Home Blog Pagina 323

Csc con Amka a sostegno delle caficultoras del Guatemala

Csc e Amka
La distribuzione di strumenti per la coltivazione
Da oltre due anni l'associazione collabora con la onlus nello sviluppo di progetti rivolti alle coltivatrici con l’obiettivo di far crescere la qualità e il valore del caffè prodotto

Insieme alla promozione della cultura del caffè di qualità Csc - Caffè Speciali Certificati, sin dalla sua fondazione nel 1996, dedica parte del suo bilancio allo sviluppo di progetti di sostegno per le comunità agricole dei Paesi produttori. Tra questi Paesi vi è anche il Guatemala, dove l’associazione collabora con Amka Onlus (leggi Csc in Guatemala con Amka a sostegno dei piccoli produttori di caffè). Avviata due anni fa, la collaborazione ha visto la messa a dimora di piante forestali e da frutto e ha dato un importante contributo al miglioramento delle condizioni di vita e di salute di nove comunità locali.

Sempre nell’ambito di questa partnership è poi nato un nuovo progetto nel dipartimento di Huehuetenango, nella regione di Huista, un’area famosa per la qualità dei suoi prodotti, ma estremamente povera per l’assenza di mezzi e opportunità per valorizzare questa risorsa e lo sforzo dei suoi piccoli produttori.

A prendere parte al progetto, 80 caficultoras, ovvero le indigene che si dedicano alla coltivazione del caffè, che hanno ricevuto un supporto alla semina e alla commercializzazione e sono state coinvolte in percorsi di formazione per favorire la crescita economica e il rafforzamento sociale. Obiettivo del progetto è infatti di favorire l’importazione in Italia a un prezzo giusto del caffè da loro prodotto e restituire dignità alle coltivatrici. Il primo raccolto è stato quindi inviato a Csc che ne ha confermato la qualità, ma anche la necessità di lavorare per il migliorare le diverse fasi di lavorazione. Un cammino che le donne percorreranno con Caffè Speciali Certificati.

Un percorso di crescita per le coltivatrici

A questo scopo lo scorso giugno è partita la seconda fase del progetto, con una serie di incontri finalizzati a migliorare le competenze nella coltivazione del caffè e la crescita personale delle coltivatrici, attraverso la discussione di temi legati alla sicurezza alimentare e al rafforzamento del loro ruolo in ambito produttivo ed economico. Le 80 coltivatrici hanno quindi ricevuto il necessario per la coltivazione di un piccolo appezzamento capace di produrre circa 2 quintali di ciliegie e gli utensili per la potatura. Insieme alla coltivazione del caffè il programma prevede azioni di sviluppo agricolo diversificate con la messa a dimora anche di alberi da frutta, importanti per migliorare il terreno e per l’ombreggiamento. Attività, quest’ultima, fatta in collaborazione con Treedom, la piattaforma che permette di piantare alberi a distanza e seguire online la storia del progetto che contribuiranno a realizzare.

Lo scorso dicembre ha preso il via la raccolta del caffè, la nuova origine “in rosa” di Csc - Caffè Speciali Certificati.

Gli alimenti a base vegetale non sono più un’opzione

cioccolato generica
Lo mostra una ricerca condotta da Barry Callebaut, che lancia il suo pop up shop online in concomitanza con Veganuary, il mese dell'alimentazione veg: il 60% dei consumatori tra 18 e 44 anni si aspetta che i marchi alimentari includano nella loro offerta prodotti a base vegetale. Tre su quattro affermano di consumare saltuariamente cioccolato a base vegetale: una quota cresciuta moltissimo negli ultimi 2 anni.

Un gennaio senza - o con meno - carne? È una realtà, non solo per i tantissimi consumatori che seguono diete più leggere del solito in reazione alle concessioni delle festività. No, ci sono anche quelli che aderiscono al Veganuary, il mese dedicato proprio alla riduzione del consumo di prodotti di origine animale. Un progetto partito otto anni fa in Gran Bretagna e che da qualche anno vive una certa fortuna anche in Italia (ha toccato circa 150 Paesi nel mondo). All'iniziativa, che sostanzialmente consiste in un invito a "provare" la dieta vegana per un periodo di tempo, aderiscono molti locali, ristoranti, catene di ristorazione e app di prenotazione. Questo clima di sempre maggior successo della dieta flexitariana (mangiare più prodotti a base vegetale, ma senza eliminare completamente la carne o i latticini) coinvolge anche il mondo dolce. Barry Callebaut, produttore leader mondiale di cioccolato e cacao, ha condotto una ricerca sulle abitudini di consumo in Francia, Regno Unito, Polonia, Germania, Italia, Spagna, Stati Uniti e Australia, intervistando 3.207 persone riguardo i loro consumi di cioccolato, dolci, pasticceria, panetteria, gelato e bevande a base vegetale.

Ricette e idee da scaricare online

Contestualmente, Barry Callebaut ha aperto un pop-up shop online proprio per celebrare il boom dei prodotti a base vegetale. Sul sito si può esplorare un'ampia gamma di creazioni a base vegetale per la pasticceria, la panetteria, le bevande e i gelati, con più di cinquanta appetitosi dolci creati da chef - le ricette sono disponibili da scaricare.

Aspettative diverse per Millennial e Gen Z

Tre intervistati su quattro (74%), tra 18 e 44 anni, affermano di consumare saltuariamente cioccolato a base vegetale. Era solo il 25% a inizio 2020. I Millennial e la Generazione Z (tra 18 e 44 anni) hanno maggiori probabilità di cercare attivamente una dieta a base vegetale. La ricerca mostra che sei su dieci (60%) si aspettano che i marchi alimentari offrano opzioni a base vegetale contro quattro su dieci (43%) nella Generazione X e tra i Boomer (tra 45 e 75 anni). La ricerca mostra anche che un terzo (34%) dei consumatori mondiali è disposto a pagare di più per un'opzione a base vegetale. La Generazione Z e i Millennial (42%) sono maggiormente disposti a pagare di più le opzioni vegane rispetto alle generazioni più anziane (25%).

Italiani entusiasti: il 70% si aspetta offerta di prodotti a base vegetale

In Italia, gli intervistati sembrano più entusiasti dei prodotti a base vegetale, con il 70% delle persone tra 18 e 44 anni che si aspetta che i marchi offrano opzioni a base vegetale, e il 47% disposto a pagare di più. Sempre con riferimento al nostro Paese, il 73% degli intervistati nella stesa fascia di età ritiene che dovrebbero essere disponibili più sapori e consistenze per il cioccolato al latte vegano.

Quasi la metà (44%) dei consumatori mondiali prevede di aumentare il proprio consumo di prodotti a base vegetale. In Italia, il 42% afferma di aver consumato più alimenti a base vegetale e il 46% prevede che il proprio consumo aumenti in futuro.

