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Olivieri 1882: le attrezzature che ci aiutano a lavorare al meglio

Olivieri 1882
Olivieri 1882, forno veneto di Arzignano, vanta un laboratorio di 2mila mq, attrezzato con le più moderne tecnologie. Vi raccontiamo quelle che il titolare Nicola Olivieri ritiene strategiche

Arzignano (Vicenza). Dolcegiornale è andato in visita al laboratorio di Olivieri 1882, storico produttore di grandi lievitati (ne abbiamo parlato anche qui) che ha puntato molto su un laboratorio ad alto tasso di tecnologia. Il tutto per rispondere al meglio alle richieste in crescita di panettone (lo scorso anno ne sono stati venduti circa 20mila pezzi) e affini, spediti in tutto il mondo. Ecco di seguito quattro dei macchinari chiave che hanno determinato importanti svolte produttive.

Spezzatrice volumetrica Artzen Calybra

Artzen Calybra serve per il taglio a mano ingegnerizzato, ma la scelta se affidare questo passaggio a una macchina o meno è stata a lungo dibattuta in casa Olivieri. Fino a quando non si è trovata la quadra grazie alla disponibilità di questa azienda della zona di Schio, a fare una modifica alla originaria tecnologia, pensata soprattutto per la panificazione, aggiungendo la possibilità di regolare la pressione della macchina, oltre alla tecnologia che consente di impostare le grammature. «Il risultato – dicono gli Olivieri – è stato sorprendente». La macchina ha una tolleranza di 3 grammi senza rovinare la pasta e restituisce una forma pronta ad andare nello stampo di cartone. Testata, tramoggia e telaio sono tutti in acciaio inox, garantendo la conformità igienica della macchina, inoltre Calybra non prevede lubrificazione con olio “a perdere”, un aspetto che migliora l’igiene e consente un risparmio fino a 4000 euro l’anno di soli costi per l’olio.

Forno Rotativo Roll in E+ Miwe

«Per la cottura abbiamo scelto la tecnologia tedesca della Miwe, con cui collaboriamo da anni. In laboratorio abbiamo tre forni Roll-in E+ Miwe, con una capacità di 60 pezzi per ogni cottura», dicono gli Olivieri. I panettoni sono schierati in sei file da dieci. «Abbiamo preferito questo forno rotante, piuttosto che quelli a tunnel, perché girando garantisce una maggior uniformità di cottura, inoltre ha uno stabilizzatore di pressione atmosferica a zero per non dare sbalzi all’impasto all’interno della camera di pressione», continua Nicola Olivieri. I panettoni cuociono a 171°C per circa 50 minuti e tutto il processo è stato ingegnerizzato grazie alla tecnologia digitale che si può controllare anche dal telefono. La Miwe ha applicato anche ai forni più vecchi questi pannelli di controllo, in modo da portarli al passo con gli ultimi arrivati. «Impostiamo temperatura e tempi in base al prodotto, tuttavia è sempre fondamentale un controllo visivo perché variabili come l’umidità atmosferica possono incidere sul risultato finale».

Impastatrice a spirale Mixer Start Galaxy

Mixer Start Galaxy è solo una delle impastatrici del laboratorio di Olivieri 1882, ma è quella che il lievitista veneto predilige e che ha dedicato a uno dei passaggi fondamentali della sua produzione, il lievito madre, base imprescindibile di tutti i suoi grandi lievitati. Questa impastatrice a vasca fissa ha una capacità che arriva a 50 chili di impasto e serve quindi per gestire i grandi quantitativi, come impone la produzione dei mesi “caldi” come novembre-dicembre. Due velocità e due motori indipendenti per spirale e vasca, un pannello di controllo touch screen e piedini regolabili in altezza: sono queste le principali caratteristiche di questo prodotto.

Temperatrice per cioccolato Selmi One

Oltre che nella parte pasticceria, la temperatrice Selmi One per il cioccolato entra anche nella lavorazione dei panettoni, ovvero di uno dei panettoni in particolare, quello golosissimo ai Tre cioccolati, per il quale Olivieri utilizza rigorosamente cioccolato Valrhona. «Una volta cotto e raffreddato, tagliamo il panettone a fette, dopo di che passiamo ciascuna fetta nella cioccolata appena temperata, a ricoprirla completamente, poi si lascia nei carrelli a raffreddare, fino al giusto rassodamento. A questo punto il panettone è pronto per essere imbustato e degustato». Facile da pulire e rapida nel portare il cioccolato alla giusta temperatura, questa macchina ha anche un dosatore volumetrico e una pedaliera per il controllo del flusso del cioccolato.

Olivieri 1882: pensare in grande, a partire dal laboratorio

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L'azienda di Arzignano, che ha nei grandi lievitati il suo punto di forza, vanta uno spazio di 2mila mq, dove la tecnologia ha consentito un importante salto produttivo

ARZIGNANO (Vi). “Come lo faresti tu, ma più in grande”. Il claim della pubblicità del ragù pronto torna in mente mettendo piede nel laboratorio di Olivieri 1882. Ed ecco nelle impastatrici girano enormi quantità di lievito madre, profumatissimi composti pronti per la lunga lievitazione, davanti ai forni con piani rotanti ci si potrebbe incantare a guardare i panettoni che cuociono girando, la gestualità del rigirare i panettoni è una danza e il confezionamento è solo l’ultimo atto di un percorso che dura almeno 4 giorni. Tutto questo è frutto della crescita professionale e della reputazione nel mondo dei lievitati di Nicola Olivieri e del suo marchio di famiglia. Tutto inizia con la panetteria che porta il suo cognome, ad Arzignano, in provincia di Vicenza. Si comincia ben 130 anni fa, ma è merito di Nicola, classe 1986 ed esperienze da pastry chef anche all’estero, se dalle pagnotte per tutti i giorni si è passati ai grandi lievitati per le feste. Crescendo, premio dopo premio, fino ad arrivare alle cifre attuali, che viaggiano su circa 20mila pezzi l’anno e un milione di fatturato solo per la sezione lievitati delle feste. Per arrivare a questi numeri, ci voleva il posto giusto ed è per questo che cinque anni fa gli Olivieri hanno accettato la sfida di aprire punto vendita e laboratorio ad Arzignano, in uno spazio ex industriale, dove si producevano attrezzature per navi. Uno spazio di 2.000 mq in totale, che si suddividono in 500 per il pubblico, con la caffetteria, la bakery e la rivendita dei lievitati e degli altri prodotti confezionati; 500 mq per la produzione e i laboratori; il restante spazio è interamente dedicato alla logistica, che è diventata cruciale soprattutto da quando l’e-commerce ha assunto un ruolo chiave nelle vendite. Nell’ampia e luminosa zona bar e caffetteria si può tuttora vedere l’antico carroponte, che è stato mantenuto e solo riverniciato per adattarsi al design del locale, contribuendo a rispettare l’identità del luogo. La zona logistica si colloca invece in una posizione strategica, ovvero in quella che già nella precedente configurazione era la zona carico e scarico dell’industria, in posizione diametralmente opposta rispetto alla caffetteria, così la clientela non si incontra mai con il via vai di arrivi e partenze della produzione.

