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Verso la tappa di Lecce di Baritalia insieme con Organics by Red Bull

Terrazza Organics SkyGarden by Red Bull Hotel Hyatt Centric Milano
Con la gamma di otto bevande sodate Organics by Red Bull, pubblichiamo la seconda scheda sui prodotti sponsor della tappa di Lecce di Baritalia by Bargiornale che devono essere utilizzati dai partecipanti nelle loro ricette. Tema di quest'anno è la Sostenibilità, la capacità di ridurre l'impatto ambientale, riducendo sprechi e valorizzando i prodotti del territorio.

Organics by Red Bull è composto da otto varianti di gusto di bevande sodate ottenute con ingredienti di origine naturale e con certificazione biologica AT-BIO-902 dell’Unione Europea.
Famosa per i suoi Energy Drink, Red Bull ha aggiunto una gamma di bevande bio completamente diverse con il nome Organics by Red Bull, le cui otto varianti, in bottiglia o lattina 25 cl, non contengono aromi artificiali, coloranti artificiali, conservanti o additivi come acido fosforico. Inoltre contengono zucchero da barbabietola e succo concentrato di limone da agricoltura biologica, acqua di sorgente delle Alpi austriache e svizzere.

Simply Cola con noce di cola, succo di lime, stecca di vaniglia e radice di galanga;

Bitter Lemon con succo di limone e lime, estratto di cassia;

Ginger Ale con succo di bergamotto, radice di zenzero e sciroppo di zucchero caramellato;

Tonic Water con estratto di chinino, estratto di cassia e succo di lime;

Viva Mate con infusione di erba mate affumicata (contiene caffeina naturale), succo di limone, estratto di carrubba e stecca di vaniglia;

Black Orange con succo concentrato di arancia e di carota, estratto di quassia;

Purple Berry con succo di limone, ribes rosso, lamponi e pepe di Timur;

Ginger Beer con succo di limone e arancia, radice di zenzero e paprika.

Vi sottoponiamo due realizzazioni tipo a cura dei mixologist Terry Monroe e Bruno Vanzan

Summer Mate
di Terry Monroe
Ingredienti
3 cl amaro alle erbe
2 foglie di salvia
top Organics by Red Bull Viva Mate
Preparazione
Riempire di ghiacccio a cubetti e foglie di salvia una grossa coppa, versare l'amaro alle erbe e colmare con Organics by Red Bull Viva Mate, guarnire con uno spiedino di fettine di zenzero fresco e foglia di centella. aggiungere chicchi di caffè.

Venus
di Bruno Vanzan
Ingredienti
1,5 cl succo di lime
3 cl liquore ai mirtilli
top Organics by Red Bull Tonic Water
Preparazione
Nel tumbler alto riempito di cubetti di ghiaccio versare succo di lime e liquore ai mirtilli, completare con Organics by Red Bull Tonic Water, mescolare piano con un bar spoon, guarnire con uno spiedino di rondelle di lime e fettina arrotolata di cetriolo.

Organics by Red Bull ha partecipato come sponsor anche alla passata edizione 2021 di Baritalia by Bargiornale 2021, vedendo il successo del Primo Classificato Assoluto Paolo Vernuccio, seguito dai colleghi di team Giuseppe Porco, Filippo Ghizzi, Luca Di Giuseppe, Pasquale Borghero, Ester Badami, coach Terry Monroe.

Altrove #1
di Paolo Vernuccio, Torino
Ingredienti
30 ml Bulldog London Dry Gin
45 ml cordiale home made con miele di rosmarino, camomilla, camomilla romana, verbena, meliloto, erba medica
top Bitter Lemon Organics by Red Bull
Preparazione
Versare direttamente nel bicchiere Collins con blocco di ghiaccio aromatizzato con essenza di rosmarino, colmare con Bitter Lemon Organics by Red Bull, mescolare e vaporizzare il bicchiere con essenza di lavanda, decorare con fiore di camomilla romana.

 

 

Cancer plan europeo: vince il buon senso sugli alcolici

Cancer plan
Foto da Pixabay
Cancellato dal testo, alla base del Piano europeo contro il cancro, la possibilità che il semplice consumo di alcol sia considerato un rischio per lo sviluppo della malattia. L'alert sanitario riguarderà invece solo l'abuso. Soddisfatte le associazioni di categoria

Vino, birra e spirit sono salvi. Il Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria, ha approvato gli emendamenti che evitano che il semplice consumo di bevande alcoliche sia considerato un rischio per lo sviluppo del cancro all’interno del Cancer plan. È questo il documento, che non ha natura di atto legislativo ma di indicazione, che si occupa di prevenzione ai tumori e che rappresenta un tassello fondamentale per la costruzione del piano strategico europeo per contrastare la diffusione delle patologie oncologiche. Sulla base delle linee guida tracciate dal Cancer plan la Commissione europea infatti emanerà le direttive che, una volta approvate, vincoleranno gli Stati membri. Un documento, dunque, importantissimo per la tutela dei cittadini rispetto a patologie gravi e devastanti, ma che ha suscitato sconcerto per le posizioni esageratamente punitive nei confronti delle bevande alcoliche.

Alcolici demonizzati

Nella sua formulazione iniziale il testo equiparava indiscriminatamente il consumo delle bevande alcoliche al tabacco come fattore di rischio, senza alcuna distinzione tra consumo moderato e consumo eccessivo e, quindi, dannoso.

Da qui tutta una serie di misure particolarmente penalizzanti per il settore, come l’inserimento sulle bottiglie di etichettature con avvertenze sanitarie come quelle che si leggono sui pacchetti di sigarette, il divieto di sponsorizzazioni di eventi sportivi, l’esclusione dalle politiche promozionali dell’Unione e l’aumento della tassazione sugli alcolici.

Un’impostazione che di fatto demonizzava vino, birra e spirit, categorizzati di fatto come dannosi in sé, con pesantissime ripercussioni su tutta la filiera. Un’impostazione che ha generato la sollevazione delle associazioni di categoria italiane, fatte proprie dai nostri europarlamentari che hanno proposto una serie di emendamenti approvati a larghissima maggioranza durante la seduta dell’Europarlamento.

Il rischio è l'abuso

In particolare, la prima grande modifica riguarda l’introduzione della distinzione tra consumo moderato e abuso di alcol, attenuando molto l’affermazione che non esiste in livello sicuro associato alle bevande alcoliche: «C'è differenza tra consumo nocivo e moderato di bevande alcoliche e non è il consumo in sé a costituire fattore di rischio per il cancro», recita ora il testo. Accompagnata dall’introduzione di un chiaro riferimento al “consumo dannoso” di alcol come obiettivo della strategia di contrasto ai tumori.

Nel testo è stato anche cancellato il riferimento alle avvertenze sanitarie da inserire sulle etichette, con l’invito, invece, a migliorarle con l’inclusione di informazioni su un consumo moderato e responsabile.

