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A Foodness la distribuzione dei marchi Lipton e Pukka

Foodness Lipton Pukka
L'azienda dei free from amplia il suo catalogo con le linee di tè e miscele a marchio Lipton e Pukka che distribuisce in esclusiva per il fuoricasa, grazie alla partnership tutta nel segno del benessere con Ekaterra

Si arricchisce ancora il catalogo di Foodness. Ad ampliare ulteriormente l’offerta dell’azienda dei free from i tè e le miscele a marchio Lipton e Pukka dei quali si è assicurata la distribuzione per il canale horeca grazie alla partnership siglata con Ekaterra, azienda con sede nei Paesi Bassi tra i maggiori operatori nel comparto delle bevande calde e nel campo del tè, proprietaria dei due marchi.

Una partnership nata tutta all’insegna del benessere e della sostenibilità, valori cardine per le due realtà. L’azienda di Curtatone (Mantova) è nata infatti proprio con la mission di rivoluzionare la tradizionale offerta bar con una proposta incentrata sui concetti di alimentazione naturale e di benessere, obiettivo che coniuga con il forte impegno sul fronte della sostenibilità che le ha permesso già di diventare una realtà carbon neutral (leggi Foodness spinge sulla sostenibilità e diventa carbon neutral). In modo analogo Ekaterra ha come obiettivo di far crescere il benessere dei consumatori, attraverso il potere curativo delle piante, ispirando nuove occasioni di consumo e offrendo esperienze di alta qualità. Il tutto, anche n questo caso con una grande attenzione all’ambiente, che va dalla cura dei territori di provenienza delle materie prime all’utilizzo di pack sostenibili.

Tre gamme a tutto benessere

Guardando all’accordo più nel dettaglio, tre le linee di prodotti per il fuoricasa di Ekaterra ora distribuiti da Foodness: Lipton Exclusive Selection, Lipton Feel Good Selection e Pukka.

Lipton Exclusive Selection è una gamma di miscele con tè a foglia lunga, pezzetti di frutta ed erbe aromatiche in filtro piramidale. Otto le referenze che la compongono e che vanno dalle più classiche Classic Earl Grey, English Breakfast e Green Tea Matcha alle miscele più ricercate come Peach & Tropical Mango, con pezzetti di pesca, albicocca e mango, e Juici forest Fruit, con fragole, more, ciliegie e lamponi.

Lipton Feel Good Selection è invece una linea di miscele dai benefici olistici per mente e corpo. Si compone di sette referenze, ognuna pensata per una specifica funzionalità: Balance, per portare equilibrio, Energise, per dare energia, Refresh, per rinfrescare l’organismo, e Relax, per donare calma e riposo.

Tutti i prodotti delle due linee sono in filtri vegetali, custoditi in confezioni plastic free (da 25 filtri) e il tè è certificato Rainforest Alliance, che attesta che è stato prodotto in base a standard rigorosi che proteggono l’ambiente e sostengono le comunità locali dando valore ai produttori.

Infine la linea di prodotti Pukka, che comprende dodici miscele di erbe biologiche di altissima qualità (in confezioni da 20 filtri), frutto della combinazione di saggezza tradizionale e ricerca scientifica. Ne fanno parte miscele rare, come Peace, con fiori di camomilla, Ashwagandha e Semi di canapa o After Dinner, con anice, cardamomo e zenzero. E una selezione di miscele dedicate alle diverse esigenze dei consumatori, nei diversi momenti della giornata, come Energy, Vitality, Mood&Mind, Digestion e Immunity.

Ogni gamma è poi corredata da materiali di comunicazione e per il servizio, che includono menu, espositori, tazze e gift. È inoltre già disponibile anche il Calendario dell’avvento Pukka, dedicato alle prossime festività natalizie.

Diversificare l’offerta in vista dell’inverno: a lezione da La Romana

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Idee e proposte per diversificare l'offerta in vista dell'inverno

Come le mezze stagioni, anche le gelaterie di una volta che chiudevano i battenti al primo freddo non esistono quasi più. Il prodotto estivo per eccellenza, il gelato, si è destagionalizzato. E locali specializzati si sono ingegnati per integrare la proposta di coni e coppette con prodotti adatti ai mesi invernali. Un buon esempio lo dà La Romana, realtà nata nel 1947 a Rimini (il locale storico, in piazza Ferrari 5, è ancora orgogliosamente attivo) che negli ultimi vent’anni ha aperto sedi in tutta Italia e in molti Paesi del mondo grazie alla sua rete di franchising.

Bevande gourmet, gelati e semifreddi anche per l'inverno

«Siamo gelatieri», chiarisce subito Ambra Pecci, responsabile ricerca e sviluppo dell’insegna. Come a dire: il gelato lo facciamo sempre, anche d’inverno. Con la fine dell’estate vanno in pensione le cremolate e i gusti stagionali, come per esempio la fragola. Settembre è il mese buono per sperimentare con il fico (richiestissimo) e l’uva fragola, poi è il momento della castagna autunnale, di grandi classici come lo Zabaione come una volta o, sotto Natale, il panettone. E d’inverno continua anche la produzione della pasticceria, che è tutta sottozero ed è fatta con gelati e semifreddi.

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Gli interni di un pdv della catena La Romana
Ma accanto all’onnipresente gelato La Romana ha scelto di spaziare, lanciando lo scorso anno le sue prime quattro Bevande Gourmet. Vale a dire cioccolata (al latte o vegana) e zabaioni caldi proposti con panna montata aromatizzata e topping ispirati a ricette della tradizione. E più nello specifico: zabaione caldo con amarene e granella di mandorle croccanti oppure con panna montata al caffè e granella di cioccolato fondente, cioccolata calda con variegatura al caramello e croccanti arachidi pralinate o con panna al caffè e nocciole del Piemonte Igp. Un successo, assicurano da La Romana. Tanto che con il freddo le quattro Bevande Gourmet tornano disponibili e se ne aggiungono di nuove. Andando ad affiancare gli affogati con zabaione e cioccolata caldi, che possono essere personalizzati dei clienti scegliendo i gusti di gelato da abbinare e che sono molto richiesti. Un altro cavallo di battaglia de La Romana sono le crêpes: vanno forte d’inverno, certo, ma molti negozi dell’insegna le mantengono anche d’estate. «Vengono fatte con due tipi di impasto: classico o al cacao», racconta a Dolcegiornale Ambra Pecci. Possono essere farcite a piacere (la più gettonata, ça va sans dire, è quella con la crema di nocciole) oppure si possono provare nelle proposte gourmet ispirate alle torte, come la Sacher (con gelato al cioccolato fondente, confettura biologica all’albicocca, pan di Spagna al cioccolato e granella al cioccolato fondente) o la torta di mele con gelato Crema dal 1947, crumble di frolla integrale e mele cotte al forno al profumo di cannella.

