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Gianduia Fondente, il nuovo liquore cremoso di Bottega

Gianduia Fondente Bottega
La nuova creazione della cantina e distilleria veneta è un liquore cremoso che ripropone in versione alcolica tutta la carica aromatica del capolavoro della pasticceria piemontese

Gradazione alcolica contenuta, pronunciato sapore di cioccolato fondente con spiccati aromi di nocciola. È un omaggio al Piemonte Gianduia Fondente il nuovo nato di Bottega. La cantina e distilleria veneta ha ampliato la sua già ricca linea di creme e liquori con il nuovo prodotto che traduce in chiave liquoristica il cioccolato gianduia, creato dai maestri pasticcieri torinesi nel 1806. Una creazione frutto di una particolare circostanza storica. L’idea di sostituire parte del cacao con la nocciola venne in mente ai pasticceri torinesi per fare fronte alla carenza di cacao causata dal blocco economico (Blocco Continentale) ordinato da Napoleone che vietava all’Impero francese e ai suoi stati satellite di commerciare con la nemica Inghilterra. La conseguenza fu che numerosi prodotti provenienti dalle colonie inglesi nelle Americhe, tra i quali anche il cacao, divennero scarsamente reperibili in Europa e a costi altissimi. Da qui l’intuizione di utilizzare nell’impasto del cioccolato un prodotto del territorio, economico e disponibile in abbondanza: la nocciola tonda gentile delle Langhe.

Come per altre eccellenze della pasticceria italiana (leggi Tiramisù Bottega, l’evoluzione alcolica dell’iconico dolce italiano), Bottega celebra questo capolavoro con il suo nuovo prodotto che ne ripropone tutta la carica aromatica. Gianduia Fondente (alc 17% in vol) è un liquore cremoso, dalla texure morbida e vellutata, preparato con ingredienti di alta qualità e accuratamente selezionati, tra i quali la pasta di nocciole di Sicilia, a diverse tostature in modo da esprimerne tutte le potenzialità, e il cacao di Santo Domingo, per esaltare le note fruttate e floreali tipiche del cioccolato fondente di qualità. L’equilibrato mix tra pasta di nocciole e cacao è stato studiato per esaltare le tipiche note del gianduia, consentendo di apprezzare in pieno la nocciola e il cioccolato fondente che identificano il prodotto. Inoltre, è privo di latte e suoi derivati, ed è quindi un liquore vegano.

Dal bouquet complesso di nocciola tostata e di cioccolato fondente, con sentori floreali e di frutti esotici, è ideale da servire freddo, a una temperatura ottimale di 3 °C, a fine pasto, ma è ottimo anche come accompagnamento con pasticceria secca e biscotti al burro e costituisce un ingrediente intrigante anche per la miscelazione. Si presta infine per arricchire con la sua carica aromatica i gelati a base crema. È disponibile nell’iconica bottiglia dalla forma ovale in formato da 500 ml.

 

La Scuola del Caffè a Sigep tra formazione e cupping

Scuola del Caffè
Tante le iniziative proposte da Ditta Artigianale, tra formazione, percorsi di assaggio e la visione del documentario The Coffee Hunter

Propone cinque giornate intense la Scuola del Caffè da poco aperta all’interno della terza caffetteria di Ditta Artigianale in via Carducci a Firenze. L’appuntamento è a Sigep al Pad D1 stand 045 per seguire il fitto programma di attività di formazione e degustazione per tutti. Un’occasione importante per presentare le attività della scuola e la filosofia dell’academy, come sottolinea il suo direttore, Simone Amenini, fiero di portare la Scuola del Caffè «su un palcoscentico internazionale qual è il Sigep, un traguardo importante che ci rende orgogliosi e contribuisce a dare maggiore risalto al nostro progetto accademico».

Tra le novità proposte dalla microroastery e prima linea di caffetterie per il consumo consapevole in Italia, ci sono le Learning Process Box, nate «per sottolineare i nuovi processi nel settore caffeicolo, per assaporare il caffè con maggiore consapevolezza, a partire dai fattori che ne influenzano il gusto” dice Francesco Masciullo, responsabile della roastery di Ditta Artigianale. Sono due i percorsi proposti. La prima experience box vuole mostrare al consumatore quanto il metodo di lavorazione del caffè influisce sul gusto finale, attraverso uno stesso caffè specialty proveniente dall’Honduras, Finca El Puente, con tre differenti processi, Naturale, Lavato ed Anaerobico. La seconda è Immaculada Variety Experience: della stessa azienda agricola colombiana (Finca Inmaculada) vengono proposte tre differenti varietà botaniche di altissimo livello: Geisha, Laurina e Sudan Rume. “Lo scopo è di individuare come da un medesimo terroir possano crescere tre piante estremamente diverse nelle sensazioni aromatiche e gustative in tazza”, conclude Masciullo.

Un’altra proposta è la proiezione di  The Coffee Hunter documentario che è un viaggio alla scoperta delle origini del caffè in Uganda con il coffee lover e fondatore di Ditta Artigianale Francesco Sanapo, andato in onda durante le recenti festività. Alla base del progetto, portato avanti insieme al regista Stefano Conca Bonizzoni e prodotto da SCBLab e Ditta Artigianale con il sostegno di Sanremo Coffee Machines e Vol Caffè e il supporto tecnico di Manfrotto, ci sono la volontà e il desiderio di apportare un cambiamento: diffondere la cultura del caffè di qualità e migliorare lo stile di vita dei produttori. Come? Grazie a una maggiore consapevolezza del valore del chicco più amato e del lavoro necessario a renderlo tale, sia da parte dei contadini che dei consumatori. 

