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Da Salerno a Torino le selezioni dei campionati Sca

Coppa Sca Italy - Alpro
Presso l’Accademia Trucillo hanno meritato la finale italiana i vincitori delle quattro discipline in gara; dal 24 al 26 ottobre appuntamento a Settimo Torinese.

Hanno preso il via le selezioni delle discipline Barista, Latte Art e Coffee in Good Spirits organizzate da Sca Italy.

Venerdì 15 settembre si è conclusa la tappa sud, supportata da Alpro, che si è svolta presso l’Accademia Trucillo a Salerno, che quest’anno compie 25 anni di attività, come ha sottolineato con orgoglio Antonia Trucillo, marketing manager.

I vincitori delle quattro discipline sono stati Federico Pinna - Barista, Stefano Cevenini - Latte Art, André Tomassi - Brewers Cup, Vito Alberto Patrimia - Coffee in Good Spirits. I primi classificati andranno direttamente alle finali nazionali, mentre - come prevede da quest’anno il regolamento - gli altri dovranno aspettare la conclusione della seconda tappa per identificare i migliori sette concorrenti delle due tappe, in base ai punteggi ottenuti.

Si svolge dal 24 al 26 ottobre a Settimo Torinese (TO) la tappa nord, dove il Gruppo Lavazza supporta Sca Italy con il brand 1895 Coffee Designers by Lavazza.  «Siamo molto felici di supportare Sca - afferma Michele Cannone, global brand director di Lavazza - con cui condividiamo valori quali l’innovazione, la ricerca e la sostenibilità, condizioni essenziali per la crescita della cultura del caffè nel mondo». Nel corso della tre giorni sono in programma le discipline Barista, Latte Art, Brewers Cup e Coffee in Good Spirits.

Anche questo appuntamento si realizza con il supporto di Alpro e le bevande vegetali della linea Alpro Barista for Professional: «La partecipazione di Alpro Italia alle tappe di selezione Sca è mirata ad accompagnare le eccellenze del mondo del caffè in una rivoluzione che parte da piccole e semplici azioni quotidiane, come il nostro cappuccino, in grado però di cambiare il futuro del pianeta» - commenta Lucia Chevallard, director di Alpro. 

In chiusura delle gare, accanto ai vincitori delle due tappe si sapranno i nomi dei concorrenti che, in base ai punteggi ottenuti, meriteranno la finale nazionale in programma nell’ambito di Sigep presso Riminifiera tra il 20 e il 24 gennaio 2024.

Appuntamento al Green Pea con il Turin Coffee

International Coffee Day by Turin Coffee
Fabio Verona ha messo a punto per l’International Coffee Day una giornata ricca di interesse per professionisti, coffee lover e curiosi. Con la seconda tappa del campionato di macinatura.

Il 1° ottobre Torino festeggia l’International Coffee Day con un evento che ne racchiude altri, tutti incentrati sul fare cultura e informare sul mondo del caffè, sensibilizzando il consumatore alla realtà di chi coltiva e inserendo il prodotto in un progetto di economia circolare. Il tutto accompagnato da incontri, dimostrazioni, assaggi, competizioni e molto altro.

Suoi ideatori sono l’associazione di promozione sociale EatBin – organizzatrice del Salone del Caffè di Torino – e Fabio Verona, responsabile formazione ed eventi presso Costadoro, che hanno scelto questa giornata per organizzare uno spin off di Turin Coffee, con l’intento di coinvolgere le torrefazioni e i microroaster in un evento aperto al pubblico, durante il quale servire e raccontare il caffè, organizzare dibattiti, workshop tematici, contest e dimostrazioni. 

Considerato che la sostenibilità è protagonista, si svolgerà al Green Pea, il primo Green Retail Park dedicato al Rispetto: 15mila metri quadri su più piani dove prodotti creati in armonia con la terra, l’aria, l’acque e le persone diventano un piacere naturale.

Il 1° ottobre ogni piano sarà dedicato a un diverso tema, sul filo conduttore unico del caffè.

Osserviamone l’articolazione.

Piano 0 - talk e speech dedicati all’acqua, un elemento fondamentale, primario per la creazione di un espresso, un filtro ed anche per la lavorazione dei chicchi. Si potranno valutare diversi sistemi di filtrazione per ottenere acqua con caratteristiche differenti, sempre ponendo particolare attenzione al suo consumo responsabile. L’International Women’s Coffee Alliance, associazione internazionale che unisce una rete globale di produttori e sostiene il lavoro delle donne nella filiera del caffè, parlerà del lavoro nelle piantagioni, con particolare riferimento alla sostenibilità delle coltivazioni e al lavoro delle donne lungo tutto il percorso di produzione del caffè. 

Piano 1 - protagonista è il caffè in casa, con talk, dimostrazioni e attività: le macchine espresso, la loro pulizia, le estrazioni alternative, le tazzine, come fare una moka perfetta e molto altro.

Piano 2 - sono di scena la lavorazione del caffè e le apparecchiature necessarie per produrlo, nonché l’abbigliamento professionale per il barista e, con un occhio di riguardo alla sostenibilità, i capi che si possono realizzare con gli scarti della lavorazione, ad esempio le scarpe. Il caffè si farà anche arte con Fabio Ghibaudo. 