Le motivazioni: più salute che benessere animale

Le motivazioni principali per provare dolci al cioccolato a base vegetale sono queste (a livello mondiale): la salute (43%), la curiosità nei confronti del sapore (41%) e la voglia di aggiungere varietà alla propria dieta/provare qualcosa di nuovo (34%), prima delle preoccupazioni per il cambiamento climatico e per il benessere animale. In Italia le motivazioni sono simili, con la salute (40%), il sapore (40%) e la varietà (26%) ai primi posti. A livello globale, i principali ostacoli al consumo di cioccolato a base vegetale sono: preoccupazioni riguardo il gusto (28%), il prezzo troppo alto (25%) e la scarsa familiarità (19%). In Italia la situazione è simile, con preoccupazioni riguardo al gusto (28%) come primo ostacolo, seguito dalla mancanza di fiducia nel fatto che siano sani (17%).

Branca, cresce la produzione e l’impegno green

Niccolò Branca_Fratelli Branca Distillerie
Niccolò Branca, presidente e amministratore delegato di Branca International
Il bilancio di sostenibilità 2020 testimonia l'impegno sul fronte ambientale del Gruppo, che ha registrato un calo dei consumi di energia, delle emissioni di CO2 e dei rifiuti generati. Mentre la produzione è salita a 55.000 tonnellate

Il contesto critico della pandemia non ha frenato lo sviluppo di Branca così come non ne ha rallentato l’impegno sul fronte ambientale e sociale. A dirlo il Bilancio di sostenibilità e consapevolezza relativo al 2020, l’anno più difficile per l’industria beverage, appena presentato da Branca International, la holding che fa capo alla famiglia Branca e che controlla le società del Gruppo dedicate alla produzione e commercializzazione di spirit, Fratelli Branca Distillerie e la “sorella” argentina F.lli Branca Destilerias. Bilancio che registra il miglioramento di tutti i principali indicatori della produzione e di sostenibilità.

Riguardo il primo fronte, i volumi di produzione hanno raggiunto le 55.000 tonnellate, con una crescita di 30 tonnellate sul 2019. In leggero calo le vendite, -3,5%, attestatesi sui 50 milioni di litri: una flessione contenuta, considerando il crollo della domanda globale degli spiriti, che solo nel nostro Paese nel 2020 ha subito una flessione del 21,43% a causa delle restrizioni al consumo fuoricasa durante la fase più dura dell’emergenza. Bene anche i ricavi, pari a 228,4 milioni di euro.

In calo consumi, emissioni e rifiuti

Ancora migliori i risultati ottenuti in campo ambientale, aspetto ancora più significativo considerando l’aumento della produzione, a testimonianza del rilievo strategico che il tema della sostenibilità ha per il Gruppo. Nel 2020 i consumi di energia sono diminuiti di ben il 6% rispetto all’anno precedente, così come è calata del 7% l’intensità energetica. Un dato quest’ultimo estremamente significativo. Si tratta infatti dell’indicatore di energia richiesta per volume di produzione, per cui un abbassamento del valore significa che c’è stato un incremento dell’efficienza energetica nella produzione.

Insieme ai consumi Branca ha ridotto anche il volume di rifiuti generati, diminuiti di 268 tonnellate, e di emissioni di CO2, calate nell’anno di 8 tonnellate.

A fianco delle comunità locali

Ma oltre che sul piano ambientale, la sostenibilità si declina per Branca anche su quello sociale. Anche in questo caso i numeri sono significativi. A partire dagli investimenti erogati a favore delle comunità dove si collocano gli stabilimenti produttivi, in Italia e in Argentina, praticamente raddoppiati rispetto al 2019 (+97%). Risorse che il Gruppo impiega in collaborazioni e fornendo sostegno economico a istituzioni e fondazioni locali, come, per quanto riguarda l’Italia al Fondo di Mutuo Soccorso del Comune di Milano, costituito proprio per aiutare chi è stato messo più in difficoltà dallo scoppio dell’emergenza sanitaria e a sostenere la ripresa delle attività cittadine.

Rafforzato il welfare aziendale

Grande attenzione è stata rivolta, come sempre, anche al benessere e a garantire le migliori condizioni di lavoro al proprio personale. Sono 327 i dipendenti totali del Gruppo Branca (al 31 dicembre 2020), dei quali il 99,7% con contratto a tempo indeterminato, in flessione marginale per il solo effetto del turnover rispetto al 2019 e in crescita del 10% rispetto al 2018.

A loro favore, nel 2020, sono stati introdotti nuovi programmi per rafforzare il welfare aziendale nel contesto della pandemia, soprattutto per tutelarne il benessere fisico e mentale. A questo scopo sono stati attivati colloqui di sostegno psicologico per i collaboratori in smart working, rimborsi spese per favorire l’utilizzo dei mezzi di trasporto individuale, servizi medici in outsourcing e coperture mediche, corsi di yoga on line e un club virtuale di cucina e pasticceria. Sempre a tutela dei dipendenti, e senza valutazioni legate ai costi, l’azienda ha modificato i turni di produzione in modo da ottimizzare il distanziamento tra le persone.

Barawards 2022: candidature fino al 15 maggio per professionisti e locali

Barawards 2022
Al via Barawards 2022, la nuova edizione del premio all'eccellenza dell'ospitalità made in Italy. Manda la tua candidatura entro il 15 maggio

Barawards, il premio volto a valorizzare la professionalità e l’eccellenza nei bar, ristoranti e hotel italiani, promosso da Bargiornale, Ristoranti, Dolcegiornale e Hotel Domani, riviste edite dal gruppo Tecniche Nuove, riparte aprendo le candidature per la ottava edizione.

Anno dopo anno, il premio ha fatto scoprire, portato alla luce e dato lustro a decine di professionisti e di luoghi dell'ospitalità, premiando i migliori esempi, professionali e imprenditoriali: persone e aziende che con le loro doti, la loro creatività, il loro coraggio, la loro capacità imprenditoriale hanno saputo rinnovarsi, trovare idee o soluzioni per continuare a fare ospitalità di eccellenza, per offrire ai propri clienti un servizio sempre migliore e una qualità top. Senza dimenticare chi ha rilanciato la sfida, scegliendo di aprire anche in questi tempi complicati.

Vogliamo premiare chi è stato più forte delle difficoltà: perché possa essere di stimolo a tutti, perché con il proprio esempio aiuti l'intero settore dell'ospitalità a rinnovare l'energia vitale e lo slancio che l'ha sempre sostenuto.

