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Ritual Lab è Birrificio dell’Anno 2022 per il XVII Concorso Unionbirrai

Premiazione dii Giovanni e Valerio Faenza di Ritual Lab (in t-shirt grigia)
Giunto alla diciassettesima edizione, il concorso Birra dell'Anno organizzato da Unionbirrai ha premiato i vincitori di 45 categorie in gara, oltre a consegnare il titolo Birrificio dell'Anno a Ritual Lab di Formello (Roma), le cui birre si caratterizzano anche per le etichette firmate da vari artisti, seguendo il progetto "Birra & Arte".

Premiati al Cibus di Fiuere di Parma i vincitori delle 45 categorie in gara, con numerosi riconoscimenti ai birrifici di Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto.

Le migliori birre artigianali del 2022 sono state premiate nella prima giornata di Cibus (Fiere di Parma) che ha ospitato nella Sala Barilla la premiazione di Birra dell’Anno 2022, concorso organizzato da Unionbirrai giunto alla diciassettesima (XVII) edizione. Presentata dallo speaker radiofonico Lorenzo Dardano, la cerimonia ha svelato tutte le birre vincitrici di quest’anno nelle 45 categorie del concorso e il premio Birrificio dell’Anno, che è andato a Ritual Lab di Formello (Roma).

Il birrificio del Lazio ha infatti conquistato con le sue birre, firmate da Valerio e Giovanni Faenza, vari premi e menzioni, tra cui ben 4 primi posti con le birre:

Kush American Ipa 6,5% alc (categoria 14 - Birre chiare e ambrate, alta fermentazione, medio grado alcolico, luppolate, di ispirazione americana come American IPA);

Self Examination Barley Wine 12,5% alc (categoria 35 - Birre chiare, ambrate e scure, alta o bassa fermentazione, da basso ad alto grado alcolico, affinate in legno);

Gose 4,5% alc con scorze di bergamotto (categoria 41 - Birre chiare, alta fermentazione, basso grado alcolico salate e/o lattiche, di ispirazione tedesca come Berliner e Gose);

Italian Uncommon Ale (categoria 45 - Birre chiare, ambrate e scure, alta o bassa fermentazione, da basso ad alto grado alcolico, di ispirazione libera e non rientranti in nessuna delle precedenti categorie come Extraordinary Ale o Extraordinary Lager).

Oltre che per la qualità, le birre prodotte dal birrificio Ritual Lab si distinguono anche per l'etichetta, ognuna delle quali è opera di un valente artista come Pierluigi Bellacci, Robert Figlia e Koctel, seguendo il il progetto "Birra & Arte".

 

Tanti sono stati i riconoscimenti assegnati. La regione con il maggior numero di produttori premiati è stata la Lombardia, con 26 birrifici, seguita dal Piemonte con 14 e da Emilia-Romagna e Veneto con 10.

A definire i premiati sono stati i 60 giudici internazionali provenienti da 14 differenti Paesi impegnati nelle degustazioni dal 23 al 25 aprile, che hanno selezionato le 3 birre vincitrici e le 2 menzioni per tutte le categorie fra le 1962 iscritte al concorso da 244 produttori.

Anche nel 2022 il concorso di Unionbirrai ha registrato quindi grandi numeri e dato dimostrazione della grande qualità delle birre italiane.

«La XVII edizione di Birra dell’Anno può essere definita l’edizione della ripresa e i numeri ne sono la prova. Inoltre, siamo orgogliosi ancora una volta di aver dato importante dimostrazione di come l’identità brassicola italiana sia sempre più matura e definita, inserendo in concorso le categorie Italian Pils e le diverse categorie dedicate alle IGA - ha sottolineato Simone Monetti, segretario generale Unionbirrai - Organizzare questa edizione a meno di un anno dalla premiazione della precedente ha rappresentato una bella sfida, ma siamo molto soddisfatti. Innanzittutto perché i birrifici continuano a dimostrare la loro fiducia nel concorso, in secondo luogo perché per noi è motivo di orgoglio che un numero così significativo di giudici internazionali affermati, generalmente impegnati nei principali concorsi birrari mondiali, abbia voluto essere presente, infine perché proprio questi giudici hanno dichiarato all’unanimità che quest’anno il livello medio delle birre in concorso è stato molto alto».

Simone Monetti segretario generale Unionbirrai

Fino al 6 maggio 2022 Unionbirrai sarà presente a Cibus con diversi momenti di approfondimento, convegni e degustazioni.

 

Erogatori Zerica: tecnologia e praticità per rivoluzionare i consumi di acqua

I-wall Zerica
i-Wall, l'erogatore a incasso di ultima generazione di Zerica
L’azienda siciliana, specializzata nella produzione di sistemi di trattamento ed erogazione di acqua, offre ai locali un’ampia gamma di soluzioni all’avanguardia per l’erogazione di acqua e bevande, garantendo alta qualità e zero sprechi

Favorire una rivoluzione nei consumi di acqua nei locali all'insegna di qualità e sostenibilità. È la mission di Zerica, azienda specializzata nella produzione di frigoriferi per l’erogazione di acqua, refrigeratori, dispenser e distributori d’acqua fredda e gasata. Mission che l’azienda porta avanti dall’inizio della sua storia, cominciata quasi un secolo fa. Era il 1931 quando la famiglia Zerilli, fondatrice e proprietaria dell’azienda siciliana, realizzava il suo primo impianto di frigorifero. Da allora ha continuato a sviluppare numerosi sistemi, acquisendo una grande esperienza nel campo, che ne hanno fatto una delle realtà più innovative e dinamiche del settore.

