Fondata da 5 bartender, tre italiani, una inglese e una polacca, la factory è un laboratorio dove vengono creati cocktail ready to drink, ma anche uno spazio di formazione, scambio e approfondimento sulla mixology
Febbraio 2020. Probabilmente il peggior mese dell'ultimo decennio in cui mettere insieme tutti i propri risparmi e avviare un'attività. Eppure, la storia di Groovy Fluids inizia così. In realtà inizia molto prima, con le singole storie dei cinque soci del gruppo: Andrea Boi, Stefano Pastorino, Alessandro Rancan, Laura Brady e Agnieszka Sudnikovic. Tre italiani, una inglese e una polacca. Tutti bartender che hanno navigato per anni nel mondo dell'ospitalità, dai ristoranti stellati ai bar di quartiere di tutta Europa. Per poi trovarsi a lavorare insieme a The Duchess, uno dei ristoranti più rinomati di Amsterdam. Insieme cominciano a dare forma a un'idea: quella di creare un laboratorio dove vengono creati cocktail ready to drink, che sia però anche un luogo di incontro per colleghi, appassionati e curiosi. Uno spazio di formazione, scambio e approfondimento.
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Saffron Calling
Bergamotto Road
Chinotto Affair
Plum Fiction
Dalla bottiglia al bicchiere
Insieme, il quintetto unisce i propri risparmi (l'investimento totale sarà di circa 100.000 euro), affittando un fondo di circa 80 metri quadri. Dentro, lo riempiono di tutta l'attrezzatura che un barman può sognare: sonicatori, eveporatori rotanti, centrifughe, gasatori. Lo riempiono anche del loro obiettivo primario: creare una linea di cocktail in bottiglia fatta di sapori nitidi, bilanciamento e originalità. Il formato è la bottiglia da 750 ml o la mezza da 375, il packaging è semplice: bordolese classica con tappo a corona. Le etichette sono essenziali e arrivano subito al dunque: Bergamotto Road, Chinotto Affair, Plum Fiction, Saffron Calling. Nel nome del drink si intuisce quello che sarà il gusto primario, le gradazioni oscillano tra i 7 e i 12 gradi alcolici, venendo così incontro a un consumo direttamente dalla bottiglia al bicchiere, senza bisogno di ghiaccio.
I liquori utilizzati non sono prodotti in loco, ma fanno parte dell'assortimento di Quaglia. Le collaborazioni con diversi brand sono frequenti, grazie alle connessioni che ciascuno dei membri del team ha nella industry. Nel tempo, sono stati creati drink con prodotti del portfolio di tutti i principali distributori mondiali.
Il fine è quello di tutti i barman: offrire la miglior esperienza possibile. La distribuzione avviene sia tramite il sito internet sia tramite le app di delivery, ma anche attraverso le numerose collaborazioni instaurate con altre realtà: vendita diretta durante i mercati all'aperto, vendita all'interno di ristoranti della città, fino all'organizzazione di eventi aperti a tutti, ai quali partecipano centinaia di persone.
Cocktail sartoriali e formazione
Le spirito collaborativo e condivisivo guida il gruppo e grazie a questo si sono sviluppate altre attività aziendali: per esempio, la possibilità per altri bar di utilizzare il loro spazio, di essere formati sul funzionamento dei macchinari e di avere accesso a preparazioni che nella maggior parte dei bar non sarebbero possibili. Attraverso una sorta di abbonamento giornaliero o mensile, i team di alcuni bar (al momento sono quattro, in tutta l'Olanda) possono trascorrere tra le 4 e le 8 ore settimanali nel laboratorio,venendo seguiti e avendo accesso a un vasto assortimento di ingredienti.
Non capita tutti i giorni di avere tutor del loro calibro, se si considera che tra i soci del Groovy Fluids c'è chi ha lavorato per anni nella Drink Factorydi Tony Conigliaro, o chi ha vinto il premio come Best Female Bartender nella finale globale di World Class. Sebbene esempi simili siano sempre più presenti in Europa, quello di Groovy Fluids è l'unicolaboratorio completamente aperto al pubblico, nel quale anche un semplice curioso può prenotare una formazione e dove anche un bar o ristorante può farsi creare una produzione sartoriale in conto terzi, con minimi d'ordine accessibili e competitivi di 500 bottiglie, poco più di 200 litri.
Ad oggi, dopo due anni di attività fatta di doppi turni tra il lavoro serale nei bar e quello diurno in laboratorio, finalmente un grande obiettivo è stato raggiunto: a partire dal prossimo mese, tutto il team inizierà a lavorare unicamente al progetto, che sta crescendo al punto che – chissà – forse tra poco vedremmo le loro bottiglie anche in Italia. Una cosa è certa, se questa è la prima, non sarà certo l'ultima volta che sentiremo parlare de “la gang di Amsterdam”.
Secondo la BCA (British Coffee Association) nel Regno Unito si consumano circa 95 milioni di tazze di caffè al giorno e il comparto dà lavoro a 210mila persone. La cultura del caffè continua a crescere e l’80% delle persone va al bar almeno una volta la settimana; il 16% ogni giorno.A fronte di ciò, non sorprendono i dati positivi sulle catene del Regno Unito riportati dalla ricerca Project Cafè UK 2022 di Allegra, che rileva come nel 2021 il settore, con un mercato da 4,4 miliardi di sterline (circa 5,3 miliardi di euro) abbia recuperato l’87% del valore pre-pandemia, con un incremento delle vendite di 1,3 miliardi di sterline: una reazione importante al pesante calo registrato lo scorso anno. Non mancano tuttavia le preoccupazioni legate alle varianti del covid, al previsto ripristino dell’Iva al 20% e alla grave carenza di personale (un’inchiesta realizzata da Bargiornale a livello europeo, evidenziava nel giugno 2021 più di 73mila posti vacanti in pub, ristoranti e bar, in base a una ricerca condotta da Adzuna, motore di ricerca di annunci di lavoro con sede a Londra). Nonostante ciò si prevede il superamento delle vendite del 2019 entro la fine del 2023, raggiungendo i 5,8 miliardi di sterline i prossimi 5 anni, con un tasso annuo di crescita del 5,8%. I locali a marchio sono ora 9540: ileader Costa Coffee, Greggs e Starbucks hanno aggiunto sedi per raggiungere rispettivamente 2.791, 2.176 e 1.089 punti vendita.
Le vicende degli ultimi due anni hanno spinto le catene ad apportare modifiche alle proprie proposte di vendita, con caffetterie drive-thru di formato più piccolo, sedi di quartiere e consegne a domicilio, che stanno diventando sempre più prevalenti. Il mercato drive-thru nel Regno Unito oggi comprende 578 negozi e vede al primo posto Costa Coffee con 275 punti vendita (+75 dal 2020); Starbucks ne gestisce 270. Il potenziale del segmento è grande, se si considera che il 57% dei consumatori britannici intervistati ha affermato che acquisterebbe bevande con questa modalità qualora avesse strutture nei dintorni.
