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J.Rose Gin: un’esperienza sensoriale da regalare e regalarsi

J.Rose Gin
Con il tripudio delle sue nove botaniche, questo gin, custodito in un pack impreziosito dalle illustrazioni di Milo Manara, è il regalo perfetto per chi sa apprezzare la fusione di arte, gusto ed eleganza

Il Natale è il momento perfetto per immergersi nell’eccellenza di J.Rose Gin. Un london dry nato per offrire un'esperienza sensoriale senza pari: ogni sorso è un viaggio attraverso il gusto, ideale da assaporare nell'atmosfera magica delle festività. Una ricetta unica, dove l'essenza del bergamotto si fonde armoniosamente con una selezione di nove botaniche, regalando un gusto che incanta il palato.

Il tripudio delle nove botaniche

Il ginepro guida la danza di sapori di J.Rose, portando con sé una nota predominante che si distingue per la sua intensità. Al primo approccio, svela un calore avvolgente e pungente. Il bergamotto e le bucce di mandarino aprono un delicato dialogo agrumato, regalando freschezza e un morbido equilibrio che rende il respiro un'esperienza in sé. I fiori di fico d'India aprono il sipario tra naso e palato, creando un arco sensoriale che culmina in un retrogusto fruttato. L'essenza legnosa, donata dalla corteccia di quercia, gli conferisce note tostate evocative del calore della nocciola e del profumo avvolgente della noce.

La gradazione alcolica del 43%, esalta il profilo aromatico delle nove botaniche, rendendo J.Rose Gin non solo una scelta sofisticata, ma l'ingrediente ideale per cocktail di raffinato prestigio.

Per un Natale di gusto e raffinatezza

Ma non è solo il contenuto a rendere questo gin speciale: è anche il suo scrigno. Il packaging è un capolavoro artistico, un'ode all'eleganza, perfetto per il Natale. Immagina l'emozione nel ricevere una bottiglia di J.Rose, avvolta con cura in un packaging che è un omaggio all'arte. Le illustrazioni del maestro Milo Manara danno vita a ogni bottiglia, rendendola un autentico regalo da collezionare.

J.Rose Gin non è solo un regalo per i palati più raffinati, ma un'affermazione di stile. Un regalo pensato per coloro che apprezzano la fusione di arte, gusto ed eleganza.

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Campari Group acquisisce il cognac premium Courvoisier

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Con un'operazione da 1,32 miliardi di dollari, la più rilevante nella sua storia il Gruppo ha messo le mani sulla maison francese, una delle delle quattro principali case di cognac al mondo, e si rafforza nel segmento degli spirit invecchiati

È nel campo dei cognac di alta gamma il nuovo colpo messo a segno da Campari Group. Il Gruppo ha infatti avviato una trattativa in esclusiva con Beam Suntory per acquisire Courvoisier, tra le prime quattro case storiche di premium cognac. Un’operazione da 1,2 miliardi di dollari (1,11 miliardi di euro), la più rilevante nella storia del Gruppo, con la quale Campari punta a rafforzarsi ulteriormente nel segmento degli spiriti invecchiati e a fare del cognac il quarto asse portante, con aperitivi, bourbon e tequila, della sua strategia. Ma non solo, perché l’acquisizione apre nuove importanti opportunità di crescita negli Stati Uniti e nella regione asiatica, aree centrali nei piani di sviluppo del Gruppo e dove Courvoisier ha una forte esposizione.

«Siamo entusiasti di acquisire una delle prime quattro case storiche di cognac, Courvoisier, con un significativo potenziale ed espressioni molto rinomate. L’aggiunta di Courvoisier al nostro portafoglio di priorità globali costituisce un'opportunità unica e rara di espandere il nostro portafoglio di premium spirit e la nostra offerta di premium spirit e cognac – ha commentato in una nota stampa Bob Kunze-Concewitz, ceo di Campari Group -. Inoltre, permette di accelerare il nostro percorso di premiumizzazione, arricchendo ulteriormente il nostro portafoglio RARE, la divisione creata per accelerare il potenziale di crescita di una gamma selezionata di marchi ed espressioni super e ultra-premium nei nostri principali mercati».

Il cognac di Napoleone III

Fondata nel 1828 da Félix Courvoisier a Jarnac, nella regione francese della Charente, Courvoisier è la più recente e la più premiata delle quattro grandi case storiche di cognac. Ha ricevuto il titolo di Fornitore Ufficiale della Casa dell'Imperatore da Napoleone III, ha fornito le corti reali d'Europa ed è stata la bevanda preferita della Belle Epoque, scelta per celebrare l'inaugurazione della Torre Eiffel e l'apertura del Moulin Rouge. Con la sua collezione principale di VS, VSOP e XO, che ha la sua massima espressione in L'Essence de Courvoisier, creata con le migliori riserve delle Borderies e dei Crus Grande Champagne, alcune delle quali risalgono all'inizio del XIX secolo, ulteriormente rafforzata da una gamma premium di edizioni limitate, ha costruito solide credenziali attraverso una varietà di stili versatili del cognac.

La maison francese, che porta in dote anche il marchio Salignac, nel 2022 ha totalizzato vendite nette per 249 milioni di dollari, con un margine di contribuzione, ovvero il margine lordo dopo le spese per pubblicità e promozioni, di 78 milioni di dollari. Nei primi dieci mesi dell’anno in corso ha realizzato vendite nette per 148 milioni, in calo del 33% rispetto allo stesso periodo del 2022, e il margine di contribuzione è stato pari a 37 milioni. Un calo dovuto in particolare alla normalizzazione dei consumi negli Usa, dopo il boom post Covid, che costituisce il mercato più grande di Courvoisier, dove nel 2022 ha realizzato circa il 60% delle vendite nette, seguito da Regno Unito e Cina, che insieme rappresentano il 25% delle vendite.

Nuove opportunità di crescita negli Usa e in Asia

«In quella che è la più importante operazione nella storia di Campari Group, Courvoisier consentirà di compiere un significativo passo avanti negli Stati Uniti, nel contempo offrendo potenziale trasformativo nella regione strategica dell'Asia Pacifico nel lungo periodo – ha commentato Matteo Fantacchiotti, deputy chief executive officer Campari Group -. Oltre ad acquisire un marchio riconosciuto a livello globale con forti credenziali di premiumizzazione, abbiamo un'opportunità unica per espandere in modo significativo la nostra capacità di produzione e imbottigliamento di cognac in Francia, una piattaforma centrale della nostra supply chain globale».

La nuova operazione conferma l’interesse di Campari Group verso gli iconici marchi francesi super premium, concretizzatosi in una serie di acquisizioni iniziate nel 2016 con quella del liquore a base di cognac Gran Marnier (leggi Campari brinda con Grand Marnier), e della relativa distilleria in Francia. A questa hanno fatto seguito, nel 2017 l’acquisizione del marchio e la distilleria di cognac Bisquit Dubouché, dei rhum Trois Rivières (leggi Campari acquisisce i rhum Trois Rivières e Maison La Mauny)e della loro distilleria in Martinica nel 2019, di Champagne Lallier nel 2020 (Gruppo Campari mette nel mirino Champagne Lallier) e infine di Picon lo scorso anno (leggi Campari Group acquisisce Picon, l’aperitivo bitter francese).

La Cina supera gli Stati Uniti delle caffetterie a marchio

Project East Asia 2024, l’annuale ricerca del World Coffee Portal, registra un mercato in grande fermento e nuovi Paesi emergenti come Vietnam, Malesia e Indonesia.

