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L’insegna Baunilla cala il poker d’assi

Quarto punto vendita e nuovo pastry chef per il brand milanese che fa capo a Vittorio Borgia. Si punta allo sviluppo di un'offerta classica al fianco di proposte innovative, che rispondono alle nuove abitudini del consumatore

MILANO. Quattro per quattro. Un'apertura per ciascun anno di vita, da quando nel 2017 Vittorio Borgia, già eminenza grigia dietro i progetti Bioesserì e FuD - Bottega Sicula, aveva aperto la prima insegna di Baunilla - Pasticcera Creativa. Il poker è stato messo giù in questo 2021 nell'ombelico del business milanese, in Corso Italia 11. Il credo è quello di sempre, una mescolanza tra basi della tradizione e intuizioni a tratti provocatorie; a interpretarlo è stato chiamato William Arosio, 53 anni di Lissone (MB), pastry chef dal ricchissimo bagaglio d'esperienza, impreziosito dalle lunghe collaborazioni con mostri sacri come Pasticceria Marchesi e Princi. Già in cantiere altri due nuovi punti vendita, ma i fari di Baunilla illuminano la strada da percorrere: i classici di sempre, da portare su una dimensione contemporanea grazie ad accostamenti anche azzardati, ma vincenti. I pilastri sono quelli con cui si è cresciuti, a Milano come nel resto d'Italia: il cannoncino alla crema che dura un morso, il babà giustamente inzuppato, la crostatina che non passa mai di moda, il cannolo che racconta la terra d'origine del palermitano patron Borgia.

Inediti abbinamenti fra ingredienti

Negli accostamenti meno usuali si trova invece la sifonata di novità, sia essa per colori, sentori, sapori: su tutti, l'interessante binomio tra ricotta e mosto d'uva. Le proposte Baunilla saranno disponibili in 3 formati: monoporzione, mignon e torta. Come per i precedenti punti vendita (via Broletto, Corso Garibaldi e piazza Alvar Aalto), Baunilla continuerà a spingere sul laboratorio, che Arosio interpreta come luogo di sperimentazione e formazione del personale: «A partire dalle basi tradizionali della pasticceria e dalle produzioni iconiche per Baunilla, lavorerò con il team di giovani professionisti per creare una linea di ricette che leghino passato e creatività». L'intera dimensione Baunilla conta 30 dipendenti, mentre sono 160 quelli appartenenti a tutto il gruppo Borgia. Impostazione ormai usuale anche per il design, uguale per tutti i pdv Baunilla: un bancone orizzontale all’ingresso, con marmo alle pareti che crea geometrie al pavimento con il finto parquet. Pochi tavoli di apprezzabile sobrietà. La pasticceria torna quindi al centro della convivialità, e ripercorre i passi del movimento storico che aveva portato le insegne più note di Milano a essere veri templi di vita mondana. Alcune delle pasticcere più insigni continuano in questa abitudine, e Baunilla conferma il ritorno al futuro con una proposta salata di alto rango e orario di apertura dal primo mattino fino alle 20, tutti i giorni.

L’intervista a William Arosio, pastry chef

Come si possono riproporre sapori di un tempo, nel mondo di oggi? Formandosi, sia per tecnica che per conoscenza. I profumi di un dolce devono riportare chi assaggia indietro nel tempo; questo vuol dire che chi lavora in pasticceria deve sapere, studiare e, perché no, farsi raccontare come si lavorava un tempo. Io andavo in pasticceria con mio padre alla domenica, ricordo bene quali erano gli ingredienti e le modalità di allora. E cerco di trasmetterli a chi collabora con me, per aggiungere all’aspetto visivo di un dolce, anche quello gustativo ed emozionale. A proposito di aspetto visivo: in questo momento storico, la “fotografabilità” di un prodotto ha un’importanza sempre maggiore. È un fattore che consideri nel processo creativo? Per motivi anagrafici non appartengo all’epoca Instagram, ma i miei ragazzi in laboratorio sono nati digitali. I social sono immediati, sono un veicolo strepitoso e permettono di arrivare ovunque, subito. In definitiva sì, quando riflettiamo su una forma o su un colore, prendiamo in considerazione anche il suo potenziale di condivisione: anche se essere belli, e non buoni, non ha senso. Ci sono aspetti della pasticceria classica, in cui ti sei formato, che adesso vuoi riproporre in una pasticceria contemporanea? Credo si tratti dell’identità e della longevità del prodotto. Le pasticcerie storiche hanno introdotto delle abitudini, delle offerte diventate parte del tessuto sociale di Milano: penso al bombolone caldo di Marchesi alle sei del pomeriggio, che ero convinto fosse una follia quando mi fu chiesto la prima volta. Lo sviluppo di una pasticceria creativa, quindi, passa per la comprensione delle nuove abitudini: l’obiettivo è aprirci all’esterno e creare qualcosa che possa durare nel tempo.

Fenomeno Pokè. Bonduelle Food Service lo reinterpreta partendo dall’Orzo. Un esempio della filosofia Greenology

Il Pokè a base d'Orzo è la proposta odierna di Bonduelle Food Service. Una ricetta che nasce secondo la filosofia Greenology

Greenology, l’arte della cucina a base vegetale, è il progetto realizzato da Bonduelle Food Service che si rivolge a chef e professionisti food del mondo bar per raccontare loro il potenziale dei vegetali quali ingredienti capaci di aggiungere valore alle ricette.

Con il progetto Greenology, Bonduelle Food Service mette la sua competenza al servizio dei professionisti della ristorazione veloce e di quella tradizionale, suggerendo piatti gustosi, sani, sostenibili e che sanno aggiungere appeal al menu. Ricette che rispondono con precisione alle richieste della clientela. E non solo di vegetariani e vegani (oggi quasi 1 italiano su 10 segue una dieta che non prevede proteine animali), ma anche di chi desidera migliorare la propria alimentazione e quindi il proprio benessere. Anche fuori casa.

Insomma una proposta che guarda ampiamente a verdure, legumi, cereali è vincente oggi e lo sarà sempre più in futuro.

Oltre a numerose ricette, sul sito bonduelle-foodservice.it/greenology-scopri si trovano poi tante informazioni e suggerimenti utili al lavoro quotidiano: dalla formazione rivolta agli operatori, punto focale del progetto, alle ispirazioni, agli aggiornamenti sulle novità e sui trend, tutto consultabile in ogni momento grazie a una semplice registrazione gratuita.

