Home Blog Pagina 412

Panna Cotta, il liquore cremoso di Bottega ispirato al dessert

Panna Cotta Bottega
Cremoso, dal gusto delicato e con una moderata gradazione (15%), il nuovo liquore è perfetto come fine pasto, ma anche per guarnire gelati e creare originali drink

Continua ad ampliarsi la linea di creme e liquori di Bottega. La nuova creazione della cantina e distilleria di Bibano di Godega (Treviso) è Panna Cotta Bottega, che come evidenzia il nome, è ispirato all’omonima specialità della pasticceria italiana.

Del noto dessert questo liquore cremoso rappresenta infatti la versione alcolica, condividendone anche gli ingredienti. È infatti preparato con panna ottenuta dalla scrematura di latte di esclusiva origine alpina, fatta cuocere a lungo con bacche di vaniglia del Madagascar, tra le varietà più apprezzate per gusto e per la caratteristica fragranza ricca e rotonda. Al tutto viene aggiunto lo zucchero che conferisce al liquore la dolcezza e la cremosità del dolce cui si ispira.

Morbida e avvolgente, con una moderata gradazione alcolica (alc 15% in vol), Panna Cotta accarezza il palato con il suo gusto delicato, arricchito di note di panna e di vaniglia e con un aroma di latte in chiusura. Ottima dopo pasto, è da servire ben fredda, ma è perfetta anche per arricchire gelati alla crema e può rappresentare anche un gustoso ingrediente per la preparazione di originali cocktail.

Come le altre specialità di creme e liquori firmati Bottega, che comprende una gamma articolata di liquori alla frutta e alle creme, tra i quali Limoncino anche nella versione Limoncino Bio, Gianduia, Pistacchio, Espresso, anche il nuovo prodotto è custodito in bottiglia dalla caratteristica forma ovale da 50 cl.

Lello, la linea di cocktail ready to drink ispirata al Proibizionismo

Lello cocktail ready to drink
Una gamma di super classici già miscelati scelti tra quelli in voga negli anni Venti e proposti nelle bottigliette di lozioni per capelli usate all'epoca per contrabbandare gli alcolici

Riprende atmosfere e immaginario legati al Proibizionismo la linea di cocktail ready to drink Lello. Un progetto nato a Firenze a opera di un gruppo di giovani imprenditori della ristorazione, con il supporto, nella scelta e cura dei miscelai, del noto bartender Luca Manni, con l’obiettivo di raggiungere un duplice pubblico: ovviamente gli appassionati della miscelazione, e in particolare di super classici, ma anche i locali, come ristoranti e piccoli bar, che, pur non avendo un barman, vogliono arricchire la loro offerta con una proposta di drink realizzati a regola d’arte, o da proporre per l'asporto.

Però, con una particolarità in più, quella di ispirarsi al Proibizionismo, il periodo dal 1920 al 1933 durate il quale negli Stati uniti gli alcolici furono messi al bando e cocktail e distillati venivano somministrati illegalmente in locali clandestini, gli speakeasy.

A questo immaginario, all’insegna della clandestinità, si richiama Lello, a partire dalla stessa gamma di cocktail proposti, tutti grandi classici e in voga in quegli anni, suddivisa tra una proposta basic, che al momento comprende Old Fashioned, White Lady, Sidecar, Bronx, e i drink premium, con questi ultimi che si possono ordinare solo però avendo la necessaria parola d’ordine, che viene rilasciata esclusivamente a chi ha già acquistato i drink basic. Cocktail ready to drink preparati secondo le ricette originali, utilizzando ingredienti di qualità.

Idea di clandestinità che torma anche nel pack. I cocktail sono infatti contenuti in bottigliette che richiamano (anche nella capacità, pari a 10 cl) quelle delle lozioni o dei tonici per capelli che durante il Proibizionismo venivano svuotate, riempite di liquore e smerciate.

Non a caso, nella narrazione che fa da sfondo a tutto il progetto, Lello è un barbiere di origini italiane che, nell’immaginaria città di Century, negli Stati Uniti degli anni Venti, per una serie di circostanze si trova costretto a smerciare alcolici utilizzando il suo salone di bellezza come copertura.

 

Pavesi lancia i nuovi Pavesini Double

Pavesini Double
La nuova versione dell'iconico snack nasce dall'unione tra i classici Pavesini e il cioccolato fondente

Una gustosa novità arriva da Pavesi. L’azienda del gruppo Barilla ha appena lanciato una nuova versione del suo iconico biscotto. Si chiama Pavesini Double, nome che ne svela la peculiarità: quella di offrire una doppia esperienza di gusto. Il nuovo Pavesino nasce infatti dall’unione del classico biscotto, la cui ricetta fu creata nel 1948, e il cioccolato fondente, in percentuali, rispettivamente, del 46 e 54%.

