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Cn°87 di Naty’s, il succo di cranberry 100% naturale per la mixology

Cn°87 succo di cranberry

È dedicata ai professionisti della miscelazione la novità di casa Naty’s, azienda attiva sin dal 1963 nella produzione di succhi, ma che negli anni ha ampliato la sua offerta alla produzione e importazione di prodotti per la preparazione dei cocktail. Si tratta di Cn°87, un succo di cranberry, il mirtillo rosso americano, 100% naturale.

Il nuovo succo è infatti composto da due soli ingredienti: un’elevata percentuale, pari all’87%, di succo di cranberry e la parte restante, ovvero il 13%, di nettare di agave che va ad equilibrarne l’acidità, ma senza interferire con il peculiare sapore del frutto. Ingredienti ottenuti da materie prime selezionatissime e reperite all’origine. Il cranberry arriva direttamente dal Nord America, territorio del quale è una pianta originaria e tipica, mentre l’agave viene dalle coltivazioni messicane. Le materie prime vengono poi lavorate in Italia, dove avviene anche la formulazione di Cn°87 e il suo imbottigliamento.

Cn°87 succo di cranberry bottigliaPeculiarità del nuovo prodotto, proposto in bottiglia da “farmacista” da 33 cl, il suo gusto naturale e l’elevata concentrazione di cranberry, circa tre volte superiore a quella della versione classica. Un aspetto, quest’ultimo, da tenere presente durante il suo utilizzo. A questo proposito, come esempio per gli utilizzatori, i bartender della casa hanno riproporzionato i dosaggi del succo in alcuni cocktail classici. Ecco le ricette:

Cosmopolitan

Ingredienti:

4 cl Vodka Citron, 1,5 cl Triple Sec Naty’s, 1,5 cl Succo di Limone Naty’s, 1 cl succo Cn°87

Sex on the beach

Ingredienti:

3 cl vodka, 3 cl Liquore Pesca Naty’s, 6 cl succo di Arancia, 2 cl succo Cn°87

Sea Breeze

Ingredienti:

5 cl vodka, 7 cl succo pompelmo, 2 cl succo Cn°87

Cranberry Martini

Ingredienti:

4 cl vodka, 1,5 cl orange curaçao, 1,5 cl vermouth dry, 1 cl succo Cn°87

Panettone artigianale, i numeri del boom e le opportunità

panettone Nielsen

Un mercato che vale 217 milioni di euro e nel quale, a valore, il panettone artigianale ha raggiunto quello di produzione industriale. E cresce con vigore. Per la prima volta una ricerca di mercato metto gli occhi sul panettone: ieri, a Milano, è stata presentata una ricerca condotta da Nielsen e promossa da CMS Bakery Solutions, che ha fotografato abitudini di consumo e dinamiche di acquisto degli italiani a proposito del panettone. Ne emerge un quadro interessante per il mondo artigiano, con opportunità da cogliere per conquistare ancora di più un mercato che ha già visto crescere, negli ultimi anni, il panettone artigianale.

L'artigianale cresce dell'8,4%

La ricerca ha distinto i panettoni "industriali" - di marca o private label, venduti nella grande distribuzione - da quelli "artigianali" intesi come panettoni di pasticceria prodotti artigianalmente e non commercializzati nella GDO. Nel 2018 il mercato complessivo dei panettoni ha contato 28,7 milioni di kg. Di questi ben 26,3 milioni sono relativi alle vendite della campagna natalizia, a dimostrazione di quanto il lievitato principe della nostra pasticceria sia ancora, marcatamente, un dolce da ricorrenza. Con 5,3 milioni di kg, il panettone artigianale rappresenta il 18% del mercato e fa segnare una crescita del +8,4% sull'anno precedente (a leggero discapito dell'industriale, che scende: -0,1%).

Il prezzo al kg è 4 volte quello dell'industria

A valore, i pesi cambiano: il panettone artigianale ha un costo medio al kg di 20,1 euro, contro i 4,9 euro dell'industriale. Questo fa si che la torta da complessivi 217,1 milioni di euro di valore sia divisa quasi equamente tra i due comparti: 51% industria, 49% artigianato. Sono circa 10 milioni i consumatori di panettone industriale, quasi equamente distribuiti sul territorio nazionale, e 2,3 milioni gli acquirenti di panettone artigianale, più polarizzati sul Nordovest ma presenti anche in maniera significativa al Sud. Il mercato degli "esclusivisti", quelli che acquistano solo panettoni artigianali, conta 220 mila consumatori.

L'occasione di consumo guida le scelte

È l'occasione a guidare i consumatori nella scelta: il panettone artigianale è percepito come adatto a diventare idea-regalo, o per celebrare una occasione speciale, ed è associato nettamente al percepito di qualità e bontà. La pasticceria è di gran lunga il canale prevalente per l'acquisto di panettoni artigianali: il 65% degli acquirenti compra lì, un significativo 19% in panetteria e l'8% su internet. «Negozi specializzati in prodotti alimentari made in Italy e e-commerce sono potenziali leve di crescita per la categoria», ha sottolineato Niccolò Beati, l'analista di Nielsen che ha presentato i dati della ricerca durante un panel con Micaela Di Trano, vicepresident Marketing, Branding & Communication di CSM Bakery Solutions, l'esperto di comportamento di consumo Carlo Meo, il maestro Ampi Sal De Riso e Antonio Alessandrini di Saima - distributore nell'area del sud Italia - e moderato dal direttore di Dolcegiornale Rossella De Stefano.

