dieci anni fa – racconta Francesco Bianco – fu di 100 mila pezzi: oggi vendiamo il 55% della produzione in Italia e il 45% all’estero con Usa, Francia, Paesi dell’Est e Paesi Arabi come migliori mercati. All’estero MoleCola piace soprattutto al ristoratore italiano che cerca il Made in Italy per i suoi clienti e trova nel nostro prodotto la risposta alla sua domanda».

MoleCola è infatti un progetto 100% italiano che parte da Torino per collaborare con l’eccellenza di tutto il territorio nazionale.
La parte aromatica viene estratta a Firenze, da Giotti che a Scandicci dal 1928 lavora i migliori aromi naturali.
Lo zucchero arriva dall’Emilia Romagna che con Italia Zuccheri riunisce in una cooperativa 5.700 aziende agricole che ricavano dalle barbabietole uno zucchero 100% italiano.
La produzione delle lattine slim can è a Fidenza (Pr), italiano il cartone con cui si realizza il Tripack.
E che il cuore di MoleCola sia italiano lo certifica anche Italcheck, organismo senza scopo di lucro che si occupa della tutela del Made in Italy e che salvaguarda il consumatore da falsificazioni e dalla minaccia dell’Italian sounding. MoleCola inoltre sostiene Renken Onlus, associazione di cooperazione internazionale senza fine di lucro attiva dal 2006 in Senegal nell’ambito della tutela dei minori con progetti specifici di sostegno alla salute, alla formazione e all’istruzione dei bambini della comunità di Malika (Dakar).

MoleCola si può acquistare, oltre che nelle lattine da 33 cl e in quella da 25 cl unicamente per la versione senza caffeina, anche nelle bottiglie in vetro "90.60.90" ispirate alle icone della moda italiana, progetto che si è aggiudicato l’International Design Award (IDA).

Sergio Fava nuovo amministratore delegato del Gruppo Montenegro

Sergio Fava AD Gruppo Montenegro
Avvicendamento ai vertici di Gruppo Montenegro. In azienda dal 2015, Sergio Fava prende il posto di Marco Ferrari come nuovo amministratore delegato.

Top manager di lungo corso con esperienza maturata in aziende leader di settore, Sergio Fava è entrato in Gruppo Montenegro nel 2015. Grazie alle sue comprovate competenze e doti di leadership, ha ricoperto ruoli di primo piano dal 2016 come Direttore della Divisione Spirit e dal 2020 come Direttore della Business Unit Italia, contribuendo in modo fondamentale allo sviluppo di Gruppo Montenegro.

«Annunciamo con grande soddisfazione e entusiasmo la nomina di Sergio Fava ad amministratore delegato di Gruppo Montenegro - ha dichiarato Simonetta Serágnoli, presidente di Gruppo Montenegro - che, con la sua consolidata esperienza, siamo certi saprà guidare con grande successo il percorso di innovazione e crescita dell’azienda, oggi sempre più competitiva sul piano nazionale e internazionale. Il Consiglio di Amministrazione di Gruppo Montenegro e la Proprietà ringraziano l’amministratore delegato uscente, Marco Ferrari, per il lavoro svolto e per il contributo offerto in questi anni».

Il suo percorso professionale lo ha visto, in precedenza, coinvolto per tre anni nel gruppo IDV-Grand Met e per oltre 10 anni in Bacardi-Martini. È stato direttore generale e amministratore delegato in Comital (Brand Cuki e Domopak), Gancia-Russian Standard e in F.lli Branca Distillerie. Ha partecipato al rilancio di Parmalat dopo il crack finanziario, lavorando nel team di Enrico Bondi, anche in qualitá di amministratore della Divisione Professionale Panna Elena.

Sergio Fava guiderà ora Gruppo Montenegro, realtà imprenditoriale italiana, fondata nel 1885 e oggi leader di mercato nei settori alimentare e bevande alcoliche che vanta brand da sempre nell’immaginario degli italiani.

Spirits Division: Amaro Montenegro 1885, Vecchia Romagna Brandy 1820, Aperitivo Select 1920, Rosso Antico Vermouth Pregiato, Edgar Sopper London Dry Gin, Oro Pilla Brandy, Grappa Libarna, Grappa del Lupo, Nocino Benvenuti, Coca Buton 1820, Amaro di Rabarbaro Bergia 1870, Buton Maraschino. Oltre a distribuire imporatanti premium brand internazionali.

Food Division Bonomelli: Infusi Bonomelli, Thé Infré 1946, Olio Cuore, Spezie Cannamela, Polenta Valsugana, Pizza Catarì.

Simboli iconici del Made in Italy rappresentano al meglio la costante ricerca dell’eccellenza nel rispetto della tradizione e l’attenzione particolare alla qualità dei prodotti e alla loro sostenibilità, da sempre tratti distintivi di Gruppo Montenegro. Grazie ad una solida rete distributiva nazionale e internazionale, i brand del Gruppo si confermano ancora oggi dei veri e propri ambasciatori della cultura e della tradizione italiana.

AllaDiscoSondaggio Estate ’23: gli addetti ai lavori raccontano il divertimento italiano

Il Papeete Beach a Milano Marittima
Grazie all'inchiesta di AllaDiscoteca.com, 100 protagonisti del mondo della notte, tra titolari di locali, professionisti, dj, artisti, tracciano un quadro di un settore che fa divertire e ballare ogni sera migliaia di persone e crea altrettanti posti di lavoro

L’intrattenimento dà lavoro, ogni sera, a migliaia e migliaia di persone in giro per l'Italia. Supporta lo show business, facendo nascere tendenze musicali come trap e hip hop, che poi riempiono stadi e palasport, ma visto che prende vita in club, bar e ristoranti con musica, è anche parte integrante del sistema dei locali.

