Home Blog Pagina 245

Decreto Aiuti ter: le misure contro il caro energia

Decreto aiuti ter 2022
Foto di loufre da Pixabay
Il provvedimento ha rinnovato il bonus sull’acquisto di gas ed energia elettrica per i consumi di ottobre e novembre, aumentando il valore del credito di imposta riconosciuto e ampliando la platea dei beneficiari. L'analisi in dettaglio delle nuove misure

Con il decreto Aiuti ter, decreto-legge 23 settembre 2022, n. 144, il governo Draghi ha stanziato 14 miliardi di euro per intervenire urgentemente con una serie di misure in materia di politica energetica nazionale, produttività delle imprese, politiche sociali e per la realizzazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Il provvedimento contiene misure per sostenere le micro, piccole e medie imprese ad affrontare la crisi energetica delle quali possono usufruire anche i piccoli esercizi. Il decreto ha rinnovato il bonus sull’acquisto di gas ed energia elettrica per i consumi di ottobre e novembre 2022 estendendo anche la platea delle imprese beneficiarie.

Vediamo nel dettaglio le novità del provvedimento:

  • Per l’energia elettrica è allargato il bonus ai detentori di contatori di potenza disponibile pari o superiore a 4,5 kW (rispetto ai 16,5 precedenti), inoltre il contributo è aumentato dal 15 al 30%. Quindi, le misure prevedono un riconoscimento del credito di imposta anche per i consumi dei mesi di ottobre e novembre, oltre a un aumento del bonus e l’ampliamento del numero di imprese interessate per la diminuzione della potenza dei contatori da 16,5 a 4,5 kW,
  • Per il gas: per le imprese non gasivore (non a forte consumo di gas naturale) il credito passa dal 25% al 40%.

Il credito d’imposta sarà riconosciuto per le spese sostenute per la componente energetica acquistata ed effettivamente utilizzata nei mesi di ottobre e novembre 2022, comprovato dalle relative fatture di acquisto.

I due crediti sono indipendenti per cui può spettare per entrambi o per nessuno o anche solo per quello per cui si realizzano le condizioni.

Condizione per usufruire del bonus è che il prezzo per kWh della componente energetica o del prezzo di riferimento del gas, calcolati sulla base della media riferita al terzo trimestre 2022, al netto delle imposte e degli eventuali sussidi, abbia subito un incremento del costo superiore al 30% rispetto al corrispondente prezzo medio riferito al medesimo trimestre 2019.

Per semplificare: dichiarazione del fornitore

Se l’impresa destinataria del contributo si rifornisce dallo stesso fornitore del 2019, quest’ultimo, su richiesta del cliente, ed entro sessanta giorni dalla scadenza del periodo per il quale spetta il credito d’imposta, invia una comunicazione con riportato il calcolo dell’incremento di costo della componente energetica e l’ammontare della detrazione spettante.

Utilizzo diretto

È possibile utilizzare il credito d’imposta in compensazione nei modelli F24 tramite i codici tributo sotto indicati entro il 31 marzo 2023:
«6985» per le imprese non energivore (ottobre e novembre 2022);
«6986» per le imprese non gasivore (ottobre e novembre 2022);

Nella sezione “Erario”, colonna “importi a credito compensati”, “anno di riferimento” è l’anno di sostenimento della spesa nel formato AAAA

Indicazione in dichiarazione dei redditi

I relativi importi andranno indicati anche in dichiarazione dei redditi, pur non essendo rilevanti ai fini delle imposte, infatti l’importo non concorre alla formazione del reddito ai fini Irpef/Ires, Irap e non rileva ai fini del rapporto di deducibilità degli interessi passivi e della determinazione della quota delle altre spese deducibili.

Cumulabilità del credito

I crediti d’imposta sono cumulabili con altre agevolazioni che abbiano a oggetto i medesimi costi, a condizione che tale cumulo, tenuto conto anche della non concorrenza alla formazione del reddito e della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive, non porti al superamento del costo sostenuto.

Cedibilità del credito

In caso di impossibilità di utilizzo diretto, il credito può anche essere ceduto, solo per intero, ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari.

Comunicazione telematica

Il decreto Aiuti ter introduce un nuovo adempimento a carico delle imprese. Infatti entro il 16 febbraio 2023 dovrà essere inviata un’apposita comunicazione telematica, contenente i crediti d’imposta maturati nel 2022, le cui regole saranno definite dall’Agenzia delle Entrate.

Barawards, i protagonisti: Francesco Bonazzi del Mag La Pusterla di Milano

Barawards 2021 Francesco Bonazzi 1
Intervista al bar manager del locale vincitore del Premio Barceló Bar Rivelazione dell’anno a Barawards 2021: «Avere un riconoscimento fa sempre bene, ma essere premiati aumenta la pressione. Occorre tenere alta l'attenzione, per soddisfare le aspettative dei nuovi ospiti che verranno a trovarci»

Uno dei volti più noti della scena da bere milanese, Francesco Bonazzi, torinese, è membro storico del gruppo Farmily, che coinvolge i locali Mag, Iter, 1930 speakeasy e Mag La Pusterla. Proprio quest'ultimo, nato nel pieno delle restrizioni del 2020 dalle ceneri di uno dei caffè della vecchia Milano, ha poi registrato un'accelerata notevole, tanto da essere riconosciuto come Bar rivelazione dell'anno agli scorsi Barawards. «Appena un mese e mezzo dopo l'apertura abbiamo dovuto chiudere; ma un locale nuovo ci ha permesso di mantenere lo staff integro, abbiamo spostato due membri di ciascun bar del gruppo Farmily a La Pusterla, così da non dover tenere a casa nessuno, e la scelta ha pagato. Abbiamo portato l'atmosfera del Mag Navigli in una zona più residenziale, non certo famosa per la presenza di cocktail bar, e abbiamo costruito una clientela abituale in poco tempo».

Con spazi ampi, tempi dilatati, buon bere e cucina di qualità, La Pusterla è buon esempio dell'evoluzione del bar negli ultimi tempi: «Negli ultimi sei o sette anni il mondo del bar è andato concentrandosi sull'ospitalità in senso stretto, più che sugli ingredienti. Non si parla più di bere bene, ma di stare bene in generale, ed è questa la differenza che cerchiamo di fare». L'Italia peraltro dimostra di star crescendo in maniera importante, come si evince dai quattro locali presenti nell'ultima lista dei World's 50 Best Bars (lo stesso 1930 del gruppo Farmily si è classificato 35esimo): «Cominciamo a proporre dei riferimenti di alto livello, anche agli occhi del mondo: e questo genera una interconnessione tra bartender e professionisti, è positivo per l'intero sistema bar, fa bene alla categoria». Il premio ai Barawards è al tempo stesso soddisfazione e stimolo, perché di certo non serve riposarsi sugli allori: «Avere un riconoscimento fa sempre bene, ovviamente. Ma non deve essere soltanto un traguardo, anzi: essere premiati aumenta la pressione, e di conseguenza è necessario tenere alta l'attenzione, per soddisfare le aspettative dei nuovi ospiti che verranno a trovarci».

