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Dieci lezioni da Pavé, che compie 10 anni e ancora non si prende sul serio

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Per il decennale di Pavé abbiamo chiesto ai tre soci del locale milanese che cosa hanno imparato in questa prima parte della loro avventura

Ad Aurora Grasso il titolo di Lady Amarena Junior

LADY AMARENA JUNIOR
Al centro, la Lady Amarena Junior Aurora Grasso
La studentessa dell'Ipsseoa di Catania vince la prima edizione del nuovo cocktail contest firmato Fabbri 1905 e dedicato alle aspiranti barlady

È Aurora Grasso la prima Lady Amarena Junior. 16 anni, studentessa dell’Ipsseoa (Istituto professionale di stato per i servizi enogastronomici e dell'ospitalità alberghiera) Karol Wojtyla di Catania si è aggiudicata la vittoria della prima edizione del concorso “figlio” di Lady Amarena, il contest internazionale targato Fabbri 1905 dedicato alla miscelazione al femminile.

Lady Amarena Junior è stato fortemente voluto da Nicola Fabbri, amministratore delegato di Fabbri 1905 e ideatore di Lady Amarena, e da Daniela di Piazza, presidente protempore della Rete regionale istituti alberghieri siciliani, per valorizzare il talento delle aspiranti barlady.

A questa prima edizione hanno preso parte 28 studentesse, di età tra i 16 e i 17 anni, degli istituti alberghieri di tutta la Sicilia, chiamate sfidarsi nella preparazione di una ricetta di cocktail di loro creazione rigorosamente analcolica. Palcoscenico della gara l’Istituto alberghiero Karol Wojtyla di Catania, dove le giovani concorrenti hanno presentato le loro creazioni a una giuria composta da: Roberto Rizzo, Domenico Moscato e Adriana Firicano, Lady Amarena Italia 2019, in qualità di giudici di degustazione; Santo Rapisarda, Anton Makarence e Alessandro Consoli, come giudici tecnici; Filippo Pagano e Francesco Sergente come giudici office; Giovanni Maugeri, Alessandro Tucci e Seby Messina come giudici cronometristi; Nicola Fabbri come giudice di comunicazione, a valutare la presentazione in inglese delle concorrenti.

A spuntarla è stata Aurora Grasso con il suo drink Il Bacio di Mezzanotte, nome evocativo che fa riferimento alle restrizioni del lockdown che hanno indotto a limitare al minimo i contatti umani, aspetto che i giovani hanno subito in modo particolarmente pesante. Drink composto da una base di infuso di frutta secca, miscelata con sciroppo di Amarena Fabbri, sciroppo falernum, ginger beer e crema di latte.

Una vittoria con la quale la giovane barlady, insieme al titolo di Lady Amarena Junior, si è meritata il diritto di esibirsi in occasione della finale internazionale di Lady Amarena, che si terrà a Bologna il prossimo settembre.

Il bacio della mezzanotte di Aurora Grasso

Lady Amarena Junior_IL BACIO DI MEZZA NOTTE
Ingredienti:
2 cl infuso frutta secca, cacao e arancia, 2 cl Sciroppo Amarena Fabbri, 1 cl Sciroppo Falernum Fabbri, 4 cl Ginger Beer Cortese, 1,5 cl crema di latte
Preparazione:
Versare l’infuso di frutta secca, lo sciroppo di amarena e lo scirippo Falernum nello shaker e shakerare. Versare in coppetta e completare con la ginger beer e, infine, aggiungere in superficie la crema di latte aiutandosi con un mixing spoon
Decorazione:
spiedino di frutta composto da una foglia di menta, un’Amarena Fabbri, un lampone, un’altra Amarena e una fragola
Bicchiere:
coppetta Fizz Luigi Bormioli

Remy Savage alla conquista di Parigi e Milano

Remy Savage
Savage continua nel solco della miscelazione ispirata all’arte e, dopo il successo del locale londinese dedicato al Bauhaus, progetta un bar a tema Art Nouveau a Parigi e uno in stile futurista a Milano

Lo abbiamo incontrato a Roma, per una night shift al The Court, nell’ambito della rassegna dal titolo Discover the bar through our eyes, con la collaborazione di Perrier. E lì, con il Colosseo a far da sfondo, che Remy Savage ha lanciato la bomba: «Sto per aprire due nuovi locali, a Parigi e a Milano». Contratto già firmato per il primo, che sarà nel quartiere del Marais, dove Savage ha iniziato la sua carriera travolgente. A due passi c’è infatti il Little Red Door, il bancone dietro al quale si trovava quando ha vinto il premio Bartender d’Europa nel 2017. Per Milano non c’è ancora una location, ma lui è sicuro: entro l’anno apriremo, dice. E indica in Marella Batkovic, attualmente bar manager del Bistrotto di Bogliasco (Ge), la sua futura "business partner" in Italia.

«In testa ho già tutto pronto»

«Nella mia mente è già tutto pronto”, dice il bartender francese, che racconta come voglia proseguire nel solco della connessione culturale fra miscelazione e arte. Nel suo locale collocato nei quartieri in espansione di London East, Savage ha sfondato senza avere quasi un nome e puntando tutto sulla corrente nata con la Bauhaus. Il locale si chiama A Bar with Shapes for a Name, un "bar con forme per nome", come a dire che il triangolo giallo, il quadrato rosso e il cerchio blu che caratterizzano il logo - forme e colori primari - hanno più valore dell’identità stessa del luogo.

