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Partita la nuova edizione di Lady Amarena Italia

Lady Amarena Italia 2023
Iscrizioni aperte fino al 23 ottobre per la nuova edizione del contest di Fabbri dedicato alle signore della miscelazione. 10 i posti in palio per la finale nazionale in programma a novembre a Roma

Nuova chiamata per le barlady italiane che aspirano alla corona di regina della miscelazione. Si sono aperte le iscrizioni per l’edizione 2023 di Lady Amarena Italia, la sezione nazionale del concorso di Fabbri 1905 dedicato alle professioniste del bancone.

Gara che si alterna all’edizione globale del cocktail contest, che si svolgerà il prossimo anno, alla quale insieme alla campionessa italiana prenderanno parte le vincitrici delle altre sezioni nazionali. All’ultima, svoltasi lo scorso anno e vinta dalla campionessa di Germania Linh Nguyen (leggi Trionfo di Linh Nguyen a Lady Amarena 2022), a sfidarsi per il titolo mondiale sono state in 14, in rappresentanza di altrettanti Paesi a testimonianza della forte vocazione globale della competition. Vocazione sottolineata anche dalla presenza della sessione “Resto del mondo”, confermata anche per l’edizione 2024, alla quale possono iscriversi le concorrenti non provenienti dai Paesi in gara.

Come partecipare a Lady Amarena Italia

La sfida posta alle barlady è sempre di creare un cocktail originale, alcolico o analcolico, che esalti l’unicità del gusto di Amarena Fabbri. Per quanto riguarda l’Italia, le barlady che aspirano al titolo hanno tempo fino al 23 ottobre per iscriversi sul sito del concorso, compilando l’apposito form con i dati personali, e presentare la propria ricetta, corredata da una foto del drink e da una sua breve descrizione. Le concorrenti possono anche caricare un video nel quale realizzano e descrivono (in inglese) il proprio drink, fatica che garantisce una maggiorazione di 5 punti nella valutazione della giuria di selezione.

Il cocktail può essere composto da un massimo di 5 ingredienti (eventuali decorazioni, guarnizioni e side non vengono conteggiati) e deve contenere necessariamente almeno uno di questi prodotti Fabbri 1905: Amarena Fabbri frutto o sciroppo, sciroppo Fabbri MixyBar Amarena, liquore bitter Marendry Fabbri o Gin Fabbri. È permesso l’utilizzo di basi di caffè, latte o tè, ma non di preparazioni di sciroppo home made.

Come si svolge il contest

Le ricette, corredate di foto e video, saranno pubblicate sul sito del contest e potranno essere votate dal pubblico e le 3 che otterranno il maggior numero di consensi godranno di una maggiorazione di punteggio nella fase di selezione (+10% al più votato, +7,5% al secondo e +5% al terzo).

Tutte le creazioni saranno valutate da una giuria di esperti che selezionerà le migliori 10 che accederanno alla finale nazionale. La valutazione degli esperti riguarderà gusto e bilanciamento del drink, suo aspetto e presentazione, comunicazione, ovvero nome della ricetta e la sua descrizione, replicabilità, aspetto quest’ultimo che interessa la riproducibilità della ricetta in termini di numero di ingredienti, loro reperibilità sul territorio nazionale, tempi di preparazione e drink cost.

La finale italiana

Le finaliste si contenderanno la vittoria del titolo italiano nella Notte delle Stelle, la “finale spettacolo” in programma a Roma il 28 novembre al Marriot Park Hotel. La gara si svolgerà infatti tra due altri importanti eventi per il settore miscelazione del Belpaese: il Convegno nazionale Aibes, il 27 e 28 novembre, e il nazionale Iba, il 29 novembre e il primo dicembre.

Nell’atto conclusivo della gara le concorrenti dovranno dare prova di tutta la loro abilità nell’arte della miscelazione, ma anche della capacità di raccontare e conquistare il pubblico di esperti, il tutto in diretta e rigorosamente in lingua inglese.

Ospiti di onore della serata alcune delle barlady trionfatrici del concorso, quali la campionessa mondiale in carica Linh Nguyen, Federica Geirola, Lady Amarena Italia 2021-22 (leggi Federica Geirola è la Lady Amarena Italia 2021), Noemi Marras e Jessica Fletcher, rispettivamente Lady Amarena Switzerland e Spain 2021-22.

Dinicaffè, torrefazione al femminile dove eccellenza ed etica si incontrano

Benedetta e Serena Nobili
Tra i soci fondatori di Caffè Speciali Certificati, propone caffè di alta qualità con progetti rivolti al sociale, alle donne, all’ambiente.

Del caffè non si butta via niente! racconta una vignetta scherzosa sulla pagina Facebook di Dinicaffè, che spiega come dagli scarti di produzione della torrefazione nasca un’eccellenza sostenibile: il materiale viene donato a Funghi Espresso, che produce funghi con metodi che hanno un impatto sull’ambiente pari a zero. Non solo: i sacchi di juta con cui viene trasportato il caffè dai Paesi d’origine sono donati al Consorzio Agrario che dà loro una seconda vita. Tutti i sacchetti del caffè sono stampati con inchiostro ecologico ad acqua e le consegne sono effettuate con un furgone elettrico, che non reca danno al pianeta.