Piano 3 - lo spazio eventi The Place accoglie il cuore pulsante della manifestazione, con le torrefazioni a offrire in degustazione al pubblico i propri caffè sostenibili - tra cui molti specialty coffee - realizzando attorno ad essi una narrazione coinvolgente. Bargiornale si occuperà di sfatare le principali fake news sul mondo del caffè, e saranno organizzate due competizioni: latte art sostenibile con le bevande vegetali di Alpro, guidata da Chiara Bergonzi e la seconda tappa dell’anno in corso del campionato mondiale di macinatura ideato da Fabio Verona, il  Master Coffee Grinder Championship. La prima è stata vinta lo scorso giugno da Federico Cecconi, trainer per Caffè Carraro; con lui gareggerà in finale anche il secondo classificato, Emilio Tufano, addetto al customer service per il gruppo Cma. 

Alla prova di Torino, che designerà altri due finalisti, seguiranno due giornate di competizioni nel corso di The Milan Coffee Festival, in programma tra il 2 e il 4 dicembre prossimo: la prima di selezione, io giorno dopo la finale. Capo giuria come sempre Luca Ventriglia affiancato da Luca Bernardoni, vincitore dell’edizione 2022 del campionato dedicato alla macinatura.

Un food o drink truck può far muovere il tuo business

food truck
Potenzialità non pienamente sfruttate per limiti strutturali, nuove specialità da lanciare, eventi o località da presidiare, clienti da seguire e servire: sono solo alcune delle situazioni in cui un “bar su ruote” potrebbe rappresentare la soluzione ideale per far crescere gli affari del locale

«Attrezzare un piccolo food truck o drink truck, tipo Apecar per intenderci, può offrire al proprietario di un locale molteplici possibilità di sviluppo sia nell’ambito della propria attività sia in nuovi ambiti di sperimentazione o di test» afferma Francesco D’Agostinis, titolare di Street Food Specialist, società di consulenza specializzata nella formazione degli operatori di Street foode autore del "Manuale operativo per street fooder" (a questo link puoi prenotarlo entro il 30 settembre al prezzo promozionale di 10 euro, con uno sconto di oltre il 50% e altri bonus).

Le attività soggette a grandi fluttuazioni del business in chiave stagionale sono un primo esempio:  «Ci sono località, soprattutto marine - spiega D’Agostinis - che durante la stagione estiva vedono moltiplicare il numero di abitanti anche di tre o quattro volte. Per i gestori di locali che funzionano, con un brand forte, questo moltiplicatore è nettamente maggiore. Chiaro che la dimensione del locale non può essere parametrata sui periodi di massimo afflusso, ma deve tenere conto della sostenibilità della struttura durante tutto l’anno». Vanno quindi trovate soluzioni per non perdere le opportunità che questi flussi più intensi regalano. Di certo le agevolazioni per i dehors hanno molto aiutato.

Focus su un prodotto/servizio

Ma i drink e food truck possono offrire interessanti opportunità aggiuntive: «Un primo esempio - spiega D’Agostinis - può essere di dedicare un mezzo a un singolo prodotto/servizio che vogliamo lanciare o a cui vogliamo dare maggiore visibilità. Potremmo addirittura decidere di studiare un brand specifico per il prodotto/servizio o la specialità in questione. Prima di collegare il nuovo brand a quello consolidato, però, dobbiamo essere assolutamente certi di aver messo a punto un modello di business e una strategia adeguati e coerenti. Altrimenti corriamo il rischio di rovinare il lavoro e la fatica fatte per costruire la nostra reputazione».
Più semplicemente, il truck potrebbe essere una sorta di banco aggiunto dove somministrare prodotti a elevata rotazione che non richiedono preparazioni complesse.

Test su nuovi progetti

Ma le prospettive più interessanti, secondo l’esperto, sono quelle legate a progetti di sviluppo: «Un truck di piccole dimensioni permette di fare dei test di mercato con investimenti contenuti - spiega D’Agostinis -: può fungere da apripista, in vista di un impegno economicamente più sostanzioso nel caso in cui il test desse gli esiti voluti. Ma offre anche un rischio d’impresa contenuto e grande flessibilità nel caso in cui si decidesse di non dare seguito al progetto, di modificarlo o di testare nuove aree».

Tra le tante strade percorribili, il test in vista dell’apertura di un nuovo locale in un’area diversa della città, il lancio di un nuovo brand autonomo rispetto all’attività principale, la presenza agli eventi più importanti che si svolgono in città, il lancio di un servizio di catering.

Acquisto o noleggio

«In un primo momento, si può pensare anche all’acquisto di un mezzo usato o al noleggio, anche se può non essere facile trovarlo - spiega D’Agostinis -. Naturalmente, il suggerimento è di verificare con accuratezza che il mezzo sia in buone condizioni, che l’attrezzatura sia adeguata per il lavoro che si vuole svolgere e gli spazi siano consoni alla linea di lavoro che si vuole seguire. I costi per la personalizzazione di un mezzo sono abbastanza contenuti e sono legati, oltre che alle sue dimensioni, anche a quanto si vuole “vestirlo”: si può andare dal migliaio di euro sufficiente per una brandizzazione “light”, per esempio con l’apposizione del solo logo, fino a 7-8mila euro, nel caso di un truck più grande, per una personalizzazione completa. Un valore di riferimento per la stampa delle grafiche è tra i mille e i 2mila euro».

