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Too Good To Go, l’app contro lo spreco di cibo profuma anche di caffè

Too Good To Go

Ogni anno nel mondo si buttano via 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, pari a un terzo della produzione globale: le “perdite” si hanno lungo la filiera produttiva, distributiva (compresi ristoranti e bar) ed anche nelle case. Per cercare di limitare questo grosso problema, è nata nel 2015 in Danimarca l’app Too Good To Go, che permette a bar, ristoranti, forni, pasticceri, supermercati e hotel di vendere online a un terzo del prezzo originale, il cibo invenduto “troppo buono per essere buttato”. Questa applicazione vanta già 13 milioni di utenti ed è presente in 10 paesi d’Europa, tra cui l’Italia, a Milano, Torino, Firenze, Genova, Bologna e Verona. Nella città scaligera il progetto ha preso il via due mesi fa, raccogliendo le adesioni di Forno Brisa, Pappare’, Pasticceria d’Azeglio, Bar Principe. e della microtorrefazione artigianale Garage Coffee Bros, di Davide Cobelli che afferma: «Mi è piaciuto il concetto di questa iniziativa che spinge a guardare con più attenzione e responsabilità lo spreco di cibo. Da parte nostra abbiamo aderito a questo servizio invitando alcuni locali che riforniamo, a mettere nelle proprie “magic box” il nostro caffè scontato a un mese dalla consegna, quando prende il via un decadimento della qualità».

Ogni "magic box" permette di risparmiare CO2Come funziona Too Good To Go. Ristoratori, baristi e commercianti di prodotti freschi iscritti all’applicazione per smartphone mettono in vendita a un prezzo ridotto le “Magic Box”, delle scatole virtuali “a sorpresa” con una selezione di prodotti e piatti freschi, rimasti invenduti a fine giornata, che non possono essere rimessi in vendita il giorno successivo. Da parte loro, i consumatori possono acquistare direttamente dall’applicazione pasti a prezzi minimi, tra i 2 e i 6 euro: basta geolocalizzarsi e cercare i locali aderenti, ordinare la propria Magic Box, pagarla tramite l’app e andarla a ritirare nella fascia oraria indicata. La sensibilizzazione va oltre il settore alimentare: i clienti sono inviatati a portare con sé da casa il contenitore con cui trasportare i prodotti, evitando di sprecare sacchetti e imballaggi di plastica, risparmiando sui materiali.

I primi punti vendita ad aver aderito a questo progetto sono stati i ristoranti biologici EXKi, i negozi Carrefour Italia e i punti vendita di Eataly che in seguito sono stati seguiti a ruota da bar, panetterie e ristoranti. A Milano ad aderire al progetto di Too Good To Go sono, tra gli altri, Tramé, il panificio Le Polveri e Caffè Pascucci. A Bologna è presente da Forno Brisa, Pappare’, Pasticceria d’Azeglio e Bar Principe. A Torino, tra gli altri, aderiscono il Caffè San Carlo, le pasticcerie Gerla e Gaudenti e i panifici El Pan d’na Volta; a Firenze, Forno Pintucci e la pasticceria Dolci Pensieri. Genova è rappresentata dall’Antico Forno Patrone, il pastificio Danielli, la Cremeria Ciarapica e il Bar Bistrot Mentelocale. Emerge un altro vantaggio di Too Good To Go dalle parole di Eugenio Sapora, country manager Italia, che ha osservato: «la forza di questa iniziativa sta nell’utilizzare la tecnologia in maniera consapevole e con lo scopo di riportare i consumatori - ormai sempre più abituati agli acquisti online - negli esercizi commerciali di prossimità».

 

Desmond Payne a Milano per l’anteprima del nuovo gin Beefeater London Garden

Beefeater London Garden

Si è conclusa da poche ore al Raboucer di Milano la presentazione da parte dell’acclamato Master Distiller Desmond Payne, in anteprima al pubblico italiano, della sua ultima creazione: il Beefeater London Garden, l’ultimo prodotto di casa Beefeater gin nato in collaborazione con lo storico Chelsea Physic Garden: Un nuovo craft gin Londinese che unisce l’heritage di Beefeater con lo spirito urbano contemporaneo grazie ad un herbaceous twist fresco e floreale.

La nuova referenza nata in casa Beefeater, che finora, ha potuto conquistare solo gli estimatori di gin che hanno visitato la distilleria londinese è finalmente disponibile a tutti al di fuori della storica sede di nel cuore della città. Beefeater London Garden vuole essere un omaggio alla doppia anima di Londra, quella craft, ricca di storia, tradizioni e saper fare da una parte e al suo imprinting visionario, dinamico e rivolto al futuro dall'altra.

