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Compagnia dei Caraibi: un mondo di spirits

compagnia dei caraibi
Sono 730 le specialità presenti nel nuovo catalogo di Compagnia dei Caraibi che punta all'internazionalizzazione

Quando nel 1995, Dario Baracco, alias Tigre Ciliegio, fonda Compagnia dei Caraibi il mondo degli spirits di importazione è un “pianeta” ancora piccolo. Ma, niente paura si guarda avanti. Il fondatore ha una passione per i rum e presto i distillati di canna da zucchero (cachaça compresa) diventano il fiore all’occhiello dell’azienda di Vidracco (To) che comincia a distribuire brand iconici come Diplomático. Presto seguono i whisky giapponesi, altro asset della Compagnia. All’attività di scouting, l’azienda a partire del 2008 dà il via allo sviluppo di brand di proprietà, primo fra tutti il Vermouth Riserva Carlo Alberto. Un “vermouth di famiglia” visto che la ricetta è un chiaro omaggio a quella del 1837 anno in cui Tumalin Bartolomé Baracco, avo del fondatore, studia le basi di un vino aperitivo da portare alla corte del re di Sardegna. Se la mossa strategica di rinverdire il vermouth si dimostrerà appena qualche anno dopo vincente, quella di “sposare”, nel 2010, un gin allora quasi sconosciuto come Gin Mare, si rivelerà altrettanto illuminata. Non solo perché anticipa di qualche manciata di mesi il boom del gin come distillato di tendenza, ma perché il prodotto iberico scalerà in breve tempo le classifiche di vendita degli spirits a livello europeo. A partire dal 2014 a capo della Compagnia subentra Edelberto “Iguana” Baracco, figlio del fondatore, che “allarga” il campo di azione dell’azienda e ne fa un player globale. Dalle 60 referenze importate nel 2013 si passa alle 730 presenti (180 brands) nell’ultimo catalogo.

Le “new entry” inserite nel nuovo catalogo sono ben 243, pari al 33% dell’intero portafoglio. Una potenza di fuoco avvalorata da numeri di tutto rispetto anche a livello di fatturato: lo scorso anno i ricavi sono stati pari a 18,6 milioni di euro e nei primi sei mesi del 2019 l’azienda ha già registrato un incremento del giro d’affari del 38%. «È una performance impensabile sono qualche anno fa - dichiara Edelberto Baracco, CEO di Compagnia dei Caraibi - e, oggi, oltre a consolidare la nostra presenza sul mercato italiano, siamo impegnati a sviluppare il nostro progetto di internazionalizzazione che abbiamo denominato Progressive con la distribuzione all’estero dei nostri brand proprietari, dal Bitter Rouge a Salvia&Limone, e di altri brand italiani e non che la nostra azienda rappresenta nel mondo». Un altro nuovo punto di partenza per Compagnia dei Caraibi.

Quattro domande a Edelberto "Iguana" Baracco

Si può dire che il catalogo di Compagnia dei Caraibi sia uno specchio rappresentativo dei trend attuali del bere di qualità?
Lo è di sicuro. Ci siamo sempre distinti per essere degli specialisti nello scoprire delle specialità che poi si sono confermati dei top seller. E quest’anno le novità sono davvero tantissime: dai distillati d’agave firmati da Tequila Ocho, che in partnership con Vantguard, azienda proprietaria di Gin Mare, ha dato vita a Curado, alla nuova categoria dei Genever, distillati da orzo o frumento aromatizzati al ginepro considerati gli antenati del gin moderno. Ma vorrei parlare anche di whiskey americani e di due new entry: Whistlepig, rye whiskey di livello eccellente, e High West, gamma di 4 distillati che rappresentano l’essenza del whiskey americano da proporre miscelati o in purezza. In campo liquoristico, siamo orgogliosi di rappresentare prodotti che sono in piena sintonia con la nostra filosofia di “ricercatori” di prodotti premium con un’anima come Jefferson - Amaro Importante di Vecchio Magazzino Doganale, l’Amaro Mandragola e Salvia&Limone.

Sempre a proposito di trend, quali sono le categorie oggi più “in forma”?
Certamente i prodotti che rappresentano l’aperitivo italiano, che per Compagnia dei Caraibi sono la terza categoria più rilevante a livello di fatturato dopo gin e rum. Parlo, dunque, di amari, liquori bitter e vini nazionali che stanno diventando i protagonisti di una nuova miscelazione a livello globale dove prevale il gusto amaricante e una presenza alcolica non invadente in linea con quelle che sono le attuali tendenze del low - alcol. L’italianità è l’arma vincente per conquistare nuovi mercati.