Pavesini Double singolo
Pavesini Double

Uno snack al passo con i tempi e che risponde alle nuovi abitudini di consumo, unendo la leggerezza e la croccantezza del tradizionale Pavesino alla golosità del cioccolato, perfetto, come sfizio goloso al rompi-fame di ricarica energetica, per una pausa ogni momento della giornata e per ogni tipologia di consumatore. Un prodotto che conferma la capacità del brand di rinnovarsi senza rinunciare alla propria tradizione.

Pavesini Double espositore
L'espositore per i bar con 20 confezioni monodose di Pavesini Double

Pavesini Double viene proposto nel canale fuoricasa nel formato ad hoc monoporzione da 30 gr con un’offerta specifica in un collo espositore da 24 pezzi pensata per stimolarne l’acquisto. È comunque disponibile anche il formato multi-porzione da 60 g in 2 vaschette pensato per la condivisione degli snack con amici e colleghi.

 

La San Marco, 100 anni di esperienza nella macchina Divina

La San Marco Divina 3 gruppi dietro

Da cento anni il gusto dell’eccellenza: con queste parole si è chiuso il filmato che ha riassunto la storia de La San Marco, che in occasione del suo centenario ha presentato una nuova macchina elettronica di alta gamma: Divina. Dotata di numerose soluzioni tecnologiche all’avanguardia, si distingue per la funzionalità, il design e la cura artigianale: «Chi la possiede non ha solo un prodotto di lusso, ma anche una storia: quella della persona che l’ha realizzata - ha osservato durante la presentazione Roberto Nocera, ceo La San Marco -. raffinatezza, cura dei dettagli e tecnologia la rendono una macchina facile e divertente da “guidare”, che soddisfa le esigenze del barista e del coffee specialty, che può variare la temperatura, i tempi di preinfusione e la pressione durante l’estrazione, disegnando il profilo di estrazione più indicato a ogni tipo di caffè».

Divina 3 gruppi, fronteLo studio all’interno del reparto R&D ha preso il via dal desiderio di riprodurre in una macchina elettronica il profilo della macchina a leva, un settore per il quale l’Azienda di Gradisca d’Isonzo (Go) è un riferimento a livello mondiale. Dunque, il blooming regolato dalla mano del barista, il picco iniziale della pressione che estrae il meglio dal caffè e prosegue diminuendo di intensità, non portando dunque con sé la “coda” amara dell’estrazione. Di qui il nuovo sistema di controllo che offre estrazioni standard e si presta alla massima personalizzazione.

Il grafico dei consumi dei diversi modelli
Il grafico dei consumi dei diversi modelli

Divina è proposta nelle versioni a 2 e 3 gruppi e in tre varianti: Multiboiler con profilazione della temperatura e della pressione per ogni gruppo, Multiboiler con profilazione della sola temperatura (entrambi i modelli offrono il maggiore risparmio energetico della nuova linea) e Single Boiler con scambiatori di calore. Tra gli accessori spiccano la lancia vapore a regolazione continua (tecnologia FTL), consigliata a chi vuole esprimere il meglio con la latte art, la lancia vapore cold touch, lo scaldatazze elettrico e il modulo per la connessione in remoto per la programmazione e il controllo a distanza dell’operatività della macchina. Come accennato, tutta la gamma consente di ottenere, a parità di condizioni operative, una riduzione del 35% dell’energia consumata rispetto ad altri modelli elettronici; questo grazie all’isolamento delle caldaie, all’acqua preriscaldata sfruttando il raffreddamento del motore della pompa e alla decisa riduzione delle superfici calde esposte all’interno della macchina.

Alcuni modelli storici realizzati da La San Marco
Alcuni modelli storici realizzati da La San Marco

La rassegna delle macchine realizzate in un secolo di attività, mostra numerosi modelli innovativi e particolarmente curati nel design; l’ultima nata ha linee che si ispirano all’automotive firmate da Marco Bonetto di Bonetto Design, che ha collaborato anche per la messa a punto dei modelli V6 e 20/20 Collection. Qui il designer ha voluto unire i concetti di eleganza, tradizione e leggerezza, con linee scolpite e importanti, ma al contempo leggere e pulite, che delineano un’estetica fluida che si inserisce in ogni ambiente.

Interfaccia immediata e user friendly
Interfaccia immediata e user friendly

Tra i dettagli caratterizzanti vi sono il display flottante touch, che racchiude tutte le funzioni della macchina e il sistema di illuminazione a Led che contorna i profili del ripiano scaldatazze, creando una scenografia d’effetto nella zona lavoro. Ampia la possibilità di scelta tra i colori che l’azienda propone in abbinamento con le superfici in nero opaco. Si spazia dal Bianco Perla a varianti sportive e caratterizzanti in Brown Coffee e British Green.

