Granite anche in inverno per Giovanna Musumeci: la pasticcera di Randazzo (Catania) ci racconta come è nata la passione per il dolce simbolo della Sicilia
Apparentemente impossibile, quella tra granita e grandi lievitati è un’accoppiata all’ordine del giorno in quel di Randazzo, sulle pendici dell’Etna. Qui, in pieno centro di fronte al Duomo, Giovanna Musumeci prepara tutto l’anno le sue rinomate granite che porta in giro anche con il progetto itinerante aVISTA condiviso con la collega Ida Di Biaggio.
Quanto è complessa la semplicità della granita
«Ci fermiamo soltanto a novembre quando tiriamo giù la serranda della pasticceria per dedicarci alla produzione dei panettoni. A dicembregranite e panettoni convivono soprattutto perché i turisti arrivano qui per la granita», ci racconta la Maestra gelatiera Giovanna Musumeci. «Sulla carta la granita è la preparazione più semplice della gelateria, una combinazione di acqua, zucchero e ingrediente caratterizzante. Di fatto, però, questa semplicità nasconde una complessità incredibile perché l’essenza della granita, che non ha stabilizzanti in ricetta, risiede nella sua consistenza: va servita al bicchiere, deve sciogliersi sul palato, non deve avere pezzetti di ghiaccio, non deve restare sul cucchiaino come un gelato. Quella siciliana è diversa perché esiste una memoria palatale diffusa della sua scioglievolezza», spiega Musumeci che la prepara in oltre 15 gusti con attenzione massima sugli ingredienti, così come accade con tutti i suoi gelati. Giovanna Musumeci
Il gusto assoluto di mandarino
Oltre ai gusti classici (mandorla in due versioni, pistacchio, caffè, cioccolato e limone), un must è l’assoluto di mandarino, «solo succo e poco zucchero per bilanciare: le bucce le conserviamo e le mettiamo nel nostro gelato Oro verde, con pistacchio e buccia di mandarino». A questi si aggiungono i gusti preparati con la frutta di stagione, quelli estemporanei, «li preparo quando i piccoli agricoltori della zona, che mi piace sostenere, mi portano i loro prodotti: dal mango ai lamponi fino agli amoli», e le cremolate, «che sono granite con grassi di origine animale come zabaione e yogurt dell’Etna».
«Caviezel mi chiamava "signora Giovanna"»
Figlia d’arte (il papà era Santo Musumeci, scomparso nel 2022), Giovanna comincia tardi in pasticceria come cake designer dopo una laurea in economia e un passato nel marketing dei progetti turistici in chiave europea. La folgorazione “fredda” arriva con un concorso di gelateria in cui il padre la coinvolge come aiutante. Il suo Maestro, però, è stato Luca Caviezel: «Mi ha sempre chiamato Signora Giovanna insegnandomi, oltre alle basi, che ogni gelato e ogni granita deve raccontare qualcosa!».
Destroy è l’ultima creazione di Fabio Longhin. Sembra un semplice dessert, ma in realtà si pone come uno specchio in cui guardare e scoprire chi si è davvero. Questa torta, infatti, va consumata distruggendola. Nell’atto di romperla, ci si rivela. Frutto di connessioni tra designer, street artist e i ragazzi dell’associazione MaiPaura, rivela quanto la pasticceria possa diventare innovativa se messa al servizio di idee e contaminazioni.
Cos'è Destroy: un invito a togliere le maschere
Longhin definisce Destroy «un invito forte a rompere lo strato superficiale, le sovrastrutture e le maschere, per guardarsi dentro, raggiungere il nucleo, e capire chi si è veramente. Un dolce che vuole spingere a pensare, a gustare l’essenza. Lo si può “distruggere” in maniera decisa, netta, scagliando la sfera ed osservando la distruzione. Lo si può rompere con le mani, con un atto semplice, che stabilisce una connessione perduta, intima e profonda con il cibo, con la natura o con una tradizione». Questa scelta si trasforma in una seduta psicanalitica “dolce”. Infatti, costringe chi distrugge a cogliere l’approccio che abbiamo verso noi stessi e verso il mondo. L’invito di Longhin è di gustarlo nella maniera più istintiva, naturale e appagante.
Com'è fatto Destroy
Destroy è una torta realizzata con una copertura di cioccolato che protegge, croccante e determinata. È allo stesso tempo delicata e scioglievole. È realizzata con cioccolato fondente (fava di cacao, burro di cacao, zucchero, vaniglia). Il sablè sbriciolato riacquista forme uniche ed equilibrio grazie ad una morbidissima mou. La frolla solida accoglie e sostiene gli altri ingredienti. È fatta con fava di cacao, zucchero di canna, latte concentrato, burro di cacao, vaniglia.
L’intervista a Fabio Longhin: «Un progetto punk e attivista»
Destroy nasce dall'urgenza creativa. Ti ricordi l'esatto momento in cui lo hai immaginato? Cosa ha scatenato questa idea?
Da buon quarantacinquenne, sento di appartenere a quella generazione in crisi, che non sa cosa farà da grande. L’urgenza creativa era già dentro di me. Nasce dalla visione della mia infanzia. Destroy è un progetto punk e attivista, una provocazione. Volevamo invitare a distruggere per ricostruire l’idea di sé. Ho aspettato a presentarlo perché volevo rispettare Vivienne Westwood, venuta a mancare proprio nel 2022. La mia creazione si nutre anche dei principi trasmessi da Westwood e accolti durante la mia crescita. In una società che guarda all’ego ha bisogno di distruggere e ricostruire con occhi nuovi, come quelli dei ragazzi di MaiPaura, un’associazione incubatore dedicata all’autismo. Destroy mira a ricostruire qualcosa di positivo con i ragazzi, creando una connessione più che inclusione. Sono loro che insegnano a noi, manipolati dal sistema. Le diversità diventano il fulcro per fare cose belle e cose nuove.
Come può un dolce fare un lavoro quasi psicanalitico come quello di definire l'approccio con noi stessi?
È un semplice dolce, ma può tirare fuori comportamenti imprevisti. L’approccio del bambino irruento che spacca e si diverte. Quello più timido, che attua una distruzione molto delicata. Il risultato non cambia. È come dire: “Servitevi e mangiate le mie briciole”. Rompere Destroy è un gesto atavico, primitivo. Ti faccio scoprire la distruzione, mettendoti a confronto con te stesso.
La tecnica di pasticceria dà forma all'idea: come avviene questo processo?
Destroy nasce in sinergia con l’associazione MaiPaura e dalla sinergia con il team. La creatività è un interscambio tra le persone. Abbiamo dovuto creare una stampa 3D per studiare il progetto, approcciandoci al mondo del design con Stefano Porcini e gli Urban Solid. Avevamo uno spazio vuoto dove scrivere. La pasticceria è frutto di continui interscambi con le persone. Non ci si può fermare a un approccio solo.
Ivan Geraci della Sartoria (Palermo) vince la Elephant Gin National Competition 2023
Con un twist su un cocktail "rodato" e un drink improvvisato con maestria, il bartender di Sartoria (Palermo) ha vinto l'edizione 2023 della gara organizzata dal brand di gin premium legato all'Africa e alla tutela degli elefanti
Gli abbiamo sommessamente contestato la garnish, perché forse forse, dopo l'ottimo lavoro fatto con il gioco di colori sul bicchiere, la violetta non era necessaria. Gli abbiamo fatto un appunto sulla presentazione del cocktail, perché ha iniziato un piccolo giochino di "ingaggio" della giuria, consegnando una cartolina con la scritta Africa al centro e invitandoci a tirare fuori quattro parole chiave, ma poi non lo ha concluso.
Sono solo questi i dettagli che ci siamo permessi di far notare dal banco dei giurati. Non c'era altro da dire, perché i cocktail di Ivan Geraci erano due bombe, punto. E gli sono valsi la vittoria nella prima edizione della Elephant Gin National Competition, la gara di bartending promossa da Elephant Gin (Compagnia dei Caraibi).