Lavorare su distribuzione, packaging, assortimento di farciture e formati

Gli esperti hanno sottolineato come le due anime del panettone - industriale e artigianale - possano convivere tranquillamente, perché incontrano diversi bisogni. Principalmente, quelli di convenienza, ampiezza di assortimento e consumo casalingo l'industriale; quelli di qualità e consumo in occasioni speciali l'artigianale. Il 50% dei non user (chi non acquista panettone artigianale) non reputa il prezzo alto un ostacolo. Chi compra, invece, chiede un maggior assortimento di farciture e formati e una maggiore facilità a reperire il prodotto. E anche una più espansa disponibilità del prodotto fuori stagione, prima di ottobre e dopo dicembre. Tutti fronti che mostrano margini di manovra da parte degli artigiani, hanno convenuto i relatori. Ai quali aggiungere una nota specifica sul target: anche se l'età media del consumatore è molto vicina tra panettone industriale e artigianale (51 anni contro 47), la fascia di età 25-34 anni è quella che ha aumentato più di ogni altra gli acquisti di panettone artigianale nell'ultimo anno. Dunque, quella sempre più interessata e che promette un incremento ancora maggiore del mercato nel prossimo futuro.

Sulla formula innovativa di Condividere si accende una stella Michelin

Ferran Adrià e lo chef di Condividere Federico Zanasi

Gli orologi con i fusi orari del caffè nel ristorante Condividere ©AndreaMartiradonnaLa sontuosa scenografia messa a spunto da Dante Ferretti, vincitore di tre premi Oscar, che ha firmato l’allestimento del locale, maestoso e al contempo urbano e colorato e il segno tangibile dell’ideatore e mentore del progetto, il filosofo e guru della gastronomia Ferran Adrià caratterizzano il ristorante gourmet Condividere all’interno della Nuvola, l’headquarter Lavazza nel cuore di Torino.

Federico Zanasi©andreaguermani
Federico Zanasi©andreaguermani

A poco più di due mesi dall’apertura lo chef Federico Zanasi, direttore dell’impegnativo locale ci raccontò: «I commensali entrano un po’ dubbiosi e intimoriti, ma escono con il sorriso e questo è il segnale più importante: la formula innovativa di Condividere funziona. Piacciono il concetto nuovo di cucina, informale e divertente, il servizio di sala allo stesso tempo informale e professionale, la riscoperta del cibo da mettere al centro della tavola e da condividere, il gioco dello scoprire che quello che ci si aspetta sia un certo piatto tale non è. E poi la sorpresa e il piacere di una sala dedicata al dolce, ma soprattutto al caffè, al buon caffè estratto in espresso o con il chemex”.

Giuseppe e Marco Lavazza davanti all'Headquarter ©AlessandroAlbert

Questa nuova esperienza “compartida” e informale si è aggiudicata la prima stella Michelin. La giustificata soddisfazione riecheggia nelle parole dei protagonisti, a cominciare da Zanasi che sottolinea il mix vincente della visione di Ferran Adrià basata sulla condivisione, su preparazioni di alto livello gastronomico e sull’informalità del servizio e della mise en place. Un riconoscimento di tutti, sottolinea il vice presidente Giuseppe Lavazza che osserva come «con Condividere si rende un omaggio alla gastronomia italiana, si ha un nuovo punto di riferimento nel nostro già ricco territorio recuperando anche la dimensione della comunità in un luogo informale e amichevole, dove anche il rito finale del caffè è protagonista dell’esperienza». Il vice presidente Marco Lavazza ribadisce il concetto che da subito ha accompagnato la realizzazione della Nuvola, che lui stesso definì «la nostra memoria e il nostro futuro», e, ribadisce oggi, è «un luogo che mette davanti a tutto la dimensione fondamentale della comunità, che si fonda sulla condivisione. Uno spazio vivo per la nostra città in cui i torinesi, e non solo, possono riscoprire la propria storia regionale e nazionale, i sapori della tradizione e incontrare la ricchezza della cucina italiana in nuove forme. Conquistare questo riconoscimento è per noi motivo di grande orgoglio».

Condivisione

Vincenti i sapori e la cucina italiana, non particolarmente complessa e gradita a tutti, che vede dedicato al fotografo e gastronomo torinese scomparso nel 2017 che ha sostenuto questo concept, il Gelato al parmigiano Bob Noto, che abbina il gelato al parmigiano (una delle ricette più famose di Ferran Adrià) al sapore agrodolce dell’idromele.

A dare luce a quella stella ha senza dubbio contribuito anche il secondo ambiente del “pasto” itinerante proposta al Condividere, il Dulcis in fundo, dove ci si sposta una volta conclusa la prima parte del pasto, con un’ambientazione da caffetteria che invita a mettersi comodi per dedicare attenzione al dessert e al piacere del caffè, da scegliere tra diverse miscele e metodi di estrazione: un “lusso” davvero raro.

Dulcis in fundo©AndreaGuermani
Dulcis in fundo©AndreaGuermani

 

I podcast di Live Victoriously: a colloquio con Camilla Bosatelli del Mag Cafè di Milano

Camilla Bosatelli Live Victoriously

Nuova puntata dei podcast di Grey Goose Live Victoriously con le interviste ad alcune stelle del firmamento bartending italiano. A raccontarsi in questo nuovo episodio della serie è la barlady Camilla Bosatelli.

Va avanti dunque l’affascinante viaggio nel mondo della miscelazione made in Italy, tutto da seguire su bargiornale.it, proposto dall’originale format che, seguendo il tour Grey Goose, fino a fine anno toccherà alcuni dei migliori locali della Penisola. In ogni tappa, il bartender Alex Frezza, oltre a proporre la sua inedita Live Victoriously Drink List, intervista i bartender locali facendosi raccontare le loro storie, come è nata la loro passione per questo lavoro, le idee più innovative e i nuovi trend del bere bene. I podcast delle interviste, dopo ogni serata, vengono caricati sul canale dedicato SoundCloud, fino a comporre, incontro dopo incontro, un inedito puzzle del panorama nazionale della miscelazione.