L’onda lunga del gin fin quando durerà?
Il distillato sta vivendo un periodo di stabilizzazione. È probabile che ora si avvii un processo di selezione tra i numerosi brand che affollano il settore. Per quanto ci riguarda, oltre a rappresentare un campione della categoria come Gin Mare, siamo felici dei risultati di Cittadelle e di Elephant Gin. Sono oltre 400.000 le bottiglie della categoria gin che distribuiamo nella Penisola.

Siete attivi anche sul territorio con eventi e incontri per promuovere le vostre specialità.
Fa parte della nostra mission. In fondo, anche noi “produciamo” cultura assicurando al mercato, e ai bartender in particolare, novità con storie straordinarie che sono quasi sempre frutto di nostri rapporti personali con i produttori.

Carlo Pozzi, istituti alberghieri pronti alla sfida

03 - Piatto Salsomaggiore

Mercoledì prossimo, il 4 dicembre, la Mostra internazionale del gelato di Longarone ospiterà la finale dello storico concorso intitolato a Carlo Pozzi e giunto quest'anno alla 26esima edizione. Pochi giorni fa si sono concluse le selezioni regionali del concorso tra istituti alberghieri, dedicato al gelato al piatto.

Chiuse le ultime selezioni regionali

In Sicilia sono state ben 11 le scuole arrivate da tutta l'isola ad Erice, per la selezione organizzata in collaborazione con il Comitato Gelatieri Campani e coordinato dal presidente Ferdinando Buonocore. Ad aggiudicarsi un posto per la finale di Longarone sono state Sofia Randazzo dell'Istituto "Pietro Piazza" di Palermo, Alissa La Rosa dell'Istituto "Danilo Dolci" di Partinico (Palermo) e Gloria Fradella dell'Istituto "F.P.Cascino", ancora di Palermo. In Campania il Comitato Gelatieri Campani in collaborazione con l'Istituto Alberghiero "Axel Munthe" di Anacapri (Napoli), ha premiato Ilenia De Falco e Teresa Russo, entrambe allieve dell'Istituto Alberghiero "Duca di Buonvicino" di Napoli. Giovedì scorso si è tenuta la selezione di Marche e Lazio a Senigallia. Ha trionfato Veronica Minardi dell’Istituto Panzini di Senigallia, e Sara Vegliò si è classificata per la finale per l’Istituto Einstein di Loreto. L’ultima selezione, in ordine di tempo, ha riguardato Emilia Romagna e Toscana ed è stata ospitata presso l’Istituto ISISS "Magnaghi-Solari", a Salsomaggiore Terme (Parma). Ad aggiudicarsi l’ultimo posto libero per la finale è stata Lucrezia Artoni dell'Istituto alberghiero "Angelo Motti" di Reggio Emilia.

Il regolamento: cosa faranno i ragazzi

Appuntamento, per tutti i giovani talenti degli istituti alberghieri, è per il 4 dicembre alla 60esima MIG. L’oggetto del concorso è la preparazione, la decorazione e la presentazione di un gelato al piatto per il servizio al tavolo, interpretando liberamente il tema - quello del 2019 è “Le eccellenze del territorio in gelateria”. Ogni candidato potrà utilizzare, nella preparazione del piatto, le diverse varietà di prodotti agroalimentari caratteristici della regione di provenienza dell’Istituto che rappresenta.

A Baritalia la carica dei 33 e i magnifici 9 (+9)

Baritalia, i protagonisti, i team e i twist on classic dell'edizione 2019. Tutte le ricette più votate con ingredienti e tecnica di preparazione

I trentatre migliori twist sui classici emersi dalle tre tappe di Baritalia, giudicati da nove tra i più influenti e competenti bartender della scena milanese. Per la finale dell’edizione 2019, Baritalia è tornata a Milano. Mettendo in scena una sfida tra team che ha alternato miscelazione, spettacolo, chiacchiere sul mondo del bar, divertimento e professionalità. Dimostrando il valore della condivisione e dello scambio tra bartender, veri tratti distintivi di Baritalia fin dalla prima edizione. La finale ha visto svolgersi due sfide in una: la prima sfida tra gli undici team finalisti, in rappresentanza delle undici aziende partner di questa edizione, frutto delle selezioni delle tappe di Roma, Bari e Milano. Undici squadre, composte dai tre vincitori delle tappe di Baritalia e dal loro coach, che hanno dato dimostrazione di come dietro il banco la diversità di talenti e la collaborazione possano produrre grandi frutti. La seconda sfida per decretare i migliori nove twist sui cocktail più venduti del momento, veri protagonisti dei laboratori di quest’anno. Tra una sfida e l’altra, i partecipanti (580 in tutto nei due giorni milanesi) hanno potuto approfondire la storia del vermouth con Fulvio Piccinino, discutere del futuro del mestiere di bartender con Flavio Angiolillo e conoscere le ultime novità tecnologiche, come la macchina per la sonificazione, da Dario Comini.

