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Women Do it better. Or Not?, il collettivo di barlady di Pallini

Pallini Women do it better
Presentato al Roma Bar Show il colletivo di barlady che per tutto il 2023 saranno protagoniste delle iniziative della distilleria romana e promotrici della mixology al femminile

Forse ci voleva una donna per promuovere un progetto sulla mixology al femminile. Lo ha fatto Pallini, la distilleria laziale guidata da Micaela Pallini, quinta generazione della famiglia tradizionalmente associata a Mistrà e Limoncello, che al Roma Bar Show ha lanciato il suo collettivo di barlady che per tutto il 2023 saranno protagoniste delle iniziative del marchio, che è anche distributore di diversi spirit, fra i quali il No.3 Gin e il Procera Gin (leggi Pallini porta in Italia Procera Gin, il distillato premium made in Africa).

Il primo assaggio di questo progetto, dal titolo Women Do it better. Or Not? Shake it up with Pallini to find the answer è stato in occasione dell’anteprima della kermesse romana, la sera del 28 maggio, quando si sono avvicendate al bancone del Drink Kong Martina Proietti, brand ambassador di No.3 Gin, quindi Giulia Cuccurullo e Kyriaki Dachtyloudi, rispettivamente, bar manager e bartender dell’Artesian Bar di Londra. E ancora nei giorni del festival, quando lo stand di Pallini è stato travolto dall’entusiasmo delle bartender di ShakHer, collettivo di donne che lavorano dietro al bancone, nato nel 2019 da un’idea di Roberta Martino.

Comunicare il valore della parità di genere

«Ci piaceva raccontare come ci siano sempre più ragazze dietro al bancone e come il loro numero sia in crescita costante», spiega Micaela Pallini, che descrive come questa iniziativa al femminile sia nata del tutto spontaneamente. «Negli ultimi anni si è creato un network di ragazze che lavorano con noi e che ci hanno portati a pensare che, a partire dal Bar Show di Roma, fosse il momento giusto di comunicare il valore della parità di genere», continua.

Emblematico che il payoff sia una domanda: “Women Do it better. Or Not?”, le donne lo fanno meglio?”. Per l’esperienza di Micaela Pallini le donne hanno un occhio al dettaglio maggiore e si sono dimostrate più affidabili. «Da parte loro vedo sempre maggiore impegno, alla ricerca del prodotto, della ricetta, del bilanciamento perfetto. Sarà che c’è ancora il bisogno di non apparire da meno degli uomini», dice Pallini.

Agust tra fine robusta e tre nuove arabica specialty

Elkhill, fine robusta
La Torrefazione bresciana ha presentato i suoi nuovi caffè, selezionati e tostati con grande cura. Note sensoriali insolite nel 100% robusta indiano.

Prosegue la ricerca da parte di numerose torrefazioni di caffè di varietà robusta di pregio, un mondo ancora tutto da scoprire. La torrefazione bresciana Agust ha offerto un’anteprima del fine robusta da poco presentato al mercato, Elkhill, nel corso di una degustazione e pairing tra caffè e dolci presso la pasticceria La Baloss a Milano, della pastry blogger Alice Balossi. A questo caffè che in tazza presenta una crema densa ed elastica, con note speziate all’olfatto e al gusto una lieve acidità cui segue la frutta secca e una nota dolce di vaniglia in chiusura, è stato abbinato un frollino alla noce con crema alla vaniglia e caramello salato.

Quello proposto da Agust è il frutto di una lunga ricerca con cui, sottolinea Giovanni Corsini, codirettore della torrefazione con il padre Marco, «vogliamo demolire alcuni preconcetti sulla robusta. Grazie a un’attenta selezione della materia prima, ovviamente tracciata in ogni passaggio, e alla tostatura calibrata, siamo riusciti a portare in tazza, oltre alla caratteristica crema e struttura di questa varietà, anche alcune note sensoriali solitamente proprie dell’arabica, persino un po’ di acidità, andando a eliminare i difetti generalmente additati alla robusta». 

Elkhill è un monorigine indiano, coltivato a oltre 1000 metri nella regione di South Kodagu e processato con metodo lavato. Prende il nome dall’omonima tenuta in cui due terzi di coltivazione sono destinati ai caffè fine robusta (ovvero di qualità superiore), la cui intensità aromatica è influenzata dalle vicine coltivazioni di agrumi e pepe. Un caffè che stupisce e soddisfa.

Al primo si è unito il lancio di tre caffè arabica della linea Evo, dedicata agli specialty coffee con cui l’azienda identifica caffè profondamente identitari e in grado di esprimere le proprie pecuiarità in modo equilibrato.

Umukara è coltivato dalla cooperativa Nova coffee nella Northen Province in Rwanda a un’altitudine di 1800-2000 metri. Di varietà Red Bourbon, è un caffè naturale. All’olfatto si colgono note di prugna disidratata e al gusto si sviluppano sentori di cioccolato al latte e ciliegia.

Doña Lucero, è il frutto di una collaborazione in Guatemala tra l’associazione Caffè Speciali Certificati, di cui Agust è socio fondatore, e la onlus Amka. La formazione tecnica e il materiale per la coltivazione distribuito alle 80 coltivatrici indigene ha permesso di ottenere un caffè di qualità eccellente. Questa sinergia vuole prima di tutto promuovere lo sviluppo di attività produttive e commerciali di piccole realtà agricole, contribuendo così a migliorare le condizioni di vita delle donne del posto. Forte anche della certificazione CSC, che garantisce il livello superiore della singole origine, il Doña Lucero regala all'olfatto note di amaretto e cioccolato bianco, e al gusto frutti rossi e biscotteria. 