Una spinta all’innovazione che ha subito un'importante accelerazione negli ultimi anni, grazie anche alle tecnologie digitali immediatamente implementate sui sistemi Zerica, con l’obiettivo di mettere a disposizione dei gestori impianti all’avanguardia che annullano gli sprechi di acqua, riducono l’impatto ambientale, migliorano i conti economici e il flusso di lavoro dei locali, garantendo l’erogazione di acqua di qualità, sia naturale sia gassata alla temperatura desiderata, ma anche bevande fredde ottenute da concentrato, in modo da soddisfare ogni esigenza dei clienti.

Soluzioni all’avanguardia per ogni locale

«Quello dei locali è un mercato che si è evoluto parecchio, soprattutto negli ultimi dieci anni – commenta Antonio Zerilli, managing director di Zerica -. Parallelamente si è evoluta la nostra offerta per il settore, oggi molto ampia e versatile, che consente di accontentare le più svariate richieste in termini di design e funzionalità, garantendo sempre uno standard di qualità particolarmente elevato».

E davvero molto ampia e versatile è la gamma di erogatori firmata dall’azienda. Gamma che spazia da Supra Max, una macchina compatta da banco perfetta per i locali di piccole dimensioni a Risto, una cascata di potenza per i locali più affollati. Da Bar, un unico modello dalle diverse prestazioni che si adatta a qualsiasi configurazione, sia sotto sia soprabanco, a Sikelia, il countertop professionale con tecnologia IoT 4.0 bidirezionale per una gestione moderna ed efficiente dell’erogazione. Da Kemonia, il sistema all-in-one da pavimento IoT 4.0 e dal design accattivante, a Natura, l’erogatore di bevande fredde IoT 4.0 di nuova generazione, fino a i-Wall, innovativo erogatore da incasso di ultima generazione. «Una machina quest’ultima che spicca per prestazioni, funzionalità, tecnologia ed eleganza, caratteristiche che gli sono valsi già diversi premi, tra i quali il Barawards Premio Innovazione 2021 (leggi Barawards Premio Innovazione 2021: i dieci prodotti vincitori) e per due anni di seguito il Red Dot Award per il design e per la tecnologia smart», commenta Zerilli.

Benefici su tutti i fronti

Macchine all’avanguardia che assicurano numerosi benefici a un locale. A partire da quelli ambientali abbinati a una qualità dell’acqua superiore. I sistemi Zerica erano infatti acqua a km zero, in quanto la “materia prima” utilizzata è l’acqua di rete che arriva dall’acquedotto. Acqua già sicura, che gli impianti migliorano ulteriormente, grazie ai sistemi di filtrazione e trattamento uniti alle tecnologie dei quali sono dotati, garantendo la qualità costante di quanto erogato.

«In questo modo si ha sempre l’acqua a portata di mano e alla temperatura adeguata, che a sua volta si traduce in tutta una serie di vantaggi per il gestore, sul piano dei costi e della semplificazione del lavoro – spiega Zerilli -. Si elimina infatti la necessità di immagazzinare e movimentare bottiglie, guadagnando spazio in magazzino, di caricare i frigoriferi, così come il costo fisso dell’acquisto dell’acqua, senza trascurare l’eliminazione dei viaggi, e dei costi, legati al trasporto su camion dell’acqua stessa, riducendo le emissioni di CO2 e contribuendo alla transizione ecologica».

I vantaggi della tecnologia IoT

Ma insieme a un’evoluzione sostenibile del business gli erogatori Zerica favoriscono anche l’evoluzione digitale del locale, sfruttando le potenzialità di queste tecnologie per rendere il lavoro del gestore più snello e meno costoso. «Siamo pronti ad accompagnare in questa transizione i gestori. I sistemi IoT 4.0 di Zerica permettono con estrema chiarezza di mostrare tutte le manutenzioni effettuate e le scadenze con un controllo bidirezionale remoto che offre un servizio “senza pensieri” di altissimo livello – racconta Zerilli -. I locali più attenti hanno accolto con successo le nostre soluzioni offrendo un servizio pratico e di qualità a loro volta ai loro clienti».

Un esempio di questo discorso è il sistema di assistenza remota Auxilia del quale sono dotati i sistemi di trattamento ed erogazione dell’azienda. «Si tratta di un sistema avanzato di assistenza remota per gestire interventi di diagnostica e manutenzione a distanza sugli impianti, a vantaggio dei tempi e costi dell’assistenza tecnica – racconta il managing director Zerica -. Un progetto che abbiamo cominciato a sviluppare ben 6 anni fa, quando ancora le soluzioni IoT erano del tutto sconosciute. Un ecosistema proprietario, interamente sviluppato da Zerica, per tutte le proprie macchine, e in continua espansione».

E tante e utilissime sono le funzionalità offerte da Auxilia. Il sistema consente di controllare parametri, funzioni e consumi dal proprio smartphone, pc o tablet, in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento, eseguendo telemetria e diagnostica dell’impianto in tempo reale. Di regolare, sempre da remoto, le impostazioni come la temperatura dell’acqua, la porzionatura e altro. Inoltre, consente di gestire l’impianto in modalità risparmio energetico, per ridurre i consumi, e di effettuare pagamenti tramite app mobili o Nfc abilitati.

