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Alverà: lo stile di malghe e rifugi nel look della pasticceria

Materiali tipici delle Dolomiti e forme moderne per la pasticceria Alverà di Cortina d'Ampezzo
  Le vette delle Dolomiti fanno da ideale sfondo alla pasticceria Alverà di Cortina D’Ampezzo (Belluno), di cui è titolare Massimo Alverà, maestro pasticcere Ampi. Un locale che in più di cent’anni (dal 1914) è sempre stato un punto di riferimento, non solo della nota località turistica ma di tutto il territorio. E che tale è rimasto anche dopo il restyling, che ha inaugurato l’area bar-caffetteria e limitato la produzione di pane, dando maggiore spazio al laboratorio di pasticceria. Il progetto di Cierreesse, attraverso il recupero degli ex locali di servizio (magazzino e laboratorio), spostati al piano sottostante, ha ampliato lo spazio disponibile e ottimizzato la distribuzione attraverso un interior design contemporaneo che attinge alla tradizione, per far fronte alle nuove priorità di vendita. Carta bianca e condivisione da parte della committenza per la proposta di forme moderne utilizzando materiali della tradizione industriale o locale, che potessero riproporre il caldo tepore delle ambientazioni di montagna. Come il soffitto in massicce travi in larice, provenienti da vecchie case, malghe e fienili d’alta montagna, che funge da simbolo della forte identità alpina. O, ancora, la facciata principale verso il piccolo parterre, che conserva i connotati originali, a parte dal colore della struttura delle vetrine e dal ritocco del marchio.

Per Cortina, una pasticceria che è uno storico riferimento

La Regina delle Dolomiti non ha così perso uno dei suoi locali di riferimento, che anzi ha acquisto maggiore visibilità grazie all’ampliamento. È stata sufficiente una ridotta palette di colori e un ampio utilizzo di legno anche su imitazione (pavimenti in grès porcellanato a doghe) per ripristinare un’atmosfera famigliare e raccolta. Al grigio antracite delle vetrine appositamente riverniciate, delle strutture in ferro di alcuni arredi o alla tonalità tortora del pavimento e delle pareti è stato contrapposto il legno di castagno nella versione spazzolata del rivestimento di banconi e boiserie o in quella a effetto invecchiato tramite essiccatura del soffitto a travi (non portanti). Qui è concentrata l’impiantistica, fra cui quella dell’illuminazione a faretti neri d’ispirazione industriale. L’area pasticceria, con macchina da caffè e cassa, si trova davanti all’ingresso per sottolineare la svolta produttiva intrapresa dalla famiglia Alverà e pur estendendosi con diversi banchi sul fondo del locale non minimizza troppo l’area dedicata al pane e ai prodotti da forno. Questa zona, pur se di superficie ridotta dopo i lavori di ristrutturazione, è stata volutamente affacciata verso il cortile laterale in comunicazione diretta con la nuovissima veranda coperta adibita a sala da tè. I prodotti freschi così come quelli di tradizione fanno bella mostra nelle vetrine anche su strada. I prodotti confezionati sono allineati sugli esili espositori a più mensole vicini agli alti tavolini con sgabelli lungo la parete d’ingresso, in modo da facilitare i flussi fra le varie zone.

Nei nuovi banchi tutto è in bella vista

L’offerta diversificata della pasticceria Alverà e la volontà di valorizzarne la qualità e la vista (a 82 cm di altezza) ha dettato la scelta dei banchi Amc di Cierreesse per il punto vendita ampezzano: una serie di espositori personalizzabili nelle finiture ed ergonomici, costituiti da una vasca in vetroresina e da un sistema di refrigerazione a contatto, che permette di mantenere il prodotto a una temperatura costante di 4 °C, che può essere regolabile. L’assenza di ventilazione consente il mantenimento dei prodotti anche in condizioni climatiche estreme e in presenza di alti tassi di umidità. Una soluzione che combina in modo ottimale estetica, temperatura, igiene ed ergonomia.

Oro per l’amaro Amaranca al World Liqueur Awards

Amaranca_Amaro_Etna
L'amaro a base di arance selvatiche siciliane ed erbe officinali raccolte alle pendici dell'Etna è stato premiato con la medaglia d'oro nella categoria Bitters (Amari) nella prestigiosa competizione internazionale

Nuovo successo internazionale per Amaranca Amaro Nobile dell’Etna (leggi Amaranca, l’amaro siciliano “medaglia d’oro eccezionale” all’Iwsc). L’amaro siciliano è stato premiato con la Medaglia d’oro nella categoria Bitters (Amari) all’edizione 2021 del World Liqueur Awards.

Un premio prestigioso che arriva in una delle più importante competizioni mondiali di settore. Il World Liqueur Awards fa infatti parte del circuito dei World Drinks Awards, e premia il meglio delle eccellenze mondiali nel campo della liquoristica, suddivise in 16 diverse categorie. Una competizione apprezzata per la sua autorevolezza, in virtù del sistema di valutazione, che prevede una serie di assaggi alla cieca delle centinaia di prodotti in gara, effettuati da un parterre di giudici composto da esperti internazionali del settore.