Attenuato anche il divieto di sponsorizzazione delle attività sportive, che ora viene limitato solo agli eventi sportivi destinati ai minori.

Soddisfazione da parte della filiera

L'approvazione delle modifiche è stata salutata con soddisfazione dale associazioni di categoria. «Siamo soddisfatti che il Parlamento europeo abbia accolto le nostre istanze, introducendo miglioramenti per costruire un testo più equilibrato, che faccia la dovuta distinzione fra consumo e abuso di bevande alcoliche – ha commentato a bargiornale.it Micaela Pallini, presidente di Federvini, la Federazione italiana industriali produttori, esportatori e importatori di vini, acquaviti, liquori, sciroppi, aceti e affini di Confindustria –. Da sempre promuoviamo un consumo responsabile e riteniamo che puntare su educazione e responsabilità sia la strada più efficace da percorrere, invece di penalizzare e discriminare un comparto che, per il nostro Paese, oltre a costituire una fetta importante dell’economia, con i suoi prodotti di altissima qualità rappresenta un fiore all’occhiello del made in Italy nel mondo. E siamo anche soddisfatti che questa linea sia stata sposata anche dai deputati europei, come mostrano le ampie maggioranze con le quali le proposte sono state approvate».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Fivi, la Federazione italiana vignaioli indipendenti. «I Vignaioli indipendenti sono sempre stati in prima linea nella promozione di un consumo attento e sano del vino, comunicando moderazione e combattendone l’abuso – ha commentato in una nota la presidente Matilde Poggi –. Crediamo che l’educazione sia sempre il mezzo migliore per incoraggiare le persone a osservare comportamenti adeguati, non la repressione. Il vino è nella tradizione e nella cultura dei popoli e fa parte di una filiera che tiene vivo il mondo rurale e ne contribuisce allo sviluppo: tutelarlo è fondamentale».

Grande soddisfazione è stata espressa anche da Coldiretti. «Il giusto impegno dell’Unione europea per tutelare la salute dei cittadini non può tradursi in decisioni semplicistiche che rischiano di criminalizzare ingiustamente singoli prodotti indipendentemente dalle quantità consumate - il commento in una nota di Ettore Prandini, presidente dell’organizzazione degli imprenditori agricoli -. L’equilibrio nutrizionale va ricercato tra i diversi cibi consumati nella dieta giornaliera e non certo condannando lo specifico prodotto. Si tratta peraltro di un orientamento incoerente con il sostegno accordato dal provvedimento alla Dieta mediterranea, considerata un modello alimentare sano e benefico per la prevenzione di molte malattie, tra cui il cancro, ma che si fonda anche sul consumo equilibrato di tuti gli alimenti a partire dal bicchiere di vino ai pasti».

Verso la tappa di Lecce di Baritalia insieme con Aperitivo Gamondi 1890

Aperitivo Gamondi con il Cocktail Time To Be Happy by Christian Olivari
Con Aperitivo Gamondi 1890, pubblichiamo la prima di una serie di schede sui prodotti sponsor della tappa di Lecce di Baritalia che devono essere utilizzati dai partecipanti nelle loro ricette. Tema di quest’anno è la Sostenibilità, la capacità di ridurre l’impatto ambientale, riducendo sprechi e valorizzando i prodotti del territorio.

Aperitivo Agli Agrumi Mediterranei Gamondi 1890 è realizzato con un mix di vini bianchi piemontesi (a cominciare da Moscato e Trebbiano), in cui sono state infuse scorze di arance (amare e dolci), limoni, mandarini, spezie ed erbe aromatiche a cominciare da genziana e china, più un tocco di zucchero.

Gamondi 1890 Aperitivo agli Agrumi Mediterranei

Di colore arancio vivo è un prodotto di gusto fresco e agrumato di 13,5° alc, dall’intenso profumo, confezionato in caratteristiche bottiglia di vetro chiaro da un litro a sezione esagonale. Va servito freddo o con ghiaccio. Premiato al concorso tedesco Meininger’s Isw (International Spirits Award) 2021.

Come insegnano i due mixologist e brand amabassador 2021 Christian Olivari e Gianluca Amoni nel Cocktail Program, in miscelazione si presta a essere utilizzato per realizzare Twist On Classic (Americano, Negroni …), Low Alcohol (mix non superiore a 11° alc) e Ultrapop (sparkling cocktail).

Come il cocktail Time To Be Happy (nella foto di apertura) firmato dal bartender Christian Olivari
Ingredienti
5 cl Apertivo Agli Agrumi Mediterranei Gamondi
8 cl Prosecco Rosé
top Aria di Amaro Gamondi realizzata aggiungendo 1 cucchiaino di emulsionante sucroestere all’Amaro Gamondi montando il composto con un frullino-
Preparazione
Tecnica build direttamente nel calice da vino, guarnire con una fetta di arancia disidratata e un ciuffo di menta.
Grado alcolico del cocktail: 13 % alc.

Gli altri prodotti Gamondi 1890 a disposizioine dei concorrenti sono Bitter Gamondi 1890, Vermouth Rosso Gamondi 1890 e Vermouth Bianco Gamondi 1890.

Gamondi 1890 ha partecipato come sponsor anche alla passata edizione 2021 di Baritalia by Bargionale 2021, vedendo il successo del primo classificato Patrick Ziliotti seguito da Elio Casey, coach Giorgio Facchinetti.

Il Vagabondo
di Patrik Ziliotti - Bar Sala Food & Drink, Agrate Brianza (Mb)
Ingredienti
30 ml Campari
15 ml Amaro Gamondi
30 ml Bulldog London Dry Gin
15 ml sciroppo di zenzero e vaniglia home made
2 dash Angostura Aromatic Bitters
Preparazione
Nel mixing glass raffreddato. Aggiungere ingredienti e ghiaccio, mescolare stir & strain, versare in bicchiere old fashioned con ghiaccio, scolare l'acqua dal bicchiere, versarvi il contenuto del mixing glass. Guarnire con una pennellata di granella di arancia essiccata sul lato del bicchiere e zest di arancia.

Azienda certificata e sostenibile

Gamondi 1980 è un marchio della storica (1910) azienda vinicola Toso Spa di Cossano Belbo (Cuneo), da sempre attenta a coniugare tradizione e innovazione. Il ricorso all’automatizzazione e all’informatizzazione è massimo sia in azienda (dalle vigne di 30 ha alla cantina, al magazzino) sia in quelle dei 130 viticoltori conferenti. L’innovazione non può prescindere dalla sostenibilità, la capacità di limitare l’impatto ambientale. Così l’energia si basa su fonti rinnovabili utilizzando (da dieci anni) una caldaia a biomassa che utilizza i residui vegetali di lavorazione più tre impianti fotovoltaici che garantiscono il 40% del fabbisogno aziendale e un impianto di depurazione delle acque reflue e di scarico.

