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Barawards, i protagonisti: Alex Frezza

Barawards Alex Frezza
Intervista al Bar manager dell’anno, titolare dell’Antiquario di Napoli: «Ottenere un riconoscimento per il lavoro svolto nel bar ha un valore particolare. La stima dei colleghi è fondamentale»

Nativo dell'isola di Procida, Alex Frezza è il frontman e co-proprietario de L'Antiquario, bar della Riviera di Chiaia a Napoli, eletto al 46esimo posto dell'ultima classifica dei World's 50 Best Bars. Fautore di eleganza e servizio "in giacca bianca", Alex è testimone dell'evoluzione della figura di bar manager negli ultimi anni, ruolo per cui è stato premiato ai Barawards 2021. «Il lavoro si è molto modificato già negli ultimi cinque o sei anni. Si andava verso una figura sempre più isolata, si prendevano come esempio realtà grandi, con figure di responsabilità in aree più settorializzate. Oggi invece è più orizzontale, ciascuno ha varie competenze e un ruolo più fluido». Cosa che per un bar manager diventa fondamentale, soprattutto quando c'è da fare fronte ai vari impegni che lo portano fuori dalle mura del proprio locale: «Se io sono via, so che la mia squadra è in grado di sostituirmi, proprio perché abbiamo tutti competenze di varia natura».

Senza però dimenticare le origini, se così vogliamo chiamarle: si tratta pur sempre di un ruolo attivo e creativo al bar: «Far da bere rimane fondamentale, non si possono cambiare vesti e indossare soltanto quelle di gestione e organizzazione. Quello dovrebbe competere a un manager esterno, addirittura».

Il management in senso stretto diventa però un elemento sempre più cruciale nel mondo bar di adesso, del quale Frezza certifica le evoluzioni. «Andiamo verso un affinamento commerciale, cosa che in passato è spesso mancata. Il bar manager canalizza la gestione dei costi, l'attenzione e la consapevolezza del business, che poi traduce in sala e al banco. È una sorta di passo in più, di crescita, rispetto agli inizi da bartender». Il trionfo agli scorsi Bar Awards, che ha fatto da preludio alla scalata nei 50 Best, è un'ulteriore conferma: «Ottenere un riconoscimento per il lavoro svolto nel bar ha un valore particolare, considerando anche la competizione e i nomi che fanno parte di quest'industria, di altissimo livello. La stima dei colleghi è fondamentale, significa cogliere una cosa in più de L'Antiquario e della nostra filosofia».

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Due dessert lanciano la nuova drink list del Norah was Drunk

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Il locale di via Porpora, a Milano, fa esordire la sua terza drink list e propone serate a tema dolce, con dessert al cucchiaio serviti al bancone

Il Norah was Drunk ha messo l'assenzio al centro della sua proposta, ma per una sera ha scelto di scommettere sui dolci. Il locale milanese, gioiellino di Stefano Rollo e Niccolò Caramiello aperto lo scorso febbraio in zona Lambrate, ha ospitato per una serata speciale, dietro il bancone, Luigi Giuffrè, pasticcere siciliano che lavora nella ristorazione.

Due dessert al cucchiaio con una componente alcolica

norah_was_drunk_dessert_list_3 Giuffrè ha ideato due dessert al cucchiaio preparati con i pochi strumenti a disposizione - il Norah non ha una cucina vera e propria -, dunque con frusta, spatola e forno a microonde. I due dolci, serviti in coppetta da drink al costo di 6 euro l'uno, includevano una componente alcolica. Cioccolato, arancia e rhum aveva un crumble di arancia, mousse al cioccolato 60%, gelatina al rhum e cialda al gurè di cacao. Nocciola, caffè e Borghetti, invece, era una mousseline alla nocciola con crumble al caffè, gel al Borghetti e meringa al caffè. «I clienti si sono dimostrati incuriositi e hanno apprezzato la serata speciale, con i dolci serviti al bancone come fossero cocktail», ci spiega Stefano Rollo, uno dei titolari del cocktail bar. «L'abbinamento con i nostri drink era libero, la serata ha funzionato bene e stiamo pensando di replicare a dicembre con un'altra data, questa volta con dolci di ispirazione natalizia».

La nuova drink list del Norah was Drunk

Intanto, il Norah rinnova la sua proposta presentando una nuova drink list. Niccolò Caramiello, mixologist e co-proprietario del locale, ci spiega: «Non siamo una absintheria, ma un locale dedicato alla degustazione e alla miscelazione a base di assenzio, che si presenta al quartiere con un'offerta di qualità». Confermate dieci referenze di assenzio, quattro "absinthe cocktail" - dove spicca l'Absinthe Mule, bestseller del locale, un twist sul Moscow Mule con assenzio, lime, mandorla e ginger beer - e una lista di 15 cocktail rinnovata parzialmente. «Abbiamo tenuto alcuni drink molto apprezzati come il Menage a trois (vodka, fake lime cordial, essenza al lemongrass) e il Tea smash (gin, limone, zenzero, tè al bergamotto, liquore al pompelmo rosa), e giocato con altri». Come il Dry Apple Martini, versione elegante e bilanciata di un cocktail storico. «Partendo da un distillato di sidro di mele - il Calvados - non invecchiato e quindi dalle note fresche e acidule, si ricrea un Martini cocktail molto leggero che rievoca in bocca la sensazione di mordere una mela. Anche grazie alla soluzione di acido lattico e alla profumata melina marinata nel Calvados e importata direttamente dalla Francia», spiegano i ragazzi del Norah. Degno di nota anche lo Psycho Gibson, con gin al cipollotto, mastiha, vermuth dry e cipollina alla menta, e l'House Irish Coffee, dove il caffè filtro specialty incontra il whiskey irlandese e si accompagna a una panna montata con un goccio di assenzio. norah_was_drunk_dessert_list_2

Una proposta food per distinguersi

«Tecnica e palato» chiude Stefano Rollo, «vogliamo che arrivi questo ai nostri clienti». In accompagnamento, una proposta food molto particolare, sempre nel segno della differenziazione: sardine, sgombro, polpo, baccalà portoghese, serviti in originali e colorate scatolette di latta, ma anche Jamon iberico, selezione di formaggi e cozze. Il tutto accompagnato dal pane del panificio Le Polveri di Aurora Zancanaro.

