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Nuovo corso per l’Hide di Caserta: si riparte dagli anni Venti

Hide
C'è la firma di Renato Pinfildi sul nuovo corso dello speakeasy casertano, che ha rivoluzionato l'ntero locale, dagli interni alla drink list, per offrire un'esperienza premium, con tanto di cocktail serviti al carrello, ispirata alle atmosfere di inizio Novecento

Nuovo corso per l’Hide, il primo speakeasy casertano, fondato dal bartender Roberto Belmonte. Il cocktail bar ricomincia da Renato Pinfildi, che ha rivisitato tutta l’architettura del locale, dagli interni fino alla drink list. La chiave di tutto risiede ne il Il Grande Gatsby, il famoso romanzo di Francis Scott Fitzgerald (e un film altrettanto famoso con Leonardo di Caprio). Sono infatti gli anni Venti e Trenta a dominare le scelte di questo cambiamento, dagli aspetti più visibili, fino alle chicche più impensabili.

Si riparte dalle tonalità: a campeggiare all’ingresso sono i colori blu e oro. Le ritroviamo nei parati e nelle venature dei tavoli, oltre che nei caratteri usati per l’impaginazione del nuovo menu. Il tutto in un significato di servizio premium nuovo per la zona, che punta alla creazione di un’esperienza, che definiremmo celebrativa di un’epoca: come nell’atmosfera, scandita dal sottofondo musicale di un grammofono, che sostituisce i tradizionali speaker, oppure resa condivisa con serate a tema, principalmente swing, blues e bossanova.

Tra tributi ai cocktail di inizio Novecento e attenzione al territorio

Il bere segue la stessa logica. I signature del vecchio corso lasciano spazio a uno studio profondo del menu, condotto da Pinfildi e dal bartender Gaetano di Laora, che tributa l’inizio del Novecento: come nei classici come il Gimlet e l’Hanky Panky, oppure nell’implementazione del servizio “a carrello”. Quest’ultimo è l’aspetto fondamentale del concetto di experience voluto dalla nuova fase dell’Hyde. Il drink è servito al tavolo, ognuno con una formulazione particolare: come nello Stonehange Martini, che prevede l’utilizzo di una pietra lavica incandescente usata per far colare il cocktail, ammorbidendo il drink grazie allo shock termico, e donando un gusto torbato. Non mancano i richiami al territorio, come un Martini preparato con olio di oliva caiatina (un presidio Dop di Caiazzo, in provincia di Caserta), oppure il Bufala Martini, dove la sfumatura “dirty” viene offerta dall’acqua di governo di una mozzarella di bufala.

Andare dritti al semplice

La rivisitazione dell'Hide passa anche da vini e birre, scelti in modo certosino nel rispetto del tema, ruotando la lista di mese in mese da etichette antiche. «Siamo andati dritti al semplice, al non complesso: come nello spirito degli anni Venti»: le parole di Renato Pinfildi sintetizzano l’anima di questo cambiamento, destinato a diventare esempio per tutti i format della zona.

Bartender contro A.I., l’essere umano fa ancora la differenza al bancone

Immagine generata dall'intelligenza artificiale, che vede così uno dei drink oggetto della sfida tra bartender e A.I.
Il nostro reportage dell'esperimento organizzato da Mattia Pastori, che ha messo a confronto ChatGPT e un esperto professionista della miscelazione

Azzardiamo un riassunto provocatorio: potremmo essere più o meno allo stato Kasparov vs. Deep Blue nel 1996. Il 10 febbraio di quell’anno il campione di scacchi sfidò per la prima volta il software ideato da IBM. Vinse l’uomo, ma a fare notizia fu la misura della sconfitta della macchina. Quattro a due: per la prima volta nella storia un computer strappò una partita all’essere umano. Ecco: nel match appena iniziato tra intelligenza artificiale e bartender la sensazione è che siamo in quella zona, ancora un poco grigia, con l’A.I. che mette a segno qualche punto a favore, ma alla fine a prevalere è ancora l’uomo dietro il bancone.

«Come robot avrei potuto vivere per sempre, ma dico a tutti voi oggi che preferisco morire come uomo che vivere per tutta l’eternità come macchina»

Andrew (Robin Williams) in L'uomo bicentenario (2000)

Un inedito focus group

Stiamo parlando di un simpatico esperimento che l’esperto di mixology Mattia Pastori ha messo in pista nella sede della sua scuola-laboratorio Nonsolococktails, a Milano. Ha fatto sedere attorno a un tavolo un gruppo di giornalisti (incluso chi scrive) e narratori della miscelazione e ha lasciato che si sfidassero, a colpi di ricette, ChatGPT e Andrea Maugeri, bar manager del 10_11 presso l’albergo di lusso Portrait Milano.

Queste le regole del gioco: gli ospiti avevano a disposizione quattro urne dalle quali pescare altrettante parole-chiave, aspetti rappresentativi di un cocktail.

Tasso alcolometrico, gusto, tema/contesto, categoria/dose di servizio. Le quattro caratteristiche del drink sono diventate altrettanti input per chiedere a ChatGPT di creare delle ricette, poi preparate dai ragazzi di Pastori seguendo pedissequamente le indicazioni dell’intelligenza artificiale. Parallelamente, Andrea Maugeri proponeva – a partire dagli stessi input – una sua versione del cocktail.

Insomma, macchina contro uomo. Chiaramente da “giudicare” solo per quanto riguarda l’aspetto creativo, per l’inventiva e la solidità dimostrate nel costruire la ricetta, visto che ChatGPT ancora non si mette a maneggiare DAVVERO spirit, ghiaccio e bicchieri (su questo torneremo alla fine).

Tre i test effettuati durante questo inedito focus group. Più uno, a nostro modestissimo parere il più interessante. Ora andiamo al sodo e vediamo cosa hanno proposto i due contendenti e chi ha fatto meglio.

1. L'analcolico vintage

A sinistra la "pizza liquida" di Andrea Maugeri e il drink proposto da ChatGPT

Input: cocktail vintage, gusto umami, servito in coppa Martini, analcolico.

Proposte: A.I. e bartender si sono mossi nella stessa direzione, con esperimenti sul Virgin Bloody Mary, cocktail con protagonista il succo di pomodoro. E già questa è una notizia: ChatGPT sa dove sbattere la testa. Lo stesso Mattia Pastori si è detto molto stupito dall’allineamento tra cervello umano e righe di codice. Però poi il cocktail va preparato e servito…

Giudizio: ha vinto il bartender, a mani basse. Non c’è nemmeno da spiegare troppo: il drink della A.I. è risultato sbilanciato, con un’acidità preponderate e un corpo scarsissimo. Quello di Maugeri era un drink, punto. Quasi una pizza liquida, con l’unico difetto di risultare un pochino troppo dolce (ma stiamo proprio facendo i pignoli…), comunque ben bilanciato, complesso, ricercato.

2. Il Daiquiri rivisitato

A sinistra la proposta frozen dell'intelligenza artificiale. A destra il drink firmato Andrea Maugeri

Input: cocktail tropicale, fruttato, che si ispira al Daiquiri, alcolico.

Proposte: meno allineamento tra uomo e macchina rispetto al primo test, forse più nell’estetica del “prodotto finito” che nella sostanza. In questo secondo caso l’intelligenza artificiale ha proposto un frozen Daiquiri con mango. Il bartender - con una maggiore consapevolezza delle tendenze del settore - ha preferito uno shakerato.

Giudizio: basterebbe già la sensibilità sulla tendenza a far vincere a Maugeri questo round, ma tocca aggiungere che estetica ed equilibrio del drink frutto della creatività umana erano superiori alla proposta di ChatGPT. E siamo 2-0.

3. Made in Italy, ma Margarita style

A sinistra il cocktail "Made in Italy" secondo la ricetta di ChatGPT, a destra l'idea di Andrea Maugeri del 10_11

Input: cocktail Made in Italy, speziato, Margarita, superalcolico.