Beefeater London Garden nasce in collaborazione con il seicentesco Chelsea Physic Garden, a due passi dalla distilleria di Londra, proprio in tale luogo il fondatore di Beefeater, James Burrough, un farmacista illuminato all’inizio di una nuova avventura, era solito sperimentare con erbe, spezie e botaniche per creare quelle che poi fu la originale di Beefeater gin. Ed è proprio dagli stessi sentieri profumati del giardino botanico nascosto nel cuore di Londra che il Master Distiller Desmond Payne è partito per trovare l’intuizione dell’herbaceous twist di Beefeater London Garden nella cui ricetta limone verbena e timo, si uniscono alle altre botaniche di Beefeater London Dry Gin (ginepro, scorza di limone, mandorla, scorza di arancia di Siviglia, coriandolo, radice di liquirizia, radice di iris, radice di angelica e seme di angelica), per dare vita a una raffinata composizione erbacea e floreale volta ad esaltare il gusto classico e deciso con toni dolci e pungenti di agrumi e ginepro di un gin tra i più premiati al mondo.

«Sono molto orgoglioso di Beefeater London Garden. Il limone verbena e il timo aggiungono una dimensione erbacea inedita -commenta Desmond Payne -  è perfetto per gli intenditori di gin che vogliano sperimentare con nuovi sapori. Ideale per cocktail di carattere e salati e sublime nell'attrarre chi ama essere stupito e ricerca nuovi stimoli.»

Conosciamolo meglio

La vocazione craft di Beefeater London Garden ne determina il design e incide sull'impatto visivo a partire dall'etichetta; in carta artigianale recupera tecniche di stampa tradizionali come il timbro con le illustrazioni delle spezie e il taglio dentellato. A prova della natura craft anche il numero progressivo di partita e il colore che evoca l’autenticità dell’edizione limitata disponibile dal mese di settembre

  • Aroma fragrante: con note leggermente luppolate e di sedano.
  • Al palato fresco e floreale con toni decisi di ginepro. Note di agrumi dolci permangono al palato.
  • Retrogusto: estremamente pulito e speziato. Complesso, bilanciato, intrigante e inaspettato.

 

 

 

Cantine Riondo festeggia i suoi 20 anni con un fatturato record

Cantine Riondo

Ottime annate per Cantine Riondo, il brand di Gruppo Collis dedicato agli spumanti, ai vini Doc e varietali veneti. L’azienda, che appena compiuto i suoi primi 20 anni di attività, prosegue il suo percorso di crescita collezionando fatturati record. Quello relativo all’ultimo anno (2018) per esempio, si è attestato intorno ai 42 milioni di euro, registrando un incremento del 7% rispetto al 2017.

Cantine Riondo Collezione Spumanti
Da sinistra: Riondo Collezione Prosecco e Riondo Collezione Garda

Risultati frutto della qualità della proposta dedicata al mondo dei locali. Proposta che ha tra i suoi prodotti di punta la linea Riondo Collezione Spumanti, che comprende una selezione di spumanti che include, tra gli altri, Riondo Collezione Prosecco, uno spumante (alc 11% in vol) extra dry fresco e vellutato con sentori di mela Golden, pera e fiori d’acacia, e l’elegante e raffinato Riondo Collezione Garda (alc 11,5%), con le sue note floreali di acacia, sentori di frutta a polpa bianca e una leggera sfumatura di miele e crosta di pane, entrambi ottimi aperitivi.

linea Castelforte Cantine Riondo
Tra i grandi vini veneti della linea Castelforte, Castelforte Amarone della Valpolicella Docg (a sx) e Castelforte Valpolicella Ripasso Doc

Ma dalla quale non mancano i grandi vini veneti, con fiore nell’occhiello nella linea Castelforte, che propone una raffinata selezione di prodotti della tradizione enologica veronese. Tra questi, il Castelforte Amarone della Valpolicella Docg (alc 15% in vol), dal corpo pieno e dal colore profondamente granato, che si caratterizza per il suo bouquet complesso di cannella, confettura di ciliegia, frutta sotto spirito e noce, e il sapore di amarena con note speziate di vaniglia e caffè sul finale. O il Castelforte Valpolicella Ripasso Doc (alc 14% in vol), secco e corposo, con i suoi complessi profumi di ciliegia, frutti rossi e spezie.