A colazione da Iginio Massari: riparte il Meet Massari R-Evolution

Iginio Massari
Iginio Massari
Il tour itinerante del Maestro della pasticceria italiana farà la sua prima tappa a Mesagne (Br) il 9 maggio. Tema: la prima colazione

Riparte da Mesagne (Br) il Meet Massari R-Evolution. Il tour itinerante con il Maestro Iginio Massari e la figlia Debora, con la partecipazione di Giacomo Pini, consulente marketing e docente Cast Alimenti, avrà tre nuove tappe. Questi incontri, rivolti a professionisti e appassionati dell'arte bianca, avranno luogo da maggio a settembre.

Incontro sulla prima colazione il 9 maggio

Si ricomincia il 9 maggio presso Tenuta Moreno, a Mesagne. Al centro dell'incontro ci sarà il tema della prima colazione, sempre più centrale per pasticceri, food and beverage manager e hotellerie. Il Maestro Massari terrà il suo seminario su croissant, sfogliata ad intreccio multiplo con frutta candita e tre tipologie di muffin. I dolci saranno realizzati in formato da laboratorio e da ristorazione. Si potrà accedere all'evento solo previo acquisto del biglietto tramite il sito e-commerce.

Iginio Massari
Iginio Massari con il tecnico Mattia Masala

Il programma del Meet Massari R-evolution

L'incontro del Meet Massari R-Evolution a Tenuta Moreno inizierà alle 9.30 con l'accredito partecipanti, per poi proseguire con la Presentazione di Molino Dallagiovanna, partner del tour. Alle 10.30 si entrerà nel vivo con gli argomenti più caldi, legati alla prima colazione. I maestri del Meet Massari R-evolution - Iginio Massari, Debora Massari e Giacomo Pini - elaboreranno i prodotti più amati per questo pasto quotidiano.. Dopo la pausa pranzo, prevista tra le 13 e le 14, il seminario riprenderà fino alle 17. Seguiranno i saluti finali.

Drink Team 2022, scopri i 24 finalisti e vota

I senatori hanno scelto i 24 finalisti: ora tocca ai lettori di Bargiornale. Fino al 22 maggio si può votare on line per contribuire a scegliere chi entrerà nel prossimo Drink Team. Scopri i nomi dei finalisti e il link per dare il tuo voto

Ogni anno - da 11 anni - una nuova squadra di 12 campioni della miscelazione mostra i muscoli sulle pagine del nostro giornale. Ogni edizione un nuovo tema su cui confrontarsi. Stiamo parlando del nostro Drink Team, che ora entra nel vivo della fase di selezione per l'edizione 2022.

I 24 finalisti ora cercano il voto degli addetti ai lavori

I "senatori" - oltre 100 professionisti, ex partecipanti delle edizioni precedenti - hanno detto la loro, selezionando con i loro voti una rosa di 24 finalisti. Ora tocca gli addetti ai lavori, che possono votare on line fino al 22 maggio. Sì, perché per entrare nella rosa dei titolari, i finalisti del Drink Team 2022 dovranno ottenere anche il voto dei lettori di Bargiornale.

Gli addetti ai lavori potranno scegliere fino a 3 tra i 24 candidati selezionati nella short list dai senatori del Drink Team. I 12 più votati entreranno a far parte del nuovo Drink Team. Attenzione, perché nella composizione della classifica finale il voto dei senatori del Drink Team peserà per l’80%, quello del voto on line per il 20%.

Nuova vita per i cocktail del passato

Prima di passare in rassegna i 24 nomi dei papabili, ricordiamo il tema scelto per l'edizione di quest'anno del Drink Team. Lo spunto ci è venuto dalla appassionata ricerca dell’amico Ezio Falconi, titolare della Champagneria di Treviglio (Bg) e grande studioso della storia della miscelazione. Ezio ha appena dato alle stampe il suo libro Storie dei cocktail dimenticati, edito da Tecniche Nuove. Una raccolta di 42 ricette storiche, ognuna corredata da aneddoti, racconti e curiosità: materiale preziosissimo per ogni bartender che vuole appassionare e catturare il proprio cliente.

Ne abbiamo scelte dieci, a comporre una ideale drink list fatta di cocktail del passato capaci di incontrare il gusto e la curiosità del cliente di oggi. Ai futuri esponenti del Drink Team chiederemo, mese dopo mese, di dare la loro personale interpretazione di ognuno (tecnicamente, dovranno fare un twist). Ai lettori, proporremo la storia e le curiosità di questi drink da riscoprire, per dare a tutti la possibilità di ampliare e approfondire il proprio bagaglio di conoscenze della storia della miscelazione.

Qui accanto i dieci cocktail che abbiamo scelto e che saranno protagonisti della rubrica.

Scopri i 24 finalisti e vota i tuoi preferiti

Sul numero si giugno di Bargiornale presenteremo i professionisti selezionati per il Drink Team 2022, mentre si partirà con la rubrica con il numero di luglio-agosto 2022. Qui sotto, puoi votare cliccando direttamente sulle foto dei candidati.

Le votazioni sono chiuse

Arriva Levissima in plastica 100% riciclata anche nel formato 50 cl naturale e frizzante

Levissima naturale e frizzante
Levissima naturale e frizzante
Da bottiglia rinasce bottiglia: Levissima lancia in esclusiva per il canale fuori casa la bottiglia 50cl in 100% R-PET

Dopo l’introduzione nel 2021 della gamma in 100% plastica riciclata, Levissima continua il percorso intrapreso verso la sostenibilità estendendo la gamma 100% R-Pet a due nuovi formati: 50cl Naturale e 50cl frizzante.

