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1936 Il Cartoccio, le nuove patatine San Carlo da consumare calde

San Carlo patatine 1936 Il Cartoccio

Novità in casa San Carlo. L’azienda milanese, tra le maggiori realtà del settore chips e snack, ha lanciato le nuove patatine 1936 Il Cartoccio pensate per essere consumate anche calde.

Tante le caratteristiche distintive delle nuove chips. A partire dalle foglie grandi, per proseguire con il taglio spesso che, abbinato a un particolare metodo di cottura, dona loro una grande croccantezza, e con la presenza della buccia, che conferisce un impatto visivo naturale e unico.

Ma innovativo è anche il metodo di consumo: le patatine 1936 Il Cartoccio sono state infatti pensate per essere portate a tavola e per un consumo condiviso. A questo contribuisce anche il nuovo pack self standing con apertura facilitata, in formato da 170 grammi, che le rende subito pronte allo scopo. Inoltre, possono essere proposte calde, scaldandole velocemente in forno o in microonde, esaltandone così il profumo e il gusto genuino.

La nuova referenza amplia la gamma 1936 di patatine premium di San Carlo, che già conta le 1936 Antica Ricetta e le 1936 con pomodoro, prezzemolo e basilico, e che si richiama alle origini dell’azienda, appunto all’anno 1936 quando a Milano nasceva la Rosticceria San Carlo. Proprio come allora, i prodotti della gamma vengono preparati con un’attenta selezione delle migliori patate, lavate in acqua corrente, tagliate e poi sottoposte a una cottura lenta, in olio di girasole alto oleico, a diverse temperature, che le rende particolarmente dorate e croccanti. Il tutto, inoltre, con un processo di lavorazione che, grazie alle innovazioni tecnologiche introdotte, consente di abbattere l’assorbimento dei grassi, rendendo le patatine molto leggere.

La MIG di Longarone fa 60 con 200 brand del gelato

Luca Zaia MIG Longarone 2019

Passaggio di testimone dall'Italia alla Spagna, al vertice della confederazione delle associazioni europee dei gelatieri artigiani Artglace. Al presidente uscente, Filippo Bano, succede Marco A. Miquel Sirvent, attuale presidente della spagnola ANHCEA - Asociación Nacional de Heladeros Artesanos.  L'assemblea di Artglace che ha sancito il passaggio di consegne si è tenuta sabato a Longarone, e ha anche spostato la sede operativa della associazione dalla stessa Longarone a Jijona nella comunità autonoma Valenciana, vicina quindi al nuovo presidente Miquel.

Da sx Marco Miquel e Filippo Bano
Da sinistra, Marco Miquel e Filippo Bano

«I gelatieri siano ambasciatori»

Intanto, ieri è andato in scena il taglio del nastro della 60esima edizione della MIG, la Mostra Internazionale del Gelato Artigianale di Longarone, che festeggia un importante traguardo - la prima edizione fu nel 1959. Quest’anno in fiera sono presenti oltre 200 brand del mondo del gelato, provenienti da 13 regioni italiane e 11 Paesi esteri. In esposizione macchine per il gelato, attrezzature, semilavorati, materie prime, arredamenti e accessori per la gelateria artigiana. «Quest'anno abbiamo rappresentati fra espositori e buyers oltre 40 paesi del mondo. Siamo internazionali«, ha detto Gian Angelo Bellati, presidente di Longarone Fiere. «Tra i buyers anche due cinesi. Abbiamo creato una rete, grazie alle Camere di commercio all’estero distribuite in tutto il Mondo, perché portassero potenziali aziende interessate alla filiera del gelato. Vogliamo che le nostre istituzioni aiutino i nostri gelatieri a diventare ambasciatori di un'eccellenza italiana nel Mondo. Continueremo con la formazione e la valorizzazione del territorio e del gelato artigianale. È importante anche la giornata europea del Gelato che si svolgerà il 24 marzo nata grazie allo sforzo di molti gelatieri che hanno influenzato positivamente il Parlamento Europeo e giusta ricompensa per gli sforzi profusi».