Se nel report del 2021 aveva mostrato un lieve rallentamento, i dati del World Coffee Portal sul mercato delle caffetterie a marchio nell’Asia Orientale - Project East Asia 2024 -, mostrano un mercato in forte espansione in cui il ruolo di traino è passato dalla Corea del Sud alla Cina. Quest’ultima, sottolinea Jeffrey Young, fondatore e Ceo di Allegra Group «è rapidamente diventata una potenza globale dell’industria del caffè. È incoraggiante vedere i mercati consolidati della Corea del Sud e del Giappone continuare a registrare ottimi risultati insieme alla crescita della cultura del caffè in mercati di rapido sviluppo come Vietnam, Malesia e Indonesia». 

Il nuovo report evidenzia una crescita del mercato delle caffetterie a marchio del 24% nell’ultimo anno, che hanno raggiunto 119.221 punti vendita; soprattutto indica che la Cina ha superato gli Stati Uniti, diventando il più grande mercato di caffetteria di marca al mondo in termini di punti vendita, con un +58% negli ultimi 12 mesi, raggiungendo quota 49.691; la seguono la Malesia (+28%) e le Filippine (+15,3%).

Trainano la crescita format basati su piccoli locali e sulla consegna a domicilio di Cotti Coffee (6004 locali) e Luckin Coffee (5059). Come già rilevato lo scorso anno, colpisce anche la crescita qualitativa dell’offerta di queste catene, che nelle loro homepage vantano Platinum e Gold Medal dell’International Coffee Tasting, il concorso organizzato dallo Iiac - Istituto Nazionale Assaggiatori di Caffè e che premia i migliori caffè a livello mondiale. Da parte sua, Starbucks ha registrato 785 aperture ed è il secondo operatore nel Paese, mentre rimane il primo per l’intera area: ha infatti aperto 1.223 nuovi locali arrivando a quota 13.524 in 15 mercati. Ma la rapidità nella crescita di concorrenti come Mega Coffee nella Corea del Sud, Tomoro Coffee nell’Indonesia e Zus Coffee della Malesia stanno sfidando il suo dominio.

Mentre il mercato nell’Asia Orientale cresce e si fa maturo, gli operatori in rapida espansione sono sempre più alla ricerca di opportunità di crescita internazionale. Così, Cotti Coffee è entrato in Corea del Sud, Indonesia, Giappone e Hong Kong, mentre hanno varcato le frontiere anche Luckin Coffee, Kopi Kenangan e Compose Coffee.

Da parte loro i consumatori - che vedono una buona presenza di giovani - indicano il ruolo centrale dei coffee shop nell’incentivare i consumi, con l’89% degli intervistati che visita o ordina (il 57% preferisce la consegna delle bevande alla visita al bar) almeno una volta la settimana; un quinto di loro lo fa quotidianamente. 

L’ottimismo nel settore rimane elevato e World Coffee Portal prevede che il mercato totale delle caffetterie di marca dell’Asia orientale supererà i 136.500 punti vendita entro novembre 2024 e 181.500 entro il 2028, con con un tasso di crescita annuale nel quinquennio dell’8,8%. Nei prossimi anni si intravvede un rallentamento dei locali in Cina al 24% nel 2024 e al 6% nel 2028, con una crescita a due cifre per Indonesia, Malesia e Filippine.

Simona Solbiati apre il suo primo punto vendita

Inaugurato nel cuore di Brescia, il primo monomarca mira ad essere una vera e propria boutique del cioccolato

La maître chocolatier Simona Solbiati ha il suo primo monomarca. Siamo a Brescia, in Corsia del Gambero, 10. Qui Simona ha inaugurato una vera e propria boutique del cioccolato, investendo con decisione nella città e nel suo centro storico. Gli spazi sono dedicati a prodotti di altissima qualità e a una vasta selezione di cioccolati, praline e piccole opere d’arte interamente lavorate a mano.

Il punto vendita di Simona Solbiati

Lo store sorge in una location dal design elegante e minimal. Soffitti a volta e due grandi vetrine affacciate su un luogo storico del centro cittadino, Corsia del Gambero, completano l'atmosfera sofisticata. La scelta delle cromie, un ampio banco espositivo progettato e realizzato su misura da Tecnoarredamenti, si combina con un uso sapiente di volumi e luci. Tutto ha un obiettivo: far risaltare le caratteristiche e i dettagli dei prodotti esposti.

Per un Natale solidale

Il Natale è forse il momento di massima espressione per la creatività e la maestria di Simona Solbiati, che ogni anno disegna ed elabora una ricca collezione di soggetti natalizi. Anche quest'anno non mancano slitte, trenini, alberelli di Natale di varie forme e dimensioni, renne, orsetti ed elfi. In occasione della nuova apertura e per rendere questa festività davvero speciale e solidale, Solbiati ha creato e messo in vendita una speciale Christmas Box di palline di cioccolato. Il ricavato di queste vendite andrà a sostegno della fondazione bresciana Carolina Zani Melanoma Foundation. Nata all'inizio del 2021 in memoria di Carolina, scomparsa prematuramente nel 2017 a causa del melanoma, la fondazione ha come obbiettivo quello di sostenere chi combatte in prima linea contro la patologia, attraverso attività di prevenzione, ricerca, cura e sostegno a malati e famiglie. Enrico Zampedri e Patrizia Ondelli, presidente e fondatrice della fondazione, sono stati tra i primi a varcare la soglia del nuovo punto vendita.

Simona Solbiati, l'architetto del cioccolato

Simona Solbiati è un architetto del cioccolato. La materia prima viene plasmata per arricchire il sapore con l'estetica. Ciò è possibile grazie anche ai suoi studi d’architettura, che l’hanno indotta a cercare sempre la perfezione e l’armonia delle forme. «Non avrei mai pensato che i miei studi mi avrebbero aiutato a creare dolci - ha raccontato Simona - ma anche quando si lavora il cioccolato bisogna confrontarsi con forma, volume, composizione, proporzioni, colori e texture in modo corretto. La giusta combinazione di tutti questi fattori mi permette di dar vita a creazioni ben equilibrate».

Il laboratorio milanese

E pensare che tutto è iniziato da un piccolo spazio artigianale aperto nel 2009 nel cuore di Milano. È qui che la maître chocolatier, con l’aiuto di due collaboratori, studia e calibra tutti gli ingredienti con precisione scientifica, dando forma ad architetture golose, pezzi unici, capaci di stimolare sensorialmente tutti i cinque sensi. La sua nuova boutique del cioccolato sarà la vetrina in cui accogliere i suoi ammiratori.

I brindisi sono più festosi con le Birre di Natale

AssoBirra, birre di Natale in tavola
Fine anno effervescente per il mercato birrario, dal concorso XMas Beers di Unionbirrai, alla ricerca Cerb-AssoBirra, alle proposte in tema di Forst, Menabrea, Theresianer, Baladin, Compagnia dei Caraibi - Right Beer, L'Orso Verde, QBA - Quality Beer Academy, Birra Dolomiti, Menaresta.

Ai brindisi delle feste a base di bollicine di origine enologica (vini spumanti, Champagne, Prosecco...), si stanno aggiungendo sempre più spesso brindisi a base di specialità birrarie appositamente realizzate per il Natale.

Nord e centro Europa da secoli danno vita a birre stagionali, a cominciare da quelle create appositamente per le festività di fine anno come il Natale, dal Belgio alla Germania, dall'Inghilterra alla Scozia, dalla Francia alla Danimarca.

Di base si tratta di arricchimenti e aromatizzazioni relativi a birre doppio malto realizzati con particolari tostature di malti, spezie, cannella, vaniglia, caffè, cacao, castagne, miele, frutta, passaggio in botti dai legni più diversi, ma tutte caratterizzate da indicazioni e/o confezioni speciali riferite al periodo di fine anno come Christmas, XMas, Nöel, Winter.

