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Prosegue il boom di vendite per Gruppo Campari

Gruppo Campari
Bob Kunze-Concewitz, ceo di Campari Group
Continuano a volare le vendite di Campari Group: nel primo trimestre hanno raggiunto i 667,9 milioni, in crescita di quasi il 25% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Trainate da aperitivi, tequila e bourbon

Continuano a viaggiare con il vento in poppa le vendite di Gruppo Campari in questi primi mesi dell’anno. E si tratta di un vento piuttosto sostenuto a guardare i risultati relativi al primo trimestre con le vendite nette che hanno raggiunto quota 667,9 milioni, in crescita a doppia cifra, +24,9% a valore, rispetto ai mesi di gennaio, febbraio e marzo dello scorso anno. Una crescita in linea con le performance del 2022, chiuso dal Gruppo con vendite per 2,7 miliardi, in incremento del 24,2% sul 2021 (leggi Crescita a doppia cifra per le vendite di Gruppo Campari nel 2022). Numeri che si riflettono anche sull’andamento dell’utile, anche questo cresciuto a doppia cifra rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso: l’utile prima delle imposte è pari a 133,6 milioni (+24,8%) e l’utile prima delle imposte rettificato a 139,2 milioni (+24,6%).

A sostenere tale percorso di crescita l’andamento positivo che ha interessato, solo con qualche piccola eccezione, tutti i marchi Gruppo, in particolare gli aperitivi, tequila e bourbon, in un contesto di consumo rimasto su buoni livelli, soprattutto, e questa è un’altra notizia positiva per tutto il settore, nel canale fuoricasa. Una situazione che permette di guardare con grande ottimismo anche ai prosieguo dell’anno. «Guardando al resto del 2023, rimaniamo fiduciosi sulla dinamica positiva dello slancio del business nelle combinazioni chiave di brand e mercato, grazie alla forza dei nostri marchi, e al buon andamento del canale on-premise», ha commentato Bob Kunze-Concewitz, chief executive officer di Gruppo Campari.

Grandi numeri per i marchi globali

Andando a guardare più nel dettaglio l’andamento dei diversi marchi, quelli a priorità globale (pari al 58% del totale) hanno registrato una crescita organica del 22,0%. Come accennato, uno dei motori di crescita è stato rappresentato dagli aperitivi, con Aperol che ha registrato un incremento di vendite estremamente sostenuto, +43,6%, grazie alle ottime performance nel fuoricasa, con una crescita a doppia cifra nei suoi mercati principali, ovvero Italia, Germania, Francia, Regno Unito e Spagna, e a tripla cifra nel mercato chiave degli Stati Uniti e nel Global Travel Retail. Forte, +23,9%, l’incremento delle vendite anche di Campari, trainato soprattutto da Italia (+18,6%), mercato principale del brand, Stati Uniti (+72,6%), Brasile e Argentina.

Ancora migliore, +26,9%, l’inizio anno del portafoglio Wild Turkey, soprattutto per l’ottimo andamento del suo primo mercato, quello Usa, ma anche della Corea del Sud e al Global Travel Retail, con l’espressione di alta gamma Russell’s Reserve, in fortissima crescita, ma anche dell’American Honey. Bene anche i rum giamaicani, +15,7%, principalmente grazie a Giamaica, Regno Unito, Messico e Global Travel Retail, e Skyy, +20,8%, in forte ripresa sulla piazza chiave americana, ma che ha ricomnciato a correre anche sugli altri mercati internazionali come Argentina, Sud Africa, Cina, oltre all’Italia, e nel Global Travel Retail. Unico brand di questa fascia in controtendenza è stato Grand Marnier, crollato del 30,7%, dato sul quale ha impattato il destoccaggio in un mercato importante come quello Usa.

Volano anche i brand regionali

Risultati eccellenti anche per i brand a priorità regionale (al 25% del totale), cresciuti del 27,3%. Tra questi si conferma, con numeri significativi, la progressione di Espolòn, le cui vendite sono aumentate del 62,4%, dopo la crescita del 33,5% dello scorso anno, grazie soprattutto agli Stati Uniti e alla crescita in mercati in generale ancora piccoli per il tequila. Italia, sua piazza principale, insieme ai mercati dove è entrato più di recente, Belgio, Austria, Svizzera, Germania e Regno Unito, hanno tirato la volata a Crodino, cresciuto a doppia cifra. A doppia cifra anche la crescita di The GlenGrant, favorita dalla premiumizzazione del portafoglio, in particolare in Corea del Sud e nel Global Travel Retail. Sostenuto anche l’incremento delle vendite degli altri marchi, che includono le specialità italiane, gli spumanti Cinzano e vermouth (+11,8%) e Aperol Spritz ready-to-enjoy.

Crescita più contenuta per i marchi locali

Decisamente più contenuto, 3,8%, è stato l’aumento per i brand a priorità locale (9% del totale), dove si segnalano le performance molto positive di Campari Soda, X-Rated e Skyy ready-to-drink, a fronte di un lieve di Wild Turkey ready-to-drink nel mercato chiave australiano.

Nardini festeggia gli Alpini con una nuova limited edition della Grappa Bianca

Grappa Bianca Nardini limited edition alpini 2023
Anche quest'anno, in occasione della 94a Adunata, la storica distilleria festeggia gli Alpini con un'edizione limitata della sua iconica grappa

Si terrà ad Udine dall’11 al 14 maggio la 94a Adunata degli Alpini. E anche quest’anno Nardini celebra l’evento e il legame con il più antico corpo di fanteria da montagna attivo nel mondo con un’edizione limitata della Grappa Nardini. Un legame che affonda le radici nel secolo scorso al tempo della Grande Guerra, combattuta per gran parte sui territori veneti, trentini e friulani, quando la grappa della distilleria più antica d’Italia era diventata per le truppe alpine un bene di conforto.

La bottiglia celebrativa è quella del prodotto iconico della distilleria: Grappa Bianca Nardini. Una grappa (alc 50% in vol) dal colore cristallino ottenuta dalla distillazione di vinacce plurivitigno, caratterizzata da un gusto pieno e complesso e da aromi floreali e fruttati. Una selezione di componenti aromatiche frutto del triplo metodo di distillazione utilizzato per produrla (caldaiette, bagnomaria e metodo continuo). Un prodotto simbolo del distillato italiano nel mondo, premiato lo scorso anno con un oro alla International Wine & Spirit Competition, tra le più importanti competizioni internazionali dedicate al mondo degli spirit (leggi Oro per Grappa Bianca Nardini all’International Wine & Spirit Competition).

