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Ruby e Gold, le due nuove versioni di Minicao di Foodness

Minicao

Minicao, il cacao espresso di Foodness si fa in tre. Il brand dei free from ha infatti affiancato alla versione Dark, a base di finissimo cioccolato belga di prima qualità, due nuove referenze: Minicao Ruby e Minicao Gold.

La prima è una bevanda a base di cacao rosa, che prende il nome dalle fave di cacao Ruby Cocoa Beans, dalle quali viene estratto. Si tratta di una tipologia di fave molto particolari, che provengono da piantagioni presenti in Brasile, Ecuador e Costa d’Avorio, che danno origine a un cacao dal sapore fruttato, con note leggermente acidule e, appunto, dal delicato colore rosa, senza l’aggiunta di coloranti né di aromi.

Minicao Gold, invece, è la versione ad alto tasso di golosità della linea. È preparata con cacao Gold e realizzato con ingredienti selezionati, quali lo zucchero caramellato e il latte caramellato. Questi conferiscono alla bevanda delle note equilibrate di toffee, burro e panna che si aggiungono al delicato tocco finale di sale della Bretagna.

Ottime per una pausa all’insegna del gusto e del benessere, le nuove referenze, come la Dark, si servono in tazza piccola (30 ml), presentano una soffice crema in superficie e si possono servire sia in purezza o arricchendole con panna montata, per un break ancora più goloso. Ottime anche come alternativa al caffè, sono tutte realizzate con un’elevata percentuale di cacao, e sono gluten free e del tutto prive di aromi aggiunti e addensanti.

Non solo buono da bere, Minicao è caratterizzato anche da un forte impegno etico. L’azienda di Curtatone (Mantova) con questo prodotto sostiene infatti i progetti di Cocoa Horizons, un’organizzazione no profit impegnata nel miglioramento della qualità della vita dei coltivatori di cacao e delle loro famiglie e impegnata a sradicare il lavoro minorile dalla filiera.

Tutte le versioni di Minicao sono fornite in confezione da 50 capsule professional (ognuna da 14 grammi), 100% riciclabili sia per la Genius Compact Machine sia per Baretto Professional, il nuovo erogatore professionale compatto di Foodness. Quest’ultimo consente di offrire un assortimento completo di bevande sia calde che fredde, dai caffè speciali alle tisane, dal caffè americano ai tè ed infusi in foglie, grazie ai due vani per l’erogazone di bevande in capsula professional o in capsula Keurig, e di erogare contemporaneamente le due capsule, creando un mix delle due bevande.

I podcast di Live Victoriously: a colloquio con Carlo Simbula di The Spirit Milano

Grey Goose Live Victoriously Carlo Simbula

È Carlo Simbula il protagonista del nuovo podcast di Grey Goose Live Victoriously con le interviste ad alcune stelle del firmamento bartending italiano.

Prosegue con un nuovo incontro dunque nell’affascinante viaggio nel mondo della miscelazione made in Italy, tutto da seguire su bargiornale.it, proposto dall’originale format che, seguendo il tour Grey Goose, fino a fine anno toccherà alcuni dei migliori locali della Penisola. In ogni tappa, il bartender Alex Frezza, oltre a proporre la sua inedita Live Victoriously Drink List, intervista i bartender locali facendosi raccontare le loro storie, come è nata la loro passione per questo lavoro, le idee più innovative e i nuovi trend del bere bene. I podcast delle interviste, dopo ogni serata, vengono caricati sul canale dedicato SoundCloud, fino a comporre, incontro dopo incontro, un inedito puzzle del panorama nazionale della miscelazione.

Nella sua sesta tappa il tour è arrivato a The Spirit di Milano, dove Alex Frezza ha intervistato l’head bartender del locale, Carlo Simbula. Cagliaritano, classe 1984, Simbula si è avvicinato al mondo bar sin da giovanissimo, cominciando a servire ai tavoli in alcuni locali della sua città. L’amore per la miscelazione, come in molti casi, nasce quasi per gioco, quando, durante il periodo universitario, decide di frequentare un corso per bartender. La passione per i drink lo porta a trasferirsi a Milano, dove fa diverse esperienze nei locali più frequentati della città, tra i quali The Doping Club, dove lavora al fianco di Massimo Stronati e Stefano Agostino. Dopo qualche parentesi sui navigli, ultima delle quali al Morgante, nel 2017 sposa il progetto The Spirit, «il più importante e più completo finora», racconta: un cocktail bar dall’atmosfera internazionale e dove la cura del cliente e l'attenzione al dettaglio la fanno da padroni.

In precedenza, il tour Live Victoriously ha fatto tappa all’Octavius Bar di Milano (qui l’intervista al bar manager Francesco Cione), alla Sartoria 33 di Massa (qui l’intervista al bartender e proprietario Marco Macelloni), all’Estremadura Café di Verbania (qui l’intervista alla barlady e proprietaria Cinzia Ferro), all’Hawaiki di Igea Marina (qui l’intervista alla barlady e proprietaria Samantha Migani) e al Bar Pietrasantese di Pietrasanta (qui l’intervista con Edoardo Felsini, bar manager del Cobra Food & Drink).

Ascolta l’intervista a Carlo Simbula

Pasticceria Martesana, oltre le dolci novità

Torta Morena
La torta Morena

Una cinquantina di dipendenti, 25 pasticceri all'opera nei tre punti vendita milanesi e il maestro Vincenzo Santoro ancora in prima linea, a far "trottare" i ragazzi in laboratorio. È la fotografia di Pasticceria Martesana oggi, alla presentazione delle dolci novità pensate per la stagione autunnale.

