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Dai grossisti più soluzioni digitali a supporto di agenti e clienti

grossisti
L’evoluzione digitale del mondo horeca investe anche la relazione distributore-gestore. Crescono gli strumenti a supporto della vendita. Ma sull'e-commerce i grossisti restano tiepidi

Anche se con l’emergenza sanitaria la digitalizzazione di bar e ristoranti è cresciuta, questo aspetto è ancora poco sviluppato nel settore. Non per nulla, nella relazione tra grossisti e gestori la figura dell’agente rimane centrale: ecco perché i distributori puntano su soluzioni digitali in grado di supportare la forza vendita nel rapporto con i clienti, rendendone più efficace e veloce il lavoro, oltre che sulla comunicazione online, per esempio attraverso il sito o i cataloghi digitali. Non sembra invece esserci spazio per i progetti di e-commerce.

«L’uso degli strumenti digitali da parte dei gestori è progredito negli ultimi anni: hanno iniziato a interfacciarsi con l’e-commerce, con i siti e le app messi a disposizione dai fornitori, però è ancora qualcosa di marginale nel complesso», spiega Angela Borghi, responsabile commerciale AFH della società di consulenza TradeLab.

Passi avanti sulla digitalizzazione

La pandemia, infatti, ha avuto un peso nella digitalizzazione di bar e ristoranti. Secondo un’indagine realizzata a ottobre 2021 da TradeLab per verificare il sentiment e i bisogni degli operatori nel canale away from home (ovvero dei consumi fuori casa), la maggior parte dei gestori ha dichiarato di aver apportato delle modifiche durante il periodo di emergenza (solo l’8% non l’ha fatto). Alcuni di questi interventi stanno rientrando perché erano legati alla situazione contingente, mentre altre innovazioni rimarranno contribuendo al miglioramento dell’offerta: tra queste ci sono per esempio l’introduzione del menu su QrCode (nel 26% dei casi), l’abilitazione di nuovi sistemi di pagamento digitali (16%), un maggior utilizzo delle mail e di Whats’up nella comunicazione (13%), un miglioramento nell’uso dei social network (13%).

Per quanto riguarda i canali di approvvigionamento utilizzati, si conferma la maggior penetrazione dei grossisti (pari addirittura al 97%) rispetto agli altri canali, così come la quota preponderante degli acquisti veicolata dall’ingrosso.

Approvvigionamenti on line, una prassi

In tutto ciò, a dimostrazione di una maggior digitalizzazione del comparto, il 70% dei gestori dichiara di fare acquisti online: l’incidenza degli acquisti online di prodotti food and beverage in questi operatori è pari a ben il 30% (un po’ più alta al Nord del Paese) e i gestori intendono mantenere tale percentuale in futuro. Mentre, di converso, c’è da considerare che si è ridotta la propensione verso il riordino automatico rispetto al passato a causa delle incognite che pone la pandemia e all’impossibilità di prevedere i consumi.

Dalla ricerca emerge anche che le piattaforme online e i siti dei fornitori sono utilizzati più per la consultazione che per fare acquisti: il 63% dei gestori ha dichiarato di consultare i siti o le piattaforme on line di un fornitore per fare ordini; in particolare, il 52% di chi utilizza il canale Cash&Carry consulta le piattaforme online di tali operatori, il 49% degli utilizzatori dei rispettivi canali quelle dei produttori e il 43% quelle dei grossisti.

Servizi digitali

«Quando si parla di piattaforme digitali, si tratta più di una consultazione di siti, mentre, se escludiamo alcuni operatori specializzati nel beverage, siti di produttori e pochi operatori all’ingrosso, non c’è un vero e proprio e-commerce diffuso nel mondo dell’ingrosso: se escludiamo pochi nomi, nessun grossista ha un commercio elettronico e non c’è in generale interesse a farlo. I grossisti si sono invece attrezzati per creare efficienza sul fronte della forza vendita grazie all’utilizzo del tablet, con una messa a punto più tecnologica della presa degli ordini, con la digitalizzazione dei pagamenti, con soluzioni digitali per rendere il lavoro più veloce e snello e migliorare la comunicazione», continua Borghi.

«Solo pochi hanno dato vita a delle app con dei market place in cui i gestori possono vedere le referenze, trovare i vecchi ordini e supporto per i nuovi ordini. Ma su questo alcuni stanno lavorando e potrebbe essere un’area di sviluppo futuro a servizio dei clienti già in portafoglio. Non sembra esserci invece la tendenza, fatta eccezione per qualche operatore a presidio di bacini densamente popolati di pubblici esercizi, a sviluppare piattaforme di e-commerce. C’è, da un lato, tutta la tematica della logistica: affinché sia sostenibile occorrono volumi molto grandi, oltre che di maggior valore, occorre essere ben presenti sul territorio e riuscire nel contempo a rispettare i tempi di consegna. Dall’altro, c’è il tema dei prezzi e dei conflitti di canale».

Considerando poi le modalità di contatto con i fornitori, dalla ricerca emerge che per gli acquisti continuativi su prodotti noti probabilmente può essere sufficiente un contatto rapido con il cliente (attraverso call, mail, telefonata), mentre quando è necessario presentare e raccontare nuovi prodotti, diventa rilevante la visita in punto vendita da parte degli agenti.

Nescafé: la tazzina buona per i bar, i coltivatori e l’ambiente

Nescafé
Da sempre attivo sul fronte della sostenibilità, il brand con il programma Cup of Respect punta a obiettivi ancora più ambiziosi, come il 100% di caffè approvvigionato responsabilmente entro il 2025

I baristi hanno a che fare con clienti sempre più consapevoli ed esigenti. Anche per quanto riguarda il caffè: i consumatori oggi hanno aspettative più elevate, ricercano nuovi profili aromatici, amano l’espresso, ma sono attratti anche dai metodi di estrazione alternativi e, soprattutto, chiedono qualità. Con oltre ottant’anni di esperienza nel caffè, Nescafé mette a disposizione degli operatori del canale una gamma di referenze in grani per ogni tipo di estrazione e palato che permettono di soddisfare le aspettative dei loro clienti, facendo crescere il business. Una gamma di alta qualità, che ha il suo prodotto di punta nel caffè Perù monorigine 100% Arabica, certificato Bio e raccolto a mano, dalle spiccate note fruttate, che si aggiunge alle miscele Espresso e Intenso e completata da una referenza deca.