Proposta calda per coccolare il cliente

«Non molti sanno che abbiamo anche una proposta calda», spiega Pecci. Che ai clienti consiglia di fare un giro in gelateria proprio d’inverno, magari rinunciando al delivery, perché è il momento in cui si lavora con più calma e si ha più tempo di coccolare il cliente. Invitandolo a osservare la produzione nei laboratori a vista («Facciamo tutto noi, non ci arriva niente di pronto», sottolinea la responsabile ricerca e sviluppo), spiegando e facendo scoprire specialità che, nella ressa di una giornata estiva, magari passerebbero inosservate. Chi sa che tra le idee per l’inverno de La Romana ci sono golose infusioni che richiamano i gusti di gelato più amati, come il tè nero al cioccolato fondente o la miscela di rooibos che ricorda il croccante all’amarena? E che a ottobre vengono create proposte a sostegno del mese rosa della Lilt per la prevenzione del tumore al seno? Insomma, anche d’inverno la gelateria non va in vacanza.

La Romana: sviluppo oltre i confini europei

Quasi 60 gelaterie sparse tra l’Italia e il mondo. Un impero di coni e coppette per una realtà, quella de La Romana, nata come impresa familiare nel 1947, aperta a Rimini da Vito Zucchi che volle dare all’azienda il nome della propria bambina. Una realtà che ha saputo crescere fino a superare i confini del Vecchio Continente. Il cambio di passo avviene nel 1999, quando parte il franchising con l’apertura del secondo locale sempre nella natia Rimini, ma il vero boom risale al 2008 con l’inaugurazione della prima gelateria fuori dal territorio di origine dell’impresa, a Torino. L’insegna, che nel frattempo ha subito un restyling, ha un grande successo. Dopo il Piemonte conquista anche la Lombardia, il Lazio, il Veneto... Fino ad arrivare all’estero, sbarcando nel 2013 a Madrid, in Spagna. Prossima fermata: Abu Dhabi, dove è prevista un’apertura entro la fine dell’anno.

Tazze artigianali in caffetteria, è protagonista il gres

Tazzina di AgnesCeramics
Molti titolari decidono di personalizzare le proprie tazzine affidandosi a piccoli ceramisti: Agnese Puricelli spiega come orientarsi

Ogni locale ha una brand identity alla quale concorrono diverse caratteristiche: dal prodotto all’arredo, dalla cortesia del personale al servizio. Un elemento che sempre più caffetterie curano con attenzione è la scelta delle tazze, spesso di produzione artigianale. Non è solo una questione di estetica: il “contenitore” ha un ruolo importante nel valorizzare ciò che si mangia o beve, al pari degli ingredienti selezionati che contengono. Ed è interessante notare che il calore è l’elemento comune tra ceramiche, caffè e cucina, che trasforma la materia in qualcosa di inedito. A dare più intimità e profondità alla coffee experience concorrono inoltre tazze per lo più senza manico, da afferrare con una o due mani.

«Con i titolari che scelgono di personalizzare le proprie tazze studiamo insieme il prodotto, che sarà su misura per le sue esigenze ed unico, esclusivo - afferma Agnese Puricelli, titolare di AgnesCeramics -. Si prende il via dalle particolari esigenze fino ad arrivare alla forma desiderata, poi i colori ed anche il tipo di gres, che mantiene bene il calore e può essere chiaro, nero o con i puntini, oggi molto richiesto». Tra le ceramiche, il gres è il materiale più resistente: non si sbecca come la terracotta perché è cotto a temperatura più elevata (1240°C) e grazie alla sua particolare composizione chimica subisce un principio di vetrificazione che lo rende impermeabile: la sua superficie è compatta ed è maggiore la resistenza agli urti e all’utilizzo quotidiano.

Ancora, può essere lavato anche in lavastoviglie, essere posto in forno (non preriscaldato) e nel congelatore. «Per le tazze - riprende Agnese - per lo più si scelgono degli smalti ad alta componente vetrosa, che risultano più lisci. Consiglio di smaltarle all’interno e all’esterno, lasciando scoperta solo la zona del piedino, alla base. La smaltatura internamaggiori garanzie da un punto di vista igienico, inoltre ostacola la formazione di macchie. Un altro aspetto di una tazza ben fatta è la leggerezza: per un ceramista riuscire a fare un oggetto il più più leggero possibile è una sfida e il risultato di tanta esperienza e di una buona manualità».

La tazza fatta a mano piace: molti clienti chiedono di acquistarle e i pacchi-dono che le contengono sono apprezzati. Certo, non è esente da svantaggi, il primo dei quali è un costo decisamente superiore rispetto alle classiche tazzine da bar e di tempi di fornitura o sostituzione che possono essere anche di oltre un mese. Belle da vedere, piacevoli da prendere con le mani sono comunque ideali per “comprendere” un buon espresso, un cappuccino o un filtro: è importante concedersi una pausa per assaporare con calma le preparazioni, per poi soffermarsi, tra un sorso e l’altro, sul piacevole gioco di colori che le accompagna e la cura artigianale dei particolari.

Quali materiali

La terracotta (in genere rossa) e la terraglia (bianca) cuociono tra i 950 e i 1010°C; la superficie porosa e delicata per lo più viene smaltata; il manufatto risulta alquanto fragile.

Il gres è più resistente grazie ai suoi componenti che durante la cottura tra 1180 e 1280°C realizzano un processo di vetrificazione che lo rende resistente e impermeabile.

La porcellana si caratterizza per la superficie liscia, la grande praticità e resistenza; la costituisce una combinazione di feldspato, quarzo e caolino (quest’ultimo conferisce la tonalità bianca); richiede una temperatura maggiore di 1280°C.

Agnese Puricelli, 35 anni, dopo avere lavorato per dieci anni in un’agenzia pubblicitaria a Milano, decide di seguire la sua vera passione: la ceramica. Segue dei corsi, si specializza, poi si trasferisce a Omegna (VB) dove ha il suo laboratorio: AgnesCeramics.

Barawards, i protagonisti: Mattia Casabianca

Barawards 2021 Mattia_Casabianca
Intervista al vincitore del Premio Callebaut Pasticcere/Gelatiere dell'anno a Barawards 2021: «Lo studio e la continua condivisione di idee con i colleghi sono alla base della crescita professionale»

Il giro del mondo, prima di tornare a casa e raggiungere le vette più alte. Mattia Casabianca, nato nel 1993, è l'executive pastry chef del Ristorante Uliassi, tristellato di Senigallia, e agli scorsi Barawards è stato premiato come Pasticciere dell'anno.