Un percorso tutto dedicato al caffè, ma non solo: «The Coffee Hunter vuole anche raccontare la cultura dell’Uganda – dice il regista Stefano Conca Bonizzoni – ad esempio lo slum di Katanga, è in parte il risultato di politiche agricole sbagliate,che ha portato i contadini a migrare in città. Oppure: cosa c’entrano i gorilla col caffè? Nella zona dove siamo andati a osservarli si produce una delle migliori qualità di chicchi dell’Uganda, e l’ambiente in cui crescono è quello della riserva naturale preservata appunto per i gorilla. Se non ci fossero questi animali maestosi non esisterebbe la forma di protezione ambientale che permette un’agricoltura sostenibile e in simbiosi con l’ambiente».

Ditta Artigianale sarà anche protagonista dei campionati con Serena Falcitano, store manager da qualche anno per la torrefazione, che partecipa alla gara di Cup Tasting in programma nel pomeriggio di martedì 15 e la mattina di mercoledì 16 marzo, quando si disputeranno le finali.

Personale: come creare una squadra top in gelateria

carpigiani gelato university
Carpigiani e Infojobs lanciano una piattaforma che incrocia domanda e offerta di lavoro in gelateria. Abbiamo chiesto a Kaori Ito, direttrice di Carpigiani Gelato University, qualche consiglio sul tema caldo del momento: ricerca e selezione del personale

Negli ultimi anni il problema della forza lavoro - scarsa, incostante e poco formata - ha interessato anche il mondo della gelateria. A questo problema si sono impegnati a rispondere Carpigiani Gelato University e Infojobs. In occasione di Sigep 2022 viene presentato il progetto Job Center, portale in italiano e in inglese dedicato alla ricerca di lavoro nel mondo della gelateria.

Job Center: la soluzione a un'emergenza

Sempre meno soggetto alla stagionalità e impegnato in un lavoro spalmato sull'intero anno, durante la pandemia il settore ha faticato moltissimo a trovare addetti di laboratori e banconisti che sapessero rispecchiare i valori aziendali e svolgere con competenza il proprio lavoro. Molti maestri gelatieri hanno dovuto aumentare il proprio carico di lavoro e passare dal bancone alla vendita per poter gestire i flussi. Job Center si propone come una soluzione al problema. Si tratta di un classico portale di ricerca, ma per la prima volta applicato a uno specifico settore: quello della gelateria. Negli ultimi tempi si è manifestata una vera e propria emorragia di manodopera specializzata. L'idea di Job Center è partita dalle richieste di ex studenti, che avevano aperto le proprie gelaterie e chiedevano alla Carpigiani Gelato University dei contatti per la ricerca del personale. Ma Job Center sarà gratuito e aperto a tutti, da coloro che vogliono lavorare in gelateria ai professionisti in cerca di personale. L'obiettivo è coinvolgere non solo chi sa come bilanciare le ricette e realizzare una bella vetrina, ma anche a chi ha esperienza come addetto alla vendita e all’accoglienza del cliente.

Kaori Ito, direttrice della Carpigiani Gelato University: «Il ruolo chiave del banconista»

Abbiamo chiesto a Kaori Ito, direttrice della Carpigiani Gelato University, quali sono le criticità a cui Job Center cercherà di dare una risposta.

Come va fatta oggi una corretta ricerca e selezione di personale?

La prima cosa da valutare, fondamentale, è l'aspetto motivazione, cioè la passione della persona. L'aspetto tecnico può essere compensato attraverso una formazione adeguata, ma ci deve essere una passione importante alla base, che permette di avere continuità nel rapporto lavorativo.

Kaori Ito, direttrice di Carpigiani Gelato University

Che caratteristiche deve avere chi sta al bancone e accoglie il pubblico?

I banconisti devono essere i portavoce della filosofia del gelatiere, aiutando il cliente a capire le caratteristiche dei gusti tra cui sta scegliendo. Il banconista deve conoscere le particolarità di ogni ricetta, ingredienti, lavorazioni, tutto ciò che rende quel gusto speciale. In più, il banconista deve saper eseguire il controllo di porzione perché l'oscillazione delle quantità ha ripercussioni importanti sulla redditività. Per questo abbiamo attivato anche corsi dedicati al training per banconisti, per insegnare ai proprietari dei punti vendita – che poi trasmettono al proprio personale – come creare una squadra affiatata ed efficiente. Infine, non dimentichiamo che chi sta dietro il banco e accoglie il pubblico deve saper sorridere.

Come selezionare un valido aiuto in laboratorio?

Chi affianca il gelatiere in laboratorio deve essere dotato di costanza per seguire le indicazioni dello maestro. Ma, dall'altra parte, ci deve essere la capacità del gelatiere di standardizzare le operazioni e renderle replicabili per chi lo assiste. Con la moltiplicazione di mini catene con laboratorio centralizzato, la standardizzazione di processo sta diventando un argomento sempre più centrale: è un modo chiaro per delegare.