Barawards 2022 - tutte le categorie in gara

I locali
I locali

Cocktail bar dell'anno
Locale serale che fa almeno il 50% del proprio fatturato con la miscelazione (compresi i bar d’albergo)

Bar caffetteria dell'anno
Locale specializzato nell’offerta di caffè, proposto in diverse miscele e più metodi di estrazione

Bar paninoteca dell'anno
Locale specializzato nell’offerta di panini, proposti in diverse forme e con abbondanza e qualità dell'offerta

Bar pasticceria/gelateria dell'anno
Locale con produzione propria di pasticceria e/o gelateria

Bar rivelazione dell’anno
Locale che ha aperto da ottobre 2021 in avanti o che nello stesso periodo ha ristrutturato/rinnovato/modificato significativamente la propria offerta

Bar d’albergo dell'anno
Locale parte integrante di una struttura alberghiera e aperto alla clientela esterna

Ristorante rivelazione dell’anno
Locale che ha aperto da ottobre 2021 in avanti o che nello stesso periodo ha ristrutturato/rinnovato/modificato significativamente la propria offerta

Ristorante d’albergo dell'anno
Locale parte integrante di una struttura alberghiera e aperto alla clientela esterna

Hotel rivelazione dell'anno
Struttura alberghiera che ha aperto da ottobre 2021 in avanti o che nello stesso periodo ha ristrutturato/rinnovato/modificato significativamente la propria offerta

Locale green dell'anno
Locale che ha attuato le migliori politiche e ottenuto i più interessanti risultati sul fronte della sostenibilità

I professionisti
I professionisti

Bartender dell'anno
Professionista specializzato nella mixability con almeno 3 anni di esperienza

Bartender under 30 dell'anno
Professionista specializzato nella mixability con almeno 2 anni di esperienza

Bartender italiano all’estero dell'anno
Professionista specializzato nella mixability che lavora stabilmente all’estero da almeno un anno

Bar manager dell'anno
Titolare del locale o responsabile della gestione del locale dove presta la propria opera

Bar team dell'anno
Gruppo di professionisti che lavora all’interno di un locale

Barista dell'anno
Professionista specializzato nella caffetteria con almeno 3 anni di esperienza

Cuoco dell'anno
Professionista a capo della cucina di un ristorante con almeno 3 anni di esperienza

Pasticcere dell'anno
Professionista specializzato nella produzione di prodotti di pasticceria con almeno 3 anni di esperienza

Brand ambassador spirit&co dell'anno
Professionista con il compito di promuovere lo sviluppo di una marca nel settore horeca per conto di un’azienda di spirit o di prodotti per la miscelazione

Brand ambassador coffee&more dell'anno
Professionista con il compito di promuovere lo sviluppo di una marca nel settore horeca per conto di una torrefazione o di altra azienda del food&beverage

Candida il tuo locale

Le candidature sono terminate. 

Grazie e alla prossima edizione. 


Candidati a Brawards 2022

Le candidature sono terminate. 

Grazie e alla prossima edizione. 


Davide Longoni apre a Milano il settimo punto vendita

Davide Longoni
La nuova bottega del celebre panificatore apre oggi in zona Wagner-Magenta: continua l'espansione del brand Longoni nei quartieri di Milano
L'annuncio è arrivato via social a inizio anno: Davide Longoni comincia il 2022 con il piede sull'acceleratore e apre oggi il settimo punto vendita su Milano. «Iniziamo il 2022 con una super notizia di capodanno: presto arriveremo in viale San Michele del Carso! Ma cogliamo l'occasione anche per salutare questo intenso 2021 e ringraziare di cuore i tanti nuovi e vecchi amici, i nostri collaboratori e supporters! Ci piace sempre di più chiamarla e considerarla una comunità, la comunità del Panificio! Senza non sarebbe tutto così bello»: questi i toni dell'annuncio che ha lanciato la notizia dell'apertura (proprio oggi, 11 gennaio) del negozio nella via che collega Piazzale Baracca a Piazza Aquileia, tra Wagner e Zona Magenta.

«Un punto di relazione e scambio»

La filosofia che guida tutta le aperture del panificatore brianzolo detta legge: non semplici punti vendita uno uguale all'altro, ma negozi di quartiere, ognuno con una sua particolarità. «Mi piace che ogni negozio abbia una sua anima e che si intrecci il più possibile con l’identità del quartiere. Ci tengo a inserirmi nel reale tessuto della città e dei quartieri di Milano, per pensare ai negozi non solo come realtà commerciali, ma anche come punti di relazione e scambio, anche culturale», spiega Longoni. «Sarà presente il muro del pane, con tutti i nostri pani a pasta madre, con farine agricole e del territorio, la pasticceria e tutti i nostri prodotti – dall’olio fatto con i nostri ulivi in Abruzzo, alla nostra linea di pasta fino alle confetture Jam Session, un progetto di filiera che condividiamo con gli amici e colleghi di Forno Brisa e Panificio Moderno. Ci sarà anche una selezione di vini artigianali, perché da sempre pane e vino condividono la loro storia». Sarà, insomma, una bottega, dove si potrà comprare il pane, i dolci e tutti i prodotti di Longoni. Il nuovo negozio sarà aperto dal martedì al sabato, dalle 8 alle 20, e alla domenica dalle 8:30 alle 13:30.

I pdv nei nuovi mercati e la ristorazione vegetariana

Continua, così, il piano di espansione di Longoni e della sua idea di panificazione che ha ispirato tanti altri artigiani di nuova generazione. Dai negozi in zona Porta Romana - via Tiraboschi - e Risorgimento - via Bronzetti - Longoni sta conquistando altri pezzi di città con i pdv al Mercato del Suffragio e al Mercato Centrale, lo spaccio in via Tertulliano accanto al nuovo laboratorio di pasticceria e l'area di vendita del pane adiacente alla nuova impresa nella ristorazione, Contrada Govinda, il ristorante vegetariano aperto con lo chef Tommaso Melilli in centro.

Super green pass: le novità per locali e lavoratori

Super Green Pass
Foto di ongchinonn da Pixabay
Nuova stretta del governo per fronteggiare l'emergenza sanitaria. Il Super green pass diventa obbligatorio anche per consumare ai tavoli all'aperto e, dal 15 febbraio, per recarsi al lavoro per gli over 50

Sono entrate in vigore le nuove misure per il contenimento dell’epidemia da Covid-19. Dopo il cosiddetto decreto festività (leggi Decreto festività: Super green pass anche per il consumo al banco) il governo ha infatti emanato due ulteriori provvedimenti, il decreto legge 229 del 30 dicembre 2021 e il decreto legge n 1 del 7 gennaio 2022 (in fondo all'articolo i testi completi da scaricare), che rafforzano le misure messe in campo per fare fronte alla crescita dei contagi provocata dalla variante Omicron e consentire lo svolgimento in sicurezza delle attività economiche. Entrambi i provvedimenti ampliano l’utilizzo del Super green pass, che diventa indispensabile per accedere a diverse attività, tra le quali quelle del fuoricasa e per le persone che hanno compiuto i 50 anni anche per accedere ai luoghi di lavoro.

Super green pass anche per consumare all’aperto

Per quanto riguarda i pubblici esercizi il dl 229 dello scorso 30 dicembre rende obbligatorio il Super green pass, ovvero il certificato verde rilasciato solo in caso di avvenuta vaccinazione o da guarigione da Covid-19 (non quindi dopo il tampone negativo), dal 10 gennaio anche per consumare ai tavoli all'aperto in zona bianca e gialla, come già previsto per la zona arancione.

A partire da quella data, insomma, per poter accedere e consumare all’interno, sia al tavolo sia al bancone, e ai tavoli all'esterno di bar, caffetterie, pub, gelaterie, pasticcerie, ristoranti, pizzerie, in fascia bianca, gialla e arancione, il cliente deve essere munito di Green pass rafforzato. Restano esclusi da tale obbligo, in vigore per tutta la durata dello stato di emergenza (attualmente fissato al prossimo 31 marzo), i minori di 12 anni e le persone esentate dalla campagna vaccinale in possesso di idonea certificazione medica.

