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La cinque giorni di Sca Italy tra campionati baristi e talk

Daniele Ricci, campione italiano baristi 2020
In pedana i finalisti della gare Baristi, Brewers Cup e Cup Tasters. Martedì 15 presso Vision Plaza il talk Barista Sapiens alle ore 16,00

Dopo due anni si riaccendono i riflettori sul palco centrale della Coffee Arena al pad. D1 di Sigep che ospita i Campionati Italiani Baristi 2022 organizzati da Sca Italy con Ieg. Tre le discipline che designeranno i campioni italiani: il Campionato Italiano Baristi Caffetteria, la Brewers Cup e il Campionato Italiano Cup Tasters.

I vincitori delle gare Barista e Brewers Cup conquisteranno un posto per le finali mondiali del WCC in programma nell’ambito del Melbourne International Coffee Expo, dal 27 al 30 settembre 2022. Il vincitore nazionale Cup Tasters 2022 disputerà la sua finale mondiale al WCC di Varsavia, dal 23 al 25 giugno 2022, insieme ai campioni italiani 2020 di Latte Art, Coffee in Good Spirits, Coffee Roasting e Ibrik.

Dal 12 al 16 marzo, si avvicenderanno sul palco gli aspiranti campioni. Si inizierà sabato 12 alle ore 10.30, con la prima manche della semifinale Barista, alla quale seguirà domenica mattina il secondo turno e quindi la proclamazione dei 6 finalisti (prevista per le ore 16.45/17.00 di domenica).

Lunedì 14 marzo vedrà invece disputarsi la finale Barista con inizio della diretta alle ore 10.00. Contemporaneamente, a porte chiuse, i concorrenti della Brewers Cup, la gara dedicata alle estrazioni di caffè in filtro, si sfideranno nella prova “compulsory”, dove ogni competitor dovrà utilizzare lo stesso caffè (sconosciuto ai concorrenti prima della gara) e lo stesso metodo di estrazione. La giornata di lunedì terminerà con la proclamazione del vincitore della gara Barista, con la cerimonia di premiazione prevista per le 17.15.

Martedì 15 marzo si aprirà con la finale Brewers Cup e inizio della diretta previsto alle ore 9.40. I partecipanti, che prepareranno 3 bevande a testa da servire a 3 giudici sensoriali, dovranno cercare di ottenere non solo un buon caffè ma anche prepararlo correttamente.La premiazione avverrà verso le 17.30.

Alle ore 15.00 di martedì saliranno sul palco anche i 18 ragazzi impegnati nella semifinale di Cup Tasters, il campionato che premia il professionista che dimostra velocità, abilità e precisione nel distinguere le differenze di gusto nei caffè specialty.  I 6 che passeranno il turno affronteranno la finale nell’ultimo giorno di gara, mercoledì 16 marzo, alle ore 10.00. A seguire, lo stesso giorno, verrà proclamato il vincitore.

SCA Italy sarà inoltre ospite presso la Vision Plaza, martedì 15 marzo, dalle 16.00 alle 16.30, con il talk Barista Sapiens un contributo dedicato alla figura del barista, ultimo anello della filiera di qualità del mondo specialty e vero motore di innovazione e crescita per il settore.

Infine, come di consueto, Sigep sarà anche occasione di incontro e di confronto tra SCA Italy e i suoi associati. Mercoledì 16 marzo, dalle ore 11.00, l’associazione dà appuntamento ai soci presso la Sala Neri 1 in Hall Sud di Rimini Fiera, per l’Assemblea Generale SCA Italy.

Partner diretti delle competizioni sono Faema e Anfim con le loro attrezzature; inoltre CSC, i main sponsor BWT, DM Italia e Brita, gli event partner Imperator, pulyCafff, Alpro, Pascucci e 9bar e i brand supporter, Metallurgica Motta, Asso Coffee, Bazzara e Packstyle.

Merrychef conneX, i forni smart di nuova generazione ancora più veloci

Merrychef conneX
Compatti, versatili, facili da usare, dotati di connettività, i nuovi forni della gamma Merrychef conneX assicurano alta qualità con tempi di preparazione estremamente rapidi

Da oltre 70 anni Merrychef è il marchio sinonimo di forni ad alta velocità. Ora il brand di Welbilt, tra le maggiori realtà mondiali specializzate nella produzione e commercializzazione di apparecchiature per il fuoricasa, trasforma nuovamente il settore con il lancio della nuova gamma Merrychef conneX, di forni smart, compatti e ultra veloci conneX 12 e conneX 16.

Efficienti, flessibili, silenziosi, dotati di connettività, conneX 12 e conneX 16 sono stati progettati per rispondere a 360° alle esigenze del settore e consentire a ogni locale, anche quelli con spazi minimi a disposizione e che non dispongono di personale specializzato, di ampliare il proprio menu con preparazioni di cucina calda, garantendo alta qualità del risultato finale, senza doversi dotare di diverse apparecchiature e di cappa aspirante. Il tutto, grande must delle nuove soluzioni, con tempi di preparazioni estremamente veloci.

Alta velocità abbinata alla qualità

Versatili questi forni di ultima generazione, consentono di cucinare, tostare, riscaldare e grigliare qualsiasi alimento, fresco e surgelato, con una velocità superiore fino all’80% rispetto ai sistemi di cottura tradizionali.

Dal design elegante e raffinato, disponibile in acciaio inossidabile e nerofumo, e molto compatto, che ne consente una facile installazione anche negli spazi più limitati, si caratterizzano per l’ampia cavità di cottura: pari a 30,5 cm per il modello conneX 12 e addirittura a 40,5 cm per conneX 16. Inoltre, grazie alle pareti esterne che rimangono costantemente fresche al tatto, non è necessario lasciare uno spazio libero intorno all'apparecchiatura.

L’ampiezza della cavità, abbinata alla potente tecnologia di cottura, che combina microonde, convezione e piastra a impatto, permette di preparare cibi à la carte con alto livello di qualità costante, offrendo inoltre la flessibilità per realizzare velocemente cibi "in serie", mantenendo in caldo i piatti più richiesti, in modo da gestire con efficacia le fluttuazioni della domanda, senza far attendere i clienti.

Connessi e facili da usare

Altro plus la connettività Wi-Fi ed Ethernet di serie, così come un abbonamento gratuito di 12 mesi a Welbilt KitchenConnect, il potente ecosistema che offre ai clienti Welbit tutta una serie di ulteriori funzionalità avanzate. Come il monitoraggio in continuo delle prestazioni dei forni da remoto, tramite Pc o qualsiasi dispositivo mobile, la possibilità di aggiornare menu e ricette sempre da remoto e di accedere a una ricca libreria di piatti da tutto il mondo.

Le apparecchiature della nuova gamma Merrychef conneX sono poi dotate di un touchscreen HD da 7" incredibilmente intuitivo, che utilizza la stessa lingua degli smartphone, rendendole facili da usare anche per il nuovo personale. Le immagini illustrano passo dopo passo i procedimenti e il software provvede a svolgere il duro lavoro, controllando in automatico parametri di cottura per garantire la massima qualità delle preparazioni.

Personalizzabili e semplici da pulire

Un'altra caratteristica della nuova gamma è la personalizzazione che offre: che si tratti di cambiare la lingua, i programmi o gli screen saver o aggiornare i suoni di funzionamento, il forno può essere modificato per adattarsi a ogni caso. Ma c'è di più: in conneX 12 e conneX 16 Merrychef non ha solo incorporato il suo sistema di pulizia innovativo, ma ha incluso anche alcune istruzioni illustrate e la possibilità di creare una modalità di pulizia con orari e date personalizzate, oltre alle iniziali della persona che si è occupata di tali operazioni.