Come non far scappare via queste figure stagionali?

Le gelaterie sono sempre più attive anche d'inverno. Anche se a gennaio chiudono, non limitano più le assunzioni alla stagionalità, fatte salvo alcune scelte per il picco della stagione. Per questo, con i collaboratori si parla sempre più di assunzioni regolari, mentre per altre posizioni si scelgono forme di contratto più flessibili.

DM Italia full immersion di esperienze attorno al caffè

PuqPress
PuqPress
Uno stand ricco e articolato con tanti nuovi prodotti e piccole e grandi apparecchiature all'opera. In calendario numerosi appuntamenti

Si presenta decisamente articolato lo stand di DM Italia al Pad D1-051 di Sigep 2022 e caratterizzato da una veste rinnovata per colori e immagini, che sottolinea la scelta di Alberto Cocci di indirizzare la propria azienda in una via di cambiamento, per affrontare le sfide post covid. Al suo interno racchiude le diverse anime di una caffetteria, offrendo un’esperienza a 360 gradi grazie alla partnership con Giesen, Urnex e Hemro Group.

Un’area è dedicata alla tostatura con Giesen, l’azienda olandese che vede le sue tostatrici caratterizzate da alti standard tecnologici, presenti in numerose microroastery; in esposizione il “gigante buono” da 60 kg, adatto a produzioni con volumi più importanti.

Come sempre ha un ruolo di primo piano la macinatura, con le macchine di Hemro Group, Mahlkönig, Anfim e Ditting: tre postazioni di lavoro ospitano altrettanti macinacaffè di ultima generazione: SPII+ di Anfim, E80Supreme ed E65 GbW di Mahlkönig. Tutti i banchi di lavoro sono corredati da attrezzature d’avanguardia come PUQpress e Pro-Fondi.

È possibile fissare una dimostrazione sulla macinatura con la brand ambassador di Anfim, Jessica Sartiani, scrivendo all’indirizzo mail: marketing@dmitalia.info.

Ogni giorno, alle 11 appuntamento con sessioni di pulizia eseguite con i prodotti Urnex e una dimostrazione guidata dedicata all’assaggio e all’importanza della pulizia per un buon risultato in tazza.

Lo spazio dedicato al brewing ha protagonista Tone Swiss con l’innovativo sistema boilerless insieme a una ricca gamma di strumenti per estrazioni a filtro.

Gli appuntamenti

Da domenica a mercoledì ore 11 - Urnex Challenge con i prodotti Urnex e Biocaf- Jessica Sartiani

Sabato ore 11,30-12,30 - dimostrazione latte art con le campionesse Manuela Fensore e Carmen Clemente

Domenica e lunedì ore 16,30 -17,30 - latte art con le campionesse Manuela Fensore e Carmen Clemente

Lunedì 14 ore 14,30 presentazione con Serena Nobili di Women in coffee Italy, la filiale in Italia di IWCA, la rete globale di donne produttrici di caffè per torrefazioni e importatori

Infine, DM Italia è main sponsor dei Campionati Italiani e della Coffee Arena con i macinacaffè Mahlkoenig EK43 e le macchine per filtro automatiche Bunn (gara Cup Tasters).

Da oltre 10 anni DM Italia lavora con costanza per coprire l’intera filiera del caffè, dall’analisi del verde, passando per le tostatrici, i macinacaffè, gli accessori per la pulizia fino all’estrazione, manuale e automatica

Campionati Fipgc: Como, Latina e Caserta al top

Colombe, pane tradizione e pane innovativo: i professionisti della pasticceria e dell'arte bianca si sono affrontati durante la fiera Tirreno CT

11Annunciati i vincitori delle competizioni Fipgc, che si sono svolte nell'ambito della Fiera Tirreno CT di Carrara. La Federazione internazionale di pasticceria, gelateria e cioccolateria ha premiato Roberto Moreschi di Chiavenna, in provincia di Como, e Fabio Chialastri di Latina, rispettivamente per la migliore colomba pasquale classica e il miglior pane tradizionale d’Italia. Sono loro i vincitori del Campionato Italiano Miglior Colomba d’Italia e del primo Campionato Italiano Panificazione Fipgc.

I vincitori delle categorie Colomba Classica e Pane Tradizionale

Nel Campionato Miglior Colomba d’Italia i 205 pasticceri in gara hanno portato ognuno due creazioni, colomba classica e colomba creativa. A giudicarle, un team di esperti formato dell’Equipe Eccellenze Internazionali della Fipgc, una squadra formata da Maestri Pasticceri, Maestri Gelatieri e Maestri Cioccolatieri riconosciuti nel panorama della pasticceria nazionale e internazionale. Roberto Moreschi, titolare della Pasticceria Moreschi di Chiavenna (Co), ha trionfato, realizzando una colomba la cui alveolatura è stata giudicata perfetta e i profumi nettamente percepiti. Una partecipazione più contenuta per il  Campionato Italiano Panificazione Fipgc, che ha visto al lavoro 70 panificatori. I concorrenti hanno sostenuto 4 prove diverse, producendo pane tradizionale, innovativo, dolce da forno e artistico. Fabio Chialastri ha conquistato la posizione più alta nella categoria Pane Tradizionale, realizzando un pane con lievito madre e farina tipo 2, di assoluto equilibrio tra fragranza, morbidezza e sapidità.