Giuria che ha premiato Amaranca, si legge nella motivazione, per la «sua gradevolezza al naso, dove si avvertono caldi sentori di cacao e di spezie e per l’ottimo equilibrio tra la gradazione alcolica e quella zuccherina, con un retrogusto molto gustoso».

Prodotto di punta di Romeo Vini, questo amaro viene realizzato artigianalmente a partire da un’antica ricetta segreta della famiglia Romeo, con materie prime e ingredienti provenienti dal territorio dove nasce, la provincia di Catania e dove l'azienda ha sede. È infatti ottenuto dalla lavorazione dell’arancia selvatica siciliana, un agrume raro, alla quale vengono aggiunte erbe officinali e radici raccolte sulle pendici dell’Etna.

Dal bouquet intenso e fruttato e dal gusto raffinato, giocato sul contrasto tra le noti agrumate e dolci e quelle amare portate dalle erbe, l’amaro (alc 30% in vol) esprime al meglio le sue caratteristiche servito liscio, a temperatura ambiente o freddo, accompagnato da qualche foglia di menta fresca e una scorza d’arancia.

Il nuovo premio va ad arricchire un palmares che conta oltre 10 medaglie, raccolte da Amaranca negli ultimi quattro anni. Tra le quali brilla l’oro “eccezionale”, conquistato all’edizione 2019 dell’International Wine & Spirit Competition (Iwsc), competizione nella quale l'anno precedente l'amaro siciliano si era aggiudicato l'argento.

Ricetta senza confini per Warsteiner Brewers Gold

Warsteiner Brewers Gold con bicchiere

Non è la prima volta che storiche frontiere birrarie tra Paesi europei vengono abbattute in nome della ricerca di birre intriganti. Un esempio per la ripartenza dell'horeca con la tedesca Warsteiner Brewers Gold ispirata alla scuola belga, insieme con il lancio della piattaforma Warsteiner Lovers per locali.

Nel 2017 la storica (1753) birreria privata (famiglia Cramer) indipendente Warsteiner della Vestfalia (Renania, Germania) aveva messo a punto, in collaborazione con la pluripremiata birreria belga privata Van Steenberge di Ghent (o Gand, nelle Fiandre), la Blonde Pater Linus, utilizzando una storica ricetta dei monaci dell'Abbazia Koenigsmuenster di Sauerland (Renania, Germania). Un successo che ha dato vita l'anno scorso alla presentazione a Beer & Food Attraction di RiminiFiera di due altre "sorelle" come Blanche e Triple Pater Linus.

Quest'anno, durante la recente versione digitale di Beer & Food Attraction (di cui Warsteiner è stata sponsor e ospite di eventi), è stata presentata un'altra specialità ispirata alla scuola belga, ideata in esclusiva per la ripartenza dell'horeca, come la bier naturtrub Wartsteiner Brewers Gold, una lager non filtrata (5,2% alc), leggermente ambrata e torbida, nel rispetto dell'Editto di Purezza del 1516 (solo malto d'orzo, luppolo, lievito e acqua). La particolarità è dovuta all'impiego del luppolo Brewers Gold, frutto dell'impollinazione inglese di un luppolo selvatico canadese che conferisce una moderata amarezza (Ibu 8-9%), note floreali, speziate e fruttate di ribes nero. Elementi di gusto che bene si abbinano a quelli di caramello e miele dei malti d'orzo Münchener e Pilsner impiegati.

La presentazione "Chiacchiere da pub" organizzata in remoto da Warsteiner Italia per Beer & Food Attraction ha visto la partecipazione del trade marketing manager Giovanni Mondini e dell'amministratore delegato di Idea Food & Beverage (azienda di promozione eventi) Giuseppe Adelardi e del noto degustatore di settore Lorenzo "Kuaska" Dabove.
«Lanciato più di un secolo fa - ha sottolineato Lorenzo "Kuaska" Dabove - il luppolo Brewers Gold ha fatto la fortuna di molti birrifici belgi, ma è stato quasi sempre utilizzato in dry hopping con malti chiari. Mi ha stupito l'idea di Warsteiner di utilizzare questo luppolo in bollitura per una birra ambrata: si tratta di un utilizzo inedito soprattutto per la scena birraria tedesca». Anche in un precedente evento show digitale riservato ad agenti e partner distributivi di Warsteiner Italia, la proposta Warsteiner Brewers Gold ha raccolto molto consenso.

Ma non basta. Warsteiner ha lanciato la piattaforma web Warsteiner Lovers dove è possibile trovare i locali in cui vengono servite le birre del gruppo Warsteiner. Ogni locale cliente può registrarsi e creare il proprio profilo, inserendo informazioni come indirizzo, orari di apertura, informazioni di contatto, menù e carte birrarie.