Vieni a trovarci al Sigep, stand 54 Pad. B-1, e guarda come funziona
il nuovo Merrychef conneX dal vivo!
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I frutti tropicali alla prova dei pastry chef spagnoli

Exotic fruit salad
Banana, mango e papaya, coltivati nelle Isole Canarie, sono stati i protagonisti di un inedito concorso dedicato ai giovani pasticceri spagnoli. Le impressioni a caldo del nostro esperto, in giuria

San Sebastián (Spagna). In occasione della tredicesima edizione di Gastronomika, svoltasi di recente nei Paesi Baschi, si è tenuto il primo Concorso nazionale di dolci realizzati con i frutti tropicali di Tenerife. Alla competizione, promossa dal Consiglio di Tenerife, hanno partecipato otto giovani pastry chef, in rappresentanza di altrettanti locali di diverse regioni spagnole, che spaziavano dal semplice ristorante gourmet al tre stelle Michelin. Le Isole Canarie godono di un particolare clima subtropicale che ha permesso, fin dal V secolo di adattare vari alberi da frutto esotici, tipici delle zone calde di altri continenti. La grande varietà di microclimi presenti nell’arcipelago, così come la posizione favorevole all’accumulo di correnti umide, permette le giuste condizioni per la coltivazione di una gran varietà di banane, avocado, papaya, frutto della passione, guava, mango, pithaya, solo per citarne alcuni. È in queste isole che esploratori e commercianti portoghesi e spagnoli hanno avuto modo di sperimentare nei secoli la coltivazione di frutti sconosciuti in Europa, iniziando con le banane, la papaya, il mango e l’ananas da India, Indonesia e Sud est asiatico nel ‘500 per arrivare all’avocado e al frutto della passione del Nuevo Mundo successivamente alla scoperta dell’America.

Una voce importante nell'economia delle Isole Canarie

«Fino all’epoca coloniale delle grandi scoperte geografiche le Canarie erano diventate il luogo di quarantena e sperimentazione di nuove coltivazioni, per prevenire l’introduzione di epidemie, ma anche di parassiti e problemi alle coltivazioni in Europa», racconta un funzionario del Consiglio di Tenerife dal palco di Gastronomika. Oggi, a partire da quelle micro coltivazioni primordiali dei contadini locali, la produzione di frutti tropicali è diventata una voce importante dell’economia locale e al tempo stesso una risorsa per ristoratori e pasticceri, che li stanno inserendo sempre più frequentemente nei loro menu. Ogni isola ha una sua specializzazione, grazie al suo microclima e terreno. Nelle zone costiere di La Palma, Tenerife e Gran Canaria si coltiva l’avocado, l’ananas sull’isola vulcanica di El Hierro, il mango nell’isolotto di La Gomera; ovunque la qualità in termini d’intensità di sapore, profumo, colore e sapore è molto alta.

Punto di partenza, conoscere a fondo i frutti

L’aspetto positivo di questa prima edizione del Concorso nazionale di dolci realizzati con i frutti tropicali di Tenerife è stata che tutti i giovani pastry chef hanno dimostrato una profonda conoscenza del frutto, a partire dalle sue peculiarità gusto olfattive, e la volontà di applicarsi dal punto di vista della tecnica, con l’intento di esprimere al meglio le caratteristiche di ogni singolo frutto. Ogni concorrente doveva elaborare una ricetta utilizzando uno o più frutti tropicali scelti tra la banana, la papaya, l’ananas, la guava, e l’avocado. Alcuni, come il catalano Frederic Wilhelm Miralles del Restaurante la Boscana con la sua Mini papaya ripiena di polpa di guava rosa e sferificazione di papaya, hanno dimostrato di aver approfondito lo studio dell’uso dei frutti nelle culture native, valorizzando i punti di forza in termini di abbinamenti e consistenze; altri, come il vincitore del concorso, il giovane galiziano José Bertolo Fernandez di Casa Solla con il suo Pigles y gofio, una rivisitazione di un classico della gastronomia spagnola, il gofio, ha saputo “piegare” i sapori della banana agli ingredienti della ricetta tradizionale. La tentazione di valorizzare la frutta, giocando su spezie, come la vaniglia nella Mariposa de fruta, o con aromatiche come la polvere di cacao nel Plátano y cacao, ha avuto a volte l’effetto di far passare i frutti tropicali in secondo piano. In generale nel concorso è prevalsa una tendenza a dare più spazio alla creatività e alla tecnica, nel tentativo di iscrivere nel nostro “vocabolario del gusto” questi frutti di terre lontane, piuttosto che la spinta alla ricerca e all’approfondimento di come questi frutti vengono proposti e trasformati da millenni nei Paesi d’origine. La sintesi di questi due approcci, dal mio punto di vista, non può che esprimere al meglio le tante potenzialità di questa tipologia di ingredienti.

José Bertolo Fernandez: Pigles y gofio

Il vincitore del concorso, il giovane galiziano di Casa Solla (una stella Michelin) ha sbaragliato tutti con il dolce ispirato alla tradizionale colazione a base di banana e ananas, con un crumble di cereali tostati (gofio) e miele, incapsulato in una sfoglia trasparente di grano.

Natalia Merino: Plátano y cacao

La pasticcera Natalia Merino del Cenador de Amos (tre stelle Michelin) ha concorso con Plátano y Cacao, una combinazione di tre varietà di banane caramellate, un sorbetto di cacao e cioccolato e una gelatina di frutto della passione, che dona al dessert un tocco di acidità.

Frederic Wilhelm Miralles: Mini papaya

Il giovane pastry chef de La Boscana (una stella Michelin), si è fatto notare con la sua Mini papaya realizzata con polpa di guava, sferificazione di frutto della passione e gelato allo yogurt.

Jesus Camacho: Mariposa de fruta

Jesús Camacho, pasticcere del ristorante Donaire ha creato una farfalla di ananas, mango e guava, con mascarpone alla vaniglia, una spoverata di sesamo tostato e un tocco di zenzero.  

Lavoratori stagionali: cambiano le regole d’ingaggio

Courtesy LuckyLife 11/Pixabay
Turni unici, giorno libero, alloggi decenti, formazione: le nuove richieste dei lavoratori stagionali emerse dall'indagine di Lavoroturismo.it

Locali a caccia disperata di personale, candidati meno "pronti a tutto" di prima: il mondo dell'ospitalità rischia il cortocircuito? Al di là delle opinioni personali (ogni imprenditore ha le proprie, giustamente), ci sono dati di realtà che è opportuno considerare, indipendentemente dal fatto che si considerino giuste o sbagliate. Per quale motivo?

Facciamo un esempio, un dialogo (neanche tanto) immaginario tra un gestore (G) e un osservatore esterno (O).

G: "Ho sempre fatto lavorare con turni spezzati, non vedo il motivo per cui cambiare".
O: "È un ottimo modo, se funziona. Ma oggi si trova sempre meno gente disposta a fare turni spezzati".
G: "È perché la gente non ha più voglia di lavorare".
O: "Può darsi, ma è vero che hanno esigenze diverse. Si possono giudicare eccessive, sbagliate, assurde ecc. Ma chi le soddisfa, ha più probabilità di altri di scegliere le persone. Gli altri, si devono accontentare. Se e finché trovano".

L'identikit del lavoratore stagionale

Fantascienza? LavoroTurismo.it (totalmente estraneo al dialogo immaginato sopra, frutto solo della fantasia dell'autore dell'articolo) ha provato, a fine stagione estiva 2021, a tracciare l'identikit del lavoratore stagionale. Qui sotto trovate i risultati del sondaggio "Estate 2021. Come è andata?" (per visualizzare il grafico completo occorre cliccare sopra l'immagine).

