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Sei nuove referenze per la collezione Roma 1960 di Bormioli

roma 1960 Bormioli

Si amplia la collezione di bicchieri Roma 1960 di Luigi Bormioli. La gamma, ispirata alle atmosfere della Dolce Vita immortalate nell’omonimo film di Federico Fellini, un periodo in cui la Capitale era il fulcro di un grande fermento mondano, intellettuale e artistico, si è arricchita di 6 nuove referenze. Nuove referenze che, come il resto della collezione, nascono per andare incontro alle necessità dei barman attenti a valorizzare le loro creazioni, servendole in bicchieri in grado di esaltarne l’impatto visivo e le caratteristiche gustative.

Flute Roma 1960Si comincia dalla Flûte (capacità 24 cl), perfetta per il servizio di sparkling cocktail come il Mimosa, il Kir o il Bellini che prevedono la presenza di spumante, in quanto favorisce la persistenza delle bollicine.

Gin Glass Roma 1960Per continuare con Gin Glass, un calice dalla coppa bombata di ampia capienza (80 cl), ideale per il servizio del Gin&Tonic.

Wine cocktail Roma 1960E con Wine cocktail, un altro calice ma di minore capacità (55 cl) e dal design più slanciato rispetto al precedente, pensato per il servizio dei cocktail vinosi, ora tornati di grande tendenza.

Cocktail coupe Roma 1960La rassegna delle novità prosegue con la cocktail Coupe (capacità 30 cl) che reinterpreta con personalità la raffinata coppetta per il servizio di drink a base di Champagne.

Fizz Roma 1960E con la coppa Fizz (da 26 cl), di forma svasata, concepita invece per il servizio dei fizz.

bicchiere Rum Roma 1960Ultima novità il bicchiere da rum (45 cl), dalla forma delicatamente bombata e dall’ampia imboccatura, studiato per il servizio del distillato, anche con l’aggiunta di ghiaccio.

Stile vintage e vetro ad alte prestazioni

Le nuove referenze si aggiungono alle 6 lanciate lo scorso anno, i bicchieri Rocks, Dof Beverage, Hi-Ball e da acqua e ai calici da cocktail Martini e Margarita, portando in totale a 12 i pezzi della collezione. Collezione di chiara ispirazione vintage, con tutti i pezzi accomunati dal delicato decoro reticolare sfaccettato che ne impreziosisce la base, oltre che dalla pregiata materia prima con la quale sono fatti. Come tutti i bicchieri Bormioli, i nuovi modelli sono realizzati in SON.hyx, un vetro sonoro superiore senza piombo, sviluppato dall’azienda di Parma e protetto da brevetto, caratterizzato da straordinaria trasparenza e brillantezza, grazie al bassissimo contenuto di ferro. Caratteristica che gli regala una sensazione di leggerezza e quasi di immaterialità e di restituire in tutta la sua pienezza il colore reale del liquido contenuto. Le proprietà del vetro, combinate a particolari processi produttivi, garantiscono poi ai prodotti una notevole resistenza meccanica e ai lavaggi industriali, che consentono loro di conservare le caratteristiche di trasparenza e brillantezza iniziali anche dopo oltre 3000 lavaggi in macchine professionali.

CafFreddo, il cold brew aromatizzato monodose di B.Officina

Una bustina di CAfFreddo contiene gli ingredienti per un cold brew gustoso e bilanciato
Una bustina di CAfFreddo contiene gli ingredienti per un cold brew gustoso e bilanciato
Bustine di CafFreddo
Bustine di CafFreddo

Caffè e frutta sono da sempre protagonisti in B.Officina, la caffetteria 2.0 di Carpi (MO) condotta da Samantha Giubertoni e Dennis Riccò. I primi di marzo durante un viaggio in Costa Rica rimangono colpiti dalla bellezza e dalla complessità della prima parte della lavorazione del caffè e ispirati dal gusto delle drupe appena colte che li ha spinti a puntare sull’unione caffè-frutta, dove il primo è protagonista e la seconda, disidratata, conferisce rotondità e completa la parte aromatica. Sono nate così le bustine monodose per cold brew CafFreddo, da pochi giorni in vendita sull’e-commerce del locale.