La San Marco produce macchine per caffè espresso tradizionali e a capsule, macinadosatori e altre attrezzature professionali per bar, ristoranti e hotel. Fondata nel 1920 a Udine, è tra le protagoniste del successo dell’espresso italiano nel mondo. Dà lavoro a 100 dipendenti nello stabilimento produttivo di Gradisca d’Isonzo e nel 2019 ha realizzato un fatturato di oltre 20 milioni, con una quota export di circa il 55%. Tra i suoi fiori all’occhiello le macchine Leva Luxury con scocca in vetro temperato trasparente, V6, la rivoluzionaria macchina a doppia bancata e la nuova Divina, dedicata ai primi 100 anni di storia aziendale.

Sostenibilità, rinnovata la scelta strategica di Carlsberg

Alexandros Karafillides, Carlsberg Group

Passaggio di consegne per la carica di Managing Director di Carlsberg Italia da Alexandros Karafillides a Kaare Jessen. I brillanti risultati dell'impegno sulla sostenibilità a tutto campo oggetto della nostra intervista esclusiva con Alexandros Karafillides.

Dal primo gennaio Kaare Jessen, già Vice President DraughtMaster all'interno della direzione commerciale di Carlsberg Group e con significative esperienze internazionali, è diventato il nuovo Managing Director di Carlsberg Italia in sostituzione di Alexandros Karafillides (in Italia da giugno 2019), nominato Managing Director di Carlsberg Export and License, l'unità a capo di tutti i mercati in cui Carlsberg Group non è presente con un sito produttivo dell'azienda birraria danese.

Forte della conoscenza maturata durante la vicepresidenza della Business Unit dedicata a DraughtMaster, Kaare Jessen favorirà l'ulteriore diffusione di questa rivoluzionaria tecnologia di spillatura sviluppata in Italia che permette l'utilizzo di fusti da 20 litri in Pet, senza utilizzo di Co2 (anidride carbonica) aggiunta, sistema che ha permesso all’azienda di ottenere la prima certificazione ambientale internazionale sulla birra, EPD (Environmental Product Declaration).

Il tema della sostenibilità è da tempo al centro della strategia aziendale di Carlsberg Group a livello internazionale. In occasione del passaggio di consegne per il Managing Director di Carlsberg Italia, abbiamo avuto l'opportunità di intervistare il responsabile uscente Alexandros Karafillides e di fare il punto della situazione in Italia.

Quali sono i punti principali sul vostro impegno circa la sostenibilità ambientale?
«Quest’anno abbiamo pubblicato i nostri dati nel documento Sustainability Essentials (reperibile su carlbergitalia.it) che riassume le performance aziendali suddivise in quattro ambiti, in accordo con Together Towards Zero che fissa i target per il 2030 in linea con gli obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell'Onu. Il nostro programma verte sui seguenti aspetti: zero emissioni di CO2, zero sprechi idrici, zero consumo irresponsabile e cultura zero incidenti.

Possiamo offrire qualche dato aggiornato sul vostro programma di riduzione dell'impatto ambientale?
«Presso lo stabilimento di Induno Olona (Varese) nel 2019 le emissioni specifiche di Co2 sono diminuite del 18,3%, i consumi di energia elettrica sono calati del 15,7%, così come il consumo di gas metano dell'8,5%. I nostri ultimi dati Kpi sono molto confortanti: nel quinquennio 2015-2019 abbiamo ridotto l'impiego di acqua per la produzione del 29,2%, mentre la riduzione di Co2 è stata del 26,2%, quella di gas metano del 20,3%. In tema di sostenibilità collaboriamo con istituti scientifici come l'Università Bocconi di Milano e la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. In merito alla tutela delle risorse idriche riusciamo a produrre oggi un litro di birra con appena 3,1 litri di acqua. Ottimi risultati frutto di investimenti mirati, tra cui l'entrata in funzione del pastorizzatore flash, che ha ridotto i tempi di lavorazione con risparmio di energia, ed un innovativo depuratore autonomo che ci consente di restituire direttamente all’ambiente acqua depurata, pulita e sicura. Ma ci sono ancora margini migliorabili: l'obiettivo per il 2030 è raggiungere infatti l'impiego di soli 2 litri d'acqua. Ma la sostenibilità ha un senso se coinvolge tutti i momenti della produzione e della distribuzione. Così stiamo progressivamente rinnovando il parco macchine aziendale: oltre il 50% sono ibride o elettriche e dotate del dispositivo Alcolock che impedisce l'accensione del motore in caso di assunzione di alcol da parte del guidatore».

Cosa state facendo in tema di consumo responsabile e zero incidenti?
«Da un lato stiamo ampliando il nostro portafoglio prodotti di birre light e analcoliche sulla base di un trend di mercato che le vede in ascesa (+7,4% 2020 vs 2019), dall'altro facciamo opera di sensibilizzazione in tema sui siti web proprietari e sul packaging delle birre. Eventi dedicati con apposite simulazioni come gli Open Day presso il nostro birrificio sono stati sospesi causa Covid 19. Anche la sicurezza sul lavoro è al centro di un apposito Safety Day aziendale per dipendenti e fornitori».