«Abbiamo ritenuto utile raccontarli adesso - spiega Oscar Galeazzi, fondatore di Lavoroturismo.it, storica agenzia di ricerca e offerta di lavoro per il mondo dell'ospitalità - proprio mentre la ricerca di personale stagionale è in pieno svolgimento, per dare agli imprenditori qualche strumento di comprensione in più sull'evoluzione del mercato». L'estate 2021 è stata sicuramente anomala, tra l'incertezza del prima e i sussidi del lockdown: «Molti hanno finito per rinunciare alla stagione e rimanere nel proprio territorio: un po' perché sono stati chiamati molto sottodata e per meno mesi che in passato. Anche i sussidi ricevuti hanno avuto una loro influenza, in particolare per gli stranieri che sono rimasti nei loro Paesi».

Cresce il peso delle condizioni non economiche

«Il primo elemento che salta all'occhio è che la retribuzione non è più, come fino al recente passato, il fattore principale nella scelta; è sceso al terzo posto, superato da orari di lavoro e benessere sul posto di lavoro. Un cambiamento significativo, visto che gli stagionali - tradizionalmente - sono le persone più attente alla remunerazione, dato che vogliono massimizzare i guadagni che ottengono nei mesi in cui lavorano. Cosa è cambiato? Che i giovani danno più importanza alla coerenza del lavoro rispetto ai propri valori».

Galeazzi sottolinea due altri elementi: i turni e l'alloggio. «Sull'alloggio si è alzato il livello di aspettativa - spiega -. La maggior parte delle aziende non prestano sufficiente attenzione a questo aspetto, che invece sta diventando sempre più importante, anche nelle scelte se accettare o meno un posto di lavoro. Piazzarli nello scantinato umido o nel caldo della lavanderia non è (più) accettabile. Un'idea potrebbe essere seguire l'esempio della Germania, dove sono state create - tra gruppi di aziende - delle case del personale apposta per alloggiare i dipendenti».

Quanto agli orari, le persone chiedono turni unici e orari migliori: «Il giorno libero, un tempo considerato "optional" oggi è - giustamente - considerato irrinunciabile dalla maggioranza dei lavoratoti. E molti locali, a loro volta, scelgono di chiudere un giorno a settimana. Crescono anche i locali che organizzano il personale su due turni (8-16 e 16-24) o con un turno corto e un turno lungo, ad esempio 10-15 e 16-1 di notte, creando due squadre, in modo da permettere o ogni dipendente di fare un turno unico e non spezzato».

Relazioni positive e gap formativo

Galeazzi sottolinea come, in generale, prevalga un buon clima nella relazione imprenditore-dipendete: «I lavoratori hanno dato una valutazione complessivamente positiva dei loro dati di lavoro, e lo stesso gli imprenditori verso i propri dipendenti».

Il punto debole è la formazione: «Tre quarti dei dipendenti non ritiene di avere carenze da colmare. Ma la realtà è molto diversa, a partire dalla conoscenza delle lingue».

Ma vale la pena spendere per formare un dipendente che starà solo pochi mesi? «Un periodo, anche breve, di formazione iniziale è indispensabile per trasmettere ai dipendenti i propri valori e gli standard su cui vogliamo impostare il servizio al cliente. E occorre dare delle prospettive di crescita alle persone. Le catene lo fanno in modo sempre più importante. Il rischio è che si accaparrino i migliori talenti a spese degli indipendenti».

CSC e l’assaggio, filo rosso tra i 18 concorrenti Cup Tasters

Alzata tazza con bollino: è esatta
Caffè Speciali Certificati da 25 anni promuove la cultura del caffè che ha nell’assaggio un importante punto comune tra le diverse professionalità del settore. Di recente ha festeggiato l'ingresso di un nuovo socio, Caffè Moreno

Sono 18 i concorrenti che si contengono il primato di campione italiano Cup Tasters 2022 martedì 15 e mercoledì 16 marzo presso la Coffee Arena - pad D1 di Riminifiera: il campione italiano in carica Fabio Dotti, Helena Oliviero (campionessa italiana Cup Taster 2019), Simone Zaccheddu,  Emauele Tommassi (campione italiano Roasting 2019), Mattia  Intorre, Eric Venturi , Serena Falcitano, Daniele Ricci (campione italiano Baristi in carica), Valentina Montesi, Giuseppe Musiu, Lorenzo Baffi, Emanuele Bernabei, Alfonso Pepe, Alessio Simonetta, Jessica  Lussana, Antonio Farsace, Emanuel Marian Moisescu, Jessica Giacetti.

Sponsor ufficiale della gara realizzata in collaborazione con Sigep e Sca Italy (una collaborazione che prosegue da otto anni ) è Csc - Caffè Speciali Certificati che, inoltre, finanzierà la partecipazione del campione italiano alla finale mondiale, che si svolgerà a Varsavia, dal 23 al 25 giugno 2022.

«Già la rosa dei concorrenti - baristi, tostatori, docenti - evidenzia come l’assaggio sia il filo rosso che unisce tutte le professioni che ruotano attorno al caffè - osserva Serena Nobili, vicepresidente Csc, che seguirà l’evento -. A differenza delle altre competizioni del circuito Sca, nel Cup Tasting non si deve ricercare il caffè con effetto “wow” da proporre alla giuria, costruire la gara, preparare lo speech. Al centro c’è la competenza-base che chi vuole svolgere al meglio il proprio lavoro utilizza anche più volte al giorno, per verificare l’effettiva qualità di un caffè ricevuto dalle terre d’origine, la corretta esecuzione di una tostatura, i giusti parametri di un’estrazione. A ciò si deve aggiungere un allenamento che permetta di cogliere sfumature anche minime e acquisire rapidità di scelta: precisione e velocità sono fattori essenziali per la vittoria.

L’appuntamento per concorrenti e appassionati è per il pomeriggio del 15 marzo, dalle 14,30, quando si svolgeranno le semifinali. La rosa dei sei migliori classificati competerà la mattina del 16 marzo dalle ore 10,00 per il primato italiano.

I concorrenti gareggiano a coppie: ognuno ha a disposizione otto triplette di tazze tra cui identificare in un tempo massimo di 8 minuti la tazzina con un aroma leggermente diverso dalle altre due, attraverso gusto e olfatto. Vince chi identifica nel minor tempo il numero più alto di tazzine “differenti”: quelle esatte sono marcate da un bollino posto sul fondo che si evidenzia quando, conclusa la gara, il giudice alza le tazze messe in un apposito riquadro da ogni concorrente.

A Sigep proseguono i festeggiamenti per i primi 25 anni di Caffè Speciali Certificati: «siamo stati i primi a parlare di caffè di piantagione, garantendo una provenienza sicura e una qualità provata del prodotto: i nostri sono dei veri specialty - riprende Serena Nobili -. Lo scorso mese abbiamo annunciato con orgoglio l’ingresso di un nuovo socio: Caffè Moreno. Auspichiamo che sempre più torrefattori si uniscano a Csc per avere la certezza di approvvigionarsi di un prodotto di qualità superiore accompagnato da un marchio sempre più conosciuto in Italia e nel mondo».

Nel corso dei cinque giorni di Sigep chi volesse ricevere informazioni sul Consorzio, può recarsi al pad D1, 142 presso lo stand de Le Piantagioni del Caffè e confrontarsi con alcuni suoi esponenti, disponibili anche presso l’Arena nelle giornate di gara.