Serie speciale di ToM Premium Distilled Dry Gin per Pasticceria Cova 1817

ToM Premium Distilled Dry Gin per Cova 1817
Pasticceria Cova 1817 ha autorizzato ToM Premium Distilled Dry Gin a riportare in etichetta il marchio dello storico e prestigioso locale milanese.

Nel centro di Milano, Cova 1817 Montenapoleone rappresenta uno dei vertici delle pasticcerie storiche milanesi e luogo per incontri eleganti, insieme con Marchesi 1824 (corso Magenta), Taveggia 1909 (via Visconti di Modrone) e Sant'Ambroeus 1936 (corso Matteotti). Inaugurato nel 1817 per iniziativa dell'offelliere napoleonico Antonio Cova come Caffè Del Giardino in Corsia del Giardino (rinominata via Manzoni subito dopo la morte dello scrittore nel 1873) accanto al Teatro Alla Scala (1778), Pasticceria Cova si caratterizza subito come caffè letterario e luogo d'incontro della buona borghesia e dei patrioti milanesi. Il trasferimento nell'attuale sede di via Montenapoleone 8 (angolo via Sant'Andrea) avviene nel 1950. Passata nel 2013 in proprietà alla multinazionale del lusso francese Gruppo LVMH (Louis Vuitton Moët Hennessy), Pasticceria Cova 1817 viene rilanciata a livello internazionale con l'apertura di locali analoghi (arredi neoclassici, pasticceria artigianale milanese), oltre al già esistente locale di Hong Kong (1993), a Shangai, Pechino, Taiwan, Monte Carlo, Dubai (Emirati Arabi Uniti) e Parigi. Pasticceria Cova 1817 offre una proposta completa per la ristorazione di qualità. Al mattino è caffetteria, a mezzogiorno diventa tavola calda, nel pomeriggio sala da tè, verso sera cocktail bar. Proprio per il momento dell'aperitivo, Pasticceria Cova 1817 propone l'impiego di una serie speciale di bottiglie ToM (Touch of Milano) Premium Distilled Dry Gin, creato da Giordano Conca e Caterina Rossi Puri, personalizzate con il marchio Cova 1817. Così ToM Premium Distilled Dry Gin è diventato il protagonista di una lunga serie di cocktail a base di gin, dal Martini al Negroni e al Gin Tonic ad altre creazioni del top bartender Daniele Medicina.

La presentazione è stata tenuta di recente nel Cova Garden, il giardino dell'ospitalità ricavato nel palazzo che ospita Pasticceria Cova 1817. Nato alla fine del 2017, ToM Premium Distilled Dry Gin è un gin 100% italiano (42% alc), alcolato di bacche di ginepro arricchito da nove erbe botaniche lombarde (tarassaco, cardo mariano, salvia, scorza d'arancia, fiori di sambuco, camomilla selvatica e altre) e si caratterizza, oltre che per il disegno della bottiglia da 50 cl, per la totale assenza di ingredienti Ogm, aromi e zuccheri aggiunti. A distanza di quattro anni, ToM Distilled Dry Gin ha collezionato una serie di prestigiosi premi, dalla Medaglia d'Argento alla 4.a edizione di London Spirits Competition a quella di Bronzo alla IWSC - International Wine & Spirits Competition, sempre a Londra. Visto il successo, i due instancabili creativi di brand e packaging design sono andati oltre mettendo a punto di recente la ricetta di un liquore amaro da conversazione battezzandolo Otis Urban Spirit.
Otis Urban Spirit Amaro
 

Imballaggi Alimentari lancia la nuova linea green di Coperchi in carta

coperchi in carta Imballaggi Alimentari
L'azienda completa le linee di bicchieri monouso per bevande calde e fredde con una gamma di coordinati, disponibili in due diversi tipi di carta, che rendono green il delivery, l'asporto e il consumo on the go

I Coperchi in carta è la nuova gamma ecologica di Imballaggi Alimentari ideata e creata a completamento delle sue linee di bicchieri in carta per bevande. La nuova linea, uniformandosi al materiale cellulosico dei bicchieri, facilita il consumatore nella raccolta differenziata, agevolando il riciclo dei rifiuti, come prevede la recente direttiva europea.

La gamma Coperchi in carta dell’azienda di Sinalunga, specializzata nella produzione di pack per il fuoricasa, comprende coordinati realizzati con due tipologie di carta differenti: i coperchi in cartoncino bianco e i coperchi Bio-Eco. I coperchi prodotti in cartoncino bianco con rivestimento interno in PE dopo l’uso possono essere riciclati nella carta, contribuendo nell’ottica dell’economia circolare a ridurre sia il consumo di risorse naturali e materie prime sia il quantitativo di rifiuti destinati allo smaltimento.