Ma non c’è eccellenza senza etica: Dinicaffè è uno dei soci fondatori di CSC - Caffè Speciali Certificati, consorzio che da oltre vent’anni è fortemente impegnato nel controllo dell’intero processo produttivo del caffè, di cui assicura l’alta qualità e il rispetto per chi lo produce. Non solo; chi lo vuole può vivere l’esperienza di un tour guidato alla scoperta del caffè, della sua lavorazione e dei segreti di un espresso perfetto: una giornata di full immersion nel mondo spesso sconosciuto del caffè, con laboratori di tostatura, assaggi e pratica di come si realizza un espresso.

Quelle appena delineate sono solo alcune “pennellate” della realtà della Torrefazione fiorentina, nata nei primi del ‘900 con Alberto Dini come laboratorio artigianale nel centro storico della città; nel 1980 le figlie Elisabetta e Laura prendono le redini dell’azienda che nel 1996 punta decisamente sulla qualità quando, insieme ad altri torrefattori, Dini fonda l’Associazione Caffè Speciali Certificati, consorzio volto alla tutela della qualità del caffè e alla sua totale tracciabilità, dalla pianta alla tazzina. Nel 2009 subentrano Serena e Benedetta, figlie di Elisabetta, che mantengono viva la tradizione per la lavorazione di caffè di qualità e investono nella realizzazione di un coffee Lab interno all’azienda, adibito a laboratorio degustazione, sperimentazione e logo di formazione. L’attenzione all’aspetto sociale è sottolineato dal fatto che Serena e Benedetta sono tra i soci fondatori dell’associazione Women in Coffee Italy, riconosciuta da Iwca (International Women’s Coffee Alliance), la rete globale a sostegno delle donne lungo tutta la filiera produttiva del caffè.

Tra i nuovi ingressi in gamma c’è il caffè Guatemala Doña Lucero, frutto di un progetto di sviluppo sociale che coinvolge 80 produttrici guatemalteche che grazie all’impegno della onlus Amka e di CSC hanno avuto la possibilità di un riscatto economico e personale attraverso la produzione di caffè. Si caratterizza per le sue note floreali, di cioccolato al latte e sentori di miele.

A ottobre torna la Venice Cocktail Week

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Paola Mencarelli, organizzatrice della Venice Cocktail Week (credit foto: Veronica Gaido)
Dal 23 al 29 ottobre va in scena nella città della Laguna la terza edizione della manifestazione dedicata al bere miscelato di qualità. Coinvolti 31 locali che proporranno una drink list ad hoc e iniziative culturali sulla mixology e il mondo bar

Entrata nel novero dei principali appuntamenti nazionali dedicati al bere miscelato di qualità, torna in autunno la Venice Cocktail Week. La terza edizione della manifestazione, ideata e organizzata da Paola Mencarelli e il suo team, fondatrice anche della Florence Cocktail Week (leggi Conclusa con grande successo la Florence Cocktail Week 2023) e del Cortina Cocktail Weekend, con il patrocinio del Comune di Venezia e il sostegno di Vela, si terrà nella città della Laguna da lunedì 23 a domenica 29 ottobre 2023.

L’edizione 2023 della kermesse intende puntare i riflettori su insegne e professionisti che non sono sotto le luci della ribalta, ma che lavorano con qualità e consapevolezza. Uno strumento attraverso il quale ogni locale partecipante potrà far conoscere la propria identità. E tanti, ben 31, sono i locali coinvolti, tra cocktail bar e bar d’hotel, molti dei quali già protagonisti delle precedenti edizioni: una continuità che testimonia la crescita e il rafforzarsi di una community di bartender locali, che è poi tra gli obiettivi dell’iniziativa. Per quanto riguarda i primi si tratta di: Ai Do Leoni, Amo, Ancòra, Blue Drop Venice, Caffè Florian, Caffè Lavena, ChicBar, Grancaffè Quadri, La Barrique Wine Bar, Marciano Pub Venezia, Osteria I Rusteghi e San Giorgio Cafè.

Tra i bar d’hotel, invece ci sono: Alchemia del Ca’ di Dio, Arts Bar del The St. Regis Venice, Canova Bar del Baglioni Hotel Luna, Experimental Cocktail Club de Il Palazzo Experimental, Il Bar della Biblioteca del Nolinski Venezia, Il Caravellino dell’Hotel Saturnia & International, Le Maschere dello Splendid Venice, Lpv Bar del Londra Palace Venezia, Orientalbar & Bistrot dell’Hotel Metropole Venezia, Rose Bar del JW Marriott Venice Resort&Spa, Santa Cocktail Club Venezia dell’Hotel L’Orologio Venezia, Skyline Rooftop Bar dell’Hilton Molino Stucky Venice, The Bar dell’Aman Venice e Top of the Carlton Sky Lounge dell’Hotel Carlton on the Grand Canal.