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Qui di seguito ecco allora un esempio delle potenzialità del concetto Greenology. Una reintepretazione del classico Pokè oggi richiestissimo e molto amato dalla clientela.

Presentato in versione completamente vegetale, il Pokè d'Orzo si declina in una ricetta sana, golosa, di tendenza ben spiegata anche dal punto di vista nutrizionale che racconta perfettamente tutte le possibilità di questa filosofia di cucina. 

In questa quarta puntata (a questo link trovi la prima, a questo la seconda e a questo la terza) protagonista è l'Orzo della linea Minute® di Bonduelle Food Service che mette a disposizione degli operatori cereali e legumi cotti a vapore e surgelati al naturale in IQF.

 

Pokè d’Orzo, asparagi e mais con barbabietole, cavolfiori e germogli

Ingredienti (per 10 porzioni)

2,5 kg di Orzo Minute Bonduelle
500 g di Cavolfiori Minute Bonduelle
500 g di Asparagi verdi Bonduelle
200 g di Mais supersweet Bonduelle
200 g Barbabietole a fette ambient Bonduelle
100 g di Germogli ambient Bonduelle
Sesamo bianco, salsa teriyaki

Procedimento

• Rigenerare le verdure come riportato sulle confezioni.

• Comporre la bowl utilizzando, per ogni porzione, un decimo del peso degli ingredienti sopra riportato.

• Spolverare con semi di sesamo bianco. Servire con salsa teriyaki.

Il punto di vista nutrizionale

Un piatto pokè salutistico, nutrizionalmente completo e ricco di ingredienti adatti a tutte le età. I cereali, Orzo e mais, con proprietà remineralizzanti, donano alla ricetta energia, fibre e nutrienti. Gli asparagi e le barbabietole sono annoverate tra le verdure ipocaloriche e ricche di acqua e fitonutrienti, così come il cavolfiore, i cui composti organici svolgono un’azione antiossidante e benefica.

 

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Csc con Amka a sostegno delle caficultoras del Guatemala

Csc e Amka
La distribuzione di strumenti per la coltivazione
Da oltre due anni l'associazione collabora con la onlus nello sviluppo di progetti rivolti alle coltivatrici con l’obiettivo di far crescere la qualità e il valore del caffè prodotto

Insieme alla promozione della cultura del caffè di qualità Csc - Caffè Speciali Certificati, sin dalla sua fondazione nel 1996, dedica parte del suo bilancio allo sviluppo di progetti di sostegno per le comunità agricole dei Paesi produttori. Tra questi Paesi vi è anche il Guatemala, dove l’associazione collabora con Amka Onlus (leggi Csc in Guatemala con Amka a sostegno dei piccoli produttori di caffè). Avviata due anni fa, la collaborazione ha visto la messa a dimora di piante forestali e da frutto e ha dato un importante contributo al miglioramento delle condizioni di vita e di salute di nove comunità locali.

Sempre nell’ambito di questa partnership è poi nato un nuovo progetto nel dipartimento di Huehuetenango, nella regione di Huista, un’area famosa per la qualità dei suoi prodotti, ma estremamente povera per l’assenza di mezzi e opportunità per valorizzare questa risorsa e lo sforzo dei suoi piccoli produttori.

A prendere parte al progetto, 80 caficultoras, ovvero le indigene che si dedicano alla coltivazione del caffè, che hanno ricevuto un supporto alla semina e alla commercializzazione e sono state coinvolte in percorsi di formazione per favorire la crescita economica e il rafforzamento sociale. Obiettivo del progetto è infatti di favorire l’importazione in Italia a un prezzo giusto del caffè da loro prodotto e restituire dignità alle coltivatrici. Il primo raccolto è stato quindi inviato a Csc che ne ha confermato la qualità, ma anche la necessità di lavorare per il migliorare le diverse fasi di lavorazione. Un cammino che le donne percorreranno con Caffè Speciali Certificati.

Un percorso di crescita per le coltivatrici

A questo scopo lo scorso giugno è partita la seconda fase del progetto, con una serie di incontri finalizzati a migliorare le competenze nella coltivazione del caffè e la crescita personale delle coltivatrici, attraverso la discussione di temi legati alla sicurezza alimentare e al rafforzamento del loro ruolo in ambito produttivo ed economico. Le 80 coltivatrici hanno quindi ricevuto il necessario per la coltivazione di un piccolo appezzamento capace di produrre circa 2 quintali di ciliegie e gli utensili per la potatura. Insieme alla coltivazione del caffè il programma prevede azioni di sviluppo agricolo diversificate con la messa a dimora anche di alberi da frutta, importanti per migliorare il terreno e per l’ombreggiamento. Attività, quest’ultima, fatta in collaborazione con Treedom, la piattaforma che permette di piantare alberi a distanza e seguire online la storia del progetto che contribuiranno a realizzare.

Lo scorso dicembre ha preso il via la raccolta del caffè, la nuova origine “in rosa” di Csc - Caffè Speciali Certificati.

Gli alimenti a base vegetale non sono più un’opzione

cioccolato generica
Lo mostra una ricerca condotta da Barry Callebaut, che lancia il suo pop up shop online in concomitanza con Veganuary, il mese dell'alimentazione veg: il 60% dei consumatori tra 18 e 44 anni si aspetta che i marchi alimentari includano nella loro offerta prodotti a base vegetale. Tre su quattro affermano di consumare saltuariamente cioccolato a base vegetale: una quota cresciuta moltissimo negli ultimi 2 anni.

Un gennaio senza - o con meno - carne? È una realtà, non solo per i tantissimi consumatori che seguono diete più leggere del solito in reazione alle concessioni delle festività. No, ci sono anche quelli che aderiscono al Veganuary, il mese dedicato proprio alla riduzione del consumo di prodotti di origine animale. Un progetto partito otto anni fa in Gran Bretagna e che da qualche anno vive una certa fortuna anche in Italia (ha toccato circa 150 Paesi nel mondo). All'iniziativa, che sostanzialmente consiste in un invito a "provare" la dieta vegana per un periodo di tempo, aderiscono molti locali, ristoranti, catene di ristorazione e app di prenotazione. Questo clima di sempre maggior successo della dieta flexitariana (mangiare più prodotti a base vegetale, ma senza eliminare completamente la carne o i latticini) coinvolge anche il mondo dolce. Barry Callebaut, produttore leader mondiale di cioccolato e cacao, ha condotto una ricerca sulle abitudini di consumo in Francia, Regno Unito, Polonia, Germania, Italia, Spagna, Stati Uniti e Australia, intervistando 3.207 persone riguardo i loro consumi di cioccolato, dolci, pasticceria, panetteria, gelato e bevande a base vegetale.

