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Ancora più efficaci e green i nuovi saponi per le mani di Tork

sapone per le mani Tork Soap Clairty
Tork Clarity Hand Washing Foam Soap e Tork Odor-Control Hand Washing Liquid Soap le nuove soluzioni dedicate, rispettivamente, all’area bagno e all’area di preparazione dei cibi

Lavare correttamente le mani e con regolarità è una delle prime, tanto elementari quanto fondamentali, azioni per proteggersi dalla contaminazione di agenti patogeni. Una regola che vale sempre, e ancora di più in questi tempi di emergenza sanitaria, e che va osservata sia dal personale del locale sia dai clienti che lo frequentano. Per rendere l’azione sempre più efficace e sostenibile, Tork, il brand per la pulizia professionale del gruppo Essity, ha ampliato la sua gamma di soluzioni con due nuovi saponi per le mani, Tork Clarity Hand Washing Foam Soap e Tork Odor-Control Hand Washing Liquid Soap, dedicati, rispettivamente all’area bagno e all’area di preparazione dei cibi.

Entrambe le nuove soluzioni, oltre a garantire la perfetta igiene della mani sono infatti anche delicate sulla pelle e certificate Ecolabel UE, il marchio che contraddistingue i prodotti che, pur garantendo elevati standard prestazionali, sono caratterizzati da un ridotto impatto ambientale durante l’intero ciclo di vita. Ulteriore testimonianza dell’imegno del brand nello sviluppo di prodotti concepiti in un’ottica di economia circolare e per ridurre il loro impatto ambientale evitando lo spreco di acqua e altre risorse.

Il nuovo sapone in schiuma lavamani Tork Clarity Hand Washing Foam Soap per l’area bagno, per esempio, è composto per il 99% da ingredienti di origine naturale, dei quali 7 sul totale di 9 di origine vegetale. Una formula facilmente biodegradabile e che in più rende la schiuma facile da risciacquare durante il lavaggio delle mani, con un consumo di acqua inferiore del 35% rispetto alle soluzioni tradizionali.

Non meno delicato ed efficace è Tork Odor-Control Hand Washing Liquid Soap, dedicato all’area di preparazione dei cibi del bar, cucine di ristorante, laboratori di pasticceria e gelateria. La sua formula è stata infatti studiata per un uso frequente, tipico delgi operatori addetti a tali mansioni, senza causare danni alla pelle o irritazioni. E con un valore aggiunto in più. Il nuovo sapone aiuta infatti anche a prevenire il trasferimento di residui di cibo e a rimuovere gli odori persistenti, come pesce, agli, cipolla.

I nuovi saponi per le mani sono disponibili in confezioni da 1 litro, sigillate e dotate di pompa monouso, e adatte a una ampia gamma di dispenser Tork (Sistema S4), anche dotati di sensori per l’erogazione senza contatto, tra i quali il gestore può scegliere quello che meglio risponde alle esigenze di stile e funzionalità del suo locale. Sempre in un’ottica di basso impatto ambientale, poi, le confezioni che collassano man mano che il contenuto viene utilizzato, contribuendo a ridurre il volume dei rifiuti del 70%.

Contributo a fondo perduto (Decreto Sostegni): come presentare la richiesta e calcolare l’importo

contributo decreto sostegni
Foto di Moerschy da Pixabay
Il contributo spetta a chi nel 2020 ha perso almeno il 30% del fatturato medio mensile rispetto al 2019 (se i ricavi non superavano i 10 milioni di euro). Va fatta domanda in via telematica entro il 28 maggio

Il Decreto Sostegni (decreto legge n. 41 del 22 marzo 2021) ha previsto un contributo a fondo perduto per imprese e professionisti che nel 2020 abbiano perso almeno il 30% del fatturato medio mensile rispetto al 2019 (purché l'ammontare di ricavi 2019 non superasse i 10 milioni di euro). Lo scopo è di aiutare i soggetti Iva più deboli colpiti dalla pandemia Covid-19 (leggi qui tutte le altre misure previste dal Decreto Sostegni di interesse per i pubblici esercizi).

La domanda va fatta in via telematica entro il 28 maggio 2021.

Il modello di istanza è molto semplice e richiede, oltre ai dati del richiedente, quelli che attestano i requisiti (fascia di ricavi 2019), quelli necessari per il calcolo del contributo (medie mensili fatturato/corrispettivi 2019 e 2020, eventuale attivazione partita Iva dal 2019) e i dati relativi alla modalità di erogazione (accredito su c/c con codice Iban o credito d’imposta).

L’istanza può essere trasmessa personalmente compilandola attraverso la semplice procedura all’interno del portale dell'Agenzia delle Entrate in “Fatture e corrispettivi” (sezione “Contributo a fondo perduto”) o tramite gli intermediari autorizzati alla trasmissione delle dichiarazioni, che siano muniti di delega generale (cassetto fiscale o portale “Fatture e corrispettivi”) o che abbiano una specifica delega.

L’istanza si considera accolta con l’emissione del bonifico di pagamento.

In caso di scelta per il credito di imposta, il riconoscimento è verificabile in “Consultazione esito” della sezione “Contributo a fondo perduto” del portale “Fatture e corrispettivi”. Da quel momento il credito potrà essere utilizzato nel modello F24. Dopo l’accoglimento non si potranno più presentare istanze sostitutive.

Il calcolo del contributo

Il contributo è calcolato sul calo di fatturato medio mensile con le seguenti percentuali, con riferimento alle seguenti fasce di ricavi del 2019:

  • 60% per fatturati inferiori a 100.000 euro
  • 50% per fatturati fra 100.000 e 400.000 euro
  • 40% per fatturati fra 400.000 e 1 milione di euro
  • 30% per fatturati fra 1 e 5 milioni di euro
  • 20% per fatturati fra 5 e 10 milioni di euro
  • Nessun contributo per i fatturati superiori a 10 milioni di euro.

Attenzione: per la determinazione della fascia si considerano i ricavi 2019, rilevabili dalla dichiarazione dei redditi mentre per la diminuzione 2020/2019 il riferimento è al fatturato o ai corrispettivi. Molto spesso i due importi coincidono ma vi sono parecchie eccezioni (ad esempio la vendita di beni ammortizzabili che concorrono a determinare il fatturato ma non i ricavi).

Il contributo è generale e spetta per tutte le attività e a tutti i titolari di partita Iva che rispettino le condizioni previste; non è più presente il riferimento ai codici Ateco.

Il meccanismo di calcolo premia maggiormente le strutture con minor fatturato, che potranno conseguire un contributo del 60% che, però, considerando la mensilizzazione, diventa pari ad un contributo massimo pari al 5% del calo di fatturato, salvo per gli importi adeguati al minimo.