Ma alle ottime performance un grande contributo hanno dato anche gli importanti investimenti effettuati dal Gruppo Collis negli anni. Tra i più rilevanti l’acquisto del complesso industriale a Monteforte d’Alpone (Verona) e la costruzione del nuovo magazzino. Questo è una struttura dal design contemporaneo che si estende su una superficie di 6600 mq, per 8 metri di altezza, realizzata con un progetto innovativo che ha puntato a garantire la massima ottimizzazione della logistica e il minimo impatto ambientale. Al primo obiettivo concorrono le ampie campate, larghe 35 m, che permettono di mantenere un unico pilastro centrale all'interno della struttura, con grandi benefici nella logistica di utilizzo. Al secondo la copertura in legno lamellare, i pannelli fotovoltaici per la produzione di energia green, l’impianto luci a Led dimmerabili a basso consumo energetico, e la maggiore coibentazione della struttura che garantisce ulteriori risparmi sui consumi per la climatizzazione.

Grande spazio è stato inoltre dedicato al rinnovo totale della linea di imbottigliamento, parte del processo di innovazione portato avanti dall’azienda. Questo ispirato al driver di risparmio energetico, ha visto una riorganizzazione dell’intero processo produttivo in ottica lean per eliminare sprechi e inefficienze e valorizzare le potenzialità del personale. Un'intuizione che ha permesso di aumentare la produzione a circa 22 milioni di bottiglie, con un range di formati che spazia dai 187 ml ai 1500 ml.

I podcast di Live Victoriously: a colloquio con Edoardo Felsini del Bar Pietrasantese

Edoardo Felsini Live Victoriously Grey Goose

Proseguono con l’incontro con Edoardo Felsini i podcast di Grey Goose Live Victoriously con le interviste ad alcune stelle del firmamento bartending italiano.

Seguendo il tour Grey Goose, che fino a fine anno toccherà alcuni dei migliori locali della Penisola, l’originale format conduce in un affascinante viaggio nel mondo della miscelazione made in Italy, tutto da seguire su bargiornale.it. In ogni tappa, il bartender Alex Frezza, oltre a proporre la sua inedita Live Victoriously Drink List, intervista i bartender locali facendosi raccontare le loro storie, come è nata la loro passione per questo lavoro, le idee più innovative e i nuovi trend del bere bene. I podcast delle interviste, dopo ogni serata, vengono caricati sul canale dedicato SoundCloud, fino a comporre, incontro dopo incontro, un inedito puzzle del panorama nazionale della miscelazione.

Nella sua quinta tappa il tour è arrivato al Bar Pietrasantese di Pietrasanta (Lucca), dove Alex Frezza ha intervistato il bartender Edoardo Felsini, bar manager del Cobra Food & Drink, altro locale, sempre a Pietrasanta, della “famiglia” del Bar Pietrasantese. La sua carriera prende il via nella città natale, Carrara, dove da ragazzino comincia a lavorare nel mondo della ristorazione, del catering e dei bar durante la stagione estiva. Ben presto capisce che stare dietro il bancone è la sua vocazione, iniziando a lavorare a tempo pieno per diversi locali della costa carrarese, per poi spostarsi a Ibiza e, successivamente, nel corso della lunga parentesi spagnola, a Barcellona, presso uno dei migliori locali del mondo, il Paradiso, per il quale tra l’altro si è occupato dell’apertura del Paradiso Rooftop. Rientrato in Italia è stato alla guida dell’Alpemare Beach di Andrea Bocelli a Forte dei Marmi per arrivare lo scorso dicembre al Cobra, tra i più eleganti e raffinati cocktail bar della Toscana.

In precedenza, il tour Live Victoriously ha fatto tappa all’Octavius Bar di Milano (qui l’intervista al bar manager Francesco Cione), alla Sartoria 33 di Massa (qui l’intervista al bartender e proprietario Marco Macelloni), all’Estremadura Café di Verbania (qui l’intervista alla barlady e proprietaria Cinzia Ferro) e all’ Hawaiki di Igea Marina (qui l’intervista alla barlady e proprietaria Samantha Migani).

Ascolta l'intervista a Edoardo Felsini

 

Matteo Zed Zamberlan sceglie Underberg per i suoi cocktail

Unico, pregiato e sempre più amato dai bartender. È l’amaro tedesco Underberg, importato e distribuito in esclusiva in Italia da OnestiGroup. Un prodotto con oltre 170 anni di storia. La sua ricetta nasce infatti nel 1846 ad opera di Sir Hubert Underberg, fondatore di Semper Idem, l’azienda che lo produce e capostipite dell’omonima famiglia che ancora oggi ne detiene la proprietà.