Una missione che parla di sostenibilità

Con la sua missione Rigenerazione, Levissima è da anni impegnata nel promuovere un’economia circolare della plastica. L’azienda ha lanciato nel 2010 La Litro: la sua prima confezione in Pet riciclato con il 25% di Bio Pet. Nel 2020 Levissima ha presentato una gamma di 5 referenze realizzate con il 30% di plastica riciclata (R-Pet) mentre a marzo 2021 ha introdotto in Italia la prima gamma di acqua minerale, composta da Plastica Pet riciclata al 100%: La Litro e la 75cl naturali nella nuova versione 100% R-PET. Quest’anno Levissima approda anche sul canale fuori casa con l’offerta 100% R-Pet, che sostituisce l’offerta 30% RPET.

Il termine R-Pet (Recycled polietilene tereftalato) indica un nuovo polimero ottenuto tramite processi di recupero e riciclaggio del comune Pet vergine, il materiale utilizzato per la produzione di bottiglie e contenitori per alimenti. L’R-Pet è identico al PET tradizionale per qualità, sicurezza e resistenza e mantiene inalterate le caratteristiche originarie dell’acqua minerale: può essere riciclato molteplici volte e, per questo, ogni bottiglia può rientrare nel ciclo produttivo come componente di valore per la tutela e il rispetto dell’ambiente.

Levissima si pone l’obiettivo di raggiungere il 50% di Pet riciclato all’interno di tutta la gamma dei suoi prodotti entro il 2025.

Il gruppo San Pellegrino tra i fondatori di Coripet

Il Gruppo San Pellegrino, di cui Levissima fa parte e che punta ad avviare progetti innovativi e replicabili, è tra i fondatori di Coripet, il Consorzio volontario per il riciclo del Pet, riconosciuto dal Ministero dell’Ambiente. La sfida di Coripet è raccogliere e riciclare le bottiglie in Pet immesse sul mercato dalle aziende produttrici consorziate per mezzo di un approccio di economia circolare “bottle to bottle”.

 

Dolcezze instagrammabili: consigli per comunicare sui social (senza esagerare)

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Concepire un'offerta "instagrammabile" sembra doveroso per un esercizio commerciale. Due esperti invitano a usare bene la comunicazione social: sì al foodporn, ma con gusto. In tutti i sensi

Per avere uno dei waffle o cupcake erotici di Mr. Dick, a Milano, c'è chi è disposto a fare due ore di fila. In Brasile, Burger King ha pubblicizzato i suoi gelati con... un gelato che ricorda l'emoji "cacca" (sì, proprio quella) per ribadire la qualità dei suoi prodotti con un ossimoro scatologico. La Gelateria Lucciano's, appena sbarcata a Roma dal Sud America, ha dedicato un gelato al Colosseo, riproducendone la forma. Stecco instragrammabile, ormai d'obbligo, mentre ad esserlo Al Rabbit Hole Cafe a Milano, invece, sono gli ambienti. Tutto questo è foodporn? Oppure è solo eccesso? Quanto conta per una pasticceria o gelateria conquistare i social con l'immagine "esagerata"?

Cos'è il foodporn

Il termine foodporn è stato utilizzato per la prima volta nel 1984 dalla critica Rosalind Coward. Nel suo libro Female Desire definisce “cibo pornografico” quegli alimenti presentati in modo esteticamente impeccabile. I social network e gli smartphone hanno dato una seconda giovinezza al fenomeno. Secondo Bruno Faccini e Paolo Niccolò Giubelli, autori di Foodporn. L'arte di fotografare il cibo (ed. Tecniche Nuove), tutto parte dal fatto che «le persone hanno maggiori possibilità di cimentarsi con la fotografia in situazioni conviviali, in cui il cibo viene elaborato in un certo modo, riesce a catturare l'attenzione facendosi mangiare con gli occhi». Risultato? Solo su Instagram l'hashtag #foodporn oggi conta 234 milioni di post.

L'intervista agli autori di Foodporn: «Distinguiamo gag social e gusto»

Come è fatto il perfetto scatto foodporn?

Si parte da un piatto adeguatamente preparato e impiattato: la presentazione del cibo gioca un ruolo primario. Per il set, consigliamo di usare piatti piccoli, che diano subito un'idea di pieno, ottenendo subito foto più bilanciate. Bisogna fare un uso intelligente della luce. Spesso è sufficiente una finestra dotata di una tenda bianca, che funge da diffusore, con il piatto posizionato di fianco alla finestra. Dall'altra parte si può mettere un foglio bianco per avere una luce di rimbalzo. In più, è bene usare la regola del 3: che siano tortine o pasticcini, uno di questi elementi deve essere in primo piano e gli altri due di contorno. Infine, usiamo elementi liquidi, qualcosa che rifletta la luce, come una ganache o una decorazione che inneschi subito l'acquolina in bocca.

E per l'esecuzione?

Una buona macchina fotografica è l'ideale, ma anche con uno smartphone di fascia alta si può fare un buon lavoro. Meglio girare intorno al piatto per avere rese diverse e scoprire la migliore. Si può scattare di lato, stando sul piatto a 45 gradi.

mr dick milano
Forme inequivocabili: sono i dolci di Mr Dick a Milano (scatto tratto dal profilo instagram @mrdickmilano)

Dal semplicemente bello e gudurioso siamo passati, in qualche caso, allo scurrile e alla volgarità. Hanno fatto molto discutere le forme falliche di Mr. Dick a Milano, ma non è l'unico esempio di comunicazione del dolce operata in questo modo. Cosa sta succedendo secondo voi?