  • “Altro…”

    Una supergiuria, composta da nove big del calibro di Luca Angeli, Flavio Angiolillo, Francesco Cione, Dario Comini, Enrico Frog Contro, Giacomo Diamante, Alessandro Melis, Edoardo Nono e Fulvio Piccinino, ha premiato i team e i migliori twist. Riguardo ai team si sono classificati sul podio quelli di: Campari Academy (1° classificato con Cosimo Neri, Raffaella Fortunati, Mario Lorusso), Kimbo (2° classificato con Rebecca Sanzone, Eduardo Borrell Prieto, Lorenzo Fallovo) e Nonino (3° classificato con Riccardo Di Dio Masa, Dario Guida, Ioris Mauro). Mentre, i nove migliori twist (di cui trovate le ricette) premiati dalla giuria sono stati:

    Americano: Saverio Casella (Montenegro)
    Daiquiri: Riccardo Di Dio Masa (Nonino)
    Dry Martini: Gianmaria Ciardulli (Molinari)
    Gin Tonic: Filippo Laccu (Coca-Cola Hbc Italia)
    Margarita: Lorenzo Fallovo (Kimbo)
    Moscow Mule: Eduardo Borrell Prieto (Kimbo)
    Negroni: Cosimo Neri (Campari Academy)
    Old Fashioned: Federico Manzi (Montenegro)
    Spritz: Raffaella Fortunati (Campari Academy)

    Alla prossima edizione! A.M.

Il Bar Tiki più grande d’Italia è da record

Telefonate tropicali a Il Bar Tiki più grande d'Italia
All'ultima edizione del theRUMday è andato in mostra il più "grande Tiki bar" della Penisola con tutti i protagonisti del movimento italo-Tiki

Record stabilito per Il Bar Tiki più grande d’Italia. Un evento nell’evento a TheRUMDay, grande kermesse organizzata da Bartender.it, che ha portato in scena i migliori locali e interpreti italiani della miscelazione Tiki ed esotica selezionati da Bargiornale. È stata la prima vera reunion del movimento Italo Tiki e un’occasione per far scoprire questo filone ai tanti ospiti intervenuti. Nello spettacolare Tiki Bar del Rum Day si sono alternati per la prima volta assoluta, i bartender e i migliori locali che hanno abbracciato questo filone. Sono stati serviti signature drink, classici e rivisitazioni di classici del genere e singolari mix in infuocate session di un’ora ciascuna. Quelli che seguono sono stati gli ospiti speciali di una grande due giorni Faux Tropical andata in scena gli scorsi 27 e il 28 ottobre negli spazi di via Watt 15.

  • “Altro…”

    Alla manifestazione "Il Bar Tiki più Grande d’Italia" hanno partecipato il “totally tikified” Gianni Zottola; Jonathan Di Vincenzo il bello e bravo di Waikiki; Davide Mitacchione, la reincarnazione pugliese di Donn the Beachcomber; da Roma la squadra speciale del Makai con Lorenzo Verrucci e Camillo Affinita, primo Tiki bar della capitale; Edoardo Nono, Andrea Arcaini, Chiara Buzzi e Niccolò Caramiello in rappresentanza del Rita’s Tiki Room, uno strabiliante “falso polinesiano” sul Naviglio Grande di Milano; la regina dell’Italo Tiki Samantha Migani per l'Hawaiki di Bellaria; Raffaele Ferraro dal Platanos di Napoli. E poi da Bologna, Niko Fontana (Nu Lounge), Livio Buscaglia del Secretiki di Torino; Simone Merolla del Tiki Tiki, rooftop dal cuore hawaiano sul tetto dell’Hotel La Griffe di Roma; Diego Giorgiutti e Stefano Zuliani del Maita di Trieste; Domenico Federico e Marco Pistone, il duo infiammabile del Calabrian Tiki Festival con i loro calabro-tiki drink; Maurizio La Spina per il SoBar di Pozzuoli; Nicolò Pedreschi della premiata doppietta Makutu Livorno e Donn Pedro Firenze. Last but not least Emanuele Russo e Michael Faccenda del Nat Cocktail House di Torino, vincitori del premio Tiki Cocktail Contest. S.N.