«Sono rincuorato nel vedere il mercato delle caffetterie del Regno Unito dimostrarsi così resiliente in tempi di scambi incredibilmente difficili, con numeri di locali che superano i livelli pre-pandemia e vendite stimate a poco meno del 90% degli scambi del 2019 - ha affermato Jeffrey Young, fondatore e Ceo di Allegra Group -. Durante la pandemia abbiamo visto i locali svolgere un ruolo vitale nella vita dei consumatori in tutto il paese. Come evidenzia la ricerca, non mancano rischi o incertezze: l’inflazione record sta esercitando un’ulteriore pressione sul reddito disponibile dei consumatori, con la cronica carenza di persone e gli effetti negativi per il mercato delle caffetteria di un prossimo ritorno dell’Iva al 20%».
Nel frattempo, anche le vendite online e la consegna a domicilio, sono in aumento. Il 70% dei consumatori britannici intervistati ha dichiarato di avere scaricato l'app fedeltà di una caffetteria, e il 35% di aver acquistato una bevanda da ritirare sul punto vendita negli ultimi 12 mesi. Rapidità delle consegne, temperature delle bevande e costi rimangono un freno all’ampliamento del delivery.
Anche negli UK si è registrato un aumento del consumo di caffè a casa con l’acquisto di apparecchiature premium; di qui la previsione di un cliente sempre più esigente ed esperto, a casa come al bar.
Dal 12 al 16 marzo va in scena Sigep 2022 nel quartiere fieristico di Rimini. Ecco gli appuntamenti da segnare in agenda, organizzati dalle nostre testate
Bargiornale ha chiesto a cinque professionisti di elaborare due ricette ciascuno dove il formaggio spalmabile Philadelphia è protagonista: una proposta on the go e un panino gourmet per la somministrazione. Ecco le proposte dei ragazzi di Sciuè il panino vesuviano: una ciabatta raffinata e un hamburger di sostanza
5 ciabatte da 80-100 g l'una (a piacere anche di farina integrale)
200 g zucca
250 g Philadelphia
100 g spinacino in foglie
100 g pomodorini confit
prezzemolo
peperoncino
aglio tritato
aceto di vino
olio di girasole
olio evo
sale e pepe
Preparazione
Per la zucca arrostita: tagliare metà dose di zucca a fettine sottili, arrostire su una bistecchiera e condire con sale, prezzemolo, peperoncino, aglio, aceto di vino e olio di girasole.
Per la vellutata di zucca: tagliare la restante zucca grossolanamente, rosolare in padella con olio evo e aglio aggiungendo successivamente un bicchiere d’acqua per far sfumare. Cuocere coperto lentamente, condire con sale e pepe e frullare il tutto fino a ottenere una crema.
Per la crema di Philadelphia: 30 minuti prima dell’utilizzo emulsionare la Philadephia con un filo di acqua finché non si ottiene la giusta cremosità. Inserire in una sac à poche.
Per lo spinacino: lavare le foglie e condirle con olio e sale.
Assemblaggio del panino
Tagliare la ciabatta e creare uno strato di foglie di spinacino.
Appoggiare le strisce di zucca arrostita.
Con una sac à poche creare dei ciuffetti di crema di Philadelphia.
Completarli con un cucchiaino di vellutata di zucca.
Aggiungere i pomodorini confit.
2. Chutney vesuviano
Ingredienti per 5 panini
5 panini tipo bun da 110-120 g l'uno
3 cipolle rosse
misticanza
5 burger di frisona da 200 g l'uno
250 g di Philadelphia
olio evo
aceto di mele
zucchero di canna
2 cucchiai senape in grani
sale
aglio
Preparazione
Per il chutney di cipolla: tagliare le cipolle rosse a strisce molto sottili, rosolarle in padella con un filo di olio evo e aglio. Farle appassire con un bicchiere di acqua in tegame coperto e far cuocere per circa 1 ora. Aggiungere aceto di mele e cuocere per altri 15 minuti, poi aggiungere zucchero di canna e far caramellizzare il tutto. Infine aggiungere la senape e mescolare a fuoco spento.
Per la carne: cuocere al sangue su bistecchiera o barbecue.
Per la crema di Philadelphia: 30 minuti prima dell’utilizzo emulsionare la Philadephia con un filo di acqua finché non si ottiene la giusta cremosità.
Per la misticanza: lavare le foglie e condirle con olio e sale.
Assemblaggio del panino
Riscaldare il bun in forno per qualche minuto e tagliarlo a metà.
Collocare uno strato di foglie di misticanza.
Appoggiare il burger.
Aggiungere una cucchiaiata di crema di Philadelphia.
Completare con un cucchiaio di chutney di cipolla.
3. Ingredienti con una forte personalità, legati da una crema neutra
Il formato dedicato al canale horeca: Philadelphia regular 1,65 kg
Altro che "sciuè sciuè", espressione che potremmo tradurre con "alla buona". I fratelli De Luca, a Pomigliano d'Arco, comune di 40mila anime nel Napoletano, hanno fatto della ricercatezza delle loro ricette un punto di forza. Marco e Giuseppe, 25 e 28 anni rispettivamente, hanno inaugurato il primo punto vendita di Sciuè il panino vesuviano nel 2005. Oggi vendono circa 1.500 bun al giorno e si sono trasferiti in una location più grande. Alla paninoteca serve trovare ciò che può distinguere. «Abbiamo puntato da subito su tagli particolari e grammature extra - spiegano i titolari - e sul territorio, facendo sistema con i produttori della zona».
Marco e Giuseppe si sono impegnati a quattro mani nella realizzazione di due ricette che valorizzassero insieme la loro idea di panino e la freschezza e la versatilità di Philadelphia. La prima proposta, più adatta a un consumo on-the-go, è Zucca in consistenza. «Giuseppe si è confrontato con tutta la brigata di cucina - spiega Marco De Luca - e alla fine abbiamo concepito un panino che ha una estetica molto ricercata, anche se può funzionare per uno spuntino veloce. I pomodorini creano un interessante contrasto con la zucca e con la crema di Philadelphia, la quale garantisce un ottimo legame senza mai risultare "ingombrante". Gusto e cremosità di questo formaggio spalmabile lo rendono davvero versatile».