Le novità di Rancilio Group al Milan Coffee Festival

Le novità Rancilio a The Milan Coffee Festival

Rancilio RS1, la nuova versione in colore verde olivaUltime ore per visitare lo stand Rancilio a The Milan Coffee Festival, il 2 dicembre aperto dalle 10 alle 17 solo per gli operatori del settore, presso il Superstudio di via Tortona. Protagonista è la macchina espresso Rancilio Specialty RS1, disponibile per i roaster che vogliono provare ad estrarre i loro caffè con diversi profili di temperatura (Up, Down o Flat). Da parte loro, i concorrenti che si sono qualificati per le finali italiane di Latte Art del circuito Sca Italy a Sigep 2020, hanno la possibilità di provare e prendere confidenza con la leva a vapore a due potenze. Da provare anche la nuova versione colore verde oliva con manopole in legno.

Accanto a tutte le RS1 c’è il nuovo macino on demand Rancilio V50, il primo progettato dall’Azienda di Villastanza di Parabiago (MI). Ha motore orizzontale e macine verticali da 50 mm in acciaio inox che permettono di realizzare ogni tipo di macinatura, dall’espresso alla french, press grazie all’ampia scala di regolazione. È indicato per locali che hanno bassi consumi o come secondo macinino per miscele speciali o singole origini. La tramoggia è da 500 grammi ed è possibile regolare 3 dosi; la pulizia è semplificata grazie alla tecnologia anti-statica.

In anteprima la nuova versione della macchina a un gruppo Rancilio Silvia, da più di vent’anni felicemente sul mercato: lo sviluppo della nuova macchina è partito dal desiderio di offrire migliori prestazioni in linea con le apparecchiature professionali. Di qui la nuova Rancilio Silvia Pro, con doppio Pid per il controllo della temperatura dell'acqua e boiler separati per l’erogazione di caffè e vapore; sarà sul mercato dal 2020.

Infine, la nuova Egro Next Touch Coffee, la macchina superautomatica progettata per il drip coffee, con quattro tramogge caffè. Tra le principali caratteristiche spicca la varietà del menu, con quattro diverse qualità di caffè sempre disponibili e oltre dieci miscele caffè personalizzabili, il Self-Adjusting Grinder per il controllo, la regolazione della macinatura in tempo reale e l’interfaccia touchscreen. Può realizzare fino a 200 tazze al giorno.

Campari Entering Red arriva al Dry Milano per la festa di chiusura dei 100 anni del Negroni

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Approda al Dry di Milano, quello di Viale Vittorio Veneto 28, Entering Red, il road show di Campari che fino ad aprile del prossimo anno toccherà 50 dei locali più esclusivi della Penisola. L’appuntamento al Dry, in programma il primo dicembre, è però un doppio evento, in quanto la tappa del tour coincide anche con la festa che chiude le celebrazioni dedicate da Campari ai 100 anni del Negroni. Non a caso proprio il grande classico, simbolo dell’aperitivo italiano nel mondo, sarà il protagonista della drink list della serata, insieme ad altri iconici cocktail preparati sempre con il famoso Bitter, quali Campari Americano, fatto con Campari, 1757 Vermouth di Torino e spash di soda, e Campari Spritz, con Campari, Cinzano Prosecco Doc e soda.

Tornando al tour, ogni tappa vuole regalare una drinking experience speciale ai clienti dei locali. Un viaggio multisensoriale che si sviluppa tra miscelati, arte e luce. Proprio la luce è il filo conduttore di tutto il tour, l’elemento che svela l’intensità emotiva del mondo Campari.

E alla luce del “Rosso Campari” sono ispirate le tre opere d’arte, che si possono ammirare nei vari appuntamenti, realizzate da tre artisti di fama internazionale per raccontare l’essenza di Campari Entering Red: passione, intrigo, mistero, ma anche ispirazione, creatività e immaginazione. Si tratta di Regia, opera di Massimo Uberti ispirata a una citazione di Federico Fellini, che evidenzia la poliedricità della luce e la sua importanza all’interno di un racconto visivo. Di L’Albero Della Vita, creata da Marco Gallotta, artista italiano residente a New York, con la sua innovativa tecnica del “paper-cutting” e che riassume il trinomio luce-materia-natura, dove la luce diventa materia i cui riflessi rivelano lati nascosti da attraversare con lo sguardo nella ricerca di un’esperienza primordiale. E di Luce ora e sempre, di Luca e Andrea Di Cesare, designer italiani di base a Shanghai, installazione che indaga i confini epistemologici della luce, frammenta nel tempo e nello spazio la realtà, ne crea numerose coesistenti, contraddittorie ma complementari.