«Quale che sia la dimensione del business e il format del locale - conclude D’Agostinis - il modello di business per funzionare deve essere attuale, sostenibile. scalabile e solido. Le competenze imprenditoriali, oggi, sono molto più importanti di quelle tecniche».

Italicus festeggia il suo compleanno con un arco firmato Pininfarina

In occasione del suo sesto anniversario, l'azienda presenta il display in edizione limitata, realizzato per valorizzare il rosolio di bergamotto aperitivo

Nato il 1° settembre 2016, Italicus compie sei anni. Per rimarcare questo anniversario, l'azienda ha chiesto a Pininfarina di dar vita a un display che esaltasse l'eleganza della bottiglia. Ne è nato Arco Italicus, un display dedicato all'arte e allo stile italiano. Obiettivo: valorizzare la bottiglia attraverso i tratti distintivi del made in Italy.

Un arco per Italicus

L'Arco Italicus racconta la forma più conosciuta dell'Italia: l'arco. Questo elemento architettonico è usato come segno di congiunzione tra il passato e il presente, il classico e il moderno. Inoltre, è un simbolo dei monumenti dell'arte in Italia, come il Colosseo a Roma e il Ponte di Rialto a Venezia.

L'arco determina la struttura stessa del packaging, impreziosita da un fascio di luce che si riflette sulla bottiglia e che ne accentua l’unicità della sua geometria. Ne deriva una sensazione di purezza. La finitura esterna, realizzata in un materiale riciclato, e i dettagli color ottone, richiamano tutta la sua eleganza, mentre la base ricorda la forma del bergamotto, ingrediente principe di Italicus.

L'Arco Italicus

Partner nel segno dell’arte

«Eravamo alla ricerca di un partner che condividesse lo stile e il gusto italiani riconosciuti in Italicus, e che rappresentasse i valori del nostro brand: unicità, eleganza e creatività - commenta Giuseppe Gallo, fondatore e Ceo di Italicus - Pininfarina è un'icona mondiale dello stile italiano che incarna eleganza, purezza e innovazione, una caratteristica di questa azienda che mi ha sempre affascinato. Dunque, è stato naturale scegliere questo brand come nostro partner di questo progetto».

Giuseppe Gallo, Ceo di Italicus

«Nel realizzare il packaging dell'Italicus, che esalta la semplicità geometrica della bottiglia, ci siamo ispirati al concetto di purezza e all'architettura italiana, enfatizzandone il carattere elegante. Il nuovo packaging richiama i valori tipici dello stile italiano che vanno a definire e allo stesso tempo valorizzare la bottiglia di Italicus, rendendola unica», conclude Nicola Girotti, Head of Product Design Pininfarina.

Un anniversario nel segno del design

Il nuovo packaging esalta la bottiglia di Italicus, in vetro temperato di tonalità cromatica acquamarina con inserti dorati nell'etichetta, ed è un forte richiamo alla storia dell'arte italiana a partire dall'antica Roma, come il tappo lavorato e decorato artigianalmente.

Nato per riportare in auge la categoria liquoristica del rosolio, ispirato a un'antica ricetta, Italicus è realizzato con spezie naturali, con il bergamotto di Reggio Calabria e il cedro di Sicilia infusi a freddo e mescolati a uno spirito neutro di grano italiano.

Per celebrare l'anniversario della sua fondazione (il settimo quest'anno), ha sempre pensato a iniziative esclusive, come l'ideazione in passato dell'Art of Italicus Creative Talent, il contest dedicato all'arte e all'aperitivo italiano, e la pubblicazione del libro “Art of Italicus”, in cui sono raccolte le informazioni e le curiosità sulla storia dell'aperitivo, con incluse oltre 50 ricette di bartender e una collezione di opere d'arte esclusive.

Come avere l’Arco Italicus

L'Arco Italicus sarà disponibile come edizione limitata da inizio 2024. Saranno realizzati solo mille pezzi del display limited edition "Design by Pininfarina", destinati al canale Horeca. Verrà regalato solo a locali selezionati in ogni Paese, mentre la quota restante sarà disponibile attraverso retailers specializzati e sul sito e-commerce di Italspirits. Il prezzo del display verrà confermato a fine anno. Per aggiornamenti sul lancio dell'Arco è possibile iscriversi alla mailing list sul sito: https://rosolioitalicus.com/.

Scoperto il più antico whisky giapponese

Si chiama Shirakawa: contiene un distillato del 1958 e costa 25 mila sterline

Shirakawa è il più antico whisky giapponese mai messo in bottiglia. Una bottiglia del prezioso distillato, creato nel 1958, costa 25 mila sterline. La storia della sua distilleria, oggi chiusa e divenuta un mito per gli appassionati di questo spirit, è ancora oggi fonte di ispirazione per produttori e bartender.