I coperchi Bio-Eco sono invece realizzati in carta di bamboo e hanno rivestimento interno in PLA. Possono essere gettati nel cestino dei rifiuti organici poiché biodegradabili e compostabili, oppure possono essere anche questi riciclati nella carta. Inoltre questi coperchi, come anche i bicchieri monouso realizzati con lo stesso materiale, sono ecofriendly perché fatti con cellulosa di bamboo, materia prima che aiuta a prevenire la deforestazione, in quanto la pianta ha un ciclo di crescita rapido e spontaneo, ciò permette così di evitare l'inutile abbattimento di alberi ad alto fusto che hanno bisogno di almeno 30 anni per ricrescere.

Imballaggi Alimentari ha sviluppato i suoi coperchi in carta pensando anche alle nuove tendenze di consumo. Ideali per chiudere i bicchieri in carta monouso per bevande calde e fredde, sono perfetti per il delivery, l’asporto e il consumo on-the-go. Sono disponibili sia chiusi, per mantenere il caldo e l’aroma delle bevande come caffè e cappuccino, con foro a beccuccio, perfetti per sorseggiare a passeggio, e con taglio a croce per le bibite con cannucce.

The Race Club, lo speakeasy di Roma con la charity drink list

The Race Club
Lo speakeasy da sei mesi ha lanciato una charity drink list, con i cocktail abbinati a una causa da sostenere alla quale viene devoluta parte del costo del drink. Già donati oltre 10.000 euro

Non riesce a trattenere le lacrime, Diego Ferracani, mentre racconta quanto sia stato difficile affrontare i mesi di chiusura. Ben 18 per questo speakeasy in via Labicana a Roma, a due passi dal Colosseo, finalista ai Barawards nella categoria migliore rivelazione 2022. «Fra l’apertura dopo le 22 e l’assenza di tavoli all’esterno abbiamo sofferto più di altri locali, alla fine eravamo davvero in ginocchio economicamente e psicologicamente», aggiunge Dario Ferracani, socio e fratello di Diego, comproprietario del The Race Club insieme all’altro partner Fabio Montaruli.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la tragica perdita di uno dei ragazzi del team, Alessandro, bartender sconfitto da un male incurabile a soli 25 anni, nei mesi della solitudine della pandemia. «Ci siamo detti, se riusciamo a ripartire dobbiamo fare qualcosa per gli altri». Anche perché gli altri, cioè i clienti, nei mesi di chiusura avevano aiutato loro a sostenere i costi: «avevamo lanciato una campagna aiuti su Go Found Me dal titolo Un drink oggi per salvarci domani. In pratica chi ci conosceva scommetteva sulla nostra riapertura pre-pagando dei drink. Poiché eravamo stati aiutati noi, sentivamo di dover restituire questa generosità». È così che circa sei mesi fa è partito l’innovativo progetto di una charity drink list, dove ogni cocktail è abbinato a una causa da sostenere, con parte del costo del drink devoluto in beneficienza.

Cocktail che raccontano i progetti da sostenere

Grande l’attenzione alla comunicazione, dalla visibilità su social e newsletter alla parte visual, fino ad arrivare al copy del progetto, intitolato I have a drink: bere bene facendo del bene. Gli stessi cocktail, visivamente, danno un indizio di quale sia la causa da sostenere. C’è per esempio la sacca di sangue che contiene un twist sul Bloody Mary, che viene versato nel bicchiere al tavolo con un rimando alla Croce Rossa. Oppure il drink “azzurro” servito in un bicchiere a forma di riccio di mare per ricordare l’importanza della salvaguardia dei mari. Così come gli Inseparabili, il doppio drink best seller del locale, che piace tanto agli innamorati: «viene servito in due bicchieri a forma di uccellini, che ricordano i pappagallini inseparabili. Ci ha fatto pensare alle difficoltà delle coppie, che sono state messe in crisi da quest’ultimo terribile periodo e abbiamo pensato per questo di donare una quota a un’associazione che opera nel campo dell’igiene mentale».

Molto richiesti anche i mocktail, con ben quattro proposte in carta. «In questo caso ci ha fatto piacere accontentare la richiesta di una casa famiglia di Roma che non voleva essere collegata a drink che contenessero alcol, dal momento che si occupa di minori spesso allontanati dalle famiglie proprio per problemi di abuso di alcol. In pochi mesi siamo riusciti a fare una donazione sufficiente ad allestire la stanza dei giochi per questi bambini».

Donati oltre 10.000 euro

Nei primi sei mesi di esercizio della charity drink list The Race Club ha donato più di 10mila euro ai vari enti benefici coinvolti nell’iniziativa. «È tutto tracciato sul sito, siamo un’associazione culturale, quindi ai nostri clienti che sono anche associati chiediamo l’e-mail in modo da poterli tenere informati sulle nostre attività con la newsletter. Siamo consapevoli che la beneficienza non si debba sbandierare, ma nel nostro caso dichiariamo tutto perché ci teniamo che sia tutto trasparente, visto che indirettamente il cliente ci affida i suoi soldi».

Al Velvet del Corinthia di Londra torna in scena The Maestro Salvatore Calabrese

Velvet
Salvatore The Maestro Calabrese e il team del Velvet
Inaugurato ieri sera al Corinthia Hotel di Londra il nuovo bar Velvet. Alla guida del nuovo “destination bar”, con i nuovi interni curati da David Collins Studio, c’è il celebre bartender Salvatore Calabrese, alias "The Maestro"

Velvet, sotto la guida di Salvatore Calabrese e dell'esperto bar manager Christian Maspes, punta a divenire il nuovo teatro del buon bere londinese. Un luogo dove gli attori saranno i cocktail e i bartender gli sceneggiatori dello spettacolo. «Faremo suonare la musica dello shaker», promette The Maestro. «Corinthia London è un hotel glamour e meritava un bar all’altezza del suo prestigio», continua entusiasta Calabrese. «Con Velvet vogliamo celebrare la magia e il teatro dell'ospitalità. Con una lista di cocktail di classici che hanno superato brillantemente la prova del tempo affiancati a modern classics e ai miei signature. Velvet sarà un bar intimo e seducente che, ne siamo certi, diventerà una delle destinazioni più ambite di Londra».

