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La nuova vita di scarti, avanzi e rifiuti

Corey Squarzoni
La lotta contro lo spreco passa anche attraverso il bar. Lo sa bene Corey Squarzoni che ha dedicato un sito web all’argomento

La lotta allo spreco passa attraverso il bar. Ne è convinto Corey Squarzoni, già vincitore della Campari Barman Competition, oggi dietro al bancone di Ugo a Milano. È la stessa Campari che ha invitato il bartender a parlare alla platea della sua Academy, in occasione dell’ultima edizione della Florence Cocktail Week. Argomento: il suo progetto Zero Waste Mixology, da cui è nato l’omonimo sito e una pagina Instagram (@corey.squarzoni), che il bartender definisce “una comunità per condividere idee per risparmiare energia e denaro”. La sua “lectio magistralis” è iniziata con un paio di citazioni: da Leonardo Da Vinci, per il quale “non esiste cosa che possa essere considerata rifiuto”, a Paul Connet, un professore di chimica della St. Lawrence University di New York, fondatore della filosofia “zero waste”, per il quale “i rifiuti sono l’evidenza che stiamo facendo qualcosa di sbagliato”. Poi è andato sul pratico, calcolando gli sprechi (evitabili) di un bar di medie dimensioni da 150 consumazioni al giorno, che si affida all’usa e getta. «In un anno - stima il barman - finisco per usare 50 mila  sottobicchieri e 10 mila cannucce».

La soluzione è semplice: abbandonare il monouso a vantaggio, per esempio, del sughero o di mattonelline in gres nel caso dei sottobicchieri, oppure delle cannucce d’acciaio lavabili. Come esempio virtuoso, Squarzoni cita il Paradiso di Barcellona, regno dell’italiano Giacomo Giannotti, che ha attivato un circuito di upcycling in collaborazione con un’azienda specializzata in riciclo della città catalana che con i resti degli agrumi spremuti realizza i sottobicchieri che vengono usati nel bar (e non sono monouso). Idem con la plastica come illustra un video su Instagram pubblicato da Giannotti con i rifiuti differenziati in plastica trasformati in gradevolissimi piatti dai mille colori.

Vuoto a rendere e smaltimento cassette della verdura

E ancora, propone Squarzoni, su cosa si può risparmiare in termini di risorse economiche, spazio e rifiuti? La prima cosa è l’acqua. Un impianto di purificazione dell’acqua, con un erogatore alla spina, elimina le bottiglie dal magazzino, nonché quintali di plastica o vetro in giro per il locale. A questo si aggiungono anche notevoli benefici per la schiena dei dipendenti. In alternativa, Squarzoni invita a utilizzare il sistema del vuoto a rendere: anche in questo si contribuisce a mantenere l’ambiente più pulito, ma non si “liberano” gli spazi del magazzino e non si risolvono i problemi di mal di schiena dello staff. A proposito sempre di resi, Squarzoni suggerisce di accordarsi con i fornitori di frutta e verdura anche per il ritorno e lo smaltimento delle relative  cassette. A proposito di frutta e verdura, i relativi scarti organici sono uno delle fonti principali di rifiuti per un pubblico esercizio, ma sono anche quelli su cui è più facile intervenire. Sul suo sito, Squarzoni ha cominciato a pubblicare consigli e ricette per il loro recupero/riciclo, che puntano a preparare semilavorati da utilizzare nella preparazione di drink e cocktail. È il caso del mezcal aromatizzato con le bucce di ananas al barbecue: grigliando le bucce dalla parte della polpa, questa assume un piacevole aroma di caramellizzazione, che dona un ottimo flavour allo spirit. Il consiglio di Squarzoni è, quindi, quello di lasciare 200 g di bucce “grigliate”  in infusione nel mezcal (400 ml) per 12 ore. Filtrando, ovviamente, il tutto. E ancora, il gin ai semi di peperone, il fake vermouth al sedano con le foglie scartate che normalmente finiscono nel cestino, il bitter aromatico con le scorze non utilizzate degli agrumi, lo sciroppo preparato con le bucce delle banane.

Low Negroni

di Corey Squarzoni

Ingredienti

20 ml bitter; 40 ml fake vermouth al sedano;  20 ml gin ai semi di peperone;
5 ml salamoia di olive

Preparazione

Versare gli ingredienti in un bicchiere small Vintage Cup. Mescolare con lo stirrer. Decorare con una drop di olio al cetriolo (90 ml olio extra vergine d’oliva, 30g buccia cetriolo; 6/7 giorni in infusione al buio).

Inverse Mule

di Corey Squarzoni

Ingredienti 

50 ml vodka alle foglie di limone;  60 ml cordiale agli scarti di zenzero; 3 dash aceto di mele; 50 ml soda

Preparazione

Versare gli ingredienti direttamente in un highball. Aggiungere profumo di limone realizzato con vodka e zest di limone.

 

 

A colazione o per una torta moderna: l’arancia in pasticceria secondo Sacchetti

Il 17 febbraio va in scena la masterclass del celebre pasticcere di Prato: protagonista di ricette e consigli sarà l'arancia sorrentina

La crostatina ricotta e arancia è un pezzo forte della colazione della Pasticceria Nuovo Mondo di Prato. Anche la torta arancia e cioccolato è nelle corde del Maestro Paolo Sacchetti: un biscuit al cacao con confettura di arance, crema Chantilly all'arancia e mousse al cioccolato fondente (un paio di anni fa il pasticcere e vicepresidente Ampi l'ha presentata in forma di alberello, come dolce natalizio). Ancora sulla colazione, nell'offerta della pasticceria toscana (tempio consacrato alle Pesche di Prato, ma anche a molte altre squisitezze e invenzioni del celebre titolare) c'è anche una marmellata di arancia servita con la brioche tagliata a fette. Semplice e d'impatto.

