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Sigep, a marzo una edizione tutta digital

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Salta l'edizione in presenza della fiera riminese dedicata all'out of home. Dal 15 al 17 marzo l'appuntamento è con Sigep Exp - The Digital Experience, una edizione del Sigep tutta digitale

Il consueto appuntamento riminese del Sigep quest'anno assume una nuova formula. La pandemia infatti non consente ancora l'organizzazione di una fiera "in presenza", ma non per questo gli operatori del settore devono rinunciare a scoprire le novità del mondo della pasticceria, del gelato, della panificazione e del caffè di cui Sigep è la fiera di riferimento. Dal 15 al 17 marzo ci sarà quindi Sigep Exp - The Digital Experience, una piattaforma digitale dedicata al mondo dell'out of home, durante la quale si terranno webinar, workshop e saranno trattate innovazioni di prodotto. Il tutto all’interno di un ambiente disegnato per dialogare con operatori nazionali e internazionali del settore attraverso chat, video-chat e virtual meeting. La manifestazione leader in Europa per la gelateria, pasticceria, panificazione artigianali e caffè dà così il via a una road map che Italian Exhibition Group dedica al foodservice dolce lungo tutto il 2021 e che porterà sino all’edizione in presenza nel 2022 (dal 22 al 26 gennaio). Sigep Exp sarà una esperienza digitale delle tendenze del foodservice e delle tecniche del foodservice dolce artigianale internazionale. Insieme alle novità di prodotto delle aziende, Sigep Exp The Digital Experience presenterà con uno sguardo globale le tendenze di scenario per ciascuna delle filiere che hanno reso negli anni iconica questa manifestazione. Tra queste, le potenzialità che il digitale propone per i canali di vendita, così come il tema della sostenibilità. Non solo. Sigep Exp The Digital Experience porterà dal 15 al 17 marzo gli operatori in laboratorio: tra impasti e tecniche di lavorazione, per scoprire le molteplici occasioni di aggiornamento e continua evoluzione della creazione di gelato, dolci e pane. IEG rende così sinergici vision, toque blanche e le media partnership consolidate, per supportare la rinascita di un segmento fondamentale del made in Italy che attraversa la sua fase più critica e non smette, tuttavia, di immaginare, creare, focalizzarsi sulla ripartenza. Il quadro si completa con un calendario di giornate tematiche, tra marzo e dicembre che costelleranno l’arco di tempo che porterà all’edizione fisica del gennaio prossimo.

La Nera, eleganza compatta al banco bar

la Nera di Gaggia

Un design essenziale e al contempo robusto contraddistingue la nuova macchina espresso La Nera di Gaggia Milano, brand di Evoca Group. È disponibile nelle versioni a 2 gruppi compatti  e a 1 gruppo; quest’ultima è indicata per locali basso vendenti che non vogliono rinunciare ad offrire all’ospite la qualità di un buon espresso estratto con una macchina professionale. Misurano rispettivamente cm 57x53x42(H), 45x52x42(H) e hanno un’altezza dei gruppi di erogazione di 91 mm. Pannelli e finiture sono in acciaio inox anticorrosione,  e i solidi gruppi di infusione ed estrazione sono da 2,5 kg. Le manopole ergonomiche per acqua e vapore si attivano con una rotazione di 90°, mentre il lavoro è agevolato dalla retroilluminazione Led di tastiere e area di lavoro. Altre caratteristiche tecniche che rendono questo modello particolarmente performante, affidabile e user friendly sono la caldaia in rame ad alto rendimento e lo scambiatore di calore indipendente per ogni gruppo, il controllo elettronico del livello dell'acqua in caldaia e i cicli di pulizia automatici del gruppo caffè.

Una macchina quantomai attuale, che risponde alle tendenze ed esigenze più moderne, come la possibilità di controllo delle prestazioni da remoto grazie alla possibilità di avvalersi della connessione alla piattaforma Smartia. Chi vuole offrire monodosi o affiancare alla miscela principale altri caffè in cialda o in capsula al fine di mantenerne la bontà anche a fronte di vendite ridotte, può richiedere il kit portafiltro adatto a tutti i tipi di capsule professionali e cialde in carta Ese disponibili sul mercato.

La Nera è l’ultima di una serie di nuovi prodotti presentati dal Gruppo. I più recenti sono La Precisa, macchina espresso che porta nel locale uno stile classico al quale si uniscono una tecnologia avanzata e un design ergonomico e intuitivo, e La Radiosa, il primo modello di macchina superautomatica di Gaggia Milano che unisce tecnologia, stile e la massima igiene, un elemento quest’ultimo molto importante oggigiorno per chi opera al banco bar e i suoi ospiti.

Slitta al prossimo anno il Premio Nonino

Premio Nonino
Rinviata al 2022 la cerimonia di assegnazione del Premio a causa dell'emergenza sanitaria. Il prossimo 30 gennaio, la famiglia Nonino, i giurati e alcuni già premiati proporranno un videomessaggio di saluto con brindisi da remoto

Il Premio Nonino slitta di un anno. La cerimonia dell’edizione 2021 del Premio, istituito dalla famiglia Nonino per valorizzare la cultura contadina e tra i più prestigiosi riconoscimenti in ambito culturale, letterario ed enogastronomico, in programma il prossimo 30 gennaio, è stata rinviata a una nuova data: sabato 29 gennaio 2022.

A spingere verso questa sofferta decisione l’emergenza sanitaria, che rischiava di snaturare una caratteristica fondamentale del Premio: la presenza nelle distillerie di Percoto dei premiati, dei giudici e degli ospiti. «Abbiamo perciò unanimemente deciso di posticipare l’evento a sabato 29 gennaio 2022 piuttosto che inevitabilmente impoverirlo nell’incontro virtuale on line, sempre impari all’incontro reale e concreto e in particolare al Premio e al suo spirito», spiega infatti la famiglia in una nota.

Il prossimo 30 gennaio alle 11.30, però, data nella quale si doveva tenere la cerimonia, si brinderà comunque. La famiglia Nonino insieme ai giurati, tra i quali i due nuovi membri, l’architetto e scrittrice palestinese Suad Amiry e il filosofo e scrittore Giorgio Agamben, e ad alcuni già premi Nonino, tra i quali i bartender e fondatori della onlus P(our) Simone Caporale, Monica Berg, Alex Kratena e Joerg Meyer, diffonderà dal sito del Premio e dai canali social @grappanonino un video messaggio agli Amici del Premio che desiderano essere insieme “in Spirito” in attesa di ritrovarsi al nuovo appuntamento.