COMPRA IL BIGLIETTO PER IL BARAWARDS GALA DINNER 2022

 

Il nuovo incentivo per trasformare i veicoli tradizionali in elettrici

veicoli elettrici
Foto di andreas160578 da Pixabay
Un decreto del ministero delle Infrastrutture prevede un contributo fino a 3500 euro per sostituire il motore a combustione con un sistema elettrico. Si può beneficiare dell'incentivo fino al prossimo 31 dicembre

I locali e i professionisti che vogliono rendere green il loro parco veicoli puntando sull’elettrico possono ora beneficiare di un nuovo incentivo statale. A introdurlo il ministero delle Infrastrutture e mobilità sostenibili (Mims), con un decreto del 19 luglio scorso, pubblicato in Gazzetta ufficiale (la numero 215 del 14 settembre).

Emanato per promuovere la decarbonizzazione e per sostenere la transizione ecologica, il decreto prevede l’erogazione di un contributo per i proprietari di veicoli che installano sistemi elettrici in sostituzione del motore termico tra il 10 novembre e il 31 dicembre 2022.

Il contributo è pari al 60% del costo con un massimo di 3.500 euro più il 60% delle spese per l’iscrizione al Pubblico registro automobilistico (Pra),

Per l’assegnazione del contributo, il ministero delle Infrastrutture si avvarrà della Consap, tramite una piattaforma informatica la cui attivazione sarà comunicata sul sito del ministero. Le risorse complessive per questo intervento sono pari a 14 milioni di euro.

L’istanza per ottenere il contributo

Il contributo statale sarà corrisposto in base alla data di presentazione della istanza del richiedente, che dovrà contenere una dichiarazione sostitutiva nella quale il richiedente dichiara e comunica:

  • il numero di targa del veicolo;
  • la data dell'avvenuta installazione
  • copia della fattura dell’installazione, effettuata tra il 10 novembre 2021 e il 31 dicembre 2022, del sistema elettrico (come decreto ministeriale n 219 del 1° dicembre 2015;
  • copia della quietanza di pagamento (ove non contenuta nella fattura) effettuato a con sistemi tracciabili e la riconducibilità dello stesso alla relativa fattura;
  • copia del documento di circolazione aggiornato.
  • le spese relative all'imposta di bollo per l’'iscrizione al Pra e all'imposta provinciale di trascrizione con le relative attestazioni;
  • codice Iban per l'accredito del contributo;
  • cognome e nome dell'intestatario o cointestatario del conto corrente, che deve coincidere con il richiedente o con la denominazione sociale in caso di domanda presentata da persona giuridica;
  • l'indirizzo e-mail per eventuali comunicazioni connesse all'erogazione del contributo.

Il sistema informatico rilascerà una ricevuta.

I proprietari dei veicoli dovranno conservare la documentazione presentata fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui sono stati trasmessi.

Casoni sceglie Manuel Greco come nuovo trade marketing manager

Casoni Manuel Greco
Manuel Greco, nuovo trade marketing manager di Casoni Fabbricazione Liquori
La nomina del nuovo manager, che vanta una solida esperienza nel mondo beverage, va a rafforzare la struttura di marketing dello storico produttore e distributore emiliano di spirit

Si rafforza la struttura di marketing di Casoni Fabbricazione Liquori. L’azienda di Finale Emilia (Modena), attiva nella produzione e distribuzioni di liquori e distillati ha annunciato la nomina di Manuel Greco nel ruolo di trade marketing manager.

Greco vanta una solida e lunga esperienza nel settore beverage. La sua ultima esperienza lo ha visto ricoprire importanti funzioni nel gruppo Bacardi-Martini Italia, per il quale ha lavorato per oltre 10 anni, occupandosi sia di trade marketing sia di trade advocacy.

L’inserimento del nuovo trade marketing manager nel team aziendale testimonia la visione strategica di Casoni, una realtà che affonda le sue origini nel 1814 e che intende rispondere con ancora maggior forza alle sfide che la attendono in un mercato estremamente dinamico e in continua evoluzione quale quello del beverage.

Sfide che non spaventano il nuovo manager. «È per me motivo di grande orgoglio potere fare parte del Gruppo Casoni, una delle più antiche distillerie di liquori italiane e realtà del territorio dove sono nato, e mettere a disposizione dell’azienda le mie esperienze e professionalità – ha commentato in una nota Greco -. Mi attende una sfida stimolante che sono pronto a cogliere con l’obiettivo, condiviso con l’azienda, di avviare, già nel breve periodo, azioni per lo sviluppo, in particolare, dei marchi di proprietà, sia in termini di reputation sia di distribuzione».

 

Ultimi giorni per partecipare alla Pierre Ferrand Dry Curaçao Competition

Do it Dry! The Pierre Ferrand Dry Curaçao Competition 2022
Il Classico nel futuro è il tema della nuova edizione del cocktail contest firmato Pierre Ferrand Dry Curaçao. La deadline per partecipare è il 13 novembre

Si avvicina la scadenza per poter prendere parte a Do it Dry! The Pierre Ferrand Dry Curaçao Competition, il cocktail contest organizzato da Compagnia dei Caraibi in collaborazione con Maison Ferrand. La deadline per iscriversi e presentare la propria ricetta di drink originale a base di Pierre Ferrand Dry Curaçao è fissata al prossimo 13 novembre.

Riservata ai soli bartender che lavorano in Italia, la competition, nata da un’idea di Francesco Pirineo, advocacy manager Compagnia dei Caraibi e brand ambassador Italia per Maison Ferrand, Giorgia Vendramin, brand manager di Maison Ferrand per l’Italia dell’azienda piemontese, e Gabriele Diverio, che ne è il digital contents manager, si caratterizza per porre ogni anno una diversa sfida ai partecipanti. Se per la scorsa edizione la sfida era incentrata sull’ideazione di un cocktail ready to drink (leggi Federico Casucci è il vincitore di Do it Dry!), quest’anno si gioca tutta sul tema del Classico nel futuro. Tema che si presta a una doppia declinazione da parte del bartender: creare un cocktail che ambisca ad assumere lo status di classico nei prossimi anni, oppure, partendo da un classico della miscelazione, creare un twist destinato a ottenere negli anni la stessa gloria dell’originale.

Come partecipare

Per cimentarsi nella sfida occorre iscriversi compilando l’apposito form sul sito del concorso (dove è disponibile il regolamento completo), inserendo i propri dati personali e la propria ricetta (completa di ingredienti, loro quantità, tecnica di preparazione). L’iscrizione va completata con un video della durata di un minuto, nel quale il concorrente presenta se stesso e l’idea alla base del cocktail.

Le regole di ingaggio prevedono che la ricetta sia a base di Pierre Ferrand Dry Curaçao (almeno 2 cl), il famoso triple sec di fattura artigianale e di alta qualità della maison francese, importato e distribuito in esclusiva, come tutti i prodotti Maison Ferrand, da Compagnia dei Caraibi. Non c’è limite al numero degli altri ingredienti da utilizzare, tra i quali ci potrà essere anche un homemade (purché tracciabile). Per le loro creazioni i bartender possono inoltre utilizzare tutti prodotti appartenenti al portfolio di Compagnia dei Caraibi, mentre l’utilizzo di brand alcolici diversi è ammesso solo nel caso in cui la categoria merceologica ricercata non sia presente nel catalogo dell’azienda piemontese.

