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Fabio Verona presenta il primo campionato di macinatura

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Sabato 19 febbraio e presso la sede di Grindie la presentazione del Master Coffee Grinder Championship. Per voi, qual è il principale compito di un barista?

«Quando tengo un corso e chiedo “qual è il principale compito di un barista?”, per lo più mi viene risposto “fare una buona estrazione, un buon espresso”, oppure “accogliere le persone”. Io rispondo “deve macinare il caffè”: il suo ruolo principale è  individuare la corretta granulometria e saperla controllare durante la giornata”; in caso contrario non si può ottenere un buon prodotto in tazza. Poi, certo, ci devono essere un buon caffè, una macchina performante, tanti elementi concatenati tra loro, ma tutto comincia dalla trasformazione dei chicchi in polvere di caffè». Così Fabio Verona, docente Iiac, formatore per Costadoro e autore del libro Professione Barista - Manuale pratico per l’espresso perfetto,  spiega come è nata l’idea di creare il Master Coffee Grinder Championship, il primo campionato di macinatura.

La sua presentazione ufficiale, con le date delle prime competizioni di Carrara e Padova si svolgerà sabato 19 febbraio tra le 16,00 e le 19,00 presso la sede di Grindie - via Dorno 83, Garlasco (PV).

Quando acquista un caffè, soprattutto uno specialty coffee, il barista riceve informazioni riguardo l’origine, la varietà botanica e il metodo di lavorazione in piantagione; per lo più la presentazione si completa con le caratteristiche organolettiche del prodotto in tazza, che un bravo professionista deve essere in grado di replicare: un compito non sempre semplice.

L’idea della competizione stata subito accolta dai responsabili di Grindie, produttrice del macinacaffè on demand Solo con sistema gravimetrico (la giusta dose è ottenuta valutandone il peso), controllo della temperatura, sistema di abbattimento della temperatura e un doppio sistema di macine che assicurano un macinato dalla granulometria costante, alta velocità di erogazione e ritenzione pressoché nulla.

Come ogni campionato, anche il Master Coffee Grinder Championship avrà più tappe di selezione, ogni volta con un diverso sponsor torrefattore di caffè specialty, al quale spetta per primo la preparazione dell’espresso ai giudici, che valutano insieme e definiscono il profilo organolettico della bevanda, registrando tutti i dati relativi alla ricetta. Ai concorrenti l’abilità e la maestria di raggiungere un profilo aromatico il più vicino possibile all’originale attraverso la regolazione della macinatura.

«Mi piace definire la gara che ho messo a punto come una competizione “popolare”, alla quale può partecipare chiunque pensi di essere in grado di gestire il macinino al fine di ottenere le note previste in tazza - riprende Fabio Verona -. Soprattutto in questo momento in cui le occasioni per incontrarsi tra professionisti si sono diradate e con esse buona parte delle competizioni, partecipare o semplicemente assistere a una tappa del Master Coffee Grinder Championship significa cogliere l’occasione per una crescita professionale e per parlare e confrontarsi con altri operatori: un esercizio che è sempre molto utile.

La presentazione

Come anticipato, per chi vuole conoscere più da vicino le macchine, la competizione e assistere a una dimostrazione, l’appuntamento è per sabato 19 febbraio alle 16,00 presso Grindie a Garlasco (PV). Alla spiegazione del regolamento da perte dell’head judge Luca Ventiglia, seguirà una simulazione di gara con Paolo Scimone e i suoi caffè His Majesty the Coffee estratti con la macchina espresso You di Sanremo Coffee Machines. In chiusura un aperitivo a cura delle barlady Carmen Clemente e Manuela Fensore titolari del World Latte Art & Coffee Center di Milano, uno dei centri di formazione presso il quale i baristi troveranno un grinder Solo per le prove e gli allenamenti.

Bargiornale è media partner del campionato di macinatura, che ha raccolto numerosi sostenitori. A quelli già citati si uniscono Diemme Academy, pulyCAFF, Caffè Costadoro, Metallurgica Motta, Bloom Specialty Coffee, Brita, Turin Coffee, La Sosta Specialty Coffee, Tirreno CT, Ipa., Ims Filtri.

Rinasce a New York il Temple Bar, il tempio dei Cocktail Martini

I rifondatori di Temple Bar, Maneesh K. Goyal, David Rabin,Michael McIlroy e Sam Ross
Nuova vita nella Grande Mela per lo storico locale dei Cocktail Martini, grazie ai trend setter Maneesh K. Goyal e David Rabin, ai mixologist Michael McIlroy e Sam Ross e alla barlady Samantha Casuga.

L’oncologo George Schwarz, nato a Francoforte nel 1931, aprì il Temple Bar a Manhattan nel 1989. Il locale chiuse poi 28 anni dopo, il 31 dicembre 2017, dopo la morte del suo fondatore e proprietario, avvenuta nel 2016.

Il Temple Bar rifletteva la gran moda dei Cocktail Martini in quegli anni; e nei tanti momenti di gran successo diventò celebre per il costo dei suoi cocktail (dieci dollari per un Martini a fine Anni Novanta!) e per la clientela notturna che attirava.

Lo storico, elegante bar, tra i più famosi e longevi di New York, ha riaperto i battenti il 14 ottobre 2021, con un nuovo management. Il suo logo è stato ideato dall’artista pop austriaca Kiki Kogelnik (scomparsa nel ’97): la sagoma di uno scheletro bianco di camaleonte su sfondo verde scuro, sulla facciata esterna, al 332 Lafayette Street.

Dallo spazio completamente rinnovato, il nuovo Temple Bar è arredato con sedie originali reimbottite, pavimenti e tappeti rimpiazzati, e con tanto di vecchio telefono pubblico, è aperto da lunedì a mercoledì dalle 17 alle 2; da giovedì a sabato dalle 17 alle 3; domenica dalle 17 all’una.