Dieci tipologie di panettone, 4 giorni di lavorazione

La visita al laboratorio e relative attrezzature (ne abbiamo parlato anche qui) segue idealmente il percorso dei lievitati, iniziando dalla lavorazione del lievito madre, 300 kg alla volta. «Tutti i nostri grandi lievitati sono fatti esclusivamente con lievito madre - spiega Nicola Olivieri -. Il ciclo di lavorazione comincia la mattina alle 4,30, poi la “madre” riposa per 9 ore, prima di passare al primo impasto del panettone, che riposa per altre 14 ore in camera di lievitazione ad atmosfera e temperatura controllata». Solo una volta che il primo impasto triplica di volume si aggiungono gli altri ingredienti, quelli che vanno a caratterizzare ciascun “gusto” di panettone, dal classico a quelli speciali: 10 tipologie in tutto. A questo si aggiungono alle referenze dei grandi lievitati: i pandori, le colombe e i bauletti, un’idea furba di Nicola per destagionalizzare i panettoni: «In pratica è lo stesso impasto dei panettoni che cambia forma e si adatta a uno stampo plumcake, il formato è da 330 g e li vendiamo anche in confezioni multiple, in modo da consentire l’assaggio di più gusti». Tornando alle fasi del processo, una volta farcito, il panettone è pronto per la spezzatura. E qui incontra una macchina che, raccontano gli Olivieri, è stata per loro una sfida vinta. Si tratta della spezzatrice volumetrica, un passaggio che pensavano potesse compromettere l’artigianalità del prodotto. Salvo progettare una variante con l’azienda Artezen, che dà loro la possibilità di regolare la pressione della macchina e adattarla al tipo di lievitato. La formatura avviene quindi con una tolleranza di soli 3 grammi: «Una volta entrata nel processo produttivo, abbiamo apprezzato proprio questo aspetto di precisione della macchina, che a mano libera non potrebbe mai esserci; di conseguenza sono diminuiti anche gli sprechi», commentano gli Olivieri. Quindi la forma viene rigirata e va nello stampo, con taglio a croce sulla superficie fatto rigorosamente a mano. «Abbiamo scelto di continuare a compiere manualmente questa operazione perché ci permette di effettuare contestualmente un controllo visivo di qualità del prodotto», sottolinea Nicola. Una volta messi in stampo i panettoni vanno nuovamente in camera di lievitazione, dove riposeranno per un giorno intero, prima di andare nel forno, dove entrano (ed escono) in sei file da dieci. Poi riposano altre 12 ore capovolti, prima di andare al confezionamento, in buste in cui viene spruzzato alcol per la conservazione ottimale del prodotto.

Tracciabilità degli ingredienti

«Per compiere tutte queste operazioni ci vuole un mix di esperienza e tecnologia, che abbiamo implementato con le attrezzature di questo nuovo laboratorio», chiariscono gli Olivieri. Per la sola lavorazione dei panettoni ci sono almeno una decina di addetti, a cui si aggiungono i quattro/cinque della logistica, numeri che vengono anche aumentati quando la stagione si fa particolarmente calda, ovvero sotto le feste.«La tecnologia ci aiuta a tracciare ciascun lotto e gli ingredienti che lo compongono, garantendo anche il controllo totale su eventuali sbalzi di cottura o qualsiasi altra problematica in produzione. Questo ci consente anche di essere capillari anche nell’assistenza post-vendita, anche se per fortuna finora non abbiamo mai avuto problemi», conclude Olivieri.  

Festa della Donna, l’omaggio dei pasticceri

Una monoporzione a forma di fiore per Gruè
Grandi classici rivisitati e monoporzioni inedite, sculture in cioccolato e praline a tema: una selezione dei dolci che celebrano la festa dell'8 marzo

La Festa della Donna è un'occasione in cui non ci si limita più a omaggiare il mondo femminile, ma diventa un momento per riflettere e lanciare messaggi importanti. Ciò accade anche attraverso prodotti di pasticceria creativi e connessi con l'attualità. In tutta Italia, i pastry chef hanno scelto di celebrare la ricorrenza con torte, monoporzioni e iniziative, connotate da un forte legame con i temi legati alla vita e storia delle donne. Così, oscillando tra innovazione tecnica e gusti consolidati e riconoscibili, i pasticceri italiani si sono inseriti nei discorsi sulla violenza contro le donne e sull'emergenza in Ucraina. Inventiva, materie prime selezionate e attenta estetica sono i geni che scrivono i connotati di una ricorrenza, che è sempre bene non dimenticare.

Packaging a tema per le donne di Guido Gobino

Guido Gobino ha realizzato una confezione di praline con un packaging a tema Festa della Donna. All'interno del cioccolatino c'è un morbido ripieno di mandorla di Sicilia, guarnita da una scorza di arancia candita e un sottile guscio di cioccolato al latte. Il tributo è stato ispirato dall'alta percentuale di donne – ben il 70% – presenti nello staff di Guido Gobino. Di queste, il 10% è anche under 30. La capsule edition Women’s Day by Guido Gobino è disponibile nelle Botteghe di Torino e Milano e sullo shop online.

Luminose speranze per Grezzo Raw Chocolate

Al centro dell'omaggio di Grezzo Raw Chocolate per la Festa della Donna c'è la speranza. Nicola Salvi ha sintetizzato questo sentimento nella torta Luminosa. Il dolce si presenta a forma di cuore, composto da un Pan di Spagna crudista al gusto di limone e ricoperta da una glassa di cioccolato bianco crudista dolcificato con sciroppo d’agave integrale. L'originalità di Luminosa è legata alla decorazione a base di cocco tinto di giallo grazie all’utilizzo di curcuma. Come in tutti i dolci di Grezzo le materie prime utilizzate come ingredienti, ricercate scrupolosamente, sono tutte vegetali, biologiche e sostenibili. La torta Luminosa si può acquistare in tutti i punti vendita Grezzo Raw Chocolate e sullo shop online.

