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Con Acqua Alma il Gruppo Celli dà il via alla Water(r)evolution

Acqua Alma bar

Innescare una rivoluzione dei consumi di acqua da bere all’insegna della qualità e della sostenibilità ambientale. È quanto si propone il Gruppo Celli che, in un mercato, quale quello italiano, primo al mondo per consumi di acqua minerale, propone al mondo dei locali una strada diversa per soddisfare la sete di acqua di qualità dei loro clienti: l’acqua di rete trattata ed erogata attraverso sistemi professionali.

Cuore di questa proposta sono gli innovativi erogatori, che il Gruppo, tra i principali produttori mondiali di soluzioni per la spillatura della birra e dei soft drink, ha messo a punto con Cosmetal, specializzata nella produzione di soluzioni innovative per l’acqua da bere. Sistemi progettati per garantire un consumo più responsabile dell’acqua, contribuendo a combattere lo spreco di bottiglie monouso e offrire maggiore efficienza al locale.

La “materia prima” è infatti l’acqua potabile di rete, di per sé già sicura, la cui qualità viene migliorata dagli impianti Acqua Alma, al momento stesso nel quale viene versata, grazie alla tecnologia di microfiltrazione della quale sono dotati, che ne elimina le sostanze indesiderate e il sapore di cloro che spesso ne altera il sapore. Un processo che non impoverisce l’acqua di rete, mantenendo pressoché inalterati i valori di sali minerali, ma ne migliora le caratteristiche organolettiche e il gusto. L’acqua viene poi erogata sia naturale sia gassata alla temperatura desiderata: livello di gasatura e temperatura di erogazione si possono infatti regolare a piacere, per soddisfare al meglio ogni esigenza di gusto.

Pratiche, le soluzioni Acqua Alma garantiscono grandi vantaggi anche sotto il profilo dei costi e rendono il locale più amico dell’ambiente. L'acqua è sempre disponibile ed è davvero a “km zero”, in quanto l’acqua utilizzata è quella che arriva direttamente nel locale attraverso l’acquedotto. Questo significa che non c’è più bisogno di stipare scorte di casse di acqua nel magazzino, liberando spazio prezioso da destinare allo stoccaggio di prodotti e beni a maggior valore. In questo modo ci si libera anche di tutte le incombenze e i disagi legati alla consegna, al ritiro vuoti e alla movimentazione colli, e quindi dei costi, in termini di lavoro e tempo, di queste attività.

Soprattutto, le soluzioni Acqua Alma garantiscono una gestione più efficiente e sostenibile dell’acqua, abbattendo gli sprechi della preziosa risorsa e l’utilizzo e la circolazione di bottiglie di plastica, contribuendo a ridurre le emissioni di CO2 legate alla loro produzione e trasporto.

Miscelazione a zero sprechi

Miscelazione a zero sprechi
Miscelazione a zero sprechi
Creare menu stagionali, usare ogni frutto al 100%, ridurre gli imballaggi. Piccoli gesti quotidiani per rendere il bar un posto migliore

Scriviamo a pochi giorni dall’Heart Overshoot Day, quel giorno che cadrà tra fine luglio e primi di agosto, in cui l’uomo avrà consumato tutte le risorse che la natura può rinnovare in un anno sulla Terra. Ogni anno la fatidica data cade sempre prima nel calendario. E questo non è altro che uno dei tanti esempi di come un consumo più consapevole delle materie prime e un approccio più sostenibile nella nostra vita di tutti i giorni non sia solo una buona prassi, ma anche una cosa sempre più impellente e necessaria.

Siamo abituati a credere che le nostre azioni in materia di sostenibilità ambientale siano solo una goccia nell’oceano e che non abbiano alcuna influenza su larga scala, ma ci siamo mai fermati a pensare a quanti sacchi della spazzatura produce il nostro bar ogni anno? Provate a moltiplicarli per il numero di bar della vostra città, e provate a pensare quanta carta, plastica, vetro, alluminio e materiale organico non smaltibile questi immetterebbero sull’ambiente se buttassero tutto nel bidone dell’indifferenziata. Sembra anacronistico parlare di raccolta differenziata nel 2019, ma nel nostro Bel Paese siamo di poco sopra al 50% come percentuale di riciclo dei rifiuti, un dato molto lontano dall’essere considerato soddisfacente. Per fortuna però, vari campanelli di allarme e sensibilizzazione stanno viaggiando molto velocemente grazie al mondo interconnesso, e piano piano il tema della sostenibilità nel mondo del bar sta diventando uno degli argomenti più rilevanti, grazie a una bar industry più consapevole guidata da alcuni illustri apripista. Sul finale del 2013, dal genio creativo di Mr Lyan (Ryan Chetiyawardana), apriva a Londra White Lyan: il primo bar ad avere come obiettivo quello di non utilizzare materiali deperibili e a ridurre al minimo la produzione di spazzatura (si dice che a fine settimana buttasse via l’equivalente in peso di un sacchetto domestico).

Era un progetto radicale, concettuale e difficilmente replicabile, quello di non usare tra le altre cose né ghiaccio né frutta né succhi; ma è stato quello che ha dato il via a una visione di bar più mindful. Il tema della sostenibilità rimarrà presente nella filosofia di bar di Mr. Lyan, e sarà applicato anche alla drink list di Dandelyan, i cui metodi di lavoro rimarranno volutamente segreti fino al momento in cui due membri dello staff si distaccheranno e daranno vita a un movimento chiamato Trash-Tiki. Parliamo di Kelsey Ramage e Iain Griffith, due barman canadesi che dal 2016 girano il mondo con il loro concept bar in stile Tiki tutto improntato sul riutilizzo di materiale di scarto, ripensando a come sfruttare al meglio ogni ingrediente dietro il bancone che altrimenti verrebbe buttato.