Nuovo look e nuovi riti al Camparino in Galleria

CAMPARINO ESTERNA NOTTURNA
Tutte le novità del nuovo Camparino in Galleria e la collaborazione con lo chef stellato Davide Oldani

Nuova vita allo storico Camparino in Galleria, a Milano, che dopo una importante ristrutturazione si apre a una nuova era della sua secolare storia (il locale è stato fondato nel 1915 Davide Campari, creatore dell’omonimo bitter), siglando una collaborazione con lo chef stellato Davide Oldani, con cui è stato studiato un innovativo concetto di cucina incentrato intorno al perfetto cocktail pairing. I lavori di restyling sono iniziati nel maggio scorso e hanno coinvolto in maniera radicale il piano seminterrato e il primo piano; anche il Bar di Passo, sulla Galleria, ha subito un refresh, con il restauro conservativo di affreschi e mosaici e il rinnovo del bancone e del dehors.

  • “Altro…”

    Così oggi, grazie alla ristrutturazione curata dallo Studio Lissoni Associati, al piano -1, oltre a vari laboratori, tra cui quello di pasticceria, è stata creata la sala Gaspare Campari, attrezzata per master class ed eventi privati. Mentre il primo piano c’è la Sala Spiritello, il ristorante (una quarantina i coperti, resident chef Marco Marini) deputato alla nuova esperienza di pairing, incentrata su due elementi fondamentali: i cocktail Campari e il Pan’cot (letteralmente: pane arrostito), la specialità che si rifà alla tradizione milanese ideata da Davide Oldani. «Sono nato a Milano - sottolinea Oldani - Campari e Camparino sono espressione della mia città. Lo stesso vale per il Pan’cot. Mia mamma faceva il pane ammorbidito in acqua o latte, poi arrostito in padella. Anche questo è un pane cotto, pur essendo un prodotto completamente nuovo». Si tratta di una sorta di ciambella preparata con farine integrali e lievito madre, cotto al vapore e poi passato in piastra. In sostanza una specialità concepita come un contenitore “neutro”, capace di accogliere al suo centro carne, pesce frutta e verdura in ricette stagionali (ad esempio quella con i Bruscitt abbinati al drink Americano o quella con la composta di cipolla e la spuma di Grana Padano, abbinati al Campari Seltz). Grazie alla sua versatilità, il Pan’cot si adatta a tutti i momenti della giornata sotto diverse forme. Tra queste, lo Zafferano alla milanese con impasto allo zafferano è un signature che il Camparino dedica alla città di Milano. Tutti piatti studiati per realizzare un abbinamento perfetto con i drink Campari, per assonanza o per contrasto: un cocktail concept messo a punto insieme a Tommaso Cecca, a capo del team di bartender del Camparino in Galleria (la carta del ristorante prevede due menu degustazione e drink pairing dedicato, a 65 euro). La food & drink experience non si limita al ristorante Spiritello: anche al Bar di Passo si potrà provare una curata selezione di piatti firmati dallo chef Oldani, oltre a un curato servizio di bar e caffetteria, a partire dai croissant di inizio giornata. E ovviamente resteranno le grandi icone che hanno reso Campari celebre nel mondo, dal Campari Seltz, vera firma del locale sin dalla sua apertura nel 1915, al Negroni che celebra i suoi 100 anni. M.B.

Milano torna capitale del caffè

Il Milan Coffee Festival al Superstudio Più di via Tortona dal 30 novembre al 2 dicembre. Tutti i protagonisti e i principali eventi della kermesse ideata da Allegra Events

Succederà dal 30 novembre al 2 dicembre al Superstudio Più di via Tortona dove si terrà la seconda edizione del Milan Coffee Festival, evento internazionale che celebra il caffè in tutte le sue declinazioni con un fitto programma di degustazioni gratuite, workshop interattivi, performance di baristi, torrefattori e mixologist e persino una mostra fotografica, dal titolo emblematico “People of Milan”. Forte del successo riscosso al debutto italiano, il format internazionale ideato da Allegra Events, approdato lo scorso anno a Milano dopo aver spopolato a Londra, Amsterdam, New York, Los Angeles e Cape Town, intende consolidare anche in Italia il suo posizionamento come evento di riferimento per gli amanti del caffè e gli operatori del settore.