Panini Arlecchino
Il tris di panini Arlecchino

Tre panini in uno: nasce Arlecchino

Il team tiene a precisare come la "testa" creativa sia, ora più che mai, frutto di uno sforzo collettivo. «Viviamo la nostra realtà come una fucina di talenti, come una famiglia», ha spiegato Santoro nel presentare le nuove proposte dolci e salate. Tra queste ultime c'è il panino Arlecchino, composto da tre piccoli paninetti morbidi accostati e con diverse farciture. Una prima versione con pane nero di seppia con salmone affumicato, pane al pomodoro ripieno caprese e pane di patata con ripieno vegetariano. Una seconda con pane agli spinaci con melanzane e menta al posto del pane al salmone. «Questo panino è un azzardo, per modi e tempi di esecuzione soprattutto. Ma a noi piacciono le soluzioni sfidanti», ha spiegato Santoro.

Torta Morena
La torta Morena

La torta Morena richiama le ricette di 50 anni fa

Tra i dolci c'è la torta Morena, che richiama la produzione della pasticceria quando era agli inizi, 50 anni fa. Morena è composta da una pasta brisée croccante, da uno strato di crema pasticciera cotta in forno (qui ricalca le primissime ricette di Martesana), un sottile strato di confit di lampone e ciuffi di ganache montata di cioccolato Bahibe, alternati a semisfere di confit di lampone poste sulla superficie.

Torta Maracaibo
La torta Maracaibo

L'autunno caldo della torta Maracaibo

Altro studio - partito da un frutto di stagione, il mandarino - altra torta: la Maracaibo ha una base biscotto, sacher di cioccolato 80% con perle al cioccolato croccanti, confit di mandarino, Namelaka al Dulcey cioccolato con sentore caramellato, mousse al mango, glassa a base frutta. «Volevamo portare ai nostri clienti l'idea di un autunno caldo e festoso», spiegano in pasticceria.

Crescono i servizi per le aziende

Non è solo il laboratorio ad essere particolarmente vivace, in Martesana. A crescere è anche il canale "b2b", le forniture di dolci per le aziende che cercano regali particolari come torte realizzate su misura, panetotni decorati, biscotti artigianali o praline. O il servizio di banqueting e catering, sia per aziende che per privati. Un canale di business che sta regalando soddisfazioni al team di Martesana: ancora non pesa molto rispetto ai ricavi totali - siamo nell'ordine del 10% - ma è il ramo del business dolce di Santoro che cresce di più. Tanto che negli ultimi tre anni si è deciso di spingere sull'acceleratore della comunicazione proprio in questo campo.

Andrea Panizzardi vince la seconda tappa della Professional Moka Challenge

Andrea Panizzardi, vincitore

Colazione con i prodotti In-veceSi è svolta presso il luminoso e accogliente show room E&B Lab a Torre d’Isola (Pavia) la tappa della Professional Moka Challenge: la prima si è svolta lo scorso anno a Peschiera del Garda e ha visto vincitore Alberto Polojac, titolare di Imperator; la prossima sarà a Verona sabato 21 dicembre, presso la Coffee Training Academy di Davide Cobelli. Tra le 10 e le 11 una colazione totalmente vegetale è stata offerta da In-vece di Matteo e Dario Beluffi, con cappuccini realizzati con la bevanda a base di avena In-vece del Latte, e specialità dolci e salate con protagoniste le tre declinazioni di In-vece dell’Uovo; da gustare un cioccolato bianco di mandorle con vaniglia, In-vece del Cioccolato.

Quindi ha preso il via la competizione che ha visto succedersi in pedana Renata Zanon,  Alberto Polojac, Andrea Panizzardi, Andrea Marchetti, Fatima Macias, Giordano Cognini,  Andrea Antonelli. Ognuno dei sette concorrenti ha avuto a disposizione una Induction Moka Pot da 3 tazze di E&B Lab, tre tipi di acqua filtrate con le cartucce di Brita e un caffè Guatemala Huehuetenango Mam “Moka Challenge” di Garage Coffee Bros. Trascorsi i sei minuti in cui realizzare estrazioni di prova, ce ne sono stati altrettanti per la gara, con la preparazione di un caffè da presentare ai giudici che l’hanno valutato in base al gusto, al TDS , ovvero i solidi solubili estratti (per la sua verifica Luigi Lupi ha messo a punto con la figlia Martina, la Moka Control Chart), nonché la presentazione della preparazione, la mise en place e la pulizia.

La giuria all'opera
La giuria all'opera

Ha vinto Andrea Panizzardi, barista presso il Bar Fortuna Casalnoceto nell’omonimo Comune in provincia di Alessandria. Per ottenere una bevanda più “pulita”, prima del filtro in metallo ne ha inserito uno in carta. Nel filtro a imbuto ha posto 18 gr di macinato e nella caldaia 150 ml di acqua a 86°C; quando il caffè si è riversato nel raccoglitore, ha trovato 15 ml di acqua fredda che non hanno permesso che si scaldasse ulteriormente ed effettuato un bypass. Secondo Andrea Marchetti, che che fa parte del team della torrefazione La Cittadella Caffè di Pontedera (Pisa), terza Fatima Macias.

Martina Lupi ha condotto la competizione

Soddisfatta Martina Lupi, che ha organizzato e condotto la competizione. “Sono profondamente legata alla moka, che rappresenta il buongiorno del mattino che condivido con papà - ci dice -. Siamo convinti che, al pari dell’espresso e delle preparazioni a filtro, meriti attenzione: attorno alla caffettiera c’è tanta tradizione, ma soprattutto tanta ricerca. Le modalità di preparazione e i risultati in tazza lo testimoniano”. Il desiderio è di farne una gara itinerante che coinvolga il maggior numero di professionisti e coffee lover. Il 21 dicembre appuntamento per la terza semifinale della Professional Moka Challenge a Verona e a Sigep 2020 presso lo stand Musetti la finale italiana tra i tre finalisti selezionati.