Lui che da Senigallia era partito per formarsi alla scuola di Alma, prima di toccare Londra, la Spagna, addirittura l'Australia, Montecarlo: collaborazioni con mostri sacri come i fratelli Cerea, Michel Roux, Jordi Roca, Heinz Beck, per perfezionarsi nelle tecniche e nelle idee. Fino al 2019, quando Uliassi lo ha voluto al suo fianco per portare avanti una filosofia oggi comune, ma già implementata a Senigallia in tempi non sospetti: «C'è una nuova attenzione all'aspetto salutistico del cibo, al riciclo, un ritorno alla cucina regionale, ai prodotti del territorio e della tradizione che danno maggiore identità ai piatti, ma lo chef crede in questi concetti da sempre. Il settore della pasticceria, come quello della ristorazione in generale, sta vivendo un momento difficile date le circostanze esterne, abbiamo cambiato il nostro modo di vivere e di lavorare. Nonostante ciò, la resilienza, il desiderio di ripartire ci fanno guardare al futuro comunque con fiducia. Un futuro con degli obiettivi un po' diversi».

L'atmosfera di un ristorante tre stelle Michelin ha di certo un fascino inarrivabile, ben differente dalla quotidianità di un negozio di pasticceria. Alcune similitudini ci sono: «In entrambi i casi il dolce deve essere bello e buono. In un ristorante stellato, dove il dolce conclude un percorso sensoriale che suscita continuamente emozione, il dolce deve mantenere un alto livello di piacere, deve stupire, lasciando un ricordo indelebile. Il dessert è inoltre "limitato/vincolato" al filo conduttore del menu. Deve essere in armonia con il resto dei piatti e coerente, e richiede grande tecnica e professionalità, perché il dolce preparato all'istante deve sempre essere perfetto».

Pur giovanissimo, Mattia può dire di star sperimentando i cambiamenti che la figura del pasticciere vive da qualche tempo: «La pasticceria assume un ruolo sempre più importante nella grande ristorazione. Sempre più specifico e tecnico, lo studio delle materie prime è essenziale. Si è anche ampliata la gamma delle possibilità nella creazione dei piatti, con nuovi strumenti e nuove contaminazioni tra dolce e salato». Esiste un segreto, per raggiungere i livelli più alti e soprattutto rimanerci? «È un mondo in continuo cambiamento e evoluzione. È compito del pasticcere rimanere sempre aggiornato e sperimentare, usando nuove tecniche e abbinamenti. Ci vogliono sicuramente tempo e passione per raggiungere alti livelli. Occorre anche sacrificio perché questa è una professione che coinvolge molta parte del tempo quotidiano. Lo studio e la continua condivisione di idee con i colleghi sono alla base della crescita professionale».

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Mixology e cucina d’autore a Il Circolino di Monza

Il Circolino foto Jacopo Salvi
il Circolino (foto di Jacopo Salvi)
Aperto nel cuore della città, il nuovo locale fonde mixology, gastronomia e caffetteria. Un vero e proprio club del gusto, con la miscelazione di Filippo Sisti e la cucina di Claudio Sadler

Un ristorante gastronomico, un cocktail bar e un caffè bistrot: tre concept differenti che convivono sotto la stesa insegna e accomunati da un unico filo conduttore, la ricerca dell’eccellenza nel buon mangiare e nel buon bere garantita da due maestri indiscussi di queste due arti, rispettivamente lo chef stellato Claudio Sadler e il mixologist di fama internazionale Filippo Sisti. Tutto questo è Il Circolino, locale che si presenta come un vero e proprio club del gusto, che, come anticipato più di un mese fa da bargiornale.it (leggi Filippo Sisti e Claudio Sadler aprono Il Circolino a Monza), ha aperto i battenti a Monza.

Situato nel centro della città (via Anita Garibaldi 4), dietro al Tribunale, il nuovo locale nasce dall’iniziativa di tre imprenditori brianzoli, Mario e Stefano Colombo e Federico Grasso, che hanno voluto dar vita a un format da vivere tutto il giorno, poliedrico e versatile, articolato in diversi ambienti, inclusivo, perché pensato per tutti, e caratterizzato da un’atmosfera familiare e di convivialità e da un’offerta food & beverage di alto livello. Un’idea che il locale esprime già nel nome. Il Circolino è infatti ispirato agli storici circoli italiani, sorge in una location rimasta per anni inutilizzata e che un tempo ospitava un circolo operaio, ma anche ai raffinati club inglesi, sdrammatizzando di questi ultimi il lusso con un design moderno e dal gusto bohémien. Un luogo, insomma, dove la tradizione, in particolare quella italiana, coesiste perfettamente con la modernità e dove ogni cliente può sentirsi a casa.

La proposta mixology by Filippo Sisti

Un concetto che dà forma anche alla proposta del locale.  A partire da quella mixology firmata dalla stella del bartending Filippo Sisti, al ritorno dietro il bancone dopo la chiusura durante la pandemia del suo Talea (leggi Cocktail cucinati per voi: da Filippo Sisti al Talea).

La drink list, accanto a grandi classici, include 10 signature creati ad hoc, preparati con ingredienti di altissima qualità e lavorati con maestria, caratterizzati da accostamenti insoliti che portano a Monza il risultato delle esperienze nella miscelazione internazionale del bartender. Come Sexy Knees, a base di Bond Street Gin, miscelato con barbabietola affumicata, melissa, liquore di fragole speziate, Cesar Sour, con tequila Espolón, estratto di lattuga agrumata, mostarda al miele e liquore al bergamotto. O ancora, il Meneghino, in omaggio a Milano, capitale dell’aperitivo, con Bitter Rouge Bianco, vermouth Carlo Alberto Bianco, prosecco allo zenzero, cordiale di arancia e zafferano e sorbetto al Campari, e il My Tiki Mary, rielaborazione tiki Bloody Mary con Keyrye vodka infusa al grano, cordiale di pomodoro e passion fruit, liquore al fieno greco.

Creazioni pensate per sorprendere e conquistare, per viziare gli ospiti dall’aperitivo al dopocena, da gustare sugli sgabelli affacciati davanti al bancone a mo’ di bar inglese o nell’affascinante giardino affacciato sul fiume Lambro, ma pensate anche per esalare la proposta food del caffè bistrot.

La proposta food by Claudio Sadler

L’esperienza di gusto de Il Circolino parte infatti dalla colazione, con dolci ricette, rigorosamente artigianali, da degustare al banco o al tavolo, spaziando dai fragranti croissant, farciti con confetture artigianali e di stagione, ai macaron ad altre gustose ricette, come la rivisitazione della Babka, dolce della tradizione polacca composto da una sfoglia con strati alternati di burro e cioccolato.

