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Scrocchiarella Frozen Sandwich, la nuova base precotta e surgelata di Italmill

Italmill_Scrocchiarella Frozen Sandwich

È dedicata al mondo bar, dove la domanda di sandwich non conosce declino e, anzi, è in continua crescita, la novità lanciata da Italmill. Il gruppo alimentare con sede a Cologne (Brescia) ha infatti ampliato la sua gamma di basi precotte e surgelate per pizza in pala alla romana, Scrocchiarella Frozen, con la nuova referenza Sandwich: una base per la preparazione di sandwich.

Come le altre referenza della gamma, anche il nuovo prodotto è realizzato con una miscela di farine di alta qualità e con lievito madre. Impasto che viene completato con l’aggiunta di olio extravergine di oliva 100% italiano top (tracciabilità origine prodotto), fornito da Coppini Arte Olearia, e sale marino italiano iodato protetto, ovvero uno speciale sale che mantiene inalterato il suo contenuto di iodio anche in cottura. Un insieme di ingredienti che, unito alla lavorazione fatta a mano e alla lunga lievitazione assicura un prodotto finale leggero, gradevole al morso e di facile digeribilità, aspetti sempre più al centro della scelta dei consumatori.

Più nello specifico, Scrocchiarella Frozen Sandwich è proposta in due versioni, differenti per tipologie di farine impiegate: Classica, con farina di grano tenero, e Rustica, dove invece l’impasto è a base di grano tenero, segale, avena, orzo con aggiunta di semi di girasole, lino e sesamo.

Di forma ovale e disponibile nei formati 12 x 28 cm, 12 x 36 cm e 12 x 52 cm, la nuova referenza di Italmill spicca anche per praticità e facilità di preparazione. Precotta e pretagliata, è infatti già pronta all’uso: basta infatti un semplice passaggio in forno a 250-270 °C per 2-3 minuti °C prima di farcirla, garantendo un servizio veloce e massima comodità per l’operatore.

Il pane blu di Cunsolo e qualche idea per abbinamenti trendy

Matteo Cunsolo Pane Blu Pantone 0

Quando si dice, una notizia "di colore". Più colorata di questa: Matteo Cunsolo, presidente dell’Associazione Panificatori Confcommercio di Milano e provincia e Segretario di Richemont Club Italia, si è lasciato irretire dalla tendenza colore del 2020 e ha preparato un pane color "blu classico". Matteo Cunsolo Pane Blu Pantone 1 Il Classic Blu è la tonalità indicata da Pantone come colore dell'anno 2020. Per la precisione si tratta del colore "Classic Blu 19-4052", questo il codice completo. Cunsolo ha voluto omaggiare la Milano Fashion Week: «Ho subito pensato a come questo colore potesse essere rappresentato nel mio settore: la panificazione». La ricerca di un pigmento naturale per portare a tavola il “Pane Blu Pantone 2020” lo ha portato a utilizzare l’infuso di Clitoria Ternatea, una tisana preparata con i fiori essiccati del Butterfly Pea, comunemente conosciuto come “pisello blu” o “pisello cordofan”, una specie che appartiene alla famiglia delle leguminose. Ne è risultato un pane dalle sfumature blu nella parte esterna, mentre la parte interna acquisisce un colore blu intenso. Il sapore del Pane Blu Pantone 2020 è dolce, molto erbaceo con note che ricordano il sapore dei piselli crudi.

Matteo Cunsolo Pane Blu Pantone.5.4
Matteo Cunsolo in laboratorio con il suo pane Classic Blue

«Valorizzare un alimento antico e versatile»

«Il mio obiettivo principale – spiega Cunsolo in una nota – è di rendere protagonista il pane per far capire al pubblico come questo prodotto, apparentemente semplice, possa essere sorprendente, buono, alla moda e di tendenza. Il pane è in continua trasformazione ed evoluzione, rispettoso dell’antica tradizione fornaia, ma capace di adattarsi alle tendenze, che riesce ad interpretare le differenti realtà contemporanee passando dalla moda, all’arte e al design senza tralasciare il gusto e il rispetto della materia prima».

C'è anche la palette Exotic Tastes

Quella di proporre un pane particolare, legato a una occasione speciale, è una ottima idea di comunicazione. A voler osare, andando oltre, si potrebbe insistere sugli abbinamenti proposti, sempre nel campo del design, dalla stessa Pantone. Tra le palette di colori abbinate al Classic Blu, la guida alle tendenze 2020 ne propone anche una denominata Exotic Tastes. C'è il rosso rabarbaro, il giallo miele, il rosa mango, il color "sloe gin fizz" e qualche altra proposta. Magari sfruttabili per ideare panini farciti e abbinamenti... molto originali e al passo con le tendenze.