Paolo Sacchetti
Paolo Sacchetti della Pasticceria Nuovo Mondo di Prato

Appuntamento in live streaming

Insomma, arancia, succo e scorza sono ingredienti con cui si può giocare in pasticceria. Sarà proprio Paolo Sacchetti ad approfondire il tema durante un evento pubblico trasmesso anche in streaming. L'evento è previsto nel programma della SorrentoOrangeWeek, l’evento ideato da Penisolaverde per incentivare la trasformazione e il consumo delle arance raccolte dalle alberature pubbliche sorrentine. Oltre al contest - la sfida a realizzare un dolce originale con una o entrambe le varianti locali di arancia, la Citrus sinensis e la Citrus aurantium - il festival propone anche masterclass e approfondimenti. Il famoso pasticcere di Prato salirà in cattedra il 17 febbraio, ore 9.00 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 16.00, presso l’Istituto Polispecialistico San Paolo di Sorrento, per una giornata di approfondimento dedicata al tema "L’arancia sorrentina protagonista in pasticceria". Una riflessione, le tecniche e le ricette di uno dei più rinomati pasticceri d’Italia: sarà possibile seguire un collegamento in live streaming per non perdere i preziosi consigli di Paolo Sacchetti.

Pasticceria Torino, dove le violette candite sono un evergreen

Ampia gamma, freschezza delle proposte e gentilezza. Assi vincenti della Pasticceria Torino di Parma, dove si trovano anche le delicate violette candite

PARMA. Dolcegiornale è andato in tour a Parma, capitale della food Valley italiana, città dal ricco patrimonio gastronomico e con un'industria alimentare capace di coniugare tradizione e innovazione. Due elementi che convivono anche nel settore della pasticceria, dove a insegne storiche corrispondono locali contemporanei. Pasticceria Torino è un'insegna storica tra la stazione e il centro storico, lungo una delle arterie principali della città. Il locale, ci dice il gentile proprietario, risale alla fine dell’800, ma appartiene alla sua famiglia “solo” dal 1957. Fuori, le eleganti vetrine valorizzano le tipiche violette candite di Parma. Dentro, le atmosfere d’antan si rispecchiano negli arredi d’epoca in legno intagliato, nelle collezioni di oggetti d’altri tempi (stampi per il cioccolato in stagno, sifoni per il selz, stampe). Le vetrine del banco pasticceria espongono dolci tradizionali: crostatine, tartellette, biscotti (tra cui quelli al burro salato e quelli di farro), budini di riso, bigné, baci, fiamme. Di prima mattina a catturare l’attenzione è l’ampia offerta di lievitati per la colazione (€1.50 al pezzo): cornetti vuoti o variamente farciti, veneziane e parigine, fagottini crema e mela. C’è anche qualche proposta salata: panini al formaggio o al tonno, pizze. Non vediamo torte e la vetrina refrigerata è vuota. Non c’è dehors, né tavoli all’interno, solo una mensola d’appoggio accanto al banco della caffetteria. Il via vai di clienti nel piccolo locale è continuo, senz’altro attirati dalla bontà e dalla freschezza delle proposte. Cappuccino e brioche 3 euro al banco.

Da Pagani 1856 dolci classici e “free from”

pagani 1856
Cuore della food valley, Parma apprezza storicità e modernità nei suoi punti vendita. Purché tutto sia all'insegna della bontà

 

PARMA. Dolcegiornale è andato in tour a Parma, capitale della food Valley italiana, città dal ricco patrimonio gastronomico e con un'industria alimentare capace di coniugare tradizione e innovazione. Due elementi che convivono anche nel settore della pasticceria, dove a insegne storiche corrispondono locali contemporanei. Uno dei pdv visitati è Pagani 1856, insegna storica della città. Entriamo e veniamo accolti con molta gentilezza e disponibilità a soddisfare la nostra curiosità. Nel locale c’è posto solo per un paio di tavolini, gran parte dello spazio è occupato dai banconi della caffetteria e della pasticceria. Quest’ultimo, in particolare, è ricolmo di dolci ben identificati da cartellini stampati che riportano anche gli ingredienti principali: un servizio e una cortesia nei confronti dei clienti che piacerebbe incontrare più spesso anche altrove. Abbondante l’offerta di lievitati per la prima colazione, tra cui spiccano la brioche “brusca” con confettura di amarene e quella all’arancia, ma anche panettoncini, veneziane e parigine. E poi tranci di crostata alle amarene, tortelli bruschi, budini di riso, torta di mandorle. Ricco e piuttosto classico l’assortimento di mignon: cannoncini, bigné, tartellette, millefoglie, fiamme, tiramisù, macarons, pasticceria secca, spumini. La pasticceria moderna è conservata nelle vetrine refrigerate, dove fanno bella mostra di sé torte fantasia e colorate monoporzioni, tra cui la gluten-free e lactose-free Caribe (mousse al cocco, gelatina passion fruit, bisquit al cacao). Un’altra vetrina è dedicata alle torte classiche. Cappuccino e brioche al tavolo, 3 euro.

