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Perché il self ordering può aiutare il tuo locale

ONYON Beverage
Spopolano app e piattaforme per le ordinazioni fai-da-te al tavolo: i consigli per sfruttarle al meglio, specie durante le festività, e i punti critici da tenere sotto controllo

Nei periodi di grande affluenza come quello delle festività, ridurre al minimo i tempi di attesa è fondamentale per mantenere un servizio di qualità. Una delle soluzioni che hanno preso ampio spazio nella ristorazione veloce e nei locali, negli ultimi anni, è il self ordering, le ordinazioni effettuate in autonomia dal cliente, sia attraverso i chioschi o gli schermi touch sia tramite smartphone. I clienti possono ordinare (e riordinare), alleggerendo il lavoro di camerieri e personale del locale.

«L'utilizzo di queste piattaforme tecnologiche - spiega a Bargiornale Lorenzo Ferrari, ceo di Ristoratore Top e fondatore dell'Osservatorio Ristorazione - porta diversi benefici all'esercente. Banalmente, si può erogare lo stesso servizio con meno persone, impiegando meno energie e meno professionalità. Se oggi trovare un cameriere è difficile, trovarne uno davvero bravo è quasi impossibile, visto il grande problema di reperimento di risorse valide nel settore, e questi sistemi per passare "l'onere della comanda" in mano al cliente aiutano. Poi c'è il vantaggio della velocità e della snellezza degli ordini, che sono inseriti in un unico flusso di informazioni che arriva alla cassa e alla cucina, alla zona preparazione e al servizio. Infine, il vantaggio della maggiore facilità - per il cliente - nell'effettuare il secondo e il terzo ordine. Non deve attrarre il cameriere, non deve attirare l'attenzione del banco, ma fa tutto da solo».

Attenzione, perché non mancano i punti critici. «Tutta questa libertà del cliente può generare il caos, perché viene a mancare il cameriere come figura di mediazione tra le richieste ai tavoli e l'eventuale intasamento di cucina e bancone. Secondo "contro", la necessità di educare la clientela all'uso degli strumenti di self ordering. Questa pratica, infatti, non nasce da una esigenza del cliente, ma da una necessità del ristoratore; nessuno esce a cena mosso dalla precisa volontà di... prenotare da solo al proprio tavolo! In genere si preferisce essere serviti. Per fortuna l'esplosione dei delivery ha reso questo tipo di tecnologie - e di piattaforme o app - piuttosto familiari a un'ampia fetta di clientela. Ma non a tutti, questo va ricordato bene. Infine, mai perdere di vista la propria identità. Io penso che il self ordering possa essere una soluzione ideale per ristoranti e locali di fascia accessibile-cool e accessibile-convenience, mentre in fasce più alte la figura del cameriere è insostituibile».

Riordini fino al +30% con l'app per il fai-da-te

Tra le realtà in grande crescita c'è ONYON - app di self ordering lanciata nel 2020. Ci spiega Marco Actis, co-founder & Ceo di ONYON: «Abbiamo rilevato che è cruciale ridurre il più possibile le attese quando si tratta di ordinare al ristorante, in quanto questo porta a un incremento delle seconde e terze ordinazioni: stimiamo infatti un +22% dei riordini circa. La semplificazione nel processo di ordinazione porta con sé anche l’aumento dello scontrino medio (+12%). Abbiamo inoltre notato che, in occasione degli eventi sportivi più attesi, pub e locali che trasmettono i match e che organizzano serate dedicate possono arrivare a registrare una crescita superiore al 30% in termini di ri-ordini, come successo in occasione del derby Juventus-Torino (+32,7%). Inoltre, eliminando le file e le attese si favorisce ovviamente anche il turnover dei tavoli, che si traduce in un maggior numero di clienti e, quindi, di fatturato».

ONYON, acronimo che sta per on your own, nasce da un’idea avuta da Actis e da Paola Lombardi, oggi è attivo con oltre 200 locali su tutto il territorio nazionale, in particolare tra Torino e Milano. «Stiamo registrando una crescita costante: si tratta principalmente di bistrot, pub, cocktail bar, birrifici e locali da aperitivo, ma allo stesso tempo il prodotto è indirizzato verso l’intero settore food & beverage come soluzione digitale per ristoranti, pizzerie, fast food, all you can eat, food-hub e centri commerciali. Il periodo di pandemia ha profondamente cambiato le abitudini degli italiani, accelerando il processo di digitalizzazione da cui ora non si può più prescindere. Difficilmente le persone vorranno tornare indietro, anzi: i consumatori tendono ormai a prediligere le tecnologie digitali per l’organizzazione di gran parte delle loro attività quotidiane. Basti pensare all’e-shopping, allo smart working, alla spesa online, ai servizi di delivery. Anche i ristoranti e i locali si sono attrezzati per rispondere a queste esigenze e allo stesso tempo hanno avuto la possibilità di migliorare i processi interni e di gestione. Il self ordering, per esempio, consente ai clienti di non attendere se si è di fretta o, al contrario, di valutare con calma l’intero menu e ordinare per il proprio tavolo senza il rischio di fraintendimenti. Soprattutto quando si è in gruppo, questa operazione può far risparmiare tempo e fatica. Grazie a questa tecnologia è possibile pagare direttamente dal tavolo, gestendo facilmente anche i conti separati e risolvendo così una problematica frequente quando si è in gruppo. D’altra parte, il gestore e i camerieri vengono facilitati in tutta questa serie di operazioni».

Quattro consigli per affrontare i flussi delle Feste

Il team di ONYON ha diffuso alcuni consigli per gli esercenti che nelle prossime settimane si troveranno ad affrontare i grandi flussi delle Feste.

Prevedere un menu multilingua per i turisti

Sono sempre di più i turisti stranieri che scelgono l’Italia per le vacanze invernali, ma la maggior parte di loro non conosce l’italiano o l’inglese. Il problema può essere risolto con l’introduzione di un menu multilingua, che permette di superare la barriera grazie alla traduzione automatica nella lingua impostata sullo smartphone o in quella selezionata sul momento dall’utente. In questo modo il cliente potrà consultare il listino in totale libertà e autonomia, semplificando così anche il lavoro di gestori e camerieri.

Organizzare serate a tema

Le serate a tema sono un ottimo modo per permettere ai propri clienti di vivere una cena insolita e all’insegna del divertimento. Dal karaoke allo sport - soprattutto in vista di eventi internazionali come i Mondiali di Calcio - dal cinema alle serie tv, le serate a tema si rivelano la soluzione perfetta per fare gruppo e per coinvolgere intere tavolate. Inoltre, secondo le stime di ONYON, in occasione degli eventi sportivi più attesi, pub e locali possono arrivare a registrare una crescita superiore al 30% in termini di ri-ordini.

Semplificare i pagamenti e i conti separati

Le festività sono sinonimo di cene, pranzi e serate tra amici e colleghi, organizzate per salutare l’anno in compagnia e per scambiarsi gli auguri prima di lasciare le scrivanie. In queste occasioni, consentire ai gruppi il pagamento attraverso conti separati migliora l’esperienza dei commensali, sia che si scelga di dividere la spesa in parti uguali, sia che si scelga di pagare solo il proprio ordine.

Proporre menu speciali

In occasione delle feste, proporre menu tematici e speciali permette non solo di offrire un’esperienza unica ai clienti più affezionati, ma anche di attirare nuova clientela. Le proposte possono variare a seconda della tipologia del locale, dai menu che attingono alla tradizione a quelli ispirati alle ricette internazionali, passando per i piatti dedicati ai prodotti stagionali o a quelli che, dall’antipasto al dolce, ruotano intorno a un unico ingrediente reso così protagonista della serata.

Aumentano i brindisi con le Birre di Natale

Foresta di Natale Forst notturno
Sull'esempio delle specialità nordeuropee, cresce costantemente il numero di Birre di Natale brassate in Italia. In prima fila i medio e piccoli produttori.

Oltre a Forst, Menabrea e Theresianer, diversi altri marchi hanno presentato birre in edizione natalizia. Una tradizione secolare nordeuropea che in questi ultimi anno ha via via preso piede anche in Italia. Tanto che Unionbirrai, associazione dei birrifici artigianali, ha organizzato la seconda edizione di Birra dell'Anno XMas Beer.