È invece una limited edition Limoncillo, coltivato in Nicaragua a 850-1100 e processato con metodo naturale con fermentazione anaerobica a temperatura controllata. Disponibile dal 6 giugno in sole 80 confezioni numerate da 250gr, offre in  tazza, una cremosità fine ed elastica, all’olfatto un piacevole sentore di frutta - mela in particolare - e al gusto un’ncredibile dolcezza, con note distinte di zucchero di canna e sciroppo d’acero. 

Iiac ha compiuto 30 anni, eletto il nuovo consiglio

Il nuovo cda Iiac
Il nuovo cda Iiac
L’obiettivo è valorizzare e accrescere il patrimonio tecnico-scientifico per servire la filiera con un metodo di valutazione sempre più affidabile.

A inizio gennaio l’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè - Iiac, nato nel 1993 con l’obiettivo di mettere a punto e diffondere un metodo scientifico per l’assaggio del caffè ha compiuto trent'anni; sin dall’inizio la sua attenzione si è rivolta a quel simbolo del made in Italy che è l’espresso. Dalla sua fondazione hanno partecipato ai suoi  corsi più di 12mila allievi di oltre 40 Paesi nel  mondo. Di recente ha rinnovato il proprio consiglio di amministrazione, identificando un gruppo di consiglieri con diverse competenze, al fine di rappresentare al meglio la filiera del caffè.

I membri del consiglio in carica sono Luigi Odello, presidente onorario, Carlo Odello, presidente e Ceo, Fausto Devoto, vicepresidente, Gian Paolo Braceschi, Manuela Violoni,  Antonio Biscotti, Stefano Abbo, Gaia Brunetti, Alessandro Cocco, Enrico Metti, Carles Gonzalez, Luigi Morello, Enrico Bendinelli. I probiviri sono Carlo Barbi, Laura Formichella e Paolo Nadalet. Il comitato scientifico è presieduto dal prof. Roberto Zironi. Il controllo contabile è affidato ad Assunta Percuoco.

L’obiettivo dell’Associazione è valorizzare il patrimonio tecnico-scientifico sviluppato in 30 anni e accrescerlo per servire la filiera con un metodo di valutazione sempre più affidabile. Inoltre, afferma Carlo Odello, «vogliamo valorizzare la nostra rete di migliaia di assaggiatori a livello globale, puntando a rafforzare il loro senso di appartenenza all’unica associazione che si dedica all’analisi sensoriale del caffè in via esclusiva».

L’attività di formazione Iiac prosegue in Italia, attraverso i docenti senior e grazie ai nuovi formati e nominati nelle sessioni di novembre e marzo scorsi che permettono una trasmissione più capillare della conoscenza a livello aziendale. La formazione ha segnato una netta ripresa anche in Cina, dopo la fine delle restrizioni per la pandemia a inizio marzo scorso: Iiac è stata la prima organizzazione italiana a tornare a operare direttamente nel Paese. Non si è mai fermato l’International Coffee Tasting (che ogni anno valuta centinaia di prodotti di tutto il mondo), che rappresenta non soltanto un banco di prova per i diversi caffè in gara, ma anche un momento di incontro della comunità Iiac. Sono infatti già pressoché esauriti i posti da giudice per la sessione estiva che inizia a metà giugno e a breve si aprirà il bando per candidarsi a quella autunnale con avvio a metà settembre.

L'Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè ha sedi anche in Giappone, Corea, Taiwan e Cina.

Nel corso della sua attività di ricerca, supportata da un comitato scientifico di alto livello, ha messo a punto la tazzina dell’assaggiatore che ottimizza la valutazione dell’espresso e ha svolto importanti studi sulle correlazioni esistenti tra marker della qualità rilevati con l’analisi chimica e le caratteristiche sensoriali del caffè.

Giù la maschera Nite Kong

A due passi da Drink Kong, punta di diamante della mixology romana ed internazionale, nasce Nite Kong, il secondo locale del gruppo, dedicato a quelli della notte

Il Nite Kong era lì. Dietro a un portone uguale all'altro, ma quando ci ha visti arrivare, ha tolto la maschera e si è lasciato ammirare. Fino a quel momento, come uno scaltro giocatore di poker, aveva tenuto coperte le carte e la sua identità. All’inizio di maggio, una soffiata, ci aveva rivelato che con il fratello maggiore, sua maestà Drink Kong, avrebbe condiviso solo il cognome. E nient’altro. In realtà, nei giorni di apertura a fine maggio, ci è bastato fare due passi oltre quella porta, per capire che entrambi sono fatti della stessa pasta. Ritroviamo gli stessi modi eleganti, le attenzioni, la piacevole sensazione che tutto sia sotto controllo. Le luci che illuminano l’altare degli spiriti, le station che brillano di luce riflessa e i divani color lilla elettrico dove ti aspetti che da un momento all’altro arrivi il Rat Pack e inizi a cantare. Drink Kong e Nite Kong. Di là Blade Runner, di qua Ocean's 11. Dì la Tokyo, di qua Las Vegas. Cambia la desinenza, ma la radice è comune. 