Una ricetta, ancor oggi segretamente custodita, che prevede l’uso di 43 erbe aromatiche provenienti da tutto il mondo e meticolosamente selezionate. Come altrettanto segreto è il processo di lavorazione, che permette di estrarre delicatamente dalle erbe le preziose sostanze attive ed aromatiche e le vitamine naturali, senza aggiunta di zuccheri. Il digestivo così ottenuto viene poi trasferito in botti di rovere sloveno e lasciato maturare per nove mesi prima di essere confezionato. Un processo che si ripete identico fin dalla sua elaborazione e che spiega il nome dell’azienda che, tradotto dal latino significa appunto “sempre lo stesso”.

Il risultato di questa lavorazione è un bitter alle erbe naturale (alc. 44% in vol), privo di zuccheri aggiunti, senza glutine e certificato koscher, dal colore ambrato, che si presenta al naso con spiccate note erbacee, che ritornano anche al palato dove emergono, inoltre, importanti note balsamiche. Caratteristiche che ne fanno, innanzitutto, un eccellente digestivo, perfetto da servire dopo un pasto o una cena, ma anche per essere degustato dopo il consumo di birra, in quanto proprio le proprietà digestive dell’amaro favoriscono l’assimilazione dei lieviti di queste bevande.

Altro elemento inconfondibile di Underberg è la bottiglia, scrupolosamente protetta dalla luce grazie all’originale carta di paglia che avvolge ogni confezione ed esclusivamente in formato da 2 cl: “la giusta quantità di benessere”. Un pack innovativo, grazie al quale si è guadagnato il titolo di “unico amaro tascabile”.

Sebbene nasca come digestivo, Underberg per le sue proprietà organolettiche si è meritato anche l’attenzione dei bartender, in particolare dei cultori del “puro” gusto amaro. Il suo impiego in miscelazione è infatti in costante ascesa, favorito anche dalla facilità con la quale si abbina a qualsiasi distillato.

Così troviamo Underberg nelle proposte di cocktail di Matteo “Zed” Zamberlan, bar manager del Marchese di Roma, il primo Amaro Bar d’Europa, e di The Court, l’esclusivo cocktail bar sulla terrazza dell’Hotel Palazzo Manfredi di Roma, che lo ha utilizzato nelle sue creazioni Ginger Goldrush e Black Mamba. Nel primo Underberg si unisce a bourbon Eliijah CraigAlpestre, lo storico distillato di 34 erbe e piante officinali, succo di limone, succo di zenzero, e sciroppo al miele. In Black Mambai, invece, a un mix di rum, fato dal pregiato rum di Panama Abuelo e rum venezuelano, sciroppo di orzata con arachidi salate e succo fresco di lime.

Le ricette di Matteo Zed Zamberlan

Ginger Goldrush

Ingredienti:

50 ml bourbon Eliijah Craig, 15 ml Alpestre, 22,5 ml succo di limone, 7,5 ml succo fresco di zenzero, 22,5 ml sciroppo al miele, top Underberg

Preparazione:

shake & double strain

Bicchiere:

Old fashioned

Black Mamba

Ingredienti:

30 ml Ron Abuelo 12 anni, 30 ml rum venezuelano, 22,5 ml sciroppo di orzata con arachidi salate, 30 ml succo fresco di lime, 15 ml Underberg

Preparazione:

Shake

Bicchiere:

Snifter

Il gelato all’acqua di mare nasce a Cesenatico

gelato all'acqua di mare
Il gelato all'acqua di mare abbinato ad una tartare di ricciole e spada

Roberto Leoni, gelatiere e titolare delle Gelaterie Leoni di Cesena, ha voluto omaggiare il "suo" mare con una trovata originale: un gelato prodotto con l'acqua del mar Adriatico. Leoni, in collaborazione con Legambiente, Struttura Daphne di Arpae Emilia Romagna e Centro di Ricerche Marine di Cesenatico, ha realizzato un gelato con l’acqua prelevata al largo della costa di Cesenatico

roberto leoni
Il gelatiere cesenatese Roberto Leoni

Abbinato a una tartare di pesce

Lo ha chiamato gelato "A-mare" e lo ha presentato in collaborazione con lo chef Matteo Magnani del ristorante Diporto di Cesenatico, abbinandolo con delle tapas di pesce, per la precisione una tartare di ricciole e spada. Leoni non è nuovo a questo genere di proposte, visto che già in passato è andato alla ricerca di sapori particolari fra le colline dell'entroterra, da inserire nei suoi gelati.