Il 9 febbraio il webinar (gratuito) su come progettare un concept esperienziale di successo

webinar POLI.Design
Si apre il 9 febbraio il ciclo di quattro incontri online, tutti gratuiti, organizzati da POLI.Design e Marketing & Trade, che spiegano come concepire un'esperienza di successo. Registrati per partecipare

È per il 9 febbraio l’appuntamento con il webinar, gratuito, Come progettare un concept esperienziale di successo, organizzato da POLI.Design e Marketing & Trade (M&T), laboratorio milanese di idee strategiche e di soluzioni operative per retailer, brand e start up. Live su Zoom alle ore 17 (per partecipare basta registrarsi cliccando sul bottone qui sotto), il webinar è il primo del ciclo di quattro appuntamenti I segreti per concepire un’esperienza di successo a cura del Corso di alta formazione in Brand and Retail Experience Design ideato da POLI.Design per insegnare a progettare spazi esperienziali per brand, aziende dell'intrattenimento e dell'ospitalità, delle fiere e dei servizi, che prenderà il via il prossimo giugno (leggi Progettare spazi esperienziali: il nuovo corso di POLI.design).

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Il valore dell'esperienzialità

Ai professionisti di questi settori si rivolge anche il ciclo dei webinar, con l’obiettivo di sviluppare la cultura e le competenze sul tema dell’esperienzialità, ovvero su di un approccio incentrato sulla valorizzazione dell’esperienza di consumo del cliente. Una dimensione che ha assunto una rilevanza cruciale in questi ambiti e che rappresenta un forte elemento per la competitività.

Oggi, infatti, la vendita di soli prodotti non è più sufficiente ad attrarre e interessare il consumatore. Negli ultimi anni ha acquisito sempre più valore l’integrazione tra l’acquisto effettivo di beni e servizi integrata dall’esperienza che il consumatore vive in relazione a un brand o a uno spazio fisico, un’esperienza che va accuratamente progettata, costruita e gestita.

Proprio su questo tema si concentrerà in particolare il primo webinar, per poi focalizzarsi sull’attività di concepting, la metodologia di progettazione alla base delle esperienze di successo. Una metodologia che consente di ideare e pianificare ogni aspetto dell’esperienza, già a partire dall’origine dell’idea progettuale, fase nella quale si integrano gli aspetti creativi, progettuali, comunicativi e di business del progetto esperienziale cui si vuole dare vita.

A parlarne un parterre di esperti di alto profilo, quali Carlo Meo, ceo di Marketing&Trade e direttore tecnico del corso Brand and Retail Experience Design, Cabirio Cautela, docente ordinario del Politecnico di Milano e direttore scientifico dello stesso corso, e Michele Cannone, head of global marketing foodservice di Lavazza, moderati da Rossella De Stefano, direttrice di Bargiornale.

Gli altri incontri in programma

Il ciclo di appuntamenti online (sempre tutti gratuiti) proseguirà nelle prossime settimane con il webinar in programma il 23 febbraio su La sostenibilità economica dei progetti esperienziali, quello del 9 marzo dal titolo Progettare spazi e assortimenti di successo nel mondo dell’esperienza, per chiudersi il 23 marzo con quello su Esperienza fisica e digitale: quale integrazione?

Women First: le grandi barlady ospiti a The Court di Roma

The Court Women First
Al via il 7 febbraio il calendario di appuntamenti al femminile, con grandi barlady da tutto il mondo, organizzato dal cocktail bar romano per promuovere la parità della donna nel mondo dell’ospitalità

Sono tante le donne che hanno fatto e continuano a fare la differenza nella miscelazione, conquistandosi un ruolo da protagoniste nel settore e contribuendo con il loro talento a farne grande la storia. Pensiamo solo ad Ada Coleman che, agli inizi del Novecento, è stata la prima bar manager, e per oltre vent’anni, di quello che viene considerato uno dei templi della mixology, l’American Bar del Savoy Hotel di Londra. O, per arrivare i nostri giorni, a Monica Berg, al primo posto nella top 100 dei personaggi più influenti della bar industry internazionale (leggi Sei italiani nella top 100 della bar industry mondiale). Proprio per valorizzare la figura della donna nel mondo dell’ospitalità è nata Women First¸ una kermesse tutta al femminile organizzata da The Court, il cocktail bar di Palazzo Manfredi, hotel 5 stelle che sorge nel cuore della Capitale. Protagoniste dell’iniziativa alcune delle più importanti barlady della scena mixology internazionale, che il lunedì (dalle 18 alle 23), saranno le special guest della serata proponendo una selezione dei loro signature.

Partorito dalla mente di Matteo “Zed” Zamberlan, tra i big mondiali della mixology e bar manager del cocktail bar, premiato come Bar d’albergo dell’anno a Barawards 2021 (leggi Barawards 2021: scopri tutti i vincitori), il progetto vuole essere una risposta per superare il divario di genere che ancora esiste nel mondo dei locali, soprattutto per quanto riguarda i ruoli di vertice. Un impegno nella valorizzazione dell’universo femminile nel quale The Court è da sempre impegnato. Non a caso, il cocktail bar, nel corso degli ultimi anni ha avuto sempre manager in rosa, da Martina Proietti, che ricopre il ruolo di bar manager, a Federica Marcaccini, l’head bartender, continuando la tradizione con Aurora Sofia Perretta e altre figure quali Samantha Parente e Federica Ticconi.

Gli appuntamenti in programma

Il programma di Women First prevede al momento 15 date, ma la programmazione è in continuo aggiornamento, grazie al numero crescente di adesioni (le novità saranno comunicate sul profili Instagram e Facebook di The Court). Si parte il 7 febbraio con Priyanka Blah di The Dram Attic di San Pietroburgo (Russia), per continuare il 21 marzo con Elpida Antonopoulou del Barro Negro di Atene, e il 28 marzo con Melanie De Conceiçao Bonilla e Wilke Miriam Rebecca del Salmon Guru di Madrid.