Torta Moderna per Dolcemascolo

Matteo Dolcemascolo, della pasticceri omonima, Miglior pasticcere emergente 2021 per Gambero Rosso, omaggia la Festa della Donna con una preparazione contemporanea: la Torta Elena. Si tratta di una soffice mousse allo Yuzu, bavarese al pistacchio, gel di lampone, croccante al grano saraceno e biscotto Sacher.

Le gelatine primaverili di Gruè

Gruè, pasticceria di Marta Boccanera e Felice Venanzi, omaggia tutte le donne con un’offerta di gelatine a forma di fiore, arricchite dai gusti di mimosa, rosa, fior di aranci, fior di limone e violetta. Questa monoporzione è composta da una base di pan di Spagna basso con pralinato croccante, mousse al cioccolato bianco e vaniglia e un cuore di fragola, lampone e mango. Sarà presente anche la classica mimosa nelle due versioni, pan di Spagna, chantilly alla vaniglia, frutti rossi oppure con gocce di cioccolato fondente.

La Mirosa di Madeleine Salon De Gastronomie

Da Madeleine, il bistrot alla francese del quartiere Prati, a Roma, la mimosa si tinge di rosa. Il dessert simbolo della Festa della Donna sarà realizzato con un ripieno di fragola e lime, poi avvolto da una crema al latte profumata alla rosa, tanto da guadagnarsi il titolo di Mirosa. Alla base un pan di Spagna leggermente imbevuto con una bagna all’aroma di vaniglia e mandorla. Un vero e proprio omaggio alle donne, da una donna: Francesca Minnella, la giovane e talentuosa pastry chef di Madeleine.

L'omaggio di design di Divino il Cioccolato degli Dei

Valerio Esposito e Jennifer Boero, patron della cioccolateria artigianale Divino il Cioccolato degli Dei, ad Aprilia, dedicano alle donne una linea di sculture in cioccolato incentrata su uno degli accessori più amati: borsette e décolleté, must have dei guardaroba per la prossima stagione primavera/estate e simbolo dell’emancipazione femminile. La calzatura sarà realizzata in cioccolato a latte, bianco o fondente e declinata in diverse colorazioni, finalizzate ad accontentare tutti i gusti, abbinate ai volti di tre grandi figure iconiche dello scorso secolo: Frida Kahlo, Audrey Hepburn e Marilyn Monroe.

Il lato femminile di Clivati 1969

Monoporzione o torta intera, anche Clivati 1969, a Milano, propone la sua Mimosa. Il pastry chef Luca Daniele ha messo in vetrina una versione fedele alla tradizione – pan di Spagna, fragole, panna e cubetti di pan di Spagna – insieme a una versione moderna, che inizia con un fondo di pasta frolla, gelée di fragole, fragole fresche e pan di Spagna bagnato con lo sciroppo di fragola, sopra una cupola di panna al lime e geleè di frutti esotici. Altre due novità di Clivati sono il lollipop al cioccolato bianco e fragola e la monoporzione a forma di borsetta fatta con una base di frolla alla mandorla e una crema ganache al cioccolato bianco con un inserto di lampone.

Dessert biondo per 142 Restaurant

In corso Colombo 6, a Milano, il patry chef di 142 Restaurant Alessandro Montanari ha reso omaggio all'8 marzo con Marilyn, una monoporzione di mousse al cioccolato fondente con wafer croccanti e glassa allo zafferano. Il dessert non sarà a disposizione solo dei clienti del ristorante, ma sarà in vetrina sin dalla colazione, addolcendo anche la pausa pranzo o un aperitivo.

Restyling per Ditta Artigianale, a maggio apertura in Canada

Ditta Artigianale
Il locale in via dei Neri a Firenze ora si apre anche sulla strada per un servizio di coffee to go. Segnalato tra i migliori al mondo dal Financial Times

Con l’orgoglio di essere stato inserito tra le migliori caffetterie indipendenti al mondo da parte dei giornalisti del Financial Times e la prospettiva di una prossima apertura a maggio in Canada, nel prestigioso edificio The Harlowe a Toronto, Francesco Sanapo il primo marzo ha riaperto il primo locale di Ditta Artigianale in via dei Neri 32/r a Firenze dopo un intervento di restyling. 

La sede di via dei Neri è molto nota e frequentata sul territorio, anche dalla clientela straniera, per la quale è un punto di riferimento: dopo tanti anni aveva bisogno di essere rinnovata, sia per l’immagine sia i problemi derivanti dall’usura di un locale che ha sempre lavorato molto. «Volevamo che venisse salvaguardata l’identità originaria del locale, rispettando la filosofia alla base del brand, che offre un nuovo concetto di ospitalità nel fuori casa, una nuova frontiera di comfort, secondo una slow way of life - affermano Francesco Sanapo e Patrick Hoffer, fondatori della prima linea italiana di caffetterie specialty nel 2014 -. È stato molto importante capire come fare un’operazione che salvaguardasse l’immagine originaria del luogo, a cui tutti siamo affezionati, e al contempo rinnovandolo, senza snaturarlo».

Il progetto realizzato dallo studio di architettura q-bic di Luca e Mauro Baldini, che ha seguito ogni tappa del marchio toscano, ha salvaguardato i muri scrostati, scalcinati e imperfetti, con quella patina data dal tempo che è uno dei punti di forza nell’immaginario del locale. Il banco in legno e marmo della tradizione toscana, ora è più ampio: è stato esteso fino alla strada, per il nuovo servizio di coffee to go.  Spiccano nel nuovo arredamento, le sedute e i tavoli in ferro e legno rifiniti in ottone, i soffitti in legno e le scaffalature di ispirazione anni ’50. Punto di forza della proposta sono i caffè sempre freschi e tostati da Ditta Artigianale, tra i quali vari microlotti e le due miscele cult: l’energica Jump e la più equilibrata e “italica” Mamma Mia.