Colomba e Pane Innovativi, i nomi dei primi classificati

Per le categorie Colomba e Pane Innovativi i prodotti che hanno convinto la giuria sono stati quelli dei casertani Luigi Conte e Domenico Fioretti. Entrambi hanno saputo mettere in contatto la tradizione italiana dei rispettivi prodotti da forno con la tradizione locale della loro regione. Fioretti ha realizzato un casatiello “postmoderno”, mentre Conte ha portato in gara una colomba con un cuore di babà a sua volta farcito. Premiati anche Andrea Diafani nella categoria Pane Artistico, con Lacrima, un'opera di panificazione caratterizzata da linee stilizzate di grande appeal estetico. Giorgia Bernabei ha conquistato i favori della giuria nella categoria Dolce da Forno, con il suo tiramisù da forno.

«Celebriamo le eccellenze del made in Italy»

«Con questa manifestazione abbiamo voluto celebrare tanto l’arte della pasticceria quanto quella della panificazione, per valorizzare le eccellenze del made in Italy e promuovere le peculiarità e le tradizioni uniche del nostro territorio - ha commentato Roberto Lestani, Presidente Fipgc. Complimenti a tutti i maestri pasticceri e panificatori che hanno partecipato portando, con le loro creazioni, le tante voci dell’identità italiana dell’arte bianca. Appuntamento per il prossimo anno, col Campionato mondiale di pasticceria, gelateria e cioccolateria».

Lillet Jolie per brindare ai 150 anni di Lillet

Lillet Jolie
Semplice, leggero, low alcol, me ricercato nel gusto e nei sapori: il cocktail creato per festeggiare lo storico lo storico traguardo della maison simbolo dell'aperitivo alla francese

Sono 150 le candeline che spegne quest’anno maison Lillet (leggi Lillet, l’aperitivo francese alla conquista dell’Italia). Un traguardo al quale il brand simbolo dell’aperitivo alla francese brinda con un cocktail creato per l’occasione e celebrare l'imminente arrivo della Primavera, che viene lanciato proprio nel Paese patria dell’aperitivo: l’Italia.

Il cocktail pre dinner si chiama Lillet Jolie ed è un mix di gusti ricercati e profumi inebrianti che rispecchiano in pieno l’essenza e la storia del marchio. Facile e veloce da realizzare, è un drink a bassa gradazione alcolica, in linea con le nuove tendenze di consumo orientate a un bere di qualità, ma senza eccedere con l’alcol.

La base di Lillet Jolie è Lillet Rosé (alc 17% in vol), l’ultima referenza lanciata dal brand di Pernod Ricard nel 2011 e frutto di una raffinata combinazione di vini francesi e liquori di frutta, maturati in botti di quercia, che le conferiscono un aroma delicato di frutti rossi, fiori d’arancio e pompelmo, un sapore vivace e fruttato, con qualche nota speziata, ma dalla struttura bilanciata e il caratteristico colore rosa.

Colore rosa che rimanda alle camelie che crescono nel giardino che circonda la maison a Podensac, nei pressi di Bordeaux, dove fu fondata nel 1872 e dove ancora vengono prodotti i Lillet, e che naturalmente caratterizza anche il cocktail. Cocktail la cui ricetta è completata da soda al pompelmo, un rametto di timo e slice di pompelmo come guarnizione. Il risultato è un drink dai lievi aromi di frutti di bosco, fiori d'arancio e pompelmo, che esprime al meglio la freschezza e vivacità dallo spirit dal quale prende vita, con un retrogusto rotondo, con un accenno finale acidulo.

Un drink che rappresenta un’alternativa perfetta alle classiche proposte per l’aperitivo per ogni locale e che strizza l’occhio in particolare al pubblico femminile, ammaliando con il suo aspetto rosa brillante e conquistando con la sua leggerezza abbinata alla delicatezza e raffinatezza di aromi e sapori.

150 anni di fascino ed eleganza francese

Lillet Jolie incarna così il fascino e l’eleganza tipicamente francese dei quali il marchio è uno degli ambasciatori, fin da quando i fratelli Paul e Raymond Lillet, commercianti di pregiati vini e liquori, 150 anni fa misero a punto la ricetta del loro aperitivo a base di una raffinata combinazione di vini fini francesi e infusioni di frutta. Esportato oltreoceano, dopo la Seconda guerra mondiale, diventa l’aperitivo alla moda anche dei bar di New York, grazie anche ai manifesti pubblicitari, creativi e moderni, dell'artista francese Robert Wolff, conquistandosi un ruolo da protagonista in miscelazione, pensiamo solo al Vesper (dove però originariamente era utilizzato il Kina Lillet, ora fuori produzione), la versione del Martini cocktail creata dallo scrittore Iam Fleming per il suo James Bond in Casino Royale.