Una drink list tra passato e presente

I cocktail in carta sono in buon equilibrio tra passato (con una sezione dedicata agli Anni Ruggenti) e presente. Ci sono drink realizzati con tutto l’armamentario della modern mixology e qualche colpo di scena a cura di Calabrese. Nella sezione Golden Era Vintage Cocktails troviamo super classici come Sidecar, Jack Rose, Clover Club, Dubonnet proposti con ingredienti originali del tempo. In altre parole, la famosa “Liquid History” di Salvatore Calabrese: cocktail d’epoca con ingredienti d’epoca. Per fare un esempio il Rob Roy è preparato con Johnnie Walker (del 1930 circa), Martini Rosso (del 1970) e Angustura bitters (1950), viene proposto al pubblico a 200 sterline (232 euro circa).

In carta troviamo una selezione di Salvatore’s Signatures, alcune delle sue creazioni più amate e più note - come Breakfast Martini, Negroni Svegliato e Spicy Fifty (22 sterline) – insieme a proposte analcoliche (Piano, Drums, Saxophone e Trumpet, tutti a 14 sterline) e un menu di piccoli piatti fatti per accompagnare l’orchestra dei drink.

La sezione 2020’s Modern Era comprende specialità come Americanello (Bitter Fusetti, succo di melograno, vermouth Mancino Rosso, London Dry soda); Truffle Sazerac (Cognac Rémy Martin Vsop con tartufo, Bulleit Bourbon, Peychaud & Salty orange bittes, sciroppo umami fatto in casa) e Velvet Smash (Tanqueray No. Ten, Acqua Bianca, basilico e succo di limone).

Un bar che celebra la joie de vivre

«Il nuovo bar Velvet celebra la “joie de vivre”. Può essere considerato come un omaggio alla Golden Age dei cocktail, ma con un’attitudine moderna. Gli arredi sontuosi, le tende di velluto fanno parte di un ambiente elegante pensato per l’intrattenimento degli ospiti. Per farli incontrare, divertirsi e scoprire la vera arte dei cocktail». Così ha commentato Thomas Kochs, amministratore delegato di Corinthia Londra.

Velvet sorge al posto dell'ex bar Bassoon del Corinthia London, uno dei più celebri cinque stelle nel centro di Londra. Gli interni sono stati rivisitati dai prestigiosi designer del David Collins Studio. I mobili sono rivestiti in varie tonalità di rosso e royal blue. Su tutto domina il sontuoso tendaggio rosso sul palcoscenico a fianco del banco bar. A conferire all’ambiente un ulteriore tocco glamour c’è il gioco di specchi convessi, l’illuminazione scenografica, le opere d'arte, commissionate al talentuoso artista e illustratore Robson Stannard, posizionate su entrambi i lati del camino di marmo centrale e in tutto il bar.

A Shopping Map 2022 l’analisi dei nuovi trend sociali di consumo

Shopping Map 2022
Il 4 novembre a Milano torna il convegno che aiuta a ripensare il design dell’esperienza secondo i nuovi trend sociali di consumo

È un mare agitato da continue tempeste quello dove si trovano a navigare le realtà del fuoricasa. Quando il vento della pandemia sembrava si fosse placato, ecco lo scoppio del conflitto in Ucraina ad agitare nuovamente le acque. Eventi che cambiano gli individui, portano a ripensare le proprie priorità e vanno a modificare le gerarchie dei desideri. Tutti aspetti che in ultima analisi incidono anche, andandole a modificare, sulle abitudini di consumo delle persone. Ma ogni cambiamento apre anche nuove opportunità: per coglierle però bisogna essere in grado di comprenderne le direzioni ed elaborare soluzioni coerenti con la “corrente”. E proprio le nuove direttrici delle abitudini di consumo saranno al centro della nuova edizione del convegno Shopping Map, in programma il prossimo 4 novembre alle 17.30 alla Triennale da Milano (posti liminati e registrazione obbligatoria).

Organizzato da Marketing & Trade (M&T), laboratorio milanese di idee strategiche e di soluzioni operative per retailer, brand e start up, in collaborazione con il Master in Design strategico del Politecnico di Milano e con Bargiornale, l’evento si propone di disegnare un quadro aggiornato della nuova shopping experience. Un momento di confronto tra trend sociali, strategie aziendali, progettazione dell’esperienza, per offrire agli operatori del settore, dai gestori dei locali al mondo del food retail, dalle aziende produttrici ai progettisti, gli strumenti per “leggere” la realtà che ci circonda.

I focus del convegno

Diversi i focus sui quali si soffermerà il convegno. A partire dalla rinnovata consapevolezza, dopo l’esperienza del lockdown, del ruolo centrale giocato dal mondo del fuoricasa per la socialità delle persone. Ma non solo. I locali rappresentano per gli individui anche una realtà che produce e, quindi, propone soluzioni, emozioni ed esperienze uniche, che ora occorre ripensare alla luce dei nuovi trend sociali di consumo per disegnare esperienze di consumo vincenti.