La ricetta del pane blu di Matteo Cunsolo

Intanto, per chi si volesse cimentare con l'esperimento del pane blu, ecco la ricetta firmata Matteo Cunsolo.

Ingredienti

1000 grammi di farina Tipo 2 W 250

250 grammi di lievito madre

250 grammi di pasta di riporto

5 grammi di lievito compresso

18 grammi di sale

680 grammi d’infuso di Clitoria Ternatea

Procedimento

Tisana

Il giorno prima preparare la tisana.

Utilizzare acqua a 70°C, e lasciare i fiori di Clitoria Ternatea (pisello blu della Thailandia ) in infusione per 13 minuti, dopo di che strizzare i fiori e lasciar raffreddare.

Impasto

Cominciate l’impasto mescolando la farina assieme a 550 grammi d’infuso. Impastate per 5-6 minuti e lasciate riposare per almeno 30 minuti (autosili).

Dopo il riposo, aggiungete i lieviti e la pasta di riporto con una parte dell’infuso rimanente. A metà impasto aggiungete il sale e, gradatamente, il restante infuso fino ad ottenere un impasto liscio e di colore omogeneo.

La temperatura finale dell’impasto è di 26°C. Lasciate riposare il composto per 60 minuti in massa.

Tagliate del peso desiderato e fate una preforma, dopo un riposo di 30 minuti a temperatura ambiente, date la forma finale. Lasciate lievitare per 90 minuti e infornate con il vapore. Lasciate cuocere gli ultimi minuti con la valvola aperta.

Si consiglia di infornare prima con forno caldo, e in maniera graduale, di abbassare la temperatura fino a terminare la cottura anche con 30 gradi in meno rispetto alla temperatura di partenza.

Il tempo di cottura varia in base alla pezzatura.

Buoni pasto: pubblici esercizi e distribuzione pronti allo stop senza correzioni al sistema

buoni pasto

«La stagione dei buoni pasto potrebbe essere destinata a concludersi presto. Il sistema è al collasso e, senza una inversione di rotta immediata, i quasi tre milioni di dipendenti pubblici e privati potrebbero vedersi negata la possibilità di pagare il pranzo o la spesa con i ticket». È insieme un grido d’allarme e una forte presa di posizione quella lanciata dal tavolo di lavoro che ha visto riunite, per la prima volta insieme, le associazioni di categoria dei pubblici esercizi e della distribuzione: Fipe Confcommercio, Federdistribuzione, Ancc Coop, Confesercenti, Fida e Ancd Conad. Tavolo convocato per fare il punto sulle storture del sistema dei buoni pasto e mettere in campo iniziative congiunte per imprimere una decisa inversione all’attuale situazione.

Tra i principali nodi critici c’è proprio il valore reale dei buoni. Tra commissioni alle società emettitrici e oneri finanziari, lamentano le associazioni, si genera una tassa occulta che grava sugli esercenti che arriva al 30% del valore nominale del singolo ticket: in pratica, per ogni 10.000 euro di buoni incassati, bar, ristoranti e supermercati ne perdono ben 3.000.

buoni pasto FipeUna stortura, per le associazioni, diretto effetto delle gare bandite da Consip, la stazione appaltante per la pubblica amministrazione, che hanno ormai spinto le commissioni al di sopra del 20%. Per il servizio di buoni pasto alle pubbliche amministrazioni, oltre un milione i dipendenti pubblici che ne beneficiano, sottolineano le associazioni, Consip «effettua le gare formalmente con il sistema dell’offerta economicamente più vantaggiosa, ma che di fatto si trasformano in gare al massimo ribasso». Basti pensare che l’ultima gara, aggiudicata a fine 2018, composta da 15 lotti, dal valore complessivo di 1 miliardo di euro, è stata assegnata con uno sconto medio del 20% e con picchi al di sopra del 22%. Uno schema identico a quello del 2016, quando il ribasso medio si è assestato attorno al 15%. Ma non solo. Perché tale livello di sconti, sdoganato dal pubblico, sta diventando prassi anche per le gare private.

«È evidente che lo Stato non può far pagare la propria spending review alle nostre imprese -  si legge nel comunicato rilasciato alla conclusione dell’incontro -. Così facendo si mette a rischio un sistema che dà un servizio importante a 3 milioni di lavoratori ogni giorno e si mettono in ginocchio decine di migliaia di imprese, tra pubblici esercizi, piccola e grande distribuzione commerciale. Nessuno può dimenticare che il buono pasto è un servizio che già gode di agevolazioni importanti in termini di decontribuzione e defiscalizzazione». Da qui la decisione dei vertici delle sei associazioni di scrivere al ministro dello Sviluppo economico e al ministro del Lavoro, per chiedere una revisione dell’intero sistema con l’obiettivo di garantire il rispetto del valore nominale dei buoni pasto lungo tutta la filiera.