Al MediBeX di Bari il concorso XMas Beers di Unionbirrai

Da alcuni anni questa tradizione ha coinvolto anche diversi produttori e distributori italiani, dalle filiali delle multinazionali ai birrifici artigianali, tanto che Unionbirrai (l'associazioone dei piccoli birrifici indipendenti) realizza da tre anni un apposito concorso sulla creatività nazionale: XMas Beers che quest'anno si terrà a Bari lunedì 18 dicembre nel corso del MediBeX, Mediterranean Beer Experience. Non solo. Ai concorrenti sarà richiesto di proporre il miglior abbinamento gastronomico come quello con il panettone. Quest'anno i protagonisti sono il Panettone Artigianale Tradizionale e il Panettone Artigianale al Cioccolato Creativo, doppio titolo vinto del Panificio Pompilio di Ariano Irpino (Avellino) alla settima edizione del concorso Maestro Panettone di goloasi.it

Le caratteristiche richieste dal bando del concorso XMas Beers 2023 (3.a edizione) di Unionbirrai per identificare una birra di Natale sono:
a) Gradazione alcolica sopra al 6,5%
b) Amaro fra medio e moderato max 70 IBU
c) Acidità non caratterizzante
d) Potranno avere note speziate e/o di zuccheri canditi, frutta rossa
e) Riportare un chiaro riferimento al Natale o all’inverno nel nome della birra stessa o nella descrizione in etichetta.

Il trend di mercato secondo CIB - AssoBirra

Questo il trend rilevato secondo l'ultima indagine BVA Doxa per il Centro Informazione Birra - CIB di AssoBirra (l'associazione dei produttori di birra e malto):
«Durante le festività natalizie si evidenzia un tendenziale - precisa Alfredo Pratolongo, presidente AssoBirra -  ma sempre moderato, aumento medio settimanale del consumo di birra, che passa da circa 2 volte a settimana a 2,3, preferendola in accompagnamento con il cibo, durante la cena (67%), l’aperitivo serale (43%) e il pranzo (31%). Con un’evidenza su tutte: persino durante il tradizionale pranzo di Natale la birra non abbandona la tavola. Un italiano su due ha, infatti, abbinato la “bionda più amata” ad un pranzo delle feste, ma non solo, il 78% del campione dichiara di voler festeggiare abbinando la birra ai propri piatti preferiti. Anche durante il cenone di Capodanno la birra diventa protagonista: il 30% degli italiani ha infatti brindato con la birra, percentuale che cresce al 43% se si guarda alla Gen. Z. Un modo anche per rinnovare la tradizione, secondo il parere del 64% degli intervistati».

«La birra è ormai entrata a far parte delle nostre tradizioni, ritagliandosi una centralità anche durante le festività natalizie - dichiara Andrea Bagnolini, direttore generale di AssoBirra - e un ruolo da protagonista in tavola durante la cena della Vigilia e il pranzo di Natale, in abbinamento ai piatti tipici. Ma non solo, abbiamo visto quanto la birra possa essere un’idea apprezzata per un regalo originale, che può far scoprire ai consumatori un nuovo lato della bevanda, un interesse che, come AssoBirra, ci auguriamo continui a crescere. La birra genera un significativo valore sociale per il nostro Paese perché è entrata a pieno titolo nelle abitudini di consumo moderato degli italiani e nelle loro occasioni di convivialità, e questi ultimi dati ne sono un’ulteriore conferma. L’Italia, oltre a ricoprire un modello di produzione ed export, rappresenta quindi un esempio virtuoso per il consumo della birra: infatti, grazie alla sua leggerezza, alla varietà e al gusto, si può accompagnare a tutti i pasti, con un consumo che si inserisce in uno stile di vita improntato al benessere e all’equilibrio, nel corso di tutto l’anno”.

Ventesima edizione di Forst Birra di Natale

Birra di Natale Forst Limited Edition è di nuovo disponibile nell'attesa versione da collezione in vetro decorato da 2 litri, anche questa volta con un dipinto fatto a mano dall’artista Franz. J. Platter, realizzato in occasione della storica ricorrenza, il Ventesimo Compleanno.

 

La decorazione artistica si ispira ai simboli di Birra Forst, riportando numerosi elementi decorativi: per la festa di Natale, tre angeli cherubini portatori di speranza, fede e carità si librano sugli elementi di Birra Forst, tre abeti decorati con stelle brillanti che rappresentano i vent'anni della Birra di Natale Forst.

Anche le tre corone sul fusto di birra brillano d'oro. Lo stemma della corporazione dei birrai e delle malterie, nell'angolo sinistro, e lo stemma Forst, nell'angolo destro, riflettono la tradizione della birra altoatesina di Lagundo (Bolzano). La pietra di zaffiro blu, finemente incastonata, è dipinta con la stella del birraio color oro, che ha uno stretto legame cristiano con il Natale e ne trasmette lo stesso messaggio.
Fatto a mano, il dipinto viene fissato alla bottiglia da 2 litri attraverso diverse fasi molto elaborate e mediante processi di cottura, rimanendo fedele all'originale e perfettamente riconoscibile nei dettagli.
La Birra di Natale Forst (5,2% alc) può vantare un bel colore ambrato e un gusto piacevolmente luppolato e maltato, una spuma dalla fine alveolatura e viene imbottigliata nel piccolo impianto di produzione in botti di Birra Forst.

Birra Forst è stata la prima azienda italiana a introdurre venti anni fa la tradizione nordica della Birra di Natale o Christmas Brew, proponendola come ideale accompagnamento alle gustose pietanze tipiche e saporite di questo momento dell’anno. Per la sua degustazione è disponibile un boccale natalizio dai caldi colori festivi quali il rosso, il verde e l’oro.
Oltre alla rinomata bottiglia da 2 litri in vetro, Birra di Natale Forst è disponibile anche in fusti da 15 e 30 litri, nel pratico fustino Forsty da 12,5 litri, in bottiglie da 33 cl e nella Valigia di Natale (novità 2023) idea regalo che comprende 3 bottiglie da 33 cl, due boccali da 20 cl e una serie di accessori in tema.

Christmas Beer o Birra di Natale, la rossa di Menabrea

Birrificio attivo più antico d’Italia, Menabrea (gruppo Forst) torna con la sua speciale Christmas Beer o Birra di Natale per celebrare le feste con il gusto speciale di una birra che viene prodotta esclusivamente per le feste.
La ricetta di Natale dell’antico birrificio di Biella è una speciale rossa di antica tradizione, dal tenore alcolico non troppo elevato, (5,2% alc) caratterizzata da una spiccata aromatizzazione, ottenuta con l’impiego di malti speciali.
Oltre alla tradizionale bottiglia da 2 litri con tappo meccanico e le bottiglie da 33 cl, quest’anno Menabrea presenta, oltre al Fusto da 15 litri, il Mini Fusto da 5 litri da portare direttamente in tavola. Oltre alla classica scatola in cartone con 10 bottiglie da 33 cl, sono disponibili confezioni regalo come Christmas Box con 6 bottiglie da 33 cl e 2 bicchieri personalizzati.