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Ankara 2.0, il drink di Ivan Geraci
Il gimlet di Geraci con la bottiglia di Elephant Gin
Ivan Geraci della Sartoria (Palermo) posa con la maxi targa del vincitore
Geraci ha presentato due Gimlet rivisitati. Ha dunque puntato su un cocktail che per sua natura è glaciale. Nel senso che è semplice e diretto, apparentemente senza fronzoli, e nel senso che la temperatura è l'elemento fondamentale nel servizio di questo drink. Ecco, il bartender di Sartoria è riuscito a metterceli, quei fronzoli, senza snaturare il cocktail; piuttosto esaltandolo, puntando molto sulla parte aromatica e riuscendo a dare struttura e corpo.
I sei finalisti della Elephant Gin National Competition
Altissimo il livello della finale, che nel corso del 2023 ha toccato le città di Catania, Torino, Bologna, Firenze, Bari e Napoli. A giudicare i sei vincitori di tappa, riuniti per l'ultimo atto della gara da Percento Lab a Milano, oltre a chi scrive c'eranoMemfi Baracco, in rappresentanza di Compagnia dei Caraibi, EmanueleRusso, Spirits Educational Specialist di Compagnia dei Caraibi, e Lucian Bucur, Manager di Percento Lab.
In competizione, assieme al 37enne Geraci di Sartoria (Palermo) - il quale, per la cronaca, ha fatto parte del Drink Team di Bargiornalenel 2017, poi non dite che non sappiamo scovare talenti eh - c'erano Matteo Cassan del Piscina Oasi Club di Pianiga, Antonio Sciortino del Caffè Concerto Paszkowski di Firenze (nel Drink Team di quest'anno...), FedericoSerafini del Jerry Teramo di Teramo, AntonioD’Auria del The Major Hotel di Roma e FrancescoCianciotta del Riva Club di Bari.
In gara: le regole d'ingaggio
La finale è stata frutto di un lavoro complesso, tutto tecnica ed capacità di far fruttare l'esperienza sul campo. La prima prova pratica ha visto la realizzazione del cocktail già vincitore della semifinale. Nella seconda manche, invece, bisognava mettere a terra il percorso fatto a partire da novembre, quando i sei finalisti hanno avuto la possibilità di visitare la distilleria di Elephant Gin a Wittenburg, in Germania. Si sono messi all'opera, nell'occasione, e si sono riportati a casa distillati preparati ad hoc da usare nella seconda prova, appunto, nella creazione di un drink inedito, usando anche le basi realizzate durante la sessione mattutina nel laboratorio di Percento Lab, con l'aiuto del team di Lucian Bucur.
Prima manche: il best seller di Sartoria rivisitato
«Ankara è il nome di un tessuto colorato (noto anche come stampa Wax, ndr) tipico dell'Africa. Tre anni fa, all'apertura di Sartoria con i miei soci, è nato questo drink che ancora oggi è in carta, è particolarmente apprezzato e ci dà belle soddisfazioni in termini di vendite», spiega Geraci.
Un Gimlet, appunto. «Un cocktail che è nato, all'epoca, proprio per essere preparato con Elephant Gin. Nella sua prima versione era di colore giallo più marcato, io ho pensato di rivisitarlo per la competizione e l'ho voluto chiamare "2.0"».
La ricetta di Ankara 2.0
Ingredienti
50 ml Elephant London Dry Gin
Ankara 2.0
50 ml African cordial home made
twist di arancia
Preparazione
Shake & double strain, servire in coppetta
Garnish: gioco di colori edibili all'interno del bicchiere, fiore
«Nella prima versione il cordiale era di un giallo acceso, non era chiarificato. Per la competizione era necessario usare una delle 14 botaniche di Elephant Gin (che sono ginepro, lavanda, mela fresca, zenzero, ago di pino, pimento, fiori di sambuco, cassia, arancia, artiglio del diavolo, bucco, baobab, coda di leone, artemisia africana). Quindi ho cambiato la parte acida, in sostituzione del lime che c'era nel cordiale originale ho usato un'arancia, acidificata con acido citrico, ascorbico e malico, per renderla più simile a un lime. Ho chiarificato con latte di cocco e filtrato in superbag per dare la massima chiarezza al cocktail». Il twist di arancia serve a «far arrivare subito la freschezza e la dolcezza dell'arancia stessa, e a far percepire solo in un secondo momento il bouquet di spezie all'interno del drink», spiega Ivan. A completare il lavoro, burro di cacao colorato spennellato sul bicchiere, senza intaccare il gusto del drink, e violetta edibile.
Perché un Gimlet? «Trovo che sia un modo di raccontare il gin con completezza e facilità, forse è un cocktail ancor più facile per il cliente di un Gin Tonic o di un Martini. Ankara è in lista da noi da quando esistiamo e non lo abbiamo mai tolto perché vende benissimo».
La seconda manche: tempo di osare
Nella seconda manche Ivan Geraci ha puntato ancora su un Gimlet, stavolta con un cordiale che esaltasse sentori floreali. Ha scelto la referenza più "strong", il Navy Strength di casa Elephant,(57% Vol), ha usato il distillato di sedano preparato durante la visita in distilleria e poi un cordiale con due botaniche presenti nel gin - fiori di sambuco e lavanda - e una "extra", il lemongrass. Ha preparato tutto sotto i nostri occhi, ha cambiato idea in corsa sulla diluizione - e buon per lui - e ha capitalizzato lo studio sul distillato fatto durante questa avventura. «Prima di quest'anno vedevo Elephant Gin come un brand, con una bottiglia stupenda e con il plus dell'impegno a favore degli elefanti e dell'Africa, ma rimaneva quasi un racconto come altri. Quest'anno la gara e la visita in distilleria mi hanno davvero trasmesso l'umanità e la passione che ci sono dietro a questo progetto, hanno dato il giusto peso al racconto», ci spiega Ivan. Che nel 2024 si godrà il viaggio in Africa vinto grazie a quei due Gimlet da... brividi.
L’iniziativa permette di acquistare e donare un lievitato delle feste a chi non può permetterselo. A Milano sarà possibile farlo in quattordici pasticcerie, aderenti all’omonima associazione no profit
Giunto alla quinta edizione, torna il Panettone sospeso. L'iniziativa permetterà di acquistare e donare un lievitato delle feste a chi non può permetterselo. A Milano sarà possibile farlo in quattordici pasticcerie, aderenti all'omonima associazione no-profit. Tra queste, quattro new entry: l’insegna milanese di Iginio Massari Alta Pasticceria (in Piazza Diaz), la Pasticceria DaMa Milano (in Città Studi), Sant Ambroeus (in Corso Matteotti) e Taveggia (in via Uberto Visconti di Modrone). L'iniziativa è partita lo scorso 24 novembre: c'è tempo fino al 20 dicembre.
Cos'è Panettone sospeso
Ispirata alla celebre tradizione napoletana del “caffè sospeso”, dal 2019 l’Associazione ha raccolto e donato, grazie alla generosità dei milanesi e delle pasticcerie, 7.000 panettoni a enti e associazioni del Terzo Settore che operano sul territorio per aiutare chi è in difficoltà. Chiunque potrà acquistare un panettone nelle pasticcerie coinvolte e lasciarlo “già pagato” in attesa di essere recapitato a chi è meno fortunato. Per ogni panettone lasciato “in sospeso”, le pasticcerie ne aggiungeranno un altro, raddoppiando così la donazione effettiva. Il 21 dicembre gli incaricati dell’Associazione raccoglieranno i panettoni sospesi (e raddoppiati dai pasticceri) e li consegneranno rigorosamente prima di Natale agli enti beneficiari. Chi non vive a Milano potrà sostenere l'associazione, lasciando il proprio contributo a distanza con una donazione sul sito www.panettonesospeso.org. Il denaro raccolto sarà poi impiegato per acquistare panettoni da donare.