Proposte: due twist sul Margarita, naturalmente: ChatGPT ha ideato un mix di grappa, caffè e liquore alla vaniglia, mentre Andrea Maugeri ha optato per una variazione più raffinata con Tequila, mezcal, Aperol, Liquore Strega e succo di lime.

Giudizio: per l’immediatezza del cocktail e l’adesione alla richiesta, verrebbe da far vincere l’intelligenza artificiale (nonostante una quantità di ghiaccio eccessiva).  Maugeri, però, convince con le sue scelte sempre nel solco dell’italianità, ma molto più sofisticate e ben argomentate (Aperol e Liquore Strega). A nostro discutibilissimo giudizio, sostanziale parità.

4. Il quarto test: spiegami come nasce l'idea

A divertirci davvero è stato un piccolo test extra. Con la complicità di Mattia abbiamo chiesto alla chat di proporre un cocktail sulla base di alcuni ingredienti, come stessimo… aprendo il frigorifero e provando a creare con quel che c’è. Acqua di Cedro, limone, gin o vodka, acqua di cocco, questa la base di partenza. L’A.I. ha ideato la ricetta di un inedito Cedro Cocco Fizz, convincente sulla carta. Dove sta il punto? Abbiamo chiesto una spiegazione sulle scelte creative legate a questo drink. La risposta: “Come un modello di linguaggio ad intelligenza artificiale, ho accesso a un vasto database di informazioni e ricette che mi permette di fornire ricette in base alle richieste degli utenti”. Provate voi a chiedere un professionista cosa lo ha mosso a creare quel perfetto drink che state bevendo. E poi provate a fermarlo.

5. Quindi?

Michael Sheen interpreta il robot-bartender Arthur nel film Passengers (2016)

Del confronto tra Garry Kasparov e il supercomputer abbiamo già accennato. La vicenda uomo vs. macchina negli scacchi nasce negli anni ’50. Fu solo nel 1997 che il mondo assistette a un momento di svolta, quando il campione del mondo di scacchi perse contro il software IBM Deep Blue. Questa storica vittoria segnò l'inizio dell'era in cui i computer, con la loro capacità di calcolo e analisi incredibilmente veloce, iniziarono a dominare gli scacchi. Negli anni successivi, le sfide tra i migliori giocatori umani e i programmi di scacchi più sofisticati divennero sempre più frequenti. Nonostante la superiorità delle macchine, gli scacchisti hanno continuato a sviluppare strategie innovative, cercando di sfruttare la creatività e l'intuizione umana per contrastare la potenza di calcolo dei computer. In questo conflitto tra mente e macchina, entrambi hanno contribuito a far progredire l'arte degli scacchi, dimostrando che l'intelligenza umana e l'intelligenza artificiale possono coesistere e arricchirsi reciprocamente.

Conclusione simile a quella a cui siamo giunti durante l’esperimento condotto da Nonsolococktails. L’intelligenza artificiale mostra capacità di raccolta dati di ottimo livello, rispetto a una ricerca standard su un motore di ricerca, grazie alla sua capacità di assemblare informazioni da molteplici fonti in contemporanea. Può essere un alleato e uno stimolo, ma non è (ancora) pronta a restituire una sensibilità umana pari a quella di un… essere umano. Ricordiamoci che stiamo sempre giudicando la capacità di creare una ricetta, non di creare e servire un drink.

Dai, diciamola tutta. Il cocktail non è solo ricetta. Quella è un pezzo del puzzle, come lo sono lo show del bartender, la sua capacità di interpretare i gusti del cliente con una sola occhiata, la sua cultura in ambito mixology, che gli permette di puntellare la sua creatività con solidi argomenti. Quel che accade al bancone rientra nell’ambito dei rapporti umani, e l’interazione umana è plastica, ha le sue regole imperfette. È bello così. L’A.I., come tutte le nuove tecnologie, può fornire spunti e ampliare (anche di moltissimo) i nostri orizzonti e le nostre conoscenze. Non pensiamola solo come un modo per allontanarci da quello che siamo, come professionisti e come esseri umani. Ce lo consiglia anche Arthur. «Quando si pensa sempre e solo al posto in cui si vorrebbe stare, ci si dimentica di approfittare del posto in cui si sta». Che saggezza. Vi state chiedendo chi sia Arthur? Il bartender androide nel film del 2016 Passengers.

p.s. Sorriso finale. Siccome ci è piaciuto il giochino e ci piace giocare, un paragrafo di questo articolo è stato scritto da ChatGPT. Chi scopre qual è vince un assaggio di Cedro Cocco Fizz. Salute!

Il rooftop del boutique hotel MyTale di Roma diventa Terrazza Adriatico

Amaretto Adriatico Terrazza2
Nasce sulla terrazza dell’hotel del Rione Monti il primo cocktail bar interamente dedicato al liquore aromatico a base di mandorle, 100% made in Puglia

Un cocktail bar su una deliziosa terrazza fra i tetti del Rione Monti, il gioiellino inaspettato di un piccolo hotel che ha fatto dell’arte la sua bandiera. La struttura si chiama MyTale by Ri-One’s, un boutique hotel 4 stelle affacciato su piazza degli Zingari, uno degli angoli più suggestivi del quartiere che anticamente era la Suburra di Roma e che oggi è punto di riferimento boho-chic della città. È qui che Amaretto Adriatico ha lanciato in questi giorni il primo cocktail bar interamente dedicato al liquore aromatico a base di mandorle, in questo caso 100% made in Puglia.

Distribuito da Velier, Amaretto Adriatico è un progetto nato dalla visione del suo creatore Jean-Robert Bellanger, di mamma italiana: mandorle 100% pugliesi della qualità “Filippo Cea”, raccolte a mano, tostate, messe a macerare e distillate per produrre un liquore naturale, senza nessun aroma artificiale aggiunto. L’unico “tocco special” è un pizzico di sale della salina di Margherita di Savoia, che ha ispirato il nome Adriatico.

Il restyling della terrazza

«A quattro anni dal lancio del brand, dopo aver iniziato una distribuzione in più di 35 Paesi in così poco tempo, non potevo immaginare un posto migliore di Roma per fare conoscere l’autentico dna di Adriatico: qui, su una terrazza bellissima, finalmente di nuovo in Italia», ha commentato il creatore dell’amaretto made in Puglia. La “pugliesità” della partnership con Amaretto Adriatico è ribadita anche sulla terrazza di MyTale, dove sono stati disseminati pumi di ceramica turchesi, i tipici simboli di ricchezza dell’artigianato locale.

Sono la macchia di colore sul bianco dell’arredo, che caratterizza il restyling della terrazza, che può ospitare fino a una quarantina di posti a sedere (in piedi anche più di 50), comprese le 6 sedute al bancone brandizzato Amaretto Adriatico.

Tra signature a base Adriatico e twist on classic

Nove i drink signature che vedono come protagonista l’amaretto pugliese, dal Boozy Cappuccino, che è una sorta di caffè salentino corretto con Amaretto Adriatico Crushed Almonds, al Negrotto in cui il vermouth è rimpiazzato dal Roasted della casa.

A questo si aggiungono le sette proposte di “Twist or classic” (più un paio di drink analcolici), che come dice il responsabile food&beverage Stefano Cristiani giocano con delle romanizzazioni dei nomi, dal Pornostare Martini al Nangeloazzurro. Non manca un’offerta food di accompagnamento alla bevuta, studiata con prodotti home made che vanno dalle crocchette di pollo ai tacos di salmone, dal piatto veg melanzane e feta alla selezione di hummus. Da non perdere la divertente scarpetta: due ciotoline con salse da intingere con pane casareccio.

Terrazza Adriatico è aperta da martedì alla domenica dalle ore 18 a mezzanotte. Il venerdì e sabato fino all’una di notte.