Usare la frutta al 100%

Ogni giorno nel cestino del materiale organico di un bar finiscono frutti che vengono dall’altro lato del mondo e hanno un costo sull’ambiente che è meglio non calcolare se vogliamo evitare di deprimerci la prossima volta che guardiamo una cassa di lime: il minimo che si possa fare è cercare di utilizzare tutto il frutto ottimizzando sia i costi del bar sia gli sprechi. Le scorze di un lime possono essere utilizzate per fare un oleo saccharum o come base di un cordiale. La polpa di alcuni frutti che vengono centrifugati - come le mele o gli ananas - può essere frullata insieme ad acqua calda e zucchero per fare uno sciroppo. Lavorare costantemente con un menu che segue il ciclo della stagionalità dei prodotti è un’altra tecnica che aiuta non solo a mantenere i costi bassi e a lavorare un frutto nel suo massimo livello di gusto e maturazione, ma è anche un modo di avere un impatto minore sulle energie impiegate per far arrivare un frutto che non appartiene al nostro ecosistema. La fortuna di vivere in un Paese come il nostro, ricco di ottime materie prime, è un grande vantaggio se lo si paragona alle difficoltà che hanno Paesi del Nord Europa, che sono i più avanguardisti nel foraging (la ricerca di erbe, frutta, radici e spezie in natura, da utilizzare nell’alimentazione o al bar) nonostante la scarsità di risorse.

Piccole pratiche quotidiane

Un bar sostenibile passa attraverso tante piccole pratiche quotidiane che vanno dall’essiccare la frutta tagliata che avanza a fine serata all’ingegnarsi, anche con l’aiuto dei fornitori, per evitare di creare troppo materiale di imballaggio non facilmente riciclabile: non basta smettere di utilizzare le cannucce di plastica (anche se questa è, per fortuna, una abitudine sempre più frequente), ma laddove possibile si può smettere di usare le bottigliette di acqua da mezzo litro, magari sostituendo con aziende che lavorano con il vetro a rendere, oppure vendendo acqua minerale a bicchiere. Il tovagliolo che viene servito sotto ogni drink può essere in alcuni contesti sostituito da un sottobicchiere in cartone, magari ricavato dalle scatole di imballaggio. L’approccio più facile da applicare - anche se sembra fin troppo semplicistico a dirsi – è cominciare a domandarsi ogni volta che stiamo per buttare qualcosa nel cestino: Perché lo sto buttando via? C’è forse un altro modo in cui potrei utilizzarlo?

Ogni azione, anche la più piccola, se adottata su larga scala può fare la differenza e sensibilizzare anche chi con le proprie azioni ha un potenziale molto più grande del nostro: si pensi alle tante grandi aziende che si stanno muovendo in direzione della sostenibilità come la catena Four Seasons Hotel che ha abolito le cannucce di plastica.  La vera scommessa per il nostro futuro si sta giocando ora, dietro i nostri banconi e nelle nostre case, e gli sforzi per vincerla non sono poi così grandi: basta usare un po’ di fantasia e voglia di trasmettere ai propri clienti la nostra passione.

Obiettivo plastic-free: eliminare le cannucce non basta

Obiettivo plastic free
Obiettivo plastic free
Liberarsi dalla plastica, a partire dal monouso, non è un’impresa impossibile. Sono sempre più numerosi i locali che hanno fatto questa scelta. Grazie anche a un favorevole clima culturale

Basta esserne consapevoli: non faremo mai a meno della plastica in toto, ma possiamo impegnarci per portare avanti la nostra attività in modo da ridurne sensibilmente i consumi e mandare un messaggio importante al cliente. Approcciarsi alla lotta alla plastica impone di tenere conto di alcuni elementi fondamentali. Primo: a oggi la plastica usa e getta, che serve a realizzare tanti prodotti di uso comune al bar, non è ancora tutta al bando in Italia. Secondo: il mercato non è prontissimo per una sostituzione totale di quei prodotti. Terzo: i costi per rendere “plastic free” il proprio esercizio commerciale sono altissimi. Bisogna avere le spalle larghe e la consapevolezza (appunto) di fare un investimento anche di immagine e comunicazione. Di contribuire a promuovere la cultura della sostenibilità. Operazione giusta, sacrosanta. E, a questo proposito, meglio avere ben chiaro in mente il punto quattro: che cosa comunicare al consumatore. La risposta? Che solo un corretto smaltimento dei rifiuti salva oceani e animali marini.

La direttiva Ue: vietati dal 2021 alcuni articoli monouso in plastica

Ripartiamo dai fatti. L’Europa ha una strategia di lungo periodo per salvaguardare l’ambiente dalle materie plastiche. Il Parlamento europeo ha approvato una direttiva che vieta dal 2021 alcuni articoli monouso in plastica. Sono piatti, posate, cannucce, cotton fioc e bastoncini per palloncini. Per altri prodotti, come contenitori per alimenti e tazze per bevande, è prevista “solo” una riduzione dei consumi. Per altri ancora, come le bottiglie di plastica, un “re-design” più attento all’ambiente (il tappo non si dovrà più staccare dalla bottiglia una volta aperta la stessa, per evitare che diventi un rifiuto a se stante), ma non un bando. La direttiva prevede anche nuovi requisiti di etichettatura (per evidenziare l’impatto ambientale dei rifiuti e spiegare meglio al consumatore come devono essere smaltiti) e che il 90% delle bottiglie di plastica debba essere raccolto separatamente dagli stati membri dell’UE entro il 2029. In più, le bottiglie di plastica dovranno contenere almeno il 25% di materiale riciclato entro il 2025 e il 30% entro il 2030.

