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L’innovazione, un asset per tutti

Rossella De Stefano, direttrice di Bargiornale
L'editoriale del numero di maggio 2022 di Bargiornale a firma del direttore Rossella De Stefano. Sperimentare e continuare a mettersi in gioco è l'unica strada per crescere. E poi, un grazie particolare al nostro Drink Team

Manca poco: il prossimo 15 maggio scadranno i termini per inviare le autocandidature per l’ottava edizione di Barawards, il premio promosso da Bargiornale insieme con Dolcegiornale, Hotel Domani e Ristoranti. In redazione sono già arrivate centinaia di iscrizioni: locali, consolidati ed emergenti, che non hanno mai smesso di crederci. Professionisti di ogni età, che hanno continuato a innovare e a investire nel fuori casa.

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La copertina del numero di maggio 2022 di Bargiornale

Nelle pagine che seguono ne trovate l’ennesima conferma: abbiamo collezionato un numero record di format di concezione moderna, di provincia e metropolitani (compreso un tour a Singapore). Concept originali che ammiccano a stili di consumo contemporanei (sostenibilità, fusion, food pairing), ma anche novità di prodotto, servizi e attrezzature all’avanguardia, per sperimentare e continuare a mettersi in gioco.

Un’attitudine che non è mai mancata al nostro Drink Team, che salutiamo questo mese (è solo un arrivederci, sul numero di giugno vi presenteremo la nuova squadra). Il mio/nostro ringraziamento a: Angelica Baldan, Veronica Costantino, Gian Maria Ciardulli, Marianna Di Leo, Luca Granero, Laura Marnich, Samantha Migani, Simone Mina, Terry Monroe, Lucia Montanelli, Renato Pinfildi e il formidabile collettivo delle ShakHer. A loro e a tutti voi, voi che fate ricerca, voi che fate innovazione, il nostro in bocca al lupo!

Premio “Top Products 2022”: vince Nicola Fiasconaro

Nicola Fiasconaro
Nicola Fiasconaro
Il prestigioso riconoscimento è stato assegnato al Panettone Oro di Manna, referenza di punta dell'azienda di Nicola Fiasconaro

Nicola Fiasconaro protagonista della esclusiva serata di gala per l’assegnazione dei premi “Top Products 2022” della VI^ edizione del Milano Marketing Festival. L'azienda dolciaria di Castelbuono (Pa) ha conquistato la giuria con il panettone Oro di Manna, referenza di punta della linea di alta gamma «I Territoriali» di Fiasconaro.

Qualità, autenticità e tradizione

Secondo la giuria, la rivisitazione del panettone fatta da Fiasconaro racchiude eccellenza nella qualità, autenticità e tradizione. Oro di Manna parte della resina dolce estratta dagli alberi di Frassino sulle montagne tra Castelbuono e Pollina, sovrastanti il mare di Cefalù. «Questo importante attestato ci rende orgogliosi perché testimonia la capacità della nostra azienda di innovarsi con creatività e talento, restando fedele ai veri tratti identitari della sua storia e tradizione», ha commentato Nicola Fiasconaro poco dopo aver ritirato il premio. «Artigianalità, qualità senza compromessi e forte legame col nostro territorio e con le sue tradizioni più autentiche sono i valori che distinguono il nostro Dna e che da sempre ispirano i nostri migliori successi, sia in Italia che all’estero, dove siamo presenti in 60 Paesi».

Una storia anni '50

Nella storia di Fiasconaro ci sono la Sicilia, gli anni Cinquanta, Castelbuono e la sua Piazza, con la quale ha iniziato la sfida imprenditoriale della famiglia di Pasticceri, oggi una delle eccellenze del Made in Italy dolciario nel mondo. L'avventura inizia nel 1953, quando Mario Fiasconaro apre una gelateria. Negli anni Novanta i figli Martino, Nicola e Fausto rilevano l’attività di famiglia iniziando a produrre, in modo artigianale, il Panettone, con una ricetta rivisitata e impreziosita dai migliori ingredienti della tradizione siciliana. I luoghi delle origini e l’abile visione estetica sono da ispirazione per la nuova comunicazione della brand identity Fiasconaro. Oggi Fiasconaro è presente nel mercato italiano e internazionale con i suoi prodotti.

La Festa della Mamma secondo Ernst Knam

Un Cuore per la Mamma
Nella sua storica pasticceria lo Chef e Maître Chocolatier ha preparato il suo omaggio alle mamme

I laboratori delle pasticceria Ernst Knam sono in fermento per l'arrivo della Festa della Mamma. In questo giorno ricco le vetrine si riempiono di creazioni originali e gustose firmate dallo Chef e Maître Chocolatier.

Le creazioni di Ernst Knam per la Festa della Mamma

Come sempre, Knam non ha posto freni all'immaginazione, pescando nell'immaginario naturale e in quello più tradizionale, per creare prodotti fantasiosi e golosi. Ci sono L’Ape Regina (scultura in cioccolato fondente colorata di giallo e dettagli in pasta di zucchero), La Margherita (un biscotto alla vaniglia ricoperto di cioccolato fondente Perù Pachiza 70%, ricoperto da un sottile strato di pasta di zucchero, con fiore in pasta di zucchero, su cui si posa un cioccolatino a forma di Ape), il Lecca lecca al cioccolato fondente colorato di rosso e decorato con la scritta "Mamma ti voglio bene" in cioccolato bianco.

Tra gli omaggi più classici, Knam ha creato il Cuore di Mamma, un biscotto di pan pepato disponibile in due versioni: rosa (ricoperto di cioccolato bianco color rosa, decorato con una scritta in cioccolato fondente e tre cuoricini fondenti) e giallo (ricoperto di cioccolato bianco color giallo, decorato con scritta e tre cuoricini di cioccolato bianco color rosso). È disponibile anche il Cofanetto con cuore rosso in cioccolato fondente Perù Pachiza 70% che racchiude al suo interno pepite in cioccolato fondente. Infine, le box assortite racchiudono un connubio di sapori e consistenze differenti.