Il grande bancone di Temple Bar

A far da buttafuori in alcune serate, nei weekend, c’è Disco, con una carriera nei bar e night newyorchesi da oltre un quarto di secolo.

Maneesh K. Goyal e David Rabin, grandi esperti della vita notturna della Grande Mela, si sono uniti a Michael McIlroy e Sam Ross, due veterani della mixology.  McIlroy e Ross si occupano dei drink, preparati dall’head bartender canadese Samantha Casuga, che viene da un altro tempio della mixology della metropoli, il Dead Rabbit.

Carta cocktail creativa

Ross è il bartender ha creato Modern classics come Penicillin (servito anche al Temple Bar) e Paper Plane.

Goyal e Rabin sottolineano che si tratta di «una rinascita, non una riapertura».

«Questo è stato il bar che ha dato il via a tutto: per molti newyorchesi - spiega Rabin - ha rappresentato la prima esperienza con un cocktail bar».

Nella lista dei cocktail (venduti a 19 dollari), spiccano: Gibson Martini con gin, manzanilla sherry, un tocco d’aceto di sherry, salamoia di cipolla, cipollina; Como Spritz, con Cynar, frutto della passione, limone e Champagne; Sick As Espresso Martini con vodka, banana, vaniglia e cold brew coffee; Great Bambino con Bourbon, Fernet Branca, succo di pera fresca, limone e orzata; Blue Negroni fatto in casa, dall'insolito colore blu.

Casuga osserva: «I drink sono costruiti sui classici, su ricette sicure e provate che funzionano. Partendo da una base solida, possiamo aggiungere diversi, piccoli fronzoli che rendono i nostri i drink un tantino stravaganti. Il Blue Negroni, per esempio, è uno dei miei preferiti. Al Campari, con un procedimento che definiscono ‘segreto e complicato’, si toglie il rosso e lo si ricolora, ribattezzandolo Blue Kampari, cui si aggiunge gin e vermut bianco.

Microbirrerie, mercato in fermento

Causa Covid, alcune microbirrerie sono state recentemente ridimensionate o rivendute ai precedenti proprietari da grandi gruppi industriali. Una scelta di breve respiro visto che complessivamente le specialità non pastorizzate hanno ripreso a macinare vendite e consensi.

L’acquisizione di quattro birrifici artigianali italiani da parte di quattro grandi aziende del settore tra il 2016 e il 2017 aveva scatenato valutazioni contrastanti. Da una parte era un riconoscimento della capacità dei mastri birrai che lavorano anche per piccole realtà e dell’interesse dei grandi gruppi ad allargare il proprio portafoglio specialità con birre crude non pastorizzate, offrendo a piccole realtà la possibilità di investire in impianti e ricerca senza affrontare problemi finanziari. Dall’altra era stata vista come un tentativo di grandi gruppi di contenere e inglobare al proprio interno il crescente fenomeno di successo delle birre artigianali italiane.

Così sembrava che fossero state baciate dalla fortuna Birra del Borgo (acquisita dalla multinazionale americana AB-InBev, leader del mercato mondiale), Birrificio del Ducato (acquisita dalla belga Duvel), Hibu Brewery (acquisita dalla multinazionale olandese Heineken), tutte e tre associate AssoBirra, oltre a Birradamare (acquisita dalla multinazionale nordamericana Molson-Coors).

Di recente, invece, due protagonisti del settore come AB-InBev e Heineken hanno deciso di ritirarsi, totalmente o parzialmente, rispettivamente dalla proprietà di Birra Del Borgo e di Hibu Brewery, nelle quali erano rimasti a vario titolo alcuni fondatori come il “romano” Leonardo Di Vincenzo e i “brianzoli” Raimondo Cetani e Tommaso Norsa. Contestualmente Birradamare, alla quale era stata affidata la distribuzione dei marchi Molson-Coors, viene ridimensionata, con il recente passaggio della distribuzione a Royal Unibrew Italia.

Non esistendo comunicati ufficiali in tema, non rimane che analizzare i singoli fatti così come vengono pubblicati sulla stampa nazionale. I dati di produzione delle aziende e le quote mercato citate sono ricavati dalll’Annuario Beverfood Italia 2021 (beverfood.com) elaborati dal Barth Haas Report Hops 2019/2020.

Annuario BirrItalia Beverfood 2021-2022

Birra del Borgo, Collerosso e i locali romani

Le strutture di Birra del Borgo, storico (2005) marchio di Borgorose (Rieti), al confine con la Riserva Naturale dei Monti della Duchessa, vengono parzialmente smantellate, a cominciare dalle attività commerciali romane (in vendita) come L’Osteria di via Silla e Il Bancone di piazza Bologna e lo storico (2009) impianto di Collerosso (Rieti). Previsto il discutibile e improvviso licenziamento di molti dipendenti (42 su 74), visto che l’impianto principale di Piana di Spedino (Rieti) rimane in attività ridotta con la produzione di prodotti di successo come ReAle, DucAle, Duchessa e Lisa, realizzati con ben l’80% di malti locali, mantenendo l’immagine di “specialità italiana” all’interno della grande multinazionale americana.
Il pericolo è che, soprattutto per motivi fiscali, AB-InBev sia tentata di delocalizzare all’estero, anche in mancanza di altri impianti produttivi del gruppo in Italia sui quali accentrare la produzione e ridurre così i costi. Lo storico impianto di Collerosso, dedicato alle fermentazioni non convenzionali, è stato invece “girato” a Matteo Corazza, storico mastro birraio di Birra del Borgo, completo di impianto e marchio che dovrebbe essere oggetto di restyling.
AB-InBev è il principale produttore di birra al mondo con oltre 467,4 milioni di ettolitri (quota mercato 25,7) e un poderoso portafoglio di oltre 500 prodotti internazionali a cominciare dalla nordamericana Budweiser, la messicana Corona Extra, le belghe Stella Artois e Leffe, la tedesca Beck’s. Di recente Ab-InBev ha modificato il logo aziendale eliminando l’inconfondibile e storica immagine dell’Aquila di Mare Testabianca americana (The Bald Eagle).