Incapacità di fare sistema e comunicare

Se è logico raccontare il successo di concerti e festival nell’estate ’23, dei buoni risultati di beach party e one night non si parla. Succede perché il settore non riesce a fare sistema e non sa comunicare. Lo dice chiaramente il 63% dei 100 addetti ai lavori (titolari di locali, professionisti, dj, artisti, giornalisti) interpellati per AllaDiscoSondaggio Estate ’23, iniziativa di AllaDiscoteca.com, sito dedicato a lifestyle e tematiche giovanili, non solo al ritmo delle disco. Solo i festival elettronici comunicano bene, i dj si meritano la sufficienza, mentre i locali falliscono. «Succede anche perché il divertimento giovanile, agli adulti italiani, semplicemente, non interessa», spiega Lorenzo Tiezzi, che ha curato il sondaggio.

Puntare su qualità musicale e innovazione

L’inchiesta ha coinvolto chi, da Nord a Sud, porta al successo spazi come Praja Gallipoli, Villapapeete e Papeete Beach Milano Marittima, Mamacita (one night), Samsara Beach, Cocoricò Riccione, VidaLoca (one night), Bolgia e #Costez Bergamo, Molo Brescia, ecc.
Ma che si balla nei locali? Urban e reggaeton sono stabili, mentre crescono nell’ordine Tech house / house, Trap e musica italiana. Per l’81% degli addetti ai lavori la convivenza tra locali e festival non è un problema, anzi crea sinergie. Spesso i gestori non trovano personale per il servizio di sala (61%), mentre tra i lavori del divertimento del futuro si fanno notare soprattutto quelli tecnologici (tecnici, vj, etc).

In realtà, il 58% degli interpellati sa che in futuro si dovrà puntare soprattutto su qualità musicale e innovazione nella proposta. Altrimenti i buoni risultati dell’estate 2023, pur poco raccontati, saranno solo un ricordo.

TUTTI I DATI DEL SONDAGGIO SONO DISPONIBILI QUI

L’Italia del caffè, avanti con forza

Rossella De Stefano, direttrice di Bargiornale
L'editoriale del numero di luglio-agosto 2023 di bargiornale a firma della direttrice Rossella De Stefano. Dedicato al mondo del caffè, protagonista del numero

Dal World of Coffee di Atene ci portiamo a casa due grandi soddisfazioni: lo storico secondo posto di Daniele Ricci nel World Barista Championship, a un soffio dal brasiliano Boram Um (miglior piazzamento dai campionati del 2013 con la splendida performance di Francesco Sanapo), e l’ottimo sesto posto di Giacomo Vannelli nella World Brewers Cup. Risultati che devono renderci orgogliosi, senza se e senza ma, perché riaccendono i riflettori sul Belpaese, che ora più che mai deve recuperare il terreno perso nel panorama internazionale.

caffè
La copertina del numero di luglio-agosto 2023 di Bargiornale

Dalla nostra abbiamo anche i numeri. I nuovi dati della edizione 2023 dell’indagine “Gli Italiani e il caffè, tra piacere e convivialità” che AstraRicerche ha condotto per conto di Consorzio promozione caffè, ci rammentano che il 97% dei nostri connazionali consuma caffè, quasi tre su quattro lo fanno ogni giorno e l’80% fuori casa.

Di più: sono oltre 3,3 miliardi i caffè (meglio: le bevande a base caffè) consumati nel mondo bar nell’ultimo anno, il 2% in più del periodo pre Covid: a certificarlo sono i dati dell’Osservatorio Crest di Circana.

Quali le preferenze, le nuove modalità di consumo, su cosa conviene puntare? Sono alcune delle domande a cui rispondiamo con i nostri esperti nelle pagine del numeor di luglio-agosto 2023 di Bargiornale.

Spoiler alert: in molti sono pronti a scommettere su preparazioni fredde, bevande vegetali, caffè infusi all’origine e cocktail a base di caffè. 

Nuovo corso per l’Hide di Caserta: si riparte dagli anni Venti

Hide
C'è la firma di Renato Pinfildi sul nuovo corso dello speakeasy casertano, che ha rivoluzionato l'ntero locale, dagli interni alla drink list, per offrire un'esperienza premium, con tanto di cocktail serviti al carrello, ispirata alle atmosfere di inizio Novecento

Nuovo corso per l’Hide, il primo speakeasy casertano, fondato dal bartender Roberto Belmonte. Il cocktail bar ricomincia da Renato Pinfildi, che ha rivisitato tutta l’architettura del locale, dagli interni fino alla drink list. La chiave di tutto risiede ne il Il Grande Gatsby, il famoso romanzo di Francis Scott Fitzgerald (e un film altrettanto famoso con Leonardo di Caprio). Sono infatti gli anni Venti e Trenta a dominare le scelte di questo cambiamento, dagli aspetti più visibili, fino alle chicche più impensabili.

Si riparte dalle tonalità: a campeggiare all’ingresso sono i colori blu e oro. Le ritroviamo nei parati e nelle venature dei tavoli, oltre che nei caratteri usati per l’impaginazione del nuovo menu. Il tutto in un significato di servizio premium nuovo per la zona, che punta alla creazione di un’esperienza, che definiremmo celebrativa di un’epoca: come nell’atmosfera, scandita dal sottofondo musicale di un grammofono, che sostituisce i tradizionali speaker, oppure resa condivisa con serate a tema, principalmente swing, blues e bossanova.

Tra tributi ai cocktail di inizio Novecento e attenzione al territorio

Il bere segue la stessa logica. I signature del vecchio corso lasciano spazio a uno studio profondo del menu, condotto da Pinfildi e dal bartender Gaetano di Laora, che tributa l’inizio del Novecento: come nei classici come il Gimlet e l’Hanky Panky, oppure nell’implementazione del servizio “a carrello”. Quest’ultimo è l’aspetto fondamentale del concetto di experience voluto dalla nuova fase dell’Hyde. Il drink è servito al tavolo, ognuno con una formulazione particolare: come nello Stonehange Martini, che prevede l’utilizzo di una pietra lavica incandescente usata per far colare il cocktail, ammorbidendo il drink grazie allo shock termico, e donando un gusto torbato. Non mancano i richiami al territorio, come un Martini preparato con olio di oliva caiatina (un presidio Dop di Caiazzo, in provincia di Caserta), oppure il Bufala Martini, dove la sfumatura “dirty” viene offerta dall’acqua di governo di una mozzarella di bufala.