In carta, i cocktail d’autore di Emanuele Ventura, dai più classici con Rum e Vodka utilizzati per il Queen Anne’s Revenge o per il BBB (Better Being Bitter), a quelli a base di distillati e spezie come il Winter’s Fashion, con whiskey e vermouth e gin per il Red Florentine o dai sentori del Sudamerica con tequila, porto rosso e succo di lime in Ti Porto in Messico. 

Nella proposta food, a cura di Giacomo Faberi, non manca le Creamy Roasted Pumpkin Soup, l’Hokkaido Pumpkin Toast, fino agli ortaggi di stagione delle insalate per passare ai grandi classici quali Scrambled Eggs, Croque Monsieur, Pastrami Bagel e l’XL Club Sandwich. Completano la carta dolci come gli american pancakes, i french toast alla cannella, sciroppo d’acero e noce di burro e lo yogurt greco con granola fatta in casa.

Per l’appuntamento pre-dinner saranno disponibili i piatti inseriti nella carta Cocktail Dînatoire Bites, con stuzzichini come le Sweet potato fries with herbs & cheese, i Tex-Mex Tacos con carne e formaggio fuso, la golosa Fondue de Camembert e gli i Hummus with Vegetables & Pita e le Chips & Guacamole home-made.

Ucraina, un dolce omaggio a Dinara Kasko per aiutare la Croce Rossa Italiana

Fino all'8 marzo, da Azotea, a Torino, comprando il dessert Supernova si potrà dare un piccolo contributo alla popolazione in guerra

La guerra in Ucraina si sta raccontando anche attraverso la pasticceria, come dimostra lo storytelling creato attraverso i canali social da Dinara Kasko. Il coraggio della pastry chef ucraina ha spinto Noemi dell'Agnello, co-proprietaria e genius loci della pasticceria al cocktail bar con cucina Azotea, a Torino, a creare il dolce Supernova. Fino all'8 marzo, in un omaggio ideale pensato per la Festa della Donna, tutto il ricavato ottenuto dalle vendite del dessert sarà destinato alla Croce Rossa Italia. Lo scopo: supportare la popolazione impegnata nella guerra in Ucraina.

La ricetta del dolce Supernova

La ricetta di Supernova prende spunto dall'AntiPavlova cake, dolce geometrico messo a punto da Dinara Kasko. La creazione della pastry chef ucraina mette bene in evidenza un gusto estetico unico, influenzato dalla sua formazione in architettura. Grazie al lavoro su inserti e modalità di presentazione delle meringhe, Kasko è riuscita a innovare un must della pasticceria mondiale come la Pavlova, rendendo iconica la sua rappresentazione. Supernova contiene inserti di mango e frutti di bosco come nella preparazione ucraina. Ma la ricetta di Dell'Agnello si differenzia per alcuni aspetti, come l’utilizzo di latte di cocco al posto del mascarpone. Completano il dessert spikes di meringa alla francese, una mousse al cocco e vaniglia, una dacquoise alla mandorla, un gel lime e della polvere di lamponi. Si tratta di preparazioni che ben si inseriscono nella filosofia di cucina di contaminazione nippo-peruviana che Noemi Dell’Agnello e il suo compagno e co-proprietario Matteo Fornaro propongono sia nei piatti sia nei cocktail di Azotea. A suggerire il nome Supernova è stata l'estetica del dolce di Dell'Agnello, simile a una stella.

Un'altro scatto del dolce Supernova

L'iniziativa di beneficenza

«Ho conosciuto Dinara sui social grazie a questo dessert – ha raccontato Noemi Dell’Agnello – e ho pensato che non potesse esserci occasione migliore per proporre la mia versione in omaggio a lei e ai suoi connazionali vittime di una violenza che non ha nulla di umano nella sua genesi». La rivisitazione della Pavlova risale al 2015 e ha reso famosa Kasko in tutto il mondo. La guerra in Ucraina e la grave situazione umanitaria della nazione hanno spinto Dell'Agnello a mettere il proprio lavoro al servizio della causa. «Vista la passione che nutro per i dolci di Dinara da ormai 7 anni a questa parte, ho pensato che anche noi, nel nostro piccolo, potevamo aiutare l’Ucraina sensibilizzando i nostri clienti sul tema».

Nove euro per ogni Supernova ordinata

Per ogni Supernova ordinata ci sarà una donazione di 9 euro alle casse della Croce Rossa Italiana, un'organizzazione di volontariato componente della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa Internazionale. L'emergenza umanitaria ha spinto la Croce Rossa Italiana a varare una raccolta fondi urgente per poter sopperire ai bisogni primari della popolazione. Sarà sufficiente ordinare il dolce da Azotea per fare la propria parte.  

Alpex Spritz, l’aperitivo analcolico a tutto gusto di Fonte Plose

Alpex Spritz BOX
Il nuovo aperitivo, ricco di gusto e di carattere, da servire liscio o da usare in mixology arricchisce la linea di bevande sodate premium Alpex dell'azienda altoatesina

New entry per Alpex. Fonte Plose ha ampliato la sua linea di bevande sodate dedicate al mondo della mixology con la nuova referenza Alpex Spritz, che propone tutto il gusto del popolare cocktail aperitivo italiano, lo Spritz, ma in versione analcolica.

Realizzato con ingredienti selezionati e di qualità, senza conservanti, edulcoranti ed aromi artificiali, il nuovo prodotto si caratterizza per un sapore classico ma al tempo stesso distintivo, grazie alle spiccata note agrumate d’arancia e al retrogusto piacevolmente amaro del chinino.

Dal gusto morbido e ricco, Alpex Spritz è una bevanda versatile, ideale sia da proporre liscio sia in miscelazione. Servito freddo, rigorosamente on the rocks con una fetta di arancia, è perfetto per i clienti che vogliono gustare un aperitivo di carattere, ma lo preferiscono senza alcool. Per una degustazione alternativa, si può proporre con una fetta di pompelmo, in sostituzione dell’arancia, a esaltare ulteriormente il profilo aromatico della bevanda.

Altrettanto bene il prodotto lavora in miscelazione, dove conserva tutta la sua originalità e rappresenta un’ottima base per creare drink low o zero alcol, ma anche alcolici, sposandosi bene con gli spirit, in particolare con amari.