L'introduzione del vostro sistema di spillatura DraughtMaster quali risultati ha prodotto?
«Lanciato nel 2011, il sistema DraughtMaster Modular20 ha permesso di sostituire i tradizionali fusti in acciaio da 25 litri con quelli più piccoli da 20 litri in Pet. Con vari vantaggi: riduzione dei pesi nel trasporto dei fusti e conseguente riduzione di carburante, non c'è più necessità di recupero e lavaggio dei fusti in acciaio perché i nostri fusti in Pet sono facilmente smaltibili nel ciclo urbano, non serve aggiungere Co2 per la spillatura. In questo modo la nostra azienda ha ridotto, solo nel 2019, di quasi 11 milioni di kg le emissioni di CO2, pari a quella assorbita da 438.383 alberi in un anno».

Qual è l'atteggiamento degli esercenti nei confronti della sostenibilità?
«Generalmente sono i gestori più giovani quelli più attenti al tema della sostenibilità e della qualità dei prodotti, vedendo anche un maggior vantaggio competitivo. Una forte spinta è venuta dalla crescente diffusione del sistema DraughtMaster e dai relativi impianti a vista che suscitano grande attenzione, curiosità e consenso da parte dei clienti, come quello realizzato a Milano al 7 Luppoli Birra e Cucina.

Qual è stato l'impatto del Covid 19 sulle vendite di birra?
«Purtroppo l'impatto è stato molto forte: in Italia è arrivato l'anno scorso a circa il 40% in meno per l'intero settore nel canale horeca. Come Carlsberg Italia abbiamo "contenuto" le perdite in un 30%, perdite parzialmente bilanciate da un aumento del 7% nel canale gdo ed e-commerce. Le tipologie che hanno sofferto di più sono state quelle economiche, mentre hanno tenuto meglio quelle mainstream come Birrificio Angelo Poretti 4 Luppoli, le premium e le superpremium come Grimbergen. Segno che i consumatori, specie l'estate scorsa, non hanno perso la voglia di una buona birra nonostante i tempi difficili. Le zone più colpite dalla riduzione delle vendite sono state il Nord Italia, Lombardia in testa, e le grandi città in genere, mentre hanno retto meglio le piccole città del Centro e Sud Italia, in particolare quelle turistiche».

Quali interventi avete organizzato per supportare i locali?
«Abbiamo offerto un differimento nel pagamento della birra, unitamente a promozioni speciali in occasione di riaperture, ritirando le confezioni di birra scaduta anche per un corretto smaltimento».

Scheda Carlsberg Italia
Entrata in forza nel mercato italiano nel 1975 con un accordo con Industrie Poretti, la danese Carlsberg Breweries A/S ha acquisito nel tempo crescenti quote societarie del birrificio di Induno Olona (Varese), fino alla totale acquisizione e al cambio di ragione sociale nel 1998 con il nome Carlsberg Italia. Oggi Carlsberg Italia produce e commercializza oltre 1,2 milioni di ettolitri di birra a marchio Carlsberg, Tuborg, Birrificio Angelo Poretti, Kronenbourg 1664, Grimbergen, Brooklyn Brewery. Da sottolineare il rilancio e il successo delle specialità pluriluppolo, realizzate anche con ingredienti italiani, a marchio Birrificio Angelo Poretti.

 

 

 

 

 

Arriva Birra Morena 1999, dorata e non filtrata

Birra Morena 1999 non filtrata

Si arricchisce la gamma di specialità di Birra Morena, sempre più rivoilta ai mercati internazionali grazie anche alla raccolta di diversi riconoscimenti nei concorsi specializzati. Prodotta nel moderno stabilimento Birra Lucana di Balvano, in provincia di Potenza, "Birra Morena 1999 Non Filtrata" si caratterizza per la produzione ad alta fermentazione, l'impiego di malti d'orzo italiani 100% e di luppoli europei, che conferiscono un colore dorato leggermente velato dato dall'assenza di flitrazione dei lieviti, corpo rotondo, leggero gusto amaro (23° Ibu) dai toni fruttati, livello alcolico medio-basso (4,8%). Da servire fredda, possibilmente in un bicchiere da pinta, a una temperatura media di 3-5 °C.Disponibile nella tradizionale bottiglia di vetro color ambra a collo basso da 33 cl con tappo corona, in cartoni da imballo da 24 pezzi.

Mio chiama la filiera dell’ospitalità in piazza a Roma il 25 gennaio

Mio Italia manifestazione ospitalità 25 gennaio
5 le proposte da presentare al governo al centro della manifestazione, in programma il 25 gennaio a Piazza del Popolo a Roma, organizzata da Mio (Movimento imprese ospitalità)

Far sentire la voce unita dell’intera filiera dell’ospitalità. È questo l’obiettivo della manifestazione organizzata da Mio Italia (Movimento imprese ospitalità), l’associazione, aderente a Federturismo Confindustria, delle imprese che operano nel settore horeca, ospitalità e turismo, convocata per lunedì 25 gennaio alle 10.30 a piazza del Popolo a Roma.