«Desideriamo che Warsteiner Brewers Gold sia il simbolo della ripartenza del nostro settore - ha sottolineato Luca Giardello, amministratore delegato di Warsteiner Italia -  per questo abbiamo deciso di lanciarla in esclusiva per l’horeca. Non a caso abbiamo scelto di lanciare un prodotto nella categoria delle speciali, un trend in grande crescita, in linea con le esigenze dei consumatori, sempre più alla ricerca di birre sorprendenti nel gusto, ma equilibrate e di facile bevibilità. Warsteiner Brewers Gold è disponibile in fusto 20 litri slim, bottiglia 33 cl e lattina 50 cl. Supportare significa innovare non solo nei prodotti, ma anche nei servizi; per questo abbiamo sviluppato l’innovativa piattaforma Warsteiner Lovers, per guidare i nostri consumatori, intercettati sui social network, alla scoperta dei nostri locali, dove poter consumare le Warsteiner. Per noi il digitale è l’occasione di rafforzare la partnership di filiera con i distributori di bevande, offrendogli strumenti di sell-out».

Giulia Cerboneschi, da emergente a cake star

Creazioni Caffè a Manerba, di cui Cerboneschi è socia e pasticcera, vanta una vasta produzione artigianale per soddisfare più momenti di consumo e ottimizzare i flussi

Manerba (Bs). Intraprendente, appassionata del suo lavoro. Così è “Sweet” Giulia Cerboneschi, classe 1990, che già a 16 anni - mentre studiava all’istituto alberghiero - cominciava a “fare la stagione” nei locali vicino a casa, in Toscana. Perché, dice oggi: «Solo quando ci lavori tutti i giorni riesci a capire se quella è davvero la professione per te». Lei dubbi non ne ha avuti: solo è passata dal mondo della cucina (dove ha iniziato) a quello della pasticceria, che oggi la impegna totalmente con la sua caffetteria-pasticceria Creazioni Caffè, a Manerba (Bs). Animata da un criterio chiaro: «La mia idea è creare torte gustose, ma tecnicamente semplici; dobbiamo essere attente alla redditività del locale e non vogliamo né possiamo permetterci torte da concorso. Così è nata la torta Nocciolina (qui la ricetta), che ho portato al contest televisivo Cake Star. Quando ho visto lo stampo, che richiamava la forma del gianduiotto, ho cominciato a pensare al cioccolato, al gianduia, ma temevo di cadere nel banale. Ho ragionato sull’aspetto che avrebbe avuto il dolce una volta tagliato e mi ha ricordato la sagoma di una nocciola, da lì ho iniziato a studiare possibili accostamenti di gusti. Così ho elaborato una ricetta in cui la classica panna cotta è fatta cristallizzare e montata il giorno dopo - in modo che mantenga la texture di una mousse - abbinata a una bavarese alla nocciola e Bailey e cremoso pralinato alle nocciole. Il tutto glassato e decorato con nocciole tostate e un tocco di foglia d’oro. Dopo il passaggio in tv, questa specialità è diventata il nostro best seller».

TiramiSuper, un best seller di Creazioni Caffè

Ma prima della Nocciolina? «Il TiramiSuper. Lo preparo come se fosse uno zabaione alla vaniglia, cuocendo a bagnomaria con l’aggiunta di una punta di amido di mais, che dà stabilità e un pizzico di sale, che amo mettere in tante ricette. Il tutto è portato a pastorizzazione a 82 °C; questa base poi è montata e si aggiunge mascarpone e panna; così ottengo una struttura più compatta rispetto alla vaporosità di una classica pâte a bombe al mascarpone; a mio parere in questo modo la consistenza è preferibile e il sapore, anche quello della vaniglia, che in cottura ha rilasciato i suoi aromi, si esalta». Un altro prodotto in testa alla classifica di vendite è il cannoncino, il cui punto di forza è una sfoglia molto friabile: «È caramellato con zucchero semolato - conclude - e non “brillato” con lo zucchero a velo, che darebbe brillantezza, ma non la nota caramellata. E poi c’è la crema pasticcera, che sbattiamo a mano a 10 litri ogni volta, liscia e setosa e con un pizzico di sale».

Far fronte ai nuovi stili di consumo

Gli spazi di Creazioni sono ampi, con un bel dehors, per un totale di 150 coperti (pre pandemia). «Nel 2017 - spiega Giulia Cerboneschi - si era reso disponibile questo locale. Abbiamo rifatto la sala riducendone le dimensioni, per avere un laboratorio più grande. Siamo in 8 persone e i ritmi sono intensi: con la bella stagione arriviamo a fare anche 500 brioche al mattino». In laboratorio, tutto (o quasi) è nuovo: «Avevamo già i frigoriferi e un forno Unox, ne abbiamo aggiunto un altro, la sfogliatrice, il tuffante, una cella; attrezzature indispensabili per consentirmi di affrontare la produzione per come la intendo io: preparare il più possibile internamente, a partire dal pane realizzato con lievito madre, alle confetture e marmellate, alla base per la crema al cioccolato, allo zabaione ecc. Produciamo praticamente tutto, salvo il gelato (24 gusti), che da questa stagione ho deciso di acquistare da un produttore artigianale della zona, che lavora soprattutto con latte di capra».