Dopo la tappa al dry, il tour Entering Red prosegue con gli appuntamenti in programma il 6 dicembre al Bar Pasi di Trento, il 7 al Tiffany di Bolzano, il 13 all’Hops di Siracusa, il 14 a I Corrieri di Palermo, il 17 al Lobby Campari di Sesto San Giovanni (Milano), il 19 al Cafè Noir di Reggio Calabria, il 10 al kubic Luonge Bar di Lametia Terme (Catanzaro), il 21 al Putuscino di Rende (Cosenza) e il 10 aprile del 2020 al Gran Bar di Torino.

Da Art&Caffeine la mostra fotografica The Coffee Hunter Uganda

The Coffee Hunter Uganda al Faema Flagship StoreRimarrà aperta fino al 20 aprile 2020 la mostra fotografica The Coffee Hunter Uganda presso il Faema Flagship Store “Art&Caffeine” di via Forcella 7 a Milano. Raccoglie immagini di persone, volti, momenti del lavoro di chi vive quotidianamente il processo del caffè in un Paese emergente come l’Uganda, dal grandissimo potenziale sul fronte qualitativo. Colpiscono il vigore di chi ogni giorno movimenta grandi quantità di caffè, i colori protagonisti di paesaggi, sfondi e abiti, la dignità di contadini, operai e donne. Firmano gli scatti Flavio&Frank, fotografi e fratelli, salentini di origine, che hanno seguito Francesco Sanapo nel suo viaggio di centinaia di chilometri attraverso l’Uganda, in “boda-boda”, la motocicletta locale, alla ricerca di coffee shop che propongono caffè particolari, per poi incontrare tante persone, la realtà della foresta dove vivono i gorilla e quella del caffè, per cui ha scelto la farm di Peter’s and Family a 1900 metri di altitudine sulle pendici del monte Elgon, un vecchio vulcano al confine con il Kenya. In queste terre il caffè è la principale fonte di reddito, che ha permesso di ridurre notevolmente il numero delle persone che vivono in povertà.

The Coffee Hunter UgandaObiettivo di Sanapo è raccontare questa realtà con immagini, video e un libro, ma soprattutto di aiutare a ottenere caffè di pregio, che possano avere un punteggio, quindi una quotazione elevata. Al Flagship Faema si possono assaggiare due caffè in purezza con metodo filtro e una miscela in espresso da cui emerge una buona complessità. “Attualmente possono ottenere un punteggio pari a 82 - afferma Sanapo -; al prossimo raccolto desidero andare alla farm per aiutare nella lavorazione e innalzare la qualità globale. Ringrazio chi vorrà contribuire a supportare questo intervento”.

In Uganda è attivo il progetto Gender Equality, il cui obiettivo è accrescere le competenze delle donne nel settore del caffè, contribuendo a colmare il divario di genere: uno dei diciassette obiettivi nell’ambito dell’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile adottato dalle Nazioni Unite.

Flavio&FrankA conti fatti, The Coffee Hunter Exhibition è una mostra che attraverso le immagini va ben oltre le immagini, facendosi occasione di approfondimento, cultura e scambio, in un ambiente di cultura e formazione sul caffè quale è il Flagship Faema rivolto a operatori e coffee lover.

Per tutti nelle giornate di The Milan Coffee Festival la mostra è aperta dalle 14,00 alle 17,00; a seguire, su richiesta nei giorni infrasettimanali dalle ore 10,00 alle 12,00 e dalle 14,30 alle 17,30 su prenotazione.