Gestita da Gianfranco Toso, dal fratello Piero e dal cugino Massimo (ai quali si è aggiunto il giovane Alessandro) l’azienda Toso ha ottenuto diverse certificazioni ambientali come quella europea EMAS (Eco-Management and Audit Scheme).

Inoltre le bottiglie riportano in etichetta un QR Code che contiene informazioni sul prodotto e sul modo di smaltire i diversi componenti delle confezioni.

Di recente poi Toso è stata inserita nella classifica Sustainability Award delle migliori cento imprese sostenibili italiane (57° posto), stilata da Crédit Suisse e Kon Group. Tutte dotate di rating ESG (Enviromental Social Governance) emesso da Altis Università Cattolica e da Reprisk.

 

Giovani leoni alla sfida dell’aeropress

Il campionato italiano di Aeropress organizzato da La Marzocco è stato anche un'occasione per fare cultura sul caffè. A vincere Mary Silletti, barista al Mercato Centrale di Firenze

Ogni occasione di incontro è preziosa per la community dei baristi, a cui mancano momenti comuni quali gare e dimostrazioni, che offrono preziose occasioni di confronto e apprendimento. Lo scorso dicembre al campionato italiano di Aeropress organizzato da La Marzocco negli spazi di Accademia del Caffè Espresso a Pian di San Bartolo-Trespiano (Fi) hanno partecipato 13 baristi, tra i quali erano numerosi i giovani, contenti di confrontarsi e imparare da professionisti affermati. Si sono divertiti contendendosi il primato al quale seguirà una finale mondiale decisamente insolita: si svolgerà in marzo a Sydney, ma non in presenza; la vincitrice Mary Silletti (appassionata dell’aeropress, che apprezza per la velocità, la praticità e la possibilità di estrarre in modi diversi) affiderà la sua ricetta a un barista australiano che competerà per lei.

«Un modo nuovo e diverso di far conoscere il caffè»

«L’evento è stato un po’ sottotono per motivi di sicurezza, ma molto partecipato, con i concorrenti ben carichi e contenti di stare di nuovo insieme, pur con le precauzioni del caso - osserva Lavinia Caini, marketing coordinator dell’Accademia -. La competizione, che negli ultimi anni si è svolta a Milano, per la prima volta è arrivata in Accademia che probabilmente ne diventerà la sede: siamo da sempre interessati a questa gara in quanto rappresenta un modo nuovo e diverso di far conoscere il caffè e di accrescerne la cultura. Quest'anno ci auguriamo inoltre di poter organizzare un maggior numero di momenti comuni in presenza e di diventare sempre più un punto di riferimento, di cui il caffè resta l’elemento centrale, ma aperto anche ad altri settori».

«Giovani e carichi di entusiasmo accanto ai veterani»

Quanto alla competizione, i concorrenti hanno ricevuto in anticipo un campione di cui non sapevano caratteristiche e origini e la mattina della gara si sono potuti allenare con il caffè fornito da Ally Coffee: un Ihcafe90 lavato, coltivato e processato in El Ocotillo, Honduras, dalla finca San Lorenzo di Wilfredo Sanchez, a 1600 metri di altitudine. La nuova varietà è stata sviluppata e promossa dall’Instituto Hondureno de Café, per rafforzare la cafficoltura locale con piante più resistenti a insetti e malattie. I tre finalisti hanno sottolineato la difficoltà nel gestire un caffè che ha richiesto di variare più volte temperature e dosaggi e anche di effettuare bypass al fine di fare emergere al meglio la leggera acidità, le note di frutti rossi, nocciola e caramello. Nel pomeriggio ha preso il via la competizione, con tre giudici di eccellenza: Tommaso Bongini di Gearbox, Silvio Rascioni, after sales specialist de La Marzocco e Alessandro Galtieri di Aroma Caffè, terzo classificato al Mondiale Brewers Cup 2019 e vincitore della competizione che si è svolta prima della finale. Racconta: «È stato un momento scherzoso, ci siamo buttati: la prima valutazione ci ha visti pari merito, poi ha vinto la mia tazza. È stata una giornata molto bella per il contesto, l’organizzazione, lo spirito che l’ha accompagnata. Accanto ai veterani hanno partecipato giovani, carichi di entusiasmo. Trovo che sia un bel segnale per il futuro».

Rinaldini punta ai giovanissimi con le merendine di alta pasticceria

Il pasticcere riminese lancia la sua prima collezione limited edition ispirata alle merendine, per attrarre consumatori della Generazione Z

Roberto Rinaldini prende ispirazione dai meccanismi di mercato della moda e propone tre capsule (collezioni in limited edition) dolci, dedicate alle merendine. Le merende della tradizione italiana, quelle che hanno conquistato i pomeriggi delle generazioni X e Millennial e che ora Rinaldini Pastry ripropone in chiave contemporanea alla GenZ e alla Alpha (i nati dal 2010 in poi).

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Roberto Rinaldini con le Gnambelline

Quattro gusti per la prima collezione limited edition

Un progetto suddiviso in tre diverse collezioni, che verranno presentate nei prossimi mesi. Le prime merendine a fare il loro esordio si chiamano GnamBelline e sono delle ciambelline morbide  che vengono preparate in Casa Rinaldini, il polo produttivo di Rimini di Rinaldini Pastry. Quattro i gusti: con farina di mandorle e di nocciola, senza glutine e senza lattosio, con olio extravergine di oliva umbro, alle carote e profumo di arancia, fino alle GnamBelline al cioccolato e noci, ribattezzate "senza rimpianti" dal gusto intenso di cioccolato fondente al 70%. Le confezioni sono da 2 o da 4 pezzi, sia monogusto che combo con tutti e quattro i gusti. Pezzatura da 60 g, per merenda, o come colazione o dopocena.

Solo sullo shop online

Rinaldini investe dunque su questa idea delle merendine "di alta pasticceria". «La lavorazione è rigorosa, con materie prime di alta qualità - precisa il pasticcere - per uno snack semplice e gustoso, soprattutto privo di conservanti». Unico canale di vendita: le GnamBelline sono disponibili esclusivamente sullo shop online di Rinaldini Pastry.

Tutto il fascino della trasparenza nelle sedute Bellelli Design

Bellelli Design
La sedia Ghost Trasparente La16 di Bellelli Design
Le sedie e gli sgabelli in policarbonato trasparente dell'azienda di Viadana abbinano comfort e praticità a un design originale che fonde eleganza e semplicità

Comfort, design, qualità, senza trascurare la praticità. È quanto garantiscono le sedute designed by Bellelli, risultato di una creatività e di una progettualità tipicamente made in Italy. Soluzioni come le sedie Lucienne e la Gohst La16 e lo sgabello Mahi Mahi, in policarbonato trasparente, che l’azienda di Viadana (Mantova) ha progettato, dedicando estrema cura a ogni dettaglio, per dare risposta, insieme, alle esigenze di comodità del cliente e di praticità di arredo dei gestori dei locali.