Infatti spetta un contributo minimo di 1.000 euro per le persone fisiche e di 2.000 per le persone giuridiche. È anche stabilito un massimo nella misura di 150.000 euro per beneficiario.

Un esempio di calcolo

Supponiamo uche un publico esercizio abbia avuto un fatturato/corrispettivi 2019 di 96.000 euro, corrispondente a una media mensile di 8.000 euro.
Se il fatturato/i corrispettivi 2020 sono stati pari a 60.000 euro, per una media mensile di 5.000 euro, avendo registrato un calo di fatturato superiore al 30% avrà diritto al contributo.
Il contributo spettante sarà pari a 3.000 euro x 60% = 1.800 euro pari al 5% del calo di fatturato annuo (36.000).

Nella determinazione del contributo non si considerano i costi per cui l’intervento percentuale diventa più elevato se si fa riferimento al reddito che è inferiore al fatturato.

Il contributo per le "nuove" partite Iva

Il contributo spetta anche a chi ha aperto la partita Iva dal 1° gennaio 2019 e fino al 23 marzo 2021. Non spetta a chi ha chiuso la partita Iva prima del 24 marzo 2021.

Per chi ha aperto la partita Iva dal 2019 il contributo viene riconosciuto anche in assenza di calo di fatturato del 30%, anche solo nella misura minima; il loro fatturato medio mensile 2019 deve essere determinato considerando i mesi successivi a quello di inizio dell’attività.

Bonifico o credito d'imposta?

Chi presenta la domanda è tenuto a indicare nell'istanza quale modalità di erogazione sceglie. Attenzione: l’opzione è irrevocabile. Ovvero, fatta la scelta, non si può più modificare. Le due possibili modalità con cui l’Agenzia delle entrate può riconoscere il contributo sono:

  • con bonifico su conto corrente intestato o almeno cointestato al richiedente (il cui codice Iban deve essere inserito nell’istanza);
  • mediante un credito d’imposta da utilizzare in compensazione con modello F24

Il contributo non è tassato ai fini delle imposte sui redditi (Irpef, Ires) e dell’Irap.

Il contributo spetta anche all’erede che prosegue l’attività di una persona fisica deceduta.

I soggetti che hanno attivato la partita Iva tra il 1° gennaio 2019 e il 31 dicembre 2020, devono considerare l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi dal mese successivo a quello di attivazione della partita Iva.

A titolo di esempio, quindi, un soggetto che ha attivato la partita Iva il 5 maggio 2019 dovrà conteggiare il fatturato e i corrispettivi con riferimento ai mesi da giugno a dicembre 2019.

I soggetti che hanno aperto partita Iva dal 1° dicembre 2019 avranno sempre e solo diritto al contributo in forma minima, perché il valore del fatturato medio 2019 sarà sempre pari a zero e quindi, qualsiasi sia il fatturato 2020, non potrà mai essere inferiore del 30% rispetto a quello del 2019 a zero.

Come si calcolano fatturato e corrispettivi

Per il calcolo del fatturato e dei corrispettivi da confrontare nei due anni 2019 e 2020 bisogna considerare:

  • tutte le fatture attive, al netto dell’Iva, immediate e differite, comprese quelle per cessioni di beni ammortizzabili, relative a operazioni effettuate in data compresa tra il 1° gennaio e il 31 dicembre al netto delle note di credito emesse negli stessi anni;
  • per le cessioni di tabacchi e di giornali e riviste si considera solo l’importo degli aggi relativi.

Arrivano due nuovi gelati firmati Sammontana

gelato Sammontana
Cono Cinque Stelle Aria di Toscana, in limited edition, e Gruvi Stracciatella Maivista le prime novità per quest'anno dell'azienda di Empoli

Con l’inoltrarsi della primavera, Sammontana propone al mondo bar due golose novità: Cono Cinque Stelle Aria di Toscana e Gruvi Stracciatella Maivista.

Con il Cono Cinque Stelle Aria di Toscana (75 g), in edizione limitata, Sammontana prosegue il suo viaggio tra le eccellenze italiane. Viaggio inaugurato sempre lo scorso anno con Cono Cinque Stelle Ricordi dalla Costiera, omaggio alla Costiera Amalfitana (leggi GreenGo e Cono Cinque Stelle Ricordi dalla Costiera le novità Sammontana). La nuova limited edition celebra invece la Toscana, terra alla quale l’azienda è particolarmente legata: in questa regione, per l’esattezza a Empoli, in provincia di Firenze, l’azienda è infatti nata, oltre 70 anni fa, e si trova la sua sede.

Terra della quale il nuovo prodotto trasmette alcuni dei sapori più caratteristici in una perfetta armonia di gusti. Aria di Toscana è infatti un gelato variegato al Vin Santo del Chianti Doc con pezzetti di Cantucci Toscani Igp e note di mandorla.

Gruvi Stracciatella Maivista è invece una nuova referenza del gelato a stecco Gruvi, lanciato la scorsa estate e caratterizzato dal gioco di consistenze tra l’avvolgente copertura con granella croccante e la cremosità del gelato, arricchito da una stuzzicante variegatura. Nella nuova versione Sammontana ha puntato su uno dei gusti più amati dagli italiani, la stracciatella, interpretata con un cremoso gelato alla vaniglia, impreziosito da scagliette di cioccolato e dalla variegatura con cioccolato di Modica Igp. Il tutto racchiuso da una copertura al cioccolato, arricchita da granella di biscotti. La nuova referenza si unisce ai tre gusti già presenti, Pistacchio Sincero, Mitico Croccantino e Cocco Bello, tutti in formato da 60 g.

La storica Pasticceria Cavour si è fatta bella. La famiglia Cerea docet

La pasticceria Cavour 1880, della famiglia Cerea, ha fatto un accurato restyling. Conservando la storicità e valorizzando il territorio, anche con i materiali utilizzati

Il restyling di un locale storico è sempre un’operazione delicata. Da una parte, c’è quello che va assolutamente lasciato, restaurato, ripulito, recuperato. Dall’altro, c’è quello che invece va cambiato per ottimizzare gli spazi e per offrire al cliente una fruizione e un servizio al passo con le esigenze contemporanee. Un esercizio di equilibrio che è pienamente riuscito al caffè pasticceria Cavour 1880 di Bergamo Alta che, dopo alcuni mesi di chiusura, a fine '19 ha riaperto i battenti completamente rinnovato. Gli elementi storici sono rimasti tutti, a cominciare dalle vetrine affacciate sulla via principale di Bergamo Alta. Varcando la soglia, si possono ancora ammirare i soffitti a volta, gli affreschi e le scaffalature d’epoca con i vasi di cristallo colmi di caramelle colorate della prima sala, dedicata al banco bar e a quello della pasticceria. Però, si nota anche che molto è cambiato, a cominciare dalla migliore qualità della luce. Nel nuovo banco pasticceria, le vetrine sono state ribassate e non rappresentano più una barriera tra clienti e commessi, ma sono diventate un piano d’appoggio supplementare, oltre a valorizzare meglio i dolci esposti.