In tale contesto, un'attenzione particolare va rivolta ai nuovi significati assunti dalla dimensione domestica, a seguito di nuovi abitudini di vita e lavoro, come lo smartworking, che hanno portato alla riscoperta del valore del comfort e, soprattutto, riportato la qualità di vita a principale priorità. Qualità di vita intesa come benessere, assenza di stress, di esperienze non conflittuali: aspetti che non possono essere trascurati dalle realtà del fuoricasa. Queste si trovano così di fronte a una doppia grande sfida: da un lato sviluppare prodotti e servizi che permettano ai consumatori di vivere un'esperienzialità forte anche tra le mura domestiche; dall'altro rimodulare l'esperienza offerta all'interno dei locali tenendo presente la centralità che la domanda di comfort, benessere, intimità ha assunto per i consumatori.

Per offrire ai partecipanti nuovi strumenti per comprendere le trasformazioni in atto, nel corso di Shopping Map saranno analizzati e approfonditi in particolare quattro grandi temi: il sentiment della società e le implicazioni per i consumi, tra recupero del passato e tuffo nel futuro; le nuove categorie di segmentazione dei consumi e i rischi di rimanere ancorati alle vecchie; i nuovi significati di consumo dei prodotti, per andare oltre gli aspetti di convenienza e funzionalità; il design delle esperienze di acquisto sulla base delle nuove gerarchie dei desiderata sociali.

Gli esperti che ne discuteranno

Ad analizzare tali temi sarà un parterre di esperti di alto profilo, moderati da Rossella De Stefano, direttrice di Bargiornale: Cabirio Cautela, ceo POLI.design, Daniela Ostidich, ceo di Marketing&Trade, e Francesco Zurlo, preside della Scuola di Design Politecnico di Milano.

Ad arricchire il dibattito le testimonianze di figure di primo piano del mondo dei locali e delle aziende. Ci saranno: Chiara Bergonzi, ambassador Alpro, Donato Turba, titolare dell'Antica Macelleria Turba, Nicolò Fanzago, head of product & design di Arper, Giulio Bertolo, ceo di Elite, Gabriele e Davide Adriano, fondatori di Adriano Design, Elisabetta Salvadori, marketing director ventures di KellyDeli, Marco Pedron, pastry chef del Ristorante Cracco di Milano.

Come partecipare

Shopping Map si terrà venerdì 4 novembre alla Triennale di Milano, in via Alemagna, 6. Per prendere parte al convegno occorre registrarsi inviando una mail a info@marketingtrade.it

Per info tel 0289402219

L’Accademia del caffè espresso sede dei corsi Aromateller

Corso Aromateller
Si sono svolte le prime giornate presso la sede storica de La Marzocco che ospita le sessioni pratiche del corso di b.farm

In linea con la sua vocazione alla formazione e alla diffusione della cultura del caffè, l’Accademia del caffè espresso Marzocco ha accolto la proposta dei caffesperti Sandro Bonacchi e Andrej Godina di una partnership ufficiale, ospitando i corsi b.farm.

«Chiunque abbia voglia di imparare e specializzarsi sulla filiera del caffè da noi è il benvenuto. Solo con la cultura e la condivisione potremo rendere giustizia a questa meravigliosa bevanda» - ha affermato Nora Smahelov, coffee education leader di Accademia. Da parte sua la location è ideale, come osserva Sandro Bonacchi, perché «oltre ad essere uno spazio bello e accogliente ha tutte le attrezzature a disposizione per i vari moduli formativi. E anche una splendida serra per osservare il caffè dal vivo; qui tutto parla di caffè e fa appassionare alla materia».

In questo contesto si è da poco conclusa il primo corso Aromateller, un percorso professionale che unisce preparazione teorica sulla filiera produttiva e tre giorni di pratica in presenza. Il corso è pensato per formare nuove figure professionali che conoscano la filiera del caffè, ne siano appassionate, sappiano trasmettere quanto appreso e l’entusiasmo per la materia al consumatore finale.

Si prende dunque il via con 24 ore di webinar sulla piattaforma dedicata academy.bfarm.it, alla quale seguono prove ed esami teorici; successivamente si passa alla tre giorni in presenza. La pratica, guidata dal trainer Massimiliano Marchesi, ha fornito le competenze che fanno la differenza se messe in pratica quotidianamente da parte di chi lavora nel settore da barista, da ristoratore, da titolare di locale con la mission della qualità e delle divulgazione per una scelta consapevole del cliente.

Le tematiche affrontate: selezione del caffè crudo e riconoscimento dei suoi difetti, sensory, prove di assaggio in cupping, prove di tostatura, estrazione del caffè in espresso, cenni di latte art, la scelta dei caffè da mettere in carta e il racconto della tazzina al consumatore finale.

Tra i neo promossi del corso, Antonio Zullo di It’s Caffè afferma: «qui ho imparato la cura del dettaglio, l’attenzione alla pratica che fa davvero la differenza, in particolare l’assaggio e il racconto del caffè al cliente». Hanno partecipato anche cinque tra baristi e manager di una nuova caffetteria specialty che aprirà a breve a Napoli, anch’essi soddisfatti di un cammino completo che agevola l’avvio della nuova avventura.