Socialità e musica, la Wild Turkey family onora il Thanksgiving Day

A Milano si è riunita la Wild Turkey family per il Giorno del Ringraziamento. Un evento che ha calamitato professionisti, appassionati e consumatori dell'autentico Kentucky Bourbon

Un evento nell'evento quello del Thanksgiving Day 2019 firmato Wild Turkey, l'autentico Kentucky Straight Bourbon che dal 2009 è parte del portafoglio Campari. In via Tortona 14 a Milano sono infatti convenuti a celebrare il Giorno del Ringraziamento (28 novembre 2019) oltre ai 30 bartender professionisti della Wild Turkey Family - "reduci" delle edizioni 2018 e 2019 del Wild Turkey Campus - anche a una folta rappresentanza di colleghi docenti delle masterclass ai campus, blogger, influencer, giornalisti e appassionati del brand. Tutti appassionatamente riuniti intorno a una lunga tavolata "social" di quasi un centinaio di posti dalla mise en place in puro stile country. Questo succedeva al piano superiore di una palazzina storica del quartiere allestita per l'occasione con fotografie, video e memorabilia di Wild Turkey.

A quello inferiore andava in onda, quasi contemporaneamente, un'altra festa aperta a consumatori e a ospiti in uno scenografia creata ad arte con un vero e proprio Bourbon Bar, un chiosco, una gallery fotografica dedicata a Wild Turkey e al master distiller Eddie Russell, figlio del mitico Jimmy Russell, e un palco dove si sono esibiti dal vivo artisti contemporanei e di tendenza come i Tonno, i Campus e i Fask.

Appassionati e professionisti, la "famiglia" allargata di Wild Turkey

Entrambi gli eventi hanno registrato il tutto esaurito, merito anche di un'organizzazione perfetta che ha saputo gestire al meglio i "picchi" di lavoro della cucina e delle postazioni bar insieme al flusso continuo di ospiti. Durante la serata sono stati serviti quattro cocktail iconici della miscelazione a stelle e strisce - lo speziato Wild&Ginger, l'agrumato Whiskey Sour, il secco Manhattan e l'aromatico Old Fashioned - con il super professionale Aldo Bruno Russo, trend scouting, innovation & influencing manager presso il Gruppo Campari, a dirigere il team di bartender addetti alla "cocktail station" del piano superiore. Altrettanto riuscito il menu della cena, alla cui preparazione hanno contribuito i "ragazzi" della Wild Turkey Family, con protagonisti i piatti tipici della tradizione Usa rivisitati in chiave contemporanea: dalla crostata artigianale alle pere caramellate, speck e Taleggio alla vellutata di zucca e zenzero con crema di cocco fino al super classico e immancabile tacchino ripieno alle erbe aromatiche. Il tutto "condito" da un'autentica voglia di condivisione scatenata da un evento che ha avuto il pregio di riunire in unica location la "family" di Wild Turkey nella sua accezione più allargata: dal bartender professionista al consumatore finale.

 

Tre novità all’insegna del benessere e dei sapori esotici per Twinings

novità Twinings

Infuso aromatizzato moringa, zenzero e mango, Tè verde aromatizzato moringa e litchi e Zenzero Collection sono le novità che arricchiscono la gamma di tè e infusi di Twinings. Tre nuove referenze pensate per i clienti bar alla ricerca di nuovi sapori da sperimentare e di prodotti che coniughino benessere e gusto. Bevande che cavalcano l’onda dei superfood e della naturalità, con l’aggiunta di sapori esotici, ottime per qualsiasi momento della giornata, dalla colazione al breack di metà mattina o pomeriggio.

Disponibile in confezione da 20 filtri, Infuso aromatizzato moringa, zenzero e mango è un concentrato di proprietà benefiche e di freschezza. Nasce infatti dall’unione tra la moringa, una pianta tropicale che garantisce un alto apporto proteico, vitaminico (A, B e C) e di sali minerali, con lo zenzero, dalle proprietà antiossidanti e antifiammatorie e che dona la sua nota speziata e briosa, e con il mango, dal gusto fresco e ricco di vitamine (A e C) e minerali.

Tè verde aromatizzato moringa e litchi è invece una miscela dal sapore delicato e dissetante e dall’intenso profumo fruttato. Disponibile in confezione da 20 e 25 filtri, è frutto dell’unione di foglie selezionate di tè verde con il gusto esotico del litchi, che fa bene al sistema circolatorio e nervoso, e con foglie di moringa.