Renata Zanon
Andrea Marchetti
Alberto Polojac
Alberto Polojac
Fatima Macias
Giordano Cognini
Andrea Antonelli

Un nuovo abito per il Ferrari Maximum Blanc de Blancs

Lunelli Cantine Ferrari
Marcello, Matteo, Camilla e Alessandro Lunelli, patro di cantine ferrari svelano il nuovo Ferrari Maximum Blanc de Blancs

Elegante, raffinata e dalla forte contemporaneità. È la nuova immagine con la quale Cantine Ferrari hanno vestito uno dei pezzi forti della casa: Ferrari Maximum Blanc de Blancs.

Presentata a Milano all’Area 56, nel corso di una grande festa alla quale hanno preso parti personaggi dello spettacolo e dello sport, la nuova veste grafica del Ferrari Maximum, realizzata dallo studio Robilant & Associati, spinge forte sulla contemporaneità, ma sempre mantenendosi coerente con la storia della casa trentina. Particolare risalto viene infatti dato al bianco e al nero, i colori di Ferrari, ai quali si aggiunge una nota decisa di rosso, colore da sempre nello stemma. Molto raffinata la capsula, che presenta, in rilievo, la texture ricavata dalla ripetizione della lettera “F”, ormai diventata emblema delle Cantine. Il risultato è un’immagine elegante e moderna, dove tradizione e contemporaneità si fondono alla perfezione.

Ferrari Maximum Blanc de Blancs
Il nuovo Ferrari Maximum Blanc de Blancs

E non poteva essere diversamente, considerando che Ferrari Maximum Blanc de Blancs è stata la prima etichetta realizzata agli inizi del Novecento dal fondatore della casa, Giulio Ferrari. Un Trentodoc (alc 12,5% in vol) di grande personalità, che nasce da uve Chardonnay di montagna, raccolte a inizio settembre manualmente, e affina 36 mesi su lieviti selezionati. Dal colore giallo paglierino luminoso e con un perlage di notevole persistenza, si caratterizza per la sua freschezza e fragranza con la quale conquista naso e bocca e che lo rendono ideale per l’aperitivo e per accompagnarsi a un’ampia varietà di proposte gastronomiche.

Il rinnovo d’immagine ha interessato anche gli altri due pezzi della collezione Maximun, il Ferrari Maximum Rosé (alc 12,5% in vol), dal gusto ricco e avvolgente, e Maximum Demi-Sec (alc 12,5% in vol), dal gusto rotondo e cremoso ideale per accompagnare i dessert.

 

Sfida a otto per il titolo di The Vero Bartender 2019

The Vero Bartender 2019 Amaro Montenegro

Si saprà domenica 22 settembre chi potrà fregiarsi del titolo di The Vero Bartender 2019. In quella data andrà infatti in scena al Chorus di Roma la finale italiana del concorso firmato da Amaro Montenegro.

In gara gli otto bartender che, con le loro originali ricette di sharing cocktail, questo il tema scelto per questa edizione, ovvero drink a base dell’Amaro pensati per una modalità di servizio che ne favorisca la condivisione e il consumo in compagnia, hanno superato le due Live audition, svoltesi a Milano e Roma.

I vincitori della Live audition di Roma, da sx: Dario Gioco, Daniele Giannascoli, Andrea Franzò e Christian Costantino

Ecco i loro nomi: Fabiana Canella con Italian Roulette, Enrico Giovannini con MonteTonka, Alessandro Fanfani con Beviamoci su!, Marco Masiero con Ribelli Virtudi, Dario Gioco con Caribbean Cappuccino, Daniele Giannascoli con Mate Julep, Christian Costantino con Oste! Un Monte! e Andrea Franzò con Montenopoli.

The Vero Bartender autition Milano
I vincitori della live audition di Milano, da sx: Enrico Giovannini, Fabiana Canella, Alessandro Fanfani, Marco Masiero

Ma per il vincitore il cammino non si concluderà qui. Oltre al titolo, si aggiudicherà infatti un posto nella finale globale di The Vero Bartender, dove affronterà i vincitori degli altri 11 paesi in gara: Stati Uniti, Regno Unito, Spagna, Germania, Austria, Svizzera, Belgio, Paesi Bassi, Svezia, Albania e Australia. In palio un viaggio a New York in occasione del prossimo Bar Convent Brooklyn e un tour tra i migliori locali della città.

 

La Tiki-mania invade l’Italia

Tiki-mania

Il Mai Tai diventa A Fin du Munnu. L’Hurricane U Rotalupo (l’uragano), lo Zombie si trasforma in U Sciancatu, lo storpio. Cronache da un menu Tiki ritrovato al beach bar Alexander Amare di Crotone. Ed è come un messaggio in una bottiglia ripescata un secolo dopo il suo avventuroso viaggio tra le coste della California di Donn Beach, pioniere dei Tiki drink e la Magna Grecia dei Bronzi di Riace. Idealmente, quella carta, è un ponte ideale tra la Hollywood che fu del pioniere Beach e la Calabria in vena di fare festa con ghirlande di fiori tropicali al collo, mug di ceramica, palme vere o finte.