Un ambiente all'altezza della qualità

Nella seconda saletta, pure questa oggi più luminosa, la ristrutturazione ha fatto sparire elementi di servizio come la vetrina refrigerata e il banco per il buffet. Tutto lo spazio è così dedicato a tavolini e sedute in toni pastello. La tromba delle scale, prima un anonimo passaggio tra le salette sul fronte e la sala da tè sul retro, oggi è un ambiente caldo e avvolgente, con la scenografica scala-scultura affrescata che cattura l’occhio. Il sottoscala è stato valorizzato e oggi vi trova posto un accogliente tavolo in legno abbracciato da divanetti e poltroncine imbottite. Anche la sala da tè (annessa al locale nel 1994) ha cambiato arredi ed evoca le atmosfere dei caffè viennesi, con tavolini in marmo, pareti rivestite da raffinati pannelli decorativi in stile cinese e una tavolozza di colori giocata sui grigi e su tonalità naturali più spente. Il fil rouge di tutti gli interventi è la preziosità dei materiali usati, molti dei quali di provenienza locale e lavorati da artigiani del territorio, come nel caso del marmo verde delle Alpi per il banco bar. Troviamo poi pavimenti in petit granit, pietra di Sarnico, breccia di Stazzema per i tavolini, corrimani in mogano, arredi in cedro, carta da parati a pergamena decorata a mano e con motivi floreali in rilievo. Tutti dettagli che contribuiscono a creare un ambiente all’altezza della qualità della proposta. Proposta che, da parte sua, non è cambiata: dal laboratorio artigianale della famiglia Cerea continuano a uscire classici come la torta Donizetti o la torta Cavour, accanto a brioches, biscotti, pasticcini, mignon e dolci al cucchiaio. Inoltre, c’è un menu per il pranzo leggero e, la domenica, il tradizionale gran buffet.

L ‘intervista a Rossella Cerea

Il Caffè Pasticceria Cavour 1880, a Bergamo Alta, appartiene alla catena dei Locali Storici d’Italia. Nel 1994 venne acquistata da Vittorio Cerea, capostipite della famiglia di ristoratori cui oggi fanno capo il Relais & Chateaux Da Vittorio di Brusaporto (Bg), 3 stelle Michelin, presente anche a St.Moritz e Shanghai, una fiorente attività di catering, una partecipazione nella società di ristorazione Vicook e un’attività di commercio online. Oggi la famiglia Cerea è rappresentata dai fratelli Enrico, Francesco, Barbara, Roberto e Rossella. Quest’ultima è responsabile del Cavour. Perché avete deciso di rinnovare il locale? Dopo un primo restauro attuato nel 1994, quest’ultima ristrutturazione si è resa necessaria anche in un’ottica di ampliamento (l'apertura della Locanda, al piano superiore, con 6 camere, ndr). Quali sono stati gli obiettivi del restyling? Gli interventi sono stati prima di tutto conservativi, perché il desiderio era quello di poter mantenere nell’antico splendore le finiture originali di un locale attivo già alla fine dell’800. Il progetto dello studio Dordoni ha però permesso di inserire anche materiali innovativi che, armonizzandosi con la struttura, creano la giusta commistione tra antico e nuovo.

Bilancio imprese 2020, scarsa natalità e 22mila chiusure

Fipe fa, come consuetudine, il punto sulle imprese nate e cessate durante l'ultimo anno, il 2020, elaborando i dati di Infocamere. E, come c'era da aspettarsi, non sono buone notizie. Ma, meno catastrofiche di quanto si poteva prevedere.

Nel settore delle imprese di ristorazione, ambito analizzato dal Centro Studi Fipe che include ristoranti, bar e mense/catering, il saldo tra imprese nate e cessate nell'anno si conferma, infatti, negativo: - 13.600 imprese in totale, di cui - 6.507 ristoranti, - 6.469 bar e - 102 mense e catering. Negativo, di conseguenza, anche il tasso di imprenditorialità, il rapporto tra il flusso di imprese nell'anno e lo stock di fine periodo: -3,4% per i ristoranti, -3,0% per le mense e -4,5% per i bar. Tuttavia, fanno notare gli analisti di Fipe, il numero di chiusure resta nella media, risultando pari a 22.250, di cui 10.247 bar e 11.820 ristoranti (ad esempio, nel 2018, le cessazioni erano state pari a 25.994, di cui 11.991 bar). «Predetto che oltre 22 mila chiusure non è certo un dato banale o da prendere sottogamba - precisa Luciano Sbraga, direttore del Centro Studi Fipe - ci aspettavamo che i numeri delle chiusure relativi al 2020 fossero in linea con quelli degli anni precedenti. Gli effetti concreti dei lockdown devono, infatti, ancora arrivare: attualmente le imprese sono ancora sotto l'ombrello della cassa integrazione o in attesa dei ristori e bisogna, comunque, considerare che chiudere un'impresa ha un costo. In questo momento, le imprese stanno aspettando di capire cosa accadrà. Quindi, il reale impatto sul tessuto imprenditoriale lo si vedrà nel secondo e nel terzo trimestre del 2021. È come se oggi il settore fosse su un tavolo operatorio sotto anestesia. Al momento, invece, è già evidente la riduzione delle nuove iscrizioni, solo 9.190 nel 2020: un dato molto preoccupante perché è attraverso la natalità imprenditoriale che si realizza la prospettiva di generare innovazione e di sviluppare nuova occupazione». Molto, dunque, dipenderà dall'evoluzione pandemica dei prossimi mesi e dal timing di una ripartenza delle attività che, al momento, non sembra essere dietro l'angolo. Insomma,  occorrerà aspettare gli inizi del 2022 per avere una visione complessiva del contraccolpo pandemico sull'offerta. «Nel corso del 2021 il settore registrerà molto probabilmente un reale saldo negativo - risponde Sbraga - un saldo cioè non compensato, come è avvenuto negli anni scorsi, dalle cosiddette variazioni e cioè da movimenti che avvengono all'interno di imprese già attive (ad esempio, cambio di codice di attività). La previsione, ad oggi, è che avremo almeno 30mila pubblici esercizi che cesseranno definitivamente l'attività».

 

Bonus di 2.400 euro per stagionali, tempi determinati, a chiamata, somministrati: chi ne ha diritto e come fare richiesta

bonus 2.400 euro
Foto Pixabay
Il decreto Sostegni ha stabilito un bonus per i lavoratori stagionali, a tempo determinato, a chiamata, somministrati. Ecco come funziona

Il Decreto Sostegni (leggi qui tutte le misure di interesse per i pubblici esercizi), come già aveva fatto il Decreto Ristori - ma in misura quantitativamente superiore, ha pensato anche ai tantissimi lavoratori stagionali, a tempo determinato, a chiamata, in somministrazione e occasionali del settore turismo (tra cui i pubblici esercizi) rimasti senza lavoro o che hanno visto ridursi drasticamente le opportunità di impiego dall'inizio della pandemia.