E prosegue con l’offerta per un pranzo o una cena veloce in stile tapas gourmet dalle contaminazioni internazionali, come il carpaccio di presa iberica o le croccanti croquetas di jamón. Non manca il brunch della domenica, con i grandi classici internazionali come i pancake, i french toast o le uova, servite alla benedict o con salmone.

A questa si affianca l’offerta più complessa e strutturata del ristorante sotto la guida di Sadler e le sapienti mani del resident chef Lorenzo Sacchi. Anche i questo caso la proposta si gioca tutta su un mix tra tradizione e modernità, dove alcuni cavalli di battaglia dello chef e grandi classici milanesi strizzano l’occhio a influenze internazionali, sempre con grande attenzione alla qualità e alla stagionalità delle materie prime. Tra i piatti spiccano proposte dagli abbinamenti ricercati, già a partire dagli antipasti, come il tonno rosso del Mediterraneo con il dashi di jamón iberico, le alghe e il caviale, o il Patè in crosta, una sfoglia ripiena di anatra, maiale e pollo con mela al forno e verdure in agrodolce. O, tra i primi le candele tirate a mano ripiene di lepre alla royale e anguilla. Spazio poi a grandi classici della tradizione milanese, quali il Risotto alla milanese, ossobuco e salsa di midollo e, tra i secondi, la costoletta alla milanese, accompagnata da patata, crema di limone e lattuga alla brace.

Da SensoLato gelato e specialty creano belle sinergie

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La caffetteria SensoLato di Domodossola combina gelati territoriali e specialty coffee: così crea un'offerta ad alto valore aggiunto

La gelateria e caffetteria SensoLato è un locale che parte dall’ordinario per esplorare nuovi orizzonti: ricerca, sperimentazione e innovazione ne caratterizzano l’offerta. La sua ampia vetrina si apre del tutto nella stagione calda e si affaccia su piazza Mercato, dove si trovano alcuni tavolini, con 15 posti a sedere. Sono altrettanti all’interno di un locale di 30 metri quadri sfruttati al meglio. Il banco squadrato in acciaio e vetro che lo percorre per la lunghezza mantiene alla giusta temperatura 24 pozzetti che ospitano 20 gusti di gelato e 4 granite a rotazione. La mente tecnica e creativa, alla continua ricerca di nuovi gusti e suggestioni da trasmettere alla clientela, è Marco Lugarà, 34 anni, studi da designer, un corso in Cast Alimenti e un’esperienza in gelateria che lo spinge con la moglie Sara Bernardini, 33 anni, studi di ingegneria edile ed esperienza nel settore del dolce-freddo, ad aprire un locale nel febbraio 2020 nella loro città. L’avvio non è dei migliori: dopo due settimane chiude a causa del Covid per due mesi e mezzo; poi è un susseguirsi di aperture e chiusure. Ma con soddisfazione Marco può affermare: «Siamo ancora qui e ne siamo soddisfatti. Unendo gelato e caffè ci siamo proposti di dare continuità di lavoro durante tutto l’anno: il primo è trainante nella stagione calda, il secondo in quella fredda, tuttavia entrambi fanno sì che il cliente dia attenzione anche all’altro e colga l’occasione di una consumazione anche fuori stagione».

Si lavora fianco a fianco con piccoli torrefattori

Nelle materie prime di gelateria come pure in caffetteria la scelta è attenta e punta su prodotti che altri non offrono e che il cliente non conosce o conosce poco. Così, per i caffè la scelta ricade sugli specialty: Sara li conosce prima sulla carta, poi segue corsi Sca, quindi trova un valido appoggio in Simone Guidi, titolare della microroastery La Sosta Specialty Coffee di Impruneta (Firenze). «È bello il rapporto che si è creato tra noi - afferma -: assaggio i caffè, ne discutiamo e concordiamo gli interventi che mi permettono di ottenere il caffè giusto per i miei clienti. La miscela base è Everyday, composta da caffè provenienti da Brasile e Guatemala (l’espresso è in vendita a un euro e mezzo, ndr): ha un buon corpo, al gusto presenta note di cioccolato che poi virano leggermente su albicocca e frutti rossi; l’acidità è comunque contenuta. A rotazione, come singole origini, propongo anche caffè di altri microtorrefattori».

Coffee pairing all'aperitivo: le proposte salate

All’ingresso nel locale, il primo incontro è con la sua piccola postazione, sulla quale si trovano alcuni pacchetti di caffè e delle campane di vetro poste su contenitori con diverse origini, con cui il cliente fa la prima conoscenza attraverso l’olfatto. Sul retrobanco si trova la macchina espresso Eagle One di Victoria Arduino. Fare accettare questi caffè così diversi dalla classica miscela italiana, con la loro tostatura più chiara, un corpo più leggero e la nota acidula degli Aarabica è stata ed è ancora un’impresa complessa. Non mancano gli abbinamenti tra i due protagonisti del locale, nei gusti caffè e tiramisù, ma anche in coffee pairing per il momento aperitivo: è piaciuto molto uno a base di gelato al gorgonzola con cialdine croccanti di polenta, abbinato a un filtro di Etiopia.

Via la plastica, sì al progetto di riforestazione

Il servizio è curato anche nella composizione dei contenitori: la plastica è stata eliminata e tutto è compostabile, dalle coppette ai cucchiaini ai tovagliolini. Non ci sono bottiglie di plastica, ma le borracce termiche in acciaio con il logo SensoLato di una startup della zona, Neh Italia: a ogni acquisto una parte del ricavato viene donato a un progetto di riforestazione e in ogni momento si può riempire il contenitore con acqua microfiltrata naturale o frizzante. Da parte sua Marco Lugarà procede la sua ricerca seguendo coordinate ben precise: «Dico sempre che non si può avere un buon gelato senza una materia prima eccellente e una conoscenza tecnica approfondita che permetta di ottenere il risultato finale desiderato. Quest’anno ho deciso di approfondire la ricerca e proporre i gusti del territorio, come le more di gelso, con cui abbiamo realizzato una granita, o il gelato al fieno d’alpeggio, con il buon profumo di erba tagliata che si respira durante le camminate estive in montagna. Esco di più dal laboratorio per confrontarmi con le persone, cogliere i loro gusti, comprendere le loro esigenze e scoprire se la base tecnica sulla quale sviluppo le diverse preparazioni è in grado di soddisfarli. Il gelato è forse più complesso da spiegare sui social, mentre la sua presentazione è immediata nel punto vendita e il cliente è più aperto alla prova, all’assaggio».