Alleggerire la componente dolce

Quanto alle proposte in vetrina, spiega Cerboneschi: «Ho cercato di rivedere la pasticceria classica con un tocco moderno, pur mantenendo lo stesso senso gastronomico: utilizzo tecniche o piccole modifiche che ne cambiano leggermente la sostanza, senza stravolgerla. Così nella mia Cheese Cake uso una buona percentuale di caprino vaccino, che insieme al top di confettura di lampone dà una spiccata nota acidula al dolce. Per le meringhette metto in infusione la panna con foglie di menta, che donano profumo e la sensazione di un dolce meno zuccheroso. È questo uno dei canoni della mia idea di pasticceria: dolci un po’ meno dolci, dove spicca quasi sempre un tocco di sapidità, una nota acidula o leggermente alcolata».

L'aperitivo, anche vegetariano: una occasione di business

Da Creazioni l’aperitivo è un momento di consumo che, in molti casi, ha funzionato da traino per alzare il ticket medio (una trentina di scontrini, nei giorni di punta). Il menu dei cocktail prevede i classici drink, a partire dal Pirlo, amatissimo aperitivo bresciano (a 4 euro) a base di vino bianco fermo, Campari e acqua minerale gassata. In carta anche aperitivi vegetariani, in sostanza centrifughe preparate al momento con la frutta e le verdure fresche esposte accanto al banco caffetteria. In alternativa ai soliti snack, l’aperitivo è proposto anche abbinato alla “ruota”, una elegante alzatina con sei snack di cucina che cambiano in continuazione come polpette, crudité di verdure, sottoli, patatine, un assaggino di un primo piatto, spiedini ecc., proposta a 6 euro, drink escluso.

I forni Welbilt ora hanno il certificato di Connettività e Industria 4.0

forni smart Welbit Merrychef e2s
I forni Merrychef e2s
Le linee di forni smart Convotherm e Merrychef dispongono del servizio di connettività KitchenConnect che consente di monitorare tutte le apparecchiature con un unico software che controlla produzione e consumi

Versatili, ad alte prestazioni, sia in termini di risultato finale sia di consumi, e con tecnologia evoluta con tanto di certificazione. Sono i forni smart delle linee Convotherm e Merrychef della Welbilt, tra le maggiori realtà mondiali specializzate nella produzione e commercializzazione di apparecchiature per il fuoricasa. Soluzioni la cui intelligenza ora possiede il certificato ufficiale di Connettività e Industria 4.0. Certificazione che, nello specifico, riguarda i modelli Convotherm mini EasyTouch, Convotherm C4 EasyTouch, Convotherm maxx, Convotherm Bake, Merrychef e2s e Merrychef e4s.

Ma non solo. La loro intelligenza dispone anche di un’arma in più: il servizio di connettività KitchenConnect, protetto da brevetto e in continuo sviluppo, che consente l’integrazione di tutte le apparecchiature per la preparazione dei cibi da un unico software, consentendo, tra le molti funzioni, il monitoraggio della produzione o del consumo.

Tecnologia a servizio del locale

Ben conoscendo lo stress al quale è sottoposto chi deve gestire un locale, Welbilt sta infatti progettando la cucina del futuro per promuovere continui miglioramenti delle prestazioni per i suoi clienti, grazie alle potenzialità della tecnologia digitale.

L'applicazione della tecnologia digitale alle operazioni quotidiane di preparazione dei cibi consente di sfruttare la potenza delle informazioni in modo che le operazioni degli utilizzatori dei sistemi Welbilt possano adattarsi a un ambiente in continua evoluzione, in modo più rapido ed efficiente. E la piattaforma digitale KitchenConnect offre numerosi modi per sfruttare questo potere per portare le attività all’eccellenza, garantendo enormi vantaggi e fornendo l’integrazione di una cucina connessa in ogni momento con tecnologia e sistemi di monitoraggio progettati specificamente per il servizio nel fuoricasa.

Meno costi e migliori prestazioni

L'infrastruttura KitchenConnect include la più recente connettività da macchina a macchina, applicazioni cloud, controlli del sistema dell’edificio e tecnici di analisi situazionale. Servizi tutti interconnessi per inviare avvisi attuabili a migliaia di località in quattro continenti, tutte le ore del giorno e tutti i giorni dell’anno. In questo modo KitchenConnect evita i tempi di fermo delle apparecchiature, facendo risparmiare sui costi di manutenzione e di energia e proteggendo il cibo.