«Non più di due minuti dalla richiesta al servizio»

Nella serata al The Court aveva portato quattro dei signature che caratterizzano la carta del suo indirizzo londinese. Tutti preparati in anticipo, così gli abbiamo chiesto se il pre-batch sarà una scelta stilistica che porterà anche nelle nuove aperture. Savage spiega che è una soluzione che è perfettamente coerente con lo stile Bauhaus, con l’idea della replicabilità artistica, nonché funzionale per quel locale in particolare, che macina 6-700 drink a sera, in uno spazio limitato. «Dalla richiesta del drink al servizio, la nostra regola è che non passino più di due minuti», dice Savage.

A Milano il tema sarà il Futurismo

Parlando dei piani per le nuove aperture, il bartender francese spiega: «Per Parigi ho scelto di dedicarmi all’Art Nouveau, perché è perfettamente in linea con lo stile della città e perché è una corrente artistica che parla di rinascita dopo un momento storico difficile, come quello che abbiamo appena vissuto con la pandemia». Ci sarà quindi un’attitudine più decorativa per il nuovo indirizzo che Savage intende aprire nella sua città, elementi presi dal mondo naturale, linee sinuose e attenzione al dettaglio. Idee chiare anche per Milano. «Voglio occuparmi di Futurismoı», dice Savage. Che scherzando aggiunge: «Magari saranno delle macchine a servire i drink nel nuovo locale milanese».

I pagamenti con pos, smartphone e smartwatch piacciono sempre di più, ma l’Italia resta in coda

L'amore degli italiani per banconote e monetine non si spezza e la nostra economia rimane ancora fortemente dipendente dal contante. Tuttavia la crescita dei pagamenti digitali è sotto gli occhi di tutti, come confermano le ultime ricerche sull'argomento. E a crescere con maggior vigore sono i sistemi di pagamento mobile e wearable

Ormai i pagamenti digitali non sono più un'opzione. L'introduzione delle sanzioni a carico di commercianti e professionisti che si rifiutano di ricevere pagamenti tracciabili è stata anticipata al 30 giugno 2022 rispetto alla date prevista in precedenza (1° gennaio 2023). Quindi, dal 1° luglio, se un esercente rifiuterà di accettare, ad esempio, un pagamento con carta di credito, sarà passibile di una sanzione pari a 30 euro più il 4% dell’importo della consumazione.

Un tema, quello dell'ampio utilizzo del contante nel nostro Paese, che è ben noto agli operatori. La notizia dell'arrivo della tanto attese sanzioni (se ne parla da almeno un decennio) riporta in piena attualità qualche dato interessante. Secondo il settimo rapporto della Community Cashless Society 2022, presentato recentemente a Cernobbio da The European House-Ambrosetti, l'Italia si posiziona tra le 30 peggiori economie al mondo per cash intensity con un valore del contante in circolazione sul Pil (Prodotto interno lordo) pari a 15,4%. In base sempre al rapporto, nel 2020 (ultimi dati disponibili) l’Italia si è piazzata terz'ultima in Europa per numero di transazioni digitali pro capite (61,5), in diminuzione, tra l'altro, rispetto al 2019 (61,7). Solo Romania (53) e Bulgaria (31) hanno fatto peggio a fronte di una media europea che si attesta a 142 (il Paese best performer è la Danimarca con 379 transazioni pro-capite). Insieme alla riduzione del numero di transazioni, nel 2020 si è registrata una riduzione del valore del transato con carte di pagamento e carte prepagate (-1,4%), che nel 2020 è stato pari a 253 miliardi di euro.

Eppure i segnali di un cambiamento nella direzione del "meno contante, più digitale" ci sono. Sempre secondo il rapporto citato, nel 2021 oltre 7 italiani su 10 hanno espresso la volontà di utilizzare maggiormente pagamenti elettronici. E il 57% dei consumatori ha effettivamente realizzato l'intento. E spicca anche il ruolo del Pnrr: gli investimenti previsti potrebbero spingere verso metodi alternativi di pagamento, generando quasi 800 milioni di transazioni digitali in più, per un controvalore superiore a 27 miliardi di euro.

Pagamenti digitali: nel 2021 sono cresciuti del 22%, ma scenario in chiaroscuro

Anche l'Osservatorio Innovative Payments della School of Management del Politecnico di Milano monitora da tempo l'evoluzione del cashless in Italia. Secondo il suo ultimo rapporto, diversi sono i segnali di un rafforzamento delle abitudini digitali degli italiani. Nel 2021 i pagamenti digitali hanno raggiunto la soglia dei 327 miliardi di euro, con una crescita nell’anno pari al +22% rispetto al 2020. Protagonisti della dinamica del comparto si confermano i pagamenti tramite carte contactless, che raggiungono i 126,5 miliardi di euro, e quelli effettuati in negozio tramite smartphone e oggetti indossabili (oltre 7 miliardi di euro).

«La pandemia da Covid-19 ha colpito molto duramente diversi comparti economici, ma non ha bloccato il mondo dei pagamenti elettronici - ha commentato Alessandro Perego, Responsabile Scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano -.  Tuttavia, il divario nei confronti degli altri Paesi europei in quanto a transazioni pro-capite è peggiorato. L’Italia, infatti, superata già nel 2019 dalla Grecia e nel 2020 dalla Germania, è scesa al 25° posto (su 27) nella classifica continentale e precede solamente la Romania e la Bulgaria, che hanno però crescite nell’anno superiori a quella italiana».