Settori paralleli, che beneficiano delle sinergie

Un nuovo gusto può incuriosire, fare emergere ricordi, suscitare una risata o semplicemente non incontrare il favore di chi lo sta assaggiando; del resto non tutti hanno gli stessi gusti. Con il caffè tutto è più complesso, a cominciare dal fatto che pochi sanno che esistono più tipologie, gusti e aromi tra i quali potere scegliere e da sperimentare. In questo caso risulta più efficace un’immagine sui social, ad esempio di un cold drip, con la sua struttura verticale un po’ “alchemica”, che fa scattare la voglia di provare cosa si ottiene da un’estrazione a freddo che si protrae per 4-6 ed anche 8 ore. I due settori sono assolutamente sinergici e vivono la propria realtà parallela, fatta di ricerca e del piacere di offrire gusti inediti: una creatività che i clienti di SensoLato apprezzano da sempre.

La tecnologia Pure Brew tra caffè, tè e cocktail a TMCF

Pure Brew Black Eagle Maverick
Victoria Arduino offre agli ospiti del Milan Coffee Festival un’esperienza sensoriale che abbraccia più settori tra bar, gelateria e pasticceria.
Macchina espresso Black Eagle Maverick
Macchina espresso Black Eagle Maverick

Dopo il CaffèCultureShow, l’evento britannico per il mondo del caffè e dei bar, ecco che l’esperienza della Pure Brew Technology, che si accompagna alla macchina espresso Black Eagle Maverick di Victoria Arduino, si presenta a The Milan Coffee Festival con estrazioni da abbinare a preparazioni nel mondo del cocktail, della pizza, della pasticceria e del gelato. Non solo con il caffè, ma anche con la collaborazione di realtà specializzate in tè, tisane, con cui fare degustazioni e infusi estratti con la tecnologia Pure Brew, un metodo innovativo che permette di estrarre il caffè sia in modalità espresso sia filtro. In quest’ultimo caso l’estrazione avviene senza pressione e utilizzando un filtro conico a doppia maglia brevettato dall’Azienda di Belforte del Chienti (MC).

Il calendario degli incontri.

Tutti i giorni alle ore 12 Jacopo Mercuro, titolare di 180 Grammi Pizzeria Romana e vincitore di diversi titoli come 3 Spicchi Gambero Rosso e Pizzaiolo dell’anno 50 Top Pizza, tiene un workshop dal titolo Pizza, burro e marmellata, con la preparazione di pizza al caffè, burro montato al caffè, crumble affumicato e una foglia di senape.

Lunedì 14 Novembre alle 12 Marco Radicioni, ideatore di Otaleg e gelatiere premiato con Tre coni Gambero Rosso, propone una speciale creazione di gelateria a base di caffè.

Durante la tre giorni alle 14.00 Giorgia Proia, pastry chef di Casa Manfredi, premiata come Migliore Pasticceria d’Italia presenta una sua nuova creazione di alta pasticceria a base Pure Brew Coffee.

Per gli amanti della miscelazione l’appuntamento è tutti i giorni alle 15.30 con Andrea Villa, titolare di M10, esperto di miscelazione e specialty coffee e Campione italiano coffee in good spirits 2020. Mentre la domenica si raddoppia alle 12 con i cocktail preparati da Franco Ponti Tucci, bar manager di Veloce Milano e Bertarelli Bistrot per Radisson Hotels.

Sabato 12 novembre alle 10 Wilden Herbals, azienda italiana che produce tisane e bevande a base di un’accurata selezione di erbe, propone la degustazione di una interessante selezione di tisane.

Lunedì 13 Novembre alle 10 Eastern Leaves, produttore di specialty tea, offre una tea experience con Pure Brew technology.

Coffee Grinder Championship, finale al Milan Coffee Festival

Logo Master Coffee Grinder Championship
Sono otto i finalisti che domenica 13 novembre dalle ore 14 si contendono il titolo di campione italiano della competizione messa a punto da Fabio Verona.

Quando, lo scorso febbraio, Fabio Verona ha dato il via al primo campionato di macinatura, il Master Coffee Grinder Championship, non si aspettava certo il successo di partecipazione e di consenso che la competizione ha via via raccolto attraverso le tappe di Carrara, Albignasego (PD), Torino, Trieste, per approdare alla finale nazionale in programma nell’ambito di The Milan Coffee Festival domenica 13 novembre a partire dalle ore 14,00.

I concorrenti si sfidano con l’obiettivo di trovare in tazza il profilo organolettico descritto da Paolo Scimone, titolare di His Majesty the Coffee, che fornisce il caffè della finale.

Gli otto finalisti provengono da tutta Italia: Luca Bernardoni, Matteo Beluffi, Nicola Sargentelli, Andrea Faggiana, Davide Giglio, Stefano Cevenini, Federico Cecconi, Gianluca Tofani. Come è avvenuto ad ogni tappa, la giuria è capitanata dal giudice internazionale Luca Ventriglia.

I concorrenti hanno a loro disposizione il grinder gravimetrico Solo di Grindie e la macchina espresso You di Sanremo Machines.

La premiazione è prevista per le 17,30, con la consegna al vincitore di un macinacffè Solo e premi offerti dagli sponsor: pulyCaff, Brita, Ims, Ipa, Metallurgica Motta, Rebel by LF e Sanremo.

Infine una festa per i concorrenti presso lo showroom Sanremo con un brindisi per il vincitore e soprattutto per sottolineare la buona riuscita di una competizione dalla formula interessante, che ha richiamato molti concorrenti e spettatori.

A Fabio Verona, docente Iiac, formatore per Costadoro e autore del libro Professione Barista - Manuale pratico per l’espresso perfetto, chiediamo come è nata l’idea di creare il Master Coffee Grinder Championship e il perché del suo successo.

«Quando tengo un corso e chiedo “qual è il principale compito di un barista?”, per lo più mi viene risposto “fare una buona estrazione, un buon espresso”, oppure “accogliere le persone”. Io rispondo “deve macinare il caffè”: il suo ruolo principale è  individuare la corretta granulometria e saperla controllare durante la giornata”; in caso contrario non si può ottenere un buon prodotto in tazza. Poi, certo, ci devono essere un buon caffè, una macchina performante, tanti elementi concatenati tra loro, ma tutto comincia dalla trasformazione dei chicchi in polvere di caffè». E prosegue: «Mi piace definire la gara che ho messo a punto come una competizione “popolare”, alla quale può partecipare chiunque pensi di essere in grado di gestire il macinino al fine di ottenere le note previste in tazza. Soprattutto partecipare o semplicemente assistere a una tappa del Master Coffee Grinder Championship significa cogliere l’occasione per una crescita professionale e per parlare e confrontarsi con altri operatori: un esercizio che è sempre molto utile».