Al superamento del corso i partecipanti ricevono un attestato e la qualifica di Aromateller

Lo spagnolo Lluc Crusellas è il nuovo World Chocolate Master

L'Head pastry Chef de El Carme Patisseria a Vic (Barcellona) si aggiudica la finale mondiale del concorso promosso da Cacao Barry. Antoine Carréric dalla Francia e Nicolas Nikolakopoulos dalla Grecia portano a casa la medaglia d'argento e di bronzo. Ottimo risultato anche per la nostra Anna Gerasi

Lluc Crusellas, head pastry chef della pasticceria El Carme di Vic (Barcellona), è il nuovo World Chocolate Master, iniziativa promossa da Cacao Barry con il supporto dei 23 Chocolate Academy™ centres nel mondo. 26 anni, catalano doc, Crusellas va a scrivere il proprio nome accanto a campioni del calibro come l’olandese Frank Haasnoot, campione nel 2011, l’italiano Davide Comaschi, salito sul gradino più alto del podio nel 2013, il francese Vincent Vallée, campione nel 2015, e lo svizzero Elias Läderach nel 2018. Oltre al titolo tanto ambito, lo spagnolo vince anche un'esclusiva co-creazione con gli chef cioccolatieri del famoso grande magazzino di lusso Harrods di Londra. Il risultato di questa collaborazione unica sarà esposto nel famoso grande magazzino di lusso londinese nella primavera del prossimo anno. Le prove che hanno conquistato la giuria Fin dalla sua nascita nel 2005, WCM ha cercato di tirare indietro il sipario su ciò che il mondo vedrà sui banchi delle pasticcerie e sugli scaffali del cioccolato del futuro, a maggior ragione con l'edizione di quest'anno, che si è svolto all'insegna di #TMRW_TASTES_LOOKS_FEELS_LIKE. Dopo tre intensi giorni al Salon du Chocolat di Parigi, Crusellas ha conquistato la giuria, presieduta dal pasticcere e protagonista della “School of Chocolate” di Netflix Amaury Guichon, con creazioni che hanno messo in risalto la sua attenzione ai dettagli, la creatività e la conoscenza del gusto. L'ultimo giorno, Crusellas ha presentato un cioccolato completamente senza zucchero lavorando con gli enzimi. Pensa in modo diverso, fai in modo diverso: il nome della sua prova #TRANSFORM  dice tutto. Sapori perfettamente equilibrati, Cacao Barry Alunga e Hazelnut rifinito con altro Cacao Barry Fleur de Cao. Di più: Crusellas ha conquistato anche il premio della stampa e affascinato i telespettatori da casa che gli hanno conferito il premio #WOW. La sua splendida vetrina #WOW ritrae un mondo in pericolo, con un elefante (da 170 kg) splendidamente scolpito in piedi su una terra bruciata che mostra due possibili lati del futuro. Allo stesso modo il #BONBON del nuovo World Chocolate Master assomiglia a un pezzo di terra bruciata (a base di Cacao Barry Zephur, crema di limone e olio d'oliva), per sensibilizzare tutti ai pericoli del cambiamento climatico. La parola ai protagonisti

“È incredibile vincere il titolo di World Chocolate Master dopo mesi e mesi di allenamento - ha dichiarato in una nota stampa Crusellas -. Questo non è solo un premio per me, ma per tutto il settore professionale nel mio Paese”

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“I World Chocolate Masters hanno sempre cercato di spingere i confini dell'artigianato del cioccolato a nuovi livelli e durante il concorso di quest'anno Crusellas ha stabilito uno standard completamente nuovo per l'innovazione e la creatività - ha affermato Amaury Guichon, capo della giuria WCM-. Con il poco tempo, correre i rischi che ha corso è stato avventuroso, ma lo ha distinto dalla concorrenza”

  Il podio e la bella prova di Anna Gerasi Crusellas condivide il podio con Antoine Carréric dalla Francia e Nicolas Nikolakopoulos dalla Grecia che hanno portato a casa la medaglia d'argento e di bronzo. Onore al merito anche alla nostra Anna Gerasi che ha conquistato uno splendido quarto posto e soprattutto la standing ovation da parte degli chef, della giuria e il plauso del pubblico, compresi noi di Dolcegiornale scatenati nella tribuna riservata alla stampa insieme ai colleghi Livia Chioriotti (Pasticceria Internazionale), Lavinia Martini (Vice), Alessandra Sogni (Italiana Gourmet) e Giacomo Bullo, Responsabile Comunicazione Alma. Ad Anna Gerasi, che gestisce con suo fratello la storica pasticceria Piccinelli di Brescia, va il premio #Sustainabilty grazie all’audacia di mettersi in gioco con ingredienti soltanto vegetali, che aprono una nuova strada verso la pasticceria di domani. Sfoglia la fotogallery e scopri la classifica finale

Barawards, i protagonisti: Iginio Massari della Galleria Iginio Massari di Verona

Barawards maestro Igino Massari
Intervista al titolare del locale vincitore del Premio Isa Bar pasticceria/gelateria dell'anno a Barawards 2021: «Cerchiamo di innovare i prodotti della tradizione, ricalcandone l'eleganza e accentuando il gusto»

Ottant'anni da maestro. Igino Massari, uno dei padri della pasticceria italiana nel 2020 ha aperto Galleria Iginio Massari a Verona, la terza di quattro insegne, premiato come Bar Pasticceria dell'anno agli ultimi Barawards. Un segno di resilienza e onore al sacrificio degli ultimi periodi: «La realtà è cambiata drasticamente, ma come gruppo Iginio Massari sono contento del lavoro impostato, considerando gli ultimi tre anni…». Come vede il Natale alle porte? «Con un bel punto di domanda, ma nei momenti di crisi le feste sono sempre occasione di ritrovo e la pasticceria fa da collante».

La pasticceria italiana vive un momento particolare. «Oltre alla lampante difficoltà nel trovare personale qualificato, dovremmo conoscerci di più. Tendiamo a guardare lontano, dimenticandoci quello che già abbiamo, con enormi differenze geografiche: al centro-sud Italia la tradizione è più radicata, per cui si fa riferimento a ricette classiche. Quanto più si sale verso Nord, tanto più si punta a ispirarsi all'estero».