Pallini distribuisce la limited edition del Daftmill 2008 Winter Batch

Daftmill 2008 Winter Batch Release
Sono solo 300 le bottiglie destinate al mercato italiano dell'ultima release del single malt delle Lowlands prodotto dalla distilleria agricola Daftmill

È una vera chicca la nuova esclusiva Pallini. Si tratta di Daftmill 2008 Winter Batch, ultima release del single malt scotch whisky della distilleria delle Lowlands Daftmill. Una release, come del resto tutte quelle Daftmill¸ in edizione molto limitata: in questo caso solo 6000 bottiglie prodotte, commercializzate in tutto il mondo da Berry Bros.& Rudd, la più antica compagnia di commercio di vini e liquori a conduzione familiare della Gran Bretagna, delle quali 300 destinate al mercato italiano, dove a distribuirle in esclusiva è l’azienda romana.

Situata nell’area del Fife, storica contea scozzese compresa tra il fiordo di Tay e il fiordo di Forth sulla costa del mare del Nord, Daftmill è una delle più piccole distillerie del Paese, produce 100 botti all’anno, e anche delle più particolari, in quanto è una distilleria agricola, l'unica in Scozia che possa utilizzare la definizione di Single Estate Farm Distillery. È stata infatti fondata da Francis e Ian Cuthbert, la cui famiglia coltiva orzo dagli anni Ottanta, rifornendo molte distillerie nella regione, nel 2005 quando i due fratelli, dopo aver due anni prima presentato il progetto per trasformare un vecchio mulino presente sul loro terreno in distilleria, hanno ottenuto la licenza per la distillazione.

Essendo una distilleria agricola, tutto il whisky Daftmill è prodotto utilizzando esclusivamente orzo coltivato nella fattoria di famiglia, circa 100 tonnellate all’anno delle 800 complessive, il resto viene acquistato da altre distillerie. La distillazione avviene due volte all’anno, quando le attività della campagna lasciano un po' di tempo, dal momento che la coltivazione dell’orzo resta la principale attività dei Cuthbert: principalmente in inverno con una piccola attività durante l’estate. Questo spiega il numero di bottiglie rilasciate per ogni annata che, unita all’alta qualità del distillato, hanno fatto di questi whisky una vera chicca per gli appassionati.

Imbottigliato nel 2020, l’ultimo arrivato, Daftmill 2008 Winter Batch Release (alc 46% in vol) si presenta al naso inizialmente “timido”, per sprigionare subito dopo un meraviglioso equilibrio di frutta fresca tropicale, di mango, con aromi persistenti di fichi secchi e tabacco. Al palato è speziato, con note di scorza di limone che si sviluppano in morbidezza, accompagnate da note di caramello, con un finale dove emergono i sentori delle botti di sherry, che regalano un aroma unico e ondate di pan di zenzero speziate, fresche e persistenti.

 

Gli investitori fiutano il business del dolce

investire_business dolce
L'alta pasticceria è diventata un fertile terreno per i grandi gruppi della moda e del lusso, che stanno acquisendo storici marchi. I motivi dietro al trend e i casi di scuola

AAA cercasi pasticceria artigianale con almeno 40 anni di storia alle spalle, clientela affezionata, pasticcere di fama e location centrale o semi-centrale su Milano. Annuncio - finto, naturalmente - che ha funzionato negli ultimi tempi. Le insegne di alta pasticceria stuzzicano l’appetito di investitori e di grandi gruppi internazionali della moda e del lusso, che vedono le potenzialità di questo pezzo prestigioso del food made in Italy. Milano si è accorta del valore di alcune sue attività dolci lo scorso autunno: Pasticceria Martesana è stata acquisita (per il 60%) da due società che fanno investimenti diretti in start-up e sviluppo finanziario, la Mega Holding e la Eagle Capital Ventures. Rimane in mano alla famiglia di Vincenzo Santoro il restante 40%, e il maestro e i suoi figli rimangono nell’organigramma dell’azienda. Poco dopo, nuovo annuncio: Sant Ambroeus, altro celebre marchio del centro, aperta dal 1936, passa di mano dalla famiglia Festorazzi al gruppo Sahg, a sua volta partecipato dal fondo Thcp per una quota di minoranza. Sahg sta per Sant Ambroeus Hospitality Group, gruppo nato negli Stati Uniti dall’iniziativa della famiglia Pauli e Gherardo Guarducci. In pratica gli ex proprietari della Sant Ambreous milanese hanno sviluppato il brand e altre attività di ristorazione a Manhattan e dintorni con una società separata e ora rientrano in possesso del negozio originario. «Oggi intraprendiamo una nuova avventura, partendo dai portici di Corso Matteotti a Milano dove tutto è iniziato più di 90 anni fa», ha detto Guarducci, executive chairman e co-founder del gruppo Sahg.

Modello di business replicabile e qualità made in Italy

Cosa piace, agli investitori, della pasticceria artigianale italiana e delle insegne storiche? Non solo il panettone, a quanto pare. Lo spiega Valter Conca, professore di management dell’Università Bocconi, direttore dell’Osservatorio private equity e finanza per la crescita ed esperto di acquisizioni: «L’interesse di un fondo in attività artigianali di pasticceria potrebbe essere di sfruttare il forte brand e replicare il modello di business in altre città italiane o meglio ancora all’estero, veicolando un prodotto di qualità “made in Italy”. Se il fondo entra con una quota di controllo la strategia dovrebbe portare a una managerializzazione, con una maggiore efficienza organizzativa, magari con significativi cambiamenti di allargamento della gamma prodotti/servizi». Gli fa eco Chiara Mauri, direttore della Scuola di economia e management della Liuc - Università Cattaneo di Castellanza. «Di solito entrano nella proprietà per costruire un network, per gestire e per portare un contributo manageriale di alto livello, spesso mantenendo il personale esistente o le figure storiche di riferimento». Ci conferma questi intenti Luca Tartaglia, neo direttore generale di Martesana e co-investitore nella recente acquisizione: «Non siamo un fondo speculativo, siamo qui per fare un investimento di ampio respiro e farlo funzionare al meglio. Questo marchio ha il suo valore se resta legato a un prodotto artigianale e se riusciamo a rendere efficienti i processi. Vogliamo che Martesana sia conosciuta oltre i confini di Milano». Il piano di sviluppo prevede innanzi tutto l’ampliamento di circa 450 mq del laboratorio centrale di Sesto San Giovanni. Poi ci saranno anche nuovi punti vendita: «A via Cagliero, via Sarpi, Sant’Agostino e Mercato Centrale si aggiungerà un altro punto vendita in Milano, poi esploreremo centri cittadini di altre città in Lombardia. Niente aree commerciali: non è questa la nostra strategia. Ad oggi la domanda è superiore alla capacità di offerta di Martesana, lì dobbiamo intervenire». Focus anche su e-commerce «da rafforzare», forniture per l’alta ristorazione ed export.