Utili anche le erbe aromatiche dei fiumi romagnoli

Come si trasforma l'acqua di fronte a una spiaggia Bandiera Blu in ingrediente per un gelato? La Cooperativa Pescatori di Cesenatico ha prelevato l'acqua al largo, il Centro ricerche marine l'ha controllata. ll sapore è stato rafforzato dall’infusione di alcune erbe che vivono a contatto con le acque dei fiumi romagnoli: cicoria selvatica, dente di leone, ortica e fiori di malva che ne conferiscono il colore. Il crumble - preparato con farina di mais Ottofile, coltivato fino al dopoguerra in Romagna, vuole ricordare nel colore e consistenza la sabbia della spiaggia.

Chiudere in bellezza e originalità

Leoni ha anche mantenuto, nel suo gelato, la naturale salinità dell'acqua marina. Lo propone in abbinamento a gusti marcati: cioccolato fondente o pistacchio; o servito in accompagnamento a piatti di pesce, o ancora come dessert per chiudere un pasto in modo originale. E poi c'è un'altra finalità, oltre a quella di incuriosire il palato: il gelato è nato anche per sensibilizzare e tenere viva l’attenzione contro l’inquinamento di spiagge e fondali marini.

Torna The Milan Coffee Festival, più spazio e tante attività

The Milan Coffee Festival

Dopo il successo dello scorso anno, torna a Milano dal 30 novembre al 2 dicembre presso il Superstudio Più di via Tortona The Milan Coffee Festival. Il format ideato da Allegra Events, è ricco dell’esperienza e del positivo riscontro ottenuto in numerose città del mondo come Londra, Amsterdam, New York, Los Angeles e Cape Town. Nella nuova location meneghina, più ampia di quella dello scorso anno (lo spazio espositivo è incrementato del 30%) si sta delineando un programma denso di eventi, workshop, degustazioni gratuite, performance di baristi, torrefattori e mixologist. Apertura al grande pubblico (sono attesi circa 6mila visitatori, di cui 2mila addetti ai lavori e 4mila curiosi e appassionati del mondo del caffè) nei giorni di sabato 30 novembre e domenica 1 dicembre; il 2 è riservato agli operatori del settore horeca, dalle 10,00 alle 17,00 (analogo orario la domenica, il sabato si chiude un’ora più tardi, alle 18,00).

Latte Art Live a The Milan Coffee FestivalLe attività aperte ai visitatori nelle diverse aree espositive sono numerose; ne osserviamo alcune. The Lab, supportato da Lavazza, propone dimostrazioni interattive, workshop, degustazioni, conferenze e dibattiti, un mix pensato per promuovere la cultura del caffè, l’innovazione e le nuove tendenze. The True Artisan Coffee è il pop-up creato da La Marzocco per celebrare i coffee-shop locali e non, in cui i diversi torrefattori indipendenti, a rotazione, si mettono al “timone” delle macchine dell’Azienda fiorentina per creare bevande e cocktail d’autore. Latte Art Live, è un’area in cui scoprire tutti i segreti e le tecniche alla base di questa specialità grazie a dimostrazioni e competizioni fra esperti di fama internazionale. Presente anche il mondo del brewing con The Brew Bar, dove realizzare estrazioni con diversi strumenti e soprattutto porre l’attenzione su ciò che compone per oltre il 98% queste bevande con Brita.

Vista dall'alto dell'area competizioni della prima edizionePresso The Roaster Village in degustazione i prodotti di micro torrefattori italiani con cui compiere un interessantissimo viaggio tra diversi gusti e modi di interpretare il caffè. The Milan Coffee Festival è anche il palcoscenico del Roast Masters, una competizione di tre giorni incentrata sull’arte della tostatura degli specialty coffee, con la realizzazione di una miscela per espresso. Giudici di primo piano sono Anne Lunnel, campionessa svedese della categoria Barista e Brewer cup, e Rubens Gardelli, campione mondiale di Roasting del 2018 e titolare di Gardelli Specialty Coffees. Numerose altre attività sono in fase di definizione.