È sufficiente porre la bustina in infusione con 125 ml di acqua per 24 ore in ambiente refrigerato (4°C) per ottenere una bevanda fresca e piacevolissima, che chiusa in bottiglia si conserva per 10 giorni. Si può gustare liscia, con ghiaccio, unita a frutta e anche miscelata: se posto in infusione in bevande alcoliche, il mix di caffè e frutta rilascia i suoi gusti e aromi molto più rapidamente, circa 6 ore. Così l’amico barman Maurizio Barrasso proprietario del cocktail bar Bitter Drop a Carpi, ha messo a punto alcune ricette.

Ricordo di una colazione
Ricordo di una colazione

Come Ricordo di una colazione, composto di 9 cl di latte condensato, 6 cl di cachaça infusa per 6 ore con CafFreddo Brasile al cioccolato fondente; rifinire con un savoiardo imbevuto nel cioccolato bianco.

Poi Ginga che si realizza con una zolletta di zucchero imbevuta di rum Clairin Casimi, 5 cl di cachaça infusa al Cold Brew varietà bourbon Brasile, qualche goccia di lime e cioccolato fondente.

E ancora Rest in the forest, con 6 cl di gin infuso con CafFreddo Kenia con ananas e frutti rossi (in 500 ml di gin mettere in infusione due buste per 6 ore). Top con ginger ale.

Maurizio Marrasso realizza il cocktail Rest in the forest
Maurizio Marrasso realizza il cocktail Rest in the forest

«A pochi giorni dal lancio possiamo dire che è un successo - afferma Samanta Giubertoni -.  Ai clienti piace molto perché il risultato è una bevanda bilanciata in cui si colgono i flavour del caffè e l’aromatizzazione con la frutta essiccata, ma anche con cioccolato (il completamento al Brasile) va ad arrotondare, rende la preparazione più completa. E poi si prepara in tutta semplicità, si conserva per 10 giorni e, a casa come al bar, si può sempre contare su un buon cold brew da gustare come più piace. Le nostre ricette nascono dall’assaggio del caffè, prima a caldo poi a freddo, per capire bene le sue caratteristiche e i suoi aromi e unire a questi i frutti più indicati a completarlo e renderlo ancora più piacevole. I barman hanno poi modo di fare capo alla loro grande creatività con un prodotto ben dosato e calibrato, disponibile in più gusti».

Ha preso il via anche la vendita on line all’e-commerce del sito fruttaecaffe.com.

Dennis Riccò e Samantha Giubertoni
Dennis Riccò e Samantha Giubertoni

Paolo Sacchetti: «I grandi classici del dolce hanno dato il via alla ripresa»

Paolo e Andrea Sacchetti
Il maestro pasticcere Paolo Sacchetti ci racconta la sua esperienza durante e dopo il lockdown. E la sua impostazione per la ripresa, incentrata su dolci classici e qualche torta innovativa. E anche sugli aperitivi