Dal Belgio alla Germania, dall'Inghilterra alla Scozia, le Birre di Natale si possono ricondurre ai più diversi stili birrari, ma tutte caratterizzate da elementi comuni come grado alcolico tendenzialmente più elevato, aggiunta di spezie, corpo deciso, colore dall'ambrato allo scuro, abbinamenti a dolci tipici dal gusto altrettanto forte.

In ordine di tempo, la prima Birra di Natale è Christmas Brew Forst, giunta alla 19° edizione, la cui tipica confezione in bottiglia da due litri con tappo meccanico viene annualmente rivista, a cominciare dal soggetto dell'etichetta. Di colore ambrato, titola 5,2% alcol ed è disponibile anche in fusti da 15 e 30 litri, fustini Forsty da 12,5 e bottiglie da 33 cl. Per l'edizione 2022 in etichetta riporta una illustrazione dell'Annunciazione firmata da Franz J. Platter insieme a quella della Campana della Pace che campeggia all'ingresso del Villaggio di Natale realizzato vicino alla fabbrica di Lagundo (Bolzano). Da gustare nel boccale dedicato da 50 cl o nella tazza verde da 30 cl.

Entrata a far parte di Birra Forst nel 1991, la storica Birra Menabrea 1846 torna a presentare la speciale Christmas Beer, colore rosso di soli 5,2% gradi alcolici. Alla bottiglia da due litri con tappo meccanico e a quella da 33 cl, è stato affiancata anche la versione minifusto da 5 litri, bicchieri personalizzati e il Panettone Galup alla birra.

Winter Beer Theresianer è una birra doppio malto non filtrata ad alta fermentazione leggermente speziata, dai profumi di frutta secca e note tostate (5,2% alc). La bottiglia da due litri con tappo meccanico è dedicata (serie Storia d'Italia) ad Alessandro Cruto che ha saputo innovare l'invenzione di Thomas Edison della lampadina a incandescenza, rendendola utilizzabile e commerciabile. In abbinamento la birreria di Nervesa della Battaglia (Treviso) ha proposto il Calendario dell'Avvento.

Da alcuni anni Baladin presenta una propria versione della Birra di Natale. Per l'edizione 2022 il birrificio di Piozzo (Cuneo) ha utilizzato come base la birra scura Leön che viene resa unica dall'utilizzo di un ingrediente cambiato ogni due anni, in questo caso la parte fibrosa della Nocciola Tonda Gentile Igp. In questo modo birra Nöel Gentile Baladin si caratterizza, oltre che per i sentori di cacao e torrefatto, per quelli della nocciola (8,5% alc, amaro medio 20-24 Ibu, colore marrone scuro 50-55 Ebc).

Firmata dallo specialista della birra senza glutine certificata, La Birra di Natale Gritz è una Christmas ale di grado più elevato (7% alc) dai sentori di anice stellato, cannella e noce moscata. In abbinamento la birreria di Erbusco (Brescia) propone lo speciale Panettone  gluten free della Pasticceria Cuneo di Cuneo  con un ripieno di cioccolato e una glassatura alle mandorle. Nella speciale Box inoltre sono comprese soecialità alimentari  a base di verdure in agrodolce di Riva Alimentari Uniti di Nibionno (Lecco).

Saliamo decisamente di grado con la Delirium Christmas (10% alc), versione speciale della nota e ambrata belgian winter ale Delirium Tremens che riporta in etichetta l'originale elegante rosa. Caratteristiche sono le note dolci, caramellate, fruttate e speziate, con un finale lievemente amaro. Viene distribuita dalla genovese QBA (Quality Beer Academy) di Radeberger Gruppe Italia.

In occasione delle festività di fine anno, la birreria Doppio Malto/FoodBrand di Iglesias che gestisce anche l'omonima e vasta catena di pub-ristoranti ha lanciato la specialità Magnus, doppelbock alla liquirizia di Calabria Dop nei formati  75 e 150 cl (SuperMagnus). Dalla inìsolita bittiglia nera, presenta un colore ambrato carico (58 Ebc), note di nocciola, crosta di pane, caramello e ovviante di liquirizia con un grado di amaro 20 Ibu e 7,5% di grado alcolico.

In occasione della inaugurazione del nuovo stabilimento birrario di Busto Arsizio (Varese) con una capacità produttiva annua di 450mila litri, L'Orso Verde ha presentato la propria Birra di Natale Chocotale che si aggiunge al già vasto assortimento di 22 tipologie. Viene realizzata aggiungendo al malto d'orzo una purea di pere Williams Bio e grue di cacao. Ne risulta una birra dal gusto pieno di colore mogano, 7,9% grado alcolico e amaro contenuto 23 Ibu.

Molto attivo anche in questa occasione l'importatore/distributore di specialità birrarie artigianali angloamericane Ales&Co di Castello d'Argile (Bologna) con tre specialità 2022. Single hop dalle note di lime e frutta tropicale, la britannica BrewDog Hoppy XMas si caratterizza anche per il tono resinoso e caramellato (lattina 33 cl, 6% alc). Winter Warmer ricca di malti ben tostati, l'inglese St. Peters Winter Ale Christmas Cask presenta un bel colore rosso rubino con ricchi sentori di frutta secca. Disponibile in bottiglia 50 cl si casratterizza per 6,5% alc. Di soli 4% alc, Santa Gose del birrificio danese To ØL (lattina 44 cl) si distingue per i toni morbidi e fruttati, con decise note "tropicali" di frutto della passione, guava e mango.

Rock Noel del Birrificio Il Mastio di Colmurano (Macerata) è stata votata come Birra dell'Anno XMas Beers dalla seconda edizione del contest di UnionBirrai. Secondo e terzo posto per le specialità natalizie 21 12 di Microbirrificio Artigianale Incanto di Casalnuovo di Napoli e Santa Caos 2021 di Birra La Dama di Bedizzole (Brescia). Come miglior abbinamento è stato premiato il Panettone Artigianale Tradizionale del Panificio Ascolese di San Valentino Torio (Salerno), abbinato alla specialità TrexTre di Birra Eretica di Ornago (Monza Brianza).

In porto a Genova il caffè delle donne di CSC e Amka

Raccolta manuale - picking
Ha meritato il bollino del Consorzio il caffè coltivato e lavorato da 80 donne piccole produttrici a Petatàn, regione di Huehuetenango - Guatemala.

La regione del Huehuetenango (Guatemala) è famosa per i suoi caffè di qualità, un risultato che si ottiene soprattutto attraverso una lavorazione attenta, meticolosa nella prima parte della filiera. Da due anni CSC - Caffè Speciali Certificati - e l’onlus Amka hanno avviato nella provincia di Petatàn una collaborazione con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo delle capacità produttive e commerciali di 80 donne piccole produttrici di caffè in condizioni di particolare vulnerabilità socioeconomica, contribuendo a migliorare le loro condizioni. La loro formazione ha spaziato dai temi della produzione del caffè e della promozione del ruolo della donna alla distribuzione di materiali e prodotti agricoli, all’assistenza tecnica specializzata per il miglioramento delle tecniche di coltivazione alla raccolta del caffè.

Un impegno che ha raccolto i suoi primi frutti con l’arrivo al porto di Genova di 257 sacchi di caffè da 69 kg con caratteristiche di eccellenza che hanno permesso di superare la certificazione attenta e complessa di CSC.

Per il Consorzio è stato Graziano Carrara, che segue i prodotti del Centro America, a coordinare le operazioni da remoto, a causa del covid. «Si è trattato di un lavoro lungo e molto impegnativo - afferma -: la lavorazione del caffè è una pratica complessa, che richiede tempi e procedure precise. Con l’aiuto di Amka e di un esportatore guatemalteco con cui lavoro da molti anni, abbiamo spiegato cosa volevamo da loro e come ottenerlo, coordinando i tempi di raccolta, di fermentazione, di asciugatura fino alla consegna del caffè a questa persona di fiducia che si è occupata della selezione e di ogni passaggio fino alla spedizione.

Avevamo contatti pressoché quotidiani anche a causa delle condizioni precarie del mercato e del sistema dei trasporti che ha avuto momenti di vero caos. È stato complesso individuare un prezzo che fosse equo e incentivante: le produttrici hanno ricevuto un premio cospicuo (un incremento di ricavo pari a quasi il 50%, evidenzia Amka), per dimostrare che lo forzo dato per lavorare bene viene ripagato e conviene, rispetto al lasciare la piantina a se stessa, raccogliendo pochi frutti e vendendoli ai “coyote”, ovvero piccoli intermediari che comprano la materia prima a cifre ridicole. Quando sono arrivati i primi campioni che hanno ottenuto la certificazione CSC sono stato molto contento e la soddisfazione è stata piena quando finalmente ho visto sbarcare il container a Genova».