Ma le iniziative non si fermano qui. Il tavolo infatti attiverà una campagna di comunicazione congiunta che interesserà tutti i pubblici esercizi e la piccola e grande distribuzione commerciale per fare fronte comune sul problema. Inoltre, verrà avviata un’azione di responsabilità per omesso controllo nei confronti di Consip per aver ignorato i campanelli d'allarme sulla vicenda Qui!Group, azienda leader dei buoni pasto alla pubblica amministrazione che, dopo essere stata dichiarata fallita a settembre 2018, ha lasciato 325 milioni di euro di debiti, dei quali circa 200 milioni nei confronti degli esercizi convenzionati. Crediti questi ultimi che difficilmente saranno riscossi. Trattandosi infatti di crediti chirografari, ovvero non assistiti da alcun tipo di garanzia reale o personale, spiegano le associazioni, i rimborsi difficilmente arriveranno a coprire il 10% del credito: praticamente il valore dell'Iva che i titolari dei locali hanno già anticipato allo Stato.

L’impegno di Caffè Vergnano per l’ambiente e le donne

Il nuovo lattone di Caffè Vergnano

Ormai da anni la sostenibilità è un concetto guida per Caffè Vergnano, che applica questo importante principio su più fronti e lungo tutta la filiera. Dopo avere creato capsule e cialde compostabili ed eliminato l’alluminio dei sacchetti, ha creato un nuovo progetto green per il canale horeca, coinvolgendo in primis l’imballo per caffè in grani, realizzato fino ad ora gia in 100% plastica Pet.

Il nuovo lattone da bar, presente nei locali da questo febbraio, propone un ulteriore passo avanti nel segno del rispetto dell’ambiente: il 50% del materiale utilizzato per la sua produzione (percentuale massima consentita dalla legge) è in R-Pet, ovvero Pet riciclato. Una volta vuoto, non si trasforma in un rifiuto, ma rimane un bene riciclabile all’infinito, contribuendo alla riduzione dell’uso della plastica da fonti non rinnovabili e alla tutela dell’ambiente. È stata ridisegnata la forma del pack, da cubo a cilindro, per ottimizzarne il trasporto, ed è anche cambiato il formato, passando da 3 a 2,5 kg per permettere al barista di lavorare con una miscela sempre fresca, salvaguardando la qualità del caffè, la cui ricetta include ora include anche il Maragogype con i suoi “chicchi elefante” nella miscela Original.

Dallo scorso anno la Torrefazione è impegnata in progetti charity rivolti ai paesi di produzione, come Women in Coffee sviluppato insieme all’International Women in coffee Alliance, che raccoglie fondi per sostenere il ruolo delle donne che lavorano nelle piantagioni di caffè.

Il primo capitolo lanciato all’inizio del 2019 prevedeva un primo traguardo ai 10 mila dollari: la somme necessaria per acquistare una tostatrice da donare ad una comunità di 20 donne produttrici di caffè nella Valle Hondo in Repubblica Dominicana. Le donne hanno un ruolo fondamentale nel sostentamento della famiglia e, con questo progetto, la Torrefazione piemontese si assume la responsabilità di promuovere l’equità di genere con l’obbiettivo di aumentare il numero di donne che beneficeranno dei risultati del progetto. Il 2020 si è aperto con il raggiungimento dell’obiettivo prefissato e già si pensa al futuro: nei prossimi mesi verrà aperta una raccolta fondi per sostenere un nuovo progetto.

Due cocktail (con panna) per brindare ai 100 anni di Debic

Debic Sweet&Shake Cup
Debic celebra i suoi primi 100 anni con due cocktail inediti firmati da Marco Pipp e Lucio Serafino, vincitori della prima edizione di Sweet&Shake Cup

Un compleanno importante merita un brindisi adeguato: tanto più se si tratta di quelle cifre tonde che fanno rumore, come i cento anni.
A festeggiarli è Debic, marchio dedicato alla gamma di panna ad uso professionale del colosso cooperativo olandese FrieslandCampina. Che ha scelto il Sigep per dare il via ai festeggiamenti. Con un brindisi a due voci affidato ai vincitori della prima edizione di Sweet&Shake Cup, il concorso dedicato alla realizzazione di drink con la panna. A realizzare (e servire) i due cocktail inediti creati per l'occasione ci hanno pensato quindi Marco Pipp e Lucio Serafino.