In bottiglia di vetro da 20 cl, Alpex Spritz arricchisce la gamma Alpex Supreme Tonic Water dedicata alla mixology e ai locali che vogliono differenziarsi con un’offerta di prodotti tutta giocata sulla qualità e l’italianità, che conta ora sette referenze: Acqua Tonica Indian Dry, Acqua Tonica Italian Taste, Ginger Beer, Ginger Ale, Soda Water e Bitter Lemon.

Belle Helène, così Francesca Castignani rende omaggio al territorio

Francesca Castignani, titolare della pasticceria Belle Hélène di Tarquinia, racconta il piccolo mondo che ha scoperto studiando e valorizzando i prodotti della sua zona

VITERBO. «Dieci anni fa non mi sarebbe venuto in mente di usare le materie prime del mio territorio come faccio oggi». Francesca Castignani, titolare della pasticceria Belle Hélène di Tarquinia da un punto di vista artistico, storico e culturale ha sempre avuto consapevolezza del valore della sua terra. Mancava solo la scoperta delle storie che i prodotti del suo territorio sanno raccontare. Il piatto che Francesca ha presentato alla scorsa edizione di Identità Golose dimostra che quella lezione, oggi, è interiorizzata: la monoporzione Marinella, con fagiolo tondino del Purgatorio, olio evo, ricotta, nocciole e cioccolato. «Il fagiolo del Purgatorio di Gradoli ha un sapore avvolgente, è tenero e ricco di amidi, ha una struttura cremosa senza bisogno di aggiungere altro e ciò permette di ottenere una crema vellutata naturale. Questo fagiolo era piantato perché arricchiva il terreno; poi la coltivazione si è quasi fermata perché richiedeva tanto lavoro manuale. Sperimentarne l’uso in pasticceria era una bella sfida». Francesca ha vissuto esperienze internazionali a Londra e a Parigi con Pierre Hermé per 4 anni. Poi ha deciso di rientrare in Italia e nel 2010 ha aperto Belle Hélène. «Piano piano ho capito che qui c’era tanto materiale su cui lavorare. Parlo di ingredienti e prodotti della terra, non di tradizione di pasticceria locale: il nostro territorio di confine presenta un interessante mix di impronte - romana, toscana e umbra - in cucina, ma pochissimo di particolare sui dolci». Castignani lavora con coltivatori locali illuminati. «Quando ho aperto usavo solo mele del Trentino, oggi solo quelle coltivate qui. Dieci anni fa non c’erano frutti di bosco, oggi chi li coltiva sui vicini Monti Cimini ottiene risultati eccezionali». E poi olio, latticini come ricotta e stracchino, brie della provincia di Viterbo e un prosciutto crudo di maiale nero «che non ha niente da invidiare al patanegra». C’è tanto salato, nei progetti di Francesca. «Perché è versatile e per questo lo sfruttiamo in diverse occasioni di consumo, dallo snack all’aperitivo. Il nostro best seller salato è il tramezzino con maionese fatta in casa. Autoproduciamo anche tutto il pane». Fra i dolci, invece, la pasticceria di Francesca - gestita col marito Enrico - ha nelle torte i suoi cavalli di battaglia. «La più venduta è Estasi, torta al cioccolato fondente in diverse consistenze. Poi la crostata Passepartout: una base di frolla al cacao con crema frangipane alle mandorle, stracciatella ai frutti di bosco e crumble alle mandorle». Belle Hélène in estate punta anche sul gelato: solo 6 gusti classici. «Mi piace che siano molto intensi: preparo un pistacchio forte, un nocciola solo con nocciole locali, un cioccolato fondente con il 72% Araguani mono origine Venezuela di Valrhona, in versione sorbetto». Il team di Francesca conta due persone full time in negozio e altri tre pasticceri in laboratorio. A loro Castignani invia con costanza un messaggio: «Gli ingredienti vanno usati con consapevolezza. per capire le differenze e creare al meglio».

L’intervista a Francesca Castignani

Cosa riesci ad applicare di quanto hai imparato da Pierre Hermé? Organizzazione, pulizia e rispetto tra colleghi. Certo, nelle cucine stellate l’ambiente è sempre teso e non posso dire che da Hermé non fossero severi e formali. Ma niente urla e massimo rispetto. Da espatriata e poi tornata “a casa”: ci manca qualcosa per essere all’altezza? Ero molto più esterofila da ragazza, ora no. Ora credo che dobbiamo essere più cosmopoliti e meno esterofili. All’estero si va come ci sono andata io, per il piacere di scoprire altro, viaggiando. Non è per forza meglio, non si è per forza più pagati o trattati meglio. In Italia, in tante realtà artigianali, abbiamo molta più cultura della materia prima. Un amico che ha aperto, in piena pandemia, una pasticceria a Seul, in Corea, racconta che i dipendenti coreani lo prendono per pazzo per il tempo e la carica di emozione che mette nella preparazione dei panettoni. Tre giorni per vedere finito un dolce, lì pare impensabile. Ecco, mi sembra un buon esempio di quanto vale il nostro approccio alla pasticceria. Oggi che cosa offre la tua pasticceria? Puntiamo molto sulla caffetteria, tanto che abbiamo tenuto aperto anche a Natale e Santo Stefano. Usiamo da sempre il caffè Hausbrandt, la miscela Academia che è un 97% Arabica e 3% Robusta e ci dà belle soddisfazioni. Belle Hélène ha circa 15 posti a sedere e all’esterno un dehor con altri 20-25 posti, sfruttati molto bene anche con le basse temperature. Abbiamo una selezione di prodotti salati, vorremmo fare di più ma il bancone espositivo è molto piccolo. Ma ci sta molto a cuore. Fino a prima di Natale mi sono dedicata ai panettoni: la scorsa campagna ne abbiamo venduti circa 800.

AquaDot, le pratiche posate monouso plastic free di EcoTensil

AquaDot EcoTensil posate in cartone
Una gamma di posate monouso pieghevoli in cartone senza plastica, super resistenti, pratiche da stoccare e utilizzare, ideali per l'asporto, l'on the go e il consumo all'interno dei locali

La sostenibilità è un tema che sta sempre più a cuore ai consumatori, che sanno riconoscere e apprezzano le attività che si impegnano su questo fronte. Per i locali diventa quindi importante agire in tal senso, ottimizzando i consumi di energia e di risorse come l’acqua, eliminando sprechi di materie prime e utilizzando attrezzature di servizio più ecologiche. Un ulteriore impulso ad agire su quest’ultimo punto in particolare è arrivato con l’entrata in vigore a metà gennaio del decreto con il quale l’Italia ha recepito la normativa europea che mette al bando diversi prodotti in plastica monouso, come piatti, posate, cannucce, bicchieri (leggi Stop a piatti e posate in plastica monouso). In tale contesto si inserisce AquaDot, una gamma di posate pieghevoli in cartone senza plastica e super resistenti prodotte dall’azienda americana EcoTensil specializzata nella produzione di pack e utensili sostenibili per il food&beverage. Soluzioni brevettate e pluripremiate, già molto apprezzate negli Usa che di recente l’azienda sta portando anche nei mercati europei.