La drink list

Anche questa edizione si volgerà secondo il copione ben consolidato della Venice Cocktail Week e delle manifestazioni sorelle. Copione che prevede che ogni locale per tutta la settimana proponga una drink list creata ad hoc, con 3 cocktail: un signature di libera creazione che esprima l’identità del locale; il cocktail RiEsco a Bere Italiano, preparato rigorosamente con ingredienti italiani di produttori italiani; un Aperitivo di Mezzogiorno, un drink fresco e leggero ideato per l’aperitivo di mezzogiorno, grande tradizione veneziana.

Tanti eventi in programma

Ad animare la settimana poi ci saranno numerose iniziative culturali (il programma è in via di definizione) sul mondo del bere miscelato e del bar, sia per il grande pubblico sia dedicati ai professionisti, che si terranno nei locali aderenti alla manifestazione. Tra questi ultimi seminari sulle tecniche di miscelazione e sui format di bar, masterclass e presentazioni di prodotti, presentazione di libri, tasting e un ampio spazio destinato all’intrattenimento, sia diurno sia serale, con ospiti di fama nazionale e internazionale.

Appuntamenti ci saranno anche nei locali Event Partner: Bar d’Hotel Partner e Cocktail Bar Partner che non presenteranno la drink list VCW23, ma che ospiteranno eventi culturali e ricreativi. Tutti gli appuntamenti della Venice Cocktail Week saranno aperti al pubblico e per la parte educazionale l’accesso sarà gratuito, con prenotazione, mentre gli altri eventi saranno a pagamento o su invito.

Dining With The Spirits: matrimonio tra mixology e cucina

Ad arricchire ulteriormente il palinsesto della manifestazione la Dining With The Spirits, iniziativa ideata sempre da Mencarelli per creare sinergie fra il mondo della mixology e quello della cucina. Coinvolti 22 ristoranti e cocktail bar della Serenissima che per tutta l'intera settimana o per una singola serata proporranno la loro interpretazione degli spirit in cucina, utilizzandoli come ingredienti nei loro piatti, in un singolo piatto o in un intero menu, o sviluppando intriganti pairing con cocktail o distillati lisci, creando anche eventi dedicati alla loro presentazione.

Ecco l’elenco dei locali: Algiubagiò, Antinoo’s Lounge&Restaurant del Sina Centurion Palace, Aromi Restaurant dell’Hilton Molino Stucky Venice, Arva dell’Aman Venice, Glam Enrico Bartolini del Palazzo Venart, Le Maschere dello Splendid Venice, Local, Marciano Pub Venezia, Oriental Bar&Bistrot dell’Hotel Metropole, Osteria I Rusteghi, Ristorante Canova by Sadler del Baglioni Hotel Luna, Ristorante La Caravella dell’Hotel Saturnia & International, Rose Bar del JW Marriott Venice, San Giorgio Cafè, Taverna La Fenice, Terrazza Aperol, Top of the Carlton Sky Lounge dell’Hotel Carlton on the Grand Canal, Venissa Osteria Contemporanea del Venissa Tenuta, Vero del Ca’ di Dio, Wisteria e Zanze XVI.

Inoltre, in linea con lo spirito comunitario che caratterizza la manifestazione, ci saranno anche collaborazioni con importanti cocktail week nazionali e internazionali, quali la Tel Aviv Cocktail Week, con guest i cocktail bar della città israeliana, la Yerevan Cocktail Week e la Trieste Cocktail Week (leggi Torna a settembre la Trieste Cocktail Week).

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Heavenly Gin, l’eleganza della semplicità

Heavenly Gin
Creato dall'imprenditore Celestino Ghezzi, il nuovo distillato è un dry gin artigianale, raffinato ed elegante, preparato con poche ed essenziali botaniche, pensato anche per il servizio in purezza

Sempre più ricco e vario il panorama gin italiano. Tra gli ultimi arrivati c’è Heavenly Gin, dry gin firmato da Celestino Ghezzi La semplicità del lusso, azienda di Vignate (Milano) attiva nella produzione di specialità food & beverge.

Il nuovo gin è nato all’insegna della filosofia che caratterizza tutta l’attività dell’azienda, fin dal suo nome: la produzione di prodotti raffinati e di alta qualità, preparati artigianalmente con pochi e semplici ingredienti, naturali e accuratamente selezionati. Tra le specialità per il fuoricasa vi è per esempio la linea di conserve gourmet Conser Vi Amo, dove tra le varie proposte troviamo le chiocciole, metodo Cherasco, sia al naturale sia con vari condimenti, come salsa alla puttanesca, trifolate, al sugo, o il Pomo d’Oro, pomodori di puglia essiccati e conservati in olio extravergine d’oliva, o il Re Tonno Rosso, con tonno rosso pescato in Sicilia, o la crema di tonno e pistacchi Tonno in Vacanza, o, ancora, la Bottarga di Tonno

Il gusto della semplicità

Tornando a distillato (alc 40% in vol), messa a punto da Celestino Ghezzi, fondatore della società, e perfezionata con una importante distilleria artigianale del Nord Italia, alla quale è stata affidata la produzione, prevede l’impiego di bacche di ginepro, coriandolo, salvia, rosmarino, pino mugo e qualche altra botanica tenuta top secret.