La torta dedicata alla mamma

Il Maestro Knam ha pensato anche a una torta dedicata a questa giornata, la Cuore per la Mamma. Si tratta di una mousse a forma di cuore su base lemon cake, cremoso al cioccolato fondente, mousse al limone e gelée al lampone. A decorazione una glassa color giallo impreziosita da un cuore in cioccolato bianco colorato di rosso. La torta è disponibile anche in formato monoporzione. Tutti i prodotti creati dal Maestro Knam sono in vendita sia nei negozi sia online.

Il Bar Tiki più grande d’Italia è da record

Telefonate tropicali a Il Bar Tiki più grande d'Italia
All'ultima edizione del theRUMday è andato in mostra il più "grande Tiki bar" della Penisola con tutti i protagonisti del movimento italo-Tiki

Record stabilito per Il Bar Tiki più grande d’Italia. Un evento nell’evento a TheRUMDay, grande kermesse organizzata da Bartender.it, che ha portato in scena i migliori locali e interpreti italiani della miscelazione Tiki ed esotica selezionati da Bargiornale. È stata la prima vera reunion del movimento Italo Tiki e un’occasione per far scoprire questo filone ai tanti ospiti intervenuti. Nello spettacolare Tiki Bar del Rum Day si sono alternati per la prima volta assoluta, i bartender e i migliori locali che hanno abbracciato questo filone. Sono stati serviti signature drink, classici e rivisitazioni di classici del genere e singolari mix in infuocate session di un’ora ciascuna. Quelli che seguono sono stati gli ospiti speciali di una grande due giorni Faux Tropical andata in scena gli scorsi 27 e il 28 ottobre negli spazi di via Watt 15.

  • “Altro…”

    Alla manifestazione "Il Bar Tiki più Grande d’Italia" hanno partecipato il “totally tikified” Gianni Zottola; Jonathan Di Vincenzo il bello e bravo di Waikiki; Davide Mitacchione, la reincarnazione pugliese di Donn the Beachcomber; da Roma la squadra speciale del Makai con Lorenzo Verrucci e Camillo Affinita, primo Tiki bar della capitale; Edoardo Nono, Andrea Arcaini, Chiara Buzzi e Niccolò Caramiello in rappresentanza del Rita’s Tiki Room, uno strabiliante “falso polinesiano” sul Naviglio Grande di Milano; la regina dell’Italo Tiki Samantha Migani per l'Hawaiki di Bellaria; Raffaele Ferraro dal Platanos di Napoli. E poi da Bologna, Niko Fontana (Nu Lounge), Livio Buscaglia del Secretiki di Torino; Simone Merolla del Tiki Tiki, rooftop dal cuore hawaiano sul tetto dell’Hotel La Griffe di Roma; Diego Giorgiutti e Stefano Zuliani del Maita di Trieste; Domenico Federico e Marco Pistone, il duo infiammabile del Calabrian Tiki Festival con i loro calabro-tiki drink; Maurizio La Spina per il SoBar di Pozzuoli; Nicolò Pedreschi della premiata doppietta Makutu Livorno e Donn Pedro Firenze. Last but not least Emanuele Russo e Michael Faccenda del Nat Cocktail House di Torino, vincitori del premio Tiki Cocktail Contest. S.N.

Qualità, artigianalità e immagine cool: le marce in più di Engine Gin

Apertura Engine
Italiano, 100% bio, prodotto artigianalmente, il gin ideato da Paolo Dalla Mora con la sua estetica rivoluzionaria legata al mondo dei motori e ai mitici anni Ottanta svela a Mixology Experience i segreti della sua formula

Tanta qualità, tradizione artigianale e un’immagine cool. È la formula di Engine, il gin premium italiano nell’iconica tanica di latta, nato nelle Langhe, 100% biologico, creato da Paolo Dalla Mora, imprenditore e consulente nel settore della moda e degli spirit. Una formula di successo con la quale il distillato, presentato a fine 2019 e distribuito da Velier, ha scalato rapidamente l’indice di gradimento di bartender e consumatori, come testimoniano i numeri del brand che, partito nel 2020 con la produzione di 50.000 pezzi, punta ad arrivare quest’anno a un milione, con la distribuzione in 15 Paesi del mondo, grazie alla partnership con Illva Saronno che ne cura la distribuzione all’estero.

Una formula nata dalle due passioni del fondatore del brand, quella per la tradizione italiana degli spirit e il mondo dei motori. Passioni alle quali il gin rende omaggio nella ricetta e nel pack, coniugando in modo inedito tradizione artigianale e un’immagine originale e irriverente, ispirata al mondo dei motori e all’iconografia degli anni Ottanta.

Un connubio unico e vincente che sarà tra i grandi protagonisti di Mixology Experience (a Milano dall’8 al 10 maggio) dove saranno svelati tutti i segreti della ricetta Engine.

Eccellenze italiane 100% bio

Engine è infatti un distilled gin (42% vol) creato in modo artigianale dai maestri distillatori in piccoli lotti e imbottigliato a mano in un laboratorio dell’Alta Langa. La sua ricetta rende omaggio alla tradizione italiana e piemontese dei rosoli e dei cordiali a base di salvia e limone famosi da sempre sia come rimedi digestivi sia come pozioni per il buon umore. Non a caso proprio la salvia dell’Alta Langa e i limoni dell’area tirrenica della Sicilia sono gli ingredienti che ne caratterizzano il profilo e che vanno ad aggiungersi ad altre tre botaniche, come le precedenti tutte rigorosamente bio da filiera controllata e certificata, di provenienza italiana, selezionate in base alle zone più vocate: il miglior ginepro di Toscana, liquirizia di Calabria Dop dell’area di Rossano, rosa damascena del Piemonte. 100% bio è anche l’alcol di frumento, mentre l’acqua proviene da una purissima sorgente alpina piemontese.