Nella sua nona tappa il tour è arrivato al Mag Cafè di Milano, dove Alex Frezza ha intervistato la barlady Camilla Bosatelli. Nata in provincia di Bergamo, Bosatelli ha manifestato la sua passione per il lavoro dietro il bancone sin da piccina, quando nei suoi giochi si immaginava nel ruolo di gestore di locali. Passione che ha coltivato intraprendendo gli studi alberghieri e specializzandosi nel settore bar e, contemporaneamente, lavorando durante le sere dei fine settimana in una discoteca vicino casa. Durante gli anni di studio ha fatto diverse esperienze presso importanti strutture dell’hospitality, tra i quali il Laurin a Salò (Brescia), il Timi Ama e il Forte Village in Sardegna. Successivamente, ha lavorato in alcuni locali di Bergamo e affinato l’arte della mixology presso la Campary Academy. Sempre animata dalla voglia di conoscere e sperimentare, nel 2017 è entrata a far parte della famiglia del Mag Cafè.

In precedenza, il tour Live Victoriously ha fatto tappa all’Octavius Bar di Milano (qui l’intervista al bar manager Francesco Cione), alla Sartoria 33 di Massa (qui l’intervista al bartender e proprietario Marco Macelloni), all’Estremadura Café di Verbania (qui l’intervista alla barlady e proprietaria Cinzia Ferro), all’Hawaiki di Igea Marina (qui l’intervista alla barlady e proprietaria Samantha Migani), al Bar Pietrasantese di Pietrasanta (qui l’intervista con Edoardo Felsini, bar manager del Cobra Food & Drink), a The Spirit di Milano (qui l’intervista all’head bartender Carlo Simbula), al Rita, sempre di Milano (qui l'intervista al bar manager Leonardo Todisco) e a L’Antiquario di Napoli (qui l’intervista al cofondatore e bartender Alex Frezza).

Ascolta l'intervista a Camilla Bosatelli

Torna l’appuntamento con Cosmofood alla Fiera di Vicenza

Cosmofood

Potenziare le possibilità di business per le realtà del fuori casa. È quanto si propone Cosmofood, la vetrina di tecnologie, macchinari e prodotti per la ristorazione extradomestica, in programma da domenica 10 a mercoledì 13 novembre, nel quartiere fieristico di Vicenza.

Organizzata da Italian Exhibition Group, e giunta alla sua settima edizione, la manifestazione si propone come un momento di incontro, in particolare per il Nord Est, ma non solo, tra i professionisti del mondo bar, ristoranti, pizzerie, hotel, strutture ricettive e le aziende fornitrici di prodotti e servizi.

L’offerta per gli operatori del settore sarà focalizzata nell’area Foodservice, uno spazio interamente dedicato al B2B (padiglione 7), dove oltre 500 espositori, dai grandi nomi della distribuzione horeca del Triveneto ai produttori e ai brand che affiancheranno gli importatori e i distributori di riferimento, presenteranno il meglio delle loro proposte, con le ultime novità e i nuovi trend del settore.

Molto ricca la proposta food per la ristorazione in tutte le sue declinazione, con materie prime, ingredienti, prodotti e semilavorati, così come quella per la caffetteria e il mondo delle pasticcerie. Spazio poi al catering con la presenza delle realtà più note del settore con la loro offerta di prodotti e di servizi.

Non meno rilevante l’area beverage, con interessanti specialità del segmento birra in arrivo dal Nord Europa, assieme a whisky, liquori e distillati della tradizione. Protagonisti saranno anche i vini locali, con prodotti dalla Franciacorta e dell’area del Veneto e del Friuli Venezia Giulia.

Completano l’offerta i player del Made in Italy specializzati in arredi su misura e attrezzature per la cucina professionale, con un’offerta completa di macchinari sia per la ristorazione sia per la pasticceria, soluzioni per la progettazione degli interni, proposte per l’abbigliamento del personale, oltre a servizi di assistenza e consulenza specializzata per conoscere aspetti normativi e fiscali rilevanti per il comparto fuori casa.

Altro aspetto di grande interesse, gli eventi in programma presso gli stand di espositori, dove ospiti di eccezione mostreranno come utilizzare al meglio prodotti e attrezzature in vetrina: si va dagli show cooking, anche di pasticceria, alle dimostrazioni di latte art, dalla preparazione di espressi e cappuccini a regola d’arte a quella di drink.

Ma, novità di quest’anno, Cosmofood sarà un evento a doppia anima. L’area Foodservice per gli operatori professionali sarà infatti affiancata, da sabato 9 a martedì 12, da un’area Gourmet (Padiglione 1), più indirizzata al consumatore finale. Uno spazio di grande interesse anche per il pubblico dei professionisti, in quanto tutto dedicato ai prodotti più autentici, alle tradizioni culinarie regionali, alle tipicità di ogni angolo della penisola, dal food ai vini alla liquoristica.

Come partecipare

Cosmofood si svolge presso la fiera di Vicenza. L’area Foodservice (Hall 7), dedicata agli operatori professionali, apre da domenica 10 a mercoledì 13 (dal 10 al 12 novembre dalle 9.30 alle 18.30, il 13 novembre dalle 9.30 alle 17.30), mentre l’area Gourmet (Hall1), anche per il grande pubblico, da sabato 9 a martedì 12 novembre).

L’ingresso è gratuito, ma occorre registrarsi, seguendo la procedura online, sul sito dell'evento, dove si possono trovare anche ulteriori info sulla manifestazione.