Realizzato artigianalmente, Heavenly Gin è un compound gin morbido, rotondo ed elegante, che si caratterizza per il perfetto bilanciamento delle sue botaniche, sia al palato, dove emergono delicate note di salvia e del pino mugo, sia all’olfatto, cui si presenta con un delicato bouquet di spezie.

Da servire liscio o miscelato

Equilibrio ed eleganza che ne fanno un distillato ottimo anche da servire in purezza, in bicchiere di tulipano, oltre che ingrediente da miscelazione. In questi ultimi casi è ideale per realizzare Gin&Tonic rinfrescanti, abbinandolo a toniche neutre che permettono di apprezzarne tutte le fragranze, magari guarnendo con foglia di salvia o rosmarino, ma anche per originali rivisitazioni di classici o nuove creazioni.

Un esempio, sono i cocktail ideati dai barteder del Bob Milano durante una serata dedicata al nuovo prodotto. Quali il Negroni Bianco, dove Heavenly Gin è stato miscelato a vermouth dry e Ghost Bitter, Naia, dove invece si è unito a succo di limone e mandorla salata, e Pomo d’oro, composto dal dry gin, cordiale al pomodoro ridistillato, tonica e guarnito con metà pomodorino pachino e foglio d’oro 24 k.

Cristallino, Heavenly Gin se viene tenuto in fresco diventa opalescente e ha un’altra particolarità nella sua bottiglia (formato 70 cl): questa è dotata di 3 led che la illuminano, generando un accattivante effetto scenico per longe bar o bar di discoteche, e che permettono di riutilizzarla, una volta consumato il gin, come elemento d’arredo.

 

Loste Cafè apre un secondo pdv al Certosa District

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A due anni dalla prima insegna, Stefano Ferraro e Lorenzo Cioli hanno bissato il concept in via Guicciardini

Loste Cafè raddoppia al Certosa District. L'insegna creata da Stefano Ferraro e Lorenzo Cioli ha un nuovo punto vendita in via Guicciardini. La bakery d'ispirazione nordeuropea porta così una delle migliori colazioni di Milano in una nuova zona. Da Loste Cafè è anche possibile fare un light lunch.

Il progetto Loste Cafè

Loste Café è un locale dedicato prima di tutto ai lievitati per la colazione. Come spiega il termine bakery, associato al brand, il concept allunga i propri prodotti anche negli altri pasti della giornata, proponendo tra gli altri hamburger e insalate. Stefano Ferraro, co-founder di Loste Cafè, è stato capo-pasticcere del Noma di Copenhagen. Ha anche lavorato con Joël Robuchon, Gordon Ramsay, Francisco Hernandez a Londra, e poi da Armani Aqua a Hong Kong, al Collage del Conrad Hotel a Tokyo con Maeda San, a Dubai e a Sydney con Jason Atherton. L'altro fondatore è Lorenzo Cioli, sommelier iniziato alla caffetteria con l’incontro con Tim Wendelboe al 108 di Copenhagen. Anche lui è reduce dall'esperienza al Noma. Prima ancora è stato al Viajante di Nuno Mendes, al The Arts Club e al The Square a Londra.

Il menu dolce di Loste Cafè

Il secondo Loste Cafè si sviluppa su 160 metri quadrati, di cui solo 100 occupati dal laboratorio. Al servizio sono riservati i restati 60 metri quadri più il dehors: 10 tavoli per 25 persone all’interno, 5 tavoli per 10-12 persone all’esterno. A loro offre un menu dolce e salato. Per la prima opzione sono in carta diversi prodotti (soggetti a variazioni). Si va dal The KEV, biscotto di pasta frolla ripieno con crema pasticciera e marmellata (2,50 €) al classico Cinnamon roll, una rondella a lievitazione naturale con cannella, burro e zucchero (2,80 €). Poi sono in elenco anche Cardamomo (impasto laminato con burro al cardamomo e glassa al caffè e arancio, 3 €), Pain au chocolat (3 €), Girella laminata con crema pasticciera e mirtilli (3,80 €), La salata (croissant con nduja e taleggio, 4,50 €) e il Cruffin (impasto laminato con nocciola e ganache al cioccolato salato, 3,50 €). Ampio spazio anche alla selezione di caffè.

Il menu salato

Loste Cafè chiude alle 15. Per questo Ferraro e Cioli hanno pensato a un menu salato veloce e d'impatto. Disponibili in carta: Focaccia barese con pomodori e origano (6 € mezza focaccia/12 € focaccia intera); Burrata con bottarga e zucchine (15 €); Trota salmonata, pesto di semi di girasole e finocchi (18 €); Risotto di orzo, pesto di erbe, crescione e parmigiano (15 €); Tartare di manzo, emulsione al burro nocciola e foglie di cappero (17 €); Insalata a base di sedano rapa, indivia, mela verde, noci e raspadura lodigiana (15 €).