Una lavorazione artigianale

Insieme alle materie prime super selezionate, all’alta qualità di Engine contribuisce la lavorazione artigianale, con la distillazione sottovuoto a bassissime temperature, in un John Dore Copper Distiller: un processo che è il motore di questo distillato e garantisce un'elevata concentrazione di aromi e profumi totalmente naturali.

Ogni fase del processo è seguita con cura maniacale. Ogni nuovo raccolto viene assaggiato mediamente 50 volte, con 50 batch differenti per calibrare il giusto mix tra le botaniche. Le botaniche vengono prima assaggiate in distillazioni separate e, successivamente, assemblate in un unico blend per assaggiare il prodotto finale. Al termine di questa "pre-selezione" il batch viene assaggiato tre volte dagli esperti per poi essere inviato in laboratorio dove si eseguono tutte le analisi. Gli assaggi vengono fatti a cadenza settimanale, in modo da consentire ai maestri distillatori di valutare le nuove produzioni sia di fare un paragone con i prodotti precedenti: essendo realizzato con botaniche fresche, Engine, vanta infatti un’altra peculiarità, quella di essere uno spirito in continua evoluzione.

Uno spirito in continua evoluzione

«Una delle particolarità di Engine è l’approccio artigianale. La nostra produzione avviene in piccoli lotti. E su ogni small batch lavoriamo per ottenere il meglio – racconta Paolo Dalla Mora, il fondatore del brand -. L’ultimo raccolto della salvia, uno degli elementi chiave nel bouquet aromatico di Engine, ci aveva restituito delle foglie arse da una stagione particolarmente calda. Inizialmente pensavamo che questo effetto “brûlé” poteva rappresentare un ostacolo, ma al contrario abbiamo pescato il jolly. Ci siamo impegnati per ricalibrare la formula al fine di ottenere il miglior risultato possibile. Questo è il bello (ma anche il difficile) quando lavori con materie prime naturali e hai un approccio artigianale alla produzione».

Risultato di questo accurato processo è un gin che spicca per il suo carattere deciso, dove i profumi balsamici del ginepro sono completati dalle fresche note delle scorze di limone e dall’intenso profumo di salvia, su un elegante sottofondo floreale. Caratteristiche che si manifestano al palato, con un finale leggermente amaricante delle foglie di salvia, bilanciate alla perfezione delle note dolci della radice di liquirizia.

L’iconico pack ora anche in formato da 700 ml

Ma Engine ha un altro elemento fortemente distintivo nel pack, un omaggio al mondo dei motori e ai miti cult degli anni Ottanta, attorno al quale è stata costruita tutta l’immagine del prodotto, a partire dal nome che significa “motore”. A custodire il distillato non è una classica bottiglia, ma tanica di latta, con tappo a vite, che evoca l’iconico contenitore per l’olio delle macchine o per la miscela della Vespa, il Ciao, il Sì, i “due ruote” diventati simboli per le generazioni di quegli anni, ma che richiama anche altri miti di quell’epoca, come la Dodge Charger, il celebre “Generale Lee” della fortunata serie tv Hazzard. Un pack originale anche nella grafica che nei suoi vari dettagli è un tributo a segni caratteristici del mondo delle auto, come la spia dei vecchi Land Rover racchiusa dentro uno scudo d’oro e il numero 01 che richiama le auto da corsa e la mitica Lancia Delta S4.

Inizialmente disponibile solo nel formato da 500 ml, la gamma dei formati si è ora ampliata con il nuovo pack da 700 ml dedicato esclusivamente al canale bar. Del resto, la scelta della latta, presa in prestito dal mondo dei motori, va a suggellare il legame di Engine con il mondo dei cocktail. Da sempre, infatti, il mondo della miscelazione è ricco di storie ispirate a quello dei motori. Nel testo sacro dei barman Mille Misture, scritto da Elvezio Grassi nel 1936, si rende onore alla fiorente industria automobilistica dell’epoca scrivendo le ricette di drink come Alfa-Romeo Cocktail, Bugatti Cocktail, ecc. Lo stesso Mi-To, altro non era che un aperitivo creato in onore del tratto di Autostrada A2 inaugurato nel 1932 che collegava Torino con Milano, il vermouth e il bitter. E, ancora prima, Bartenders’ Manual pubblicato dall’American Bartenders’ Association nel 1913 parla dell’Automobile Cocktail, fatto con gin, vermouth italiano, whisky scozzese, gocce di orange bitters e di gum syrup. Uno stretto parente del più famoso cocktail Rob Roy e dalle tipiche caratteristiche dei miscelati dell’era classica.

Engine e il suo corredo tutto italiano di botaniche e i metodi di produzione saranno svelati a Mixology Experience.

Fai una sosta ai box! Engine ti aspetta al suo stand per presentarti i drink GT Turbo, Nitroni, Aston Martin e gli altri campioni della scuderia. Ci vediamo in pole position, da domenica 8 a martedì 10 maggio, al Superstudio Maxi di Milano.