Perché la plastica monouso è un problema? Secondo dati raccolti da Legambiente, l’Italia è il secondo Paese europeo per plastica prodotta: ogni anno vengono immesse al consumo tra i 6 e 7 milioni di tonnellate di plastica. Il danno si tocca con mano sulle nostre spiagge, dove troviamo in media 620 rifiuti ogni 100 m, e l’80% è in plastica. I rifiuti più frequentemente rinvenuti sono frammenti di oggetti di plastica, tappi, cotton fioc, frammenti di imballaggi di polistirolo, bottiglie di plastica, bicchieri, cannucce, posate, piatti di plastica. Insomma, vincono gli oggetti “usa e getta”. Secondo Legambiente, la direzione principale per affrontare il problema è la drastica riduzione del ricorso alla plastica, la riprogettazione di imballaggi e oggetti nella direzione della durevolezza e della riusabilità, prima ancora che dalla riciclabilità. L’approccio, insomma, sposato dalla UE con la direttiva di cui sopra.Quella direttiva, però, dovrà essere recepita dagli Stati membri (Italia inclusa) entro 2 anni. Il Governo si è impegnato a fare in fretta. Nel frattempo da noi i sacchetti di plastica sono già banditi (dal 2011) e da quest’anno stessa sorte è toccata ai cotton fioc in plastica. Il ministero dell’Ambiente promuove dallo scorso anno una campagna per l’eliminazione della plastica dagli uffici pubblici.

Le iniziative dei locali: Roma, Genova, Milano

In Italia sono nate quest’anno tante iniziative locali per combattere le plastiche monouso: nelle località turistiche, sulle spiagge e nelle città. A Roma sono più di 200 i locali che si definiscono “plastic free”. Niente contenitori e stoviglie in plastica nei lidi pugliesi. A Genova il Comune patrocina, da settembre scorso, #TargetPlasticFree, promosso da Worldrise Onlus. Spiega la coordinatrice Silvia Olivieri: «Siamo partiti dal centro storico, chiedendo a ristoranti e bar di sostituire prodotti in plastica monouso con materiali principalmente riutilizzabili o con prodotti compostabili. Vogliamo allargarci fuori dal centro e coinvolgere anche le gelaterie. Ci stiamo muovendo anche su Milano, con un focus sui locali notturni, e su Reggio Calabria e la Sardegna».

Proprio a Milano è partita l’iniziativa “Milano Plastic Free”, che nasce da un’idea del Comune in collaborazione con Legambiente Lombardia. Ci spiega Caterina Benvenuto, referente della campagna per Legambiente: «L’idea è accompagnare i pubblici esercizi in questo momento di transizione verso la normativa: oggi niente è ancora al bando, ma noi facciamo consulenza agli esercizi commerciali per aiutarli. Nei quartieri Isola e Niguarda facciamo attività porta a porta per coinvolgere gli esercenti, dal resto della città arrivano adesioni spontanee. È sempre un atto volontario, noi richiediamo azioni visibili da subito e un programma di altre iniziative da intraprendere entro l’anno. Chi aderisce viene inserito in una mappa interattiva visibile sul sito (plasticfree.milano.it). Sulla vetrina del locale si applica una vetrofania e si rendono disponibili pieghevoli informativi». Ad oggi sono una quarantina i locali coinvolti e la consulenza di Legambiente cerca di sminare le difficoltà gestionali degli esercenti. «Il problema maggiore è il prezzo dei prodotti alternativi. Noi abbiamo attivato una convenzione con un fornitore, ma è solo una proposta: suggeriamo ai titolari di aggregare la domanda, per abbassare il prezzo di prodotti usa e getta “bio”. Perché si può anche toccare un prezzo triplo rispetto a quello dei normali consumabili in plastica standard».

Attenzione a dove si buttano

Costi a parte, guai a dimenticare l’altro punto delicato: se di campagna di comunicazione e sensibilizzazione si deve trattare, che sia precisa. Luigi De Nardo, professore di Scienza e tecnologia dei materiali al Politecnico di Milano, spiega a Bargiornale: «Non passi l’idea che usando i materiali biodegradabili si possa assecondare una gestione errata e indiscriminata del rifiuto. Non posso concedermi il lusso di buttare una forchettina biodegradabile o compostabile in strada perché tanto degraderà. Non lo farà, se non in precise condizioni ambientali. E, per inciso, quelle condizioni difficilmente si realizzano in ambiente marino». Tradotto: se non la smettiamo di far arrivare in mare una montagna di plastica (inclusa quella “bio”), balene, tartarughe e spiagge continueranno a morire. «Tant’è che l’Europa sa benissimo che serve una azione articolata e dice, nel documento “A circolar Economy for Plastics”, che piuttosto che essere una soluzione generale per il trattamento dei rifiuti, la compostabilità dovrebbe essere presa in considerazione per situazioni specifiche e applicazioni che generano particolari benefici. Per esempio, se il rifiuto non è facilmente separabile dal cibo, meglio che sia in materiale compostabile. Se invece è separabile, meglio che sia riciclabile».

Attenzione anche a scambiare per obblighi ordinanze o iniziative locali. Perché in qualche caso includono l’abbandono preventivo di oggetti in plastica che non sono e non saranno banditi (come le bottigliette per l’acqua). L’ideale sarebbe riuscire a costruire, per il proprio esercizio commerciale, una solida campagna di comunicazione che spieghi al cliente che cosa è stato sostituito con bioplastiche, perché e dove deve buttarlo. Ne è consapevole anche Confcommercio, come ci spiega Patrizia Di Dio, membro della giunta esecutiva con delega ad ambiente e sostenibilità: «A monte serve una radicale e incisiva campagna di informazione. Non è solo con la sostituzione dei prodotti monouso che si risolve il problema,  anche se in questo campo stiamo ragionando con i produttori per costruire delle partnership e aiutare le piccole imprese del terziario. L’obiettivo resta la creazione di una cultura della sostenibilità nell’impresa e nel consumatore, e il problema centrale è il conferimento del rifiuto».