  • “Altro…”

    Sono circa 6mila i visitatori attesi, di cui 2mila addetti ai lavori e 4mila appassionati e curiosi del mondo del caffè. Come già per gli operatori, ai quali è dedicata l’ultima giornata, anche i coffee lover possono accedere gratuitamente registrandosi all’apposito link. Il calendario degli appuntamenti è decisamente fitto, come pure le attività e le esperienze dedicate ai visitatori nelle diverse aree espositive. The Lab, sponsorizzato da Lavazza, offre un programma interattivo di dimostrazioni, workshop, degustazioni e conferenze che coinvolgono speaker di primo piano quali Andrea Sanapo, a portare l’attenzione del pubblico su temi quali etica, qualità e sostenibilità dell’industria degli specialty coffee. Ancora, panel dedicati al ruolo delle donne nell’industria del caffè, l’evoluzione delle caffetterie milanesi e l’importanza dei social media per lo sviluppo del settore in Italia. The True Artisan Cafè è il pop-up in cui si alternano caffetterie e torrefazioni indipendenti, italiane e non, proponendo bevande e cocktail d’autore e offrendo al pubblico la possibilità di incontrare gli artigiani del caffè. Anche quest’anno non manca Latte Art Live, con una serie di dimostrazioni e competizioni fra i maggiori esperti di questa arte sempre più raffinata. The Brew Bar vede protagoniste le preparazioni a filtro, mentre The Roaster Village è il punto di incontro dei piccoli torrefattori italiani di qualità che hanno la possibilità di servire e fare conoscere le proprie specialità. Roast Master è il nuovo contest focalizzato sull’arte della tostatura degli specialty coffee articolato in tre giornate di prove, che ha visto trionfare per primi ad Amsterdam i torrefattori di White Label Coffee. Infine la competizione Crush the Rush, con un team di baristi alle prese con la realizzazione di drink a base caffè utilizzando la macchina K90 de La Marzocco. La tre giorni si avvale inoltre del contributo e delle numerose iniziative promosse da Gruppo Cimbali, con i marchi La Cimbali e Faema, Brita, Alpro, Eureka, Falcon Specialty e Ditta Artigianale. N.R.

Il mercato europeo delle caffetterie a marchio

Starbucks Milan Reserve Roastery

L’analisi del mercato europeo delle caffetterie a marchio Project Café Europe 2020 di Allegra World Coffee Portal evidenzia che le catene internazionali rimangono la forza trainante del mercato europeo del caffè. Il segmento è cresciuto di 1235 punti vendita negli ultimi 12 mesi raggiungendo un numero totale di 37.598, con una crescita del 3,4%; il World Coffee Portal prevede che il mercato europeo delle caffetterie raggiungerà 45.400 punti vendita entro il 2025, con una crescita annuale del 3,9%; al suo interno l’incremento è superiore per i marchi focalizzati sul caffè con +4,6% (più di 27.99 punti vendita), mentre le catene con core business sul food crescerà del 2,8% (oltre 17.400) l’anno. «Nonostante un clima economico difficile e la profonda incertezza dei consumatori, i coffee shop di marca continuano a crescere nella maggior parte dei mercati europei - ha affermato Jeffrey Young, Ceo di Allegra Group -. Le catene sono un'opzione sempre più popolare anche per i consumatori più tradizionalisti». In tale contesto l’Europa dell’Est si mostra decisamente vitale: la Romania è il mercato con la più grande crescita europea, con un + 28,3%; il Kazakistan registra un + 26,5% e l’Ucraina +16%.

Nel Regno Unito, il mercato più grande e maturo per le caffetterie a marchio, la crescita dei punti vendita è rallentata in modo significativo, dal +8,7% del 2018 al +0,9% degli ultimi 12 mesi a causa dell’incertezza legata alla Brexit e la conseguente riduzione della fiducia dei consumatori. La crescita in Germania è stata del 2,5%, mentre la Francia vede il dato dimezzato rispetto all’anno precedente con un +3,2%.

Caffè Nero, Londra

Le principali catene di caffè internazionali vedono crescere la loro presenza in Europa: il 45% del mercato delle caffetterie a marchio è detenuto da 20 delle principali catene del Continente. Costa Coffee, Starbucks, McCafé, Paul, Illy Caffè e Segafredo Zanetti sono presenti in 15 o più mercati europei. Da parte loro, Starbucks, McCafé e Costa Coffee sono stati responsabili di quasi un terzo dei nuovi punti vendita nell’ultimo anno; ad essi fa capo il 23% del segmento delle caffetterie europee a marchio. Globalmente aumentano le vendite di prodotti premium ed etici. Un posizionamento strategico è considerato fondamentale per il successo dal 48% dei leader europei intervistati, non mancano problematiche legate alla messa in sicurezza dei locali, agli affitti elevati come pure ai costi fissi, che sempre più rappresentano un sfida per i coffee shop.

Sono stati osservati anche i modelli di consumo del caffè nei quattro principali Paesi: Francia, Germania, Irlanda e Paesi Bassi. Ne è emerso che i francesi più spesso si rivolgono a un premium vending o un distributore automatico per acquistare un caffè e che gli irlandesi abbiano scaricato l’app di un coffee shop per la funzionalità ed anche per fruire dei punti fedeltà. La ricerca ha anche evidenziato una marcata differenza nella popolarità di Starbucks, considerato l’operatore più popolare nei Paesi bassi; in Germania i pareri dei consumatori sono meno concordi.