Le fasi della Pierre Ferrand Dry Curaçao Competition

Tutte le ricette verranno valutate da una giuria composta dal team di Compagnia dei Caraibi e di Maison Ferrand che selezionerà le 6 migliori sulla base di tre criteri: bilanciamento degli ingredienti, originalità, attinenza con il tema della gara “il classico nel futuro”.

I loro autori prenderanno parte alla finale Do it Dry, in programma il 28 novembre al Velluto Botanique Eclectique di Bologna. Alternandosi dietro il bancone del locale, i finalisti avranno 5 minuti di tempo per realizzare il loro cocktail in due esemplari e presentarlo alla giuria composta da Francesco Pirineo, advocacy manager di Compagnia dei Caraibi, Enrico Scarzella, bar manager di Velluto, Stefano Nincevich di Bargiornale e Vito Nicotra, bar manager del Truffle Pig di Berlino che, a partire dalle 19.30, sarà anche l'ospite speciale della serata aperta al pubblico.

Il premio in palio per il vincitore è un viaggio alla scoperta della distilleria di Maison Ferrand, presso il suggestivo Château de Bonbonnet, nella regione del Cognac, in Francia.

Gabriele Vannucci apre a Firenze la sua prima gelateria

GelatoGabrieleVannucci
Il Maestro Ampi apre una gelateria a Firenze: una dozzina di gusti, con i gelati ispirati ai suoi dessert artistici e una particolare coppa degustazione

Ci sono i classici, naturalmente, come nocciola, pistacchio, amarena, cioccolato, fiordilatte e stracciatella. Ma il pasticcere e Maestro Ampi Gabriele Vannucci proporrà anche alcuni gusti speciali nella sua nuova gelateria artigianale, a Firenze. Gusti ispirati ai suoi dessert, come Andy Warhol, un gelato al cioccolato bianco, mango e banana che riporta in coppetta i sapori del dolce omonimo di Vannucci. I gusti signature saranno proposti a rotazione, con una variazione data anche dalla stagionalità, che vedrà avvicendarsi tutti i dessert iconici del Maestro come Frida, Magritte, Dalì.

Un pdv di soli 21 mq con una dozzina di gusti

La gelateria si chiama semplicemente GELATO - Gabriele Vannucci e si trova a Firenze in via Antonio Scialoja 27. Un pdv di appena 21 metri quadrati: la volontà di Vannucci è stata infatti quella di racchiudere in un piccolo scrigno tutto il suo sapere dolce, con una selezione di dieci-dodici gusti. Il pasticcere classe 1988 metterà a frutto anche delle collaborazioni instaurate sul territorio, una tra tutte quella con Simone Moschini, anima de Il Cavolo a Merenda, coltivatore della provincia senese, con cui in particolare in primavera e in estate Vannucci collaborerà per portare in gelateria la frutta e la verdura, materie prime prodotte da filiera etica e locale.

GelatoGabrieleVannucci(2)
Gabriele Vannucci, maestro Ampi

Il gelato al vermouth prodotto dalla distilleria urbana e il panettone al Negroni

Altra parte dell'offerta della gelateria è la Coppetta Degustazione Vannucci, un dessert base gelato, ideato dal pasticcere e gelatiere e impiattato espresso al banco per ogni cliente. Simbolo della gelateria Vannucci, inceve, è anche la Crema Vannucci, il Malaga che il Maestro ha reinterpretato in un gelato base crema allo zabaione, con uvetta macerata nel vermouth, Gabriele Vannucci. Il vermouth utilizzato nasce dagli alambicchi di Fermenthinks, la prima "distilleria urbana" di Firenze, con cui Vannucci ha collaborato per la realizzazione del prodotto perfetto per il suo gelato. A partire dalla seconda metà di novembre sarà disponibile anche il panettone, che quest’anno sarà proposto nella versione classica, al caffè, con la collaborazione di Mokaflor e in una limited edition 2022: il panettone al Negroni.

Incontri e degustazioni con 1895 Coffee Designer al TMCF

Nuova miscela di 1895 Coffee Designers by Lavazza
Ogni giorno protagonisti la colazione e la mixology con il caffè insieme a degustazioni guidate dalle Coffelier della Torrefazione torinese

1895 Coffee Designers by Lavazza per la prima volta partecipa a The Milan Coffee Festival con numerosi appuntamenti, rivolti sia ai consumatori finali sia agli operatori del settore, con talk, degustazioni di specialty coffee guidati dalle Coffelier e interessanti incontri tra caffè e mixology.

Colazione e nuove tendenze. Il primo appuntamento è sabato 12 novembre tra le 14,45 e le 16,30 a The Lab, per seguire un programma educativo per promuovere la cultura del caffè e le nuove tendenze tramite dimostrazioni interattive, degustazioni e dibattiti su diversi argomenti. In programma un talk su La colazione contemporanea, un rito che unisce tradizione e significati contemporanei, unendo lievitati e specialty coffee. Sul palco il pastry chef Marco Pedron, membro Apei (Ambasciatori pasticceri dell’eccellenza italiana) e WPS 2021 a presentare la sua idea di colazione contemporanea insieme a Michele Cannone, global brand director away from home di Lavazza, e Carlo Meo, esperto di consumer behavior e retail design.

Allo stand 1895, invece, sono disponibili due slot per gustare una colazione contemporanea: dalle 10,30 alle 11,30 oppure dalle 12,00 alle 13,00. Le Coffelier 1895 guideranno i partecipanti nella degustazione di alcuni specialty coffee della collezione, accompagnati dalle proposte dei pastry chef Marco Pedron - sabato, Giorgia Proia - domenica e Maicol Vitellozzi - lunedì.

Tutti i giorni dalle 14,30 alle 15,30, allo stand 1895 va in scena lo Specialty Coffee Ritual, un'esperienza di gusto guidata dalle Coffelier durante cui degustare i vari caffè della collezione, preparati seguendo diversi metodi di estrazione: Espresso, Moka - estrazioni realizzate con la Carmencita Pro -, Chemex, e Cold Brew.

L’ultimo appuntamento da sabato a lunedì è dalle 16,00 presso lo stand 1895 dove caffè e mixology si incontrano grazie al bartender Guglielmo Miriello del Mandarin Oriental di Milano sabato 12 novembre; Matteo Zed, The Court di Roma , domenica 13 novembre; Alex Frezza de L’Antiquario di Napoli, lunedì 14 novembre, tutti alle prese con un'interpretazione personale dell’Espresso Martini, uno dei cocktail più apprezzati al mondo.

Baritalia Finale di Monte Carlo: chi saranno i 6 giudici d’onore e i 57 bartender in gara

Foto di Drago Gazdik da Pixabay
Andrà in scena il 14 novembre al ristorante Nobu di Monte Carlo il final show di Baritalia 2022, con 57 bartender da tutta la Penisola a sfidarsi nella finalissima. Ecco i loro nomi

È per lunedì 14 novembre a Monte Carlo l’appuntamento con il final show di Baritalia 2022 - a drink for the planet, il laboratorio di miscelazione itinerante di Bargiornale. Il gran finale delle kermesse andrà in scena al ristorante Nobu del Fairmont Hotel.