Per partecipare alla giornata di lunedì 2 dicembre, gli operatori del settore horeca si possono accreditare al link: https://www.milancoffeefestival.com/accreditation/menu

Barman? Ci vuole un fisico bestiale. Le strategie per mantenersi in salute

Barman, ci vuole un fisico bestiale
Se la società è sempre più attenta al benessere e alla salute, lo sono anche i professionisti dell’hospitality. Diamo la parola agli esperti che vi raccontano come è davvero semplice tenersi in forma con piccoli esercizi quotidiani

L’industria della ospitalità è una grande macchina che ha i suoi ingranaggi in ogni angolo del mondo; ovunque si vada ci sarà sempre un bar, un albergo o un ristorante al cui interno lavorano un’infinità di figure professionali che quotidianamente seguono l’obiettivo di soddisfare dei perfetti sconosciuti. La cosiddetta “bar Industry” poi, è una famiglia ogni giorno più numerosa e interconnessa, che sta vivendo da qualche anno un periodo florido e professionalmente stimolante. Oggi essere un barman è sempre più una scelta di vita, di carriera e un mestiere che, con fatica, è finalmente uscito dal luogo comune del “lavoro di ripiego”. Essere un barman oggi, parliamoci chiaro, è anche piuttosto divertente.

Stress professionale

Ma in mezzo a tutte le risate, i brindisi e i bei momenti c’è un grande “elefante dentro la stanza” che non possiamo continuare ad ignorare: così lo ha definito  Tim Etherington-Judge, che abbiamo intervistato durante l’ultimo Bar Convent di Berlino. Infatti, se il business dell’ospitalità gode di ottima salute, in molti casi non si può dire lo stesso delle persone che ne fanno parte. Lunghe ore di lavoro fisico in un ambiente stressante, alimentazione sbilanciata, stress economico dovuto alle paghe basse e al lavoro non sempre sicuro, sonno irregolare e facile accesso all’alcool. Tutto questo combinato assieme porta con sé una serie di sintomi che possono includere ansia, depressione, dipendenza da alcool o droghe, dolori cronici, dermatiti e tanto altro ancora.

Tim lavora da oltre vent’anni nell’industria dell’ospitalità ad alti livelli. Per anni è stato global ambassador di un famoso brand di Whiskey, vivendo con un passaporto e un trolley sempre con sè; il tutto con un drink costantemente tra le mani e un sorriso sul volto. Poco meno di tre anni fa ha avuto un collasso psicologico che lo ha portato a un tentativo di suicidio durante un importante bar-show. Da quel momento ha capito che qualcosa stava andando molto storto, e ha cominciato a guardarsi intorno, scoprendo casi simili. Non a caso in pochi anni il mondo dell’ospitalità ha visto sparire prematuramente figure di spicco come Henry Besant, Sasha Petraske o Gregor de Gruyther.

Verso uno stile di vita più sostenibile

“Qualcosa deve cambiare”. Questa è la frase che Tim ed i suoi soci avevano in testa quando due anni fa hanno deciso di fondare Healthy Hospo, una comunità composta da professionisti dell’ospitalità, che fornisce supporto, informazioni, consigli e training per costruire una industry più sana e consapevole. Molto spesso i barman presentano il proprio mestiere come uno “stile di vita”, piuttosto che come un lavoro, ed è normale che quello stile di vita non sia uno dei più sani: se cominciassimo ad approcciarsi in maniera differente al nostro lavoro, capiremmo che pochi piccoli cambiamenti possono avere un grande effetto positivo sulla nostra salute sia fisica che mentale.

Seguire un programma di esercizio fisico di almeno 30 minuti tre volte a settimana, rinunciare a qualche shot e drink extra, magari cominciando a domandarsi se veramente abbiamo bisogno di quel drink dopo lavoro. Provare a fare meditazione, yoga o qualsiasi altra pratica che possa tener lontana la mente dallo stress e l’ansia; anche una semplice passeggiata nella natura ha degli effetti positivi sull’umore e sul benessere mentale. Costruirsi un hobby che non abbia a che fare con il proprio lavoro, coltivare delle amicizie che abbiano interessi e che facciano una professione diversa dalla nostra: sono cose che costano poco impegno e che possono effettivamente migliorare la qualità della nostra vita.