Protagonista del brindisi la Picolit Cru The Legendary Grappa, la prima monovitigno, creata nel 1973 da Benito e Giannola Nonino distillando separatamente le vinacce dell’uva Picolit, vitigno autoctono del Friuli. Una scelta non casuale, in quanto si tratta di un prodotto rivoluzionario che ha segnato l’avvio del percorso che ha portato la grappa, un prodotto della tradizione contadina e fino ad allora considerato “povero”, a diventare un prodotto con tutte le carte in regola per entrare nell’Olimpo dei grandi distillati mondiali (per saperne di più sul mondo della grappa registrati su Bargiornale Premium e scarica lo speciale). Inoltre, l’operazione di riscoperta degli antichi vitigni autoctoni friulani per distillarne le vinacce, avviata dalle Distillerie Nonino con questo prodotto, spinse la famiglia a istituire, nel 1975, un riconoscimento che premiasse chi fosse impegnato nel recupero e valorizzazione di tali materie prime: nasceva così il Premio Nonino.

A proposito di rinvii, anche lo scorso anno la cerimonia del Premio era saltata. Allora la causa fu un felice evento. La data della cerimonia coincideva infatti con l’assegnazione a San Francisco del Wine Star Awards di Wine Enthusiast, tra i più importanti premi internazionali nel mondo del vino e degli spirit, dove Nonino veniva insignita, prima azienda italiana a riceverlo, del titolo di Distiller of the Year 2019 (per approfondire leggi Nonino premiata come distilleria dell’anno da Wine Enthusiast).

A San Valentino Roberto Rinaldini ci mette il cuore

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Il maestro pasticcere di Rimini propone le sue novità dedicate alla festa degli innamorati

 

La festa degli innamorati è una delle ricorrenze importanti per la pasticceria, in cui si esprime la creatività dei maestri dell’arte dolce. Non manca all’appuntamento il maestro riminese Roberto Rinaldini, accademico Ampi, rinomato per la qualità delle sue proposte, per la fantasia delle sue collezioni dolci, per i Macaral, i Dessert à porter e best seller come la torta Venere Nera o la Sweet Melody. Per San Valentino il pastry chef ha ideato due torte e due monoporzioni dedicate al tema dell’amore. C’è la torta Valentino (rossa, composta da Bacio di dama alle mandorle, cremoso al frutto della passione, purea di fragola, crema leggera al mascarpone e vaniglia con glassa al cioccolato bianco e lampone) e quella Valentina (bianca, composta da Bacio di dama al cacao, cremoso al cioccolato fondente al 66%, crema leggera al pistacchio di Sicilia e glassa al cioccolato bianco). Nella collezione, anche la monoporzione Eros (Bacio di dama alle mandorle, cremoso al frutto della passione, purea di fragola, crema leggera al mascarpone e vaniglia con glassa al cioccolato bianco e lampone), i biscotti decorati a mano, i Chocopops  con decorazioni in pasta di zucchero. E infine gli eleganti Chocodiamante: praline di cioccolato decorate a mano, ripiene di cremosa nocciola e cioccolato, cialda croccante ed impreziosite con foglia d'oro 24 carati. Tutte novità che si trovano nei negozi Rinaldini di Milano, Roma e Rimini e che sono disponibili anche online sul sito Rinaldinipastry.

Kranebet Cocktail Kit per ricette premium

Kranebet Cocktail Kit

Nata come semplice idea regalo in casa Rossi d'Asiago, Kranebet Cocktail Kit sta diventando con il delivery un interessante veicolo di vendita. Nella scatola a fondo azzurro sono proposti una bottiglia da 70 cl di Kranebet Juniper Liquor (liquore a base di bacche di ginepro), due calici ballon da 58 cl, due stirrer, un jigger da 3-6 cl, un vasetto di bacche di ginepro da 15 g.

L'interno del Cocktail Box offre inoltre il testo di 4 ricette premium come KranebeTonic, Negroni d'Alta Quota, Kranebet Mule, Kranebet Martini.

KranebeTonic
Ingredienti
6 cl Kranebet Botanic Juniper Liquor
top Acqua tonica
alcune bacche di ginepro
una scorza di limone
Preparazione
Riempire un bicchiere ballon con cubetti di ghiaccio. Versare 60 ml di Kranebet a aggiungere acqua tonica fino a riempimento. Guarnire ciascun bicchiere con 3 bacche di ginepro e scorza di limone.

Negroni d’alta quota
Ingredienti
2 cl Amaro Asiago
2 cl Kranebet Botanic Juniper Liqueur
2 cl Vermouth rosso
4 cl seltz
Preparazione
Versare gli ingredienti in un tumbler basso e mescolare con il seltz. Aggiungere mezza fetta d’arancia e un pezzetto di zenzero candito.

Kranebet Mule
Ingredienti
6 cl Kranebet Botanic Juniper Liqueur
10 cl ginger beer
1 cl succo di lime
Preparazione
Riempire di ghiaccio un tumbler o una tazza in rame. Versare Kranebet e il succo di lime, e aggiungere ginger beer fino a riempimento. Decorare con una fetta di lime e un pezzetto di zenzero fresco.

Kranebet Martini
Ingredienti
6 cl Kranebet Botanic Juniper Liqueur
1 cl Martini bianco
una oliva
una scorza limone
Preparazione
Versare gli ingredienti in un mixing glass insieme al ghiaccio, mescolare bene fino a completo raffreddamento e filtrare in una coppa martini ben fredda. Guarnire con twist di limone e un’oliva.

Realizzato con ingredienti naturali senza alcun aroma artificiale, Kranebet Juniper Liquor è ottenuto dalla distillazione di bacche di ginepro e altre botaniche, quasi tutte originarie dell'Altopiano di Asiago (8mila mq di boschi e pascoli), dove è nata la distilleria veneta (1868). In particolare l'assenzio romano e la genziana conferiscono al liquore una delicata nota erbacea e amara, la quassia è responsabile del leggero sentore di legno, alcuni cl di sciroppo di zucchero lo rendono più morbido, tutte caratteristiche che lo hanno reso famoso (da 1924) come prodotto di punta della Rossi d'Asiago che oggi fa parte della società Antiche Distillerie Riunite della famiglia Dal Toso. Il suo nome deriva dalla lingua locale cimbra "kraneweta" che definiva il ginepro come "grani amari".

Nato nella farmacia di Giovan Battista Rossi come tonico ricostituente a 40° alcolici, per le sue caratteristiche aromatiche di grande freschezza, prima è stato apprezzato come digestivo, poi come liquore da conversazione, infine come ingrediente premium utilizzato per creare i più diversi cocktail, in collaborazione con il bartender internazionale Bruno Vanzan. Per altre notizie in tema, leggere un nostro precedente articolo sulla distilleria Rossi d'Asiago e le erbe dell'altopiano.