Sono trovate di marketing, che mirano a creare delle situazioni adatte a gag da social. Così le aziende mettono in evidenza anche il fatto che il cibo crea sharing, convivialità. Sono idee che rompono gli schemi e realizzano una strategia social vincente, ma ricordiamo che il foodporn, quello vero, strizza sempre l'occhio al gusto.

Quando conta creare un locale instagrammabile? Può diventare una "scusa" sufficiente a sacrificare la qualità del cibo, pur assicurando longevità all'attività?

Il costo di acquisizione di un cliente non è basso: non ci si rifà con un cappuccino e un cornetto. Dato che i social sono strumenti che ragionano a livello globale e la concorrenza su queste piattaforme si sta allargando, devo fare attenzione all'ambiente, ma non posso rischiare sulla qualità del cibo. Lo sfondo va a creare una cifra stilistica unica, che si può leggere anche in foto. Inoltre, se il cibo è piacere, anche l'esperienza deve esserlo. L'uno è al servizio dell'altra e viceversa.

Come deve usare l'effetto foodporn un professionista della pasticceria?

Le piattaforme adottano algoritmi che cambiano molto di frequente, quindi ci sono solo consigli di massima. Meglio non saturare il profilo con troppi contenuti, post o storie. La qualità deve guidare la quantità: meglio un po' meno, ma buono.

Nardini celebra i 150 anni degli Alpini con una limited edition

Grappa Bianca Nardini Alpini
La storica distilleria festeggia l'anniversario della costituzione del Corpo con una bottiglia celebrativa dell'iconica Grappa Bianca Nardini

150 anni fa veniva istituito il Corpo degli Alpini, che costituisce il più antico corpo di fanteria da montagna attivo nel mondo. Per l’esattezza era il 15 ottobre del 1872 quando il re d’Italia Vittorio Emanuele II firmava a Napoli il Regio Decreto che costituiva ufficialmente il Corpo.  La speciale ricorrenza viene celebrata da Distilleria Nardini, con una bottiglia in edizione limitata della Grappa Nardini.

La bottiglia è quella del prodotto iconico della distilleria: Grappa Bianca Nardini. Una grappa (alc 50% in vol) dal colore cristallino ottenuta dalla distillazione di vinacce plurivitigno, caratterizzata da un gusto pieno e complesso e da aromi floreali e fruttati. Una selezione di componenti aromatiche frutto del triplo metodo di distillazione utilizzato per produrla (caldaiette, bagnomaria e metodo continuo). Un prodotto simbolo del distillato italiano nel mondo premiata di recente con un oro alla International Wine & Spirit Competition, tra le più importanti competizioni internazionali dedicate al mondo degli spirit (leggi Oro per Grappa Bianca Nardini all’International Wine & Spirit Competition).

La sua bottiglia per l’occasione si veste di un’etichetta celebrativa che riporta nella parte inferiore la dicitura “150° Corpo degli Alpini”, impreziosita dalla penna emblema del corpo e che fin dal 1872 è inserita sul lato sinistro del berretto.

Per quanto riguarda i festeggiamenti, il percorso delle celebrazioni è iniziato già da mesi attraverso una serie di appuntamenti che continueranno durante tutto il corso dell’anno. Tra le tappe principali, la 93a Adunata Nazionale, in programma a Rimini dal 5 all’8 maggio, della quale Nardini è la grappa ufficiale. A questa si aggiunge il Raduno 3° Raggruppamento Ana (Associazione nazionale alpini) ad Asiago dall’8 al 10 luglio, per concludersi con l’evento clou: le celebrazioni del 15 ottobre a Napoli.

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Coca-Cola: tappi uniti alle bottiglie di FuzeTea per riciclare tutto insieme

Coca-Cola FuzeTea tappo riciclabile
Con due anni di anticipo sulla direttiva Sup, i tappi e le bottiglie della linea di tè freddo di Coca-Cola sono inseparabili per facilitare e semplificarne il riciclo

Favorire il riciclo del tappo insieme alla bottiglia di plastica. È con questo obiettivo che Coca-Cola introduce sul mercato italiano i Tethered Caps, tappi uniti alla bottiglia. Una novità che comincia da FuzeTea, la linea di tè freddo nei gusti Limone e Lemongrass, Pesca e Rosa, entrambi anche in versione sanza zuccheri, Tè Verde Mango e Camomilla, Tè Verde Mela e Kiwi, Tè Verde Mirtillo e Gelsomino.

La scelta del colosso americano anticipa di due anni le prescizioni della direttiva europea Sup (Single use plastic), recepita a inizio anno dall’Italia che, oltre a mettere al bando diversi prodotti monouso inplastica, prevede che dal luglio 2024 i contenitori per bevande (fino a 3 litri) e gli imballaggi compositi di bevande con tappi e coperchi in plastica, possano essere messi sul mercato solo se tappi e coperchi restano attaccati ai contenitori per la durata dell'uso (leggi Stop a piatti e posate in plastica monouso).

Pratico e riciclabile

Per garantire un’esperienza ottimale al consumatore, i nuovi tappi hanno un design sviluppato ad hoc, frutto di un importante lavoro di ricerca e sviluppo da parte di Coca-Cola. Il tappo è infatti collegato a un anello di sicurezza tramite una linguetta che assicura la perfetta posizione di apertura e che non si separi dalla bottiglia.

Il nuovo tappo sarà presente sulle bottiglie Pet da 40, e 125 cl di tutte le varianti FuzeTea, affiancata da una campagna di comunicazione che, con il claim “Uniti per riciclare”, illustra ai consumatori le funzionalità e i vantaggi della nuova soluzione. Nuova soluzione che entro un anno sarà estesa a tutte le bottiglie in Pet, già interamente riciclabili, dei principali marchi del portafoglio Coca-Cola.