Theresianer Winter Beer, omaggio alle Dolomiti

Theresianer rende omaggio al fascino delle Dolomiti e alla magia della loro luce cangiante con gli ormai iconici Winter Beer e Calendario dell’Avvento 2023.
Doppio malto non filtrata ad alta fermentazione (9% alc), Winter Beer Theresianer è leggermente speziata, con deliziosi profumi di frutta secca e delicate note di tostato. Da assaporare in abbinamento a formaggi stagionati o con cioccolato fondente, si rivela anche come birra da meditazione. Per l’inverno 2023 Winter Beer è disponibile anche in una elegante confezione regalo in scatola bianca che racconta i colori delle Dolomiti d’inverno, e con il profilo di un maestoso cervo.
La stessa visione ha il Calendario dell’Avvento 2023 che svela nelle sue caselle tante sorprese per 24 giorni di degustazioni nella miglior tradizione birraria mitteleuropea. Un percorso nel gusto fino al gran finale della Vigilia di Natale: l’esclusiva Winter Beer in edizione limitata ed esclusiva formato 33 cl.
L’offerta natalizia si amplia ulteriormente quest’anno con nuovi Gift Pack: il prezioso distillato di birra Bierbrand è accompagnato da due bicchieri da degustazione dal design elegante ed iconico, mentre Theresianer Gin, il distillato che vanta il luppolo tra i suoi botanical, è proposto insieme ad una coppia di calici balloon personalizzati, ideali per preparare i migliori cocktail.

Compagnia dei Caraibi distribuisce Right Beer Testadariete Père au Chocolat

Il nome Père au Chocolat (Babbo al Cioccolato) è una crasi tra Père Noël e Pain au Chocolat, un nome che richiama il Natale e rievoca il sapore dei dolci da forno con aggiunta di pere e cioccolato.
Birra scura (tonaca di frate) di ispirazione belga (9,5 % alc), è arricchita da una purea di Pere Williams, da un blend di Cacao purissimo Bio e da un grist di malti selezionati per valorizzare le sensazioni di cioccolato. Di gusto dolce, ben bilanciato, presenta aromi di pera (ovviamente), frutta sotto spirito, frutta secca, note tostate e cioccolato.

Testadariete è una Beer Firm cooperativa; ogni ricetta è brassata a quattro mani, è pensata per dare spazio alla creatività dei migliori mastri birrai italiani ed è esclusiva del catalogo Right Beer.

Azienda specializzata nella distribuzione di birra artigianale italiana, Right Beer è entrata a far parte di Compagnia dei Caraibi ad aprile 2022. Con oltre 500 referenze firmate da 17 produttori artigianali di eccellenza, dal nord al sud della Penisola, Right Beer è diventata un riferimento nella divulgazione della cultura birraria e della qualità della birra artigianale italiana.

Nöel Orange & Cacao, un dolce liquido firmato Baladin

Noto per la sua inarrestabile creatività, Teo Musso titolare del Birrificio Artigianale da Filiera Agricola Italiana Baladin di Piozzo (Cuneo) ha firmato per questo Natale Nöel Orange & Cacao, birra scura tonalità colore tonaca di frate (Ebc 50), con una schiuma compatta e cremosa.
I profumi delle fave di caco e delle scorze di arancia dolce si armonizzano con i sentori del tris di malto torrefatto (orzo, grano e avena) e frutta secca, mentre il gusto amaricante del luppolo (coltivato in proprio) lascia in bocca un equilibrato retrogusto tra dolce e amaro (8,5% alc, Ibu 20-24). Disponibile in bottiglia da 75 e 150 cl, oltre che in fusto da 24 litri.
Sempre perseguendo l'obiettivo di utilizzare il più possibile ingredienti di territorio (coltivati in proprio o altrui), Baladin l'anno scorso ha presentato una birra unica come Nöel Gentile edizione 2022 ricavata dalla lavorazione della nocciola tonda gentile coltivata in Piemonte.

L'Orso Verde rilancia Chocotale con purea di pere e grue di cacao

Con una colorata etichetta animata da elfi (firmata dall'agenzia The Goodman) e ispirata al libro (e film) La Fabbrica di Cioccolato e al suo protagonista Willy Wonka, Il Birrificio L'Orso Verde di Busto Arsizio (Varese) ha rilanciato Chocotale anche per il Natale 2023, puntando sugli ingredienti che hanno caratterizzato il successo di questa doppelbock a bassa fermentazione color mogano con riflessi rubino: purea di pere e e grue di cacao (7,9% alc, Ibu 23, bottiglia 50 cl). Ben distinti si fanno notare gli aromi di caramello, pera, cioccolato, nocciola, frutta candita, tutti presenti in vari dolci tipici di Natale, con i quali si abbina perfettamente.

Nello scaffale QBA-Quality Beer Academy si aggiunge Delirium Christmas

Non poteva mancare a questa breve rassegna la presenza di una specialità belga nota per il disegno in etichetta dell'Elefante Rosa e per il forte carattere, di gusto oltre che alcolico (10% alc). Prodotta a Melle nelle Fiandre (Belgio) da Brouwerij Huyghe e distribuita da QBA-Quality Beer Academy di Genova, Delirium Christmas/Nöel è infatti una birra ambrata (26 Ibu), della tipologia Belgian Winter Ale, dal bouquet aromatico complesso che presenta note dolci, caramellate, fruttate e speziate, con un finale secco lievemente amaro., proposta nella bottiglia "verniciata" in grigio da 33 o 75 cl.
Un'idea per Natale? Aromatizzate la crema che accompagna di solito il panettone o il pandoro con una dose di Delirium Christmas.
«Gli elementi da tenere in considerazione - afferma Lorenzo Bossi, Brand Manager di Quality Beer Academy - nella produzione di questa birra celebrativa sono i malti caramellati che servono per ottenere il giusto colore rosso e le note aromatiche. Oltre al bouquet aromatico realizzato con cannella, chiodi di garofano, anice stellato, cardamomo, coriandolo e bucce di agrumi».

Corsa di Babbo Natale con Birra Dolomiti delle Feste

Come consuetudine quest'anno il lancio di Birra Dolomiti delle Feste (marca top della storica Birreria Pedavena 1897 di Feltre - Belluno) è coincisa con la tradizionale Corsa di Babbo Natale (3 dicembre) tra i Mercatini Natalizi del Parco della Birreria Pedavena, evento organizzato insieme con l’Associazione Giro delle Mura “Città di Feltre”, la Pro Loco di Pedavena sotto l’egida del CSI, con il patrocinio dei Comuni di Pedavena e Feltre.
La manifestazione si divide in corsa competitiva (12 km) e passeggiata/camminata ludico motoria (6 km) nei tradizionali costumi rossi da Babbo Natale su due percorsi, parzialmente chiusi al traffico, con partenza dalla fabbrica della Birreria Pedavena e arrivo nel villaggio dei mercatini natalizi nel parco della Birreria.
Birra ambrata dai riflessi ramati Birra Dolomiti delle Feste è una lager speziata con scorze di arancia amara con tenore alcolico medio (7%), Birra Dolomiti delle Feste è caratterizzata, oltre che da sentori agrumati, da quelli speziati grazie all'utilizzo in dry hopping (luppolatura a freddo) di luppoli americani. Disponibile solo in eleganti bottiglie magnum da 1,5 litri.

Vergogna! La Verguenza XMas del Birrificio Menaresta

La Verguenza XMas è la birra di Natale del Birrificio Menaresta. In lingua spagnola “verguenza” equivale a “vergogna” e infatti il claim scelto dai mastri birrai di Carate Brianza è “Vergogna! Non cambi mai!” a indicare che la sua ricetta base è sempre la stessa, la Double Ipa La Verguenza (8,5% alc), ma i cui luppoli cambiano di volta in volta (quest’anno è El Dorado dagli aromi di frutta tropicale), a secondo della ricorrenza o della stagione. Decisamente controcorrente rispetto alle tradizionali birre di Natale, dolci, corpose e speziate. Disponibile in lattina 33 cl, bottiglia 75 cl, magnum 150 cl e in confezione regalo “Lattinone”.