L'intervista a Stefano Ferraro

Come nasce il secondo punto vendita di Loste Cafè?

Eravamo alla ricerca di uno spazio per ampliare la produzione e lo abbiamo trovato nell’head quarter di Whirpool Europa. Nella prima location il laboratorio era molto piccolo: volevamo lavorare meglio. Ci hanno cercato da Real Step, perché Whirpool non ha servizio mensa o caffetteria. Abbiamo aperto per fare servizio ristorativo ai dipendenti e accogliere i nostri clienti in un altro punto della città.

Cosa è cambiato nel nuovo spazio?

Con l’aggiunta di spazio intorno, abbiamo dato maggiore respiro nella proposta. Ad esempio, nel primo Loste Cafè non avevamo il controllo della temperatura. Ora avremo la possibilità di crescere e standardizzare il prodotto. infatti, a Natale arriveremo con i panettoni. Non vogliamo farlo perché siamo a Milano ma perché vogliamo fare il panettone più buono di Milano.

Come nasce il menu dolce?

Abbiamo in carta i must, poi lasciamo che la stagionalità ci ispiri.

Come nasce il vostro menu salato?

Elementi come la focaccia sono l’espressione della biodiversità del nostro team. Volevo una focaccia dall'inizio, che fosse a base di patate. Poi è arrivato Antonio Caggiano, che viene da Troia, in provincia di Foggia. Lui ha portato in alto la nostra offerta di focaccia. Abbiamo la barese, la classica e quella con l’impasto spesso. Ma quella che mi rende più orgoglioso è la focaccia con kimchy e gorgonzola, espressione dell'unione delle forze in laboratorio, dove lavorano anche Maddalena, lombarda, e Tj, coreana. I due ingredienti sono un omaggio alle loro origini.

Come la multietnicità ha arricchito il vostro lavoro?

Per molto tempo io e Lorenzo siamo stati gli stranieri in cucina. Gli standard contano, ma ci piace far spiccare le personalità dei diversi individui. Tanti della nostra clientela sono stranieri e ci fa piacere che anche in laboratorio ci sia l’espressione di questa multietnicità.  

La rivoluzione verticale del macinacaffè manuale Pietro

Macinacaffè manuale Pietro di Pietro Grinders
Prodotto da Pietro Grinders può montare due diversi tagli di macine al fine di ottenere la composizione del macinato più indicata per ogni estrazione.

 

Compatto, con l’esclusivo movimento verticale che permette di appoggiare il macinacaffè a un piano per effettuare la macinatura, Pietro è la “rivoluzione verticale” dei grinder manuali, sempre più utilizzati dai coffee lover ed anche all’interno delle caffetterie. Il corpo in allumino è studiato affinché tutte le parti a contatto con il caffè siano costruite in materiali certificati per uso alimentare.

Dotato di base antiscivolo per dare precedenza alla semplicità di utilizzo, ha macine da 58 mm piane poste verticalmente. La ghiera di regolazione Stepless effettua un giro di 360 gradi e ogni scatto equivale a circa 15 micron; una volta individuata la granulometria indicata per ogni preparazione, è facile ritrovarla grazie alle indicazioni numeriche sulla ghiera.

La vera rivoluzione del macinacaffè manuale prodotto da Pietro Grinders sono le macine, realizzate in acciaio M340 certificato per uso alimentare e prodotte dal reparto R&D di Fiorenzato in due diverse geometrie. Quelle B-Modal danno una curva bimodale, tipica della macinatura per espresso, in cui le particelle finissime, fines, e quelle più grandi, boulders, risultano equilibrate e consentono di estrarre la classica tazzina di espresso. Utilizzando le macine M-Modal invece, si ottiene una curva unimodale capace di ridurre il più possibile la concentrazione di fines e di avere un alto picco di boulders, per estrarre al massimo le aromaticità.

L’accesso alla camera di macinatura è studiato per permettere una pulizia accurata e precisa, resa ancora più semplice grazie alla zero retention, un meccanismo che elimina la ritenzione, macinando tutto il caffè introdotto ed evitando ogni tipo di spreco e di contaminazione, per una degustazione perfetta.

Giacomo Vannelli lo ha utilizzato nel corso dell’ultimo Sigep e ha notato come la qualità del macinato risulti ottimale. Inoltre, ha osservato «con un macinino manuale la qualità del macinato è migliore e non c’è rischio di surriscaldare il chicco del caffè. È sempre consigliato macinare a mano: con Pietro il risultato è molto uniforme, aiuta a trovare la giusta granulometria e ad avere un’estrazione perfetta». 

Una volta utilizzato, la leva a scomparsa rende il grinder un elemento d’arredo dal design piacevole e moderno, disponibile in sei colori.