Rendere possibile una strategia di internazionalizzazione

«Un esempio curioso: sotto Natale - racconta Tartaglia - abbiamo venduto circa 100 panettoni in Bahrein, personalizzati in due varianti: zenzero e datteri e acqua di rose. Il cliente ci ha scritto che il prossimo anno vorrebbe triplicare gli ordini. Partiamo da queste attenzioni verso il marchio per costruire una strategia di internazionalizzazione. Intanto abbiamo inserito figure manageriali nell’organigramma, come Marco Marsico che si occupa del marketing». Il negozio di Sant Ambroeus in Corso Matteotti, invece, «È uno strumento di heritage marketing potentissimo». Lo spiega a Dolcegiornale la professoressa Roberta Crespi, direttore del Master in gestione dei beni di lusso dell’Università Cattolica di Milano. «La ratio di questa acquisizione - dice la docente - verosimilmente sta nel non voler “lasciare indietro” il locale storico mentre si pensa a uno sviluppo internazionale del brand. Sant Ambroeus America, diciamo così, si riappropria del suo passato, che deve continuare ad esistere se si vuol dare una veste di lusso, e giustificare un premio di prezzo, all’offerta anche in altri futuri punti vendita, o in quello già esistente negli Stati Uniti». Un altro pezzo del puzzle è quello che vede grandi gruppi del lusso entrare nelle attività di pasticceria. Lo ha vissuto la pasticceria Cova, nel 2013, con l’acquisizione della prestigiosissima location di via Monte Napoleone da parte del gruppo Lvmh (il colosso francese della moda, del lusso e della cosmesi). Quasi lo stesso è accaduto per Marchesi 1824, dal 2014 di proprietà del gruppo Prada. «In questi casi - spiega Crespi - abbiamo grosse multinazionali del lusso che si impegnano in una attività, l’alta pasticceria, per loro nuova o quasi. Per esercitare quel business specifico, controllandolo completamente e legandolo in qualche modo al loro brand principale e ai valori che esso esprime». Lvmh ha delle expertise nel settore hospitality, quindi quella fu una acquisizione coerente con l’operato della multinazionale. Prada, prendendo Marchesi e migliorandone visibilità e punti vendita, ha già aperto a Londra e si svilupperà a livello internazionale.

Nuova commistione fra pasticceria e brand del lusso

L’ultima frontiera della commistione tra alta moda/lusso e alta pasticceria (o settore food in generale) è, però, in una formula ancora differente. «Il consumatore del lusso è un po’ cambiato negli ultimi anni: non vuole più possedere per ostentare, ma per sé, per ottenere una gratificazione personale e un senso di vicinanza con il brand. Questa gratificazione passa dall’esperienza di consumo - spiega la professoressa Crespi -. Per questo nascono incroci tra marchi di alta gamma e pasticceria. Per questo un marchio come Louis Vuitton, nel 2020, ha aperto a Osaka, all’ultimo piano della sua boutique monomarca, la caffetteria Le Café V e il ristorante Sugalabo V». Una collaborazione con lo chef Yosuke Suga, proseguita con la seconda apertura di Le Café V a Tokyo e il lancio dei cioccolatini a marchio Louis Vuitton. «Questi brand hanno bisogno - ancor di più nel momento di uscita dalla pandemia - di richiamare i clienti negli store fisici, e lo fanno ricreando esperienze immersive ed elitarie, dove la parte food diventa fondamentale».  

La testimonianza di Vincenzo Santoro, Pasticceria Martesana

Quanta libertà artistica rimane oggi in capo ai pastry chef? Tantissima. I nostri pastry chef condividono tutti gli stessi valori di un brand che sempre più porteremo in alto, nell’olimpo dell’alta pasticceria italiana. Non sarebbe possibile tutto questo se non avessero massima libertà alla loro espressione creativa e artistica. Dal punto di vista delle ricette e dello sviluppo di prodotti, in che direzione procederete, insieme a Domenico Di Clemente? Ci teniamo sempre aggiornati su quanto accade in Italia e nel mondo. Insieme al marketing cerchiamo di capire come potrebbero cambiare i bisogni e i consumi dei nostri clienti, continuando a proporre loro ricette classiche e della tradizione, affiancate a nuovi gusti e abbinamenti. Nel prossimo futuro stiamo studiando delle innovazioni di prodotto in ambito gelateria, sempre artigianale, e per il Natale 2022 abbiamo esplorato nuove culture del gusto. Impossibile immaginare Martesana senza Vincenzo Santoro al lavoro in laboratorio: resterà vicino ai suoi pasticceri? Martesana è anzitutto una pasticceria storica, un’icona milanese, un’esperienza di gusto unica e intramontabile. I pasticceri che lavorano nel gruppo sono esperti in cui abbiamo riposto la nostra massima fiducia e che costituiscono segretamente tutte le nostre ricette.

La testimonianza di Diego Crosara, Pasticceria Marchesi 1824

È entrato in Marchesi nel 2018, come è cambiato il suo ruolo in questi anni? Da coordinatore delle attività di laboratorio mi sono spostato prevalentemente sulla parte creativa, con studio e revisione delle ricette e nuove proposte. Abbiamo una decina di pasticceri, lavoriamo per i pdv a Milano ma anche per quello di Londra, dove ci sono altri tre pasticceri per la produzione di alcuni prodotti in loco e la finitura. Come si lavora con una proprietà come Prada, un grande gruppo del lusso? La proprietà è molto attenta, sentiamo molto vicina la famiglia Bertelli. Lorenzo Bertelli, figlio di Miuccia Prada, ha un palato fine e quello con lui è un confronto molto aperto e approfondito. Rispetto a una pasticceria artigianale a conduzione familiare, siamo diversi, più “azienda” in alcune fasi. Penso all’ideazione di nuovi prodotti, non è una procedura così immediata come può essere in una pasticceria di famiglia. Ogni progetto richiede il giusto tempo, anche sei mesi o un anno: un brand così importante non mette certo un dolce in vetrina con improvvisazione. Una impronta manageriale, insomma. Sì, ma dal lato artistico la creatività è preservata. C’è un approccio gestionale e una attenzione alta alle procedure, come è normale che sia. La forza di un’azienda grande e strutturata nella proprietà si vede nella ricerca e selezione dei fornitori, per esempio. Su questo, peraltro, ho impostato io stesso dei paletti: usiamo in prevalenza prodotti italiani, in tutto quello per cui è possibile, farine, zucchero, uova, burro. Altri campi in cui si sente l’approccio da azienda è la selezione del personale e l’attenzione alla sostenibilità ambientale; su questo aspetto la proprietà è molto sensibile.  

Baritalia Sorrento, appuntamento al Dry Martini: registrati per partecipare

Baritalia Sorrento
Il cocktail bar del Majestic Palace Hotel di Sant'Agnello sarà la sede della seconda tappa di Baritalia 2022, in programma a Sorrento lunedì 4 aprile 2022. Compila il form di iscrizione per assicurarti l'ingresso gratuito e la partecipazione alle masterclass

Seconda (e ultima) tappa al Sud per Baritalia 2022 - a drink for the planet, settima edizione del laboratorio di miscelazione itinerante di Bargiornale, quest'anno dedicato alla sostenibilità. Dopo l'esordio a Lecce, ci si trasferisce sul Tirreno.

L'appuntamento per la 2a tappa è per il 4 aprile a Sorrento, ospiti del Dry Martini by Javier de las Muelas, il cocktail bar del Majestic Palace Hotel di Sant'Agnello (Sa).

Si parte dalle 11 per una giornata imperdibile di confronti, approfondimenti, seminari e sfide sul tema cocktail che avrà come da tradizione due momenti clou.

Il primo è Baritalia Lab, il laboratorio di miscelazione che vedrà confrontarsi bartender di tutta Italia sul tema "A drink for the planet". La sfida è creare un cocktail cocktail sostenibile che valorizzi il prodotto sponsor e rispetti uno o più dei seguenti principi: riduzione degli sprechi, stagionalità, territorialità e sensibilizzazione del pubblico/cliente verso un progetto sostenibile tra quelli promossi dalle associazioni riconosciute dal ministero per la Transizione Ecologica (scopri qui l’elenco).

In parallelo, si svolgeranno i nostri Boot Camp dedicati alle tecniche di miscelazione, tenuti da bartender ed esperti di fama nazionale e internazionale. Le lezioni saranno aperte e gratuite per tutti i professionisti che si saranno registrati all’evento.

Nel Signature Bar si potranno degustare - durante l'intero arco della giornata - i super cocktail delle aziende partner dell’evento.