Questo caffè dalle note decise e piacevolissime è stato suddiviso tra i torrefattori del Consorzio che lo tosteranno e lo venderanno in miscela o singola origine, accompagnato da un logo che evidenzia che si tratta di un caffè delle donne e l’impegno di CSC accanto ad Amka per ottenerlo.

Alla domanda «Cosa vorresti che una persona sapesse sulla tazzina di caffè che sta bevendo?», la risposta pressoché unanime delle 80 donne coinvolte nel progetto è: «Che ci sono tanto lavoro e tanta fatica dietro, più di quello che si immagina». Grazie alla differenza di prezzo offerta rispetto alla media di mercato e al supporto in fertilizzanti gratuiti, per la prima volta le donne coinvolte nel progetto si sono sentite ascoltate, riconosciute e valorizzate. Inoltre, questo progetto sta gettando le basi per alcuni importanti cambiamenti, primo tra tutti l’indipendenza economica: il pagamento del caffè viene infatti versato alle donne, con l’obiettivo di sottolineare che sono loro a dovere beneficiare e gestire i guadagni ottenuti grazie al proprio lavoro.

Ad oggi, il gruppo che ha partecipato al progetto ha scelto di eleggere una giunta, composta da una presidentessa, Dona Juanita, e altre quattro donne. Questo rappresenta solo il primo passo del sogno più grande di costituirsi come collettivo o associazione. Forse l’impatto più importante e significativo del progetto è proprio questo: avere stimolato il desiderio di auto organizzarsi, e impegnarsi per i propri diritti e la propria indipendenza.

La tradizione piemontese spiegata in quattro dessert (e quattro grappe)

dolci piemontesi
dolci piemontesi
Dal racconto di Clara e Gigi Padovani all'interpretazione della pastry chef Sara Tosto: ecco i segreti (e gli abbinamenti perfetti) per questi dolci storici

Quando si parla di Piemonte si pensa subito a grandi vini, ma anche a dessert storici. Ne sono un esempio il bonèt, il giandujotto e i baci di dama. Gli esperti Clara e Gigi Padovani insieme con la pastry chef del ristorante di Villa La Bollina di Serravalle Scrivia, Sara Tosto, hanno ripercorso le tappe storiche legate a questi dolci. In più, per valorizzare un'altra produzione simbolica della regione, hanno giocato ad abbinare a ciascun dessert le diverse etichette prodotte da Grappa Libarna.

Giandujotto

Chiamato giandojòt in piemontese, questo cioccolatino fatto di cioccolato e pasta di nocciole si presenta con la forma inconfondibile di barca rovesciata. La sua pasta è nata a Torino nel 1806 ad opera dei cioccolatai della città durante il blocco economico ordinato da Napoleone per i prodotti dell'industria britannica e delle sue colonie. I pasticceri dell'epoca dovettero sostituire l'ormai costosissimo cacao con la nocciola tonda gentile delle Langhe, che era più economica e facile da trovare. La ricetta originaria del giandujotto era composta da cacao, acqua, zucchero e vaniglia. Vent’anni più tardi il maestro cioccolatiere Michele Prochet, in società con Caffarel, perfezionò la ricetta, aggiungendo le nocciole tostate e macinate finemente. Questo cioccolatino innovativo fu anche il primo ad essere incartato singolarmente ad opera di Caffarel. Il debutto del giandujotto di Caffarel risale al carnevale del 1865, durante i festeggiamenti della maschera torinese Gianduja. Persone così mascherate distribuivano il cioccolatino per le strade della città. Da questo episodio i cioccolatini Caffarel presero il nome di giandujotti. Secondo i Padovani, l'abbinamento perfetto è con la Grappa Bianca Cristallo: morbida, nata da un blend di purissime acquaviti di vinaccia, è giovane e aromatica, sprigiona profumi di fiori freschi.

Baci di dama

Originari della città di Tortona, i baci di dama nacquero circa un secolo fa. Sono composti da due calotte di pasta unite dal cioccolato. Il risultato estetico ricorda due labbra unite in un bacio. Tuttavia, sulla città di origine di questo dessert ci sono diverse teorie. Infatti, secondo un'altra versione riportata in un libro del 1933, i baci di dama sarebbero nati a Novi Ligure per mano del pasticcere Auguro Manelli. In seguito al suo trasferimento a Tortona e grazie all'incontro con Vercesi e Zanotti, il dolce divenne famoso e, con esso, anche la sfida sui natali contesi dalle due città vicine. C'è anche una leggenda che ammanta di regalità l'origine dei baci di dama. Si dice che siano nati dalla fantasia di un cuoco di casa Savoia nel 1852, dietro richiesta di Vittorio Emanuele II di assaggiare un nuovo dolce. Esistono numerose varianti di baci di dama, tra cui i torinesi Umbertini, ripieni di cioccolato. Ma da Lamezia Terme ad Alassio, a cambiare è il ripieno. Ai baci di dama ben si abbina la Grappa di Barbera e Dolcetto Riserva: strutturata e complessa, è ottenuta da uve Barbera e Dolcetto invecchiate in barrique di rovere francese per almeno 18 mesi.

Bonèt

Il bonèt (detto anche bunèt) è uno dei dolci più antichi della tradizione dolciaria piemontese. Partendo dal mix di cioccolato e rum, oggi è presente in qualunque ristorante della regione. Le sue origini risalgono a un tempo in cui il cioccolato era sconosciuto in Europa. Il bonèt nasce tra le Langhe e Monferrato attorno al XIII secolo e veniva servito a conclusione di sontuosi banchetti medievali. All'epoca era fatto senza cacao, pertanto si presentava bianco. Si usavano latte, uova, amaretti e zucchero. In seguito, con l'arrivo del cioccolato dalle Americhe, l'impasto si è scurito e oggi il bonèt si è guadagnato l'etichetta di Prodotto Agroalimentare Tradizionale. Il rum è arrivato in epoca moderna, andando ad arricchire la miscela di latte, zucchero, amaretti e uova. Il suo nome sta a indicare un cappello o berretto tondeggiante, simile alla forma dello stampo a tronco di cono basso in cui veniva cucinato questo budino. Lo stampo, solitamente di rame, era chiamato bonèt ëd cusin-a, ovvero “cappello da cucina” o “berretto del cuoco”. Un'altra interpretazione vuole che l'appellativo di cappello sia collegato alla posizione del dessert, cioè alla fine del pasto, come conclusione – quindi cappello di tutto ciò che si era mangiato. Al bonèt si può abbinare la Grappa di Barolo Riserva: prodotta da sole vinacce di uve Nebbiolo provenienti dalle Langhe del Barolo, è frutto di un lungo invecchiamento di almeno 18 mesi, 12 dei quali in tonneaux e gli altri 6 in barrique di rovere francese.

Bignè

Anche se non originari del Piemonte, anche i bignè si sposano molto bene con le grappe della regione. La pasta choux, utilizzata per fare i bignè, fu creata a Firenze nel XVI secolo ad opera del cuoco Penterelli, al servizio di Caterina de' Medici. Successivamente, la pasta choux si diffuse in Francia, dove fu usata per preparare i bignè. Grazie all'estro di Jean Avice e Marie-Antoine Carém, si iniziarono a farcire i bignè con crema pasticcera, chantilly, guarnendo la montagnetta di pasta con caramello o cioccolata. Da qui ebbe origine anche il profiterole. Ai bignè, che Tosto ha farcito con zabaione e crema chantilly, i Padovani abbinano la Grappa di Moscato Barricata: gusto dolce e aromatico, è invecchiata per 12 mesi in barrique di rovere francese.

Cenni storici su Grappa Libarna

Grappa Libarna, marchio di proprietà del Gruppo Montenegro dal 1999, inizia la sua storia ispirandosi all'antica città romana rinvenuta tra Arquata Scrivia a Serravalle Scrivia, in provincia di Alessandria. Dalle caratteristiche di questo insediamento prende ispirazione la Distilleria Gambarotta quando, nel 1906, viene presentata Grappa Libarna in una bottiglia che ricorda la forma di capitelli delle colonne romane.