A partire dalla scelta del materiale, il policarbonato, che garantisce alle sedute una struttura solida, ma al tempo stesso molto leggera e, in più, anche molto facile e veloce da pulire. Proprietà del materiale che vengono esaltate dal processo di trasformazione, eseguito tramite stampaggio a iniezione, assicurando così elevati standard qualitativi e lunga resistenza nel tempo.

Il fascino della trasparenza

A una precisa scelta stilistica risponde poi la trasparenza, che dona alle creazioni di Belelli Design un accattivante fascino contemporaneo. Questa esalta il design elegante ed essenziale di sedie e sgabelli, aggiungendo un tocco di ricercatezza, conferisce loro leggerezza anche sotto il profilo visivo e dona più luminosità allo spazio, rendendolo più gradevole e alla moda. Inoltre, la trasparenza rende le sedute ancora più versatili e facilmente inseribili in qualsiasi tipologia di arredo, dallo stile moderno al classico fino al retrò.

Il richiamo agli anni Cinquanta

Andando nello specifico, la sedia Lucienne si caratterizza per il design ispirato alle tradizionali sedute anni Cinquanta, finemente rivisto in linea con le tendenze moderne. Realizzate con un unico stampo a iniezione, coniugano la forma tondeggiante della seduta con lo schienale ampio e avvolgente, a garanzia del massimo comfort, mentre il profilo innovativo delle gambe posteriori dona loro forza e raffinatezza. Estremamente versatili, e idonee sia per interni sia per esterni, sono disponibili in ampia gamma di colori e si possono ulteriormente impreziosire e rendere più confortevoli graze a un'ampia scelta di cuscini (in 25 colori), e rappresentano una soluzione perfetta anche per eventi. Resistenti alle sollecitazioni e agli urti, sono impilabili fino a 8 pezzi.

Sinuosa rivisitazione dello stile Luigi VI

Riferimenti più classici ha invece Gohst La16. Una sedia con braccioli che rivisita in modo inedito lo stile Luigi XVI, coniugando alla perfezione la totale trasparenza della scocca con l’impeccabile equilibrio delle forme.

L’inedita forma dello schienale è stata creata dai designer Bellelli fondendo sinuosamente la cornice esterna con il medaglione centrale, per un risultato finale che racchiude una semplicità e un equilibrio estetico senza tempo. I braccioli riprendono esattamente l’immagine delle sedie dell’epoca, ma garantendo al tempo stesso comodità e praticità di utilizzo.

Sgabelli a tutto comfort

Praticità e garanzia di massimo comfort assicura anche lo sgabello Mahi Mahi. A renderlo estremamente confortevole, innanzitutto la seduta ergonomica ed ampia, per accogliere al meglio il corpo, il comodo schienale, e le aste che uniscono i 4 piedi, che fungono da poggiapiedi. Caratteristiche che lo rendono perfetto per consentire al di consumare al bancone in totale relax. Disponibile in due diverse altezze (66 cm o 76 cm), è molto stabile e robusto, grazie alla struttura monoblocco in policarbonato, e si inserisce ottimamente in ogni stile di locale, dai moderni a quelli minimali e di design.

Vendita bar: come calcolare il prezzo giusto

Vendita bar
Il solo valore dell'avviamento non basta per valutare correttamente il prezzo del bar. Una guida pratica per tenere in considerazione tutti gli elementi necessari a stabilire un corrispettivo adeguato

Vendere o acquistare un bar è un’operazione delicata. Che ha la sua sintesi massima in un numero: il prezzo di vendita. Come calcolarlo correttamente? I tempi sono cambiati; nel valutare un’azienda di somministrazione, quelli che sono stati per decenni i parametri di calcolo dell’avviamento commerciale non sono più sufficienti.

Prima di cominciare, è opportuno dividere le ipotetiche aziende oggetto di compravendita in tre fasce, determinate dal valore commerciale attribuito alle stesse:
• azienda dal valore commerciale inferiore a 150mila euro;
• azienda dal valore compreso tra i 150mila e i 600mila euro;
• azienda dal valore commerciale superiore ai 600mila euro.

Aziende con valore commerciale fino a 150mila euro

Specie per chi si appresta ad acquistare o vendere un’azienda rientrante nella prima fascia, conoscere la normativa in essere è fondamentale. In molti casi, infatti, aprire “dal nuovo” invece che subentrare a un esercizio già operante può convenire enormemente. Occorre ricordare che la riforma del commercio, introdotta dal D.Lgs. n. 114/1998, ha man mano portato i Comuni d’Italia ad acquisirne i contenuti e a creare le proprie regole attuative sul territorio.
In pratica, ciò significa che, come regola generale - ma poi la situazione va verificata Comune per Comune -,  non è più obbligatorio dover comprare la licenza da un terzo per poter iniziare un’attività di somministrazione di alimenti e bevande.
Questo chiaramente non significa che non possa comunque convenire acquisire da un terzo, ma è importante sapere che non è l’unica strada possibile.

Nella maggior parte dei casi, il regolamento comunale prevede, per il rilascio delle autorizzazioni alla somministrazione, il pagamento di un “indennizzo parcheggi” proporzionato alla metratura del locale che si vorrebbe aprire e della zona in cui si trova.
Il primo passaggio che occorra fare, per un acquirente e per un venditore, è quindi quello di conoscere le regole comunali in essere.

Il motivo è presto detto; se, nella stessa zona in cui si trova il bar oggetto di ipotetica vendita, le licenze sono libere e per una metratura pari a quella del bar stesso, occorre corrispondere al Comune un indennizzo parcheggi pari, per esempio, a 50mila euro è evidente che l’avviamento del suddetto bar non può essere (o meglio, non deve essere) di un valore inferiore.
Allo stesso modo, se il Comune ha in quel momento “contingentato” le proprie licenze (cioè non permette il rilascio di nuove licenze nella zona), è chiaro che il valore commerciale di quella licenza sarà superiore all’ipotetico indennizzo parcheggi e potrà raggiungere cifre decisamente più alte.

Gli elementi da valutare

Quando si acquista un’azienda, con l’atto notarile di cessione in realtà in genere si acquistano, oltre alla licenza, anche l’avviamento, i beni strumentali presenti nel locale, lo stato degli impianti del locale oggetto dell’attività, il contratto di locazione, i debiti di natura tributaria e i rapporti di lavoro subordinato in essere. Analizziamo ogni singola voce nel dettaglio:

Avviamento: una volta analizzato il concetto/costo della licenza, diventa importante capire che attività è stata svolta dal venditore sinora e quale attività svolgerà l’acquirente; più c’è discordanza tra ciò che faceva uno e ciò che vorrebbe fare l’altro, più da parte dell’acquirente, la somma da riconoscere non potrà che essere vicina a quella che riconoscerebbe al Comune per una licenza nuova. Più l’acquirente è privo di idee proprie più è corretto riconoscere un avviamento superiore alla licenza nuova al venditore, soprattutto se il locale è già in grado di produrre una redditività.