Una manifestazione, dal nome #RivoluzioneRomantica, che vuole essere un grido di dolore rivolto ai decisori politici per evidenziare ancora una volta ai decisori politici lo stato di profondo malessere di un comparto duramente colpito dalla crisi. Una chiamata a raccolta non rivolta ai soli imprenditori e lavoratori del mondo dell’hospitality e del turismo, ma anche alle imprese e ai professionisti di tutti gli anelli della catena del valore, quindi fornitori, produttori di eccellenze enogastronomiche, distributori, agenti di commercio, il cui futuro è altrettanto a rischio.

All’intera filiera guardano infatti le rivendicazione e le cinque proposte messe a punto da Mio Italia per alleviare lo stato di sofferenza delle realtà e aiutare la ripartenza delle attività. A partire da un adeguamento del valore dei ristori e la loro estensione. I nuovi indennizzi, è la richiesta, devono essere pari al differenziale dei fatturati tra gli anni 2019 e 2020 sul periodo marzo-dicembre, al netto dei ristori già erogati, e il loro valore non inferiore al 75% della differenza. Una misura che l’associazione chiede di estendere a tutte le attività con i codici Ateco assoggettate alle restrizioni.

Un’altra richiesta riguarda l’unificazione delle imposte sul reddito per il biennio 2020-2021 in un unico periodo per il versamento degli acconti alle relative scadenze del 2022: così, grazie al biennio unificato, verrebbero assorbite, ai fini del calcolo delle imposte complessive dovute, le perdite subite lo scorso anno. A questo si aggiunge la negoziazione dei contratti di locazione per l’intero periodo dell’emergenza e per quello immediatamente successivo e necessario alla ripartenza.

A tutela delle impreso più colpite, l’associazione chiede una parziale modifica alla legge Bersani-Visco. Nello specifico, la richiesta consiste nel contingentamento, per 5 anni, delle licenze attive nel 2019 per le imprese comprese tra i codici Ateco assoggettati alle restrizioni. Obiettivo della misura, che si tradurrebbe nel divieto di rilascio di nuove licenze o autorizzazioni per queste attività, è evitare che si verifichino forme di concorrenza sleale in contesti imprenditoriali che già si trovano in profonda sofferenza.

Altro fronte aperto è quello dei mutui. Su questo tema Mio Italia chiede l’apertura di un tavolo di confronto con tutte le parti, Banca d’Italia, Governo, Banche e sindacati, per arrivare a una moratoria per tutto l’anno in corso sui rimborsi alle varie scadenze, in modo da evitare la lievitazione degli oneri legati a proroghe temporee. Altri temi cruciali al centro del tavolo un accordo per consentire alle imprese la cessione alle banche di tutti i crediti di imposta, misura che fornirebbe alle aziende liquidità, e la richiesta di prorogare la garanzia statale del 100% sui prestiti a tutto il primo semestre di quest’anno.

L’elenco delle rivendicazioni si conclude con la richiesta di un nuovo patto tra imprese e governo. Prioritario per il rilancio del settore è una rimodulazione, significativamente verso il basso, di imposte, tasse, Iva, contributi e oneri previdenziali e assistenziali. Tale regime agevolato, secondo Mio Italia, dovrebbe durare per un periodo di almeno 36 mesi dalla dichiarazione di cessazione della situazione di emergenza.

Fabbri 1905 distribuirà all’estero le caramelle ideate assieme a Herbamelle

Fabbri 1905 ha siglato un accordo per la distribuzione in esclusiva delle caramelle Herbamelle, a partire da quelle all’Amarena Fabbri e alla Menta Fabbri lanciate ad aprile 2020 come primo risultato dell’accordo di co-marketing tra le due aziende avviato nel 2019. 

Sinergie nella produzione di caramelle di qualità

L’accordo tra le due aziende dolciarie puntava alla realizzazione di prodotti di altissima qualità sfruttando la sinergia tra l’esperienza nel mondo caramelle di Herbamelle e la tradizione di Fabbri 1905 nella realizzazione di prodotti storici per consumatori e profesisonisti dell'Ho.Re.Ca., come l’Amarena Fabbri e la Menta Fabbri. Herbamelle, fondata nel 2015 da Andrea Ambrosoli - della storica dinastia di industriali dolciari, e dal socio Alessandro Scalone, ha firmato con Fabbri 1905 un accorod per la distribuzione all'estero, che riguarderà innanzitutto i mercati europei - Danimarca, Francia, Polonia, Germania - e i mercati nordamericani, con Stati Uniti e Canada.

Il cuore di Amarena Fabbri e il sapore della menta del Piemonte

Herbamelle Amarena Fabbri ha un morbido cuore di Amarena Fabbri in cui la dolcezza si sposa con il leggero acidulo del frutto. Herbamelle Menta Fabbri, invece, imprigiona il sapore della menta del Piemonte, da sempre scelta da Fabbri 1905 per i suoi sciroppi.  