Dieci lezioni da Pavé, che compie 10 anni e ancora non si prende sul serio

Soci Pavé
Giovanni Giberti, Luca Scanni e Diego Bamberghi di Pavé
Il 10 maggio è il decennale di Pavé, che ha fatto della comunicazione autentica il suo punto di forza. Abbiamo chiesto ai tre soci del locale milanese che cosa hanno imparato in questa prima parte della loro avventura
10 anni di Pavé Milano sono una ricorrenza importante. Quanto basta per far saltare una delle regole base di un articolo di giornale, che vuole l'autore invisibile e il più lontano possibile dal testo. Quindi, vai col ricordo personale. Undici anni fa più chi scrive si attovagliava al ristorante pizzeria Maruzzella in piazza Oberdan, a Milano, con l'amico Luca, per una chiacchierata senza pretese oltre quella di raccontarsi, ché non ci si vedeva da un po'. «Mha, sto girando da queste parti, sai, con due amici stiamo pensando di aprire una roba tipo pasticceria o bakery», raccontava lui. La "roba tipo pasticceria o bakery" avrebbe aperto in via Felice Casati, poco distante dalla sede di quella pausa pranzo, il 10 maggio 2012. La prossima settimana Pavé compie i suoi primi dieci anni e - a Milano lo sanno tutti - è un evento e un momento di quelli in cui ti fermi a pensare. A quanto fosse diverso il mondo, a quanto sia cambiata la ristorazione e il modo di comunicarla. A quanto siano rimasti fedeli, loro, a quell'immagine che trasuda autenticità. Il locale di Luca Scanni, Giovanni Giberti e Diego Bamberghi - nel frattempo cresciuto e moltiplicatosi, con 40 dipendenti all'opera su due pasticcerie, due gelaterie, due birrerie e un laboratorio lontano dal centro per una produzione centralizzata e organizzata - ha portato una genuina ventata di freschezza. Con la comunicazione sui social, sempre vera, mai forzata, e con i toni scanzonati, mai da "prendiamoci sul serio". Ai tre soci di Pavé abbiamo chiesto un piccolo sforzo, per i loro 10 anni: regalarci 10 lezioni di gestione, apprese in questo decennio di crescita, maturazione, scossoni, scelte coraggiose. Su tutte, ecco, questa cosa dell'autenticità e del restare fedeli a se stessi pare la più preziosa. Certo, ci sono i lievitati da colazione al top. Sicuro, c'è quello stile da bistrot aperto e internazionale. È vero, conta il lavoro dei ragazzi che hanno dato una impronta hispter al banco e ai tavoli. Però il segreto, il riassunto, è quello lì, il passare in via Casati e avere ancora l'impressione di entrare in una "roba tipo pasticceria o bakery", e basta così.

Scorri le schede e leggi le 10 lezioni

Scorrendo le schede troviamo le dieci lezioni di gestione del team di Pavé. Intanto la settimana del decennale ha previsto due momenti di festa. Il primo, nella giornata del 10 maggio, con il party nella birreria gemellata Birra di Quartiere (Via Felice Casati, 24) a partire dalle ore 17.30 con birra alla spina, focaccia e porchetta. Il secondo  nel weekend 14/15 maggio in pasticceria con, al banco, quattro storici prodotti di viennoiserie fuori produzione ma considerati da sempre i best seller del decennio.

Quando parti ti senti solo. Raccontare tutto aiuta

«Dieci anni fa abbiamo raccontato sui social l'avvicinamento al nostro sogno, e questo ha creato interesse e curiosità ancor prima di aprire. Con dei video su YouTube semplicissimi (come questo, ndr) ci siamo mostrati all'opera mentre facevamo rifornimenti alla Metro o mentre allestivamo il locale. Per i social di 10 anni fa era più che qualcosa, era il sogno genuino di tre ragazzi raccontato con freschezza. Ecco, quel racconto ci ha fatto benissimo. Sia per creare attesa, sia per farci sentire... meno soli».

Il budget è sempre risicato: scegli bene dove e come spendere

«Siamo partiti con lo sforzo di tre giovani che avevano messo da parte i loro risparmi. Quindi dovevamo per forza scegliere dove collocare quelle - poche - risorse. Ci siamo detti: vogliamo proporre ai clienti i prodotti più buoni possibile. Questo ci ha portati a investire di più sulle attrezzature e sulla qualità della produzione, un po' meno sugli arredi del locale. Pavè ha aperto con tavoli recuperati e sedie spaiate, ma croissant buonissimi. Questa scelta si è rivelata vincente».

Una debolezza più diventare un punto di forza

«A proposito di arredi di recupero: i primi clienti ci facevano gran complimenti... per lo stile del locale».

Uno più uno non fa due

«Quando cresci le variabili critiche come personale e logistica crescono in modo più che proporzionale. Ce ne siamo accorti con il primo allargamento del laboratorio, nel 2014, e poi ancora nel 2016 col secondo punto vendita. Quando la struttura diventa complessa la gestione di tutto il sistema si complica esponenzialmente. Un aspetto, questo, che va considerato come prioritario. Un pdv in più non è solo personale in più per quel negozio, ma anche coinvolgimento del personale delle altre location per l'approvvigionamento, un addetto al trasporto da un pdv all'altro, un costante contatto e buona comunicazione. Ogni passaggio comporta complessità e errori potenziali».

Parla

«La maggior parte degli errori nasce da nodi lungo il filo della comunicazione interna. Il lavoro grosso, quando diventi grande, sta nell'eliminare il "rumore", il sovraccarico di informazioni e richieste e anche lo sdoppiamento di richieste a più persone. Serenità e dialogo pulito, focus sul controllo di questi potenziali intoppi nella circolazione delle informazioni fanno la differenza».

Non puoi far contenti tutti. Va bene così, ma spiegalo

«Non ti devi dannare perché il cliente non concorda con quello che stai facendo, sia questo la scelta di mettere fuori produzione un dolce o cambiare qualcosa nel servizio. È impossibile fare contenti tutti, ma si può e si deve spiegare il perché delle proprie scelte. Anche di quelle disturbanti per il cliente. Metti in conto che qualcuno non sarà d'accordo, ma apprezzerà il fatto che l'hai spiegata bene».