Andare dritti al semplice

La rivisitazione dell'Hide passa anche da vini e birre, scelti in modo certosino nel rispetto del tema, ruotando la lista di mese in mese da etichette antiche. «Siamo andati dritti al semplice, al non complesso: come nello spirito degli anni Venti»: le parole di Renato Pinfildi sintetizzano l’anima di questo cambiamento, destinato a diventare esempio per tutti i format della zona.

Bartender contro A.I., l’essere umano fa ancora la differenza al bancone

Immagine generata dall'intelligenza artificiale, che vede così uno dei drink oggetto della sfida tra bartender e A.I.
Il nostro reportage dell'esperimento organizzato da Mattia Pastori, che ha messo a confronto ChatGPT e un esperto professionista della miscelazione

Azzardiamo un riassunto provocatorio: potremmo essere più o meno allo stato Kasparov vs. Deep Blue nel 1996. Il 10 febbraio di quell’anno il campione di scacchi sfidò per la prima volta il software ideato da IBM. Vinse l’uomo, ma a fare notizia fu la misura della sconfitta della macchina. Quattro a due: per la prima volta nella storia un computer strappò una partita all’essere umano. Ecco: nel match appena iniziato tra intelligenza artificiale e bartender la sensazione è che siamo in quella zona, ancora un poco grigia, con l’A.I. che mette a segno qualche punto a favore, ma alla fine a prevalere è ancora l’uomo dietro il bancone.

«Come robot avrei potuto vivere per sempre, ma dico a tutti voi oggi che preferisco morire come uomo che vivere per tutta l’eternità come macchina»

Andrew (Robin Williams) in L'uomo bicentenario (2000)

Un inedito focus group

Stiamo parlando di un simpatico esperimento che l’esperto di mixology Mattia Pastori ha messo in pista nella sede della sua scuola-laboratorio Nonsolococktails, a Milano. Ha fatto sedere attorno a un tavolo un gruppo di giornalisti (incluso chi scrive) e narratori della miscelazione e ha lasciato che si sfidassero, a colpi di ricette, ChatGPT e Andrea Maugeri, bar manager del 10_11 presso l’albergo di lusso Portrait Milano.

Queste le regole del gioco: gli ospiti avevano a disposizione quattro urne dalle quali pescare altrettante parole-chiave, aspetti rappresentativi di un cocktail.

Tasso alcolometrico, gusto, tema/contesto, categoria/dose di servizio. Le quattro caratteristiche del drink sono diventate altrettanti input per chiedere a ChatGPT di creare delle ricette, poi preparate dai ragazzi di Pastori seguendo pedissequamente le indicazioni dell’intelligenza artificiale. Parallelamente, Andrea Maugeri proponeva – a partire dagli stessi input – una sua versione del cocktail.

Insomma, macchina contro uomo. Chiaramente da “giudicare” solo per quanto riguarda l’aspetto creativo, per l’inventiva e la solidità dimostrate nel costruire la ricetta, visto che ChatGPT ancora non si mette a maneggiare DAVVERO spirit, ghiaccio e bicchieri (su questo torneremo alla fine).

Tre i test effettuati durante questo inedito focus group. Più uno, a nostro modestissimo parere il più interessante. Ora andiamo al sodo e vediamo cosa hanno proposto i due contendenti e chi ha fatto meglio.

1. L'analcolico vintage

A sinistra la "pizza liquida" di Andrea Maugeri e il drink proposto da ChatGPT

Input: cocktail vintage, gusto umami, servito in coppa Martini, analcolico.

Proposte: A.I. e bartender si sono mossi nella stessa direzione, con esperimenti sul Virgin Bloody Mary, cocktail con protagonista il succo di pomodoro. E già questa è una notizia: ChatGPT sa dove sbattere la testa. Lo stesso Mattia Pastori si è detto molto stupito dall’allineamento tra cervello umano e righe di codice. Però poi il cocktail va preparato e servito…

Giudizio: ha vinto il bartender, a mani basse. Non c’è nemmeno da spiegare troppo: il drink della A.I. è risultato sbilanciato, con un’acidità preponderate e un corpo scarsissimo. Quello di Maugeri era un drink, punto. Quasi una pizza liquida, con l’unico difetto di risultare un pochino troppo dolce (ma stiamo proprio facendo i pignoli…), comunque ben bilanciato, complesso, ricercato.

2. Il Daiquiri rivisitato

A sinistra la proposta frozen dell'intelligenza artificiale. A destra il drink firmato Andrea Maugeri

Input: cocktail tropicale, fruttato, che si ispira al Daiquiri, alcolico.

Proposte: meno allineamento tra uomo e macchina rispetto al primo test, forse più nell’estetica del “prodotto finito” che nella sostanza. In questo secondo caso l’intelligenza artificiale ha proposto un frozen Daiquiri con mango. Il bartender - con una maggiore consapevolezza delle tendenze del settore - ha preferito uno shakerato.

Giudizio: basterebbe già la sensibilità sulla tendenza a far vincere a Maugeri questo round, ma tocca aggiungere che estetica ed equilibrio del drink frutto della creatività umana erano superiori alla proposta di ChatGPT. E siamo 2-0.

3. Made in Italy, ma Margarita style

A sinistra il cocktail "Made in Italy" secondo la ricetta di ChatGPT, a destra l'idea di Andrea Maugeri del 10_11

Input: cocktail Made in Italy, speziato, Margarita, superalcolico.

Proposte: due twist sul Margarita, naturalmente: ChatGPT ha ideato un mix di grappa, caffè e liquore alla vaniglia, mentre Andrea Maugeri ha optato per una variazione più raffinata con Tequila, mezcal, Aperol, Liquore Strega e succo di lime.

Giudizio: per l’immediatezza del cocktail e l’adesione alla richiesta, verrebbe da far vincere l’intelligenza artificiale (nonostante una quantità di ghiaccio eccessiva).  Maugeri, però, convince con le sue scelte sempre nel solco dell’italianità, ma molto più sofisticate e ben argomentate (Aperol e Liquore Strega). A nostro discutibilissimo giudizio, sostanziale parità.