Il made in Italy e la stangata americana

Rossella De Stefano, direttrice di Bargiornale

Fate spazio nella bottigliera ai liquori italiani: nessun ritorno all’autarchia, piuttosto una volontà di sperimentare che sta contagiando grandi e piccoli produttori e bartender a caccia di botaniche nuove o da riscoprire. Un mercato che negli ultimi quattro anni si è dimostrato dinamico e vivace. A cominciare da amari, fernet e chine.
Stando a

La copertina di Bargiornale di novembre 2019
La copertina di Bargiornale di novembre 2019

i numeri dell’Osservatorio Tracking Grossisti di Iri che pubblichiamo nelle pagine del numero (Bargiornale di novembre 2019, ndr), le vendite della categoria sono cresciute del 12,3% a volume. Con i bar a fare da trampolino di lancio. Unica nota stonata: l’entrata in vigore dei dazi minacciati dal presidente Trump. Dopo aver ricevuto il parere favorevole dell’Arbitrato WTO, l’Office of the United States Trade Representative (Ustr) ha pubblicato la lista finale dei prodotti che saranno soggetti a dazi aggiuntivi pari al 25% del loro valore. E se il vino italiano è salvo,  liquori/amari e cordiali del Belpaese sono stati colpiti pesantemente, con ricadute soprattutto sulle piccole e medie imprese. “Mediamente il 20-30% del fatturato delle aziende del settore liquori - dichiara in una nota stampa Micaela Pallini, presidente Gruppo Spiriti di Federvini - deriva dall’export verso gli Stati Uniti e in alcuni casi può raggiungere il 50%”. I nuovi dazi potrebbero rappresentare quindi una battuta d’arresto per la nostra liquoristica e, ahinoi, una spinta all’italian sounding. E se da un lato occorre mantenere alta l’attenzione e continuare il dialogo con gli Usa, dall’altro ognuno è chiamato a fare il suo per salvaguardare un patrimonio di cui andare fieri.

Coffee Mantra di Firenze: un mantra di nome specialty

Miscela base calibrata su misura, espressi decorati in latte art, caffè specialty raccontati con perizia. Succede al Coffee Mantra di Firenze

Via della Mattonaia subito rimanda la mente agli opifici un tempo attivi in questa zona ai margini del centro di Firenze, in cui oggi si incontrano un buon numero di studenti delle vicine Biblioteca e facoltà di Architettura e gli abitanti del quartiere che amano passeggiare in questa strada pedonale. All’angolo con Borgo la Croce si trova Coffee Mantra: come molti coffee shop ha una superficie ridotta (22 mq) e si presenta decisamente vitale e informale. Alle spalle del banco l’ampia lavagna presenta le preparazioni di caffetteria, alcune proposte food e gli specialty monorigini del giorno, che cambiano periodicamente. «Io e Laura abbiamo lavorato a lungo nel mondo del bar come bartender in locali notturni - ci dice Giovanni Benini, titolare con la moglie del locale -. Sentivamo che era arrivato il momento di creare qualcosa di nostro, di metterci in gioco. Un incontro casuale con Tommaso Bongini di Gearbox Coffee Roasters ci ha fatto scoprire il mondo del caffè, che un barman per lo più trascura in quanto un’estrazione gli richiede troppo tempo. L’abbiamo conosciuto a fondo, soprattutto nella parte relativa agli specialty, che abbiamo deciso di offrire. Certo, non è una cosa semplice: raccontarli, farli comprendere ai clienti richiede una grande passione; per fortuna abbiamo vicino due università e qui vengono molti giovani di mentalità aperta che spesso mi chiedono un prodotto nuovo, perché vogliono cambiare. È interessante il fatto che, davanti alla qualità, non guardano al prezzo dell’espresso, di una tazza doppia o di un’estrazione a filtro. Attualmente vendiamo circa 3 kg di caffè al giorno, una media che non ci aspettavamo e che ci soddisfa».

Una clientela giovane

Giovanni ricorda con piacere quello che identifica come “il momento più bello dall’apertura”: la prima fila di ragazzi che aspettavano senza fretta che arrivasse il proprio turno, una scena che si ripete spesso; talvolta attendono anche 10-15 minuti. La miscela di base è stata messa a punto e via via perfezionata con Tommaso Bongini: si è arrivati a un rapporto 50/50 di caffè provenienti dalla Colombia e dal Brasile: al primo sorso è la nota acida a prevalere; successivamente quella dolce, che lascia un piacevole retrogusto. «Quello dello specialty è un bel mondo, che per lo più non si conosce - riprende Benini -. Per questo lo racconto accennando di volta in volta le diverse parti della filiera. Il quartiere risponde benissimo, anche perché abbiamo fatto “viaggiare” molti nelle terre del caffè, spiegando come avviene la coltivazione, la lavorazione, senza termini tecnici, ma facendo comprendere che si stanno avvicinando a prodotti molto particolari».

Nella stagione calda le preparazioni fredde hanno contribuito a far comprendere che ci sono altri metodi di estrazione oltre l’espresso. Al Mantra Coffee nel pomeriggio il caffè (quando lo visitiamo la singola origine è un Kenya) viene posto in infusione e filtrato dopo 12 ore; ne vengono serviti circa 6 litri al giorno. A chiedere questa preparazione o il V60 sono prevalentemente i giovani, che per mantenere l’attenzione durante lo studio preferiscono una bevanda più lunga, da portare con sé e bere lentamente. «Non siamo in una zona turistica, ma molti vengono da noi perché ci conoscono o hanno saputo che qui possono gustare gli specialty - afferma Laura Tanzella - e si stupiscono di trovare un locale più internazionale rispetto a quelli del centro. Mi piace moltissimo il rapporto con il cliente e una “battaglia” che stiamo conducendo è quella contro il caffè lungo. A chi lo chiede spiego cosa comporta una sovraestrazione in termini di amarezza e perdita di aromi. Consigliamo piuttosto di rimanere sul semplice espresso o di scegliere un double shot: più di uno ci ascolta e ne rimane soddisfatto».