Abbiamo raggiunto al telefono Paolo Sacchetti, maestro pasticcere di chiara fama, vice presidente dell’Accademia Maestri Pasticceri Italiani Ampi e titolare della pasticceria Nuovo Mondo di Prato, dove la clientela fa la coda per le sue specialità, prime fra tutte le Pesche di Prato. Obiettivo: un botta-e-risposta per farci raccontare dal maestro pasticcere come ha vissuto il lockdown non solo come professionista del dolce, ma anche in veste di titolare di azienda qual è negli effetti la sua pasticceria artigianale (8 i dipendenti, oltre allo stesso Sacchetti, al figlio Andrea e alla moglie Edi). E soprattutto qual è la situazione attuale e la sua idea di ripartenza per i prossimi mesi. Come lo avete passato il periodo del lockdown? Abbiamo chiuso un giorno prima del lockdown ufficiale, il che mi ha permesso di sprecare un po’ meno prodotti. Inizialmente speravamo che fosse una chiusura forzata più breve, poi come tutti sappiamo sono passati mesi. Per fortuna la mia azienda ha una certa solidità economica, non avevo nuovi investimenti in corso, i miei dipendenti avevano già fatto tutti le ferie… tutte cose che mi hanno permesso di analizzare più tranquillamente la situazione. A Pasqua abbiamo deciso di dedicarci solo alla produzione delle colombe, e solo io e mia moglie. Avendo già una clientela consolidata e la possibilità di spedire i prodotti, appena ho fatto girare la notizia sui nostri social sono cominciati ad arrivare gli ordini, quasi un centinaio. Ma il grosso delle vendite l’ho fatto decidendo di fare consegne di persona nella zona, aiutato da mio figlio Andrea: quasi 500 colombe! Quello che mi ha sorpreso è stata la reazione dei clienti, che si dimostravano felicissimi per il servizio che gli fornivamo e mi hanno fatto capire quanto sono affezionati al loro pasticcere di fiducia. Un segnale importante che ci ha dato molta carica. E poi? Poi ci siamo dedicati alla sanificazione: abbiamo voltato e rivoltato come un calzino negozio e laboratorio e ci siamo preparati alla fase successiva, quella del delivery. Era un tipo di servizio che non avevamo mai fatto prima e lo abbiamo affrontato decidendo di provvedere in modo autonomo alle consegne. Il primo giorno erano arrivate solo 5 ordinazioni e per scontrini bassi, dunque da un punto di vista economico non era conveniente. Ma abbiamo perseverato, il giro poco per volta è cresciuto e abbiamo persino acquisito della nuova clientela. Per la festa della mamma avevo quasi 100 ordinazioni, tanto che ho dovuto richiamare in servizio dei dipendenti per far fronte agli ordini e alle consegne. Quando si è finalmente arrivati al momento della riapertura, qual è stata l’impostazione in produzione? Nei mesi del lockdown di tutte le ordinazioni non ce n’è stata nemmeno una per prodotti innovativi o insoliti e credo che sia stato lo stesso per i miei colleghi. Le richieste erano solo per i classici della pasticceria come millefoglie, profiterol, Saint-Honoré o nostre specialità come le Pesche. Questo mi ha fatto gioco perché ha consentito di mirare e ottimizzare molto bene la produzione e con questa stessa impostazione sono arrivato a riaprire i battenti. Ma se i super classici sono una certezza, anche le novità attirano, e in questo campo c’è tuo figlio Andrea, che ti affianca, è il “delegato” all'innovazione… Proprio così, a lui lascio campo libero in questa direzione. In questo periodo ha proposto una torta fragole e yogurt e un savarin esotico, entrambi sono andati benissimo. Un po’ di novità stimolano i clienti e ci vogliono, basta non disperdersi e frammentare troppo la produzione, almeno di questi tempi. Che insegnamenti ci lascia questo periodo di crisi? Rimanendo in una dimensione gestibile, da piccola azienda, la grande consapevolezza (che da sempre mi appartiene) che i dipendenti sono una risorsa importante. E poi i clienti: se sai lavorare a dovere, se rispetti i clienti, questi ti seguiranno sempre. E per rispettare intendo: servirli sempre bene, con prodotti di qualità, della massima freschezza e preparati con cura. Se si lavora così non dobbiamo aver paura di niente. Oggi come vedi lo stato della pasticceria? Attualmente la situazione è variegata, chi lavora nelle grandi città d’arte sente ancora il calo di turisti. Più in generale, come sento da diversi fronti, i colleghi hanno difficoltà a pagare le forniture, e questo è un atteggiamento adottato anche da di chi non ha impellenti problemi economici. Ma non è una buona politica, alla lunga, perché genera un circolo vizioso. Mi rendo conto che ci sono difficoltà, ma - sfruttando ogni strumento che le istituzioni ci mettono a disposizione - tutti noi dobbiamo rispettare i nostri impegni e contribuire a mettere in moto l’economia.

Sanbittèr Sambuco, il nuovo aperitivo ready to drink di Sanpellegrino

Sanbittèr Sambuco
In bottiglia di vetro da 20 cl, l'ultimo nato degli aperitivi analcolici Sanbittèr unisce al gusto leggermente bitter la dolcezza e la freschezza dei fiori di sambuco

Note botaniche e un gusto stuzzicante caratterizzano Sanbittèr Sambuco, il nuovo cocktail analcolico ready to drink di Sanpellegrino. Le note botaniche sono quelle dei profumatissimi fiori bianchi del sambuco, apprezzatissimi oggi come in passato sia per i loro benefici sia per l’aromaticità, che incontrano quel leggero e tipico gusto bitter che contraddistingue gli aperitivi Sanbittèr, per dare vita a un prodotto fresco e dissetante ideale come aperitivo, soprattutto in estate, ma non solo.

Un drink ispirato all’Hugo, lo sparkling cocktail che ha proprio nello sciroppo di sambuco il suo ingrediente caratterizzante, che viene mescolato a prosecco e soda e qualche fogliolina di menta. E, rispetto all’Hugo, Sanbittèr Sambuco presenta la stessa freschezza e aromaticità, ma declinata in versione analcolica e pronta da bere.