Le ricette

Negrotto


Ingredienti:
1/3 Adriatico Roasted Almonds, 1/3 Bitter Fusetti, 1/3 Gin di Favignana
Preparazione:
stir
Bicchiere:
Old Fashioned

Tropical Snow


Ingredienti:
45 ml Adriatico Bianco Crushed Almonds, 30 ml Mezcal, 15 ml succo di lime, 15 ml succo d’arancia, 20 ml polpa fresca di Maracuja
Preparazione:
shake & strain
Guarnizione:
noce moscata macinata sul momento
Bicchiere:
Highball

La Fesseria gioca il tris e diventa experience

Carmine Angelone, co-founder e bar manager del nuovo Fesseria a Chiaia, insieme a Davide Di Guida, capo barman
La nota insegna napoletana, punto di riferimento della cultura street, apre il suo terzo cocktail bar nel quartiere più "in" del capoluogo campano. 140 mq su due livelli e una proposta gastronomica che fa perno su ricette fusion. Ce ne parla Carmine Angelone, co-founder e bar manager, che anticipa il lancio del progetto Fesseria Experience

La Fesseria, dopo aver conquistato i cocktail lovers del centro storico di Napoli (con i due locali "gemelli" di via Paladino) si espande a Chiaia, il quartiere bene di Napoli con la sua platea di residenti alto-borghese, aprendo una nuova formula che incrocia miscelazione e cucina. Siamo esattamente al civico 20 di via Bisignano, a pochi passi da Piazza dei Martiri, e il nuovo Fesseria si caratterizza, come quelli originari, per un look ispirato alla street art che non passa inosservato: trame optical, pareti nere e giallo fluo (i colori del brand), insegne luminose e wallpainting d’autore. In tutto 140 mq distribuiti su due livelli e un giovane team di 10 persone impegnato tra banco bar, sala e cucina. Alla regia c'è Carmine Angelone, co-founder dell'insegna lanciata nel 2017 (insieme a Fabrizio D’Aniello e ad Andrea e Mauro Serino) coadiuvato dal capo barman Davide Di Guida che per l'occasione è entrato anche a far parte della compagine societaria del nuovo locale. «Sono tante le novità che abbiamo generato per questa terza apertura - spiega Carmine Angelone a Bargiornale - a partire da una proposta gastronomica che si ispira allo street food internazionale, ma che si distingue per un tocco decisamente local. Come, ad esempio, tapas spagnole, tacos guacamole polpo e crauti, tequeños venezuelani, ma anche il baccalà mantecato e il raviolo ripieno di melanzane e ricotta. L'idea è di proporre snack da condividere per rafforzare loo spirito di community tra i nostri ospiti. La carta dei cocktail sarà invece la stessa dei nostri locali di via Paladino perché vogliamo rafforzare l'idea che siamo un unico brand con una proposta coordinata, distintiva e identitaria».

 

«Il locale è su due livelli - continua Angelone - con, al piano strada, il main bar e la sala principale con una quarantina di posti a sedere. Al piano superiore, invece, ci sarà una saletta stile privé dove proporremo una delle grandi novità di questa apertura: la Fesseria Experience. Sarà una sorta di secret bar dove, a partire dal prossimo autunno, lanceremo una drink list esclusiva a base di distillati d'agave, rum e whisky realizzata in collaborazione con Compagnia dei Caraibi. Il cliente pagherà un ticket di entrata e potrà scegliere dalla carta di degustare un distillato in purezza e un cocktail realizzato con la base alcolica prescelta insieme ad un accompagnamento food su misura. La saletta potrà ospitare al massimo una decina di persone con tavoli da 5-6 persone in modo da favorire la socializzazione. Chi entra nella saletta dovrà, infatti, lasciare fuori dalla porta il proprio cellulare perché vogliamo tornare all'idea del bar di una volta come un luogo di relazioni autentiche tra persone in carne ad ossa. Gli ospiti durante la loro permanenza al piano superiore potranno anche intrattenersi con videogiochi e giochi da tavolo. Ovviamente, ci sarà un bartender dedicato che offrirà un servizio di carattere sartoriale». Appena inaugurato, il nuovo Fesseria di Chiaia ha già registrato consensi tra la clientela di quartiere ma si aspetta il decisivo test autunnale con l'apertura definitiva anche del secret bar.

 

 

 

 

 

Lavazza, cogliere il trend della mixology con il caffè

Mixology con il caffè
Il periodo di maggiore richiesta di bevande a base di caffè si registra dall’aperitivo al dopocena. L’importanza di offrire risposte adeguate.

La richiesta di drink alcolici e analcolici con il caffè è in crescita lungo tutto l’arco della giornata, spinta anche dall’eco dei cocktail e dei nuovi liquori al caffè di bartender quali Bruno Vanzan e Flavio Angiolillo. Un’opportunità per tutto il mondo del bar. Ne abbiamo parlato con alcuni responsabili di Lavazza che hanno evidenziato il trend positivo delle preparazioni al caffè in fascia serale (che l’Azienda chiama coffetail).

«Il caffè è un ingrediente estremamente versatile che trova spazio in molte applicazioni del food & beverage e anche nel mondo della miscelazione può esaltare particolari note di gusto o donare il giusto sentore ai drink a cui si aggiunge. 

Tuttavia, quello dei coffeetail è un mondo che, almeno in Italia, risulta essere ancora abbastanza acerbo e che offre diverse possibilità di declinazione. Il momento di maggiore richiesta di bevande a base caffè si registra a partire dall’aperitivo e continua fino al dopocena. Inoltre, anche se il caffè non è una bevanda “stagionale”, i coffeetail offrono un’ottima alternativa per non rinunciare al sapore e agli aromi di caffè anche in estate, per cui ci aspettiamo un’ulteriore crescita della domanda nei prossimi mesi. 

Negli anni siamo riusciti a costruire un portfolio molto ampio e variegato anche per il fuori casa e questo ci permette ora di offrire proposte adeguate ad ogni momento della giornata. La combinazione del nostro know-how nel campo del caffè, coniugato alla passione per l’innovazione degli esperti del nostro Training Center e all’esperienza e alla professionalità dei bartender con cui collaboriamo, ci ha dato grandi risultati negli anni riuscendo a sviluppare ricettazioni che testimoniano le nostre eccellenti capacità nella miscelazione del caffè». 

Accanto alla colazione, che da sempre registra il maggior flusso di clientela, è in crescita il momento dell’aperitivo: come mai?

«Per un’azienda come la nostra, la colazione e il brunch restano momenti della giornata molto importanti; tuttavia, in questi ultimi anni sono cambiate le modalità e i momenti di consumo. La pandemia e l’introduzione strutturale dello smartworking nella maggior parte delle realtà lavorative e le altre circostanze impreviste che si sono verificate in seguito, hanno chiaramente avuto conseguenze anche sulle scelte dei consumatori. Confrontando i dati del 2023 con quelli del 2019 si registra un +5% di clienti che predilige la frequentazione serale (aperitivo e dopocena). 

Questi dati confermano proprio un cambio di preferenza rispetto al momento di maggiore frequentazione dei locali pubblici e, di conseguenza, è necessario un “adeguamento” delle proposte food & beverage dei bar. 

Grazie all’ottimo lavoro compiuto negli anni insieme ai nostri esperti del Training Center, siamo in grado ora di “creare” nuovi momenti di consumo, aggiuntivi rispetto alle canoniche colazioni e pause post-pranzo. Il momento dell’aperitivo è spesso associato alla fine della giornata lavorativa e i coffeetail offrono una valida alternativa al rito del “vediamoci per un caffè”, soprattutto nel target giovanile. È interessante osservare come il caffè possa essere vissuto e gustato in maniera differente nel corso della giornata, accompagnandoci dalla colazione fino al dopo cena».

Quali sono i vostri consigli per rispondere al meglio a questo trend?

«Essere ricettivi verso il mercato e accogliere con spirito di innovazione gli spunti che i consumatori ci offrono quotidianamente è sicuramente un’ottima base di partenza. 