 

 

 

Granita e panettoni, convivenza alle pendici dell’Etna

Granita di anguria
Granite anche in inverno per Giovanna Musumeci: la pasticcera di Randazzo (Catania) ci racconta come è nata la passione per il dolce simbolo della Sicilia

Apparentemente impossibile, quella tra granita e grandi lievitati è un’accoppiata all’ordine del giorno in quel di Randazzo, sulle pendici dell’Etna. Qui, in pieno centro di fronte al Duomo, Giovanna Musumeci prepara tutto l’anno le sue rinomate granite che porta in giro anche con il progetto itinerante aVISTA condiviso con la collega Ida Di Biaggio.

Quanto è complessa la semplicità della granita

«Ci fermiamo soltanto a novembre quando tiriamo giù la serranda della pasticceria per dedicarci alla produzione dei panettoni. A dicembre granite e panettoni convivono soprattutto perché i turisti arrivano qui per la granita», ci racconta la Maestra gelatiera Giovanna Musumeci. «Sulla carta la granita è la preparazione più semplice della gelateria, una combinazione di acqua, zucchero e ingrediente caratterizzante. Di fatto, però, questa semplicità nasconde una complessità incredibile perché l’essenza della granita, che non ha stabilizzanti in ricetta, risiede nella sua consistenza: va servita al bicchiere, deve sciogliersi sul palato, non deve avere pezzetti di ghiaccio, non deve restare sul cucchiaino come un gelato. Quella siciliana è diversa perché esiste una memoria palatale diffusa della sua scioglievolezza», spiega Musumeci che la prepara in oltre 15 gusti con attenzione massima sugli ingredienti, così come accade con tutti i suoi gelati.

Giovanna Musumeci
Giovanna Musumeci

Il gusto assoluto di mandarino

Oltre ai gusti classici (mandorla in due versioni, pistacchio, caffè, cioccolato e limone), un must è l’assoluto di mandarino, «solo succo e poco zucchero per bilanciare: le bucce le conserviamo e le mettiamo nel nostro gelato Oro verde, con pistacchio e buccia di mandarino». A questi si aggiungono i gusti preparati con la frutta di stagione, quelli estemporanei, «li preparo quando i piccoli agricoltori della zona, che mi piace sostenere, mi portano i loro prodotti: dal mango ai lamponi fino agli amoli», e le cremolate, «che sono granite con grassi di origine animale come zabaione e yogurt dell’Etna».

«Caviezel mi chiamava "signora Giovanna"»

Figlia d’arte (il papà era Santo Musumeci, scomparso nel 2022), Giovanna comincia tardi in pasticceria come cake designer dopo una laurea in economia e un passato nel marketing dei progetti turistici in chiave europea. La folgorazione “fredda” arriva con un concorso di gelateria in cui il padre la coinvolge come aiutante. Il suo Maestro, però, è stato Luca Caviezel: «Mi ha sempre chiamato Signora Giovanna insegnandomi, oltre alle basi, che ogni gelato e ogni granita deve raccontare qualcosa!».

Destroy, l’invito dolce di Fabio Longhin ad andare oltre la superficie

Più di una torta, quasi una performance artistica: il progetto ha coinvolto anche designer, street artist e l’associazione MaiPaura

Destroy è l’ultima creazione di Fabio Longhin. Sembra un semplice dessert, ma in realtà si pone come uno specchio in cui guardare e scoprire chi si è davvero. Questa torta, infatti, va consumata distruggendola. Nell’atto di romperla, ci si rivela. Frutto di connessioni tra designer, street artist e i ragazzi dell’associazione MaiPaura, rivela quanto la pasticceria possa diventare innovativa se messa al servizio di idee e contaminazioni.

Cos'è Destroy: un invito a togliere le maschere

Longhin definisce Destroy «un invito forte a rompere lo strato superficiale, le sovrastrutture e le maschere, per guardarsi dentro, raggiungere il nucleo, e capire chi si è veramente. Un dolce che vuole spingere a pensare, a gustare l’essenza. Lo si può “distruggere” in maniera decisa, netta, scagliando la sfera ed osservando la distruzione. Lo si può rompere con le mani, con un atto semplice, che stabilisce una connessione perduta, intima e profonda con il cibo, con la natura o con una tradizione». Questa scelta si trasforma in una seduta psicanalitica “dolce”. Infatti, costringe chi distrugge a cogliere l’approccio che abbiamo verso noi stessi e verso il mondo. L’invito di Longhin è di gustarlo nella maniera più istintiva, naturale e appagante.

Com'è fatto Destroy

Destroy è una torta realizzata con una copertura di cioccolato che protegge, croccante e determinata. È allo stesso tempo delicata e scioglievole. È realizzata con cioccolato fondente (fava di cacao, burro di cacao, zucchero, vaniglia). Il sablè sbriciolato riacquista forme uniche ed equilibrio grazie ad una morbidissima mou. La frolla solida accoglie e sostiene gli altri ingredienti. È fatta con fava di cacao, zucchero di canna, latte concentrato, burro di cacao, vaniglia.

L’intervista a Fabio Longhin: «Un progetto punk e attivista»

Destroy nasce dall'urgenza creativa. Ti ricordi l'esatto momento in cui lo hai immaginato? Cosa ha scatenato questa idea?

Da buon quarantacinquenne, sento di appartenere a quella generazione in crisi, che non sa cosa farà da grande. L’urgenza creativa era già dentro di me. Nasce dalla visione della mia infanzia. Destroy è un progetto punk e attivista, una provocazione. Volevamo invitare a distruggere per ricostruire l’idea di sé. Ho aspettato a presentarlo perché volevo rispettare Vivienne Westwood, venuta a mancare proprio nel 2022. La mia creazione si nutre anche dei principi trasmessi da Westwood e accolti durante la mia crescita. In una società che guarda all’ego ha bisogno di distruggere e ricostruire con occhi nuovi, come quelli dei ragazzi di MaiPaura, un’associazione incubatore dedicata all’autismo. Destroy mira a ricostruire qualcosa di positivo con i ragazzi, creando una connessione più che inclusione. Sono loro che insegnano a noi, manipolati dal sistema. Le diversità diventano il fulcro per fare cose belle e cose nuove.

Come può un dolce fare un lavoro quasi psicanalitico come quello di definire l'approccio con noi stessi?

È un semplice dolce, ma può tirare fuori comportamenti imprevisti. L’approccio del bambino irruento che spacca e si diverte. Quello più timido, che attua una distruzione molto delicata. Il risultato non cambia. È come dire: “Servitevi e mangiate le mie briciole”. Rompere Destroy è un gesto atavico, primitivo. Ti faccio scoprire la distruzione, mettendoti a confronto con te stesso.

La tecnica di pasticceria dà forma all'idea: come avviene questo processo?

Destroy nasce in sinergia con l’associazione MaiPaura e dalla sinergia con il team. La creatività è un interscambio tra le persone. Abbiamo dovuto creare una stampa 3D per studiare il progetto, approcciandoci al mondo del design con Stefano Porcini e gli Urban Solid. Avevamo uno spazio vuoto dove scrivere. La pasticceria è frutto di continui interscambi con le persone. Non ci si può fermare a un approccio solo.

Come vincere una competition con due Gimlet “da brividi” e restare umili

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Ivan Geraci della Sartoria (Palermo) vince la Elephant Gin National Competition 2023
Con un twist su un cocktail "rodato" e un drink improvvisato con maestria, il bartender di Sartoria (Palermo) ha vinto l'edizione 2023 della gara organizzata dal brand di gin premium legato all'Africa e alla tutela degli elefanti

Gli abbiamo sommessamente contestato la garnish, perché forse forse, dopo l'ottimo lavoro fatto con il gioco di colori sul bicchiere, la violetta non era necessaria. Gli abbiamo fatto un appunto sulla presentazione del cocktail, perché ha iniziato un piccolo giochino di "ingaggio" della giuria, consegnando una cartolina con la scritta Africa al centro e invitandoci a tirare fuori quattro parole chiave, ma poi non lo ha concluso.