Ospiti speciali di Baritalia Sorrento saranno una nutrita squadra dei migliori bartender della Campania, che saranno coinvolti come giudici d'onore di Baritalia Lab.

scopri il programma

Ore 9.30
Accoglienza e registrazione dei partecipanti

c/o Dry Martini by Javier de las Muelas at The Majestic Palace Hotel Sorrento – corso Crawford, 40 - Sant’Agnello di Sorrento (Na)

Ore 10.30-14.30
Baritalia Lab
La sfida – parte I
In collaborazione con Campari Academy, Coca-Cola Hbc Italia, DouMix?, Lurisia, Nonino

Ore 11.15
BOOTCAMP
Trend, bolle e riduzione degli sprechi, dove e come le sode ci aiutano
A cura di Daniele Gentili by Red Bull

Ore 11.45
BOOTCAMP
Limoncello di Capri: tutta la magia dell’isola in un sorso
A cura di Marco Fedele by Molinari

Ore 12.15
BOOTCAMP
L’icona del Mediterraneo
A cura di Giuseppe Pisaniello by Compagnia dei Caraibi

Ore 12.45
BOOTCAMP
L’happy hour si colora di bianco: il nuovo Aperitivo Fiori di Sambuco Gamondi
A cura di Igor Tuliach by Gamondi

Ore 14.30-17.30
Baritalia Lab
La sfida – parte II
In collaborazione con Compagnia dei Caraibi, Gamondi, Molinari, Red Bull

Ore 14.45
BOOTCAMP
Grappa Nonino: valori, sostenibilità, rivoluzioni
A cura di Elio Santomartino by Nonino. Con Renato Pinfildi

Ore 15.15
BOOTCAMP
Glendalough - l'essenza del Whiskey Irlandese e le novità Lurisia Mixer
A cura di Emanuele Puglisi e Giovanna Maiello by Coca-Cola HBC Italia

Ore 15.45
BOOTCAMP
Do u masterclass?
A cura di Nicola Romiti by DouMIX?

Ore 16.15
BOOTCAMP
Menù Engineering
A cura di Luca Casale by Campari Academy

Ore 17.30
Baritalia Lab
LA PREMIAZIONE
In collaborazione con Campari Academy, Coca-Cola Hbc Italia, Compagnia dei Caraibi, DOuMIX?, Gamondi, Lurisia, Molinari, Nonino, Red Bull

Ospiti speciali della giornata

I MIGLIORI TITOLARI E BAR MANAGER DELLA CAMPANIA
Maurizio Aiello, Giuseppe Ammendola, Francesco Conte, Salvatore D’Anna, Dario D’Avino, Lucio D’Orsi, Salvatore Di Pietro, Vincenzo Errico, Alex Frezza, Giuseppe Iovine, Doriano Mancusi, Damiano Massa, Vincenzo Pagliara, Natale Palmieri, Salvatore Scamardella, Luca Varrecchione

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Dai grossisti più soluzioni digitali a supporto di agenti e clienti

grossisti
L’evoluzione digitale del mondo horeca investe anche la relazione distributore-gestore. Crescono gli strumenti a supporto della vendita. Ma sull'e-commerce i grossisti restano tiepidi

Anche se con l’emergenza sanitaria la digitalizzazione di bar e ristoranti è cresciuta, questo aspetto è ancora poco sviluppato nel settore. Non per nulla, nella relazione tra grossisti e gestori la figura dell’agente rimane centrale: ecco perché i distributori puntano su soluzioni digitali in grado di supportare la forza vendita nel rapporto con i clienti, rendendone più efficace e veloce il lavoro, oltre che sulla comunicazione online, per esempio attraverso il sito o i cataloghi digitali. Non sembra invece esserci spazio per i progetti di e-commerce.

«L’uso degli strumenti digitali da parte dei gestori è progredito negli ultimi anni: hanno iniziato a interfacciarsi con l’e-commerce, con i siti e le app messi a disposizione dai fornitori, però è ancora qualcosa di marginale nel complesso», spiega Angela Borghi, responsabile commerciale AFH della società di consulenza TradeLab.

Passi avanti sulla digitalizzazione

La pandemia, infatti, ha avuto un peso nella digitalizzazione di bar e ristoranti. Secondo un’indagine realizzata a ottobre 2021 da TradeLab per verificare il sentiment e i bisogni degli operatori nel canale away from home (ovvero dei consumi fuori casa), la maggior parte dei gestori ha dichiarato di aver apportato delle modifiche durante il periodo di emergenza (solo l’8% non l’ha fatto). Alcuni di questi interventi stanno rientrando perché erano legati alla situazione contingente, mentre altre innovazioni rimarranno contribuendo al miglioramento dell’offerta: tra queste ci sono per esempio l’introduzione del menu su QrCode (nel 26% dei casi), l’abilitazione di nuovi sistemi di pagamento digitali (16%), un maggior utilizzo delle mail e di Whats’up nella comunicazione (13%), un miglioramento nell’uso dei social network (13%).

Per quanto riguarda i canali di approvvigionamento utilizzati, si conferma la maggior penetrazione dei grossisti (pari addirittura al 97%) rispetto agli altri canali, così come la quota preponderante degli acquisti veicolata dall’ingrosso.

Approvvigionamenti on line, una prassi

In tutto ciò, a dimostrazione di una maggior digitalizzazione del comparto, il 70% dei gestori dichiara di fare acquisti online: l’incidenza degli acquisti online di prodotti food and beverage in questi operatori è pari a ben il 30% (un po’ più alta al Nord del Paese) e i gestori intendono mantenere tale percentuale in futuro. Mentre, di converso, c’è da considerare che si è ridotta la propensione verso il riordino automatico rispetto al passato a causa delle incognite che pone la pandemia e all’impossibilità di prevedere i consumi.

Dalla ricerca emerge anche che le piattaforme online e i siti dei fornitori sono utilizzati più per la consultazione che per fare acquisti: il 63% dei gestori ha dichiarato di consultare i siti o le piattaforme on line di un fornitore per fare ordini; in particolare, il 52% di chi utilizza il canale Cash&Carry consulta le piattaforme online di tali operatori, il 49% degli utilizzatori dei rispettivi canali quelle dei produttori e il 43% quelle dei grossisti.

Servizi digitali

«Quando si parla di piattaforme digitali, si tratta più di una consultazione di siti, mentre, se escludiamo alcuni operatori specializzati nel beverage, siti di produttori e pochi operatori all’ingrosso, non c’è un vero e proprio e-commerce diffuso nel mondo dell’ingrosso: se escludiamo pochi nomi, nessun grossista ha un commercio elettronico e non c’è in generale interesse a farlo. I grossisti si sono invece attrezzati per creare efficienza sul fronte della forza vendita grazie all’utilizzo del tablet, con una messa a punto più tecnologica della presa degli ordini, con la digitalizzazione dei pagamenti, con soluzioni digitali per rendere il lavoro più veloce e snello e migliorare la comunicazione», continua Borghi.

«Solo pochi hanno dato vita a delle app con dei market place in cui i gestori possono vedere le referenze, trovare i vecchi ordini e supporto per i nuovi ordini. Ma su questo alcuni stanno lavorando e potrebbe essere un’area di sviluppo futuro a servizio dei clienti già in portafoglio. Non sembra esserci invece la tendenza, fatta eccezione per qualche operatore a presidio di bacini densamente popolati di pubblici esercizi, a sviluppare piattaforme di e-commerce. C’è, da un lato, tutta la tematica della logistica: affinché sia sostenibile occorrono volumi molto grandi, oltre che di maggior valore, occorre essere ben presenti sul territorio e riuscire nel contempo a rispettare i tempi di consegna. Dall’altro, c’è il tema dei prezzi e dei conflitti di canale».