La gamma AquaDot è costituita dalle posate multifunzionali EcoSpoon 4 ed EcoSpoon 5, dove i numeri indicano la lunghezza in pollici, equivalenti rispettivamente a 10,16 e 12,7 cm, particolarmente indicate per l’asporto e per l’on the go, ma anche per l’utilizzo all’intero del locale. Prodotti versatili e 100% green che rispondono pienamente alle esigenze degli operatori sia in termini di praticità sia di qualità e convenienza.

Le posate sono infatti realizzati in cartone Fsc, ovvero con materia prima sostenibile e proveniente da foreste certificate, utilizzano anche fino all'80% in meno di materiale rispetto alla maggior parte delle altre posate monouso in bio-plastica o legno. Riciclabili e compostabili, hanno una struttura estremamente resistente e, grazie al sistema brevettato Bend to touch dots, con una semplice piega si trasformano in un robusto cucchiaio ideale per consumare una vastissima tipologia di preparazioni, dai gelati ai semifreddi, dai dessert alla pasta, dal riso alle insalate fino alle zuppe, e per tagliare alimenti dalla consistenza non troppo dura, come formaggi a pasta molle.

Ma non solo, perché il loro design e la superficie particolarmente liscia è stata studiata anche per garantire una esperienza sensoriale ottimale, evitando di alterare il sapore degli alimenti come può accadere con le posate in legno.

Comode e pratiche da stoccare, grazie alla loro forma iniziale piatta, e da utilizzare, lo sono anche per quanto riguarda lo smaltimento, in quanto dopo l’uso si buttano nel cestino dell’umido.

Le Dolcezze di Giano conquista Roma, dalla colazione alla cena dolce

Le Dolcezze di Giano
Apre i battenti Le Dolcezze di Giano, la declinazione in pasticceria della filosofia di Giano Bistrot, impresa simbolo di una lunga storia familiare romana

Siamo al civico 224 di Circonvallazione Gianicolense, a Roma. Qui, nel 2015, era nato l'hotel Villa Zaccardi, seguito da Giano Bistrot. Oggi, proseguendo una lunga storia familiare, Fabio e Alfredo Zaccardi, in collaborazione con il pastry chef Nicolò Castellazzi, hanno dato vita a una nuova declinazione della propria filosofia gastronomica, inaugurando Le Dolcezze di Giano Bistrot.

La pasticceria è collegata con Villa Zaccardi

Sin dall'ingresso è visibile il bancone con le vetrine che accolgono i gelati, i bignè e i vari mignon. Sulle ampie vetrine su strada trovano invece spazio le torte a portar via e le diverse monoporzioni. Per cogliere ogni tratto della precisione estetica dei prodotti in mostra, bisogna entrare. Oltre al dehors esterno, i tavoli sono stati disposti nel giardino del bistrot e c'è anche la possibilità di prenotare un tavolo nella terrazza di Villa Zaccardi.

«Prezzi inclusivi, qualità altissima»

«Abbiamo scelto di puntare su una pasticceria di altissima qualità, tenendo però i prezzi bassi per poter essere inclusivi», spiega il pastry chef Castellazzi. Spazio in vetrina per preparazioni classiche come Saint Honoré, Profiterole e Tiramisù, ma lavorati con tecniche e tecnologie contemporanee. Il pasticcere ha studiato diverse declinazioni per il limone, utilizzato come ingrediente sia in ricette classiche, come ad esempio la torta della nonna, che in porposte più ricercate, come una monoporzione al cucchiaio a base di limone. Massima attenzione per la materia prima, con una stringente selezione di fornitori, e cura maniacale per la stagionalità, che sarà la chiave di volta per la rotazione dell'assortimento. «Con l'arrivo della stagione calda daremo più spazio alla frutta fresca e a gusti esotici, come limone e cocco».

Un gelato per cena e macaron preparati in tempo reale

Le Dolcezze di Giano sarà aperto dalle 8 alle 21. Il progetto mira ad abbracciare gli habitué della colazione al bar, a cui sono dedicati il cornetto all'italiana insieme a un'ampia selezione di paste, i maritozzi e una selezione di prodotti salati. Ma non solo. Ampio spazio anche per chi cerca un ambiente di design per un break pomeridiano o per chi vuole cenare solo con un dolce o un gelato. Proprio a quest'ultimo segmento sono dedicati i formati macaron e stecco. Al momento, sono disponibili i gusti nocciola e vaniglia (rigorosamente artigianali, prodotti come tutto il resto nel laboratorio interno). Vengono serviti su stecco, glassato al momento e ricoperto di granella. Si può scegliere tra sei glasse (latte, fondente, bianco, ruby, frutta e passion fruit) e dodici granelle diverse. In alternativa, si può chiedere la preparazione in tempo reale di un macaron con uno dei due gusti. «Con l'arrivo dell'estate, anche questo banco cambierà, moltiplicando i gusti», spiega Castellazzi.

Red Passion Campari debutta al Festival de Cinema di Cannes

Preparativi per l'allestimento del Festival de Cinema di Cannes del 2017
Si rafforza il rapporto tra il mondo internazionale del cinema e Campari Group che diventa Official Partner del Festival de Cinema de Cannes.

Il rapporto tra Campari e il mondo del cinema è di lunga data e si è articolato in tempi e modi diversi. Ultimo in ordine di tempo: Campari è Official Partner del Festival de Cinema di Cannes organizzato per il 17-28 maggio prossimi.