Imballaggi amici dell’ambiente

L’innovativo tappo Tethered Caps si inserisce all’interno della strategia di sostenibilità World Without Waste di Coca-Cola. Strategia che negli ultimi 10 anni è stata supportata da investimenti per 130 milioni di euro per la sostenibilità in Italia. Punto centrale della strategia l’impegno per rendere le confezioni sempre più amiche dell’ambiente, concretizzatosi, per sempio con le bottiglie prodotte interamente in plastica riciclata (rPET) per diversi formati di Coca-Cola, Fanta, Sprite e FuzeTea (leggi Coca-Cola sempre più green con la nuova bottiglia tutta in plastica riciclata).

A questo si aggiunge l’impegno nella riduzione della materia prima negli imballaggi in vetro, alluminio e plastica, impegno che proprio con l’introduzione dei Tethered Caps compie un ulteriore passo in avanti: i nuovi tappi riducono infatti del 14% il quantitativo di plastica per ogni bottiglia di FuzeTea.

Inoltre con l’innovativo sistema in carta 100% riciclabile, protetto da vìbrevetto, KeelClip ha concretizzato il suo impegno anche sul fronte degli imballaggi secondari, eliminando completamente l’involucro in plastica dalle confezioni multiple di lattine (leggi Coca-Cola più green con il nuovo pack KeelClip). Altro importante passaggio, l’eliminazione del colore dalle bottiglie di Fanta e Sprite, in modo da renderne più facile il riciclo in nuove bottiglie trasparenti.

 

Rinaldi 1957 è il nuovo distributore di Pusser’s Rum in Italia

Pusser's Rum: la gamma
Rinaldi 1957 è il nuovo distributore italiano di Pusser’s Rum: la gamma comprende il Rum British Navy Pusser’s Gunpoweder Proof, il Pusser’s Rum 15 yo e il Pusser’s Rum Blue Label

Rinaldi 1957 è il nuovo distributore italiano di Pusser’s Rum, noto per essere il rum che dal 1655 al 1970 la Marina britannica somministrava ai suoi marinai sotto forma di razione giornaliera, comunemente chiamata ‘tot’. La gamma comprende il Rum British Navy Pusser’s Gunpoweder Proof, il Pusser’s Rum 15 yo e il Pusser’s Rum Blue Label.

La particolarità dei Pusser’s Rum riguarda il processo di fermentazione: la melassa viene distillata in un antico Double Wooden Pot Still, un doppio alambicco in legno amazzonico operante già dai primi decenni del XVIII secolo nella città di Port Mourant, sulla costa atlantica orientale della Guayana. I Pusser’s Rum si rivelano alla vista con un colore tipicamente ambrato, dotato di una forte intensità. Il bouquet di aromi e sentori che avvolge il naso presenta note dolciastre e speziate, da cui si eleva una sfumatura più mielosa e fruttata.

Il Navy Pusser’s Gunpoweder Proof protagonista del Painkiller

Il Rum British Navy Pusser’s Gunpoweder Proof, imbottigliato come da tradizione alla gradazione di 54,5%, è un blend di rum provenienti da territori dove sono presenti importanti produzioni di canna da zucchero (in particolare Guyana e Trinidad). Al naso si avvertono sensori di malassa pungente, toffee, miele e vaniglia con legno, cannella, noce moscata e zenzero. La distillazione del rum in legno regala un sapore unico e ricco. Il British Navy Pusser’s Rum offre il suo meglio nei Tiki Cocktails. Pusser’s fa parte della ricetta originale del Painkiller che prevede: 3cl di crema di cocco, 3cl di succo d’arancia, 6cl di Rum British Navy Original Pusser’s, 12 cl di succo di ananas e un pizzico di noce moscata.

Il Rum Selected Aged 151 disponibile ora in Italia

Rinaldi 1957 propone anche il top di gamma, fino ad ora mai importato in Italia: il Rum Selected Aged 151. Un rum a gradazione piena e imbottigliato a 75,5% che, invecchiando per oltre tre anni, esalta il gusto della tradizione del post still in legno. Dal colore vicino a quello della castagna matura, al naso riporta come nota dominante quella dello zucchero Demerara con sentori di tabacco e cannella. Al palato è pieno, molto rotondo con note di spezie, uva sultanina e quercia tostata. Il numero 151 indica il 'proof number' che corrisponde al doppio della percentuale alcolica che in Italia misura la gradazione.

Tra i numerosi premi che i Pusser’s Rum hanno vinto nel 2021 ricordiamo il Double Gold, San Francisco Wine & Spirits Competition e il Gold, World Rum Awards UK per il Gunpowder Proof mentre il Double Gold, San Francisco Wine & Spirits Competition per il Pusser’s Aged 15 Years.

Mixology Experience è alle porte. Dove prendere i biglietti con lo sconto

Mixology Experience
Sconto del 50% per gli operatori e un secondo biglietto omaggio per un collega. Scopri come procurarti l'ingresso per il grande international trade show in programma al SuperStudio Maxi di Milano dall'8 al 10 maggio

Conto alla rovescia per Mixology Experience, l'international trade show organizzato dal gruppo Bartender.it da domenica 8 maggio a martedì 10 maggio al SuperStudio Maxi di via Moncucco 35 a Milano su oltre 10mila metri quadrati di esposizione.
Una location facilmente raggiungibile sia in auto (Tangenziale Ovest, uscita Assago-Milanofiori), sia con i mezzi pubblici (Metropolitana linea gialla M2, uscita Famagosta).