Chutney vesuviano, invece, è più adatto al consumo al tavolo ed è una versione 2.0 di un panino che Sciuè aveva in carta. «Abbiamo pensato di togliere, rispetto alla ricetta originale, la stracciata di bufala e l'abbiamo sostituita con la crema di Philadelphia. Nella versione originale il panino risultava goloso, ma la stracciata di bufala è molto liquida, al morso era tutto più morbido, ma quasi dispersivo, diciamo così. La crema di Philadelphia lo trasforma in un panino da mordere in modo più deciso, valorizza gli altri ingredienti e, anche qui, fa valere la sua cremosità».
Dopo due anni si riaccendono i riflettori sul palco centrale della Coffee Arena al pad. D1 di Sigep che ospita i Campionati Italiani Baristi 2022 organizzati da Sca Italy con Ieg. Tre le discipline che designeranno i campioni italiani: il Campionato Italiano Baristi Caffetteria, la Brewers Cup e il Campionato Italiano Cup Tasters.
I vincitori delle gare Barista e Brewers Cup conquisteranno un posto per le finali mondiali del WCC in programma nell’ambito del Melbourne International Coffee Expo, dal 27 al 30 settembre 2022. Il vincitore nazionale Cup Tasters 2022 disputerà la sua finale mondiale al WCC di Varsavia, dal 23 al 25 giugno 2022, insieme ai campioni italiani 2020 di Latte Art, Coffee in Good Spirits, Coffee Roasting e Ibrik.
Dal 12 al 16 marzo, si avvicenderanno sul palco gli aspiranti campioni. Si inizierà sabato 12 alle ore 10.30, con la prima manche della semifinale Barista, alla quale seguirà domenica mattina il secondo turno e quindi la proclamazione dei 6 finalisti (prevista per le ore 16.45/17.00 di domenica).
Lunedì 14 marzo vedrà invece disputarsi la finale Barista con inizio della diretta alle ore 10.00. Contemporaneamente, a porte chiuse, i concorrenti della Brewers Cup, la gara dedicata alle estrazioni di caffè in filtro, si sfideranno nella prova “compulsory”, dove ogni competitor dovrà utilizzare lo stesso caffè (sconosciuto ai concorrenti prima della gara) e lo stesso metodo di estrazione. La giornata di lunedì terminerà con la proclamazione del vincitore della gara Barista, con la cerimonia di premiazione prevista per le 17.15.
Martedì 15 marzo si aprirà con la finale Brewers Cup e inizio della diretta previsto alle ore 9.40. I partecipanti, che prepareranno 3 bevande a testa da servire a 3 giudici sensoriali, dovranno cercare di ottenere non solo un buon caffè ma anche prepararlo correttamente.La premiazione avverrà verso le 17.30.
Alle ore 15.00 di martedì saliranno sul palco anche i 18 ragazzi impegnati nella semifinale di Cup Tasters, il campionato che premia il professionista che dimostra velocità, abilità e precisione nel distinguere le differenze di gusto nei caffè specialty. I 6 che passeranno il turno affronteranno la finale nell’ultimo giorno di gara, mercoledì 16 marzo, alle ore 10.00. A seguire, lo stesso giorno, verrà proclamato il vincitore.
SCA Italy sarà inoltre ospite presso la Vision Plaza, martedì 15 marzo, dalle 16.00 alle 16.30, con il talkBaristaSapiens un contributo dedicato alla figura del barista, ultimo anello della filiera di qualità del mondo specialty e vero motore di innovazione e crescita per il settore.
Infine, come di consueto, Sigep sarà anche occasione di incontro e di confronto tra SCA Italy e i suoi associati. Mercoledì 16 marzo, dalle ore 11.00, l’associazione dà appuntamento ai soci presso la Sala Neri 1 in Hall Sud di Rimini Fiera, per l’Assemblea Generale SCA Italy.
Compatti, versatili, facili da usare, dotati di connettività, i nuovi forni della gamma Merrychef conneX assicurano alta qualità con tempi di preparazione estremamente rapidi
Da oltre 70 anni Merrychef è il marchio sinonimo di forni ad alta velocità. Ora il brand di Welbilt, tra le maggiori realtà mondiali specializzate nella produzione e commercializzazione di apparecchiature per il fuoricasa, trasforma nuovamente il settore con il lancio della nuova gamma Merrychef conneX, di forni smart, compatti e ultra veloci conneX 12 e conneX 16.
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Merrychef conneX 12
Merrychef conneX 16
Efficienti, flessibili, silenziosi, dotati di connettività, conneX 12 e conneX 16 sono stati progettati per rispondere a 360° alle esigenze del settore e consentire a ogni locale, anche quelli con spazi minimi a disposizione e che non dispongono di personale specializzato, di ampliare il proprio menu con preparazioni di cucina calda, garantendo alta qualità del risultato finale, senza doversi dotare di diverse apparecchiature e di cappa aspirante. Il tutto, grande must delle nuove soluzioni, con tempi di preparazioni estremamente veloci.
Alta velocità abbinata alla qualità
Versatili questi forni di ultima generazione, consentono di cucinare, tostare, riscaldare e grigliare qualsiasi alimento, fresco e surgelato, con una velocità superiore fino all’80% rispetto ai sistemi di cottura tradizionali.
Dal design elegante e raffinato, disponibile in acciaio inossidabile e nerofumo, e molto compatto, che ne consente una facile installazione anche negli spazi più limitati, si caratterizzano per l’ampia cavità di cottura: pari a 30,5 cm per il modello conneX 12 e addirittura a 40,5 cm per conneX 16. Inoltre, grazie alle pareti esterne che rimangono costantemente fresche al tatto, non è necessario lasciare uno spazio libero intorno all'apparecchiatura.
L’ampiezza della cavità, abbinata alla potente tecnologia di cottura, che combina microonde, convezione e piastra a impatto, permette di preparare cibi à la carte con alto livello di qualità costante, offrendo inoltre la flessibilità per realizzare velocemente cibi "in serie", mantenendo in caldo i piatti più richiesti, in modo da gestire con efficacia le fluttuazioni della domanda, senza far attendere i clienti.
Connessi e facili da usare
Altro plus la connettività Wi-Fi ed Ethernet di serie, così come un abbonamento gratuito di 12 mesi a Welbilt KitchenConnect, il potente ecosistema che offre ai clienti Welbit tutta una serie di ulteriori funzionalità avanzate. Come il monitoraggio in continuo delle prestazioni dei forni da remoto, tramite Pc o qualsiasi dispositivo mobile, la possibilità di aggiornare menu e ricette sempre da remoto e di accedere a una ricca libreria di piatti da tutto il mondo.