Il futuro parla di smania di scoprire, ma con attenzione: «Mi sembra di ricalcare la strada dei professionisti giapponesi, con cui lavoro dall'82. Non hanno mai novità a sufficienza, cercano sempre qualcosa di inesplorato. Ma quando c'è eccessiva richiesta di novità, non c'è soddisfazione: aggiornarsi continuamente è costoso, non si fa in tempo a star dietro a tutto. Servirebbe ricordarsi che nella semplicità si scopre il mondo: Piero Manzoni lo aveva capito bene con la m***a d'artista».

Costanza, attenzione, studio: la combinazione per il successo. «Ogni sei mesi riassaggiamo i nostri prodotti per valutare pregi, difetti e interventi possibili. Abbiamo diminuito il 70% di parte dolce, con sempre meno zucchero, al netto di quello necessario per questioni tecniche. Cerchiamo di innovare i prodotti della tradizione, ricalcandone l'eleganza e accentuando il gusto, e individuando i fornitori più appropriati». Un consiglio per i più giovani? «Buttatevi, anche sui mercati più duri e nelle città competitive. È vero che aprendo un negozio nel deserto non si ha concorrenza, ma poi scarseggiano anche i clienti».

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Gruppo Campari punta sul bourbon e acquisisce Wilderness Trail Distillery

Gruppo Campari Wilderness Trail Distillery
Con l'acquisizione del 70% della distilleria artigianale situata nel Kentucky (Usa), Campari continua a rafforzarsi nella categoria bourbon super premium, che diventa il secondo principale asse di sviluppo del Gruppo dopo gli aperitivi

Confortato dall’ottimo andamento delle vendite (leggi Gruppo Campari: le vendite volano anche nel terzo), Gruppo Campari prosegue deciso il percorso di espansione del proprio business, puntando forte sul mercato del bourbon. Il Gruppo ha infatti messo a segno un nuovo colpo: l’acquisizione del 70% del capitale di Wilderness Trail Distillery, con l’impegno a rilevarne il restante 30% nel 2031. Un’operazione che arriva dopo quella conclusa lo scorso agosto per l’acquisizione di una partecipazione di Howler Head Kentucky Straight Bourbon Whiskey (leggi Campari Group acquisisce 15% di Howler Head Kentucky Whiskey) a testimonianza della centralità che la categoria bourbon ha assunto nelle strategia di crescita di Campari.

Situata a Danville, in Kentucky (Usa), è stata fondata nel 2012 come distilleria artigianale premium da Shane Baker e Pat Heist con l’obiettivo di produrre bourbon e rye whiskey di altissima qualità. Ciò grazie agli oltre 20 anni di esperienza dei due fondatori nella produzione di whiskey, riconosciuti come innovatori in progettazione, ricerca e sviluppo e nelle attività di fermentazione e distillazione. Il loro processo esclusivo di ammostamento per infusione utilizzato nella distilleria e la tecnica sweet mash consentono una produzione molto versatile, con l’utilizzo di dverse tipologie di cereali e ceppi di lievito, dando vita a bourbon e rye whiskey dal sapore unico.

Pura espressione di quest’arte sono i due prodotti premium lanciati nel 2018, Wilderness Trail Bourbon e Wilderness Trail Rye Whiskey. Una gamma elevata ulteriormente con la linea d’alta gamma di bourbon silver label invecchiato sei e otto anni per un gusto più intenso e maturo.

Bourbon: principale asse di sviluppo dopo gli aperitivi

«Integrando il marchio Wilderness Trail, super-premium e in forte crescita, espandiamo e rendiamo ancora più premium il nostro portafoglio di bourbon, che si prepara a diventare il secondo maggiore asse di sviluppo di Campari Group dopo gli aperitivi – ha commentato in una nota Bob Kunze-Concewitz, chief executive officer di Campari Group -. Inoltre, acceleriamo il nostro percorso di premiumisation, rafforzando ulteriormente il portafoglio Rare, la nostra divisione volta ad accelerare la crescita e a sfruttare il potenziale di una gamma selezionata di marchi ed espressioni super e ultra-premium nei nostri principali mercati».

Boom del bourbon nel mercato Usa

A spiegare la politica di rafforzamento del Gruppo nella categoria bourbon è l’ottimo andamento di tali prodotti su un mercato particolarmente importate quale quello degli Stati Uniti. Il whiskey americano è tra le tipologie spirit attualmente più in voga negli Usa, grazie alla tendenza costantemente positiva dei brown spirit e al loro utilizzo in miscelazione. Lo scorso anno l’american whiskey ha inciso per il 13% del valore totale del mercato spirit statunitense, con una crescita del 7% rispetto al 2020 legata soprattutto alle ottime performance dei prodotti super premium le cui vendite sono incrementate del 17%. Mercato dove Wilderness Trail ha fatto la sua parte, totalizzando vendite nette complessive per 40,8 milioni di dollari, tra i sui prodotti a marchio e bourbon sfuso.

Campari e il whiskey americano: la storia inizia nel 2009

Una categoria di prodotto sulla quale Gruppo Campari investe da quasi 14 anni. Il percorso nel mondo bourbon inizia infatti nel 2009 con l'acquisizione del marchio e della distilleria di Wild Turkey. Da allora, Campari ha lavorato alla premiumizzazione del portafoglio Wild Turkey, con il potenziamento e l’accelerazione della crescita del bourbon artigianale Russell's Reserve (leggi Russell’s Reserve, la riserva di famiglia dei master distiller di Wild Turkey), e il lancio del bourbon small batch Longbranch nel 2018 in collaborazione con Matthew McConaughey. Nel 2017, è stata lanciata la collezione ultra-premium Whiskey Barons, fra i quali Old Ripy, Bond&Lillard e William Butler Saffell. Alla fine dello scorso agosto il Gruppo è entrato nel capitale di Howler Head e ora è arrivata questa nuova acquisizione, che sarà conclusa entro la fine dell’anno.