Non a caso il consiglio per apprezzare al meglio il nuovo prodotto, ed esaltarne tutte le note aromatiche, è di servirlo fresco in un bicchiere con ghiaccio, mescolando delicatamente con un cucchiaio dal basso verso l’alto, e aggiungendovi, infine, qualche foglia di menta. Ma Sanbittèr Sambuco si sposa bene anche con il prosecco per creare un Sanb-Hugo, una variante del noto cocktail, dove il nuovo prodotto è proposto in una ricetta leggermente alcolica.

Sanbittèr Sambuco, disponibile in bottiglia di vetro da 20 cl, amplia la gamma degli aperitivi ready to drink Sanbittèr, che già conta le referenze Passion Fruit, Pompelmo e Zenzero.

Chioschi di Jesolo in gara, in nome del Club Sandwich

Chiosco Miraggio Club Sandwich originale vincitore
A Jesolo si è tenuto il primo contest dedicato al Club Sandwich, in versione originale o creativa

Vanta 120 e più anni di storia il mitico Club Sandwich, nato (pare) in una sala da gioco newyorkese e approdato ai bar e gli hotel di tutto il mondo. Una ricetta codificata - protagonisti bacon, pollo, maionese, pomodori e insalata fra varie fette di pancarré - che ha visto nel tempo nascere infinite varianti, fino a versioni extra lusso, come quella proposta nel 2013 allo Hullett House Hotel di Hong Kong, a base di caviale Beluga, manzo Wagyu e salmone Balik. A celebrare questo panino evergreen ci ha pensato il Comune di Jesolo - su idea dell’imprenditore della ristorazione Gianfranco Moro - con l’iniziativa “Il miglior Club Sandwich di Jesolo”: una gara fra 24 chioschi jesolani che lo scorso 20 luglio si sono sfidati sia per il miglior Club Sandwich su ricetta originale, sia su quello in versione creativa. Trenta i giudici, che rivestono anche il ruolo di Ambasciatori del Club Sandwich sia in Italia che all’estero, che hanno decretato i chioschi vincitori.

  • “Altro…”

    I vincitori del contest

    Il Chiosco Miraggio di Laura Pavan ha vinto il contest per il miglior club sandwich su ricetta originale realizzato da Andrea Danieli - 4 anni di esperienza alla piastra - che ha ottenuto, tra la tecnica, gli ingredienti e la passione, un perfetto equilibrio di sapori e consistenze. Il Chiosco Ancora di Giancarlo Gottardo si è aggiudicato il primo posto per il Club Sandwich di Jesolo nella versione creativa. La ricetta, realizzata da Marco Dal Molin con la collaborazione di Matteo Tamai, unisce il formaggio Edamer con il pomodoro Nasone di Cavallino, il roast beef, la rucola, le zucchine marinate per 12 ore e il Parmigiano Reggiano 30 mesi. Il terzo vincitore è risultato il Chiosco Zio Berto di Roberto e Nicolò Brunello, che è risultato primo nella somma dei punteggi delle categorie versione originale e versione creativa. Il loro Club Sandwich creativo si chiama Johnny, realizzato da Laszlo Laszlo e Giulio Pasqual, a base di prosciutto cotto, zucchine, mozzarella di bufala, rucola, pomodori secchi e pesto alla genovese.

    Marchio registrato e libro in arrivo

    L’evento è solo una tappa del più ampio programma di promozione del Club Sandwich di Jesolo (oggi diventato un marchio registrato) che prevede l’uscita di un libro tradotto in inglese, in cui si narra la storia di questo snack diventato celebre negli anni '60 a Jesolo grazie a Benito Stefanel (titolare del ristorante Da Alfredo: la sua versione del celebre panino era stata battezzata "Il Condominio" in quanto composta da 4 strati) . Una specialità che ha trovato la sua grande fortuna anche negli anni ‘80 e ’90, quando è diventato l’autentico disco-food nelle discoteche che hanno fatto la storia della vita notturna della città balneare veneta. M.B.