Ci fa da anfitrione l’head bartender Mattia Capezzuoli, nel suo elegante completo azzurro carta da zucchero. Capezzuoli, ex prima punta de The Botanical Club e poi consacrato al Camparino in Galleria di Milano, ci apre le pagine di un menu al profumo di classici. Sono dieci in totale: Negroni, Clover Club, Canaletas Cocktail, Manhattan, Adonis, Affinity, Stinger, Picador, Prince of Wales, Knickerbocker. Due i mocktail: Bagliore e Flou. Gli altri sono inni ai nottambuli: Notte, Buio, Insonnia, Eclissi, Alba, Shade. Mezcal, whisky, Campari sono tra gli ingredienti più presenti all’interno delle formule. «Il menu ruota intorno ai classic cocktail e tra i signature ho scelto di inserire solo cose semplici e di effetto. Senza troppi homemade. I bicchieri giapponesi e le station fanno il resto». La fa semplice Capezzuoli, ma qui niente è stato costruito per caso. Anzi, siamo di fronte a un Sudoku dell’immaginario. Ci sono gli spirits, gli Champagne, i piatti di Francesco Coltella, già chef di Drink Kong, che ha condotto uno studio capace di sorpassare l’esperienza cocktail abbinato al piatto.

Nella sera in cui abbiamo visitato il Drink Kong, 29 maggio, c’era un caleidoscopico intreccio di belle situazioni. I drink di The Maestro Salvatore Calabrese e di tutto il team Donovan Bar; il debutto italiano del liquore Cadello 88, che si è presentato con la sua caratteristica bottiglia impreziosita da una mascherina veneziana, e da un susseguirsi di colpi di scena. Sul palco si esibisce Vicky Butterfly, vedette londinese del Burlesque, col suo esercito di piume e lustrini. Al fianco abbiamo Dean Martin e Frank Sinatra che, per l’occasione, indossano la maschera di un altro dynamic duo del mondo bar. Quelli di Peter Dorelli e di Salvatore Calabrese. L’aria è elettrizzata, complice anche la prima vorticosa giornata al Roma Bar Show.

«Nite Kong è un omaggio all’eleganza e alle cose belle delle della vita. Di notte la città riprende vita, si colora di sfumature di entusiasmo e vivacità, e, è proprio lì, in quel momento, che si inizia a sognare. Abbiamo voluto celebrare la notte, il momento della giornata che preferiamo, e vogliamo che ognuno dei nostri ospiti possa farlo qui al Nite Kong». Ne parla così Patrick Pistolesi, co-fondatore del night club insieme a Richard Ercolani, Claudia Gianvenuti, Massimo Palmieri, Ilaria Valeri, imprenditori e già founder di Drink Kong.

Il Nite Kong mantiene viva un’altra costante del suo fratello maggiore. Ed è l’attitudine a proiettarsi al futuro pur mantenendo saldo il suo legame con stili, simboli e icone del passato. Ambienti da night anni Settanta si mescolano a un moderno sistema di videoproiezioni su schermi neri fissati alle pareti. Proiettano scenografie, opere d'arte in movimento, con texture che, in maniera quasi impercettibile, cambiano con lo scorrere del tempo, rendendo l'ambiente sospeso e l'atmosfera onirica. Il tutto è un super concentrato di simbolismo, espressività, coinvolgimento sensoriale ed emozionale. In linea di continuità di pensiero creativo con Drink Kong, l’art direction grafica porta la firma di Studio LordZ

Come per il Drink Kong uno dei pezzi forti è l’antibagno. Ed è qui che tornano i neon. Rossi in questo caso. Una fortuna inaspettata per l’esercito del selfie. O, se vogliamo guardarla dalla prospettiva degli amanti di fantascienza, ed è il nostro caso, una porta virtuale che conduce a un’altra dimensione. Drink Kong, più e più volte sul podio dei Barawards di Bargiornale, è attualmente è al 16° posto de The World’s 50 Best Bars. Nite Kong punta a ottenere successi simili. 

Aperitivo Party con Malfy Gin sul battello del Naviglio Grande

brindisi con Malfy & Tonic
Originale e insolito Aperitivo Party organizzato per Malfy Gin da Pernod-Ricard Italia su un battello che ha solcato le acque del Naviglio Grande milanese.

Per celebrare il World Aperitivo Day a Milano, Malfy Gin ha scelto di organizzare un Aperitivo Party su un battello in navigazione sul Naviglio Grande.

Punto di partenza per i fortunati partecipanti professionali è stato il grande stand multisensoriale organizzato da Pernod-Ricard alla seconda edizione di Aperitivo Festival (Nhow Hotel di via Tortona).

Attraccato alla Darsena, il battello con i colori Malfy Gin ha accolto i partecipanti con una drink list comprendente cocktail come Negroni, Aperitivo Martini, Malfy & Tonic, con abbinamenti tagliati al coltello proposti dal Consorzio Prosciutto di Parma Dop.

La navigazione in direzione Abbiategrasso ha permesso ai partecipanti di avere un punto di vista insolito degli edifici e dei locali lungo l'Alzaia Naviglio Grande, passando a fianco di edifici storici come la storica Chiesetta di San Cristoforo (quindicesimo secolo), incrociando  le barche a remi della Canottieri Olona 1894 e della Canottieri Milano. Inevitabilmente i partecipanti al tour hanno costantemente brindato insieme ai tanti clienti dei locali, tra lo stupito e il divertito, assiepati lungo l'Alzaia.

Dove nascono i gin della Costiera Amalfitana

Prodotta dalla Torino Distillati di Moncalieri (Torino), dal 2019 la gamma Malfy Gin è distribuita da Pernod-Ricard Italia. Si compone di Original (con ginepro di Toscana), con Limone (della Costiera Amalfitana, da cui riprende il nome), con Arancia (di Sicilia) e Rosa (con pompelmi rosa di Sicilia). Grazie al particolare sistema di produzione utilizzato (distillazione sottovuoto e a bassa temperatura), i profumi agrumati e i colori naturali vengono valorizzati al massimo (41% alc, bottiglia 70 cl), tanto che, oltre che nei cocktail, i distillati possono essere proposti anche in purezza.