 

Cinque aziende italiane della bar industry certificate Top Employers 2021

Top Employer 2021 personale
Coca-Cola Hbc Italia, Lavazza, Metro Italia, PepsiCo Italia e Perfetti Van Melle hanno ottenuto la certificazione del Top Employers Institute per l’eccellenza delle condizioni di lavoro per i dipendenti

Pur nelle loro grandi differenze, Coca-Cola Hbc Italia, Lavazza Group, Metro Italia Cash and Carry, PepsiCo Italia e Perfetti Van Melle Italia hanno almeno due elementi che le accomunano. La prima è di essere importanti realtà della bar industry. La seconda è la grande attenzione per le politiche relative alle risorse umane. Tutte e cinque le realtà hanno infatti ottenuto la certificazione Top Employers Italia 2021, che testimonia l’impegno delle aziende verso il benessere dei dipendenti, ovvero l’adozione di politiche che impattano positivamente sulla vita dei lavoratori, dalla formazione all’attenzione per le esigenze familiari e sociali del personale, contribuendo così a migliorare l’ambiente di lavoro e il modo di lavorare.

Rilasciata dal Top Employers Institute, l’importante certificazione è stata ottenuta quest’anno da circa 1700 aziende in tutto il mondo. 112 sono italiane, tra le quali le cinque realtà attive nell’industria del fuoricasa, con Metro Italia, PepsiCo Italia e Perfetti Van Melle, che hanno ottenuto anche la Top Employers Europe, assegnata alle realtà che raggiungono la certificazione Top Employer in almeno 5 Paesi europei.

La certificazione viene rilasciata alle grandi aziende (con 250 dipendenti a livello locale o almeno 2500 dipendenti a livello globale) che soddisfano gli elevati standard richiesti nell’area delle risorse umane, dopo un articolato iter che ne analizza e valuta a 360° le politiche e le strategie messe in campo in diverse macroaree, tra le quali valorizzazione del personale, ambiente di lavoro, talent acquisition, formazione, benessere, diversità e inclusione, che comprendono 20 aspetti e più di 600 best practices.

Requisiti soddisfatti da Coca-Cola Hbc Italia, Lavazza Group, Metro Italia Cash and Carry, PepsiCo Italia e Perfetti Van Melle Italia, che con la certificazione vedono riconosciuti gli sforzi e i risultati ottenuti per garantire ai loro lavoratori condizioni di lavoro eccellenti, in grado di fare crescere sia professionalmente che personalmente i dipendenti. Sforzi finalizzati a creare una cultura aziendale accogliente, stimolante e inclusiva, mettendo al centro il benessere delle persone, considerate un asset strategico per la crescita e lo sviluppo della stessa azienda.

Le discoteche sono una cosa seria

Il fatturato annuale delle discoteche (fonte Silb/Fipe) è di 1 miliardo è 300 milioni, che sale a 3 miliardi includendo tutti i locali dove si balla. La perdita quest’anno è stata del 90%.
Il fatturato annuale delle discoteche (fonte Silb/Fipe) è di 1 miliardo è 300 milioni, che sale a 3 miliardi includendo tutti i locali dove si balla. La perdita quest’anno è stata del 90%.

Le discoteche, a parte una breve parentesi estiva, sono chiuse da quasi un anno. Nonostante questo ogni fine settimana si parla di assembramenti nei locali, balli e feste come se le discoteche fossero sempre aperte. La verità è che attualmente balli e feste si svolgono in una torbida zona franca e nella più totale illegalità. Così esordisce Maurizio Pasca, il Presidente di SILB-Fipe, Il Sindacato Italiano dei Locali da Ballo, la più importante associazione italiana di categoria che raduna il 90% delle imprese del comparto censite dalla Camera di Commercio, pari a 2.200 discoteche, con 50mila lavoratori regolarmente assunti e altri 50mila con contratti stagionali o a chiamata.

Maurizio Pasca, Presidente SILB-Fipe
Maurizio Pasca, Presidente SILB-Fipe

 Il 17 agosto 2020 le discoteche sono state costrette a chiudere, in base all’ordinanza del Ministero della Salute. Questo dopo che a partire dal Dpcm dell’11 giugno, il governo ha dato la possibilità alle regioni di far ripartire anticipatamente queste attività rispettando una serie di linee guida. La motivazione, in soldoni, stava nel fatto che le discoteche sono luoghi che favoriscono il contagio. Qual è la vostra posizione?

Mantenere il distanziamento sociale è impossibile, come si è visto questa estate nelle spiagge, in autunno sui mezzi di trasporto quando (doverosamente) sono state riaperte le scuole, in inverno nei centri commerciali. Le discoteche sono chiuse da metà agosto, ascrivere ai locali la crescita dei contagi - ripresa da ottobre - è errato e va contro ogni logica. Purtroppo si sta verificando quello che avevamo previsto da subito. Ovvero il proliferare di raduni che sfuggono ad ogni forma di legalità. Capiamo la disperazione dei titolari di tanti locali che non sono discoteche, ma la nostra linea è quella del rispetto rigoroso delle regole, perché siamo imprenditori e come tali ci comportiamo. Le discoteche sono una cosa seria".

 Quali possono essere le conseguenze nel breve periodo?

Di questo passo almeno metà delle discoteche spariranno dalla circolazione, nella migliore delle ipotesi diventeranno parcheggi, mobilifici, show-room, centri commerciali. Nella peggiore delle ipotesi diventeranno facile preda della malavita.

Quali misure potrebbero adottare le discoteche per mettere in sicurezza gli spazi e i propri clienti?

Le discoteche potranno riaprire soltanto quando le condizioni generali lo consentiranno, e sempre nel pieno rispetto e applicazione di quanto indicato la scorsa estate dai vari protocolli di sicurezza. Requisiti indispensabili: termoscanner, sanificazione, ingressi distanziati, materiale monouso, obbligo di mascherine, diminuzione dei coefficienti di capienza, postazioni per tamponi rapidi, potenziamento degli addetti alla sicurezza.

 Sempre a proposito dell’estate scorsa. Qualcuno ha sbagliato? E se qualcuno ha sbagliato perché è stato sbagliato chiudere tutto?

Invece di sanzionare severamente i colpevoli qui si pensa che se uno sbaglia, debbano pagare tutti. È una strana applicazione del concetto di responsabilità oggettiva. Invece di insistere sul distanziamento di due metri in pista da ballo e un metro fuori, si dovevano modificare i criteri di capienza, come è stato fatto in Puglia. Se ci sono stati errori, ce ne sono stati molto meno che in altri settori, così come dovrebbero spiegarci come mai tutti questi assembramenti che si sarebbero verificati questa estate in Romagna e in Salento non hanno prodotto contagi. Unico caso - chissà se più mediatico che reale - il Billionaire in Sardegna. Un po’ poco per accusare un intero settore. Troppo comodo scaricare le colpe su di noi.