A ognuno di loro spetta - come stabilito dall'articolo 10 del Decreto Sostegni (D.L. 22 marzo 2021, n. 41) - un bonus di 2.400 euro, che va richiesto entro il 30 aprile 2021.

Paolo Bergamo Covid-19
Paolo Bergamo, consulente del lavoro, contitolare dello Studio Themis di Jesolo (Ve)

Vediamo, con l'aiuto di Paolo Bergamo, contitolare dello Studio Themis di Jesolo (Ve), e della sua collaboratrice Giulia Moretti, a chi spetta il bonus e come fare per ottenerlo.

«Il decreto - spiega Bergamo - ha elencato una serie di categorie di lavoratori che possono beneficiare del contributo. Per ottenerlo, devono essere rispettate una serie di condizioni, diverse da tipologia a tipologia».

Vediamo allora nel dettaglio quali sono le categorie che possono avere il bonus e quali condizioni devono esserci per beneficiarne.

Lavoratori stagionali e lavoratori in somministrazione 

«La prima cosa da sapere - spiega Bergamo - è che per la legge le attività stagionali sono quelle che hanno un periodo di chiusura annuo, anche non continuativo, superiore ai 70 giorni».

«Per avere diritto ai 2.400 euro - spiega Giulia Moretti - devono verificarsi tre condizioni:
a. al momento della domanda, il richiedente dovrà dichiarare di aver cessato involontariamente almeno un rapporto di lavoro (quindi: chi ha dato le dimissioni è escluso) tra l'1 gennaio 2019 e il  23 marzo 2021;
b. deve aver svolto almeno 30 giorni di lavoro nel periodo indicato sopra;
c. alla data del 24 marzo 2021 non deve percepire pensioni, Naspi (cioè il sussidio di disoccupazione), né avere in essere un contratto di lavoro dipendente (non si considera tale il lavoro a chiamata).

Lavoratori a tempo determinato 

«Qui le condizioni da rispettare sono quattro - spiega Moretti -. Le prime due sono quelle indicate sopra, la terza cambia leggermente, la quarta è in più» Quindi occorre:
a. al momento della domanda, il richiedente dovrà dichiarare di aver cessato involontariamente almeno un rapporto di lavoro (quindi: chi ha dato le dimissioni è escluso) tra l'1 gennaio 2019 e il  23 marzo 2021;
b. deve aver svolto almeno 30 giorni di lavoro nel periodo indicato;
c. alla data del 24 marzo 2021 non deve percepire pensioni, né avere in essere un contratto di lavoro dipendente (non si considera tale il lavoro a chiamata). La norma in questo caso non fa esplicito riferimento al Naspi (sussidio di disoccupazione): quindi i percettori di Naspi hanno diritto al contributo;
d. inoltre, nel corso del 2018 deve essere stati titolari di almeno un contratto a tempo determinato, con un minimo di 30 giorni lavorati nell'anno.

Lavoratori a chiamata o intermittenti 

«Per loro - spiega Moretti - valgono le stesse tre regole dei lavoratori a tempo indeterminato». Quindi:
a. al momento della domanda, il richiedente dovrà dichiarare di aver cessato involontariamente almeno un rapporto di lavoro (quindi: chi ha dato le dimissioni è escluso) tra l'1 gennaio 2019 e il  23 marzo 2021;
b. deve aver svolto almeno 30 giorni di lavoro nel periodo indicato;
c. alla data del 24 marzo 2021 non deve percepire pensioni, né avere in essere un contratto di lavoro dipendente (non si considera tale il lavoro a chiamata). La norma anche in questo caso non fa esplicito riferimento al Naspi (sussidio di disoccupazione): quindi i percettori di Naspi hanno diritto al contributo.

Lavoratori occasionali  

«Sono i lavoratori autonomi senza partita Iva - spiega Bergamo -. Anche per loro devono verificarsi tre condizioni, diverse rispetto a quelle delle situazioni precedenti». Eccole:
a. al momento della domanda, il richiedente dovrà dichiarare di aver avuto tra l'1 gennaio 2019 e il  23 marzo 2021 contratti di lavoro occasionale per un ammontare totale di redditi percepiti superiore ai 5mila euro;
b. deve essere iscritti alla gestione separata e avere accreditato almeno un contributo mensile nel periodo indicato;
c. alla data del 24 marzo 2021 non deve percepire pensioni, né avere in essere un contratto di lavoro dipendente (non si considera tale il lavoro a chiamata). La norma anche in questo caso non fa esplicito riferimento al Naspi (sussidio di disoccupazione): quindi i percettori di Naspi hanno diritto al contributo.

Lavoratori dello spettacolo  

L'ultima categoria che prendiamo in considerazione è quella dei lavoratori dello spettacolo, mondo spesso vicino a quello dei pubblici esercizi (pensiamo per esempio ai dj). Per avere diritto ai 2.400 euro, si devono rispettare tre condizioni:
a. deve essere iscritto al Fondo pensioni dei lavoratori dello spettacolo (devono quindi essere dei lavoratori subordinati appartenenti a tale settore);
b. deve aver versato almeno 30 contributi giornalieri tra l'1 gennaio 2019 e il  23 marzo 2021 con un reddito, riferito all'anno 2019, non superiore ai 75mila euro; oppure deve aver versato almeno 7 contributi giornalieri con un reddito, riferito all'anno 2019, non superiore a 35mila euro;
d. alla data del 24 marzo 2021 non deve percepire pensioni, né avere in essere un contratto di lavoro dipendente (non si considera tale il lavoro a chiamata). 

Come richiedere il contributo

Dopo aver visto chi ha diritto al contributo di 2.400 euro, chiediamo all'esperto come fare per chiederlo: «Chi ha già beneficiato dei 1.000 euro stanziati dal Decreto Ristori - spiega Bergamo - riceverà in automatico il bonifico sul conto corrente indicato a suo tempo. Gli altri dovranno fare domanda all'Inps entro il 30 aprile. Le modalità di presentazione della domanda sono in fase di definizione».