Panettone Day 2020, fuori i nomi dei 25 finalisti

Svelati i nomi dei finalisti del concorso dedicato al panettone artigianale, presieduto da Iginio Massari. Il 15 settembre la finalissima

278 panettoni in gara, di 146 professionisti pasticceri da tutta Italia. Ma sono 25 quelli arrivati alla fase finale della nuova edizione di Panettone Day. Sono i numeri salienti del concorso (arrivato alla ottava edizione) ideato dall’azienda Braims in partnership con Novacart e in collaborazione con Callebaut, Vitalfood, FB e CAST Alimenti. Un contest nato per promuovere il valore dell’artigianalità nel nostro Paese e diffondere la cultura su un simbolo della pasticceria nostrana, come è il panettone.

Massari presidente di giuria

Lo scorso 9 luglio una giuria di esperti, come di consueto guidata dal maestro Iginio Massari, ha analizzato e assaggiato i prodotti dei concorrenti, che si sono cimentati su 3 tipologie di panettone: tradizionale, creativo e con cioccolato Ruby Callebaut. «Il concorso Panettone Day - commenta Massari - è un’iniziativa unica nel suo genere e quest’anno il suo significato assume un’importanza ancora maggiore grazie alla grande opportunità di visibilità che offre non solo ai vincitori, ma a tutti i 25 finalisti del concorso. Il periodo che l’Italia sta vivendo non è dei più felici, ma questo può rappresentare una sfida per intraprendere strade che non avremmo mai pensato di percorrere e innovare il nostro business per migliorarci, rispondendo alle nuove richieste della clientela».

  • “Altro…”

    La finalissima al ristorante Cracco

    I 25 selezionati dovranno affrontare il “gran finale”, programmato per il 15 settembre presso la Sala Mengoni del Ristorante Cracco a Milano, quando saranno decretati i panettoni vincitori di ogni categoria. A giudicare, una giuria d’eccezione della quale - oltre a Iginio Massari - faranno parte anche il vincitore dell’edizione 2019, Francesco Bertolini, la figlia del maestro, Debora Massari, membro AMPI, i celebri pastry chef Sal De Riso e Davide Comaschi. Non solo. Come ogni anno, le 25 creazioni saranno in vendita dal 12 ottobre all’8 novembre presso presso il Temporary Store Panettone Day a Milano, sia in versione tradizionale che per sperimentare originali declinazioni creative. Di seguito trovate i nomi dei finalisti delle tre categorie. M.B.

Finalisti dell'edizione 2020

Drink orientali e sfogliatelle, lo street bar che non t’aspetti

A Terracina i fratelli Spenuso danno libero sfogo alla loro creatività inventando Strit, uno street bar senza compromessi che combina cocktail di ispirazione orientale a una proposta food che valorizza territorio e tipicità

Si chiama Stritt perché in napoletano vuol dire stretto, d’altra parte è un mini-locale, solo 14 coperti all’interno, più una ventina all’esterno. Ma anche perché, è tutto giocato sul termine “street”: è, difatti, uno street bar, dove si cucina lo street food, posizionato sulla strada degli "street artist" di Terracina (Lt) e gestito dai fratelli Spenuso, proprietari del locale (che, per la cronaca, vestono street). Francesco Spenuso non ha bisogno di presentazioni: oltre a far parte del Drink Team di Bargiornale è l’anima della squadra della scuola romana di bartender Flair Project ed è stato brand ambassador di Jack Daniel’s.

  • “Altro…”

    Il fratello Dario, anche lui un professionista della miscelazione, trascorre sei mesi in Italia e sei in Thailandia, dove  è alla guida un cocktail bar. Le influenze asiatiche sono nei suoi drink, come il My Thailand, che è un twist sul Mai Tai dedicato alla sua terra d’adozione. «A Terracina invece - racconta Francesco Spenuso a WeBar - abbiamo dedicato il Moscat Mule, in cui c’è uno sciroppo di moscato d’uva locale che lo rende molto apprezzato». Cinque i signature in menu, in media sugli 8 euro, oltre ai drink classici. A questi si aggiunge la proposta food affidata a mamma Spenuso, che prepara taglieri, tramezzini, freselle napoletane e pizza e mortazza alla romana. Inoltre da Stritt arrivano tutti i giorni direttamente da Napoli sfogliatelle, ricce e frolle sempre freschissime. «Sono poche le proposte food - aggiunge Francesco Spenuso - ma vogliamo che siano al massimo e all’altezza dei nostri cocktail». Quest’anno per risolvere il problema della sanificazione il menu è stato impresso sulle quattro facce di una bottiglia di Jack Daniel’s, inoltre, il locale è completamente "plastic free". Ubicato in piena isola pedonale a Terracina, nonostante la crisi innescata dall'emergenza Covid 19 che ha avuto pesanti ripercussioni anche sull'economia locale, i fratelli Spenuso non si lamentano: «Siamo alla seconda stagione e quest'anno ci siamo accorti che sono venuti a mancare i norvegesi, che qui sono presenti con una comunità molto nutrita, ma compensano gli italiani, che si dividono equamente fra napoletani e romani, dal momento che Terracina si trova proprio a metà strada tra Napoli e Roma». A.T.