Evento clou della giornata la finalissima di Baritalia Lab. Più elettrizzante di un Grand Prix. Più scoppiettante di un fuoco d’artificio. Più “sfumeggiante” di The Mask. Più sfavillante di un cocktail martini al plenilunio. Più rosso di un Negroni che fa il timido.
Per il final show Baritalia ha fatto le cose in grande. A cominciare dalla selezione dei giudici che avranno il compito di incoronare il Drink for the Planet. Un cocktail che valorizzi la riduzione degli sprechi, la stagionalità, la territorialità. I premi saranno assegnati ai primi tre classificati di ogni azienda partner, ai tre migliori interpreti assoluti e al cocktail più sostenibile che riceverà l'ambito premio Drink for the Planet.

Ma ora, andiamo a conoscere i 6 giudici.

Emanuele Balestra. Originario di Gallarate è il primo barman dell’Hotel Barrière Le Majestic di Cannes. Bar alla guida del quale è arrivato nel 2014 dopo una lunga esperienza ai quattro angoli del Pianeta. Balestra ha dato vita a un percorso sperimentale per la creazione dei suoi cocktail che passa attraverso l’uso di fiori e piante coltivate in due orti-giardino molto diversi. Il più grande si mimetizza nel verde che contorna la piscina dell’albergo. L’altro, nascosto alla vista, è quello che Emanuele chiama, scherzosamente ma non troppo, “il mio ufficio”: una terrazza sul tetto dell’albergo dove convivono un minuscolo orto di qualche metro quadro, qualche vaso, le arnie delle api (sì, Emanuele si produce anche il miele) e un bancone.

Giorgio Rocchino. Il barman del principe Alberto di Monaco è originario di Torino. Classe 1972, dopo tre stagioni allo storico Caffè San Carlo è partito un po’ per scherzo per il Principato di Monaco. Dopo aver lasciato qualche curriculum, altrettanto per scherzo, ha avuto la bella sorpresa di essere chiamato. Non da uno qualsiasi, ma dal Casino di Monte Carlo. Qui è rimasto per sette anni per poi passare all’Hotel de Paris e al Café de Paris. Poi, fino al 2020, è diventato il titolare del banco dello Yacht Club Monaco, l’esclusivo members’ club di Alberto di Monaco. Il suo ultimo progetto – nato nel 2021 – è la prima scuola di barman a bordo di uno yacht. Si chiama LCM Academy ed è destinata a chi vuole apprendere le basi della miscelazione classica e quella di ricerca.

Danilo Bellucci. Cavaliere della Repubblica e Cavaliere Ufficiale. È un “libero comunicatore” nel mondo del food & beverage. Ama definirsi un “artigiano della comunicazione” e i suoi cinque decenni di relazioni pubbliche sono lì a dimostrare tutto il suo talento. Ha organizzato e organizza alcuni dei grandi eventi del settore come Lady Drink, Challenge on Ice e i più recenti 110 e Lode e Order of Merit.

Giovanni Ceccarelli. È un formatore, divulgatore e consulente. Dal 2011 è formatore di Drink Factory. Nel 2016 ha creato il sito che porta il suo nome e lanciato il progetto Cocktail Engineering, che tratta in modo scientifico aspetti quali preparazioni home made, tecniche di miscelazione, materie prime, strumenti di lavoro. È co-autore del libro “Miscelare”. Dal 2021 al suo canale Youtube.

Luca Coslovich. Bartender di fama, lavora da sempre nel settore del lusso e attualmente è al prestigioso Casino di Monte Carlo. Formatore, consulente. Importanti le esperienze all’estero nel corso della sua lunga carriera. In particolare, oltre a Monte Carlo, Mosca e Praga, dove ha sviluppato le sue grandi capacità manageriali. Ha fatto parte nel 2017 del Drink Team di Bargiornale ed è un autore prolifico. È il webmaster (dal 1997) del sito the thecybartender.com Insignito, nel 2018, dell’Order of Merit per il lavoro svolto negli anni portando il savoir-faire italiano nel mondo.

Ezio Falconi. Uno dei primi e più appassionati cocktail historian italiani. Ha scritto più di tredici pubblicazioni tra libri e ricettari. Il suo ultimo lavoro si intitola “Storia dei Cocktail Dimenticati” (edito da Tecniche Nuove). Si tratta di sessanta ricette, create a partire dall’Ottocento, menzionate una prima volta, riportate almeno una volta in ulteriori manuali e non più menzionate poi, nei successivi prontuari. Falconi è un figlio d’arte del food & beverage.  I suoi genitori gestivano un locale a Milano già dagli anni ’50. Dopo le scuole professionali e un’esperienza in prestigiosi locali in Francia, Spagna e Svizzera rientra con la famiglia a Bergamo dove apre e gestisce numerose attività commerciali. Da oltre un decennio guida con grande classe l’Arimo American Champagne Bar di Treviglio rinomato locale a livello nazionale e conosciuto per l’originalità e l’innovatività delle proposte.

 

I nomi dei 57 bartender divisi per squadra

In gara nella finalissima i 57 bartender provenienti da Nord a Sud della Penisola vincitori delle cinque tappe della manifestazione: Lecce, Sorrento, Jesolo, Pescara e Bologna.

Caffo
Daniele Melani
Lorenzo Siri
Giovanni Terracciano

Campari Academy
Antonio D'Auria
Mauro Fogante
Massa Damiano
Elena Rossi
Patrick Ziliotti

Coca-Cola Hbc Italia
Fabrizio Bottone
Simone Caltabiano
Vito Catucci
Brigida De Matteis
Danilo De Rinaldis
Luca Di Giuseppe
Francesco Lazzo
Lucy Melle
Vito Sciacovelli
Domenico Sorrentino

Compagnia dei Caraibi
Astarita Costanzo
Giulia Di Biasi
Yuri Di Pietro
Francesco Drago
Daniele Salviato

DoUMix?
Atmir Dursum
Manuela Menegazzo
Erika Moronta
Oronzo Scarafile
Chiara Tocci

Engine Gin
Edoardo Cipriani
Filippo Ghizzi

Gamondi
Enzo Colonna
Domenico De Leo
Lucrezia Di Dio
Stefano Galligioni
Paolino Nigro

Lurisia
Alberto Beltrame
Giovanni Curcio
Adolfo D’Alessandro
Marta De Dominicis
Simone Obino

Molinari
Francesco Giorgi
Luca Grifi
Matteo Marotta
Mariano Pingiotti
Gioacchino Sorrentino

Nonino
Michele Bochicchio
Manuel Crescini
Stefano Marongiu
Gabriele Rizzo
Giuseppe Venanzio

Organics by Red Bull
Matteo Cassan
Simone Delucchi
Giuseppe Mancuso
Gabriele Pistola
Matteo Ranieri