Sempre dal 10 gennaio lo stesso requisito è richiesto anche per soggiornare in alberghi e hotel e per fruire dei servizi di ristorazione (bar e ristoranti) interni a tali strutture, anche se riservati ai loro clienti.

Non ci sono novità per i locali in zona rossa, dove si può lavorare solo con il servizio di asporto e delivery fino alle ore 22, limite orario che per i bar (codice Ateco 56.3) scatta alle ore 18.

Vaccino obbligatorio per i lavoratori over 50

Il secondo provvedimento, il dl 1/ 2022, ha introdotto alcune restrizioni che impattano direttamente su lavoratori e imprese. Il decreto ha infatti introdotto l’obbligo vaccinale per tutti coloro che hanno compiuto i 50 anni di età. Ma non solo. Perché a partire dal 15 febbraio, sempre per gli over 50, è necessario possedere ed esibire il Super green pass per accedere ai luoghi di lavoro.

L’obbligo riguarda sia i lavoratori pubblici sia i lavoratori privati, quindi interessa anche chi opera nel comparto del fuoricasa. La verifica del possesso del Green pass rafforzato spetta ai datori di lavoro, come già avviene per il Green pass base (leggi Green Pass: le novità per gestori e lavoratori).

Lavoratori senza super green pass

I lavoratori privi della certificazione non potranno accedere al luogo di lavoro e saranno considerati assenti ingiustificati, senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del rapporto di lavoro, fino alla presentazione della certificazione. Per i giorni di assenza ingiustificata però non riceveranno né la retribuzione né altro compenso o emolumento.

Le imprese con meno di 15 dipendenti, dopo il quinto giorno di assenza ingiustificata possono sospendere il lavoratore per la durata corrispondente a quella del contratto di lavoro stipulato per la sua sostituzione, per un periodo non superiore a 10 giorni lavorativi, rinnovabili fino al 31 marzo 2022. Anche in questo caso per il lavoratore sospeso non ci sono conseguenze disciplinari e ha diritto alla conservazione del posto di lavoro.

Conseguenze invece ci sono, e pesanti, per i lavoratori ultracinquantenni che violando all’obbligo di vaccinazione accedono ai luoghi di lavoro. In tale caso è prevista una sanzione amministrativa da 600 a 1.500 euro. Gli ultracinquantenni che invece non possono sottoporsi al vaccino per motivazioni di carattere medico-sanitario devono essere adibiti a mansioni anche diverse, senza decurtazione della retribuzione, in modo da evitare il rischio di contagio.

Decreto legge 229 del 30 dicembre 2021

Decreto legge 1 del 7 gennaio 2022

Frau Knam e il suo maestro

Sotto il brand Frau Knam e con un pdv nuovo di zecca, Alessandra Mion e il marito Ernst Knam hanno aggiunto un'altra tessera al mosaico che oggi compone il mondo Knam

MILANO. Non c’è somministrazione, come da policy aziendale Knam. Però non c’è neanche Ernst nel nuovo negozio aperto a inizio ottobre in via Anfossi 19: è proprio di fronte alla storica pasticceria del maestro di origini tedesche, ma si chiama Frau Knam. La boutique del dolce è tutta di Alessandra Mion, sposata dal 2010 con il celebre pasticcere e re del cioccolato. Una linea di dolci al femminile, impostata a partire dai gusti di Frau Knam e che non vuole entrare in concorrenza con quelli del marito. L’idea dello spin off è nata durante il primo lockdown, quando Alessandra ed Ernst, chiusi in casa, iniziano a mostrare a mezzo social le lezioni del maestro, intento a insegnare anche alla moglie come preparare dessert, impasti e crostate. Alessandra ci prende gusto, il pubblico risponde e le riconosce un’immagine vicina all’universo delle famiglie impegnate (giocoforza) negli stessi sforzi creativi nelle cucine casalinghe. Lei si appassiona altrettanto e il brand Frau Knam - già in precedenza associato a una linea di cioccolato - prende forma.

Una boutique dolce con impostazione "al femminile"

«Instagram sicuramente è il canale che è cresciuto di più, un punto di riferimento per molte mamme d’Italia. Con il tempo è nata l’esigenza di un sito internet, con relativo e-commerce, e ora un negozio tutto mio», ci ha spiegato Alessandra. Nei banchi, in bella vista, c’è tutta la proposta ideata per la boutique dolce: i cannoncini riempiti al momento con diversi tipi di farciture, 24 varianti del bigné (18 dolci e 6 salate) che seguono la stagionalità delle materie prime, un vasto assortimento di praline di cioccolato a semi sfera dal look ricercato, biscotti sablé e frolle. Oltre alla piccola pasticceria, completano la proposta i bicchierini, i dolci al cucchiaio e le torte settimanali (ogni settimana il negozio propone una torta differente, ma sempre in un unico formato da 4 porzioni). Tra i prodotti confezionati ci sono le cinque tavolette di cioccolato Frau Knam nei gusti amarena, caramello scoppiettante, aloe vera e lime, riso soffiato, caramello e sale di Maldon. Poi una gamma di confetture: esotica, prugne e fava Tonka, ananas e peperoncino, fichi e cannella, pere e zafferano, mela Ambrosia e zenzero, solo per citarne alcune. C’è anche una ampia selezione di mieli, tisane, infusi, caramelle e gelées. In esclusiva anche dei confetti con mandorla d’Avola e cioccolato fondente Frau Knam Señorita 72. «Il pasticcere resta lui - precisa Alessandra alludendo al marito Ernst -. Io chiedo a gusto mio e lui realizza».

Knam Experience Cooking Class, scuola di cucina e pasticceria

Nonostante la nuova scoperta della passione per la pasticceria, Frau Knam viene da una lunga esperienza manageriale all’interno dell’azienda Knam. Negli anni ha rafforzato l’area dedicata agli eventi e ai matrimoni, sviluppato la scuola di cucina e pasticceria Knam Experience Cooking Class e contribuito a molte idee creative del marito, poi tradotte in dolci o creazioni in cioccolato. Il piano di espansione comporta qualche cambiamento sul piano organizzativo e degli spazi del laboratorio. Ci spiega Ernst Knam: «Abbiamo sempre avuto lo storico lab dietro al negozio di via Anfossi 10, poi abbiamo staccato la produzione di cioccolato al civico 3, ora stiamo cercando un posto molto più grande, sui 1.000 metri quadrati, per metterci la cioccolateria e poter gestire tutte le necessità produttive per lo shop online. Due anni e mezzo fa ho preso 110 metri di laboratorio di fronte alla mia pasticceria, che produce i dolci gluten free per la pasticceria di via Anfossi 10 e presto lo farà per il negozio dedicato al gluten free, che apriremo sempre lì accanto a breve. Il negozio di Frau Knam ha un laboratorio suo, a vista. Stiamo anche cercando del personale, oggi siamo 35 ma penso che per la fine dell’anno saremo arrivati a una quarantina di persone».