Beni strumentali presenti nel locale: alla luce del tipo di attività che l’acquirente vorrà svolgere, occorre capire se i beni strumentali presenti sono sufficienti, idonei e in quale “stato di salute”.
È opportuno che l’acquirente faccia un inventario e poi compari il costo d’acquisto del bene strumentale necessario alla sua attività con il valore commerciale del bene oggetto della compravendita. Facciamo un esempio: se un forno nuovo costa 15mila euro e quello usato, con caratteristiche simili, di tre anni d’età, viene valorizzato una cifra vicina al 50% del prezzo al nuovo, al bene è stato attribuito un corretto valore.

Stato degli impianti: occorre valutare attentamente, anche rispetto alla normativa in essere, in quali condizioni si trova l’impiantistica del locale oggetto dell’attività. Infatti se da una parte è vero che, in caso di cessione di azienda, l’autorizzazione “passa” all’acquirente senza verifiche preventive da parte dell’Asl o degli enti preposti, ciò non significa che gli enti stessi non possano successivamente pretendere l’adeguamento del locale alle norme vigenti. Se si rileva un locale dove non veniva esercitata attività di somministrazione, bisognerà aggiungere i costi relativi all’adeguamento dell’impiantistica alla normativa vigente. A volte, soprattutto per i locali di piccole dimensioni, il semplice fatto che il locale abbia già le autorizzazioni in essere può diventare un motivo di convenienza in più nell’acquistare il locale già esistente piuttosto che aprirne uno nuovo da ristrutturare e mettere a norma.

Contratto di locazione: è sicuramente la parte più importante da prendere in considerazione nella compravendita di un’attività di somministrazione per aziende sotto i 150mila euro di fatturato; un “buon” contratto di locazione può sicuramente essere per il venditore l’arma in più da mettere sul piatto. Il codice civile prevede, salvo espressa diversa pattuizione, che in caso di cessione d’azienda il contratto passi alla parte acquirente, fatte salve le eccezioni di legge. I contratti commerciali di norma sono di sei anni più sei. Una zona commerciale, nell’arco di un biennio, può cambiare i propri valori di mercato; è chiaro che un locale con ancora 9/10 anni di contratto a un canone competitivo è più interessante rispetto a uno con contratto prossimo alla scadenza dei 12 anni.
In sede di trattativa, qualora il contratto di locazione in essere fosse nei secondi sei anni, è consigliabile parlare anche con la proprietà e prevedere, in sede di preliminare, la stipula di un nuovo contratto di locazione a un canone concordato; se ciò dovesse avvenire dopo l’impegno preliminare con il venditore, qualora la proprietà chiedesse per il nuovo canone di locazione dell’immobile una cifra superiore a quella precedente, l’acquirente avrebbe un potere negoziale decisamente ridotto.

Debiti di natura tributaria: il codice civile è chiaro: a prescindere dalle pattuizioni in atto, i debiti di natura tributaria dell’azienda passano in capo all’acquirente. Tale norma, in caso di “cessione di ramo d’azienda”, trova invece diverse possibili eccezioni. Nel caso di aziende sotto i 150mila euro, non essendoci una contabilità ordinaria che permetta all’acquirente di poter verificare i debiti iscritti nello stato patrimoniale passivo, è opportuno chiedere alla parte cedente il certificato delle pendenze tributarie rilasciato dall’Agenzia delle Entrate competente sul territorio ove ha sede l’attività. Viene rilasciato entro 60 giorni, viceversa vale il silenzio assenso. Ciò significa che, se viene fatta la richiesta e l’Ufficio non risponde, in sede di atto definitivo (trascorsi 60 giorni dalla richiesta) si riportano gli estremi della richiesta stessa e la mancata risposta dell’Ufficio. Così, se successivamente dovessero arrivare richieste dell’Ufficio stesso, la parte acquirente è manlevata dall’obbligo.
Si consiglia anche, se l’azienda cedente ha avuto dipendenti nell’ultimo periodo (e in ogni caso se è una società), di allegare all’atto definitivo anche il Documento unico di regolarità contributiva (Durc). Non c’è altro modo per tutelare il passaggio del debito per aziende piccole; tutte le pattuizioni scritte, pubbliche o private, sono palliativi.

Rapporti di lavoro dipendente in essere: è espressamente previsto che, in caso di cessione d’azienda (ma ci sono eccezioni per la “cessione di ramo d’azienda”), il personale dipendente in essere all’atto della cessione venga acquisito dalla parte acquirente. L’analisi deve essere attenta, perché il fatto che la parte venditrice dichiari che all’atto della vendita non avrà più personale dipendente in carica non toglie ai dipendenti stessi la facoltà di far valere i propri diritti nei confronti dell’acquirente, ad esempio con richiesta di reintegro. L’unica possibilità, nel caso in cui l’acquirente non intenda mantenere il rapporto di lavoro con il dipendente in essere, è che venditore e dipendente raggiungano un accordo di chiusura del rapporto di lavoro presso la Direzione Provinciale del Lavoro o un sindacato.

Aziende con valore commerciale da 150mila a 600mila euro

Per valutare l’acquisto di un’azienda che fattura fino a 600mila euro occorre partire da un business plan. Se si acquista un locale che fa un’attività simile, ha una storicità di fatturato dimostrata e un contratto di locazione sostenibile (non superiore all’8% del fatturato) ci sono le basi per valutare l’acquisizione. Viceversa, va valutato quanto andrà investito in comunicazione per raggiungere il break even.

Per questa fascia di aziende, il presupposto è che l’imprenditore lavori all’interno del locale.

Il dato più veritiero può essere quello calcolato dall’Ufficio del registro in sede di accertamento: prende in considerazione il fatturato medio possibilmente di un triennio. Meglio evitare di considerare anni superiori al quarto, specie se hanno un fatturato superiore; viceversa, gli anni oltre il terzo sono molto importanti se dimostrano costanza di crescita o stabilità di fatturato. L’altro valore da prendere in considerazione è l’utile lordo. Di solito le aziende di queste dimensioni sono gestite da società di persone o ditte individuali; quindi si parla di utile da tassare ai fini Irpef e di norma i soci lavoratori non compaiono come costo nel conto economico. Se si tratta di srl, bisogna sommare all’utile lordo gli eventuali compensi lordi percepiti dai soci lavoratori in corso d’anno. Il consiglio è di prendere in considerazione solo gli ultimi tre esercizi; anche in questo caso occorre fare la media e moltiplicarla per tre. Il valore dell’azienda è un numero compreso
tra la somma dei tre utili e il fatturato medio. La presenza di beni strumentali molto efficienti e nuovi, un ottimo contratto di locazione o accordi commerciali molto favorevoli possono far pendere il valore dell’azienda verso il più alto dei due valori.