In questo ci affidiamo ai manager e ai baristi dei nostri locali clienti, cercando di creare con loro un rapporto di continuo scambio di informazioni e conoscenze perché crediamo davvero che la loro figura sia preziosa e fondamentale per instaurare un dialogo ancora più profondo con il consumatore finale. 

Senza trascurare mai la qualità della nostra offerta, valore imprescindibile per Lavazza, e la capacità di offrire una coffee experience a 360°, unica e caratterizzante».

Il ricettario. «Con la nuova miscela Lavazza La Reserva de İTierra! Cuba abbiamo sviluppato una serie di ricette di coffeetail: tra le più recenti quelle elaborate in collaborazione con i bartender dei locali Deus e Circle di Milano in occasione della Design Week, “Alma de Cuba”. 

La realizzazione e l’inserimento in carta dei coffeetail offre la possibilità di accompagnarli con creazioni di food pairing ricercate, dagli abbinamenti inediti e sorprendenti; fattore questo che potrebbe incentivare il flusso della clientela e posizionare quel determinato locale tra le prime scelte del coffeelover». 

Di seguito due ricette

Guajira. Ingredienti: 15 ml succo di limone,  60 ml succo di ananas,  10 ml purea di cocco,  10 ml sciroppo di mango,  30 ml espresso La Reserva de ¡Tierra! Cuba. 

Preparazione: versare gli ingredienti nello shaker con ghiaccio cristallino, agitare e servire in un bicchiere tumbler alto con ghiaccio; guarnire con fiori eduli  e cacao amaro 99%

Sabor Cubano. Ingredienti: 45 ml rum infuso con chicchi di caffè La Reserva de ¡Tierra! Cuba,  10 ml liquore alla banana,  10 ml sciroppo zucchero di canna, acqua tonica,  aria di banana. Preparazione: versare il rum, il liquore alla banana e lo sciroppo di zucchero in un bicchiere tumbler alto con alcuni cubetti di ghiaccio; guarnire con una foglia di banano.

Quanta Italia tra gli Asia’s 50 Best Bars 2023

Asia's 50 Best Bars 2023 Group shot
Svelata la classifica dei migliori cocktail bar dell'Asia, con il Coa di Hong Kong che si piazza per il terzo anno di seguito al primo posto. Ma ci sono diversi locali guidati da italiani nella top 10

È stata svelata in occasione di un’allegra serata di gala, svoltasi presso il Rosewood Hotel di Hong Kong lo scorso 18 luglio, la classifica de The Asia's 50 Best Bars 2023. La cerimonia è stata il primo incontro senza restrizioni per la comunità bar in Asia dal 2019 e, altro aspetto rilevante, tutti i locali asiatici inclusi nella top 50 erano presenti. L'attesissimo conto alla rovescia ha visto la partecipazione di cocktail bar di 17 città, con il Coa di Hong Kong che si è piazzato al primo posto per il terzo anno consecutivo (in fondo all'articolo la classfica completa). Una tripletta con la quale Coa sta creando una vera e propria dinastia, che ricorda le 4 vittorie consecutive (2012-2015) dell’Artesian London nella classifica globale dei World’s 50 Best Bars.

Fondato nel 2017 dal bartender e proprietario Jay Khan, il nome Coa si ispira all’attrezzo utilizzato per la raccolta dell'agave. Non a caso il locale vanta un'impressionante collezione di 200 bottiglie di tequila, mezcal e altri liquori messicani a base di agave. Jay Khan, insieme ad Ajit Gurung, ha sfruttato il successo del cocktail bar per lanciare di recente, e proprio nei pressi del Coa, il Savory Project, locale che propone cocktail artigianali a base di ingredienti insoliti, con particolare attenzione alle note salate e umami.

«Siamo felicissimi di essere a Hong Kong per celebrare la vibrante comunità dei bar asiatici in occasione del primo evento dei 50 Best in questa città dove si mangia e si beve alla grande – ha commentato Mark Sansom, content director di Asia's 50 Best Bars -. I locali asiatici continuano a spingersi oltre i limiti quando si tratta di esperienze di consumo favolose e questo è evidente dal talento e dalla creatività che mostrano i bar della lista di quest'anno. Congratulazioni a Jay Khan e al team di Coa per aver mantenuto la prima posizione, il primo cocktail bar in Asia a conquistare il primo posto per tre anni di fila».

Il primato di Singapore

Singapore è ancora una volta il primo paese asiatico con 11 bar in classifica, tra i quali il Jigger & Pony che si è classificato secondo, aggiudicandosi il premio Rémy Martin Legend of the List, dopo essersi piazzato al primo posto assoluto nel 2020. Grande fautore dei prodotti locali e sostenibili, Vijay Mudaliarg è stato il protagonista della classifica, con l’Analogue Initiative piazzatosi al 15° posto e il Native bar rientrato nella lista alla 42a posizione. Inoltre, Analogue si è aggiudicato l'ambito Ketel One Sustainable Bar Award, una vittoria meritata per un bar dalla filosofia green, con un menu a base vegetale e un imponente bancone stampato in 3D da bottiglie di plastica riciclate.

Veterano della scena dei bar di Singapore, il Night Hawk di Peter Chua (n. 73 in classifica) è stato insignito del Campari One To Watch Award ed è considerato un locale dal potenziale per entrare nella lista dei primi 50 in futuro. Dall’atmosfera intima, con 22 posti a sedere, ha conquistato i clienti con i suoi sontuosi cocktail d'autore e un ambiente perfetto per la conversazione.

Altri locali premiati

Altri bar che hanno colpito sono stati lo Zest di Seoul, che ha scalato ben 43 posizioni posizionandosi al 5° posto, conquistando così il Nikka Highest Climber Award e il titolo di Best Bar in Korea. Il Virtù di Tokyo, che ha debuttato in classifica al 20° posto, aggiudicandosi il premio Disaronno Highest New Entry. Gestito dal beniamino del settore Keith Motsi, ex Charles H Seoul, Virtù è il cocktail lounge del Four Seasons Otemachi, che abbina aperitivi e liquori francesi a shochu e whisky giapponesi. E se vi state chiedendo perché il vostro bar locale ha finito la Chartreuse, potete ringraziare Keith, che ha fatto scorta di oltre 200 bottiglie del liquore alle erbe francese.

Gli italiani in classifica

L'Italia è stata ben rappresentata nella lista degli Asia's 50 Best Bars, con l'assistant group beverage director Giovanni Graziadei del Jigger & Pony di Singapore che si è aggiudicato il secondo posto per il terzo anno consecutivo. Anche se il team di Jigger & Pony sarà deluso per l'ennesimo secondo posto, potrà guardare al prossimo ottobre, quando Singapore ospiterà per la prima volta la cerimonia dei World's 50 Best Bars.

L'Argo, all'interno del Four Seasons di Hong Kong, si è piazzato all'ottavo posto: a guidarlo il bar manager Federico Balzarini, che di recente ha sostituito Lorenzo Antinori, che ha appena aperto il suo progetto indipendente Bar Leone, un'ode ai bar italiani d'epoca. Al nono posto l'elegante Darkside di Hong Kong guidato dal bar manager Simone Rossi e situato proprio nell'hotel Rosewood che ha ospitato la serata di gala.

Ma i bartender italiani sono stati protagonisti anche di diversi eventi in città, con Benjamin Cavagna del 1930 Milano che è apparso al Testina, bar ristorante che ha come consulente chef Diego Rossi del Trippa di Milano. Patrick Pistolesi del Drink Kong di Roma ha servito cocktail al Bar Leone. Giacomo Giannotti del Paradiso di Barcellona, vincitore di The World's 50 Best Bars 2022 (leggi L’Italia e gli italiani fanno fiesta ai World’s 50 Best Bars 2022), ha fatto da guest bartender al Darkside, mentre Tommaso Cecca e Saverio Casella del Camparino di Milano sono stati ospiti del Vista Bar, Simone Caporale del Sips and Boadas è stato dietro la cloche del leggendario Quinary e Andrea Minarelli dello spettacolare Bulgari Tokyo, di nuova apertura, ha miscelato i drink al Bar De Luxe.