La storia del più antico whisky giapponese

La distilleria Shirakawa viene fondata nel 1939 nell'omonima città della prefettura di Fukushima, a circa 200 chilometri a nord di Tokyo. Il suo creatore è Daikoku Budoshu. I primi anni sono avvolti nel mistero. Nel 1947 la distilleria viene acquistata da Takara Shuzo, uno dei principali produttori di alcolici del Giappone. Dopo una totale ristrutturazione, Shirakawa inizia dunque la produzione di shochu, vino e brandy. Dal 1951 inizia a produrre anche whisky di malto. Questo distillano non è mai stato commercializzato come Single Malt, ma destinato esclusivamente a essere utilizzato nei marchi di Blended Whisky King e Ideal di Takara.

Alla fine degli anni Sessanta la maggior parte dei produttori giapponesi inizia a importare whisky sfuso dalla Scozia per aumentare il volume dei propri marchi. Per questo, nonostante i blend di Takara Shuzo continuino a contenere malto Shirakawa, nel 1969 la distilleria cessa la produzione di whisky. Quando poi, nel 1986, Takara acquista la distilleria Tomatin, che soddisfa ogni esigenza di whisky di malto, può concentrarsi liberamente sulla produzione di brandy e shochu. Utilizzata ormai solo come impianto di imbottigliamento, in uno stato di quasi abbandono, Shirakawa viene chiusa e demolita nel 2003.

La scoperta del prezioso tank

Forte dei suoi vent’anni di lavoro presso Takara, il Managing Director di Tomatin Stephen Bremner si interroga a lungo sul perché si sappia così poco del Single Malt prodotto da Shirakawa. Dopo aver chiesto già molte volte se fossero rimaste delle scorte in giro, finalmente un giorno Bremner parla con un collega in Giappone. Questi gli racconta di un vecchio tank ancora pieno di whisky che sarebbe rimasto da qualche parte. È l’inizio di una caccia al tesoro paziente ed emozionante, tra ricerche nei vecchi archivi e domande a ex dipendenti.

Il misterioso tank viene ritrovato nel 2019, a oltre 1000 chilometri a sud della distilleria perduta. Era fermo nei magazzini di Takara Shuzo a Kurokabegura, nella prefettura di Miyazaki. È un contenitore in acciaio inox. Secondo i documenti contiene un prodotto datato 1958. L’analisi di due istituti di ricerca indipendenti scozzesi conferma la scoperta. Il liquido contenuto nel tank è l’ultimo lotto di Single Malt di Shirakawa, una distilleria che non ha mai messo in commercio il proprio whisky.

L'importanza del ritrovamento di Shirakawa

Per capire l’importanza di questo ritrovamento bisogna pensare che negli ultimi dieci anni il whisky giapponese è diventato uno dei distillati più apprezzati da parte di appassionati e collezionisti di tutto il mondo. Si cercano senza sosta i tesori residui delle distillerie chiuse. Quando Karuizawa ha cessato la sua attività, nel 2011, sono state recuperate circa trecento botti. Nel caso di Hanyu sono state quattrocento.

Di Shirakawa, invece, è rimasto solo questo lotto. Ecco perché lo Shirakawa 1958 è da considerarsi il più antico whisky giapponese al mondo. Dopo di lui non ci sarà mai più uno Shirakawa, ma anche perché questo è il più antico whisky giapponese di un singolo vintage mai realizzato. Si tratta di un distillato prodotto nell'epoca precedente all'importazione di massa di orzo dalla Scozia, e anche all'arrivo di botti dagli USA e dall'Europa. Rappresenta, insomma, uno stile ormai perduto per sempre.

Il Single Malt Shirakawa

Dopo il ritrovamento del tank la caccia al tesoro negli archivi di Takara Shuzo non si è fermata, e ha riportato alla luce un libretto in cui viene descritto con molti dettagli il modo in cui è stato prodotto il Single Malt di Shirakawa nel 1958. L'orzo utilizzato era giapponese e il lievito proveniva da uno dei ceppi da vino di proprietà dell'azienda.

La fermentazione è durata quattro giorni e la distillazione è avvenuta in due alambicchi di rame. Il taglio del distillato era ampio, cosa che si traduceva in un'acquavite piuttosto pesante e complessa. Per le botti è stata scelta la quercia Mizunara di Tohoku e Hokkaido. La maturazione è avvenuta in loco, in piccoli magazzini.

Il libretto, tuttavia, non indica quando il whisky è stato rimosso dalla botte. Secondo le analisi chimiche dovrebbe esserci rimasto per alcuni decenni. Ma probabilmente intorno alla fine degli anni Ottanta è stato trasferito in contenitori di ceramica, simili a quelli per lo shochu. Successivamente è stato spostato nel tank di acciaio, forse intorno al momento della demolizione della distilleria, nel 2001.

Accanto ad alcune domande senza risposta, rimane evidente la qualità e la rarità di 1500 bottiglie, le uniche di Shirakawa disponibili nel mondo. «Il vero miracolo, qui, non è tanto che abbiano trovato una scorta di Shirakawa, ma che sia così buona - spiega l'esperto di whisky Serge Valentin - Forse è questo il motivo per cui qualche gentiluomo giapponese, molto tempo fa, decise di conservare questo lotto e di salvarlo dalle grinfie dei Master Blender. Nel bicchiere non appare poi tanto diverso da alcuni vecchi Macallan distillati in anni simili».