Ruffino
Giovanni Aulisio

Soero Gin
Gian Maria Ciardulli

Barawards, i protagonisti: Lorenzo Antinori

Barawards 2021 Lorenzo Antinori
Intervista al beverage ambassador Asia Pacifico di Four Seasons Hotels&Resorts, vincitore del Premio Keglevich Bartender italiano all'estero dell'anno: «Ogni premio porta anche dei risultati a livello di volume di lavoro, visto l’interesse mediatico che ne consegue. Al tempo stesso, non bisogna essere schiavi di questi meccanismi o esserne ossessionati»

Roma-Hong Kong, (per il momento) solo andata. Passando però per Australia, Messico, Londra, e confrontandosi con il meglio dell'ospitalità mondiale. Lorenzo Antinori, capitolino classe 1987, è dal 2017 beverage ambassador per il gruppo Four Seasons Hotel and Resorts nella regione Asia-Pacifico, e beverage manager al Four Seasons Hotel Hong Kong. Qui lo scorso anno ha aperto ARGO, nuovo cocktail bar innovativo e concettuale, che si è piazzato al numero 28 degli ultimi World's 50 Best Bars. Per tutto questo, Lorenzo è stato nominato miglior bartender italiano all'estero ai Barawards 2021.

In un momento storico per la miscelazione che lui stesso definisce «entusiasmante, con tantissime nuove realtà che si affacciano sulla scena mondiale e un interesse generale del pubblico verso il mondo della mixology», Antinori si è quasi sempre rapportato a una clientela internazionale, svolgendo la maggior parte della sua carriera all'estero. «Il consumatore è più internazionale, di conseguenza ha gusti e aspettative diverse rispetto all'Italia. C’è anche un'etica del lavoro differente, non necessariamente migliore, ma una volta all’estero bisogna sempre capire come relazionarsi con il mercato e soprattutto con la cultura del luogo».

A partire dall'Hotel de Russie di Roma, con una tappa rilevante al leggendario Savoy di Londra e adesso al Four Seasons, Lorenzo ha accumulato enorme esperienza nel mondo del bar d'albergo: ma a differenza di quanto spesso si può pensare, l'approccio alla professione non cambia poi tanto, rispetto a un bar tradizionale. «Forse in hotel ci sono più cavilli burocratici o amministrativi da tenere presenti, e alcune regole generali che riguardano l'atteggiamento con il cliente. Ma alla fine si tratta sempre di eseguire cocktail bilanciati e offrire un’ospitalità genuina». Mantenendo ovviamente un occhio sulla realtà, con la figura del bartender che è andata mutando negli ultimi anni: «Il bartender moderno è il brand di se stesso. E di conseguenza lavora per sviluppare immagine e ruolo anche a livello pubblico. La professionalità viaggia allo stesso livello della capacità di promuoversi come “personalità” all’interno dell’universo bar».

E cosa serve a un bartender per raggiungere il livello più alto e mantenerlo? «Restare curioso, aggiornarsi continuamente, avere una mentalità aperta al cambiamento, per potersi misurare con situazioni diverse». Il riconoscimento ai Barawards (che arriva dopo titoli di pregio a livello internazionale, sia individuali che come squadra Four Seasons) è buon carburante. «Una spinta a continuare a fare bene. Ogni premio porta anche dei risultati a livello di volume di lavoro, visto l’interesse mediatico che ne consegue. Al tempo stesso non bisogna essere schiavi di questi meccanismi o essere ossessionati dall’essere continuamente riconosciuti, perché alla fine contano altre cose: profitto del locale, la stabilità del gruppo di lavoro e la soddisfazione del cliente».

COMPRA IL BIGLIETTO PER IL BARAWARDS GALA DINNER 2022

 

Convivialità e italianità, binomio forte visto da Birra Moretti

Cosimo Finzi, ad Astra Ricerche, tra Cristina Newburgh mkt manager B. Moretti e Ilaria Zaminga Communication Manager Heineken Italia
Gusti e aspirazioni delle generazioni Z e Baby Boomers sono protagonisti dell'indagine AstraRicerche per conto di Birra Moretti.

Storico marchio italiano (Udine 1859), Birra Moretti (dal 1996 fa parte di Heineken Italia) ha commissionato ad AstraRicerche uno studio sulle caratteristiche e gli atteggiamenti tipici dell’Italianità, dalla convivialità alla solidarietà, dall’autenticità all’ironia, valori distintivi per ogni generazione a dimostrare che l’essere italiani non è un concetto immutabile, ma sta acquisendo nuove connotazioni. Aldi là degli stereotipi: la metà degli italiani odia essere giudicato come una popolazione di indisciplinati.

Alla recente conferenza stampa di presentazione al Ristorante Barmare (corso Lodi 12, Milano erano presenti, tra gli altri, Cristina Newburgh, mkt manager Birra Moretti, Cosimo Finzi, ad AstraRicerche, Ilaria Zaminga, Communication Manager Heineken Italia.

Schema dell'indagine AstraRicerche per Birra Moretti

Una lunga serie di domande

Qual è il tratto caratteristico dell’italianità oggi? Quali sono gli ingredienti di quel mix di saper fare e saper vivere che da sempre definisce la nostra unicità nel panorama internazionale? Come sta cambiando, nel tempo, la nostra autopercezione di italiani, soprattutto nei giovani?

Non sembra esserci dubbio: per quasi 4 italiani su 10 (37%) è la convivialità il valore più distintivo dell’essere italiani, in grado di unire tutti dalla Gen Z ai Baby Boomers. L’altra attitudine che identifica l’italianità è la leggerezza legata alla buona compagnia, essere noi stessi così come siamo, indicata dal 35% dei nostri connazionali, e sopra la media dagli under 25.  È questo il ritratto degli italiani disegnato da Birra Moretti, brand che da 160 ne incarna i valori e che ora, attraverso uno studio AstraRicerche, ha voluto evidenziare cosa rappresenta oggi l’Italianità oltre gli stereotipi. In quest’ultima ricerca vengono, infatti, messi a confronto i punti di vista di quattro generazioni di nostri connazionali e, tra le caratteristiche che hanno in comune, è emerso che il 47% di loro ritiene che Birra Moretti sia il brand di birra che meglio interpreta i valori degli italiani.

Le sfumature distintive della Italianità secondo le generazioni

Un mix di saper fare e saper vivere. Più che una fotografia statica il concetto di italianità è un film in movimento in continua evoluzione. L’indagine AstraRicerche - Birra Moretti ha evidenziato importanti differenze tra le generazioni, nell’esprimere il loro pensiero sui valori e le caratteristiche proprie degli italiani. A partire dai giovanissimi.

Il tratto distintivo legato all’Italianità in cui si riconosce la Generazione Z, rispetto alle altre generazioni, è l’ironia (32%). I più giovani pensano anche agli Italiani come a un popolo altruista (27%), si sentono più aperti mentalmente rispetto alle generazioni che li precedono, si riconoscono nell’autenticità (24%): essere noi stessi così come siamo.
I Millennials invece, più delle altre generazioni, individuano nella ricerca del benessere e della felicità sia fisica che mentale (35%) una delle caratteristiche proprie degli Italiani.
Infine, se la Generazione X riconosce soprattutto nella creatività (33%) l’atteggiamento proprio dell’Italianità, i Baby Boomers - rispetto a chi li segue a livello generazionale - guardano agli Italiani in particolare come un popolo che ha a cuore la sostenibilità (28%).