Le pasticcerie coinvolte
Le pasticcerie che aderiscono all'iniziativa panettone sospeso sono:
Baunilla (piazza Alvar Aalto, corso Garibaldi 55, via Broletto 55, Corso Italia, 11)
Cake l'Hub - I Dolci del Paradiso (via Luigi Mengoni 3)
Davide Longoni (via Gerolamo Tiraboschi 19, via Fratelli Bronzetti 2, via Tertulliano 68
Mercato del Suffragio (piazza Santa Maria del Suffragio, Mercato Centrale, Contrada Govinda via Valpetrosa 5)
Galleria Iginio Massari Alta Pasticceria (piazza Armando Diaz 4)
Gelsomina (via Carlo Tenca 5 e via Fiamma 2)
Giacomo Pasticceria (via Pasquale Sottocorno 5)
Marlà (corso Lodi 15)
Massimo 1970 (via Giuseppe Ripamonti 5)
Pasticceria DaMa Milano (Via Pinturicchio 9)
Polenghi Angelo (via Alfonso Lamarmora, 31)
San Gregorio (via San Gregorio 1)
Sant Ambroeus (corso Giacomo Matteotti 7)
Taveggia Gamberini (via Uberto Visconti di Modrone 2)
Vergani (corso di Porta Romana 51 e via Mercadante 17)
A chi andranno i panettoni
I panettoni raccolti durante la campagna 2023 andranno agli ospiti della Casa dell’Accoglienza Enzo Jannacci, che l’Associazione sostiene sin dalla prima edizione del 2019. Inoltre, i panettoni saranno offerti anche ai Custodi Sociali del Comune di Milano (attivi in tutti i nove municipi), alla la Rete QuBì, che ha l’obiettivo di contrastare la povertà infantile a Milano, e altre realtà che collaborano con il Comune di Milano per dare assistenza alle persone che vivono in strada.
Da 25 anni in Coca-Cola Company, la manager, che vanta ha un curriculum internazionale di rilievo nel marketing e nella strategia commerciale, è stata nominata vice presidente e direttore generale per Italia e Albania
Novità in casa The Coca-Cola Company. La novità è la nomina di Phillipine Mtikitiki nel ruolo di vice presidente e direttore generale per Italia e Albania del colosso del beverage. Laureata con lode in Economia all’Università del KwaZulu-Natal, in Sudafrica, e con master in Business administration all’Università di Reading - Henley Business School South Africa, Mtikitiki vanta un grande bagaglio di competenze in marketing e strategia commerciale, maturate nel corso di una lunga esperienza internazionale.
In Coca-Cola da 25 anni, per lei la cariche di vicepresidente e di direttore generale non sono una novità. Ha infatti ricoperto questi due ruoli nel 2019 per le regioni dell’Africa Orientale e Centrale, curando la presenza della Company in 12 Paesi, concentrandosi in particolare sulla crescita del business e sullo sviluppo di importanti partnership in chiave di sostenibilità sociale e ambientale. Nel 2021 è stata poi eletta dall’AmCham del Sudafrica vicepresidente del franchising sudafricano di Coca‑Cola.
Mtikitiki ha inoltre nel suo curriculum diverse nomine: sempre nel 2019 è stata eletta presidente della Camera di Commercio Americana in Kenya, e per ben due anni di seguito, nel 2022 e nel 2023, è stata inserita nella lista di Break the ceiling touch the sky tra le Africa’s Most Inspirational Women in Leadership a sostegno dell’House of Rose Professional, organizzazione che aiuta la Company a costruire progetti di business e di leadership con un focus sulla diversità e l’inclusione.
L’attenzione al tema dell’ambiente e ai progetti di valorizzazione dei talenti, che va di pari passo con il sopporto all’empowerment femminile, rappresentano dunque una costante nella lunga carriera manageriale di Mtikitiki. Attenzione che, unite alle competenze nel marketing e nelle strategie commerciali, l’accompagneranno in questo nuovo capitolo della sua vita professionale come vicepresidente e direttore generale di The Coca-Cola Company Italia e Albania, per lavorare al potenziamento del business sempre più in un’ottica di sostenibilità a 360°.
Ha preso il via un nuovo corso del Kimbo Training Center, il centro di formazione che si trova nell’area che da sessant’anni accoglie lo stabilimento industriale della Torrefazione napoletana nel Rione Sanità. Aperto nel 2016, ha visto impegnati nell’area pratica con dieci postazioni ed a quella teorica numerosissimi baristi che hanno compreso come ottenere il meglio in tazza.
Oggi Kimbo vuole fare un passo avanti sia nei confronti dell’operatore sia del consumatore finale, come sottolinea Mario Rubino, presidente di Kimbo: «oggi riteniamo più che mai necessaria la diffusione di una vera cultura del caffè, come da tempo ormai si fa per il vino. Ci sembra importante infatti poter contribuire con il nostro nuovo Training Center e con l’abilità e la conoscenza dei nostri coffee expert(Francesca Bieker, Andrej Godina, Mauro Illiano ai quali si unisce il presidente Ais Campania Tommaso Luongo, ndr) alla formazione di professionisti del caffè, ovvero di baristi che possano finalmente offrire una adeguata esperienza di degustazione di quella che oggi è forse la bevanda più amata nel mondo, il caffè. Da parte nostra ci impegniamo inoltre a difendere la qualità del caffè napoletano perché l’eccellenza del prodotto da sola non basta. Bisogna anche conoscere a fondo le origini, la materia prima, il processo della tostatura e tutte le tecniche di preparazione: avere la giusta cultura per poter offrire un buon caffè. Quella “cultura” che, con estrema passione, andremo a insegnare con i nostri Corsi per Coffee Master e con altre iniziative culturali in programma per il 2024».
Un importante contributo del responsabile Ais sarà “alfabetizzare”, rendendo accessibile a una platea trasversale il linguaggio specialistico che si accompagna al caffè.
Il primo corso per Coffee Master si rivolge ai sommelier e agli appassionati dei mondi limitrofi a quelli del caffè (vino, birra, cocktail, cioccolato, formaggio, olio, ecc.) eprenderà il via venerdì 23 febbraio per concludersi sabato 4 maggio, con una sequenza di sei lezioni a cadenza bisettimanale che tratteranno il mondo del caffè a tutto tondo: storia del caffè, botanica (varietà, specie, cultivar), le possibili estrazioni, la tostatura e il blending del caffè, tecnologia ed estrazione espresso, la bevanda espresso, assaggio del caffè in cupping, assaggio dell’espresso, Napoli e il caffè: teatro, cinema, musica, letteratura e lifestyle, il caffè nell’universo cibo, l’abbinamento caffè/cibo.
L’obiettivo è fornire ai corsisti un primo livello di apprendimento per introdurli al mondo del caffè e sensibilizzarli soprattutto al riconoscimento della qualità in quanto a materia prima, rispetto dei processi di tostatura, blending, conservazione, estrazione. Completerà il corso un esercizio di food pairing, che rappresenterà l’anteprima della didattica di secondo livello, che sarà incentrata preminentemente sull’interazione caffè/cibo e su tutte le possibili estrazioni e combinazioni della bevanda caffè.
Ciascun incontro sarà organizzato secondo una metodologia di insegnamento ispirata al modello Ais, con sessioni formative in cui si alternano momenti teorici e momenti pratici.
Il costo di iscrizione al corso di primo livello è di 250 euro, con un’offerta “Early Bird” - per i primi dieci iscritti - di 200 euro.
Una breve presentazione dei profili professionali dei componenti il Comitato Scientifico del Kimbo Training Center.
Francesca Bieker è giudice Internazionale nei campionati SCA, assaggiatrice professionista certificata Q grader e trainer per la Specialty Coffee Association, Francesca supporta le aziende operanti nel settore del caffè dalla scelta della materia prima, alla creazione delle miscele fino a un controllo qualità e supporto tecnico della resa del caffè nelle macchine espresso.
Andrej Godina è caffesperto e dottore di ricerca in Scienza, Tecnologia ed Economia nell’Industria del caffè; formatore autorizzato della Specialty Coffee Association; presidente di Umami Area Honduras; membro del comitato scientifico di Slow Food Coffee Coalition; autore della prima Guida dei caffè e delle torrefazioni d’Italia e di numerosi manuali tecnici sulla materia caffeicola.
Mauro Illiano è caffesperto e assaggiatore professionista di caffè;curatore della Guida dei Caffè e delle Torrefazioni d’Italia; fondatore di Napoli Coffee Experience; membro del comitato scientifico di Slow Food Coffee Coalition; autore di numerosi manuali tecnici e saggi divulgativi sul caffè.
Tommaso Luongo è presidente Ais Campania, sommelier master class in Analisi Sensoriale, degustatore ufficiale e relatore abilitato per Ais Italia, referente Campania Guida Vitae, giudice internazionale per il Concours Mondial de Bruxelles.