  • “Altro…”

    Marco Pipp ha preso spunto da un altro centenario importante, quello del Negroni, drink tra i più venduti al mondo, per realizzare l'aperitivo Negronic, un cocktail amaricante a base panna: «L'idea di partenza - racconta il bartender - è di mostrare un utilizzo alternativo della panna, di solito associato a drink dolci, creando tre ingredienti che reinterpretano gli elementi chiave del Negroni - gin, vermouth e bitter - richiamando la tradizione culinaria belga». Nascono così la crema di Jenever Debic, un mix di panna Culinaire & panna Prima Blanca aromatizzate alla cerimoia, frutto esotico dal gusto di ginepro, l'olandese alla ciliegia (rielaborazione di una classica salsa olandese, dove l'uovo viene sostituito con una birra olandese alla ciliegia, unita a panna Prima Blanca e Vermouth rosso) e il bitter Debic, preparazione a base di panna Culinaire, yogurt, ribes e Bitter Campari. Lucio Serafino, bar manager dell'Harry Johnson Speakeasy di Caorle (Ve), ha proposto invece un Green Dream al sapor di cioccolato. «La storia e la territorialità sono i due concetti da cui ho preso spunto. Per questo ho voluto twistare un cocktail storico a base panna come il Grasshoper aggiungendo un tocco "local" con la Prunella mandorlata, un liquore prodotto da un'altra azienda centenaria come Nonino». Tocco finale, la spolverata di cacao sul bicchiere, per dare al drink un "vestito della festa" e al palato una nota amara. Buon anniversario, Debic! A.M.

Clicca sulle foto

e scopri la ricetta

Negronic

Negronic
Di Marco Pipp

Ingredienti
30 ml
crema di Jenever Debic
30 ml olandese alla ciliegia
3 cl Bitter Debic

Preparazione
aggiungere 30 ml acqua
Frullare nel blender
Servire in calice da vino
Decorare con un fiore edule
adagiato sulla superfice del drink

 

Green Dream

Green Dream
Di Lucio Serafino

Ingredienti
40 ml
panna Prima Blanca Debic
15 ml Prunella mandorlata Nonino
20 ml liquore menta verde
(con Essentia 10 menta)
30 ml liquore cacao bianco

Preparazione
Shake&strain.
Inumidire un calice
con vaporizzazione alla menta
e ricoprire di cacao amaro

 

Si chiama Gin No.3, ma è quattro volte campione

Distribuito da Pallini, il London Dry Gin No. 3 si propone come miglior ingrediente al mondo per un Dry Martini

Il più antico "wine merchant" inglese, l'unica persona al mondo con un dottorato di ricerca sul gin, una distilleria olandese con 300 anni di storia: è il terzetto che ha dato vita - in collaborazione con diversi grandi barman - a No.3 Gin, un London Dry Gin nato con l'ambizione di diventare il migliore ingrediente al mondo per un Dry Martini e premiato per ben quattro volte come miglior gin del mondo all'International Spirits Challenge, cui nel 2019 si aggiunto il prestigioso titolo di Supreme Champion Spirit. Distribuito in Italia da Pallini, ha appena rinnovato il packaging della bottiglia per renderla ancora più iconica.

  • “Altro…”

    Il numero tre del nome non si riferisce ai suoi "padri", ma ai tre gusti chiave che lo compongono: ginepro, agrumi e spezie. Gusti chiave che compongono un bouquet di sei spezie, il meglio da tutto il mondo: ginepro italiano, scorza d'arancia spagnola, scorza di pompelmo dell'Uruguay, baccelli di cardamomo del Guatemala, semi di coriandolo della Bulgaria e radice di angelina della Polonia. Botaniche che vengono lasciate in infusione per 16 ore per poi essere distillate (la distillazione dura 7 ore). No.3 ricorda anche l'indirizzo (3 St. James Street) del "Wine merchant" inglese citato all'inizio: Berry Bros. & Rudd, ancora oggi responsabile della cantina personale della famiglia reale. Gli altri "padri" di questo gin sono David Clutton, PhD in Gin, e la distilleria Royal de Kuyper Distillers, con oltre 300 anni di storia (ancora questo 3...) alle spalle. Tre, infine, sono anche gli elementi per creare un perfetto Dry Martini, come racconta Alessandro Palazzi, bar manager del Duke's Hotel St James's a Londra: «Vermouth, No.3 e un tocco di limone. Semplice, elegante, memorabile». A.M.