Snodo Torino, una piazza del gusto nel cuore nell’ex officina

Il dehors può essere una soluzione non solo per garantire una continuità operativa ai locali pubblici, in tempi di pandemia, ma anche per recuperare alla città spazi inutilizzati e abbandonati. Ora che diventa sempre più importante reperire aree all’aperto a beneficio della convivialità, il connubio tra l’allestimento degli spazi esterni e il recupero di distretti ex industriali diventa un’opzione interessante, un idea per ripensare le nostre città. Un esempio pionieristico di un approccio simile, realizzato già nel 2017 quando ancora non si pesava all’eventualità di una crisi sanitaria, arriva da Torino e riguarda il restauro e il ritorno a nuova vita della vasta area industriale delle Officine Grandi Riparazioni (OGR). Non lontano dalla stazione ferroviaria di Porta Susa, questo complesso di fabbriche ha avuto la funzione, a partire dalla fine dell’Ottocento, di riparare locomotive e vagoni. Dalla fine del 2017 è stato riaperto come un hub di innovazione, battezzato Snodo, in cui il grande cortile interno è dominato da una scenografica torre piezometrica, utilizzata ai tempi come riserva d’acqua.

Una proposta f&b nel rispetto delle norme sul distanziamento

Tutto questo spazio è diventato un grande dehors: all’interno di vecchi container ferroviari sono ospitate attrezzature e laboratori  di un bar, un bistrot e un ristorante premium, che garantiscono un’offerta enogastronomica su tutto l’arco della giornata, dalla colazione all’after dinner. Gli spazi esterni, aperti sono stati allestiti con un social table, un lounge e grandi spazi coperti da ombrelloni e con arredi per esterni, come grandi divani e tavolini bassi. L’area è molto vasta e ha l’aspetto di una piazza, fino a poco tempo fa completamente abbandonata e ora non soltanto nuovamente fruibile (pandemia permettendo), ma anche “sicura” in base alle regole del distanziamento sociale.

 

A curare il progetto è stato lo studio di architetti Boffa, Petrone & Partners Associati di Torino in collaborazione Building Engineering, gruppo con al suo attivo realizzazioni in tutto il mondo, che ha anche seguito i lavori di restauro. Spiega l’architetto Luca Petrone: «La nostra idea si è basata sulla trasformazione del cortile d’ingresso in uno spazio aperto alla città una piazza grande che è diventata la corte di tutto il polo delle Officine Grandi Riparazioni. Un foyer “en-plein-air”, luogo d’incontro, interazione e comunicazione indipendente dalla fruizione degli spazi interni». Importante anche il ruolo dell’illuminazione, attentamente curata dai progettisti. «Abbiamo voluto dare un carattere ricco di fascino allo spazio anche di notte - spiega Petrone- attraverso l’uso della luce si creano scenari diversi che rendono il luogo sempre diverso agli occhi dei visitatori». Snodo rappresenta una sfida importante vinta per il recupero di strutture industriali in disuso che il capoluogo piemontese sta lentamente riscoprendo grazie anche alla sinergia tra pubblico e privato. Con l’obiettivo di dotarsi di nuovi spazi di aggregazione e centri di cultura e intrattenimento in cui somministrazione e ristorazione giocano sempre un ruolo da calamita.

Andreas Acherer: l’obiettivo è crescere, senza fretta

Due punti vendita, a Brunico e Bolzano. La grande distribuzione. L'esperienza in tv. Così il pasticcere altoatesino fa la differenza nel suo territorio

  Ditelo con un fiore. E intanto, assaggiate. Quella di vendere in un unico negozio eleganti composizioni floreali e raffinatissimi prodotti di pasticceria è un’idea che nasce da un incontro d’amore, tra il pasticcere altoatesino Andreas Acherer e la moglie Barbara Strondl, fiorista austriaca. «Abbiamo portato a Brunico, in Alto Adige, un’idea molto innovativa di pasticceria, oltre che un format di negozio particolare», spiega a Dolcegiornale Andreas, membro della prestigiosa Relais Dessert che lo scorso anno è stato giudice della seconda edizione di Best Bakery, su Sky Uno, accanto al collega Alex Servida (di Servida abbiamo scritto qui). Acherer ha aperto 14 anni fa e la sua pasticceria ha meritato le 3 torte del Gambero Rosso. Il negozio di Brunico è grande 170 mq, fiori e pasticceria sono in due reparti separati ma attigui. «Sembrano due prodotti completamente diversi, ma non lo sono, si possono abbinare in moltissime occasioni e i nostri clienti hanno imparato ad apprezzare l’offerta - spiega il pasticcere -. Abbiamo collaborazioni con vari hotel della zona, fornendo decorazioni floreali e cioccolatini di benvenuto, tavolette e dolci». Pre pandemia nel business Acherer c'erano anche circa 60 matrimoni l’anno e relativo allestimento floreale.

Distinguersi nel territorio

Alla base di tutto c’è una idea di pasticceria molto diversa da quella a cui il territorio era abituato fino a una decina di anni fa. «In Alto Adige trionfano dolci tradizionali e fette di torta enormi, io punto su una pasticceria raffinata, con pezzature di minima dimensione, con molta attenzione all’estetica. Da quando abbiamo aperto, vediamo tantissime altre pasticcerie che si stanno spostando su decori ed estetica, precisione e pulizia. Questo dà una mano a tutti a vendere meglio, perché è più difficile se sei da solo». Tra i dolci più rappresentativi dell’offerta di Acherer - oltre a bicchierini e cioccolatini - ci sono torte moderne come Esile fusione (torta al pistacchio con frutto della passione) o monoporzioni come Picasso (alle mandorle, con mousse alla pesca con cuore al fior di sambuco, bordo in cioccolato con spruzzi di colore e frutta fresca). O Tango, una mousse al cioccolato con pralinato di nocciole e sbriciolato di wafer, con base brownie e glassa al cioccolato e caramello. La torta simbolo è senza nome, è una mousse preparata col cioccolato âme sœur (anima gemella), sviluppato direttamente da Acherer assieme a Cacao Barry. È decorata con lamponi ed elementi sempre in cioccolato. «Utilizzo 8 tonnellate all’anno di questa miscela prodotta solo per me, per alcuni dolci, cioccolatini e tavolette. Distinguersi è fondamentale, così ho voluto creare un mio gusto personalizzato».