L’Accademia continuerà a rivolgersi agli addetti ai lavori, ma vuole dialogare sempre più con il cliente finale che, riprende Rubino - «oggi va al bar, chiede un espresso e al massimo può dire mi piace o non mi piace, ma non sa giudicarlo. Vogliamo creare dei clienti finali con una percezione diversa rispetto a oggi, che non considerano più il caffè una commodity, ma che scelgono di andare a bere “quel” caffè perché ne riconoscono i pregi e per questo lo hanno scelto. Sapere da dove viene il caffè, come è stato coltivato, lavorato, tostato… sapere cosa c’è nella confezione a casa o nella campana al bar sarà una grande rivoluzione. Spero che altre torrefazioni si uniscano a questo cammino di consapevolezza di cui c’è decisamente bisogno».
Dopo la forte ripresa del 2022, i consumi fuori casa e l’export di vini, spirit e aceti hanno subito una frenata nei primi 9 mesi dell'anno in corso. Il quadro del settore nell’analisi dell’Osservatorio Federvini
Il rallentamento dell’economia e il perdurare dell’inflazione fanno sentire il loro effetto sui consumatori con conseguenze che si riflettono anche sul mercato di vino e spirit. È quanto emerge dall’analisi dei dati della nuova release dell’Osservatorio Federvini, che traccia un quadro dell’andamento delle vendite di vini, liquori, distillati e aceti nei primi 9 mesi dell’anno in corso. E quello disegnato dallo studio, a cura di Nomisma e TradeLab, è un quadro che presenta luci e ombre, le prime costituite dalla generale tenuta del settore, le seconde dalle difficoltà che riguardano in particolare il fuori casa e l’export. Difficoltà che per il fuori casa sono cominciate proprio durante la stagione estiva, ovvero nei mesi solitamente tra i più caldi, non solo dal punto di vista climatico, per i consumi.
Il trend di questo canale nel periodo gennaio - settembre, nell’approfondimento realizzato per l’Osservatorio da TradeLab, rivela un incremento della spesa di 2,5 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con un +4,3% in termini di valore del mercato. A crescere è anche il numero di visite (+0,7%), con il momento dell’aperitivo serale che ha registrato un incremento del 3% in termini di presenze e del 5% a valore e la cena un +1% di presenze e un +4% a valore. A fronte di questi dati c’è però il drastico crollo delle occasioni dopocena e notturne, con un -14% in presenze e consumi.
Frenata del fuori casa in estate
Ma non solo, perché, come accennato, la situazione generale del comparto ha subito una netta inversione durante i mesi estivi. Il trimestre luglio-settembre si è infatti chiuso, dicono i numeri del report dell’Osservatorio Federvini, in decisa contrazione rispetto agli stessi 3 mesi del 2022: -6% delle visite e -4% a valore. Un calo che gli analisti spiegano alla luce di diversi fattori, a partire dalla situazione economica e inflattiva sfavorevole, per continuare con le condizioni meteo altalenanti durante la stagione e l’aumento del numero di italiani che hanno scelto di trascorrere le vacanze all’estero. Non ultimo l’ottimo andamento dell’estate 2022, che lasciava prevedere numeri più contenuti per quest’anno.
In termini di consumazioni le bevande alcoliche hanno rappresentato il 12% del totale dei consumi. Più nello specifico le consumazioni di vino e spiriti nei primi tre trimestri sono state pari a 1,1 miliardi. I consumi di vino e di cocktail alcolici sono cresciuti dell’1%, quello delle bollicine addirittura del 9%, mentre un drastico calo hanno registrato i consumi di amari, giù del 7%, e degli spirit lisci, -11%.
Rallenta l'export
Luci e ombre presenta anche il fronte delle esportazioni. Quelle dei vini, nei primi otto mesi, hanno subito una flessione dello 0,7% a valore, ma hanno tenuto a livello di volumi (+0,8%). Un dato anche questo che va ponderato alla luce del record registrato nel 2022, quando si è concretizzata una forte ripresa dopo il periodo pandemico, tanto è vero che, rispetto alle esportazioni pre-Covid (2019), l’incremento nelle quantità è stato vicino al +4%. Flessione che ha interessato anche tutti gli altri grandi Paesi esportatori, con la sola Nuova Zelanda che mostra una, seppur debole tenuta, mentre la Spagna ha perso il 2,5% a valore, l’Australia il 16%, gli Usa il 23,4% e il Cile ben il 25,5%.
A livello di mercati di destinazione, se positive sono state le vendite dei vini italiani in Francia, cresciute del 15,5%, netta è stata la flessione in altri mercati di riferimento, come gli Stati Uniti (-11,5%), Giappone (-16,3%), e più leggera nel Regno Unito (-1,9%). Nota confortante dagli spumanti che crescono in Francia del 24,8% e in Svezia del 20,8%.
In chiaroscuro anche l’andamento dell’export degli spirit. Le vendite all’estero sono cresciute a valore del 5% rispetto al 2022, con un peso complessivo superiore al miliardo di euro, ma con una flessione in volume del 2,4%. I liquori crescono marginalmente in valore negli Usa (+1,4%), dove compensano la leggera perdita a volume (-0,7%), mentre il trend della grappa ha registrato un brusco calo: - 12% a volume e -6% a valore.
Infine, gli aceti, categoria che ha visto una forte contrazione negli Usa, principale mercato di sbocco, con un -19% a valore e -28% a volume, mentre ha registrato un trend positivo in Austria (+92%), Regno Unito (+7,5%) e Germania (+2,7%).
L'Italia è un Paese fondato sul panettone artigianale. Fedeli alla tradizioni o trasgressivi per vocazione, pasticceri, lievitisti, cioccolatieri e panettieri, da Nord a Sud, dedicano al simbolo del Natale i propri sforzi più intensi. Anche perché su questo prodotto, disciplinato dal decreto ministeriale del 22 luglio 2005, si giocano i risultati di un anno di lavoro, studio e fatturato. Ecco la prima parte della rassegna dedicata ai panettoni di Natale 2023.
Pasticceria Filippi
Il panettone pesca e amaretti di Pasticceria FilippiPesca candita e amaretto è la ricetta creativa messa a punto da Pasticceria Filippi per il Natale 2023. Nel laboratorio di Zanè, in provincia di Vicenza, la famiglia di pasticceri ha deciso di valorizzare la cultivar di pesche di Castiglia di Saluzzo, in provincia di Cuneo, candendole intere e poi tagliandole a mano. Per bilanciare la dolcezza del frutto ha contrapposto la nota leggermente amaricante dell’amaretto, ottenendo una fetta in cui morbidezza, croccantezza e sapori restano in equilibrio.
Denis Dianin
Il panettone tradizionale Milano di Denis DianinDenis Dianin celebra il Natale 2023 con il panettone Tradizionale Milano, in cui spiccano i sapori dei canditi Cesarin e l’uvetta australiana. Il maestro lievitista propone anche la sua versione tradizionale arricchita con glassa alla mandorla, ma anche le varianti arancia e cioccolato, Cioccolato bianco fave tonka albicocca e arancia, più due novità: il Gianduia e il gusto Albicocca, cioccolato al latte e cioccolato Dulcey Valrhona. Tutti i panettoni, a eccezione del Tradizionale glassato secondo Dianin, sono disponibili anche nella linea Invero, brand con cui il Maestro veneto ha portato per primo la vasocottura nel mondo del dolce lievitato.
Pandefrà
Non Costringermi, l'idea di panettone di Pandefrà Dopo aver sdoganato la pizza al formaggio marchigiana, trasformandola in una sorta di panettone delle feste per tutto l’anno, Francesca Casci Ceccacci, creatrice del forno Pandefrà di Senigallia, presenta il suo panettone tradizionale. Fa parte della collezione dei lievitati di Natale “Non Costringermi”, i grandi lievitati pensati per il Natale diventeranno mezzi per divulgare il “NO!” a qualsiasi costrizione fisica, psicologica, sociale. Lievito madre, aromi autoprodotti, canditi artigianali di Riccardo Pelagagge di “Dolci al cuore” e il miele di Giorgio Poeta vanno a creare il panettone tradizionale con glassa alle mandorle.