Infine Zenzero Collection, una collezione di tè e infusi aromatizzati composta da 5 miscele a base di zenzero: il piccante e profumato Tè nero zenzero, il fresco e dissetante Tè verde zenzero e lemongrass, il frizzante e speziato Infuso zenzero e limone, il rinfrescante e fruttato Infuso moringa, zenzero e mango e l’Infuso zenzero, liquirizia e cannella che si caratterizza per il suo gusto intenso e speziato. La collezione è proposta in confezione da 20 filtri, con 4 pezzi per ogni referenza.

 

Eraclea, nuove cioccolate al té verde e al pepe nero

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Si amplia ancora la gamma di cioccolate monodose di Antica Cioccolateria Eraclea, con due novità: la Fondente al pepe nero e la Bianca al thè verde Matcha. La cioccolata fondente al pepe nero ha un tono stuzzicante e il gusto intenso della cioccolata fondente. Nasce per creare un prodotto intenso e speziato. La cioccolata bianca al thè verde Matcha dà vita a un gusto erbaceo, dal colore verde inconfondibile. Entrambe le nuove referenze sono disponibili in bustine de 30 g.

Il maritozzo esce da Roma e diventa solidale

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È giunta alla terza edizione Maritozzo Day, la manifestazione dedicata alla pagnottella romana organizzata da Tavole Romane. E quest'anno si dà un'anima solidale, con l'accostamento alla campagna benefica "E se partecipare fosse il tuo superpotere?", a favore della Breast Unit dell'Ospedale Fatebenefratelli- Isola Tiberina di Roma.

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Si dona fino al 6 gennaio nei locali aderenti

L'evento, che coinvolge la creatività di caffè e pasticcerie in tutta Italia, è in programma il 7 dicembre. Con una donazione di 1 euro per ogni maritozzo offerto dai locali che aderiscono, si sostiene l'acquisto di un casco anti-caduta dei capelli da utilizzare durante la chemioterapia per combattere il cancro al seno. La donazione potrà essere fatta versando in un apposito contenitore dei singoli locali, esposto fino al 6 gennaio 2020.

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Come funziona il Maritozzo Day

Sono 70 i locali in tutta Italia che si cimenteranno con la pagnottella, proponendo farciture in gusti dolci o salati, spesso ideate ad hoc per l'evento. Lo scorso anno erano 50 ed erano tutti esercenti romani, ora la "festa" della pagnottella morbida si è estesa a ristoranti, pizzerie e osterie, coinvolgendo Milano, Torino, Città di Castello, Siracusa, Trapani e altre città. A partire dalle 10 del mattino omaggeranno i partecipanti, che avranno scaricato il coupon dal sito della manifestazione, con i loro maritozzi, a fronte di una piccola donazione minima di 1 euro.

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Dal tradizionale al vegano

Dolci, salati, con panna o uvetta nell’impasto, pensati per i vegani e gli intolleranti al glutine: tantissime e versioni proposte durante questa fiera diffusa dello sfizio tipico romano, alcune appositamente create per l’evento. Sul sito  saranno indicati anche gli artigiani che offriranno un maritozzo "rosa" realizzato con farine poco raffinate, basso contenuto di zucchero o sostitutivi naturali, senza lattosio, con aggiunta di frutti rossi, semi e frutta secca. Una versione alleggerita della pagnottella romana. Insomma, una occasione in più, per gli artigiani, di mostrare le loro capacità. Con il valore aggiunto di una causa nobilissima come quella della beneficenza.

I podcast di Live Victoriously: a colloquio con Alessandro Melis del Pandenus di Milano

Alessandro Melis Live Victoriously

Nuovo appuntamento con i podcast di Grey Goose Live Victoriously con le interviste ad alcune stelle del firmamento bartending italiano. A rispondere alle domande di Alex Frezza questa volta è Alessandro Melis.

Continua dunque l’affascinante viaggio nel mondo della miscelazione made in Italy, tutto da seguire su bargiornale.it, proposto dall’originale format che, seguendo il tour Grey Goose, fino a fine anno toccherà alcuni dei migliori locali della Penisola. In ogni tappa, il bartender Alex Frezza, oltre a proporre la sua inedita Live Victoriously Drink List, intervista i bartender locali facendosi raccontare le loro storie, come è nata la loro passione per questo lavoro, le idee più innovative e i nuovi trend del bere bene. I podcast delle interviste, dopo ogni serata, vengono caricati sul canale dedicato SoundCloud, fino a comporre, incontro dopo incontro, un inedito puzzle del panorama nazionale della miscelazione.