Il gelato italiano vale 1,285 miliardi di euro

gelato
Secondo i dati analizzati dall'Osservatorio Sistema Gelato il Belpaese è primo in Europa per valore legato alla produzione, davanti a Francia e Germania

Il gelato italiano è quello che genera maggior valore in Europa. Lo dicono i dati Eurostat analizzati dall'Osservatorio Sistema Gelato. Infatti, nel 2022 la produzione di gelato a livello continentale ha generato 6,4 miliardi di euro. Questo dato mette l'Italia a capo della classifica europea, davanti a Francia e Germania. Ma i dati si capovolgono quando si parla di quantità.

Gelato italiano: i numeri

In Italia la produzione è stata pari a 1,285 miliardi di euro con una crescita del 60% rispetto al 2021. Il dato evidenzia una crescita del 20% rispetto al 2021 e del 19% rispetto al 2019. L’Italia si piazza quindi al primo posto in Europa per valore della produzione di gelato. Al secondo posto troviamo la Francia con i suoi 1,140 miliardi di euro. Terza la Germania con 930 milioni di euro. Crescono anche le esportazioni di gelato italiano. Nel 2022 l’export è stato pari a 357 milioni di euro. Negli anni precedenti le cifre erano 311 milioni per il 2021 e 242 milioni per il 2020.

L'Italia non fa quantità

Nonostante la quantità di gelato prodotta in Italia sia cresciuta del 5% e siano aumentate le catene legate a questo prodotto, su questo fronte il Paese rimane dietro Francia e Germania. Quest'ultima è prima con 620 milioni di litri prodotti. Seconda la Francia con 590 milioni. L'Italia è solo terza con 571 milioni di litri, dato comunque in crescita rispetto al 2021, quando la produzione nazionale si fermò a 381 milioni di litri. Da segnalare che le industrie italiane hanno prodotto ad un valore medio di 2,25 euro al litro, le francesi a 1,93 euro e le tedesche a 1,50 euro.

Macap, ergonomia e design nei grinder MI20 e MI40 Touch

Display nuovi macinacaffè Macap
Tre modalità di lavoro tra cui scegliere, quattro dosi programmabili e un’interfaccia dinamica con icone facili e intuitive.

Hanno un design moderno e accattivante i macinacaffè on demand della linea professionale di Macap MI20 Touch e MI40 Touch, progettati in collaborazione con lo studio V12 Design di Milano.

Si caratterizzano per uno stile lineare e compatto che accoglie un display touch screen da 3,5” e un’interfaccia tecnologica intuitiva che è stata sviluppata all’interno dell’Azienda di Maerne di Martellago (VE), con una homepage dinamica con icone facili e intuitive. Tre le modalità di lavoro tra cui è possibile scegliere: standard, Push & Grind o Barista, con quattro dosi programmabili e funzione Fast Porgram. Dal display del macinacaffè MI40 Touch si può inoltre regolare la velocità della ventola di raffreddamento su cinque livelli. 

MI20 Touch ha macine piane da 58 mm, tramoggia da 500 grammi, misura 194 x 307 x 440 mm, pesa 7,5 chili e ha una produzione di 2-2,6 grammi/secondo; MI40 Touch ha macine piane da 65 mm, tramoggia da 1,2 chili, misura 194 x 307 x 560 mm, pesa 8,9 chili e ha una produzione di 2,6-3,3 grammi/secondo. 

Entrambi i modelli sono dotati di piattino estraibile e di forcella in metallo con rivestimento antivibrazione per la massima comodità. La luce led illumina le aree di lavoro e una porta USB-C sotto il display rende gli aggiornamenti del software e le personalizzazioni veloci e semplici.

MI40 Touch è inoltre dotato di una ventola di raffreddamento regolabile e di prese d’aria per aspirazione forzata sul basamento, per evitare il surriscaldamento e avere il massimo delle performance in ogni momento, senza nessun calo di produzione. 

Disponibili con due versioni di regolazione - a scatto o micrometrica - questi macinadosatori si distinguono per l’ergonomia. Permettono inoltre di scegliere il più adatto a ogni ambiente fra tre colorazioni disponibili: nero, grigio e bianco, anche con finitura cromata. 

Tra gli optional ci sono le macine piane in titanio.

Belvedere 10, la nuova espressione della luxury vodka

Belvedere 10
La nuova nata del marchio di luxury vodka è ottenuta da un'unica varietà di segale bio, coltivata in un solo campo in Polonia. A sottolineare il suo carattere esclusivo la bottiglia, dal design ricercato

Raffinata ed elegante nel gusto, nella formula e nel pack. È Belvedere 10, la nuova espressione di vodka del luxury brand polacco del Gruppo Lvmh - Moët Hennessy. Un distillato raro, ottenuto da un solo raccolto annuale di una singola varietà di segale, coltivata in un solo appezzamento: insomma, una vodka nata all’insegna dell’esclusività.