Slitti
La latta e il panettone di SlittiSlitti, la Fabbrica di Cioccolato di casa a Monsummano Terme (Pistoia), fondata nel 1969 e oggi considerata una delle cioccolaterie artigianali più famose in Italia, celebra il Natale 2023 con il panettone tradizionale Gran Ricetta. Accompagnato da una latta dal piacevole tocco vintage, il grande lievitato delle feste è il frutto di una lavorazione attenta e precisa di materie prime di grande qualità. Assieme al lievito madre richiesto dal disciplinare, il panettone racchiude uva sultanina e arance candite artigianalmente, accompagnate dai profumi della vaniglia bourbon.
Sebastiano Caridi
Il panettone di Essse Caffè e Sebastiano CaridiEssse Caffè e il maestro pasticcere Sebastiano Caridi hanno messo insieme i propri saperi per creare il Panettone al Caffè. Venduto in un’elegante confezione in latta all’interno della torrefazione bolognese, il lievitato è realizzato a partire dall’uso del lievito madre all’interno di un impasto realizzato con espresso all’italiana e arricchito con cubetti di caramello. Seguono 62 ore di lavorazione, con quattro lievitazioni a tempo e temperatura controllati, e due impasti, per un risultato di grande morbidezza.
Pasticceria Tabiano
La focaccia all'olio extra vergine d'oliva di Pasticceria TabianoClaudio Gatti ha passato il testimone della Pasticceria Tabiano a Ledia Mersini e Davide Ferri, lievitista dell'Accademia dei Maestri del Lievito Madre, che continuano a portare avanti la tradizione natalizia della famosa focaccia all’olio d’oliva. Disponibile in numerose versioni, quest’anno si punta sulla ricetta classica, con olive candite, in versione da chilo, e la versione al pistacchio, con frutta secca croccante e un vasetto di crema spalmabile al pistacchio inclusa nella confezione.
Tommaso Perrucci
Il panettone tradizionale di Tommaso Perrucci Tommaso Perrucci, maestro cioccolatiere e lievitista di Cerignola (Fg), omaggia il Natale con la materia prima più identitaria del suo territorio: il grano arso. Per innovare questa farina ha aggiunto al suo panettone i frutti rossi, eseguendo la stessa lavorazione prevista dal disciplinare riservato al tradizionale. Quindi: pasta madre liquida licoli, farine selezionate di Molino Agrigio di Candela (Fg), canditi da fresco e senza anidride solforosa, miele Conapi varietà Arancio made in Puglia, vaniglia Madagascar, burro francese, tuorli d'uovo da allevamenti a terra, mandorle baresi. Oltre al tradizionale, Perrucci propone il panettone triplo cioccolato, cappuccino (caffè e cioccolato bianco), mela cannella e cioccolato.
Bonfissuto
Il Sacher panettone di Bonfissuto A Canicattì, in provincia di Agrigento, la pasticceria Bonfissuto è il luogo in cui la passione di Giulio e Vincenzo dà forma a dolci e grandi lievitati. Per il Natale 2023, due creazioni particolari si aggiungono al catalogo. Il primo è Le Due Sicilie, un dolce da forno artigianale, fatto con mandorle, grani antichi, mandarino tardivo di Ciaculli e Melannurca Campana Ipg. Il secondo è il Sacher Panettone Iconic Art: realizzato con grani antichi siciliani e farina di Maiorca, il richiamo è quello alla tradizionale torta viennese Sacher e tutto il gusto della farcitura al cioccolato e albicocca Pelecchiella del Vesuvio è racchiuso in una copertura al cioccolato fondente. Iconic Art ha anche un packaging esclusivo che esalta il talento artistico e l’opera del graphic designer e street artist Riccardo Bresciani.
Pasticceria Lorenzetti
Il Recioto di Daniele Lorenzetti - ph. Antonio Castellani Per il Natale 2023 Daniele Lorenzetti propone il panettone al vin Recioto. Si tratta di una versione del grande lievitato impreziosito dal Recioto della Valpolicella, un vino tipico della tradizione veronese. Inoltre, nella lista degli ingredienti presente anche il lievito madre naturale e il miele Thun della Val di Non. Va precisato che non si tratta di un panettone alcolico, dato che il vino viene ristretto con una lavorazione a bassa temperatura in sottovuoto fino a formare una glassa che viene usata al posto del miele e senza altri zuccheri aggiunti.
Chocolat
Il panettone di Chocolat La pasticceria ferrarese Chocolat di Cristiano Pirani quest'anno punta sulla Puglia. Infatti, oltre alla ricetta tradizionale, il laboratorio ha messo a punto il panettone salato pugliese. Il lievitato con impasto salato contiene al suo interno pezzi di pomodorini essiccati e pomodorini canditi, per bilanciare sapidità e dolcezza, il tutto accompagnato da olive verdi e nere, origano, pepe e scaglie di ricotta salata. Disponibili anche il panettone Milano, al triplo cioccolato, albicocca, rum e cioccolato al caramello, al cremino e al bombardino.
Pistì
Il panettone di PistìPistì è il brand creato a Bronte da Nino Marino e Vincenzo Longhitano. Con una produzione incentrata sul pistacchio, i panettoni di Natale 2023 includono la ricetta tradizionale arricchita dal pistacchio, a cui si aggiungono alcune novità. Prima di tutto, il panettone con miele di api sicule, a cui si aggiungono quello con cioccolato di modica Igp e la ricetta che sposa la pesca con cioccolato fondente e copertura di pistacchio siciliano.
Panificio Il Toscano
Il panettone Milano di Panificio Il ToscanoMarco Lattanzi, creatore del Panificio Il Toscano di Corato (Ba), ha aderito al progetto “il Panettone dei Cinque Artigiani”. Venduto in una box bianca, il suo panettone al cioccolato, realizzato con cioccolato e cacao Guatemala, viaggerà per tutta Italia insieme alle creazioni di Manuela Bonizzoni di Panu Manu a Pavia, Giulia Busato di Tòcio a Noale (VE), Stefano Chieregato di Chiere a Piacenza, Lorenzo Cagnoli di Pasta Madre a Rimini. Un progetto che mette al centro la rete e la qualità dei prodotti, fatti con farine di filiera e cioccolato bean to bar. Oltre alla referenza al cioccolato, Lattanzi proporrà il suo panettone Milano in formato da 500 grammi e un chilo, realizzato a partire da lievito madre, burro di Normandia e farina di Molino Pasini.
Pasticceria Cavalletti
Il panettone Come una volta di Pasticceria CavallettiValter Luzi lancia il suo panettone tradizionale. Lo ha chiamato “Come una volta” perché fatto come 50 anni fa, con lo stesso lievito madre di allora, nato da un mix di banana, pera e mela. A completare l’opera, uvetta australiana, cedro e canditi. Presenti in vetrina altre tre referenze: panettone con sola uvetta, al pistacchio e al cioccolato Camerun 55% con una copertura di glassa di mandorla al cacao.
Pino Ladisa
I panettoni di Pino Ladisa per il Natale 2023 Dal laboratorio di Pino Ladisa nasce il San Nicola, un grande lievitato dalla trama bruna grazie all'utilizzo di zucchero Moscovado, fichi, arancia semi candita, siringato con una crema di vincotto "ispessita" dall'agar agar. Nove fori per un totale di 100g di "crema" di vincotto creano l'omaggio al santo patrono di Bari. Ma il Natale di Ladisa è anche all'insegna del panettone tradizionale Milano e da quello ai quattro cioccolati. All'interno dell'impasto: bianco, latte extra superiore, fondente 70% presente anche nell’impasto, dulcey, tutti Valrhona, per un risultato di grande fragranza e studiata acidità.
Giancarlo De Rosa
Il panettone ai tre cioccolati di Giancarlo De Rosa Puro lievito madre, farine provenienti da grano coltivato sui terreni di famiglia e una lunga lievitazione: sono questi i segreti per realizzare il lievitato d’eccellenza firmato Giancarlo De Rosa. Oltre al panettone tradizionale Milano - per chi è alla ricerca del sapore di una volta ma con una punta di novità - sono presenti le seguenti referenze: il panettone gianduia e cioccolato; panettone frutti di bosco e cioccolato bianco; tre cioccolati; mele, noci e zenzero; caramello salato e cioccolato, e per finire panettone all’albicocca.