Hibu Brewery torna in mano ai fondatori

Diversa la strategia Heineken applicata al birrificio brianzolo Hibu (H come Home Brewer, Ibu come l’unità di misura dell’amaro) Brewery fondato nel 2007. Trasferito nel 2015 nel nuovo impianto di Burago di Molgora (Monza-Brianza), il birrificio Hibu Brewery si è fatto apprezzare per l’originalità delle ricette (5 Immancabili, 2 Stagionali, 4 Ricercate) e per le divertenti etichette disegnate con personaggi di fantasia. Hibu era entrato in orbita Heineken Italia nel 2017 attraverso il suo distributore nazionale Dibevit Import.
A fine dicembre 2021, Dibevit Import è stato però incorporato ("rimodulazione strategica") in Heineken Italia attraverso la società controllata Partesa, dopo una gloriosa attività ventennale di promozione di oltre 200 specialità birrarie di piccoli e medi produttori di tutto il mondo, un segno che porrebbe le specialità birrarie non più al centro del business della multinazionale olandese.
Il birrificio Hibu Brewery è stato offerto in “riacquisto” ai soci fondatori Raimondo Cetani e Tommaso Norsa (rimasti a curare la parte produttiva), completo degli impianti nel frattempo rinnovati e aggiornati dalla multinazionale olandese con importanti investimenti. Garantita la parte occupazionale, la partnership continua con un accordo con Partesa, società del gruppo Heineken. Con 221,6 milioni di ettolitri, Heineken è il secondo produttore di birra nel mondo (quota mercato 12,2%) che, oltre al marchio olandese Heineken, ha in portafoglio oltre 300 birre come le italiane Birra Moretti e Dreher, l’olandese Amstell, l’irlandese Murphy’s.

Birradamare distribuita da Royal Unibrew Italia

Con un recente accordo di vendita e distribuzione, le specialità della multinazionale nordamericana Molson-Coors Beverage Company passano alla filiale italiana della danese Royal Unibrew (marchio principale Ceres, 4 milioni di ettolitri prodotti, quota mercato 0,2%), rilevando anche l’organizzazione commerciale in Italia di Molson-Coors, rappresentata finora dalla microbirreria Birradamare. Oltre alle specialità Birradamare, Royal Unibrew Italia distribuirà i marchi americani Coors, Blue Moon, Miller Genuine Draft e la ceka Staropramen. Con una produzione di 84,5 milioni di ettolitri, Molson-Coors è il quinto player mondiale della birra (quota mercato 4,6%).

Sicuramente i produttori di birre artigianali (non filtrate e non pastorizzate in fusti e bottiglie, con scadenza di pochi mesi), hanno sofferto in periodo Covid molto più di quelli industriali (birre pastorizzate in fusti, lattine e bottiglie, a lunga scadenza) per la chiusura a singhiozzo, totale o parziale dei locali, essendo solo episodicamente presenti sugli scaffali della grande distribuzione e poco organizzati nel canale e-commerce.
La vendita, totale o parziale, di due medi produttori italiani di specialità artigianali, appartenenti a grandi società birrarie, non dovrebbe comunque incidere sul recupero economico e sull’incremento del gradimento di gusto (e conseguente successo di vendite, ormai decennale) delle specialità artigianali non pastorizzate. Come si deve allora vedere il calice delle birre artigianali: mezzo pieno o mezzo vuoto?

Per gli ultimi sviluppi sul tema, appuntamento a Beer & Food Attraction a RiminiFiera (27-30 marzo).

Irap addio (per molti). Cala l’Irpef

closeup of a computer laptop with a tax form on screen, concept of online tax filing (3d render)
Abolita da quest’anno per le ditte individuali l’imposta regionale sulle attività produttive. Risparmi in vista per tutti i redditi medio-bassi con le nuove aliquote Irpef

Con la legge di bilancio 2022, è arrivata una novità gradita per molti titolari di bar: per le ditte individuali esercenti attività commerciali (compresi bar, ristoranti e affini) o arti o professioni dal 2022 l’“odiata” imposta regionale sulle attività produttive (Irap)è stata eliminata completamente, indipendentemente dall’esistenza dell’organizzazione.
L’ultimo adempimento per questi contribuenti sarà il pagamento del saldo per il 2021.

Fino al 2021, l’Irap veniva applicata alle imprese o professionisti che svolgevano l’attività con organizzazione di persone e/o beni. Per i pubblici esercizi, l’organizzazione era quasi sempre presente, anche perché vi è impiego di capitali per le giacenze di magazzino e i beni strumentali necessari.
Poteva ravvisarsi l’assenza di organizzazione solo nei casi di impresa individuale con il solo titolare e beni strumentali e rimanenze ridotte al minimo indispensabile, quali ad esempio un bar con il solo titolare e senza investimenti in beni particolarmente costosi o in rimanenze e senza impiego di personale. Non si considerava autonoma organizzazione la presenza di un unico collaboratore che gestiva solo attività di segreteria, generiche o meramente esecutive.
L’esistenza di più collaboratori o di un collaboratore che effettuava direttamente l’attività (ad esempio il coniuge e/o figli o altri collaboratori familiari che lavoravano insieme), invece, avrebbe configurato l’autonoma organizzazione e quindi l’assoggettamento all’Irap del titolare.
Resta invece confermato l’assoggettamento all’Irap per le società commerciali di persone e di capitali, perché nel loro caso l’organizzazione è considerata insita nella struttura societaria.