Del 1984 è lo spot pubblicitario Ragazza in Treno firmato (prima volta per un'azienda privata) da un Maestro del Cinema come Federico Fellini. Nel 2007 è la volta del regista Paolo Sorrentino a girare il film Creation (Adamo&Eva). Campari Lab è il progetto di Campari e il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma per supportare i giovani cineasti, seguito dal concorso d'idee Created by Passion in collaborazione con la Scuola Civica Luchino Visconti di Milano.
Più di recente da citare l'iniziativa Campari#perilcinema che ha distribuito l'anno scorso decine di migliaia di voucher per sostenere le sale cinematografiche durante il periodo Covid. Senza dimenticare Calendari Campari ai quali sono stati collegati vari spot tv e cinematografici con gli slogan Red Diaries e Red Passion. Una filmografia così densa che l'autore Gianni Canova ne ha ricavato il bel libro illustrato dal titolo inequivocabile Campari e il Cinema. Senza dimenticare l'annuale presenza a una manifestazione di richiamo come la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Oltre alla consueta Terrazza Campari organizzata al Lido e alla nuova Terrazza Aperol realizzata a Campo Santo Stefano, l'ultima edizione (1-11 settembre 2021) ha visto l'organizzazione di uno spettacolare evento come Campari Boat-In, pirotecnico festival di luci e suoni in Laguna da seguire su un corteo di barche, grandi e piccole, con il commento live dell'affascinante Cristiana Capotondi.
Ma poteva mancare la presenza di Red Passion Campari sull'altro grande red carpet come Le Festival de Cinema de Cannes?
Da quest'anno infatti Campari è Official Partner della 75.a edizione della celebre manifestazione sulla Croisette di Cannes, in programma dal 17 al 28 maggio 2022, anche con l'allestimento di uno speciale spazio attrezzato per i protagonisti dell'evento.

Passeggiata irrinunciabile sul famoso red carpet francese, per attrici, attori e registi, esordienti e di lungo corso, ma anche per modelle, sportivi e personaggi a vario titolo famosi, l'evento si terrà in concomitanza con la 79.a edizione del Gran Premio di Montecarlo di Formula 1 (26-29 maggio)

«Per noi è un piacere dare il benvenuto al nuovo partner Campari - ha commentato Thierry Frémaux, delegato generale del Festival di Cannes - in occasione del nostro 75° anniversario. L’esclusivo spazio, creato ad hoc da Campari per il Festival di Cannes, saprà fondere perfettamente la magia del Cinema con lo spirito mondano del Festival”.

«Siamo lieti di annunciare la nostra partnership ufficiale con il Festival di Cannes - ha aggiunto Julka Villa, responsabile Global Marketing di Campari Group - una manifestazione in totale sintonia con le passioni che appartengono al Dna di Campari. Date le nostre radici e l’amore che da sempre nutriamo per il Cinema, la collaborazione rappresenta per noi un’opportunità per continuare ad alimentare questa emozionante tradizione. L’annuncio arriva peraltro in un anno molto speciale per il brand, con l’assegnazione al Negroni del titolo di Cocktail più venduto al mondo e tante altre novità all’orizzonte. Siamo quindi molto felici di condividere questo nostro viaggio».

Una sponsorizzazione che non mancherà di offrire sorprese, da seguire in tempo reale sui canali social Campari come Youtube, Facebook, Instagram e Twitter.

Si rafforza così il rapporto di passione, creatività e immaginazione di Campari Group (grande merito del ceo Bob Kunze-Concewitz) con il mondo internazionale del cinema, nelle sue varie articolazioni.

Da Clivati 1969 l’esperienza vermouth + pasticcini (salati) funziona

La pasticceria milanese Clivati 1969 va oltre la tradizione e sviluppa una proposta salata che si rifà alle ricette classiche italiane

MILANO. Clivati, un nome e una garanzia. Il brand creato nel 1969 da Angelo Clivati, da sempre punto di riferimento della borghesia milanese, ha saputo innovarsi nel tempo, senza però mai tradire l’anima di pasticceria meneghina tradizionale. Dal 2007, l’acquisizione da parte della famiglia Giampietro ne ha modernizzato la proposta, spostando il baricentro dell’offerta verso il mondo del salato con un’offerta all day: dalla prima colazione all’aperitivo. «I cavalli di battaglia sono rimasti quelli di un tempo - spiega Lorenzo Giampietro, il giovane (classe 1995) e dinamico titolare - ma è ovvio che ci siamo adattati ai nuovi trend del dolce. Ai tempi di Angelo Clivati si vendevano 200 zuccotti alla settimana, oggi molti di meno. Abbiamo, dunque, continuato a produrre i grandi classici della casa, come la Gran Gianduia o la Torta Autunnale, e della pâtisserie artigianale, affiancando importanti novità. Come, ad esempio, i maritozzi, dolci tipici del Centro Italia, con tre differenti ripieni (crema chantilly, crema al cioccolato, crema al pistacchio), e la Pastiera. Tra l’altro, la nostra Pastiera si è qualficata al terzo posto all’ultimo concorso nazionale Regina Pastiera: un piazzamento che ci ha riempito d’orgoglio». A capo della produzione c’è Luca Daniele, giovane pastry chef con esperienze da Peck e Knam, che è garante di una proposta estremamente diversificata con torte (5-7 euro alla porzione), mignon (45 euro al kg), monoporzioni e dolci da ricorrenza con, in primis, il Panettone in più versioni. Come quella con canditi di vermouth e zenzero. Ed è proprio il vermouth, il fil rouge attorno al quale ruota la proposta salata del locale che, oltre all’aperitivo con vini e cocktail (12 euro con accompagnamento di stuzzichini di pasticceria salata), propone un originale menu a pranzo con brioche salate farcite, insalate, carpacci e ricchi primi. E, alla domenica, scatta l’ora del brunch (25 euro). «Vogliamo portare avanti la cultura del salato - conclude Giampietro - per essere sempre più in sintonia con i gusti contemporanei. In questo, ci sentiamo, a livello milanese, dei veri apripista».