Michele Filip, il più giovane vincitore al mondo di World Class

Michele Filip, vincitore di World Class, festeggiato da Danil Nevsky e Riccardo Rossi
Michele Filip, bartender da Freni e Frizioni a Roma, è il più giovane vincitore di una competizione nazionale del concorso di Diageo. Alla finale italiana, andata in scena al Roma Bar Show, ha superato Edoardo Spagnoli del Club Derrière di Roma e Filippo De Martino, titolare de Al Quèrto di Bassano del Grappa

A 24 anni è entrato nella storia. Perché Michele Filip, nato nel 1998, e cresciuto sulle sponde del Lago di Garda in Trentino, è il più giovane finalista nazionale di World Class, la prestigiosa sfida internazionale organizzata da Diageo. Dal 2009, anno della prima edizione, nel mondo, nessuno aveva fatto meglio di lui. A settembre Michele Filip, bartender da Freni e Frizioni a Roma, volerà a San Paolo per sfidare gli altri concorrenti da tutto il mondo. In Brasile, per diventare “il miglior barman del mondo”, dovrà dimostrare di essere il più bravo nella presentazione dei cocktail, nella conoscenza dei prodotti, nella capacità di abbinare sapori, nelle abilità di mixology e nella rapidità di esecuzione. Quest’ultima è stata già molto apprezzata nella finale Italiana italiana che si è svolta, per il secondo anno consecutivo, sul palco del Roma Bar Show. A decretare la vittoria di Filip una giuria composta da Jenna Ba (global brand ambassador di Diageo), Giacomo Giannotti (Paradiso, Barcellona), Flavio Angiolillo (Farmily Group), Danil Nevsky (Indie Bartender), Vincenzo Pagliara (Laboratorio Folkloristico), Kenji Jesse (Nomu Consult).

Dopo un lungo percorso e una girandola di prove davvero impressionante, hanno strameritato il podio anche gli altri due finalisti: Edoardo Spagnoli del Club Derrière di Roma e Filippo De Martino, titolare de Al Quèrto di Bassano del Grappa.

La storia di Michele Filip, il suo percorso per arrivare in finale, lo studio della ricetta che lo porterà San Paolo del Brasile.

Di questo Bargiornale ha parlato con il diretto interessato. «I primi passi nel mondo dell'hospitality - racconta il barman trentino - li ho mossi a quattordici anni, attratto dal potere di essere il fattore X capace di cambiare la giornata di un cliente che si sedeva al bancone». Ancora oggi, dopo dieci anni, ha cambiato diversi banconi, ma il motivo che lo spinge ogni giorno a scegliere questo splendido mestiere è lo stesso: essere un porto sicuro per chiunque entri nel suo bar, facendoli sentire a casa e in famiglia. Fin dai quattordici anni, ha alternato scuola e lavoro sotto la guida di Leonardo Veronesi (Rivabar, Riva del Garda), innamorandosi sempre di più delle sottili sfumature e delle dinamiche di questa professione. Questo mestiere gli ha dato l'opportunità di viaggiare, portandolo in Irlanda, Germania, Svizzera e in molte parti d'Italia, facendogli conoscere persone, luoghi e diverse modalità di fare bar. Il suo percorso con World Class è iniziato quasi come un gioco. Credeva di non essere all'altezza, ma gara dopo gara, persona dopo persona incontrata lungo il cammino, ha imparato ad esserlo. Ha imparato molto dai giudici, dai clienti, dagli amici, ma soprattutto dagli altri partecipanti. Ecco cinque parole per loro: “sono mostri, giovani talenti, esempi”. Ha preso qualcosa da ognuno di loro, l'ha fatto proprio e, per questo dice, gli sarà sempre riconoscente.

«Vincere "la gara" ha un significato molto più profondo di quanto si possa immaginare. La sensazione di essere ricompensato per le notti insonni passate a studiare sui libri, per i pasti saltati per fare prove, per i sacrifici fatti perché dentro sentivo che stavo seguendo la strada giusta. Ho imparato l'importanza dello studio, la costanza e la perseveranza. Non basta solo desiderare o credere, se si vuole davvero qualcosa. Bisogna mettersi all'opera e prepararsi a superare i propri limiti sotto ogni aspetto».

Michele Filip non pensa di avere uno stile di miscelazione definito, soprattutto perché ha solo ventiquattro anni e non si considera un barman completo. Preferisce pensare di avere uno stile flessibile e pronto all'uso. Ogni cosa potrebbe tornare utile quando meno te l'aspetti. Ecco perché nel corso degli anni ha cercato di seguire tutti i corsi possibili: home made vino, birra, caffetteria, psicologia. Gli piace andare a fondo delle cose e comprenderle appieno. Crede che per essere definiti "barman" sia necessario avere una conoscenza a 360 gradi del mondo del bar.