Importanti novità anche sul fronte Irpef

Per diminuire la pressione fiscale sui redditi delle persone fisiche, le aliquote degli scaglioni intermedi sono state ridotte di numero ed è stata limata la percentuale di prelievo (vedi tabella nella pagina accanto). Lo sconto medio è di circa 300 euro l’anno, con punte fino ai 900 euro.
Sembrerebbe che non sia cambiato niente per i redditi più bassi (fino a 15mila euro); in realtà ciò non è vero perché, a loro favore, sono state elevate le detrazioni e rivisto il trattamento integrativo del “bonus 100 euro”.
Sul secondo scaglione l’aliquota è stata ridotta dal 28 al 25%.
Il quarto scaglione si ferma a 50 mila (anziché a 55mila euro) con taglio dell’aliquota dal 38 al 35%.
Inoltre, è stato eliminato lo scaglione 55-75mila (attualmente al 41%). Per questi contribuenti l’imposta sembra aumentata; in realtà non è vero, perché l’aumento è compensato dalle minori aliquote dei due scaglioni precedenti.

In virtù delle detrazioni, i redditi entro i quali non sono dovute l’Irpef e le addizionali sono i seguenti:
• 5.500 euro per il lavoro autonomo (detrazione 1.265 euro).
• 8.174 euro per il lavoro dipendente e assimilati (detrazione 1.880 euro); per questi bisogna inoltre tener presente l’effetto del “bonus 100 euro” che può compensare l’Irpef dovuta o addirittura, portare a un credito.
• 8.500 euro per le pensioni (detrazione 1.955 euro).

Gli enti locali devono adeguare le addizionali loro spettanti al nuovo sistema entro il 31 marzo 2022 o, se la scadenza fosse successiva, entro il termine di approvazione del bilancio di previsione.

Il mondo dessert è in fermento con le monoporzioni Attilio Servi

dessert ATTILIO SERVI
Conta 20 diverse proposte la gamma di dessert creata per i locali dal maestro pasticciere Attilio Servi. Dolci al cucchiaio nati per conquistare ogni palato e pronti da servire in pochi secondi

I ristoranti stellati sono stati i primi a valorizzare il mondo del dessert, ma questa oggi è una tendenza condivisa tra i diversi operatori della ristorazione e del “dopocena”. Quello che una volta era il dolce al carrello oggi è il dolce al piatto.

Il cliente è alla ricerca di proposte nuove e diverse e il dolce è visto come “portata” ed esperienza sensoriale irrinunciabile, quindi è parte integrante del menu.

La monoporzione è senza dubbio il dessert della ristorazione moderna e incontra alla perfezione le esigenze del gestore, sempre più attento alla marginalità, alla facilità e alla velocità di servizio.

Attilio Servi Pasticceria, realtà artigianale di alta gamma creata dal pastry chef Attilio Servi, propone una gamma di Dessert abbattuti “pronti da servire” in 30 secondi: un’offerta ricca e varia che conta 20 deliziose creazioni.

Attilio Servi ha attentamente lavorato su ogni dettaglio di questi prodotti, curandone aromi, profumi, consistenze e design, utilizzando per la loro preparazione solo ingredienti di alta qualità, accuratamente selezionati, per dar vita a una gamma di dessert in grado di regalare un’esperienza sensoriale di alto livello che coinvolge tutti e cinque i sensi. Dessert che riflettono in pieno la filosofia del maestro: tutte le sue realizzazioni sono infatti pensate per stupire e conquistare all’assaggio e lasciare un ricordo indelebile in chi le degusta.

Se il focus su qualità e standard produttivo è il valore imprescindibile del maestro Servi, altrettanta attenzione è posta sull’economia aziendale, trasferita ai gestori che scelgono questi prodotti, grazie al formato monoporzione che evita sprechi e permette di avere sempre il food cost sotto controllo.

Per saperne di più:
Attilio Servi Pasticceria
Via Campobello, 1/C Pomezia (Roma)
Tel. +39 069124150
www.attilioservipasticceria.com

Nuove imprese prendono forma

Rossella De Stefano, direttrice di Bargiornale
L'editoriale del numero di febbraio 2022 di Bargiornale a firma del direttore Rossella De Stefano. Dedicato a chi osa fare nuove imprese

Non se ne vede la fine! Prima, seconda, terza, quarta ondata. Primo, secondo, terzo vaccino. Green pass, green pass rafforzato, super green pass. Apri, chiudi, riapri (forse). E nel frattempo sono passati due anni (terribili!). Il peggio è alle spalle?

nuove imprese
La copertina del numero di febbraio 2022 di Bargiornale

Ahinoi, abbiamo imparato a diffidare di virologi, politici e numeri, puntualmente smentiti da una realtà in continua evoluzione. E, non bastasse, ci sono le mille questioni ancora irrisolte: mancanza di personale qualificato, fine della cassa integrazione, aumento del costo delle materie prime ecc. Nulla che non abbiamo già indagato. Servono soluzioni!

Ci siamo affidati perciò alla nostra esperienza sul campo per scovare nuovi format, nuovi modi fare impresa e di interfacciarsi con fornitori e clienti. Nelle pagine che seguono abbiamo raccolto le storie sorprendenti di Fabio Ditto, fondatore di Kbirr e i suoi spin off sul tema birra, di Domenico Carella con il suo Carico e la Martini Room, di Riccardo Spada e Alessandro Miliazza, alias i sarti del panino, e del coffee roaster Gian Andrea Sala.

Di più: abbiamo risalito la filiera, prestando i nostri microfoni a grossisti e associazioni di categoria. Nessuno escluso. Per ripartire tutti insieme, una volta per tutte!