Sono solo questi i dettagli che ci siamo permessi di far notare dal banco dei giurati. Non c'era altro da dire, perché i cocktail di Ivan Geraci erano due bombe, punto. E gli sono valsi la vittoria nella prima edizione della Elephant Gin National Competition, la gara di bartending promossa da Elephant Gin (Compagnia dei Caraibi).

Geraci ha presentato due Gimlet rivisitati. Ha dunque puntato su un cocktail che per sua natura è glaciale. Nel senso che è semplice e diretto, apparentemente senza fronzoli, e nel senso che la temperatura è l'elemento fondamentale nel servizio di questo drink. Ecco, il bartender di Sartoria è riuscito a metterceli, quei fronzoli, senza snaturare il cocktail; piuttosto esaltandolo, puntando molto sulla parte aromatica e riuscendo a dare struttura e corpo.

I sei finalisti della Elephant Gin National Competition

Altissimo il livello della finale, che nel corso del 2023 ha toccato le città di Catania, Torino, Bologna, Firenze, Bari e Napoli. A giudicare i sei vincitori di tappa, riuniti per l'ultimo atto della gara da Percento Lab a Milano, oltre a chi scrive c'erano Memfi Baracco, in rappresentanza di Compagnia dei Caraibi, Emanuele Russo, Spirits Educational Specialist di Compagnia dei Caraibi, e Lucian Bucur, Manager di Percento Lab.

In competizione, assieme al 37enne Geraci di Sartoria (Palermo) - il quale, per la cronaca, ha fatto parte del Drink Team di Bargiornale nel 2017, poi non dite che non sappiamo scovare talenti eh - c'erano Matteo Cassan del Piscina Oasi Club di Pianiga, Antonio Sciortino del Caffè Concerto Paszkowski di Firenze (nel Drink Team di quest'anno...), Federico Serafini del Jerry Teramo di Teramo, Antonio D’Auria del The Major Hotel di Roma e Francesco Cianciotta del Riva Club di Bari.

In gara: le regole d'ingaggio

La finale è stata frutto di un lavoro complesso, tutto tecnica ed capacità di far fruttare l'esperienza sul campo. La prima prova pratica ha visto la realizzazione del cocktail già vincitore della semifinale. Nella seconda manche, invece, bisognava mettere a terra il percorso fatto a partire da novembre, quando i sei finalisti hanno avuto la possibilità di visitare la distilleria di Elephant Gin a Wittenburg, in Germania. Si sono messi all'opera, nell'occasione, e si sono riportati a casa distillati preparati ad hoc da usare nella seconda prova, appunto, nella creazione di un drink inedito, usando anche le basi realizzate durante la sessione mattutina nel laboratorio di Percento Lab, con l'aiuto del team di Lucian Bucur.

Prima manche: il best seller di Sartoria rivisitato

«Ankara è il nome di un tessuto colorato (noto anche come stampa Wax, ndr) tipico dell'Africa. Tre anni fa, all'apertura di Sartoria con i miei soci, è nato questo drink che ancora oggi è in carta, è particolarmente apprezzato e ci dà belle soddisfazioni in termini di vendite», spiega Geraci.

Un Gimlet, appunto. «Un cocktail che è nato, all'epoca, proprio per essere preparato con Elephant Gin. Nella sua prima versione era di colore giallo più marcato, io ho pensato di rivisitarlo per la competizione e l'ho voluto chiamare "2.0"».

La ricetta di Ankara 2.0

Ingredienti

  • 50 ml Elephant London Dry Gin

    Ivan Geraci Elephant 4Dic23_13
    Ankara 2.0
  • 50 ml African cordial home made
  • twist di arancia

Preparazione

  • Shake & double strain, servire in coppetta
  • Garnish: gioco di colori edibili all'interno del bicchiere, fiore

«Nella prima versione il cordiale era di un giallo acceso, non era chiarificato. Per la competizione era necessario usare una delle 14 botaniche di Elephant Gin (che sono ginepro, lavanda, mela fresca, zenzero, ago di pino, pimento, fiori di sambuco, cassia, arancia, artiglio del diavolo, bucco, baobab, coda di leone, artemisia africana). Quindi ho cambiato la parte acida, in sostituzione del lime che c'era nel cordiale originale ho usato un'arancia, acidificata con acido citrico, ascorbico e malico, per renderla più simile a un lime. Ho chiarificato con latte di cocco e filtrato in superbag per dare la massima chiarezza al cocktail». Il twist di arancia serve a «far arrivare subito la freschezza e la dolcezza dell'arancia stessa, e a far percepire solo in un secondo momento il bouquet di spezie all'interno del drink», spiega Ivan. A completare il lavoro, burro di cacao colorato spennellato sul bicchiere, senza intaccare il gusto del drink, e violetta edibile.

Perché un Gimlet? «Trovo che sia un modo di raccontare il gin con completezza e facilità, forse è un cocktail ancor più facile per il cliente di un Gin Tonic o di un Martini. Ankara è in lista da noi da quando esistiamo e non lo abbiamo mai tolto perché vende benissimo».

La seconda manche: tempo di osare

Nella seconda manche Ivan Geraci ha puntato ancora su un Gimlet, stavolta con un cordiale che esaltasse sentori floreali. Ha scelto la referenza più "strong", il Navy Strength di casa Elephant, (57% Vol), ha usato il distillato di sedano preparato durante la visita in distilleria e poi un cordiale con due botaniche presenti nel gin - fiori di sambuco e lavanda -  e una "extra", il lemongrass. Ha preparato tutto sotto i nostri occhi, ha cambiato idea in corsa sulla diluizione - e buon per lui - e ha capitalizzato lo studio sul distillato fatto durante questa avventura. «Prima di quest'anno vedevo Elephant Gin come un brand, con una bottiglia stupenda e con il plus dell'impegno a favore degli elefanti e dell'Africa, ma rimaneva quasi un racconto come altri. Quest'anno la gara e la visita in distilleria mi hanno davvero trasmesso l'umanità e la passione che ci sono dietro a questo progetto, hanno dato il giusto peso al racconto», ci spiega Ivan. Che nel 2024 si godrà il viaggio in Africa vinto grazie a quei due Gimlet da... brividi.

Panettone sospeso 2023: si può donare fino al 20 dicembre

Il panettone amaro di Ciacco
L’iniziativa permette di acquistare e donare un lievitato delle feste a chi non può permetterselo. A Milano sarà possibile farlo in quattordici pasticcerie, aderenti all’omonima associazione no profit

Giunto alla quinta edizione, torna il Panettone sospeso. L'iniziativa permetterà di acquistare e donare un lievitato delle feste a chi non può permetterselo. A Milano sarà possibile farlo in quattordici pasticcerie, aderenti all'omonima associazione no-profit. Tra queste, quattro new entry: l’insegna milanese di Iginio Massari Alta Pasticceria (in Piazza Diaz), la Pasticceria DaMa Milano (in Città Studi), Sant Ambroeus (in Corso Matteotti) e Taveggia (in via Uberto Visconti di Modrone). L'iniziativa è partita lo scorso 24 novembre: c'è tempo fino al 20 dicembre.

Cos'è Panettone sospeso

Ispirata alla celebre tradizione napoletana del “caffè sospeso”, dal 2019 l’Associazione ha raccolto e donato, grazie alla generosità dei milanesi e delle pasticcerie, 7.000 panettoni a enti e associazioni del Terzo Settore che operano sul territorio per aiutare chi è in difficoltà. Chiunque potrà acquistare un panettone nelle pasticcerie coinvolte e lasciarlo “già pagato” in attesa di essere recapitato a chi è meno fortunato. Per ogni panettone lasciato “in sospeso”, le pasticcerie ne aggiungeranno un altro, raddoppiando così la donazione effettiva. Il 21 dicembre gli incaricati dell’Associazione raccoglieranno i panettoni sospesi (e raddoppiati dai pasticceri) e li consegneranno rigorosamente prima di Natale agli enti beneficiari. Chi non vive a Milano potrà sostenere l'associazione, lasciando il proprio contributo a distanza con una donazione sul sito www.panettonesospeso.org. Il denaro raccolto sarà poi impiegato per acquistare panettoni da donare.