Barawards Gala Dinner 2022: il racconto per immagini

Barawards 2022
Le immagini di Barawards Gala Dinner 2022, con tutti i protagonisti. Sfoglia l'album della festa e scarica le foto che preferisci

Una serata super, quella dedicata ai Barawards 2022. Lunedì 12 dicembre, al Palazzo del Ghiaccio di via Piranesi a Milano, è andata in scena la cena di gala che ha accompagnato la consegna dei premi ai professionisti dell'ospitalità d'eccellenza made in Italy, organizzata dalle nostre riviste Bargiornale, Dolcegiornale, Ristoranti e Hotel Domani. Ed è stata davvero una festa memorabile per tutti i protagonisti.

Tanti i momenti emozionanti sul palco, ma anche tra i tavoli si respirava un'atmosfera di celebrazioni e di festa. I nostri fotografi hanno immortalato tutti i momenti chiave e il clima della serata:qui sotto si possono sfogliare e scaricare tutte le foto della serata dei Barawards 2022.

 

 

BARAWARDS GALA DINNER 2022: LE IMMAGINI DELLA SERATA

 

 

Vantguard: dalla Vantguard Cup Italy ai Barawards

Il Jeffer di Pisa ha vinto la prima edizione della competizione targata Vantguard. I protagonisti in prima fila alla serata di gala dei Barawards 2022

La finale della Vantguard Cup Italy, la competizione targata Vantguard, si è tenuta l’11 dicembre presso il Sanctuary di Milano e ha visto salire sul gradino più alto del podio il Jeffer di Pisa, che si è aggiudicato una Vantguard Experience in Messico con tour di una distilleria.

Vantguard ai Barawards: cocktail vincenti e premi da sogno

Con la prima edizione della Vantguard Cup Italy ormai conclusa, il gruppo spagnolo creatore e proprietario di marchi e bevande super-premium distribuiti in più di 70 Paesi nel mondo, è approdato ai Barawards, il premio annuale delle testate Bargiornale, Dolcegiornale, Ristoranti e Hotel Domani.

I cocktail da medaglia d’oro della squadra vincente hanno accompagnato la serata di gala del 12 dicembre presso il Palazzo del Ghiaccio, un luogo incantato che ha accolto più di 500 ospiti, tra operatori del settore e appassionati. Hanno calcato il palco grandi nomi del mondo food & beverage, locali, barman, personalità della mixology e non solo.

Vantguard con Jeffer: un altro giro!

Nella fase pre e durante evento, molto apprezzati i drink del Jeffer proposti allo stand Vantguard.

PINK PUNK - un gin tonic floreale a base di Gin Raw, beverino, leggero e profumato.

PALOMA SPRITZ - un aperitivo agrumato con Bonanto, twist di un grande classico, perfetto per aprire le danze.

HOUSE NEGRONI - la rivisitazione di un evergreen con il magic touch di Tequila Curado Espadìn, decisamente carismatico.

Vantguard è stata protagonista anche dell’after party, mettendo a disposizione del team del Rita, storico locale milanese, i prodotti della Vantguard Collection per cocktail interessanti serviti nello speakeasy creato ad hoc per i Barawards.

Il premio Vantguard per il Bartender dell’Anno

In qualità di sponsor, Vantguard ha tenuto a premiare non solo il Bartender dell’anno, ma tutti e tre i finalisti di categoria ai Barawards con una Vantguard Experience in Europa e - per il primo posto - oltre al viaggio europeo anche un'esperienza di alta gastronomia in Italia. Insieme con Edoardo Nono, host della serata, sul palco a consegnare i premi anche Luciano Novena, Country Manager Vantguard.

Verso un nuovo anno denso di successi

Un susseguirsi di iniziative, incontri ed eventi senza eguali quelli firmati Vantguard, che si prepara a un 2023 sempre più sfidante e una nuova Vantguard Cup Italy alla sua seconda edizione!

Fratelli Francoli Distillerie presenta La Visione di Luigi

Fratelli Francoli Distillerie La Visione di Luigi
La nuova nata della distilleria piemonese è la prima grappa 100% ecosostenibile, frutto di trent’anni di impegno per l’ambiente.

Prima distilleria a Impatto Zero, Fratelli Francoli Distillerie presenta l’ultima nata fra le sue grappe, La visione di Luigi, frutto di oltre trent’anni di impegno per l’ambiente e di un’arte distillatoria che affonda le sue origini nel 1875. L’ultima nata è dedicata a Luigi Francoli, che nel 1951 decise di spostarsi a Ghemme (in Piemonte), dove da allora l’azienda ha la sua sede, scegliendo un territorio ricco di materie prime per la sua attività. Oggi la famiglia Francoli è a capo di una holding che ha diversificato la sua attività, arrivando perfino a creare una centrale termoelettrica di proprietà, la Francoli Energia, per creare energia pulita. L‘anima del Gruppo rimane – però – sempre la grappa, da cui tutto ebbe inizio.

Un progetto che viene da lontano

Fratelli Francoli Distillerie adotta, oramai da molti anni, sistemi e processi coerenti con la filosofia della sostenibilità. Tuttavia, tradurre in comunicazione il proprio know how al mondo esterno è risultato e continua a risultare difficile.

Da anni c’era il desiderio di sviluppare un progetto di grappa ecosostenibile per dare al consumatore un prodotto che fosse anche il risultato dell’impegno quotidiano gruppo per l’ambiente. Un prodotto ottenuto mediante l’utilizzo esclusivo della grappa Luigi Francoli, dal 2006 certificata a Impatto Zero, e di un packaging che prevede l’utilizzo di componenti ottenuti da processi sostenibili e da materie rinnovabili, riciclate e riciclabili, nel pieno rispetto dell’ambiente ambientale e della salvaguardia del territorio e delle risorse naturali.

Con La Visione di Luigi, ambasciatrice della casa, l’azienda esprime dunque tutto quello che ha imparato in questi oltre 30 anni di cammino.

Grappa da distillazione ecosostenibile

Di per sé la distillazione della grappa contiene molti elementi ecosostenibili. L’attività infatti nasce come un modo per sfruttare una materia prima secondaria, la vinaccia, composta dalle bucce, dai semi e dai raspi dell’uva. Dalle bucce si ottiene la grappa, i semi contengono un prezioso olio dietetico e cosmetico, mentre i raspi possono essere usati come combustibile o pacciamante. Non si scarta nulla!

Un processo che Fratelli Francoli Distillerie ha portato ai suoi estremi più virtuosi. Dopo la distillazione, infatti le bucce vengono infatti essiccate e utilizzate come unico combustibile per produrre il vapore necessario al processo di distillazione e al riscaldamento di tutta l’azienda. Le ceneri di combustione sono un ottimo fertilizzante. In questo modo in distilleria entra una materia prima secondaria rinnovabile, la vinaccia, e non esce alcun rifiuto. Un grande esempio di sostenibilità e di economia circolare.

Una grappa innovativa e coinvolgente

Calda, morbida, rotonda, con note di uva passa, una sensazione di avvolgente vellutatura e un retrogusto persistente e pulito, La Visione di Luigi si rivolge a tutti gli amanti del distillato Italiano per eccellenza. Ma anche a un pubblico più trasversale: a tutti coloro che magari non si sono ancora avvicinati all’universo della grappa, ma che hanno a cuore il rispetto dell’ambiente e che si sentono attori nel mondo in cui consumano.

Per creare un ponte tra il suo progetto e il pubblico, l’azienda ha scelto dei modi innovativi anche per quanto riguarda la comunicazione: La Visione Di Luigi è infatti la prima grappa a comunicare in realtà aumentata.

Un potente strumento che permette di integrare informazioni e contenuti virtuali sovrapponendoli all’ambiente in cui ci si trova. Immergersi e interagire con immagini, video e contenuti che prendono vita. Quindi partendo da un elemento fisico, l’etichetta della bottiglia, il consumatore viene portato dentro al mondo reale/virtuale de La Visione Di Luigi.

La Visione di Luigi è quindi molto di più di una grappa: rappresenta e incarna la visione e il modo di pensare e fare di Fratelli Francoli Distillerie fin dal 1988.