Puro Gusto

In Italia le catene di caffè rappresentano circa il 10% del totale e crescono a un ritmo medio del 3% l’anno. Allarga il raggio d’azione Stabucks, che si affianca alle insegne McCaffè, Gran Caffè, Briciole, Briccocafè, ACafè, Puro Gusto, Tentazioni Cafè, La Bottega del Caffè, Virgin Active Cafè.

 

Quattro cocktail iconici per la limited edition natalizia di Fernet-Branca

Fernet-Branca edizione limitata 2019

Il Natale si avvicina e per l’occasione Fratelli Branca Distillerie lancia una nuova edizione limitata di uno dei suoi prodotti simbolo, il Fernet-Branca. L’amaro “amaro” a base di 27 erbe viene proposto in quattro vivaci e coloratissimi gift pack da collezione, ognuno dei quali dedicato a un iconico drink di Fernet-Branca.

Ricette, riportate nel leaflet interno, facili da replicare, che il barista può inserire nel suo menu per le feste. Si va dal Branchinotto, drink dissetante che nasce dall’unione dell’amaro con il gusto agrumato del chinotto, al fresco e speziato Fernet Cup n.1, con succo di lime e ginger beer. Dall’Eva Peron, il cocktail che richiama uno dei luoghi dove Fernet-Branca è più amato e diffuso, l’Argentina, dove l’amaro è miscelato con vermouth Carpano Antica Formula, succo di lime e ginger beer al BrancaMilano, l’aperitivo che Branca ha dedicato alla città di Milano, dove invece il Fernet si unisce ad Antica Formula, Stravecchio Branca e completato da una gremolada datta con scorza grattugiata di arancia, di limone e menta tritata.

Le Ricette di Fernet Branca

Branchinotto

Ingredienti:

15 cl Fernet-Branca, 5 cl chinotto, 8 cubetti di ghiaccio

Preparazione:

Versare in un tumbler alto il Fernet, riempire con ghiaccio a cubetti e colmare con il chinotto.

Decorazione:

fetta d’arancia

Fernet Cup n.1

Ingredienti:

4,5 cl Fernet-Branca, 2 cl succo di lime, 1 cl sciroppo di zucchero, 8 cl ginger beer

Preparazione:

Mettere nello shaker tutti gli ingredienti, riempire con ghiaccio a cubetti e shakerare con energia. Versare il contenuto in una mug su ghiaccio fresco e colmare con ginger beer.

Decorazione:

scorza di lime

Eva Peron

Ingredienti:

3 cl Fernet-Branca, 3 cl Antica Formula, 3 cl succo di lime, 4 cl ginger beer

Preparazione:

versare nello shaker il Fernet-Branca, il succo di lime e il vermouth, aggiungere ghiaccio, shakerare e filtrare in un bicchiere. Aggiungere ghiaccio nel bicchiere e colmare con ginger beer.

Decorazione:

fetta di lime

BrancaMilano

Ingredienti:

1,5 cl Fernet-Branca , 6 cl Antica Formula, 1,5 cl Stravecchio Branca, scorza grattugiata di arancia, di limone e menta tritata

Preparazione:

versare la scorza grattugiata di arancia, di limone e menta tritata sul fondo del bicchiere, poi del ghiaccio a cubetti e quindi aggiungere il Fernet, Antica Formula e Stravecchio Branca e mescolare

Decorazione:

foglie di menta fresca

Arriva Good for you, il Chupa Chups naturale e salutare

Chupa Chups Good for you

Anche Chupa Chups imbocca la strada del benessere e della naturalità. Il brand del gruppo Perfetti Van Melle ha infatti lanciato una nuova linea dei suoi lecca lecca, Good for you, priva di zucchero, realizzata con colori naturali e ricca di vitamina C. Una scelta che rende più salutare un prodotto diretto principalmente a un pubblico di bambini.

I tre gusti che compongono la gamma, fragola, arancia e ciliegia hanno solo colori naturali ed estratti vegetali che conferiscono al lollipop colori brillanti, amatissimi dai più piccoli. Inoltre, la nuova formula dei Chupa Chups Good for you è stata arricchita di fibre e vitamina C, sostanza quest'ultima che contribuisce alla normale funzione del sistema immunitario. A questo si aggiunge l'utilizzo di selezionate erbe officinali, nello specifico gli estratti di melissa al profumo di limone e verbena, che uniscono le loro proprietà calmanti e rilassanti al piacere della frutta.