Carte contactless preferite, prendono spazio i metodi "indossabili"

Bene la penetrazione del digitale: nel 2021 la penetrazione dei pagamenti elettronici sui consumi delle famiglie ha raggiunto quota 38%, con una crescita di 5 punti percentuali. Secondo il rapporto "i pagamenti con carte contactless (pari a 126,5 miliardi di euro nel 2021) si confermano anche nel 2021 i preferiti dagli italiani per effettuare acquisti nei negozi fisici. Questa tendenza è stata resa possibile dalla diffusione delle carte e dei Pos abilitati, spinta dall’innalzamento del limite per i pagamenti senza Pin dai 25 € ai 50 €, e acuita nel corso del 2020 e del 2021 dai timori legati al Coronavirus e al possibile contagio dovuto al contatto".

A crescere con maggior vigore sono i sistemi di pagamento mobilewearable. Il loro valore ha superato i 7 miliardi di euro di valore, raddoppiato rispetto al 2020 (+106%).

Pos obbligatorio: dal 30 giugno scattano le sanzioni

Pos obbligatorio sanzioni
Foto di AhmadArdity da Pixabay
Anticipata al prossimo 30 giugno l'introduzione della doppia multa per i locali che non accettano i pagamenti elettronici. Ma ci sono anche agevolazioni per favorire l'adozione del Pos. La guida per mettersi in regola

È stata anticipata al 30 giugno 2022 (decreto legge 30 aprile 2022, n. 36, articolo 18), rispetto alla precedente data fissata al 1° gennaio 2023, l’introduzione delle sanzioni a carico di commercianti e professionisti che rifiutano di ricevere pagamenti tracciabili, di qualsiasi ammontare, con carte di debito e di credito.

Resta salvo il caso che ricorra un’oggettiva impossibilità tecnica, quale l’assenza di connettività.

Sottolineiamo che la sanzione scatterà indipendentemente dall’ammontare del pagamento, se un esercente rifiuterà di accettare un pagamento con carta per un caffè, un euro circa, la sanzione sarà pari a 30 euro + il 4% dell’importo della consumazione.

Quindi gli esercenti che non lo hanno già fatto dovranno dotarsi entro il 30 giugno 2022 del terminale necessario per l’accettazione della moneta elettronica con carte di debito o credito e non potranno rifiutare tale forma di pagamento. Farlo potrà costare caro anche perché, se si avvia l’accertamento della violazione (di competenza del prefetto), non è possibile pagare la sanzione in misura ridotta per oblazione come previsto per le altre sanzioni amministrative.

Le agevolazioni per l’adozione del Pos

Per consolarci un poco, possiamo dire che continuano a sussistere i seguenti crediti d'imposta, entrambi esenti da imposte dirette e Irap:

Bonus commissioni Pos

Credito imposta 100% se i Pos sono collegati a strumenti che consentono la memorizzazione e la trasmissione elettronica dei dati dei corrispettivi giornalieri all’Agenzia delle entrate o del 30% sulle commissioni addebitate per l’accettazione di pagamenti con altri strumenti di pagamento elettronici.

Non spetta a tutti, ma solo se i ricavi relativi all'anno d'imposta precedente sono di ammontare fino a 400.000 euro e solo per le commissioni dovute per operazioni nei confronti di consumatori finali.

Le banche o gli altri prestatori di servizi di pagamento elettronico devono comunicare, entro il giorno 20 del mese successivo a quello di riferimento, l’ammontare delle commissioni addebitate nel mese precedente e gli eventuali costi fissi periodici.

Sorge però una difficoltà perché le banche nella loro comunicazione non distinguono i pagamenti effettuati dai consumatori finali da quelli effettuati da soggetti che comunicano il possesso di partita Iva, per cui l’esercente deve individuare questi ultimi per escluderli dal calcolo del beneficio (per esempio con il calcolo dei pagamenti relativi alle fatture emesse a quei soggetti e ai relativi incassi).

Il credito d’imposta è utilizzabile dal mese successivo a quello di sostenimento della spesa esclusivamente in compensazione tramite F24 (codice tributo “6916″ indicando il mese e l’anno in cui è stata addebitata la commissione nei formati “00MM” e “AAAA”)

La relativa documentazione bancaria deve essere conservata, a disposizione per eventuali controlli per 10 anni.

Bonus per l’acquisto, il noleggio o l’utilizzo del Pos

Ulteriore credito d’imposta per il costo di acquisto, noleggio o utilizzo di dispositivi che consentono di accettare pagamenti elettronici collegati ai registratori telematici (usufruibile fino al 30 giugno 2022), calcolato sul costo di acquisto, noleggio o utilizzo e alle spese di convenzionamento o per il collegamento tecnico tra gli strumenti, spetta entro il tetto di spesa di:

  • 160 euro, per le spese sostenute per l’acquisto e il noleggio del Pos;
  • 320 euro per spese sostenute per l’acquisto di evoluti strumenti elettronici di pagamento quali “Pos smart”, con memorizzazione e trasmissione telematica dei dati.

Per il rimborso di 160 euro, la misura del credito d’imposta è la seguente:

  • 70% per i soggetti con ricavi e compensi, relativi al periodo d’imposta precedente, inferiori a 200.000 euro;
  • 40% per i soggetti con ricavi e compensi, relativi al periodo d’imposta precedente, compresi tra 200.000 e un milione di euro;
  • 10% per i soggetti con ricavi e compensi, relativi al periodo d’imposta precedente, superiori a un milione e inferiori a 5 milioni di euro.