Aperitivo oggi prodotto in tre versioni:Lillet Blanc, il primo nato, dall’aroma aroma floreale e dal gusto dalle note di arancia candita, miele, resina e frutta esotica; il Lillet Rouge creato nel 1962 e che, a differenza del primo fatto con vini a bacca bianca, nasce da una base di vini a bacca rossa e si caratterizza per l’aroma deciso di frutti rossi e il gusto corposo e strutturato, grazie anche alla maggior presenza di tannino, di arance fresche, frutti di bosco, vaniglia e spezie, con note di frutta matura; e il Lillet Rosé.

La ricetta

Lillet Jolie

Ingredienti:
5 cl di Lillet Rosé, 10 cl soda al pompelmo
Preparazione:
build
Guarnizione:
rametto di timo e slice di polpelmo
Bicchiere:
calice

 

 

 

 

Anteprima, da Gamondi il nuovo Aperitivo Fiori di Sambuco

Gamondi Apertiivo Fiori di Sambuco con cocktail Belle époque
La novità Gamondi Aperitivo Fiori di Sambuco è presente come prodotto sponsor alla tappa di Sorrento di Baritalia by Bargiornale del 4 aprile prossimo per essere utilizzato dai bartender nei cocktail concorrenti.

A Gamondi Aperitivo Agrumi Mediterranei si affianca la novità Gamondi Aperitivo Fiori di Sambuco. Caratterizzato da varie proprietà benefiche, il fiore bianco di sambuco cresce spontaneo in cespuglio, viene raccolto a mano e presenta un profumo delicato ma inconfondibile e per questo è spesso impiegato nella realizzazione di sciroppi, liquori e profumi.
Sarà uno dei protagonisti alla tappa di Sorrento di Baritalia by Bargiornale come prodotto sponsor per essere impiegato nei cocktail in concorso.

Olre che da gustare liscio, raffreddato o con ghiaccio, per queste qualità ha spesso trovato posto anche nella miscelazione, unito con spiriti bianchi come gin e vodka, oppure in cocktail come twist dello Spritz: 2/3 spumante, 1/3 Aperitivo Fiori di Sambuco, spruzzata di soda, foglie di menta, spicchio di limone.

Ricavato grazie all’infusione dei fiori di sambuco e altre erbe aromatiche in una base di vino Moscato bianco e distillato di vino, Gamondi Aperitivo Fiori di Sambuco presenta una gradazione di 21° alcolici, con note floreali, di frutta fresca e agrumi. Proposto in bottiglia da 1 litro a sezione esagonale più facilmente impugnabile.

Gamondi è uno storico marchio della tradizione liquoristica piemontese, creato nel 1890 da Carlo Gamondi, protagonista oggi di una recente strategia di rinnovamento, rilancio e comunicazione nel campo della miscelazione premium.

Ricette di Igor Tuliach
brand ambassador Gamondi

Belle époque
Ingredienti
4 cl Gamondi Aperitivo Fiori di Sambuco
2 cl Gamondi Vermouth di Torino Superiore Bianco
1 cl Amaro Toccasana di Teodoro Negro
1/2 bar spoon di salamoia di olive verdi
Preparazione
Mixing glass con ghiaccio, versare in coppetta, guarnire con spiedino di olive verdi in salamoia. Abv 18

Cocktail Belle époque di Igor Tuliach

Tutto Bianco
Ingredienti
4 cl vodka
2 cl Gamondi Aperitivo Fiori di Sambuco
1 cl Gamondi Vermouth di Torino Superiore Bianco
2 cl Piemonte Doc Chardonnay
Preparazione
Tecnica mixing glass, versare in bicchiere old fashion su ghiaccio, guarnire con scorza di limone o arancia. Abv 23

Cocktail Tutto Bianco di Igor Tuliach

 

Io sono ViVa, nuovo pdv per la gelateria/pasticceria di Viviana Varese

Inaugurato il secondo punto vendita di Io sono ViVa, la gelateria e pasticceria di Viviana Varese che dà lavoro alle donne vittime di violenza

Continua l'impegno di Viviana Varese a sostegno delle donne che hanno subito violenza, con un secondo punto vendita Io sono ViVa. Dopo l’apertura della prima pasticceria/gelateria al Mercato Comunale Isola in Piazzale Lagosta a Milano, apre i battenti il nuovo spazio di via Kramer 35. Inaugurato l’8 marzo, è animato dalla stessa voglia di essere un luogo di inclusione e integrazione. La chef stellata ha nuovamente coinvolto Cadmi - Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate di Milano, ente che sarà supportato dalle vendite di gelato e caffè all’interno di Io sono ViVa.

Offerta dolce su 25 metri quadri

Il nuovo spazio Io sono Viva si estende per 25 metri quadri e si concentra soprattutto sulla vendita di gelato (previsti sino a 12 gusti, tra sorbetti e granite), con una piccola parte dedicata alla pasticceria con monoporzioni e maritozzi. Il banco ospita anche i classici lievitati da colazione farciti con confetture e creme spalmabili, di produzione propria, le brioches col tuppo, granite e gelati artigianali. Completano l’offerta un assortimento di monoporzioni, come la Bubble allo yogurt e yuzu, i finti Mandarini con mousse agli agrumi, la Saint Honoré, la Lemon Curd con meringa all’italiana e i classici della pasticceria italiana e napoletana: bigné, crostate, caprese e pastiera.