L'etichetta celebrativa

Per l’occasione, la bottiglia dalla forma sinuosa che custodisce il distillato, e frutto del lavoro di restyling realizzato dall’azienda due anni fa per dare un look più contemporaneo al pack (leggi Un nuovo pack per Grappa Bianca e Grappa Riserva 3 anni Nardini), si veste di un’etichetta celebrativa. Questa insieme ai tradizionali elementi grafici, tra i quali l’illustrazione del Ponte Vecchio di Bassano del Grappa, dove la storia di distilleria Nardini dal quale la sua storia prese il via, 244 anni fa, si impreziosisce del logo della manifestazione disegnato da Caterina Gasperi: una “V” rovesciata, caratteristica principale dello stemma araldico di Udine, che si fonde con la penna del cappello alpino. Completano la composizione la nappina della penna in color rosso e un tricolore, a sottolineare il nome della città.

Con questo vestito limited edition la Grappa Bianca è in distribuzione per il fuoricasa e sarà la grappa ufficiale dell’Adunata.

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Iei Connect a Milano, la sostenibilità al centro

foto @pixibay.com
@pixibay.com
Il 5 maggio l’Istituto Espresso Italiano organizza una giornata di confronto con i principali attori della filiera e i professionisti di Iei Next.

Torna lei Connect, l’appuntamento promosso dall’Istituto Espresso Italiano - Iei - per approfondire e mettere a confronto i principali attori della filiera dell’espresso. L’incontro che scorso anno ebbe come tema le certificazioni premium, si svolge il 5 aprile presso la sede di Advant Nctm in via Agnello 12 a Milano (possibilità di seguirlo anche da remoto contattando la segreteria Iei - giulia.spinoni@iei.coffee)  e affronta una tematica quantomai attuale: la sostenibilità del settore, con un programma molto denso e interessante.

10,00 saluto Luigi Morello, presidente Iei

10,15 inizio lavori

La sostenibilità come strumento di valore per le torrefazioni italiane - Valentina Bramanti e Sara Triachini - Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza

Nescafé Plan 2030, un impegno concreto per la filiera sostenibile del caffè - Marta Schiraldi, sustainability manager Nestlé Italia

L’esperienza circolare del caffè - Paolo Marcesini, direttore Italia Circolare

Movimento B Corp per le piccole medie imprese - Carlotta Trombetta, head of quality & welfare Costadoro

Sistemi di filtrazione: la sostenibilità passa anche dall’acqua! - Enrico Metti, sales director Brita Italia

ESF, sfide e opportunità - Francesca Bonino, responsabile practise Esg Advant NCTM

La trasformazione digitale sostenibile: un valore aggiunto per la filiera del caffè - Federico Bruno BBL Technology e Marcello Novelli, Hewlett Packard Enterprise

Energia elettrica sostenibile, impianti fotovoltaici - Angelo Meroni, sales manager 9ren People

Sostenibilità nei Paesi di produzione del caffè - Manuel Diaz, senior consultant Ona Consulting

15,00 Talk - La sostenibilità vista dai professionisti di Iei Next - Iei Next con la conduzione di Alessandro Maurilli.

L’appuntamento è pensato per il coffee business italiano, al fine di confrontarsi con la valutazione e la scelta di pratiche in grado di renderlo più sostenibile in termini economici, ambientali e sociali. Gli stessi che persegue Iei che, nata come società benefit persegue gli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda Onu 2030, come spiega il presidente Luigi Morello: «siamo concentrati in tre aree di interesse: people - planet - partneship e tutti i soci Iei hanno la volontà e l’orgoglio di comunicare ai consumatore e a tutti gli stakeholder l’impegno profuso; pertanto questa giornata è aperta a tutti gli attori della filiera del caffè italiana attenti e sensibili ai temi della sostenibilità. Il percorso è lungo e non c’è un arrivo, l’obiettivo è tendere al miglioramento continuo, misurandosi costantemente con trasparenza. L’incontro o rappresenta quindi un punto di partenza per una riflessione che coinvolga il maggior numero possibile di aziende del settore». 

Le esperienze proposte dal tavolo del confronto permettono di percorrere in maniera trasversale il tema della giornata: dal punto di vista universitario un approccio all’utilità per le torrefazioni italiane di sfruttare il valore della sostenibilità; poi numerosi casi aziendali per evidenziare la circolarità dell’economia fino ad arrivare a parlare delle sfide future, passando anche per l’energia, l’acqua e un caso internazionale. 

Denis Buosi dà vita a una gelateria sociale

Il maestro gelatiere unisce le forze con la cooperativa San Carlo per dare lavoro a persone con disabilità e vittime di violenza. Il 6 maggio debutta il primo punto vendita a Tradate

Tradate, in provincia di Varese, sarà la prima città a ospitare la San Carlo & Denis Buosi Gelato Experience. Il progetto “Molto più di un gelato” ha messo in sinergia il maestro gelatiere con la società cooperativa specializzata nell'inserimento sociale e lavorativo di persone con disabilità e donne vittime di violenza. Lavorare con il gelato, ricercando l'eccellenza negli ingredienti, è da sempre la missione di Buosi, che per questa esperienza ha trasferito il suo sapere a persone speciali. L'inaugurazione si terrà il 6 maggio 2023.

San Carlo & Denis Buosi Gelato Experience: il progetto sociale

La gelateria sociale San Carlo & Denis Buosi Gelato Experience nasce da un progetto di collaborazione con questa società cooperativa che si occupa dell'inserimento lavorativo di persone con disabilità fisiche e psichiche, e vittime di violenza. «Abbiamo creato una specie di co-brand - spiega Denis Buosi - Io ho fornito le basi per poter creare il gelato. I ragazzi hanno imparato a mantecare la miscela e a vendere il prodotto». Il progetto si svolge in un locale di 35 metri quadri, a Tradate (Va). La superficie è per lo più occupata dal banco. Poi c'è la vetrina con torte gelato, mousse, semifreddi e bavaresi. In una seconda vetrinetta sottozero sono esposti i ghiaccioli, i biscotti e il gelato su stecco. In più, c'è un espositore chiamato "prendi e vai", dove è possibile acqusitare succhi di frutta artigianali e altri prodotti firmati Denis Buosi Gelato Experience. «Nel locale non si effettua la somministrazione. Quindi poter vendere questi prodotti assicura al personale un ricavo importante».

Il banco gelateria di San Carlo & Denis Buosi Gelato Experience

Dall'inserimento alla vendita

Inserire le persone della società cooperativa San Carlo ha richiesto attenzione. «Bisogna avere un pochino di riguardo nell'approccio con questi ragazzi, che giungono qui un po' spaventati. Dopo averli fatti ambientare, quando si rendono conto di poter fare le stesse cose degli altri, diventano ancor più bravi. Bisogna entrare in contatto con loro, iniziando con il guardarsi in faccia fino all'apprezzarli per quello che fanno. L'aspetto più gratificante di questa esperienza è che basta poco per dare la possibilità a una persona di rinascere». La responsabile di laboratorio porta con sé una storia particolare. «Si tratta di una ragazza pakistana, che stava andando incontro allo stesso destino della povera Saman Abbas. Una zia è riuscita a mandarla via dal Pakistan, dicendole che non avrebbe più potuto tornare in patria. Con questo progetto è riuscita a integrarsi. Ora fa il gelato, si occupa degli ordini. Come tutti gli altri, anche lei esprime una grande umiltà in tutto ciò che fa. La soddisfazione ottenuta dai risultati prodotti da queste persone è tantissima».