Benvenuti nell’era moderna

Rossella De Stefano, direttrice di Bargiornale

“Abbiate fiducia nel progresso, che ha sempre ragione, anche quando ha torto, perché è il movimento, la vita, la lotta, la speranza”. Parola di Filippo Tommaso Marinetti. La fede incondizionata del poeta nell’evoluzione, così come il mito della velocità e della macchina che abbagliava i futuristi dei primi del Novecento sembra più che mai attuale e calzare a pennello con il dinamismo che pervade la bar industry in Italia.

Bargiornale, settembre 2019
Bargiornale, settembre 2019

Merito di una community appassionata ed entusiasta, di professionisti dediti alla ricerca e alla sperimentazione. Dei veri avanguardisti, termine politico-militare utilizzato proprio per indicare quei movimenti artistici e letterari che avevano come obiettivo la rivoluzione (Futurismo, Dadaismo e Surrealismo: definite le avanguardie storiche). Professionisti capaci di lavorare sugli abbinamenti, le texture per twistare un grande classico e per regalare ai clienti un’esperienza appagante.

Capaci di usare sonicatori, essiccatori e miscelatori magnetici a luce pulsata, come quello che pubblichiamo in copertina, degni del laboratorio di un chimico. Certo bisogna conoscere.
Le materie prime, le tecniche. E non basta. Oggi il vero avanguardista è colui che usa la tecnologia a favore dell’ambiente e di consumi sempre più responsabili e sostenibili. Un invito rivolto
a tutti a fare di più!

Nuovo segno positivo per Julius Meinl in Italia e nel mondo

Tazzina Julius Meinl

Il 2018 è stato un anno positivo per Julius Meinl che ha da poco diffuso i risultati relativi a quello che è stato il nono consecutivo di crescita delle vendite, con un +4% a livello globale, fino a 178 milioni di euro e +13,4% nei profitti. La chiave di questo successo è riassunta da Marcel Löffler, Ceo di Julius Meinl Coffee Group nella capacità dell’azienda di proporsi come ambasciatore delle caffetterie viennesi, unita alla qualità di prodotti e servizi e a una politica di innovazione e sviluppo. Fondamentali le acquisizioni in mercati in forte potenziale crescita, che lo scorso anno hanno riguardato la quota di maggioranza della polacca Coffee Zone e Aroma & Gusto, distributore di caffè nelle Midlands inglesi. Anche sul mercato italiano, la Torrefazione ottiene ottimi risultati. Lo scorso anno le vendite sono cresciute del 3,4% ponendola al settimo posto tra i brand nel mercato horeca della Penisola (dato Cerved Databank 2018).

Tra i prodotti di punta dell’azienda che hanno dato un notevole contributo alla crescita rientra la miscela 1862 Premium, sinonimo di tradizione, in cui si trovano i migliori arabica provenienti dal Brasile e dall’Africa Orientale che danno un espresso con un buon corpo e un aroma intenso con una delicata nota di cioccolato. L’ultimo progetto è The Originals, che sui sacchetti riportano ogni informazione sulla loro composizione, dall’origine alla firma di chi ha tostato i caffè con cura artigianale. Fanno parte di questa gamma Vienna XVI Blend, tostatura media e aromi di cioccolato fondente, nocciola e fiori, un flavour rotondo e classico, e, per gli amanti degli aromi fruttati, e Red Door Blend, con una tostatura più chiara e sentori di agrumi, spezie, cioccolato e mandorle tostate. Infine le singole origini stagionali di Specialty Coffee. Un testimonial affezionato della Torrefazione è lo chef stellato, del ristorante L’Imbuto di Lucca e volto TV, Cristiano Tomei, uno dei primi a innamorarsi delle miscele Julius Meinl che spesso utilizza in cucina proponendo accostamenti insoliti, gustosi e inediti.

Le 5 cose da fare al bar a favore dell’ambiente

Ambiente
Un bravo gestore si distingue anche per le sue scelte ambientalmente corrette. Da dove partire? Ecco cinque obiettivi alla portata di tutti

Sostenibilità è un termine assai utilizzato oggi e significa tante cose. Rispetto dell’ambiente, innanzi tutto, ma anche gestione economica oculata, rispetto per gli ospiti, ricorso a una “filiera corta”, cioè utilizzo di prodotti reperiti nel territorio. Il trend che spinge all’apertura di locali “green” è in forte crescita e non è soltanto un fenomeno italiano, ma globale. È quindi facile trovare spunti, idee e suggerimenti intelligenti in tutto il mondo e cogliere quelli che più si adattano alla propria realtà. Ecco cinque direzioni su cui si può lavorare se si vuole dare un’impronta ecologica al proprio bar e comunicarla ai propri ospiti.

1. Ricicla e riusa

Partiamo dalle confezioni di acqua e bibite. Il Pet (polietilene tereftalato) di cui sono fatte le bottiglie in plastica di acqua e bibite è un polimero interamente riciclabile, da cui si può ricavare un granulato riutilizzabile in una certa percentuale nella produzione di altro Pet o fibre impiegate per esempio nell’industria tessile. In più, in Italia, siamo altamente virtuosi nella raccolta di questo materiale. Delle circa 320mila tonnellate di bottiglie in Pet avviate al consumo nel 2018, secondo dati Corepla, il consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica, soltanto 30 mila tonnellate non sono state recuperate. Il 55% del Pet recuperato viene poi avviato al riciclo. Cifre ben al di sopra della media europea. Ciò non toglie che sia possibile ridurre l’impiego di acqua venduta in Pet ricorrendo a valide alternative, come i prodotti in bottiglia di vetro o l’acqua del rubinetto trattata e microfiltrata. Alcuni produttori utilizzano poi bottiglie realizzate in una plastica, l’acido polilattico (Pla) biodegradabile al 100%. Il costo maggiore della bottiglia (9 centesimi di media contro i 3-6 centesimi del Pet) ne ha frenato al momento la diffusione. Per quanto riguarda le bibite una soluzione “green” è la vendita di quelle alla spina. Non solo eliminano gli imballaggi ma, secondo alcune statistiche raccolte sui bar britannici, riducono a un sesto gli sprechi di prodotto.