Appuntamento a Singapore

L'Asia continuerà a far parlare di sé in occasione della serata di premiazione dei World's 50 Best Bar, che andrà in scena a Singapore presso la centrale elettrica di Pasir Panjang Power Station il prossimo 17 ottobre, la sua prima volta in Asia. Mark Sansom ha espresso grande entusiasmo per questa prossima tappa: «Siamo entusiasti di portare la comunità dei World's 50 Best Bars a Singapore, la nostra prima incursione al di fuori dell'Europa e l'opportunità di celebrare un anno magnifico per i cocktail bar e i bartender in una delle migliori città del mondo per i cocktail».

English version

Lots of Italy at Asia's 50 Best Bars 2023

The Asia’s 50 Best Bars 2023 was announced at a fun-filled gala at the Rosewood Hotel in Hong Kong on 18 July. The ceremony was the first zero-restriction gathering of the bar community in Asia since 2019 and impressively, every one of Asia’s 50 Best Bars 2023 were in attendance. The highly anticipated countdown featured bars from 17 cities across Asia with local favorite Coa of Hong Kong taking top spot for the third year running. With its threepeat in Asia’s 50 Best Bars, Coa is working towards a dynasty, reminiscent of The Artesian London’s 4 straight victories (2012-2015) in The World’s 50 Best Bars. Established in 2017 by bartender-owner Jay Khan, Coa’s name is inspired by the agave harvesting tool and has an impressive collection of 200 bottles of tequila, mezcal, and other agave-based Mexican spirits. Jay Khan, together with Ajit Gurung, have leveraged the success of Coa to recently launch the nearby Savory Project, a bar with craft cocktails that feature unusual ingredients with an emphasis on savory and umami notes.

Mark Sansom, Content Director for Asia’s 50 Best Bars, says: «We are overjoyed to be in Hong Kong to celebrate Asia’s vibrant bar community for 50 Best’s first-ever event in this brilliant city for eating and drinking. Asia’s bars continue to push the envelope when it comes to fabulous drinking experiences and that is evident from the talent and creativity on display at the bars on this year’s list. Congratulations to Jay Khan and the team at Coa for holding onto its top position — the first bar in Asia to take the No.1 spot for three years in a row».

The primacy of Singapore

Singapore once again is the leading Asian country with 11 bars on the list, including Jigger & Pony ranking No.2, clinching the Rémy Martin Legend of the List Award, having placed first overall in 2020. A proponent of local and sustainable products, Singapore’s Vijay Mudaliar was the talk of this year’s list with Analogue Initiative ranking 15th and Native bar re-entering at No.42. In addition, Analogue was awarded the coveted Ketel One Sustainable Bar Award, a well-deserved win for the environmentally friendly bar having a plant-based menu and impressive bar counter 3D printed from recycled plastic bottles. A veteran on the Singapore bar scene, Peter Chua's Night Hawk (No.73 on the 51-100 list) was named the Campari One To Watch Award, seen as a venue with the potential to break into the 1-50 list in the future. The intimate 22-seat Night Hawk has wowed customers with sumptuous signature cocktails and an ideal environment for sparking up conversations.

Altri locali premiati

Other bars to make waves were Zest, which climbed an astonishing 43 spots to place the Seoul-based bar at No.5 and with this, taking the Nikka Highest Climber Award as well as The Best Bar in Korea. Making its debut on the list at No.20 is Virtù in Tokyo, winning the Disaronno Highest New Entry Award. Managed by industry darling Keith Motsi, formerly of Charles H Seoul, Virtù is cocktail lounge at the Four Seasons Otemachi, that marries French aperitifs and liqueurs with Japanese shochu and whisky. And if you’re wondering why your local bar has run out of Chartreuse, you can thank Keith for that, who has stockpiled over 200 bottles of the French herbal liqueur.

Italians in the rankings

Italy was well represented on the list of Asia’s 50 Best Bars, with Assistant Group Beverage Director Giovanni Graziadei of Jigger & Pony Singapore claiming 2nd spot for the third consecutive year. Although the team at Jigger & Pony will be disappointed to finish runner up once again, they can look forward to October 2023, when Singapore will host the World’s 50 Best Bars for the first time. Meanwhile 8th place Argo within the Four Seasons Hong Kong was captained by bar manager Federico Balzarini, who recently took over the reins from Lorenzo Antinori, having just opened his own independent project Bar Leone, an ode to vintage Italian bars. In 9th position, bar manager Simone Rossi runs the slick bar Darkside, located in the very Rosewood hotel that hosted this year’s gala. With events around town, Italians made a strong showing with 1930 Milano’s Benjamin Cavagna appearing at Testina, a restaurant bar consulted by Diego Rossi of Trippa Milano. There was also Drink Kong Rome’s Patrick Pistolesi serving drinks at the Roman-themed Bar Leone. Meanwhile, Giacomo Giannotti of Paradiso Barcelona, the winner of The World’s 50 Best Bars 2022, guest bartended at Darkside, while Tommaso Cecca and Saverio Casella of Camparino Milano were hosted by Vista Bar, Simone Caporale of Sips and Boadas was behind the stick at the legendary Quinary, and Andrea Minarelli of spectacular new opening Bulgari Tokyo mixed drinks at Bar De Luxe.

Appointment in Singapore

Asia will continue to be the talking point at the next World’s 50 Best Bars, to be unveiled in Singapore at the Pasir Panjang power station on 17 October 2023, marking the first time in the awards’ history the ceremony will be held in Asia. Mark Sansom expressed his excitement about the next stop for the 50 Best Bars: «We are thrilled to bring The World’s 50 Best Bars community to Singapore, our first foray outside Europe and an opportunity to celebrate a magnificent year for bars and bartenders in one of the world’s finest cocktail cities».

The Asia's 50 Best Bars 2023

1 Coa Hong Kong

2 Jigger & Pony Singapore

3 BKK Social Club Bangkok

4 Bar Benfiddich Tokyo

5 Zest Seoul

6 Tropic City Bangkok

7 Nutmeg & Clove Singapore

8 Argo Hong Kong

9 Darkside Hong Kong

10 Sago House Singapore

11 Indulge Experimental Bistro Taipei

12 Vesper Bangkok

13 Cham Bar Seoul

14 The SG Club Tokyo

15 Analogue Initiative Singapore

16 Republic Singapore

17 The Aubrey Hong Kong

18 Sidecar New Delhi

19 The Cocktail Club Jakarta

20 Virtù Tokyo

21 Manhattan Singapore

22 Mahaniyom Cocktail Bar Bangkok

23 Lamp Bar Nara

24 28 HongKong Street Singapore

25 Le Chamber Seoul

26 Penicillin Hong Kong

27 Atlas Singapore

28 Alice Seoul

29 Pantja Jakarta

30 Employees Only Singapore

31 Quinary Hong Kong

32 Stay Gold Flamingo Singapore

33 Mostly Harmless Hong Kong

34 The Curator Manila

35 The Bombay Canteen Mumbai

36 Bar Trigona Kuala Lumpur

37 Southside Parlor Seoul

38 Copitas Bengaluru

39 Hope & Sesame Guangzhou

40 Smoke & Bitters Hiriketiya

41 Vender Taichung

42 Native Singapore

43 The Public House Taipei

44 Bee's Knees Kyoto

45 High Five Tokyo

46 Soko Seoul

47 The Old Man Hong Kong

48 The Living Room Mumbai

49 The Bellwood Tokyo

50 Penrose Kuala Lumpur

Café 124 lancia il crowdfunding: obiettivo 2000 litri di cold brew al giorno

La start up milanese chiama a raccolta le torrefazioni italiane per incrementare la capacità produttiva e migliorare la distribuzione del suo cold brew ready to drink

Parte in questi giorni la campagna di equity crowdfunding di Café 124, start up italiana che ha perfezionato un metodo di produzione industriale di cold brew, bevanda di caffè estratto in acqua fredda. La campagna - che, ricordiamolo, è una "chiamata" alla partecipazione del capitale dell'azienda, dunque a un vero investimento - parte sulla piattaforma StarsUp, una delle piattaforme italiane che collaborano con Banca Etica.