A Bolzano il secondo pdv

L’exploit degli ultimi anni passa per due vie. La prima è di prodotto: i macaron. Coloratissimi, realizzati solo con mandorle di ottima qualità e farciture senza conservanti, nascono nel laboratorio centrale di Acherer, 800 mq a Perca, vicino a Brunico. «Da circa 2 anni li vendiamo, oltre che nei nostri negozi, anche nella grande distribuzione, in tutta Italia. Siamo in più di 150 supermercati in Italia, con i macaron e con i dolci monoporzione nei periodi a ridosso delle ricorrenze. Siamo anche presenti nei ristoranti Lufthansa negli aeroporti in Germania e nei centri in cui si esercitano i piloti della compagnia aerea». L’altra via è rappresentata dal secondo negozio, circa 100 mq con una decina di coperti e una terrazza, a Bolzano. «Ci aiuta a vincere la stagionalità: in tempi normali a Brunico - che conta solo 12mila abitanti - il turismo traina moltissimo in alta stagione. Ma in primavera e autunno siamo quasi fermi. A Bolzano, invece, le stagioni migliori sono proprio quelle, e questo ci permette di vendere tutto l’anno». Nel negozio di Bolzano, aperto otto anni fa, non ci sono i fiori, ma c’è somministrazione e caffetteria. «Il cavallo di battaglia sono le nostre brioche, e utilizziamo il caffè “Bar speciale” di Julius Meinl. Dopo diverse degustazioni di caffè, questo è risultato il migliore e l’azienda ci ha convinto per l’attenzione ai clienti e la qualità. E il caffè piace tantissimo ai nostri clienti. Entra anche in alcune ricette: abbiamo, infatti, macaron al caffè, un tartufo al caffè e una monoporzione dove utilizziamo proprio la miscela “Bar Speciale”».

L'intervista ad Andreas Acherer

Per il futuro, quali linee di sviluppo ha in mente? Crescere lentamente, senza nessuna fretta. Il prossimo passo è approcciare il mercato svizzero, che per noi è molto interessante. Ma sempre per la distribuzione dei miei dolci e del cioccolato; non pensiamo a un altro punto vendita, per il momento. Che risultati ha dato l’approdo nella gdo? Sono molto soddisfatto. Oggi circa il 50% dei ricavi arriva dai due punti vendita, l’altro 50% dalla gdo, un canale avviato solo un anno e mezzo fa. Come valuti l’esperienza televisiva di Best Bakery 2020? È stato davvero interessante vedere come cambiano prodotti, sapori, consistenze della pasticceria italiana scendendo da Nord a Sud lungo la Penisola. Si incontrano culture diverse e si agganciano tante belle idee. Anche come... non fare alcune cose, sia a livello tecnico che di estetica. Uscendo da casa si impara sempre. La cosa peggiore e la cosa migliore viste giudicando i colleghi pasticceri? La cosa peggiore, direi le sigarette nel laboratorio. La cosa migliore, invece, l’umiltà dei più bravi. I veri professionisti hanno sempre questa caratteristica.

Mezcal Perro de San Juan nel portfolio di Coca-Cola Hbc Italia

Grazie all'accordo con Fraternity Spirits, l'azienda si è assicurata l'esclusiva per la distribuzione nel nostro Paese della gamma di mezcal super premium, consolidando la sua offerta di spirit di alta fascia

La gamma di Mezcal Perro de San Juan è la nuova esclusiva di Coca-Cola Hbc Italia. Una gamma di alta fascia della quale l’azienda, principale produttore e distributore delle bevande a marchio The Coca-Cola Company nel nostro Paese, si è assicurata la distribuzione grazie all’accordo con Fraternity Spirits, proprietaria del brand. Una new entry che arricchisce il portfolio spirit di Coca-Coca Hbc Italia, forte ormai di oltre 50 referenze, andandolo a rafforzare nella categoria dei super premium (per saperne di più leggi Per Coca-Cola Hbc Italia un portfolio spirits ancora più ampio).

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Mezcal Perro de San Juan è infatti un marchio di mezcal artigianali che rappresentano alte espressioni della cultura del distillato messicano. La sua gamma distribuita in italia comprende le referenze Mezcal Perro De San Juan Maguey Espadín, Mezcal Perro De San Juan Maguey Espadin Abocado con Grana Cochinilla e Mezcal Perro De San Juan Maguey Cirial.

Il primo (alc 40% in vol) è un mezcal blanco ottenuto da agave Espadín dela regione di San Dionisio Ocotepec, nello stato di Oaxaca. Dall’aroma erbaceo, si caratterizza per il sapore che richiama le note di agave cotta unite a un corpo pieno e un retrogusto lungo, delicato e persistente, facendo evolvere la sua ricchezza alcolica con un finale morbido e gentile.

Con la stessa materia prima è prodotto anche Perro De San Juan Maguey Espadin Abocado con Grana Cochinilla (alc 42,3% in vol). Distillato due volte in alambicchi di rame, colpisce per il suo colore rosa, con riflessi rosso brillanti, dovuto all’aggiunta del colorante naturale ottenuto dalla cocciniglia, ma soprattutto per la sua morbidezza. Si presenta la naso con note di agave fresco e accenti minerali, mentre al palato è avvolgente e accattivante, e semi-secco, con sentori che rimandano sempre alla materia prima, e un lungo finale.

Con doppia distillazione viene ottenuto anche Mezcal Perro De San Juan Maguey Cirial (alc 42,5%). Cristallino, con riflessi argentati, ha un sapore maturo, che riflette i 12 anni di crescita e maturazione in campo dell’agave con la quale viene prodotto. Ben equilibrato e corposo, lascia emergere al palato leggere note citriche per un finale lungo e persistente. Peculiarità che ritornano anche al naso, dove però tra le note citriche e di agave si avvertono delicati sentori minerali.

Campus Peroni, convegno per un agroalimentare tracciabile, sostenibile e innovativo

Un momento durante Ansacom Campus Peroni ‘La filiera alimentare che fa bene al Made in Italy’.

Si è tenuto il 9 aprile il convegno in streaming di Campus Peroni che ha messo a confronto molti operatori del settore sul tema "Più tracciabile, più sostenibile, più innovativa: la filiera agroalimentare che fa bene al Made in Italy".

Da anni (fin dal 2006), Birra Peroni è molto attenta a temi come sostenibilità, tracciabilità e innovazione, con una serie di interventi in tema quali risparmio di acqua ed energia, oltre all'impiego di materie prime italiane, evidenziando i progressi con la pubblicazione di sei periodici Rapporti di Sostenibilità. Il passaggio nel 2016 al gruppo internazionale Asahi, particolarmente attento a questi aspetti, ha ulteriormente rafforzato questo impegno.

Campus Peroni è nato nel 2018 in collaborazione con Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) centro di eccellenza pubblico (in collaborazione con il Ministero Mipaaf, Fao, California University, Università di Trieste e altri enti) per la promozione e diffusione della cultura della qualità, innovazione e sostenibilità in campo agricolo e cerealicolo in particolare.

Grazie al portale ansa.it  Campus Peroni ha organizzato il 9 aprile un convegno in streaming sul tema "Più tracciabile, più sostenibile, più innovativa: la filiera agroalimentare che fa bene al Made in Italy" coinvolgendo i principali operatori del settore.
Introdotti da Barbara Carfagna, giornalista e spigliata conduttrice Rai Tg1, a introdurre il tema sono stati chiamati Carlo Gaudio (presidente Crea) e Federico Sannella (direttore relazioni esterne e affari istituzionali Birra Peroni), insieme con il Senatore Gian Marco Centinaio (Sottosegretario al Mipaaf, Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali).