 Quanto è il danno stimato in termine di fatturato?

Se parliamo soltanto di discoteche, il fatturato è di 1 miliardo è 300 milioni, che sale a 3 miliardi includendo tutti i locali dove si balla. La perdita è del 90%. Siamo chiusi da un anno, a parte una breve parentesi estiva, che ha riguardato soltanto una minoranza di locali all’aperto.

 Quali aiuti chiedete alle istituzioni?

Ristori a fondo perduto, un decreto per il blocco degli affitti, dei tributi e delle utenze. Le serrande sono abbassate ma certe spese si ripresentano tutti i mesi, si pensi banalmente all’energia elettrica per far funzionare gli antifurti. La cassa integrazione in deroga e il credito d’imposta sono provvedimenti importanti, fermo restando che il credito d’imposta è stato riconosciuto soltanto per le proprietà, non per le locazioni.

Cos’è e quali sono gli obiettivi dell’associazione Cogeu?

Il Silb si batte da sempre per un divertimento sano, intelligente e consapevole, con la massima attenzione e collaborazione con enti e associazioni allineati a questa rigorosa linea di pensiero come l’associazione Cogeu, nata dopo la tragedia della Lanterna Azzurra di Corinaldo del 2018, per tutelare un divertimento in sicurezza dei ragazzi che frequentano le discoteche. Cogeu è una realtà con la quale ci stiamo confrontando, con la quale siamo felici di poter collaborare per aiutare le giovani generazioni a lenire i loro disagi, dovuti dalla totale mancanza di socialità, che rischia sempre più di sfociare in violenza ed altre devianze.

Con birra Grimbergen alla scoperta del mondo cioccolato

L'abbinamento con il cioccolato, anzi con le diverse specialità di cioccolato, riserva alcune sorprese e richiede attenzioni particolari per realizzare i migliori abbinamenti. In questo video il sommelier Giuseppe Vaccarini presenta le proprie considerazioni sull'argomento, in un recente tutorial via web sull'argomento, utilizzando come riferimento tre tipologie di birre belghe d'abbazia (le più vocate per gli abbinamenti con il cioccolato) della storica (1.128 dC) Grimbergen. Per ulteriori approfondimenti in materia, leggi il nostro articolo parallelo "Abbinamenti birra e cioccolato, proposte golose e intriganti".

Bar come centri vaccinali? Succede a Genova

Team Gradisca Cafe Genova
Team Gradisca Cafe Genova

“Anche oggi, 25 gennaio, all'alba dell'ennesima apertura arancione ci chiediamo come mai sia considerato così impensabile l'utilizzo dei dehors. Si evitano gli assembramenti, stiamo tutti distanti e igienizzati e poi, senti qua, perché non pensiamo di utilizzare gli spazi interni come centri vaccinali?”. Così inizia il post del Gradisca Cafè di Genova. Il locale di piazza delle Erbe a Genova ha inaugurato da questo mese la rubrica Facebook “Gradisca la polemica”. Un thread di messaggi al presidente del Consiglio legati da un filo conduttore: “I bar, i ristoranti, i locali sono luoghi basilari per il tessuto cittadino, torniamo a renderli tali, diamo un servizio ai nostri clienti, ai nostri cittadini. La sicurezza e la salute sono le cose più importanti. Lo sono la nostra, quella del nostro staff e quella dei nostri clienti. Non lo facciamo per alleggerirvi il lavoro, che sia chiaro, lo facciamo perché abbiamo voglia e bisogno di tornare a lavorare prima che sia troppo tardi. Quindi lasciateci aprire almeno i dehors». Così Andrea Tomasi, Giulio Tabaletti, Tommaso Gava e Matteo Finocchiaro, titolari del "Gradisca", rilanciano sul social network, in un post che viene ripreso anche dal Secolo XIX

All'interessamento del principale quotidiano genovese, fa da contraltare Dissapore che ne parla come di “una proposta a dir poco bizzarra…Ok, tutto molto bello e nobile, ma rimane il fatto che non è sufficiente avere una stanza libera per potersi trasformare in una stanza vaccinale”. La critica è comprensibile. Ma solo a patto di osservare con sguardo miope quello che sta succedendo da un anno nel nostro settore. Pensiate sia necessario un sottotitolo per capire che quella del Gradisca sia una provocazione? Per quanto conosciamo Tabaletti e soci possiamo mettere la mano sul fuoco e giurare che non è loro intenzione mollare lo shaker per la siringa o smettere il grembiule per il camice. Quello che cercano di fare i soci del locale genovese è mettere l’accento su un tema spesso trascurato. I bar e i ristoranti, specialmente in un contesto particolare come i vicoli di Genova, svolgono un ruolo di grande rilevanza nel presidio del territorio. Sono un baluardo del vivere civile, luoghi che favoriscono la socialità, sono la migliore idea che possiate avere per tenere la situazione sotto controllo ed evitare i ritrovi, clandestini, nei parchi, nei sottoscala, nelle cantine, nei retrobottega, sulle panchine davanti ai discount. Il locali sono il migliore antidoto a quella che molti quotidiani definiscono “movida”, tra l’altro dimostrando di non avere nemmeno la più pallida idea di cosa sia stata la movida. Facciamo che qualcuno finalmente ci stia ad ascoltare e che una lettera come quella scritta dai più famosi locali del capoluogo ligure, riuniti sotto la sigla di Rete Contatto Genova, non cada nel vuoto. Noi la pubblichiamo integralmente. Che ne dite?

 

 

“A partire dall’inizio della pandemia molte analisi di settore sono state fatte, infiniti discorsi sono stati affrontati per poi, alla fine, produrre risposte non adeguate o, nel peggiore dei casi, silenzi pilateschi. Premettiamo che in nessun caso la nostra vuole essere una critica alle azioni intraprese da tutte le istituzioni per contenere l’emergenza epidemiologica in corso: non è nostra competenza la gestione sanitaria della pandemia, è invece il nostro lavoro sottolineare le azioni da intraprendere per risolvere l’altra emergenza: quella economica. Un vizio del nostro paese è quello di affrontare i problemi nazionali come se fossimo una nazione unita dallo stesso medesimo destino oltre che dalla lingua. Non è così.