Considerando poi le modalità di contatto con i fornitori, dalla ricerca emerge che per gli acquisti continuativi su prodotti noti probabilmente può essere sufficiente un contatto rapido con il cliente (attraverso call, mail, telefonata), mentre quando è necessario presentare e raccontare nuovi prodotti, diventa rilevante la visita in punto vendita da parte degli agenti.

Nescafé: la tazzina buona per i bar, i coltivatori e l’ambiente

Nescafé
Da sempre attivo sul fronte della sostenibilità, il brand con il programma Cup of Respect punta a obiettivi ancora più ambiziosi, come il 100% di caffè approvvigionato responsabilmente entro il 2025

I baristi hanno a che fare con clienti sempre più consapevoli ed esigenti. Anche per quanto riguarda il caffè: i consumatori oggi hanno aspettative più elevate, ricercano nuovi profili aromatici, amano l’espresso, ma sono attratti anche dai metodi di estrazione alternativi e, soprattutto, chiedono qualità. Con oltre ottant’anni di esperienza nel caffè, Nescafé mette a disposizione degli operatori del canale una gamma di referenze in grani per ogni tipo di estrazione e palato che permettono di soddisfare le aspettative dei loro clienti, facendo crescere il business. Una gamma di alta qualità, che ha il suo prodotto di punta nel caffè Perù monorigine 100% Arabica, certificato Bio e raccolto a mano, dalle spiccate note fruttate, che si aggiunge alle miscele Espresso e Intenso e completata da una referenza deca.

Ma, oltre all’accurata selezione dei migliori chicchi da diversi Paesi del mondo, dall’Asia all’America Centrale, alla perfetta tostatura e all’expertise nel blending, a rendere più buoni i caffè Nescafé, concorre un ulteriore fattore: l’approvvigionamento responsabile della materia prima. Da anni il brand di Nestlé promuove la raccolta sostenibile del caffè, con un ambizioso programma che agisce su tutte e tre le direttrici nelle quali si articola il tema della sostenibilità: ambientale, rendendo sempre più green tutto il processo di trasformazione dal chicco alla tazzina, sociale ed economica, sostenendo lo sviluppo delle aree rurali nelle quali il caffè viene prodotto e raccolto e supportando gli agricoltori per migliorare la loro economia e garantire mezzi di sussistenza alle comunità locali. Un impegno ulteriormente rafforzato con il lancio lo scorso anno di Cup of Respect, il nuovo piano di sostenibilità dagli obiettivi ancora più ambiziosi.

Un piano ancora più ambizioso

Il nuovo piano è espressione infatti di un progetto più ampio, con il quale Nescafé non si impegna solo a rispettare il futuro del caffè approvvigionandosi responsabilmente e supportando i coltivatori, ma anche a ridurre le emissioni di anidride carbonica nella fase produttiva e a educare a un corretto smaltimento delle confezioni, innovandone costantemente l’eco-design.

Primo grande target di Cup of Respect è arrivare al 100% di caffè approvvigionato in modo sostenibile entro il 2025, dal 75% raggiunto nel 2020. Questo significa che entro tre anni tutto il caffè a marchio Nescafé proverrà da coltivazioni condotte secondo gli standard di sostenibilità, il cui rispetto sarà verificato o certificato da terze parti indipendenti, come 4C, Rainforest Alliance, e completamente tracciato e riconducibile alle piantagioni d’origine.

Sempre al 2025 è fissato un altro importante target: raggiungere il 100% di confezioni riciclabili o riutilizzabili. Mentre entro al 2050 Nestlé ha fissato il target net zero, ovvero il raggiungimento delle zero emissioni di gas serra per l’intero gruppo, obiettivo al quale contribuirà Nescafé per la sua parte.

I traguardi già raggiunti

Se notevoli sono i nuovi obiettivi, non meno lo sono i traguardi che il marchio ha già raggiunto nel suo percorso di sostenibilità. Sul piano strettamente ambientale, oltre al 75% di caffè approvvigionato responsabilmente, Nescafé ha già abbattuto del 53% il consumo di acqua nei suoi stabilimenti, e del 46% le emissioni di gas serra. Inoltre, in un’ottica di economia circolare in 20 stabilimenti i fondi di caffè vengono utilizzati come biocarburanti: in tal modo un rifiuto si trasforma in nuova risorsa, consentendo di risparmiare ogni anni l'equivalente di 555.000 barili di petrolio.

Grandissimo poi l’impegno a sostegno degli agricoltori. Nel decennio 2020-2020, il brand ha distribuito oltre 235 milioni di nuove piante di caffè nei Paesi produttori e formato oltre 900.000 agricoltori sulle migliori pratiche agricole, grazie al supporto di 230 agronomi, per migliorarne quantità e qualità delle coltivazioni ma in ottica green, contribuendo così a un notevole miglioramento dell’economia agricola in Messico, Costa d'Avorio, Honduras e Vietnam.

A questo si aggiungono i programmi di potenziamento delle attività, dei quali hanno beneficiato più di 10.000 donne e giovani agricoltori, provvedendo anche alla formazione imprenditoriale di altri 10.000 conduttori delle coltivazioni, in modo da favorire lo sbocco sul mercato dei loro prodotti. Non ultimo, infine, il rafforzamento del monitoraggio sul rispetto dei diritti umani, per chi lavora nelle piantagioni e per le comunità locali. Un’opera che ha interessato in particolare Messico e Filippine e che ora verrà estesa ad altri territori.

Le stelle della mixology italiana allo Stilla Bar del Four Season Milano

Stilla Luca Angeli
Luca Angeli, bar manager del Four Season Milano
Prendono il via il 16 marzo al bar del Four Season le Bartending Nights, tre serate a tema che avranno ognuna come ospite un big della mixology italiana

Tre grandi ospiti, ognuno protagonista di una speciale serata a tema all’insegna dell’alta miscelazione. Sono le Bartending Nights, gli appuntamenti con alcuni dei big della mixology made in Italy che ha come palcoscenico lo Stilla, il bar del Four Season di Milano. Ciclo che sarà inaugurato il 16 marzo con la serata con Lucio D'Orsi del Dry Martini Sorrento, locale che tra l’altro il 4 aprile ospiterà la seconda tappa di Baritalia 2022 (leggi Baritalia Sorrento, appuntamento al Dry Martini: registrati per partecipare). Per proseguire il 13 aprile con Benjamin Cavagna del 1930 di Milano e chiudersi l’11 maggio con Matteo di Ienno de Il Locale di Firenze (tutti gli appuntamenti si svolgeranno dalle 18 alle 22).

Ideato da Luca Angeli, bar manager del Four Seasons Hotel Milano, il progetto vuole rendere omaggio alla cocktail culture italiana. «L’Italia ha una forte tradizione nella mixology: italiane sono diverse miscele icononiche così come molte delle stelle internazionali del bartending – racconta a bargiornale.it Angeli -. Vogliamo celebrare questa eccellenza con degli appuntamenti dedicati a figure di spicco del movimento, personaggi di grande caratura che hanno contribuito a fare del nostro Paese una delle scene di rilievo della mixology a livello mondiale, e che possono fornire spunti fondamentali anche per lo sviluppo del lavoro all’interno del nostro bar».