“Se non potete arrivare in paradiso, sarò io a portarvelo”, diceva Donn Beach, quando negli anni Trenta creò a Los Angeles i suoi bar-ristoranti dall’insegna Don the Beachcomber. Erano locali mitici, nel senso che erano ispirati ai miti diffusi nei Mari del Sud. Tiki infatti era il nome con il quale le popolazioni del Sud Pacifico facevano riferimento  alla dimensione spirituale e agli idoli. L’ex avventuriere americano Donn Beach creò i Tiki drink per servirli nel suo primo bar da 24 posti a Hollywood, ma anche uno stile di arredo che diventerà matrice stilistica. Una galleria variopinta, come la coda di un pappagallo, fatta di poltrone Pavone, piante tropicali, reti da pesca, noci di cocco, sfere galleggianti giapponesi da pesca, lanterne e arredi in bambù.

“Faux tropical” si dice per sottolineare che si tratta di semplici fonti d’ispirazione. Niente a che vedere con le realtà delle isole di Tonga, Samoa e Papua Nuova Guinea.

Questi locali nascono, crescono e figliano anche in Italia perché simboleggiano un sogno di evasione, una legittima forma di escapismo. Sono giungle vere in contrapposizione alle giungle di cemento. Abbiamo aperto questo servizio con una foto emblematica tratta “Non lo Racconti”, terzo singolo dell’artista romano Bolo Mai. Il videoclip racconta in modo ironico le distanze create dai social network. Il filmato girato al Makai Surf & Tiki Bar, primo Tiki bar di Roma, è la metafora ideale per descrivere due soggetti in fuga dalla banale realtà proiettata dai nostri smartphone. È la voglia di evasione tipica dell’universo Tiki catapultata ai giorni nostri. Sono i racconti e i drink dei bartender Alessio Esposito, Camillo Affinita, Alessandro Verrucci e Marco Michelutti. È l’atmosfera di un locale come il Makai che veleggia verso paradisi lontani in senso spaziale e cronologico.

In Italia si assiste a un boom senza precedenti di questo format. Milano, Roma, Firenze, Trieste, Napoli, Cosenza, la Riviera Romagnola, Bari e tante altre città hanno i loro avamposti Tiki, completi di exotic & tropical drinks serviti in mug variopinte. Tutti, o quasi, precisi nei nomi e cognomi che danno alle cose.

Il naming, che nella lingua del marketing è lo studio della scelta del nome più vincente, è stato uno dei tratti distintivi di Donn Beach e dei suoi cocktail esotici. Le sue rum raphsody avevano nomi d’impatto come Shark’s Tooth, Cobra’s Fang, Missionary’s Downfall. Non solo. I suoi menu, come quelli dell’eterno rivale Trader Vic, raccontavano il contesto dietro ogni drink. Non si trattava di una sterile elencazione di ingredienti, ma di un fertile terreno di suggestioni. Ed è lo stesso spirito che pervade i menu di alcuni moderni Italo-Tiki bar. La carta canta al Rita’s Tiki Room, finestra con doppia vista sui Navigli da una parte e sulla Polinesia dall’altra. Il Dr. Funk (1920) viene definito uno dei cocktail più “antiki”, il Krakatoa è vulcanico, lo Zombie ha un elevato numero di ottani e non se ne possono ordinare più di due. È una prosa intrigante che coinvolge il lettore senza annoiarlo con i tecnicismi. Discorso analogo per il Platanos di Napoli. Nel menu firmato Alex Frezza, alla voce, Happy Moai si ricorda che “i Moai non sorridono…ma questo drink farà sorridere anche le facce di pietra più ostili”. Del The Big Easy si scrive “New Orleans si dice sia la città più a nord dei Caraibi. Abbiamo messo insieme il Bourbon americano e il più rude dei rum di Haiti…” Tratto distintivo di questo locale aperto a febbraio a due passi dall’Antiquario sono i suoi mix originali a base di distillati diversi. Non solo rum, ma tutto un mondo di spiriti, per questo locale Tiki, ma di nuova generazione. Un elegante bar in cui gli arredi moderni sovvertono, con stile, i canoni tradizionali dell’arredo Tiki.

Exotic vibes

Al Platanos, esteticamente (e non solo), ci sono alcuni punti di contatto con un locale dall’altra parte del mondo: il nuovissimo Esotico Miami aperto ad agosto in Florida da Daniele Dalla Pola, lo stesso DDP nazionale che nel 2009 decise di mollare l’esperienza vodka bar del Nu Lounge di Bologna, sciogliere gli ormeggi e fare veleggiare il suo locale verso i Mari del Sud sulla zattera del Tiki. Una missione del Kon-Tiki post-litteram tra l’Emilia e le Hawaii. Cavalcare questa nuova onda ha fatto del locale di Bologna l’apripista dei locali Italo-Tiki. Qui sono nati classici contemporanei come Sexy Colada, Dan’s Special e Nu Mai Tai. Sempre al Nu Lounge a furia di fiammate Dan e i suoi seguaci hanno fatto più faville di un vulcano. Perché la fiamma, vera o finta, è un elemento distintivo dei banchi Tiki. Se vogliamo è un effetto da B-movie, ma è certamente capace di attirare anche gli ospiti più distratti. La troviamo anche all’Hawaiki, locali di Bellaria, mentre viene accesa e poi addomesticata sapientemente da Samantha Migani. Il menu di Hawaiki - dal termine con cui i polinesiani indicano la terra degli dei - include specialità come Golden Stag di Gianni Zottola, super consulente di questo locale.