Ascoltare le richieste

Nessuna crociata, invece, contro lo zucchero, anche perché, sentendo parlare di caffè speciali, è lo stesso cliente che spesso chiede se debbano essere zuccherati o meno. Di qui l’invito a non farlo: se non risulterà gradito, si potrà aggiungere, ma molti non lo fanno, convenendo sul fatto che si tratta di caffè con una buona dolcezza. Nel piccolo locale è un continuo fluire di clientela: sono tanti gli espressi richiesti insieme a bevande con latte o caffè filtro da asporto. La vetrinetta inserita nel banco propone brioche, bagel con diverse farciture nonché pizzette e macedonie: l’esperienza ha insegnato a dosare bene l’offerta, rendendola mirata, ma soprattutto senza sprechi. Sul fondo del banco, visibile solo da un lato perché coperta sul fronte anteriore da un muro, si trova la macchina espresso che, riprende Giovanni: «È fondamentale: abbiamo scelto la Evo2 di Dalla Corte, che ritengo abbia un buon rapporto qualità/prezzo, ed è precisa e performante».

A questa postazione provvede Alessandro Giunti a fare estrazioni espresso e realizzare bei decori in latte art su una crema dalla tessitura finissima; il giovane barista ha seguito corsi Sca e fatto da poco la sua prima gara di caffetteria, che lo ha divertito e gli ha permesso di scambiare opinioni ed esperienze con altri professionisti. L’amico-fornitore-consulente Tommaso Bongini arriva a metà mattinata. Per lui il rapporto con il cliente è fondamentale perché fornisce un prezioso feedback direttamente da chi beve la tazzina. Tommaso osserva il movimento nel locale, degusta e suggerisce come migliorare un’estrazione o il servizio; è una collaborazione importante, soprattutto quando si è in “rodaggio” e gli errori vanno ridotti al minimo, ponendo le basi per un’attività lunga e ricca di soddisfazioni.  *

Con Acqua Alma il Gruppo Celli rivoluziona i consumi di acqua da bere

Acqua Alma bar Gruppo Celli

Proporre ai clienti acqua di rete trattata ed erogata attraverso sistemi professionali. È la Water(r)evolution che il Gruppo Celli propone al mondo del fuoricasa con il progetto Acqua Alma. Una rivoluzione dei consumi di acqua da bere, dove l’attenzione alla sostenibilità ambientale si fonde con la massima qualità, facendone un tratto distintivo del locale.

Una rivoluzione alla portata di ogni bar, grazie agli innovativi erogatori che il Gruppo, tra i principali produttori mondiali di soluzioni per la spillatura della birra e dei soft drink, ha sviluppato con Cosmetal, specializzata nella produzione di soluzioni innovative per l’acqua da bere, che consentono di soddisfare ogni esigenza di installazione e di gusto da parte dei consumatori. Sistemi evoluti che, attraverso la particolare tecnologia di microfiltrazione che ne costituisce il cuore, trattano l’acqua di rete, già di per sé sicura, eliminandone le sostanze indesiderate e il sapore di cloro che spesso ne alterano il sapore. Il tutto senza impoverire l’acqua di rete, in quanto il processo di microfiltrazione ne mantiene pressoché inalterati i valori di sali minerali, in più migliorandone le caratteristiche organolettiche e il gusto.

Acqua Alma gruppo Celli tavolaL’acqua viene poi erogata sia naturale sia gassata, alla temperatura e con il livello di gasatura desiderato, entrambi regolabili a piacere per accontentare ogni richiesta del consumatore. L’acqua erogata, inoltre, non è solo di ottima qualità, ma risponde anche ai massimi standard di sicurezza. A garantirla, oltre alle analisi preventive effettuate dai tecnici Acqua Alma al momento dell’installazione dell’impianto, i controlli che periodicamente ne verificano le caratteristiche microbiologiche e chimico/fisiche, affinché siano sempre quelle ideali.

Le soluzioni Acqua Alma incrementano così l’impronta green del locale, assicurando un consumo più responsabile della risorsa, eliminandone gli sprechi e riducendo l’utilizzo e la circolazione di bottiglie monouso, contribuendo, di conseguenza, a ridurre le emissioni di CO2 legate alla loro produzione e trasporto.

Ma non solo, perché la Water(r)evolution Acqua Alma, oltre a rendere l’attività più sostenibile, garantisce anche una maggiore efficienza al locale. La materia prima è infatti sempre disponibile, sicura e a “km zero”, in quanto è l’acqua proveniente dall’acquedotto. Utilizzando tale materia prima si eliminano i disagi e costi dovuti all’approvvigionamento e allo stoccaggio di acqua in bottiglia, dalla consegna al ritiro vuoti alla movimentazione colli, che si traduce in un bel risparmio sulle spese di gestione, di tempo e fatica e, non meno rilevante, in maggior spazio disponibile in magazzino da sfruttare per lo stoccaggio di altri prodotti.

Home made: gli strumenti giusti e i consigli degli esperti

essicatore
L'essiccatore Reber 10080 NP
Distillatori, sonicatori, agitatori... tutto quello che serve per le preparazioni “casalinghe”. Ma Prima di tutto va acquisita la competenza

Bitter, ginger beer, oli essenziali, estratti, fermentati: le preparazioni “homemade”, fatte in casa, rivestono un ruolo sempre più importante nell’arte moderna del bartending, ma richiedono anche altrettanta perizia e preparazione da parte di chi intende realizzarle oltre, naturalmente, all’attrezzatura giusta.
Qual è allora la corretta strada da intraprendere per chi intende appropriarsi delle tecniche per utilizzare correttamente strumenti che aprono infinite strade alla creatività e che stupiscono i consumatori? «La via è una sola: studiare, studiare e poi ancora studiare», dice convinto Oscar Quagliarini, bartender di fama internazionale, che ha firmato cocktail list e ha al suo attivo collaborazioni con locali prestigiosi in tutto il mondo da Milano a Parigi, da Singapore al Messico.