Shirakawa, note di degustazione

Al naso, Shirakawa mostra complessi strati di aromi cerosi e di rovere, pur conservando una vivacità davvero eccezionale. Frutta dolce e marzapane, ananas candito e liquore all'arancia sono in primo piano, lasciando gradualmente spazio a note più vegetali di erba tagliata, caprifoglio e cocco. Un seducente profumo di incenso è accompagnato da aromi floreali e legnosi.

Al palato, l'equilibrio tra maturità e vivacità continua. La mela e il lime sono rapidamente bilanciati da marzapane e dal cioccolato bianco. La parte fruttata e di frutta secca si evolve in un mix tropicale con una spolverata di cannella e zenzero.

Nel finale le note fruttate si dissolvono dolcemente, lasciando morbidi sentori di nocciola, una leggera speziatura e un tocco affumicato.

L'importatore di Shirakawa in Italia

Shirakawa è importato in esclusiva per l’Italia da Beija Flor, società di distribuzione attiva dal 2007. L'azienda è specializzata in whisky e spirits di qualità, spesso provenienti da distillerie artigianali. Nel portfolio, che tra le altre cose vede la più ampia selezione in Italia di indie bottlers, trovano spazio numerosi brand iconici nel panorama dello Scotch Whisky, tra cui Springbank, Kilkerran, Tomatin e l’imbottigliatore indipendente Cadenhead’s.

Il Sospiro di Bisceglie: come valorizzare un dolce tipico

Appuntamento il 30 settembre con la Notte dei Sospiri: protagonista il dolce tipico pugliese in versione dolce e salata, in abbinamento con altre eccellenze del territorio

Il 30 settembre torna la Notte dei Sospiri di Bisceglie. La rassegna, organizzata dall’Associazione Pasticcerie Storiche Biscegliesi, è giunta alla sua quarta edizione. Quest’anno si terrà sul lungomare di via Nazario Sauro, offrendo la possibilità agli amanti del dolce tipico biscegliese, riproposto anche dal maestro Iginio Massari, di assaggiarlo in versione dolce, ma anche salata. Tante le attività in programma, tra animazione per bambini, intrattenimento, musica, teatro, comicità oltre agli immancabili cooking show.

Cos'è il Sospiro di Bisceglie

Il Sospiro di Bisceglie è un dolce tradizionale pugliese, presidio Slow Food dal 2014. Nella forma ricorda il seno di una donna. La glassa a base di zucchero che ne ricopre la cupola ha una sfumatura madreperlacea. Al gusto, nella versione tradizionale si avverte l'aroma di vaniglia, contenuto nella crema e nel pan di Spagna particolarmente morbido, fatto con uova di galline ruspanti e farine pugliesi, aromatizzato con scorza di limone. Gli ingredienti sono semplici, ma per dare vita al Sospiro bisogna rispettare un'indicazione. Infatti, il segreto è far montare l’albume e il tuorlo separatamente e solo in seguito mescolarli. Curiosità: il sospiro ha il corrispettivo di zucchero pari a un cucchiaino di caffè, compreso il giulebbe, la glassa che lo ricopre.

Storie sull'origine del Sospiro di Bisceglie

Le leggende attorno all'origine del Sospiro di Bisceglie sono numerose e spesso senza fonti scritte. Ad esempio, si racconta che il Sospiro di Bisceglie fosse già noto a partire dal XV secolo. Infatti, sembra che le suore Clarisse di Bisceglie realizzassero i “Sospiretti delle monache”, fatti con pan di spagna farcito con crema e ricoperti da glassa di colore rosa. Di qui la leggenda tramandata, senza alcun riscontro storico, secondo la quale le monache prepararono i dolci in occasione della festa nunziale tra una cugina di Lucrezia Borgia e Alfonso d’Aragona, figlio illegittimo di Alfonso II di Napoli, che ebbe in regalo, in occasione delle nozze, il ducato di Bisceglie. Il matrimonio andò a monte e gli invitati, sospirando per l’attesa, vennero consolati con i dolci chiamati da quel giorno proprio sospiri. In base ad altre testimonianze, invece, il sospiro sarebbe l’invenzione di un pasticcere romantico, che si ispirò, per dargli forma, al seno della donna amata.