Le pasticcerie coinvolte

Le pasticcerie che aderiscono all'iniziativa panettone sospeso sono:

  • Baunilla (piazza Alvar Aalto, corso Garibaldi 55, via Broletto 55, Corso Italia, 11)
  • Cake l'Hub - I Dolci del Paradiso (via Luigi Mengoni 3)
  • Davide Longoni (via Gerolamo Tiraboschi 19, via Fratelli Bronzetti 2, via Tertulliano 68
  • Mercato del Suffragio (piazza Santa Maria del Suffragio, Mercato Centrale, Contrada Govinda via Valpetrosa 5)
  • Galleria Iginio Massari Alta Pasticceria (piazza Armando Diaz 4)
  • Gelsomina (via Carlo Tenca 5 e via Fiamma 2)
  • Giacomo Pasticceria (via Pasquale Sottocorno 5)
  • Marlà (corso Lodi 15)
  • Massimo 1970 (via Giuseppe Ripamonti 5)
  • Pasticceria DaMa Milano (Via Pinturicchio 9)
  • Polenghi Angelo (via Alfonso Lamarmora, 31)
  • San Gregorio (via San Gregorio 1)
  • Sant Ambroeus (corso Giacomo Matteotti 7)
  • Taveggia Gamberini (via Uberto Visconti di Modrone 2)
  • Vergani (corso di Porta Romana 51 e via Mercadante 17)

A chi andranno i panettoni

I panettoni raccolti durante la campagna 2023 andranno agli ospiti della Casa dell’Accoglienza Enzo Jannacci, che l’Associazione sostiene sin dalla prima edizione del 2019. Inoltre, i panettoni saranno offerti anche ai Custodi Sociali del Comune di Milano (attivi in tutti i nove municipi), alla la Rete QuBì, che ha l’obiettivo di contrastare la povertà infantile a Milano, e altre realtà che collaborano con il Comune di Milano per dare assistenza alle persone che vivono in strada.

Phillipine Mtikitiki è la nuova vice presidente Coca-Cola per l’Italia

Coca-Cola Italia Phillipine Mtikitiki
Da 25 anni in Coca-Cola Company, la manager, che vanta ha un curriculum internazionale di rilievo nel marketing e nella strategia commerciale, è stata nominata vice presidente e direttore generale per Italia e Albania

Novità in casa The Coca-Cola Company. La novità è la nomina di Phillipine Mtikitiki nel ruolo di vice presidente e direttore generale per Italia e Albania del colosso del beverage. Laureata con lode in Economia all’Università del KwaZulu-Natal, in Sudafrica, e con master in Business administration all’Università di Reading - Henley Business School South Africa, Mtikitiki vanta un grande bagaglio di competenze in marketing e strategia commerciale, maturate nel corso di una lunga esperienza internazionale.

In Coca-Cola da 25 anni, per lei la cariche di vicepresidente e di direttore generale non sono una novità. Ha infatti ricoperto questi due ruoli nel 2019 per le regioni dell’Africa Orientale e Centrale, curando la presenza della Company in 12 Paesi, concentrandosi in particolare sulla crescita del business e sullo sviluppo di importanti partnership in chiave di sostenibilità sociale e ambientale.  Nel 2021 è stata poi eletta dall’AmCham del Sudafrica vicepresidente del franchising sudafricano di Coca‑Cola.

Mtikitiki ha inoltre nel suo curriculum diverse nomine: sempre nel 2019 è stata eletta presidente della Camera di Commercio Americana in Kenya, e per ben due anni di seguito, nel 2022 e nel 2023, è stata inserita nella lista di Break the ceiling touch the sky tra le Africa’s Most Inspirational Women in Leadership a sostegno dell’House of Rose Professional, organizzazione che aiuta la Company a costruire progetti di business e di leadership con un focus sulla diversità e l’inclusione.

L’attenzione al tema dell’ambiente e ai progetti di valorizzazione dei talenti, che va di pari passo con il sopporto all’empowerment femminile, rappresentano dunque una costante nella lunga carriera manageriale di Mtikitiki. Attenzione che, unite alle competenze nel marketing e nelle strategie commerciali, l’accompagneranno in questo nuovo capitolo della sua vita professionale come vicepresidente e direttore generale di The Coca-Cola Company Italia e Albania, per lavorare al potenziamento del business sempre più in un’ottica di sostenibilità a 360°.

Il nuovo corso del Training Center Kimbo

Kimbo Training Center
A febbraio prendono il via i corsi per Coffee Master di primo e secondo livello tenuti da docenti altamente qualificati.

Ha preso il via un nuovo corso del Kimbo Training Center, il centro di formazione che si trova nell’area che da sessant’anni accoglie lo stabilimento industriale della Torrefazione napoletana nel Rione Sanità. Aperto nel 2016, ha visto impegnati nell’area pratica con dieci postazioni ed a quella teorica numerosissimi baristi che hanno compreso come ottenere il meglio in tazza. 

Oggi Kimbo vuole fare un passo avanti sia nei confronti dell’operatore sia del consumatore finale, come sottolinea Mario Rubino, presidente di Kimbo: «oggi riteniamo più che mai necessaria la diffusione di una vera cultura del caffè, come da tempo ormai si fa per il vino. Ci sembra importante infatti poter contribuire con il nostro nuovo Training Center e con l’abilità e la conoscenza dei nostri coffee expert  (Francesca Bieker, Andrej Godina, Mauro Illiano ai quali si unisce il presidente Ais Campania Tommaso Luongo, ndr) alla formazione di professionisti del caffè, ovvero di baristi che possano finalmente offrire una adeguata esperienza di degustazione di quella che oggi è forse la bevanda più amata nel mondo, il caffè. Da parte nostra ci impegniamo inoltre a difendere la qualità del caffè napoletano perché l’eccellenza del prodotto da sola non basta. Bisogna anche conoscere a fondo le origini, la materia prima, il processo della tostatura e tutte le tecniche di preparazione: avere la giusta cultura per poter offrire un buon caffè. Quella “cultura” che, con estrema passione, andremo a insegnare con i nostri Corsi per Coffee Master e con altre iniziative culturali in programma per il 2024». 

Un importante contributo del responsabile Ais sarà “alfabetizzare”, rendendo accessibile a una platea trasversale il linguaggio specialistico che si accompagna al caffè.

Il primo corso per Coffee Master si rivolge ai sommelier e agli appassionati dei mondi limitrofi a quelli del caffè (vino, birra, cocktail, cioccolato, formaggio, olio, ecc.) e  prenderà il via venerdì 23 febbraio per concludersi sabato 4 maggio, con una sequenza di sei lezioni a cadenza bisettimanale che tratteranno il mondo del caffè a tutto tondo: storia del caffè, botanica (varietà, specie, cultivar), le possibili estrazioni, la tostatura e il blending del caffè, tecnologia ed estrazione espresso, la bevanda espresso, assaggio del caffè in cupping, assaggio dell’espresso, Napoli e il caffè: teatro, cinema, musica, letteratura e lifestyle, il caffè nell’universo cibo, l’abbinamento caffè/cibo.