L’inappropriatezza della risposta economica - del famoso Bazooka tanto sbandierato dai media o delle piccole pistole a tamburo in mano alle amministrazioni - nasce proprio da una mancata analisi delle specificità della reale situazione economica che l’Italia ha nel suo dna commerciale; un dna che ha dato vita a realtà assai differenti, per cui la Liguria ha un tessuto commerciale assai diverso da quello della Lombardia o della Calabria, allo stesso modo in cui quello di Genova è differente da quello di Imperia e quello del centro storico genovese non è uguale a quello di Sampierdarena o della Val Bisagno.

Prendiamo un settore di fondamentale importanza per la Liguria: il turismo. Secondo il Rapporto di sintesi per il 2019 dell’Osservatorio regionale, la stima del PIL attivato dal turismo nella regione era di 3 miliardi e 288 milioni di euro, con un’occupazione derivante di 72.000 unità (58,5% dipendenti, 41,5% autonomi) mentre il valore aggiunto del comparto era stimato in 5 miliardi e 550 milioni €. A titolo di confronto, il valore aggiunto dell’industria secondo il rapporto di Unioncamere Liguria per lo stesso periodo era di 6.502.000.000 €, con un’occupazione di 81.000 addetti.

Prendiamo in modo più specifico il settore Alloggio e ristorazione per la città di Genova. Nel 2018, secondo l’Annuario Statistico Comunale, occupava 10.337 addetti su un totale di 212.458 addetti alle imprese attive, pari quindi al 4,8% del totale; e questo dato naturalmente non comprende un gran numero di persone impiegate nelle altre categorie connesse ai settori turismo, spettacolo, dalle agenzie di viaggi al personale tecnico specializzato. Tuttavia è particolarmente significativo notare come secondo l’ultimo report del Sole 24 Ore sulla Qualità della vita, a Genova ci sarebbero 4,8 ristoranti e 3,8 bar ogni 1.000 abitanti, facendo di Genova la quattordicesima provincia per numero di ristoranti (su 107) e addirittura la nona per numero di bar. Sempre nel report dell’anno scorso si notava come Genova fosse decima per “densità dell’offerta culturale”, ovvero per il numero di eventi organizzati rispetto alla superficie territoriale, dietro a città come Milano, Roma o Napoli ma davanti a Firenze e Torino.

Pur con tutte le difficoltà legate al carattere di una Genova che notoriamente “non è una città di camerieri” (ed è bene che sia così) a fronte della faticosa deindustrializzazione iniziata ormai quarant’anni fa, la città ha saputo mettere in piedi un comparto economico legato a segmenti che sembravano tradizionalmente appannaggio delle sole Riviere. Ha cercato di reinventarsi nel momento in cui è apparso chiaro che i modelli tradizionali stavano generando un sistema “postindustriale” la cui tenuta era demandata principalmente alla liquidità data dalle pensioni per sostenere la domanda interna e alle garanzie offerte dal patrimonio immobiliare. Quest’ultima considerazione valeva in generale per l’intera regione: nel 2011, il valore complessivo degli immobili in Liguria ammontava a 319 mld € (8,2 volte il PIL regionale: record italiano). Ed in effetti, nel corso dell’ultimo decennio la situazione è cambiata, soprattutto per quel che riguarda gli immobili - tradizionale salvadanaio delle famiglie liguri: nel 2019 il valore è sceso a 274,1 mld, pari al 5,6 volte il PIL; non è più il record italiano, ma è comunque la seconda posizione (dopo la Valle d’Aosta) a sottolineare la dipendenza socio-economica della Liguria dai risparmi investiti nel “mattone”.

Ricomponendo il puzzle dei numeri sopra citati, solo apparentemente slegati, emerge l’impatto e l’importanza del lavoro svolto nei settori della ristorazione, del turismo e degli eventi: da un lato è il comparto che presenta le migliori prospettive per una crescita futura, dall’altro è il solo che possa sostenere il valore immobiliare grazie alle sue funzioni di servizio e presidio; in effetti, il principale paradosso per Genova e per la Liguria è l’ammontare del patrimonio immobiliare a fronte di una situazione demografica che vede una diminuzione drammatica della popolazione - sempre per dare un’idea, oggi non solo Genova ha meno abitanti di quando è nata la Grande Genova nel 1927, ma lo stesso centro storico ha un terzo degli abitanti che aveva nel 1861. Il tema dell’attrattività cittadina ha finito per diventare una questione di vita o di morte: si tratta di una situazione delicata, in cui è opportuno usare il bisturi piuttosto del bazooka, anche perché la crisi legata al Covid ha colpito una città che non era ancora nemmeno uscita dal trauma del crollo del Ponte Morandi e si trova in una fase delicatissima di trasformazione.

Alla luce di una riflessione spassionata sulla situazione, i benefici connessi a questi settori sono evidenti, anche se difficilmente quantificabili in termini di profitto o di realizzazione economica, ma certo rappresentano un vero e proprio tesoro per la cittadinanza tutta. Parliamo del presidio costante e duraturo che si oppone ogni giorno a una criminalità sempre più aggressiva e dalle evidenti mire espansionistiche, ben oltre il buio dell’angolo più nascosto; una mafia che agogna di uscire allo scoperto e conquistare nuovi lidi, ma che l’onestà delle nostre attività e del tessuto sociale nel quale esse vivono ha continuato nel tempo a porsi come muraglia invalicabile delle virtù di una cittadinanza che non vuole arrendersi. Un ostacolo che oggi, pian piano, si sta sgretolando e che anzi rischia di finire preda, in alcune sue parti, del denaro sporco ma purtroppo sempre fresco di una malavita organizzata che mai ha levato lo sguardo da quell’agglomerato di curve e strettoie del nostro centro storico.

Parliamo della crescita culturale unica nel tessuto genovese, con la produzione di eventi offerti a tutta la popolazione che ostinatamente continua a germogliare, non smettendo di porre accenti sulla qualità della vita di una delegazione che, altrimenti, sarebbe abbandonata al buio della scarsa illuminazione, al silenzio dello spaccio dilagante e a qualche karaoke stonato realizzato in un paio di locande patinate.

Parliamo infine e soprattutto della capacità di valorizzare un territorio che, viceversa, varrebbe meno di un appartamento in “Vicolo Stretto”, visto che finirebbe preda della desolazione criminale sopra descritta o della mala movida dell’alcool a basso costo e delle grida lanciate con tamburi scaccia turisti. Oggi, questo pregevole pregevole risultato collettivo realizzato dal basso rischia di scomparire per lasciare spazio ai sogni più lugubri dai quali sarà impossibile risvegliarsi.

L’urlo di dolore, di rabbia e di impotenza che adesso mettiamo su carta è relativo a un orizzonte che non vede spiragli di luce nel breve o medio termine. Sappiamo tutti che i prossimi mesi continueranno sulla falsa riga dell’autunno appena trascorso e che l’utopia di una riapertura con orari consoni per il nostro lavoro dovrà ancora trovare un’espressione possibile nella realtà.