Baritalia Lab arriva a Sorrento: candida le tue ricette

Baritalia Sorrento
La seconda tappa di Baritalia 2022 va in scena a Sorrento lunedì 4 aprile al Dry Martini by Javier de las Muelas. Scopri i prodotti del paniere e candida la tua ricetta entro martedì 22 marzo

Baritalia Lab sbarca per la prima volta in Costiera Sorrentina. La seconda tappa di Baritalia 2022 si terrà lunedì 4 aprile al Dry Martini Sorrento by Javier de las Muelas, sulla terrazza del Majestic Palace Hotel (Corso Marion Crawford, 40 - Sant'Agnello di Sorrento - Na), guidato da Lucio D'Orsi.

Sorrento è, dopo Lecce, la seconda e ultima tappa al Sud dell'edizione 2022, che poi si sposterà al Nord (con Jesolo e Bologna) per finire a Pescara. Con finalissima a Monte Carlo il 14 novembre (scopri qui tutte le date di Baritalia 2022).

Il tema di quest'anno è la sostenibilità, riassunta nello slogan "A drink for the planet".

Ogni concorrente dovrà elaborare un cocktail sostenibile che valorizzi il prodotto sponsor e rispetti uno o più dei seguenti principi:
- riduzione degli sprechi;
- stagionalità;
- territorialità, intesa come luogo di appartenenza del prodotto sponsor o luogo di provenienza del candidato;
- sensibilizzazione del pubblico/cliente verso un progetto sostenibile tra quelli promossi dalle associazioni riconosciute dal ministero per la Transizione Ecologica (scopri qui l’elenco).

Il meccanismo è quello collaudato delle ultime edizioni: scegli il prodotto base di una delle aziende sponsor (quello per cui ti giocherai la finale di Monte Carlo), seleziona i prodotti del paniere che hai scelto di utilizzare e il tipo di ghiaccio e inviaci la tua ricetta (ne puoi mandare fino a 5, ma non più di una per ogni prodotto sponsor).

Potrai ripetere la tua candidatura per tutte le tappe che desideri. Solo i vincitori di tappa non verranno selezionati per le tappe successive, in quanto già in possesso del pass per la finalissima di Monte Carlo.

LEGGI IL REGOLAMENTO COMPLETO

Compila il form per candidare la tua ricetta

Per candidarti alla tappa di Sorrento di Baritalia Lab ti basterà compilare il form qui in basso (la data ultima per l'invio delle ricette è martedì 22 marzo): seleziona il prodotto sponsor con il quale partecipare, scegli almeno un altro prodotto dal nutrito paniere delle aziende sponsor (vedi l'elenco completo qui sotto) e inviarci da 1 a 5 ricette al massimo. Le ricette che Bargiornale riterrà più interessanti entreranno a far parte del match. La sfida di Baritalia Lab a Sorrento è riservata a chi come te è un bartender professionista e vuole candidare ricette originali o rivisitazioni di cocktail classici. Se la tua ricetta sarà scelta, verrai avvisato dalla redazione di Bargionale e sarai convocato per la tappa di Sorrento.
In giuria troverai un ambassador per ognuna delle aziende partner, cui si affiancheranno giudici d'onore selezionati fra i maggiori esperti di mixology della Campania.

MANDA LA TUA RICETTA PER LA TAPPA DI SORRENTO

I prodotti-base di Baritalia Lab a Sorrento (ad oggi)

  • Amaro Lucano Anniversario (Coca-Cola Hbc Italia)
  • Campari (Campari Academy)
  • Aperitivo Fiori di Sambuco (Gamondi)
  • Gin Mare Capri (Compagnia dei Caraibi)
  • Grappa Nonino Monovitigno Lo Chardonnay invecchiato 12 mesi in  barriques (Nonino)
  • Limoncello di Capri (Molinari)
  • Sciroppi Syrup: edelflower, granadine, vanilla, hezelnut (DOuMix?)
  • Soft drink Lurisia Mixer: Ginger Beer, Gazzosa Amara, Acqua Tonica con Ireos Toscano, Acqua Tonica con una nota di Vermouth (Coca-Cola Hbc Italia)
  • Tonic Water Organics by Red Bull (Red Bull)
  • Whiskey Glendalough (Coca-Cola Hbc Italia)

I prodotti del paniere generale di Baritalia Lab a Sorrento (ad oggi)

  • Amaro Cynar 70
  • Amaro Nonino Quintessentia
  • Aperitivo Agrumi mediterranei Gamondi
  • Bitter Gamondi
  • Bitter Lemon Organics by Red Bull
  • Gin Bulldog
  • Gin Grifu
  • Gin The Botanist
  • Ginger Ale Organics by Red Bull
  • Ginger Beer Organics by Red Bull
  • Ginger Beer Seventeen
  • Grappa Nonino Monovitigno Moscato
  • Grappa Nonino Tradizione  41°
  • Liquore Ancho Reyes
  • Liquore Salvia&Limone
  • Rum Barceló Gran Anejo
  • Sambuca Molinari extra
  • Tonic Water Seventeen
  • Vermouth di Torino Rosso Superiore Gamondi
  • Vodka Nemiroff
  • Whisky Port Charlotte

I formati di ghiaccio Icecube tra cui scegliere 

  • Cube
  • Crushed
  • High Performance
  • Balls
  • Full Cube

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La raccolta delle ricette è terminata

Cuori, rose e diamanti per San Valentino

Rosalinda, il dessert di San Valentino di Alessandro Borghese
Una selezione di proposte particolari firmate da pasticcieri, chef e maestri cioccolatieri in occasione della festa degli innamorati

Una delle date chiave del calendario dolce è sicuramente San Valentino, occasione per pasticceri e maestri cioccolatieri per dare sfoggio di squisitezze a tema amoroso. Se i social e le chat tra innamorati si inondano di pensierini e cuoricini (con buona pace di chi è allergico a tutto il miele che il 14 febbraio porta con sé), anche le vetrine e le proposte di pasticceri e cioccolatieri si caricano di rosso fuoco e di immagini legate al binomio cuore-amore. Nel marasma di cuori - presentati in tutte le varianti possibili, dalla torta alla pralina - quest'anno spuntano anche rose e... diamanti. Ecco una piccola selezione delle creazioni degne di nota.