Ma, oltre all’accurata selezione dei migliori chicchi da diversi Paesi del mondo, dall’Asia all’America Centrale, alla perfetta tostatura e all’expertise nel blending, a rendere più buoni i caffè Nescafé, concorre un ulteriore fattore: l’approvvigionamento responsabile della materia prima. Da anni il brand di Nestlé promuove la raccolta sostenibile del caffè, con un ambizioso programma che agisce su tutte e tre le direttrici nelle quali si articola il tema della sostenibilità: ambientale, rendendo sempre più green tutto il processo di trasformazione dal chicco alla tazzina, sociale ed economica, sostenendo lo sviluppo delle aree rurali nelle quali il caffè viene prodotto e raccolto e supportando gli agricoltori per migliorare la loro economia e garantire mezzi di sussistenza alle comunità locali. Un impegno ulteriormente rafforzato con il lancio lo scorso anno di Cup of Respect, il nuovo piano di sostenibilità dagli obiettivi ancora più ambiziosi.

Un piano ancora più ambizioso

Il nuovo piano è espressione infatti di un progetto più ampio, con il quale Nescafé non si impegna solo a rispettare il futuro del caffè approvvigionandosi responsabilmente e supportando i coltivatori, ma anche a ridurre le emissioni di anidride carbonica nella fase produttiva e a educare a un corretto smaltimento delle confezioni, innovandone costantemente l’eco-design.

Primo grande target di Cup of Respect è arrivare al 100% di caffè approvvigionato in modo sostenibile entro il 2025, dal 75% raggiunto nel 2020. Questo significa che entro tre anni tutto il caffè a marchio Nescafé proverrà da coltivazioni condotte secondo gli standard di sostenibilità, il cui rispetto sarà verificato o certificato da terze parti indipendenti, come 4C, Rainforest Alliance, e completamente tracciato e riconducibile alle piantagioni d’origine.

Sempre al 2025 è fissato un altro importante target: raggiungere il 100% di confezioni riciclabili o riutilizzabili. Mentre entro al 2050 Nestlé ha fissato il target net zero, ovvero il raggiungimento delle zero emissioni di gas serra per l’intero gruppo, obiettivo al quale contribuirà Nescafé per la sua parte.

I traguardi già raggiunti

Se notevoli sono i nuovi obiettivi, non meno lo sono i traguardi che il marchio ha già raggiunto nel suo percorso di sostenibilità. Sul piano strettamente ambientale, oltre al 75% di caffè approvvigionato responsabilmente, Nescafé ha già abbattuto del 53% il consumo di acqua nei suoi stabilimenti, e del 46% le emissioni di gas serra. Inoltre, in un’ottica di economia circolare in 20 stabilimenti i fondi di caffè vengono utilizzati come biocarburanti: in tal modo un rifiuto si trasforma in nuova risorsa, consentendo di risparmiare ogni anni l'equivalente di 555.000 barili di petrolio.

Grandissimo poi l’impegno a sostegno degli agricoltori. Nel decennio 2020-2020, il brand ha distribuito oltre 235 milioni di nuove piante di caffè nei Paesi produttori e formato oltre 900.000 agricoltori sulle migliori pratiche agricole, grazie al supporto di 230 agronomi, per migliorarne quantità e qualità delle coltivazioni ma in ottica green, contribuendo così a un notevole miglioramento dell’economia agricola in Messico, Costa d'Avorio, Honduras e Vietnam.

A questo si aggiungono i programmi di potenziamento delle attività, dei quali hanno beneficiato più di 10.000 donne e giovani agricoltori, provvedendo anche alla formazione imprenditoriale di altri 10.000 conduttori delle coltivazioni, in modo da favorire lo sbocco sul mercato dei loro prodotti. Non ultimo, infine, il rafforzamento del monitoraggio sul rispetto dei diritti umani, per chi lavora nelle piantagioni e per le comunità locali. Un’opera che ha interessato in particolare Messico e Filippine e che ora verrà estesa ad altri territori.

Le stelle della mixology italiana allo Stilla Bar del Four Season Milano

Stilla Luca Angeli
Luca Angeli, bar manager del Four Season Milano
Prendono il via il 16 marzo al bar del Four Season le Bartending Nights, tre serate a tema che avranno ognuna come ospite un big della mixology italiana

Tre grandi ospiti, ognuno protagonista di una speciale serata a tema all’insegna dell’alta miscelazione. Sono le Bartending Nights, gli appuntamenti con alcuni dei big della mixology made in Italy che ha come palcoscenico lo Stilla, il bar del Four Season di Milano. Ciclo che sarà inaugurato il 16 marzo con la serata con Lucio D'Orsi del Dry Martini Sorrento, locale che tra l’altro il 4 aprile ospiterà la seconda tappa di Baritalia 2022 (leggi Baritalia Sorrento, appuntamento al Dry Martini: registrati per partecipare). Per proseguire il 13 aprile con Benjamin Cavagna del 1930 di Milano e chiudersi l’11 maggio con Matteo di Ienno de Il Locale di Firenze (tutti gli appuntamenti si svolgeranno dalle 18 alle 22).

Ideato da Luca Angeli, bar manager del Four Seasons Hotel Milano, il progetto vuole rendere omaggio alla cocktail culture italiana. «L’Italia ha una forte tradizione nella mixology: italiane sono diverse miscele icononiche così come molte delle stelle internazionali del bartending – racconta a bargiornale.it Angeli -. Vogliamo celebrare questa eccellenza con degli appuntamenti dedicati a figure di spicco del movimento, personaggi di grande caratura che hanno contribuito a fare del nostro Paese una delle scene di rilievo della mixology a livello mondiale, e che possono fornire spunti fondamentali anche per lo sviluppo del lavoro all’interno del nostro bar».

Il nuovo corso dello Stilla

Le Bartending Nights si inseriscono infatti nel nuovo corso intrapreso dallo Stilla dopo la renovation dello scorso anno, un rinnovamento che non ha interessato solo gli spazi fisici, ridisegnati dalla designer e architetto Patricia Urquiola, ma anche il concetto del bar stesso. «Alla riapertura lo scorso luglio, abbiamo presentato un concetto di bar totalmente rinnovato, sempre caratterizzato da una raffinata eleganza, ma aperto alla città, con l’obiettivo di coinvolgere un pubblico più ampio e di farne anche uno dei luoghi del bere bene a Milano – ci racconta Angeli -. È cambiata anche la proposta cocktail, ampliando anche in questo caso l’orizzonte della classica offerta d’albergo verso una mixology contemporanea, ricercata e al passo con i tempi». Una miscelazione che mette grande enfasi sull’artigianalità, con un grande lavoro sugli ingredienti, con tante preparazioni homemade, sul ghiaccio, sull’accurata selezione degli spirit, tutti super premium, con grande attenzione ai prodotti italiani, come per la ricca selezione di gin della Penisola e non solo, e alla sostenibilità, lavorando in un’ottica no waste.