4. Il quarto test: spiegami come nasce l'idea

A divertirci davvero è stato un piccolo test extra. Con la complicità di Mattia abbiamo chiesto alla chat di proporre un cocktail sulla base di alcuni ingredienti, come stessimo… aprendo il frigorifero e provando a creare con quel che c’è. Acqua di Cedro, limone, gin o vodka, acqua di cocco, questa la base di partenza. L’A.I. ha ideato la ricetta di un inedito Cedro Cocco Fizz, convincente sulla carta. Dove sta il punto? Abbiamo chiesto una spiegazione sulle scelte creative legate a questo drink. La risposta: “Come un modello di linguaggio ad intelligenza artificiale, ho accesso a un vasto database di informazioni e ricette che mi permette di fornire ricette in base alle richieste degli utenti”. Provate voi a chiedere un professionista cosa lo ha mosso a creare quel perfetto drink che state bevendo. E poi provate a fermarlo.

5. Quindi?

Michael Sheen interpreta il robot-bartender Arthur nel film Passengers (2016)

Del confronto tra Garry Kasparov e il supercomputer abbiamo già accennato. La vicenda uomo vs. macchina negli scacchi nasce negli anni ’50. Fu solo nel 1997 che il mondo assistette a un momento di svolta, quando il campione del mondo di scacchi perse contro il software IBM Deep Blue. Questa storica vittoria segnò l'inizio dell'era in cui i computer, con la loro capacità di calcolo e analisi incredibilmente veloce, iniziarono a dominare gli scacchi. Negli anni successivi, le sfide tra i migliori giocatori umani e i programmi di scacchi più sofisticati divennero sempre più frequenti. Nonostante la superiorità delle macchine, gli scacchisti hanno continuato a sviluppare strategie innovative, cercando di sfruttare la creatività e l'intuizione umana per contrastare la potenza di calcolo dei computer. In questo conflitto tra mente e macchina, entrambi hanno contribuito a far progredire l'arte degli scacchi, dimostrando che l'intelligenza umana e l'intelligenza artificiale possono coesistere e arricchirsi reciprocamente.

Conclusione simile a quella a cui siamo giunti durante l’esperimento condotto da Nonsolococktails. L’intelligenza artificiale mostra capacità di raccolta dati di ottimo livello, rispetto a una ricerca standard su un motore di ricerca, grazie alla sua capacità di assemblare informazioni da molteplici fonti in contemporanea. Può essere un alleato e uno stimolo, ma non è (ancora) pronta a restituire una sensibilità umana pari a quella di un… essere umano. Ricordiamoci che stiamo sempre giudicando la capacità di creare una ricetta, non di creare e servire un drink.

Dai, diciamola tutta. Il cocktail non è solo ricetta. Quella è un pezzo del puzzle, come lo sono lo show del bartender, la sua capacità di interpretare i gusti del cliente con una sola occhiata, la sua cultura in ambito mixology, che gli permette di puntellare la sua creatività con solidi argomenti. Quel che accade al bancone rientra nell’ambito dei rapporti umani, e l’interazione umana è plastica, ha le sue regole imperfette. È bello così. L’A.I., come tutte le nuove tecnologie, può fornire spunti e ampliare (anche di moltissimo) i nostri orizzonti e le nostre conoscenze. Non pensiamola solo come un modo per allontanarci da quello che siamo, come professionisti e come esseri umani. Ce lo consiglia anche Arthur. «Quando si pensa sempre e solo al posto in cui si vorrebbe stare, ci si dimentica di approfittare del posto in cui si sta». Che saggezza. Vi state chiedendo chi sia Arthur? Il bartender androide nel film del 2016 Passengers.

p.s. Sorriso finale. Siccome ci è piaciuto il giochino e ci piace giocare, un paragrafo di questo articolo è stato scritto da ChatGPT. Chi scopre qual è vince un assaggio di Cedro Cocco Fizz. Salute!

Il rooftop del boutique hotel MyTale di Roma diventa Terrazza Adriatico

Amaretto Adriatico Terrazza2
Nasce sulla terrazza dell’hotel del Rione Monti il primo cocktail bar interamente dedicato al liquore aromatico a base di mandorle, 100% made in Puglia

Un cocktail bar su una deliziosa terrazza fra i tetti del Rione Monti, il gioiellino inaspettato di un piccolo hotel che ha fatto dell’arte la sua bandiera. La struttura si chiama MyTale by Ri-One’s, un boutique hotel 4 stelle affacciato su piazza degli Zingari, uno degli angoli più suggestivi del quartiere che anticamente era la Suburra di Roma e che oggi è punto di riferimento boho-chic della città. È qui che Amaretto Adriatico ha lanciato in questi giorni il primo cocktail bar interamente dedicato al liquore aromatico a base di mandorle, in questo caso 100% made in Puglia.

Distribuito da Velier, Amaretto Adriatico è un progetto nato dalla visione del suo creatore Jean-Robert Bellanger, di mamma italiana: mandorle 100% pugliesi della qualità “Filippo Cea”, raccolte a mano, tostate, messe a macerare e distillate per produrre un liquore naturale, senza nessun aroma artificiale aggiunto. L’unico “tocco special” è un pizzico di sale della salina di Margherita di Savoia, che ha ispirato il nome Adriatico.

Il restyling della terrazza

«A quattro anni dal lancio del brand, dopo aver iniziato una distribuzione in più di 35 Paesi in così poco tempo, non potevo immaginare un posto migliore di Roma per fare conoscere l’autentico dna di Adriatico: qui, su una terrazza bellissima, finalmente di nuovo in Italia», ha commentato il creatore dell’amaretto made in Puglia. La “pugliesità” della partnership con Amaretto Adriatico è ribadita anche sulla terrazza di MyTale, dove sono stati disseminati pumi di ceramica turchesi, i tipici simboli di ricchezza dell’artigianato locale.

Sono la macchia di colore sul bianco dell’arredo, che caratterizza il restyling della terrazza, che può ospitare fino a una quarantina di posti a sedere (in piedi anche più di 50), comprese le 6 sedute al bancone brandizzato Amaretto Adriatico.

Tra signature a base Adriatico e twist on classic

Nove i drink signature che vedono come protagonista l’amaretto pugliese, dal Boozy Cappuccino, che è una sorta di caffè salentino corretto con Amaretto Adriatico Crushed Almonds, al Negrotto in cui il vermouth è rimpiazzato dal Roasted della casa.