A Deborah Santoro la vittoria del Concorso Nazionale Abi Professional

Deborah Santoro Concorso Nazionale Abi Professional
La vinctrice del Concorso Nazionale 2022 di Abi Professional, Deborah Santoro
La barlady siciliana si è aggiudicata la finalissima del concorso di Abi Professional, conclusosi con un podio tutto al femminile

È un podio tutto rosa quello del Concorso nazionale Abi Professional. Ad aggiudicarsi la vittoria nella finale del concorso è stata la barledy Deborah Santoro, di Messina, ma in forza al Resort Premium Pollina di Pollina (Palermo), piazzatasi  davanti ad altre due artiste dello shaker, Silvia D’Alonzo, seconda classificata, e Giulia Socia, arrivata terza.

L’atto finale della competizione è andato in scena nella Sala Massimo del Saracen Hotel Sand & Congress Center situato nella splendida cornice dell’Isola delle Femmine (Palermo), dove a gareggiare per il titolo nazionale c’erano con le loro originali e gustose ricette i 19 barman provenienti da tutta Italia impostisi nelle gare regionali o interregionali del Concorso.

Ricette che i finalisti hanno presentato a una giuria composta per la parte degustazione da Andrea Balleri, socio fondatore dell’associazione, Valerio Vitiello, bar supervisor a The Arts Club di Londra, e Antonino Scarpinato, maitre del Saracen, coadiuvati dallo chef Giuseppe Costa per la valutazione delle decorazioni e dei finger food. Per la parte tecnica dai consiglieri Abi Professional Mattia Perciballi e Alessandro Bonventi, e dal vicepresidente dell’associazione Silvano Evangelista.

Il podio del Concorso Nazionale

A imporsi su tutti è stata Santoro (sez Sicilia) con il suo First Time, personale rivisitazione del Cardinale, cocktail in voga negli anni Settanta, che ha realizzato miscelando una base di Skyy vodka a Martini Ambrato, Dom Benedictine, Campari, Marendy, completandola con zeste di limoni e decorando con daikcon, menta, ribes e limone. Drink dai decisi aromi di agrumi e amarena che la barlady ha accompagnato con un finger food composto da pane tramezzino, crema di formaggio, radicchio e formaggio.

Sul secondo gradino del podio si è piazzata Silvia D’Alonzo (sez. Abrusso Molise) del Bar Gelateria Belmò di Montesilvano (Pescara) con Amatoria Pocula, preparato con Edgar London Dry Gin, sciroppo ai frutti di bosco, sciroppo di limone, sciroppo di zucchero, gocce di Stillabunt e di bitter aromatizzato al pompelmo e decorato con una foglia d’oro e fiori edibili, accompagnandolo con meringhe ai frutti rossi.

A completare il podio Giulia Socia (sez Valle D’Aosta) della Birreria du Relais di Champoluc (Aosta) con Rosa Dei Venti, cocktail fresco e agrumeto dal finale amaricante, preparato con Bombay Sapphire Gin, Cointreau, Campari, succo di lime fresco, succo di cramberry e gocce di Stillabunt, decorato con twist d’arancia, foglie di ananas, sedano, aneto, fiori di ribes e beargrass. Al drink ha abbianto un finger food composto da una al gorgonzola e pralinata al pistacchio.

Insieme al terzo posto, Socia si è aggiudicata anche il premio per la migliore tecnica, mentre quello per la migliore decorazione è andato a Stefano Cosentino che ha vinto anche il primo premio per il Finger Food.

Il concorso Umberto Caselli

Novità di quest’anno il concorso Umberto Caselli, con il quale i soci Abi professional hanno voluto celebrare la scomparsa del presidente onorario dell’associazione. Concorso che si è svolto subito dopo la Finale Nazionale e nel quale i concorrenti dovevano cimentarsi nel creare. 30 i bartender che hanno preso parte alla gara e ancora una volta la vittoria è andata a una barlady, la siciliana Marcella May. Alle sue spalle Vincenzo Bongiovi, mentre al terzo posto si è classificato Domenico Militiello.

Le ricette del Concorso Nazionale Abi Professional

First Time di Deborah Santoro
Ingredienti:
30 ml Skyy Vodka, 20 ml Martini Ambrato, 10 Bénédictine Dom, 25 ml Bitter Campari, 10 ml Marendy, zeste di limoni
Preparazione:
mix and strain
Decorazione:
daikon, menta, limone, ribes
Bicchiere:
coppetta

Amatoria Pocula di Silvia D’Alonzo
Ingredienti:
40 ml Edgar London Dry Gin, 10 ml sciroppo ai frutti di bosco, 15 ml sciroppo di limone, 5 ml sciroppo di zucchero, 6 gocce Stillabunt, 4 gocce bitter aromatizzato al pompelmo
Preparazione:
shake and strain
Decorazione:
foglia d’oro edibile, fiori eduli

Rosa dei Venti di Giulia Socia
Ingredienti:
25 ml Bombay Sapphire Gin, 20 ml Cointreau, 10 ml Bitter Campari, 10 ml succo di lime fresco, 15 ml succo di cramberry, 6 gocce Stillabunt
Preparazione:
shake and strain
Decorazione:
twist d’arancia, foglie di ananas, sedano, aneto, fiori di ribes e beargrass.

L’Italia fa festa anche ai Top 500 bars

Top 500 bars Paradiso Barcellona
Giacomo Giannotti, proprietario del Paradiso di Barcellona, locale piazzatosi al primo posto della classifica dei Top 5oo bars
Dieci i locali della Penisola nelle prime 100 posizioni della classifica dei locali più influenti al mondo, guidata dal Paradiso di Barcellona di Giacomo Giannotti

Prosegue l’anno d’oro per il Paradiso di Barcellona (Spagna). Il locale di proprietà del bartender toscano Giacomo Giannotti e della moglie Margarita Sader, dopo il primo posto conquistato ai The World’s 50 Best Bars (leggi L’Italia e gli italiani fanno fiesta ai World’s 50 Best Bars 2022)¸ ha fatto il bis piazzandosi al vertice dei Top 500 bars, la lista dei più influenti bar del mondo tracciata da Le Cocktail Connoisseur, un ecosistema di social media dedicato al mondo bartending. Classifica (della quale riportiamo in calce le prime 100 posizioni) redatta aggregando migliaia di dati dal web sui cocktail bar di 127 città (erano 113 nel 2021) di 56 Paesi (53 lo scorso anno), integrati con le recensioni e le classifiche di altre realtà di settore. I dati vengono elaborati da un algoritmo, sviluppato ad hoc, che dà i risultati finali.