Tre giorni interamente dedicati al mondo della miscelazione di qualità, con assaggi, bar tematici, masterclass, degustazioni di prodotto e tanto altro in un programma che si arricchisce di giorno in giorno (e che sveleremo integralmente nei prossimi giorni).

Questi gli orari previsti:
Domenica 8 maggio dalle 11.00 alle 20.00
Lunedì 9 maggio dalle 10.00 alle 19.00
Martedì 10 maggio dalle 10.00 alle 19.00

Sconti e omaggi per gli operatori

Per venire incontro al desiderio degli addetti ai lavori di ritrovarsi e di aggiornarsi sulle novità di un mercato in continua evoluzione, Baritender.it ha pensato a una serie di agevolazioni a vantaggio di chi lavora nella bar industry.

In particolare:

Un solo biglietto, tante opportunità (dentro e fuori il trade show)

Oltre all'ingresso alla manifestazione e al guardaroba gratuito, il biglietto d'ingresso consente di sfruttare al meglio tutte le opportunità professionali offerte dall'organizzazione, sia all'interno degli spazi espositivi sia all'esterno.

All'interno di Mixology Experience si ha diritto a:
- tasting di tutti i prodotti in esposizione;
- ingresso ai seminari e alle masterclass previste;
- ingresso alle lezioni della Bartender.it school (momenti di formazione);
- accesso alle aree bar durante le special guest;

Ma non è finita. Perché la Mixology Esperience si estenderà fuori dagli spazi espositivi per coinvolgere oltre 60 tra i migliori locali milanesi. I visitatori del trade show avranno inoltre di diritto:
- l'ingresso a tutti i party nei locali aderenti a Mixology Week
- l'ingresso a tutti gli after party ufficiali di Mixology Experience by Bartender.it

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Antica Focacceria S. Francesco: a Torino il dodicesimo punto vendita

Bancone dell'Antica Focacceria S. Francesco
L’Antica Focacceria S. Francesco ha inaugurato a Torino il suo dodicesimo punto vendita. Un viaggio culinario nella tradizione siciliana autentica tra classici e street food

L’Antica Focacceria S. Francesco, sinonimo di autentica cucina tradizionale siciliana, ha inaugurato a Torino il suo dodicesimo punto vendita in Via Principe Amedeo, 3, angolo di Piazza Carignano.

Per l’antipasto il menù propone i suoi grandi classici: lo schiticchio (una sorta di aperitivo a base delle più rinomante specialità tipiche dello street food palermitano), le crocché di latte, i cazzilli (ossia le crocchettine di patate e menta) e lo sfincione palermitano (soffice pizza con salsa di pomodoro, pangrattato, cipolla, acciughe, caciocavallo e origano). Non mancano tra i primi piatti la classica pasta alla Norma, i bucatini con le sarde e il timballo di anelletti al forno mentre tra i secondi citiamo le sarde a beccafico, la bistecca di tonno e l’involtino gratinato ai pistacchi. Il menù dei dolci offre la cassata, il cannolo farcito di ricotta, la "Pistacchiosa" e la più moderna torta "Setteveli". Interessante è la degustazione di cioccolato dell’Antica Dolceria Bonajuto di Modica nei gusti vaniglia, cannella, zenzero e arancia; tanti i gusti di gelato e granite, quest’ultime servite rigorosamente nella tradizionale brioche col tuppo.

Valorizzare il territorio con specialità locali

La carta vini e birre propone alcune eccellenze siciliane, tra cui la birra artigianale del birrificio Tarì di Modica o i vini bio della cantina Baglio di Pianetto, nel piccolo comune di Santa Cristina Gela (Pa). Tra le altre cantine che compongono la carta vini troviamo Cusumano, Firriato, Duca di Salaparuta e Tasca d’Almerita. Siciliani sono anche l’olio, che arriva dallo storico Premiati Oleificio Barbera, così come le bibite Tomarchio e il caffè Moak di Modica.

Cirfood sviluppa L'Antica Focacceria S. Francesco

Leopoldo Resta, amministratore delegato di Cirfood Retail ha affermato: «Cirfood, leader in Italia nella ristorazione collettiva, nel 2019 fonda Cirfood Retail con l’obiettivo di sviluppare la ristorazione commerciale attraverso un portafoglio di marchi autentici, e l’acquisizione di Antica Focacceria S. Francesco è il primo importante esempio, trattandosi del più storico marchio di ristorazione a catena in Italia e probabilmente al mondo. Il nostro impegno, ma anche la ricetta del successo è il rispetto dell’autenticità che acquisiamo, dunque avere a bordo la famiglia fondatrice dei Conticello è stato il nostro primo passo, anzi il prerequisito (all’inaugurazione era presente Fabio Conticello, patron storico di Antica Focacceria S. Francesco, ndr). L’apertura di Torino è particolarmente importante, anche perché segna una svolta rispetto ai due anni faticosi appena trascorsi. Inoltre, Torino ci è particolarmente cara: qui abbiamo acquisito anche un secondo marchio, Poormanger».

Poormanger nasce a Torino nel 2011 da tre amici di una vita con l’intenzione di portare in Italia la jacked potato per trasformarla in un classico della cucina popolare.

Un po’ di storia...

Nel 1834 il Principe di Cattolica cede al cuoco di corte, Salvatore Alaimo, la cappella del proprio palazzo di Piazza San Francesco a Palermo: nasce così l’omonima focacceria dove, tra l’amore per la migliore cucina e l’incontro tra culture diverse, prendono vita le tipiche prelibatezze siciliane caratteristiche della cultura popolare.