Ricette e idee da scaricare online

Contestualmente, Barry Callebaut ha aperto un pop-up shop online proprio per celebrare il boom dei prodotti a base vegetale. Sul sito si può esplorare un'ampia gamma di creazioni a base vegetale per la pasticceria, la panetteria, le bevande e i gelati, con più di cinquanta appetitosi dolci creati da chef - le ricette sono disponibili da scaricare.

Aspettative diverse per Millennial e Gen Z

Tre intervistati su quattro (74%), tra 18 e 44 anni, affermano di consumare saltuariamente cioccolato a base vegetale. Era solo il 25% a inizio 2020. I Millennial e la Generazione Z (tra 18 e 44 anni) hanno maggiori probabilità di cercare attivamente una dieta a base vegetale. La ricerca mostra che sei su dieci (60%) si aspettano che i marchi alimentari offrano opzioni a base vegetale contro quattro su dieci (43%) nella Generazione X e tra i Boomer (tra 45 e 75 anni). La ricerca mostra anche che un terzo (34%) dei consumatori mondiali è disposto a pagare di più per un'opzione a base vegetale. La Generazione Z e i Millennial (42%) sono maggiormente disposti a pagare di più le opzioni vegane rispetto alle generazioni più anziane (25%).

Italiani entusiasti: il 70% si aspetta offerta di prodotti a base vegetale

In Italia, gli intervistati sembrano più entusiasti dei prodotti a base vegetale, con il 70% delle persone tra 18 e 44 anni che si aspetta che i marchi offrano opzioni a base vegetale, e il 47% disposto a pagare di più. Sempre con riferimento al nostro Paese, il 73% degli intervistati nella stesa fascia di età ritiene che dovrebbero essere disponibili più sapori e consistenze per il cioccolato al latte vegano.

Quasi la metà (44%) dei consumatori mondiali prevede di aumentare il proprio consumo di prodotti a base vegetale. In Italia, il 42% afferma di aver consumato più alimenti a base vegetale e il 46% prevede che il proprio consumo aumenti in futuro.

Le motivazioni: più salute che benessere animale

Le motivazioni principali per provare dolci al cioccolato a base vegetale sono queste (a livello mondiale): la salute (43%), la curiosità nei confronti del sapore (41%) e la voglia di aggiungere varietà alla propria dieta/provare qualcosa di nuovo (34%), prima delle preoccupazioni per il cambiamento climatico e per il benessere animale. In Italia le motivazioni sono simili, con la salute (40%), il sapore (40%) e la varietà (26%) ai primi posti. A livello globale, i principali ostacoli al consumo di cioccolato a base vegetale sono: preoccupazioni riguardo il gusto (28%), il prezzo troppo alto (25%) e la scarsa familiarità (19%). In Italia la situazione è simile, con preoccupazioni riguardo al gusto (28%) come primo ostacolo, seguito dalla mancanza di fiducia nel fatto che siano sani (17%).

Branca, cresce la produzione e l’impegno green

Niccolò Branca_Fratelli Branca Distillerie
Niccolò Branca, presidente e amministratore delegato di Branca International
Il bilancio di sostenibilità 2020 testimonia l'impegno sul fronte ambientale del Gruppo, che ha registrato un calo dei consumi di energia, delle emissioni di CO2 e dei rifiuti generati. Mentre la produzione è salita a 55.000 tonnellate

Il contesto critico della pandemia non ha frenato lo sviluppo di Branca così come non ne ha rallentato l’impegno sul fronte ambientale e sociale. A dirlo il Bilancio di sostenibilità e consapevolezza relativo al 2020, l’anno più difficile per l’industria beverage, appena presentato da Branca International, la holding che fa capo alla famiglia Branca e che controlla le società del Gruppo dedicate alla produzione e commercializzazione di spirit, Fratelli Branca Distillerie e la “sorella” argentina F.lli Branca Destilerias. Bilancio che registra il miglioramento di tutti i principali indicatori della produzione e di sostenibilità.

Riguardo il primo fronte, i volumi di produzione hanno raggiunto le 55.000 tonnellate, con una crescita di 30 tonnellate sul 2019. In leggero calo le vendite, -3,5%, attestatesi sui 50 milioni di litri: una flessione contenuta, considerando il crollo della domanda globale degli spiriti, che solo nel nostro Paese nel 2020 ha subito una flessione del 21,43% a causa delle restrizioni al consumo fuoricasa durante la fase più dura dell’emergenza. Bene anche i ricavi, pari a 228,4 milioni di euro.

In calo consumi, emissioni e rifiuti

Ancora migliori i risultati ottenuti in campo ambientale, aspetto ancora più significativo considerando l’aumento della produzione, a testimonianza del rilievo strategico che il tema della sostenibilità ha per il Gruppo. Nel 2020 i consumi di energia sono diminuiti di ben il 6% rispetto all’anno precedente, così come è calata del 7% l’intensità energetica. Un dato quest’ultimo estremamente significativo. Si tratta infatti dell’indicatore di energia richiesta per volume di produzione, per cui un abbassamento del valore significa che c’è stato un incremento dell’efficienza energetica nella produzione.

Insieme ai consumi Branca ha ridotto anche il volume di rifiuti generati, diminuiti di 268 tonnellate, e di emissioni di CO2, calate nell’anno di 8 tonnellate.

A fianco delle comunità locali

Ma oltre che sul piano ambientale, la sostenibilità si declina per Branca anche su quello sociale. Anche in questo caso i numeri sono significativi. A partire dagli investimenti erogati a favore delle comunità dove si collocano gli stabilimenti produttivi, in Italia e in Argentina, praticamente raddoppiati rispetto al 2019 (+97%). Risorse che il Gruppo impiega in collaborazioni e fornendo sostegno economico a istituzioni e fondazioni locali, come, per quanto riguarda l’Italia al Fondo di Mutuo Soccorso del Comune di Milano, costituito proprio per aiutare chi è stato messo più in difficoltà dallo scoppio dell’emergenza sanitaria e a sostenere la ripresa delle attività cittadine.