Per il rimborso di 320 euro, invece:

  • 100% per i soggetti con ricavi e compensi, relativi al periodo d’imposta precedente, inferiori ai 200.000 euro;
  • 70% per i soggetti con ricavi e compensi, relativi al periodo d’imposta precedente, compresi tra 200.000 e un milione di euro;
  • 40% per i soggetti con ricavi e compensi, relativi al periodo d’imposta precedente, superiori a un milione e inferiori a 5 milioni di euro.

Dieci anni di Speakeasy a Pomigliano d’Arco

Speakeasy Pomigliano
10 anni fa Nino Siciliano e Domenico Casoria aprivano il loro locale che, grazie a uno stile di miscelazione fatto di ricerca e voglia di far conoscere qualcosa di nuovo ai propri clienti, è diventato un punto di riferimento per il bere di qualità per tutta la provincia napoletana

Il 3 aprile del 2012 apre lo Speakeasy di Pomigliano d'Arco. Più o meno 365 giorni prima, apriva a Roma il primo speakeasy italiano, il Jerry Thomas Project. Entrata nascosta, parola d'ordine, drink e ambiente d'antan. Questa la formula della grande novità capitolina, che nei primi mesi del 2012 Nino Siciliano e Domenico Casoria si ritrovavano a conoscere sfogliando le pagine della nostra rivista. Un format nuovo e interessante, ma decisamente prematuro per il contesto dove il duo sta aprendo: quello della provincia di Napoli. Allora di speakeasy decideranno di mantenere il nome e di avvicinarsi sempre più a quello stile di miscelazione fatto di ricerca, studio e voglia di far conoscere qualcosa di nuovo ai propri clienti.

Inizia così il loro viaggio, che ripercorriamo insieme ai ricordi di Nino, che è anche una fotografia della storia del bar italiano dell'ultimo decennio. «Nel 2012 eravamo i primi in zona ad avere più di un vermouth e a tenerlo rigorosamente in frigo. Eravamo i primi a non avere i bar mat in gomma sul bancone, ma a mettere una griglia con lo scolo dell'acqua. E questa cosa destò subito curiosità». Una curiosità all'epoca, però, non ancora radicata, per cui per il primo anno di attività le regole dello Speakeasy rimanevano quelle di qualsiasi altro bar: avere tutto. Servire il cliente in qualsiasi necessità, senza prendersi il lusso di non avere - per scelta - alcuni prodotti.

Signature, nuove proposte e classici semisconosciuti

Dopo questo periodo di assestamento, hanno cominciato a definire la propria linea, fatta di cocktail signature, nuove proposte e vecchi classici semisconosciuti. «Abbiamo capito che stavamo funzionando quando non eravamo più solo noi ad andare a bere a Napoli, ma cominciavano a venire da noi anche i colleghi della città». Ma al di là del riconoscimento dei professionisti, arriva quello dei clienti, che si traduce in una crescita costante dell'attività: da un primo organico di 3 persone alle attuali 15; da una sola sala alle due attuali e all'aggiunta del dehors esterno.

Dieci anni fatti più di sostanza che di forma: fatti di corsi di formazione e aggiornamento continuo, di acquisizione di competenze che il cliente potrà apprezzare direttamente nel bicchiere. «Nonostante abbiamo seguito anno per anno le mode del momento, passando dagli sciroppi home made di qualche anno fa alle fermentazioni di oggi, alla fine dei conti sono i grandi classici che i clienti continuano a richiedere».

Il nuovo menu celebrativo

Lo dimostra anche l'attuale menu celebrativo, che ripropone, uno per ogni anno, i best seller di questa decade. Non sono classici, ma sono tutti drink che hanno una base classica, facilmente intuibile dal cliente. Uno su tutti il Negroni, con le sue numerose varianti, che ad oggi rappresentano circa la metà dei cocktail preparati dallo Speakeasy.

C'è una curiosità moderata, unita a una maggiore consapevolezza da parte dei clienti: non esiste più “un Gin&Tonic”, ma si chiede una precisa marca. E allora succede che nei bar “di provincia” si trovano bottigliere molto fornite e ricercate, spesso più di quelle delle grandi città, perché qui si conta sui clienti locali, e quelli vanno stimolati continuamente se li si vuole mantenere a lungo. «Non possiamo puntare sul turista si passaggio, che nelle città viene dato per scontato – spiega Nino -. Noi dobbiamo offrire di più, dobbiamo tirare fuori la nostra voglia di emergere e farci sentire. Questa è una delle grandi forze della provincia: vieni da noi ed è tutto più concentrato. Trovi tutti i servizi dei quali ai bisogno a piedi, parcheggi facilmente. Spendi lievemente meno e spesso e volentieri ricevi qualcosa in più in termini di qualità. In molti contesti cittadini si danno per scontati i clienti, e per questo si abbassa più facilmente la qualità».

Una provincia in fermento

Quella di Pomigliano d'Arco e dello Speakeasy è la fotografia di una provincia in gran movimento, che negli ultimi anni sta ricevendo tutta l'attenzione che merita: una cittadina di 40.000 abitanti che fino al 2010 contava 6 attività ricettive o ristorative e che nell'ultimo censimento ne ha quasi 170. Una cittadina che negli ultimi anni è diventata un punto di riferimento della vita serale e notturna, non solo per la popolazione locale, ma anche per tante persone che si muovono dai comuni limitrofi o dal capoluogo stesso, per passare una serata piacevole. Sono tanti i professionisti della ristorazione napoletana che si sono trasferiti qui e hanno aperto le proprie realtà, alzando sempre più l'asticella di un livello di qualità generale alto, del quale lo Speakeasy può tranquillamente vantare di esser stato un apripista.