Le più rosee previsioni, quelle che parlano di un primo, timido risveglio della cosiddetta normalità per la tarda primavera, si scontrano con ciò che il nostro tessuto economico da sempre sa suggerirci: l’arrivo di un’estate scevra da DPCM restrittivi non farà altro che produrre una fuga dalla città lasciando i nostri vicoli, ancora una volta, vuoti e alla deriva del proprio destino.

La prospettiva di poter tornare a camminare con le proprie gambe, quindi, nel lontanissimo ottobre o novembre (a seconda di quanto il caldo estivo andrà lungo rispetto alla sua stagione di competenza) è un’eventualità che nessuno fra i firmatari di questa lettera si può permettere di perseguire. Abbiamo urgenza di pianificare, strutturare e organizzare il futuro, ma questa urgenza non è solo nostra, è anche di una bellissima città in agonia da troppo tempo.

Noi, oggi, siamo qui a scrivere di un territorio del quale tutti noi firmatari insieme conosciamo ogni pietra, buona parte dei suoi difetti, i suoi infiniti pregi e la drammatica situazione in cui versa in questo periodo sfortunato, reso tragico dall’immobilismo delle istituzioni d’ogni ordine e grado e dalla colpevole inattività delle persone che le rappresentano.

Vogliamo essere pratici, arrivare al punto e perorare fino alla fine la nostra battaglia. In breve, cosa serve? Servono aiuti reali immediati, legati alla differenza di fatturato fra il 2019 e il 2020 e che vadano a compensare la perdita economica sostenuta dalle attività. In questo senso, il 50% della differenza di fatturato fra i due anni potrebbe essere un buon punto di partenza per evitare futuri fallimenti e sarebbe una cifra che andrebbe a ripianare tutte quelle spese che inevitabilmente sono state sostenute in questi mesi di chiusura, di inattività o di lavoro compromesso dalle fasce orarie imposte.

Serve un allentamento della pressione fiscale per alleggerire il passato e il prossimo biennio nel quale siamo appena entrati. Servono politiche attive per facilitare la creazione di eventi, con la sburocratizzazione dei percorsi istituzionali e l’appoggio delle istituzioni in ogni singola parte del percorso di realizzazione degli stessi: oggi, per realizzare un evento di qualsiasi grandezza, servono interventi di professionisti che certifichino ogni minimo dettaglio, generando importanti costi fissi aggiunti; bisogna compilare infinite pratiche spesso inutili e versare notevoli balzelli. Nella situazione che vivremo nei prossimi anni, questi interventi dovrebbero essere ad appannaggio delle istituzioni, che dovrebbero organizzare bandi puntuali e dedicati durante l’anno, mirati alle esigenze di programmazione e semplificativi di quella burocrazia che ogni giorno distrugge qualsiasi entusiasmo. Serve il prolungamento della concessione gratuita dei dehor fino almeno all’ottobre del 2022, dal momento che gli spazi all’aperto saranno di vitale importanza per ancora lungo tempo, tenendo conto dell’inevitabile prolungarsi dell’emergenza sanitaria e della conseguente paura di una larga fetta della popolazione nel recarsi in luoghi chiusi. Serve una promozione costante ed efficace del nostro territorio, con la realizzazione di prodotti turistici sostenibili e che lavorino sui due diversi target, cittadini e turisti, in maniera chiara e ben distinta. Una promozione diretta attraverso canali moderni, che tenga conto dell’operatività presente sul territorio e che sia concepita insieme alle realtà professionali che già su queste strade operano da anni con successo. È fondamentale avere la consapevolezza che se il turismo è sostenibile per la città allora incrementa valore per la cittadinanza tutta e incrementare l’attrattività della città porta a nuovi desideri di trasferirsi fra i suoi confini e a una nuova speranza per il futuro della città, qualitativa, demografica ed economica.

Abbiamo un piano operativo concreto e dettagliato per punti, ma soprattutto che prevede modalità di attuazione chiare, semplici e inequivocabili che ci piacerebbe condividere con le Istituzioni per trovarci a lavorare insieme, ed essere parte attiva nella costruzione del presente, ma soprattutto nell’ideazione del futuro della nostra città e della nostra regione. Un piano che sappia riempire di contenuto quelle tante “scatole vuote” che ancora oggi sono presenti sul nostro territorio che andrebbe invece valorizzato e promosso adeguatamente. Servono strategie chiare, semplici ed efficaci per le quali crediamo sia fondamentale una politica partecipata, che ci coinvolga direttamente accanto alle istituzioni.

Ma torniamo al presente. Leggete bene i nomi dei locali che hanno apposto il proprio nome sotto queste parole: molti di loro non saranno più in piedi quando si tratterà di organizzare quell’anno di lavoro che, tradizionalmente per i caruggi, va appunto da ottobre alla fine di maggio. In questo elenco ci sarà di certo il vostro locale preferito, quello dove avete mangiato quel piatto così buono o bevuto una birra indimenticabile. Ci sarà di sicuro, dietro una sigla commerciale, il volto di un vostro amico, di un vostro parente o di quell’oste che, quella volta, vi diede il consiglio giusto.

Tutti questi nomi, queste persone, non avranno più, in quel tempo così apparentemente lontano e in realtà drammaticamente così vicino, il posto che prima occupavano nella società. E non per colpa o per demerito, ma per via di una gestione dell’emergenza operata male, malissimo, inaccettabilmente “all’italiana”.

La nostra categoria non ha, per storia e conformazione, la possibilità di scioperare, né purtroppo, una voce univoca che possa rappresentarla tenendo conto delle diverse specificità di cui abbiamo accennato in apertura. Di certo non vogliamo scioglierci in inutili manifestazioni capaci solo di lasciare il tempo che trovano e neppure dar aria alle pance già gonfie di quei soloni della ristorazione che fin troppo agitano le televisioni nazionali.

Vogliamo essere pratici, arrivare al punto e perorare fino alla fine la nostra battaglia. In questo momento, però, possiamo solo scrivere una lettera e fare in modo che più persone possano interessarsi alla nostra vicenda e constatare che dietro un dramma apparentemente di pochi si cela un problema collettivo che, poco più in là nel tempo, tutti si troveranno ad affrontare. Possiamo risolverlo assieme subito. Oggi e non domani.

Genova è una città in bilico, il cui futuro è da diverso tempo incerto. Cosa credete che possa accadere se, nel giro di un anno, vedremo crollare l’intera architettura di quel gioiello fatto di banconi, luci, colori, sorrisi e soprattutto di persone e professionalità che è la rete dei locali del Centro Storico?"