Apre Baldoria, il brewpub del birrificio Beha sulle colline riminesi

Entrata del riminese brewpub Baldoria
Entrata del riminese brewpub Baldoria

La passione per il settore birra della famiglia Celli è fuori discussione. Creatore di Celli Group, realtà protagonista mondiale nel settore degli impianti di spillatura, Goffredo Celli ha trasmesso il proprio approccio imprenditoriale al figlio Manuel. Così è nata sulle verdi colline riminesi di Covignano la birreria artigianale Beha Brewing Company con annesso brewpub dal nome evocativo di Baldoria, la cui inaugurazione e apertura al pubblico è prevista per questo fine settimana.
Raggiungibile facilmente con la superstrada Rimini-San Marino (via Santa Aquilina 21), la struttura sorge nella stessa area "tranquilla" che ha visto i successi della storica discoteca Velvet Club & Factory. Curata dal mastro birraio Stefano Occhi, la produzione del birrificio agricolo a filiera corta Beha (BeHandcrafted, BeHappy!) Brewing Company è assicurata da un impianto all'avanguardia composto da sala cottura, imbottigliamento isobarico, cella frigorifera per lo stoccaggio di oltre 200 ettolitri, laboratorio interno. Cinque le specialità (in bottiglia 33 cl e in fusti Pet per la spina):
Euforia Session Ipa 4,3% alc
Gaudio Schwarzbier 4,7% alc
Spasso Vienna Lager 5,4% alc
Kermesse Blanche 4,5% alc
Baldoria Keller Pils 4,9% alc che dà anche il nome all'annesso brewpub.
Le specialità Beha saranno presenti anche alla imminente tre giorni Beer&Food Attraction di RiminiFiera al pad C3 stand 081.

La moderna struttura è decorata con i murales dell'artista riminese Davide Frisoni e dispone di 160 coperti nel periodo invernale che si raddoppiano nella terazza panoramica nel periodo estivo, oltre alla sala taproof per la degustazione e l'accoglienza. Una moderna cucina a vista assicura un menù composto da specialità come pizza gourmet, hamburger, primi piatti  e secondi di carne. A seconda delle serate, sono previsti dj-set o musica live.

 

Stefano Marini è il nuovo amministratore delegato di Sanpellegrino

Stefano Marini_ad Gruppo Sanpellegrino
Stefano Marini, ad Gruppo Sanpellegrino

Novità in casa Sanpellegrino. L’azienda, tra le maggiori realtà del settore delle acque minerali e delle bibite non alcoliche, ha un nuovo amministratore delegato: è Stefano Marini, milanese, 47 anni, profondo conoscitore del comparto beverage e con una carriera ventennale in azienda, maturata lavorando in Italia e all’estero.

Scelto per rafforzare ulteriormente la posizione del Gruppo nel mercato delle acque minerale e delle bevande analcoliche, Marini succede alla guida di Sanpellegrino a un altro manager italiano, Federico Sarzi Braga, ora nominato senior vice president di Nestlé Waters Strategic Business Unit presso il quartier generale di Parigi.

Laureato in Economia alla Bocconi di Milano, il nuovo amministratore delegato è entrato in Sanpellegrino nel 1999 come product manager e brand manager, occupandosi, tra gli altri, di Levissima e delle Bibite Sanpellegrino. Negli anni ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità in area marketing e commerciale fino a diventare, nel 2012, direttore del Generating demand di Nestlé Waters. In questo ruolo ha contribuito a definire le strategie della regione composta da Regno Unito, Spagna, Germania, Svizzera, Polonia, Grecia e Ungheria, coordinando i team marketing e vendite di diversi Paesi europei e gestendo lo sviluppo di un portafoglio prodotti internazionale che comprendeva S.Pellegrino, Perrier, Vittel, Buxton, Henniez e Nestlè Pure Life.

Nel 2014 il rientro nel nostro Paese per gestire il business del Gruppo nel mercato domestico in qualità di direttore della Business Unit Italia, ruolo che ha ricoperto fino al 2018, quando il Gruppo Sanpellegrino lo ha nominato business executive officer della Business Unit Internazionale con il compito di contribuire ulteriormente alla crescita di S.Pellegrino e Acqua Panna negli oltre 150 Paesi in cui l'azienda è presente.

 

 

Cracco, 5 mila baci per sognare ancora più in grande

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Anche se è diventato notizia negli ultimi giorni (complice San Valentino), l'e-commerce firmato Carlo Cracco è online da prima di Natale, precisamente dal 9 dicembre. Offre la possibilità di acquistare su Internet i migliori prodotti di pasticceria realizzati nel laboratorio milanese dello chef, facendoli spedire direttamente a casa o scegliendo il ritiro presso il caffè in Galleria Vittorio Emanuele II.