Ginnastica posturale

“Healty Hospo” e chi ne fa parte non sono gli unici che negli ultimi anni hanno cominciato a studiare queste tematiche, e nel tempo sono nate figure professionali che dedicano il proprio lavoro alla ricerca di soluzioni ai problemi dei barman e degli addetti ai lavori dell’ospitalità. Una di queste è Marcia Polas, newyorkese con origini italiane, che ha parlato per la prima volta in Europa (sempre durante il BCB) del suo programma di esercizi posturali creato ad hoc per contrastare i dolori che più frequentemente colpiscono i bartender. I suoi corsi la stanno portando in giro per tutti gli Stati Uniti. Marcia non è solita dispensare consigli generici, perché ogni caso che segue è diverso dagli altri; ma parlando con lei abbiamo raccolto alcune piccole pratiche che possono essere di grande aiuto. Per esempio non indossare ogni giorno le stesse scarpe con cui lavoriamo, perché anch’esse tendono a prendere una forma che condiziona tutta la nostra postura (alternativamente, avere almeno una coppia di solette extra, da intercambiare ogni giorno). O ancora, immergere di tanto in tanto gambe e braccia in acqua calda con sale, per reidratare la propria fascia (il tessuto connettivo dei muscoli). Utile anche migliorare la postura durante il sonno, fare qualche minuto di stretching per le gambe al risveglio, cambiare braccio con cui shakeriamo, per non fare sempre pressione su un solo lato della nostra schiena e su un solo gomito.

Quelle di Marcia sono soluzioni applicabili senza il sussidio di mezzi particolari e senza dover andare in palestra; il suo programma dedicato ai barman è forse l’unico caso al momento presente nel panorama degli studi posturali.

L'alimentazione più utile

Un altro esempio virtuoso viene proprio dall’Italia, ed è quello di  Eleonora Buratti. Giornalista, scrittrice e studiosa di comportamenti alimentari, che con Tecniche Nuove ha recentemente pubblicato la seconda edizione di “La dieta dei mestieri”, un libro che analizza il rapporto tra alimentazione e lavoro, e di fornire consigli su che tipo di alimentazione si dovrebbe avere in relazione al mestiere che facciamo: non stupisce scoprire che nei settori della ristorazione risulta alto il consumo di grassi animali, alcol, carni rosse, latticini, zucchero raffinato e alimenti ad alto contenuto di carboidrati. Ciò che forse ignoriamo è che un consumo eccessivo di farina raffinata e zuccheri non aiuta la schiena, i piedi e le ossa, perché sono alla base di numerose malattie osteo-articolari. Sono alimenti da usare con moderazione, in combinazione con cibi ricchi di vitamina C e antiossidanti.

Spicy Ginger Beer, la piccante novità di Schweppes

Spicy Ginger Beer Schweppes

Una piccante novità arriva da Schweppes. Il produttore di soft drink ha ampliato la sua proposta di ginger beer con Spicy Ginger Beer.

Dedicata ai palati più audaci, la nuova referenza asseconda le più recenti tendenze del bere miscelato, caratterizzandosi per il gusto deciso e più marcatamente piccante dello zenzero. Una scelta pensata per offrire ai bartender un ingrediente in grado di dare un tocco più ai cocktail, dai grandi classici, a partire dal Moscow Mule e alle sue infinite varianti, che possono essere rivisitate in chiave più piccante, ai più originali.

Caratteristiche che si aggiungono alle altre peculiarità del prodotto, quali l’elevata gasatura, l’aroma intenso, il gusto avvolgente e sviluppato su più livelli, dalla pungente nota di zenzero alla più sottile nota agrumata.

Con Spicy Ginger Beer Schweppes amplia la propria offerta di ginger beer affiancandola alla versione classica, sempre a base di zenzero ma dal sapore più delicato. Il nuovo prodotto è disponibile in bottiglia di vetro da 18 cl, in confezione da 4, ed è distribuito in esclusiva in Italia, come tutta la gamma soft drink Schweppes, da Acqua Minerale San Benedetto.

Spicy Moscow Mule

Ingredienti:

5 cl vodka, 5 cl succo di lime, 12 cl Schweppes Spicy Ginger Beer

Preparazione:

build

Guarnizione:

spicchio di lime e foglioline di menta

Bicchiere:

mug di rame

Campari acquisisce i rhum Trois Rivières e Maison La Mauny

Campari rhum Trois Rivières

È cosa fatta l’acquisizione da parte di Gruppo Campari della società francese Rhumantilles. Il Gruppo Milanese ha infatti annunciato la sigla dell’accordo con Groupe Chevrillon, proprietario della società francese, che suggella l’operazione. Operazione del valore di circa 60 milioni di euro, il cui closing definitivo avverrà entro la fine dell’anno.

Si tratta di un colpo notevole messo a segno da Campari: Rhumantilles è infatti proprietaria del 96,5% della Bellonnie & Bourdillon Successeurs, con sede in Martinica, a sua volta dei due prestigiosi brand premium di rhum agricole Trois Rivières e Maison La Mauny. Due marchi di punta con una forte presenza in Francia e sui mercati internazionali. A questi si aggiunge Duquesne, altro marchio di rhum, ma destinato al mercato della Martinica.