I caffè specialty diventano pop con Le Piantagioni del Caffè

Linea Specialty People Blends

Nuovo logo, nuovi pack, nuovo sito, soprattutto un nuovo modo di presentare il caffè puntando sulla comprensibilità, l’immediatezza, le emozioni che una tazza di caffè sa suscitare: questi i tratti principali del più corposo rinnovamento che la torrefazione livornese Le Piantagioni del Caffè ha realizzato nel corso dei suoi 27 anni di vita.

Linea Di Piantagione
Linea Di Piantagione

«Con ciò vogliamo rendere pop i caffè specialty: basta informazioni complesse, descrittori che non conquistano il cliente - afferma Iacopo Bargoni, amministratore delegato dell’azienda -. È il momento di cogliere l’onda della comprensibilità: il barista e il consumatore finale non hanno molto tempo a disposizione; per questo abbiamo creato dei prodotti di qualità facili da comunicare e da consumare». Le persone che vogliono avvicinarsi al caffè e conoscerlo sono tante, ma spesso tra i professionisti e il consumatore si pongono barriere che questo nuovo modo di intendere e presentare il prodotto vuole abbattere.

Enrico Meschini
Enrico Meschini

I sacchetti ora sono bianchi con etichette colorate e fantasiose che differiscono in base alla linea di prodotto. Si parte con Di Piantagione, che, spiega Prunella Meschini, rappresentante della famiglia proprietaria della torrefazione e responsabile della qualità della materia prima, «vuole trasportare i clienti nelle piantagioni, di cui ogni caffè riporta il nome e un’immagine evocativa del Paese di provenienza, che crea curiosità e passione; i descrittori sono riportati in modo sintetico. Questo progetto è un passo molto importante che racchiude la mia storia e quella della mia famiglia». Quest’ultima è nel mondo del caffè da ben 125 anni, ma è stato Enrico Meschini (padre di Prunella) a imprimere la svolta della qualità: «Il mio incontro con Le Piantagioni del Caffè risale a poco più di vent’anni fa: era una piccola torrefazione con idee innovative, che anch’io condividevo. Si parlava di caffè di piantagione, della necessità di creare un contatto diretto e profondo con i produttori e di scegliere il prodotto là dove veniva coltivato e lavorato: decisi di investire tutto in essa. Eravamo i primi in Europa a parlare di questi temi, ma non avevamo la forza economica per fare sentire la nostra voce; abbiamo faticato per conquistare il nostro spazio e oggi abbiamo molti clienti professionali e appassionati del caffè che ci scelgono e ci gratificano ringraziandoci per il lavoro fatto e i valori che sappiamo trasmettere».

Linea Specialty People Blends
Linea Specialty People Blends

La seconda linea di prodotto è costituita dalle miscele che fanno capo all’insieme Specialty People Blends con etichette coloratissime e fantasiose, ognuna con un personaggio insolito e simpatico in copertina. Sono caffè pensati per essere bevuti ogni giorno: comprensibili, divertenti, eclettici e dinamici.

Maana Estate, un caffè Dirompente
Maana Estate, un caffè Dirompente

 

Si arriva infine ai Dirompenti: nascono da caffè specialty molto pregiati, ma non diventano prodotti di nicchia, autoreferenziali e “difficili”, anzi rendono piacevole e divertente ogni assaggio. Sul fronte il sacchetto ci sono un’immagine evocativa e rapide informazioni; per chi vuole saperne di più, il retro riporta una descrizione approfondita accompagnata dalla data di tostatura: il consumo di questi caffè specialty è consigliato entro i tre mesi.

Gruppo Celli e Cocktail Machine insieme per digitalizzare la miscelazione

Cocktail Machine
Le due realtà hanno un accordo per lo sviluppo e la commercializzazione di sistemi innovativi digitali per la preparazione e l’erogazione di cocktail

La digitalizzazione applicata all’arte della miscelazione. È all’insegna di questo programma che nasce la partnership tra Gruppo Celli, tra i maggiori operatori mondiali nel settore degli impianti e accessori per la spillatura di bevande, e la start-up tecnologica Cocktail Machine. Le due realtà hanno infatti siglato un accordo di lungo termine per lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di sistemi innovativi digitali connessi per la preparazione e l’erogazione di cocktail, sia alcolici sia analcolici.

Al centro dell’accordo è la tecnologia messa a punto dalla start-up fondata nel 2015 da Marcello e Marco De Gasperi: un sistema automatico che permette di preparare ed erogare drink dosati e miscelati a regola d’arte. Una soluzione che deve proprio alle potenzialità della tecnologia digitale e dell’IoT, l’Internet delle cose, il suo carattere rivoluzionario.

Cuore del sistema è infatti il software sviluppato dall’azienda che controlla la macchina e garantisce il dosaggio estremamente accurato e preciso degli ingredienti e il loro mescolamento per erogare cocktail di elevato standard qualitativo, dai classici aperitivi e long drink ai cocktail tropicali ai cocktail analcolici, sulla base di un ricettario di più di 80 diverse ricette.