«Le Bartending Nights rappresentano un passo importante del percorso intrapreso e con il quale miriamo a far entrare lo Stilla nel novero dei migliori locali del mondo – chiarisce il bar manager -. Da un lato, permettendo di aumentare la visibilità del bar e quindi far conoscere il suo nuovo volto, dall’altro rappresentando un’occasione di crescita per il nostro team. Grazie al confronto e allo scambio di esperienze con personaggi di tale livello, arrivano nuove idee e spunti sulla creazione dei drink, sull’utilizzo dei prodotti, si possono apprendere tecniche diverse per la lavorazione degli ingredienti e tutto ciò giova sia alla crescita professionale della squadra sia del livello qualitativo del bar. Ovviamente nella scelta degli ospiti abbiamo puntato su figure di bartender che possano inserirsi bene in un contesto particolare e ricercato come il nostro, che resta sempre il bar del Four Season».

I tre appuntamenti

Ogni serata ha un suo tema e avrà come protagonista tre signature dell’ospite: ricette che ne riflettono l’idea e il tipo di miscelazione da lui proposta. La prima serata in programma, a tema vodka, è con Lucio D’Orsi (16 marzo), general manager del Majestic Palace Sorrento. «Un grande bartender dal profilo internazionale, grande fautore dei prodotti della Costiera amalfitana e che viene dall’hotellerie, perfetto per la nostra tipologia di clientela», commenta Angeli. Celebre per la sua accoglienza gentile, D’Orsi si concentrerà sul Martini, la sua specialità: non a caso ha portato in Italia il primo e unico Dry Martini by Javier de las Muelas, aperto nel 2018 presso il luxury hotel sorrentino. Il drink che proporrà è il Wasabi Martini, suo twist del grande classico, fatto con Belvedere Vodka, pasta wasabi, succo di limone e Fresh ginger droplets by Javier de las Muelas.

Il secondo appuntamento (13 aprile) è con Benjamin Cavagna, bar manager del 1930 di Milano, speakeasy al ventesimo posto nella classifica 2021 di The World’s 50 Best Bar (leggi Successo italiano ai World’s 50 Best Bars) che proporrà Via Fusetti Everywhere, preparato con Bitter Fusetti, Italicus rosolio di bergamotto, melone estratto, vino di tamarillo e fragole. In questo caso abbiamo scelto di inserire una realtà e un tipo di miscelazione un po’ diversa rispetto alla tradizionale realtà del bar d’hotel, ma molto importante a livello di prestigio e qualità: Benjamin è un mixologyst tra i più apprezzati a livello internazionale e il 1930 è da anni nel circuito dei migliori bar del mondo – commenta Angeli -. Una miscelazione ovviamente legata al mondo degli speakeasy, ricercata e dal forte carattere internazionale, molto aperta alla sperimentazione di nuove tecniche e gusti, con soluzioni anche estreme. Sarà molto interessante per il team vederlo al lavoro, ma anche per il nostro pubblico».

L’ultimo appuntamento allo Stilla è con Matteo Di Ienno, bar manger de Il Locale di Firenze (51° nella classifica dei World's 50 Best Bars), con la serata dedicata al tequila (11 maggio) dove proporrà Purple Diablo, con Tequila Altos reposado, succo di carota viola acido, sciroppo di agave, albume e ginger beer. «Viene da uno dei locali più belli della Penisola, ma soprattutto ha una grande esperienza internazionale ed è un bartender che ha sempre puntato molto sulla ricerca del prodotto, proponendo una miscelazione innovativa, ma fortemente legata al territorio – conclude il bar manager -. Con lui abbiamo scelto il team tequila perché maggio per i messicani è il mese di questo distillato. Inoltre, ci permette anche di introdurre i clienti alla nostra drink list estiva, che sarà molto giocata sui distillati di agave e tropicali: una sorta di anteprima dei nuovi cocktail che proporremo».

Verso la tappa di Lecce di Baritalia insieme con le cannucce di pasta bio Canù

Cannucce di pasta bio 100% Canù
Con la presentazione delle cannucce di pasta bio 100% Canù, pubblichiamo la scheda del nuovo prodotto sponsor tecnico relativo a tutte le tappe Baritalia by Bargiornale, a cominciare da quella di Lecce, prodotto che deve essere utilizzato dai partecipanti nelle loro preparazioni. Tema di quest'anno è la Sostenibilità, la capacità di ridurre l'impatto ambientale, riducendo sprechi e valorizzando i prodotti del territorio.

Gialle, nere, verdi, rosse. Le Cannucce di pasta bio, glutenfree e no Ogm, Canù aggiungono alle guarnizioni dei cocktail una nota di colore in più. Sponsor tecnico di tutte le tappe Baritalia by Bargiornale 2022 (a cominciare da quella di Lecce), le Cannucce Canù sono prodotte dalla Cooperativa Campo di Fossombrone (Pesaro-Urbino)

La Cooperativa Campo è da trentanni (1978) all'avanguardia nella produzione agricola biologica, dai pomodori pelati alla pasta bianca e integrale, dai legumi ai condimenti, dall'olio evo all'acqua minerale.

Le Cannucce Canù sono state selezionate da Adi Design (Associazione per il Disegno Industriale) 2020 come prodotto in lizza per il premio Compasso d'Oro. Inoltre la Cooperativa Campo con le Cannucce Canù è socio sostenitore e sponsor tecnico da oltre due anni di Aibes (Associazione Italiana Barman e Sostenitori).

I concorrenti delle varie tappe di Baritalia by Bargiornale avranno così a disposizione (al posto di quelle in plastica messe fuorilegge per motivi ecologici) una cannuccia che dura più di un'ora in un cocktail prima di ammorbidirsi, senza rilascio di sapore o colore. I quattro colori variano a seconda del tipo di ingrediente scelto.
Le cannucce gialle sono realizzate con farina biologica di mais.
Le cannucce nere sono prodotte con riso Venere nerone biologico.
Le cannucce verdi si distinguono per l'impiego di farina di piselli bio.
Le cannucce rosse si fanno notare per l'utilizzo di farina di lenticchie bio.