Gin Mare Capri, special edition agrumata

Gin Mare Capri
Gin Mare Capri è un'edizione speciale dell'omonimo gin ultra premium spagnolo: al bouquet botanico classico del distillato sono stati aggiunti limoni di Capri e bergamotto. Un inno alla famosa isola campana e alla miscelazione in stile mediterraneo

Dopo 10 anni durante i quali Gin Mare si è affermato come brand iconico della miscelazione in stile mediterraneo, posizionandosi tra i gin ultra premium più venduti al mondo, il gruppo spagnolo Vantguard ha varato un'edizione edizione speciale del noto distillato ispirata a Capri, la famoso isola del golfo di Napoli, che nel mondo è simbolo di eleganza e lifestyle italiano. Il lancio sta avvenendo, in anteprima mondiale, in Italia e, per ora, il prodotto è distribuito esclusivamente nel canale duty free. Dopo agosto, emergenza permettendo, ci sarà il lancio internazionale con la previsione di un evento dedicato che dovrebbe tenersi proprio a Capri. Ma cosa caratterizza Gin Mare Capri rispetto all'edizione mainstream? Intanto, 2 nuovi ingredienti: limoni di Capri e bergamotto che vanno ad aggiungersi alle botaniche classiche di Gin Mare che, ricordiamo, sono: oliva Arbequina dalla Spagna, basilico dall'Italia, rosmarino dalla Grecia e timo dalla Turchia.

  • “Altro…”

    Il processo produttivo è artigianale come quello seguito per Gin Mare e, in questo caso, gli agrumi vengono sbucciati a mano e poi macerati per 12 mesi in piccoli serbatoi di alluminio. Un'altra particolarità di questa special edition è la nuova bottiglia in vetro azzurro con forme texture ispirate alla famosa Grotta Azzurra di Capri con etichetta stampata su tela. La collaretta è in carta organica e a forma dell'isola campana, mentre il tappo è in sughero con capsula in metallo invecchiato inciso sulla parte superiore. Per il lancio di questa edizione speciale, Vantguard ha messo a punto una serie di eventi in giro per il nord e il centro Italia e anche una drink strategy dedicata con la creazione di twist pensati proprio per esaltare le virtù agrumate del distillato: dal Capri & Tonic al White Negroni a base di Gin Mare Capri, Riserva Carlo Alberto Extra Dry e Bitter Rouge White. Gin Mare Capri, come gli altri prodotti del portafoglio Vantguard, sono distribuiti in Italia da Compagnia dei Caraibi. La bottiglia in questa fase di lancio è in formato da 1 litro, ma presto verrà affiancata, come ci conferma Francesco Angotti, brand activation manager di Vantguard, dal formato da 75 cl. La gradazione alcolica è 42,7% come quella di Gin Mare.  C.B.

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Le nuove botaniche

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Zerocinquanta, la bottiglia di birra che mancava

Theresianer Zerocinquanta Amleto Otello Cordelia

Il formato 50 cl per le bottiglie di birra appartiene tradizionalmente al mondo anglosassone, visto gli alti consumi individuali. Una tradizione che il birrificio veneto Theresianer ha deciso di infrangere, presentando la gamma Zerocinquanta composta da tre tipologie di birre non filtrate: Otello (bionda), Amleto (rossa) e Cordelia (Ipa).

Le insolite bottiglie italiane da 50 cl non sono state pensate certamente per alti consumi individuali quanto piuttosto per essere consumate a pranzo o a cena, in buona compagnia.

Non a caso i nomi delle tre birre Zerocinquanta by Theresianer sono ispirati ai protagonisti di immortali opere shakespeariane (rispettivamente Il Moro di Venezia, Amleto, Re Lear) che ben contrastano con il design moderno e le coloratissime etichette delle bottiglie da 50 cl. Da notare inoltre il disegno originale del bicchiere cilindrico dal bordo svasato, ovviamente da 50 cl. Le birre sono proposte in scatole di cartone brandizzate da 12 pezzi.