Carlo Gaudio, presidente di Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) ha sostenuto l'importanza di realizzare un'economia circolare in grado di recuperare il più possibile gli scarti delle lavorazioni, dalla produzione alla trasformazioine alla ristorazione. In Italia il settore agroalimentare è protagonista con 538 milioni di euro di fatturato, grazie a 3 milioni e 800 mila occupati, con un export crescente di 42 milioni di euro. La forza dei prodotti italiani è un giusto mix di quantità e qualità, tanto che 1 prodotto su 4 è qualificato Ue, oltre a più di 80 mila prodotti da agricoltura biologica coltivati su 2 milioni di ettari.

Federico Sannella, direttore Relazioni Esterne ed Affari Istituzionali Birra Peroni: «Campus Peroni nasce con l’ambizione di mettere insieme il mondo della formazione, della ricerca, dell’impresa e delle start-up innovative per l’evoluzione in chiave sostenibile di un comparto fondamentale del Made in Italy e per contribuire con azioni concrete e progettualità allo sviluppo e alla transizione ambientale della filiera agroalimentare».

Gian Marco Centinaio, Sottosegretario al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha sottolineato l’importanza strategica della filiera agro-alimentare nel suo complesso, dalla produzione agricola all’industria di trasformazione, distribuzione fino alla ristorazione e ricordato il ruolo di abilitatore che la tecnologia può svolgere per valorizzare le produzioni made in Italy: «Si sta andando verso un settore agroalimentare sempre più innovativo per rispondere all’esigenza da parte dei consumatori di una qualità dei prodotti certificata. Stiamo andando nella direzione giusta, l’innovazione sta consentendo al Made in Italy di rispecchiare quelle determinate caratteristiche che rendono i nostri prodotti unici nel mondo».

PRIMO PANEL
"Tecnologia e innovazione per lo sviluppo sostenibile" dedicato ai progetti più innovativi e alle leve tecnologiche in grado di promuovere la sostenibilità della filiera e generare benefici in termini di competitività economica e trasparenza per l’intero comparto, dalla tracciatura in blockchain ai sistemi di etichettatura.

Enrico Galasso, amministratore delegato Birra Peroni ha raccontato come, proprio grazie al progetto Campus, a partire da quest’anno l’orzo distico italiano, necessario per la produzione Peroni e fornito da 1.500 agricoltori, sarà tracciato in blockchain e le informazioni accessibili in etichetta tramite QR code per i nostri consumatori: «Valorizzare l'italianità e la sostenibilità della nostra filiera rendendola “visibile” attraverso la tecnologia della blockchain (reti interconnesse di aggiornamento) non solo ci consente di rispondere alla crescente domanda di trasparenza che viene dai consumatori, ma ci permette di fare un ulteriore passo in avanti nelle nostre strategie di sostenibilità».
Ottime le performace ambientali comunicate da Birra Peroni in merito alla sostenibilità dal periodo 2010 al 2020:
- Energia elettrica -24,4%
- Energia termica -37,6%
- Consumo acqua -27,3%
- Rifiuti riciclati 99,7% percentuale materiali riciclati e portati a recupero con +4,3% negli ultimi 10 anni
- Co2 -57,2%

Come parte del gruppo internazionale Asahi, Birra Peroni aderisce ai Sustainable Development Goals sanciti dall'Onu e si impegna concretamente per accelerare gli sforzi volti al raggiungimento di questi obiettivi, come dimostra l’ambizioso piano LEGACY 2030 che impegna tutte le aziende del gruppo.
I macro-obiettivi per il 2030:

  • Diventare carbon neutral all'interno dei birrifici e collaborare con tutti i partner per ridurre del 30% l'impronta di carbonio lungo l'intera catena di approvvigionamento. L’obiettivo finale è rendere tutta l’intera supply chain carbon neutral entro il 2050.
  • Utilizzare solo fonti di approvvigionamento idrico sostenibili.
  • Utilizzare solo packaging “circolare” (riuso, riciclo ecc), tagliando del 15% gli imballi in plastica, già nel 2025.
  • Utilizzare solo materie prime coltivate in modo sostenibile.
  • Raggiungere una quota uguale di donne e uomini in posizione di leadership.
  • Raggiungere una quota del 20% dei prodotti analcolici nel portafoglio.

Gli altri protagonisti nella discussione sono stati Laura De Gara, Preside della Facoltà Dipartimentale di Scienze e Tecnologie per l’Uomo e l’Ambiente dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, che ha sottolineato come la qualità e la sostenibilità dei prodotti beneficino della collaborazione tra il mondo della ricerca e dell’industria.
Francesco Pugliese, presidente GS1 Italy (35mila imprese italiane) l'unico ente italiano autorizzato per il rilascio del codice a barre GS1 (EAN), ha evidenziato come la standardizzazione delle informazioni passando dal codice a barre al sistema QRC sia essenziale per favorire un reale approccio alla sostenibilità e come la tecnologia possa essere un abilitatore che dà senso e concretezza al legame finora solo affettivo tra consumatore e marchio, traducendolo in fiducia verso il marchio.

SECONDO PANEL
"Eccellenza della filiera e tutela del Made in Italy" ha messo a confronto i rappresentanti della filiera produttiva e della politica con alcuni dei partner di Campus Peroni con l’obiettivo di individuare le priorità di intervento per difendere e valorizzare la qualità delle produzioni made in Italy e favorire l’innovazione.

Massimiliano Giansanti, presidente Confagricoltura: «Affinché la sostenibilità in agricoltura diventi elemento centrale di competitività è necessario colmare il gap strutturale tra analisi, elaborazione, attuazione e monitoraggio delle politiche di sviluppo all’interno delle diverse fasi, dalla programmazione alla realizzazione degli interventi, con un’attenzione particolare alle potenzialità delle innovazioni per l’impiego di strumenti e tecnologie digitali. La Formazione per la Ricerca e per il trasferimento tecnologico in agricoltura, potranno contribuire a raggiungere la sostenibilità del sistema agricolo e agroalimentare nazionale, se accompagnate da una concreta transizione istituzionale».
Nonostante la crisi pandemica, in Italia non sono mai mancati i prodotti agroalimenmtari che anzi hanno potuto godere di un incremento export del 2%.
Nel dopoguerra, dopo quella genetica, del lavoro meccanico e della chimica, la quarta rivoluzione è quella tecnologica con sempre maggiore utilizzo di supporti come satelliti, droni e sensori per la migliore scelta delle operazioni da compiere in ambito agroalimentare, dalla semina al raccolto alla trasformazione. E' necessario convincere sempre più gli agricoltori della necessità di una economia circolare a impatto zero.