Due sono le misure a disposizione.
Lunghe da 17-20 cm (diametro 7 mm) per bicchieri tumbler alti, disponibili in sacchetti di carta certificata Fsc da 360 pezzi.
Corte da 13-14 cm (diametro sempre 7 mm) per tumbler bassi e coppe, disponibili in sacchetti di carta certificata Fsc da 500 pezzi.
Come materiale di servizio, sono proposti espositori da banco formato A4 e portacannucce lattine da 100 pz ricavati da confezioni (nuove) da 400 g per pomodori pelati (altro prodotto aziendale).

Oltre ai distributori locali di Campo Sca, alla tappa di Lecce saranno presente docenti di La Sartoria degli Spiriti, scuola di formazione per bartender con sedi a Lecce, Taranto e Bari.

Come costruire un’offerta dolce per il brunch: a lezione da Dario Nuti

La rivisitazione del Mont Blanc
Il buffet dolce dell'hotel di lusso si distingue per varietà e ricerca sulle ricette: abbiamo chiesto a Dario Nuti, che lo ha ideato, qualche consiglio

Rome Cavalieri, A Waldorf Astoria Hotel riapre le porte agli amanti del suo famoso Sunday Brunch. Il percorso gourmet mette insieme tocchi esotici e numerose live station in cui poter seguire un percorso gourmet, che raggiunge il suo apice con il buffet di dolci. A curarlo c'è il pastry chef Dario Nuti.

Ogni domenica gli ospiti saranno accolti da brunch a tema. A carnevale, il brunch è stato sviluppato attorno al tema di Rugantino, proponendo le ricette e i dolci tipici della tradizione del carnevale romano. A marzo si festeggiano tutti i papà, mentre a maggio sarà la volta della Festa della mamma in due appuntamenti che coinvolgono tutta la famiglia. Infine, eccoci in primavera con gli imperdibili brunch tematici di Pasqua e Pasquetta, previsti ad aprile. Abbiamo chiesto a Dario Nuti di condividere alcuni consigli su come costruire un'offerta dolce per il brunch che risulti contemporanea e di grande appeal.

«Memorizzare i feedback e stare in prima linea»

Quali sono le premesse da cui ti sei mosso per creare la nuova offerta dolce per il brunch?

Prima di tutto, la qualità. Poi abbiamo scelto di calibrare al meglio l'offerta, valutando e profilando i gusti dei nostri clienti. Memorizzando i feedback e lavorando in prima linea durante gli appuntamenti con il brunch di Rome Cavalieri, possiamo soddisfare e variare l'offerta, in modo da offrire appuntamenti originali e soddisfacenti».

Come si crea l'originalità in un buffet dolce come quello del vostro brunch?

«Mantenendosi aggiornati sulle tecniche di settore: è la tecnica di lavorazione del dolce stesso a fare la differenza. Manteniamo il nome affinché il cliente possa riconoscere il suo desiderio. Se dico Mont Blanc, chi lo assaggia sa che mangerà un dolce a base di panna e castagne. Ma rivisitandolo in chiave moderna, aggiungendo magari un pizzico di rosmarino per un contrasto più moderno, lasciamo al cliente gli elementi per una scelta sicura, ma originale».

Come varia l'offerta dolce del brunch di Rome Cavalieri?

«Ogni domenica ci sono dolci differenti perché vogliamo sempre suscitare lo stupore di chi viene da noi, per non farlo annoiare. Ad esempio, per la domenica di Carnevale, abbiamo scelto di realizzare la Torta Arlecchino, lavorando anche sulle preparazioni della tradizione con chiacchiere e castagnole».

Qual è l'errore più comune che si commette quando si organizza il settore pastry di un brunch?

«Mantenere la staticità, che crea noia. Il cliente del brunch è affezionato, ritorna: avere un'offerta statica può essere controproducente».

Cornetto o croissant? Fa la differenza in un buffet dolce?

«Dipende dal contesto nel quale si opera. Ho curato brunch in città in cui cornetto e croissant erano molto sentiti. A Roma, l'offerta dolce è considerato un momento di degustazione, molto più vicino al lunch che al breakfast. Quindi qui croissant e pancake non hanno lo stesso appeal».

Variabile food cost: come lo controllate?

«Il food cost di un brunch è piuttosto alto: tra tutte le varietà e le tipologie di alimenti preparati, arriviamo a circa 15 tipologie di dolci, gelati e biscotti. Facendo una buona campagna di marketing e attività che possano garantire almeno 70 presenze a brunch, su una programmazione di almeno un anno, è possibile controllare i costi in modo efficiente».

Il caffè è slow al Coffee Living di Manuel Caffè

Coffee Living - Manuel Caffè
Il locale offre una vera esperienza di gusto attraverso diversi caffè e miscele realizzati espresso e con più metodi di estrazione e accompagnati da specialità dolci e salate

Caldo, curato nei dettagli il Coffe Living di Manuel Caffè in via Mercatelli 6 a Conegliano (TV) è posto sotto la Sapere Coffee Academy (la scuola di formazione aziendale) dove il personale è stato formato per garantire un livello di professionalità alto e la conoscenza del migliore utilizzo dei caffè e dei diversi metodi di estrazione. Per l’arredo del locale, osserva Cristina De Giusti, ad dell’Azienda, «Abbiamo preferito toni caldi che contraddistinguono anche il nostro brand, puntando sull’accoglienza. Vorremmo diventasse una piccola oasi di relax, dove stare bene; la nostra sfida è quella di accogliere la tradizione, rafforzando la proposta di prodotti naturali e sostenibili».

Il locale, aperto dal martedì alla domenica dalle 9,00 alle 13,00, invita a sostare e a gustare il piacere di caffè in singola origine o miscela estratti in espresso, moka, filtro, french press, ottenendo bevande con diversi corpi e intensità aromatica, sempre molto piacevoli e in grado di accompagnare al meglio le diverse specialità e i sapori che si alternano nel corso della giornata, dalla prima colazione con specialità di pasticceria dolce e salata, mentre a pranzo sono disponibili piatti leggeri. Il menu è completato da una ricca proposta di tè e selezione di infusi, come il tè nero e il tè verde, mentre è rivolto un omaggio speciale alla cultura del caffè con una scelta di miscele speciali.

Il nuovo Coffee Living trae ispirazione dai valori aziendali di tradizione e innovazione. La caffetteria si distingue per gli armoniosi e inusuali contrasti generati dall’incontro tra i dettagli e il valore della tradizione locale, attingendo ai colori e ai profumi che caratterizzano il prodotto caffè, per garantire una perfetta esperienza sensoriale. Qui trova posto anche lo shopping: si possono acquistare le svariate miscele e le monorigini, da portare a casa in grani o macinate, oltre a una ricca selezione di tè e tisane, cioccolate e altri prodotti Manuel Caffè.