Cioccolato e lamponi nelle proposte di Iginio Massari

Per la festa degli innamorati, Iginio Massari ha dato una nuova veste alla Torta Setteveli e alla Torta Vaniglia e Lampone, presentate in edizione limitata San Valentino. La Setteveli ha una base croccante di cereali estrusi e cioccolato fondente, mousse al cioccolato fondente 72%, cuore di crema leggera alle nocciola e con veli sottili di cioccolato fondente, glassa a specchio al cacao nero, decorazione nocciole caramellate e oro edibile. La Vaniglia e Lampone è una bavarese alla vaniglia con pan di Spagna inzuppato con bagna al lampone, ganache al cioccolato fondente, gelèe al lampone, su base di sablé alle mandorle. Finitura con lamponi freschi, petali di rosa cristallizzati e oro edibile.

A cena da Alessandro Borghese

Da assaggiare nel suo esclusivo ristorante in zona City Life a Milano (dal 10 al 15 febbraio), Rosalinda è il dessert creato da Alessandro Borghese per San Valentino 2022. Rosalinda è una mousse al caramello con inserto di passion fruit su plumcake di cioccolato. Il dolce fine pasto dello chef, titolare di AB - Il lusso della semplicità, ha un'estetica raffinatissima e ricorda una delicata rosa.

Effetto velluto nella monoporzione di Annalisa Borella

Oggi è una consulente specializzata in dessert al piatto: Annalisa Borella ha un Cv che elenca esperienze importanti, come il ruolo creativo nella pasticceria del Mirazur di Menton (3 stelle Michelin) con Mauro Colagreco e prima ancora a L'Albereta Ristorante Gualtiero Marchesi di Erbusco e al Grand Hotel a Villa Feltrinelli (Gargnano, Brescia). La sua ricetta per San Valentino è una creazione delicata nell'estetica e nel gusto: si chiama So Lovely ed è un boccone di mousse alla mandorla effetto velluto, su un sablé al pepe sansho ed agrumi, con una decorazione di petali perlescenti di cioccolato bianco.

Rinaldini, un diamante (in cioccolato) è per sempre

Tra cuori, biscotti glassati e gift box spunta il riflesso dorato di un diamante al cioccolato. Nella variegata proposta di Rinaldini Pastry c'è anche il Chocodiamante disponibile rosa, rosso, nero o azzurro Tiffany, è un vero e proprio anello con diamante in cioccolato finissimo, impreziosito da una foglia d'oro.

Da Peck si va in cerca di equilibrio

È l’equilibrio il fil rouge delle creazioni di alta pasticceria che Peck (con il pastry chef Galileo Reposo) propone quest’anno come idee regalo per San Valentino. Quello necessario per la tenuta di ogni coppia, naturalmente. Nella vetrina della storica insegna di via Spadari diventa l'equilibrio tra diverse forme, sapori e gusti nelle proposte di pasticceria. Tra le creazioni più giocose c'è Love Plate, un piatto della bilancia realizzato con cioccolato fondente e riempito con cuoricini al cioccolato fondente al 55% di diversi colori e dimensioni e con un croccantino a base di nocciola e riso soffiato.

Praline, tartufi e cestelli da Bonci

Anche le praline, nel loro piccolo, valgono. Pasticceria Bonci, per mano del Maestro cioccolatiere Michele Mezzasoma, lancia per San Valentino una Choco Box con 16 praline assortite. Ogni cioccolatino è realizzato rigorosamente a mano. La Choco Box contiene 12 praline attorno a quattro cuori di cioccolato fondente con un morbido ripieno alla zuppa inglese. Sono 2 tartufi morbidi al cioccolato fondente bio 70% con granella di nocciola e spolvero esterno di cacao; 2 cestelli di cioccolato fondente al 70% e cremino al pistacchio; 2 cioccolatini al latte bio 32% e ripieno di cremino alla noce; 2 "diamanti" di cioccolato fondente bio 70% e granella di fava di cacao dell’Ecuador; 2 variegati al caramello con cioccolato bianco al caramello, variegato al cioccolato fondente al 70%, e 2 cioccolatini fondenti ripieni con dulce de leche.

Follador rivisita il pandoro con fragole, menta e cioccolato bianco

Un "innamorato" del pandoro come Antonio Follador non poteva che partire da lì per la sua creazione più recente. Si chiama PanCuore. Consiste in un impasto farcito con fragole, cioccolato bianco e menta, ricoperto di glassa e nel formato da 500 g,  ideale per una colazione a due, da regalare al partner o da condividere in coppia.

Fusto stupisce con la torta moderna floreale

Davvero difficile trovare rivali degni della ricercatissima estetica by Gianluca Fusto Il pasticcere, titolare di Fusto Milano, che ha nelle torte moderne il suo cavallo di battaglia, propone un suo classico, la VIE en ROSE, ispirata alla canzone di Édith Piaf . Una torta  moderna floreale, con mousse alle Tre Ricotte (vaccina, ovina e di bufala), gelatina di Tè Bianco alla Rosa e Acqua di Rose del Libano, crema ai Lamponi e biscotto soffice alla Giapponese.  