Viviana Varese posa davanti al banco del primo pdv di Io sono ViVa

Le miscele Nespresso e la pasticceria di Io sono ViVa

Accanto all'offerta di pasticceria, da Io sono ViVa si può gustare l'esperienza del caffè Nespresso, che il cliente può preparare in autonomia utilizzando direttamente la macchina professionale Momento&Milk. Disponibili molte miscele di aromi e lunghezze diverse, dal classico espresso ai formati più lunghi, fino alle ricette con latte, da consumare direttamente in pasticceria, o da passeggio. La collaborazione tra la chef e l’iconico brand di caffè prosegue anche nella proposta di ricette speciali di dolci realizzati con particolari miscele Nespresso, come il maritozzo alla panna con impasto e ganache al caffè monorigine Nespresso Peru Organic, e lo speciale tiramisù con frolla al cacao realizzato con caffè Nespresso Intenso. Non mancheranno poi proposte di bignè e pasticceria realizzate grazie ai caffè in edizione limitata, sulla base delle novità lanciate da Nespresso, sia per l’offerta domestica che professionale.

Dallo staff alle donazioni: il sostegno a Cadmi

Anche all’interno dello spazio Io sono ViVa di via Kramer ci sarà uno staff interamente al femminile, impostato in collaborazione con Cadmi. L’obiettivo di chef Varese è quello di offrire un’opportunità per riconquistare la fiducia in sé stesse e l’indipendenza economica. Inoltre, l’impegno a sostegno della Casa di Accoglienza continua attraverso la donazione da parte della chef di 1 euro per ogni chilo di gelato venduto e di 1 euro per ogni 10 caffè bevuti in pasticceria da parte di Nespresso. L’azienda di caffè raddoppierà il contributo a favore di Cadmi, aggiungendo un corrispettivo pari al doppio della donazione raccolta grazie ai caffè bevuti dei clienti. «Io sono ViVa è il mio inno alla rinascita, alla gioia e all’inclusione sociale - afferma la chef - Le ragazze sono coraggiose. Per me è importante che ritrovino la sicurezza che in certi casi hanno perso».

Al Jeffer di Pisa il menu che sostiene gli animali

Jeffer Pisa
Aperto a maggio dello scorso anno, il cocktail bar ha presentato la sua nuova drink list. Che unisce buona miscelazione a una buona causa

Una delle aperture più interessanti dell'ultimo anno in Toscana è senza dubbio il Jeffer di Pisa, tra i 10 finalisti come locale rivelazione ai Barawards 2021 (leggi Barawards 2021: scopri tutti i locali finalisti). La città della torre pendente è una delle mete più visitate d'Italia, oltre che uno dei poli universitari più rinomati. Tuttavia, complice un turismo mordi e fuggi e una clientela – quella studentesca – a budget ridotto, la nascita di un cocktail bar di qualità è stata a lungo rimandata (salvo l'unica altra eccezione in città, l'Eleven Cafè).

È il primo maggio dello scorso anno che inizia l'avventura dei tre giovani soci del Jeffer, che puntano sulla loro città natale per farsi riconoscere con una miscelazione interattiva, accattivante e elaborata al punto giusto. Il menu che ha accompagnato i primi mesi di apertura, invitava il cliente a scegliere un drink sulla base del proprio profilo caratteriale: per cui c'erano cocktail per idealisti sognatori, per impulsivi esploratori, leader carismatici o eclettici visionari. Un successo, che ha incuriosito e fidelizzato i clienti, portando la vendita di signature a un 60% del totale. Dopo un secondo menu tematico, a febbraio è arrivato il momento di proporre l'attuale carta, che non si limita a presentare una lista di cocktail della casa, ma unisce una buona miscelazione a una buona causa.

Classici in chiave pop per una giusta causa

Il menu Save the Animals è composto da 11 cocktail più due analcolici, principalmente twist di classici ripensati in chiave pop, come il Paloma Colada o il Naked & Friends. La particolarità è che per ogni drink venduto viene devoluto un euro in favore di Animal Equality, un'organizzazione no profit internazionale che salvaguarda i diritti degli animali, operando soprattutto contro lo sfruttamento e il maltrattamento a scopo alimentare. Tutti i cocktail sono inediti, con preparazioni veloci e intuitive, in linea con l'animo street del locale, che nelle serate di punta serve centinaia di drink. Dallo yogurt alla mandorla al cordiale ai nachos, dal cocco salato ai funghi, tra i variegati e curiosi ingredienti dei drink figura di tutto, ma nulla che abbia un'origine animale: un altro modo di mostrare coerenza e sensibilità alla causa.

Il menu è un piccolo opuscolo pieghevole e tascabile, che una volta aperto mostra insieme a ogni drink una grafica a fumetti a tema animale, realizzata dal tatuatore pisano Daniele Lucchese. Il menu accompagnerà il Jeffer fino all'inizio dell'estate, al momento del cambio di carta: verranno conteggiati i signature venduti nel quadrimestre e staccato un assegno in favore di Animal Equality. Quale sarà l'importo? Dipende anche da voi che leggete! Che cosa aspettate ad andare sul Lungarno Mediceo a farvi un House Negroni?