Nella sua undicesima tappa il tour ha fatto ritorno a Milano, nell’avveniristica Piazza Gae Aulenti, dove sorge il Pandenus, o meglio la sesta insegna con questo nome, tutte situate nel cuore del capoluogo lombardo, del Gruppo Food&Beverage Pandenus. Qui Frezza ha intervistato Alessandro Melis, entrato lo scorso anno nel Gruppo come mixology consulting e supervisore dei punti vendita. Classe 1970, monzese, Melis nasce e cresce in una famiglia di ristoratori e proprietari di bar e locali. Normale che, quindi, ben presto si metta sulle orme dei suoi, aprendo un proprio locale: accade nel 1992, quando dà vita al Bar Fantasy, nei pressi della Stazione Centrale di Milano, che in breve tempo diventa un punto di incontro per le nuove generazioni di milanesi. Il piccolo bar è una palestra fondamentale per la sua crescita professionale, che supporta frequentando anche corsi di aggiornamento e formazione per perfezionare l’arte della miscelazione. Dal 1999 inizia una collaborazione, che durerà 12 anni, come head bartender con il Ristorante da Vittorio di Bergamo. Nel 2008 un’altra svolta. Dopo aver venduto il locale, fonda Drinkable berebeneovunque, un’azienda specializzata nel bar service e nella consulenza per il mondo beverage, con la quale collabora è protagonista di diversi progetti sia nel mondo design e del fashion sia in quello del beverage, realizzando signature bar service per i marchi più importanti del luxury e per i personaggi del jet set nazionale e internazionale. Nel 2017 fonda, sempre a Milano, InDrinkable, un contenitore culturale per la miscelazione e l’ospitalità e centro di formazione professionale dedicato ai giovani mixologyst italiani che vogliono intraprendere una carriera nel mondo del food & beverage, poi assorbito dal progetto Nonsolococktails di Mattia Pastori. Dallo scorso anno, dopo aver ceduto le quote della Drinkable berebeneovunque è entrato a far parte del Gruppo Food&Beverage Pandenus: l’inizio di una nuova avventura.

In precedenza, il tour Live Victoriously ha fatto tappa all’Octavius Bar di Milano (qui l’intervista al bar manager Francesco Cione), alla Sartoria 33 di Massa (qui l’intervista al bartender e proprietario Marco Macelloni), all’Estremadura Café di Verbania (qui l’intervista alla barlady e proprietaria Cinzia Ferro), all’Hawaiki di Igea Marina (qui l’intervista alla barlady e proprietaria Samantha Migani), al Bar Pietrasantese di Pietrasanta (qui l’intervista con Edoardo Felsini, bar manager del Cobra Food & Drink), a The Spirit di Milano (qui l’intervista all’head bartender Carlo Simbula), al Rita, sempre di Milano (qui l'intervista al bar manager Leonardo Todisco), a L’Antiquario di Napoli (qui l’intervista al cofondatore e bartender Alex Frezza), al Mag Cafè di Milano (qui l’intervista con la barlady Camilla Bosatelli) e al Drink Kong di Roma (qui l’intervista al bartender e coproprietario Patrick Pistolesi).

Ascolta l’intervista ad Alessandro Melis

 

Lino Enrico Stoppani confermato alla guida di Fipe

Lino Enrico Stoppani presidente Fipe

Lino Enrico Stoppani continuerà a guidare la Fipe, Federazione italiana pubblici esercizi, per i prossimi 5 anni. Così ha deciso l’assemblea generale della Federazione che, riunitasi a Roma, ha rinnovato i suoi organi dirigenti, confermando per la quanta volta Stoppani nella carica di presidente. Un voto che garantisce continuità a una gestione che nell’ultimo periodo ha ottenuto risultati importanti dal punto di vista sindacale, confermando la sua leadership nella rappresentanza del settore e diventando un qualificato punto di riferimento.

«Fipe ha avuto la grande responsabilità e il merito di firmare il primo Contratto collettivo e del turismo, il primo che ha introdotto il concetto di scambio tra produttività e salario, fondato sull’inderogabile principio che prima di redistribuire la ricchezza bisogna crearla”, ha infatti ricordato il presidente nel suo intervento.