Vetta della lista che il Paradiso ha conquistato a scapito di un cocktail bar sempre a guida tricolore, il Connaught Bar di Londra, con a capo il trio Agostino Perrone, Giorgio Bargiani e Maura Milliag, che ora occupa la seconda posizione.

Ma la classifica svelata durante la serata di gala svoltasi all’Hotel Lutetia di Parigi ha regalato molte altre soddisfazioni all’Italia. Sono infatti ben dieci i locali della Penisola, distribuiti tra Roma, Milano e Firenze, piazzatisi nelle prime 100 posizioni, a fronte dei sette dello scorso anno (leggi Sette i locali italiani tra i primi 100 dei Top 500 bars), dei quali sei nelle prime 50 e uno nella top 10.

Il primo a comparire nella lista dei Top 500 bars è il Drink Kong di Roma, al decimo posto. Seguono il Locale Firenze, alla ventinovesima posizione, il 1930 di Milano, alla trentunesima, il Freni e Frizioni di Roma, alla trentasettesima, e un gradino più giù il Camparino in Galleria di Milano. Chiudono tra i primi 50, il Jerry Thomas Speakeasy di Roma, al 47° posto, e il Gucci Giardino di Firenze al 50°.

Ma l’elenco prosegue ancora con The Court di Roma, al 56° posto, seguito da due locali milanesi, il BackDoor 43 al 62° e il Carico al 78°.

La classifica dei Top 500 bars (primi 100 posti)

  1. Paradiso (Barcellona - Spagna)
  2. Connaught Bar (Londra - Uk)
  3. Jigger & Pony (Singapore City - Singapore)
  4. Lyaness (Londra - Uk)
  5. Little Red Door (Parigi - Francia)
  6. Atlas (Singapore City - Singapore)
  7. The Clumsies (Atene - Grecia)
  8. Tayēr + Elementary (Londra - Uk)
  9. Alquimico (Cartagena - Colombia)
  10. Drink Kong (Roma - Italia)
  11. Two Schmucks (Barcellona - Spagna)
  12. Hanky Panky (Città del Messico - Messico)
  13. Side Hustle (Londra - Uk)
  14. Manhattan Bar (Singapore City - Singapore)
  15. Licoreria Limantour (Città del Mexico - Messico)
  16. Salmon Guru (Madrid - Spagna)
  17. Maybe Sammy (Sydney - Australia)
  18. Swift (Londra - Uk)
  19. Katana Kitten (New York - Usa)
  20. Penicillin (Hong Kong - Cina)
  21. Floreria Atlantico (Buenos Aires - Argentina)
  22. ??? (Londra - Uk)
  23. Sips (Barcellona - Spagna)
  24. Coa (Hong Kong - Cina)
  25. Argo (Hong Kong - Cina)
  26. Native (Singapore City - Singapore)
  27. Artesian (Londra - Uk)
  28. Attaboy (New York - Usa)
  29. Locale Firenze (Firenze - Italia)
  30. Sidecar (Nuova Delhi - India)
  31. 1930 (Milano - Italia)
  32. Cafe La Trova (Miami - Usa)
  33. Dukes Bar (Londra - Uk)
  34. Silverleaf (Londra - Uk)
  35. Himkok (Oslo - Norvegia)
  36. Baba au Rum (Atene - Grecia)
  37. Freni e Frizioni (Roma - Italia)
  38. Camparino in Galleria (Milano - Italia)
  39. Overstory (New York - Usa)
  40. Le Syndicat (Parigi - Francia)
  41. Scarfes Bar (Londra - Uk)
  42. 28 Hong Kong Street (Singapore City - Singapore)
  43. Mo Bar (Singapore City - Singapore)
  44. Red Frog (Lisbona - Portogallo)
  45. Oriole (Londra - Uk)
  46. Danico (Parigi - Francia)
  47. Jerry Thomas Speakeasy (Roma - Italia)
  48. Dante (New York - Usa)
  49. 1862 Dry Bar (Madrid - Spagna)
  50. Gucci Giardino 25 (Firenze - Italia)
  51. Handshake Speakeasy (Città del Messico - Messico)
  52. Bar Benfiddich (Tokyo - Giappone)
  53. Analogue (Singapore City - Singapore)
  54. BKK Social Club (Bangkok - Tailandia)
  55. Double Chicken Please (New York - Usa)
  56. The Court (Roma - Italia)
  57. Panda & Sons (Edimburgo - Uk)
  58. Dr. Stravinsky (Barcellona - Spagna)
  59. Bemelmans Bar (New York - Usa)
  60. La Factoria (San Juan - Porto Rico)
  61. Three Sheets (Londra - Uk)
  62. BackDoor 43 (Milano - Italia)
  63. Employees Only (New York - Usa)
  64. Satan's Whiskers (Londra - Uk)
  65. Tipping Club (Singapore City - Singapore)
  66. Le 1802 (Parigi - Francia)
  67. Coupette (Londra - Uk)
  68. Tjoget (Stoccolma - Svezia)
  69. Barro Negro (Atene - Grecia)
  70. Elephant Room (Singapore City - Singapore)
  71. Angelita (Madrid - Spagna)
  72. Mace (New York - Usa)
  73. Tres Monos (Buenos Aires - Argentina)
  74. No Sleep Club (Singapore City - Singapore)
  1. Candelaria (Parigi - Francia)
  2. Nightjar (Londra - Uk)
  3. Donovan Bar (Londra - Uk)
  4. Carico (Milano - Italia)
  5. Zapote Bar (Playa de Carmen - Messico)
  6. Flying Dutchmen Cocktails (Amsterdam - Paesi Bassi)
  7. Cause Effect Cocktail Kitchen (Città del Capo - Sudafrica)
  8. Line (Atene - Grecia)
  9. Boadas (Barcellona - Spagna)
  10. Bar Trench (Tokyo - Giappone)
  11. Seed Library (Londra - Uk)
  12. Re- (Sydney - Australia)
  13. Presidente (Buenos Aires - Argentina)
  14. The Dead Rabbit (New York - Usa)
  15. Callooh Callay (Londra - Uk)
  16. The Cambridge Public House (Parigi - Francia)
  17. Live Twice (Singapore City - Singapore)
  18. The Everleigh (Melbourne - Australia)
  19. Copperbay (Parigi - Francia)
  20. Charles H (Seoul - Corea del Sud)
  21. Black Pearl (Melbourne - Australia)
  22. Smoke & Mirrors (Singapore City - Singapore)
  23. Papa Doble (Singapore City - Singapore)
  24. Darkside (Hong Kong - Cina)
  25. Bar Trigona (Kuala Lumpur - Malesia)
  26. Leyenda (New York - Usa)

 

Appuntamenti e incontri firmati Mumac e Gruppo Cimbali

Macchina espresso Faemina
Un ricco calendario di eventi si dipana tra la sede del Milan Coffee Festival e il Faema Flagship, che riapre in occasione del festival.