Due gli appuntamenti per aprile: l’l1 l’ospite della serata sarà Arina Nikolskaya, mentre il 25 Lozada Sanchez del Brujas di Città del Messico. Mentre per maggio la data confermata è quella del 9 con Giulia Cuccurullo dell’Artesian Bar (Londra).

I fritti al bar? Fanno aumentare gli incassi (se sono di qualità)

fritti al bar
La nuova friggitrice SuperDora di Eurochef permette di preparare fritti di alta qualità, in tempi rapidissimi, senza sprechi. Scoprine i vantaggi. E i 10 consigli per aumentare le vendite
SCARICA GRATUITAMENTE I DIECI CONSIGLI

Negli ultimi anni i consumatori sono diventati sempre più esigenti e più attenti, quando si recano al bar per la pausa pranzo o per l’aperitivo, alla qualità e varietà dell’offerta food. Non è cambiata però la preferenza per i fritti, che restano una proposta golosa irrinunciabile per i clienti di qualsiasi fascia ed età. Arricchire il proprio menu con una ricca offerta di fritti di qualità rappresenta dunque una scelta ottimale per rendere il proprio locale più appetibile. Tanto più che sono davvero tantissime le possibilità che si possono sfruttare per soddisfare ogni palato: dalla classiche patatine agli anelli di cipolla, dalle alette di pollo alle mozzarelline panate, da specialità regionali come gli arancini, le olive ascolane, i panzerotti pugliesi ad altri sfiziosi finger food, come i pezzetti di baccalà, i fiori di zucca, senza dimenticare tutto il mondo delle verdure, per accontentare anche vegetariani e vegani, fino ai fritti misti, o fritture di pesce e cotolette per il momento pranzo. In più si tratta di preparazioni che si abbinano facilmente a birre, vini e drink, stimolando così i consumi.

Friggere però è un’arte, e richiede capacità e attenzione per ottenere un prodotto perfetto, croccante al punto giusto all’esterno, morbido e cotto all’interno. Commettere errori è facile, con conseguente spreco di alimenti, tempo e soldi, se non si ha del personale preparato e che possa seguire la cottura: merce rara in molti locali. Che così rinunciano, rinunciando anche a una fetta sostanziosa di incasso. Un gap che si supera facilmente con una friggitrice automatica Eurochef.

SuperDora, la friggitrice alleata del barista

L’azienda di Modena, grazie a una lunga esperienza nel settore delle macchine da banco, propone attrezzature in grado di rispondere alle esigenze di ogni tipologia di locale. Ultima nata della casa è SuperDora, nei modelli FD3 e FD3 potenziata. Una macchina ad alte prestazioni che assicura fritture in tempi rapidissimi (2-3 minuti), con un’alta qualità del risultato finale, evitando sprechi e con bassi consumi.

Fritti al top e senza sprechi

Uno dei primi vantaggi di questa friggitrice consiste proprio nell’automatismo: basta inserire il prodotto e selezionare il tempo di cottura per ottenere un piatto fritto alla perfezione, pronto da servire. Il tutto senza necessità di seguire la cottura, in modo da liberare personale che può dedicarsi ad altro. In questo modo, inoltre, una volta stabilito e regolato il tempo di cottura, si elimina ogni rischio di errore, in quanto i prodotti verranno fritti sempre in modo costante e perfetto.

Qualità garantita dal sistema di regolazione e controllo della temperatura dell’olio, fattore essenziale per avere fritti perfetti. Se l’olio è troppo caldo si rischia di superare il punto di fumo, se invece è troppo freddo la frittura risulta unta e molle. Rischi che la macchina elimina provvedendo in automatico alla corretta regolazione elettronica della temperatura e impedendo l’utilizzo quando questa non è ai valori ottimali.

Ma a rendere unici i fritti realizzati con SuperDora è il connubio tra tecnologia e tradizione. La friggitrice, infatti, frigge in olio, permettendo così anche al bar di ottenere prodotti di qualità eccellente, come se preparati al ristorante. Inoltre, la frittura in olio comporta ulteriori vantaggi, quali i tempi di cottura molto brevi e la possibilità di friggere cibi diversi contemporaneamente, aspetti decisivi per offrire un servizio rapido e puntuale.

Risparmio di energia e olio

Ma la macchina offre notevoli benefici anche sotto il profilo dei costi. Una volta arrivata in temperatura, se non utilizzata, la friggitrice va in standby, consumando solo il minimo necessario per il mantenere l’olio caldo. In questo modo si ottiene un importante risparmio sui consumi di energia, si preserva l’olio e si ha la macchina sempre pronta per l'utilizzo.

Compatta ad alte prestazioni, SuperDora permette di friggere fino a 2 kg di prodotto per volta, oppure una sola porzione, consentendo di preparare fino a 35 kg di prodotto in un’ora. Inoltre permette di cucinare diversi cibi in un unico ciclo di cottura, preparando fritti misti di eccezionale qualità. Inoltre, non necessita di alcuna manutenzione, se non il periodico cambio dell’olio, la cui necessità viene automaticamente segnalata sul display.

Eurochef produce una vasta gamma di friggitrici di diversa capacità produttiva, anche con il sistema di aspirazione incorporato che elimina la necessità di cappa di aspirazione.

Possono essere collocate ovunque, anche nei locali dove c’è poco spazio, non c’è canna fumaria o cucina attrezzata. Inoltre, essendo chiuse, non generano emissioni di nebbie oleosi, fumi e vapore nell’ambiente.