Leggi l'articolo con i consigli sulle pratiche da seguire nelle preparazioni

Quagliarini ha una spiccata sensibilità per essenze e fragranze, che estrae non soltanto per i suoi cocktail ma anche per produrre profumi. Il suo ultimissimo progetto si chiama Le Garagiste, ed è un laboratorio a Senigallia (An) dove produrrà mini-lotti, da uno a 999 pezzi, di vermouth, bitter, liquori, gin, profumi commestibili o cosmetici, tutti rigorosamente “su misura”, su ricette costruite con il committente che può essere un bartender, un ristoratore o anche un semplice privato. «Per attrezzare il mio laboratorio ho investito in tutte le attrezzature necessarie - spiega - dal Rotavapor al Roner, dal maturatore spinto, una speciale pentola a pressione, al distillatore. Si tratta di un investimento importante, giustificato dal fatto che mi consente di realizzare una produzione per conto terzi e anche una mia linea di prodotti. Ma questo passo è arrivato dopo un lunghissimo lavoro di preparazione, sperimentazione, conoscenza. Al bartender interessato a queste tecniche dico che, prima di spendere tanti soldi anche soltanto per uno di questi strumenti, è fondamentale capire quali siano le sue funzionalità e potenzialità e quale valore aggiunto effettivo può derivarne per l’attività». «Anche perché - aggiunge Quagliarini  - ne ho conosciuti molti che sono partiti lancia in resta con l’acquisto di strumenti, anche molto costosi, e che poi li hanno rimessi in vendita qualche tempo dopo».

Il miscelatore magnetico a luce pulsata di Dario Comini

Gli strumenti oggi a disposizione della mixability sono in molti casi mutuati dai laboratori di chimica dove da sempre sono utilizzati per moltissimi scopi, dalla separazione di sostanze in soluzione all’estrazione, dalla chiarificazione all’idrodistillazione o alla distillazione in corrente di vapore. Sono macchine potenti che spesso servono ad accelerare processi che altrimenti richiederebbero tempi lunghi di lavorazione, ma non per questo vanno visti come “scorciatoie” per arrivare prima al risultato. Come il primo miscelatore magnetico a luce pulsata, prototipo “di stanza” al Nottingham Forest di Milano. «Stiamo testando la macchina insieme a Giorgio Tagliabue dello Shake di Rovellasca - dice Dario Comini -. Il ricercatore canadese Stephen Co della Northern Circuits, che l’ha inventato, ha vinto il premio mondiale per l’innovazione a New York lo scorso anno. Co ha messo in commercio per gli USA una versione ad acqua che ha un utilizzo puramente estetico. Io ho avuto l’idea di applicare questo concetto ai drink, quindi il prototipo è stato modificato con tubature e accessori idonei al contatto alimentare. La sua funzione: fa scorrere i liquidi al contrario (da sotto a sopra), è in grado di far fare curve quadrate ai liquidi, di miscelare, di ossigenare. Le luci pulsate inoltre agiscono da catalizzatori per gli elementi organici (erbe, olii essenziali, spezie) amplificando il loro aroma durante il processo, ma altri interventi andranno ancora fatti perché lo zucchero è un ostacolo. Per questo che, per il momento, la macchina non è ancora disponibile sul mercato».

Il percolatore di Oscar Quagliarini

Racconta ancora Quagliarini: «Per i miei bitter, dopo lunghi studi e sperimentazioni, sono arrivato alla conclusione che lo strumento migliore da utilizzare è il percolatore, per cui sono necessarie infusioni lunghe, a freddo, anche di 6 giorni e oltre, e da cui poi il prodotto stilla goccia a goccia e ha una qualità infinitamente superiore rispetto a quella che potrei ottenere in pochi minuti con un sonicatore. Per certi preparati, per esempio estratti da bacche dure come il ginepro o da cortecce, utilizzo talvolta anche il Roner, usato di solito per le cotture sottovuoto a bassa temperatura. Ma anche in questo caso evito di portare la materia prima a temperatura troppo elevata, perché se la cuocio non ho lo stesso risultato che ho con un’estrazione a freddo. Quindi non uso mai il Roner a temperature superiori a 30-35 °C, 40 °C al massimo».

Il Rotavapor di Salvatore Scamardella

«L’investimento per strumenti di questo tipo - dice invece Salvatore Scamardella, bartender del Piazza Vanvitelli Experimental Club di Castellammare di Stabia (Na) - ha un significato soltanto se riesce ad alimentare uno standard, a garantire prodotti che poi possono entrare in pianta stabile nella drink list tenendo al tempo stesso sotto controllo il drink cost». Scamardella a giugno ha vinto il concorso italiano della Diageo World Class e rappresenterà l’Italia nella finale mondiale del contest nel Regno Unito. «Abbiamo investito molto in strumenti per autoprodurre in casa ingredienti che utilizziamo nei nostri cocktail, ma sempre con l’obiettivo di azzerare gli sprechi e di ottenere con un processo anche due o tre prodotti. Per esempio, con il Rotavapor realizzo una seconda distillazione di un gin con prezzemolo, eucalipto e ostriche. Ne ricavo un concentrato, che utilizzo come sciroppo, un distillato e poi riutilizzo gli ingredienti di partenza in varie forme: per esempio ottenendo una polvere da aggiungere ai coctkail o riutilizzando le ostriche come garnish per alcuni drink». Occorre, però, investire anche in formazione. «Bisogna formare non solo chi fa le preparazioni - aggiunge Scamardella - ma anche chi serve in sala, che deve sapere alla perfezione tutti i metodi di lavorazione per spiegarli agli ospiti. Vedo molti ragazzi che effettuano i trattamenti, per esempio con un sonicatore, sotto gli occhi del cliente, ma il vero problema, per un locale che sia anche impresa, è garantire la ripetibilità e la qualità costante del prodotto, che non si ottiene dando spettacolo per 5 minuti al banco, ma con un impegno costante».