2. Non sprecare l'acqua

L’acqua, secondo obiettivo a cui puntare, è ampiamente utilizzata nei bar anche per il lavaggio. È però un bene prezioso, la cui disponibilità non è infinita, per cui ridurne il più possibile i consumi è estremamente importante. Sotto questo aspetto possono venire in aiuto dei gestori modelli di ultima generazione di lavastoviglie e lavabicchieri, con programmi in grado di ridurre i consumi d’acqua anche del 50% rispetto ai modelli tradizionali. Costano un po’ di più ma rispondono a una buona causa, anche perché minor uso d’acqua e maggior efficienza di lavaggio portano con sé anche un minor impiego di detergenti. Per questi ultimi è meglio scegliere prodotti privi di additivi come fosfati, enzimi, conservanti e profumi chimici.

3. Servizio responsabile

Terzo goal, i materiali. Molti locali “ecologici” pongono particolare attenzione a tutto il materiale di consumo, a partire dalle tovagliette e dai tovaglioli in carta riciclata fino all’eliminazione di tutti gli oggetti in plastica monouso, anticipando la norma europea che li bandirà completamente a partire dal 2021. Le cannucce in plastica sono già oggetto di campagne per ridurne l’utilizzo. Il pastificio Divella, invece, ha escogitato una cannuccia di pasta, simile agli ziti, formato tradizionale di Napoli e della Campania. Anche per le cannucce, esistono e sono disponibili sul mercato modelli in plastica Pla, totalmente biodegradabile, in carta o in paglia.

4. Sì a energie pulite

Quarto tema caldo, l’energia. L’energia elettrica in Italia è prodotta ancora per la maggior parte a partire da combustibili fossili. Ridurne l’utilizzo è quindi fondamentale per ridurre le emissioni inquinanti di anidride carbonica e di altri gas serra. Esistono molti metodi per farlo. Scegliere, per esempio, un fornitore che certifichi la produzione da fonti rinnovabili dell’elettricità che dispaccia sulla rete. Tutti i distributori di energia elettrica, nazionali e locali, offrono nel loro carnet formule di fornitura 100% green, che generalmente comportano un costo più elevato, tra il 5% e il 10%, rispetto a quelle tradizionali, ma che in alcuni casi possono arrivare a valori equivalenti rispetto a quelli del mercato di maggior tutela, il sistema ancora attivo, almeno fino a luglio 2020, che garantisce ai consumatori, anche business, un prezzo al sicuro da eventuali oscillazioni o rincari. Un audit energetico può essere un passo importante nella direzione di una gestione sostenibile. Tra le soluzioni che si possono applicare, senza ricorrere a esperti, è sempre comunque utile scegliere apparecchiature a basso consumo energetico e lampade led, in sostituzione di quelle di altro tipo, che garantiscono una vita media anche 10 volte più lunga.

5. Locali sostenibili

Infine, una mano all’ambiente la si può dare anche nella scelta degli arredi, puntando all’impiego di sedie e tavoli di recupero oppure in materiali riciclati o riciclabili. Una coibentazione efficiente e l’adozione di vetrine bassoemissive consentono di realizzare un migliore equilibrio termico all’interno dell’ambiente, che si traduce in minori consumi per il riscaldamento o per il raffrescamento estivo. Soluzioni intelligenti in questa direzione possono portare a un taglio di costi e delle emissioni fino al 30% e oltre.

Scontrino elettronico: da obbligo a opportunità con Menu

Menu scontrino elettronico settembre

Lo scontrino elettronico è diventato obbligatorio dallo scorso primo luglio. Come noto, la normativa riguarda in questo momento solo gli esercenti con un volume d’affari superiore ai 400.000 euro. Per tutti gli altri c’è tempo fino al primo gennaio 2020. Inizia così nel giro di qualche mese dall’introduzione della fattura elettronica, la seconda rivoluzione digitale del fisco italiano. L’Agenzia delle Entrate, a seguito della mancata consegna delle maggior parte dei registratori telematici ordinati, ha previsto una moratoria di sei mesi sulle sanzioni e un servizio web per la trasmissione online dei corrispettivi. Un meccanismo, quest’ultimo, che rappresenta una proroga di fatto rispetto alla scadenza inizialmente prevista e che potrebbe dare il via libera all’adozione di sistemi software per la gestione delle pratiche relative allo scontrino elettronico.

Al di là di questa eventualità non ancora concreta, ci sono altri buoni motivi per cui con il passaggio allo scontrino elettronico può essere molto conveniente per titolari di bar e locali adottare un gestionale completo a supporto della loro attività. Di fronte a un cambiamento dettato da un’imposizione normativa, c’è infatti la possibilità di aggiornare completamente la gestione del proprio bar attraverso l’impiego di un programma in grado di gestire conto, servizio, magazzino e cliente.

Un gestionale di questo tipo, come Menu di Passepartout, è in grado non solo di risolvere le pratiche relative alla trasmissione telematica dei corrispettivi, essendo interfacciato con i principali produttori di registratori telematici certificati, ma anche di gestire con semplicità resi e annulli, controllare lo stato degli invii telematici e ricevere notifiche tempestive in caso di problemi di trasmissione, per non incappare in sanzioni.