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Anche il pistacchio ha la sua Giornata Mondiale

Il 26 febbraio è il World Pistacchio Day: una buona occasione per ideare iniziative speciali con il classico gusto pistacchio protagonista

Il 26 febbraio è la Giornata Mondiale del Pistacchio e per l'occasione la American Pistachio Growers, associazione no profit che unisce i coltivatori di pistacchi americani, in collaborazione con mUp Research, ha condotto una ricerca sul rapporto che gli italiani hanno con i pistacchi e sulle loro preferenze.

Spuntino o snack, onnipresente nelle preferenze degli italiani

Il protagonista di uno dei gusti di gelato classici e più fortunati è molto amato dai nostri connazionali anche come snack, tanto da essere il preferito tra la frutta secca a guscio. Quasi 7 intervistati su 10 affermano di consumarlo regolarmente. Dalla ricerca emerge che i pistacchi vengono consumati nell’arco dell’intera giornata con un picco nel break pomeridiano, con oltre 1 italiano su 2 che dichiara di mangiarli come spuntino post pranzo. Sul secondo gradino del podio c’è invece l’aperitivo: il 47% degli intervistati ammette che sono ottimi come snack insieme a olive e patatine durante l’happy hour, mentre 4 connazionali su 10 preferiscono consumarli durante la cena. Quanto alla stagionalità, al primo posto c'è l’autunno con il 77% delle preferenze, subito dopo c’è l’inverno con il 75% dei voti, al terzo posto l'estate preferita dal 64% degli italiani e a chiudere la classifica la primavera con il 61%.

Utilizzati anche nei primi piatti, oltre che nei dessert

Oltre 8 italiani su 10 dichiarano di mangiarli da soli come snack. Tra gli intervistati non mancano però coloro che preferiscono utilizzarli invece come ingredienti: il 45% afferma ad esempio che con questa frutta secca realizza dessert, il 42% invece preferisce utilizzarli all’interno di antipasti o aperitivi, mentre il 33% li usa per dare un tocco di croccantezza e gusto in più al proprio primo piatto. Insomma, non mancano mai nelle dispense casalinghe degli italiani. Sarà il caso di segnarsi la data del 26 febbraio, magari per inventare qualche nuova idea con protagonista il gelato al pistacchio.

Americano Bianco il nuovo aperitivo di Liquori delle Sirene

Aperitivo Americano Bianco Sirene su vassoio
Distribuito da Rinaldi 1957, Aperitivo Americano Bianco si aggiunge alla gamma di specialità Liquori delle Sirene, elaborate sulle sponde del lago di Garda dalla giovane titolare, sommelier e master blender Elisa Carta.

Presentato a The Doping Bar di Milano il nuovo Aperitivo Americano Bianco di Liquori delle Sirene, ottimo da bere in purezza con un cubetto di ghiaccio o miscelato in cocktail con rum, gin o mezcal.

La prevalenza della botanica genziana sull'assenzio è caratteristico dei liquori a base di vino chiamati Americano che così si differenziano dai vermouth. Così Elisa Carta, master blender, sommelier e titolare della società Liquori delle Sirene, ha messo a punto il nuovo Aperitivo Americano Bianco a base di vino Trebbiano del Garda, aromatizzato con botaniche come genziana, verbena e angelica provenienti dalla vicina zona veronese del Monte Baldo, insieme a viola del pensiero, anice e menta. Altre botaniche provengono dal Sud Italia come arancia dolce, coriandolo e pepe nero.

Aperitivo Americano Bianco Sirene

«Mia nonna Carlina, la prima alchimista di famiglia - precisa Elisa Carta - mi ha insegnato tutto quello che sapeva sulle erbe e sulla loro lavorazione; usava fare una sorta di vermouth che aromatizzava con erbe e spezie. Aggiungeva delle piante amare e lo chiamava a modo suo "Vin Amaricà", vino con sentori amari. Da qui l'idea di riprendere la creazione di quel particolare tipo di bevanda, un po' amara e ovviamente naturale, come tutti i prodotti di Liquori delle Sirene». Dopo lunghe ricerche nasce così Aperitivo Americano Bianco Sirene.

Aperitivo Americano Bianco ha un gusto leggermente amaro, profumato e complesso, senza chimica aggiunta e nessun aroma artificiale (17° alc). Aperitivo Americano Bianco si aggiunge ad altri prodotti alcolici della gamma Liquori delle Sirene come Canto Amaro, Aperitivo Americano Rosso ed Elisir d'Amore Bitter. Il nome dell'azienda Liquori di Sirene si rifà a antica leggenda su un gruppo di pescatori che, in una calda notte d'estate, mentre si riposavano in una suggestiva baia della sponda veronese, furono avvicinati da alcune bellissime sirene che offrivano una bevanda che ridava forza e il desiderio di tornare a casa.

La presentazione è avvenuta nel corso di una serata degustazione presso The Doping Club di Milano alla presenza, oltre che del titolare Elisa Carta di Liquori delle Sirene, di Gabriele Rondani, responsabile marketing del distributore Rinaldi 1957 di Bologna.

Presentatri dal bar manager di The Doping Bar, Alberto Corvi, gli abbinamenti food sono stati curati dallo chef residente Luigi Gagliardi.

Aperitivo Americano Bianco con un cubetto di ghiaccio abbninato con una ceviche di ricciola e anellini di jalapeños;
Apertivo Americano Rosso con un cubetto di ghiaccio abbinato con un minitacos farcito con gambero argentino reso croccante da un passaggio con cannello, guarnito con salsa guacamole e petali di cipolla.
Cocktail Le Fleurs du Mal composto da Rum Don Papa, Aperitivo Americano Rosso Sirene, Tè ai Frutti Rossi, Granatina e cubetti di ghiaccio abbinato a un classico Tiramisù.