Stoppani ha poi delineando quelli che per lui sono i temi identitari e fondamentali per la funzione di rappresentanza della Federazione. «Il ruolo di Fipe è decisivo in due settori complementari, turismo e filiera agro-alimentare, nei quali storicamente ci viene riconosciuta una forte funzione di attrazione, valorizzazione e promozione – ha spiegato -. All’attività di ristorazione va riconosciuto un ruolo nella conservazione identitaria e produzione culturale. Nello specifico, per quanto riguarda il turismo, occorre valorizzare il ruolo di ristorazione, intrattenimento e servizi balneari, decisivi per migliorare la soddisfazione dei turisti e favorire occasioni di spesa, generando ricchezza e posti di lavoro».

Ideali e principi condivisi anche dall’Associazione Le Soste, che riunisce i migliori ristoranti di cucina italiana nel nostro paese e in Europa, presieduta da Claudio Sadler, entrata a far parte della Fipe lo scorso maggio, e ora divenuta Socio aggregato. «Siamo davvero contenti di rafforzare e proseguire il nostro rapporto con la Fipe, consapevoli della concreta opportunità di poter così continuare a migliorare la visibilità della cucina italiana, delle sue eccellenze e, allo stesso tempo, delle sue esigenze», ha commentato Sadler commenta.

Per Natale c’è Gritz, la birra con glutine rimosso

Birra di Natale Gritz
Birra di Natale Gritz

Buone notizie per i clienti intolleranti al glutine (ma non solo per quelli). Specializzato nella produzione di specialità birrarie senza glutine grazie al particolare processo "gluten removed" (glutine rimosso), il birrificio artigianale Gritz di Erbusco (Brescia) ha lanciato la propria Birra di Natale con glutine rimosso (o deglutinata).

Ispirata alle nordiche Christmas Ale, la specialità della Gritz Brewing Company si presenta in bottiglie di vetro con tappo corona da 33 e 50 cl, con un carattere e un gusto deciso grazie all'impiego di malto d'orzo, malto di frumento, luppolo, zucchero caramellato e lieviti con aggiunta di anice stellato, cannella e noce moscata (7% alc, grado amaro 30 Ibu).

La Birra di Natale Gritz è certificata Aic (Associazione Italiana Celiachia), insieme alle "consorelle" disegnate in etichetta: La Belga della Danda (belgian strong amber ale 7,9% alc), La Pils della Graziella (bohemian pilsener 5,5% alc); La Weiss della Barbara (5,5% alc), La Ipa della Camilla (India Pale Ale 6% alc).

Il Birrificio Gritz nasce nel cuore del tempio delle bollicine di Franciacorta (Brescia) all'interno della taverna di famiglia di Claudio Gritti, un appassionato delle sperimentazioni fermentate e della produzione senza glutine con il processo "gluten removed".

Una tecnica a tutela della salute, senza rinunciare al gusto
Due sono le strade per produrre birra senza glutine. Impiegare malti che non contengono glutine all'origine come quelli di miglio, sorgo e grano saraceno (gluten free) oppure impiegare i tradizionali malti d'orzo, mais e grano per poi rimuovere il glutine con il particolare processo di sottrazione "gluten removed" (birra deglutinata). A parte le tecniche produttive, la differenza fondamentale è nel gusto finale della birra, rimanendo quelle a base di grano, di mais e d'orzo, le birre più "intense" e apprezzate. Con la tecnica "gluten removed" si introduce un particolare enzima come Brewers Clarex all'inizio della fermentazione regolare dei malti di orzo, mais e grano che provvede alla scomposizione del glutine. In questo modo il procedimento mantiene intatto il sapore dei cereali impiegati, garantendo al contempo che il livello residuale di glutine scenda al di sotto di 20 parti per milione (ppm) che è quella prevista anche dalla Fda (Food & Drug Administration) americana a tutela dei consumatori intolleranti al glutine (celiaci). Una soglia che il birrificio Gritz è riuscito ulteriormente ad abbassare a 10 ppm. Una tecnica che viene impiegata con successo da alcuni birrifici d'oltreatlantico come Sierra Nevada, Stone, New Belgium e Craft Brew Alliance (birra Omission Ipa).

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