Fever-Tree, un fenomeno di tonica al servizio del professionista

Nata per proporre una tonic water premium, Fever-Tree è diventata protagonista del mercato con una ricca gamma di premium mixer

Nata nel 2003 da un'idea di Charles Rolls e Tim Warrillow, Fever-Tree Indian Tonic Water ha incontrato velocemente il gusto del pubblico, fino a diventare protagonista del mercato internazionale, presente in 78 Paesi. Quotata nel 2014 alla Borsa di Londra, Fever-Tree Drinks Plc conta circa 250 dipendenti, con un fatturato 2019 di 250,5 milioni GBP (sterline). In Italia è distribuita da Velier di Genova in bottiglia di vetro 20 cl tappo corona, in cartoni da 24 pezzi. In Gran Bretagna sono disponibili anche i formati vap 50 cl e lattina 150 ml.

Oltre a Indian Tonic Water, si sono aggiunte altre 10 pluripremiate specialità mixer premium, tutte all’insegna della qualità degli ingredienti impiegati. Ultima in ordine di tempo è Sparkling Pink Grapefruit con aggiunta di succo di pompelmo rosa della Florida. Grazie alle diverse aromatizzazioni naturali, le tonic water FT si sono “sganciate” dalla ricetta classica del Gin Tonic e possono arrichire altri cocktail, oltre che vivere di luce propria come bevande rinfrescanti e dissetanti.

L'intervista a Filippo Colombo, Country manager Fever-Tree Italia

Come viene distribuita in Italia Fever-Tree?

Il nostro rapporto con il distributore Velier di Luca Gargano risale a ben 15 anni fa, praticamente all’inizio del lancio di Fever-Tree sui mercati internazionali, una specialità che è cresciuta velocemente tanto da diventare un prodotto premium di punta dell’azienda genovese. Fever- Tree sta puntando a rafforzare la presenza sul territorio con l’introduzione di on-trade specialist per le Aree 1 e 2 e prossimamente anche per il Sud Italia, collaborando al meglio con gli oltre 500 grossisti serviti sul territorio. Anche dalla Gdo stiamo avendo ottimi riscontri, avendo rafforzato il team merchandiser. L’Italia è un mercato di riferimento dove vediamo ulteriori opportunità di crescita.

Filippo Colombo, country manager Italia di Fever-Tree

Da dove arrivano gli ingredienti di qualità di Fever-Tree?

Oltre al chinino del Congo utilizzato come prodotto comune per le toniche, per i nostri 11 premium drink impieghiamo ingredienti di qualità da tutto il mondo. Fever-Tree Mediterranean Tonic Water è aromatizzata con timo limone di Provenza. Elderflower Tonic Water impiega fiori di sambuco coltivati nel Gloucestershire, in Inghilterra. Lemon Tonic si distingue per gli aromi dei limoni di Sicilia dell’Etna. Aromatic Tonic Water è caratterizzata da bacche di pimento della Giamaica, vaniglia del Madagascar e corteccia di angostura del Sud America. Fever-Tree Ginger Beer e Ginger Ale impiegano una miscela di tre diversi tipi di zenzero, provenienti da Costa d’Avorio, Nigeria e India Meridionale. Fever-Tree Cola contiene vaniglia del Madagascar. Per facilitare la scelta della tonica più appropriata con i diversi gin, da quelli ricchi di ginepro a quelli agrumati ed erbacei, floreali e con sloe (prugnole), abbiamo messo a punto la Ruota Aromatica FeverTree, scaricabile dal nostro sito.

L’azienda è impegnata socialmente con la campagna Malaria No More UK. Con quali motivazioni?

La campagna Malaria No More UK ha la missione di eliminare questa terribile malattia infettiva che produce ogni anno oltre mezzo milione di vittime in tutto il mondo. Una causa meritevole del nostro supporto e coinvolgimento, visto il ruolo del chinino che è stato utilizzato storicamente come medicinale contro la malaria ed è l’ingrediente base della nostra attività.

 

Hanky Panky, la casa della new mixology messicana

Hanky Panky team
Al 12° posto nella classifica dei World’s 50 Best Bars, il cocktail bar di Città del Messico è il capofila della nuova era della miscelazione messicana. Fatta di passione, ospitalità, alta qualità e apertura alle influenze dall’estero

"Come le rock band". Un tour di otto paesi in sedici giorni, con ultima tappa a Londra. E prima ancora, una serie di ospiti internazionali passati ad assaporare l'ospitalità messicana, facendone tesoro e riportandone le sensazioni in patria. L'Hanky Panky di Città del Messico è stato eletto al numero 12 dell'ultima classifica World's 50 Best Bars, gli Oscar della miscelazione, come più alta new entry del 2021; e viaggiare è stata una delle chiavi di volta di questo straordinario e inaspettato piazzamento. «Non ci siamo mai posti come obiettivo di entrare in classifica», racconta Walter Meyenberg, designer e fondatore del bar, oltre che coinvolto in una buona dozzina di attività di successo in giro per il mondo. «Ma abbiamo girato molto e coinvolto bar da tutto il mondo, le restrizioni morbide che abbiamo avuto in Messico ce lo hanno permesso. Eravamo forse l'unico Paese a essere aperto, a dire la verità. Siamo riusciti a creare un ambiente familiare con altri bartender, per trasmettere positività e costruire un senso di comunità, tra guest shiftmasterclass, confronti».