Seatrus Gin – Acqua di Mare, il gin firmato Giulio Amodio

Seatrus Gin
Presentato ufficialmente in Italia a Les Rouges di Milano, il nuovo gin, creato con la supervisione di Oscar Quagliarini, è il primo che usa il cedro di Calabria al posto dei più tradizionali agrumi abbinato alla salinità di acqua di mare purificata

Un buon bartender mette tutto se stesso in ogni drink. Capita però non di rado che l’innata creatività che caratterizza i professionisti del bancone, li spinga ad andare oltre la creazione di signature per mettere a frutto il loro enorme bagaglio di conoscenze, stile e gusto nella creazione di nuovi spirit. È quanto ha fatto Giulio Amodio, bartender di origini calabresi e da 15 anni bar director del China Tang at the Dorchester di Londra, che ora esordisce anche nelle vesti di imprenditore con il suo brand Seatrus Gin Acqua di Mare.

Lanciato ufficialmente in Italia a Les Rouges Milano, il nuovo distillato è un compound gin dallo spiccato carattere mediterraneo, realizzato con sole botaniche provenienti dal Belpaese. A caratterizzarlo la presenza nella ricetta di un unico agrume, proveniente dalla terra di origine di Amodio, la Calabria: il cedro Liscio Diamante di Santa Maria del Cedro, vera eccellenza a livello mondiale, che conferisce al prodotto il suo gusto tipico, aroma e il colore dorato. Il ginepro utilizzato invece nasce in Toscana, dove il bartender ha vissuto per molti anni prima di spostarsi a Londra. A questi si aggiungono la radice di liquirizia biologica calabrese e i semi di coriandolo.

Completa la ricetta, messa a punto sotto la guida di un altro big della miscelazione, Oscar Quagliarini, un altro ingrediente d’eccezione: l’acqua di mare raccolta in Sardegna a una profondità di 43 metri e purificata, che dona un tocco di salinità.

A occuparsi della produzione di Seatrus Gin è la Distilleria Quaglia di Torino, dove il prodotto viene imbottigliato in un’elegante bottiglia con etichetta blu mare che si sposa alla perfezione con il colore del distillato. A enfatizzare il tema marino è poi il tappo brevettato, che contiene una bussola funzionante.

Semplice, fresco e mediterraneo il nuovo gin ha già ottenuto prestigiosi riconoscimenti internazionali, quali la medaglia d’oro a The Spirit Business Luxury Master 2022 ed è in carta in locali di rilievo quali il Borro by Ferragamo e lo Sketch a Londra, il Cipriani a Milano, e molti altri.

Perfetto per Gin&Tonic e Martini Cocktail, ma anche per nuove creazioni, Seatrus Gin ha il suo signature bandiera proprio nel Gin&Tonic decorato però con una grande oliva verde, per un serve inconfondibile tutto giocato sul contrasto salinità \ freschezza. Altro signature già di grande successo è il SeaSpritz, preparato miscelando il gin con soda al cedro homemade e completato da un’oliva verde.

Altro signature presentato in occasione del lancio italiano è AquaRiva, dedicato alla storica barca Riva 33 AquaRiva, dove si unisce a miele al cedro, succo di limone, succo d’arancia, albume, completando con una spruzzata di Aqua di Mare spray.

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Le ricette di Seatrus Gin

Seatrus Gin&Tonic

Seatrus Gin
Ingredienti:

5 cl Seatrus Gin, top di tonica
Preparazione:
build
Decorazione:
oliva verde
Bicchiere:
tumbler alto

SeaSpritz

SeaSpritz
Ingredienti:
50 ml Seatrus Gin, 150 ml soda al cedro homemade,
Preparazione:
build
Decorazione:
oliva verde
Bicchiere:
calice

Seatrus Martini

Seatrus Martini
Ingredienti:
60 ml Seatrus Gin, 10 ml Noilly Prat Dry, Acqua di Mare spray
Preparazione:
stir
Decorazione:
oliva verde
Bicchiere:
coppetta

AquaRiva

AquaRiva
Ingredienti:
50 ml seatrus Gin, 25 ml miele al cedro, 5 ml succo di limone, 10 ml succo d’arancia, 5 ml albume, Aqua di Mare spray
Preparazione:
double shake
Bicchiere:
coppetta

L’insostenibile pesantezza del lavoro dietro al bancone

La salute mentale, oltre che fisica, di chi lavora al bar è stata messa ancor più a dura prova dalla pandemia: è tempo di occuparsene seriamente. Tremila corsi gratis on line per i lettori di Bargiornale su sonno, equilibrio lavoro-vita privata e forma fisica. Scopri come accedere

Certo, per molti lavorare dietro un bancone è così stimolante, adrenalinico, totalizzante da mettere in secondo (o terzo) piano le fatiche che comporta (complice una passione spesso cieca).

Ma il rovescio della medaglia è lì da vedere: lunghe ore di lavoro fisico in un ambiente stressante, alimentazione sbilanciata, stress economico dovuto alle paghe basse e al lavoro non sempre sicuro, sonno irregolare e facile accesso all’alcol sono tutti aspetti che, se sottovalutati e non tenuti a bada con opportune contromisure e bilanciamenti, alla lunga (per alcuni anche alla breve) finiscono per presentare il conto, sotto forma di problemi fisici o disagi psicologici.

Jason-Candid Knüsel, ceo di Healthy Hospo

La pandemia ha fatto emergere in modo prepotente nuove difficoltà: «L’incertezza sul futuro, l’aver perso lavoro e paga senza poter attingere a risparmi inesistenti, la solitudine acuita dal distanziamento sociale hanno fatto esplodere i problemi di salute mentale nel mondo dei lavoratori dell’ospitalità - racconta Jason-Candid Knusel, fresco di nomina a managing director di Healthy Hospo, associazione non profit inglese che punta a supportare i professionisti in difficoltà e a lavorare con le aziende del mondo dell’ospitalità per creare ambienti di lavoro migliori -. Molti non hanno retto e hanno abbandonato il settore, che ha perso un bagaglio importante di professionalità. È tempo di occuparsi seriamente del benessere delle persone che lavorano nei bar, perché creare un ambiente di lavoro sano aiuta il business: se un dipendente sta bene, lavora meglio, sviluppa capacità e competenze e affina la propria arte dell’accoglienza. Nel nostro lavoro, che ha a che fare con le persone, l’esperienza acquisita sul campo è fondamentale».

La salute fa bene al business

Riflessioni condivise da molti, si dirà, soprattutto tra chi persegue l’eccellenza. Peccato che poi, fa notare Jason, quando si parla di formazione «il 95% dei corsi proposti per i bartender sono focalizzati sugli aspetti tecnici del mestiere; il resto è perlopiù legato a temi di management. Ma sulla “sostenibilità” personale davvero c’è poco o niente».

Healthy Hospo si pone l’obiettivo di colmare questo gap e di fornire strumenti e consigli utili ai gestori per portare più benessere sui luoghi di lavoro: «Un luogo che si occupa del benessere dei propri dipendenti - dice Jason - è più profittevole, ha una maggior resilienza, offre un servizio migliore ed è in grado di attirare e trattenere i migliori talenti».

La responsabilità collettiva e quella individuale

Coltivare una cultura del benessere parte da piccoli gesti: «Chiedere alle persone: “Come va oggi?”, “Come ti senti?” è un primo passo per mostrare interesse. Ma naturalmente non basta: occorre progettare i luoghi e programmare i tempi in modo che siano sostenibili. In questo modo si prevengono molti dei possibili problemi: stress, tensione, stanchezza, fino al burn out. Anche in questo campo, prevenire è molto più salubre che occuparsi delle questioni quando la frittata è fatta».

Certo, poi ogni singolo professionista deve fare la propria parte per coltivare e mantenere il proprio benessere: «Qui la cosa più importante da capire - afferma Jason - è che le ricette uguali per tutti non esistono. Certo, ci sono alcuni elementi che sono alla base del benessere fisico e mentale: una giusta dose di sonno, una corretta alimentazione, l’esercizio fisico. Ma al di là di questo, lo stare bene è un obiettivo che richiede una buona conoscenza di se stessi: ognuno dovrebbe porsi la domanda: “cos’è che mi fa stare davvero bene? In che modo riesco a ricaricare le pile?”. Una volta ottenuta la risposta, è importante trovare il tempo per dedicarsi alle proprie “attività rigeneranti”».

Abbiamo menzionato un “kit di base” senza il quale ogni sforzo di stare bene (o stare meglio) rischia di vanificarsi. L’idea di base è di staccare il pilota automatico e cominciare a chiedersi se quello che facciamo ci è utile, ci serve, ci fa bene. Chiarendo a noi stessi la differenza tra un’abitudine e una buona abitudine.