Ma non solo. Perché i nuovi lollipop, disponibili nella misura mini da 6 g in confezioni da 14 pezzi, sono senza glutine e senza lattosio e anche privi di zucchero. Al suo posto viene infatti utilizzato l'estratto di stevia, un dolcificante che si ricava dalle foglie di una pianta coltivata originariamente in Sud America e che ha un potere dolcificante molto superiore a quello dello zucchero, ma senza apportare calorie.

Magia Collesi, una birra per i brindisi di Natale

Birra Magia Collesi 2019
Birra Magia Collesi 2019

Da quest'anno cambia il conto alla rovescia per le festività di Fine e Nuovo Anno. In alternativa alle bottiglie di spumante, si può infatti offrire la birra ambrata Magia di Tenute Collesi nella raffinata bottiglia da 75 cl in vetro dorato.

Dopo il successo dell'edizione 2018 (in bottiglia total red), Magia limited edition 2019 ripresenta un colore rame intenso, schiuma compatta e sottile, ispirata alla storica tipologia Belgian Style Dubbel. Prodotto artigianale ad alta fermentazione, non viene pastorizzata, ma fatta rifermentare in modo naturale in bottiglia. Di gusto pieno, amaro pronunciato (30 gradi Ibu), si fa apprezzare per le note maltate, erbacee e di frutta autunnale (8% alc). Magia Collesi va servita a una temperatura di 6-7 °C ed è un ideale abbinamento di piatti a base di carne, formaggi stagionati, verdure grigliate e dolci speziati di Natale. Disponibile anche in confezione regalo in scatola rossa con due calici da degustazione brandizzati.

Una vocazione a primeggiare
Il marchio Collesi compare per la prima volta nel 2001 su bottiglie di Grappa di Sangiovese ad opera di Giuseppe Collesi che aveva fondato alcuni anni prima un'apposita distilleria ad Apecchio, nel cuore dell'Appennino marchigiano, in provincia di Pesaro-Urbino. Il successo ottenuto lo convinse ad allargare la gamma di distillati prima ad altre uve pregiate locali come il Verdicchio, ma ricorrendo in seguito anche a vinacce scelte provenienti dalla pigiatura di vini toscani esclusivi (Brunello di Montalcino, Montepulciano) e veneti (Amarone). L'ampia disponibilità di acque purissime provenienti dalle sorgenti del vicino Monte Nerone e del pregiato orzo coltivato da tempo nelle Tenute Collesi, convinse inoltre Giuseppe Collesi a lanciarsi nel 2005 in una nuova impresa con la creazione di Fabbrica della Birra Tenute Collesi, birrificio artigianale affidato alle cure di un esperto mastro birraio belga. A oggi la gamma di birre Collesi, dalle chiare alle rosse e alle scure, è disponibile in eleganti bottiglie da 75 cl (distribuite da D&C - Eurofood) e in fusti Pet Polykeg da 20 litri (distribuiti da Dibevit) e risultano essere tra le birre italiane più premiate a livello internazionale.

 

Liquors: a Monza con i cocktail si fa Academy e pairing con il tè

Liquors Monza
Il bancone del Liquors di Monza
L’insegna lascia intendere la predilezione per la miscelazione, le idee non mancano: dal food pairing ai tea cocktail. Succede al Liquors di Monza che vanta anche un’academy

Galeotto fu un viaggio a New York, a caccia di idee. Gabriele Viola-Boros, imprenditore nel campo della ristorazione e nell’hospitality, si guardò intorno con attenzione, durante quella trasferta nella metropoli statunitense, terreno fertile per ogni “nuova tendenza” che si rispetti. Trovò quello che cercava: locali e spazi dove il rapporto con il cliente è diretto, paritario. Tanto da farlo sentire sullo stesso piano del bartender. «Nel pensare il Liquors, io e l’architetto Massimo Peronetti siamo partiti da lì - spiega Gabriele - da un banco che pone il professionista alla stessa altezza del cliente; niente station fissa, ma preparazione dei cocktail “mobile”, per far girare i tre barman che lavorano quando siamo a pieno regime e dare attenzione a tutti». Il Liquors è un american bar con tapas, ed è accanto al centro di Monza, a pochi passi dal Duomo. Accoglie una clientela prettamente cittadina e, salvo il sabato sera, di una fascia di età tra i 20 e i 50 anni. Anche qui, si fa strada l’idea di proporre una miscelazione il più pulita possibile, con una carta dei cocktail semplice e con la chiarezza nell’esposizione come mantra dei ragazzi che lavorano dietro il bancone.
«Abbiamo diviso la carta in cocktail light medium e hard, perché il cliente non abbia sorprese e per avvicinarlo al nostro mondo. Il barman deve spiegare a dovere che cosa si sta per assaggiare». Con uno sforzo in più per coinvolgere il cliente, diventato appuntamento fisso: ogni giovedì sera, dalle 22, va in scena la Liquors Academy. Sorta di momento “educational”, con il cliente che si sposta dietro il banco e impara a preparare il cocktail, mentre il barman gli fa da tutor. Riusciamo a farlo con una dozzina di persone a serata, e abbiamo un ottimo riscontro», spiega il titolare.