Le apparecchiature della nuova gamma Merrychef conneX sono poi dotate di un touchscreen HD da 7" incredibilmente intuitivo, che utilizza la stessa lingua degli smartphone, rendendole facili da usare anche per il nuovo personale. Le immagini illustrano passo dopo passo i procedimenti e il software provvede a svolgere il duro lavoro, controllando in automatico parametri di cottura per garantire la massima qualità delle preparazioni.
Personalizzabili e semplici da pulire
Un'altra caratteristica della nuova gamma è la personalizzazione che offre: che si tratti di cambiare la lingua, i programmi o gli screen saver o aggiornare i suoni di funzionamento, il forno può essere modificato per adattarsi a ogni caso. Ma c'è di più: in conneX 12 e conneX 16 Merrychef non ha solo incorporato il suo sistema di pulizia innovativo, ma ha incluso anche alcune istruzioni illustrate e la possibilità di creare una modalità di pulizia con orari e date personalizzate, oltre alle iniziali della persona che si è occupata di tali operazioni.
Banana, mango e papaya, coltivati nelle Isole Canarie, sono stati i protagonisti di un inedito concorso dedicato ai giovani pasticceri spagnoli. Le impressioni a caldo del nostro esperto, in giuria
San Sebastián (Spagna). In occasione della tredicesima edizione di Gastronomika, svoltasi di recente nei Paesi Baschi, si è tenuto il primo Concorso nazionale di dolci realizzati con i frutti tropicali di Tenerife. Alla competizione, promossa dal Consiglio di Tenerife, hanno partecipato otto giovani pastry chef, in rappresentanza di altrettanti locali di diverse regioni spagnole, che spaziavano dal semplice ristorante gourmet al tre stelle Michelin. Le Isole Canarie godono di un particolare clima subtropicale che ha permesso, fin dal V secolo di adattare vari alberi da frutto esotici, tipici delle zone calde di altri continenti. La grande varietà di microclimi presenti nell’arcipelago, così come la posizione favorevole all’accumulo di correnti umide, permette le giuste condizioni per la coltivazione di una gran varietà di banane, avocado, papaya, frutto della passione, guava, mango, pithaya, solo per citarne alcuni. È in queste isole che esploratori e commercianti portoghesi e spagnoli hanno avuto modo di sperimentare nei secoli la coltivazione di frutti sconosciuti in Europa, iniziando con le banane, la papaya, il mango e l’ananas da India, Indonesia e Sud est asiatico nel ‘500 per arrivare all’avocado e al frutto della passione del Nuevo Mundo successivamente alla scoperta dell’America.
Una voce importante nell'economia delle Isole Canarie
«Fino all’epoca coloniale delle grandi scoperte geografiche le Canarie erano diventate il luogo di quarantena e sperimentazione di nuove coltivazioni, per prevenire l’introduzione di epidemie, ma anche di parassiti e problemi alle coltivazioni in Europa», racconta un funzionario del Consiglio di Tenerife dal palco di Gastronomika. Oggi, a partire da quelle micro coltivazioni primordiali dei contadini locali, la produzione di frutti tropicali è diventata una voce importante dell’economia locale e al tempo stesso una risorsa per ristoratori e pasticceri, che li stanno inserendo sempre più frequentemente nei loro menu. Ogni isola ha una sua specializzazione, grazie al suo microclima e terreno. Nelle zone costiere di La Palma, Tenerife e Gran Canaria si coltiva l’avocado, l’ananas sull’isola vulcanica di El Hierro, il mango nell’isolotto di La Gomera; ovunque la qualità in termini d’intensità di sapore, profumo, colore e sapore è molto alta.
Punto di partenza, conoscere a fondo i frutti
L’aspetto positivo di questa prima edizione del Concorso nazionale di dolci realizzati con i frutti tropicali di Tenerife è stata che tutti i giovani pastry chef hanno dimostrato una profonda conoscenza del frutto, a partire dalle sue peculiarità gusto olfattive, e la volontà di applicarsi dal punto di vista della tecnica, con l’intento di esprimere al meglio le caratteristiche di ogni singolo frutto. Ogni concorrente doveva elaborare una ricetta utilizzando uno o più frutti tropicali scelti tra la banana, la papaya, l’ananas, la guava, e l’avocado. Alcuni, come il catalano Frederic Wilhelm Miralles del Restaurante la Boscana con la sua Mini papaya ripiena di polpa di guava rosa e sferificazione di papaya, hanno dimostrato di aver approfondito lo studio dell’uso dei frutti nelle culture native, valorizzando i punti di forza in termini di abbinamenti e consistenze; altri, come il vincitore del concorso, il giovane galiziano José Bertolo Fernandez di Casa Solla con il suo Pigles y gofio, una rivisitazione di un classico della gastronomia spagnola, il gofio, ha saputo “piegare” i sapori della banana agli ingredienti della ricetta tradizionale. La tentazione di valorizzare la frutta, giocando su spezie, come la vaniglia nella Mariposa de fruta, o con aromatiche come la polvere di cacao nel Plátano y cacao, ha avuto a volte l’effetto di far passare i frutti tropicali in secondo piano. In generale nel concorso è prevalsa una tendenza a dare più spazio alla creatività e alla tecnica, nel tentativo di iscrivere nel nostro “vocabolario del gusto” questi frutti di terre lontane, piuttosto che la spinta alla ricerca e all’approfondimento di come questi frutti vengono proposti e trasformati da millenni nei Paesi d’origine. La sintesi di questi due approcci, dal mio punto di vista, non può che esprimere al meglio le tante potenzialità di questa tipologia di ingredienti.
José Bertolo Fernandez: Pigles y gofio
Il vincitore del concorso, il giovane galiziano di Casa Solla (una stella Michelin) ha sbaragliato tutti con il dolce ispirato alla tradizionale colazione a base di banana e ananas, con un crumble di cereali tostati (gofio) e miele, incapsulato in una sfoglia trasparente di grano.
Natalia Merino: Plátano y cacao
La pasticcera Natalia Merino del Cenador de Amos (tre stelle Michelin) ha concorso con Plátano y Cacao, una combinazione di tre varietà di banane caramellate, un sorbetto di cacao e cioccolato e una gelatina di frutto della passione, che dona al dessert un tocco di acidità.
Frederic Wilhelm Miralles: Mini papaya
Il giovane pastry chef de La Boscana (una stella Michelin), si è fatto notare con la sua Mini papaya realizzata con polpa di guava, sferificazione di frutto della passione e gelato allo yogurt.
Jesus Camacho: Mariposa de fruta
Jesús Camacho, pasticcere del ristorante Donaire ha creato una farfalla di ananas, mango e guava, con mascarpone alla vaniglia, una spoverata di sesamo tostato e un tocco di zenzero.