Liscio e versatile: Debic lancia Cream cheese, il nuovo formaggio spalmabile

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Struttura liscia e tanto gusto nella nuova referenza, che verrà presentata durante l'edizione 2022 di Sigep dal 12 al 16 marzo

C'è una novità spalmabile in casa Debic. A Sigep 2022, in programma dal 12 al 16 marzo, l'azienda di prodotti lattiero caseari presenterà Cream Cheese. È un formaggio spalmabile composto da latte e panna, con un gusto particolarmente ricco e cremoso, combinato a una consistenza liscia. Si distingue dagli altri spalmabili proprio per la sua struttura liscia e ricca, per la sua cremosità e per il suo sapore.

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Cream cheese, il nuovo formaggio spalmabile Debic in confeziona per horeca da 1,5 kg
L’ultimo nato dell’offerta Debic si preannuncia come un prodotto estremamente versatile, pensato per preparazioni fredde e calde, dolci e salate o come ripieno, farcitura o copertura. Una versatilità che consente al professionista di concentrasi sulla sua creatività: che si tratti di un dolce o di un piatto di salato, il formaggio spalmabile promette qualità costante e gusto.

La barretta proteica diventa una linea di gelati

L'healthy snack si trasforma gelato, con quattro nuovi gusti proposti da MEC3 e ispirati alla barretta energetica proteica di Enervit

La barretta proteica diventa un gusto di gelato: è la novità lanciata da MEC3 e Enervit e si chiama The Protein Deal. Un prodotto pensato per cercare il miglior connubio tra la golosità, la freschezza di un gelato artigianale e la ricchezza in proteine caratteristica delle barrette Enervit.

Quattro gusti con cocco, cioccolato al latte e fondente e fragola

Enervit The Protein Deal è una linea di snack al alto contenuto di proteine, basso contenuto di zuccheri e gluten free lanciata nel 2019, che si colloca nel trend degli healthy snack. MEC3, azienda leader nella produzione di ingredienti per la gelateria artigianale e la pasticceria, in collaborazione con Enervit, leader nel mercato dell’integrazione alimentare sportiva e nutrizione funzionale, ha tradotto in gelato le barrette, creando quattro gusti gelato di tendenza, a ridotto contenuto calorico e dal tocco crunchy. Queste sono le proposte: Coconut Party, il gelato proteico al gusto di cocco con variegato al gusto di cioccolato al latte e wafer croccanti; Crispy Cookies Treat, al gusto di biscotto con variegato al gusto fondente e wafer croccanti; Red Fruit Delight, al gusto di fragola con variegato al gusto di cioccolato al latte e wafer croccanti; Double Choco Storm, al gusto di cioccolato fondente con variegato al gusto fondente e wafer croccanti.

Imballaggi Alimentari, il tuo partner affidabile per il delivery e il take away

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Ricchissima la gamma di contenitori da fast food, pratici e amici dell’ambiente, per il consumo sul posto, il delivery e l'asporto. Tutti riciclabili nella carta

Che siano per l’asporto o per il consumo sul posto, Imballaggi Alimentari offre un’ampia scelta di contenitori da fast food amici dell’ambiente. Dai box per alimenti ai portapanini, dai vassoi fino ai nuovi contenitori a due scomparti perfetti per accompagnare l’hamburger con le patatine, oppure combinare primo e secondo piatto in un solo contenitore.

Disponibili sia in colore crema con interno bianco sia in carta kraft avana, i contenitori hanno tutti una caratteristica in comune: sono completamente riciclabili nella carta. A dimostralo e garantirlo la certificazione Aticelca Livello A, che l’azienda di Sinalunga (Siena) ha ottenuto per questi packaging. Certificazione ottenuta anche per i bicchieri e le coppette per gelato.

I prodotti in carta kraft avana hanno inoltre un segno distintivo, un timbro rosso di ceralacca stampato su una delle pareti, che sottolinea l’alta qualità dei prodotti e, allo stesso tempo, identifica tutta la linea in modo semplice e pulito.

Da Imballaggi Alimentari ogni locali può trovare tutto il necessario per i servizi di delivery e take away che rendono l’attività green e facilitano i clienti nella raccolta differenziata, dal momento che i prodotti dopo l’uso possono essere gettati nel cestino della carta, agevolando così il riciclo dei rifiuti. Una pratica virtuosa, che elimina gran parte dello spreco, generando un’economia circolare dove la materia prima, dopo l’utilizzo del prodotto, viene sempre recuperata.

Una gamma di soluzioni completa che comprende anche bicchieri, coperchi e cannucce in carta, coppette da gelato, piatti in polpa di cellulosa e posate bio e in legno. Soluzioni che garantiscono massime prestazioni, praticità d’uso sia per l’operatore sia per il cliente e nate nel segno della sostenibilità, valore sempre più riconosciuto e apprezzato dai consumatori, e che aiutano i locali nella loro svolta green.

PER SAPERNE DI PIÙ GUARDA IL CATALOGO COMPLETO

Un tocco di Philadelphia per un panino di tendenza: i twist on classic di Galileo Reposo

il panino del pasticcere
Il panino del pasticcere di Galileo Reposo
Bargiornale ha chiesto a cinque professionisti di elaborare due ricette ciascuno dove il formaggio spalmabile Philadelphia è protagonista: un panino gourmet per la somministrazione e una proposta on the go. Lo chef pasticcere Galileo Reposo ha giocato con un classico club sandwich e con un panino al latte, esaltando le qualità del formaggio spalmabile e stupendo per estetica e originalità degli abbinamenti. Scorri la gallery e scopri i suoi consigli, con le tips per creare una proposta accattivante e gustosa

1. La lingua allegra

Il panino La lingua allegra di Galileo Reposo

Ingredienti

  • pane rustico a fette
  • 10 g datteri
  • 60 g lingua salmistrata
  • 1 Cipolla bionda di Cureggio e Fontaneto (Presidio Slow Food)
  • pera nashi all’aceto (1 pera nashi, aceto balsamico, zucchero a velo: tagliare la pera a bastoncini di 2 mm di lato lunghi tutta la dimensione della pera; adagiarli su una placchetta e irrorarli con l’aceto balsamico e spolverarli con lo zucchero a velo; ritirare in frigorifero).
  • 20 g senape media piccante
  • pepe nero
  • prezzemolo riccio
  • acciuga
  • fave di cacao

Per la crema di Philadelphia

  • 200 g Philadelphia
  • olio EVO
  • sale
  • pepe nero

Mescolare insieme tutti gli ingredienti per ottenere un composto leggero. Conservare in frigorifero.