L’obiettivo è fornire ai corsisti un primo livello di apprendimento per introdurli al mondo del caffè e sensibilizzarli soprattutto al riconoscimento della qualità in quanto a materia prima, rispetto dei processi di tostatura, blending, conservazione, estrazione. Completerà il corso un esercizio di food pairing, che rappresenterà l’anteprima della didattica di secondo livello, che sarà incentrata preminentemente sull’interazione caffè/cibo e su tutte le possibili estrazioni e combinazioni della bevanda caffè. 

Ciascun incontro sarà organizzato secondo una metodologia di insegnamento ispirata al modello Ais, con sessioni formative in cui si alternano momenti teorici e momenti pratici. 

Il costo di iscrizione al corso di primo livello è di 250 euro, con un’offerta “Early Bird” - per i primi dieci iscritti - di 200 euro. 

Una breve presentazione dei profili professionali dei componenti il Comitato Scientifico del Kimbo Training Center.

 Francesca Bieker è giudice Internazionale nei campionati SCA, assaggiatrice professionista certificata Q grader e trainer per la Specialty Coffee Association, Francesca supporta le aziende operanti nel settore del caffè dalla scelta della materia prima, alla creazione delle miscele fino a un controllo qualità e supporto tecnico della resa del caffè nelle macchine espresso. 

Andrej Godina è caffesperto e dottore di ricerca in Scienza, Tecnologia ed Economia nell’Industria del caffè;  formatore autorizzato della Specialty Coffee Association;  presidente di Umami Area Honduras; membro del comitato scientifico di Slow Food Coffee Coalition; autore della prima Guida dei caffè e delle torrefazioni d’Italia e di numerosi manuali tecnici sulla materia caffeicola.

Mauro Illiano è caffesperto e assaggiatore professionista di caffè; curatore della Guida dei Caffè e delle Torrefazioni d’Italia; fondatore di Napoli Coffee Experience; membro del comitato scientifico di Slow Food Coffee Coalition; autore di numerosi manuali tecnici e saggi divulgativi sul caffè.

 Tommaso Luongo è presidente Ais Campania, sommelier master class in Analisi Sensoriale, degustatore ufficiale e relatore abilitato per Ais Italia, referente Campania Guida Vitae, giudice internazionale per il Concours Mondial de Bruxelles.

L’Accademia continuerà a rivolgersi agli addetti ai lavori, ma vuole dialogare sempre più con il cliente finale che, riprende Rubino - «oggi va al bar, chiede un espresso e al massimo può dire mi piace o non mi piace, ma non sa giudicarlo. Vogliamo creare dei clienti finali con una percezione diversa rispetto a oggi, che non considerano più il caffè una commodity, ma che scelgono di andare a bere “quel” caffè perché ne riconoscono i pregi e per questo lo hanno scelto. Sapere da dove viene il caffè, come è stato coltivato, lavorato, tostato… sapere cosa c’è nella confezione a casa o nella campana al bar sarà una grande rivoluzione. Spero che altre torrefazioni si uniscano a questo cammino di consapevolezza di cui c’è decisamente bisogno».

 

Bassa crescita e inflazione frenano le vendite di vini e spirit

Federvini Osservatorio
Foto di Daria Nepriakhina da Pixabay
Dopo la forte ripresa del 2022, i consumi fuori casa e l’export di vini, spirit e aceti hanno subito una frenata nei primi 9 mesi dell'anno in corso. Il quadro del settore nell’analisi dell’Osservatorio Federvini

Il rallentamento dell’economia e il perdurare dell’inflazione fanno sentire il loro effetto sui consumatori con conseguenze che si riflettono anche sul mercato di vino e spirit. È quanto emerge dall’analisi dei dati della nuova release dell’Osservatorio Federvini, che traccia un quadro dell’andamento delle vendite di vini, liquori, distillati e aceti nei primi 9 mesi dell’anno in corso. E quello disegnato dallo studio, a cura di Nomisma e TradeLab, è un quadro che presenta luci e ombre, le prime costituite dalla generale tenuta del settore, le seconde dalle difficoltà che riguardano in particolare il fuori casa e l’export. Difficoltà che per il fuori casa sono cominciate proprio durante la stagione estiva, ovvero nei mesi solitamente tra i più caldi, non solo dal punto di vista climatico, per i consumi.

Il trend di questo canale nel periodo gennaio - settembre, nell’approfondimento realizzato per l’Osservatorio da TradeLab, rivela un incremento della spesa di 2,5 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con un +4,3% in termini di valore del mercato. A crescere è anche il numero di visite (+0,7%), con il momento dell’aperitivo serale che ha registrato un incremento del 3% in termini di presenze e del 5% a valore e la cena un +1% di presenze e un +4% a valore. A fronte di questi dati c’è però il drastico crollo delle occasioni dopocena e notturne, con un -14% in presenze e consumi.

Frenata del fuori casa in estate

Ma non solo, perché, come accennato, la situazione generale del comparto ha subito una netta inversione durante i mesi estivi. Il trimestre luglio-settembre si è infatti chiuso, dicono i numeri del report dell’Osservatorio Federvini, in decisa contrazione rispetto agli stessi 3 mesi del 2022: -6% delle visite e -4% a valore. Un calo che gli analisti spiegano alla luce di diversi fattori, a partire dalla situazione economica e inflattiva sfavorevole, per continuare con le condizioni meteo altalenanti durante la stagione e l’aumento del numero di italiani che hanno scelto di trascorrere le vacanze all’estero. Non ultimo l’ottimo andamento dell’estate 2022, che lasciava prevedere numeri più contenuti per quest’anno.

In termini di consumazioni le bevande alcoliche hanno rappresentato il 12% del totale dei consumi. Più nello specifico le consumazioni di vino e spiriti nei primi tre trimestri sono state pari a 1,1 miliardi. I consumi di vino e di cocktail alcolici sono cresciuti dell’1%, quello delle bollicine addirittura del 9%, mentre un drastico calo hanno registrato i consumi di amari, giù del 7%, e degli spirit lisci, -11%.

Rallenta l'export

Luci e ombre presenta anche il fronte delle esportazioni. Quelle dei vini, nei primi otto mesi, hanno subito una flessione dello 0,7% a valore, ma hanno tenuto a livello di volumi (+0,8%). Un dato anche questo che va ponderato alla luce del record registrato nel 2022, quando si è concretizzata una forte ripresa dopo il periodo pandemico, tanto è vero che, rispetto alle esportazioni pre-Covid (2019), l’incremento nelle quantità è stato vicino al +4%. Flessione che ha interessato anche tutti gli altri grandi Paesi esportatori, con la sola Nuova Zelanda che mostra una, seppur debole tenuta, mentre la Spagna ha perso il 2,5% a valore, l’Australia il 16%, gli Usa il 23,4% e il Cile ben il 25,5%.

A livello di mercati di destinazione, se positive sono state le vendite dei vini italiani in Francia, cresciute del 15,5%, netta è stata la flessione in altri mercati di riferimento, come gli Stati Uniti (-11,5%), Giappone (-16,3%), e più leggera nel Regno Unito (-1,9%). Nota confortante dagli spumanti che crescono in Francia del 24,8% e in Svezia del 20,8%.

In chiaroscuro anche l’andamento dell’export degli spirit. Le vendite all’estero sono cresciute a valore del 5% rispetto al 2022, con un peso complessivo superiore al miliardo di euro, ma con una flessione in volume del 2,4%. I liquori crescono marginalmente in valore negli Usa (+1,4%), dove compensano la leggera perdita a volume (-0,7%), mentre il trend della grappa ha registrato un brusco calo: - 12% a volume e -6% a valore.

Infine, gli aceti, categoria che ha visto una forte contrazione negli Usa, principale mercato di sbocco, con un -19% a valore e -28% a volume, mentre ha registrato un trend positivo in Austria (+92%), Regno Unito (+7,5%) e Germania (+2,7%).

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