KitchenConnect è in grado di identificare potenziali problemi prima che si traducano in una perdita di entrate, offrendo massima tranquillità al gestore. Inoltre, il servizio di connettività ha una schermata principale che sblocca tutte le informazioni sull’attrezzatura delle quali l’operatore ha bisogno per ottimizzare il funzionamento della loro cucina. Informazioni che vanno dai dati sul consumo di acqua o elettricità alle registrazioni degli errori, passando per documenti, manuali e video, download di menu e ricettari, informazioni sui cicli di pulizia, rapporti di servizio e molto altro ancora.

In questo modo, Welbilt mette in contatto gestori di locali, chef e gestori di servizi e offre soluzioni attraverso asset, menu, qualità e gestione del servizio. Fornisce informazioni in tempo reale, il che consente minori costi e maggiori prestazioni delle apparecchiature, oltre a evitare sprechi alimentari e a migliorare il flusso di lavoro e la qualità delle preparazioni.

Si risparmia in partenza con le agevolazioni fiscali

Ma dotarsi di una soluzione Welbilt costituisce un risparmio già in partenza. La legge di Bilancio 2020 ha confermato l’agevolazione fiscale, riconosciuta sotto forma di credito d’imposta, per gli investimenti in beni strumentali nuovi tecnologicamente avanzati, categoria nella quale rientrano in pieno i forni smart delle linee Convotherm e Merrychef. L’agevolazione comprende gli investimenti effettuati dallo scorso 16 novembre fino al 30 giugno 2022, a condizione che entro il 31 dicembre 2021 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione. La norma è valida anche per annualità precedenti, a partire da investimenti avviati nel 2017, e si risparmia il 50% dell’investimento per il solo 2021.

Ritter Sport, obiettivo neutralità climatica entro il 2025

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L'azienda tedesca punta ai più alti standard di sostenibilità ambientale grazie a investimenti in tecnologia e attenzioni alle esigenze delle realtà locali

Meno CO₂, minor impiego di energia nella produzione, obiettivo neutralità climatica entro il 2025: ci sono questi tra gli obiettivi di Ritter Sport, terzo brand europeo nel segmento delle tavolette di cioccolato, in vista del simbolico appuntamento con il 22 aprile. Fra due giorni si celebra la Giornata Mondiale della Terra. e l'azienda ha esposto il suo impegno pluriennale per prendersi cura del pianeta.

Neutralità climatica lungo la filiera entro il 2025

L’impatto che l'agricoltura può avere sul clima e sull’ambiente è un tema di totale attualità, e la produzione di cioccolato non è da meno. Ritter Sport, già nel 2019, ha raggiunto l'obiettivo impatto zero in produzione, È solo il primo gradino di una scalata più ambiziosa, con la volontà di raggiungere la neutralità climatica a livello di intera filiera entro il 2025. Cos'è? Un lungo e articolato processo di quantificazione, riduzione e compensazione delle emissioni nocive di anidride carbonica nell'ambiente. Come si fa? Con l’utilizzo di packaging completamente riciclabili, l’approvvigionamento esclusivo di cacao 100% certificato sostenibile (sin dal 2018) e gli sforzi per la salvaguardia degli ecosistemi sui siti di produzione e lavorazione.    Tra i progetti concreti, quelli legati alla riduzione dell’energia elettrica necessaria alla produzione e della CO₂ immessa nell’ambiente. Dal 2002 la sede di Ritter Sport, a Waldenbuch in Germania, è dotata di un impianto fotovoltaico di cogenerazione che fornisce il 30% dell'energia elettrica e il 70% dell’energia termica, consentendo un risparmio annuo di circa 12.000 MWh di energia primaria. In pratica, come tagliare un milione di litri di olio combustibile e delle conseguenti emissioni nell’ambiente. L’energia solare viene convertita in energia elettrica dai circa 1.000 moduli fotovoltaici posti sul tetto del sito produttivo. Ma l'obiettivo di ridurre il più possibile le emissioni di CO₂ viene perseguito attraverso altri progetti e investimenti.

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La piantagione sostenibile El Cacao in Nicaragua

Accordi con i piccoli produttori locali

Nel 2012 Ritter Sport ha avviato un progetto agroforestale nel Sud-Est del Nicaragua con la creazione della piantagione sostenibile di cacao El Cacao (nella foto grande): 2.500 ettari, tra le più grandi aree di coltivazione di cacao al mondo, coltivati seguendo gli standard ambientali e sociali più elevati. Spiega l'azienda che «il programma è iniziato con il rimboschimento di una vasta area a maggese finalizzato a invertire i processi in corso di erosione e isterilimento del suolo fertile, creando così le condizioni per rigenerare la biodiversità e favorire la crescita della Theobroma cacao (la pianta del cacao, ndr). In aggiunta, sono stati stretti accordi di partnership a lungo termine per la fornitura di cacao con organizzazioni di produzione e con i loro piccoli produttori locali in Ghana, Costa d'Avorio, Nigeria, Perù e Nicaragua. Per oltre il 64% del suo approvvigionamento di cacao, Ritter sostiene le organizzazioni di produzione attraverso programmi individuali per sviluppare la loro situazione ecologica, economica e sociale».  