Otello è una birra chiara (o bionda) di taglio lager a bassa fermentazione, di colore giallo paglierino, profumata e leggera (4,9° alc) da servire a 6-8 °C insieme a cibi di gusto leggero come tartine, pasta e pizza senza pomodoro, insalatone, caprese.

Amleto è una birra rossa tipo bock, a bassa fermentazione, ben maltata, moderatamente frizzante, dagli intensi profumi fruttati (6,5° alc) da servire a 9-11 °C insieme con cibi di gusto intenso come paste al sugo di pomodoro, carni arrosto o brasate, formaggi stagionati, torta alle mandorle.

Come la combattiva figlia di Re Lear, Cordelia è una Indian Pale Ale (Ipa) dal gusto deciso, aromatico e agrumato grazie ai luppoli americani impiegati: Mandarina, Cascade, Perle, Citra. Di colore ambrato scuro, sviluppa 5,8° alc e va servita a 9-11 °C insieme con cibi di gusto deciso come pesci arrosto, salumi piccanti, formaggi erborinati e tartine saporite.

 

 

L’ufficio in caffetteria con l’app Nibol per il lavoro agile

Riccardo Suardi, l'ideatore di Nibol
Riccardo Suardi, l'ideatore di Nibol

L’ufficio in caffetteria non è cosa nuova. Più volte i titolari dei locali visitati nel corso dei nostri servizi hanno mostrato spazi dedicati a chi al bar trova ciò che serve per il lavoro e lo studio, con ampi tavoli, prese di corrente elettrica e connessione wi-fi.

Alcuni esercizi che nel post Covid hanno visto un drastico calo di presenze (ad esempio nelle città turistiche) hanno segnalato negli smartworker una preziosa ancora di salvezza, soprattutto se stranieri: nell’arco di una mattinata consumano più preparazioni (soprattutto a base latte) arrivando spesso al pasto.

Gli smart worker? Buoni clienti

Cos’è lo smart working? La traduzione letterale in italiano è “lavoro intelligente”, l’Osservatorio del Politecnico di Milano lo definisce «una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati». Il loro numero è in crescita nel nostro Paese: 570mila (Milano ne conta 145mila), con un aumento del 20% rispetto al 2018, cui per lo più fanno capo web editor, grafici, copywriter, fotografi, studenti, manager che possono scegliere dove, come e quando lavorare. Se fino a poco fa si doveva procedere per tentativi o conoscenze ora c’è un’app gratuita ideata dal 26enne Riccardo Suardi a fornire una bussola.

La startup Nibol crea infatti network di locali adatti al lavoro agile, offrendo ambienti accoglienti con la certezza di una connessione wifi e un tavolo prenotato e sanificato. Si possono avere spazi privati per fare meeting di lavoro o lavorare in privato con il proprio team, o condivisi all’interno di caffetterie e ristoranti prenotabili per una o più ore. Alcuni gestori possono decidere di impostare una consumazione oraria obbligatoria da acquistare in app durante la prenotazione; altri permettono di prenotare gratuitamente, pagando poi la consumazione (che non è obbligatoria ogni ora) nel locale. Chi vuole prenotare vede i dettagli dello spazio sull’app con le recensioni e i prezzi; può quindi decidere l’orario di inizio e fine sessione di lavoro, visualizzando il prezzo totale della prenotazione che, se confermata, viene notificata al locale che riserva la postazione. I vantaggi per gli utenti sono la certezza di essere ben accolti e non considerati poco desiderati o addirittura degli “scrocconi” di posto, energia elettrica e connessione.

Per i gestori dei locali si prospetta un aumento dei guadagni negli orari meno affollati, ottimizzando i tavoli vuoti: gli operatori non hanno costi fissi per entrare nel network e possono decidere di sfruttare anche solo alcune ore della giornata. Al momento Nibol è attivo in 18 locali a Milano e ha aperto le selezioni a Torino. I proprietari di locali possono candidare il proprio locale collegandosi al link e gli utenti suggerire un locale direttamente dall’applicazione.