Un esempio? Rinunciare a qualche shot e drink extra, magari cominciando a domandarsi se veramente si ha bisogno di quel drink dopo un’interminabile giornata di lavoro e che effetto ci fa (o magari se se ne ha bisogno tutti i giorni).

E poi ci sono le cose che male sicuramente non fanno: seguire un programma di esercizio fisico di almeno 30 minuti tre volte a settimana; fare meditazione, yoga o qualsiasi altra pratica - anche una semplice passeggiata nella natura - che tenga a bada stress e ansia; dedicarsi a un hobby che non ha a che fare col lavoro, coltivare amicizie con interessi e lavori diversi dai nostri. Cominciando un passo alla volta. *

Corsi gratis per i lettori di Bargiornale

Stare meglio è un’aspirazione per molti della bar industry: qualcuno cura il proprio benessere fin dall’inizio, molti altri sono “costretti” a prendersi più cura di sé quando il fisico (o la testa) cominciano a fare i capricci. Per ricordare che i vent’anni (intesi come età anagrafica) sono passati. Healthy Hospo sta mettendo a punto un kit di corsi on line per supportare chi vuole stare meglio, con consigli e buone pratiche.

I primi tre si chiamano “Master your sleep” (il sonno è la base del benessere), “Re-Balance your time” (per perseguire il giusto equilibrio tra lavoro e vita privata) e “Move your body” (esercizi per mantenere la forma fisica). Costano poche sterline, ma per i lettori di Bargiornale più lesti a cogliere l’opportunità, possono essere usufruiti gratuitamente (ci sono tremila corsi gratis disponibili).

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Panettone, creatività e tradizione in vetrina – prima parte

Cremeria Capolinea
Cremeria Capolinea
Dall'attenzione alle materie prime alle interpretazioni del territorio: ecco, da Nord a Sud, tutte le versioni del grande lievitato delle feste, firmate da chef e pasticceri

Con l'arrivo del Natale i pastry chef italiani - ma anche cuochi, pizzaioli, maestri cioccolatieri e panificatori - si misurano con il Panettone. La tendenza per le festività 2022 è legata alla selezione degli ingredienti, ma anche agli abbinamenti. Da Nord a Sud si assiste a una nuova attenzione sul Pandoro artigianale. Non mancano le interpretazioni gourmet salate. Ecco la rassegna di panettoni e pandori, tradizionali e creativi di Natale 2022.

Andrea Berton

Andrea Berton
Il Panettone di Andrea Berton
Anche lo chef Andrea Berton si misura con il Panettone artigianale. Disponibile in formato da un chilo, la sua versione omaggia il grande lievitato seguendo la ricetta milanese.  

Antonino Cannavacciuolo

Il Panettone di Cannavacciuolo
Il Panettone di Cannavacciuolo
Per il suo primo Natale da tristellato, chef Cannavacciuolo ha dedicato la sua attenzione al Panettone. Sono disponibili sette variazioni sul tema: oltre al Classico, è possibile gustare la versione al Limoncello, il Pere e cioccolato, Cioccolato e Caffe, Gianduia, al Pistacchio, il Melannurca Igp e il Dolce di Natale vegano al cioccolato.

Bar Roma

Il Panettone di Tommaso Perrucci
Il Panettone di Tommaso Perrucci
Tommaso Perrucci, pastry chef e patron di Bar Roma, a Cerignola (Fg), firma un'offerta delle feste che parla di Puglia. Il Panettone classico riprende il modello Galup, quindi basso e mandorlato sulla cupola. Le ricette alternative sono: Cioccolato bianco e caffè (impasto al caffè con dentro chicchi macinati); Agrumi canditi (mandarino a pezzi) e caramello; Triplo cioccolato. Non manca il must, Grano arso Senatore Cappelli del mulino Agrigiò e frutti rossi. Infine, c'è il Pandoro, classificato tra i primi trenta prodotti della categoria, presentati a Mastro Panettone 2022.

Bonfissuto

Il Panettone di Bonfissuto
Il Panettone di Bonfissuto
Giulio e Vincenzo Bonfissuto omaggiano il Natale 2022 con due novità:. Il primo è un panettone all'olio extra vergine di oliva e limoni di Sicilia (senza lattosio). Il secondo si fregia di un packaging realizzato dallo Street Artist Mart Signed, che raffigura le Tre Grazie. L'impasto è fatto con gianduja, gocce di cioccolato fondente e la crema allo zabaione e marsala. Disponibili anche le versioni Tradizionale, Pandorato, Pere e cioccolato, Frutti di bosco, Cioccolato, Pistacchio, Mandorla, Nocciolato, Cioccolato 18 carati e le versioni Pop Art (impasto al cioccolato, con canditi d’arancia e cioccolato di Modica IGP e bagna al rum) e Dalì (con gocce di caramello salato e glassa di cioccolato al latte).

Casa Manfredi

Giorgia Proia
Giorgia Proia (credits CoffeeAndLucas)
La pastry chef di Casa Manfredi Giorgia Proia firma un Panettone classico al burro Lescure, prodotto francese di altissimo livello. Accanto alla versione classica, ci sono quattro ricette alternative: il Romanese (classico, ma fatto a Roma, disponibile anche in vasocottura), il Tout Chocolat, il Marron Glacè, l'Albicocca e nocciola. Si aggiunge il Pandoro e il Fichissimo, un panettone special edition realizzato a quattro mani insieme alla chef di SantoPalato Sarah Cicolini. Gli ingredienti: fichi bianchi canditi e mandarino candito Agrimontana, noci e glassa alla cannella. Grande attenzione anche al packaging, firmato dall'illustratrice Susanna Gentili.

Chocolat

Chocolat
Il Panettone di Chocolat
La Pasticceria ferrarese Chocolat, creata dal maestro Cristiano Pirani, omaggia il Natale 2022 con una vasta gamma di lievitati artigianali a lunga lievitazione, tutti preparati con lievito madre, burro e uova da allevamento a terra. Oltre al panettone classico, è possibile gustare la versione ai tre cioccolati, quella alcolica a base di bombardino e una con una farcitura di albicocche, caramello e rum. Disponibile anche il pandoro realizzato con lievito madre.

Cremeria Capolinea

Cremeria Capolinea
Il Panettone di Cremeria Capolinea
Il Panettone pensato da Simone De Feo è un omaggio ai sapori tipici dell'infanzia. In un connubio tra lenta lievitazione e selezione dei produttori per le materie prime, il dolce tipico delle veste è proposto in quattro diverse varianti: dal classico Milano all’impasto al Cioccolato e Arancia, da quello Pera e Gianduia alla variante Pesca e Pistacchio. A questa si aggiunge il Pandoro e il Panettone al Tiramisù.

Daniel Canzian

Il Panettone di Daniel Canzian
Il Panettone di Daniel Canzian
Daniel Canzian firma "MI.O", Panettone nato dalla collaborazione tra lo chef e Albertengo. Il risultato: una fetta dal gusto classico, soffice, con un'alveolatura che cattura la pasta di arance arrosto fatta dallo chef. Il momento giusto per provare questo grande lievitato sono "Le Giornate del Panettone", in programma tutti i sabati alle ore 9.30 presso il ristorante nel cuore di Brera. Inoltre, è possibile comprarlo online.

Davide Longoni

Il Panettone di Davide Longoni
Il Panettone di Davide Longoni
Il Natale 2022 di Davide Longoni si concentra nel suo panettone artigianale, vestito dal packaging esclusivo dell'artista Gianluca Cannizzo (disponibile in formato da 500 gr a 20 euro e da 1 kg a 40 euro). A dicembre saranno anche disponibili alcune limited edition: cioccolato, con cioccolato fondente Ecuador 60% di Marco Colzani; limoni canditi Jam Session, amarena di Cantiano e pasta di mandorla, arricchito da infuso di rooibos sudafricano, amarene, prugne, malva e pezzi di mela di Teiera Eclettica, che dona una particolare aromaticità al lievitato; zafferano e pesca candita, realizzato con zafferano in pistilli “Zafferanza” dell'azienda Mastri Speziali, che coltiva questa preziosa spezia in Brianza tramite metodi manuali (dalla raccolta all'essiccazione, la fase più delicata) e seguendo una coltivazione naturale senza l’uso di sostanze chimiche (prezzo: 42 euro). Oltre ad assicurare il sapore e la cura nella realizzazione del grande lievitato, il panettone firmato dal panificatore milanese è anche un invito a tornare ad apprezzare il Natale come momento di festa e di condivisione.