Baritalia Lab riparte a giugno

Baritalia ritorna nel 2020-2021 dopo il successo della stagione 2019 - foto Paolo Righi - tappa di Bari al Trampolino Beach Bar
Baritalia ritorna nel 2020-2021 dopo il successo della stagione 2019 - foto Paolo Righi - tappa di Bari al Trampolino Beach Bar
Partecipare a Baritalia Lab, la sfida di miscelazione di Bargiornale, non è mai stato così facile. Scegli un’azienda, scegli un prodotto, inviaci la ricetta originale e aspetta la nostra chiamata per partecipare alle tappe live della stagione 2020-2021.

Partecipare alla prossima edizione di Baritalia Lab, la sfida di miscelazione organizzata da Bargiornale, non è mai stato così facile: seleziona un’azienda, scegli un prodotto, inviaci la tua ricetta originale e aspetta la nostra chiamata per partecipare alle tappe live della stagione 2020-2021.

Leggi il regolamento completo

Da te ci aspettiamo un cocktail originale o una rivisitazione di un cocktail classico che dovrai raccontare alla giuria.
Da te ci aspettiamo un’assoluta padronanza della materia. In altre parole, se verrai selezionato per la competition, ricordati che dovrai saper raccontare sia il tuo cocktail sia le caratteristiche dei prodotti che utilizzi.

Da sei stagioni siamo qui per fare ricerca e scoperta. Un esercizio che ormai di consuetudine facciamo insieme a tutti gli “attori” di Baritalia: concorrenti, giudici, coach e la redazione di Bargiornale. Lo abbiamo fatto con i cocktail classici, con i cocktail più popolari, con i cocktail dei pionieri.

Oggi il tema è libero!

Una volta selezionato per la gara la tua performance sarà giudicata da tutti i coach delle aziende partner, affiancati da alcuni grandi barman della città/regione che ospiterà la manifestazione.

I criteri e parametri saranno seguenti: gusto (peso 50% sul voto complessivo); servizio che include tecnica e mise en place (peso 10%); comunicazione (peso 30%) e replicabilità - intesa come valutazione sulla riproducibilità della ricetta in termini di numero di ingredienti, reperibilità sul territorio nazionale, tempi di esecuzione e drink cost - che peserà il 10%.

Se conquisterai il primo posto nel tuo girone, il coach dell’azienda partner ti accompagnerà al final show in calendario nel 2021 a Milano.

Dimenticavo. Nel 2021, contestualmente al laboratorio/gara e compatibilmente con quanto disposto dalle normative, torneranno a svolgersi i Boot Camp live con seminari sulle tecniche di miscelazione, aperto ai professionisti del settore che si sono registrati alla tappa. L’obiettivo è di creare un momento di confronto, scambio e aggregazione per i professionisti del settore, nonché di approfondimento culturale in merito alle tecniche di realizzazione di cocktail.

Quelle sotto sono le tappe. E mi raccomando resta sintonizzato sui canali di Bargiornale per scoprire il fior fiore di prodotti (detto anche paniere) che le aziende partner metteranno a disposizione per la tua gara.

LE TAPPE DI BARITALIA LAB

FIRENZE: 7 giugno 2021
CAGLIARI: 21 giugno 2021
PALERMO: 5 luglio 2021
REGGIO CALABRIA: 19 luglio 2021
TORINO: 20 settembre 2021
MILANO: 18-19 ottobre 2021: ultima tappa e final show

Distillerie Berta presenta l’Acquavite di Vino Villa Prato

Villa Prato Acquavite di Vino Distillerie Berta
La nuova referenza della linea di distillati Villa Prato è un'Acquavite di Vino, ottenuta da vini del Monferrato, invecchiata 25 anni

C’è dietro tutta l’arte distillatoria di Distillerie Berta e un lungo invecchiamento, dietro Villa Prato Acquavite di Vino, nuova proposta della casa piemontese. Nuova proposta che amplia la linea Villa Prato, la gamma di distillati dedicati all’omonima residenza settecentesca, che sorge a Mombaruzzo (Asti), acquistata dalla famiglia Berta nel 2007 e trasformata, grazie a un ambizioso progetto di ristrutturazione, in un esclusivo relais con spa per valorizzare il paesaggio del Monferrato, divenuto Patrimonio dell’Unesco.