L’intervista a Lorenzo Giampietro

Vi siete fatti una solida reputazione come vermuteria. Da dove nasce questa specializzazione? In realtà vermouth e pasticceria sono mondi affini. Se pensiamo alle origini e alla storia del vino aromatizzato nato a Torino, questo connubio è evidente. E, dunque, abbiamo voluto creare a Milano qualcosa che non c’era: una pasticceria che è anche vermuteria con un’ottantina di etichette di vermouth che proponiamo in purezza e in miscelazione. Abbiamo anche diversi clienti che ci vengono a trovare proprio per acquistare una bottiglia di vermouth. Avete dato vita anche a una formula di aperitivo originale? Abbiamo creato un pairing che è un’omaggio alla tradizione culinaria italiana, trasformando pasticcini e mignon in una versione salata. Proponiamo il cannoncino alla milanese, il bignè carbonara, il cannoncino cacio e pepe, il muffin al nero di seppia, il maritozzo alla caponata ecc. È una formula che ha, da subito, incuriosito la nostra clientela e che ci sta dando grandi soddisfazioni. Non è un caso che l’aperitivo, grazie anche al rinnovato dehors, sia l’occasione di consumo che sta registrando la maggior crescita. Questo legame con la cucina italiana si riflette anche nella drink list? Certo. Nella nuova carta di quest’anno che abbiamo appena messo a punto insieme al nostro consulente Nicolò Fraulini, che si occupa anche della formazione dello staff, vi sono 5 signature cocktail che richiamano ed evocano ricette famose della cucina italiana. Ad esempio, un Milano Torino alla Boscaiola o un Negroni Cacio e Pepe. È questo un fil rouge che sta caratterizzando un po’ tutta la nostra proposta anche perché vediamo che il “salato” sta pervadendo ambiti di consumo sempre più ampi. Sul fronte del dolce, state studiando novità per il 2022? Insieme a Luca Daniele, il nostro pastry chef che, oltre ad essere un vulcano d’idee è anche maître chocolatier, stiamo lavorando sul fronte del cioccolato a qualcosa di innovativo che lanceremo a Pasqua.

Roma Whisky Festival, l’appuntamento è per il 5 e 6 marzo

Roma Whisky Festival vintage bottles
Degustazioni, masterclass e tanti altri eventi arricchiscono il programma della manifestazione dedicata alla cultura del “re dei distillati". Che quest'anno varca i confini del Salone delle Fiere coinvolgendo anche 5 locali della Capitale

Torna l’appuntamento con il Roma Whisky Festival. La decima edizione dell’evento dedicato alla cultura del “re dei distillati” si svolgerà nella Capitale sabato 5 e domenica 6 marzo, presso il Salone delle Fontane all’Eur.

Dopo lo stop dovuto alla pandemia, la manifestazione, realizzata con la direzione artistica di Andrea Fofi e la consulenza di Pino Perrone, torna con un ricco programma di eventi, zone gourmet, degustazioni e masterclass che ne confermano il ruolo di vetrina privilegiata per creare sinergie tra le aziende partecipanti e un vasto pubblico di addetti del settore, dai professionisti del fuoricasa agli amanti del distillato. E con una grande novità: il progetto Whisky in Town, con il quale il Festival si “prolunga” la sera in alcuni locali della città.

Centinaia i brand da tutto il mondo da tutto il mondo, su un’area espositiva che si estende su 2.000 mq, che presenteranno il meglio delle loro produzioni, con più di 1000 etichette in assaggio, dalla Scozia all’Irlanda, dagli Stati Uniti all’Italia.

Spazio poi agli abbinamenti e alla miscelazione. Nel primo caso con uno spazio tutto dedicato al cioccolato, con Fonderia Dolci & Design, laboratorio di cioccolateria artigianale di Genzano (Roma), e un altro allo storico pub romano Le Bon Bock, che si “trasferisce” all’interno del Salone delle Fontane per proporre piatti della tipica cucina scozzese e anche birre inglesi alla spina. E, ancora, con la degustazione di sigari, da sempre connubio perfetto ai whisky, con il corner del Club Amici del Toscano, nuovo partner dell’evento.

Anche quest’anno il whisky viene celebrato in tutte le sue declinazioni. A valorizzarlo in versione miscelata sarà l’Oro Whisky Bar, nuovo locale di Roma interamente dedicato al distillato, che sarà il bar ufficiale della manifestazione, proponendo classici e signature a base whisky.

Oltre 20 masterclass

Ricco come da tradizione anche il programma di masterclass. Oltre 20 gli appuntamenti tenuti da esperti e rappresentanti dei grandi brand che, oltre a presentare e proporre in degustazione alcuni pezzi forti del loro portafoglio, con chicche assolute come la presentazione e assaggio del raro Laphroaig 33 anni Ian Hunter Chapter 3 e la nuova release Isle of Arran, si soffermeranno sull’analisi di processi produttivi, metodi vecchi e nuovi di invecchiamento e affinamento.

Alle masterclass si aggiungono poi i mini-corsi da 25 minuti sull’Abc del distillato, dedicati ai neofiti del whisky a cura della Roma Whisky Academy, il progetto formativo e culturale curato dagli organizzatori del Festival.

Come di consueto, all’interno della manifestazione sarà possibile degustare e acquistare anche le edizioni limitate degli imbottigliamenti ufficiali della X edizione del Roma Whisky Festival, il Caol Ila 15yo - First Fill Bourbon Hogshead e il secondo imbottigliamento che verrà svelato durante il Festival.

Altro tradizionale appuntamento il Premio Whisky & Lode, che eleggerà i migliori whisky del festival, valutati da una giuria di esperti secondo la regola del blind tasting, nelle due categorie in gara, Best World Whisky e Best Single Cask.

Whisky in Town

Quest’anno inoltre il Whisky Festival travalica oltre i confini dello spazio delle Fontane, coinvolgendo con Whisky in Town cinque locali della città, noti per la cultura del whisky. Si tratta di Oro Whisky Bar, The Jerry Thomas Speakeasy, Treefolk's Public House, Le Bon Bock e il Banana Republic¸che nelle serate del 5 e 6 marzo proporranno una speciale cocktail list, ognuna dedicata a un brand, creata da un bartender ospite.

Come partecipare

Roma Whisky Festival si svolge a Roma presso il Salone delle Fontane all’Eur (via Ciro il Grande, 10) sabato 5 dalle ore 14 alle 23.30 e domenica 6 dalle 14 alle 21.30. Il costo del biglietto è di 10 euro acquistato online e 12 euro se presso la manifestazione per ogni giornata e di 18 euro, 20 se sul posto, per entrambe (comprende anche il bicchiere serigrafato del Festival, racchetta porta bicchiere e la Guida). Le degustazioni sono a pagamento. La partecipazione ad alcune masterclass è a pagamento da altre gratuita: in entrambi i casi conviene prenotare in quanto i posti sono limitati. Per prenotazioni, ulteriori info, il programma completo degli eventi consultare il sito www.romawhiskyfestival.it

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