Locali firmatari: Rete Contatto Genova; Ristorante e Pub dall'Est Europa Kowalski; Tazze Pazze - Gradisca Cafè; Jalapeno; Maninvino; Romeo Viganotti; Scurreria Beer & Bagel; Ai Troeggi; Dall'Orso Il paradiso della pinsa; Cucina Valoria; Ristorante Il Balcone; Mescite; O'Boteco; Rossocarne; Forchetta Curiosa; Groove; Malkovich; Falso Demetrio Libreria; Negroneria Genovese; Lo Speziale; Ristorante Rosmarino; Da Giuse Pasticceria; Ristorante Veracruz; Burriteria Veracruz; Ristorante Pintori; Fitz Pub; Taggiou; Don Cola; Les Rouges; Uva; Archivolto Mongiardino; Kamun; U gelatu du carogio; La Lepre; Sa Pesta; Jamila; Rooster; Ristorante Cibus; Masetto; Ristorante Il Fabbro; La Meridiana Cafè; Paccottiglia; Trattoria dell'Acciughetta; Quelli dell'Acciughetta; Borotalco; Il Salotto; Vezza Boutique; Gradisca.

Chiunque condivide il contenuto di questa lettera, può diventarne firmatario inviando la propria adesione all’indirizzo di posta elettronica contatto@contattogenova.it

 

 

Abbinamenti birra & cioccolato, proposte golose e intriganti

Abbinamenti birra e cioccolato

 

L'abbinamento tra birra e cioccolato è da sempre un incontro che favorisce consumi e sensazioni di felicità (grazie ai flavonoidi e al magnesio presenti). La stagione invernale è quella tradizionalmente più indicata per questo tipo di incontro goloso ma che richiede alcuni suggerimenti pere ottenere la migliore combinazione. Riportiamo le proposte di alcuni esperti di settore come Tullio Zangrando, Mirco Marconi, Giuseppe Vaccarini, Gianluca Franzoni e Teo Musso. Leggi qui per approndire alcune regole generali per gli abbinamenti.

Abbiamo chiesto a due esperti di settore come Tullio Zangrando e Mirco Marconi alcuni consigli sugli abbinamenti possibili birra e cioccolato. Altre indicazioni interessanti, con una larga serie di esempi, sono riportate nel terzo volume della serie "Birra" a pag.94 (Edizioni Edagricole-New Business Media / Tecniche Nuove).

«Il cioccolato fondente, con almeno il 70% di cacao, soprattutto se è senza burro di cacao aggiunto e quindi nettamente amaro, è un brutto cliente per la birra. Abbiamo iniziato provando birre scure come le Stout, per assonanza aromatica dovuta alla tostatura, però risultavano tutte troppo magre. È stata quindi la volta delle Oatmeal e delle Milk Stout, più morbide o dolci, ma anche qui nessun risultato eclatante: la birra era sempre troppo leggera. Le Foreign Extra Stout e le Imperial Stout mancavano della morbidezza e dolcezza necessaria, e l’amaro diventava eccessivo. Anche le Doppelbock scure hanno deluso. Le Scotch Ale, persino una ricca come la Traquair House, non sono state disastrose, ma la birra ne usciva sempre peggiorata. Il risultato migliore è venuto dalle Strong Dark Ale belghe, come le Trappiste o simili; tra queste la Pannepot si è ben difesa, ma l’abbinamento non era mai completamente soddisfacente.
Con il cioccolato al Gianduja, i Gianduiotti e le creme spalmabili alla nocciola, è facile mettere in campo abbinamenti birrari eccellenti. Probabilmente la nocciola, oleosa, tostata e aromatica, fa da viatico all’ingresso della birra e aumenta le possibilità di riuscita. In questo caso hanno funzionato le Mild scure, l’Oatmeal stout, le Dunkelbock, le Dubbel Trappiste.
Maggior soddisfazione è derivata dalle prove di abbinamento di frutta candita o sciroppata, con cioccolato di qualità (prove con prodotti di Maglio, Domori, Rizzati). La potenza gustativa del cioccolato fondente passa qui in secondo piano, limitandosi a dare un tocco di amaro, mentre il dolce e l’acido della frutta hanno il sopravvento. In questo caso c’è molta più scelta di birre abbinabili. Alcuni abbinamenti sono stati veramente efficaci, ad esempio il mandarino candito ricoperto di fondente con la Anchor Liberty Ale. Il dolce del cioccolatino è un controcanto all’amaro non eccessivo della birra, le cui note agrumate dovute al luppolo Cascade richiamano il frutto presente. Altro accostamento molto riuscito tra la Roodbruin Duchesse de Bourgogne e l’amarena ricoperta al cioccolato fondente di Domori. La componente agrodolce della birra richiama l’aroma di un’amarena sciroppata, in una perfetta sintonia».

Alcune ricette di abbinamento possono inoltre essere trovate nel recente volume "Sua Maestà Il Cioccolato" di Emanuele Patrini edito da Tecniche Nuove.

Nel corso di un recente incontro tutorial tra esperti del settore (guarda il video), organizzato online da Serena Savoca marketing director di Carlsberg Italia, confermando un concetto già espresso nel suo libro Il Manuale della Birra, il noto sommelier Giuseppe Vaccarini ha scelto tre abbinamenti speciali con le storiche birre belghe d'abbazia Grimbergen 1128 (distribuite da Carlsberg Italia).
Con Grimbergen Double Ambrée, birra scura, maltata e intensa, dal sapore ricco, tostato e deciso (6,6% alc, amaro medio 22 Ibu), propone di abbinare per compensazione scaglie di un cioccolato dal gusto deciso, un fondente extra dark al 90% o al 95%, o in alternativa una fetta di Torta Sacher, una crêpe o un waffel con una salsa al cioccolato.
Con Grimbergen Blonde, specialità dorata, corposa e bilanciata, dai toni fruttati e speziati (6,7% alc, amaro medio 22 Ibu) viene preferito un abbinamento equilibrato con scaglie di un cioccolato fondente al 80% o 85%.
Infine la freschezza agrumata della birra di frumento Grimberger Blanche è preferibile accostarla in modo equilibratro con un più discreto cioccolato fondente al 70% o in alternativa un dolce cioccolato bianco (con un'alta percentuale di burro di cacao). Caratterizzate anche dalla mitica figura della Fenice in etichetta, le birre Grimbergen sono disponibili in bottiglie di vetro da 33 e 75 cl, oltre che in  fusti 20 litri DraughtMaster.