Locali a caccia disperata di personale, candidati meno "pronti a tutto" di prima: il mondo dell'ospitalità rischia il cortocircuito? Al di là delle opinioni personali (ogni imprenditore ha le proprie, giustamente), ci sono dati di realtà che è opportuno considerare, indipendentemente dal fatto che si considerino giuste o sbagliate. Per quale motivo?
Facciamo un esempio, un dialogo (neanche tanto) immaginario tra un gestore (G) e un osservatore esterno (O).
G: "Ho sempre fatto lavorare con turni spezzati, non vedo il motivo per cui cambiare".
O: "È un ottimo modo, se funziona. Ma oggi si trova sempre meno gente disposta a fare turni spezzati".
G: "È perché la gente non ha più voglia di lavorare".
O: "Può darsi, ma è vero che hanno esigenze diverse. Si possono giudicare eccessive, sbagliate, assurde ecc. Ma chi le soddisfa, ha più probabilità di altri di scegliere le persone. Gli altri, si devono accontentare. Se e finché trovano".
L'identikit del lavoratore stagionale
Fantascienza? LavoroTurismo.it (totalmente estraneo al dialogo immaginato sopra, frutto solo della fantasia dell'autore dell'articolo) ha provato, a fine stagione estiva 2021, a tracciare l'identikit del lavoratore stagionale. Qui sotto trovate i risultati del sondaggio "Estate 2021. Come è andata?" (per visualizzare il grafico completo occorre cliccare sopra l'immagine).
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Fonte: LavoroTurismo.it
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«Abbiamo ritenuto utile raccontarli adesso - spiega Oscar Galeazzi, fondatore di Lavoroturismo.it, storica agenzia di ricerca e offerta di lavoro per il mondo dell'ospitalità - proprio mentre la ricerca di personale stagionale è in pieno svolgimento, per dare agli imprenditori qualche strumento di comprensione in più sull'evoluzione del mercato». L'estate 2021 è stata sicuramente anomala, tra l'incertezza del prima e i sussidi del lockdown: «Molti hanno finito per rinunciare alla stagione e rimanere nel proprio territorio: un po' perché sono stati chiamati molto sottodata e per meno mesi che in passato. Anche i sussidi ricevuti hanno avuto una loro influenza, in particolare per gli stranieri che sono rimasti nei loro Paesi».
Cresce il peso delle condizioni non economiche
«Il primo elemento che salta all'occhio è che la retribuzione non è più, come fino al recente passato, il fattore principale nella scelta; è sceso al terzo posto, superato da orari di lavoro e benessere sul posto di lavoro. Un cambiamento significativo, visto che gli stagionali - tradizionalmente - sono le persone più attente alla remunerazione, dato che vogliono massimizzare i guadagni che ottengono nei mesi in cui lavorano. Cosa è cambiato? Che i giovani danno più importanza alla coerenza del lavoro rispetto ai propri valori».
Galeazzi sottolinea due altri elementi: i turni e l'alloggio. «Sull'alloggio si è alzato il livello di aspettativa - spiega -. La maggior parte delle aziende non prestano sufficiente attenzione a questo aspetto, che invece sta diventando sempre più importante, anche nelle scelte se accettare o meno un posto di lavoro. Piazzarli nello scantinato umido o nel caldo della lavanderia non è (più) accettabile. Un'idea potrebbe essere seguire l'esempio della Germania, dove sono state create - tra gruppi di aziende - delle case del personale apposta per alloggiare i dipendenti».
Quanto agli orari, le persone chiedono turni unici e orari migliori: «Il giorno libero, un tempo considerato "optional" oggi è - giustamente - considerato irrinunciabile dalla maggioranza dei lavoratoti. E molti locali, a loro volta, scelgono di chiudere un giorno a settimana. Crescono anche i locali che organizzano il personale su due turni (8-16 e 16-24) o con un turno corto e un turno lungo, ad esempio 10-15 e 16-1 di notte, creando due squadre, in modo da permettere o ogni dipendente di fare un turno unico e non spezzato».
Relazioni positive e gap formativo
Galeazzi sottolinea come, in generale, prevalga un buon clima nella relazione imprenditore-dipendete: «I lavoratori hanno dato una valutazione complessivamente positiva dei loro dati di lavoro, e lo stesso gli imprenditori verso i propri dipendenti».
Il punto debole è la formazione: «Tre quarti dei dipendenti non ritiene di avere carenze da colmare. Ma la realtà è molto diversa, a partire dalla conoscenza delle lingue».
Ma vale la pena spendere per formare un dipendente che starà solo pochi mesi? «Un periodo, anche breve, di formazione iniziale è indispensabile per trasmettere ai dipendenti i propri valori e gli standard su cui vogliamo impostare il servizio al cliente. E occorre dare delle prospettive di crescita alle persone. Le catene lo fanno in modo sempre più importante. Il rischio è che si accaparrino i migliori talenti a spese degli indipendenti».
Caffè Speciali Certificati da 25 anni promuove la cultura del caffè che ha nell’assaggio un importante punto comune tra le diverse professionalità del settore. Di recente ha festeggiato l'ingresso di un nuovo socio, Caffè Moreno
Sono 18 i concorrenti che si contengono il primato di campione italiano Cup Tasters 2022 martedì 15 e mercoledì 16 marzo presso la Coffee Arena - pad D1 di Riminifiera: il campione italiano in carica Fabio Dotti, Helena Oliviero (campionessa italiana Cup Taster 2019), Simone Zaccheddu,Emauele Tommassi (campione italiano Roasting 2019), Mattia Intorre, Eric Venturi , Serena Falcitano, Daniele Ricci (campione italiano Baristi in carica), Valentina Montesi, Giuseppe Musiu, Lorenzo Baffi, Emanuele Bernabei, Alfonso Pepe, Alessio Simonetta, Jessica Lussana, Antonio Farsace, Emanuel Marian Moisescu, Jessica Giacetti.
Sponsor ufficiale della gara realizzata in collaborazione con Sigep e Sca Italy (una collaborazione che prosegue da otto anni ) èCsc - Caffè Speciali Certificati che, inoltre, finanzierà la partecipazione del campione italiano alla finale mondiale, che si svolgerà a Varsavia, dal 23 al 25 giugno 2022.
«Già la rosa dei concorrenti - baristi, tostatori, docenti - evidenzia come l’assaggio sia il filo rosso che unisce tutte le professioni che ruotano attorno al caffè - osserva Serena Nobili, vicepresidente Csc, che seguirà l’evento -. A differenza delle altre competizioni del circuito Sca, nel Cup Tasting non si deve ricercare il caffè con effetto “wow” da proporre alla giuria, costruire la gara, preparare lo speech. Al centro c’è la competenza-base che chi vuole svolgere al meglio il proprio lavoro utilizza anche più volte al giorno, per verificare l’effettiva qualità di un caffè ricevuto dalle terre d’origine, la corretta esecuzione di una tostatura, i giusti parametri di un’estrazione. A ciò si deve aggiungere un allenamento che permetta di cogliere sfumature anche minime e acquisire rapidità di scelta: precisione e velocità sono fattori essenziali per la vittoria.