Cosa ci sarà nel banco di Tradate

Denis Buosi ha impostato il banco secondo la sua filosofia. «La mia gelateria parte da sempre da una ricerca spasmodica di ingredienti di qualità, che fanno l'80% di un buon gelato. Il resto è tecnica e manualità. Abbiamo selezionato un pistacchio Dop dei Feudi di San Biagio. Un latte biologico dalla zona di Belluno. Abbiamo cercato di mantenere altissima la qualità, offrendo un servizio a 360 gradi. Vogliamo che la gente sappia che a vendergli il gelato ci sono persone speciali. C'è già grande entusiasmo attorno a questo progetto, tanto che sono arrivate anche delle richieste per aprire altri punti vendita simili in altre città».

Fabrizio Candino è il vincitore italiano di Art Of Italicus

Art of Italicus Aperitivo Challenge 2023 finalisti
Trionfo del bartender della Sartoria Cocktail Bar di Palermo nella finale nazionale del cocktail contest firmato dal Rosolio di bergamotto. Prossimo atto la sfida mondiale a Roma con in palio il titolo di Italicus Bartender Of The Year 2023

È Fabrizio Candino il campione italiano dell’edizione 2023 di Art Of Italicus Aperitivo Challenge. Il bartender della Sartoria Cocktail Bar di Palermo, con il suo cocktail "In-vite", si è imposto nella finale nazionale del cocktail contest che ha come tema la creazione di originali aperitivi in stile italiano a base del Rosolio di bergamotto ispirati a una qualsiasi forma di espressione d’arte. Sfida che quest’anno si è arricchita di un ulteriore l’elemento, la sostenibilità, stimolando i concorrenti nella creazione delle ricette a evitare sprechi e a utilizzare materie prime locali.

Nove i bartender, selezionati tra tutti i partecipanti, che si sono contesi il titolo nazionale con le loro creazioni di arte liquida nella finale svoltasi nella terrazza del Ceresio7 di Milano. Oltre al campione, erano in gara: Alice Michela Musso del Blind Pig di Roma con il cocktail Earth (seconda classificata), Michael Collovigh, del Gucci Giardino 25 di Firenze con il drink Zefiro (terzo posto), Michele Carusone dell’Autentico di Porto Recanati con Contado, Sara Castellone del Laboratorio Folkloristico di Pomigliano D'Arco con Tra Soggetto ed Oggetto, Edoardo Cipriani di The Soda Jerk di Verona con Liquid Universe, Dario De Ceglia del Ceresio7 di Milano con Profumo di donna, Marco Giovani dell’Eclettica Cocktail Lab di La Spezia con Bacaro e Gilberto Sicchiero dell’Art’s Bar Venice di Venezia, con Brion.

A valutare la loro prova una giuria composta da Annika Pettini, responsabile cultura per Edizioni Zero, Luca Ardito, pluripremiato bartender e Cipriani director of bars, e Mattia Pastori, esperto italiano nella mixology.

Un omaggio all'arte dell'ospitalità

Giuria che Candino ha conquistato con "In-vite", realizzato combinando Italicus con pane raffermo, infuso in un vino aperitivo, e succo di cedro. Un cocktail ispirato alla forma d’arte per eccellenza per chi lavora in un locale: quella dell’ospitalità. A quest’arte, che caratterizza il nostro Paese e l’intera cultura del Mediterraneo, che ha al suo centro la Sicilia, terra di provenienza del bartender, del quale la Sicilia, la terra del bartender, il drink rende omaggio sin dal nome. Nome che fa riferimento alla vite mediterranea, ma che innesca anche un gioco di parole con il termine inglese “invite”, che significa “invito” e il verbo “to invite”, “invitare”, richiamando così il concetto di ospitalità e accoglienza.

 

La finale internazonale a Roma

Con la vittoria Candino si è conquistato un posto nella finale internazionale di Art Of Italicus, in programma il 28 maggio all’Hotel W di Roma, nella quale affronterà i campioni degli altri dieci Paesi in gara: Regno Unito, Usa, Croazia-Slovenia, Francia, Grecia, Norvegia, Spagna, Svezia, Svizzera e Ungheria. A questi si aggiungono i concorrenti selezionati nella wild list, la sezione alla quale sono stati iscritti i bartender dei Paesi non compresi in quelli che hanno aderito al concorso.

In palio il titolo di Italicus Bartender Of The Year 2023 e il premio: un programma di mentorship con Giacomo Giannotti, proprietario e guida del Paradiso di Barcellona, cocktail bar al primo posto della classifica dei World’s 50 Best Bars (leggi L’Italia e gli italiani fanno fiesta ai World’s 50 Best Bars 2022). L’esperienza del vincitore sarà documentata in un video esclusivo che sarà pubblicato su Shoshin Art Club, la piattaforma internazionale creata da Valentino Longo e dedicata alla formazione nell’arte del bartending. In attesa della grande sfida, l’iscrizione per un anno alla Shoshin Art Club e a tutti i moduli educational proposti è il meritato premio andato a tutti i vincitori nazionali.

Medaglia d’oro per Black Sinner di Bruno Vanzan

Bruno Vanzan con Black Sinner
Il liquore al caffè firmato dal barman pluricampione del mondo si mette al collo la medaglia d'oro dei The World Drinks Awards

Il “peccatore nero” di Bruno Vanzan, liquore al caffè 100% naturale, sale sul gradino più alto del podio dei The World Drinks Awards. Un successo per Black Sinner che arriva solo a pochi mesi dal suo lancio in Italia. Vanzan e il suo “partner in crime” Adriano Costigliola con il quale ha costruito anche il successo di Iovem, si aggiudicano la medaglia d’oro per Black Sinner, un premio internazionale molto ambito al quale partecipano prodotti di 28 categorie: dalla “a” di assenzio alla “w” di whisky passando, appunto, per la "c" di coffee liquor. Il premio è attribuito da un gruppo di panelist esperti selezionati da TheDrinksReport.com, una delle più rinomate risorse online dedicate al beverage che si rivolge sia ai professionisti sia agli appassionati del settore. Un successo, quindi, che vale doppio. E Vanzan non trattiene l’entusiasmo: «Questo importante premio internazionale valorizza il lavoro, l'impegno e il sacrificio. Black Sinner per noi rappresenta la massima espressione di qualità senza compromessi. Fin dall'inizio volevamo offrire ai consumatori un prodotto 100% naturale che rispecchiasse tradizione e artigianalità. E questo risultato è una fantastica iniezione di energia». Proprio come un buon caffè, potremmo dire. 