L’intervista ad Alessandra Mion, alias Frau Knam

Come mai avete scelto di non avere la somministrazione anche in questo negozio? Siamo rimasti fermi su questo punto perché per Ernst è un principio cardine del suo modo di intendere la pasticceria. La voglia da parte mia c’era, ma lo spazio non lo consentiva. E anche per il momento da cui stiamo uscendo: questi due anni ci hanno fatto pensare che non avere la somministrazione ci avrebbe aiutato a partire in ogni caso. La caffetteria è un concept ancora diverso, non è ancora il momento per noi. Come definirebbe la linea di dolci che avete impostato per il negozio Frau Knam? Sicuramente più femminile, di certo proposta a partire da quello che piace a me, semplicemente. Sono da sempre un’amante dei bigné con la crema chantilly, siamo partiti da lì per impostare l’offerta. Cerchiamo semplicità anche negli altri dolci e nelle torte: questo vuole essere un negozio che parla alle madri di famiglia e alle signore con la passione per la pasticceria. Durante i mesi del primo lockdown ha preso lezioni da suo marito in casa. Che cosa ha imparato? Ernst è molto preciso e si aspetta sempre moltissimo, serve carattere per restargli accanto. Una cosa mi ha colpito: mi ha fatto fare tutto a mano, usando pochissime attrezzature. Voleva darmi un riscontro diretto del comportamento delle materie prime. Siete in cerca di nuovo personale: lo state trovando? È difficile, ma il problema di trovare maestranze valide in pasticceria c’è sempre stato. Lo dico anche perché vivo la realtà dell’azienda Knam da dieci anni. Il brand forte non aiuta, perché spesso i ragazzi arrivano con l’aspettativa di farsi loro stessi un nome in breve tempo. Invece serve pazienza. Io mi occupo di una prima valutazione, vado in cerca della motivazione. E quella si vede dagli occhi. Poi il giudizio finale, più tecnico, è di mio marito.

Il Caffè, viaggio attorno al chicco con Chiara Bergonzi

Chiara Bergonzi - tostatura
Il mondo del caffè dalla A alla Z spiegato con chiarezza passo dopo passo a professionisti del settore, consumatori e studenti

Si allarga la platea di chi vuole conoscere più da vicino il caffè, la sua realtà e la lunga filiera dalle lontane terre da cui provengono i chicchi che, tostati, diventeranno un espresso o una “tazzina” ottenuta con la moka o con altri metodi di estrazione. Ne offre un cammino completo, spiegato passo dopo passo il libro Il Caffè di Chiara Bergonzi, che si rivolge ai baristi, ai coffee lover, ai tanti operatori del settore e agli studenti delle scuole alberghiere, che hanno a disposizione uno strumento in più per conoscere da vicino e nella sua attualità il mondo del caffè. Rimanendo nel settore della scuola, il nuovo testo si affianca e completa quello presentato lo scorso settembre da Fabio Verona: Professione barista - Manuale pratico per l’espresso perfetto, in cui l’Autore racconta la realtà di una professione complessa e come affrontarla in modo nuovo e attuale, uscendo dallo stereotipo del “faccio così da sempre” per comprendere che anche la caffetteria si evolve e che c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare per migliorarsi e migliorare l’offerta.

«Il Caffè è un libro dedicato a chi vuole approcciare il mondo del caffè in maniera semplice e completa - afferma Chiara Bergonzi -. Mi soffermo su molti punti della filiera spesso trascurati, ad esempio cos’è un cupping, o il paradosso di un prodotto qual è lo zucchero, che in genere viene aggiunto (la bustina media è di 5 grammi) alla tazzina di espresso che contiene 1,4 gr di caffè disciolto: direi che i conti non tornano. Voglio sensibilizzare le persone su questo rapporto assolutamente non equo: se si sente il bisogno di aggiungerlo, significa che la tazzina ha qualche problema a livello qualitativo. Come ho scritto, è bene ricordare che lo zucchero non è salutare e provoca dipendenza. Da questa dipendenza e dai suoi dannosi effetti collaterali ci si può svincolare scegliendo di bere delle tazze di buon caffè, come gli specialty (che spiego attraverso il prodotto, i suoi protagonisti e le diverse modalità di lavorazione) che, se lavorati correttamente sono dolci naturalmente, senza sentori amari né di bruciato».

Osserviamo rapidamente l’articolazione del volume, che prende il via dalla filiera, con cenni di botanica, le varietali, l’importanza del terroir e le diverse lavorazioni, con un’appendice su un’esperienza vissuta dall’Autrice in Messico, dove ha appreso alcune fasi dell’agricoltura biologica applicata ala caffeicoltura. Quindi si passa all’ultima frontiera di un mondo in continua evoluzione: gli specialty, per proseguire con la selezione, un ampio capitolo dedicato alla tostatura e un passaggio fondamentale, ma spesso trascurato: l’assaggio tecnico.

L’attenzione è quindi posta al grande protagonista al bar, vero simbolo di piacere per gli italiani: l’espresso, al quale segue un capitolo dedicato al brewing, che spazia da classici quali moka e french press, ai nuovi metodi a filtro e all’aeropress con una nuova esperienza personale, questa volta di Alessandro Galtieri, terzo classificato alla finale mondiale di Brewing del circuito Sca nel 2019 a Boston (Stati Uniti), che illustra e commenta la ricetta insieme all’inedita tecnica Spin da lui ideata, una turbolenza controllata dal movimento rotatorio che contrasta il fenomeno della canalizzazione durante l’estrazione.

Obiettivo quindi sull’acqua, lo zucchero, il latte e la sua lavorazione, dal cappuccino tradizionale alla latte art che vede in Chiara Bergonzi una figura di grande spicco, seconda classificata al mondiale World Latte Art Championship 2014 a Melbourne (Australia). Qui c'è un'altra esperienza: quella di Manuela Fensore, la "tigre", campionessa mondiale di latte art 2019. Infine uno sguardo alle bevande vegetali (sempre più richieste al bar e consumate a casa) e ricette realizzate con esse conclude questo giro attorno al mondo del caffè in 180 pagine.

Liq.ID, la nuova linea di spirit per la miscelazione di Partesa

Partesa Liq.ID
La nuova gamma raccoglie gli spirit private label dell'azienda dedicate alla miscelazione. 8 referenze, tra aperitivi, gin, vodka e rum, che abbinano qualità, versatilità e accessibilità

Nuovo nome, nuove etichette, nuovo marchio. È un profondo rinnovamento quello al quale Partesa ha sottoposto i suoi spirit private label, riunendoli sotto la nuova linea Liq.ID. La nuova gamma nasce per dare un’identità più marcata e valorizzare la selezione di prodotti a marchio dell’azienda dedicati alla miscelazione, caratterizzati da alta qualità, accessibilità e versatilità.

Non a caso il nome scelto per la nuova linea è Liq.ID, dove “Liq” sta per “liquori” e “ID” per “identità”, a rimarcare l’accurato processo di selezione del quale gli spirit della gamma sono frutto. Un concetto reso anche iconograficamente con il nuovo marchio a forma di impronta digitale: sigillo di qualità e promessa di unicità, impresso su ogni bottiglia.