Appositamente sviluppato per il mondo dei locali, il software gestionale Menu oltre alla gestione del punto cassa, presenta tutta una serie di funzionalità che aiutano a snellire il lavoro. Tra queste la possibilità di utilizzare monitor touch screen, totem, smartphone e tablet per rendere più intuitiva ed efficace la presa dell’ordine, o di permettere ai clienti di effettuare ordini in autonomia, anche da asporto, grazie a chioschi e totem multimediali.

Menu consente di migliorare la comunicazione con la cucina attraverso l’impiego di monitor che mostrano il dettaglio della comanda e l’ordine di lavorazione e di migliorare la comunicazione con il cliente, informandolo sullo stato di elaborazione dei suoi piatti, sugli ingredienti utilizzati e su eventi o iniziative commerciali. Con Menu è possibile anche organizzare iniziative e promozioni per fidelizzare i clienti e analizzare l’andamento dell’attività con report puntuali su costi e margini. Inoltre, si può realizzare in pochi passaggi il sito web della propria attività e richiedere una App personalizzata per il proprio locale.

Per chi non ha dimestichezza con un software gestionale di questo tipo c’è la possibilità di richiedere una dimostrazione delle potenzialità del gestionale Menu per bar e ristoranti compilando il modulo presente sul sito Passepartout.

Canaïma Gin, nasce in Amazzonia la nuova esclusiva di Compagnia dei Caraibi

Canaima Gin

Nasce in Amazzonia la nuova esclusiva di Compagnia dei Caraibi. È il gin artigianale super premium Canaïma, che viene ora introdotto sul mercato globale, con l’Italia in prima fila dove è importato e distribuito dall’azienda piemontese. Prodotto dalla distilleria venezuelana Dusa (Destilerías Unidas Sa), il produttore di Rum Diplomático, e caratterizzato da un ricco e complesso profilo di gusto, Canaïma (alc 47% in vol) è un gin dalle tante peculiarità legate alla sua origine. A partire dalle materie prime.

Alla sua base c’è infatti un mix di 19 botaniche: 10 tradizionali dei gin, tra le quali bacche di ginepro, bucce di arancia, bucce di limone, coriandolo, radice di angelica e comino, e 10 di origine amazzonica, come la noce di acagiù, l’anacardo amazzonico dal gusto delicato, l’açaï, una bacca dai grandi poteri ossidanti, moriche, o uva di palma, conosciuto dagli indios come frutto dell’amore, il túpiro, una solanacea sudamericana con un elevato contenuto di ferro, il seje, il frutto della palma amazzonica, e il copoazú, uno “stretto parente” del cacao, chiamato anche cacao bianco. Queste ultime, molte delle quali difficili da trovare, costituiscono un patrimonio unico della cultura delle comunità indigene della foresta amazzonica, in particolare degli indios Pemòn, che partecipano alla loro raccolta, rigorosamente fatta a mano e nel pieno equilibrio e rispetto del territorio.

All’unicità delle materie prime si aggiunge poi, altra peculiarità di Canaïma, un processo produttivo complesso, indispensabile per regalare al gin il suo profilo altrettanto unico. Ogni botanica è infatti macerata e distillata singolarmente in un pot still in rame in piccoli lotti da 500 l. Infine, i singoli distillati vengono uniti in proporzioni diverse dal master distiller dando vita così al prodotto, imbottigliato in bottiglie da 700 ml.

«Il risultato di questa felice combinazione è un gin dal profilo ricco, caratterizzato da una grande armonia di aromi e sapori, che restituiscono nel bicchiere lo spirito dell’Amazzonia – spiega Emma De Danieli, brand manager di di Canaïma per Compagnia dei Caraibi -. Si presenta infatti al naso con aromi intensi fruttati e floreali, che combinano i caratteri lussureggianti, umidi e vegetali della foresta amazzonica, e con sentori complessi al palato, con predominanza di sentori erbacei, citrici e con note tropicali».

Canaima

«Il nostro obiettivo non è solo produrre un gin eccezionale, ma anche contribuire al miglioramento delle condizioni di vita delle comunità indigene grazie alla collaborazione con Tierra Viva Foundation e Saving the Amazon», ha dichiarato Edouard Beaslay, global marketing director di Canaïma. A queste associazioni viene infatti devoluto il 10% del ricavato delle vendite del prodotto. E proprio questa mission sociale e green ha convinto Simone Caporale, tra i massimi esponenti del bartending internazionale, a unirsi al progetto e a sviluppare il prodotto e la drink list che lo accompagna. «È un onore - ha commentato Caporale - essere stato coinvolto in questo progetto che abbina a un ottimo gin un tema fondamentale come la protezione dell’Amazzonia e delle popolazioni che la abitano».

Per le sue caratteristiche Canaïma è un ingrediente ideale per la miscelazione. Si presta infatti alla perfezione sia alla creazione di originali drink, più o meno elaborati, sia alla rivisitazione di classici come un Last Word o un Gin Cobbler. Un esempio di drink realizzato da Caporale come perfect service è Amazonian Gin & Tonic, dove il gin è miscelato con della soda al pompelmo che ne esalta al meglio tutta la ricchezza delle sue note.

Canaïma è dunque un progetto che al bere di qualità unisce un forte impegno sociale e ambientale. Insieme a Tierra Viva Foundation, una fondazione venezuelana impegnata nella promozione dello sviluppo sostenibile e della qualità della vita per le tribù indios, in particolare, il brand lavora allo sviluppo del merchandising, contribuendo così, attraverso la progettazione congiunta e l’acquisto di prodotti artigianali alla creazione di posti di lavoro per le comunità della regione. Con Saving the Amazon, che combina tecnologia, applicazioni mobili e potenziale umano delle comunità indigene per combattere la distruzione dell'Amazzonia, collabora invece al programma di rimboschimento della regione, attraverso la donazione di alberi che vengono piantati dalle stesse comunità.