Chiaramente, tutto ciò che risultasse incassato o speso extracontabilmente, non può essere oggetto di valorizzazione perché opinabile, salvo che ci sia un controllo gestionale in grado di dimostrarne la veridicità.

Aziende con valore commerciale oltre 600mila euro

Se l’azienda appartenente a questa terza fascia è un’azienda in cui l’imprenditore vi lavora all’interno, i criteri di quantificazione - rispetto alla fascia tra i 150mila e i 600mila - non cambiano di molto, se non per i volumi degli importi che, essendo decisamente superiori trovano una chiave di lettura più spostata sulla redditività che sul volume d’affari.

Se tali aziende sono gestite sotto forma di srl, all’atto della cessione potrebbero permettere scenari fiscali migliorativi, in base alla fiscalità del momento (cessioni quote, rivalutazioni aziendali ecc.).

Diventa importante capire, in corso d’opera e di crescita dell’azienda, quali possono essere le caratteristiche della stessa che possono interessare il futuro acquirente (Il fatturato? La redditività? L’innovazione nell’offerta? La possibilità di standardizzazione dell’offerta?).

Se l’azienda porta con sé procedure, standardizzazioni, metodologie che potrebbero permettere alla stessa di avere un significativo sviluppo di tipo industriale/imprenditoriale, in luogo dell’utile prodotto annualmente può essere più corretto utilizzare come riferimento l’Ebitda, indice che misura la differenza tra i ricavi e i costi, escludendo però gli oneri finanziari e gli ammortamenti.

Un’attività che ha più punti vendita ed è stata capace di creare una storicità agli stessi sia da un punto di vista di bilanci (rendicontazione annuale riclassificata dei conti economici, ecc.) che di procedure (organigrammi operativi, manuali operativi, ecc.) va considerata alla stregua di un’industria. Pertanto il valore sarà dato da un moltiplicatore dell’Ebitda tra il 6 e il 10. Tutto ciò va sicuramente preceduto da una “due diligence” e da un’eventuale “perizia di stima”, utilizzando criteri di valutazione rivolti alle potenzialità future del business più che ai dati correnti. Anche in questo caso, tutto ciò che l’imprenditore è riuscito a prevedere e programmare torna utile in sede di compravendita.

I consigli scacciaguai

Per il venditore: fate contratti di locazione lungimiranti, mantenete i beni strumentali in buono stato, facendo la giusta manutenzione e conservando libretti e assistenze sugli stessi; fate contratti di lavoro non esageratamente vincolanti. Farsi un “piano industriale” permette di valutare con prontezza quando potrebbe essere necessario vendere. Dare una forte identità al proprio locale è una scelta lungimirante: oggi il bar “anonimo” difficilmente si vende a cifre che permettano al venditore di rientrare del capitale investito.

Per l’acquirente: chiedetevi cosa state cercando e perché volete comprare; non fatevi abbagliare dal “cuore” e dal “sentimento”; i locali si acquistano dopo aver fatto un attento business plan. Viceversa, se la vostra idea è vincente, non correte rischi in una compravendita e partite da zero.

* Gianni Vitale è titolare dello studio Vitale Commercialisti di Rivoli (To); è un consulente specializzato nel controllo di gestione per i pubblici esercizi e nella creazione e gestione di catene di ristorazione

Da Rabbit Hole il locale a tema diventa un Paese delle meraviglie

foto da profilo instagram @rabbit_hole_cafe
Tè, torte e birre artigianali nell'offerta di Rabbit Hole Cafe, pasticceria milanese ispirata al mondo immaginario di Alice nel Paese delle meraviglie. Che non punta solo ai bambini e alla merenda e sta preparando l'offerta per l'aperitivo

Alice ha affrontato un viaggio da Palermo a Milano, restando sempre virtualmente nel suo amato Paese delle meraviglie. È approdato in via Mazzini il locale a tema Rabbit Hole Cafe, sala da tè, cioccolateria e caffetteria in stile Alice in Wonderland.

«Un locale a tema richiede un investimento ingente»

L'iniziativa (coraggiosa, come ogni nuova apertura merita di essere definita in tempi di incertezze come questi) è di Silvia Scattareggia e Roberto Saccomando. Lei si è appassionata alla pasticceria e ha seguito dei corsi dopo la laurea in psicologia, lui, grafico di formazione, si occupa della gestione. «Avevamo aperto a Palermo, nel 2017, ma oggi quel primo locale è chiuso perché abbiamo deciso di rischiare qualcosa in più, scommettendo sulla location milanese. Allestire un locale come questo richiede un investimento ingente e servono ingenti entrate per sostenere lo sforzo. Ecco perché abbiamo scelto una location centrale in una città come Milano».

«Ispirati dai nostri viaggi in Asia»

L'idea è nata dopo anni di viaggi in Giappone, a Singapore e in altri paesi asiatici. «Siamo rimasti colpiti da quantità e varietà di locali a tema, abbiamo notato come fosse di grande impatto offrire ai clienti un corpo unico e coordinato di location e menu. Ci è rimasta a lungo in testa questa ispirazione, volevamo già aprire una attività in Italia e questa è la conseguenza», spiega a Dolcegiornale Silvia Scattareggia.

Torte all'americana con biscotti e panna, da gustare su divanetti recuperati e dentro scenografie fatte a mano

Tè e pasticceria sono i due capisaldi dell'offerta di Rabbit Hole. Dolci golosi e pure un filo sfacciati nell'estetica, che sembrano presi davvero dalla tavola del Cappellaio Matto, imbandita a festa di non-compleanno. «Abbiamo allestito il locale per sale tematiche: la Sala di Alice, la Sala del Cappellaio, quella dello Stregatto, poi la Sala al contrario e la Sala della Regina di cuori. Tutte le scenografie sono fatte a mano, come le sedute e gli arredi. Riutilizzo è la nostra parola chiava: abbiamo restaurato divanetti e recuperato tavoli e sedie». Circa 60 i coperti, disponibilità ad organizzare eventi privati e un evento tematico al mese. «A regime introdurremo anche l'aperitivo, per ora puntiamo su cioccolate e tè, torte americane, dolcetti monoporzione, biscotti e dolci senza glutine e per vegani. Particolare attenzione sulla selezione di tè: oltre a classici, neri, verdi e aromatizzati abbiamo il molto apprezzato tè Brucaliffo, dal colore cangiante». Una pasticceria per far fare merenda ai bambini in modo giocoso? «Non ci consideriamo un locale per bambini, ma per tornare bambini. Non vogliamo focalizzarci su un target solo, ma sappiamo che c'è molto da fare per organizzare un'offerta davvero completa».