L’appuntamento per concorrenti e appassionati è per il pomeriggio del 15 marzo, dalle 14,30, quando si svolgeranno le semifinali. La rosa dei sei migliori classificati competerà la mattina del 16 marzo dalle ore 10,00 per il primato italiano.
I concorrenti gareggiano a coppie: ognuno ha a disposizione otto triplette di tazze tra cui identificare in un tempo massimo di 8 minuti la tazzina con un aroma leggermente diverso dalle altre due, attraverso gusto e olfatto. Vince chi identifica nel minor tempo il numero più alto di tazzine “differenti”: quelle esatte sono marcate da un bollino posto sul fondo che si evidenzia quando, conclusa la gara, il giudice alza le tazze messe in un apposito riquadro da ogni concorrente.
A Sigep proseguono i festeggiamenti per i primi 25 anni di Caffè Speciali Certificati: «siamo stati i primi a parlare di caffè di piantagione, garantendo una provenienza sicura e una qualità provata del prodotto:i nostri sono dei veri specialty - riprende Serena Nobili -. Lo scorso mese abbiamo annunciato con orgoglio l’ingresso di un nuovo socio: Caffè Moreno. Auspichiamo che sempre più torrefattori si uniscano a Csc per avere la certezza di approvvigionarsi di un prodotto di qualità superiore accompagnato da un marchio sempre più conosciuto in Italia e nel mondo».
Nel corso dei cinque giorni di Sigep chi volesse ricevere informazioni sul Consorzio, può recarsi al pad D1, 142 presso lo stand de Le Piantagioni del Caffè e confrontarsi con alcuni suoi esponenti, disponibili anche presso l’Arena nelle giornate di gara.
Sono solo 300 le bottiglie destinate al mercato italiano dell'ultima release del single malt delle Lowlands prodotto dalla distilleria agricola Daftmill
È una vera chicca la nuova esclusiva Pallini. Si tratta di Daftmill 2008Winter Batch, ultima release del single maltscotch whisky della distilleria delle Lowlands Daftmill. Una release, come del resto tutte quelle Daftmill¸ in edizione molto limitata: in questo caso solo 6000 bottiglie prodotte, commercializzate in tutto il mondo da Berry Bros.& Rudd, la più antica compagnia di commercio di vini e liquori a conduzione familiare della Gran Bretagna, delle quali 300 destinate al mercato italiano, dove a distribuirle in esclusiva è l’azienda romana.
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La distilleria Daftmill, nella contea di Fife in Scozia
Situata nell’area del Fife, storica contea scozzese compresa tra il fiordo di Tay e il fiordo di Forth sulla costa del mare del Nord, Daftmill è una delle più piccole distillerie del Paese, produce 100 botti all’anno, e anche delle più particolari, in quanto è una distilleria agricola, l'unica in Scozia che possa utilizzare la definizione di Single Estate Farm Distillery. È stata infatti fondata da Francis e Ian Cuthbert, la cui famiglia coltiva orzo dagli anni Ottanta, rifornendo molte distillerie nella regione, nel 2005 quando i due fratelli, dopo aver due anni prima presentato il progetto per trasformare un vecchio mulino presente sul loro terreno in distilleria, hanno ottenuto la licenza per la distillazione.
Essendo una distilleria agricola, tutto il whisky Daftmill è prodotto utilizzando esclusivamente orzo coltivato nella fattoria di famiglia, circa 100 tonnellate all’anno delle 800 complessive, il resto viene acquistato da altre distillerie. La distillazione avviene due volte all’anno, quando le attività della campagna lasciano un po' di tempo, dal momento che la coltivazione dell’orzo resta la principale attività dei Cuthbert: principalmente in inverno con una piccola attività durante l’estate. Questo spiega il numero di bottiglie rilasciate per ogni annata che, unita all’alta qualità del distillato, hanno fatto di questi whisky una vera chicca per gli appassionati.
Imbottigliato nel 2020, l’ultimo arrivato, Daftmill 2008 Winter Batch Release (alc 46% in vol) si presenta al naso inizialmente “timido”, per sprigionare subito dopo un meraviglioso equilibrio di frutta fresca tropicale, di mango, con aromi persistenti di fichi secchi e tabacco. Al palato è speziato, con note di scorza di limone che si sviluppano in morbidezza, accompagnate da note di caramello, con un finale dove emergono i sentori dellebotti di sherry, che regalano un aroma unico e ondate di pan di zenzero speziate, fresche e persistenti.
L'alta pasticceria è diventata un fertile terreno per i grandi gruppi della moda e del lusso, che stanno acquisendo storici marchi. I motivi dietro al trend e i casi di scuola
AAA cercasi pasticceria artigianale con almeno 40 anni di storia alle spalle, clientela affezionata, pasticcere di fama e location centrale o semi-centrale su Milano. Annuncio - finto, naturalmente - che ha funzionato negli ultimi tempi. Le insegne di alta pasticceria stuzzicano l’appetito di investitori e di grandi gruppi internazionali della moda e del lusso, che vedono le potenzialità di questo pezzo prestigioso del food made in Italy. Milano si è accorta del valore di alcune sue attività dolci lo scorso autunno: Pasticceria Martesana è stata acquisita (per il 60%) da due società che fanno investimenti diretti in start-up e sviluppo finanziario, la Mega Holding e la Eagle Capital Ventures. Rimane in mano alla famiglia di Vincenzo Santoro il restante 40%, e il maestro e i suoi figli rimangono nell’organigramma dell’azienda. Poco dopo, nuovo annuncio: Sant Ambroeus, altro celebre marchio del centro, aperta dal 1936, passa di mano dalla famiglia Festorazzi al gruppo Sahg, a sua volta partecipato dal fondo Thcp per una quota di minoranza. Sahg sta per Sant Ambroeus Hospitality Group, gruppo nato negli Stati Uniti dall’iniziativa della famiglia Pauli e Gherardo Guarducci. In pratica gli ex proprietari della Sant Ambreous milanese hanno sviluppato il brand e altre attività di ristorazione a Manhattan e dintorni con una società separata e ora rientrano in possesso del negozio originario. «Oggi intraprendiamo una nuova avventura, partendo dai portici di Corso Matteotti a Milano dove tutto è iniziato più di 90 anni fa», ha detto Guarducci, executive chairman e co-founder del gruppo Sahg.