Rafforzato il welfare aziendale

Grande attenzione è stata rivolta, come sempre, anche al benessere e a garantire le migliori condizioni di lavoro al proprio personale. Sono 327 i dipendenti totali del Gruppo Branca (al 31 dicembre 2020), dei quali il 99,7% con contratto a tempo indeterminato, in flessione marginale per il solo effetto del turnover rispetto al 2019 e in crescita del 10% rispetto al 2018.

A loro favore, nel 2020, sono stati introdotti nuovi programmi per rafforzare il welfare aziendale nel contesto della pandemia, soprattutto per tutelarne il benessere fisico e mentale. A questo scopo sono stati attivati colloqui di sostegno psicologico per i collaboratori in smart working, rimborsi spese per favorire l’utilizzo dei mezzi di trasporto individuale, servizi medici in outsourcing e coperture mediche, corsi di yoga on line e un club virtuale di cucina e pasticceria. Sempre a tutela dei dipendenti, e senza valutazioni legate ai costi, l’azienda ha modificato i turni di produzione in modo da ottimizzare il distanziamento tra le persone.

Barawards 2022: candidature fino al 15 maggio per professionisti e locali

Barawards 2022
Al via Barawards 2022, la nuova edizione del premio all'eccellenza dell'ospitalità made in Italy. Manda la tua candidatura entro il 15 maggio

Barawards, il premio volto a valorizzare la professionalità e l’eccellenza nei bar, ristoranti e hotel italiani, promosso da Bargiornale, Ristoranti, Dolcegiornale e Hotel Domani, riviste edite dal gruppo Tecniche Nuove, riparte aprendo le candidature per la ottava edizione.

Anno dopo anno, il premio ha fatto scoprire, portato alla luce e dato lustro a decine di professionisti e di luoghi dell'ospitalità, premiando i migliori esempi, professionali e imprenditoriali: persone e aziende che con le loro doti, la loro creatività, il loro coraggio, la loro capacità imprenditoriale hanno saputo rinnovarsi, trovare idee o soluzioni per continuare a fare ospitalità di eccellenza, per offrire ai propri clienti un servizio sempre migliore e una qualità top. Senza dimenticare chi ha rilanciato la sfida, scegliendo di aprire anche in questi tempi complicati.

Vogliamo premiare chi è stato più forte delle difficoltà: perché possa essere di stimolo a tutti, perché con il proprio esempio aiuti l'intero settore dell'ospitalità a rinnovare l'energia vitale e lo slancio che l'ha sempre sostenuto.

Barawards 2022 - tutte le categorie in gara

I locali
I locali

Cocktail bar dell'anno
Locale serale che fa almeno il 50% del proprio fatturato con la miscelazione (compresi i bar d’albergo)

Bar caffetteria dell'anno
Locale specializzato nell’offerta di caffè, proposto in diverse miscele e più metodi di estrazione

Bar paninoteca dell'anno
Locale specializzato nell’offerta di panini, proposti in diverse forme e con abbondanza e qualità dell'offerta

Bar pasticceria/gelateria dell'anno
Locale con produzione propria di pasticceria e/o gelateria

Bar rivelazione dell’anno
Locale che ha aperto da ottobre 2021 in avanti o che nello stesso periodo ha ristrutturato/rinnovato/modificato significativamente la propria offerta

Bar d’albergo dell'anno
Locale parte integrante di una struttura alberghiera e aperto alla clientela esterna

Ristorante rivelazione dell’anno
Locale che ha aperto da ottobre 2021 in avanti o che nello stesso periodo ha ristrutturato/rinnovato/modificato significativamente la propria offerta

Ristorante d’albergo dell'anno
Locale parte integrante di una struttura alberghiera e aperto alla clientela esterna

Hotel rivelazione dell'anno
Struttura alberghiera che ha aperto da ottobre 2021 in avanti o che nello stesso periodo ha ristrutturato/rinnovato/modificato significativamente la propria offerta

Locale green dell'anno
Locale che ha attuato le migliori politiche e ottenuto i più interessanti risultati sul fronte della sostenibilità

I professionisti
I professionisti

Bartender dell'anno
Professionista specializzato nella mixability con almeno 3 anni di esperienza

Bartender under 30 dell'anno
Professionista specializzato nella mixability con almeno 2 anni di esperienza

Bartender italiano all’estero dell'anno
Professionista specializzato nella mixability che lavora stabilmente all’estero da almeno un anno

Bar manager dell'anno
Titolare del locale o responsabile della gestione del locale dove presta la propria opera

Bar team dell'anno
Gruppo di professionisti che lavora all’interno di un locale

Barista dell'anno
Professionista specializzato nella caffetteria con almeno 3 anni di esperienza

Cuoco dell'anno
Professionista a capo della cucina di un ristorante con almeno 3 anni di esperienza

Pasticcere dell'anno
Professionista specializzato nella produzione di prodotti di pasticceria con almeno 3 anni di esperienza

Brand ambassador spirit&co dell'anno
Professionista con il compito di promuovere lo sviluppo di una marca nel settore horeca per conto di un’azienda di spirit o di prodotti per la miscelazione

Brand ambassador coffee&more dell'anno
Professionista con il compito di promuovere lo sviluppo di una marca nel settore horeca per conto di una torrefazione o di altra azienda del food&beverage

Candida il tuo locale

Le candidature sono terminate. 

Grazie e alla prossima edizione. 


Candidati a Brawards 2022

Le candidature sono terminate. 

Grazie e alla prossima edizione. 


Davide Longoni apre a Milano il settimo punto vendita

Davide Longoni
La nuova bottega del celebre panificatore apre oggi in zona Wagner-Magenta: continua l'espansione del brand Longoni nei quartieri di Milano
L'annuncio è arrivato via social a inizio anno: Davide Longoni comincia il 2022 con il piede sull'acceleratore e apre oggi il settimo punto vendita su Milano. «Iniziamo il 2022 con una super notizia di capodanno: presto arriveremo in viale San Michele del Carso! Ma cogliamo l'occasione anche per salutare questo intenso 2021 e ringraziare di cuore i tanti nuovi e vecchi amici, i nostri collaboratori e supporters! Ci piace sempre di più chiamarla e considerarla una comunità, la comunità del Panificio! Senza non sarebbe tutto così bello»: questi i toni dell'annuncio che ha lanciato la notizia dell'apertura (proprio oggi, 11 gennaio) del negozio nella via che collega Piazzale Baracca a Piazza Aquileia, tra Wagner e Zona Magenta.