Le otto referenze

Otto gli spirit che l’azienda, specializzata nella vendita, distribuzione, consulenza e formazione per il canale horeca, ha raccolto sotto le insegne Liq.ID, tra aperitivi, gin, rum e vodka, per fornire al bartender una linea di completa di soluzioni a suo marchio per la preparazione di drink. Più nello specifico, ne fanno parte l’aperitivo Upper Spritz, ottenuto dalla classica infusione in erbe e radici, e che si caratterizza per il gusto fresco e invitante e facilità di miscelazione, che lo rendono perfetto per la preparazione di pre dinner.

A rappresentare il modo gin il Grayson’s Gin, un classico London dry, realizzato con cinque botaniche, ginepro, radice di angelica, semi di coriandolo, scorze d’arancia e, dare un tocco di originalità in pù i semi di anice verde, macerate in alcol purissimo di cereali e distillato in un piccolo alambicco discontinuo. Un gin pulito e fragrante, caratterizzato da poche e precise note aromatiche, estremamente adatto ai cocktail più complessi e ai grandi classici a base del distillato.

Dai Caraibi arriva invece Cabo Rojo, rum di stile spagnolo disponibile nelle varianti Carta Oro, scuro, e Carta Plata, bianco, entrambe ottenute da melassa di alta qualità. Dal gusto pulito, con profumi tra i quali spiccano ricordi erbacei, di buon corpo e struttura, entrambe le versioni sono molto versatili e particolarmente adatte per la miscelazione.

Estremamente versatile è anche la linea di vodka Rajssa, composta da 4 referenze. La Pure Grain, ottenuta da una miscela di cereali, dove il grano è la quota maggiore, e tre passaggi in colonna a molti piatti ad alto grado, per un prodotto finale di rande purezza, pulito al gusto e all’olfatto. A questa si aggiungono le tre varianti Fruit, ovvero aromatizzate alla fresca, nei gusti Pesca, Fragola e Menta

Un pack dal design moderno e colorato

Nate dall’osservazione del mercato e dall’ascolto delle esigenze degli operatori del mondo bar e realizzati con il coinvolgimento diretto degli esperti Partesa nella selezione degli ingredienti e messa a punto delle ricette, le referenze Liq.ID si presentano in bottiglia da 1 l, caratterizzata da un nuovo design. Moderno e colorato, il pack è impreziosito da etichette illustrate a mano, che, con linguaggio semplice ed evocativo che ha come grandi protagonisti gli animali, raccontano le terre lontane e vicine dal quale provengono i prodotti, in un virtuale viaggio intorno al mondo: il gatto per Upper Spritz, la volpe per Grayson’s, il pappagallo e la scimmietta per Cabo Rojo e la civetta e l’orso bianco per Rajssa.

Territorio e comunità al centro della strategia sostenibile di Ferrari Trento

Ferrari Trento sostenibilità
Il legame con il territorio, risorsa da tutelare, valorizzare e promuovere, e la salute, la sicurezza e il benessere dei lavoratori al centro della visione di sostenibilità della cantina del Gruppo Lunelli

Il legame con il territorio è uno dei fattori decisivi dei successi di Ferrari Trento (leggi Nuovo trionfo per Ferrari Trento a The Champagne & Sparkling Wine World Championships). Il territorio come risorsa preziosa da tutelare, valorizzare e promuovere è anche al centro della politica di sostenibilità della cantina del Gruppo Lunelli. Politica i cui risultati sono stati messi nero su bianco nel Report di sostenibilità, il primo redatto dall’azienda.

La cantina, che si appresta a festeggiare i suoi primi 120 anni di vita, ha infatti voluto strutturare la propria vocazione alla sostenibilità secondo un approccio rigoroso e sistematico, che permette di definire e misurare politiche e performance, sociali e ambientali, in modo che il proprio impegno sia coerente, chiaro e dimostrabile. Con questo obiettivo nel Gruppo Lunelli è stato istituito un Comitato di sostenibilità, con il compito di proporre ai consigli di amministrazione delle società, a partire da Ferrari strategie e obiettivi che puntino a coniugare sostenibilità economica con quella sociale e ambientale.

A dare conto di quanto fatto nel 2020, la visione dell’azienda e gli impegni futuri arriva quindi il Report di sostenibilità di Ferrari Trento, redatto secondo standard internazionali (Gri) e con il supporto di Collectibus, società di consulenza specializzata.

Tutela, valorizzazione e protezione del territorio

Centrale nella strategia il rapporto con il territorio, verso il quale Ferrari lavora in una triplice direzione: tutela, valorizzazione e promozione. Il primo aspetto si è concretizzato nella scelta di certificare biologici e Biodiversity Friend tutti i vigneti di proprietà e nell’impegno a diffondere sul territorio la cultura della sostenibilità. Al tempo stesso l’azienda lavora alla valorizzazione del territorio, conservandone il patrimonio artistico e aprendo al pubblico alcuni suoi gioielli, come Villa Margon, la splendida dimora cinquecentesca ai peidi dei monti che abbracciano Trento, sede di rappresentanza del Gruppo. Territorio, infine, da promuovere, attraverso la propria proposta enoturistica e la propria comunicazione. Grandi protagonisti della comunicazione dell’azienda sono infatti il Trentino e il Trentodoc, sottolineando l’unicità della viticoltura di montagna della quali Ferrari è un’alta espressione.

Responsabilità sociale

Ma nell’idea di sostenibilità di Ferrari, l’attenzione all’ambiente procede a braccetto con quella verso gli aspetti sociali, a testimonianza di una visione imprenditoriale vicina al territorio e attenta alle persone. Sul fronte agricolo, per esempio, oltre alla conversione bio dei vigneti, è stato redatto il protocollo Il Vigneto Ferrari – per una viticoltura di montagna sostenibile e salubre. Certificato da Csqa, il protocollo si rivolge agli oltre 600 viticoltori che conferiscono l’uva a Ferrari ai quali viene fornita un’adeguata formazione, sia teorica sia sul campo, su temi come la naturale fertilità del suolo, con l’obiettivo di salvaguardare l’ambiente ma anche la salute dei lavoratori.

Sicurezza e tutela del lavoro

E proprio la questione della sicurezza ha assunto un peso notevole nel 2020, a causa dell’emergenza sanitaria. A partire dalla tutela del lavoro, storicamente cuore della politica dell’azienda, offrendo al 92% dei collaboratori contratti a tempo indeterminato e varie forme di supporto. A ciò si è aggiunta una forte attenzione alla sicurezza e alla salute, con risultati davvero notevoli: zero contagi sul posto di lavoro. Inoltre, anche in un anno particolarmente difficile l’organico di Ferrari Trento è cresciuto di 13 persone, è stato incrementato il piano di welfare aziendale e integrato il reddito di chi è stato costretto a ricorrere alla cassa integrazione. Ferrari ha messo in campo poi misure di supporto alla filiera e raddoppiato le proprie erogazioni liberali, che hanno raggiunto oltre 450.000 euro, ossia lo 0,7% del fatturato, a supporto della comunità.