Fluid, un concept innovativo delinea la caffetteria del futuro

Fluid, interno
Nel cuore di Firenze ha aperto la caffetteria delle persone curiose, con una nuova interazione tra barista e cliente e nuove dinamiche di rotazione del personale, per dare serenità a chi lavora

Nel cuore di Firenze, in Borgo la Croce 59/B ha aperto locale nuovo sotto tutti i punti di vista: Fluid - Specialty Coffee & Sharing. Giovane, informale, colorato e senza barriere, si propone di avvicinare un buon numero di nuovi consumatori al caffè di qualità, a cominciare dagli specialty coffee di Le Piantagioni del Caffè, che ha ideato e creato il nuovo progetto con Idea Food & Beverage, società milanese di consulenza strategica e marketing con cui lo scorso anno ha realizzato il rebranding di tutta la sua offerta.

La caffetteria delle persone curiose nasce «per trasmettere ciò in cui crediamo: rispetto delle persone, volontà di fare conoscere i valori e le caratteristiche di caffè di piantagione, il piacere delle estrazioni alternative - afferma Giuseppe Adelardi, amministratore delegato di Idea Food & Beverage che monitora con attenzione la risposta della clientela e i flussi di queste prime giornate -. Facciamo tutto ciò attraverso una comunicazione pop e soluzioni come il nuovo banco su strada, il take away, la proposta di caffè che soddisfano chi cerca un prodotto facilmente comprensibile e anche i più esperti. Il menu è bilingue, ma tutta la comunicazione nello store è in lingua inglese, per sottolineare l’assenza di confini e di barriere e l’apertura a tutti, a cominciare da una clientela giovane e un pubblico internazionale, molto presente a Firenze». Dopo averla testata nel corso di eventi e fiere, dove ha riscosso ampio consenso, ha trovato una sua nicchia al centro della sala la macchina Poursteady, che realizza con precisione e in modo scenografico estrazioni a filtro (V60 e chemex), con cui i clienti possono estrarre il caffè in autonomia: un’esperienza che piace, coinvolge e avvicina a una degustazione più attenta e consapevole. Accanto agli incalliti della tazzina consumata di fretta, in pochi sorsi, senza soffermarsi sulle caratteristiche della bevanda, c’è un buon numero di persone (stimato in almeno il 10%) che non ha ancora incontrato i caffè specialty, si rivolge a marchi commerciali di qualità, ma vorrebbe qualcosa in più senza tuttavia avere gli strumenti per trovarlo e comprenderlo. L’obiettivo di Fluid, riprende Adelardi, «è intercettare quelle persone curiose, che qui possono interloquire con baristi esperti, ma con un linguaggio semplice. Ed è quello che è successo questi giorni:le persone si avvicinano, vedono i colori, chiedono cosa offriamo e soddisfiamo la loro curiosità. Proponiamo un filtro, facciamo vedere la nostra macchina un po’ magica, che emoziona e fa sì che le persone si aprano e lo gustino con attenzione. Si tratta di un messaggio che coglie soprattutto la clientela più giovane, con una mentalità elastica e con meno preconcetti». Con la nuova apertura cresce e si consolida quel piccolo distretto del caffè di qualità che è il quartiere Sant’Ambrogio, con locali come Ditta Artigianale Carducci e Coffee Mantra, con cui il dialogo e il confronto sono aperti.

Il giusto bilanciamento tra lavoro e vita privata dei dipendenti attraverso delle dinamiche di rotazione sostenibili è un’altra grande scommessa del nuovo locale. Sul numero di dicembre di Bargiornale un’inchiesta intitolata Perché non si trovano baristi individuava nella necessità di realizzare nuove impostazioni e orari di lavoro una chiave fondamentale per riportare l banco bar i giovani (e non solo) che nella pausa forzata del covid hanno avuto modo di rivalutare la propria carriera, l’equilibrio tra lavoro e vita privata, la precarietà spesso legata alla professione, cercando altre vie. «Ritengo positivo che si siano risvegliate le coscienze da questo punto di vista - afferma Adelardi - bisogna fare delle scelte e non per forza il titolare di un locale deve puntare sull’offrire i prezzi più bassi del mercato, scaricando questo vantaggio competitivo sul personale, pagandolo meno. I nostri prezzi non sono bassi: l’espresso costa 1 euro e mezzo e il cappuccino 2 euro: siamo in linea con la nuova generazione di caffetterie che vogliono condurre un discorso di qualità. Per contenere i costi lavoriamo sulla riduzione degli interventi, automatizzando laddove è possibile (pulizia e pressatura sono effettuate con apposite apparecchiature, filtri e chemex sono self service, ndr). Non effettuiamo servizio, ma il cliente ordina, attende che arrivi il suo turno, ritira il vassoio con le preparazioni che riporterà poi al banco. Siamo molto attenti al food cost e a una pianificazione attenta di tutte le spese. Gli esercenti della via ci hanno chiesto come abbiamo fatto a trovare personale; io dico “dai delle condizioni di vita che consentano loro di essere sereni”. Più tempo a disposizione significa potere sviluppare le proprie passioni personali diventando un valore e persone sempre più interessanti». Il business deve essere assolutamente sostenibile anche in vista di una crescita (una seconda apertura è prevista entro l’anno a Milano) e all’ingresso di futuri investitori.