«Vogliamo coinvolgere le torrefazioni»

«Prima di avere accesso alla piattaforma abbiamo dovuto permettere loro di fare una valutazione socio-ambientale sul nostro business», ci spiga Ivan Marchese, socio di Café 124 insieme a Mario Alemi. «Abbiamo dovuto certificare il nostro lavoro sulla filiera, esibendo le certificazioni di tracciabilità del caffè e i metodi di lavoro dei nostri piccoli produttori. L'obiettivo della campagna è coinvolgere le torrefazioni perché investano, dando loro la possibilità di produrre il nostro cold brew Drink 124. Oggi siamo in grado di produrne circa 100 litri al giorno, vorremmo passare a una produzione di 1.000-2.000 litri al giorno».

Café 124 è stata sviluppata da Ivan Marchese e Mario Alemi, ed è nata con la complicità del lockdown nella primavera del 2020, quando i due soci si sono conosciuti come semplici vicini di casa. L'obiettivo è stato fin dall'inizio proporre un drink analcolico di qualità, con l'impegno a selezionare i chicchi di caffè con grande attenzione alle qualità dei produttori e con la volontà di trasmettere tutte le informazioni al cliente, tracciando ogni passaggio lungo la filiera. «È un caffè estratto a freddo in modo naturale, un cold brew senza zuccheri o gas aggiunti», spiegano i soci. «Per produrlo utilizziamo un metodo proprietario che stiamo pensando di brevettare. Abbiamo lavorato alla struttura di questo processo d’estrazione per circa 14 mesi. Sin dall’inizio ci siamo ispirati ai movimenti e in particolare allo shaking del bartender professionista che miscela con abilità».

La materia prima: un Etiopia lavato con punteggio 85

Per produrre Drink 124 si utilizzano solo caffè specialty. «Compriamo solo da piccoli produttori - spiegano i due soci - che curano la pianta (rigorosamente Coffea arabica), ne raccolgono i semi a mano (metodo picking) appena maturano e li fanno fermentare in lo- co dando al prodotto finale un aroma unico, caratteristico del luogo in cui è stato prodotto. Chicchi che, soprattutto, vengono pagati vari multipli del prezzo del caffè alla borsa valori, per dare ai coltivatori la possibilità di lavorare e vivere dignitosamente». Oggi Drink 124 nasce da un Etiopia lavato Sidamo, uno specialty con un punteggio di 85.

La road map: brevetto, magazzino, assunzioni e logistica

Nel dettaglio, questa la road map impostata dal team di Café 124, che punta a una raccolta massima di 200mila euro (l'obiettivo minimo è 50mila euro).

La fase 1 prevede:

  • domanda di brevetto per il metodo proprietario ideato dai due soci (che permette una produzione molto più rapida di cold brew - 20 minuti invece delle consuete 8 ore circa - e allunga la shelf life naturale del prodotto)
  • un magazzino per produzione alimentare di  circa 100mq
  • acquisto dei componenti della catena di produzione
  • assemblaggio dei componenti. Al riguardo, due ingegneri meccanici hanno dato a disponibilità a lavorare per equity
  • assunzione tecnico di produzione

La fase 2 prevede:

  • un sistema di imbottigliamento
  • personale per la logistica

Quali vantaggi avranno i nuovi soci? Si va dagli sconti (dal 15% al 25%) per gli acquisti di Drink 124, fino alle consulenze per l'industrializzazione del proprio cold brew.

Un mercato sempre più interessante

Marchese e Alemi sono sicuri di poter giocare un ruolo di primissimo piano in questo mercato. «Il mercato mondiale di cold brew coffee ha un tasso di crescita annuale del 20% e raggiungerà 1,4 miliardi di euro quest'anno. L'Europa è il secondo mercato dopo gli Stati Uniti», si legge nella nota informativa che accompagna il lancio della campagna. Secodno i dati di Zenith Global diffusi dal Consorzio Promozione Caffè, la vendita di caffè freddo è aumentata del 23% negli ultimi 10 anni a livello globale. Nel nostro Paese il consumo di caffè freddo è trainato dalla versione fredda dell'espresso, con lo shekerato, il leccese, il caffè in ghiaccio e la granita al caffè. Una ricerca di mercato targata MMR Research evidenzia che la richiesta di caffè freddo da parte di consumatori Millennials e Gen Z sia guidata dalla voglia di esplorare nuovi sapori e da una maggiore conoscenza del caffè e delle sue caratteristiche. Il cold brew, che può permettere al barista di giocare con aromi insoliti e creazione di drink alcolici o analcolici, diventa così un'idea molto interessante. 

Cosa vende Café 124

Oltre al Drink 124, la bevanda rinfrescante e naturale che è il prodotto principale della start up, Cafè 124 commercializza anche diverse varietà di caffè 100% arabica specialty; Kali, una birra agricola con cold brew, un progetto nato in collaborazione con l'azienda agricola abruzzese di Francesco Imbastaro; l’aperitivo ready to drink 124 America, rivisitazione del classico Americano.

Compagnia dei Caraibi apre Dispensa, il suo primo cocktail bar

Dispensa Pallanza_Interni
Gli interni di Dispensa, sul lungolago di Pallanza
A Pallanza, sul Lago Maggiore, apre Dispensa Wine&Cocktail Bar, con la guida del mixologist Filippo Sisti. Un format che presto si svilupperà in Europa.

Compagnia dei Caraibi apre il suo primo cocktail bar. L'importatore e distributore di distillati, vini, birre craft italiane e soft drink ha scelto Pallanza, sul Lago Maggiore, per Dispensa Wine&Cocktail Bar, in Piazza Garibaldi, affacciato su un plateatico all'inizio del lungolago pedonale. Il primo punto vendita di Dispensa - ma senza somministrazione - che ha portato all'esordio il brand, è a Torino, dal 2021, ma ora l'azienda di Vidracco vuole implementare una strategia di omnicanalità che porterà all'apertura di altri cocktail bar come questo, in Italia e in Europa.

Cento mq tra interni e dehors, 70 coperti e cinque sedute al bancone, stile casual, informale tanto quanto quello scelto dalla squadra di Compagnia, Dispensa apre con un team giovane e determinato. Stefano, lo store manager, è affiancato da Jennifer, Simone e dai bartender Simone, Mattia e Soraya. Dal martedì alla domenica si parte dalla colazione, dalle 10:00, e si procede fino al dopocena all'una di notte, e con al momento c'è un'offerta food a pranzo - anche se taglieri e sandwich sono disponibili fino a sera tarda.

«L'innovazione nella mixology? Quasi come una barzelletta»

A guidare l'impostazione dell'offerta di mixology c'è Filippo Sisti, bartender di fama e Mixology Specialist di Compagnia dei Caraibi. In carta troviamo i drink classici a 8 euro e i signature a 10 euro. Tra questi (solo per citarna alcuni) un Improved Daiquiri con Rum plantation 3 Stars, Vermouth Riserva Carlo Alberto dry al coriandolo, lime, basilico, miele e olio di sesamo; il Sour di Renè con J.J. Whitley London Dry Gin, Liquore Salvia & Limone, pesto di aneto, meringhe e limone; il Mule Might Fly! con vodka Koskenkorva, menta, limone, liquore ai fiori di Sambuco e Ginger Beer.

Filippo Sisti(1)
Filippo Sisti al bancone di Dispensa

«Abbiamo cercato soluzioni di beva facile - ci spiega Filippo Sisti - perché crediamo che l'innovazione non possa avere bisogno di troppe spiegazioni. Un po' come con una barzelletta: se devo spiegarla perde di efficacia. Ecco, qui vogliamo accompagnare il cliente in un luogo in cui si beve bene, ma senza confonderlo».