Questa importante attività di charity troverà un’occasione in più di promozione e visibilità in occasione di The Gin Day (a Milano, l'8 e il 9 settembre), dove ogni consumazione di cocktail a base Canaïma e vendita di bottiglie si trasformeranno in un aiuto concreto all’Amazzonia e al Pianeta.

Amazonian G&T di Simone Caporale

Ingredienti:

40 ml di Canaïma Gin, 150 ml di soda al pompelmo,

Preparazione:

build

Decorazione:

scorza di pompelmo

Bicchiere:

highball

Come costruire la blockchain del gelato

Marchetti_Blockchain (1)

Dietro al Qr code c'è di più. Tanto di più: una grande mole di informazioni per il consumatore, che può ricostruire la filiera del gelato che sta per assaggiare nei minimi dettagli, e un possibile aiuto per il gelatiere, con l'automatizzazione di processi interni.

Tecnologia digitale di ultima generazione applicata al gelato

Stiamo parlando della blockchain applicata al gelato, ossia un sistema di tracciabilità di tutte le informazioni relative a materie prime e processi produttivi. La blockchain, infatti, è una struttura di dati condivisa, un registro digitale in cui le voci sono raggruppate in blocchi concatenati e crittografati (la più nota applicazione di questa tecnologia - per molti esperti il futuro di Internet - è il Bitcoin, la famigerata valuta digitale). Quali informazioni troviamo in quel registro digitale, nel progetto di blockchain del gelatoChi è il fornitore del latte e come lavora, da quale allevamento arrivano le uova, come e dove è stato trattato lo zucchero. Tutto rientra in una scheda digitale, un fascicolo specifico per ogni lotto di produzione, fosse anche una sola vaschetta di gelato. Il consumatore inquadra un Qr code con lo smartphone e ha accesso a tutte le informazioni. 

Alberto Marchetti_Cheese 2017 (10)
Il gelatiere Alberto Marchetti

I gusti di Alberto Marchetti a Cheese

Il gelatiere torinese Alberto Marchetti presenterà il progetto a fine settembre durante Cheese, a Bra (Cuneo). Proprio Marchetti ci ha spiegato come è stata progettata, assieme alla start up Foodchain, la blockchain dei due gusti che verranno presentati durante la manifestazione di Slow Food. «Tracceremo il fiordilatte, grazie all'aiuto di Inalpi, e il caffè, prodotto con un Guatemala presidio Slow Food di Torrefazione San Domenico, tracciato dalle origini nelle piantagioni fino a quando diventa ingrediente del mio gelato», spiega il gelatiere a Dolcegiornale.

Si parte dalla ricetta e si risale lungo la catena

Ma come si costruisce questa "tracciabilità totale " del gelato? «Si parte dalla ricetta, si risale a tutti gli ingredienti e a tutti gli aspetti della lavorazione. Provenienza degli ingredienti, tempi e modi di lavorazione, specifici momenti: la catena di estende fino ai dati del fornitore, che spiegano l'origine della materia prima. Sulla piattaforma fornita da Foodchain si chiude il tutto con le informazioni finali e si associa quella specifica produzione di gelato a un Qr code univoco. Il consumatore ha la possibilità, inquadrandolo, di leggere tutte le informazioni».

«Utile anche per i processi interni»

«Penso sia una bella idea, un progetto che spero possano sposare tanti altri nel mondo del gelato, perché rappresenta un ulteriore passo verso la trasparenza totale verso il consumatore», ci spiega Marchetti. «È uno sforzo complesso, dovremmo arrivare a mettere in rete tutti i fornitori per tracciare davvero tutta la catena del valore. Nell'agroalimentare sta prendendo piede l'utilizzo della blockchain, e io credo rappresenti il futuro». Oltre al valore per il consumatore, il sistema offre un valido aiuto ai processi interni: «Permette di raccogliere in modo automatizzato informazioni utili per noi stessi: agevola la tracciabilità interna. Il nostro piano di autocontrollo, di solito compilato a mano con le schede su prodotti e materie prime, si potrà ripensare in versione automatizzata. Per le realtà piccole come sono le gelaterie artigianali, può diventare un plus importante nel prossimo futuro».

Amaro Ramazzotti in pista a Monza con un drink per celebrare i 90 del Gp

Amaro Ramazzotti

Amaro Ramazzotti scende in pista a Monza. In occasione del Gran Premio di Formula 1, in programma dal 6 all’8 settembre, lo storico Amaro, nato a Milano nel 1815, sarà protagonista di alcuni eventi del MonzaFuoriGp2019, il ricco programma di iniziative a corredo della gara che si svolgeranno nel capoluogo brianzolo.

Amaro Ramazzotti sarà protagonista di Cena sotto le stelle, l’evento, del quale è partner, che da giovedì 5 a domenica 8 trasformerà uno dei luoghi simbolo della città, Piazza Carrobiolo, in un grande ristorante all’aperto. Evento che l’Amaro animerà fin dal momento dell’aperitivo (a partire dalle 18.45), quando andrà in scena Aperitivo italiano, firmato insieme a Sanpellegrino e Rovagnati. Al pubblico nazionale e internazionale verrà proposto RamaCedra, cocktail creato dai bartender Ramazzotti per festeggiare i 90 anni del Gran Premio di Monza. Il drink, dove l’Amaro è miscelato con Cedrata Sanpellegrino e decorato con una fettina di lime disidratato, sarà proposto in abbinamento a pane casereccio, prosciutto crudo Gran Milano Riserva e altre specialità della selezione Rovagnati.