La Notte dei Sospiri

La Notte dei Sospiri inizierà alle 18.30 e andrà avanti fino a mezzanotte, sul lungomare di Via Nazario Sauro, a Bisceglie. La manifestazione gode del patrocinio del Comune di Bisceglie e del Comune di Terlizzi (con una specialissima sorpresa) e rientra nella programmazione dell’Estate in blu 2023. Tanti ed autorevoli i partner dell’iniziativa, tra i quali Puglia Promozione, Camera di Commercio di Bari, Confartigianato Puglia, Bari e Bisceglie, Confagricoltura Bari e Bat, Confcommercio Bisceglie, Pro Loco Bisceglie e Bisceglie Approdi. Sarà possibile degustare sospiri dolci e salati. La novità di quest’anno è rappresentata dall’ampio respiro della manifestazione, imperniata sì sul dolce tipico emblema di Bisceglie, ma anche su altre eccellenze del territorio. Tra queste: la burrata di Andria, la cipolla di Margherita di Savoia, la lenticchia e il pane di Altamura, l’oliva “Bella di Cerignola”. «Celebriamo la bellezza e il valore del nostro amato territorio – ha spiegato Sergio Salerno, direttore dell’Associazione Pasticcerie Storiche Biscegliesi – In questi anni stiamo lavorando tantissimo per promuovere il nostro dolce tipico, e con esso la nostra Bisceglie, la cultura, la storia, la tradizione, concetti per noi inscindibili. Abbiamo portato il Sospiro nelle più autorevoli platee nazionali e internazionali. I frutti di questo lavoro si stanno toccando con mano. Il Sospiro è tornato ad essere molto attrattivo. Ma quello che più ci inorgoglisce – continua Salerno – è che passi sempre più il concetto di “Bisceglie Città del Sospiro”, inteso come un binomio che non si ferma alla pasticceria, ma che abbraccia tutta la nostra città. Questo spirito ci sta portando a collaborare con chi, come noi, lavora con passione per valorizzare i prodotti tipici. Così, facendo squadra, riteniamo si possa dare ancora maggiore valore alle nostre eccellenze, in un vero e proprio paniere del made in Puglia».

Le quattro novità di Rcr per la mixology

In occasione della fiera di Host 2023 Rcr presenterà quattro nuovi prodotti pensati per la mixology. Rcr ha realizzato un’estensione della collezione Timeless. Simbolo internazionale dell’eleganza, del design e del made in Italy, questa collezione è perfetta sia per l’arredo tavola che per il mondo mixology. Col tempo ha conquistato il successo mondiale grazie al suo stile. Ciò l’ha resa la prima scelta per i migliori produttori di spirits per rappresentare il proprio brand. In occasione della fiera di Host 2023 Rcr presenterà le sue quattro novità e le storie che le hanno ispirate.

Quattro nuovi bicchieri per Rcr

Nel 2023 Rcr ha realizzato il nuovo calice Spritz Timeless, resistente agli urti e ai lavaggi. Ha un design a lance verticali, che rendono la sua forma estremamente elegante. Il secondo bicchiere è dedicato alla regina Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI. La leggenda narra che per creare il calice perfetto, la coppa champagne, sia stato usato il seno della sovrana come modello. Da questa storia è nata l'ispirazione per creare un nuovo calice champagne Timeless, adatto all’utilizzo delle bollicine e a tutto il settore mixology.

La celebre frase di James Bond in 007 - “agitato, non mescolato” - veniva pronunciata tutte le volte che l'agente segreto ordinava il suo dry Martini. A lui è ispirato il nuovo calice Martini Timeless. A completamento della linea troviamo infine il Calice Cocktail Timeless. Si tratta del bicchiere perfetto sia per un gin tonic, ma anche per altre fantasiose creazioni di cocktail, frutta e dessert.

Qualità e sostenibilità

Rcr ha legato il concetto di qualità a quello di sostenibilità. Infatti, tutti i prodotti sono realizzati in LUXION®. Si tratta del vetro sonoro superiore brevettato e riciclabile all’infinito. Tra le sue caratteristiche principali ha grandi performance in termini di resistenza, trasparenza, brillantezza e sonorità. Negli ultimi anni Rcr ha investito molto in sostenibilità. Ha investito nella creazione di un processo di fusione completamente elettrico per limitare l’emissione di fumi in atmosfera. L'azienda è impegnata nella continua riduzione delle emissioni di CO2 (25% dal 2008 ad oggi - Co2/Kg certificato in ambito ETS). Inoltre, la fabbrica si colloca nell’area carbon neutral della provincia di Siena.

“Far bene alle persone e all’ambiente, fa bene al business” è il principio ispiratore dell’attività quotidiana dell’azienda che mette le lavoratrici e i lavoratori al centro di ogni progetto. Come afferma l’Amministratore Delegato Roberto Pierucci: «Diffondere la cultura della qualità significa condividere uno stile virtuoso e creare un ponte verso il futuro. Il rispetto verso i consumatori si dimostra offrendo prodotti di qualità».

Latte Art Challenge, tre giorni di sfide inedite

Milano Latte Art Challenge
Si svolge a Host la quarta edizione della competizione promossa da Trismoka che vede competere 13 concorrenti in 9 discipline.

Torna più che mai vivace e articolata la Milano Latte Art Challenge, giunta alla quarta edizione. Promosso da Trismoka (che ogni anno organizza il Trismoka Challenge), l’innovativo contest dedicato alla disciplina della latte art di svolgerà nell’ambito di Host a Fieramilano tra il 14 e il 16 ottobre, al pad. 14 - stand N23.

La competizione è un momento di incontro e confronto tra le menti più creative del mondo della latte art e nell’edizione 2023 vedrà sfidarsi 13 concorrenti provenienti da Paesi come Italia, Francia, Romania, Irlanda, Lituania e Qatar, per citarne solo alcuni.

La Latte Art Challenge non ha nulla in comune con una tradizionale competizione tra campioni del decoro. Si svolge infatti in tre giornate con un susseguirsi di sfide inedite, impegnative e divertenti. I professionisti si contenderanno il titolo attraverso nove diverse discipline di Latte Art, ciascuna caratterizzata da una crescente complessità. Dalla creazione di forme tradizionali alla realizzazione di figure complesse dal punto di vista estetico e tecnico, i partecipanti metteranno in mostra le loro abilità in una competizione che culminerà nell'emozionante match finale, dove soltanto un vincitore sarà decretato Campione.