La storia. Negli anni ‘50 Giuseppe De Giusti muove i primi passi nel mondo del caffè: con i primi successi, nel 1975 assieme alla moglie Bruna apre un laboratorio artigianale che chiama Manuel Caffè, prendendo il nome della primogenita. Si specializzano, sperimentano, creano nuove miscele e presto la torrefazione diventa un riferimento per il  settore. Nel 1990 i tre figli Emanuela, Mauro e Cristina, che sono nati in mezzo al caffè, prendono le redini dell’azienda aprendo ai mercati esteri.

Liberté, la caffetteria inclusiva che vale una medaglia

Il locale rumeno, vincitore nella categoria "caffè" del restaurant & Bar Design Award, è stato arredato in uno stile che invita alla sosta, bimbi compresi

 

BUCAREST (Romania). Si respira aria di libertà in questo locale ristrutturato di Bucarest, la capitale della Romania uscita poco più di trent’anni fa dalla dittatura di Ceausescu. L’azzurro che pervade le superfici di Liberté Cafe, la grande dimensione del locale con ampie pareti vetrate su strada, l’arredo dalle forme essenziali e l’area dedicata ai bambini ne fanno un luogo inclusivo e accogliente dall’atmosfera vacanziera, come si respira in Côte d'Azur. Corvin Cristian Studio ha mescolato nell’interior design di questo caffè-pasticceria una varietà di ingredienti dal sapore francese: il motivo floreale "carreaux a ciment" a pavimento richiama quello utilizzato nei caffè transalpini così come il bancone a doppia funzione (espositore per i dolci e bar) dove, come si diceva in Francia, si può "prendre un verre sur le zinc", dato che il bancone riproduce quelli che, nella prima metà del 19° secolo, erano realizzati in zinco laminato (materiale naturalmente asettico) con forme ad arco, modanature ed elementi dei tipici tetti di zinco. Il colore blu è quello della Provenza e la grande porta-finestra di recupero in legno chiaro sottolinea l’importanza del laboratorio di pasticceria completamente vetrato dove tutte le lavorazioni sono a vista. I riferimenti alla Francia non finiscono qui: savarin, tartes e Champagne sono i prodotti di punta e alcuni elementi d’arredo s’ispirano al mondo degli artisti che vi hanno abitato, come il lungo tavolo comune che replica la scultura "Table of Silence" di Brâncuși (lo scultore rumeno che a 28 anni attraversò a piedi tutta l'Europa per raggiungere Parigi) e allo spirito comunitario di chi lo sceglie per accomodarsi. Alla zona caffetteria è invece riservata la casetta in legno chiaro in stile giapponese con macchina da caffè e menu in primo piano a completamento della zona vendita e con funzione di avamposto per il consumo diretto o per la degustazione nel dehors attrezzato sul marciapiede. La zona vendita occupa la zona centrale del grande spazio completamente aperto verso l’esterno, grazie ai grandi serramenti scorrevoli, e caratterizzato da superfici azzurre, pilastri in cemento e apparati tecnici a soffitto tutti a vista, arredi e inserti in legno come gli oblò sopra il retro bancone che consentono una vista da e verso l'ufficio. Le zone consumazione sono concentrate di fronte il laboratorio, in corrispondenza della penisola strutturata come un parallelepipedo in marmo bianco posta dietro il bancone e lungo la parete vetrata laterale. Piccoli tavoli rotondi accompagnati dalle sedie su disegno di Alvar Aalto in diverse altezze rendono lo spazio anche a misura di bambino.

#MakeDrinksNotWar, appuntamento il 10 marzo per aiutare l’Ucraina

make drinks not war
Da un'idea dei bartender Daniele Macciò e Danil Nevsky è nata una iniziativa di solidarietà verso i cittadini ucraini colpiti dalla guerra. Il 10 marzo locali aderenti proporranno gli Spritz solidali

#MakeDrinksNotWar, si chiama così l'iniziativa promossa dal mondo dei bar, in Italia e oltre confine, per sostenere l'Ucraina. Con la guerra che infuria a Est dell'Europa, Daniele Macciò, bartender di MondoFood a Bra (Cuneo), ha avuto l'idea di devolvere il ricavato degli Spritz a un progetto dell'UNICEF a sostegno delle donne e dei bambini coinvolti nei combattimenti.

Il 10 marzo i profitti degli Spritz vanno in beneficenza

Daniele ha quindi contattato il noto bartender Danil Nevsky, che ha avuto l'idea di mettersi in contatto con altri bartender italiani perché si unissero alla causa. Ha preso così forma l'iniziativa #MakeDrinksNotWar: il 10 marzo i bar che desiderano sostenere coloro che soffrono di più per questa guerra ingiusta devolveranno i profitti dei loro Spritz in beneficenza. Per ancor più forte l'impatto visivo dei drink, gli Spritz saranno guarniti con vernice commestibile su un lato del bicchiere, con i colori della bandiera ucraina.

Aperti ad altre adesioni per nuove date

Ad oggi, i bar che aderiscono a MondoFood per sostenere l'iniziativa sono: Locale (Firenze), Checchino 1887 (Roma), Seta Garden Bar (Giulianova, Abruzzo), Freni e Frizioni (Roma), 1930 (Milano), Side Hustle al Nomad (Londra), London Cocktail Club (Londra) e Mariposa Negra Bar (Barcellona). Danil e Daniele sperano anche di portare l'iniziativa in tutto il mondo in altre date in futuro, raccogliendo altri fondi per aiutare quelli chi è più colpito in tempo di guerra: i bambini.

I bartender interessati a partecipare possono contattare Danil Nevsky scrivendo a info@indiebartender.com

Viaggio ai piedi dell’Etna con gli spirit di Etnatwist

3.Illustrazioni Etnatwist
Aromi e sapori di Sicilia caratterizzano la linea, composta da un gin, un vermut, un bitter, un aperitif e una tonica, creata da Giuseppe Librizzi e presentata al Blind Pig di Roma

«Sono emozionato, perché l’ultima volta che ho presentato i miei prodotti a un pubblico di addetti ai lavori il giorno dopo è iniziato il primo lockdown». A parlare è Giuseppe Librizzi, siciliano di Paternò, classe 1984, che dagli odori e sapori della sua terra è voluto ripartire per cancellare a colpi di agrumi gli ultimi due anni bui che abbiamo vissuto.