Strategie per ripartire: un webinar (registrato) per approfondire i temi chiave

webinar
Foto di Esa Niemelä da Pixabay

Sono numerose e articolare le iniziative poste in essere dai gestori italiani per gestire al meglio la fase della ripartenza. Una ricerca esclusiva TradeLab-Bargiornale - i cui risultati sono presentati in esclusiva in questo Webinar registrato, accessibile gratuitamente previa registrazione - ci svela quali sono state le principali azioni realizzate dai gestori per fronteggiare una ripresa più lenta e più lunga del previsto, quali aiuti si aspettano dai fornitori e quali sono gli aspetti della gestione che più destano preoccupazione.

Bruna Boroni, director away from home di TradeLab e curatrice della ricerca, dopo aver fotografato le attuali difficoltà spiega perché si può ancora guardare al futuro del fuori casa con ottimismo.

Intanto però bisogna fare i conti con il momento attuale, dove spesso i conti (quelli dell'anno scorso) non tornano affatto.

Ecco perché il commercialista Gianni Vitale, titolare dello Studio Vitale Commercialisti di Rivoli (To), spiega perché è importante fare un business plan della ripartenza, quali ragionamenti fare - categoria di costo per categoria - e come ripensare la propria organizzazione e la propria azienda alla luce delle mutate condizioni di mercato.

Dal ragionamento alle scelte pratiche: Marco Valerio Sarti, titolare di Viesse Consulting di Induno Olona (Va), suggerisce microinvestimenti che aiutano a ridurre i costi e ragiona attorno a temi chiave come la digitalizzazione e il delivery.

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Da Fipe e Federvini un vademecum per il bere consapevole

vademecum bere consapevole Fipe Federvini

Un vademecum per un corretto approccio al bere. È l’iniziativa di Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) e Federvini (Federazione italiana industriali produttori, esportatori e importatori di vini, acquaviti, liquori, sciroppi, aceti e affini), per promuovere un approccio responsabile e moderato al consumo di alcol e contrastarne l’abuso. Un fenomeno questo molto preoccupante, perché diffuso soprattutto tra il pubblico più giovane, e che, oltre a tutte le conseguenze sulla salute, è spesso causa di comportamenti sopra le righe, quando non pericolosi e dannosi, sempre più frequenti nelle notte di molte città, in particolare nei fine settimana.  Un fenomeno due volte deleterio per i locali. Da un lato, perché non valorizza la qualità della loro offerta, a vantaggio di un consumo incentrato sull’abuso di prodotti a basso costo e di scarsa qualità. Dall’altro perché li penalizza anche sotto il piano reputazionale, in quanto proprio i locali finiscono con l’essere considerati presso l’opinione pubblica come “facilitatori” dei comportamenti irresponsabili dei consumatori.

La Guida al servizio per un consumo consapevole, questo il nome del vademecum, analizza il fenomeno del consumo di alcol sia dal punto di vista dei locali sia da quello dei consumatori, per promuovere invece un diverso modello di consumo: un consumo responsabile, fatto di equilibrio, giusto apprezzamento della qualità e contrasto agli eccessi. Tutto ciò attraverso la diffusione di una serie di buone pratiche da adottare per scongiurare eccessi e patologie legate all’alcol.

Cura e disciplina del servizio chiavi del cambiamento

Con questa iniziativa Fipe e Federvini vogliono insomma favorire l’avvio di un percorso virtuoso capace «di valorizzare la qualità e la storia delle bevande somministrate e, dall’altra, di coniugare le esigenze commerciali con la responsabilità sociale in capo agli esercenti sui temi della prevenzione, sensibilizzazione ed educazione a un consumo consapevole e responsabile», come ha sottolineato il presidente di Fipe, Lino Enrico Stoppani, commentando il lancio del vademecum.

Un percorso dove proprio la cura e la disciplina nel servizio rendono l’esperienza di degustazione unica e ricca di emozioni e nel quale il trend della mixology si inserisce alla perfezione, diventando emblema di una somministrazione consapevole, grazie all’accento posto sull’aspetto di ritualità del consumo e generando un concetto di divertimento improntato alla sana convivialità.

La Guida, strutturata in quattro parti, disciplina normativa, alcol e fattori di rischio, caratteristiche delle bevande alcoliche, suggerimenti per il miglioramento del servizio, verrà distribuita a tutti gli associati Fipe. Il suo lancio è stato accompagnato da una miniserie di 4 video clip che in modo leggero riassumono i principali aspetti in merito a orari di somministrazione e vendita delle bevande alcoliche, alcol e guida, alcol e minori, il corretto servizio.

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