Visto da vicino. Il locale, stretto e lungo ospita un banco di oltre 7 metri che arriva fino alla strada con tre moduli espresso e un modulo brewing di Modbar by Marzocco, nonché cinque macinacaffè  Mahlkönig E65S. L’agenzia Rawfish ha realizzato la piattaforma che ospita il website del locale integrata con il software gestionale che permette di ordinare direttamente dal tavolo, da casa o mentre si passeggia, ritirando in take away. Attraverso un pannello a led di quattro metri quadri fornito da Skill Evolution vengono trasmessi contenuti formativi e il dettaglio degli ordini pronti e in preparazione.

Da questa base si svilupperanno nuovi progetti e sviluppi, alcuni dei quali si realizzeranno nell’apertura milanese. Occhio a Fluid, una realtà dinamica e da seguire con attenzione.

Grappa & Cioccolato Store Alba, la nuova love-story fra Mazzetti d’Altavilla e Baratti & Milano

Grappa & Cioccolato
Grappa & Cioccolato Store Alba (Credits: Paolo Bernardotti)
Apre ad Alba l'originale format nato dalla partnership di due storiche realtà piemontesi

Grappa & Cioccolato Store è la sintesi di 340 anni di attività di due grandi realtà piemontesi: Mazzetti d’Altavilla, specializzati nella produzione di distillati dal 1846, e Baratti & Milano, cioccolatieri e confettieri dal 1858. Dopo aver debuttato a Milano, l'innovativo format farà il bis nella centralissima Via Maestra di Alba, capitale delle Langhe.

Uno store ad Alba: ecco perché

Nel nuovo Grappa & Cioccolato Store spirits e cioccolato si coalizzano per affascinare i turisti e i langaroli. Inaugurato il 30 aprile, è uno spazio in cui scoprire nuove frontiere del consumo sensoriale di tipicità piemontesi del food e del beverage. La scelta di aprire nel cuore dell'area dei Paesaggi Vitivinicoli piemontesi, dichiarati Patrimonio dell’Umanità nel 2014, è legata prima di tutto al ruolo di Alba come porta mondiale del turismo vitivinicolo e agroalimentare dei pendii piemontesi. Le pregiate vinacce di Barolo, Barbaresco, Arneis e altri vitigni sono al centro delle pratiche di distillazione di Mazzetti d’Altavilla. Inoltre, qui nascono anche le nocciole utilizzate da Baratti & Milano nella produzione di storiche tipologie di cioccolatini come i cremini o il gianduiotto.

L'offerta di Grappa & Cioccolato Store Alba

Nel nuovo store di Alba sono disponibili una vasta selezione di spirits come grappe, brandy, liquori, amari, bitter, gin, frutta al liquore e, al contempo, una gamma invitante di praline, tavolette, cremini (specialità di casa Baratti & Milano), caramelle, disponibili in un colorato assortimento adatto anche a comporre strenne di assoluto richiamo e gradimento. Nel negozio sarò possibile comporre idee regalo, approfittando di accostamenti anche arditi come profumi e aromi distillati da abbinare al cioccolato. I più curiosi potranno sperimentare pairing sensoriali di grande interesse.

Uno store green-friendly

Grappa & Cioccolato Store Alba avrà un allestimento scenico e green-friendly, messa a punto da Paolo Scoglio, specializzato nella progettazione di architetture in simbiosi con la natura. Seguendo la sua filosofia, il negozio smette di essere un semplice contenitori che ospita scaffali e prodotti, trasformandosi in uno spazio fisico in cui gli arredi, l'illuminazione, i prodotti e l'esperienza del cliente diventano una cosa sola. Linee continue e affilate, ispirate al terroir circostante, riprendono la tradizione enologica, il clima e la morfologia del territorio, il lavoro dell'uomo, i materiali e i colori. Per questo, per realizzare gli arredi sono statati scelti legno di rovere naturale, acciaio corten ossidato all'aria e luci a led efficienti. Uno scenario futuristico, ma capace di conservare il calore dell'esperienza umana di due storici brand.

Svelati i finalisti della Wine Cocktail Competition 2022

Wine Cocktail Competition 2022_2019
Un'immagine dell'edizione 2019 della Wine Cocktail Competition
22 i bartender che il 10 maggio al C’era una Volta in America di Caserta si affronteranno nella finale dell'edizione 2022 della competition, nata per promuovere l'uso del vino in miscelazione

Dopo due anni di stop forzato, torna l’appuntamento con la Wine Cocktail Competition, che da tanti anni mette alla prova i bartender di tutta Italia con una delle sfide più particolari e suggestive nel mondo della mixology: l’utilizzo del vino nei cocktail. Padrone di casa è sempre Renato Pinfildi, già membro del Bar Team 2021 di Bargiornale, sommelier Ais e proprietario del cocktail bar Cafè du Monde di Caserta. Tantissime le ricette inviate, oltre 150, presentate da tutta la penisola, solo 22 i finalisti, che si sfideranno il 10 maggio nella cornice del C’era una Volta in America di Caserta.