La finale è stata impegnativa, ma molto divertente. Dice di aver imparato tantissimo dagli altri due finalisti, Edoardo Spagnoli e Filippo De Martino, che definisce due personalità così diverse, ma altrettanto forti come ne ha viste poche. Per la gara gli è stato chiesto di creare un progetto legato al Brasile che suscitasse emozioni. Il consiglio era di lasciarsi ispirare dai paesaggi e dall'architettura. «Avrebbe potuto essere il Carnevale, ma non ho mai ballato in un carnevale brasiliano, non ho mai visto i panorami mozzafiato né l'architettura del Brasile». Così ho pensato bene di fare una full immersion vivendo un periodo a contatto con alcuni amici e conoscenti brasiliani. Ho vissuto con loro, ho condiviso la loro vita quotidiana, ho ascoltato le loro storie e le ha trasformate in ingredienti. Così è nato "ORIGINI", il cocktail che racchiude le emozioni del Brasile, non le sue, ma quelle di coloro che hanno vissuto davvero quelle emozioni. «Il primo ingrediente che ha ispirato il mio drink è “Vitamine”, una merenda brasiliana a base di avocado, latte in polvere e zucchero. Ho ricreato questo sapore frullando nel blender un avocado grigliato e latte di cocco. Nella ricetta ho inserito l’aloe perché richiama il sapore della Fanta all’uva, molto diffusa in Sudamerica, ricordo e aneddoto del secondo ragazzo brasiliano che ho incontrato lungo il mio percorso di avvicinamento a World Class. Ho poi incontrato una terza signora che mi ha parlato del Dulce de Leche che preparavano il sabato per mangiarlo poi la domenica in famiglia. A questo sapore ho unito le spezie del churrasco». In poco tempo, senza nemmeno accorgersene, si troverà in Brasile circondato da una squadra di barman pronti a scuotere shaker come maracas. E questo, per lui, sarà un ulteriore motivo per tenere alta la bandiera.

 

 

Origini

di Michele Filip, Freni e Frizioni, Roma

Vincitore World Class Italia 2023

Ingredienti

45 ml Johnny Walker Black Label

30 ml Vitamine 

22,5 ml Aloe acidificata 

30 ml Churrasco y Leche

Così nasce il club sandwich dolce

Il celebre panino americano multistrato diventa un dessert: nasce il club sandwich dolce della Scuola per la Formazione Professionale Engim di Oderzo

Novità tra i dessert: arriva a tavola il club sandwich dolce. Il progetto nasce da un'idea degli insegnanti, capitanati dal professore Paolo Favaro, e studenti del corso di panificatore e pasticcere della Scuola per la Formazione Professionale Engim di Oderzo (Treviso). Sette professionisti dell'arte bianca, alcune aziende esterne e gli allievi, hanno lavorato a questa idea.

Gli ingredienti del club sandwich dolce

Il club sandwich dolce nato ad Oderzo è fatto con i seguenti ingredienti: pane in cassetta, crema al mascarpone, fragole a pezzetti, geleé al pomodoro, frittata dolce, crepes dolce con inserto di insalata gentile, crema al mascarpone con i ribes, bagna di vaniglia, ganache al cioccolato bianco con coulis di ribes e fragole (o lamponi). I tempi di realizzazione variano fra i 90 e i 120 minuti, a cui si aggiungono 60 minuti di stabilizzazione in congelatore a una temperatura di 4° centigradi. Seguono il taglio e il consumo. In alternativa, c'è l'eventuale abbattimento negativo e stoccaggio negativo a -18°, passaggio necessario per la gestione del prodotto secondo catena del freddo. Il progetto è staro reso possibile da Paolo Favaro, docente Engim e mastro pizzaiolo; Gianfranco Moro, imprenditore e docente Engim; Carlo Dalla Longa, docente Engim (Richemont Club - Ambassadeur du Pain); Caterina Vinante, artista decoratrice; Cristiano Gaggion, docente Engim (consigliere nazionale Confartigianato dolciario); Enrico Giavon, docente Engim e tecnologo alimentare; Beppo Tonon, maestro decoratore. Ha collaborato alla presentazione del progetto il Ristorante Ca’ del Poggio.

Dal club sandwich al club Engim

Engim è una fondazione che si occupa di formazione professionale e formazione continua con 10 sedi e quasi 4.000 studenti in Veneto. A Oderzo, in provincia di Treviso, ospita oltre 220 alunni nei settori del Servizio alla persona (percorso Acconciatura) e Lavorazioni Alimentari (percorso di Pasticceria, Panificazione, Pizzeria). «Lo scorso anno, assistendo al concorso per il miglior club sandwich di Jesolo, mi è venuta l’idea di estendere il concetto di questo “panino” che tutti conosciamo al mondo della pasticceria. - ha raccontato Favaro - Ne ho subito parlato con l’organizzatore del contest, Gianfranco Moro, che si è immediatamente dimostrato entusiasta. Abbiamo così cominciato a lavorare per mettere a punto il nuovo prodotto». Alberto Pessa, dirigente dell’istituto con sede a Oderzo, ha spiegato che da questo club sandwich dolce che nasce “Club Engim”. «È un momento di incontro a cadenza annuale che si pone l’obiettivo di unire le eccellenze che, a vario titolo e con ruoli differenti, condividono e scambiamo idee e proposte utili alla vita di questa scuola. Fanno parte del “Club” docenti, studenti che si sono distinti nel loro percorso scolastico (e che saranno i nostri “ambassador”), aziende e stakeholder che sostengano la formazione e collaborino con Engim, condividendone il codice etico».

Cashmere Gin, il distillato premium morbido e avvolgente

Cashemere Gin
Birra Menabrea, acqua Lauretana e la pregiata fibra tessile sono i tre ingredienti di eccellenza del territorio di Biella che danno vita al gin creato da Federico Rebuffa. Ideale da servire liscio, usato bene regala soddisfazioni anche in miscelazione

Il segreto di Cashmere Gin non è una botanica, ma un territorio: quello di Biella. Concentrato in tre ingredienti decisamente particolari: fibra di cashmere, birra rossa doppio malto Menabrea e acqua Lauretana, tutti prodotti in zona. Tre eccellenze che Federico Rebuffa, imprenditore di locali da decenni, ha deciso di racchiudere in una elegante bottiglia. «Volevo fare qualcosa di diverso che fosse un omaggio al territorio, ma a livello di botanica non c'è nulla di autoctono», racconta a bargiornale.it. Così è nata l'idea di cercare altrove.