Dedicata agli appassionati del distillato, Villa Prato Acquavite di Vino è ottenuta a partire da una selezione di vini tipici del territorio del Monferrato, distillati con metodo a vapore. A completarne il processo di produzione un lungo periodo di invecchiamento, di ben 25 anni, in botti di legni diversi. Un passaggio fondamentale quest’ultimo, in quanto proprio il lungo periodo di riposo e la varietà dei legni garantiscono al prodotto finale il suo colore scuro e le sue peculiarità aromatiche. La nuova acquavite si caratterizza infatti per il suo profumo complesso, ampio e avvolgente di grande personalità, nel quale spiccano note di tabacco, di cacao e di vaniglia. Sensazioni che il prodotto restituisce anche al palato.

Ottima da degustare dopo pasto, a una temperatura di servizio tra i 16 e i 18 °C, Villa Prato Acquavite di Vino (alc 40% in vol) è disponibile in bottiglia, dalle linee al tempo stesso classiche e moderne in formato da un da 1 l, con etichetta nella quale sono rappresentate delle mongolfiere, ad alludere al viaggio sensoriale nel quale la gamma Villa Prato vuole condurre il fruitore.

Stessa bottiglia e nello stesso formato anche per le altre due referenze della lineaa Villa Prato: Villa Prato Grappa, una grappa giovane frutto dell’assemblaggio di ottime grappe prodotte nell’ultima campagna di distillazione, e Villa Prato Grappa Invecchiata, ottenuta invece dal blend di grappe invecchiate 24 mesi.

Il governo annuncia la road map per la riapertura dei locali

riapertura locali governo
Foto di StockSnap da Pixabay
Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha annunciato il piano per la riapertura dei locali: si parte il 26 aprile con quelli in zona gialla che dispongono di spazi all'aperto. Si attende il nuovo decreto e le linee guida che regoleranno le attività

Dal 26 aprile torna la zona gialla, primo passaggio della road map tracciata dal governo per la ripartenza del Paese. Ad annunciarlo il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, in una conferenza stampa, nella quale ha anche anticipato alcune novità che scandiranno il piano di graduale riapertura delle attività economiche che finora sono state soggette alle misure più restrittive messe in campo per contenere la pandemia da Covid. Novità, è doveroso sottolinearlo, finora solo allo stato di annunci, in quanto mancano ancora i provvedimenti legislativi che daranno loro concretezza.

Per quanto riguarda le attività del fuoricasa, dal 26 aprile è prevista l’apertura dei bar, ristoranti, pizzerie, rosticcerie, pub, gelaterie e pasticcerie con tavoli all’aperto e che si trovano nelle fasce del territorio classificate in zona gialla. Le attività di ristorazione potranno lavorare anche la sera fino alle ore 22, orario dal quale scatta il coprifuoco, confermato al momento negli orari attualmente in vigore. Dal primo giugno riapriranno i ristoranti con tavoli al chiuso, ma solo a pranzo.

Nessuna novità, invece, per i locali nelle aree in fascia rossa, per i quali le uniche possibilità di lavorare restano l'asporto e il delivery.

Si attendono le Linee Guida

Ovviamente, il servizio nei locali dovrà essere effettuato nel rispetto di rigorose misure di prevenzione del contagio, al momento in via di definizione, che saranno contenute nelle Linee Guida che usciranno dalla Conferenza Stato Regioni. Secondo le prime bozze, i tavoli all’aperto dovranno essere distanziati tra loro di almeno un metro, mentre quelli all’interno di almeno due metri. In entrambi i casi resterebbe fissato a 4 il numero massimo di persone che possono prendere posto al tavolo, eccetto nel caso di congiunti.

A queste dovrebbero unirsi altre misure di prevenzione, come il controllo della temperatura ai clienti all’ingresso, l’obbligo di indossare sempre la mascherina (eccetto per il cliente quando è seduto al tavolo), l’uso di menù digitali o facilmente sanificabili e di favorire l’accesso tramite prenotazione, con l’obbligo per il gestore di conservare l’elenco dei clienti che hanno prenotato per 14 giorni. Altra misura allo studio lo screening periodico del personale non vaccinato.

Nei locali che dispongono di posti a sedere l’orientamento pare sia di rendere possibile la consumazione dopo le 14 esclusivamente al tavolo. Mentre in quelli che non dispongono di posti a sedere sarebbe di consentire l’ingresso a un numero limitato di clienti, calcolato sulla base della superficie del locale, garantendo però sempre un distanziamento di 2 metri al bancone.

Sarebbe possibile, poi, anche il servizio a buffet, ma solo con somministrazione da parte del personale, in modo che i clienti non tocchino mai i cibi, oppure con referenze in confezioni monodose.

Altra novità, la possibilità di giocare a carte nei bar, ma con l’obbligo di indossare la mascherina, di igienizzare spesso le mani e la superficie di gioco e rispettando il distanziamento di almeno un metro sia tra giocatori dello stesso tavolo sia tra tavoli adiacenti. Inoltre, i mazzi di carte usati andrebbero sostituiti di frequente con mazzi nuovi. Così come di sfogliare riviste e giornali, ma mettendoli possibilmente a disposizione in più copie e facendoli consultare previa igienizzazione delle mani.