La gente impazzisce per il pistacchio

«Ne ridiamo molto spesso tutti insieme, in pasticceria. Proponi un dolce molto elaborato, con grande complessità tecnica e ricerca nella scelta degli ingredienti e... mettilo accanto a un dolcino semplicissimo al pistacchio. Beh, se hai un euro puntalo sul dolce al pistacchio. La morale è: c'è un motivo per cui i classici sono classici e tirano sempre».

Un po' di sana incoscienza non guasta

«Il 2020 è stato uno stordimento. Siamo stati fermi per un mese e mezzo, abbiamo costruito un delivery auto gestito nel tentativo di mantenere un certo flusso di liquidità. Poi sulla fine dell'anno è scattato quasi un moto di incoscienza. Ci siamo detti: è l'anno giusto per reinvestire, ci facciamo trovare pronti per quando questa cosa finirà. Così abbiamo analizzato le criticità del "vecchio" Pavé, capito cosa era migliorabile, investito nel nuovo laboratorio centralizzato e aperto la seconda birreria. Dall'inverno 2021 abbiamo iniziato a veder funzionare una struttura più seria e organizzata, dalla definizione dei ruoli alla gestione del personale e del magazzino».

Anche meno

«In un settore, quello della ristorazione, che è sempre più improntato all'educazione del cliente, con un approccio da masterclass della serie "devo educarti a mangiare bene", per noi ha funzionato restare fedeli a un modello più genuino, rimasto tale fin dall'inizio. Voglio solo farti capire che sto facendo il massimo per darti da mangiare al meglio possibile. Limitiamoci a far star bene le persone e fare le cose bene, senza voler per forza insegnare qualcosa. Non siamo guru, siamo un gruppo di amabili ca**oni che si diverte a fare cose buone e intanto ci prendiamo in giro. Punto».

Non si finisce mai di imparare

«Sembra una eterea banalità stile "non ci sono più le mezze stagioni", invece oggi, nel 2022, è reale. Sono passati 10 anni ma è come se fossimo tornati alla prima casella. Il Covid ha portato un reset totale e il 2022 è il pirmo vero anno che pare davvereo si possa considerare "post Covid". perché il 2021 non si può definire così. Il problema è: con cosa lo paragoni? Non hai modo di paragonarlo a niente. Col 2019? Era un altro altro mondo. Cambiati i costi, la catena di approvvigionamento, i dipendenti, la città intera. Ci sentiamo come fossimo al primo anno, senza un vero riferimento ma con un plus, la sensazioni positive. La barca è in acqua, la navigazione è ripartita»

 

Only paper, l’alternativa green ai bicchieri in carta tradizionali

Imballaggi Alimentari bicchieri Only paper
I bicchieri dell'innovativa gamma di Imballaggi Alimentari sono fatti di sola cellulosa da foreste controllate, si riciclano nella carta o si smaltiscono nell'umido

Aiutare i locali a compiere il loro percorso verso la sostenibilità è l’obiettivo di Imballaggi Alimentari. A questo scopo l’azienda di Sinalunga (Siena) ormai da tempo ha concentrato i suoi sforzi nello sviluppo e produzione di pack per il servizio realizzati con materiali ecologici o derivanti da riciclo (leggi Imballaggi Alimentari: la svolta green dei locali parte dal packaging). Soluzioni che l’azienda ha sviluppato in un’ottica tutta green, pensando anche per favorire la raccolta differenziata dopo il loro utilizzo facilitando, al tempo stesso, la vita ai gestori e ai loro clienti. Ne è un esempio l’innovativa gamma di bicchieri Only paper, che già nel nome ne riassume la peculiarità.

Si tratta infatti di bicchieri, per bevande fredde e calde, realizzati in sola carta, per l’esattezza sono prodotti in pura cellulosa proveniente da una gestione forestale controllata.

Ma i prodotti della linea Only paper si differenziano dalle simili del mercato anche per un’altra caratteristica. I bicchieri tradizionali solitamente hanno infatti un coating interno in plastica che ne garantisce la barriera ai liquidi. A rendere idrorepellenti questi innovativi bicchieri è invece un particolare rivestimento interno a base acquosa.

Completamente sostenibili e rispettosi dell’ambiente, lo slogan dell’azienda è «Alla ricerca della natura», i bicchieri sono disponibili nei diversi formati standard, dal caffè passando per il bicchiere da cappuccino fino al formato da 250 cc.

Ulteriore valore aggiunto della linea Only paper è poi la facilità di smaltimento. Dopo l’uso possono essere riciclati nella carta, oppure possono essere gettati nel cestino dei rifiuti organici, in quanto compostabili come certificato dall’ente Din Certco. Così l’attenzione all’ambiente si abbina alla praticità.

Ritual Lab è Birrificio dell’Anno 2022 per il XVII Concorso Unionbirrai

Premiazione dii Giovanni e Valerio Faenza di Ritual Lab (in t-shirt grigia)
Giunto alla diciassettesima edizione, il concorso Birra dell'Anno organizzato da Unionbirrai ha premiato i vincitori di 45 categorie in gara, oltre a consegnare il titolo Birrificio dell'Anno a Ritual Lab di Formello (Roma), le cui birre si caratterizzano anche per le etichette firmate da vari artisti, seguendo il progetto "Birra & Arte".

Premiati al Cibus di Fiuere di Parma i vincitori delle 45 categorie in gara, con numerosi riconoscimenti ai birrifici di Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto.

Le migliori birre artigianali del 2022 sono state premiate nella prima giornata di Cibus (Fiere di Parma) che ha ospitato nella Sala Barilla la premiazione di Birra dell’Anno 2022, concorso organizzato da Unionbirrai giunto alla diciassettesima (XVII) edizione. Presentata dallo speaker radiofonico Lorenzo Dardano, la cerimonia ha svelato tutte le birre vincitrici di quest’anno nelle 45 categorie del concorso e il premio Birrificio dell’Anno, che è andato a Ritual Lab di Formello (Roma).