Flamigni
Il panettone Scotch di Flamigni Tra i panettoni di Natale 2023 Flamigni, storica azienda di Forlì specializzata in dolci e prodotti da forno dal 1930, propone un’esclusiva novità: il nuovo Panettone Scotch. Farcito con crema al whisky e ricoperto con cioccolato bianco al caramello (senza uva sultanina e agrumi canditi), il nuovo lievitato viene proposto in formato da 950 grammi. Completa il prodotto un dress code esclusivo: un’elegante box regalo rosso tartan, ideale Tisper rendere speciali le festività.
Tisti
Il panettone di Pasticceria TistiFabio Tisti celebra il Natale 2023 con una novità: il PanPelmo. Si tratta di un panettone con le note agrumate e speziate del pompelmo candito, unite ai sentori del pepe Timut del Nepal e scorze di agrumi grattugiate. La glassa, con mandorle pugliesi e zucchero, viene esaltata da una delicata nota affumicata. Presenti anche le referenze classiche, come il panettone tradizionale, il mandorlato Piemonte, la ricetta al cioccolato e il panettone al pistacchio.
Iginio Massari
Il panettone 50esimo Anniversario di Iginio Massari Alta PasticceriaIginio Massari Alta Pasticceria lancia il suo panettone senza canditi, sapientemente riequilibrato con fave di tonka, vaniglia, miele e mandorle. In più, propone ll’innovativo panettone senza lattosio, frutto di un lungo e complesso percorso di ricerca e studio della famiglia Massari per ottenere la sofficità e il gusto della versione classica. Torna in edizione limitata il panettone 50esimo Anniversario, ideato per rendere omaggio a mezzo secolo di ricerca e innovazione del Maestro Massari: l’impasto tradizionale del Maestro è qui arricchito da note di caramello e impreziosito da pepite di cioccolato al caramello e cubetti di mandarino candito. E ancora: il panettone cacao e cioccolato, con una ricetta rivisitata senza canditi, esaltando ancora di più il goloso impasto al cacao, arricchito con panna, miele d’acacia e gocce di cioccolato fondente e al latte. Torna anche il panettone al pistacchio, omaggio della squadra Massari alla Sicilia, quest’anno proposto in edizione limitata con un’esclusiva confezione in latta con le creme spalmabili al pistacchio e alla nocciola. Presente anche uno spalmino personalizzato con la firma del maestro.
Luminist
Il panettone di LuministLuminist è il progetto a Napoli dello chef Giuseppe Iannotti. Per Natale 2023 presenta il suo primo panettone in due versioni, classico e al cioccolato. Entrambi realizzati in edizione limitata e su prenotazione, sono disponibili a partire da metà novembre. Il primo è realizzato con burro francese d’Isigny, canditi, uvetta sultanina australiana, cedro e arancia di Sicilia e vaniglia di Tahiti. Nel secondo, a tutto questo si aggiunge il bergamotto candito e al cioccolato fondente Valrhona Tulakalum 75%. La chicca: la scatola che custodisce il panettone, con i colori, i disegni, giochi e portafortuna, racconta di fiabe e scaramanzie napoletane.
La Fokacciosa
Il panettone dei fratelli Benizio Dalla focaccia al panettone: i fratelli Savio e Francesco Benizio, creatori del format La Fokacciosa di Andria (Bat), hanno sviluppato un panettone artigianale che celebra la passione per il lievito madre. Nata qualche anno fa nella sede della Cast Alimenti di Brescia e trasmessa direttamente dal maestro panettiere Piergiorgio Giorilli, questo tormento per la lievitazione si è trasferito nella creazione artigianale in cui grande materia prima, aromi 100% naturali e assenza di paste aromatiche o semi lavorati nonché conservanti, si combinano con una scatola ecologica. Disponibile anche la versione "difettata", cioè senza canditi.
Davide Longoni
Il panettone di Davide Longoni Il panificio Davide Longoni propone anche quest’anno la sua versione artigianale del panettone. Strettamente legato a Milano e alla sua tradizione, il lievitato delle feste arriva con un packaging pop, firmato dall'artista Gianluca Cannizzo aka “My Poster Sucks”, con cui il panificio lavora da anni. La versione di Longoni rispetta la tradizione, ma con l'aggiunta di un tocco caratteristico: è realizzato con lievito madre e arricchito con ingredienti di filiera selezionati. Disponibili il panettone classico, il doppio cioccolato e una limited edition realizzata con pasta di pistacchio verde di Bronte Dop dell'azienda Antonio Caudullo, e canditi di mandarino tardivo di Ciaculli biologico.
Chef Cannavacciuolo
La Stella di Natale vegana Il panettone del Laboratorio di Alta Pasticceria Artigianale dello Chef Cannavacciuolo diventa vegano. Arriva la Stella di Natale, una new entry della Vegan Collection del brand. Dalle mani di Kabir Godi nasce un impasto che unisce il profumo dell’arancia, del mandarino e del limone candito a quello avvolgente della pasta di pistacchio. La glassa è un elegante mantello verde, di cremino e granella di pistacchio, che dona un pizzico di croccantezza ad ogni morso. Disponibili anche due limited edition: il panettone nocciola e limone (un omaggio alla Campania e al Piemonte) e la ricetta al marron glacé. Non mancano le referenze al limoncello, classico, al gianduia, pere e cioccolato, alla melannurca.
Olivieri 1882
Il panettone al limoncello di Olivieri 1882 Se il cavallo di battaglia di Olivieri 1882 è il panettone classico, quest'anno grazie alla collaborazione con lo chef Lorenzo Cogo, la ricetta si arricchisce di ricerca e attenzione. Nasce il panettone Olivieri 1882, fatto con una doppia lievitazione di più di 48 ore e farcito con olive candite, cioccolato bianco e rosmarino. Ad arricchire la “linea liquori", accanto al panettone alla Grappa Nardini e alla ricetta Rhum e Cioccolato Fondente, arriva il nuovo panettone al Limoncello. L’impasto è arricchito da un’infusione di limoncello ottenuto dai Limoni di Sorrento Igp, presenti anche in versione candita al posto delle uvette.
Matteo Sormani
Il panettone d'alta quota di Matteo SormaniMatteo Sormani ripropone il suo panettone d’alta quota. Oltre alla versione classica, presso la Walser Schtuba di Riale (Vb) sono disponibili anche quella con pere e cioccolato, nonché quella integrale con miele, uvetta e cannella. Il profilo aromatico degli ingredienti utilizzati per il panettone di Sormani è più spiccato rispetto ad altre ricette artigianali, grazie all’influenza dei monti nell’acqua, ad esempio, proveniente dalle Alpi Lepontine. Le uova utilizzate per i panettoni di Natale 2023 provengono da un allevamento sul Monviso. Qui le galline sono alimentate con lino e canapa, all’aperto. Quindi apportano tantissimi omega 3 anche al panettone. Inoltre, le arance vengono candite all’area aperta. Il lievito madre fa il resto.
Sandro Ferretti
Panettone classico FerrettiSandro Ferretti omaggia il Natale 2023 con nove panettoni. Tra questi, due novità: gianduia e mela uvetta e Calvados. I nuovio panettoni sono venduti all’interno di nuove scatole che raffigurano il volto e la firma di Ferretti. Ai lati compare anche il nuovo logo Ferretti, con il tricolore, e l’effige di Ampi, di cui il pasticcere fa parte dal 2006.
La cena di gala del mondiale Iba è stata l'occasione scelta per festeggiare il 50esimo anniversario della nascita del Monovitigno Nonino. Un prodotto che ha rivoluzionato il modo di produrre e presentare la grappa
Era l’1 dicembre 1973 quando Benito e Giannola Nonino creavano il Monovitigno Nonino, la prima grappa di singolo vitigno, ottenuta, nello specifico, distillando separatamente le vinacce dell’uva Picolit, vitigno a bacca bianca autoctono del Friuli: un prodotto destinato a rivoluzionare il sistema di produrre e presentare la grappa in Italia e nel mondo.
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La festeggiata. la grappa Cru Monovitigno Picolit
La nascita della Monovitigno Nonino ha infatti segnato l’avvio del percorso che ha portato la grappa, prodotto della tradizione contadina e fino ad allora considerato “povero”, a diventare un prodotto con tutte le carte in regola per entrare nell’Olimpo dei grandi distillati mondiali. Passaggio quest’ultimo sancito dal titolo di Distiller of the Year 2019 assegnato alla distilleria di Percoto (Udine) da Wine Enthisiast (leggiNonino premiata come distilleria dell’anno da Wine Enthusiast).