Ettore Prandini, presidente Coldiretti: «L’agricoltura italiana è già la più green d’Europa grazie alla leadership conquistata per valore aggiunto, sostenibilità e qualità; un primato che sostiene anche il nostro export e che può essere ulteriormente valorizzato per conquistare nuovi mercati. Ora però, per fare un vero salto di qualità sulla sostenibilità, è necessario fare un discorso complessivo a livello di Paese e agire non solo sul comparto agricolo. Occorre un ragionamento ampio che incida anche sul sistema logistico integrato consentendo ai prodotti di arrivare in modo sostenibile sulle nostre tavole. Essenziale inoltre ricominciare a investire con decisione su formazione e ricerca, vitali per il futuro del sistema produttivo». In particolare è necessario puntare su un efficiente sistema logistico sul modello Spagna che integri veramente i trasporti, da quelli su ruota a quelli su ferro, ai porti e agli aeroporti.

on. Maria Spena, vicepresidente Commissione Agricoltura Camera dei deputati ha sottolineato come la politica svolga un ruolo fondamentale nel supportare il mondo della filiera nella sfida della Rivoluzione Green prevista dal piano Next generation EU, aumentando la competitività dell'agroalimentare italiano come un abbattimento delle accise sulla birra e alla sospensione del pagamento dell'Iva fino all'incasso reale.

Michele Pisante, professore ordinario di Agronomia Università degli studi di Teramo ha parlato della sostenibilità in agricoltura come elemento centrale di competitività e dell'agricoltura di precisione e offerto una panoramica delle principali sfide del settore, riconosciute sia a livello dell’Unione Europea sia a livello mondiale, per la gestione razionale degli agro-ecosistemi mediante approcci multidimensionali.

Ombretta Marconi, professoressa associata Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari ed Ambientali della Università degli Studi di Perugia e vicedirettore CERB ha parlato dell’importanza della ricerca, della sperimentazione e dell’innovazione per l’aumento della qualità delle materie prime nella filiera della birra, un esempio da seguire per tutto il comparto agroalimentare italiano.

Le conclusioni sono state tratte da Federico Sannella, direttore relazioni esterne di Birra Peroni, che ha ricordato  l'importanza di sostenere la ricerca come sguardo sul futuro, di selezionare gli orzi distici sostenibili, di andare oltre il tradizionale rapporto tra agricoltura e trasformazione basato essenzialmente su una battaglia di prezzi, ma di concordare su quali prodotti innovativi puntare.

 

 

 

 

Pasticceria Lucco a Torino migliora l’experience con l’isola centrale

A Torino la pasticceria Lucco scommette, per il suo nuovo pdv, su cromie, materiali e una disposizione degli spazi in grado di emozionare e coinvolgere il cliente

A Torino Lucco è un marchio storico del capoluogo piemontese, che da circa 25 anni propone ai suoi clienti i sapori della Sicilia, terra originaria della stessa famiglia Lucco. Per l’apertura di un secondo punto vendita è stata scelta una nuova ed elegante sede in pieno centro della città. Il locale, con una superficie di circa 110 mq e un dehors di altri 35 mq, si sviluppa con una pianta a C, affacciandosi all’esterno su due lati differenti, per un totale di 5 vetrine. Il fulcro del progetto, realizzato dall’azienda Kreastori, ruota intorno ad un’ampia isola centrale che accoglie la clientela con la sua sobria e raffinata eleganza. Due i grandi banconi vendita, rispettivamente destinati alla caffetteria e alla gelateria. La zona caffetteria ospita un banco bar lineare, rivestito in parte in vetro Fleted retroilluminato a Led e in parte in Corian e con uno scenografico piano di lavoro in grès porcellanato effetto marmo Calacatta. Il medesimo rivestimento avvolge il banco della zona gelateria dove una vetrina espositiva lineare ad alta trasparenza mette in mostra il prodotto. Accanto a quest’ultimo, in bellavista, è collocata la fontana di cioccolato protetta da una teca in vetro.  

 
   

 

 

 

 

Colazione più ricca con le dolci novità di Vandemoortele

croissant Le Delizie Banquet D’Or Vandemoortele
Croissant Le Delizie Banquet D’Or Vandemoortele
La linea di croissant classici Le Delizie e una nuova referenza per la gamma di sfoglie I Favolosi a marchio Banquet D’Or le nuove proposte di Vandemoortele

Continua a sfornare novità Vandemoortele. Novità firmate Banquet D’Or, il brand della multinazionale belga della frozen bakery dedicato alla viennoiserie francese e alle dolci specialità italiane, che ha lanciato la nuova linea di croissant Le Delizie e ha arricchito la linea di sfoglie I Favolosi con la nuova referenza Sfoglia caramello salato e mandorle.

Novità pensate per impreziosire l’offerta bar per la colazione con proposte gustose e di qualità e che danno seguito al percorso di sviluppo di nuove linee di viennoiserie d’eccellenza avviato sotto il marchio Banquet D’Or lo scorso autunno con il lancio della linea La Bellezza (leggi Le novità di Vandemoortele per la colazione e il pranzo).

Le Delizie è una gamma di croissant classici che nasce da una sintesi tra tradizione italiana e francese. Si caratterizzano per l’impasto melange, leggero e dai delicati sentori di burro, composto da un perfetto mix di margarina e burro, che li rende soffici all’interno e friabili all’esterno. La linea conta quattro referenze (tutte con shelf life di 9 mesi conservate a -18 °C): il croissant vuoto da 70 g e tre croissant farciti da 80 g, con ripieni bilanciati e intensi nei gusti più richiesti dai consumatori. Ovvero, crema nocciole e cacao, albicocca e crema. Si preparano in forno preriscaldato, lasciandoli cuocere a 170 °C per circa 20 minuti. Altro must del prodotto la componente di servizio: i croissant sono infatti disponibili in piccoli cartoni da 48 pezzi, al cui interno sono conservati in due confezioni costituite da una busta salvaspazio che ne facilitano lo stoccaggio riducendo al minimo l’ingombro.

Altra novità del brand di Vandemoortele è la Sfoglia caramello salato e mandorle (95 g) che amplia la linea di sfoglie I Favolosi, che già comprende le referenze Sfoglia canadese con noci Pecan, Sfoglia con crema pasticcera e Sfoglia all’albicocca. Croccante all’esterno e scioglievole all’interno, conquista con il suo delicato contrasto tra la sapidità del ripieno di caramello salato e la dolcezza della copertura di mandorle: una originale ricetta che la rende una proposta ideale per i diversi momenti della giornata, dalla colazione alla pausa i metà mattina o pomeriggio. Anche la nuova Sfoglia è disponibile in confezioni da 48 pezzi (shelf life di 12 mesi conservata a -18 °C) e si prepara lasciandola cuocere in forno preriscaldato, a 200 °C, per 25 minuti.

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