A questo si aggiungono le sette proposte di “Twist or classic” (più un paio di drink analcolici), che come dice il responsabile food&beverage Stefano Cristiani giocano con delle romanizzazioni dei nomi, dal Pornostare Martini al Nangeloazzurro. Non manca un’offerta food di accompagnamento alla bevuta, studiata con prodotti home made che vanno dalle crocchette di pollo ai tacos di salmone, dal piatto veg melanzane e feta alla selezione di hummus. Da non perdere la divertente scarpetta: due ciotoline con salse da intingere con pane casareccio.

Terrazza Adriatico è aperta da martedì alla domenica dalle ore 18 a mezzanotte. Il venerdì e sabato fino all’una di notte.

Le ricette

Negrotto


Ingredienti:
1/3 Adriatico Roasted Almonds, 1/3 Bitter Fusetti, 1/3 Gin di Favignana
Preparazione:
stir
Bicchiere:
Old Fashioned

Tropical Snow


Ingredienti:
45 ml Adriatico Bianco Crushed Almonds, 30 ml Mezcal, 15 ml succo di lime, 15 ml succo d’arancia, 20 ml polpa fresca di Maracuja
Preparazione:
shake & strain
Guarnizione:
noce moscata macinata sul momento
Bicchiere:
Highball

La Fesseria gioca il tris e diventa experience

Carmine Angelone, co-founder e bar manager del nuovo Fesseria a Chiaia, insieme a Davide Di Guida, capo barman
La nota insegna napoletana, punto di riferimento della cultura street, apre il suo terzo cocktail bar nel quartiere più "in" del capoluogo campano. 140 mq su due livelli e una proposta gastronomica che fa perno su ricette fusion. Ce ne parla Carmine Angelone, co-founder e bar manager, che anticipa il lancio del progetto Fesseria Experience

La Fesseria, dopo aver conquistato i cocktail lovers del centro storico di Napoli (con i due locali "gemelli" di via Paladino) si espande a Chiaia, il quartiere bene di Napoli con la sua platea di residenti alto-borghese, aprendo una nuova formula che incrocia miscelazione e cucina. Siamo esattamente al civico 20 di via Bisignano, a pochi passi da Piazza dei Martiri, e il nuovo Fesseria si caratterizza, come quelli originari, per un look ispirato alla street art che non passa inosservato: trame optical, pareti nere e giallo fluo (i colori del brand), insegne luminose e wallpainting d’autore. In tutto 140 mq distribuiti su due livelli e un giovane team di 10 persone impegnato tra banco bar, sala e cucina. Alla regia c'è Carmine Angelone, co-founder dell'insegna lanciata nel 2017 (insieme a Fabrizio D’Aniello e ad Andrea e Mauro Serino) coadiuvato dal capo barman Davide Di Guida che per l'occasione è entrato anche a far parte della compagine societaria del nuovo locale. «Sono tante le novità che abbiamo generato per questa terza apertura - spiega Carmine Angelone a Bargiornale - a partire da una proposta gastronomica che si ispira allo street food internazionale, ma che si distingue per un tocco decisamente local. Come, ad esempio, tapas spagnole, tacos guacamole polpo e crauti, tequeños venezuelani, ma anche il baccalà mantecato e il raviolo ripieno di melanzane e ricotta. L'idea è di proporre snack da condividere per rafforzare loo spirito di community tra i nostri ospiti. La carta dei cocktail sarà invece la stessa dei nostri locali di via Paladino perché vogliamo rafforzare l'idea che siamo un unico brand con una proposta coordinata, distintiva e identitaria».

 

«Il locale è su due livelli - continua Angelone - con, al piano strada, il main bar e la sala principale con una quarantina di posti a sedere. Al piano superiore, invece, ci sarà una saletta stile privé dove proporremo una delle grandi novità di questa apertura: la Fesseria Experience. Sarà una sorta di secret bar dove, a partire dal prossimo autunno, lanceremo una drink list esclusiva a base di distillati d'agave, rum e whisky realizzata in collaborazione con Compagnia dei Caraibi. Il cliente pagherà un ticket di entrata e potrà scegliere dalla carta di degustare un distillato in purezza e un cocktail realizzato con la base alcolica prescelta insieme ad un accompagnamento food su misura. La saletta potrà ospitare al massimo una decina di persone con tavoli da 5-6 persone in modo da favorire la socializzazione. Chi entra nella saletta dovrà, infatti, lasciare fuori dalla porta il proprio cellulare perché vogliamo tornare all'idea del bar di una volta come un luogo di relazioni autentiche tra persone in carne ad ossa. Gli ospiti durante la loro permanenza al piano superiore potranno anche intrattenersi con videogiochi e giochi da tavolo. Ovviamente, ci sarà un bartender dedicato che offrirà un servizio di carattere sartoriale». Appena inaugurato, il nuovo Fesseria di Chiaia ha già registrato consensi tra la clientela di quartiere ma si aspetta il decisivo test autunnale con l'apertura definitiva anche del secret bar.

 

 

 

 

 

Lavazza, cogliere il trend della mixology con il caffè

Mixology con il caffè
Il periodo di maggiore richiesta di bevande a base di caffè si registra dall’aperitivo al dopocena. L’importanza di offrire risposte adeguate.

La richiesta di drink alcolici e analcolici con il caffè è in crescita lungo tutto l’arco della giornata, spinta anche dall’eco dei cocktail e dei nuovi liquori al caffè di bartender quali Bruno Vanzan e Flavio Angiolillo. Un’opportunità per tutto il mondo del bar. Ne abbiamo parlato con alcuni responsabili di Lavazza che hanno evidenziato il trend positivo delle preparazioni al caffè in fascia serale (che l’Azienda chiama coffetail).

«Il caffè è un ingrediente estremamente versatile che trova spazio in molte applicazioni del food & beverage e anche nel mondo della miscelazione può esaltare particolari note di gusto o donare il giusto sentore ai drink a cui si aggiunge. 