Rch mette il punto cassa al centro della rivoluzione digitale

Rch
I nuovi sistemi di cassa smart di Rch permettono una gestione evoluta e ottimizzata e diventano delle porte d'accesso a servizi a valore aggiunto

È una vera rivoluzione digitale quella che Rch SpA porta nel fuori casa con i suoi nuovi sistemi di cassa smart. Strumenti tecnologici avanzati, dal design compatto ed elegante e connessi alla rete, i nuovi sistemi a marchio Rch e Mct, brand della system house trevigiana specializzata nello sviluppo di soluzioni innovative per il punto vendita, costituiscono dei digital business assistant, pensati per ottimizzare e semplificare tutte le attività quotidiane e moltiplicare i servizi da offrire ai clienti e quindi le opportunità di crescita del locale.

Da questi sistemi di cassa intelligenti si possono infatti gestire i processi commerciali e i servizi di pagamento (invio telematico dei corrispettivi, fatturazione elettronica, pagamenti digitali), ma anche utilizzare app per la raccolta di ordini, organizzare i tavoli, le risorse interne, pianificare attività, erogare servizi di terzi per i clienti, come la richiesta di taxi o il pagamento di bollette, fino a governare la domotica e la sanificazione degli ambienti.

Il tutto in modo facile e veloce, grazie agli schermi touch, ingegnerizzati seguendo la logica di smartphone e tablet. Potenzialità disponibili grazie a Rch XMarket, il marketplace digitale, arricchito costantemente di nuove soluzioni anche con realtà partner, al quale i sistemi si collegano con un semplice tap accedendo all’eco-sistema di app e servizi.

Tanti servizi integrati

Tra le soluzioni disponibili c’è, per esempio, Rch Smart Menù, il modulo per la gestione del menu digitale, che il barista può aggiornare quando vuole inserendo anche promozioni e piatti del giorno, e che permette ai clienti di scegliere in autonomia dai device presenti nel locale. Il personale di sala conferma l’ordine che viene trasmesso, in tempo reale, sia ai centri di produzione (bancone e cucina) sia al punto cassa, garantendo così il processo snello delle comande e velocizzando le operazioni di pagamento.

O l’app Rch Smart Order, che riceve, organizza e aggrega tutte le ordinazioni pervenute sul sistema di cassa smart, effettuate al tavolo o da remoto, per l’asporto e il delivery, dai dispositivi del consumatore, che può indicare modifiche ai piatti o alle bevande e scegliere il tipo di pagamento (cash o carte). Anche in questo caso il software in automatico processa l’ordine e gestisce modalità di ritiro e consegna.

Da Rch XMarket si possono anche attivare funzionalità per offrire nuovi servizi. Come, attraverso il circuito Enel X Pay, il pagamento di bollettini postali, Mav/Rav, bollo auto/moto, avvisi PagoPA, ricariche telefoniche, carte prepagate pay tv, ricarica di auto elettriche, oppure la richiesta taxi. Ma non solo, perché grazie alla partnership con Iooota, giovane realtà bolognese attiva nell’Internet of Things, dai sistemi di cassa smart Rch e Mct si gestiscono direttamente anche gli ambienti, attivando cicli di sanificazione automatica e governando la domotica, per aumentare il livello di sicurezza, salubrità e comfort del locale e ottimizzare i consumi di energia.

 

 

Rational e la sfida della carenza globale di componenti

Rational
L'azienda tedesca ha ulteriormente rafforzato le misure messe in campo per fare fronte al problema di approvvigionamento di componenti, che ha ormai assunto un carattere globale

Dallo scorso anno, il mercato soffre di continui problemi di approvvigionamento di materie prime e componenti. Un fenomeno che inizialemente ha interessato soprattutto componenti e materiali provenienti dall’Asia, ma che negli ultmi mesi si è esteso a tutto il globo, con rallentamenti e interruzioni delle forniture che ormai affliggono tutte le regioni del mondo. Da questo problema non sono esenti i fornitori di Rational, con conseguenze che possono riflettersi anche su quello che rappresenta da sempre uno dei punti di forza dell’azienda tedesca: la tempestività delle consegne.

Per fare fronte a questa complessa situazione, ed evitare o ridurre al minimo eventuli ritardi nella fornitura dei suoi sistemi di cotttura intelligenti ad alte prestazioni, iCombi e iVario, Rational ha messo in campo una serie di importanti misure, supportate da altrettanti importanti investimenti.

Nel corso dello scorso anno, l’azienda ha potenziato la capacità produttiva sia per la gamma di forni combinati iCombi, sia per la gamma di macchine multifunzione a calore per contatto iVario, inaugurando un nuovo stabilimento logistico a Landsberg-am-Lech e avviando un nuovo sito produttivo a Wittenheim, dove viene prodotto iVario. Investimenti che hanno permesso un incremento del 20% del numero di sistemi di cottura prodotti, rispetto al 2020, superando quota 80.000.

Gli sforzi per garantire che il maggior numero possibile di sistemi di cottura intelligente venga spedito con puntualità sono proseguiti quest’anno, con ulteriori impegno di risorse. La produzione dei sistemi non viene mai interrotta, proseguendo anche nei fine settimana. Mentre l’ufficio acquisti è alla ricerca continua di soluzioni alternative per assicurarsi la fornitura dei componenti, ma senza rinunciare a un altro dei valori alla base di ogni prodotto rational: la massima qualità. Inoltre, i sistemi vengono assemblati e immagazzinati con tutti i componenti disponibili, in modo da poter consegnare più velocemente i prodotti appena giungono eventuali componenti mancanti.

Tuttavia, a fronte di una congiuntura così insolita e comlessa, Rational con grande trasparenza nei confronti dei tanti operatori del fuoricasa che scelgono le sue soluzioni innovative, ha spiegato in un comunicato che non sempre più soddisfare in modo tempestivo la domanda dei clienti. ritardi nelle consegne possono verificarsi. «Le date di consegna che vengono comunicate al momento dell’ordine arrivano da una schedulazione del sistema di produzione condizionata dagli approvvigionamenti della componentistica – si legge nella nota -. Questo significa che se i fornitori rispettano le date di consegna, anche Rational potrà rispettare la data fornita. Altrimenti andrà adeguata alle tempistiche imposte dalla situazione».