Li sveliamo in anteprima, per Bargionale: Gioacchino Cinque del Faro Bar di Positano (SA), Francesco Ferrara del Tappò Tapas Bar di Napoli, Gaetano Micillo dello Shaker club di Aversa (CE), Gianluca Parisi del Cafè del Mar di Giardini Naxos (ME), Giovanni De Gaetano del Mixture di Caserta, Vincenzo Bortone del Giardini di Marzo di Aversa (CE), Salvatore Capozzi del Fratelli Bigotti di Aversa (CE), Francesco Marone del Ja Jammo di Avellino, Enzo Russotto de I Frari delle Logge di Prato, Mino Faravolo del Suite 102 di Nola (NA), Francesco Drago del Babalú di Trani (BT), Oronzo Scarafile del Bevicisú di Ostuni (BR), Nicolò Parla del Talea Orto Botanico di Palermo, Luca Perrone del Bloom di Caserta, Beniamino Lipardi del Pluto Bar di Casal di Principe (CE), Augusto Amaral de L'Antiquario di Napoli, Edoardo Vola del Vola di Castino (CN), Pellegrino Sirignano del Grado Alcolico di Casoria (NA), Luigi Antonio Luongo, freelance da Montemiletto (AV), Luca Roatta, ceo di ludus_aperitivo, Luca Moreno Polito del Bigo Cafè di Genova e Alessio Ciucci dell’Etrusco Bar di Castel Giorgio (TR).

La sfida finale

I partecipanti dovranno realizzare quattro drink della ricetta presentata in otto minuti, descrivendoli. A giudicarli, una giuria composta da professionisti affermati del settore ed ex vincitori della manifestazione, che valuteranno tecnica, gusto e presentazione di ogni proposta. Non mancherà un giudice della comunicazione, che valuterà lo storytelling di ciascun partecipante, assieme a due presenti del pubblico che potranno incidere sulla votazione del concorrente. Uno dei principi della manifestazione è l’assoluta autonomia nel giudizio, sulla quale vigilerà la sommelier Maria Piantadosi, responsabile dell’organizzazione dell’evento.

Ma più di tutti, a vincere sarà la solidarietà: la Wine Cocktail sostiene da sempre Telethon, che sarà presente nella manifestazione con un proprio stand. La Onlus sarà protagonista di un’iniziativa particolare: la vendita in beneficenza delle bottiglie non utilizzate dai finalisti nel corso della manifestazione.

Nel corso dell’evento si svolgeranno masterclass a tema, tenute da Gruppo Montenegro, Compagnia dei Caraibi e dal Gruppo Meregalli.

Media partner dell’evento è Bargiornale, che patrocina l’evento assieme ad Ais, Aibes e Classic Cocktail Club.

A Genova la prima Mocktail Week d’Italia

genova mocktail week 2022
Dal 6 al 15 maggio andrà in scena il primo Festival del bere consapevole, che coinvolge venti locali del centro storico di Genova

Genova come Londra, Sidney o Manhattan, dove i mocktail – cocktail no alcol – sono di tendenza quanto i fratelli di spirito. Venti i locali coinvolti, oltre novanta i cocktail rigorosamente no alcol, dieci i giorni di evento (dal 6 al 15 maggio). È la Genova Mocktail Week, la manifestazione promossa da Confcommercio – Fipe, Confesercenti – Fiepet e sostenuta da Comune di Genova e Camera di Commercio di Genova, che vuol dimostrare, ai giovani ma non solo, quanto sia piacevole, salutare e divertente un cocktail analcolico, rispetto al consumo non consapevole di bevande alcoliche che contraddistingue un certo modo di vivere la notte (e, per favore, non chiamiamola movida). Focus anche su stagionalità e tracciabilità degli ingredienti, grazie alla collaborazione del Mercato Ortofrutticolo di Genova, con i prodotti a marchio "Sicuramente Fresco".

genova mocktail week locandina

Nomi storici e nuove aperture nel centro storico di Genova

I locali che partecipano alla week sono tutti raccolti nel cuore del centro storico genovese, e comprendono nomi storici della piazza e nuove aperture, in un panorama che va dallo street bar, allo speakeasy, passando per cocktail bar più ricercati o dall'anima più pop e giovane (questo l'elenco completo: Les Rouges - Cucina & Cocktails, Malkovich, Lo Speziale Amari e Liquori, Easy Peasy Cocktail Bar, Gradisca, 0,98 Atmosfere Cocktail Bar, Rebus Cocktail Bar, Ristorante Veracruz, La Cialtroneria Kowalski, Biggie, Fitz Birrificio Genovese, Zodiac, Tiflis Braceria Pizzeria, Banano Tsunami, Giano Bifronte Bistrot, 28 Erbe da Gene, Zupp).

Un corso per imparare a diffondere la cultura del bere bene

Tutti i bar aderenti hanno frequentato un corso, propedeutico alla formazione degli esercenti su come trattare clienti particolari e come indirizzare i giovani ad un bere consapevole che non sia dannoso per la salute, ma bensì un momento piacevole e con prodotti di qualità. Simbolo di questa settimana il Baxejito Analcolico, rivisitazione analcolica del Mojito con protagonista il basilico, per un cocktail fresco e dissetante, decisamente local.

«Giocare con colori e profumi»

«Per la settimana della Mocktail Week vogliamo giocare coi colori e i profumi delle erbe aromatiche e della frutta fresca. Lavanda, rosmarino, timo con i loro profumi intensi. Lime, maracuja e pompelmo rosa ideali per cocktail freschi, colorati e dissetanti», spiega Marina Porotto, titolare del Biggie, locale che si affaccia su piazza delle Erbe, ombelico della vita notturna del centro storico genovese. Ecco allora il PassionAle, a base di sciroppo passion fruit, succo di lime, Stillabunt magic velvet e soda al limone.