Lo stereotipo più detestato è essere considerasti senza regole

Parlano con le mani, chiassosi, modaioli, ritardatari cronici: sono innumerevoli le etichette messe addosso agli italiani nel corso degli anni. Dalla ricerca è emerso infatti che, per quasi 1 italiano su 2 (45%), lo stereotipo più detestato è quello di essere considerati un popolo di indisciplinati, un giudizio osteggiato in particolare dalla Generazione Z. A seguire gli italiani indicano tra le etichette più odiose l’essere considerati ‘mammoni’ (34%) e troppo gesticolanti e chiassosi (30%). Giudizi diffusi ma reputati più accettabili dai nostri connazionali sono l’individualismo e la troppa sicurezza di sé (20%), insieme all’essere considerati troppo modaioli (17%).

L'occasione conviviale tipica italiana è mangiare a casa con gli amici

Dall’indagine è emerso come la convivialità a tavola è uno dei momenti che rappresenta al meglio lo stile di vita italiano. Tra le “occasioni” in grado di unire gli italiani, al primo posto troviamo i pranzi, gli aperitivi e le cene a casa con gli amici” (48%), seguito dalla visione condivisa di grandi eventi sportivi come i Mondiali di Calcio (38%) o semplicemente dal mangiare fuori casa in compagnia di chi ci fa stare bene (38%). Più staccate la partecipazione a iniziative che riguardano il benessere della comunità nella quale si vive (20%) o ad eventi culturali (16%)

In particolare, tra le occasioni gastronomiche tipicamente italiane i nostri connazionali apprezzano molto il tradizionale pranzo della domenica (42%) – molto più amato da Baby Boomers, meno dalla Gen Z – ma anche le serate in pizzeria con gli amici (25%). Riscuote consensi anche lo street food, modalità casual scelta soprattutto dagli under 25.

Una famiglia di birre sinonimo di stile italiano

L’ampia famiglia di birre, ognuna con un gusto ed una personalità diverse, ben si presta ad accompagnare tutti i momenti conviviali che caratterizzano lo stile di vita degli italiani: dall’iconica Birra Moretti Ricetta Originale, anche nella versione analcolica con Birra Moretti Zero, fino alla raffinata Birra Moretti Baffo d’Oro e la avvolgente Birra Moretti La Rossa, dalla delicata Birra Moretti La Bianca, alla equilibrata Birra Moretti IPA, fino alla agrumata Birra Moretti Limone. Anche l’ultima arrivata, Birra Moretti Filtrata a Freddo, è stata pensata per esprimere a pieno il senso di questa italianità contemporanea, fatta di spensieratezza e buona compagnia.

Birra Moretti ha sempre rinnovato la sua famiglia per incontrare i gusti dei suoi consumatori, ne è un esempio Birra Moretti Filtrata a Freddo, presentata nel 2021, birra che incarna la buona compagnia e la leggerezza, tratti distintivi delle nuove generazioni. Lanciata lo scorso anno, è una lager dal moderato tasso alcolico (4,3%) che rompe completamente gli schemi con il passato: nel prodotto ma anche nel design, nell’etichetta che avvolge la bottiglia a 360°, nel formato.

La birra del Baffone, una lunga storia di successi

Birra Moretti nasce nel 1859 a Udine nella “Fabbrica di Birra e Ghiaccio” fondata da Luigi Moretti. Apprezzata da subito in tutto il Friuli Venezia Giulia, diventa in pochi decenni una birra nazionale. Con una produzione di oltre 2 milioni di ettolitri, risulta essere una protagonista delle birre chiare italiane. Esportata in oltre 50 Paesi nel mondo – fra cui gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, il Canada e il Giappone – Birra Moretti continua a essere universalmente riconosciuta anche in contesti internazionali da esperti del settore provenienti da tutto il mondo.
I più recenti riconoscimenti sono stati assegnati alle specialità della famiglia Birra Moretti in occasione del Brands Award, a luglio 2017. Birra Moretti è disponibile nel canale HoReCa: Birra Moretti Ricetta Originale, Birra Moretti Zero, Birra Moretti Baffo d’Oro, Birra Moretti La Rossa, Birra Moretti La Bianca, Birra Moretti IPA, Birra Moretti Limone e Birra Moretti Zero Limone, Birra Moretti Grand Cru.

Baritalia Tour: i grandi cocktail bar di Bologna

Per l'ultima tappa dell'edizione 2022, Baritalia è sbarcata per la prima volta a Bologna. Siamo andati alla scoperta dei migliori cocktail bar cittadini: un bar tour con accompagnatori d'eccezione

L’ultima attesa tappa di Baritalia si è svolta, per la prima volta in assoluto, nel capoluogo dell'Emilia Romagna, città dai lunghi portici, culla della prima Università d’Italia e luogo di nascita di grandi cantautori. Per dirla con le parole del mitico Lucio Dalla, se è vero che “nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino”, per poter scovare i numerosi cocktail bar del capoluogo emiliano, è necessario un tour manager dall’organizzazione impeccabile: Davide “Davo” Patta, uno dei titolari di Ruggine, cocktail bar tra i più apprezzati della città, da quando in Vicolo Alemagna, sulle spoglie di un garage, tre soci hanno aperto nel 2014 un bar divertente, con grande attenzione al buon bere.

In un’atmosfera scanzonata che non tralascia nessun dettaglio, questo locale senza insegna esterna è subito diventato l’high volume di riferimento della città: il luogo in cui si passa per salutare e si rischia di rimanere a lungo. Prima di raggiungere Ruggine e tuffarsi nella miriade di bar del centro, è d’obbligo la visita ai caffè storici, vere istituzioni in città. In Piazza Galvani sorge dal 1930 Caffè Zanarini, grande bar su due piani. La fama poggia su una pasticceria di produzione propria, che si accompagna a numerosi caffè e a una miscelazione classica, con serate a tema per gli appassionati clienti. Dato che la colazione ormai è passata e il primo aperitivo è già in dirittura d’arrivo, la prossima tappa è Caffè Gamberini: antica pasticceria che dal 1907 serve i bolognesi fin dal primo mattino, sfornando brioche calde anche dalla porta di servizio laterale. Nel suo ambiente raccolto ed elegante la pasticceria incontra l’alta gastronomia e una selezione di vini e cocktail internazionali.

A pochi minuti a piedi, il Marsalino: bar e piccolo ristorante dall’ambiente ed accoglienza familiare, con uno staff affiatato che da pochi mesi ne ha rilevato la ventennale gestione. Dal bancone con piano in marmo escono circa 60 etichette di vino a bicchiere e una selezione di 15 birre artigianali, oltre che Spritz e aperitivi. Dopo un bel piatto di pasta, il momento è buono per dedicarsi a conoscere quelle scuole che negli anni hanno forgiato molti dei professionisti che conosceremo in questo tour.