Diego Vitagliano

Il Panettone di Diego Vitagliano
Il Panettone di Diego Vitagliano
Il maestro pizzaiolo Diego Vitagliano ha firmato tre varianti del Panettone tradizionale. Accanto a quella classica, c'è quella al cioccolato e quella con glassa al pistacchio (impasto bianco con cioccolato belga fondente e al latte e glassa dura al pistacchio siciliano). I prodotti sono approdati a Doha, in Qatar, pur con qualche accortezza per il mercato musulmano. Infatti, '’uvetta, che a Napoli viene bagnata nel rum per ammorbidirla e renderla più saporita, varcato il Mediterraneo viene utilizzata semplice, date le restrizioni relative agli alcolici.

Distilleria Schiavo

Il Panettone di Distilleria Schiavo
Il Panettone di Distilleria Schiavo
Per il Natale 2022, Distilleria Schiavo di Costabissara (Vi) propone un panettone pensato a quattro mani con la pasticceria Marisa. La ricetta parte dal cioccolato fondente, con cui è realizzata una crema al cioccolato, arricchita con il liquore alla prugna Schiavo.

Fabrizio Tesse

Il Panettone di Fabrizio Tesse per Gerla
Per Fabrizio Tesse il Natale è salato. Infatti, per le festività 2022 Gerla 1927 sposa la creazione dello chef stellato: un Panettone gourmet con impasto a base di lievito madre e con inserto di fichi e castagne bollite. All’interno della confezione sono contenute le istruzioni per il completamento del piatto. Infatti, il panettone andrà tagliato a fette, tostato in padella o al forno e farcito con una crema al lardo ed erbette da spalmare al momento in cui si serviranno le fette calde.

Fatamorgana

Il Panettone di Fatamorgana
Il Panettone di Fatamorgana
Senza glutine e ripieno di gelato naturale: è questa l'idea di Panettone secondo Maria Agnese Spagnuolo per Natale 2022. L'ideatrice e maestra gelatiera di Fatamorgana, Tre Coni Gambero Rosso, ha pensato a due varianti. Il primo ha una copertura al cioccolato bianco montato a frusta, scaglie di mandorle d’Avola tostate, pistacchi di Bronte e scorze d’arancia di Sicilia semi-candite. Il ripieno è di gelato al pistacchio di Bronte, gelato alla mandorla d’Avola e gelato alle fragoline di bosco. Il secondo Panettone ha una copertura alla gianduia e nocciole d’Alba tostate intere, con un ripieno di gelato ‘Bacio del Principe’, sorbetto di lamponi e zabaione con marsala riserva targa Florio.

Fiasconaro

Il Panettone al Cioccolato griffato Dolce&Gabbana realizzato daFiasconaro
Il Panettone al Cioccolato griffato Dolce&Gabbana realizzato da Fiasconaro
Omaggiato anche da Eater, Nicola Fiasconaro è ormai noto in tutto il mondo per il suo panettone. Quest'anno dal laboratorio di Castelbuono il Panettone al Cioccolato intreccia il suo percorso con lo stile di Dolce&Gabbana. Oltre alla qualità delle materie prime, questo grande lievitato si fa notare per la creatività delle sue confezioni in latta. Oltre alla variante al cioccolato, il Panettone di Fiasconaro è disponibile nelle varianti al pistacchio, agli agrumi e zafferano, alle nocciole con crema alla manna morbida da spalmare, alle mandorle, tradizionale con vino perpetuo Vecchio Samperi, alle castagne glassate e al gianduia. Da provare anche i torroncini.

Filippi

Il Panettone di Filippi
Il Panettone di Filippi
Per Natale 2022 Pasticceria Filippi presenta il Panettone alla Gianduia. La nuova ricetta, arricchita da gocce di gianduia nell'impasto, è amplificata dalla presenza di crema alla gianduia preparata dai mastri cioccolatieri piemontesi Giraudi. L'azienda certificata B-Corporation aggiunge questa nuova creazione alle 55 referenze già presenti in catalogo. Anche quest'anno Andrea Filippi punta sui grandi classici. Si va dal panettone classico a quello con il caramello salato, dal panettone al pistacchio all'integrale con frutti rossi, dallo Speciale con fragoline di bosco e cioccolato al latte fino agli Speziati, passando per diverse proposte alla frutta come quello ai marroni o all'albicocca e ai dolci 100% olio extra vergine d’oliva, realizzati sostituendo nell'impasto il burro e i derivati del latte con olio evo.

Follador

Il Panettone e il Pandoro di Follador
Il Panettone e il Pandoro di Follador
Il Natale 2022 di Follador profuma di tradizione. Il laboratorio di Antonio Follador propone il Panettone artigianale – preparato con pasta viva di lievito madre in 7 diverse ricette (Gran Mandorlato, Panettone Glacè, Pistacchio, Panettone Cioccolato e Amarene, quello Mele, Noci e Cannella, e ancora con Limone, Orzo tostato e Gianduia – spaziando poi fino al Pandoro con una variazione sul tema che omaggia il tiramisù.

Forno Brisa

Il Panettone di Forno Brisa
Il Panettone di Forno Brisa
L'avventura di Forno Brisa è iniziata nel 2015 con quattro persone. Oggi, a lavorare a questo progetto che non perde mai di vista il benessere umano e del pianeta, sono in 40 con un età media inferiore ai 30 anni. Il panettone - anzi, i panettoni - diventa dunque un simbolo di progettualità e di un futuro buono e giusto. Per il Natale 2022 il gruppo di Forno Brisa propone il panettone Classico (prezzo: 39 euro), Gianduia (42 euro), Albicocca e Cioccolato (42 euro), i Remix (ricette nate in collaborazione con amici produttori, 42 euro), i Vegani (anche alla Gianduia, 39 euro) e i Brutti ma Buoni (da acquistare solo nel punto vendita di Bolognina, 28 euro). Non manca il Pandoro realizzato con le farine della filiera di Forno Brisa (39 euro). Tutti i grandi lievitati sono portatori di un grande annuncio: il lancio di una nuova campagna di equity crowdfunding.

Gianluca Fusto

Il Panettone Milano di Fusto
Il Panettone Milano di Fusto
Gianluca Fusto omaggia il Natale 2022 con una confezione di praline, torte invernali, ma soprattutto i suoi Panettoni. Oltre alla ricetta classica, molto soffice, sono disponibili il Mandorlato, Tartufo Bianco, poi Caramello, arancia e miele. Non manca la linea di torte invernali, che vanno dalla rossa Cherry Christmas con Amarene, Confetti di Sulmona e il pralinato al Pistacchio; alla Mand'Or con mandorla d'Avola dolce, anice verde, arance siciliane, amaretto e acqua di fiori d’arancio e la Notte d'Oriente, con protagonisti i datteri, la liquirizia e il limone.

Grappolone Poli

Il Grappolone di Distilleria Poli
Il Grappolone di Distilleria Poli
Burro, uvetta e golosa crema alla Grappa di Moscato: sono questi i tre ingredienti del Grappolone, il Panettone delle Poli Distillerie. Il gusto classico del grande lievitato è arricchito da un cuore soffice e cremoso con un sapore intenso e un profumo delicato di Grappa di Moscato.

Gustificio

Il Panettone di Gustificio
A Carmignano di Prenta (Pd), Andrea Poli di Gustificio dedica alle festività 2022 una vasta gamma di panettoni. Si va dal Panettone con pere Williams e cioccolato fondente a quello con impasto integrale ai frutti di bosco, passando per la versione classico uvetta e arancia e quella con caramello salato e cioccolato. La vera novità di quest'anno è il Panettone salato al gusto mediterraneo, realizzato con olive verdi, capperi siciliani, pomodori (tutti essiccati) e una spennellata di uovo e origano.

Il Circolino

Il Panettone di Il Circolino
Il Circolino è il nuovo format nel cuore di Monza, che ospita sotto lo stesso tetto ristorante gastronomico e caffè, firmati dello chef stellato Claudio Sadler. Per festeggiare il suo primo Natale viene proposto il Panettone artigianale in due sversioni: classico e cioccolato. Fragrante e profumatissimo, il panettone di Sadler è sia coccola finale per i clienti del suo nuovo progetto sia prodotto da portare sulla tavola delle feste.