Non solo una focacceria ma anche cenacolo culturale: qui personalità di spicco della letteratura italiana come Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia e Renato Gattuso iniziano ad incontrarsi, rendendo la focacceria S. Francesco un vero e proprio caffè letterario e luogo di espressione della cultura italiana del ‘900.

Il logo, che si può vedere ancora oggi, risale al 1901 ed è opera dell’architetto Ernesto Basile insieme a Vincenzo Florio, grande imprenditore palermitano e amico della famiglia Alaimo. Pare infatti sia stato proprio Florio a proporre, intorno al 1896, le modifiche relative alla cappella sconsacrata di via Paternostro per renderla in linea con le tendenze dello stile liberty, di cui Basile era l’esponente per eccellenza.

 

 

 

Riva D’Arno, nuovo locale policromo di Ditta Artigianale

Francesco Sanapo_Ditta Artigianale_Riva D'Arno
Francesco Sanapo a Ditta Artigianale Riva D'Arno
Colori e simboli esotici caratterizzano il quarto store della prima linea italiana di caffetteria specialty fondata da Francesco Sanapo e Patick Hoffer

Ha aperto nel centro storico di Firenze in Lungarno Soderini 7r, di Riva D’Arno, la quarta caffetteria di Ditta Artigianale che segue di pochi mesi quella in via Carducci 2-4, a cui interno si trova La Scuola del Caffè.

Il nuovo locale è un coffee shop di circa 60 mq (40 l'interno + 18 il dehors) realizzato in collaborazione con lo Studio di architettura q-bic, il cui design evoca i luoghi d’origine del caffè, dal Messico all’India, al Sudamerica e al Vietnam, all'Africa, e rispecchia la società di oggi multietnica e aperta a culture diverse. Spicca il murales, la grande giungla urbana, a cura di Collettivo Giungla che si estende con i suoi colori vivi dall’interno fino dehors lungo l’Arno. In stile con il concept del locale è anche stata realizzata la macchina del caffè brandizzata Victoria Arduino customizzata per l’occasione con una texture di disegni geometrici tipici del Senegal, e che riprendono i colori del logo, giallo rosso e azzurro, di Ditta Artigianale.

Come osservano Luca e Marco Baldini di Studio q-bic, la creatività è la cifra che contraddistingue ogni locale:«Ogni volta, è una nuova sfida, che parte da un intenso scambio di idee tra noi e la committenza. La forza del progetto sta nel coniugare il mondo dello specialty coffee, che ha radici nordeuropee, con la tradizione, lo studio, il calore e la passione tutta italiana. Questo mix si evince nei materiali e nello stile dei locali».

“Riva D’Arno” è quindi un caffetteria dall’identità marcata che risponde ai requisiti principali del marchio: la differenziazione, l’unicità e internazionalità. Come racconta Francesco Sanapo, «Questo è sicuramente uno store differente da tutti gli altri, vogliamo evidenziare quanto per noi sia importante dare un’anima e uno stile diverso, sempre attuale, a ogni locale, pur mantenendo costante la proposta di food & beverage. Avremo quindi la stessa carta dei caffè, lo stesso linguaggio ma un environment differente. Facciamo caffetterie diverse perché vogliamo far vivere ai nostri clienti esperienze differenti. È quasi un gioco far vedere lo stile italiano nel gusto ma anche nel design».

«Quando nel 2013 abbiamo intrapreso questo cammino, non avremmo mai immaginato di riuscire a inaugurare un quarto store - riprende Sanapo -. È un sogno, che si concretizza giorno dopo giorno. La crescita di Ditta Artigianale è la crescita di un intero settore, quello caffeicolo italiano, di cui mi sento parte e orgoglioso». A breve è prevista una nuova apertura oltre oceano, in Canada, a Toronto, nell’edificio The Harlowe.

Ambienti eterogenei dove coesistono caffetteria, cocktail ma anche del buon cibo, con la proposta gastronomica ideata da Giacomo Faberi. In abbinamento ai classici del locale e ai signature cocktail vengono serviti piatti pensati ad hoc per l’aperitivo e rivisitazioni di ricette della tradizione rigorosamente realizzate seguendo la stagionalità degli ingredienti e ricercando connubi e sapori originali.

Tra le novità di caffè in carta si trova Las Flores, varietà rosa Bourbon dalla Colombia, un caffè con note dolci di caramello e pesca matura, prodotto da Edilberto Vergara e da sua moglie Nubia. A breve sarà disponibile anche One - Espresso Process Blend, una miscela di caffè monorigine, risultato di uno studio cominciato nel 2018 in Honduras, con i produttori della farm Finca El Puente, Moises e Marysabel Caballero. Un mix di quattro processi diversi applicati al caffè di una singola area di produzione delle terre honduregne, il Marcala, di una sola varietà botanica, il Catuai, e di un singolo produttore, la famiglia Caballero. Un lavoro approfondito svolto singolarmente su ogni processo di fermentazione e lavorazione, che ha permesso di ottenere quattro tipi di caffè unici: lavato, dall’acidità fresca e citrica, naturale, di grande corposità e dolcezza, semi anaerobico, dai sentori di biscotto e caramello e anaerobico, che si contraddistingue per le sue note di frutta tropicale. Il risultato è una miscela che si caratterizza per complessità, intensità, acidità, dolcezza: un’esperienza di gusto unica.

 

 

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