Biscotti, crema spalmabile e cioccolatini

Sul portale si trovano biscotti (in confezione da 30 pezzi a 24 euro, ad oggi ancora non disponibili), cioccolatini (in confezioni da 9 o da 16 pezzi, dai 30 ai 48 euro, anche questi disponibili a breve), e crema spalmabile alla nocciola. E i fortunatissimi Baci di Cracco, rivisitazione dei baci di dama operata dal vulcanico pasticcere Marco Pedron. Base di farina di mandorle, diversi gusti disponibili per le confezioni da 6 pezzi (a 14 euro): al lampone, allo yuzual passion fruitalla fragola, al gianduia al latte. Pregiatissimi dolcini fatti a mano nel laboratorio sopra il ristorante in Galleria. Anche se non ci sono numeri ufficiali, pare siano circa 5 mila i Baci di Cracco preparati dallo staff di pasticceria guidato da Pedron e venduti, da prima di Natale ad oggi.

C'è anche la bottega con le eccellenze del territorio

La strategia di diversificazione e sfruttamento di diversi canali, messa in atto negli ultimi anni da Carlo Cracco e dal suo team, sta portando i suoi frutti. L'e-commerce propone anche la sezione "bottega", con un catalogo di prodotto brandizzati Cracco: salsa di pomodori pelati, uva passa di Zibibbo, e origano di Pantelleria, olio extravergine, tisane e tè. E un amaro, ottenuto da erbe e piante aromatiche (si chiama Amaro Bianco, ottenuto «dopo un anno di prove e di dosaggi alla ricerca di eccellenza», si legge sul sito).

Dopo il rodaggio, la pasticceria decolla

La pasticceria resta un tassello fondamentale: quello stesso laboratorio in Galleria ha sfornato più di 3.500 panettoni e ora si prepara alla produzione delle colombe pasquali. Nel frattempo rifornisce l'universo Cracco, composto, oltre che dal ristorante, dal bistrot Carlo e Camilla in Duomo e da Carlo e Camilla in Segheria. La verità è che, dopo un primo periodo di "rodaggio" doveroso, ora la domanda cresce a dismisura. Forse anche oltre la misura... degli spazi della Galleria. Potrebbe essere sensato imaginare un futuro in una location più grande per il laboratorio, sempre strategicamente posizionata in città per servire tutte le attività di ristorazione a marchio Cracco. In parallelo, lo chef stellato porta avanti l'idea di aprire una scuola di formazione per giovani cuochi a Milano. Attraverso la sua associazione Maestro Martino., ha presentato al comune un progetto per la gestione degli spazi di Palazzo De Magistris in zona Darsena. Chissà che non avanzi proprio lì qualche metro per centralizzare la produzione pasticciera "made in Cracco".

L’antico monastero di Sant’Ambrogio accoglie la Scuola del Caffè

Progetto del nuovo locale di Ditta Artigianale

Il rinascimento dello specialty coffee in Italia parte da Firenze, all’interno dell’ex monastero di Sant’Ambrogio in via Carducci 2-4.  Nell’ex refettorio di questo complesso di origine medioevale è in via di realizzazione la Scuola del Caffè, la prima in Europa ospitata all’interno di una caffetteria aperta al pubblico; i locali che si affacciano su via Carducci sono il cuore della caffetteria, la terza di Ditta Artigianale, capofila del progetto di recupero, dopo i locali in via de’ Neri e via dello Sprone. L’apertura è prevista per il mese di giugno.

Ditta Artigianale nel monastero di Sant'AmbrogioLa scuola parte dalla necessità di creare un luogo di dialogo internazionale nel settore e vuole essere un punto di riferimento per baristi, tostatori, assaggiatori e coffee lover; un suo obiettivo è portare una crescita in termini di sostenibilità, innovazione e conoscenza, coniugando il sapere di esperti del mondo del caffè con lo sviluppo delle tecniche più all’avanguardia: un concept nuovo e dinamico, capace di raccontare e fare conoscere l’eccellenza del mondo del caffè in maniera attuale e a più livelli di approfondimento. Da giugno 2020 sarà disponibile il calendario dei corsi, mentre l’anno accademico prenderà il via a gennaio 2021. I locali ospiteranno corsi di tostatura, un laboratorio certificato CQI- Coffee Quality Institute e SCA – Specialty coffee association, spazio per eventi e un barista shop dove acquistare attrezzature specializzate. A disposizione degli studenti stage formativi con importanti aziende del settore, oltre a borse di studio per corsi certificati SCA. Partner tecnici della Scuola sono inoltre Hario, Simonelli Group e Caffè Corsini, con il sostegno di Confcommercio di Firenze.