 

Adriano Costigliola e Bruno Vanzan di Black Sinner
Adriano Costigliola e Bruno Vanzan di Black Sinner

La formula vincente 

A rendere da medaglia d’oro il prodotto è la sua formula al cui cuore c’è un blend di caffè Arabica selezionati nei Paesi dove questo ingrediente rappresenta un’eccellenza identitaria. Una miscela costituita dalla varietà etiope Sidamo, tra i monorigine più pregiati e apprezzati, coltivato nella regione del paese Africano, a un’altitudine che oscilla tra i 1600 e i 1900 metri e caratterizzato da un corpo delicato, ma dall’aroma ricco di note floreali e agrumate, e dal monorigine Colombia Superiore, che invece si caratterizza per il profilo aromatico molto pulito, fine ed elegante. Al pregio delle materie prime si aggiunge poi l’arte consolidata della torrefazione italiana per estrarne tutte le loro potenzialità, in maniera ecosostenibile e sotto la conduzione di Vanzan e Costigliola.

Completano la formula alcol da cerealizucchero e nulla più. La ricetta di Black Sinner (27% vol) è infatti del tutto priva di coloranti e di aromi artificiali, ma sono assenti anche gli stabilizzanti che solitamente si utilizzano in questo tipo di miscele di caffè per impedire il fenomeno dell’ossidazione, che avrebbe messo a rischio l’alta qualità del prodotto. In bottiglia da 70 cl, distribuito dal gruppo Stock Italia, il nuovo campione, perfetto da servire liscio, guarda anche al mondo della miscelazione, prestandosi alla preparazione sia di classici cocktail con caffè sia di nuove creazioni. Come mostrano due originali proposte, firmate Vanzan, che accompagnano il lancio di Black Sinner: Black Tonico, dove si miscela con acqua tonica, e Moka Martini, dove invece si unisce a caffè in moka, completando il tutto con tre chicchi di caffè come decorazione.

A Venezia, dal 25 al 28 maggio, la prima Select Spritz Week

Select Spritz Week
Con un ricco programma di eventi culturali, la week dedicata allo Spritz Veneziano firmata Select celebra Venezia e il legame del brand con la sua città natale

Va in scena a Venezia dal 25 al 28 maggio la prima Select Spritz Week, la settimana dedicata all’iconico cocktail aperitivo nella sua autentica versione veneziana. Firmata Select, la manifestazione vuole celebrare Venezia attraverso un ricco programma di eventi diffusi di alta caratura artistica e culturale ai quali fa da filo rosso il bere bene con protagonista lo Spritz Veneziano. Al tempo stesso l’evento vuole anche celebrare il profondo legame tra il brand di Gruppo Montenegro e la città dove è nato nel 1920, nel sestiere di Castello.

Non a caso a fare da evento première alla kermesse sarà, il 24 maggio, la presentazione in anteprima internazionale di Ca’ Select, uno spazio esperienziale città dove si potrà conoscere da vicino la storia e le caratteristiche di Select. Realizzata all’interno di un ex laboratorio industriale nel sestiere Cannaregio, su una superficie totale di 690 mq, la location sarà aperta al pubblico nei prossimi mesi, e, oltre a ospitare il cuore del processo di macerazione di alcune delle 30 tra erbe e spezie che caratterizzano la ricetta del bitter aperitivo, permetterà di vivere un viaggio immersivo nel mondo del marchio, con un’area espositiva che in maniera multimediale e interattiva ne racconta la storia e il suo legame con Venezia.

Gli appuntamenti in programma

Tanti gli appuntamenti che caratterizzano il programma della Select Spritz Week (in costante aggiornamento e che sarà pubblicato ufficialmente il 15 maggio sul sito selectaperitivo.it sul quale ci si potrà anche prenotare) segnaliamo giovedì 25 maggio l’aperitivo letterario presso la libreria Acqua Alta, in Calle Longa Santa Maria Formosa, dove si potrà godere della lettura di un libro tramite la voce di uno scrittore veneziano, seguita dalla degustazione di Select Spritz. Nella stessa giornata anche la visita guidata presso lo storico Conservatorio Benedetto Marcello a Palazzo Pisani, che si concluderà sulla terrazza panoramica del palazzo, la più alta della città, allietandosi il palato con lo Spritz Veneziano.

Venerdì 26 maggio l’appuntamento è con la masterclass alla scoperta delle note sensoriali di Select grazie alle essenze e alla guida del maestro profumiere di The Merchant of Venice, presso la Biblioteca Olfattiva della libreria Studium a San Marco, incontro che terminerà con la degustazione di Select Spritz.

L’esperienza sarà replicata anche sabato 27 maggio, giornata che ha in programma anche la visita guidata di Orsoni, l’ultima fornace storica di Venezia dove vengono prodotti i mosaici, accompagnata dalla degustazione di Select Spritz. Sempre il 27, l’esposizione, abbinata alla degustazione del cocktail, di Thus Waves come in pairs, progetto espositivo nato per ripensare lo spazio della Chiesa di San Lorenzo a partire dal tema della pluralità Mediterranei. Infine, l’aperitivo a ritmo di musica presso il plateatico di Laguna Libre nel Sestiere di Cannaregio, dove Select Spritz sarà proposto in abbinamento ai tipici cicchetti veneziani.

L’impegno per la tutela dei mari

Ma non solo, perché la valenza culturale a 360° della Select Spritz Week tocca anche il piano ambientale, in questo caso con l’impegno rivolto in particolare a sensibilizzare sull’importanza della tutela dei mari e degli oceani, a partire proprio dalla Laguna di Venezia. Ciò grazie alla partnership con Ocean Space, progetto della fondazione Thyssen-Bornemisza TBA21 che promuove, attraverso le arti, la protezione e la salvaguardia degli ecosistemi acquatici. Partnership con la quale Select sostiene gli eventi culturali (gratuiti e aperti a tutti) previsti del programma di Ocean Space durante la kermesse e fino al prossimo novembre (per il programma degli eventi: www.ocean-space.org/it/activities).