La festa a Roma
Va da sé che il cinquantesimo compleanno del Monovitigno fosse una ricorrenza da celebrare con tutti gli onori che il prodotto merita. E così è stato. Palcoscenico d’eccezione della festa il Marriott Park Hotel di Roma, in occasione della cena di gala, lo scorso primo dicembre, della World Cocktail Championship Iba 2023, il mondiale della International bartender association (leggi Wcc Iba: è Leo Ko di Hong Kong il miglior bartender del mondo), che a 36 anni dall’ultima volta, ha fatto il suo ritorno nella Capitale. A brindare insieme a Giorgio Fadda, presidnete Iba, e alle 68 delegazioni da tutto il mondo, Giannola Nonino con le figlie, Antonella, Elisabetta e Cristina, e le nipoti, Francesca, Sofia, Gaia e Beatrice, tre generazioni tutte al femminile della famiglia.
«Siamo felici di festeggiare la rivoluzione Monovitigno® Nonino in questa occasione internazionale – ha commentato Antonella Nonino in una nota stampa -. Dopo trent’anni le finali della World Cocktail ChampionshipIba ritornano in Italia e sempre più giovani si avvicinano al mestiere di bartender, una professione tra le più affascinanti del mondo dell’hospitality. La distilleria Nonino sostiene la community di bartender ed è orgogliosa di aver dedicato tutti questi anni building the category per la grappa. Al motto: be brave mix grappa».
Una grappa rivoluzionaria
E l’impatto rivoluzionario di questa grappa nella storia del distillato nazionale è apparso subito chiaro agli intenditori sia in Italia sia all’estero. Primo cantore ne è stato Luigi Veronelli, che proprio quel primo dicembre del 1973 fu testimone oculare, e non solo, della nascita del nuovo prodotto. Che raccontò in un articolo su Panorama, descrivendone le prime impressioni, in particolare il ricco bouquet che «Durante lenti incantati minuti mi ha ripetuto, nel rigore d’inverno, l’estivo racconto di mieli d’acacia, di mele cotogne mature, di fichi appena staccati».
Così come riconosciuto e celebrato è lo spirito inventivo e il desiderio di sperimentare dei Nonino che hanno dato un contributo fondamentale all’evoluzione del distillato e alla sua percezione. Scriveva, infatti, TheNew York Times, già nel 1997: «Per decenni la grappa è stata poco più che una forma tascabile di riscaldamento per i contadini del Nord Italia. Il resto del popolo e gli stranieri la disdegnavano. Ma tutto questo accadeva prima che i Nonino salissero alla ribalta».
L'apertura alla miscelazione
Un impegno che ha puntato anche ad aprire la grappa a nuove modalità di consumo. Dai primi anni Duemila, la distilleria promuove attivamente l’uso del distillato dei cocktail e nel 2007 si è tenuta a Percoto la prima Nonino Cocktail Competition, organizzata con Uk Bartender Guild, l’associazione barman inglesi, e Aibes (Associazione italiana barmen e sostenitori), che ha visto i bartender dei più prestigiosi locali londinesi e del Triveneto sfidarsi con le loro creazioni a base di Grappa Nonino.
Un rapporto, quello con la mixology, diventato sempre più stretto e che vede l’azienda collaborare con i big del panorama internazionale, come Salvatore The Maestro Calabrese, Simone Caporale, Monica Berg, Sam Ross.
Lo studio condotto per Grappa Libarna conferma l'amore degli italiani per il distillato, sempre più associato all’idea di convivialità, esperienza e tradizione. Con i Millennials protagonisti dei nuovi consumi anche nel fuori casa
Forte si conferma il legame tra gli italiani e la grappa. A dirlo un’indagine di AstraRicerche realizzata per Grappa Libarna, brand premium di Gruppo Montenegro iscritto nel Registro deiMarchi storici di interesse nazionale (leggi Undici brand di Gruppo Montenegro riconosciuti Marchi storici italiani). Presentata al Bicerin di Milano, la ricerca (condotta su un campione di 1.000 persone tra i 35 e i 75 anni) ha indagato il rapporto degli italiani con le tradizioni, ponendo particolare attenzione al consumo della grappa e fornendo interessanti informazioni riguardo il rapporto tra i connazionali e il distillato.
Le quattro referenze di Grappa Libarna
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Grappa Bianca Cristallo
Grappa di Moscato Barricata
Grappa di Barbera e Dolcetto Riserva
Grappa di Barolo Riserva
Se le tradizioni non sono statiche e immutabili, ma mutano nel tempo per rispondere e adattarsi alle nuove condizioni sociali, politiche ed economiche, come ha spiegato Mauro Ferraresi, sociologo dei consumi all’Università Iulm di Milano, da questo processo di “reinterpretazione della tradizione”non è immune la grappa. Prodotto fortemente legato al territorio e alle ricorrenze, il distillato si apre a nuove occasioni di consumo, sotto la spinta in particolare dei Millennials, generazione protagonista di questo processo di evoluzione della tradizione e le cui scelte hanno avuto un impatto significativo sulle tendenze alimentari e sulle preferenze delle bevande, alcoli inclusi.
I trend di consumo
E a proposito di tradizioni e ricorrenze, la più importante da tramandare per gli italiani è il Natale e tra i riti immancabili di questo giorno di festa c’è proprio il consumo digrappa (40% degli italiani), in particolare per i Millennials (48%) seguiti dalla Gen X (39%). Ma resistono con forza anche altre occasioni di consumo, come il pranzo della domenica (36%) e la cena a casa con familiari o amici (34,6%).
Più in generale, dallo studio è emerso come il 64% del campione della ricerca ha dichiarato di consumare grappa, un pubblico costituito soprattutto da uomini e Millennials. Di questi il 16,1% lo fa spesso o occasionalmente e il 47,9% raramente o solo in occasioni particolari. Il tradizionale consumo tra le mura domestiche resta in cima alle preferenze di 7 italiani su 10, ma importante è anche il consumo fuori casa, al ristorante(27,6%) e nei locali (22,3%), con significative differenze però tra le generazioni. Se, infatti, tra i Baby boomers prevale il ristorante, tra i Millennials sono i locali la location preferita.
E sempre a proposito di Millennials 4 su 10 bevono grappa di frequente o saltuariamente e la associano soprattutto all’idea di convivialità con gli amici (53%), facendo tra traino sia all’associazione tra il bere e lo stare insieme sia alle nuove modalità di consumo di distillati e grappa: per questa generazione di consumatori la convivialità è rappresentata dal vedersi fuori casa con gli amici, a cena o dopo cena, per bere insieme qualcosa.
La storicità della marca incide nella scelta
Un altro aspetto indagato riguarda i criteri che guidano la scelta di una grappa. «Il principale è costituito dalla storicità della marca (33,5%), e quindi la sua tradizione, in particolare per la Gen X – ha spiegato Cosimo Finzi, direttore di AstraRicerche -. Tuttavia, contano anche il metodo di produzione e l’invecchiamento (29,1%), soprattutto per Millennials e Baby boomers, e il consiglio di persone esperte, per 1 italiano su 4, prevalentemente donne dellaGen X».
«I dati confermano la passione degli italiani per la grappa che, oltre a essere ormai riconosciuta come il distillato simbolo di italianità e artigianalità, è sempre più associata all’idea di convivialità, esperienza e tradizione, anche fuori casa – ha commentato Alice Lucchi, marketing manager innovation & new business di Gruppo Montenegro -. E chi la sceglie ha le idee chiare: per un terzo degli italiani guida la scelta il legame del brand con il territorio e la sua autenticità e per un altro terzo il fatto che sempre più si cerchi nel consumo un’esperienza. Due elementi, questi, che ben rappresentano i tratti distintivi di Grappa Libarna, la cui storia plurisecolare, iniziata nel 1906, è profondamente legata alla sua culla di origine, il Piemonte, e alla più autentica esperienza dell’arte distillatoria piemontese».