Dal Cerrado il primo caffè brasiliano certificato Carbon Neutral

Caffè del Cerrado - Brasile
Si allarga il raggio dei produttori impegnati nella riduzione delle proprie emissioni. Il Brasile ha inviato in Giappone i primi 600 sacchi carbon free

L’aumento della concentrazione nell’atmosfera dei cosiddetti gas serra, in particolare di anidride carbonica, è la causa del riscaldamento globale, indotto dalla deforestazione massiccia, dall’allevamento intensivo di bestiame, dalla combustione di fonti fossili a scopo energetico e dall’uso di particolari fertilizzanti e di altri gas. Le sue conseguenze negative si fanno sentire a livello globale:il rapporto A Brewing Storm del Climate Institute di Sydney mette in guardia sul fatto che le aree adatte alla coltivazione di caffè potrebbero dimezzarsi da qui al 2050. Per far fronte a ciò, cresce il numero delle aziende del settore impegnate nel limitare le proprie emissioni ed anche nel raggiungere la Carbon Neutrality ovvero “il bilanciamento tra le emissioni di Co2 e gli interventi mirati alla sua riduzione o all'eliminazione delle emissioni di anidride carbonica”. Ne abbiamo parlato più volte nel corso del 2021 sulle pagine di Bargiornale, interpellando diversi attori del mondo del caffè, soprattutto torrefattori e produttori. Tra i Paesi all’avanguardia in tal senso ci sono il Costa Rica, che ha annunciato nel 2019 un Piano Nazionale di Decarbonizzazione per aiutare i produttori di caffè a ridurre le emissioni. Abbiamo poi incontrato Adriana Bustamante Romero, che ha presentato la realtà di Inloher, la prima azienda in Honduras ad avere ottenuto la certificazione Carbon Neutral dopo sei anni di lavoro.

Ora sono i rappresentanti della cooperativa brasiliana MonteCCer con sede a Monte Carmelo, nel Cerrado Mineiro, a comunicare la prima spedizione di 600 sacchi da 30 kg di caffè carbon neutral effettuata con Volcafe, braccio commerciale del caffè di ED&F Man, una delle più grandi trading mondiali di commodities (che ha riconosciuto un premio superiore - raddoppiato - ai produttori),  per servire i clienti in Giappone. La neutralizzazione del carbonio viene effettuata attraverso il sequestro dell'anidride carbonica da parte degli alberi, ma anche attraverso la riduzione dei fertilizzanti azotati, un maggiore utilizzo di composti organici, l'uso di difensivi biologici, la razionalizzazione dell'irrigazione, tra gli altri processi. L'interesse dell'industria della torrefazione per questo prodotto, che ha ancora un'offerta limitata, è grande, in quanto fornisce una forte compensazione delle emissioni.

I responsabili di MonteCCer raccontano che la scelta di puntare sulla carbon neutrality ha preso il via nel 2018, quando le aziende agricole cooperative che stavano completando dieci anni di certificazione per le buone pratiche hanno deciso di fare un passo avanti. Sotto la supervisione dell'Istituto di Gestione e Certificazione Forestale e Agricola (Imaflora), è stato realizzato un inventario della sostenibilità, che ha identificato 34 aziende agricole (che producono una media di 160mila sacchi di caffè l’anno) in quanto nel bilancio delle loro emissioni viene sequestrato più di quanto è rilasciato in gas serra. «Oggi stiamo razionalizzando tutto» ha affermato Francisco Sérgio de Assis, presidente della Federazione dei Caffeicoltori del Cerrado e della cooperativa MonteCCer, che ha aggiunto che le iniziative prevedono l'utilizzo di difensivi biologici e il risparmio idrico ed energetico. In futuro si prevede che altre cooperative dell’area, che coltiva 230mila ettari, si orienteranno verso una produzione più sostenibile.

Frattanto, sono stati avviati altri cinque accordi con una catena negli Stati Uniti e con acquirenti europei.

Baritalia Tour: i grandi cocktail bar del Veneto

Dalla laguna veneziana al litorale veneto, facendo tappa a Verona, Treviso, Vicenza, Bassano del Grappa, Santa Maria di Sala e Padova. Il nostro itinerario in vista della prossima tappa di Baritalia a Jesolo il prossimo 13 giugno, al King's Club

Dopo Puglia e Campania, il nostro tour tra i grandi cocktail bar d’Italia prosegue in Veneto, terra ricca di tradizioni legate alla produzione di liquori, vini e distillati, mentre ci avviciniamo alla tappa di Jesolo (Ve) del 13 giugno. I locali specializzati in miscelazione d’autore nella regione sono tanti, e questa non vuole essere assolutamente una lista esaustiva, ma un promemoria per tutti coloro che si vogliono avventurare alla loro scoperta. Armatevi, dunque, di una buona bussola, perché si fa presto a perdersi...

REGISTRATI PER PARTECIPARE A BARITALIA JESOLO

Giungiamo in Veneto via mare, come tanti viaggiatori per secoli prima di noi. Ci accoglie lo spettacolare Canal Grande, che ci porta ad un approdo degno di una spia doppio zero: l’Hotel Danieli. Il suo Bar Dandolo è il regno di Roberto Naccari, esperto bar manager che in questa cornice fatta di colonne in marmo, decorazioni floreali d’oro e preziosi tappeti, fornisce un servizio impeccabile, con cocktail ricercati dalle solidi base classiche.

Pochi passi e siamo all’Harry’s Bar, che è il punto di inizio obbligato di qualsiasi viaggio che un bon vivant voglia intraprendere. Vanta 91 anni di storia ed è una delle bandiere più gloriose in fatto di ospitalità. È un modello per professionisti di tutto il mondo ed è capostipite di una costellazione di aperture. Ancora oggi entrando si viene accolti da un signore in doppio petto di nome Arrigo Cipriani....

In un attimo siamo dall’altro lato della laguna, dove si affaccia il Belmond Hotel Cipriani, uno degli alberghi più iconici della città posizionato sull’isole della Giudecca. Qui Walter Bolzonella ha per anni tenuto le redini de Il Gabbiano, ritrovo abituale delle star hollywoodiane  nei giorni del Festival del Cinema. Ora si avvia ad una meritata pensione (senza però lasciarsi scappare l’occasione di esser parte della giuria d’onore della tappa veneta di Baritalia), lasciando il timone a Riccardo Semeria.

Ritorniamo nel cuore della Serenissima, in piazza San Marco, e ci fermiamo per un espresso in un caffè che ha testimoniato lo scorrere di oltre 300 anni di storia. È il Caffè Florian, fondato nel 1720 sotto gli archi delle Procuratie Nuove di San Marco ed è il locale storico più longevo d’Italia. Un’orchestra guida i camerieri in livrea che, sui loro vassoi d’argento, portano le tante specialità della casa: dalla cioccolateria alla pasticceria, dai cocktail classici agli aperitivi tipici. Fare una sosta al Florian, all’interno del portico o in una delle sue quattro sale interne, significa prendere un pezzetto di storia e metterselo in tasca.

Con gli occhi ancora ebbri di bellezza, il nostro prossimo approdo è l’Hotel St. Regis e il suo Arts Bar guidato da Facundo Gallegos: nato in Argentina e cresciuto nel Nord Est italiano, vanta una carriera tra Dorchester, Connaught e Coburn.