Altra peculiarità della soluzione è la sua flessibilità. Tramite l’interfaccia touch screen di uso intuitivo, l’operatore, oltre ad avviare la preparazione dei cocktail con un semplice click, può modificare le ricette, per esempio cambiandone il grado alcolico, sostituendo, togliendo o eliminando ingredienti, o anche inserire nel sistema ricette di sua creazione. Abbinata al sistema è la ricca gamma di PrimeMix: una linea di prodotti premiscelati analcolici, realizzati solo con ingredienti naturali e messi a punto con il supporto di affermati barman, che costituiscono la componente non alcolica dei vari drink che la macchina miscela con gli spirit scelti dal barman (alla macchina si possono collegare fino a 15 diversi ingredienti), ognuna studiata per garantire la massima qualità finale della preparazione.

A tutto ciò si aggiunge infine la piattaforma Cloud, che permette di controllare il sistema da remoto, da pc o da dispositivo mobile, di gestire ingredienti, ricette, costi e prezzi di vendita, fornendo anche un set completo di statistiche sullo stato della macchina e sull’andamento delle vendite, quindi di analizzarne i dati sia per scopi commerciali sia per la manutenzione predittiva.

Una tecnologia che le due realtà puntano a diffondere e sviluppare ulteriormente con reciproco vantaggio. Per Gruppo Celli quello di entrare in un segmento di mercato nuovo, attualmente non presidiato dai sistemi di erogazione, per Cocktail Machine di poter accelerare il suo modello di business potendo contare su un partner di grande forza, sia sotto l’aspetto progettuale sia della rete commerciale.

Pietro Giunta, chi è l’autore del post più condiviso della giornata

Pietro Giunta, barman e poeta
-Sapete perché i ristoratori non vogliono mollare?
Vedete... si comincia presto a fare questo lavoro, a farlo davvero.
È dai primi anni dell'adolescenza che siamo abituati a lavorare nel weekend, durante le feste, in qualsiasi momento di festa e condivisione.
Da sempre noi siamo quelli che "mi spiace, devo lavorare".
La cena con gli amici, la cena di classe alle superiori, il pranzo di Natale con la famiglia: "mi spiace, non ci sono, devo lavorare!"
La ragazza da invitare fuori per una birra :
"Ci vediamo lunedì sera?"
"Facciamo sabato"
"Mi spiace, devo lavorare"
Le vacanze con gli amici... si va tutti assieme a Ibiza a fare un po' di casino, a ballare a divertirsi... però cazzo, si va ad agosto e tu, come al solito "mi dispiace ragazzi... devo lavorare".
Siamo quelli che consumano il 99% della propria vita sociale sul posto di lavoro, perché quando siamo liberi noi tutti gli altri lavorano.
Siamo quelli che se si fanno un giro in moto se lo fanno da soli, in palestra ci vanno da soli, al calcetto la sera non possono andare, a cena con la moglie solo il lunedì o il martedì, in quei pochi ristoranti che restano aperti e ci permettono di ottemperare ai nostri ruoli di marito, fidanzato, figlio... animale sociale.
Siamo quelli che mangiano in piedi, che mangiano di corsa, che mangiano roba fredda perché appena inizi un piatto c'è sempre qualcosa da fare, e da fare in fretta.
Siamo quelli che anche se è una giornata di merda devono sorridere, ce l'hanno insegnato il primo giorno di lavoro... "i problemi tuoi li lasci a casa, non li porti al bar"... dai ragazzi, anzi, colleghi... alzi la mano chi non si è sentito dire questa frase.
Siamo quelli che il prenderci cura del cliente è tutto. È una forma d'arte, è quello che sappiamo fare.. perché pensateci bene, se la gente viene nel vostro locale è per quello che riuscite a dargli voi... oltre al piatto, oltre al drink. Spegnete per un minuto Masterchef. Credo fermamente che i miei clienti fissi, se domani mi mettessi a servire kebab e Ceres, sarebbero comunque i miei clienti fissi.
Siamo abituati alla rinuncia, siamo abituati a lavorare per turni che non finiscono mai, siamo abituati a saltare il pasto e a fare tardi la notte, siamo abituati a sorridere sempre, siamo abituati a non mollare, a non gettare la spugna. Siamo abituati ad ascoltare, ad avere pazienza.
Siamo abituati a spendere nel nostro lavoro tantissima energia, quasi tutta. E sapete la cosa assurda?
Ci piace.
Non potremmo fare altro.
Siamo dei depravati masochisti che amano tutto questo.
Ci piace cazzo.
Vogliamo fare tardi, vogliamo mangiare in piedi, vogliamo ascoltare i clienti, vogliamo ridere tra i tavoli dopo 10 ore di lavoro.
Ci piace.
Noi siamo il nostro lavoro.
Noi cercheremo di non mollare, anche se gli aiuti sono ridicoli e siamo lasciati a noi stessi.
Noi davvero, stiamo facendo di tutto per non mollare... ma siamo stanchi di questo forzato riposo.
Fateci lavorare.
Fateci lavorare, e se questo è chiedere troppo, forse è perché non avete idea di quanto tempo, di quanta fatica, di quanti sogni, di quanta tenacia ci siano dietro al nostro lavoro.
Articolo 1
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
....AMEN.....
Chi è l'autore del poetico post sul mondo del bar comparso su Facebook che sta raccogliendo centinaia e centinaia di MiPiace e di Condivisioni? Dopo una scrupolosa ricerca siamo riusciti a contattarlo. Si chiama Pietro Giunta e, insieme all'amico Diego Modina, gestisce il pub e cocktail bar Wrangler Bros di Iseo, in provincia di Brescia, uniti da una comune e duplice passione per il bar e le arti marziali. Visto che i momenti di pausa dal lavoro al banco si sono purtroppo moltiplicati causa Covid 19, Pietro ha voluto mettere per iscritto le sue riflessioni sull'attuale momento e le ha postate in rete (Facebook e Instagram) per condividere con clienti e colleghi le proprie angosce unite alle speranze.
Una vena creativa esercitata anche sul lavoro, stimolata da una lunga amicizia con un Maestro dello shaker come Dario Comini, nata da un incontro milanese del 2015, che gli ha trasmesso la passione per la cucina liquida. Qualche esempio? Carpacci di pesce e carne marinati in cocktail (ad esempio carne di cavallo marinata con un Manhattan), così come sapori di noti piatti in un bicchiere (Cacio e Pepe o Pane, Burro e Marmellata) coniugati con distillati e liquori. E con l'aiuto in cucina della gentile Isabella. Sullo scaffale ben 104 bottiglie di premium gin, accanto ad aromatizzazioni home made. Tipo di locale? Atmosfera country con memorabilia industrial, con un grande piazzale di parcheggio, vicino alla riserva naturale delle Torbiere del Sebino. Un abbraccio Pietro.