Oppure il “Negroni Senza” di Pierpaolo Cozzolino del Kowalski, finestra sul bere e cucina dell'Est Europa, specializzato nella vodka. In questo caso, però, nessun grado alcolico, ma un mix di succo di melograno, bitter analcolico e succo di betulla. «Questa prima edizione della Genova Mocktail Week rappresenta un ulteriore passo verso lo sviluppo di una movida sostenibile - spiega proprio Pierpaolo Cozzolino - grazie alla promozione della cultura del bere consapevole e della cultura tout court, come testimoniano gli oltre 90 mocktail disponibili nei locali aderenti all’iniziativa e gli eventi musicali di contorno alla manifestazione».

Campari Group acquisisce Picon, l’aperitivo bitter francese

Campari Group
Con l'acquisizione dello storico marchio francese da Diageo, Gruppo Campari amplia ulteriormente il suo portafoglio, rafforzandosi ancora nella categoria degli aperitivi bitter

Si arricchisce di un nuovo brand il portafoglio di Campari Group. Si tratta di Picon, tra i principali marchi di aperitivi bitter in Francia, che il gruppo milanese ha appena acquisito da Diageo: un’operazione del valore di 119 milioni di euro, che comprende l’acquisizione del marchio e delle relative attività.

Creato nel 1837 da Gaétan Picon, Picon è un aperitivo dolceamaro tradizionale francese dal distintivo sapore di arancia, che viene ottenuto da una base di erbe e arance fresche, poi essiccate. Il prodotto è disponibile in due versioni: Amer Picon Club (alc 18% in vol), liquore a base di arance dal sapore dolceamaro, utilizzato nella preparazione di cocktail, tra i quali capisaldi della miscelazione classica, come il Brooklyn (Rye whiskey, vermouth rosso, Maraschino e Amer Picon), oppure con il vino, e Amer Picon Bière (alc 18% in vol), che invece si miscela con la birra.

L’operazione è nata dalla volontà di Gruppo Campari di ampliare  ulteriormente la sua offerta nella categoria chiave degli aperitivi bitter nei mercati internazionali, guardano in particolare alla piazza francese e a quella del Benelux (Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo). E il brand Picot si rivela fondamentale in tale strategia. Il marchio ha infatti chiuso l’ultimo esercizio (30 giugno 2021) con vendite nette per 21,5 milioni di euro, generate per l’80% in Francia, dove è tra i leader del mercato nella categoria degli aperitivi bitter, e la quota restante realizzata per lo più proprio nell’area Benelux.

Per quanto riguarda la Francia, mercato strategico per Campari, l’acquisizione va a rafforzare ulteriormente la posizione del Gruppo e si pone in linea con altre importanti operazioni realizzate negli ultimi anni. Come l’acquisizione dei rum francesi Trois Rivières e La Mauny nel 2019 (leggi Campari acquisisce i rhum Trois Rivières e Maison La Mauny), e quella, l’anno successivo, della maison di champagne Lallier (leggi Gruppo Campari mette nel mirino Champagne Lallier).

Inoltre, sempre dal 2020 la Francia è entrata a far parte della rete di distribuzione diretta di Campari Group, grazie a un’altra acquisizione, quella del distributore Baron Philippe de Rothschild France Distribution. Una testimonianza dela centralità di questo mercato, il quarto più grande per il Gruppo, che lo scorso anno vi ha realizzato il 5,9% delle sue vendite nette (leggi Boom delle vendite per Gruppo Campari nel 2021).

Eurovision, il dolce omaggio di Gerla 1927

gerla 1927 eurovision
Il dolce di Gerla 1927 per l'Eurovision
La storica pasticceria torinese celebra il Song Contest con una monoporzione limited edition

Tutta l'Italia è in fermento per l'Eurovision Song Contest. Per questo Gerla 1927 ha creato un dessert monoporzione limited edition dedicato all'evento. La Pastry Chef Evi Polliotto ha pensato a un cuore bianco, decorato con i colori della bandiera italiana, che rende omaggio ai sapori torinesi più classici: la nocciola e il caffè.

Il cuore italiano di Gerla 1927

Dopo aver trionfato con le sue creazioni di design pensate per la Pasqua, la storica pasticceria torinese ha scelto di celebrare le emozioni di Eurovision Song Contest con questo cuore speciale. Il dolce è avvolto da una ganache montata caffè 1895 e cioccolato bianco. All’interno del dolce, una crema frangipane alla nocciola, un cremoso al pralinato di nocciola, uno streuzel con sfoglia e nocciole caramellate. E per i più golosi, Evi Polliotto ha creato anche la versione torta della sua ricetta.

Gerla 1927 Eurovision
Il dolce di Gerla 1927 per l'Eurovision

Dove comprare il dolce

Il dessert monoporzione è in vendita fino a sabato 14 maggio in tutti i negozi Gerla 1927 di Torino: Pasticceria Gerla 1927 (Corso Vittorio Emanuele II 86, Torino), Caffetteria Gerla (Corso Vittorio Emanuele II 88, Torino), Pasticceria Caffetteria (Via Giotto 43, Torino), Pasticceria Caffetteria La Croisette di Gerla 1927 (Corso Alcide De Gasperi 19/H, Torino), Pasticceria Caffetteria Gerla 1927 Lagrange (Via Lagrange 34/H, Torino), Caffetteria Ristorante Pizzeria (Piazza Cattaneo 9, Torino).

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