Verso il Nord Europa con altri punti vendita

Lo spazio di Pallanza fungerà inoltre da osservatorio privilegiato sul mercato per Compagnia dei Caraibi, un vero e proprio termometro per testare dinamiche e trend e, insieme, un mercato fisico e digitale per la vendita delle referenze spirit, ma anche vini e birre. L'idea è di abbracciare in senso più ampio il mondo del food & beverage, che vedrà nei prossimi anni lo sviluppo di una rete di locali.

Edelberto Baracco
Edelberto Baracco, Ceo di Compagnia dei Caraibi

Edelberto Baracco, Ceo di Compagnia dei Caraibi, ci ha spiegato: «Il progetto Dispensa si inserisce in modo sinergico e coerente con la linea strategica definita dai piani industriali di Compagnia dei Caraibi sul medio periodo. Dispensa rappresenta un passo in avanti verso l’omnicanalità grazie alla distribuzione online tramite la piattaforma di e-shop (www.dispensa.com) con un catalogo di oltre 1.000 etichette e lo sviluppo di spazi fisici. Questi nuovi spazi saranno occasione per creare un contatto diretto con i consumatori, rafforzare il nostro posizionamento nel segmento premium e implementare le attività di marketing intelligence e data leading. Eravamo un'azienda molto segmentata, con un consumatore specifico, focalizzati sul mondo B2B. Ci siamo accorti di stare stretti dentro quella pelle e abbiamo fatto una scommessa. Abbiamo valutato come hanno interpretato l'omnicanalità le grandi aziende nel mondo e abbiamo studiato il territorio italiano e valutato che cosa è in grado di esprimere. Ha senso parlare di Italia o è meglio orientarsi sull'Europa? Il mondo oggi è più digitale e ci ha portato ad acquistare in modo diverso e a farci trovare più preparati e consapevoli. Sempre meno vediamo differenze tra il consumatore professionale e finale, anche se hanno esigenze diverse c'è un modo di comunicare simile».

Le acquisizioni per diventare produttori: da Elephant Gin ai vini delle Langhe

Se da una parte si è scelto di aprirsi "a valle", anche a monte ci sono movimenti "a monte" della filiera: a fine 2022 Compagnia dei Caraibi ha acquistato la distilleria di Elephant Gin in Germania (l'inaugurazione del nuovo impianto è prevista in autunno, forse a fine settembre) ed è entrata nella produzione vinicola attraverso l’acquisto di circa 8 ettari di terreni nelle Langhe, nel Comune di Montelupo Albese (CN). «Siamo anche produttori - chiude Baracco - e ci sono altri progetti che vedranno la luce tra fine 2023 e inizio 2024».

Alassio Festival della Cultura, una creazione di Frau Knam per celebrare l’amore

Dolce Muretto
Durante il White Gala sarà possibile assaggiare il "Dolce Muretto" di Alessandra Mion

Frau Knam firma il dolce dell'amore per il White Gala del Festival della Cultura di Alassio e Genova. In questa serata in bianco Ricky Tognazzi e Simona Izzo, la coppia più longeva del cinema italiano, allieterà gli ospiti con i propri aneddoti dedicati alla vita matrimoniale. Ad addolcire l'evento ci sarà Dolce Muretto, il dessert monoporzione firmato da Alessandra Mion. Il Dolce Muretto di Frau Knam Non è la prima volta per Frau Knam al Festival della Cultura di Alassio e Genova. I suoi dessert segnano la tradizionale conclusione dolce dell'evento. Per l'occasione la food blogger e volto televisivo, ormai nota pasticcera, ha realizzato una monoporzione che rispecchia il suo gusto sofisticato e uno stile che ha fatto della semplicità un valore aggiunto. «Questa edizione vede come tema centrale del White Gala l'amore, che in realtà la città di Alassio esalta durante tutto l'anno anche grazie al suo celebre muretto. Ed è proprio ad esso che mi sono ispirata per il mio dolce. - aggiunge Frau Knam - Si tratta di una mousse cioccolato fondente su base morbida di mandorla e limone, gelee lamponi e vaniglia Tahiti, mousse cioccolato bianco e limone, ricoperta con cioccolato bianco e decorato da un lato con i due pesciolini di Alassio che si baciano. Una nota dolce e romantica per festeggiare l'amore in ogni sua forma».

Appleton Estate 17yo Legend, ora o mai più: 144 bottiglie da leggenda

Appleton Estate 17Yo Legend
Appleton Estate 17YO Legend è il capolavoro della master distiller Joy Spence: una release "one shot" del leggendario e introvabile J. Wray & Nephew 17YO, ingrediente base del Mai Tai di Trader Vic

Ardimento, irripetibilità, tributo. Sono gli elementi “invisibili” che rendono ancora più unico il nuovo “pezzo da 90” uscito dalla genialità di Joy Spence: Appleton Estate 17YO Legend. Lei, prima donna master distiller dell’industria degli spirit, da oltre 25 anni guida la produzione di Appleton Estate, la più antica distilleria di rhum giamaicana con 250 anni di storia alle spalle, oggi parte di Campari Group.

Appleton Estate 17YO Legend è un pezzo unico: prodotto in 1.500 bottiglie – di cui 144 destinate al mercato italianoacquistabile sul sito rarespirits.it in un solo esemplare (il prezzo si aggira sui 500 dollari), è stato presentato sul mercato italiano al Rita’s Tiki Room di Milano da Aldo Bruno Russo, al suo debutto nella nuova veste di Rare activator.

I tanti perché dell’unicità di Appleton Estate 17YO Legend li ha raccontati Marco Graziano, anima de Le vie del rum Un prodotto irripetibile nato da tante condizioni irripetibili: a partire dal ritrovamento, da parte di Joy Spence, del quaderno degli appunti del suo predecessore e maestro, Owen Tulloch, in cui aveva diligentemente segnato i segreti del J. Wray & Nephew 17YO, introvabile rhum di cui si era cessata la produzione nel 1981 (proprio l’anno in cui Joy ha iniziato a lavorare per la distilleria).

Appleton Estate 17YO Legend è un tributo a quel prodotto a cui i collezionisti danno la caccia da anni; è irripetibile perché già si sa che resteranno le uniche 1.500 bottiglie: non sarà mai più ricreato. Ed è ardimentoso perché solo una visionaria di grande esperienza come Joy Spence poteva imbarcarsi in una simile avventura.

Partita nel 2005, Joy Spence ha utilizzato quattro rarissimi distillati che erano stati messi a riposare in Appleton Estate in sole 10 botti. Il risultato è “altra cosa” rispetto ai blasonati Appleton Estate 15 e 21YO, semplicemente perché i rhum di partenza sono diversi.

Chi avrà il privilegio di degustarlo, ci troverà potenti aromi di cannella e noce moscata, note di pera e banana caramellate mischiate con caldi sentori di rovere stagionato ed erbe floreali. Al palato è pungente, con un ricco sapore di melassa, con un finale di rovere caldo e delicatamente morbido.

Un drink che è un pezzo di storia

Il team del Rita’s Tiki Room, capitanato da Edo Nono e Andrea Arcaini, ha avuto il privilegio e la grande occasione di avere a disposizione alcune bottiglie di questo liquido prezioso che ha un suo posto d’elezione nella storia della miscelazione: è con il J. Wray & Nephew 17YO, infatti, che Trader Vic ha creato il suo Mai Tai.

Occasione ben sfruttata, per offrire qualcosa di irripetibile alla propria clientela: il bancone del Rita’s Tiki Room offrirà, ai pochi fortunati che se lo accapareranno, l’esperienza di gustarsi un irripetibile Mai Tai con l’ingrediente base della versione originaria di Trade Vic: l’Appleton 17YO Legend.