«Un punto di relazione e scambio»

La filosofia che guida tutta le aperture del panificatore brianzolo detta legge: non semplici punti vendita uno uguale all'altro, ma negozi di quartiere, ognuno con una sua particolarità. «Mi piace che ogni negozio abbia una sua anima e che si intrecci il più possibile con l’identità del quartiere. Ci tengo a inserirmi nel reale tessuto della città e dei quartieri di Milano, per pensare ai negozi non solo come realtà commerciali, ma anche come punti di relazione e scambio, anche culturale», spiega Longoni. «Sarà presente il muro del pane, con tutti i nostri pani a pasta madre, con farine agricole e del territorio, la pasticceria e tutti i nostri prodotti – dall’olio fatto con i nostri ulivi in Abruzzo, alla nostra linea di pasta fino alle confetture Jam Session, un progetto di filiera che condividiamo con gli amici e colleghi di Forno Brisa e Panificio Moderno. Ci sarà anche una selezione di vini artigianali, perché da sempre pane e vino condividono la loro storia». Sarà, insomma, una bottega, dove si potrà comprare il pane, i dolci e tutti i prodotti di Longoni. Il nuovo negozio sarà aperto dal martedì al sabato, dalle 8 alle 20, e alla domenica dalle 8:30 alle 13:30.

I pdv nei nuovi mercati e la ristorazione vegetariana

Continua, così, il piano di espansione di Longoni e della sua idea di panificazione che ha ispirato tanti altri artigiani di nuova generazione. Dai negozi in zona Porta Romana - via Tiraboschi - e Risorgimento - via Bronzetti - Longoni sta conquistando altri pezzi di città con i pdv al Mercato del Suffragio e al Mercato Centrale, lo spaccio in via Tertulliano accanto al nuovo laboratorio di pasticceria e l'area di vendita del pane adiacente alla nuova impresa nella ristorazione, Contrada Govinda, il ristorante vegetariano aperto con lo chef Tommaso Melilli in centro.

Super green pass: le novità per locali e lavoratori

Super Green Pass
Foto di ongchinonn da Pixabay
Nuova stretta del governo per fronteggiare l'emergenza sanitaria. Il Super green pass diventa obbligatorio anche per consumare ai tavoli all'aperto e, dal 15 febbraio, per recarsi al lavoro per gli over 50

Sono entrate in vigore le nuove misure per il contenimento dell’epidemia da Covid-19. Dopo il cosiddetto decreto festività (leggi Decreto festività: Super green pass anche per il consumo al banco) il governo ha infatti emanato due ulteriori provvedimenti, il decreto legge 229 del 30 dicembre 2021 e il decreto legge n 1 del 7 gennaio 2022 (in fondo all'articolo i testi completi da scaricare), che rafforzano le misure messe in campo per fare fronte alla crescita dei contagi provocata dalla variante Omicron e consentire lo svolgimento in sicurezza delle attività economiche. Entrambi i provvedimenti ampliano l’utilizzo del Super green pass, che diventa indispensabile per accedere a diverse attività, tra le quali quelle del fuoricasa e per le persone che hanno compiuto i 50 anni anche per accedere ai luoghi di lavoro.

Super green pass anche per consumare all’aperto

Per quanto riguarda i pubblici esercizi il dl 229 dello scorso 30 dicembre rende obbligatorio il Super green pass, ovvero il certificato verde rilasciato solo in caso di avvenuta vaccinazione o da guarigione da Covid-19 (non quindi dopo il tampone negativo), dal 10 gennaio anche per consumare ai tavoli all'aperto in zona bianca e gialla, come già previsto per la zona arancione.

A partire da quella data, insomma, per poter accedere e consumare all’interno, sia al tavolo sia al bancone, e ai tavoli all'esterno di bar, caffetterie, pub, gelaterie, pasticcerie, ristoranti, pizzerie, in fascia bianca, gialla e arancione, il cliente deve essere munito di Green pass rafforzato. Restano esclusi da tale obbligo, in vigore per tutta la durata dello stato di emergenza (attualmente fissato al prossimo 31 marzo), i minori di 12 anni e le persone esentate dalla campagna vaccinale in possesso di idonea certificazione medica.

Sempre dal 10 gennaio lo stesso requisito è richiesto anche per soggiornare in alberghi e hotel e per fruire dei servizi di ristorazione (bar e ristoranti) interni a tali strutture, anche se riservati ai loro clienti.

Non ci sono novità per i locali in zona rossa, dove si può lavorare solo con il servizio di asporto e delivery fino alle ore 22, limite orario che per i bar (codice Ateco 56.3) scatta alle ore 18.

Vaccino obbligatorio per i lavoratori over 50

Il secondo provvedimento, il dl 1/ 2022, ha introdotto alcune restrizioni che impattano direttamente su lavoratori e imprese. Il decreto ha infatti introdotto l’obbligo vaccinale per tutti coloro che hanno compiuto i 50 anni di età. Ma non solo. Perché a partire dal 15 febbraio, sempre per gli over 50, è necessario possedere ed esibire il Super green pass per accedere ai luoghi di lavoro.

L’obbligo riguarda sia i lavoratori pubblici sia i lavoratori privati, quindi interessa anche chi opera nel comparto del fuoricasa. La verifica del possesso del Green pass rafforzato spetta ai datori di lavoro, come già avviene per il Green pass base (leggi Green Pass: le novità per gestori e lavoratori).

Lavoratori senza super green pass

I lavoratori privi della certificazione non potranno accedere al luogo di lavoro e saranno considerati assenti ingiustificati, senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del rapporto di lavoro, fino alla presentazione della certificazione. Per i giorni di assenza ingiustificata però non riceveranno né la retribuzione né altro compenso o emolumento.

Le imprese con meno di 15 dipendenti, dopo il quinto giorno di assenza ingiustificata possono sospendere il lavoratore per la durata corrispondente a quella del contratto di lavoro stipulato per la sua sostituzione, per un periodo non superiore a 10 giorni lavorativi, rinnovabili fino al 31 marzo 2022. Anche in questo caso per il lavoratore sospeso non ci sono conseguenze disciplinari e ha diritto alla conservazione del posto di lavoro.