La corteUn altro obiettivo importante è il coinvolgimento in un cammino di qualità del mondo dell’ospitalità grazie alla collaborazione con aziende come Hario, istituti alberghiere, scuole professionalizzanti come la Youth Academy di Simonelli Group, con cui mettere a disposizione corsi di formazione certificati Sca. In programma, inoltre, master e corsi professionalizzanti per le diverse figure del caffè, per diventare eccellenti baristi, tostatori, assaggiatori e master di alcuni mesi su come realizzare start up di specialty coffee, aprire una microtorrefazione o una caffetteria, oltre a laboratori aperti per curiosi e appassionati. In cattedra nomi di spicco del settore quali Francesco Sanapo, Francesco Masciullo, Simone Amenini, Michele Anedotti e molti altri.

L’intervento di recupero è stato progettato dallo studio Q-bic e diretto dai fratelli Marco e Luca Baldini, che hanno curato anche i due primi locai di Ditta Artigianale. Lo caratterizzano linee pulite, colori neutri, legno, cemento, travi a vista. A giocare il ruolo del protagonista nella caffetteria un bancone in legno e una macchina tostatrice. Nell’antico refettorio si svilupperà la Scuola, con un grande bancone centrale, oltre a sedute e tavoli per la consumazione.

Macchina Victoria Arduino degli anni '30Nel corredo fotografico che ha accompagnato la notizia si trova un’installazione unica: una macchina murale di Victoria Arduino con ben 24 gruppi erogatori, messa a punto negli anni Trenta nello Stadio storico della Fiorentina. Colpiscono quei gruppi con la sembianza di bocche di fontane, che tanti caffè hanno erogato, dosando con attenzione acqua e vapore.

Acqua Bianca, il liquore aromatico firmato Salvatore Calabrese

Acqua Bianca Salvatore Calabrese

Sarà disponibile da fine febbraio, distribuito in esclusiva nel nostro Paese da Velier, Acqua Bianca, il nuovo liquore firmato da un’icona della miscelazione e dell’ospitalità di scuola italiana: Salvatore “The Maestro” Calabrese.

Prodotto dalla storica azienda olandese De Kuyper Royal Distillers, che vanta oltre 320 anni di esperienza nella distillazione di liquori di qualità, il nuovo liquore è stato creato da Calabrese rielaborando una vecchia ricetta trovata in un libro di fine Ottocento e utilizzando esclusivamente ingredienti naturali: limoni della Costiera Amalfitana, bergamotto di Calabria, cedro, menta piperita e petali di rosa. A questi The Maestro ha aggiunto, vero colpo di genio, un ingrediente molto particolare: l’ambra grigia, una preziosa sostanza prodotta nel tratto digestivo delle balene e utilizzata da secoli dai profumieri come fissante per aggiungere intensità e una fragranza più duratura ai profumi.

«Ho voluto creare un liquore che fosse davvero unico, qualcosa di totalmente diverso da qualsiasi cosa si possa già trovare, un prodotto di una nuova categoria – spiega a bargiornale.it Calabrese -. Ciò che manca in gran parte dei liquori già in commercio è l’aroma, che invece troviamo sempre nei buoni distillati e nel buon vino. Eppure, proprio l’aroma di un prodotto è una delle prime sensazioni che avvertiamo, che ne accompagna il gusto e ci aiuta a comprendere ciò che ci apprestiamo a degustare». Da qui la scelta di utilizzare l’ambra grigia, facendone la base del nuovo prodotto.

«Un ingrediente molto costoso, il prezzo si aggira intorno alle 10.000 sterline al kg, impiegata in profumeria dall’alba dei tempi e tutt’ora utilizzata dai grandi profumieri: una materia prima perfetta al mio scopo, in quanto regala una maggiore intensità di aromi, più profondità al sapore, e contribuisce a legare insieme gli ingredienti - continua Calabrese -.  Come detto già in precedenza, nella fase di ideazione di Acqua Bianca mi sono documentato su ricettari dell'Ottocento che contenevano formule realizzate con ambra grigia. È stato inoltre piacevole apprendere, durante la masterclass di Jeff Berry a The Maestro Challenge (il cocktail contest organizzato dallo stesso Calabrese, ndr) a Maiori sulla Costiera Amalfitana, che l’ambra grigia è un ingrediente che troviamo anche agli albori della storia della miscelazione. Durante il suo seminario al Matinée di Maiori, il grande esperto di tiki ed exotic cocktail ha raccontato la storia del Pirate Punch, le cui origini risalgono al XVII secolo, nella cui ricetta c’è proprio l’ambra grigia come parte speziata».

E Acqua Bianca (alc 24% in vol), non a caso, si caratterizza per il suo aroma unico, fresco, dove le note agrumate sono finemente bilanciate dalle note di menta e dai dolci sentori floreali di rosa. Caratteristiche che si riflettono anche al palato, al quale si presenta morbido, ma senza essere stucchevole, con un retrogusto equilibrato e pulito che scompare delicatamente.