È un viaggio dalla sponda dell’Adriatico ai Mari del Sud simile a quello del Luau Tiki Bar di Bari, guidato da Davide Mitacchione, perfetto nei panni del barman Tiki, ma anche nello stile cubano di fare cocktail. Nel suo locale c’è la massima cura negli allestimenti, nell’oggettistica e negli spazi: una porta verso altri paradisi, distante anni luce dalle orecchiette alle cime di rapa. E sul nostro radar appaiono, oltre ai locali già citati, realtà come Maita di Trieste, Donn Pedro a Firenze, SoBar a Pozzuoli, Tiki Comber a Cesenatico, Makutu Tiki Bar a Livorno. Il Tiki arriva perfino negli hotel 5 stelle. Succede a Roma al Tiki Tiki, cocktail sulla terrazza dell’hotel La Griffe in via Nazionale. Vista sulla Città Eterna, ma ago della bussola puntato verso la Polinesia.

Sbunda, il panino di Calabria sbarca a Milano

Sbunda
Il bancone dello Sbunda di Milano
Sbunda offre panini ma anche prodotti e ingredienti tipici calabresi. Trenta metri quadri supportati da un’idea vincente: puntare sul territorio

Panini ovviamente. Ma ancor prima ingredienti, materie prime e prodotti tutti rigorosamente made in Calabria. Già perché nel locale aperto a marzo scorso in zona Chinatown, a Milano, da Marco Rizzitano e Giampaolo Cardamone tutto ruota attorno alla regione di provenienza dei creatori di Sbunda.

«Il nostro locale - dice Cardamone - vuole essere la rievocazione della vecchia salumeria di paese, ma naturalmente in chiave moderna. Tutto quello che offriamo al suo interno proviene infatti da piccoli laboratori artigianali sparsi sul territorio regionale. Ovviamente salumi e formaggi, la base di un panino che si rispetti, ma anche salse, verdure conservate, prodotti ittici e poi bibite, vini, birre. Vogliamo valorizzare le piccole e tipiche produzioni della nostra terra, promuovendone i sapori e la grande varietà gastronomica». Insomma la Calabria non è solo ‘nduja, anzi. «Dal bergamotto alla liquirizia, da salumi a formaggi unici le specialità sono tante - continua il patron di Sbunda -. Pensiamo al butirro, prodotto che nasce in passato dalla necessità di conservare il burro (che veniva rinchiuso in un guscio di provola). Oggi lo proponiamo quale ingrediente dei nostri panini e il sapore e la morbidezza che offre alla preparazione, grazie al burro che si scioglie quando gli altri ingredienti vengono scaldati in piastra, sono unici».

Marco Rizzitano, l’altro fondatore, risiede invece in Calabria (dove gestisce Rizzi’s, hamburgeria che segue la stessa filosofia di Sbunda). È lui che va alla ricerca di piccole produzioni con le quali rifornire il locale milanese. E si tratta di un lavoro continuo dato che Sbunda, oltre a preparare e servire panini, mette anche in vendita a scaffale molte specialità (conserve, vini, birre e via dicendo).
Il menu? Le proposte sono divise in tre tronconi. Il primo mette il cliente al centro della scena. Funziona così. Per un panino (6 euro) il cliente può scegliere di combinare quattro ingredienti presi da altrettanti capitoli (salumi, formaggi, verdure e salse più un capitolo dedicato agli extra che comporta 1 euro in più sul conto). A suo piacimento (e dopo aver scelto il pane che preferisce, sono due le tipologie presenti, bianco da lievito madre e integrale) compone la ricetta che desidera.
Oppure può scegliere tra le proposte che appaiono nel capitolo “A noi piace” (i panini creati da Cardamone e Rizzitano) o in quello “A nonna piace” dove le farciture sono le ricette più tradizionali della gastronomia calabrese (parmigiana di melanzane, soffritto di maiale, polpette al sugo e altro ancora e tutto preparati da uno chef calabrese in un laboratorio alle porte di Milano).

Capitolo Bevande. Cinque birrifici artigianali, naturalmente calabresi (Birra Kalabra, Gladium, Fridda Khala, Angel’s Beer e Limen) mettono a disposizione del cliente una dozzina di etichette mentre ampia è anche la scelta di bibite e bevande. Oltre alle immancabili, gassosa, cedrata e via dicendo spiccano alcune chicche poco conosciute fuori regione: il Bergotto, bevanda a base di bergamotto prodotta da Spina Santa di Bova Marina, e la Brasilena, una sorta di gassosa al caffè prodotta da Acqua Calabria. A proposito di acqua. Ovvio no? È calabrese: Mangiatorella, che ha la sua fonte a Stilo (Rc).

Le grandi catene di locali alla conquista dei clienti. Con la digitalizzazione

catene Euromonitor

Una più forte fidelizzazione della clientela, la possibilità di offrire nuovi servizi e, in definitiva, un incremento delle vendite. È quanto promettono le nuove tecnologie digitali applicate al mondo dei locali, Non a caso la digitalizzazione dell’esperienza costituisce uno dei trend più importanti del settore. A spingere in questo senso sono, in particolare, le grandi catene di locali, protagoniste di una vera e propria rivoluzione digitale. Un processo che ricalca quanto avviene nella società più in generale, dove la diffusione e l’utilizzo di dispositivi mobili, basti pensare agli onnipresenti smartphone, è sempre più comune e dove è in costante crescita il numero di consumatori che utilizza tali dispositivi per interagire con i locali, per esempio, per consultare il menu o effettuare ordinazioni per l’asporto. Del resto, secondo uno studio di Euromonitor International, una delle maggiori società di ricerche di mercato, entro il 2022 ben il 9% del totale degli ordini globali nel foodservice sarà effettuato online, per un giro di affari che toccherà i 267 miliardi di euro.