Conseguenze invece ci sono, e pesanti, per i lavoratori ultracinquantenni che violando all’obbligo di vaccinazione accedono ai luoghi di lavoro. In tale caso è prevista una sanzione amministrativa da 600 a 1.500 euro. Gli ultracinquantenni che invece non possono sottoporsi al vaccino per motivazioni di carattere medico-sanitario devono essere adibiti a mansioni anche diverse, senza decurtazione della retribuzione, in modo da evitare il rischio di contagio.

Decreto legge 229 del 30 dicembre 2021

Decreto legge 1 del 7 gennaio 2022

Frau Knam e il suo maestro

Sotto il brand Frau Knam e con un pdv nuovo di zecca, Alessandra Mion e il marito Ernst Knam hanno aggiunto un'altra tessera al mosaico che oggi compone il mondo Knam

MILANO. Non c’è somministrazione, come da policy aziendale Knam. Però non c’è neanche Ernst nel nuovo negozio aperto a inizio ottobre in via Anfossi 19: è proprio di fronte alla storica pasticceria del maestro di origini tedesche, ma si chiama Frau Knam. La boutique del dolce è tutta di Alessandra Mion, sposata dal 2010 con il celebre pasticcere e re del cioccolato. Una linea di dolci al femminile, impostata a partire dai gusti di Frau Knam e che non vuole entrare in concorrenza con quelli del marito. L’idea dello spin off è nata durante il primo lockdown, quando Alessandra ed Ernst, chiusi in casa, iniziano a mostrare a mezzo social le lezioni del maestro, intento a insegnare anche alla moglie come preparare dessert, impasti e crostate. Alessandra ci prende gusto, il pubblico risponde e le riconosce un’immagine vicina all’universo delle famiglie impegnate (giocoforza) negli stessi sforzi creativi nelle cucine casalinghe. Lei si appassiona altrettanto e il brand Frau Knam - già in precedenza associato a una linea di cioccolato - prende forma.

Una boutique dolce con impostazione "al femminile"

«Instagram sicuramente è il canale che è cresciuto di più, un punto di riferimento per molte mamme d’Italia. Con il tempo è nata l’esigenza di un sito internet, con relativo e-commerce, e ora un negozio tutto mio», ci ha spiegato Alessandra. Nei banchi, in bella vista, c’è tutta la proposta ideata per la boutique dolce: i cannoncini riempiti al momento con diversi tipi di farciture, 24 varianti del bigné (18 dolci e 6 salate) che seguono la stagionalità delle materie prime, un vasto assortimento di praline di cioccolato a semi sfera dal look ricercato, biscotti sablé e frolle. Oltre alla piccola pasticceria, completano la proposta i bicchierini, i dolci al cucchiaio e le torte settimanali (ogni settimana il negozio propone una torta differente, ma sempre in un unico formato da 4 porzioni). Tra i prodotti confezionati ci sono le cinque tavolette di cioccolato Frau Knam nei gusti amarena, caramello scoppiettante, aloe vera e lime, riso soffiato, caramello e sale di Maldon. Poi una gamma di confetture: esotica, prugne e fava Tonka, ananas e peperoncino, fichi e cannella, pere e zafferano, mela Ambrosia e zenzero, solo per citarne alcune. C’è anche una ampia selezione di mieli, tisane, infusi, caramelle e gelées. In esclusiva anche dei confetti con mandorla d’Avola e cioccolato fondente Frau Knam Señorita 72. «Il pasticcere resta lui - precisa Alessandra alludendo al marito Ernst -. Io chiedo a gusto mio e lui realizza».

Knam Experience Cooking Class, scuola di cucina e pasticceria

Nonostante la nuova scoperta della passione per la pasticceria, Frau Knam viene da una lunga esperienza manageriale all’interno dell’azienda Knam. Negli anni ha rafforzato l’area dedicata agli eventi e ai matrimoni, sviluppato la scuola di cucina e pasticceria Knam Experience Cooking Class e contribuito a molte idee creative del marito, poi tradotte in dolci o creazioni in cioccolato. Il piano di espansione comporta qualche cambiamento sul piano organizzativo e degli spazi del laboratorio. Ci spiega Ernst Knam: «Abbiamo sempre avuto lo storico lab dietro al negozio di via Anfossi 10, poi abbiamo staccato la produzione di cioccolato al civico 3, ora stiamo cercando un posto molto più grande, sui 1.000 metri quadrati, per metterci la cioccolateria e poter gestire tutte le necessità produttive per lo shop online. Due anni e mezzo fa ho preso 110 metri di laboratorio di fronte alla mia pasticceria, che produce i dolci gluten free per la pasticceria di via Anfossi 10 e presto lo farà per il negozio dedicato al gluten free, che apriremo sempre lì accanto a breve. Il negozio di Frau Knam ha un laboratorio suo, a vista. Stiamo anche cercando del personale, oggi siamo 35 ma penso che per la fine dell’anno saremo arrivati a una quarantina di persone».

L’intervista ad Alessandra Mion, alias Frau Knam

Come mai avete scelto di non avere la somministrazione anche in questo negozio? Siamo rimasti fermi su questo punto perché per Ernst è un principio cardine del suo modo di intendere la pasticceria. La voglia da parte mia c’era, ma lo spazio non lo consentiva. E anche per il momento da cui stiamo uscendo: questi due anni ci hanno fatto pensare che non avere la somministrazione ci avrebbe aiutato a partire in ogni caso. La caffetteria è un concept ancora diverso, non è ancora il momento per noi. Come definirebbe la linea di dolci che avete impostato per il negozio Frau Knam? Sicuramente più femminile, di certo proposta a partire da quello che piace a me, semplicemente. Sono da sempre un’amante dei bigné con la crema chantilly, siamo partiti da lì per impostare l’offerta. Cerchiamo semplicità anche negli altri dolci e nelle torte: questo vuole essere un negozio che parla alle madri di famiglia e alle signore con la passione per la pasticceria. Durante i mesi del primo lockdown ha preso lezioni da suo marito in casa. Che cosa ha imparato? Ernst è molto preciso e si aspetta sempre moltissimo, serve carattere per restargli accanto. Una cosa mi ha colpito: mi ha fatto fare tutto a mano, usando pochissime attrezzature. Voleva darmi un riscontro diretto del comportamento delle materie prime. Siete in cerca di nuovo personale: lo state trovando? È difficile, ma il problema di trovare maestranze valide in pasticceria c’è sempre stato. Lo dico anche perché vivo la realtà dell’azienda Knam da dieci anni. Il brand forte non aiuta, perché spesso i ragazzi arrivano con l’aspettativa di farsi loro stessi un nome in breve tempo. Invece serve pazienza. Io mi occupo di una prima valutazione, vado in cerca della motivazione. E quella si vede dagli occhi. Poi il giudizio finale, più tecnico, è di mio marito.