Dieci validi motivi per essere il bartender più veloce

Speed Round a Mixology Experience
Speed Round a Mixology Experience. Chi vince vola in Tasmania
Nel ricco calendario di eventi del bar show italiano, in calendario dal 7 al 9 maggio al Superstudio Maxi di Milano, c’è una gara di velocità per bartender. Tra i numerosi premi in palio, alla prima edizione di Speed Round Contest, anche un viaggio Hobart, capitale dell’Isola di Tasmania in Australia, e l’occasione di visitare la McHenry Distillery

A Mixology Experience, in programma al Superstudio Maxi di Milano dal 7 al 9 maggio, va in scena la prima edizione dello Speed Round Contest organizzato da Bartender.it in collaborazione con The Prince Factory e la sponsorship di Divini Spiritus. Per iscriversi è sufficiente registrarsi sul sito della manifestazione e presentarsi nel corso della tre giorni mesi dedicata al mondo della miscelazione in cui troverete tutti i liquori, gli spiriti, i distillati, le soluzioni no-low alcohol, oltre a una ricca scelta di masterclass e momenti di approfondimento con grandi esperti del settore. Tra i tanti premi messi in palio per chi arriverà sul podio ce n’è uno davvero speciale: un viaggio a Hobart, capitale dell’isola di Tasmania, stato federato dell’Australia, con visita inclusa alla McHenry Distillery, una delle più interessanti realtà del Down Under specializzata in gin e whisky. A consegnare il premio al vincitore ci sarà Bill McHenry in persona. Si tratta di un’occasione unica, un'esperienza irripetibile per chi si vuole mettere alla prova e, perché no, mettersi in mostra di fronte a una grande platea di professionisti compresi, ovviamente, numerosi titolari e gestori di locali. Al di là del concorso in sé, ci sono tanti buoni motivi per sfoggiare la propria rapidità di esecuzione.

10 buoni motivi per essere il più veloce

  1. La soddisfazione del cliente aumenta quando il cocktail viene preparato rapidamente.
  2. Un bartender dallo shaker facile crea una maggiore efficienza nel bar e aiuta a ridurre i tempi di attesa.
  3. Per chi gestisce un locale saper di aver in squadra bartender veloci significa migliorare la produttività e la capacità di servire un maggior numero di clienti.
  4. In Paesi dove la mancia è diffusa, dal mondo anglosassone all’Oriente, un barman veloce può arrivare a guadagnare un cospicuo extra-guadagno.
  5. Un bartender che viaggia a razzo è in grado di creare un'atmosfera energica e vivace nel bar. Un’aria di festa che diventa contagiosa.
  6. Il bartender più veloce è quello che risolve la situazione durante le ore di punta e nei weekend, quando il bar è più affollato.
  7. Un bartender veloce può evitare gli errori di preparazione dei cocktail, come la miscelazione di ingredienti in modo errato o l'utilizzo di quantità sbagliate. Perché velocità non fa rima con scarsa cura del cocktail e del suo gusto. Tutt’altro.
  8. Un bartender che viaggia spedito è in grado di gestire le richieste di cocktail personalizzati dei clienti in modo efficiente, mantenendo la qualità del servizi. Come quel sarto che oltre a cucirvi un bel vestito, riesce anche a consegnarvelo anche in tempi brevi.
  9. Se in palio, come succede a Mixology Experience, c’è pure un viaggio in Tasmania qualche buon motivo per essere il barman più veloce del West un motivo ci sarà.
  10. E considera che è il primo anno del trofeo Speed Round Contest a Mixology Experience quindi, se per caso vinci tu, il tuo nome sarà sempre il primo nel palmares del grande bar show italiano.

Alle origini del flair e dello speed round

Lo "speed round" è una sfida di abilità nel mondo del bartending e del flair che richiede grande rapidità e precisione nell'esecuzione di diverse ricette di cocktail in un breve lasso di tempo. È un genere molto popolare tra i professionisti e richiede nervi saldi, ottima gestione dello stress e organizzazione, oltre che una conoscenza approfondita dei cocktail e delle tecniche di miscelazione. Lo speed round si è diffuso in diverse parti del mondo, tra cui gli Stati Uniti, l'Europa (con il Roadhouse di Londra come esempio) e l'Asia. Negli Stati Uniti, è diventato uno standard in molti locali, come nella nota catena TGI Fridays. Proprio i bartender del Fridays hanno allenato Tom Cruise per il suo ruolo di successo nel film Cocktail del 1988. Las Vegas è stata una delle prime città ad ospitare competizioni di flair bartending già dagli anni '80 e '90 e ha contribuito notevolmente alla popolarità del movimento. Ancora oggi, Las Vegas è uno dei luoghi più importanti per la formazione e la competizione di bartender professionisti, inclusi gli eventi di speed round. Tra i grandi campioni di speed round nel mondo del bartending e del flair, ci sono Cristian Delpech, bartender argentino considerato uno dei più grandi campioni di flair bartending di tutti i tempi e vincitore di numerosi titoli di speed round, suo fratello minore Rodrigo Delpech, campione di flair bartending e vincitore del titolo di speed round al World Flair Bartending Championship nel 2012; Tomek Malek, il bartender polacco che ha vinto numerosi titoli di speed round, tra cui il Campionato del Mondo di Flair Bartending nel 2007, e Dario Doimo, il bartender italiano che è stato campione del mondo di Flair Bartending nel 2011 e ha vinto anche il titolo di speed round al World Cocktail Championship nel 2009. Inoltre, lo speed round è stato introdotto in famose competizioni classiche come la World Class di Diageo, dove rappresenta uno dei principali banchi di prova per i concorrenti sin dagli esordi della manifestazione.

The World’s 50 Best Bars lancia il nuovo premio dedicato al design

Bareksten Best Bar Design Award
Candidature aperte a tutti i locali del mondo fino al 6 giugno per il Bareksten Best Bar Design Award, il nuovo riconoscimento istituito da 50 Best per celebrare il meglio del design dei bar. Il vincitore sarà svelato a ottobre durante la cerimonia dei World's 50 Best Bar

Celebrare la bellezza dei locali e il ruolo che il design gioca nell’accoglienza e nel regalare ai clienti un’esperienza a 360°. È con questo spirito che 50 Best, l’organizzazione che assegna gli Oscar del bar ha lanciato un nuovo premio nel circuito dei The World’s 50 Best Bars (leggi L’Italia e gli italiani fanno fiesta ai World’s 50 Best Bars 2022): il Bareksten Best Bar Design Award.

Aperto a tutti i locali del mondo, che possono candidarsi fino al prossimo giugno, il riconoscimento che celebrerà il meglio del design dei bar verrà assegnato durante la cerimonia dei The World's 50 Best Bars in programma a Singapore il 13 ottobre, quando sarà svelata la classifica dei 50 migliori bar del mondo 2023.

Il Bareksten Best Bar Design Award è stato creato per premiare i bar che si distinguono per un design che pone attenzione non solo allo stile e al gusto, ma anche ad aspetti quali l’accessibilità, la sostenibilità e alla costruzione di uno spazio adeguato al proprio mercato.