Ma nel suo studio la società di ricerche dice molto di più. Il report ha infatti analizzato le principali strategie digitali messe in campo dalle 25 maggiori catene internazionali, sulla base della classifica elaborata, sempre da Euromonitor sui volumi di vendita (dallo studio sono state escluse quelle statunitensi), delineando le principali tendenze in atto nel settore. Classifica, è bene sottolinearlo, dominata dalle realtà con sede in Asia, con una netta prevalenza delle catene giapponesi, che tra l’altro occupano anche le prime tre posizioni, e che vede la presenza di soli tre operatori europei, dei quali nessun italiano.

Promuovere le vendite d’asporto

Una prima forte tendenza è l’utilizzo di app per promuovere le vendite d’asporto. Non a caso proprio tale modalità di vendita è stata radicalmente trasformata dall’impatto delle tecnologie digitale nel corso degli ultimi anni, ampliandone le opportunità sia in termini di una maggiore fruibilità e libertà per quanto riguarda l’effettuazione degli ordini sia di incremento stesso del numero di consumatori che ne fruiscono. Un processo che presenta ancora ulteriori e ampi margini di crescita: le vendite globali tramite consegna, stima il report, dovrebbero crescere del 69% nei prossimi cinque anni, garantendo un incremento del giro di affari di quasi 100 miliardi di euro entro il 2022.

Una soluzione che piace agli operatori, in quanto rappresenta l’opportunità di vendita incrementale, soprattutto quelli che fino ad ora hanno poco puntato, in particolare per difficoltà logistiche e costi del servizio, che l’avvento di società di delivery terze hanno ora contribuito ad eliminare, ma non meno ai consumatori. Lo sviluppo delle app di delivery garantiscono loro tutta una serie di benefici, a partire da una fruizione del servizio più immediata e semplificata, proseguendo con la possibilità di effettuare i pagamenti e di godere di servizi personalizzati, come la segnalazione delle novità in menu che potrebbero maggiormente interessare o di offerte dedicate.

Fidelizzare e differenziarsi

Ma le catene sono molto attive anche nello sfruttare le potenzialità del digitale per le attività di fidelizzazione dei consumatori. Emblematico il caso, riportato nello studio, della catena giapponese Yoshinoya che nella sua app offre una varietà di funzioni studiate per rafforzare la fedeltà dei clienti, come la possibilità di prepagare le pinte di birra, che acquistano con sconti, che poi possono consumare in qualsiasi locale della catena, anche in più visite. Ma ancora, l’app è dotata anche di contapassi che stimola i consumatori a utilizzarla sempre nelle loro attività quotidiane in modo da guadagnare sconti sugli ordini che effettuano camminando.

Migliorare l’esperienza nel locale

Attraverso l’innovazione digitale si va ridefinendo poi la stessa esperienza offerta al cliente all’interno del locale. In questo ambito, se l’opportunità di effettuare ordinazioni e pagare tramite app dallo tavolo è sempre più diffusa, c’è chi si spinge molto più avanti. Il caso scuola viene ancora dall’Estremo oriente, dove la catena giapponese 7-Eleven utilizza la tecnologia avanzata del riconoscimento facciale per regalare ai clienti un’esperienza di consumo futuristica anche nelle operazioni più familiari. Tramite riconoscimento facciale, per esempio, i clienti possono usufruire dei forni microonde self-service, dei frigo, delle prese per la ricarica degli smartphone. Un’esperienza che inizia già all’ingresso del locale, dove vengono subito riconosciuti e accolti, e che prosegue fino al momento del conto, quando i loro dettagli finanziari vengono immediatamente richiamati, così da rendere le transazioni estremamente veloci e fluide.

A tu per tu con Guillaume Leblanc, lo “sciamano del Tiki”

Guillaume Leblanc, lo
Guillaume Leblanc, lo "sciamano del Tiki"
Dopo il Dirty Dick di Parigi ha iniziato a girare il mondo per diffondere la sua passione per il tiki e per il rum. Lo abbiamo intervistato a Baritalia

Guillaume Leblanc è conosciuto per aver contribuito al successo del Dirty Dick, celebre locale Tiki parigino. Recentemente “lo sciamano del Tiki” ha deciso di lasciare il bar per dedicarsi, in veste di consulente, alla diffusione degli exotic drinks. Guillaume ha approfondito la conoscenza del rum, re degli ingredienti in questo genere di drink, grazie ai suoi numerosi viaggi, dai Caraibi e all’Oceano Indiano, alla scoperta delle distillerie. Lo abbiamo incontrato a Roma durante Baritalia al Tyler Ponte Milvio. Qui il nostro special guest ha presentato tre drink in stile Tiki, tra cui l’Elijah Iration (dedicato al suo bambino appena nato), un perfetto incrocio tra un Banana Daiquiri e un Pearl Diver. Il cocktail contiene Plantation Jamaica 2005 e Plantation Oftd, Giffard Banane du Brésil, succo di lime fresco, assenzio e Soma’s mix, un tocco di Don’s Gardenia mix con acqua, miele di acacia, burro e liquore alle spezie.