I pairing con il tè

L’altro segno identificativo del Liquors è la proposta di cocktail abbinati a blend di tè, servito caldo e preparato sempre sotto gli occhi del cliente (4 gli abbinamenti tea&cocktail proposti). Si tratta di un’idea nata un anno e mezzo fa e diventata realtà grazie alla collaborazione con Francesca Natali, tea stylist e tra i massimi esperti di tè in Italia. Ci racconta Francesca: «Nel mondo dei cocktail ho iniziato a lavorare nel 2007, creando il Purple Rose, appunto un drink a base tè. Il Liquors ha un bancone perfetto per il lavoro one-to-one e si sposa bene con l’idea di valorizzare il rito del tè, che si esalta proprio con la preparazione “in diretta”. C’era la possibilità di creare un’esperienza di degustazione: a seconda della base alcolica che il cliente desidera, abbiamo creato dei tè per esaltare la sensibilità nei confronti dei singoli ingredienti». È stato necessario un doppio sforzo di training ai bartender e di ricerca di strumenti adeguati, dai bicchieri alle teiere. Così sono nati, per esempio, il Martinez (Blackwood Gin, Maraschino, bitter all’arancia, Carpano Antica Formula) con un Oothu Oolong tea, un tè pregiato con un forte sentore di frutta cotta e pepe e texture asciutta. O l’Old Fashion (Buffalo Trace Whiskey, Angostura Bitters, zolletta di zucchero, seltz) in abbinamento con un Lapsang Souchong tea, un tè speziato cinese con note di bosco, legni e fumi, con sfumature di colore ambrato. Gli abbinamenti sono in carta a 25 euro e sono pensati per un momento di consumo “slow”, ad alto valore aggiunto: il barman si ferma una quindicina di minuti per servirli e non sono disponibili nel weekend, perché difficilmente gestibili con il locale pieno.

«Mentre il rito del tè all’inglese è spesso associato alla degustazione pomeridiana “da signora”, a risultare più attento a certe sfumature è, invece, il pubblico maschile. Per questo ho cercato di progettare abbinamenti con note affumicate, che ricordano quelle di un sigaro, o di valorizzare gli effetti benefici dei tè (anche su questo gli uomini sono più attenti delle donne)», spiega la tea stylist. Uno sforzo, questo, che sta portando risultati anche per un altro motivo: «Da Monza passa molta clientela straniera, spesso in viaggio per business - chiude il titolare di Liquors - e un’offerta come la nostra contribuisce ad alzare il livello del locale, rendendolo più appetibile anche per chi arriva dall’estero».

Alberto Marchetti lancia la sua crema spalmabile

Cremà di Alberto Marchetti

Una casa sempre più ampia, quella pensata dal gelatiere torinese Alberto Marchetti per il suo gelato e la sua offerta dolce. Ora c'è spazio anche per una linea di prodotti, e il primo è una crema spalmabile alla nocciola Piemonte IGP.

Zucchero grezzo di barbabietola e nocciole Piemonte

Ricapitoliamo: nel 2017 a Torino nasce Casa Marchetti, come uno spazio per contenere l'essenza del gelato di Alberto Marchetti, il suo modo di prepararlo e raccontarlo. Uno spazio pensato anche per far conoscere le materie prime e i partner del gelatiere e per ospitare corsi di formazione e fare cultura sul gelato.  Ora è nata la linea di prodotti del brand Casa Marchetti. La crema spalmabile che la fa esordire Cremà ed è fedele alla filosofia con la quale marchetti realizza i propri gelati: pochi ingredienti, selezionati con cura. Cremà è realizzata con latte 100% piemontese Inalpi e il 40% di nocciole di Piemonte IGP. Lo zucchero, di Italia zuccheri, è l’unico zucchero grezzo di barbabietola italiano. Il packaging è realizzato con la carta Favini Crush ricavata dagli scarti del mais. Cremà è in vendita nel barattolino in vetro da 150 g, direttamente a Casa Marchetti - in piazza CLN a Torino -, nelle gelaterie Alberto Marchetti e in alcuni punti vendita selezionati.

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