Passione, ospitalità e alta qualità

Adesso che si è dentro, paradossalmente, viaggi e contaminazione aumenteranno: per il 2022 è già stata avviata un'intensissima campagna di ospitate e presenze oltreconfine, con lo scopo di consolidare un vero e proprio movimento cui Hanky Panky ha dato il via lo scorso anno: «È stato come una palla di neve. Abbiamo iniziato con una guest e non ci siamo più fermati. Adesso abbiamo un calendario già completamente esaurito fino a luglio: si continua a viaggiare, a scambiare opinioni. E non è conseguenza dell'ingresso in classifica, una posizione così alta per noi è uno stimolo, non una pressione da dover reggere: quella in realtà c'è sempre, perché l'obiettivo rimane far star bene gli ospiti. Non è cambiato nulla sotto questo punto di vista, forse adesso chi viene a trovarci si aspetta addirittura di più». Passione, ospitalità e alta qualità, il paradigma di Meyenberg, supportato dall'head bartender Ismael "Pollo" Martínez e dalla bar manager Georgina Barbachano, che quasi naturalmente si sono trasformati in importantissimi ambasciatori per il loro Messico.

Bartending in Messico, un movimento in crescita

«Siamo in una fase crescente, ma ancora giovane. Il panorama del bar in Messico è piuttosto fresco, non abbiamo una comunità interna che faccia sistema, ma enorme potenziale che anche i colleghi internazionali iniziano a recepire», spiega Pollo, che deve il soprannome alla mamma. «Vogliamo dimostrare anche al governo e alle istituzioni quanto il nostro lavoro valga e gli stessi operatori del settore devono arrivare a un'idea del bartender come professionista, che studia, cresce, non è più solo una tappa o un ripiego». Questo alla luce di una tradizione di miscelazione longeva, per quanto forse troppo ancorata a bevute semplici e familiari: «Stiamo partendo dai vari Margarita e Paloma, per arrivare a far comprendere dei cocktail più complessi. Fino a poco tempo fa era impossibile trovare qui prodotti di un certo livello: oggi si possono importare e noi siamo aperti alle influenze dell'estero che riportiamo a casa dopo i nostri viaggi. L'obiettivo è passare dai tipici sentori agrumati e fruttati del bere messicano, agli old classic, più amari, più secchi».

La nuova drink list

La nuova drink list è inoltre un ulteriore dimostrazione di quanto i continui viaggi del team Hanky Panky si stiano rivelando un tesoro sul quale investire. Si chiama Passportuna «raccolta intensa di memorabilia, tra tragitti, esperienze e incontri che ci hanno ispirato. Un intero libro che richiama il passato, dal quale abbiamo capito quanto le connessioni umane siano fondamentali: abbiamo appreso ovunque siamo andati e ci siamo anche resi conto di quanto i migliori bar e bartender in assoluto siano poi quelli più semplici. E noi cerchiamo di essere così: passione, qualità e ospitalità ai massimi livelli, sono il nostro credo e probabilmente il trend dei prossimi tempi». Semplici come la miscelazione storica messicana, che però adesso guarda a un futuro da protagonista.

Identikit Hanky Panky

Superficie: 90 mq
Personale: 6 (5 bartender/sala e 1 cucina)
Posti a sedere: 50
Prezzo medio: 190 pesetas per drink (8,5€)

A caccia di talenti tra borghi e paesi

Rossella De Stefano, direttrice di Bargiornale
L'editoriale del numero di marzo 2022 di Bargiornale a firma del direttore Rossella De Stefano. Dedicato agli eroi in provincia, imprenditori con #superpoteri come determinazione, puntiglio, voglia di sbattersi. Che non mollano mai

Accendere i riflettori sulla provincia e su quanti (molti) si impegnano giorno dopo giorno, dando prova del proprio talento, pur non lavorando nelle classiche mete turistiche o nei grandi centri urbani. Questa la sfida che abbiamo deciso di raccogliere.

Numeri alla mano, nel quarto trimestre 2021 i comuni fino a 100mila abitanti hanno sviluppato il 66% del fatturato fuori casa. Complice la diffusione su larga scala dello smart working, certo! Ma se è lecito aspettarsi che la fine dell’emergenza, il prossimo 31 marzo, riporterà in auge i grandi centri urbani, la provincia è pronta a ritagliarsi un ruolo più importante rispetto al passato.

eroi in provincia
La copertina del numero di marzo 2022 di Bargiornale

Nelle pagine del numero di marzo 2022 di Bargiornale abbiamo raccolto le storie di venticinque imprenditori che hanno creduto nella provincia, pur in tempi non sospetti, dando vita a format di successo, degni di una metropoli. Venticinque “eroi”, nell’accezione di persone che per straordinarie virtù di coraggio o abnegazione s’impongono all’ammirazione di tutti.

Nulla a che vedere dunque con il Cavaliere Oscuro e il protagonista della pellicola di Matt Reeves, in uscita proprio questo mese. Dalla loro non hanno né Batmobile né Bat-tuta o altre diavolerie simili, ma sono dotati di #superpoteri come la determinazione, il puntiglio, la voglia di sbattersi. Imprenditori a cui abbiamo chiesto di citarci i loro eroi per generare un elenco sterminato di professionisti di talento, distribuiti su tutto il territorio italiano e di cui siamo fieri!

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