Gruppo Cimbali e Mumac Academy sono presenti con numerosi momenti di interesse e attività all’interno del Milan Coffee Festival, che si svolge dal 12 al 14 novembre presso il Superstudio Più di via Tortona.

Slayer, produttrice di macchine espresso di alta gamma a Seattle è sponsor del format The Roast Master: quattro macchine Steam EP sono a disposizione dei migliori torrefattori che si misurano in quattro discipline: The Espresso Smackdown, The Latte Art Showdown, The Brew Faceoff e The Signature Drink. Nell’area espresso bar, realizzata per permetter ai roaster di far provare ai visitatori i propri caffè, sono presenti una Steam LP  e una Single Group.

Mumac Academy è sponsor di The Lab, un articolato programma di laboratori studiati per offrire ai visitatori dimostrazioni interattive, conferenze e dibattiti su temi di attualità relativi al mondo del caffè. Gruppo Cimbali è presente con Faemina, una macchina espresso che è un vero oggetto di design. Di seguito il programma degli eventi.

Sabato 12 novembre – ore 15.00 - Patisserie & Drink Pairing con Fabrizio Barbato della pasticceria L’Île Douce di Milano: protagonista il miglior pairing tra caffè, tè e pasticceria all’interno della giornata per un’offerta a tutto tondo all’interno della propria attività commerciale.
Domenica 13 novembre ore 11.15  - Beans vs. Leaves: Coffee or Tea? con Rita Saiu e Alessandro Coda, Mumac Academy coffee specialists: viene proposto un percorso degustativo per capire e apprezzare differenze e similitudini, dalla filiera alla tazza finale, tra caffè e tè.
Domenica 13 novembre – ore 14.30 - Mumac presents: history, lab and coffee con Anna Cento, Mumac curator: evoluzione di usi e costumi nel consumo della bevanda e della tecnologia delle macchine per caffè nel tempo con una nuova chiave di lettura che parte dal restyling realizzato per il decennale del museo.
Lunedì 14 novembre – ore 11.15 -  How to become a champion: tavola rotonda in compagnia dei campioni: Carmen Clemente (World Latte Art Champion), Andrea Villa (Italian Coffee in Good Spirits Champion), Davide Cobelli (Italian Roasting Champion), Giacomo Vannelli (Italian Brewers Cup Champion), Matteo Pavoni (Italian Barista Champion), Niki Di Landa (Italian Ibrik/Cezve Champion) e Alessandro Coda come moderatore.

A pochi passi dal Superstudio Più, in via Forcella 7 si trova il Faema Flagship: a invitare gli ospiti a visitarlo ci pensa la Faema Bee, l’ape car brandizzata e attrezzata con una macchina President e un macinacaffè Groundbreaker.

Gli appuntamenti al Flagship:

venerdì 11 novembre: porte aperte ai roaster per effettuare le calibrazioni pre-gara;

sabato 12 novembre: dalle 10 alle 12colazione con le campionesse mondiali di Latte Art, Manuela Fensore e Carmen Clemente; alle 17.30 incontro con il campione barista Italiano, Matteo Pavoni;

domenica 13 novembre: il Flagship apre alle10.00; dalle 17 alle 21 Gruppo Cimbali organizza un aperitivo aperto al pubblico by Rita’s Riki Room con la partecipazione di Chiara Buzzi e Alessandro D’Alessio, con street-food e dj-set.

Lunedì 14, nella giornata “trade” del Coffee Festival, il Flagship rimane aperto tra le 10 e le 17,30 per accogliere visitatori e clienti.

Alla scoperta degli Infused Coffee con Ditta Artigianale

Infused Coffee di Ditta Artigianale
A the Milan Coffee Festival una linea innovativa di caffè frutto di fermentazioni controllate con lieviti e combinazioni con frutta e spezie.

Gli Infused Coffee saranno la nuova frontiera del bere caffè? Non abbiamo una risposta certa, ma, come osserva Francesco Sanapo, co-fondatore di Ditta Artigianale, insieme a Patrick Hoffer, «questi esperimenti all’origine stanno cambiando fortemente il gusto in tazza, e noi come professionisti siamo obbligati a porre la nostra attenzione su quello che succede nei paesi di origine. Dobbiamo valutare ogni forma di cambiamento e capire quale di queste segnerà fortemente il gusto del nostro caffè futuro.Si apre una porta fino ad oggi inesplorata che porterà a qualcosa di interessante. La mia curiosità mi porta sempre a conoscere le cose da vicino e ritengo giusto condividere questi esperimenti con i consumatori e gli amanti del caffè». Già tre anni fa, infatti, presentò un’inedito kit Taste & Learn che guidava a riconoscere i processi di fermentazione del caffè.

Ora, dal 12 al 14 novembre all’interno di The Milan Coffee Festival, Ditta Artigianale presenta tre caffè colombiani, ognuno dei quali ha subìto un processo di fermentazione con aggiunta di lieviti e frutta, che gli conferisce un gusto unico.

Come il caffè Pesca & lievito di vino, coltivato presso l’azienda agricola Santa Mónica, in Armenia, a 1500 metri di altezza. Si tratta di un caffè che è stato sottoposto ad un periodo di fermentazione anaerobica di 72 ore con la bacca di caffè insieme a polpa di pesca. Questa combinazione ed il suo gusto richiama la pesca dolce, con note floreali, cioccolato bianco e lime.

Proviene dalla stessa regione il caffè lavorato con Fragola & lievito di vino, caratterizzato da una percezione sensoriale che richiama il mango, la fragola, i fiori d’arancio ed il cacao. Sviluppato dalla Federación Nacional de Cafeteros è stato sottoposto ad un periodo di fermentazione anaerobica di 72 ore con caffè ancora in ciliegia e polpa di fragola più l’aggiunta di lievito di vino.

Infine, Cannella & processo anaerobico offre percezioni di spezie aromatiche, cioccolato, caramello e mandorle. Si tratta di un caffè coltivato presso l'azienda agricola Jardines Del Eden (Pijao) a quasi 1900 metri sul livello del mare. Sottoposto ad un periodo di fermentazione anaerobica di 48 ore, presenta l’aggiunta di bastoncini di cannella essiccati e acido tartarico. Il caffè è stato poi lavato delicatamente e collocato su letti rialzati mescolati con bastoncini di cannella al di sotto dei 35°C, fino a raggiungere il contenuto di umidità ideale. La varietà botanica di questo caffè è la caturra, originaria di Minas Gerais, in Brasile, ed è una mutazione naturale del red bourbon.

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