Club Excellence diventa Società Excellence. E cambia anche il logo

logo Società Excellence
Il cambio di nome e di logo risponde alla volontà di dare un'immagine coerente con l'attuale struttura della realtà che riunisce 18 importatori e distributori di vini e distillati di qualità

Cambio di nome per Club Excellence. La realtà che riunisce i distributori e importatori di vini e distillati d’eccellenza in Italia si chiama adesso Società Excellence. Ma non è la sola novità, in quanto insieme al nuovo nome è arrivato anche il restyling del logo.

A spingere la realtà al duplice cambiamento la volontà di mostrarsi in modo più coerente con la sua attuale organizzazione. Dalla fondazione, nel 2012, diversi sono stati infatti i cambiamenti. Il numero dei soci da 7 è passato a 18, così come è mutato l’assetto societario, con la costituzione nel 2016 della Società cooperativa, una realtà attorno alla quale oggi gravitano 1400 agenti e quasi un migliaio di produttori. 

Cambiamenti che non hanno però mutato, anzi rafforzato, il senso con il quale l’organizzazione ha preso vita: l’intento di fare squadra, per condividere le opportunità e le problematiche del settore, ancora più importante nell’attuale situazione, e la scelta dell’eccellenza, ovvero l’impegno degli importatori e dei distributori nell’individuare prodotti di qualità e immetterli poi sul mercato, offrendo servizi di alto livello in termini di logistica, formazione agli agenti e al mercato. Impegno evidenziato anche dalla scelta di conservare nel nuovo nome il termine “excellence”.

«Nel corso di questi anni abbiamo maturato con crescente consapevolezza l’importanza del ruolo della nostra organizzazione, che vuole essere un punto di riferimento per portare avanti i nostri valori e affermarli all’interno della filiera: trasparenza, collaborazione, correttezza e professionalità – ha commentato Luca Cuzziol, neo presidente di Società Excellence –. Valori ancor più necessari e fondamentali in questo difficile momento che stiamo vivendo».

L’operazione di rinnovamento, ma sempre senza perdere il contatto con il passato, ha interessato anche il logo (nella foto in apertura). Del precedente simbolo restano i colori della bandiera italiana, mentre il concetto di eccellenza non è più rappresentato dalla sola “X” come nel passato, ma è scritto anche per esteso al centro della nuova immagine. Completano il nuovo logo il richiamo alla nuova dicitura “Società” e le quattro parole che rappresentano l’essenza dei suoi soci: distributori, importatori, vini e distillati.

I 18 distributori e importatori di vini e distillati riuniti nella Società Excellence sono: Sagna, Gruppo Meregalli, Cuzziol Grandivini, Pellegrini, Balan, Sarzi Amadè, Vino Design, Teatro del Vino, Proposta Vini, Bolis, Les Caves de Pyrene, Premium Wine Selection Pws, Ghilardi Selezioni, Visconti 43, Première, Agb Selezione, Philarmonica, Spirits Colori.

css.php