Tuttavia, quello dei coffeetail è un mondo che, almeno in Italia, risulta essere ancora abbastanza acerbo e che offre diverse possibilità di declinazione. Il momento di maggiore richiesta di bevande a base caffè si registra a partire dall’aperitivo e continua fino al dopocena. Inoltre, anche se il caffè non è una bevanda “stagionale”, i coffeetail offrono un’ottima alternativa per non rinunciare al sapore e agli aromi di caffè anche in estate, per cui ci aspettiamo un’ulteriore crescita della domanda nei prossimi mesi. 

Negli anni siamo riusciti a costruire un portfolio molto ampio e variegato anche per il fuori casa e questo ci permette ora di offrire proposte adeguate ad ogni momento della giornata. La combinazione del nostro know-how nel campo del caffè, coniugato alla passione per l’innovazione degli esperti del nostro Training Center e all’esperienza e alla professionalità dei bartender con cui collaboriamo, ci ha dato grandi risultati negli anni riuscendo a sviluppare ricettazioni che testimoniano le nostre eccellenti capacità nella miscelazione del caffè». 

Accanto alla colazione, che da sempre registra il maggior flusso di clientela, è in crescita il momento dell’aperitivo: come mai?

«Per un’azienda come la nostra, la colazione e il brunch restano momenti della giornata molto importanti; tuttavia, in questi ultimi anni sono cambiate le modalità e i momenti di consumo. La pandemia e l’introduzione strutturale dello smartworking nella maggior parte delle realtà lavorative e le altre circostanze impreviste che si sono verificate in seguito, hanno chiaramente avuto conseguenze anche sulle scelte dei consumatori. Confrontando i dati del 2023 con quelli del 2019 si registra un +5% di clienti che predilige la frequentazione serale (aperitivo e dopocena). 

Questi dati confermano proprio un cambio di preferenza rispetto al momento di maggiore frequentazione dei locali pubblici e, di conseguenza, è necessario un “adeguamento” delle proposte food & beverage dei bar. 

Grazie all’ottimo lavoro compiuto negli anni insieme ai nostri esperti del Training Center, siamo in grado ora di “creare” nuovi momenti di consumo, aggiuntivi rispetto alle canoniche colazioni e pause post-pranzo. Il momento dell’aperitivo è spesso associato alla fine della giornata lavorativa e i coffeetail offrono una valida alternativa al rito del “vediamoci per un caffè”, soprattutto nel target giovanile. È interessante osservare come il caffè possa essere vissuto e gustato in maniera differente nel corso della giornata, accompagnandoci dalla colazione fino al dopo cena».

Quali sono i vostri consigli per rispondere al meglio a questo trend?

«Essere ricettivi verso il mercato e accogliere con spirito di innovazione gli spunti che i consumatori ci offrono quotidianamente è sicuramente un’ottima base di partenza. 

In questo ci affidiamo ai manager e ai baristi dei nostri locali clienti, cercando di creare con loro un rapporto di continuo scambio di informazioni e conoscenze perché crediamo davvero che la loro figura sia preziosa e fondamentale per instaurare un dialogo ancora più profondo con il consumatore finale. 

Senza trascurare mai la qualità della nostra offerta, valore imprescindibile per Lavazza, e la capacità di offrire una coffee experience a 360°, unica e caratterizzante».

Il ricettario. «Con la nuova miscela Lavazza La Reserva de İTierra! Cuba abbiamo sviluppato una serie di ricette di coffeetail: tra le più recenti quelle elaborate in collaborazione con i bartender dei locali Deus e Circle di Milano in occasione della Design Week, “Alma de Cuba”. 

La realizzazione e l’inserimento in carta dei coffeetail offre la possibilità di accompagnarli con creazioni di food pairing ricercate, dagli abbinamenti inediti e sorprendenti; fattore questo che potrebbe incentivare il flusso della clientela e posizionare quel determinato locale tra le prime scelte del coffeelover». 

Di seguito due ricette

Guajira. Ingredienti: 15 ml succo di limone,  60 ml succo di ananas,  10 ml purea di cocco,  10 ml sciroppo di mango,  30 ml espresso La Reserva de ¡Tierra! Cuba. 

Preparazione: versare gli ingredienti nello shaker con ghiaccio cristallino, agitare e servire in un bicchiere tumbler alto con ghiaccio; guarnire con fiori eduli  e cacao amaro 99%

Sabor Cubano. Ingredienti: 45 ml rum infuso con chicchi di caffè La Reserva de ¡Tierra! Cuba,  10 ml liquore alla banana,  10 ml sciroppo zucchero di canna, acqua tonica,  aria di banana. Preparazione: versare il rum, il liquore alla banana e lo sciroppo di zucchero in un bicchiere tumbler alto con alcuni cubetti di ghiaccio; guarnire con una foglia di banano.

Quanta Italia tra gli Asia’s 50 Best Bars 2023

Asia's 50 Best Bars 2023 Group shot
Svelata la classifica dei migliori cocktail bar dell'Asia, con il Coa di Hong Kong che si piazza per il terzo anno di seguito al primo posto. Ma ci sono diversi locali guidati da italiani nella top 10

È stata svelata in occasione di un’allegra serata di gala, svoltasi presso il Rosewood Hotel di Hong Kong lo scorso 18 luglio, la classifica de The Asia's 50 Best Bars 2023. La cerimonia è stata il primo incontro senza restrizioni per la comunità bar in Asia dal 2019 e, altro aspetto rilevante, tutti i locali asiatici inclusi nella top 50 erano presenti. L'attesissimo conto alla rovescia ha visto la partecipazione di cocktail bar di 17 città, con il Coa di Hong Kong che si è piazzato al primo posto per il terzo anno consecutivo (in fondo all'articolo la classfica completa). Una tripletta con la quale Coa sta creando una vera e propria dinastia, che ricorda le 4 vittorie consecutive (2012-2015) dell’Artesian London nella classifica globale dei World’s 50 Best Bars.