Belvedere 10 è infatti ottenuta con segale biologica Heritage Dankowskie Diamond, scelta per il suo raffinato carattere ricco di sfumature. La segale, piantata in agosto, è coltivata con pratiche bio in un campo della tenuta Bartężek, nel distretto polacco dei laghi Masuri, in quantità limitata, e raccolta circa dopo un anno.

Un lungo processo di lavorazione

La pregiata materia prima viene quindi sottoposta a un articolato processo di lavorazione messo a punto nel 1910, anno di fondazione della distilleria Żyrardów, dove Belvedere viene prodotta, e aggiornato ai nostri tempi. Dopo la raccolta, la segale viene riscaldata delicatamente a fuoco lento insieme all’acqua, per produrre un mash, che poi viene fatto fermentare con un lievito selezionato di proprietà del marchio. Seguono 4 distillazioni in piccoli lotti nella distilleria, in Polonia, dotata di alambicchi a colonna in rame che, sfruttando l’energia del fuoco, elevano il carattere della segale. Il distillato viene filtrato con filtri di cellulosa naturale e poi fatto riposare per 10 mesi, in modo che possa sviluppare la sua consistenza e morbidezza.

Morbida, elegante, raffinata

Consistenza e morbidezza che costituiscono due delle principali caratteristiche di questa vodka (alc 40% i vol), che presenta al naso note brillanti di cocco, cacao e vaniglia, con un accenno agrumato e fresco di limone, mentre al palato è cremosa, con una leggera dolcezza di miele insieme a note di caramello e caffè, con un finale elegante con note persistenti di nocciola pralinata e ricco cacao.

Una bottiglia di alto design

Da servire liscia o con ghiaccio, Belvedere 10 ha un ulteriore elemento distintivo nel suo pack, una bottiglia da 70 cl dal design studiato per esaltare l’esclusività e la ricercatezza del contenuto, anche attraverso scelte formali che creano un continuo gioco di rimandi con le materie prime e la produzione del distillato. La bottiglia si sviluppa in altezza su 10 livelli, richiamando le 10 fasi del processo di produzione di questa vodka, mentre il suo colore bianco rimandano alla purezza del distillato. I riferimenti al contenuto proseguono nelle sfaccettature cesellate che conferiscono al pack uno scintillio simile a quello di un diamante, omaggio alla varietà della segale utilizzata, la Diamond.

Zacapa e chef Cracco celebrano il Rum day con quattro pairing d’autore

Zacapa Cracco Portofino
La giornata internazonale del distillato si festeggia (fino a fine settemre) alla terrazza del Pitosforo di Portofino con quattro signature a base del rum del Guatemala proposti in abbinamento alle creazioni dello chef

Il 16 agosto è il Rum day, la giornata di festeggiamenti dedicata a uno dei distillati più amati e da sempre grande protagonista della mixology. Un evento nato negli Usa come giornata nazionale e presto impostosi nel resto del mondo, assumendo il carattere di manifestazione internazionale. Per l’occasione Zacapa, il rum ultra premium del Guatemala di proprietà del colosso beverage Diageo, ha organizzato uno speciale appuntamento.

L’indirizzo è quello della terrazza del Pitosforo, il ristorante di chef Carlo Cracco nell’iconica piazzetta di Portofino. Locale dove il brand si è trasferito per l’estate, per l’esattezza da luglio a settembre, per proseguire la felice esperienza di contaminazione tra il distillato e la cucina dello chef, grazie alla collaborazione tra Cracco e Lorena Vasquez, maestra mezcladora di Zacapa, già sperimentata in tutto il mese di giugno presso il ristorante Cracco in Galleria Vittorio Emanuele a Milano (leggi Quattro drink signature aprono la temporary experience di Rum Zacapa da Carlo Cracco).

Nella terrazza del Pitosforo, il 16 agosto e fino a fine settembre, a partire dall’ora dell’aperitivo verranno proposte delle ricette esclusive a base del rum abbinate a speciali creazioni di Cracco e uno Zacapa XO on the rocks per il dopocena.

I cocktail abbinati ai piatti

Più nello specifico, quattro sono i signature cocktail realizzati dagli ambassador Diageo per sposarsi con i piatti dello chef, tutti con protagonista Zacapa 23.

Dark&Stormy, un cocktail persistente, ma facile da bere, con le sue note acide e speziate, e composto da due parti di Zacapa 23, una di succo di lime e un top di ginger beer. Guarnito da un ciuffo di menta e una fettina di lime, che ne esaltano la freschezza, è accompagnato da tostada di mais, tonno e avocado, oppure da guacamole di avocado, cetriolo e pomodoro marinato.

Skinny “Beach” nasce invece dall’unione della nota acida del succo di pompelmo con la dolcezza dello sciroppo d’agave e gli eleganti sentori di Zacapa23. Ben bilanciato tra dolcezza e acidità è proposto con Tortillas con pulled fish, germogli marinati e coriandolo.