Il gin made in Biella, figlio del Covid, è ottenuto da un'infusione a freddo di acqua Lauretana (che ha sede a Graglia), alcol di puro grano a 97°, fibra di cashmere dell'azienda di Pollone Piacenza Cashmere, birra rossa doppio malto della biellese Menabrea, distillato di fiori di cardo e bacche di ginepro.

Il gusto morbido del cashmere

Ad accendere la curiosità è soprattutto la presenza di cashmere. «Ho insistito per metterne molto, e non solo una percentuale simbolica, perché volevo capire cosa sarebbe successo», ricorda Rebuffa. «Una volta fatti gli studi di edibilità, abbiamo verificato che dopo 18 giorni di infusione il 30-35% la fibra di cashmere si scioglie, rilasciando cheratina». Il distillatore che stava lavorando al progetto lo ha chiamato e gli ha detto che era qualcosa che non aveva mai provato prima, ma che non era affatto male. «È stato un colpo di fortuna!», ammetta Rebuffa. «Il cashmere in bocca lascia una sensazione di morbido e avvolgente, rendendo il nostro gin perfetto da bere anche liscio».

Anche la birra ha un ruolo importante nella chimica di Cashmere Gin: «La doppio malto ha i luppoli più tostati e quindi più zuccherini. Nell'infusione rilascia una certa dolcezza che, insieme alla sensazione di morbidezza, rende il gin più fruibile, quasi dolce».

Come usarlo in miscelazione

Per questo Federico Rebuffa suggerisce di berlo liscio con ghiaccio, come dopo pasto. «È ottimo anche per i Martini Cocktail con vermouth dry, a patto di non usare alcun tipo di agrume con cui mal si sposa: meglio puntare su un Dirty con l'oliva», suggerisce. Usato in mixology aiuta ad arrotondare e a dare morbidezza ai drink, ma va miscelato con ingredienti con lo coprano eccessivamente. «Lo abbiamo sperimentato in variazioni sul Collins o sul Negroni, usando in questo caso un Biancosarti infuso all'origano». E nel gin tonic? «In collaborazione con Bubble Bespoke ho creato una Cashmere Tonica da abbinare», spiega (il kit si trova per esempio su Cosaporto). «Altrimenti va bene anche la Indian di Fever-Tree».

Alla conquista dei locali top

Per il momento Cashmere Gin non è inserito in un circuito di distribuzione, ma può essere acquistato direttamente da Rebuffa. Che, come prossimo passo, punta alle enoteche. «È un prodotto che si posiziona a livello alto (al pubblico mezzo litro costa 60 euro), anche per la bottiglia: è di una vetreria spagnola, con tappo in vetro e un'etichetta unica che non è stampata ma tessuta da un'azienda con metodo Jacquard».

Tra i locali che propongono Cashmere Gin ci sono a Milano Stilla del Four Seasons Milano e Moebius (che lo servono in versione gin tonic), Opera 33, Rufus, tutta la famiglia del Mag. Carico lo impiega nel Mediterraneum: Cashmere Gin, Florio Marsala Secco Speriroe 2016, Mancino Secco, cordiale di pomodoro, basilico e ponzu.

Inoltre si trova in alcuni locali a Biella, al ristorante Incàlmo di Este in provincia di Padova, al Borgo Antichi Orti di Assisi (Perugia) di proprietà di ex giocatore dell'Inter Andrea Ranocchia. L'anno scorso era anche a Mentone, in Francia, al tristellato Mirazur di Mauro Colagreco. «Liscio o in versione Martini si abbina bene con il pesce crudo, il sushi e le ostriche», racconta Rebuffa.

Ora il suo progetto è quello di creare serie di distillati tutti a base di filati naturali: il prossimo sarà il Wool Gin, che sarà un prodotto di linea, mentre Cashmere Gin mantiene un posizionamento premium. «I partner menzionati sulla sua bottiglia (Acqua Lauretana, Piacenza Cashmere e Menabrea) non sono soci, ma hanno sposato la mia idea e quindi mi hanno dato la possibilità di nominarli», spiega Rebuffa. Allargando gli orizzonti: grazie a Piacenza, il gin è sbarcato da Pitti a Firenze, mentre insieme Menabrea è arrivato a Singapore, dove ha già una decina di clienti. Pronti a bere un sorso di Biella.

12oz apre a Napoli e va oltre frontiera in Grecia

Il nuovo store 12oz di Napoli
Il nuovo store 12oz di Napoli
Dopo la 25a apertura italiana, il format di caffetteria 2.0 nato a Milano ha aperto il suo primo locale oltre frontiera, nel cuore di Atene.

Il consumo in movimento firmato 12oz, retail specializzato nel servizio rapido di bevande a base di caffè&latte, ha da poco aperto il suo 25° punto vendita all’interno della galleria commerciale ipogea di Piazza Garibaldi a Napoli Centrale e dà il via a un nuovo cammino: quello delle aperture all’estero. 

Osserviamo rapidamente lo store di Napoli che, con il suoi 30 metri quadri, è concepito per assecondare le esigenze di chi ha poco tempo da trascorrere all’interno di una caffetteria, ma vuole godersi la sua bevanda in libertà. Pochi posti a sedere e un piccolo dehors per un format che mantiene la solita profondità di menu con bevande personalizzabili a base di caffè e latte (anche vegetale), da accompagnare a donut, bagel, brioches e molto altro. Qui ora è possibile prendere al volo la bevanda preferita nella cup monouso grazie alla tecnologia delle macchine unita alla semplicità delle operations, che permette di portare via la maggior parte delle bevande presenti nel menù in meno di 30 secondi, per poterle poi consumare in tutta tranquillità a bordo del treno, della metro o a piedi.