Fondato nel 2017 dal bartender e proprietario Jay Khan, il nome Coa si ispira all’attrezzo utilizzato per la raccolta dell'agave. Non a caso il locale vanta un'impressionante collezione di 200 bottiglie di tequila, mezcal e altri liquori messicani a base di agave. Jay Khan, insieme ad Ajit Gurung, ha sfruttato il successo del cocktail bar per lanciare di recente, e proprio nei pressi del Coa, il Savory Project, locale che propone cocktail artigianali a base di ingredienti insoliti, con particolare attenzione alle note salate e umami.

«Siamo felicissimi di essere a Hong Kong per celebrare la vibrante comunità dei bar asiatici in occasione del primo evento dei 50 Best in questa città dove si mangia e si beve alla grande – ha commentato Mark Sansom, content director di Asia's 50 Best Bars -. I locali asiatici continuano a spingersi oltre i limiti quando si tratta di esperienze di consumo favolose e questo è evidente dal talento e dalla creatività che mostrano i bar della lista di quest'anno. Congratulazioni a Jay Khan e al team di Coa per aver mantenuto la prima posizione, il primo cocktail bar in Asia a conquistare il primo posto per tre anni di fila».

Il primato di Singapore

Singapore è ancora una volta il primo paese asiatico con 11 bar in classifica, tra i quali il Jigger & Pony che si è classificato secondo, aggiudicandosi il premio Rémy Martin Legend of the List, dopo essersi piazzato al primo posto assoluto nel 2020. Grande fautore dei prodotti locali e sostenibili, Vijay Mudaliarg è stato il protagonista della classifica, con l’Analogue Initiative piazzatosi al 15° posto e il Native bar rientrato nella lista alla 42a posizione. Inoltre, Analogue si è aggiudicato l'ambito Ketel One Sustainable Bar Award, una vittoria meritata per un bar dalla filosofia green, con un menu a base vegetale e un imponente bancone stampato in 3D da bottiglie di plastica riciclate.

Veterano della scena dei bar di Singapore, il Night Hawk di Peter Chua (n. 73 in classifica) è stato insignito del Campari One To Watch Award ed è considerato un locale dal potenziale per entrare nella lista dei primi 50 in futuro. Dall’atmosfera intima, con 22 posti a sedere, ha conquistato i clienti con i suoi sontuosi cocktail d'autore e un ambiente perfetto per la conversazione.

Altri locali premiati

Altri bar che hanno colpito sono stati lo Zest di Seoul, che ha scalato ben 43 posizioni posizionandosi al 5° posto, conquistando così il Nikka Highest Climber Award e il titolo di Best Bar in Korea. Il Virtù di Tokyo, che ha debuttato in classifica al 20° posto, aggiudicandosi il premio Disaronno Highest New Entry. Gestito dal beniamino del settore Keith Motsi, ex Charles H Seoul, Virtù è il cocktail lounge del Four Seasons Otemachi, che abbina aperitivi e liquori francesi a shochu e whisky giapponesi. E se vi state chiedendo perché il vostro bar locale ha finito la Chartreuse, potete ringraziare Keith, che ha fatto scorta di oltre 200 bottiglie del liquore alle erbe francese.

Gli italiani in classifica

L'Italia è stata ben rappresentata nella lista degli Asia's 50 Best Bars, con l'assistant group beverage director Giovanni Graziadei del Jigger & Pony di Singapore che si è aggiudicato il secondo posto per il terzo anno consecutivo. Anche se il team di Jigger & Pony sarà deluso per l'ennesimo secondo posto, potrà guardare al prossimo ottobre, quando Singapore ospiterà per la prima volta la cerimonia dei World's 50 Best Bars.

L'Argo, all'interno del Four Seasons di Hong Kong, si è piazzato all'ottavo posto: a guidarlo il bar manager Federico Balzarini, che di recente ha sostituito Lorenzo Antinori, che ha appena aperto il suo progetto indipendente Bar Leone, un'ode ai bar italiani d'epoca. Al nono posto l'elegante Darkside di Hong Kong guidato dal bar manager Simone Rossi e situato proprio nell'hotel Rosewood che ha ospitato la serata di gala.

Ma i bartender italiani sono stati protagonisti anche di diversi eventi in città, con Benjamin Cavagna del 1930 Milano che è apparso al Testina, bar ristorante che ha come consulente chef Diego Rossi del Trippa di Milano. Patrick Pistolesi del Drink Kong di Roma ha servito cocktail al Bar Leone. Giacomo Giannotti del Paradiso di Barcellona, vincitore di The World's 50 Best Bars 2022 (leggi L’Italia e gli italiani fanno fiesta ai World’s 50 Best Bars 2022), ha fatto da guest bartender al Darkside, mentre Tommaso Cecca e Saverio Casella del Camparino di Milano sono stati ospiti del Vista Bar, Simone Caporale del Sips and Boadas è stato dietro la cloche del leggendario Quinary e Andrea Minarelli dello spettacolare Bulgari Tokyo, di nuova apertura, ha miscelato i drink al Bar De Luxe.

Appuntamento a Singapore

L'Asia continuerà a far parlare di sé in occasione della serata di premiazione dei World's 50 Best Bar, che andrà in scena a Singapore presso la centrale elettrica di Pasir Panjang Power Station il prossimo 17 ottobre, la sua prima volta in Asia. Mark Sansom ha espresso grande entusiasmo per questa prossima tappa: «Siamo entusiasti di portare la comunità dei World's 50 Best Bars a Singapore, la nostra prima incursione al di fuori dell'Europa e l'opportunità di celebrare un anno magnifico per i cocktail bar e i bartender in una delle migliori città del mondo per i cocktail».

English version

Lots of Italy at Asia's 50 Best Bars 2023

The Asia’s 50 Best Bars 2023 was announced at a fun-filled gala at the Rosewood Hotel in Hong Kong on 18 July. The ceremony was the first zero-restriction gathering of the bar community in Asia since 2019 and impressively, every one of Asia’s 50 Best Bars 2023 were in attendance. The highly anticipated countdown featured bars from 17 cities across Asia with local favorite Coa of Hong Kong taking top spot for the third year running. With its threepeat in Asia’s 50 Best Bars, Coa is working towards a dynasty, reminiscent of The Artesian London’s 4 straight victories (2012-2015) in The World’s 50 Best Bars. Established in 2017 by bartender-owner Jay Khan, Coa’s name is inspired by the agave harvesting tool and has an impressive collection of 200 bottles of tequila, mezcal, and other agave-based Mexican spirits. Jay Khan, together with Ajit Gurung, have leveraged the success of Coa to recently launch the nearby Savory Project, a bar with craft cocktails that feature unusual ingredients with an emphasis on savory and umami notes.