Modello di business replicabile e qualità made in Italy
Cosa piace, agli investitori, della pasticceria artigianale italiana e delle insegne storiche? Non solo il panettone, a quanto pare. Lo spiega Valter Conca, professore di management dell’Università Bocconi, direttore dell’Osservatorio private equity e finanza per la crescita ed esperto di acquisizioni: «L’interesse di un fondo in attività artigianali di pasticceria potrebbe essere di sfruttare il forte brand e replicare il modello di business in altre città italiane o meglio ancora all’estero, veicolando un prodotto di qualità “made in Italy”. Se il fondo entra con una quota di controllo la strategia dovrebbe portare a una managerializzazione, con una maggiore efficienza organizzativa, magari con significativi cambiamenti di allargamento della gamma prodotti/servizi». Gli fa eco Chiara Mauri, direttore della Scuola di economia e management della Liuc - Università Cattaneo di Castellanza. «Di solito entrano nella proprietà per costruire un network, per gestire e per portare un contributo manageriale di alto livello, spesso mantenendo il personale esistente o le figure storiche di riferimento». Ci conferma questi intenti Luca Tartaglia, neo direttore generale di Martesana e co-investitore nella recente acquisizione: «Non siamo un fondo speculativo, siamo qui per fare un investimento di ampio respiro e farlo funzionare al meglio. Questo marchio ha il suo valore se resta legato a un prodotto artigianale e se riusciamo a rendere efficienti i processi. Vogliamo che Martesana sia conosciuta oltre i confini di Milano». Il piano di sviluppo prevede innanzi tutto l’ampliamento di circa 450 mq del laboratorio centrale di Sesto San Giovanni. Poi ci saranno anche nuovi punti vendita: «A via Cagliero, via Sarpi, Sant’Agostino e Mercato Centrale si aggiungerà un altro punto vendita in Milano, poi esploreremo centri cittadini di altre città in Lombardia. Niente aree commerciali: non è questa la nostra strategia. Ad oggi la domanda è superiore alla capacità di offerta di Martesana, lì dobbiamo intervenire». Focus anche su e-commerce «da rafforzare», forniture per l’alta ristorazione ed export.
Rendere possibile una strategia di internazionalizzazione
«Un esempio curioso: sotto Natale - racconta Tartaglia - abbiamo venduto circa 100 panettoni in Bahrein, personalizzati in due varianti: zenzero e datteri e acqua di rose. Il cliente ci ha scritto che il prossimo anno vorrebbe triplicare gli ordini. Partiamo da queste attenzioni verso il marchio per costruire una strategia di internazionalizzazione. Intanto abbiamo inserito figure manageriali nell’organigramma, come Marco Marsico che si occupa del marketing». Il negozio di Sant Ambroeus in Corso Matteotti, invece, «È uno strumento di heritage marketing potentissimo». Lo spiega a Dolcegiornale la professoressa Roberta Crespi, direttore del Master in gestione dei beni di lusso dell’Università Cattolica di Milano. «La ratio di questa acquisizione - dice la docente - verosimilmente sta nel non voler “lasciare indietro” il locale storico mentre si pensa a uno sviluppo internazionale del brand. Sant Ambroeus America, diciamo così, si riappropria del suo passato, che deve continuare ad esistere se si vuol dare una veste di lusso, e giustificare un premio di prezzo, all’offerta anche in altri futuri punti vendita, o in quello già esistente negli Stati Uniti». Un altro pezzo del puzzle è quello che vede grandi gruppi del lusso entrare nelle attività di pasticceria. Lo ha vissuto la pasticceria Cova, nel 2013, con l’acquisizione della prestigiosissima location di via Monte Napoleone da parte del gruppo Lvmh (il colosso francese della moda, del lusso e della cosmesi). Quasi lo stesso è accaduto per Marchesi 1824, dal 2014 di proprietà del gruppo Prada. «In questi casi - spiega Crespi - abbiamo grosse multinazionali del lusso che si impegnano in una attività, l’alta pasticceria, per loro nuova o quasi. Per esercitare quel business specifico, controllandolo completamente e legandolo in qualche modo al loro brand principale e ai valori che esso esprime». Lvmh ha delle expertise nel settore hospitality, quindi quella fu una acquisizione coerente con l’operato della multinazionale. Prada, prendendo Marchesi e migliorandone visibilità e punti vendita, ha già aperto a Londra e si svilupperà a livello internazionale.
Nuova commistione fra pasticceria e brand del lusso
L’ultima frontiera della commistione tra alta moda/lusso e alta pasticceria (o settore food in generale) è, però, in una formula ancora differente. «Il consumatore del lusso è un po’ cambiato negli ultimi anni: non vuole più possedere per ostentare, ma per sé, per ottenere una gratificazione personale e un senso di vicinanza con il brand. Questa gratificazione passa dall’esperienza di consumo - spiega la professoressa Crespi -. Per questo nascono incroci tra marchi di alta gamma e pasticceria. Per questo un marchio come Louis Vuitton, nel 2020, ha aperto a Osaka, all’ultimo piano della sua boutique monomarca, la caffetteria Le Café V e il ristorante Sugalabo V». Una collaborazione con lo chef Yosuke Suga, proseguita con la seconda apertura di Le Café V a Tokyo e il lancio dei cioccolatini a marchio Louis Vuitton. «Questi brand hanno bisogno - ancor di più nel momento di uscita dalla pandemia - di richiamare i clienti negli store fisici, e lo fanno ricreando esperienze immersive ed elitarie, dove la parte food diventa fondamentale».
La testimonianza di Vincenzo Santoro, Pasticceria Martesana
Vincenzo Santoro
Pasticceria Martesana al Mercato Centrale Milano
Quanta libertà artistica rimane oggi in capo ai pastry chef? Tantissima. I nostri pastry chef condividono tutti gli stessi valori di un brand che sempre più porteremo in alto, nell’olimpo dell’alta pasticceria italiana. Non sarebbe possibile tutto questo se non avessero massima libertà alla loro espressione creativa e artistica. Dal punto di vista delle ricette e dello sviluppo di prodotti, in che direzione procederete, insieme a Domenico Di Clemente? Ci teniamo sempre aggiornati su quanto accade in Italia e nel mondo. Insieme al marketing cerchiamo di capire come potrebbero cambiare i bisogni e i consumi dei nostri clienti, continuando a proporre loro ricette classiche e della tradizione, affiancate a nuovi gusti e abbinamenti. Nel prossimo futuro stiamo studiando delle innovazioni di prodotto in ambito gelateria, sempre artigianale, e per il Natale 2022 abbiamo esplorato nuove culture del gusto. Impossibile immaginare Martesana senza Vincenzo Santoro al lavoro in laboratorio: resterà vicino ai suoi pasticceri? Martesana è anzitutto una pasticceria storica, un’icona milanese, un’esperienza di gusto unica e intramontabile. I pasticceri che lavorano nel gruppo sono esperti in cui abbiamo riposto la nostra massima fiducia e che costituiscono segretamente tutte le nostre ricette.