Dopo un rinvigorente Bloody Mary preparato da Gallegos, proseguiamo il nostro cammino tra le “calli” del sestriere di San Marco, arrivando allo Chic Bar della Taverna La Fenice: a due passi dall’omonimo Teatro. L’interno tipicamente ottocentesco e l’ampio dehors in stile eclettico non passano inosservati, come ai tempi non è passato inosservato il direttore del bar Gennaro Florio che, in Casinò Royale, prepara da bere a Daniel Craig (ultimo interprete cinematografico dell’agente segreto 007) il celebre Vesper Martini. Dentro il bar, una porta segreta porta direttamente al teatro; noi la usiamo, invece, per uscire dal sestriere e spostarci dall’altro lato del Canal Grande, a Dorsoduro.

A Dorsoduro ci imbattiamo quasi subito nell’Experimental Cocktail Club, nuova apertura del gruppo francese Experimental. Rimaniamo subito colpiti e piacevolmente sorpresi dall’originale drink list del locale creata dalle mani esperte di un giovane talento di nome Lorenzo Di Cola, incentrata su innovazione, creatività e giocosità.

Come ultima tappa del nostro tour nella laguna, puntiamo, infine, in direzione della famosa Chiesa dei Frari, situata nell’omonimo campo nel sestriere di San Polo. Qui opera Il Mercante, piccolo cocktail bar su due piani ricco di atmosfera e vibrazioni positive. È tra i primi cocktail bar in città ad aver portato la miscelazione di alto livello a prezzi accessibili. Merito di un team di giovani creativi capitanato da Alessandro Zampieri.

Da Venezia ci trasferiamo a Jesolo, località balneare tra le più conosciute della Penisola, che registra oltre 5 milioni di presenze turistiche all’anno: è qui che si svolgerà il prossimo 13 giugno la tappa veneta di Baritalia. A ospitare il nostro laboratorio di miscelazione sarà il Kings Club, già punto di riferimento della nightlife jesolana fin dalla sua apertura nel 1967 e tornato a risplendere di recente grazie a due giovani ma espertissimi imprenditori: Riccardo Checchin e Thomas Visentin, fondatori della Lobby Agency, specializzata nella gestione di locali.

A Jesolo sono due i locali in cui ci siamo fermati per scacciare la sete: il TerrazzaMare e La Floridita. Il primo si distingue per un ambiente ricercato e una carta top a base di crudi di pesce, ostriche, calici di bollicine e Dry Martini. Il secondo è diventato il meeting point di tutti gli appassionati di distillati di canna da zucchero. È famoso per i suoi Mojito e per un’ottima selezione di rum e cocktail tropicali.

Al termine del nostro giro in costa non lasciamo Jesolo senza “salire più in alto” e cioè al sesto piano del J44 Hotel, dove si trova l’american bar Tacco11, unico skybar della città. La vista - dal mare Adriatico alle Dolomiti - è davvero spettacolare, soprattutto se accompagnata da un Gin&Tonic, selezionato da una vasta proposta di miscelati.

Ed è proprio con un Gin&Tonic  in mano che, affinando lo sguardo e l’immaginazione, riusciamo a scorgere dalla terrazza un vecchio casolare del ‘400 circondato da un grande giardino, pieno di persone. È la Gineria di Santa Maria di Sala (Ve), ristorante e cocktail bar immerso nel verde in cui Diego Cesarato ha stipato la bellezza di 1.098 referenze di gin, più altrettante di altri distillati e liquori. Uscendo da questo giardino “gineproso” e inebriante, proseguiamo il nostro all’interno della regione, raggiungendo Vicenza.

La città nota per gli eleganti edifici progettati da Andrea Palladio, architetto del XVI secolo, è la sede di Enjoy di Giacomo Diamante, laboratorio di miscelazione con secret bar annesso. Qui una squadra di “artigiani del bere” produce una linea di oltre 30 referenze proprie e serve clienti appassionati del “buon bere” da ormai 10 anni, consolidandosi come una delle realtà più importanti in Italia.

Da Vicenza raggiungiamo Bassano del Grappa (Vi), territorio molto dinamico a livello imprenditoriale e protagonista di nuove iniziative. Tra gli ultimi locali nati proprio in questa area c’è Al Quèrto, cocktail bar di Filippo de Martino e Alvise Zonta, due giovani bassanesi che, dopo esperienze a Roma e Milano, hanno aperto il loro angolo di paradiso basato su un solo motto: qualità. Nell’offerta, nei prodotti, ma soprattutto anche nella vita di chi lavora con loro.

A pochi minuti di distanza, nei pressi del celebre Ponte Vecchio, si trova il Palazzo delle Misture, che nei suoi 12 anni di storia ha conosciuto due sedi. Quella attuale è in un palazzo storico del centro, l’ex Monte di Pietà. L’ambiente è quello di un elegante jazz cafè dalle luci soffuse e caratterizzato da una scenografica bottigliera a libreria. Un locale che si distingue per la gran cura nella selezione di distillati e nella proposta di forgotten cocktails e di rivisitazioni.

Dopo Bassano è la volta di Padova. Prima di arrivare in centro città, facciamo uno stop in una quiete via residenziale. Saliamo al secondo piano di un piccolo condominio e dietro una porta scopriamo l’Ada C di Max Morandi; uno spazio di formazione e masterclass diurne, che la sera diventa un club che si rivolge a cultori di cocktail premium.

Arrivati in pieno centro, all’interno di un palazzo prorio alle porte dell’antico ghetto, ci intratterniamo al Laboratorio Alchemico, “fabbrica” di mix innovativi con ingredienti ed infusi home made che si distingue per una filosofia ambientalista zero sprechi.

Prima di lasciare la città è d’obbligo ancora una sosta e precisamente al R2 Cocktail Lab, laboratorio di miscelazione del ristorante Radici, dove il barman Enrico Chillon ha sviluppato un menu dedicato alla città: ogni drink parla di vie, monumenti, quartieri e storie dell’urbe. Qui la cucina lavora in sintonia col banco, per cui ogni piatto ha un suo cocktail in pairing.

Mangiamo e partiamo per Treviso per infilarci nell’armadio delle meraviglie di Samuele Ambrosi. Il suo Cloakroom Cocktail Lab è un hub creativo in cui si ha l’imbarazzo nella scelta tra centinaia di referenze, cocktail invecchiati in terracotta, gin da tutto il mondo e corsi di formazione. Ambrosi sta inoltre preparando una sorpresa di nome Cloakroom Studios, ma ci teniamo lo scoop per i prossimi mesi.

Ultima tappa, Verona. La nostra prima fermata è al The Soda Jerk di Claudio Perinelli: entriamo da una porta in un vicoletto, suoniamo il campanello e scopriamo che gusto ha una formica, beviamo  in una coppa a forma di seno e sperimentiamo nuove combinazioni di sapori.

Nella città degli innamorati, proprio a pochi passi dalla casa di Giulietta, si trova anche Romeo, bistrot e cocktail bar dal bancone scintillante e imponente. Ubicato all’interno di un monastero del 1100, è un locale d’atmosfera, in cui sono racchiusi tutti i principali trend della miscelazione attuale. Qui Edoardo Bullio, giovane head bartender sperimenta volentieri con fermentati, vini di Jerez, spume e bicchieri creati ad hoc.

css.php