Sono tre i coffee shop firmati Trucillo a Dubai

Coffe shop Trucillo al Dubai World Trade Center
Coffe shop Trucillo al Dubai World Trade Center
La Torrefazione salentina è alla manifestazione fieristica dedicata all’horeca Gulfood 2022. Nell'imponente struttura un locale che già offre i suoi caffè

È in pieno svolgimento a Dubai la fiera Gulfood 2022 - il buono e il bello del food&beverage globale - che si chiuderà il 17 febbraio. Caffè Trucillo è presente a testimoniare un percorso di internazionalizzazione che negli ultimi anni ha fatto crescere le quote dell’export, fino al 60% attuale. Proprio all’interno del grattacielo simbolo dell’espansione finanziaria e commerciale della città e dell'Emirato, il Dubai World Trade Center, che al 26° piano ospita la manifestazione, si trova uno dei coffee shop firmati dalla Torrefazione salentina. È parte di un piano avviato nel 2019 con Arabian Horeca di Mhao Group, che ha scelto il caffè di Trucillo per promuovere negli Emirati il concept di caffetteria all’italiana.

In queste settimane, inoltre, ha aperto il terzo coffee shop italiano a Dubai, all’interno della Sheikh Marwan Tower su Sheikh Zayed Road, vicino alla stazione Financial Center sulla linea rossa della metropolitana. Classici tavoli e ambienti come soggiorno con poltrone e divani favoriscono la socializzazione tra gli ospiti, come l'area salotto all'aperto dove le persone possono godersi il bel tempo. A una stazione di distanza dal World Trade Center e dal Dubai Mall, la nuova caffetteria Trucillo si caratterizza per un ambiente adatto a una pausa rilassante dalla frenetica vita cittadina tra amici o colleghi, ma anche per un meeting tra uomini d’affari che si incontrano in questa zona, fulcro degli affari internazionali di Dubai.

La campagna internazionale di Trucillo ha proseguito la sua azione anche durante stop e rallentamenti imposti dalla pandemia soprattutto ai consumi fuoricasa, principale canale di distribuzione per la Torrefazione, che ha concluso accodi per potenziare la propria distribuzione nel Nord America. I suoi caffè si trovano in locali come il Don Alfonso 1890 a Toronto (Canada), eletto in queste ultime settimane migliore rappresentante della cucina italiana al di fuori dei confini nazionali dalla guida online 50 Top Italy.

Dario Comini crea il cocktail in omaggio ai quarantanni di Blade Runner

Dario Comini con il cocktail Lavoro in Pelle dedicato a Blade Runner - foto Matiba
L'anniversario di uscita del mitico film di fantascienza Blade Runner ha ispirato il fan e mixologist Dario Comini per la composizione del cocktail Lavoro in Pelle.

Quest'anno ricorre il 40.o anniversario dell'uscita del mitico e visionario film di fantascienza Blade Runner, diretto nel 1982 dal regista Ridley Scott. Nell'occasione, il mixologist milanese Dario Comini ha voluto celebrarlo preparando un cocktail dedicato come "Lavoro in Pelle".

Ispirato al romanzo Il cacciatore di Androidi di Philip K. Dick (1968), Blade Runner (corridore sulla lama, nome in codice di un agente di polizia a caccia di androidi/replicanti fuggitivi) è ambientato in una cupa, piovosa e disastrata Los Angeles nero-futurista del 2019 (allora, nel 1982, un anno che appariva lontanissimo). Utilizzati per i lavori più pesanti con capacità intelletuali e forza fisica superiori agli uominini, un certo numero di macchine/androidi/replicanti in via di esaurimento (limite di vita operativa di quattro anni) devono essere eliminate, ma si ribellano al loro triste destino fuggendo.
Del film iniziale Blade Runner International Cut del 1982, sono state distribuite ben sette versioni, in base alle diverse scelte di regista e produttori, tra cui The Director's Cut del 1992 e The Final Cut del 2007, cui si è aggiunto il sequel più recente nel 2017 di Blade Runner 2049 di Denis Villeneuve con un cast diverso con protagonista l'Agente K (Ryan Gosling), la ragazza-ologramma Joi (Ana De Armas) e un redivivo Rick Deckard (Harrison Ford), scampato alla morte nel primo film del 1982.

"Ho visto cose che voi umani non potreste neppure immaginare... E' tempo di morire". Questa frase messa in bocca all'androide ricercato Roy Batty (interpretato da Rutger Hauer) prima di morire, dopo aver generosamente salvato la vita al suo cacciatore e poliziotto/blade runnner Rick Deckard (Harrison Ford). Una frase slang entrata da tempo nell'arsenale degli aforismi più usati.

A quarantanni di distanza dalla presentazione del primo film della serie Blade Runner, Dario Comini, pluripremiato mixologist internazionale e grande appassionato di film noir e di fantascienza, ha voluto rendere omaggio con un cocktail originale, con varie citazioni e rimandi al film, al regista Ridley Scott e agli intriganti e tragici personaggi come il poliziotto/blade runner Rick Deckard (Harrison Ford), all'androide fuggitivo Roy Batty (Rutger Hauer), alla segretaria di Rick Deckard, Pris (la biondissima Daryl Hannah), alla sensuale replicante Rachel (Sean Young) e al malmostoso poliziotto Gaff (Edward James Olmos).

«L'operazione è partita dalla scelta del bicchiere - precisa Dario Comini - e non poteva che cadere su Blade Runner Glass, double old fashion da 37 cl disegnato nel 1973 dalla designer Cini Boeri e realizzato dalla cristalleria d'arte artigianale Arnolfo di Cambio di Colle Val d'Elsa (Siena) per la collezione Cibi. Scelto personalmente da Ridley Scott per le insolite e avvenieristiche forme angolate, il Double Old Fashion Glass Cibi è stato impiegato nel film Blade Runner per una rara scena di relax del protagonista Harrison Ford che si versa una porzione di Johnnie Walker Scotch Whisky Black Label 12 yo».

Il nome del cocktail Lavoro in Pelle riprende quello gergale (Skin-Jobs) con cui nel film si indicano gli androidi e consiste in un twist del Boulevardier (3 cl Campari, 3 cl Martini Rosso, 3 cl Bourbon Whiskey).

Cocktail Lavoro in Pelle by Dario Comini - foto Matiba

Lavoro in Pelle
di Dario Comini, Nottingham Forest Milano Cocktail Bar
Ingredienti
4 cl Campari
4 cl rye whiskey
4 cl sakè
Preparazione
Miscelare con ghiaccio cristallino e servire nell'iconico bicchiere Double Old Fashion Blade Runner Glass collezione Cibi; aromatizzare un nastro di seta vaporizzato con profumo al cuoio da legare all'esterno del bicchiere; chiudere il bicchiere sotto una campana di cristallo con vapore d'acqua neutro; porre il bicchiere sopra un vassoio insieme con un origami di carta a forma di unicorno; aggiungere un segnaposto il cui morsetto stringe un foglietto ripiegato di alluminio con cui il cliente è invitato a riproporre l'unicorno; in caso realizzazione il drink viene offerto.

Simbolo di verginità e purezza, l'unicorno in carta riprende quello che nel film viene ripiegato dal poliziotto Gaff e che indicava in codice la sensuale replicante Rachel (Sean Young) a rischio di eliminazione.

 

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