Iside De Cesare

Il Panettone di Iside De Cesare
La chef stellata del ristorante La Parolina di Trevinano (Vt), Iside de Cesare, ha realizato un panettone d'autore per Dao Chinese Restaurant. Questa limited edition è preparata con lievito madre, marron glacè e mandarini canditi.

Iyo Group

Il Panettone di Iyo Group
Il Panettone di Iyo Group
Il pastry chef del ristorante Iyo Luca De Santi omaggia il Natale 2022 con un Panettone dall'impasto soffice, a cui è stato ridotto il burro al fine di limitare l'impatto dei grassi sul prodotto. Inoltre, seguendo la tradizione culinaria nipponica, la scelta di usare poco burro riprende la scarsa presenza di latticini propria della cucina giapponese. Nelle parole di De Santi «la consistenza è ariosa, ricorda per scioglievolezza lo shokupan giapponese». I canditi sono stati realizzati a partire dallo yuzu, abbinati alla gianduia. Il Panettone di Iyo Group è disponibile in formato da 750g e 500g.

La Pasqualina

Il Panettone de La Pasqualina
Direttamente dal "frutteto di famiglia", l'Orto di Lalli, arriva il Panettone realizzato con lamponi canditi. A firmarlo è Riccardo Schiavi, titolare de La Pasqualina. La ricetta inedita prevede l'uso di cioccolato fondente e copertura di granella di fave di cacao con terroir unico della piantagione di Finca S.Fernando, El Salvador. I lamponi arrivano dal frutteto che sorge a 350 metri di altitudine, nel territorio dell’Agro di Almenno San Bartolomeo, a pochi passi dall’Albenza, nota proprio per la coltivazione del lampone, eccellenza gastronomica di questa zona. L'intero ricavato verrà devoluto al Comitato Maria Letizia Verga, l’Associazione che da più di 40 anni si occupa di ricerca, cura e assistenza di bambini e ragazzi affetti da leucemia.

Compagnia dei Caraibi acquisisce Elephant Gin

Compagnia dei Caraibi Elephant Gin
Concluso l'accordo per l'acquisizione del 100% del capitale sociale del gin super premum tedesco con il cuore in Africa. Un'operazione del valore di brand 15,6 milioni di euro, con la quale l'azienda piemontese punta ad accelerare il suo percorso di espansione anche sui mercati internazionali

Grande colpo di mercato per Compagnia dei Caraibi. La società piemontese ha concluso un accordo per l’acquisizione del 100% del capitale sociale di Elephant Gin GmbH, l’azienda tedesca produttrice del noto e omonimo gin super premium.

Fondata nel 2013 da Robin e Tessa Gerlach, l’azienda tedesca ha dato vita a una gamma di gin ispirata dai viaggi che la coppia ha fatto in Africa e dal suo impegno per salvaguardia della flora e la fauna selvatica del Continente Nero (leggi Un Natale all’insegna della solidarietà per Elephant Gin). Gamma che comprende Elephant London Dry Gin (alc 45% in vol), il primo nato della famiglia, Elephant Sloe Gin (alc 35% in vol) dal profilo aromatico, Elephant Strength Gin (alc 57% in vol), un distillato corposo e di grande forza, ed Elephant Orange Cocoa Gin (alc 40%), che invece spicca per il carattere fresco.

Gin prodotti artigianalmente nella distilleria di proprietà a Wittenburg, in Germania, e realizzati con ricette che, insieme a botaniche tradizionali, comprendono rare erbe, piante e spezie africane, e distillati in alambicchi in rame in piccoli lotti da circa 600 bottiglie. Altro aspetto distintivo della gamma è che tutti gli ingredienti sono selezionati a mano e il prodotto finale è imbottigliato a in bottiglie realizzate e confezionate su misura.

Gin: un mercato in continua crescita

Un progetto nel quale Compagnia dei Caraibi ha creduto fin dall’inizio, iniziando la distribuzione dei prodotti 6 anni fa e contribuendo allo sviluppo del brand nel mercato italiano, e sul quale oggi punta in modo ancora più deciso, entrando direttamente nella produzione di questi gin.

L’operazione di acquisizione costituisce infatti un passaggio fondamentale per l’espansione del portafoglio di marchi propri dell’azienda piemontese in uno dei segmenti di maggior crescita. Il gin ha registrato, infatti, una performance positiva negli ultimi anni e, in particolare, nel 2021, superando il whisky e diventando la terza categoria di alcolici in Italia dopo gli alcolici aromatizzati e il brandy. Nello specifico, le categorie super premium e ultra-premium nel 2021 nel nostro Paese sono cresciute rispettivamente del 121% e del 103% rispetto al 2020, secondo i dati di International Wines and Spirits Record.

Accelerare il processo di internazionalizzazione

Ma non solo. Perché l’operazione consentirà all’azienda di accelerare significativamente il suo processo di espansione sui mercati esteri, soprattutto nel Nord Europa e America, contando sul potenziale di crescita del brand a livello internazionale e anche grazie all’ingresso nel gruppo di 22 risorse, oltre ai fondatori Robin e Tessa Gerlach che continueranno a guidare lo sviluppo della società Elephant Gin.

In questo percorso inoltre Compagnia dei Caraibi potrà contare su ulteriori leve, oltre alla gamma Elephant, ovvero gli asset dell’azienda tedesca, quali la distilleria di proprietà a Wittenburg, che sarà pienamente operativa entro la metà del prossimo anno, con annesso visitor center, e l’integrazione delle strutture commerciali, grazie alla quale, con il proprio network distributivo globale, assicurerà l’attivazione di nuovi mercati e un miglior presidio di quelli già attivi.

I termini dell’accordo

Elephant Gin nel 2021 ha realizzato vendite nette complessive per 3,4 milioni di euro, mentre per quest’anno il fatturato è atteso è di 2,7 milioni, un decremento legato ai rilevanti investimenti che la società nello sviluppo della struttura organizzativa e funzionali alla crescita attesa dalla società per i prossimi anni. L’acquisizione avverrà attraverso Refined Brands, società controllata da Compagnia dei Caraibi, con un investimento complessivo di 15,6 milioni di euro, dei quali 2,1 di aumento di capitale. L’operazione è articolata di diversi passaggi, per arrivare al controllo del 100% del capitale sociale entro il 30 giugno del 2024.

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Dalla Corte Throwdown, divertimento assicurato

Dalla Corte Throwdown Before Christmas
Il 14 dicembre la coffee community e gli appassionati del mondo del caffè e della latte art sono inviati alla festa-competizione di viale Ortles a Milano.

Dalla Corte invita baristi, coffee lover e chi opera nel mondo del caffè a un evento che unisce divertimento, competizione e condivisione: il Throwdown Before Christmas, in programma a Milano, in viale Ortles 88, il 14 dicembre dalle ore 15.

Il contest vede competere i migliori professionisti della latte art in una gara a eliminazione diretta di fronte a una giuria qualificata e capitanata dalla latte art specialist e giudice internazionale Chiara Bergonzi La macchina espresso della prova è una multigruppo Icon, che si caratterizza per la grande stabilità termica, regolabile al decimo di grado, e lance vapore indipendenti che erogano un vapore “secco” ideale per una montatura a crema perfetta, da competizione.

Informale, ma al contempo avvincente e combattuta, la modalità Throwdown procede con i competitor che si sfidano a coppie, uno contro l’altro: ognuno ha a disposizione due tazze per la realizzazione delle figure, tra le quali individuare la migliore da presentare ai giudici: passa il turno chi somma il miglior punteggio tra le tre prove di ogni manche. I contenitori non saranno solo tazze: per rendere la gara imprevedibile e sorprendente, alle figure in tecnica classica, si uniscono anche decori out of the cup su recipienti decisamente insoliti e turni di crazy latte art, con prove insolite e divertenti. La selezione procede fino alla finale, che individua il vincitore, per il quale c’è un premio decisamente “interessante”: 4000 euro; al secondo 500 euro offerti dallo sponsor Urnex/DM Italia.

In linea con la tendenza in atto nei locali italiani, in cui le bevande alternative al latte sono sempre più richieste, il latte utilizzato per l’intera competizione è Alpro avena, la tipologia che si sta affermando in Italia sull’onda di quanto già avviene all’estero: garantisce un’emulsione perfetta. Il caffè della competizione è selezionato da Little Bean coffee roaster.

Dopo la competizione, tutti i partecipanti sono invitati al Xmas Party di chiusura.

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