Sul numero di Bargiornale di ottobre 2019 trovate un'ampia rassegna delle attrezzature più innovative e utili

Il caffè nella mixology, Italia e Cina a confronto da Caffè Milani

Cocktail Bitter di Mr. Lucas

Professionisti cinesi e italiani della mixology e della latte art hanno dato vita a un interessante confronto a “colpi” di lattiera e di shaker a Host presso lo stand di Caffè Milani. Si è trattato di un utile scambio di idee e competenze tra baristi di spicco nazionali e i colleghi della Pca – Professional Coffee Athletics, la piattaforma competitiva cinese realizzata da Gary Peng. Si tratta di un luogo di incontro virtuale messo a punto dal fuoriclasse per gli “atleti della lattiera” che partecipano sempre più numerosi agli eventi realizzati nel continente asiatico e le cui competenze comprendono tutto il mondo del bar. I baristi hanno lavorato fianco a fianco realizzando bellissimi decori e drink inediti. Di seguito alcune delle ricette presentate sul comune tema del caffè, che hanno puntato sulla semplicità di esecuzione e anche sulla rivisitazione di grandi classici e di bevande popolari.

Mr Lucas

Mr. Lucas, campione di latte art per la Malesia 2015-2017 e vincitore del campionato brewing cinese nel 2016, ha presentato il cocktail Bitter composto da 45 ml di Bitter Campari, 20 ml di Grand Marnier, 10 di Gordon Gin, 60 di succo di pompelmo rosa, 10 ml di espresso realizzato con Action Espresso Bio. Shakerato e servito in tazza da cappuccino in vetro: al gusto offre dapprima l’acidità dell’agrume, quindi la dolcezza, infine il gusto dell’espresso.

Yara Ferraroli

Giovane, ma con numerose vittorie ai campionati scolastici, Yara Ferraroli ha realizzato il drink Caffè Casalingo composto da 45 ml di rum speziato Baron Samedi, 25 ml liquore vanigliato, 5 cl espresso molto ristretto realizzato con Espresso System Milani, buccia di mandarino, di arancia, cardamomo, zucchero. Si prepara nello shaker e si versa in una coppetta Martini vintage; piacevole il contrasto tra il caffè e gli agrumi.

Bruno Uberti
Bruno Uberti

Bruno Uberti, campione nazionale Aibes 2018 nella categoria Twist on classic, ha dato il nome del suo locale a La Spezia al cocktail che ha creato: Madame Bovary. È composto da 30 ml grappa di Moscato ligneum Bonollo, 10 ml liquore al caffè opificio Bosoni, 20 ml liquore Frangelico, 10 ml zucchero liquido, 20 ml panna, 10 ml caffè e cannella. Questo after dinner si prepara a caldo ed è molto scenografico.

Riccardo Angelo Sironi
Riccardo Angelo Sironi

 

 

 

Riccardo Angelo Sironi, docente Aibes e bartender di Zafferano Bistrot di Barzanò (LC) ha proposto una rivisitazione della della classica merenda alcolica tipica milanese nel drink Resumada 2.0. I suoi ingredienti sono 30 ml di brandy italiano di Poli infuso con caffè Gran Espresso (estrazione effettuata con la moka versando il brandy nella caldaia), 30 ml Marsala superiore riserva 1995 Curatolo Arini, 15 ml di tuorlo pastorizzato, 20 ml di sciroppo di zucchero alla vaniglia. Si guarnisce con polvere di caffè Gran Espresso.

Andrea Dotti

Infine Andrea Dotti, barman al Quaranta4 di Como ha eseguito il Negroni Corretto. Questa rivisitazione del grande cocktail classico è composta da 30 ml di Campari, 30 ml di gin Tanqueray, 10 ml di Carpano Antica Formula Vermouth, 20 ml di vermouth Carpano Classico, caffè Gran Espresso tostato a vapore, fave di grhoe tostate. Si uniscono gli ingredienti (eccetto il caffè) e si versano in bottiglia per 30 giorni, quindi unire il caffè lasciato in busta sigillata per 7 gg (1,8 gr per bicchiere). Guarnire con fave di grhoe tostate. Cocktail after dinner bilanciato in cui si avverte il buon contributo del caffè.

Caffè Milani ha presentato inoltre la nuova linea di caffè per il brewing, caratterizzata da una tostatura più chiara e una macinatura con una granulometria più grande dell’espresso. Comprende tre caffè, Etiopia Sidamo, Guatemala Genuine Antigua e la miscela biologica Action Espresso Bio, tutti in lattina da 125 gr.

Caffè per Brewing
Caffè per Brewing

Trionfo di Cantine Ferrari a The Champagne & Sparkling Wine World Championships

Cantine Ferrari

È stato un trionfo su tutti i fronti quello di Cantine Ferrari nell'edizione 2019 di The Champagne & Sparkling Wine World Championships, la più prestigiosa competizione internazionale dedicata al mondo delle bollicine. Come annunciato alcuni mesi fa, la casa trentina si è aggiudicata il titolo di Sparkling Wine Producer of the Year, forte delle ben 15 medaglie d’oro ottenute da altrettanti Trentodoc di sua produzione.