Nel 2003 nasce la Drink Factory, prima scuola di bar della città che oggi è un punto di riferimento nazionale per la formazione del settore. Nata con Federico Mastellari, si sviluppa inizialmente in numerosi corsi tra cui quello di Flair, che dal 2010 viene abbandonato in favore di un approccio didattico che mette al centro dell’attenzione il cocktail, il gusto e le materie prime, sviluppando un importante percorso sugli home made e sulla miscelazione avanzata, che oggi viene portato avanti da Giovanni Ceccarelli, un professionista il cui approccio scientifico è ormai diventato un marchio di fabbrica. Dal 2019 le sedi sono due, con l’apertura del Laboratorio, uno spazio avveniristico in cui si trovano tutte le attrezzature per la sperimentazione e/o studio di nuove tecniche.
Altro grande formatore in città è Alessandro Romoli di Accademia del Bar, un’associazione che propone corsi di bartending che partono dai livelli base fino agli avanzati, oltre che di caffetteria, flair a più livelli, management e gastronomia del bar.

È dopo queste visite istituzionali che inizia il vero bar tour: superato Ruggine da non più di trenta metri, si arriva a Camera con Vista, un ex negozio di antiquariato che dal 2017 è un bar che sembra la casa di un nobile ottocentesco. Mobili di pregio, affreschi, statue in marmo e lampadari dorati: questo è ciò che fa da cornice a una cocktaileria raffinata, che parte da solidi classici e li rivisita con cognizione e un glassware degno dell’ambiente. Non tutti sanno che da una porta sul retro si accede a uno spazioso Club che apre d’inverno un paio di volte a settimana, proponendo musica Jazz italiana.

Non di rado a Bologna i palazzi storici ospitano cocktail bar e ristoranti, come nel caso di Casa Azzoguidi, che sorge in un palazzo del XIV secolo, sede della prima tipografia di Bologna. C’è poi un’altra “Casa” che è fondamentale visitare: Casa Minghetti. Un piccolo spazio interno che si affaccia su numerosi tavoli esterni che, dal mattino alla sera, rappresentano il salotto della Bologna giovane e bon vivant. Da qui sono passati alcuni dei professionisti più conosciuti della città, che hanno coccolato una clientela esigente che ama i classici, ma che si fida delle proposte dei barman, consistenti in una drink list di 7 cocktail, provati e riprovati prima di essere proposti agli “inquilini”.

A pochi passi da questa piazza c’è un altro bar che si contende una clientela alla moda e attenta. Velluto Botanique Eclectique di Enrico Scarzella ha una missione per niente facile: riuscire ad avere un bar che dalle 9 di mattina alle 2 di notte possa mostrare quattro volti diversi, tutti all’insegna dell’eccellenza. Al mattino la caffetteria con una selezione di specialty coffee, per l’ora di pranzo un menu poke, nel pomeriggio un servizio tè con piccola pasticceria dolce e salata, e la sera un cocktail bar di alto livello che accompagna i drink con una selezione di tapas stagionali. Un’ulteriore nota di merito è il menu: un magazine stampato dal forte impatto grafico, che ogni due mesi è modificato e che racconta, oltre ai cocktail, i personaggi che compongono lo staff e promuove anche la vendita diretta di bottiglie selezionate, principalmente di whisky.

La centralissima galleria di via De’Musei vede protagonisti un trittico di locali tutti sotto la stessa bandiera: il primo di questi non ha bisogno di presentazioni, si chiama Nu Lounge, e quest’anno spegne 20 candeline. Nato come bar diurno, il suo destino si incrocia con quello di Daniele Dalla Pola, appena tornato da Miami e carico di cultura Tiki nelle vene. Grazie al supporto dei soci, tra cui lo storico Maurizio Gerosa, che oggi insieme a Davide Cavallari ed Elena Esposito gestisce il gruppo, apre il primo Tiki bar in Italia, un locale che ancora oggi è in cima alle classifiche internazionali. L’estro di Dalla Pola porterà sette anni fa anche all’apertura di Foodies, il primo Bloody Mary bar d’Europa. Un esperimento innovativo, quello di proporre ben 22 variazioni sul tema, che poi nel tempo è stato ridimensionato: ad oggi il Foodies mantiene l’anima a base di succo di pomodoro condito, ma la affianca a un bistrot con piatti internazionali e una selezione di gin e di distillati di agave. Il sapersi mettere in discussione e rinnovare è uno dei marchi stilistici del trio Cavallari-Esposito-Gerosa, che ci anticipano una nuova imminente apertura: il Nubu. Unione di “Nu Lounge” e “Buca San Petronio” (l’altro ristorante del gruppo), ma anche termine che in lingua centro africana vuol dire “ora, adesso”. Con questo nuovo alfiere alla scacchiera l’intera galleria De’Musei è occupata dalla stessa realtà imprenditoriale, diventando così un futuro contenitore per eventi senza rivali in città.

Vicino a questo trittico si trova il locale di Nicolò Ribuffo, il figlioccio di Daniele Dalla Pola: il Flor è un walk-in bar che si sviluppa tutto in linea retta e che offre un bistrot contemporaneo a base di pesce, ma molto attento alla cucina vegetale. Il menu è stagionale e gli ingredienti della cucina sono riutilizzati al bar, creando una bella sinergia no waste. L’offerta del bar è frutto della consulenza di Marco Natali.

Al Corten, una delle pizzerie contemporanee più celebri della città, i drink, curati e preparati da Giordano Guarini, vanno di pari passo con un menu che incentiva gli abbinamenti e che trova sempre più appassionati. La scommessa è di creare movimento anche nel dopocena, per andare a prendere il proprio meritato posto anche tra i cocktail bar. Bologna, molto più di tante città turistiche, gode ancora di una nightlife florida e di un bacino di clienti che ama le ore piccole. La maggior parte dei bar chiude alle 2 di notte, ma molti arrivano alle 4. I prezzi sono popolari, ma sono lontani i tempi in cui a questa città era associato un bere smoderato e low cost.

Quel che un tempo era un circolo in cui bere sangria in bicchieri in plastica a poco più di un euro, ora ha lasciato spazio a Emporio 1920; locale su due piani, ristorante sopra e piccolo bar sotto, che nel dopocena si dà molto da fare. Ha una piccola selezione di distillati pensati per la degustazione liscia, propone molti classici e crea dei signature estemporanei, andando a riutilizzare ingredienti della cucina. Una nota di merito va al loro Negroni invecchiato, il cui caratello oggi ospita un liquido vecchio di 6 anni.