 

 

World Chocolate Masters, Anna Gerasi vince la finale italiana

La pasticciera di Brescia sarà la nostra portacolori nella prestigiosa competizione internazionale sul cioccolato di ottobre, a Parigi. Livello altissimo nelle opere dei sette finalisti italiani, ma Anna si è distinta per la ricerca sulle materie prime e le tecniche impiegate

Sarà Anna Gerasi a rappresentare l’Italia nella finale del World Chocolate Masters in ottobre, a Parigi. La pasticciera di Brescia ha trionfato ieri sera alla finale italiana del concorso, la più importante competizione internazionale riservata agli artigiani del cioccolato.

Dalla scultura alla pralina: le creazioni vincenti di Anna Gerasi

Al secondo posto si sono piazzati il giovane Filippo Valsecchi, della pasticceria ArteSapori di Lecco, e Matias Ortiz, del Foyer alla Scala di Milano.

Pensare al futuro con l'occhio del designer e l'arte del professionista

I sette finalisti hanno lavorato alacremente per tutta la giornata, nelle postazioni predisposte presso la sede di Selmi Chocolate Machinery a Pollenzo (Cuneo), che ha ospitato l’evento organizzato da Chocolate Academy Milano e Cacao Barry. I finalisti non hanno semplicemente creato dei dessert: ai professionisti in gara è stato chiesto di pensare come dei designer, di creare nuovi formati per i loro dolci, di lasciarsi ispirare dagli stimoli dettati dalle tendenze del momento e di pensare come imprenditori. Naturalmente hanno anche dovuto mostrare i muscoli, mettendo in campo una tecnica impeccabile. Proprio grazie alla gamma di tecniche e soluzioni utilizzate, Anna Gerasi si è guadagnata i favori della giuria: ha infatti vinto tutte le prove della giornata, salvo quella dedicata alla pralina (vinta da Filippo Valsecchi). Il tema trasmesso ai candidati è riassunto in un parola: #tomorrow. L’intento era dare una interpretazione del futuro della pasticceria, tenendo conto delle tendenze care alle nuove generazioni: attenzione alla sostenibilità e alla salubrità nelle scelte alimentari, diminuzione dell’apporto calorico e del carico zuccherino nei dolci, riuso e riciclo. I pezzi di design, i dessert monopozione e le praline dovevano riflettere il tempo presente, con tutte le preoccupazioni legate al futuro del pianeta, ma anche contenere uno spunto di ottimismo verso il futuro.

Le prove: uno sforzo di inventiva senza dimenticare il mercato

Le prove previste erano cinque. La prima, denominata #design, prevedeva la realizzazione di una scultura in cioccolato, una creazione da assemblare dal vivo davanti ai giudici con un peso complessivo di massimo 5 kg. Anna ha scelto di raccontare la necessità per l’essere umano di ritornare alla Natura. L’ispirazione nasce del corpo femminile, sinuoso e vitale, che si fonde con una pianta di cacao, simbolo per eccellenza delle foreste tropicali. La seconda prova, #taste, prevedeva la realizzazione di una creazione di pasticceria fresca con tre ingredienti “obbligatori”: un cioccolato a scelta del candidato, tra quelli messi a disposizione da Cacao Barry; un frutto di propria scelta e un ingrediente locale, proveniente da una produzione artigianale del territorio del candidato stesso. Il tutto in una monoporzione con almeno tre consistenze diverse e un peso compreso tra i 50 e i 75 grammi. La vincitrice ha presentato alla giuria il suo Theobroma Citrus, un brownie al cioccolato e arancia, crumble di nocciola e arancia, gel all’arancia e crema al cioccolato a base d’acqua.

La terza prova, denominata #snack, prevedeva invece la creazione di uno snack da passeggio, da preparare o guarnire al momento e consumare fuori dal locale, 100% vegano e a base di cioccolato puro, equilibrato dal punto di vista nutrizionale e con una spiccata nota di gusto. Qui la Gerasi ha stupito con COCO Twist, uno snack di frolla vegetale, ganache mandarino e cioccolato Madirofolo, caramello vegetale al mandarino e semi di girasole, racchiuso in un packaging interattivo in Bio Mais progettato dalla pastry chef e ottenuto tramite stampa 3D. Per la quarta prova, #bonbon, i finalisti hanno creato ciascuno un cioccolatino puro, senza emulsionanti, coloranti o aromi artificiali, con ingredienti locali e scelti per dare una impronta precisa alla pralina (alimenti funzionali o dal gusto particolare, ad esempio). Anche in questo caso il dolce doveva riflettere la propria interpretazione del tema tomorrow e proporre due consistenze diverse. Anna ha realizzato una pralina completamente vegetale, il Lemon Fruit, composta da cioccolato Madirofolo, caramello vegetale, ganache al cioccolato Madirofolo, gel a limone del Garda e croccante alla mandorla. Prova finale #you, la presentazione di un video con la storia, le motivazioni e la visione del pasticcere sul tema guida della competizione e la spiegazione delle scelte fatte nelle diverse ricette e nella selezione degli ingredienti e dei dettagli di design.

Verso la finale di ottobre

A giudicare il lavoro dei sette finalisti un gruppo di pesi massimi della pasticceria: Loretta Fanella, Davide Comaschi (World Chocolate Master 2013), Enric Rovira, il direttore di Cast Alimenti Vittorio Santoro e i due specialisti del training center Selmi Maurizio Allodi e Luciano Varetto. Loretta Fanella, nel premiare la collega Anna, le ha augurato di diventare la prima donna vincitrice del contest internazionale. Appuntamento a Parigi, in autunno, con tanto lavora da fare in vista della gara.