On the go ellenico

L’apertura oltre frontiera è in Grecia, dove il primo store 12oz nasce nel centro storico di Atene, all’ombra dell’acropoli, sulla Adianou St, una strada pedonale percorsa da milioni di turisti ogni anno ed anche luogo di passeggiate molto amato dagli abitanti locali. Entro l’estate è prevista l’apertura di un secondo store sempre in città; le aspettative sono molto positive in quanto una delle principali abitudini di consumo in Grecia, in tutte le fasce di età, è bere caffè camminando o comunque lungo il proprio tragitto, specialmente in versione fredda. 

L’arrivo in terra ellenica è frutto dell’accordo di collaborazione siglato con Quick Beverage, membro di Foodrinco Group, tra i più grandi distributori di prodotti horeca del Paese, che è diventato master franchisee della catena per tutta la penisola balcanica.

Entusiasta della partnership, Georgios Vytogiannis, presidente di Foodrinco Group, ha dichiarato: «Vogliamo che 12oz diventi un caso di successo in Grecia. Prevediamo di aprire tre negozi entro un anno e abbiamo l’obiettivo ambizioso di sviluppare entro i prossimi 5 anni una rete di 50 negozi in Grecia e nei paesi limitrofi, come Cipro, Bulgaria, Albania e Macedonia del Nord». 

È altrettanto positivo David Nathaniel, ideatore e Ceo di 12oz, che si mostra fiducioso nel potenziale del progetto che risponde a pieno agli usi della popolazione locale nonché al trend internazionale dei Paesi dei turisti che visitano la città. «Inoltre - osserva - anche i giovani greci scandiscono i ritmi veloci delle loro giornate con piccoli pasti, snack e bevande rapide, ispirate anche alle abitudini dei loro coetanei nel resto del mondo, con cui sono costantemente connessi attraverso i social».

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Gruppo Ecco Fatto Nutrifree
Sei ricette gluten free in cup a base di pasta e cous cous compongono la nuova linea del brand dei free from. Dedicata a chi cerca soluzioni pratiche e veloci per la pausa pranzo, senza trascurare il gusto

Con Ecco Fatto! Nutrifree propone una vera e propria esperienza gastronomica per tutti i gusti. Sei ricette a base di pasta e cous cous istantanee, pratiche, buone e senza glutine: Sedanini all’Arrabbiata, Sedanini Pomodoro e Basilico, Sedanini al Pesto, Sedanini al Formaggio; Cous Cous Caprese e Cous Cous Mexican Style. Ecco Fatto! è una vera novità per il mondo del free from pensata da Nutrifree per soddisfare i palati di chi cerca soluzioni pratiche e veloci, senza dimenticare un elemento davvero importante, il gusto.

Ecco Fatto! mette tutti d’accordo, rispondendo alle esigenze da un lato del consumatore moderno da sempre alla ricerca di soluzioni smart, di stimoli originali e di nuove idee; dall’altro degli esercenti che vogliono ampliare la loro offerta offrendo ai propri clienti un pasto caldo, gustoso e appagante in totale sicurezza, pronto in poco tempo.

Infatti, grazie al pratico formato in cup da 70 grammi, le ricette di questa nuova linea Nutrifree rappresentano una soluzione veloce per i pasti di tutti i giorni e sono adatte per essere consumate davvero ovunque: al bar, in ufficio, a scuola ma anche a casa.

Pasto pronto in cinque passi

Prepararle è davvero facilissimo; basta poca acqua bollente, un cucchiaio e tre minuti di attesa. Il procedimento conta davvero pochissimi passi:

1) agitare la cup per mescolare il contenuto;
2) aprire a metà il coperchio;
3) versare acqua bollente fino alla linea indicata sulla cup;
4) mescolare con un cucchiaio;
5) fare riposare tre minuti …ed Ecco Fatto! il tuo pasto è pronto.

Una linea buona per tutti

Con questa nuova linea Nutrifree non intende rivolgersi solo ai consumatori celiaci, che per necessità ricercano un prodotto sicuro dal punto di vista alimentare, privo di contaminazioni, ma conta di attrarre nuovi target di clientela reinventando il modo di consumare la pasta on the go.

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Coppa del Mondo del Panettone, arriva la prima “summer edition”

coppa del mondo del panettone summer edition
Protagonista di questa manifestazione la coppia panettone e gelato. L'evento si terrà sabato 17 giugno a Peschiera del Garda (Ve)

Dopo il successo dell’ultima edizione milanese e in attesa del nuovo appuntamento del 2024, Coppa del Mondo del Panettone prosegue il lavoro di promozione e conoscenza del panettone con una nuova manifestazione. Arriva, infatti, la Coppa del Mondo del Panettone Summer Edition. Al centro dell'evento ci sarà l'accoppiata panettone-gelato. La manifestazione si svolgerà sabato 17 giugno 2023 nel cortile della Caserma d'artiglieria di Porta Verona, a Peschiera del Garda. I partecipanti alla competizione si confronteranno con il panettone del Maestro Iginio Massari, che dovrà essere farcito con gelato, sorbetto e semifreddo e decorato.

Anche Massari e Rinaldini in giuria

A giudicare le creazioni proposte per la Coppa del Mondo del Panettone Summer Edition ci sarà una giuria composta da professionisti del settore. Ci saranno Luciana Polliotti, giornalista e storica del gelato; Angelo Musolino, Presidente Conpait; Roberto Rinaldini, Membro Relais Dessert; Emanuela Balestrino, giornalista esperta in gelateria; Angelo Grasso, Maestro Gelatiere Bravo S.p.a.. A presiedere il gruppo ci sarà il Maestro Iginio Massari, Presidente Apei. Al termine dell'evento verrà premiato il miglior abbinamento. Saranno valutati anche l'estetica del prodotto, la corretta temperatura di degustazione combinata con il panettone e la farcitura, la pulizia del taglio e la struttura interna, oltre che il gusto.