Polpa di maracuja, succo di lime, sciroppo di maracuja e Zacapa23 compongono la terza ricetta, Mayan Daiquiri, che ha il suo pairing nella Cheviche di branzino, verdure in carpione e lime, oppure nelle Empanadas di gamberi, sedano e prezzemolo. Proposte che esaltano la dolcezza del cocktail che però mantiene un bilanciamento sofisticato.

Conclude la speciale drink list il Ron Fashioned, originale rivisitazione del grande classico Old fashioned a base di Zacapa23 miscelato con Bitter Angostura e sciroppo d’agave. Il cocktail che ha la sua essenza nell’equilibrio tra note dolci e amare, è guarnito con un’orange peel ed è abbinato con Tortillas con pulled pork, cipolla rossa marinata e coriandolo.

La nuova funzione di Eagle One è Vis, la bilancia virtuale

Eagle One di Victoria Arduino
Una tecnologia esclusiva sviluppata per stimare digitalmente la giusta dose di prodotto erogato attraverso un calcolo algoritmico.

Design, prestazioni e sostenibilità si uniscono nella macchina espresso Eagle One di Victoria Arduino, nata per rispondere alle esigenze dei baristi più esigenti. Due anni fa la macchina è stata inserita nella selezione annuale di Adi Design Museum tra i migliori prodotti del design italiano.

L’ultima tecnologia nata per semplificare il lavoro al banco bar e assicurare la giusta dose in ogni tazza è la bilancia virtuale Vis - Virtual Intelligent Scale, che velocizza il flusso di lavoro rispetto alle precedenti versioni ed effettua il monitoraggio della dose a ogni shot.

A “pesare” l’espresso erogato è infatti una bilancia virtuale intelligente, che stima digitalmente la giusta dose in tazza attraverso un algoritmo.

Per ottenere questa nuova prestazione è sufficiente impostare il parametro relativo al peso in grammi del liquido desiderato in tazza a ogni estrazione; effettuato il settaggio non resta che premere il pulsante e il sistema moniterà automaticamente il flusso per ottenere la giusta dose.

Oltre a ridurre gli sprechi, la nuova tecnologia viene implementata senza l’utilizzo di componenti aggiuntivi e senza modificare il design.

Eagle One è stata sviluppata per ridurre l’impatto ambientale che deriva dalla sua realizzazione e dal suo utilizzo grazie a nuovi materiali e tecnologie. Così, il motore Neo utilizza un sistema di riscaldamento istantaneo con un sistema di isolamento che riduce non solo la dispersione di calore, ma anche il consumo di energia. Funziona pressoché in modo istantaneo in quanto viene risaldata solo la quantità d’acqua necessaria per l’estrazione; grazie a ciò, risultano ridotti i costi legati al consumo energetico, a fronte di produttività e prestazioni che rimangono elevate. 

L’analisi del ciclo di vita (Life-cycle assessment), un metodo strutturato e standardizzato a livello internazionale che permette di quantificare i potenziali impatti sull’ambiente e sulla salute di un bene o un servizio, a partire dal consumo di risorse e dalle emissioni, ha dimostrato che il suo impatto ambientale è inferiore del 23% rispetto a una macchina della stessa categoria. A ciò contribuisce anche la tecnologia Ters (Temeprature Energy Recovery System) che utilizza l’acqua scaricata per preriscaldare quella in ingresso, con un risparmio dell’8% sul consumo totale della macchina.

Chill, l’iced cappuccino di Eraclea

Eraclea Chill
Da preparare nel blender o nel granitore, pronto in un minuto, l'iced cappuccino del marchio di Lavazza è ideale anche per il consumo on the go e risponde alle nuove tendenze di consumo dei clienti più giovani

Punta al target giovane, guardando anche al consumo on the go, la novità per l’estate firmata Eraclea. Si tratta di Chill, un iced cappuccino pensato per i consumatori della generazione Z e, più in generale, per appagare la sete di novità di un pubblico desideroso di assaporare una bevanda fresca e gustosa, ideale sia per i momenti di condivisione sia per le pause in solitaria, il “me time”.

Semplice e veloce da realizzare, Chill ha una doppia modalità di preparazione, con granitore o blender in modo da rispondere alle esigenze di tutti i bar. In entrambi i casi la preparazione è simile a quella della classica crema al caffè: si mette il preparato nella macchina, si aggiunge acqua o latte, si mixa e si aggiunge ghiaccio. Da questo punto in poi si procede dando campo libero alla creatività del barista o ai gusti e alle richieste del cliente. Chill si può infatti personalizzare con i più diversi ingredienti, per esempi con panna motata, granelle, scaglie di cioccolato, o con i topping Mr Cream Eraclea al cioccolato e alla nocciola.

Da preparare al momento e pronto in meno di un minuto, Chill è fornito con il materiale per il suo servizio, tra i quali il bicchiere in carta dai colori brillanti pratico da portare in giro. Con la nuova soluzione il brand di Lavazza conferma la sua attenzione ai trend del mercato, che cerca di soddisfare sviluppando prodotti distintivi e offrendo agli operatori bar accattivanti per attrarre flussi di clienti e creare nuovi momenti di consumo.

 

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