Ed ecco i partecipanti: Daniel Gerlach, Germania, Tamara Nadolph, Austria, Greg Raymond, Svizzera, Cristian Oltean, Romania, Ieva Suopyte, Lituania, Lucas Seng, Irlanda, Apostolis Damopoulos, Grecia, Neora Shwartz, Francia, Louise Lipaen, Quatar, Jackie Trananh. Repubblica Ceca, Manuela Fensore, Italia, Fanny Tuboli, Ungheria, Ali Vogel, Austria.

La giuria che valuterà le performance dei partecipanti è composta da professionisti di rilievo nel mondo del caffè e del Latte Art. Tra questi spiccano Chiara Bergonzi, barista, trainer e esperta di Latte Art, e Anita Nagy-Bertok, giudice visuale di Wlac, giudice sensoriale di Wbc e giudice sensoriale di Wbrc per Sca.

Main sponsor dell’evento sono RancilioGroup e Clubhouse; la prima mette in palio la macchina da caffè Invicta firmata Rancilio Specialty, a caldaia singola, affidabile, stabile e facile da usare. È progettata per ottimizzare l’estrazione dell’espresso, l’erogazione di acqua e di vapore.

Altri sponsor dell’evento sono Brambati, BWT, Fancygents, pulyCaff, ReCappuccio e Spiga Trading.

Illva Saronno rafforza la propria presenza negli USA con l’acquisizione di Sagamore Spirit

Illva Saronno Holding S.p.A. ha annunciato di aver acquisito la quota di maggioranza di Sagamore Spirit, distilleria con sede a Baltimora, fondata nel 2013 da Kevin Plank e capace negli anni di costruire una storia di successo con i suoi rye whisky americani, vincendo oltre 200 premi internazionali, tra cui il titolo di "Miglior rye whiskey al mondo" nel 2019 al San Francisco World Spirits Competition.

La strategia adottata dalla società italiana, mirata a garantire la crescita di entrambe le realtà e a consolidare la presenza di Illva negli Stati Uniti, ha comportato anche il trasferimento della sede nordamericana, Disaronno International LLC, nella penisola di Baltimora, al fine di agevolare l'espansione di Sagamore Spirit verso nuovi mercati.

L’acquisizione consente tra l’altro all’azienda saronnese di ampliare ulteriormente il suo portafoglio di whisky, includendo il marchio Sagamore Spirits RYE whiskey Americano, oltre al già posseduto The Busker Irish Whiskey.

Non nasconde la sua soddisfazione, nel ringraziare la famiglia Reina, proprietaria del marchio, e tutto il team di supporto in questa acquisizione, Aldino Marzorati, CEO di Illva Saronno Holding S.p.A «Siamo entusiasti di annunciare questa acquisizione, che sostiene la nostra strategia di acquisizione di marchi ad alto potenziale di crescita e ci consente di espandere la nostra offerta nel segmento del whiskey americano premium. Questa operazione dimostra anche la nostra volontà di crescere come leader globale nel settore degli Spirits. Con Sagamore Spirits, entriamo nell'attraente categoria del whiskey Americano e sfruttiamo il suo potenziale di crescita in circa 160 paesi dove siamo già presenti con Disaronno».

The Sidecar Competition: Rémy Martin esplora le sfumature del Cognac con una nuova sfida creativa

The Sidecar competition Remy martin

Nasce The Sidecar Competition, la sfida con cui Rémy Martin, distilleria francese fondata nel 1724 e tra le più note maison al mondo produttrici di Cognac, distribuita in Italia in esclusiva da Molinari, chiama all'appello, o meglio agli shaker, tutti i bartender italiani. Una sfida in quattro tappe che in meno di un mese, a partire dal 11 ottobre fino al 15 novembre attraverserà la Penisola da Nord a Sud per eleggere i finalisti che si sfideranno a Roma presso una delle scuole di bartending ufficiali Rémy Martin. Il vincitore si aggiudicherà la possibilità di volare direttamente a Cognac nella Nuova Aquitania, e visitare le cantine Rémy Martin scoprendo, anche grazie ad un esclusiva masterclass, la tradizione ultracentenaria della famiglia di viticoltori che da generazioni si tramanda la storia e la tradizione del Cognac.

La sfida ad innovare un classico

La nuova competition, lanciata da Rémy Martin, sfida ogni bartender a creare il suo tributo al fascino intramontabile del Cognac e all'arte della mixology, reinterpretando la ricetta classica del Sidecar, mettendo in luce le infinite possibilità di combinazione che il distillato francese può offrire. L'obiettivo è creare un nuovo cocktail, pronto a lasciare il proprio segno nella storia del bartending, proprio come il Sidecar originale. Ma attenzione c’è una regola fondamentale e imprescindibile: i partecipanti dovranno utilizzare obbligatoriamente tre ingredienti, cioè il 1738 Accord Royal o Rémy Martin V.S.O.P, Cointreau e succo di limone, dopodiché liberà espressione a creatività e sperimentazione.