È a Roma, davanti al bancone del Blind Pig, per presentare la sua linea Etnatwist, che si compone di un gin, un vermut, un bitter, un aperitif e, ultima nata, una tonica. «Il nostro obiettivo era poterci preparare un Americano, un Negroni e un Gin&Tonic ai piedi dell’Etna», racconta Librizzi, che in verità è partito dal mondo degli amari, con il progetto Amaro Amara, nato per valorizzare l’arancia rossa siciliana. Nel frattempo ha lavorato con Velier, nel 2018 ha venduto le sue quote, si è appassionato al gin e, dopo aver seguito da vicino la parabola di Gin Mare, ha deciso di invitare un noto master distiller inglese – di cui non vuol rivelare il nome – a visitare le pendici dell’Etna per fare foraging insieme. Una passeggiata per individuare quelle che sarebbero diventate le botaniche dell’Etneum Volcanic Premium Gin, nato nel 2019.

È stata anche l’occasione per trovare lo spunto giusto per il logo dell’etichetta: una volpe. Nella passeggiata infatti i due incontrano una volpe e l’ospite d’oltremanica, abituato alla tipica caccia alla volpe inglese, resta stupito del fatto che questo animale selvatico si avvicini all’uomo così tanto, fino ad accettare il cibo dalle sue mani. Firmata dall’illustratore Gianluca Cannizzo (@mypostersucks su Instagram), l’etichetta presenta appunto il volto di una volpe in campo neutro.

Il gin Etneum, viene confezionato a 62° nel Regno Unito, ha un’impronta da London dry e botaniche che vengono spedite direttamente dall’Italia. Poi il composto arriva in Sicilia, dove viene rinvenuto e portato a 42°. Tre le componenti chiave di questo gin: floreale, che proviene tutta dall’Etna (violetta selvatica, rosa canina che troviamo ai piedi dei vecchi vigneti, zagare d’arancio), agrumata, sempre dalla Sicilia (bergamotto e limone a buccia gialla), e speziata, data dal ginepro che è solo in parte siciliano, dell’Etna, perché questo secondo Librizzi, «è troppo pungente e viene quindi mixato con quello umbro-toscano che è più morbido, poi aggiungiamo anche cardamomo, eucalipto per la balsamicità e sambuco per l’intensità».

Librizzi che ha anche una microcantina da 7-8000 bottiglie sempre ai piedi dell’Etna, che produce prevalentemente Nerello Mascalese, nel periodo di lockdown ha iniziato a lavorare sul vermouth, anche per dare nuova vita a quella parte di vino che inevitabilmente resta fermo in cantina. Sulla base prevalentemente di Nerello mascalese, aggiunge chiodi di garofano, camomilla, scorza d’arancia, artemisia.

A questo si aggiungono i due bitter, bianco e rosso. «Per avvicinare il mercato estero, il bitter dell’Etna è stato ribattezzato Etna Aperitif, dal momento che è una specie di vermouth bianco, che richiama il vecchio Biancosarti. Piace molto soprattutto ai francesi, abituati a questo tipo di bevuta», racconta Librizzi. Il Etna Bitter, rosso, è invece in stile Milano, qui torna la scorza d’arancia da cui tutto era partito e il fiore, la zagara. Il risultato è un Americano estremamente ingentilito dalla nota agrumata.

Ultima della scuderia Etnatwist, una tonica dal nome divertente: Fotonica. È prodotto senza zucchero (ha il sucralosio in sostituzione), la cui etichetta è sempre disegnata da Gianluca Cannizzo, con note mediterranee di limone, cedro, timo e rosmarino. Librizzi e la sua intera linea Etnatwist saranno di nuovo nella Capitale, per partecipare al Roma Bar Show il 30 e 31 maggio, dove saranno nella sezione aziende artigianali.

Le ricette Etnatwist

Volcanic Negroni
Ingredienti:
30 ml Etna Bitter, 30 ml Etneum Gin, 30 ml Etna Vermut
Prepazione:
build
Decorazione:
fetta di arancia
Bicchiere:
tumbler basso

Volcanic Spritz
Ingredienti:
60 ml Etna Aperitif, 90 ml spumante, soda
Preparazione:
build
Decorazione:
1/2 fetta di arancia
Bicchiere:
calice

 

 

 

 

Drink Team 2022, aperte le candidature!

Drink team
Al via l'undicesima edizione dei fantastici 12 dello shaker di Bargiornale. La sfida, per il Drink Team 2022, sarà rivisitare 10 cocktail storici da riscoprire e far conoscere ai clienti. Se fa per te, compila il form per candidarti. Entro il 31 marzo 2022

Scaldate gli shaker! Parte ufficialmente la nuova stagione del nostro fantastico Drink Team, l’agguerrito manipolo di miscelatori che - da ormai dieci anni - ci accompagna sulle pagine di Bargiornale proponendo mese dopo mese nuove ricette da cui trarre ispirazione. Ogni anno una nuova squadra di 12 campioni, ogni edizione un nuovo tema su cui confrontarsi. Per l’edizione 2022, la numero 11, abbiamo scelto un tema carico di contenuti. Lo spunto ci è venuto dalla appassionata ricerca dell’amico Ezio Falconi, titolare della Champagneria di Treviglio (Bg) e grande studioso della storia della miscelazione, che ha appena dato alle stampe il suo libro “Storie dei cocktail dimenticati”, edito da Tecniche Nuove. Una raccolta di 42 ricette storiche, ognuna corredata da aneddoti, racconti e curiosità: materiale prezioso per ogni bartender che vuole appassionare e catturare il proprio cliente.

Dieci cocktail storici da twistare

Ne abbiamo scelte dieci, a comporre un ideale drink list fatta di cocktail del passato capaci di incontrare il gusto e la curiosità del cliente di oggi. Ai futuri esponenti del Drink Team chiederemo, mese dopo mese, di dare la loro personale interpretazione di ognuno (tecnicamente, dovranno fare un twist). Ai lettori, proporremo la storia e le curiosità di questi drink da riscoprire, per dare a tutti la possibilità di ampliare e approfondire il proprio bagaglio di conoscenze della storia della miscelazione.

Chi si sente chiamato da questa sfida, non deve fare altro che mandare la propria candidatura compilando il form. Il termine ultimo per candidarsi è il 31 marzo. Dopodiché, via alle selezioni: prima “le forche caudine” dei senatori, poi il voto on line. Ai fantastici 12 che entreranno a far parte del Drink Team va il nostro anticipato grazie, l’augurio di buon lavoro e... una copia del libro di Ezio in omaggio.

Le regole d'ingaggio

Le bartender e i bartender potranno candidarsi compilando il form entro il 31 marzo 2022.