Il birrificio del Lazio ha infatti conquistato con le sue birre, firmate da Valerio e Giovanni Faenza, vari premi e menzioni, tra cui ben 4 primi posti con le birre:

Kush American Ipa 6,5% alc (categoria 14 - Birre chiare e ambrate, alta fermentazione, medio grado alcolico, luppolate, di ispirazione americana come American IPA);

Self Examination Barley Wine 12,5% alc (categoria 35 - Birre chiare, ambrate e scure, alta o bassa fermentazione, da basso ad alto grado alcolico, affinate in legno);

Gose 4,5% alc con scorze di bergamotto (categoria 41 - Birre chiare, alta fermentazione, basso grado alcolico salate e/o lattiche, di ispirazione tedesca come Berliner e Gose);

Italian Uncommon Ale (categoria 45 - Birre chiare, ambrate e scure, alta o bassa fermentazione, da basso ad alto grado alcolico, di ispirazione libera e non rientranti in nessuna delle precedenti categorie come Extraordinary Ale o Extraordinary Lager).

Oltre che per la qualità, le birre prodotte dal birrificio Ritual Lab si distinguono anche per l'etichetta, ognuna delle quali è opera di un valente artista come Pierluigi Bellacci, Robert Figlia e Koctel, seguendo il il progetto "Birra & Arte".

 

Tanti sono stati i riconoscimenti assegnati. La regione con il maggior numero di produttori premiati è stata la Lombardia, con 26 birrifici, seguita dal Piemonte con 14 e da Emilia-Romagna e Veneto con 10.

A definire i premiati sono stati i 60 giudici internazionali provenienti da 14 differenti Paesi impegnati nelle degustazioni dal 23 al 25 aprile, che hanno selezionato le 3 birre vincitrici e le 2 menzioni per tutte le categorie fra le 1962 iscritte al concorso da 244 produttori.

Anche nel 2022 il concorso di Unionbirrai ha registrato quindi grandi numeri e dato dimostrazione della grande qualità delle birre italiane.

«La XVII edizione di Birra dell’Anno può essere definita l’edizione della ripresa e i numeri ne sono la prova. Inoltre, siamo orgogliosi ancora una volta di aver dato importante dimostrazione di come l’identità brassicola italiana sia sempre più matura e definita, inserendo in concorso le categorie Italian Pils e le diverse categorie dedicate alle IGA - ha sottolineato Simone Monetti, segretario generale Unionbirrai - Organizzare questa edizione a meno di un anno dalla premiazione della precedente ha rappresentato una bella sfida, ma siamo molto soddisfatti. Innanzittutto perché i birrifici continuano a dimostrare la loro fiducia nel concorso, in secondo luogo perché per noi è motivo di orgoglio che un numero così significativo di giudici internazionali affermati, generalmente impegnati nei principali concorsi birrari mondiali, abbia voluto essere presente, infine perché proprio questi giudici hanno dichiarato all’unanimità che quest’anno il livello medio delle birre in concorso è stato molto alto».

Simone Monetti segretario generale Unionbirrai

Fino al 6 maggio 2022 Unionbirrai sarà presente a Cibus con diversi momenti di approfondimento, convegni e degustazioni.

 

Erogatori Zerica: tecnologia e praticità per rivoluzionare i consumi di acqua

I-wall Zerica
i-Wall, l'erogatore a incasso di ultima generazione di Zerica
L’azienda siciliana, specializzata nella produzione di sistemi di trattamento ed erogazione di acqua, offre ai locali un’ampia gamma di soluzioni all’avanguardia per l’erogazione di acqua e bevande, garantendo alta qualità e zero sprechi

Favorire una rivoluzione nei consumi di acqua nei locali all'insegna di qualità e sostenibilità. È la mission di Zerica, azienda specializzata nella produzione di frigoriferi per l’erogazione di acqua, refrigeratori, dispenser e distributori d’acqua fredda e gasata. Mission che l’azienda porta avanti dall’inizio della sua storia, cominciata quasi un secolo fa. Era il 1931 quando la famiglia Zerilli, fondatrice e proprietaria dell’azienda siciliana, realizzava il suo primo impianto di frigorifero. Da allora ha continuato a sviluppare numerosi sistemi, acquisendo una grande esperienza nel campo, che ne hanno fatto una delle realtà più innovative e dinamiche del settore.

Una spinta all’innovazione che ha subito un'importante accelerazione negli ultimi anni, grazie anche alle tecnologie digitali immediatamente implementate sui sistemi Zerica, con l’obiettivo di mettere a disposizione dei gestori impianti all’avanguardia che annullano gli sprechi di acqua, riducono l’impatto ambientale, migliorano i conti economici e il flusso di lavoro dei locali, garantendo l’erogazione di acqua di qualità, sia naturale sia gassata alla temperatura desiderata, ma anche bevande fredde ottenute da concentrato, in modo da soddisfare ogni esigenza dei clienti.

Soluzioni all’avanguardia per ogni locale

«Quello dei locali è un mercato che si è evoluto parecchio, soprattutto negli ultimi dieci anni – commenta Antonio Zerilli, managing director di Zerica -. Parallelamente si è evoluta la nostra offerta per il settore, oggi molto ampia e versatile, che consente di accontentare le più svariate richieste in termini di design e funzionalità, garantendo sempre uno standard di qualità particolarmente elevato».