I sei criteri di valutazione

Più nello specifico, sei sono i pilastri fondamentali sulla base dei quali verranno giudicati i progetti candidati: innovazione, ovvero la capacità del design di dare qualcosa di nuovo o unico al mondo dei bar; estetica, che considera il valore artistico del locale, inclusi spazi, forma colore, trama, finitura e ingegneria; accessibilità, possibilità di accesso da parte di tutti gli ospiti a tutte le aree del bar e delle sue strutture e la sua sicurezza per gli clienti e il personale; ergonomia, ovvero la funzionalità degli spazii per gli operatori e la fluidità del flusso per gli ospiti attraverso le sue strutture; eco-compatibilità, quindi l’impatto ambientale, dai materiali e le tecniche utilizzati nella costruzione all’uso dell’energia all’interazione con l’ambiente; contributo emotivo, ovvero se il design, oltre a soddisfare le esigenze pratiche, contribuisce a creare un senso di divertimento e di soddisfazione.

«Ogni anno cerchiamo di far crescere l’ecosistema The World’s 50 Best Bars – ha commentato nella nota che annuncia il nuovo premio Mark Sansom, content director di The World’s 50 Best Bars -. Quest’anno abbiamo scelto di lanciare il Bareksten Best Bar Design Award, che è la prima incursione del marchio 50 Best nel design. Per aiutarci a raggiungere questo obiettivo, ci siamo consultati con sei delle più grandi menti del design globale dei bar, che saranno i nostri giudici per questo premio. Poiché è aperto a qualsiasi bar, in qualsiasi parte del mondo, speriamo di vedere alcuni bar dal design brillante che non conosciamo ancora sotto i riflettori globali».

La giuria

A valutare i locali e a decretare il vincitore sarà una giuria di sei esperti internazionali del mondo dell’ospitalità: Alia Akkam, giornalista newyorkese esperta di bere bene e di design; Anirudh Singhal, alla guida di Speedx, realtà creata per progettare da zero luoghi di ospitalità sui principi di ergonomia e comfort, che ha firmato i progetti di oltre 500 locali in India, tra i quali tutti quelli nelle classifiche The World's 50 Best Bars e Asia's 50 Best Bars; Bethan Ryder, con oltre 25 anni di esperienza nel mondo del giornalismo del design e dei viaggi; Paul Semple, alla guida dello studio di interior design incentrato sull'ospitalità MSDO; Scott Baird, veterano dell’ospitalità e fondatore dell’agenzia creativa Rococo Cantaloupe; Shaun Clarkson, fondatore e direttore dell’omonima agenzia di design dedicata al settore hospitality con se de a Londra.

Come partecipare

Il nuovo riconoscimento è aperto a tutti i bar del mondo, senza alcun tipo di vincolo o restrizione e tutti i locali verranno giudicati in forma anonima. Ci si può candidare, entro il 6 giugno, a questo link: https://www.theworlds50best.com/stories/News/bareksten-best-bar-design-award-launch-2023.html

 

Paolo Brunelli: «Riparto da un lab centralizzato»

Paolo Brunelli punta tutto su Marzocca: un laboratorio di quasi 400 metri quadri, di cui 150 di laboratorio a vista e 80 di magazzino

La tempesta, per Paolo Brunelli, è arrivata almeno due volte negli ultimi anni. La prima si chiama Covid-19 e ha fatto da sfondo all’apertura nel 2020 del suo secondo negozio, Paolo Brunelli Combo, a Marzocca, una frazione di Senigallia (Ancona). La seconda, composta di fango e acqua, è l’alluvione che a settembre 2022 ha messo in ginocchio le Marche. Devastando il primo locale di Brunelli, in via Carducci, centro del passeggio di Senigallia appunto, e obbligandolo a una chiusura forzata di qualche mese.

L’acqua ha raggiunto l’altezza di un metro e ottanta, ha coperto totalmente le macchine del gelato e i frigoriferi. Solo i lampadari sono riusciti a salvarsi. «Mi hanno spiegato che non è tanto l’acqua quanto il fango. È il responsabile della distruzione del 90 per cento del negozio: solo ai frigoriferi ha fatto danni per 25mila euro», racconta Brunelli, uno dei maestri gelatieri più apprezzati e premiati. Che tuttavia non si fa prendere dallo sconforto e punta tutto su Marzocca: uno spazio di quasi 400 metri quadri, di cui 150 di laboratorio a vista e 80 di magazzino.

Cioccolato, confetture, torrone, creme spalmabili e lievitati

Il gelato continua a regnare sovrano, ma la produzione qui va dal cioccolato (altra passione di Brunelli) alle confetture, dal torrone alle creme spalmabili, fino ai lievitati e alla pasticceria. Una «combo», appunto, da cui ripartire. Disegnare un laboratorio così grande è stata un’occasione per ragionare sugli spazi e sulla sostenibilità, ambientale ed economica. «Abbiamo installato un impianto per il ricircolo e il recupero dell’acqua, che viene depurata e riutilizzata. In questo modo abbiamo acqua a costo zero per i macchinari e per le vetrine della vendita del gelato, con un risparmio etico ed economico di migliaia di euro all’anno», racconta. Non potendo optare per i pannelli solari, Brunelli ha scelto macchinari a basso dispendio energetico, performanti e di nuova generazione. «È un investimento che vale la pena: le spese sono contenute per il periodo e spendiamo paradossalmente meno che nel vecchio laboratorio, più piccolo». Non solo: per ottimizzare, sono stati preferiti macchinari che possano avere più funzioni differenti tra loro, anche per sostenere una produzione più che mai diversificata. Se il gelato assorbe circa il 50 per cento delle energie del laboratorio, il cioccolato si porta via un’altra fetta consistente di lavoro, circa il 25 per cento. Poi ci sono i torroni, le confetture, le spalmabili e, novità per Brunelli, la parte dedicata al forno.

«D'inverno gli spazi del gelato vanno ai panettoni»

«La lavorazione del cioccolato ha una sua stanza, che permette di gestirne al meglio la temperatura. D’estate, quando il cioccolato si ferma, viene impiegata per il gelato. Mentre d’inverno gli spazi del gelato vengono in parte ceduti ai panettoni», spiega. Sia ben chiaro, però: con Brunelli il gelato non va mai in vacanza, qui la filosofia della destagionalizzazione è di casa. «Lo facciamo 365 giorni l’anno», dichiara con fermezza. Merito di una politica ferrea attuata per proporre in stagione fredda il prodotto più estivo che ci sia. «Sono della vecchia scuola, per me il laboratorio per il gelato era fatto da pastorizzatore e mantecatore e stop. Poi ho aggiunto la macchina a bastone Cattabriga e una combinata tipo Trittico per le lavorazioni più moderne», racconta. Da Combo ha introdotto una macchina innovativa, per pastorizzare sottovuoto ma anche lavorare marmellate o cioccolateria, di Roboqbo. E un mantecatore, Principessa, che permette di risparmiare energia e acqua.