Prima di arrivare al Pratello, una delle ultime tappe del tour nonché massima espressione di quella Bologna giovanile e goliardica, ci sono ancora un paio di locali da visitare. Andando da Angolo B (provate a leggere il nome al contrario), uno street bar aperto 5 anni fa, si trova un’atmosfera familiare e conviviale, con prezzi modici ma una bella attenzione alle etichette di spirits e liquori, che si accompagna a una selezione di vini naturali in mescita. Posto perfetto anche per la pausa pranzo, contraddistinta da una gastronomia ricercata e territoriale.
Un’atmosfera simile si trova anche a L’Ora d’Aria, che si definisce un “bar da battaglia” ma che in realtà è il ritrovo di molti addetti ai lavori e di una clientela quasi unicamente local. Lo stile è quello di un pub, con una cucina di sostanza che spazia dagli sfizi da condividere a ottimi primi e secondi da consumare anche al bancone. Qui non ci sono signature, solo buone bottiglie e una buona mano nel fare classici ma anche nello spillare birre. Una birra è anche la prima cosa che chiederesti entrando da Guero, vedendo girare dei fumanti tacos che evocano una fresca cerveza. In realtà, concentrandosi sugli scaffali, si nota un’ampia selezione di mezcal e Tequila, ma anche di gin e rum. Questo locale a vocazione messicana vince il primato di menu più ampio (e ben eseguito) della città: oltre 250 cocktail divisi per spirits di base, ai quali si aggiungono le tasting flights di distillati lisci, da scegliere tra oltre 400 referenze.

Il tour prosegue ancora e il direttore d’orchestra Davo non ammette lunghe pause. Nel frattempo, quello che era iniziato come un giro da fare in due, ha trovato proseliti. Amici e colleghi che nel giorno libero si sono uniti all’impresa, per cui arriviamo alla prossima tappa in sei, per fortuna ancora composti ed educati. Si entra insieme da Oltre, uno dei ristoranti più rinomati di Bologna, espressione di una cucina tradizionale con un’impronta moderna. Il piccolo bar all’entrata ha, negli anni, reclamato sempre più spazio. È guidato da Nico Salvadori che esprime una miscelazione di livello. Tutto incentrato sull’home made, in questo bar non ci sono etichette di bottiglie, e i liquori vengono prodotti da una distilleria di cui Salvadori è socio. I drink sono eleganti e minimali allo stesso tempo, profondi nel gusto e nella ricerca, con una sana vena nerd che però viene ben celata dal buon senso dell’accoglienza dell’oste.

E parlando di osti non si può non passare dal sornione Peppe Doria, che con camicia bianca, gilet e papillon accoglie il nostro gruppo con un drink in mano per ognuno. Siamo da Volare, un bar anni ‘60 riprodotto in ogni minimo particolare. Aperto da poco più di due anni, è una delle tappe più amate dai bartender in visita nella città. Un fitto programma di guest lo ha fatto conoscere. Un concept tanto semplice quanto perfetto: nessun home made, solo drink con massimo di 3-4 ingredienti facilmente reperibili e una cura smisurata per il cliente e per l’ambiente, con tanto di numeri “vintage” di Panorama sui tavoli.

A pochi passi da Volare, vicino al Mercato delle Erbe, sorge Pastis. Locale d’ispirazione francese ma con un’ampia selezione di prodotti locali e distillati dal mondo. Di recente, si è allargato con due nuovi spazi: Pastis Cuvée, che punta su una selezione di metodi classici, e Pastis Bistrot che offre aperitivi, ma anche hamburger, arrosticini e focacce. Il respiro internazionale unito a una solida base di tradizione è anche cifra stilistica di Corner Bar, che dalla colazione propone focacce ripiene da girone dei golosi e che arriva fino all’ora del cocktail: una stanza in legno chiaro al centro della quale si posiziona un bancone che sforna cocktail classici mai banali. Rimanendo nel mondo dei classici, stavolta facciamo un passo indietro alla fine dell’800, e qualche scalino in basso dall’interno de Le Vie dei Briganti. Quello che sopra sembra un piccolo bar con cucina a vista, nel piano basso nasconde uno speakeasy con un fitto programma di musica live e una selezione di drink dedicati al pre-proibizionismo che si accompagnano ai signature. Il momento è maturo per tuffarsi in un’altra zona del centro, famosa per la clientela giovane e per i numerosi bar a prezzi talvolta anche troppo abbordabili.

In via del Pratello ci sono almeno due locali da segnalare: Macondo è un piccolo bar dai toni caldi e dalla fitta bottigliera che nasconde chicche, soprattutto a base di canna da zucchero: la sua selezione di rum è tra le più interessanti non solo in città. A pochi metri, dall’altro lato della strada, c’è L’Altro Spazio al Pratello, un locale con soffitti a cassettoni e arredo urban, irrorato da musica Indie Rock, con una storia unica e nobile: l’intero spazio interno è studiato affinché vi possano lavorare anche persone con disabilità, che sono integrate nello staff.

Spostandosi di pochi metri, su una via laterale, Blue Hush, ritrovo di addetti ai lavori, tira un po’ più tardi di altri locali della zona. Data la clientela non stupisce che le referenze in bottigliera siano tante, con attenzione ai whisky.

Il tour potrebbe finire qui, ma la notte bolognese regala due location da non mancare; Bamboo è uno street bar che in breve si è fatto conoscere per le sua creatività e la sua attitudine: la drink list è composta da 12 cocktail che cambiano ogni tre mesi, suddivisi in tre categorie in base alla gradazione alcolica. Per concludere la serata, a centro metri sorge il Donkey, di proprietà della stessa compagnia. In una viuzza, una porta in metallo senza insegne si apre su uno speakeasy che è un salotto di casa in cui fare le ore piccole e conoscere nuove persone sorseggiando twist on classics di facile beva. Il tour finisce qui; era partito in due e termina in otto. Tutti professionisti, che si frequentano nei loro giorni liberi. Bologna potrebbe essere un nuovo polo del bere bene, grazie anche a questa affiatata community.

Scoprire nuove soluzioni

Rossella De Stefano, direttrice di Bargiornale
Meno è meglio. Il paradigma del design moderno, attribuito all’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe, può essere validamente applicato anche al bar. L'editoriale di Bargiornale di novembre 2022 a firma della direttrice Rossella De Stefano

Less is more! Il paradigma del design moderno, attribuito all’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe e tradotto letteralmente con “meno è meglio”, è un esplicito richiamo alla semplicità, all’essenzialità, per dare valore a ciò che si crea: quando si ottiene un prodotto perfetto per le sue funzioni, l’obiettivo è raggiunto. E tutto il resto è noia, verrebbe da dire. Nelle pagine del numero di novembre 2022 di Bargiornale abbiamo fatto nostro l’invito di van der Rohe e lo abbiamo adattato alla complessità dei tempi moderni.

Il motto è diventato perciò meno e meglio. Un motto che accumuna i nuovi cocktail bar, da Milano a Barcellona sino a Taipei, che hanno scelto di rinunciare a pezzi di sé per creare ambienti inconsueti, dove tutte le attenzioni sono concentrate sull’ospite e sulla sua esperienza. Badate, però, la sottrazione in questo caso implica l’esatto opposto dell’appiattimento. E gli stessi criteri possono applicarsi a qualsiasi bar con cucina o caffetteria che voglia avere successo.

Anzi, il meno e meglio (o meno e più) può assumere mille sfaccettature. Meno quantità, più qualità: ordine e organizzazione permettono di valorizzare ciò che si ha già e di fare acquisti più consapevoli quando si parla di attrezzature per esempio. O ancora, meno distrazioni, più focus: si può lavorare per blocchi di tempo prestabiliti alternando lavoro e pause rigeneranti, premiandosi con piccole ricompense quando si raggiunge un obiettivo. E così via. Provate voi.

css.php