• Non possono essere candidati né autocandidarsi coloro che hanno già fatto parte del Drink Team

• Possono essere candidati o candidarsi coloro che, pur essendo stati candidati negli anni passati, non sono entrati a far parte del Drink Team

• Ciascun “senatore” (ex componente delle precedenti nove edizioni del Drink Team) potrà indicare, dalla lista dei candidati, fino a 10 preferenze, cui attribuirà un punteggio decrescente da 10 a 1. I 24 che avranno ottenuto i punteggi più alti saranno i candidati ufficiali al Drink Team 2022

• Sarà successivamente pubblicata su tutti i nostri media la shortlist dei 24 candidati

• Dal 15 al 30 aprile si aprirà il voto on line. Gli addetti ai lavori potranno scegliere fino a 3 tra i 24 candidati selezionati nella short list dai senatori del Drink Team.

• I 12 più votati entreranno a far parte del nuovo Drink Team.  Il voto dei senatori del Drink Team peserà per l’80%, quello del voto on line il 20%

• Il nuovo Drink Team sarà presentato sul numero di Bargiornale di giugno e debutterà con le proprie ricette dal numero di luglio-agosto 2022.

Le senatrici del Drink Team di Bargiornale

CAROLA ABRATE, ANGELICA BALDAN, VALERIA BASSETTI, ALICE BIDINI, ILARIA BELLO, CHIARA BERETTA, PATRIZIA BEVILACQUA, TIZIANA BORREANI, MICAELA CONTINI, VERONICA COSTANTINO, MARIANNA DI LEO, CINZIA FERRO, CRISTINA FOLGORE, FRANCESCA GENTILE, RACHELE GIGLIONI, LAURA MARNICH, ROBERTA MARTINO, SAMANTHA MIGANI, TERRY MONROE, LUCIA MONTANELLI, MONICA NONI, ERICA ROSSI, DENISE RUSCIO, LAURA SCHIRRU, DEBORA TAROZZO, VANESSA VIALARDI

I senatori del Drink Team di Bargiornale

AUGUSTO AMARAL, FLAVIO ANGIOLILLO, LUCA ANGELI, PIERO APPESO, STEFANO ARMIENTO, PAOLO BACCINO, GINO BENVEGNÙ, SALVATORE BONGIOVANNI, LUCIAN BUCUR, GIANFRANCO CACCIOLA, ANDREA CALORE, ELIA CALVIERI, DOMENICO CARELLA, ANDREA CARLUCCI, ELIS CARRIERO, LUCA CASALE, FABIO “BENJAMIN” CAVAGNA, GIAN MARIA CIARDULLI, FRANCESCO CIONE, TOMMASO COLONNA, DARIO COMINI, FRANCESCO CONTE, MATTIA CORUNTO, DOMENICO COSENTINO, LUCA COSLOVICH, DANIELE DALLA POLA, CIRO DE GEORGIO, GIANNI DALL'OLIO, SOSSIO DEL PRETE, FRANCESCO DI GIOIA, MATTEO DI IENNO, LUCIO D'ORSI, MARIO FARULLA, DIEGO FERRARI, ROCCO FIORENZA, CHARLES FLAMMINIO, YURI GELMINI, IVAN GERACI, ALESSIO GIOVANNESI, LUCA GRANERO, RAFFAELE IOVINELLA, GIAN NICOLA LIBARDI, MATTIA LISSONI, CRISTIAN LODI, SALVATORE LONGO, VALENTINO LONGO, LEONARDO LEUCI, CORRADO LOTÀ, MARCO MACELLONI, SIMONE MACI, LUCA MANNI, LUCA MARCELLIN, CARMELO MARTINO, VINCENZO MAZZILLI, LORIS MELIS, DIEGO MELORIO, SIMONE MINA, GUGLIELMO MIRIELLO, MAX MORANDI, JOY NAPOLITANO, GIANLUCA NARDONE, SALVATORE MOSCA, EDOARDO NONO, MATTIA PASTORI, CLAUDIO PERINELLI, FABIO PERUGINI, RENATO PINFILDI, SETTE PITERÀ, PASQUALE PIZZI, ANDREA POMO, GIANPAOLO POSATA, EMILIO ROCCHINO, LUCA ROSSI, ROBERTO ROSSI, EMANUELE RUSSO, MARCO RUSSO, PAOLO SANNA, TOMMASO SCAMARCIO, SALVATORE SCAMARDELLA, NICOLA SCARNERA, ENRICO SCARZELLA, RICCARDO SEMERIA, LEANDRO SERRA, FRANCESCO SPENUSO, MATTEO STAFFORINI, MASSIMO STRONATI, GABRIELE TAMMARO, MIRKO TURCONI, MAURO UVA, BRUNO VANZAN, LEONARDO VERONESI, MATTEO ZAMBERLAN, DENNIS ZOPPI

 

A Beer&Food Attraction per il rilancio del fuoricasa

Beer&Food Attraction 2022
Tutte le principali realtà della filiera horeca e un ricco programma di eventi per la settima edizione della manifestazione di riferimento per il mondo del fuoricasa. Appuntamento alla Fiera di Rimini dal 27 al 30 marzo

Manca davvero poco alla 7ª edizione di Beer&Food Attraction. L’attesa manifestazione di riferimento per gli operatori del mondo del fuoricasa si svolgerà in contemporanea alla 4ª BBTech Expo, la fiera professionale delle tecnologie per birre e bevande, e all’11ª International Horeca Meeting di Italgrob: l’appuntamento è dal 27 al 30 marzo alla Fiera di Rimini. Diverse le novità di questa edizione, a partire dai giorni di manifestazione, non più da sabato a martedì, bensì da domenica a mercoledì, un cambiamento che va incontro alle esigenze di visita degli operatori del settore. L’altra novità, rispetto alle edizioni precedenti, riguarda infatti il format con l’ingresso rivolto esclusivamente agli operatori professionali.

E si aggiorna la lista degli espositori, che coinvolge le principali realtà dell’intera filiera horeca. Tra queste segnaliamo, per le birre: Heineken, Paulaner, Birra Peroni, Krombacher, Warsteiner, Carlsberg e il Birrificio Baladin, per fare solo alcuni dei nomi più noti. Presenti che i grandi marchi del beverage: da Coca-Cola a Pepsi, da San Pellegrino a Ferrarelle, da Lete a San Benedetto. E ancora: Conserve Italia, Red Bull, Plose e Zuegg. Importanti le adesioni anche in campo food, con tra gli altri: Surgital, Menù, Greci, Demetra, Nonno Nanni, Philadelphia, Lantmannen, Danish Crown e Valle Spluga.