Acqua Bianca Salvatore Calabrese cocktailUn liquore molto versatile, perfetto sia per essere servito liscio, freddo o con ghiaccio, sia come ingrediente per la miscelazione. «Si abbina alla perfezione sia con spiriti bianchi sia con spiriti scuri, dal calvados agli amari ai rum, lasciando grande libertà al bartender per la creazione di nuovi drink», spiega The Maestro.

Un esempio sono i cocktail che hanno accompagnato il lancio di Acqua Bianca a The Donovan Bar, a Londra, guidato dallo stesso Calabrese. Come Spritzer Fresco, dove è unito a Italicus, succo di pompelmo rosa e prosecco, e Sal’s Stinger, dove invece si miscela con un cognac Vsop.

A custodire il nuovo liquore una bottiglia da 500 ml che ricorda un libro, con i colori dell’etichetta blu e turchesi che riflettono le note fresche e floreali del liquore. Il disegno della bottiglia è di disegnata Francesca Calabrese, figlia del Maestro e titolare dell’agenzia di design Five Foot Eight, autrice anche del design di un’altra famosa bottiglia di casa Calabrese: Hoxton Gin.

Le ricette

Acqua Bianca Frappé

Acqua Bianca Frappé

Ingredienti:

50 ml Acqua Bianca, ghiaccio crushed

Preparazione:

versare Acqua Bianca in un bicchiere colmo di ghiaccio crushed

Bicchiere:

balloon o old fashioned

Spritzer Fresco

Acqua Bianca_Spritzer Fresco

Ingredienti:

25 ml Acqua Bianca, 15 ml Italicus - Rosolio di bergamotto, 15 succo di pompelmo rosa, prosecco

Preparazione:

build

Guarnizione:

twist di limone

Bicchiere:

calice da vino

Sal’s Stinger

Ingredienti:

40 ml cognac Vsop, 20 ml Acqua Bianca

Preparazione:

stir & strain

Bicchiere:

coppa

 

Nodo, la tenda da sole di Gibus vince l’iF Design Award

Gibus tenda da sole Nodo

Importante riconoscimento per Gibus. L’azienda di Saccolongo (Padova), specializzata nell’oudoor design di alta gamma, si è aggiudicata con la sua tenda da sole Nodo l’iF Design Award 2020, tra i più prestigiosi e storici premi internazionali nel campo del design, istituito nel 1953 in Germania e organizzato dall’iF International Forum Design. Premio, nato per promuovere il concetto più elevato di design, che Nodo si è aggiudicata, tra le oltre 6.000 soluzioni in gara di oltre 70 Paesi di tutto il mondo, in virtù del perfetto abbinamento tra alte performance e gradevolezza estetica.

Presentata nel 2019 e nata dalla tra Gibus e lo studio di design Meneghello Paolelli Associati di Milano, Nodo è una tenda da sole a bracci in cassonetto pensata per l’esterno dei locali che può essere installata sia a parete sia a soffitto, con una inclinazione che può andare da 0 a 90 °, presentando in ogni caso una grande gradevolezza estetica e integrandosi armoniosamente nei più diversi contesti architettonici. A regalare alla tenda questo equilibrio di insieme è il suo peculiare sistema, contraddistinto da una forma squadrata che contiene uno snodo dalla forma perfettamente circolare e che consente un moto di rotazione funzionale all’inclinazione della tenda. In questo modo, supporto e cassonetto restano sempre equidistanti rispetto al fulcro centrale, donando a Nodo la sua caratteristica armoniosità.

Dalle linee essenziali e al tempo stesso di grande carattere, Nodo va oltre il semplice concetto di tenda da sole, in quanto oltre a ombreggiare durante le ore diurne permette anche di illuminare gli spazi, in quanto è dotata di led integrati, che possono essere anche aggiunti sul frontale e lungo il cassonetto, creando ambienti dalla forte personalità emozionale.

Dotata di comando a motore, telo in poliestere e struttura del cassonetto in alluminio verniciato a polveri, e disponibile in un'ampia varietà di colori e disegni, con la possibilità di personalizzare il telo con scritte e decori, Nodo è una ulteriore testimonianza dell’orientamento verso l’alto design perseguito da Gibus, anche attraverso la collaborazione con importanti studi di progettazione, che già sono valsi all’azienda altri prestigiosi riconoscimenti, tra i quali l'inserimento nell’Adi Design Index, la selezione di prodotti realizzata dall’Osservatorio per il design, per la pergola Med Luce e la tenda Duck e il Red Dot Design Award 2017, tra i più importanti premi mondiali per il design, sempre per Duck.

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