Un'altra strada è stata percorsa dal Birrificio Baladin di Piozzo (Cuneo) che ha di recente rilanciato la specialità Nöel Chocolat in bottiglia da 75 e 150 cl, nata nel 2019 dalla collaborazione tra il maestro cioccolatiere Gianluca Franzoni (fondatore di Domori) e Teo Musso, eclettico titolare di Baladin. Per l'occasione è stato scelto di miscelare una birra scura, in cui sono già presenti note cioccolatose unitamente a quelle torrefatte e di frutta secca, con fave tostate di cacao Criollo di Domori, varietà Chuao, una preziosa pianta venezuelana che rischiava l'estinzione, dalle dolci note di crema di latte, miele e frutta secca. Ne risulta una birra di medio grado alcolico (8,5°), amaro contenuto (24 Ibu), colore scuro intenso (55 Ebc), ideale per essere proposta con speziati cibi invernali, specialmente dolci come tranci di panettone (a cominciare dal Panettone Glassato Baladin), panforte e torroni alla cannella e arancia.

Giovanni Pina e Caffè Milani portano l’alta pasticceria italiana a Hong Kong

Da Trescore Balneario (Bergamo) a Hong Kong il passo non è proprio breve. Lo ha compiuto il maestro pasticcere Giovanni Pina, con un compagno di viaggio d'eccezione: Caffè Milani. Pina, terza generazione alla guida della pasticceria bergamasca che porta il suo nome, ha fatto arrivare a Hong Kong il frutto della sua ricerca continua dell’equilibrio dei gusti, della fragranza e della cremosità delle strutture, nel nuovo locale aperto dentro al K11 Musea di Hong Kong, un enorme spazio retail sul lungomare di Tsim Sha Tsui, che mixa shopping, arte, design e architettura.

I grandi classici della nostra tradizione

Al secondo piano si gode della vista di questa architettura moderna mentre si assaggia uno dei dolci della Pasticceria Giovanni Pina e - insieme - miscele e singole origini di Caffè Milani. Il banco del cafè riproduce lo stile della pasticceria di Trescore Balneario (Bg), con banco e pareti in legno scuro e ampie vetrine per i dolci bene. L'offerta è un trionfo di classici italiani: cannoncini alla crema, la Saint Honoré, la Sacher all’italiana (con burro e zucchero ridotti e rum bianco invece del rum nero tradizionalmente utilizzato in Austria, per ottenere maggiore delicatezza e armonia con il cioccolato). Infine il tiramisù, (una delle ricette italiane oggetto di svariate e interessanti rivisitazioni negli ultimi anni) con l'aroma del caffè più intenso strato dopo strato. Il locale è un primo anello di una catena di pasticcerie che porteranno il brand Giovanni Pina ad espandersi ancora di più.

Le miscele di Caffè Milani spiccano nel retrobanco

Le latte colorate spiccano all’interno delle nicchie sul retrobanco: tre macinadosatori con le latte da 1 chilo delle miscele di Caffè Milani. Espresso System Milani offre il gusto classico delle migliori miscele italiane: in tazza dà un espresso con un gusto bilanciato e aromatico, sormontato da una crema persistente. Quindi Action Espresso Bio, miscela di caffè 100% arabica provenienti da Brasile, Etiopia, Indonesia e Perù, che al gusto presenta un’amarezza contenuta e un’acidità complessa e gradevole, con note di frutta fresca. Infine la latta bianca di Cuoril, il decaffeinato di Caffè Milani.  

Accademia del Caffè Espresso, nuovi passi nella ricerca

Stefano Mancuso, direttore di Pnat e Guido Bernardinelli, ceo La Marzocco
Stefano Mancuso, direttore di Pnat e Guido Bernardinelli, ceo La Marzocco

Lo studio delle origini del caffè da un punto di vista sensoriale, chimico e agronomico è l’ambiziosa finalità di un progetto triennale dell’Accademia del Caffè Espresso de La Marzocco guidato dal  suo coffee research leader Massimo Battaglia, insieme ai ricercatori di Pnat, Università di Firenze ed Enea.

Caffè tostato
Caffè tostato

I primi mesi hanno riguardato l’analisi di campioni di caffè di Costa Rica, El Salvador, Honduras e Guatemala con l’obiettivo di associare all’analisi sensoriale una scheda chimica e genetica delle diverse varietà analizzate, allo scopo di definire l’esistenza di una correlazione tra le proprietà genetiche, chimiche e organolettiche e le caratteristiche degli aromi in tazza, favorendo la tracciabilità e il controllo dei caffè di origine di alta quota.

Serra coltivazione caffè«Abbiamo avuto alcune difficoltà legate al Covid, che ci hanno fatto pervenire un numero inferiore di campioni rispetto a quanto preventivato - osserva Massimo Battaglia -, comunque abbiamo cominciato il nostro lavoro. Dei caffè vengono realizzate l’analisi organolettica e quella genetica, quindi i dati sono incrociati. Il mondo del caffè è strano: arriva da lontano e quando lo si acquista spesso la sua provenienza (territorio, piantagione) è aleatoria. Con la nostra ricerca vogliamo dare ai produttori una certezza in più sul caffè che viene commercializzato e ai microroaster maggiore certezza sull’effettiva qualità di un prodotto per il quale si impegnano a pagare cifre anche importanti».

Stefano MancusoOra prende il via un percorso di ricerca insieme al neurobiologo vegetale Stefano Mancuso, direttore di Pnat, spin-off accademico dell’Università di Firenze, ed Enea, per studiare in profondità le componenti chimiche e genetiche con l’obiettivo di «dimostrare che è possibile coltivare ottimo caffè in maniera buona, pulita, giusta e sostenibile per creare un modello che possa poi essere utilizzato per altre colture del pianeta”» ha commentato il professor Mancuso. Realizzare una tracciabilità completa del caffè dalla bacca alla bevanda che si consuma ogni giorno, non solo garantisce ciò che si sta consumando ma può anche analizzare costi e ricavi di una tazzina e riequilibrare la filiera laddove questo non funziona.

«La Marzocco possiede in Tanzania, nella Rift Valley quella che vorremmo diventasse un’azienda modello, un manifesto della possibilità di produrre caffè in maniera equa per la popolazione e sostenibile per l’ambiente» - conclude Stefano Mancuso. Del resto, l’Azienda fiorentina ha una grande tradizione di ricerca estrema della qualità e l’ha sempre messa in campo nella produzione delle sue macchine che non ci potrebbero essere se non ci fosse un ottimo caffè alla base».

Il progetto di ricerca triennale dell’Accademia, oltre a Stefano Mancuso con Pnat, vede coinvolti Alessia Fiore e il suo gruppo di ricerca per Enea, l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico-sostenibile, e come partner nei paesi di origine gli enti garanti del caffè di El Salvador (Ccs) Honduras (Ihcafé), Costa Rica (Icafé) e Guatemala (Anacafé), oltre a Ace e Cup of Excellence.

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