Trois Rivières, Maison La Mauny e Duquesne vengono prodotti nella distilleria di Riviere-Pilote, nel Sud dell’isola caraibica, e vantano la certificazione di Appellation d’origine controlée “Rhum Agricole de la Martinique”, che definisce standard di produzione e denominazione del prodotto, globalmente riconosciuta come sinonimo di alta qualità e forte legame con il territorio locale.

Con questa acquisizione, Gruppo Campari aggiunge i prestigiosi marchi di rum agricolo alla sua offerta, rafforzare il proprio posizionamento nel settore rum, dove è già presente con la gamma di rum Appleton Estate e J.Wray & Nephew, frutto dell’acquisizione nel 2012 della giamaicana Lascelles do Mercado. Inoltre, aggiunge una notevole massa critica in Francia, che si appresta a diventare uno dei mercati strategici del Gruppo.

Benoit Bronckart alla guida di AB-InBev Italia e Sud Europa

Benoit Bronckart, ad AB InBev Italia
Benoit Bronckart presidente Business Unit Central Europe 2019

Corona Extra, Beck's, Leffe e Stella Artois sono i marchi più famosi della multinazionale birraria AB-Inbev (Anheuser-Busch-InBev). La multinazionale ha deciso di spostare la propria Business Unit South Europe in Italia dalla quale si controllano anche i mercati di Spagna, Portogallo, Grecia, Svizzera e Austria. Oltre a mantenere la carica di Business Unit President South Europe, Benoit Bronckart rivestirà così anche quella di amministratore delegato AB-InBev Italia (Gallarate, Varese).
Entrato in AB-InBev nel 2008, dopo aver maturato esperienze nel campo del marketing e delle vendite in Uniliver, Benoit Bronckart ha ricoperto diversi ruoli in Europa per l'azienda in Belgio, Olanda, Lussemburgo e Francia.

Un portfolio di oltre 500 marchi
La multinazionale ha sede a Lovanio (Belgio), una tradizione birraria che risale a 600 anni fa (birrificio Den Hoorn a Lovanio-Belgio) e dispone di portfolio prodotti di oltre 500 marchi birrari, da quelli globali come Bud/Budweiser (Usa), Corona Extra (Messico) e Stella Artois (Belgio) a quelli multi-paese come Beck's (Germania), Castle (Sud Africa), Hoegaarden e Leffe (Belgio), a quelli più locali come Brahma e Antarctica (Brasile), Aguila (Colombia).
Nel 2016 ha acquisito il birrificio artigianale italiano Birra del Borgo (Borgorose, Rieti).
Nel 2018 AB-InBev ha sviluppato un fatturato di 54,6 miliardi di dollari (escluse joint venture e consociate) con 175mila dipendendenti e unità produttive in 50 Paesi.

AB-InBev nasce nel 2008 ed è frutto dalle successive fusioni di grandi gruppi birrari come la belga InBev (la belga Interbrew con la brasiliana Ambev) con la nord-americana Anheuser-Busch e con la sudafricana-nordamericana Sab-Miller.

Iginio Massari ha creato un dolce per l’Amazzonia

Massari dolce amazzonia

Mousse al pistacchio, mousse al cioccolato, pan di Spagna, bacio di dama meringato alla vaniglia e al cioccolato, bagna all’arancia e al cioccolato. Da un lato, i colori scuri. Dall'altro il verde vivo, il color natura. Il confine tra la distruzione operata dal fuoco e il pianeta vivo. Iginio Massari ha voluto omaggiare l'Amazzonia con il suo dolce, presentato su Instagram come creazione unica - non in vendita - per sensibilizzare il suo pubblico in merito al disastro degli incendi nella foresta dell'America del Sud.

Un dolce invito all'impegno

Il Maestro, presidente onorario della Accademia maestri pasticceri italiani, ha presentato il dolce come la sua «personale espressione del timore, del dato di realtà che si sublima in creazione opinabile: tuttavia, e solo, un invito all’impegno e alla presa di consapevolezza più diffusa». Insomma, non possiamo arginare con le nostre mani un dramma ambientale che ha cause radicate nell'economia e nella società attorno al "polmone verde" del mondo. Ma ogni iniziativa pensata per far conoscere il problema è cosa buona e giusta.

Ognuno secondo le proprie competenze

Il dolce è nato così, con la «convinzione che ciascuno di noi, nell’alveo stretto della propria competenza professionale e umana sensibilità, debba contribuire alla salvaguardia del pianeta, favorendo le doverose attenzioni, affinché non si dimentichi cosa siamo e dove cresciamo».

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