Guillaume da cosa nasce il tuo interesse per i drink Tiki?
Tutto inizia nel 2012. Al tempo lavoravo per l’Experimental Group di Parigi e precisamente al Prescription Cocktail Club aka PX. Tutte le nostre preparazioni, dagli sciroppi ai succhi, erano fatte in casa. A un certo punto ho scoperto che questo modo di fare miscelazione - che sfrutta al massimo le materie prime - potesse essere utile per creare drink esotici stile Tiki. È stato in questo periodo che ho iniziato a sviluppare il gusto per i rum e a condurre la ricerca sullo stile Tiki, per poi arrivare alla mia prima serata in stile Tiki al PX. Avevamo anche creato una variante dello Zombie, lo Zombie n° 2, che piaceva molto. Questo drink mi ha spinto a una ricerca più approfondita sullo Zombie per scoprire cosa lo rende così speciale. Lo stesso anno (2012) sono andato a New York e ho visitato Painkiller, un super bar Tiki che purtroppo ora è chiuso. In questo bar ho bevuto uno dei migliori Mai Tai della mia vita e a casa ho ancora il loro menu. Dopo il 2012 posso dire che la vita è cambiata ed è scoppiata la mia vena Tiki.

A cosa è dovuta l’attuale rinascita dei cocktail Tiki in tutto il mondo?
Originariamente il Tiki si chiamava Exotics o Tropicals, uno stile nato in un periodo difficile negli Stati Uniti durante la Grande Depressione degli anni ‘30. La cultura Tiki è iniziata ufficialmente verso la fine del Proibizionismo nel 1933 con l’apertura del Don’s Beachcomber, un bar-ristorante in stile polinesiano a Hollywood in California. Il proprietario Ernest Raymond Beaumont-Gantt era un contrabbandiere di rum e sosteneva di aver navigato gran parte dell’Oceano Pacifico.
Il ristorante prese in seguito il nome di Don the Beachcomber ed Ernest cambiò legalmente il proprio nome in Donn Beach. La rinascita della cultura Tiki è avvenuta una decina d’anni fa più o meno per le stesse ragioni. Tra il 2007 e il 2008 c’è stata la crisi finanziaria globale. Il Tiki, con la sua idea di escapismo, è stata una valvola di sfogo per molti. Oggi il Tiki continua ad andare a gonfie vele grazie a clienti “avventurosi” alla ricerca di una pausa mondana dalla loro routine quotidiana. Tuttavia, credo che la vera ragione della rinascita della cultura Tiki sia attribuibile a un genio, l’appassionato proprietario di un bar Tiki di New Orleans chiamato Beachbum Berry’s Latitude 29. Jeff “Beachbum” Berry, è l’archeologo della mixologia Tiki. Ha passato molti anni alla ricerca degli ultimi sopravvissuti e discendenti del movimento Tiki originale per trovare risposte e reliquie speciali. Ha rintracciato e comprato i famigerati libri neri in codice di Don the Beachcomber. Donn Beach ha mantenuto il più stretto segreto sulle sue ricette anche con i suoi bartender dicendo loro di usare, per esempio, “un’oncia della Bottiglia A e un quarto della Bottiglia B”. Ma Jeff è riuscito a scoprire queste ricette nascoste e le descrive nei suoi libri. È grazie alla ricerca di Beachbum Berry che conosciamo i Don’s Spices, i Don’s mix e il Munrelaf, nome allo specchio dell’indispensabile falernum.

Quanti rum hai nella tua collezione e quali sono i tuoi rum drink preferiti?
Ho smesso di contare le mie bottiglie di rum. Preferisco nasconderle in vari luoghi e spero di poterle gustare tra 10 o 20 anni. Sembra pazzesco, ma sono sicuro che valga la pena aspettare. Il mio drink preferito a base di rum è il Daiquiri. È una ricetta semplice ed è uno dei modi migliori per gustare un ottimo rum come quelli dell’isola della Reunion della distilleria Savanna, i rum giamaicani overproof e i rum di Saint Lucia. Poi naturalmente c’è il Mai Tai, perché amo il vero rum giamaicano come quello della riserva Worthy Park, della piantagione Xaymaca o della tenuta Hampden, abbinato a una buona orzata fatta in casa. Un altro mio mito esotico è l’ancestrale Saoco, fusione perfetta tra rum (in origine aguardiente, ndr) e acqua fresca di cocco. Penso che il rum e l’acqua di cocco siano fatti per stare insieme, perché uno esalta le qualità dell’altro con il risultato di un drink davvero rinfrescante.

Quanto è importante l’interior design per un locale Tiki?
Don the Beachcomber era solito dire “Se non potete andare in paradiso, lo porterò io da voi”. E questo viaggio dovrebbe iniziare proprio all’ingresso di un bar Tiki. Come ho detto prima, l’escapismo è una delle chiavi per offrire un’esperienza indimenticabile al cliente. Credo che un drastico cambiamento dell’ambiente sia necessario quando il vostro ospite entra per attirarlo davvero nel vostro “paradiso”.

Ytalian, la caffetteria che rivitalizza il self service

Ytalian, Gianni Cocco
Lo staff di Ytalian con Gianni Cocco e Davide Pisano
Ytalian interpreta in chiave moderna il self service di vecchia memoria puntando sulla qualità. A cominciare dal caffè, anche in versione filtro

Da rosticceria a caffetteria self service di nuova generazione. Succede con Ytalian al centro commerciale La Corte del Sole a More Corraxe, alle porte di Cagliari. Focus del nuovo locale, inaugurato lo scorso aprile, è il lungo banco di 12 m con un’offerta che spazia dalla caffetteria a smoothie, milk shake, frullati, yogurt, cocktail. Le proposte sono suddivise per aree merceologiche tematiche al fine di aiutare la clientela a orientarsi con rapidità, a servirsi e a occupare i 120 posti a sedere disponibili del self service. Al centro del locale spicca un’isola dove i clienti possono condire le portate o fare una sosta veloce sugli alti sgabelli adiacenti al banco. «I dati e le prospettive per il settore vedono nel fast food e nel self service le chiavi vincenti - osserva Giorgio Saiu, titolare del locale -. Due chiavi che ho interpretato con un servizio rapido e una cucina semplice ma con una qualità da slow food a prezzi sostenibili. Non solo. Ho rivoluzionato anche con l’offerta del bar: da Ytalian non si va al banco solo per ordinare una bevanda o un croissant, ma per “costruire” ciò che si desidera degustare. È un percorso sensoriale che piace molto, basti pensare che in pochi mesi gli scontrini della caffetteria sono passati da una media di 80 a 350 giornalieri». Artefice di questa “rivoluzione” è stato Gianni Cocco, che ha studiato a lungo le nuove proposte, la migliore suddivisione del banco e dei prodotti offerti al fine di realizzare un insieme organico e funzionale.