Il calendario delle tappe:

11 ottobre - Flair Academy di Milano

25 ottobre - Flair Project di Roma

6 novembre - Accademia Allcholica di Catania

15 novembre - PFB Professional Flair Bartender’s di Napoli

Durante ciascuna tappa, un semifinalista sarà selezionato per partecipare alla finalissima che si terrà a Roma, presso una delle scuole di bartending ufficiali di Rémy Martin. Questo evento culminerà nell'elezione del vincitore, che vedrà riconosciuto il proprio talento e la propria creatività aggiudicandosi il premio finale di un esperienza immersiva nei luoghi di produzione del Cognac e nella storia di Rémy Martin.

I bartender interessati possono candidarsi per partecipare a una delle tappe attraverso il link ufficiale di The Sidecar Competition.

A Mantova si celebra la sbrisolona

Sbrisolona&Co. va in scena dal 13 al 15 ottobre. La kermesse andrà a celebrare anche tanti dolci della Lombardia Orientale

La seconda edizione di Sbrisolona&Co., il Festival dedicato alla sbrisolona e ai dolci tipici del territorio, va in scena dal 13 al 15 ottobre nel centro di Mantova, cuore della Lombardia Orientale premiata come Regione Europea della Gastronomia. Nella tre giorni della kermesse sarà possibile degustare e scoprire i dolci della tradizione mantovana, la loro storia, la loro provenienza e ovviamente assaggiarne le diverse varianti. Protagonista indiscussa sarà la sbrisolona, ma scopo dell’iniziativa è portare la città ad essere riconosciuta come una delle capitali nazionali del dolce. Abbiamo chiesto a Giovanni Comparini, titolare della pasticceria storica La Tur dal Sucar, come si riconosce una Sbrisolona di qualità.

Storia della sbrisolona

La sbrisolona nasce in questo territorio, detentore di secolari eccellenze tradizionali. In alcuni casi, questi dolci si intrecciano, tra storia e leggenda, alle vicende storiche che hanno coinvolto Mantova nel corso dei secoli. La sbrisolona mutua il nome dalla sua caratteristica consistenza “sbriciolosa” tale da renderlo un dolce semplice ma squisito al tempo stesso. La torta sbrisolona nata prima del Seicento nel mantovano viene chiamata anche la “torta delle tre tazze”. Infatti, la tazza è l’indice di misura degli ingredienti di cui è composta ovvero farina (bianca e gialla), zucchero e mandorle tritate in egual misura. La sbrisolona prevede una lavorazione veloce effettuata con la punta delle dita che permette, infatti, di ottenere un composto sabbioso mantenendo il suo aspetto sbriciolato anche dopo la cottura. Questo fa sì che lo si può spezzare con le mani, come fosse un biscotto.

Un dolce, tante varianti

Nel tempo, come spesso avviene, il dolce è stato modificato dando vita così a molteplici preparazioni arricchite in base ai gusti dalla sbrisolona al cioccolato o alle nocciole ma anche con liquore all’arancia oppure noci, nocciole e rhum o ancora mandorle e liquore di amaretto e per una versione estiva particolarmente fresca anche realizzata con la crema al limone. Il dolce ha anche cambiato la sua lista di ingredienti per andare incontro a chi subisce restrizioni alimentari. La versione per celiaci è fatta con farine di mais e di riso, mentre si sostituisce il burro con l’olio extra vergine di oliva in caso di intolleranza al lattosio. In alcuni casi la Sbrisolona cambia anche leggermente la consistenza. È possibile aggiungere le confetture o la ricotta all’interno della ricetta per ottenere un cuore morbido e mantenere la sua caratteristica croccantezza e friabilità all’esterno.

L'intervista a Giovanni Comparini - La Tur dal Sucar

Giovanni Comparini, cosa rende la Sbrisolona un dolce unico?

Per noi mantovani la sbrisolona è un dolce da trasporto. Dura nel tempo perché non ci sono creme. Nato grazie ai contadini mantovani, questo dolce veniva consumato specialmente in autunno quando si raccoglieva il granturco. Noi usiamo il fioretto di farina gialla macinata al posto del frumento. Con gli anni sono state aggiunte anche le mandorle, tagliate con il coltello e macinate insieme allo zucchero semolato. Il burro ha sostituito il grasso di maiale.

Come si realizza una Sbrisolona di qualità?

In città si vendono sbrisolone a 5 euro, dal colore piuttosto chiaro in stampi di stagnola. La mia esperienza di pasticcere, da oltre 50 anni a Mantova, mi ha portato a creare una sbrisolona un po' più alta e non troppo dura, che tende al giallo grazie al burro. La qualità dei prodotti usati si vede già dal colore del dolce che vendiamo, confezionato in una carta oleata trasparente.

Come avete attualizzato la ricetta?

Noi aggiungiamo qualche uovo e un po’ di lievito. Per ammorbidire il sapore del burro, aggiungiamo anche della vanillina e il sassolino, un liquore non molto alcolico, simile all'anice. Poi cuociamo tutto per 25 minuti, a 200 gradi. Noi lavoriamo ancora tutto artigianalmente, usando uova che si rompono.

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