Per il radicchio rosso stufato

  • 100 g radicchio rosso baby
  • olio EVO
  • sale e pepe

Tagliare il radicchio in tre pezzi per la lunghezza, scaldare un filo d’olio in una padella e tostare bene il radicchio solo da un lato; salare e pepare, togliere dal fuoco e ritirare su una placchetta.

Montaggio del panino

In una padella con poco olio tostare le fette di pane, spolverare subito con del cacao amaro su una delle due fette, mettere un leggero strato di crema di Philadelphia e incastrare tre pezzettini di radicchio nella crema. Tagliare i filetti di acciuga e metterne tre pezzi. Con un sacco da pasticcere realizzare degli spuntoncini di senape, coprire il tutto con la lingua affettata al coltello. Posizionare i bastoncini di pera nashi e i datteri tagliati a “spicchi”, finire con la cipolla tagliata finissima e due foglie di prezzemolo riccio. Condire il tutto con sale e pepe e poca fava di cacao tostata e tritata; chiudere il panino.

2. Il panino del pasticcere

Il panino del pasticcere di Galileo Reposo

Per il pan brioche

  • 1 kg farina di media forza
  • 150 g di burro
  • 150 g zucchero semolato
  • 250 g latte
  • 250 g uovo intero
  • 100 g tuorlo
  • 15 g sale
  • 30 g lievito di birra
  • 1 stecca di vaniglia (utilizzare solo i semini)
  • 1 limone (scorza)

Impastare tutti gli ingredienti tranne il burro fino ad ottenere un composto liscio. Aggiungere il burro freddo poco alla volta e impastare fino a completo incorporamento del burro. Lasciare lievitare per circa 1 ora e mezza. Formare delle palline da 40 g, spennellare con il tuorlo. Far lievitare per 1 ora e mezza e cuocere in forno caldo per circa 12 minuti a 175 °C.

(n.b. in alternativa si possono utilizzare 2 panini al latte da 40 g)

Per la crema Philadelphia

  • 250 g Philadelphia
  • 20 g pasta di pistacchio
  • 6 g zucchero
  • 4 g sale
  • scorza di limone fresca
  • pepe nero
  • olio EVO

Montare insieme tutti gli ingredienti per ottenere un composto leggero e sodo. Conservare in frigorifero.

Montaggio del panino

  • 400 g pancetta affumicata affettata fine
  • 200 g mortadella
  • 1 arancia fresca
  • 1 clementina
  • 1 limone
  • 1 finocchio
  • 1 costa di sedano bianco
  • arancia candita
  • pistacchi tostati
  • pepe e sale in fiocchi
  • olio EVO

Tagliare fine il finocchio e condirlo con olio, sale e pepe. Cuocere la pancetta affumicata tra due placche in forno caldo per circa 12 minuti fino a che diventa croccante. Tagliare a metà i panini preparati in precedenza, spalmare la crema di Philadelphia, mettere tre fette di finocchi e una fetta di mortadella sul panino. Incastrare due segmenti di arancia pelata a vivo, due spicchi di clementine, la pancetta croccante ed il sedano a fettine sottili. Finire con una grattata di scorza di limone, pochi pistacchi tostati in granella e tre pezzettini di arancia candita.

3. I consigli dell'esperto: come nasce una proposta di qualità

Philadelphia nella confezione per i professionisti dell'horeca, da 1,65 kg

Attingere alla varietà e alla qualità dei prodotti del nostro territorio è garanzia di successo di una ricetta. Galileo Reposo, chef pasticcere e parte del collettivo di pasticceri Pass 121, si è prestato ad andare oltre il classico club sandwich mescolando creatività e materie prime di livello superiore, e ha ideato una panino amabile e delicato perfetto anche come proposta per il take away.

«Il panino La lingua allegra nasce con la volontà di valorizzare la Philadelphia, inserendo questo formaggio buono e versatile nel contesto che più gli si addice: un giusto mix di dolce e salato. Philadelphia non è un ingrediente che “lega” le mani in cucina, come può accadere per altri formaggi; non obbliga ad andare in una sola direzione con la creatività, insomma. Pur mantenendo il suo profumo e il gusto tipico, non è invadente e permette di giocare, spaziando dal dolce al salato, dall’agro al piccante». Ne La lingua allegra è protagonista accanto alla lingua salmistrata, a una cipolla Presidio Slow Food, al radicchio tardivo appena scottato: «C’è la nostra tradizione e la versatilità di un ingrediente ben legato a tutti questi profumi e fa da punto di equilibrio tra le parti secche e quelle succulente del panino, un bilanciamento che per me deve essere sempre precisissimo».

Il panino del pasticcere è la seconda creazione di Galileo Reposo «Un pan brioche che ho farcito con ingredienti più tipici della pasticceria: la Philadelphia diventa una crema arricchita con pistacchio, mortadella e pancetta incontrano canditi e frutta. Ideato con gusto da pasticcere nella cura dei dettagli, non solo nel mix di ingredienti ma anche nell’estetica, un pilastro del lavoro del pasticcere professionista». Non è solo dolce, però, il parterre di ingredienti a disposizione. «Il salato in pasticceria si è fatto spazio, lo stesso utilizzo delle verdure è una tendenza degli ultimi anni».

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