Un numero di medaglie conquistato che rappresenta un record per questa competizione, ma che soprattutto ha meritato all’azienda trentina il titolo più prestigioso, quello di Produttore dell’anno, primeggiando sulla Maison de Champagne Louis Roederer, classificatasi al secondo posto. Una vittoria che conferma ulteriormente l’altissima qualità dei Trentodoc Ferrari e che assume ancora maggior rilievo considerando che l’azienda si era imposta al vertice dei produttori mondiali anche nelle edizioni 2017 e 2015 del concorso.

Cantine Ferrari premiazione
Da sinistra, Matteo Lunelli, Tom Stevenson, Camilla Lunelli e Ruben Larentis

Ma non solo, perché durante la cerimonia di premiazione, svoltasi alla Merchant Taylors’ Hall di Londra, altre gradite sorprese hanno reso la vendemmia di riconoscimenti ancora più ricca. Il Ferrari Perlé Rosé Riserva 2013 è stato infatti nominato World Champion nella categoria Rosé e il Ferrari Perlé Nero Riserva 2010 nella categoria Blanc de Noirs, coronando il percorso di oltre quarant’anni di lavoro con il Pinot Nero di montagna.

Ma non finisce qui. Perché Ruben Larentis, enologo e direttore tecnico della Cantina, ha ricevuto il Lifetime Achievement Award, il premio alla carriera, che rende onore al grande lavoro che porta avanti da oltre trent’anni in Cantine Ferrari, dove entrato nel 1986, raccogliendo il testimone di un grande maestro, Mauro Lunelli, per quasi quarant’anni l’enologo principe di Casa Ferrari.

Ruben Larentis Cantine Ferrari
Ruben Larentis, enologo e direttore tecnico di Cantine Ferrari, premiato con il Lifetime Achievement Award

Ecco invece le eccellenze della casa premiate con l’oro dalla giuria, composta da Tom Stevenson, ideatore della competizione e vera autorità internazionale nel settore, e dai non meno esperti Tony Jiordan ed Essi Avelan: Ferrari 2013 Perlé Rosé, Ferrari 2012 Perlé Rosé, Ferrari NV Maximum Rosé, Ferrari 2009 Riserva Lunelli, Ferrari 2007 Giulio Ferrari Riserva del Fondatore, Ferrari 2004 Giulio Ferrari Riserva del Fondatore, Ferrari 2010 Perlé Nero, Ferrari 1995 Giulio Ferrari Riserva del Fondatore, Ferrari 2012 Perlé (2 ori), Ferrari 2009 Perlé Bianco (2 ori), Ferrari NV Maximum (2 ori) e Ferrari NV Brut. A questi ai aggiunge la medaglia d’argento andata a Ferrari 2013 Perlé.

Mattia Pasolini si laurea a 110 e Lode

Da sinistra Tiziano Zanobini (2°), Mattia Pasolini (1°) e Flavio Scanu (3°)
Alla quarta edizione di 110 e Lode s'impone Mattia Pasolini del Belmond Hotel Cipriani di Venezia. Secondo Tiziano Zanobini e terzo Flavio Scanu. 36 concorrenti in gara al Grand Hotel Savoia di Genova

Un'edizione da incorniciare quella che si è appena tenuta a Genova al Grand Hotel Savoia (4 novembre 2019). Parliamo di 110 e Lode, la cocktail competition inventata da Danilo Bellucci e riservata ai barman in "giacca bianca", quelli degli alberghi della fascia luxury. Quest'anno il cappello da laureato è andato a Mattia Pasolini del Belmond Hotel Cipriani di Venezia che ha battuto la concorrenza di 35 agguerriti colleghi provenienti da tutta Italia. Il suo cocktail Espresso Fresco (4 cl caffè espresso Lavazza, 4,5 cl Grey Goose, 1,5 cl St. Germain, 1 cl sciroppo di menta piperita Caffo, 1 cl Kahlùa) ha convinto sia la giuria degustativa, formata da Flavio Angiolillo, Beppe Deregibus e Giovanni Angelucci, sia quella tecnica con Francesco Cione e Daniele Immovilli dell'Accademia del Turismo di Lavagna (Ge). Secondo classificato, Tiziano Zanobini del Funi 1898 di Montecatini Terme (Pt) e terzo classificato Flavio Scanu del Principi di Piemonte di Torino. «Sono molto soddisfatto di questa vittoria del tutto inaspettata - ha dichiarato Mattia Pasolini - perché avevo di fronte 35 colleghi di grande esperienza che si erano preparati a dovere per la sfida genovese. Un premio, tra l'altro, che arriva al momento giusto per la mia carriera e che mi servirà da stimolo per le sfide future. Sono poi contento di aver partecipato a una manifestazione che finalmente dà spazio ai barman d'albergo, spesso trascurati o sottovalutati. Ci si dimentica, infatti, che l'essenza dell'ospitalità italiana è rappresentata dai professionisti che lavorano nei grand hotel». Ovviamente soddisfatto anche il patron Danilo Bellucci che annuncia già un nuovo appuntamento: «Tutto è funzionato alla perfezione grazie all'oliata macchina organizzativa pilotata da Michele Di Carlo. La soddisfazione dei partecipanti è stata grandissima e ho ricevuto moltissimi feedback positivi anche da parte dei numerosi sponsor della manifestazione. Il clima di 110 e Lode è poi qualcosa di unico: una riunione tra amici in un'atmosfera che definirei quasi famigliare. Ora sto già lavorando al prossimo appuntamento e cioè a una nuova edizione di Order of Merit che si terrà nella primavera del 2020».

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