Il Caffè, viaggio attorno al chicco con Chiara Bergonzi

Chiara Bergonzi - tostatura
Il mondo del caffè dalla A alla Z spiegato con chiarezza passo dopo passo a professionisti del settore, consumatori e studenti

Si allarga la platea di chi vuole conoscere più da vicino il caffè, la sua realtà e la lunga filiera dalle lontane terre da cui provengono i chicchi che, tostati, diventeranno un espresso o una “tazzina” ottenuta con la moka o con altri metodi di estrazione. Ne offre un cammino completo, spiegato passo dopo passo il libro Il Caffè di Chiara Bergonzi, che si rivolge ai baristi, ai coffee lover, ai tanti operatori del settore e agli studenti delle scuole alberghiere, che hanno a disposizione uno strumento in più per conoscere da vicino e nella sua attualità il mondo del caffè. Rimanendo nel settore della scuola, il nuovo testo si affianca e completa quello presentato lo scorso settembre da Fabio Verona: Professione barista - Manuale pratico per l’espresso perfetto, in cui l’Autore racconta la realtà di una professione complessa e come affrontarla in modo nuovo e attuale, uscendo dallo stereotipo del “faccio così da sempre” per comprendere che anche la caffetteria si evolve e che c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare per migliorarsi e migliorare l’offerta.

«Il Caffè è un libro dedicato a chi vuole approcciare il mondo del caffè in maniera semplice e completa - afferma Chiara Bergonzi -. Mi soffermo su molti punti della filiera spesso trascurati, ad esempio cos’è un cupping, o il paradosso di un prodotto qual è lo zucchero, che in genere viene aggiunto (la bustina media è di 5 grammi) alla tazzina di espresso che contiene 1,4 gr di caffè disciolto: direi che i conti non tornano. Voglio sensibilizzare le persone su questo rapporto assolutamente non equo: se si sente il bisogno di aggiungerlo, significa che la tazzina ha qualche problema a livello qualitativo. Come ho scritto, è bene ricordare che lo zucchero non è salutare e provoca dipendenza. Da questa dipendenza e dai suoi dannosi effetti collaterali ci si può svincolare scegliendo di bere delle tazze di buon caffè, come gli specialty (che spiego attraverso il prodotto, i suoi protagonisti e le diverse modalità di lavorazione) che, se lavorati correttamente sono dolci naturalmente, senza sentori amari né di bruciato».

Osserviamo rapidamente l’articolazione del volume, che prende il via dalla filiera, con cenni di botanica, le varietali, l’importanza del terroir e le diverse lavorazioni, con un’appendice su un’esperienza vissuta dall’Autrice in Messico, dove ha appreso alcune fasi dell’agricoltura biologica applicata ala caffeicoltura. Quindi si passa all’ultima frontiera di un mondo in continua evoluzione: gli specialty, per proseguire con la selezione, un ampio capitolo dedicato alla tostatura e un passaggio fondamentale, ma spesso trascurato: l’assaggio tecnico.

L’attenzione è quindi posta al grande protagonista al bar, vero simbolo di piacere per gli italiani: l’espresso, al quale segue un capitolo dedicato al brewing, che spazia da classici quali moka e french press, ai nuovi metodi a filtro e all’aeropress con una nuova esperienza personale, questa volta di Alessandro Galtieri, terzo classificato alla finale mondiale di Brewing del circuito Sca nel 2019 a Boston (Stati Uniti), che illustra e commenta la ricetta insieme all’inedita tecnica Spin da lui ideata, una turbolenza controllata dal movimento rotatorio che contrasta il fenomeno della canalizzazione durante l’estrazione.

Obiettivo quindi sull’acqua, lo zucchero, il latte e la sua lavorazione, dal cappuccino tradizionale alla latte art che vede in Chiara Bergonzi una figura di grande spicco, seconda classificata al mondiale World Latte Art Championship 2014 a Melbourne (Australia). Qui c'è un'altra esperienza: quella di Manuela Fensore, la "tigre", campionessa mondiale di latte art 2019. Infine uno sguardo alle bevande vegetali (sempre più richieste al bar e consumate a casa) e ricette realizzate con esse conclude questo giro attorno al mondo del caffè in 180 pagine.

Liq.ID, la nuova linea di spirit per la miscelazione di Partesa

Partesa Liq.ID
La nuova gamma raccoglie gli spirit private label dell'azienda dedicate alla miscelazione. 8 referenze, tra aperitivi, gin, vodka e rum, che abbinano qualità, versatilità e accessibilità

Nuovo nome, nuove etichette, nuovo marchio. È un profondo rinnovamento quello al quale Partesa ha sottoposto i suoi spirit private label, riunendoli sotto la nuova linea Liq.ID. La nuova gamma nasce per dare un’identità più marcata e valorizzare la selezione di prodotti a marchio dell’azienda dedicati alla miscelazione, caratterizzati da alta qualità, accessibilità e versatilità.

Non a caso il nome scelto per la nuova linea è Liq.ID, dove “Liq” sta per “liquori” e “ID” per “identità”, a rimarcare l’accurato processo di selezione del quale gli spirit della gamma sono frutto. Un concetto reso anche iconograficamente con il nuovo marchio a forma di impronta digitale: sigillo di qualità e promessa di unicità, impresso su ogni bottiglia.

Le otto referenze

Otto gli spirit che l’azienda, specializzata nella vendita, distribuzione, consulenza e formazione per il canale horeca, ha raccolto sotto le insegne Liq.ID, tra aperitivi, gin, rum e vodka, per fornire al bartender una linea di completa di soluzioni a suo marchio per la preparazione di drink. Più nello specifico, ne fanno parte l’aperitivo Upper Spritz, ottenuto dalla classica infusione in erbe e radici, e che si caratterizza per il gusto fresco e invitante e facilità di miscelazione, che lo rendono perfetto per la preparazione di pre dinner.