Le strategie per il mercato
Considerazioni che delineano anche la strategia di Gruppo Montenegro per il marchio Grappa Libarna. «Stiamo moltiplicando l’impegno nella comunicazione per raccontare, spiegare e far conoscere sempre più e meglio la nostra grappa, il suo heritage e le sue caratteristiche, guardando ai nuovi target di consumatori, in primo luogo i Millennials ma non solo – ha continuato Lucchi -. Perché l’interesse per il distillato negli ultimi anni sta crescendo anche presso il pubblico femminile. Ed è anzi proprio il pubblico delle consumatrici che ha più sete di informazioni e si aspetta di riceverle dal ristoratore, dal bartender o dalle attività di marketing dei brand».
In questo panorama in mutamento, forse un solo elemento resta, almeno per il momento, più complesso da modificare: la stagionalità del consumo. «Destagionalizzare la grappa appare difficile perché sui momenti di consumo ha una forte incidenza anche l’elemento simbolico e per questo distillato tale elemento è molto ancorato ai periodi dell’anno più freddi, autunno, inverno e inizio primavera – ha spiegato la marketing manager -. Per questo l’obiettivo e gli sforzi si concentrano nel presidiare le occasioni di consumo in cui la grappa è forte».
Matrimonio con dessert
E proprio a sottolineare la forza della grappa come regina del dopo pasto, ma anche in questo caso guardando a nuove possibilità di servizio, nello specifico l’accompagnamento al dessert, a fine presentazione due, delle quattro, referenze Libarna sono state proposte in abbinamento ad altrettanti dessert.
Protagoniste della degustazione la Grappa di Moscato Barricata (alc 41% in vol) e la Grappa di Barbera e Dolcetto Riserva (alc 42% in vol). La prima, ottenuta da vinacce fresche di uve Moscato e invecchiata per 12 mesi in barrique di rovere francese, dai sentori di miele e fiori gialli e dal gusto ricco, con note dolci e di albicocca essiccata e uva Moscato matura, per un finale che fa emergere le note di legno, è stata accompagnata da panettone e zabaione.
La seconda, che nasce da vinacce di Barbera e Dolcetto e invecchia in barrique di rovere francese per almeno 18 mesi, e che si caratterizza per l’armonia del suo bouquet, dai ricchi sentori di vaniglia e legno, e strutturata al palato dove emergono note di legno, vaniglia e nocciola, è stata invece abbinata a un bunet, dolce tradizionale tipico piemontese fatto con uova, zucchero, latte, cacao, amaretti secchi e liquore.
Le altre due referenze della collezione Libarna sono la Grappa Bianca Cristallo (alc 40% in vol), una grappa giovane, morbida, delicata e pulita al palato, con le sue note di fiori freschi e uva e che nasce dal blend di purissime acquaviti di vinacce fresche, e la Grappa di Barolo Riserva (alc 43% in vol) prodotta da sole vinacce di uve Nebbiolo provenienti dalle Langhe del Barolo, e che invecchia almeno 18 mesi, 12 dei quali in tonneaux e gli altri 6 in barrique di rovere francese: un distillato che esprime tutta la nobiltà del vitigno di origine, con le sue note di frutta secca e floreali e il suo sapore complesso, reso ancora più intrigante da delicate note speziate.
Dopo il restyling degli interni riapre il flagship store del marchio del gruppo Campari. Il nuovo locale è definito da tre spazi principali per un'immersione totale nel rito dell'aperitivo e della tradizione veneziana: il Bar, tempio dell'Aperol Spritz, il Bacaro e la Social Room
Dopo due settimane di chiusura per lavori di restyling, Terrazza Aperol a Venezia ha riaperto i battenti. Curati dallo studio di architettura Vudafieri Saverino & Partners, con sede a Milano e a Shangai, i lavori hanno riguardato gli interni del flagship store del marchio di Gruppo Campari aperto nel 2021 (leggi Terrazza Aperol: da Venezia alla conquista del mondo), ridisegnati per offrire ai clienti un’esperienza ancora più immersiva nel mondo dell’aperitivo arancione. Un nuovo look che sarà festeggiato giovedì 7 dicembre, con uno speciale aperitivo (dalle ore 17.30) accompagnato dalla musica dal vivo di Phill Reynolds, l'alter ego dark alt-country del cantautore e one man band veneto Silva Martino Cantele.
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Tre spazi per un'esperienza immersiva nell'aperitivo
Situato nel cuore della Serenissima, in Campo Santo Stefano, a due passi dal Ponte dell’Accademia, il locale post restyling, guidato dallo store manager Luca Boso, è definito da tre spazi principali: il Bar, il Bacaro e la Social Room.
Il Bar, dove domina il colore arancione, ne costituisce il cuore pulsante dove gustare l’iconico Aperol Spritz (9 cl di Prosecco Doc, 6 cl di Aperol, 3 cl di soda, una fetta di arancia come guarnizione), preparato dal team di bartender composto da Sofia Dalvit, Valerio Moda, Marta Freguja e Luca Tappeto. Ad arricchire la degustazione la spettacolare vista sulle bellezze della città, che si possono ammirare dalle grandi vetrate del locale che si affacciano su Campo Santo Stefano o dai tavolini del plateatico.
Protagonisti del Bacaro, ovvero la tipica osteria veneziana, spazio dinamico e informale dove protagonisti sono i cicchetti, i tipici finger food di Venezia. Cicchetti proposti in versione gourmet, in un mixche coniuga elementi della tradizione cittadina e modernità. A impreziosire l’ambiente, inoltre, l’opera d’arte che decora la parete attigua al bancone, realizzata in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Venezia, che enfatizza il legame tra Aperol e la città.
Infine, la Social Room, lo spazio dedicato alla convivialità, valore fondamentale per il brand: un luogo multifunzionale che connette le persone ed esalta il piacere dello stare insieme e che è stato decorato con carta da parati tradizionale e un greenwall esperienziale.
Dal 5 dicembre ogni due settimane il locale della Valdera ospiterà i bartender di due cocktail bar della regione. 6 appuntamenti per mettere sotto i riflettori la miscelazione della provincia toscana. Gran finale a The Court di Roma
Prende il via il 5 dicembre la Tuscany Blood, un’iniziativa a tutta mixology che vuole accendere i riflettori sui locali della provincia Toscana e sulla loro proposta cocktail.
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Un progetto partorito dalle menti dell’imprenditore toscano Sandro Nieri, general manager di Tabasco N6 a Calcinaia (Pisa) e il mixologist Matteo “Zed” Zamberlan, quando quest’ultimo ha tenuto una masterclass presso il locale, tra i più rinomati per la sua offerta food & beverage della Valdera, alla quale hanno preso parte oltre 50 bartender del pisano. Da lì l’idea di dare vita a una nuova manifestazione che permettesse ai locali della provincia di mettersi in mostra e ai loro bartneder e gestori di fare squadra.
10 locali per 6 serate
E proprio Tabasco N6 farà da palcoscenico alla manifestazione, che coinvolge altri 9 cocktail bar: dietro il suo bancone, ogni 2 settimane, saranno ospitati i bartender di due locali toscani che proporranno una drink list di signature creata appositamente per l’evento e a base gin. Il distillato utilizzato sarà Ginarte, gin 100% toscano e sponsor dell’iniziativa. Ad accompagnare i cocktail le raffinate proposte food di Luca Maffei, lo chef giramondo alla guida della cucina del Tabasco.
La rassegna si concluderà il 12 marzo al The Court di Roma, partner del progetto, con una serata speciale di 8 ore, nella quale i bartender di tutti i 10 locali si alterneranno alla cocktail station per una vera e propria maratona nel segno della miscelazione made in Toscana.
Gli appuntamenti in calendario
Il calendario di appuntamenti della Tuscany Blood, come anticipato, prende il via martedì 5 dicembre con i primi due locali ospiti, il Libertine di Montecatini Terme (Pistoia) e il Black Silk di Pontedera (Pisa). Il 9 gennaio sarà la volta del Manifattura di Firenze e dell’Eleven Cafè di Pisa. L’appuntamento successivo è per il 30 gennaio con l’Ethans di San Miniato (Pisa) e il Numeroventi di Pisa. Si continua il 6 febbraio con l’Alphonse di Livorno e il Magellano di Lucca e poi il 20 febbraio con il Tabasco N6 e il Lab di Pietrasanta (Lucca). Gran finale a Roma, il 12 marzo a The Court.