Per dare la caccia alle 140 bottiglie rimaste, invece, non resta che cliccare (velocemente) su rarespirits.it, il sito che racchiude le più prestigiose etichette dei vari marchi che compongono la galassia Campari Group.

 

Pilot di Barista Attitude, la single boiler facile da usare

Macchina espresso Pilot di Barista Attitude
Semplice, performante e di facile utilizzo, è la macchina espresso per il barista ai suoi primi passi , nonché per le catene.

Guidare il barista attraverso la “tempesta”, verso un caffè estratto con i giusti parametri in modo facile e intuitivo, è la promessa di Pilot, la prima single boiler di Barista Attitude, che con la macchina espresso Tempesta è sponsor del World Barista Championship.

Pilot è particolarmente indicata per le catene e per chi sta iniziando il suo percorso nel mondo del bar e desidera interfacciarsi con uno strumento performante e di facile utilizzo.

L’accesso al menu principale e a quello tecnico è semplice e permette di controllare facilmente tutte le funzioni della macchina, come la preinfusione, che si può impostare con due opzioni in base alla dose, per ogni grupo e anche facilmente applicabile a gruppi differenti.

L’ampia area di lavoro con led consente un utilizzo semplice e rapido di ogni gruppo, mentre due lunghe lance vapore offrono un vapore “asciutto” grazie al sistema Super Dry e assicurano la massima libertà di movimento senza problemi di scottature grazie alla cover cool touch. Due pratiche leve permettono l’attivazione ergonomica del vapore, al fine di effettuare la pulizia delle lance e il montaggio di qualsiasi tipo di latte o di bevanda vegetale con facilità.

Pilot è disponibile in versione da 2 e 3 gruppi con carrozzeria nei colori blue pilot e deep black; totalmente deep black, bianco 9010 e deep black. La 2 gruppi misura mm 1035 x 618 x 500 (H) e pesa 97 chili; la 3 gruppi misura mm 1175 x 618 x 500 (H) e pesa 117 chili. L’altezza della vaschetta raccogligocce è regolabile al fine di adattarsi a tazze di diverse dimensioni.

È disponibile l’opzione per connettere la macchina al wi-fi e utilizzare il sistema di gestione Beans2Cloud per accedere a informazioni come contatori di caffè, possibili guasti, errori e ricevere promemoria di servizio. Quest’ultima è un’opzione molto importante, in quanto la telemetria sta diventando sempre più un partner attivo per chi lavora e per chi gestisce il locale e può monitorare, impostare ricette e ricevere informazioni su macchine in diversi punti vendita.

Partita la Daiquiri Week firmata Ron Santiago de Cuba

Daiquiri Week Cuban Crown
Andrà avanti fino a 23 luglio la settimana di celebrazioni dedicata al grande classico, ideata dal brand di rum e che coinvolge i locali di tutta Europa e di Cuba. Oltre 20 i cocktail bar italiani coinvolti, che per tutta la durata della manifestazione proporranno i loro originali twist

Il 19 luglio è il Daiquiri Day, la giornata nella quale in tutto il mondo si festeggia uno dei grandi classici della miscelazione. C’è però chi ha voluto fare di più, estendendo le celebrazioni a un’intera settimana: è nata così la Daiquiri Week, iniziativa promossa e organizzata da Ron Santiago de Cuba, che ha preso il via in questi giorni fino al prossimo 23 luglio, coinvolgendo locali di tutta Europa e di Cuba.

Un tributo dovuto a un vero e proprio cult della mixology, nato a cuba a fine Ottocento, amatissimo da personaggi come Ernest Hemingway e da John Fitzgerald Kennedy, citato e citato in numerose pellicole di successo, da Il Nostro Agente all'Avana a Improvvisamente l’estate scorsa (con Katharine Hepburn e Montgomery Clift), da Assassinio allo specchio a Il padrino. Un ever green, saldamente primo tra i cocktail a base rum più richiesti e quinto tra i classici più venduti al mondo, come riportato dal Cocktail Report 2023 di Drinks International.

La Daiquiri Week in Italia

Per quanto riguarda l’Italia, a occuparsi dell’organizzazione dell’evento è Rinaldi 1957, distributore esclusivo della gamma Ron Santiago de Cuba (leggi Un nuovo pack per il rilancio dei rum Santiago de Cuba), coinvolgendo oltre 20 cocktail bar da Nord a Sud della Penisola.

Ecco l’elenco completo: La Bodeguita, Moebius, Cinc food & drinks, Rufus Cocktail Bar, The Doping Bar, Carico e Oblio - The cellar bar a Milano. Mana Tiki, Osteria La Gassa d'Amante, Civico 1 e NAt Cocktail House a Torino. Freni e Frizioni Draft e The Court a Roma. Grand Hotel Fasano a Gardone Riviera (Brescia), La Bodeguita del Corso a Olbia (Sassari), La Casa del Mojito a Polignano a mare (Bari), Nomad in Riva a Pula (Cagliari), Dialogue Lounge a Brescia, 18-70 Drinkin'Kitchen a Bra (Cuneo), Lavatoi cocktail bistrot a Grosseto, Il Chioschetto  a Imperia.

Tutti i locali per tutta la durata della manifestazione proporranno i loro twist, molto originali sul Daiquiri, a base di Ron Santiago de Cuba, oltre al Cuban Crown. È questa una variazione del grande classico realizzata dai bartender del brand, preparata con Ron Santiago de Cuba Extra Añejo 11 anni, succo di lime e miele, al posto dello sciroppo di zucchero, per bilanciare l’asprezza dell’agrume, e un pizzico di sale per aggiungere sapidità.

Alcune ricette della Daiquiri Week

Cuban Crown

Cuban Crown
Ingredienti:
60 ml Ron Santiago de Cuba Extra Añejo 11 anni, 40 ml sciroppo di miele salato, 20 ml succo di lime
Preparazione:
shake
Bicchiere:
coppetta

Grand Hotel Fasano, Gardone Riviera (Brescia)

Purple Daiquiri di  Rama Redzepi

PURPLE DAIQUIRI
Ingredienti:
4 cl Ron Santiago de Cuba Carta Blanca infuso con cavolo cappuccio viola*, 2,5 cl succo di lime, 1,5 cl sciroppo al passion fruit
*Rum infuse con cavolo cappuccino viola: lasciare in infusion per un’ora 400 g cavolo cappuccio viola, scorze di un pompelmo rosa in 30 cl di rum, poi filtrare
Preparazione:
Shake & Strain con Boston
Bicchiere:
coppetta Michelangelo

Fasano Daiquiri

FASANO DAIQUIRI2
Ingredienti:
5 cl Ron Santiago de Cuba Añejo 8 Years Old, 1 cl oleo saccharum al kumquat, 1 cl François Peyrot Poire Williams & Cognac, 2 cl succo di lime
Preparazione:
Shake & Strain con Boston
Bicchiere:
coppetta Michelangelo

The Doping Bar, Milano

Looks like water, taste like Cuba di Alberto Corvi


Ingredienti:
45 ml Rum Santiago de Cuba 11 anni, 22,5 ml succo di lime, 15 ml honey mix (miele di castagno & sherry manzanilla), 1 foglia di shiso verde, 1 dash di Angostura Bitters, top di Santus Franciacorta Brut Satén Docg
Preparazione:
shake & double strain
Guarnizione:
buccia di sedano
Bicchiere:
highball

Ca-Ri-co

La Copa del Hechicerog di Domenico Carella

Ingredienti:
45 ml Rum Santiago De Cuba 11 anni infuso in palosanto bruciato, 25 ml succo di lime, 15 ml zucchero liquido, 5 ml Marsala d’annata secco

Freni e Frizioni Draft, Roma – Family Business

Family business di Daniele Gambucci

Family business
Ingredenti:
40 ml Rum Santiago De Cuba 11 anni, 45 ml Cordiale al platano, rabarbaro e dragoncello, 15 ml succo di lime

 

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