La testimonianza di Diego Crosara, Pasticceria Marchesi 1824
Diego Crosara
Pasticceria Marchesi 1824
È entrato in Marchesi nel 2018, come è cambiato il suo ruolo in questi anni? Da coordinatore delle attività di laboratorio mi sono spostato prevalentemente sulla parte creativa, con studio e revisione delle ricette e nuove proposte. Abbiamo una decina di pasticceri, lavoriamo per i pdv a Milano ma anche per quello di Londra, dove ci sono altri tre pasticceri per la produzione di alcuni prodotti in loco e la finitura. Come si lavora con una proprietà come Prada, un grande gruppo del lusso? La proprietà è molto attenta, sentiamo molto vicina la famiglia Bertelli. Lorenzo Bertelli, figlio di Miuccia Prada, ha un palato fine e quello con lui è un confronto molto aperto e approfondito. Rispetto a una pasticceria artigianale a conduzione familiare, siamo diversi, più “azienda” in alcune fasi. Penso all’ideazione di nuovi prodotti, non è una procedura così immediata come può essere in una pasticceria di famiglia. Ogni progetto richiede il giusto tempo, anche sei mesi o un anno: un brand così importante non mette certo un dolce in vetrina con improvvisazione. Una impronta manageriale, insomma. Sì, ma dal lato artistico la creatività è preservata. C’è un approccio gestionale e una attenzione alta alle procedure, come è normale che sia. La forza di un’azienda grande e strutturata nella proprietà si vede nella ricerca e selezione dei fornitori, per esempio. Su questo, peraltro, ho impostato io stesso dei paletti: usiamo in prevalenza prodotti italiani, in tutto quello per cui è possibile, farine, zucchero, uova, burro. Altri campi in cui si sente l’approccio da azienda è la selezione del personale e l’attenzione alla sostenibilità ambientale; su questo aspetto la proprietà è molto sensibile.
Il cocktail bar del Majestic Palace Hotel di Sant'Agnello sarà la sede della seconda tappa di Baritalia 2022, in programma a Sorrento lunedì 4 aprile 2022. Compila il form di iscrizione per assicurarti l'ingresso gratuito e la partecipazione alle masterclass
Seconda (e ultima) tappa al Sud per Baritalia 2022 - a drink for the planet, settima edizione del laboratorio di miscelazione itinerante di Bargiornale, quest'anno dedicato alla sostenibilità. Dopo l'esordio a Lecce, ci si trasferisce sul Tirreno.
Si parte dalle 11 per una giornata imperdibile di confronti, approfondimenti, seminari e sfide sul tema cocktail che avrà come da tradizione due momenti clou.
Il primo è Baritalia Lab, il laboratorio di miscelazione che vedrà confrontarsi bartender di tutta Italia sul tema "A drink for the planet". La sfida è creare un cocktail cocktail sostenibile che valorizzi il prodotto sponsor e rispetti uno o più dei seguentiprincipi: riduzione degli sprechi, stagionalità, territorialità esensibilizzazione del pubblico/cliente verso un progetto sostenibile tra quelli promossi dalle associazioni riconosciute dal ministero per la Transizione Ecologica (scopri qui l’elenco).
In parallelo, si svolgeranno i nostri Boot Camp dedicati alle tecniche di miscelazione, tenuti da bartender ed esperti di fama nazionale e internazionale. Le lezioni saranno aperte e gratuite per tutti i professionisti che si saranno registrati all’evento.
Nel Signature Bar si potranno degustare - durante l'intero arco della giornata - i super cocktail delle aziende partner dell’evento.
Ospiti speciali di Baritalia Sorrento saranno una nutrita squadra dei migliori bartender della Campania, che saranno coinvolti come giudici d'onore di Baritalia Lab.
scopri il programma
Ore 9.30
Accoglienza e registrazione dei partecipanti
c/o Dry Martini by Javier de las Muelas at The Majestic Palace Hotel Sorrento – corso Crawford, 40 - Sant’Agnello di Sorrento (Na)
Ore 10.30-14.30 Baritalia Lab La sfida – parte I
In collaborazione con Campari Academy, Coca-Cola Hbc Italia, DouMix?, Lurisia, Nonino
Ore 11.15 BOOTCAMP Trend, bolle e riduzione degli sprechi, dove e come le sode ci aiutano
A cura di Daniele Gentili by Red Bull
Ore 11.45 BOOTCAMP Limoncello di Capri: tutta la magia dell’isola in un sorso
A cura di Marco Fedele by Molinari
Ore 12.15 BOOTCAMP L’icona del Mediterraneo
A cura di Giuseppe Pisaniello by Compagnia dei Caraibi
Ore 12.45 BOOTCAMP L’happy hour si colora di bianco: il nuovo Aperitivo Fiori di Sambuco Gamondi
A cura di Igor Tuliach by Gamondi
Ore 14.30-17.30 Baritalia Lab La sfida – parte II
In collaborazione con Compagnia dei Caraibi, Gamondi, Molinari, Red Bull
Ore 14.45 BOOTCAMP Grappa Nonino: valori, sostenibilità, rivoluzioni
A cura di Elio Santomartino by Nonino. Con Renato Pinfildi
Ore 15.15 BOOTCAMP Glendalough - l'essenza del Whiskey Irlandese e le novità Lurisia Mixer
A cura di Emanuele Puglisi e Giovanna Maiello by Coca-Cola HBC Italia
Ore 15.45 BOOTCAMP Do u masterclass?
A cura di Nicola Romiti by DouMIX?
Ore 16.15 BOOTCAMP Menù Engineering
A cura di Luca Casale by Campari Academy
Ore 17.30 Baritalia Lab LA PREMIAZIONE
In collaborazione con Campari Academy, Coca-Cola Hbc Italia, Compagnia dei Caraibi, DOuMIX?, Gamondi, Lurisia, Molinari, Nonino, Red Bull
Ospiti speciali della giornata
I MIGLIORI TITOLARI E BAR MANAGER DELLA CAMPANIA
Maurizio Aiello, Giuseppe Ammendola, Francesco Conte, Salvatore D’Anna, Dario D’Avino, Lucio D’Orsi, Salvatore Di Pietro, Vincenzo Errico, Alex Frezza, Giuseppe Iovine, Doriano Mancusi, Damiano Massa, Vincenzo Pagliara, Natale Palmieri, Salvatore Scamardella, Luca Varrecchione