Mark Sansom, Content Director for Asia’s 50 Best Bars, says: «We are overjoyed to be in Hong Kong to celebrate Asia’s vibrant bar community for 50 Best’s first-ever event in this brilliant city for eating and drinking. Asia’s bars continue to push the envelope when it comes to fabulous drinking experiences and that is evident from the talent and creativity on display at the bars on this year’s list. Congratulations to Jay Khan and the team at Coa for holding onto its top position — the first bar in Asia to take the No.1 spot for three years in a row».

The primacy of Singapore

Singapore once again is the leading Asian country with 11 bars on the list, including Jigger & Pony ranking No.2, clinching the Rémy Martin Legend of the List Award, having placed first overall in 2020. A proponent of local and sustainable products, Singapore’s Vijay Mudaliar was the talk of this year’s list with Analogue Initiative ranking 15th and Native bar re-entering at No.42. In addition, Analogue was awarded the coveted Ketel One Sustainable Bar Award, a well-deserved win for the environmentally friendly bar having a plant-based menu and impressive bar counter 3D printed from recycled plastic bottles. A veteran on the Singapore bar scene, Peter Chua's Night Hawk (No.73 on the 51-100 list) was named the Campari One To Watch Award, seen as a venue with the potential to break into the 1-50 list in the future. The intimate 22-seat Night Hawk has wowed customers with sumptuous signature cocktails and an ideal environment for sparking up conversations.

Altri locali premiati

Other bars to make waves were Zest, which climbed an astonishing 43 spots to place the Seoul-based bar at No.5 and with this, taking the Nikka Highest Climber Award as well as The Best Bar in Korea. Making its debut on the list at No.20 is Virtù in Tokyo, winning the Disaronno Highest New Entry Award. Managed by industry darling Keith Motsi, formerly of Charles H Seoul, Virtù is cocktail lounge at the Four Seasons Otemachi, that marries French aperitifs and liqueurs with Japanese shochu and whisky. And if you’re wondering why your local bar has run out of Chartreuse, you can thank Keith for that, who has stockpiled over 200 bottles of the French herbal liqueur.

Italians in the rankings

Italy was well represented on the list of Asia’s 50 Best Bars, with Assistant Group Beverage Director Giovanni Graziadei of Jigger & Pony Singapore claiming 2nd spot for the third consecutive year. Although the team at Jigger & Pony will be disappointed to finish runner up once again, they can look forward to October 2023, when Singapore will host the World’s 50 Best Bars for the first time. Meanwhile 8th place Argo within the Four Seasons Hong Kong was captained by bar manager Federico Balzarini, who recently took over the reins from Lorenzo Antinori, having just opened his own independent project Bar Leone, an ode to vintage Italian bars. In 9th position, bar manager Simone Rossi runs the slick bar Darkside, located in the very Rosewood hotel that hosted this year’s gala. With events around town, Italians made a strong showing with 1930 Milano’s Benjamin Cavagna appearing at Testina, a restaurant bar consulted by Diego Rossi of Trippa Milano. There was also Drink Kong Rome’s Patrick Pistolesi serving drinks at the Roman-themed Bar Leone. Meanwhile, Giacomo Giannotti of Paradiso Barcelona, the winner of The World’s 50 Best Bars 2022, guest bartended at Darkside, while Tommaso Cecca and Saverio Casella of Camparino Milano were hosted by Vista Bar, Simone Caporale of Sips and Boadas was behind the stick at the legendary Quinary, and Andrea Minarelli of spectacular new opening Bulgari Tokyo mixed drinks at Bar De Luxe.

Appointment in Singapore

Asia will continue to be the talking point at the next World’s 50 Best Bars, to be unveiled in Singapore at the Pasir Panjang power station on 17 October 2023, marking the first time in the awards’ history the ceremony will be held in Asia. Mark Sansom expressed his excitement about the next stop for the 50 Best Bars: «We are thrilled to bring The World’s 50 Best Bars community to Singapore, our first foray outside Europe and an opportunity to celebrate a magnificent year for bars and bartenders in one of the world’s finest cocktail cities».

The Asia's 50 Best Bars 2023

1 Coa Hong Kong

2 Jigger & Pony Singapore

3 BKK Social Club Bangkok

4 Bar Benfiddich Tokyo

5 Zest Seoul

6 Tropic City Bangkok

7 Nutmeg & Clove Singapore

8 Argo Hong Kong

9 Darkside Hong Kong

10 Sago House Singapore

11 Indulge Experimental Bistro Taipei

12 Vesper Bangkok

13 Cham Bar Seoul

14 The SG Club Tokyo

15 Analogue Initiative Singapore

16 Republic Singapore

17 The Aubrey Hong Kong

18 Sidecar New Delhi

19 The Cocktail Club Jakarta

20 Virtù Tokyo

21 Manhattan Singapore

22 Mahaniyom Cocktail Bar Bangkok

23 Lamp Bar Nara

24 28 HongKong Street Singapore

25 Le Chamber Seoul

26 Penicillin Hong Kong

27 Atlas Singapore

28 Alice Seoul

29 Pantja Jakarta

30 Employees Only Singapore

31 Quinary Hong Kong

32 Stay Gold Flamingo Singapore

33 Mostly Harmless Hong Kong

34 The Curator Manila

35 The Bombay Canteen Mumbai

36 Bar Trigona Kuala Lumpur

37 Southside Parlor Seoul

38 Copitas Bengaluru

39 Hope & Sesame Guangzhou

40 Smoke & Bitters Hiriketiya

41 Vender Taichung

42 Native Singapore

43 The Public House Taipei

44 Bee's Knees Kyoto

45 High Five Tokyo

46 Soko Seoul

47 The Old Man Hong Kong

48 The Living Room Mumbai

49 The Bellwood Tokyo

50 Penrose Kuala Lumpur

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