E davvero molto ampia e versatile è la gamma di erogatori firmata dall’azienda. Gamma che spazia da Supra Max, una macchina compatta da banco perfetta per i locali di piccole dimensioni a Risto, una cascata di potenza per i locali più affollati. Da Bar, un unico modello dalle diverse prestazioni che si adatta a qualsiasi configurazione, sia sotto sia soprabanco, a Sikelia, il countertop professionale con tecnologia IoT 4.0 bidirezionale per una gestione moderna ed efficiente dell’erogazione. Da Kemonia, il sistema all-in-one da pavimento IoT 4.0 e dal design accattivante, a Natura, l’erogatore di bevande fredde IoT 4.0 di nuova generazione, fino a i-Wall, innovativo erogatore da incasso di ultima generazione. «Una machina quest’ultima che spicca per prestazioni, funzionalità, tecnologia ed eleganza, caratteristiche che gli sono valsi già diversi premi, tra i quali il Barawards Premio Innovazione 2021 (leggi Barawards Premio Innovazione 2021: i dieci prodotti vincitori) e per due anni di seguito il Red Dot Award per il design e per la tecnologia smart», commenta Zerilli.

Benefici su tutti i fronti

Macchine all’avanguardia che assicurano numerosi benefici a un locale. A partire da quelli ambientali abbinati a una qualità dell’acqua superiore. I sistemi Zerica erano infatti acqua a km zero, in quanto la “materia prima” utilizzata è l’acqua di rete che arriva dall’acquedotto. Acqua già sicura, che gli impianti migliorano ulteriormente, grazie ai sistemi di filtrazione e trattamento uniti alle tecnologie dei quali sono dotati, garantendo la qualità costante di quanto erogato.

«In questo modo si ha sempre l’acqua a portata di mano e alla temperatura adeguata, che a sua volta si traduce in tutta una serie di vantaggi per il gestore, sul piano dei costi e della semplificazione del lavoro – spiega Zerilli -. Si elimina infatti la necessità di immagazzinare e movimentare bottiglie, guadagnando spazio in magazzino, di caricare i frigoriferi, così come il costo fisso dell’acquisto dell’acqua, senza trascurare l’eliminazione dei viaggi, e dei costi, legati al trasporto su camion dell’acqua stessa, riducendo le emissioni di CO2 e contribuendo alla transizione ecologica».

I vantaggi della tecnologia IoT

Ma insieme a un’evoluzione sostenibile del business gli erogatori Zerica favoriscono anche l’evoluzione digitale del locale, sfruttando le potenzialità di queste tecnologie per rendere il lavoro del gestore più snello e meno costoso. «Siamo pronti ad accompagnare in questa transizione i gestori. I sistemi IoT 4.0 di Zerica permettono con estrema chiarezza di mostrare tutte le manutenzioni effettuate e le scadenze con un controllo bidirezionale remoto che offre un servizio “senza pensieri” di altissimo livello – racconta Zerilli -. I locali più attenti hanno accolto con successo le nostre soluzioni offrendo un servizio pratico e di qualità a loro volta ai loro clienti».

Un esempio di questo discorso è il sistema di assistenza remota Auxilia del quale sono dotati i sistemi di trattamento ed erogazione dell’azienda. «Si tratta di un sistema avanzato di assistenza remota per gestire interventi di diagnostica e manutenzione a distanza sugli impianti, a vantaggio dei tempi e costi dell’assistenza tecnica – racconta il managing director Zerica -. Un progetto che abbiamo cominciato a sviluppare ben 6 anni fa, quando ancora le soluzioni IoT erano del tutto sconosciute. Un ecosistema proprietario, interamente sviluppato da Zerica, per tutte le proprie macchine, e in continua espansione».

E tante e utilissime sono le funzionalità offerte da Auxilia. Il sistema consente di controllare parametri, funzioni e consumi dal proprio smartphone, pc o tablet, in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento, eseguendo telemetria e diagnostica dell’impianto in tempo reale. Di regolare, sempre da remoto, le impostazioni come la temperatura dell’acqua, la porzionatura e altro. Inoltre, consente di gestire l’impianto in modalità risparmio energetico, per ridurre i consumi, e di effettuare pagamenti tramite app mobili o Nfc abilitati.

A colazione da Iginio Massari: riparte il Meet Massari R-Evolution

Iginio Massari
Iginio Massari
Il tour itinerante del Maestro della pasticceria italiana farà la sua prima tappa a Mesagne (Br) il 9 maggio. Tema: la prima colazione

Riparte da Mesagne (Br) il Meet Massari R-Evolution. Il tour itinerante con il Maestro Iginio Massari e la figlia Debora, con la partecipazione di Giacomo Pini, consulente marketing e docente Cast Alimenti, avrà tre nuove tappe. Questi incontri, rivolti a professionisti e appassionati dell'arte bianca, avranno luogo da maggio a settembre.

Incontro sulla prima colazione il 9 maggio

Si ricomincia il 9 maggio presso Tenuta Moreno, a Mesagne. Al centro dell'incontro ci sarà il tema della prima colazione, sempre più centrale per pasticceri, food and beverage manager e hotellerie. Il Maestro Massari terrà il suo seminario su croissant, sfogliata ad intreccio multiplo con frutta candita e tre tipologie di muffin. I dolci saranno realizzati in formato da laboratorio e da ristorazione. Si potrà accedere all'evento solo previo acquisto del biglietto tramite il sito e-commerce.

Iginio Massari
Iginio Massari con il tecnico Mattia Masala

Il programma del Meet Massari R-evolution

L'incontro del Meet Massari R-Evolution a Tenuta Moreno inizierà alle 9.30 con l'accredito partecipanti, per poi proseguire con la Presentazione di Molino Dallagiovanna, partner del tour. Alle 10.30 si entrerà nel vivo con gli argomenti più caldi, legati alla prima colazione. I maestri del Meet Massari R-evolution - Iginio Massari, Debora Massari e Giacomo Pini - elaboreranno i prodotti più amati per questo pasto quotidiano.. Dopo la pausa pranzo, prevista tra le 13 e le 14, il seminario riprenderà fino alle 17. Seguiranno i saluti finali.