TMCF, insieme per elevare la qualità del caffè in Italia

Ludovic Rossignol, fondatore e organizzatore Milan Coffee Festival
Ludovic Rossignol, fondatore e organizzatore Milan Coffee Festival
Ludovic Rossignol sottolinea l’importanza del Milan Coffee Festiva, dove apprendere, vivere la passione di una community entusiasta e divertirsi

Mancano pochi giorni all’apertura del Milan Coffee Festival, che si svolge dal 12 al 14 novembre al Superstudio Più di via Tortona. In occasione della sua presentazione ufficiale abbiamo rivolto alcune domande al suo fondatore e organizzatore, Ludovic Rossignol, a cominciare dalle adesioni che gli operatori stanno dando.

«L’industria e il consumatore supportano la nostra causa fin dal primo lancio a La Pelota in Brera nel 2018. Avendo ideato e organizzato il Coffee Festival  in città come Londra, New York, Parigi, Amsterdam, Los Angeles, Toronto, San Paolo e Cape Town è chiaro che le imprese italiane, i produttori di macchine per il caffè, i torrefattori e altri business coinvolti nell’industria del caffè conoscessero già prima che venissimo a Milano la nostra organizzazione e il dna dei nostri eventi.

Siamo l’unico evento di business che accoglie sotto lo stesso tetto l’industria e il consumatore e questo è molto speciale: TMCF è un'iniziativa dedicata a tutti. Un evento che riunisce a Milano brand come Gruppo Cimbali, La Marzocco, Lavazza, Victoria Arduino, Brita insieme a torrefattori italiani che hanno unito le forze con noi per celebrare il movimento del caffè specialty italiano. Gli operatori di Cafezal, La Sosta, Gearbox Coffee Roasters saranno infatti presenti in prima persona e offriranno esperienze di caffè incredibili parte del programma del festival.

Un’altra cosa che è molto interessante è che malgrado il covid, di cui si parlava ampiamente 6 mesi fa, abbiamo deciso di procedere con l’organizzazione del TMCF molto tardi quest’anno, più precisamente a maggio e malgrado le tempistiche strette non avremmo potuto sperare in una risposta migliore dall’industria.

Sul lato consumer Milano sta sicuramente crescendo come mercato e “impazzendo” per il mondo degli apecialty coffee, soprattutto i giovani. Oggi Milano assomiglia molto alla Londra di 10 anni fa, pronta ad accogliere questa rivoluzione del caffè.

Confermo quindi che non potrebbe esserci un momento migliore per noi per essere qui e non potrebbe esserci un momento migliore per il caffè specialty per splendere e prosperare in Italia».

Qual è il suo invito a chi già opera nel mondo specialty e a chi non lo conosce o lo percepisce “lontano”, difficile?

La scena del caffè italiano è molto interessante e affascinante: l’espresso è nato in Italia e Milano è una città focus per la finanza, la moda e il design, gremita di persone che lavorano e che hanno tempo solo per un “caffè” al volo. Il rito del caffè in Italia è pragmatico, è una necessità, una tradizione. Diversamente il movimento degli specialty coffee consiste nel renderlo più lento, nell’elevare l’esperienza del caffè rendendolo qualcosa di raffinato che possa trasportare le persone in un viaggio multisensoriale, trattato al pari livello di un buon vino o un formaggio artigianale.

Chi opera nel settore specialty e crede fortemente che esista un metodo alternativo a quello tradizionale per veicolare l’esperienza del caffè, TMCF è il posto giusto per promuoverlo al grande pubblico, condividere idee ed essere parte della comunità per far crescere il movimento ed essere catalizzatori per la crescita dell’industria.

Un esempio è Lavazza, che pochi anni fa ha lanciato un'intera collezione di specialty coffee chiamata 1895 Coffee Designers by Lavazza, si è contraddistinta per la sua capacità di renderli accessibili alle masse e che darà la possibilità durante l’evento di provare i suoi caffè.

Per chi non sa nulla del mondo degli specialty il il Milan Coffee Festival è il luogo perfetto per aggiornarsi sulle ultime tendenze.

Perché visitare TMCF?

Prima di tutto perché si tratta di una piattaforma che vuole essere un catalizzatore per la crescita dello specialty coffee. Vogliamo elevare gli standard del mondo del caffè attraverso l'educazione e la conoscenza, presentando i migliori caffè e macchinari. Il nostro obiettivo è di essere parte integrante della rivoluzione del caffè.

La seconda motivazione è il voler essere parte di questa appassionata comunità. Il movimento del caffè specialty è composto da un gruppo di persone forti sostenitori e la loro passione è contagiosa. Si tratta quindi di entrare a far parte di questa community.

Infine, per divertirsi. L’evento non è stato ideato per essere una mera esposizione per il mondo trade tradizionale, ma un luogo divertente creato per un vasto pubblico con tantissime cose da vedere ed esperienze a cui partecipare; TMCF è sicuramente il place to be - il luogo perfetto -. Segnalo alcuni appuntamenti da non perdere: le masterclass sul caffè; le coffee e cocktail school e i pit stop presso i nostri “Coffee Aperitivo Bar” in collaborazione con Cafezal, Mr. Black e Smirnoff dove verranno serviti Espresso Martini, Coffee Negroni e naturalmente le pizze di Berberè create appositamente per accompagnare i cocktail».

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