A rappresentare il modo gin il Grayson’s Gin, un classico London dry, realizzato con cinque botaniche, ginepro, radice di angelica, semi di coriandolo, scorze d’arancia e, dare un tocco di originalità in pù i semi di anice verde, macerate in alcol purissimo di cereali e distillato in un piccolo alambicco discontinuo. Un gin pulito e fragrante, caratterizzato da poche e precise note aromatiche, estremamente adatto ai cocktail più complessi e ai grandi classici a base del distillato.

Dai Caraibi arriva invece Cabo Rojo, rum di stile spagnolo disponibile nelle varianti Carta Oro, scuro, e Carta Plata, bianco, entrambe ottenute da melassa di alta qualità. Dal gusto pulito, con profumi tra i quali spiccano ricordi erbacei, di buon corpo e struttura, entrambe le versioni sono molto versatili e particolarmente adatte per la miscelazione.

Estremamente versatile è anche la linea di vodka Rajssa, composta da 4 referenze. La Pure Grain, ottenuta da una miscela di cereali, dove il grano è la quota maggiore, e tre passaggi in colonna a molti piatti ad alto grado, per un prodotto finale di rande purezza, pulito al gusto e all’olfatto. A questa si aggiungono le tre varianti Fruit, ovvero aromatizzate alla fresca, nei gusti Pesca, Fragola e Menta

Un pack dal design moderno e colorato

Nate dall’osservazione del mercato e dall’ascolto delle esigenze degli operatori del mondo bar e realizzati con il coinvolgimento diretto degli esperti Partesa nella selezione degli ingredienti e messa a punto delle ricette, le referenze Liq.ID si presentano in bottiglia da 1 l, caratterizzata da un nuovo design. Moderno e colorato, il pack è impreziosito da etichette illustrate a mano, che, con linguaggio semplice ed evocativo che ha come grandi protagonisti gli animali, raccontano le terre lontane e vicine dal quale provengono i prodotti, in un virtuale viaggio intorno al mondo: il gatto per Upper Spritz, la volpe per Grayson’s, il pappagallo e la scimmietta per Cabo Rojo e la civetta e l’orso bianco per Rajssa.

Territorio e comunità al centro della strategia sostenibile di Ferrari Trento

Ferrari Trento sostenibilità
Il legame con il territorio, risorsa da tutelare, valorizzare e promuovere, e la salute, la sicurezza e il benessere dei lavoratori al centro della visione di sostenibilità della cantina del Gruppo Lunelli

Il legame con il territorio è uno dei fattori decisivi dei successi di Ferrari Trento (leggi Nuovo trionfo per Ferrari Trento a The Champagne & Sparkling Wine World Championships). Il territorio come risorsa preziosa da tutelare, valorizzare e promuovere è anche al centro della politica di sostenibilità della cantina del Gruppo Lunelli. Politica i cui risultati sono stati messi nero su bianco nel Report di sostenibilità, il primo redatto dall’azienda.

La cantina, che si appresta a festeggiare i suoi primi 120 anni di vita, ha infatti voluto strutturare la propria vocazione alla sostenibilità secondo un approccio rigoroso e sistematico, che permette di definire e misurare politiche e performance, sociali e ambientali, in modo che il proprio impegno sia coerente, chiaro e dimostrabile. Con questo obiettivo nel Gruppo Lunelli è stato istituito un Comitato di sostenibilità, con il compito di proporre ai consigli di amministrazione delle società, a partire da Ferrari strategie e obiettivi che puntino a coniugare sostenibilità economica con quella sociale e ambientale.

A dare conto di quanto fatto nel 2020, la visione dell’azienda e gli impegni futuri arriva quindi il Report di sostenibilità di Ferrari Trento, redatto secondo standard internazionali (Gri) e con il supporto di Collectibus, società di consulenza specializzata.

Tutela, valorizzazione e protezione del territorio

Centrale nella strategia il rapporto con il territorio, verso il quale Ferrari lavora in una triplice direzione: tutela, valorizzazione e promozione. Il primo aspetto si è concretizzato nella scelta di certificare biologici e Biodiversity Friend tutti i vigneti di proprietà e nell’impegno a diffondere sul territorio la cultura della sostenibilità. Al tempo stesso l’azienda lavora alla valorizzazione del territorio, conservandone il patrimonio artistico e aprendo al pubblico alcuni suoi gioielli, come Villa Margon, la splendida dimora cinquecentesca ai peidi dei monti che abbracciano Trento, sede di rappresentanza del Gruppo. Territorio, infine, da promuovere, attraverso la propria proposta enoturistica e la propria comunicazione. Grandi protagonisti della comunicazione dell’azienda sono infatti il Trentino e il Trentodoc, sottolineando l’unicità della viticoltura di montagna della quali Ferrari è un’alta espressione.

Responsabilità sociale

Ma nell’idea di sostenibilità di Ferrari, l’attenzione all’ambiente procede a braccetto con quella verso gli aspetti sociali, a testimonianza di una visione imprenditoriale vicina al territorio e attenta alle persone. Sul fronte agricolo, per esempio, oltre alla conversione bio dei vigneti, è stato redatto il protocollo Il Vigneto Ferrari – per una viticoltura di montagna sostenibile e salubre. Certificato da Csqa, il protocollo si rivolge agli oltre 600 viticoltori che conferiscono l’uva a Ferrari ai quali viene fornita un’adeguata formazione, sia teorica sia sul campo, su temi come la naturale fertilità del suolo, con l’obiettivo di salvaguardare l’ambiente ma anche la salute dei lavoratori.

Sicurezza e tutela del lavoro

E proprio la questione della sicurezza ha assunto un peso notevole nel 2020, a causa dell’emergenza sanitaria. A partire dalla tutela del lavoro, storicamente cuore della politica dell’azienda, offrendo al 92% dei collaboratori contratti a tempo indeterminato e varie forme di supporto. A ciò si è aggiunta una forte attenzione alla sicurezza e alla salute, con risultati davvero notevoli: zero contagi sul posto di lavoro. Inoltre, anche in un anno particolarmente difficile l’organico di Ferrari Trento è cresciuto di 13 persone, è stato incrementato il piano di welfare aziendale e integrato il reddito di chi è stato costretto a ricorrere alla cassa integrazione. Ferrari ha messo in campo poi misure di supporto alla filiera e raddoppiato le proprie erogazioni liberali, che hanno raggiunto oltre 450.000 euro, ossia lo 0,7% del fatturato, a supporto della comunità.

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