Drink Team 2022, scopri i 24 finalisti e vota

I senatori hanno scelto i 24 finalisti: ora tocca ai lettori di Bargiornale. Fino al 22 maggio si può votare on line per contribuire a scegliere chi entrerà nel prossimo Drink Team. Scopri i nomi dei finalisti e il link per dare il tuo voto

Ogni anno - da 11 anni - una nuova squadra di 12 campioni della miscelazione mostra i muscoli sulle pagine del nostro giornale. Ogni edizione un nuovo tema su cui confrontarsi. Stiamo parlando del nostro Drink Team, che ora entra nel vivo della fase di selezione per l'edizione 2022.

I 24 finalisti ora cercano il voto degli addetti ai lavori

I "senatori" - oltre 100 professionisti, ex partecipanti delle edizioni precedenti - hanno detto la loro, selezionando con i loro voti una rosa di 24 finalisti. Ora tocca gli addetti ai lavori, che possono votare on line fino al 22 maggio. Sì, perché per entrare nella rosa dei titolari, i finalisti del Drink Team 2022 dovranno ottenere anche il voto dei lettori di Bargiornale.

Gli addetti ai lavori potranno scegliere fino a 3 tra i 24 candidati selezionati nella short list dai senatori del Drink Team. I 12 più votati entreranno a far parte del nuovo Drink Team. Attenzione, perché nella composizione della classifica finale il voto dei senatori del Drink Team peserà per l’80%, quello del voto on line per il 20%.

Nuova vita per i cocktail del passato

Prima di passare in rassegna i 24 nomi dei papabili, ricordiamo il tema scelto per l'edizione di quest'anno del Drink Team. Lo spunto ci è venuto dalla appassionata ricerca dell’amico Ezio Falconi, titolare della Champagneria di Treviglio (Bg) e grande studioso della storia della miscelazione. Ezio ha appena dato alle stampe il suo libro Storie dei cocktail dimenticati, edito da Tecniche Nuove. Una raccolta di 42 ricette storiche, ognuna corredata da aneddoti, racconti e curiosità: materiale preziosissimo per ogni bartender che vuole appassionare e catturare il proprio cliente.

Ne abbiamo scelte dieci, a comporre una ideale drink list fatta di cocktail del passato capaci di incontrare il gusto e la curiosità del cliente di oggi. Ai futuri esponenti del Drink Team chiederemo, mese dopo mese, di dare la loro personale interpretazione di ognuno (tecnicamente, dovranno fare un twist). Ai lettori, proporremo la storia e le curiosità di questi drink da riscoprire, per dare a tutti la possibilità di ampliare e approfondire il proprio bagaglio di conoscenze della storia della miscelazione.

Qui accanto i dieci cocktail che abbiamo scelto e che saranno protagonisti della rubrica.

Scopri i 24 finalisti e vota i tuoi preferiti

Sul numero si giugno di Bargiornale presenteremo i professionisti selezionati per il Drink Team 2022, mentre si partirà con la rubrica con il numero di luglio-agosto 2022. Qui sotto, puoi votare cliccando direttamente sulle foto dei candidati.

Le votazioni sono chiuse

Arriva Levissima in plastica 100% riciclata anche nel formato 50 cl naturale e frizzante

Levissima naturale e frizzante
Levissima naturale e frizzante
Da bottiglia rinasce bottiglia: Levissima lancia in esclusiva per il canale fuori casa la bottiglia 50cl in 100% R-PET

Dopo l’introduzione nel 2021 della gamma in 100% plastica riciclata, Levissima continua il percorso intrapreso verso la sostenibilità estendendo la gamma 100% R-Pet a due nuovi formati: 50cl Naturale e 50cl frizzante.

Una missione che parla di sostenibilità

Con la sua missione Rigenerazione, Levissima è da anni impegnata nel promuovere un’economia circolare della plastica. L’azienda ha lanciato nel 2010 La Litro: la sua prima confezione in Pet riciclato con il 25% di Bio Pet. Nel 2020 Levissima ha presentato una gamma di 5 referenze realizzate con il 30% di plastica riciclata (R-Pet) mentre a marzo 2021 ha introdotto in Italia la prima gamma di acqua minerale, composta da Plastica Pet riciclata al 100%: La Litro e la 75cl naturali nella nuova versione 100% R-PET. Quest’anno Levissima approda anche sul canale fuori casa con l’offerta 100% R-Pet, che sostituisce l’offerta 30% RPET.

Il termine R-Pet (Recycled polietilene tereftalato) indica un nuovo polimero ottenuto tramite processi di recupero e riciclaggio del comune Pet vergine, il materiale utilizzato per la produzione di bottiglie e contenitori per alimenti. L’R-Pet è identico al PET tradizionale per qualità, sicurezza e resistenza e mantiene inalterate le caratteristiche originarie dell’acqua minerale: può essere riciclato molteplici volte e, per questo, ogni bottiglia può rientrare nel ciclo produttivo come componente di valore per la tutela e il rispetto dell’ambiente.

Levissima si pone l’obiettivo di raggiungere il 50% di Pet riciclato all’interno di tutta la gamma dei suoi prodotti entro il 2025.

Il gruppo San Pellegrino tra i fondatori di Coripet

Il Gruppo San Pellegrino, di cui Levissima fa parte e che punta ad avviare progetti innovativi e replicabili, è tra i fondatori di Coripet, il Consorzio volontario per il riciclo del Pet, riconosciuto dal Ministero dell’Ambiente. La sfida di Coripet è raccogliere e riciclare le bottiglie in Pet immesse sul mercato dalle aziende produttrici consorziate per mezzo di un approccio di economia circolare “bottle to bottle”.

 

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