Il nuovo corso dello Stilla

Le Bartending Nights si inseriscono infatti nel nuovo corso intrapreso dallo Stilla dopo la renovation dello scorso anno, un rinnovamento che non ha interessato solo gli spazi fisici, ridisegnati dalla designer e architetto Patricia Urquiola, ma anche il concetto del bar stesso. «Alla riapertura lo scorso luglio, abbiamo presentato un concetto di bar totalmente rinnovato, sempre caratterizzato da una raffinata eleganza, ma aperto alla città, con l’obiettivo di coinvolgere un pubblico più ampio e di farne anche uno dei luoghi del bere bene a Milano – ci racconta Angeli -. È cambiata anche la proposta cocktail, ampliando anche in questo caso l’orizzonte della classica offerta d’albergo verso una mixology contemporanea, ricercata e al passo con i tempi». Una miscelazione che mette grande enfasi sull’artigianalità, con un grande lavoro sugli ingredienti, con tante preparazioni homemade, sul ghiaccio, sull’accurata selezione degli spirit, tutti super premium, con grande attenzione ai prodotti italiani, come per la ricca selezione di gin della Penisola e non solo, e alla sostenibilità, lavorando in un’ottica no waste.

«Le Bartending Nights rappresentano un passo importante del percorso intrapreso e con il quale miriamo a far entrare lo Stilla nel novero dei migliori locali del mondo – chiarisce il bar manager -. Da un lato, permettendo di aumentare la visibilità del bar e quindi far conoscere il suo nuovo volto, dall’altro rappresentando un’occasione di crescita per il nostro team. Grazie al confronto e allo scambio di esperienze con personaggi di tale livello, arrivano nuove idee e spunti sulla creazione dei drink, sull’utilizzo dei prodotti, si possono apprendere tecniche diverse per la lavorazione degli ingredienti e tutto ciò giova sia alla crescita professionale della squadra sia del livello qualitativo del bar. Ovviamente nella scelta degli ospiti abbiamo puntato su figure di bartender che possano inserirsi bene in un contesto particolare e ricercato come il nostro, che resta sempre il bar del Four Season».

I tre appuntamenti

Ogni serata ha un suo tema e avrà come protagonista tre signature dell’ospite: ricette che ne riflettono l’idea e il tipo di miscelazione da lui proposta. La prima serata in programma, a tema vodka, è con Lucio D’Orsi (16 marzo), general manager del Majestic Palace Sorrento. «Un grande bartender dal profilo internazionale, grande fautore dei prodotti della Costiera amalfitana e che viene dall’hotellerie, perfetto per la nostra tipologia di clientela», commenta Angeli. Celebre per la sua accoglienza gentile, D’Orsi si concentrerà sul Martini, la sua specialità: non a caso ha portato in Italia il primo e unico Dry Martini by Javier de las Muelas, aperto nel 2018 presso il luxury hotel sorrentino. Il drink che proporrà è il Wasabi Martini, suo twist del grande classico, fatto con Belvedere Vodka, pasta wasabi, succo di limone e Fresh ginger droplets by Javier de las Muelas.

Il secondo appuntamento (13 aprile) è con Benjamin Cavagna, bar manager del 1930 di Milano, speakeasy al ventesimo posto nella classifica 2021 di The World’s 50 Best Bar (leggi Successo italiano ai World’s 50 Best Bars) che proporrà Via Fusetti Everywhere, preparato con Bitter Fusetti, Italicus rosolio di bergamotto, melone estratto, vino di tamarillo e fragole. In questo caso abbiamo scelto di inserire una realtà e un tipo di miscelazione un po’ diversa rispetto alla tradizionale realtà del bar d’hotel, ma molto importante a livello di prestigio e qualità: Benjamin è un mixologyst tra i più apprezzati a livello internazionale e il 1930 è da anni nel circuito dei migliori bar del mondo – commenta Angeli -. Una miscelazione ovviamente legata al mondo degli speakeasy, ricercata e dal forte carattere internazionale, molto aperta alla sperimentazione di nuove tecniche e gusti, con soluzioni anche estreme. Sarà molto interessante per il team vederlo al lavoro, ma anche per il nostro pubblico».

L’ultimo appuntamento allo Stilla è con Matteo Di Ienno, bar manger de Il Locale di Firenze (51° nella classifica dei World's 50 Best Bars), con la serata dedicata al tequila (11 maggio) dove proporrà Purple Diablo, con Tequila Altos reposado, succo di carota viola acido, sciroppo di agave, albume e ginger beer. «Viene da uno dei locali più belli della Penisola, ma soprattutto ha una grande esperienza internazionale ed è un bartender che ha sempre puntato molto sulla ricerca del prodotto, proponendo una miscelazione innovativa, ma fortemente legata al territorio – conclude il bar manager -. Con lui abbiamo scelto il team tequila perché maggio per i messicani è il mese di questo distillato. Inoltre, ci permette anche di introdurre i clienti alla nostra drink list estiva, che sarà molto giocata sui distillati di agave e tropicali: una sorta di anteprima dei nuovi cocktail che proporremo».

Verso la tappa di Lecce di Baritalia insieme con le cannucce di pasta bio Canù

Cannucce di pasta bio 100% Canù
Con la presentazione delle cannucce di pasta bio 100% Canù, pubblichiamo la scheda del nuovo prodotto sponsor tecnico relativo a tutte le tappe Baritalia by Bargiornale, a cominciare da quella di Lecce, prodotto che deve essere utilizzato dai partecipanti nelle loro preparazioni. Tema di quest'anno è la Sostenibilità, la capacità di ridurre l'impatto ambientale, riducendo sprechi e valorizzando i prodotti del territorio.

Gialle, nere, verdi, rosse. Le Cannucce di pasta bio, glutenfree e no Ogm, Canù aggiungono alle guarnizioni dei cocktail una nota di colore in più. Sponsor tecnico di tutte le tappe Baritalia by Bargiornale 2022 (a cominciare da quella di Lecce), le Cannucce Canù sono prodotte dalla Cooperativa Campo di Fossombrone (Pesaro-Urbino)

La Cooperativa Campo è da trentanni (1978) all'avanguardia nella produzione agricola biologica, dai pomodori pelati alla pasta bianca e integrale, dai legumi ai condimenti, dall'olio evo all'acqua minerale.

Le Cannucce Canù sono state selezionate da Adi Design (Associazione per il Disegno Industriale) 2020 come prodotto in lizza per il premio Compasso d'Oro. Inoltre la Cooperativa Campo con le Cannucce Canù è socio sostenitore e sponsor tecnico da oltre due anni di Aibes (Associazione Italiana Barman e Sostenitori).

I concorrenti delle varie tappe di Baritalia by Bargiornale avranno così a disposizione (al posto di quelle in plastica messe fuorilegge per motivi ecologici) una cannuccia che dura più di un'ora in un cocktail prima di ammorbidirsi, senza rilascio di sapore o colore. I quattro colori variano a seconda del tipo di ingrediente scelto.
Le cannucce gialle sono realizzate con farina biologica di mais.
Le cannucce nere sono prodotte con riso Venere nerone biologico.
Le cannucce verdi si distinguono per l'impiego di farina di piselli bio.
Le cannucce rosse si fanno notare per l'utilizzo di farina di lenticchie bio.

Due sono le misure a disposizione.
Lunghe da 17-20 cm (diametro 7 mm) per bicchieri tumbler alti, disponibili in sacchetti di carta certificata Fsc da 360 pezzi.
Corte da 13-14 cm (diametro sempre 7 mm) per tumbler bassi e coppe, disponibili in sacchetti di carta certificata Fsc da 500 pezzi.
Come materiale di servizio, sono proposti espositori da banco formato A4 e portacannucce lattine da 100 pz ricavati da confezioni (nuove) da 400 g per pomodori pelati (altro prodotto aziendale).

Oltre ai distributori locali di Campo Sca, alla tappa di Lecce saranno presente docenti di La Sartoria degli Spiriti, scuola di formazione per bartender con sedi a Lecce, Taranto e Bari.

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