Avvicinandosi al banco bar, la prima area tematica che il cliente incontra è quella dei lievitati per la colazione, che qui sono in più versioni e in prevalenza vuoti, da farcire al momento con appositi dosatori a leva che erogano 8 g di prodotto e propongono sette gusti: marmellate di frutta, cioccolato, pistacchio, nocciola, crema pasticcera e miele.

Un layout vincente

Sul retrobanco spicca una macchina espresso Strada EP de La Marzocco e, sempre a proposito di caffè, la miscela della casa è composta da tre Arabica provenienti da Brasile, Colombia e Guatemala e una Robusta Kaapi Royal dall’India. «Questa miscela, composta per l’80% da Arabica e il restante 20% da Robusta, è stata creata con caffè selezionati da noi e tostati su nostra indicazione - afferma Cocco -. Facendo diversi test, ho trovato che il migliore risultato in tazza si ottiene con un’estrazione effettuata a una pressione tra 3 e 6 bar, i classici 9 lo renderebbero troppo aggressivo. Tra le proposte della caffetteria, abbiamo inserito anche l’estrazione con il filtro naked e il cold brew, prodotto insolito che ha incontrato subito il gradimento dei clienti». Un gradimento che, a livello complessivo, è ben rappresentato dai numeri che Cocco snocciola con orgoglio: «La vendita di caffè è passata da circa mezzo kg giornaliero a 4-5 kg». Proseguendo, sempre lungo il banco, ci si imbatte nell’area dolci, nel punto cassa e nella parte dedicata alla frutta di stagione pronta per realizzare più preparazioni: dalla classica macedonia a frullati, estratti, smoothie e milk skake. Infine, l’appendice del lungo banco è dedicata allo yogurt ed è stata ideata dal pasticcere e consulente Davide Pisano: «lo proponiamo in due versioni: fresco naturale e greco, erogati da una macchina soft. A Cagliari ci sono molti sportivi e questo prodotto sano, che arriva al bar tutte le settimane fresco e subisce solo una lavorazione minima, è richiesto lungo tutto l’arco della giornata. Abbiamo anche uno yogurt vegano, a base di una bevanda di soia biologica».

Non mancano i drink per il momento aperitivo, tra i quali classici come il Negroni, lo Sbagliato e 6 versioni di Spritz. Saiu è soddisfatto del buon riscontro registrato dal locale e, se il bilancio continuerà a essere positivo, non è escluso uno sviluppo del format attraverso accordi di franchising, soprattutto all’estero.

Coca-Cola Hbc Italia mette nel mirino Lurisia

Coca-Cola Hbc Italia Lurisia

C’è Lurisia, storica azienda di acque minerali e bibite premium, nel mirino di Coca-Cola Hbc Italia. La società, principale imbottigliatore dei prodotti a marchio The Coca-Cola Company sul territorio nazionale, ha infatti annunciato di aver sottoscritto un accordo preliminare per l’acquisizione di Acque Minerali, che produce e distribuisce i sui prodotti con il brand Lurisia, controllata dal fondo d’investimento privato IdeA Taste of Italy, gestito da DeA Capital Alternative Funds Sgs, dalla famiglia Invernizzi, e da Eataly Distribuzione.

L’operazione, del valore di circa 88 milioni di euro, tale il valore concordato di Lurisia, sarà conclusa entro l’anno con il supporto di The Coca-Coca company e rappresenta un ulteriore tassello nella strategia di Coca-Cola Hbc di porsi come Total Beverage Partner, ovvero un'azienda in grado di offrire ai consumatori prodotti adatti a ogni momento della giornata, dalla colazione al dopocena, incrementandone l’offerta premium del portafoglio.

Fondata nel 1940 a Roccaforte Mondovì, in provincia di Cuneo, Acque Minerali offre acque minerali e frizzanti provenienti da fonti sul Monte Pigna, a 1.400 metri sul livello del mare, in imballaggi in Pet e vetro. L’azienda è stata pioniera nella ricerca di pack che, con la loro eleganza e raffinatezza, valorizzassero al meglio la qualità delle sue acque, come le bottiglie in vetro a forma di campana disegnate dallo studio di architettura e design Sottsass Associati. Alle acque si aggiunge una gamma di bevande ispirate da autentiche ricette italiane e prodotte con ingredienti di altissima qualità della Penisola. Gamma che comprende le referenze Chinotto, preparata con chinotti del Presidio Slow Food di Savona, Gazzosa, con limoni sfusati della Costiera amalfitana, Aranciata, preparata con estratto dell’arancia del Gargano Igp (altro Presidio Slow Food), Aranciata Amara, con arancia Merangolo di Puglia, Aranciata Rossa, a base di Arancia Rossa di Sicilia Igp, e Tonica, anch’essa fatta con chinotti del Presidio Slow Food di Savona. Vere eccellenze diventate simbolo del gusto e dello stile italiano: non a caso negli ultimi 10 anni Lurisia è stata partner nei principali eventi organizzati da Slow Food.

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