I frigo che si adattano alla stagione

Passando nella stanza dedicata al cioccolato, Brunelli schiera tre macchine del cioccolato, una bassina per i dragées e un nastro ricopritore. Piccolo focus sulle tecnologie di conservazione e refrigerazione: «Sono interessanti i frigo che possono modificare la temperatura a seconda della stagione: in positivo, in negativo o in funzione del cioccolato», racconta. Come dicevamo la vera novità di Combo è la parte del forno. «Non è un vero e proprio laboratorio di pasticceria ma ci permette di fare quello che serve», chiarisce Brunelli. C’è una cella per la lievitazione che all’occorrenza si può usare anche come frigorifero, una piccola impastatrice e un forno elettrico Moretti, «molto performante». Nella lista dei desideri del maestro gelatiere c’è poi una torroniera. «Per ora non l’abbiamo, usiamo la stessa planetaria delle torte. Forse in futuro, perché facciamo quintali di torrone».

Roboqbo

Le macchine Roboqbo vengono utilizzate anche per l’industria (roboqbo.it). «Ma sono ideali pure per il laboratorio di una gelateria moderna, dove non si fa più solo gelato», dice Brunelli. Per il suo Combo Brunelli ha scelto Qbo15, con una capacità di 15 litri, e conferma la flessibilità delle operazioni: «È una macchina innovativa che permette di pastorizzare sottovuoto, con un risultato molto performante per quanto riguarda l’uso degli ingredienti». Lavorando in sottovuoto, infatti, si elimina l’ossidazione e si proteggono le caratteristiche organolettiche e i colori naturali delle materie prime. Oltre che per il gelato, Brunelli la usa tutto l’anno diversificando le produzioni, dalle marmellate alla cioccolateria, fino alla crema pasticcera (che, confida, viene perfetta). La macchina, che può raggiungere una temperatura massima di 120 ºC, tramite un software ad hoc consente inoltre la gestione e il monitoraggio dei processi e la memorizzazione e la replicabilità delle formule. Un sistema all-in-one, perché permette di immettere nella vasca tutti gli ingredienti in un’unica operazione.

Mantecatrice principessa

Nella creazione del suo laboratorio di Marzocca Paolo Brunelli ha dato ampio peso alla sostenibilità, economica e ambientale. Da qui la scelta di acquistare Principessa, firmata da Motor Power Company (principessagelato.com). «Si tratta di una macchina industriale che lavora con la corrente a 220 volt, permettendo un risparmio energetico», spiega il maestro. Non solo: non necessita di acqua per il funzionamento, quindi l’impatto dal punto di vista idrico è pari a zero. C’è poi la comodità che la mantecazione avviene con una tecnologia avanzata e in un solo contenitore: una carapina standard in cui gli ingredienti vengono miscelati e che permette di aggiungere elementi come granelle e frutta in pezzi in qualsiasi momento della lavorazione. Una volta che il gelato è pronto, la carapina può essere riposta nel banco di conservazione e distribuzione senza dover spostare il gelato. In un’ora la macchina riesce a produrre 30 chili di granita siciliana e circa 21 di creme e sorbetti.

Forno

Per Paolo Brunelli la parte del forno è stata la grande novità nel passaggio dal laboratorio di Senigallia a quello di Combo a Marzocca. La scelta è caduta su un forno elettrico ventilato Moretti della SerieF Fanbake (il modello si chiama F100E - morettiforni.com). «Non si tratta di un macchinario specifico, ma è proprio quello che serve a me per il tipo di produzione che facciamo. Non venendo dalla pasticceria secca ma dalla ristorazione, la cosa più esaltante per me è proprio l’uso a 360 gradi che se ne può fare», racconta Brunelli. Il suo giudizio è che si tratti di un forno molto performante, capace di accogliere fino a dieci teglie da 60x40 centimetri. «Soprattutto nell’ultimo anno, visti anche i rincari della corrente, lo accendiamo sempre a pieno carico», spiega. Prodotto dall’azienda marchigiana Moretti Forni, il forno può essere montato sopra una cella di lievitazione o un supporto in metallo verniciato. Tramite l’interfaccia elettronica dà modo di impostare cento programmi personalizzabili con la possibilità di gestire fino a nove fasi di cottura. Il sistema di ventilazione alternata assicura l’uniformità di cottura degli alimenti, mentre la valvola vapori motorizzata e la vaporizzazione regolabile aiutano a gestire l’umidità. La temperatura massima raggiunta dalla camera di cottura è di 270 ºC, mentre la cella di lievitazione in acciaio inox arriva a 65 ºC.

Massimo Battaglia spiega il rapporto tra terra e gusto

Diversi tipi di terreno
Terra sedimentaria, vulcanica, rossa: il carattere e l’unicità del prodotto in tazza sono determinati dal terroir, ovvero dalla componente legata al suolo.

Come per il vino, anche per il caffè il terroir, ovvero la componente legata al suolo, all’ambiente, all’altitudine (una parte ambientale alla quale ora si aggiungono anche quelle sociale ed economica chi di produce) determina il carattere e l’unicità del prodotto finale.

«La filiera del caffè è molto lunga e composta da tre parti: la produzione e la lavorazione nelle terre d’origine, la tostatura e l’estrazione - osserva Massimo Battaglia, research coffee leader presso l’Accadekmia del Caffè Espresso -. L’attenzione e la ricerca si sono sempre concentrate sulle ultime due, che avvengono nei Paesi consumatori, mentre solo di recente ha compreso anche le prime». Anche per il caffè, diversi tipi di terreno di falde freatiche e di regimi idrici determinano differenti caratteristiche delle drupe.

«Il suolo ideale è sciolto, ovvero sabbioso, organico e drenante: al caffè piace l’acqua, ma fuori terreno, sulla chioma - riprende Battaglia -. Ho lavorato in Guatemala, dove le precipitazioni sono anche di 5-6000 mm l’anno, con un breve periodo di siccità nel periodo della allegagione e l’inizio dell’ingrossamento dei frutti. I migliori terreni sono quelli di origine vulcanica, con una base di limo e soprattutto di ceneri: il 70% delle coltivazioni si trovano sulle dorsali vulcaniche».

Esempi della correlazione tra il terreno e le caratteristiche di gusto e aroma dei caffè si trovano presso l’Accademia a Pian di San Bartolo (FI). Quello dell’Etiopia si mostra “povero”, formato da rocce madri differenti, poco fertile e povero di sostanze organiche: questa situazione pone in situazione di stress la pianta, che produce una quantità inferiore di ciliegie, ma più ricche di sapore. I caffè etiopi sono altamente aromatici.

Il suolo di colore rosso tipico del Brasile è il risultato della decomposizione di rocce basaltiche (di origine magmatica) ricche di ferro ossidato, una forma non assimilabile per le piante. Considerata anche la coltivazione per lo più intensiva, priva di un sistema agroforestale complesso, il suo caffè risulta elegante, ma privo di picchi di alta qualità; per lo più il gusto è morbido, con note di cioccolato, caramello e una bassa acidità.