Tante partnership prestigiose

Conferme importanti anche riguardo le partnership, col ritorno dei Campionati della Cucina Italiana della Fic - Federazione Italiana Cuochi - e, sempre per il food, con Cast Alimenti. Rinnovata per altre 3 edizioni la partnership con Italgrob – la federazione confindustriale dei distributori horeca - che ha riconfermato Rimini come location ideale per l’organizzazione del suo International Horeca Meeting (IHM), appuntamento imprescindibile per tutti gli operatori della filiera: produttori, distributori e gestori di locali. L’Horeca Arena di IHM sarà animata da un ricco programma di talk e workshop in collaborazione con le associazioni della filiera e di prestigiose società di ricerca che tracceranno gli scenari e le opportunità future del settore.

Novità rispetto all’edizione 2020 sarà la collocazione nel cuore dei padiglioni di Beer&Food Attraction, con l’obiettivo di creare un connubio ancora più virtuoso con tutti gli attori della filiera.

Per il comparto delle birre è stata inoltre potenziata la collaborazione con Assobirra, che, oltre a concedere il patrocinio alla manifestazione, contribuirà con contenuti e dati di settore del comparto brassicolo.

Il layout della manifestazione

Parlando del layout delle manifestazioni: i padiglioni A7 e C7 saranno dedicati al food, il C5, C6, A3 e A4 al beer&beverage, con l’A3 condiviso con BBTech expo, che si estende anche nell’A2. A5 e A6 saranno invece dedicati all’International Horeca Meeting di Italgrob, quest’anno ancora più integrato all’interno delle fiere.

L’ingresso sarà l’Ovest (clicca qui per vedere la pianta dei padiglioni)

Confermato anche l’appuntamento della Rimini Beer Week, l’evento diffuso che unirà la fiera col rinnovato centro storico della città e con i locali della Riviera, per scoprire un territorio capace di sorprendere, magari davanti a una buona birra o a un cocktail in compagnia.

Olivieri 1882: le attrezzature che ci aiutano a lavorare al meglio

Olivieri 1882
Olivieri 1882, forno veneto di Arzignano, vanta un laboratorio di 2mila mq, attrezzato con le più moderne tecnologie. Vi raccontiamo quelle che il titolare Nicola Olivieri ritiene strategiche

Arzignano (Vicenza). Dolcegiornale è andato in visita al laboratorio di Olivieri 1882, storico produttore di grandi lievitati (ne abbiamo parlato anche qui) che ha puntato molto su un laboratorio ad alto tasso di tecnologia. Il tutto per rispondere al meglio alle richieste in crescita di panettone (lo scorso anno ne sono stati venduti circa 20mila pezzi) e affini, spediti in tutto il mondo. Ecco di seguito quattro dei macchinari chiave che hanno determinato importanti svolte produttive.

Spezzatrice volumetrica Artzen Calybra

Artzen Calybra serve per il taglio a mano ingegnerizzato, ma la scelta se affidare questo passaggio a una macchina o meno è stata a lungo dibattuta in casa Olivieri. Fino a quando non si è trovata la quadra grazie alla disponibilità di questa azienda della zona di Schio, a fare una modifica alla originaria tecnologia, pensata soprattutto per la panificazione, aggiungendo la possibilità di regolare la pressione della macchina, oltre alla tecnologia che consente di impostare le grammature. «Il risultato – dicono gli Olivieri – è stato sorprendente». La macchina ha una tolleranza di 3 grammi senza rovinare la pasta e restituisce una forma pronta ad andare nello stampo di cartone. Testata, tramoggia e telaio sono tutti in acciaio inox, garantendo la conformità igienica della macchina, inoltre Calybra non prevede lubrificazione con olio “a perdere”, un aspetto che migliora l’igiene e consente un risparmio fino a 4000 euro l’anno di soli costi per l’olio.

Forno Rotativo Roll in E+ Miwe

«Per la cottura abbiamo scelto la tecnologia tedesca della Miwe, con cui collaboriamo da anni. In laboratorio abbiamo tre forni Roll-in E+ Miwe, con una capacità di 60 pezzi per ogni cottura», dicono gli Olivieri. I panettoni sono schierati in sei file da dieci. «Abbiamo preferito questo forno rotante, piuttosto che quelli a tunnel, perché girando garantisce una maggior uniformità di cottura, inoltre ha uno stabilizzatore di pressione atmosferica a zero per non dare sbalzi all’impasto all’interno della camera di pressione», continua Nicola Olivieri. I panettoni cuociono a 171°C per circa 50 minuti e tutto il processo è stato ingegnerizzato grazie alla tecnologia digitale che si può controllare anche dal telefono. La Miwe ha applicato anche ai forni più vecchi questi pannelli di controllo, in modo da portarli al passo con gli ultimi arrivati. «Impostiamo temperatura e tempi in base al prodotto, tuttavia è sempre fondamentale un controllo visivo perché variabili come l’umidità atmosferica possono incidere sul risultato finale».

Impastatrice a spirale Mixer Start Galaxy

Mixer Start Galaxy è solo una delle impastatrici del laboratorio di Olivieri 1882, ma è quella che il lievitista veneto predilige e che ha dedicato a uno dei passaggi fondamentali della sua produzione, il lievito madre, base imprescindibile di tutti i suoi grandi lievitati. Questa impastatrice a vasca fissa ha una capacità che arriva a 50 chili di impasto e serve quindi per gestire i grandi quantitativi, come impone la produzione dei mesi “caldi” come novembre-dicembre. Due velocità e due motori indipendenti per spirale e vasca, un pannello di controllo touch screen e piedini regolabili in altezza: sono queste le principali caratteristiche di questo prodotto.

Temperatrice per cioccolato Selmi One

Oltre che nella parte pasticceria, la temperatrice Selmi One per il cioccolato entra anche nella lavorazione dei panettoni, ovvero di uno dei panettoni in particolare, quello golosissimo ai Tre cioccolati, per il quale Olivieri utilizza rigorosamente cioccolato Valrhona. «Una volta cotto e raffreddato, tagliamo il panettone a fette, dopo di che passiamo ciascuna fetta nella cioccolata appena temperata, a ricoprirla completamente, poi si lascia nei carrelli a raffreddare, fino al giusto rassodamento. A questo punto il panettone è pronto per essere imbustato e degustato». Facile da pulire e rapida nel portare il cioccolato alla giusta temperatura, questa macchina ha anche un dosatore volumetrico e una pedaliera per il controllo del flusso del cioccolato.

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