Destagionalizzare il panettone

Coppa del Mondo del Panettone Summer Edition si propone di portare l’attenzione alla destagionalizzazione del panettone, abbinandolo al dolce estivo per antonomasia, il gelato. Ciò vuole portare al pubblico una cremosa idea per la stagione più calda, esaltando la tipicità di due prodotti di eccellenza della gastronomia italiana: il panettone e il gelato, nelle loro versioni più tradizionali. Come spiega il Maestro Giuseppe Piffaretti, «lo scopo di Coppa del Mondo del Panettone oltre ad organizzare il concorso, è anche quello di contribuire a salvaguardare l’immagine del Panettone tradizionale artigianale e di farlo conoscere ed apprezzare. Un altro aspetto che ci sta molto a cuore è quello della destagionalizzazione. Organizzando la versione Summer Edition vogliamo contribuire a sdoganare il panettone anche in estate, abbinandolo al suo prodotto principe: il gelato. Sarebbe una fantastica opportunità per quei pasticceri-gelatieri che d’inverno rinunciano a produrre il gelato perché fuori stagione. La nostra politica è quella dei piccoli passi per grandi traguardi. Con la complicità di tutti ci possiamo riuscire». «Con questo Campionato del Mondo Peschiera del Garda diventa un ponte tra Verona e il Veneto, patria del pandoro, e Milano e la Lombardia, che hanno dato i natali al panettone - aggiunge il Sindaco Orietta Gaiulli - Questo ruolo di collegamento tra due regioni così importanti a livello italiano e non solo mi riempie di orgoglio. Mi auguro che questo evento diventi presto una consuetudine».

Info su Coppa del Mondo del Panettone Summer Edition

Coppa del Mondo del Panettone Summer Edition è realizzata con il patrocinio del Comune di Peschiera del Garda. I Partner sostenitori del progetto sono: Agrimontana, Bravo S.p.a., Molino Dallagiovanna, Novacart, Corman, Europa ovens, Afa. L'evento è gratuito ed aperto al pubblico. La serata inizierà alle ore 18.00 e fino alle 23.00. Sarà possibile degustare gratuitamente il gelato, assistere ai lavori della giuria e allo spettacolo live di sculture di ghiaccio e decorazione con la frutta.

Maestro 36, il vermouth limited edition che celebra i 160 anni di Martini

maestro 36 martini
Il brand celebra il prestigioso traguardo con il suo primo vermouth invecchiato (36 mesi). Un prodotto super premium e super esclusivo, realizzato in sole 2000 bottiglie

160 anni di storia vanno festeggiati come si deve. E come si deve Martini sta festeggiando il prestigioso traguardo: dopo i Pop Up Sundays, il ciclo di appuntamenti all’insegna dell’aperitivo made in Italy (leggi Martini festeggia i 160 anni con 5 serate all’insegna dell’aperitivo d’autore), a impreziosire la torta di compleanno è arrivata una candelina molto speciale: la limited edition Maestro 36, il primo vermouth invecchiato della casa.

Prodotto in sole 2.000 bottiglie (formato 750 ml), distribuite solo nei partner on-trade e in bar selezionati, questo vermouth super premium è frutto dell’arte e dell’esperienza pluridecennale di Beppe Musso, master blender Martini. Che per realizzarlo è partito dalla ricetta segreta, a partire dalla selezione di vini bianchi e rossi per continuare con quella delle botaniche, di un altro prodotto esclusivo, Martini Gran Lusso, la limited edition realizzata in occasione dei 150 anni del brand.

36 mesi di invecchiamento

Il tocco in più nel nuovo vermouth è rappresentato, appunto, dall’invecchiamento di 36 mesi in barrique francesi.  Un processo grazie al quale le caratteristiche del prodotto originale si fondono con le note legnose date dalle barrique. Il risultato è un vermouth dove proprio i sentori di spezie e legni sono protagonisti, insieme alla forte componente aromatica portata dalle botaniche del territorio di Pancalieri (Torino). Una ricchezza aromatica che si apprezza al massimo nel servizio in purezza, ma ideale anche per impreziosire il profilo dei grandi classici dell’aperitivo italiano, in particolare l’Americano.

Sempre all’invecchiamento Maestro 36 deve il suo colore, dove il cromatismo rosso-violaceo tipico del vermouth diventata ora più mattonata, dominata da sfumature brune del caramello.

Un vermouth non filtrato

Ma un’altra peculiarità del prodotto è rappresentata dall’assenza di filtrazione, scelta spiegata dallo stesso master blender in occasione della presentazione del prodotto al Bar Show di Roma. «Maestro 36 nasce dal lavoro fatto con Gran Lusso in occasione dei 150 anni. Una sfida molto importante per noi, per me in modo particolare, perché come sappiamo i vermouth non sono prodotti da invecchiamento. Serviva una ricetta particolare e ci abbiamo lavorato per molto tempo – ha commentato Musso - È un prodotto anomalo nella logica di Martini, perché è un vermouth non filtrato, non è perfettamente brillante come tutti i prodotti della gamma che subiscono una filtrazione molto stretta, ma in questo caso, visto il tipo di molecole aromatiche che si sono andate a creare, la filtrazione lo avrebbe impoverito troppo, avremmo tolto buona parte del lavoro fatto, che ha dato vita a un vermouth invecchiato d’eccellenza».

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