Cobelli e il neuromarketing applicato al prezzo dell’espresso

Cervello - foto pixabay.com
I principali nemici dell’espresso sono la sua dimensione contenuta e il rapido consumo, che conferiscono un basso valore a una bevanda meravigliosa
Davide Cobelli
Davide Cobelli

Il prezzo dell’espresso è un argomento da tempo oggetto di incontri, dibattiti e riflessioni. Bargiornale ha chiamato all’appello professionisti ed esponenti delle associazioni del caffè, che si sono espressi su questa urgenza nell’ambito di Sigep 2020; ancora prima ha risposto a chi puntava su un deciso abbassamento del prezzo quale leva per fatturare di più, dimostrando come quello fosse l’elemento più sbagliato su cui puntare.

Perché non riusciamo da dare il giusto valore all’espresso? Davide Cobelli, titolare di Garage Coffee Bros. e di Coffee Training Academy, risponde con un’ampia esposizione che prende in esame nuovi elementi e fornisce alcune indicazioni fornite dal neuromaketing. Si tratta di una disciplina emergente che applica le conoscenze e le pratiche neuroscientifiche al marketing, allo scopo di analizzare i processi irrazionali che avvengono nella mente del consumatore e che influiscono sulle sue decisioni di acquisto.

«Io nutro da sempre un’idea che spesso condivido con i professionisti che incontro - afferma -: l’espresso è una bevanda che richiede un tempo relativamente breve di preparazione, ma soprattutto un brevissimo tempo di consumo in pochi sorsi. Questo è è il suo grande problema in quanto il cliente finale, nella sua mente, da sempre attribuisce un “valore temporale” a ciò che acquista o consuma, parametrato al tempo del consumo. Questo valore attribuito è tanto inferiore quanto più è breve il tempo di consumo». Dal neuromarketing qualche spunto che può essere utile per un piccolo esercizio.

Il consumatore dà un valore mediamente maggiore alle seguenti caratteristiche.

  • Dimensione - non è un caso che oggetti piccoli vengano “impreziositi” da confezioni importanti, soprattutto grandi.
  • Durata - un maggiore tempo di fruizione equivale a più denaro/valore.
  • Colori vividi - richiamano l’attenzione e influenzano l’acquisto sugli scaffali da sempre.
  • Sensazione tattile - che si tratti di un pack particolare sullo scaffale, oppure della frizzantezza o della densità di una bevanda.
  • Senso di appagamento - (quanto mi fa stare bene quello che ho comprato?) o status symbol (lo compro/consumo perché mi fa apparire migliore).
  • Senso di colpa nella spesa: più alto è il valore e più alto devono essere il “giustificato motivo” dell’acquisto e l’autoconvinzione che valesse la pena fare quella spesa (per giustificare l’acquisto nei confronti delle altre persone che ci stanno intorno. Es: “sì, l’ho pagato di più ma è meglio di quello che tu puoi comprare altrove…”). Nel caso di prodotti etici, sostenibili, realizzati nel rispetto dell’ambiente e delle persone, con confezioni riciclabili o, meglio ancora, compostabili, il valore aggiunto cresce e con esso il “giustificato motivo” dell’acquisto.

Alcuni esempi: un bottiglietta d’acqua d 500ml, costa circa 0,25 centesimi e non richiede alcuna spesa accessoria (se non il frigorifero), eppure il consumatore è disposto a spendere in media 1,50€ per acquistarla; un succo di frutta al bar costa circa 40-45 centesimi, richiede solo la spesa del frigorifero e del lavaggio di un bicchiere (e la cannuccia), eppure costa tra i 2,50 e i 3,00 euro.

Il fattore tempo. In Italia, il rito del caffè ha la durata di pochi istanti, nel resto del mondo invece richiede più tempo e ha un servizio più completo. Oltre frontiera, infatti, il consumo al banco è pressoché inesistente; spesso il cliente riceve un vassoio con un bicchiere d’acqua e la consumazione richiesta che porta al tavolo per la consumazione.  Tutto ciò allunga di fatto i tempi di consumo (dunque il valore).

Tornando in Italia, non solo l’espresso al bar è la consumazione più rapida, ma spesso non appaga. Da oltre un decennio i consumatori preferiscono capsule e cialde a casa o in ufficio anziché andare al bar, perché non colgono una differenza qualitativa, inoltre ha un sapore discutibile, un valore scarso, un basso senso di colpa, nessun senso di appagamento; ecco perché il consumatore non può dare un valore maggiore al caffè bevuto al bar. Ed ecco perché ancora oggi, è uno dei prodotti con il valore percepito più basso che si possa trovare in un pubblico esercizio.

In sostanza, i veri nemici dell’espresso sono  la sua dimensione contenuta e il rapido e distratto consumo, che fanno di questa meravigliosa bevanda un prodotto che non riesce ad essere venduto al valore corretto, oggi come nel passato.

La soluzione? Cobelli prova a ragionare sul futuro immaginando tre strade che possono portare a un miglioramento della situazione.

Aumentare la percezione del valore della bevanda attraverso un’attenta comunicazione diretta e indiretta, ma anche del prodotto stesso e dello storytelling (viene da chiedersi cosa potrebbe raccontare un barista di molte miscele Italiane classiche, dove le uniche informazioni sono irrilevanti e parlano di “pregiati caffè dal Centro e Sud America”).

Accrescere la professionalità di chi la prepara e serve, attraverso una formazione continua che deve partire da tutte le aziende che vendono prodotti ai baristi, come un mantra per migliorare le proprie condizioni.