Negli stessi giorni e nella stessa location, Amaro Ramazzotti sarà l’ingrediente che chiuderà la Cena Italiana (a partire dalle ore 20), quindi servito nella sua forma di consumo più tradizionale come digestivo.

RamaCedra

 

 

 

 

 

 

Ingredienti:

40 ml Amaro Ramazzotti

200 ml Cedrata Sanpellegrino

Preparazione:

build

Decorazione:

1 fettina lime disidratato

Bicchiere:

highball

Alex Frezza intervista Samantha Migani dell’Hawaiki di Igea Marina

Samantha Migani Grey Goose

È la barlady Samantha Migani a raccontarsi nel nuovo podcast di Grey Goose Live Victoriously con le interviste ad alcune stelle del firmamento bartending italiano.

Prosegue dunque l’affascinante viaggio nel mondo della miscelazione made in Italy, tutto da seguire su bargiornale.it, proposto dall’originale format che, seguendo il tour Grey Goose, fino a fine anno toccherà alcuni dei migliori locali della Penisola. In ogni tappa, il bartender Alex Frezza, oltre a proporre la sua inedita Live Victoriously Drink List, intervista i bartender locali facendosi raccontare le loro storie, come è nata la loro passione per questo lavoro, le idee più innovative e i nuovi trend del bere bene. I podcast delle interviste, dopo ogni serata, vengono caricati sul canale dedicato SoundCloud, fino a comporre, incontro dopo incontro, un inedito puzzle del panorama nazionale della miscelazione.

Tour che nella sua quarta tappa è approdato all’Hawaiki di Bellaria-Igea Marina (Rimini), dove Alex Frezza ha intervistato la barlady e proprietaria del locale Samantha Migani. L’apertura di Hawaiki, a giugno dello scorso anno, locale dove l’alta miscelazione si unisce all’alta cucina, ha rappresentato per la barlady l’avverarsi di un sogno. Un sogno nel quale Migani ha condensato tutta la sua grande passione per la miscelazione Tiki, alla cui arte è stata iniziata da due maestri italiani di questo stile: Daniele Dalla Pola e, soprattutto, Gianni Zottola, amico e mentore della barlady. Ma è anche l’ultimo successo, per il momento, di una lunga e ricca carriera, avviata a 18 anni nel bar di famiglia. Carriera proseguita, dopo una parentesi a Milano nel campo della moda, nel locale, sempre a Igea Marina, del compagno di vita Alessandro, dove ha imparato l’arte del work in flair, e poi a Rimini come capo barman in alcuni locali di eccellenza della città. All’attività dietro al bancone si è affiancata quella di brand ambassador, che ha svolto per importanti realtà del beverage, quali Bevande Futuriste, Fabbri 1905 e The Sisters Gin, e che oggi la vede barlady di Bacardi & Martini.

In precedenza, il tour Live Victoriously ha fatto tappa all’Octavius Bar di Milano (qui l’intervista al bar manager Francesco Cione), alla Sartoria 33 di Massa (qui l’intervista al bartender e proprietario Marco Macelloni), all’Estremadura Café di Verbania (qui l’intervista alla barlady e proprietaria Cinza Ferro).

Ascolta l’intervista a Samantha Migani.

Sca Italy, riprendono le qualificazioni per le finali nazionali 2020

Esulta alla vittoria nazionale di Manuela Fensore, campionessa mondiale di Latte Art

Si sono svolte lo scorso luglio a Milano due tappe di selezione organizzate da Sca Italy valide per le finali italiane in programma nell’ambito di Sigep tra il 18 e il 22 gennaio 2020. Vincitori della gara Roasting che si è svolta nella nuova Roastery Lot Zero a Milano, sono stati Andrea Trevisan (primo classificato) ed Emanuele Bernabei, secondo, che hanno primeggiato tra i sei concorrenti. A decretare chi contenderà il titolo di campione italiano ad Andrea e Manuele si sarà l’esito delle prossime due tappe: il 13-14-15 settembre presso la Mumac Academy Costa Smeralda (Palau) e l’11-12-13 ottobre presso la microtorrefazione Il Manovale (Bari).

I partecipanti alla qualificazione Cup TastersOltre alla categoria roasting, il 22 luglio, presso il Faema Flagship Store, si è svolta la prima tappa del campionato Cup Tasters che ha designato i 4 qualificati per Rimini: Serena Falcitano, prima classificata su sedici partecipanti, quindi Simone Zaccheddu, Antonio Farsace e Daniele Corsini. I prossimi appuntamenti per questa categoria sono: 12 Settembre presso Mumac Academy Costa Smeralda (Palau), 25 Ottobre presso la Musetti Coffee Academy (Pontenure), 11 Novembre presso Caffè Agust (Brescia).

Tra pochi giorni prendono il via le selezioni delle altre categorie: Barista, Latte Art, Coffee in Good Spirits e Brewer Cup. Di seguito il calendario.

Barista10 settembre - Caffè Trucillo Accademia, 4 ottobre - Diemme Academy, 5 novembre - Caffè Pascucci Espresso School.

Latte Art e Coffee in Good Spirits (le due selezioni si svolgono nella stessa giornata): 11 settembre - Caffè Trucillo Accademia, 5 ottobre - Diemme Academy, 6 novembre - Caffè Pascucci Espresso School.

Brewers Cup: 12 settembre - Caffè Trucillo Accademia, 6 ottobre - Diemme Academy, 7 novembre - Caffè Pascucci Espresso School.

La partecipazione alle prime competizioni si è mostrata numerosa a testimonianza di un crescente interesse verso il mondo dello specialty coffee e alla professionalità legata ad esso. L’auspicio è che questo interesse prosegua e possa coinvolgere un numero crescente di baristi, desiderosi di scoprire tutto il “buono” del caffè e di conoscere nuovi amici e colleghi del mondo Sca Italy.

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