La terra vulcanica si presenta più scura: in questo caso è della Tanzania, ma la si trova anche Costa Rica, Colombia, Perù, Equador, Indonesia: sono terreni  fertili, ben drenati e ricchi di sostanza organica. Permette una migliore distribuzione della parte radicale, una maggiore resistenza agli stess idrici e dà un caffè più elegante, con una buona acidità e dolcezza, con aromi legati alla frutta.

Terra & gusto La terra sedimentaria dà caffè molto aromatici. I terreni vulcanici danno caffè acidi e fruttati. La terra rossa conferisce ai caffè morbidezza e dolcezza.

Massimo Battaglia è research coffee leader presso l’Accademia del Caffè Espresso. Agronomo tropicalista, ha operato in programmi di cooperazione internazionale sul caffè in Nicaragua, Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Santo Domingo, Cuba, Haiti, Panama, Honduras, Colombia, Ecuador, Capo Verde, Etiopia, Tanzania, Indonesia. 

Giro del mondo in un cono gelato: le tendenze dai cinque continenti

Dall'Africa all'Europa, ecco le principali novità dai laboratori di gelateria. Parola chiave: esaltare gli ingredienti locali

Non solo crema e cioccolato: il mondo ha voglia di gelato e di novità in cono e coppetta. Osservando ciò che accade nei cinque continenti, si scopre che in Sudafrica la gelateria del biologo Tapiwa Guzha ha lanciato il gelato al rooibos. In Cina uno dei gusti più famosi si chiama Terra. In Australia si lavora il Boysenberry. Negli Stati Uniti si vendono coni di “sweet socialism”. E in Europa lavoriamo a variazioni sull'eterno pistacchio. Dopo esserci chiesti se siamo pronti al gelato al gusto di grillo, ecco le ultime tendenze dal mondo.

Gelato: i trend in Africa

In Sudafrica, a Capetown, c’è la gelateria di Tapiwa Guzha, biologo molecolare originario dello Zimbabwe. Negli ultimi anni sta rivoluzionando la gamma dei gusti “classici” stupendo i propri clienti con il gelato “african flavour”. Attraverso spezie e ingredienti ispirati alla cucina del continente, garantisce un’esperienza di gusto insolita, valorizzando al contempo la ricchezza e la diversità del patrimonio culinario dei Paesi africani. Il suo prodotto di punta è il gelato al rooibos, pianta molto popolare nel continente, tipicamente utilizzata per il tè. A questo gusto viene aggiunto un tocco di marmellata di patate dolci. Inoltre, chiunque può suggerire al proprietario un ingrediente proveniente da ogni parte del continente africano per trasformarlo in un gelato.

Cosa succede in Australia

Negli ultimi anni, in Australia è esplosa la passione per il gelato. Tantissime le insegne artigianali che omaggiano la tradizione italiana. La catena Gelatissimo accosta ai gusti più famosi anche ricette legate a frutta di stagione del territorio. Ne è un esempio il variegato al Boysenberry. Questo frutto è un incrocio tra mora e lampone. Si parte da frutti 100% australiani, coltivati in una fattoria a conduzione famigliare nella Yarra Valley, nella regione di Vittoria. Si arriva al variegato consigliato in abbinamento a un sorbetto di lampone o a un sorbetto al cocco.

La Cina innamorata del gelato

Il gelato sta diventando popolare anche in Cina. Fagioli azuki o fagioli verdi sono ancora gusti gettonatissimi, ma nuovi flavour stanno prendendo piede. Un esempio il gusto al tè boba con perle di tapioca congelate o il nuovissimo Bianconiglio, una ricetta che ricrda una caramella cinese vintage. La città in cui scoprire i trend del momento è Shanghai, dove le gelaterie spuntano come funghi. Tra queste, c'è Bonus Gelato di Lu Xiaoxun. Il format ideato da questo gelataio ha permesso ai cinesi di "viaggiare" con un cono gelato in mano durante il Covid. Tra i punti di forza del suo gelato c'è l'essere il 30% meno dolce rispetto a quello americano ed europeo. A quanto pare, i cinesi prediligono gusti meno zuccherati. Il gusto più famoso del banco di Lu si chiama Terra. È vegan, fatto di latte d'avena e ha variegature blue e verdi, che fanno somigliare la vaschetta al pianeta osservato dall'alto.

Stati Uniti: Hello, New World

Gli americani sono grandi ammiratori del gelato italiano. Per questo, in tutto il continente, si fa a gara nel riproporre i grandi classici seguendo "the italian way". Ma in città più aperte alla contaminazione come New York, i maestri gelatieri non hanno paura di giocare con i gusti e anche con i nomi. È il caso di Sugar Hill Creamery, che propone gusti come Sweet socialism (cioccolato fondente Madagascar trasformato in sorbetto dalla texture molto cremosa) o Hello, new world. Quest'ultimo gusto è l'ultimo nato nel banco di Sugar Hill Creamery, creato per celebrare il quinto anno di attività. La ricetta si compone di gelato al caramello, wafer alla vaniglia, biscotti Oreo e variegature al caramello. Il risultato? Una combinazione di dolce e salato a ogni morso.

Cosa succede in Europa

Secondo i risultati dell'ultima Finale Mondiale di Gelato Festival World Masters, il miglior gusto di gelato del mondo è stato creato in Europa. In Ungheria, per la precisione, da Ádám Fazekas della gelateria Fazekas Cukrászda di Budapest. Si tratta di Frutta di Pistacchio, un cremoso gelato al pistacchio salato con una coulis di lamponi speziata alla fava di Tonka e un croccante al pistacchio. Il principale torneo di categoria al mondo, con partner Carpigiani e Sigep – Italian Exhibition Group, ha portato altri due concorrenti europei sul podio. Infatti, al secondo posto assoluto si è classificato, dalla Spagna, Carlo Guerriero della gelateria La Cremeria Gelato Italiano di Cádiz con il gusto Cremoso al Vino Oloroso. Un avvolgente gelato allo zabaione aromatizza al vino sherry Palo Cortado, uva passa imbibita dello stesso vino e croccante di mandorle. Al terzo posto non poteva mancare l’Italia. Il bronzo è andato a Marco Venturino della gelateria I Giardini di Marzo di Varazze (SV) con il gusto Bocca di Rosa. Un delizioso e fragrante gelato al cioccolato bianco e preziosa acqua di rose realizzata dallo stesso gelatiere che si è ispirato al Presidio Slow Food dello sciroppo di rose ligure. Tirando le somme della competizione, in Europa gelato significa per lo più pistacchio. Inoltre, la creatività viene messa al servizio delle materie prime del territorio, al fine di valorizzarle.

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