Creare maggiore valore attraverso il neuromarketing applicando anche poche regole di base per far sì che il caffè sia sempre più percepito come un prodotto di valore (che deve essere veramente tale), un’emozione, un momento di pausa più lungo che persiste piacevolmente anche dopo aver bevuto.

«Possiamo utilizzare molte armi, prima di tutto la comunicazione - conclude Davide Cobelli -.. Deve però coinvolgere tutti gli attori di questo meraviglioso mondo, partendo dalle torrefazioni di ogni dimensione che giocano un ruolo fondamentale come anello di congiunzione tra la filiera e il consumo del prodotto, arrivando a generare nei consumatori una coscienza al consumo consapevole. Anche rimanendo fedeli alle proprie origini e al proprio modello di business.

Cominciamo a raccontare di più, di noi e dei prodotti che vendiamo».

Nasce DaV Pastry Lab, pasticceria e laboratorio della famiglia Cerea

Ad Albano Sant'Alessandro è nato il nuovo polo produttivo del gruppo Da Vittorio, con annesso punto vendita

BERGAMO. I fratelli Cerea non si fermano mai. Dopo aver incamerato, lo scorso anno, la seconda stella Michelin per il loro ristorante a Shanghai e per quello a St Moritz; dopo la ristrutturazione della Pasticceria Cavour a Bergamo e l’apertura del ristorante a Portofino, a fine novembre i tristellati bergamaschi del ristorante Da Vittorio hanno inaugurato DaV Pastry Lab ad Albano Sant’Alessandro, pochi chilometri di distanza dal ristorante di Brusaporto. Un capannone di 3.500 mq dedicato alle produzioni dolci e salate, con annesso punto vendita, battezzato Da Vittorio Selection. Tre milioni di euro di investimento per un laboratorio che sarà performante a lungo, da ammortizzare in 5 anni. Racconta Rossella Cerea, general and product&innovation manager del Gruppo Da Vittorio: «Il laboratorio a Brusaporto produceva grandi lievitati ormai tutto l’anno, acquistati o ordinati on line e che viaggiano un po’ in tutto il mondo. Una vendita che progressivamente è aumentata e rischiava di mettere in difficoltà il reparto pasticceria del ristorante».

Laboratorio ecosostenibile

Così in pieno Covid i Cerea hanno deciso di strutturarsi con un grande laboratorio dove dislocare la produzione dolce (e non solo). «Ci abbiamo messo due anni - prosegue Rossella - per trovare la location giusta: un capannone su tre piani, che abbiamo risistemato secondo le nostre esigenze. Oggi DaV Pastry Lab ha al piano interrato tutti i magazzini, al piano terreno un piccolo laboratorio di pasticceria e il negozio e al piano superiore gli spazi produttivi e il reparto confezionamento. Il tutto è stato realizzato tenendo conto dei principi di ecosostenibilità, a partire dai pannelli solari, fino ad arrivare ai macchinari 4.0 che ci aiutano a ottimizzare il lavoro ed evitare gli sprechi. Ora qui lavorano 28 pasticceri e altre 18 persone nel reparto confezionamento, mentre nel negozio abbiamo 3 addette, 5 nel weekend». La produzione va ben oltre quella dolce. «Nel nuovo spazio - spiega la manager - mettiamo in linea produzioni dolci e salate; qui, per esempio, prepariamo i kit per i Paccheri alla Vittorio, i funghi o i carciofini sott’olio e tutto ciò che riguarda la vendita on line. Quanto al dolce qui vengono realizzati lievitati, piccola pasticceria, biscotti, torte, gelati. Inoltre ci sono i dolci stagionali, primo fra tutti il panettone (a un mese dall’apertura siamo a una produzione che supera i 1.000 al giorno); ogni anno poi ci facciamo ispirare da una fiaba, questo Natale era quella di Hansel e Gretel, e così abbiamo creato la casetta delle fiabe, i biscotti ecc.  Sempre dal DaV Pastry Lab escono i dolci per la pasticceria Cavour e quello che serve al catering. Sul fronte dolce quest’anno la novità è il Pan d’Oro, un lievitato senza canditi che ricorda il pandoro. Stiamo anche facendo i test per quattro nuovi kit di piatti da cucinare a casa. I primi due, che usciranno in primavera, saranno i Fusilloni con il sugo alla fricassea e il Risotto alla milanese con ragù di ossobuco. Per divertirsi con la nostra cucina anche restando a casa».

L'intervista a Rossella Cerea

L’e-commerce ha un ruolo sempre più rilevante, questo ha influito nella decisione di creare il nuovo lab? Assolutamente sì, la vendita on line, è cresciuta sia in l’Italia che verso l’estero. L’investimento è stato indispensabile per soddisfare una clientela globale. Stiamo anche cominciando la produzione a Shanghai dove abbiamo già due ristoranti, Da Vittorio Shanghai e Da Vittorio Bistrot. Per esempio il nostro sugo di pomodoro o la terrina di foie gras sono prodotti a Shanghai, mentre altre specialità, come il panettone, partono dal nuovo laboratorio. DaV Pastry Lab prelude a nuovi sviluppi? Speriamo di sì. Non nascondo che Da Vittorio Selection, il negozio annesso al nuovo laboratorio, potrebbe diventare un modello che ci piacerebbe riproporre in altre parti d’Italia e magari del mondo. Avete riscontrato problemi nella ricerca di personale? Eccome! Al bisogno ci appoggiamo a cooperative, ma è complicato trovare le persone e formarle. Oggi, il capitale umano è una risorsa da tenere stretta.

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