Fipe: subito un protocollo per i locali al chiuso

La road map annunciata dal governo, che dal 26 aprile consente la riapertura dei soli locali che dispongono di tavoli esterni, non ha soddisfatto pienamente la Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi). «Riaprire solo le attività che hanno i tavolini all’esterno significa prolungare il lockdown per oltre 116.000 pubblici esercizi. Il 46,6% dei bar e dei ristoranti della Penisola non è dotato di spazi all’aperto e questa percentuale si impenna se pensiamo ai centri storici delle città nei quali vigono regole molto stringenti», si legge in un comunicato della Federazione.

Da qui la richiesta rivolta ai sindaci di «mettere a disposizione spazi extra per le attività economiche che devono poter apparecchiare in strada ed evitare così di subire, oltre al danno del lockdown, la beffa di vedere i clienti seduti nei locali vicini».

A questa si aggiunge la richiesta, questa volta diretta al governo stesso, di lavorare da subito a un protocollo stringente per la riapertura anche dei locali al chiuso, dandosi un cronoprogramma preciso per «dare una prospettiva a tutti gli imprenditori».

Pier88, il container bar che fa tendenza

Pier88, in primo piano la veranda a copertura di parte del dehors

Le vie del dehors sono infinite. E, dopo il container, fu la volta della serra urbana. Ma andiamo con ordine. A smuovere, in tempi non sospetti, nel 2018, il sonnolento mondo dei chioschi bar con plateatico atterra alla periferia di Padova, proprio come un’astronave proveniente dal pianeta Marte, il Pier88, container bar affacciato sul fiume Bacchiglione ideato dallo studio It’Ing. Parliamo di una struttura removibile frutto della sapiente combinazione di 4 container, installata su un’area demaniale ottenuta in concessione tramite bando di gara. Un concept che in poco tempo è diventato un modello intelligente di “occupazione” e gestione degli spazi esterni fondato essenzialmente su due pilastri concettuali: la mobilità, l’intera struttura è removibile ed è formata da container dismessi che invece di finire in discarica come rifiuti da smaltire vengono riadattati per una seconda vita, e l’eco-sostenibilità, l’energia è prodotta da un impianto fotovoltaico da 4 kWp che consente di supplire parzialmente al fabbisogno del locale (che è, allo stesso tempo, installazione artistica grazie ai murales, dipinti sulle pareti dei container, dallo street artist Tony Gallo) «Ci abbiamo messo 4 anni a realizzare l’idea del Pier88 - racconta con orgoglio Luigi Maria Francesconi, uno dei quattro soci dell’iniziativa (gli altri sono Piero Maritan, Giulio Facchin ed Eddi Mella) - ma alla fine siamo riusciti a creare qualcosa di speciale che ha risvegliato in molti imprenditori dell’ospitalità la voglia di realizzare progetti simili. Tanto che, oggi, siamo sommersi di richieste di consulenze, anche da parte di enti locali. Da subito ci eravamo innamorati di quell’area del lungargine fluviale che, attraversato da un percorso ciclopedonale, arriva fino al mare, E abbiamo studiato un progetto di un chiosco bar. Il destino ha voluto che il Genio civile, insieme al comune di Padova, stesse lanciando un bando di gara per la concessione decennale di tale area. Ci siamo presentati e l’abbiamo vinto nel 2014 (l’iter burocratico è durato ben 4 anni, ndr). L’essenza di Pier88 è quella della “seconda vita” che decliniamo non solo per i container, ma anche per gli arredi che sono per il 90% di recupero. Quello della “seconda vita”, o meglio della seconda possibilità è un concetto che applichiamo anche alle persone. Ad esempio, le nostre brioche sono quelle della Pasticceria Giotto, il laboratorio del carcere Due Palazzi di Padova dove lavorano diversi detenuti. È un modo per sostenere un’iniziativa meritoria che vuole offrire a tutti un’altra chance».

 

Il corpo principale del locale è un container completamente apribile sul lato lungo con un sistema di pistoni che “spalanca” l’interno e lo mette in diretta comunicazione con l’esterno affacciato sul fiume. Non meno interessante è l’allestimento dell’esterno: nelle prime due stagioni il plateatico è stato protetto da una scenografica installazione gonfiabile, prodotta su misura dall’azienda piemontese Fly In, a forma di bolle bianche tridimensionali e trasparenti. Quest’anno, eliminate le bolle (oggetto di diversi atti vandalici), il dehors è stato racchiuso all’interno di un’elegante veranda, sempre removibile, prodotta da Privitera - Allestimenti per eventi. Una soluzione simile è stata applicata anche alla nuova impresa degli artefici del container bar di Padova, Garden88. Un chiosco bar in legno ottenuto nel 2020 in locazione dal comune di Albignasego (Pd) con un ampio plateatico trasformato in giardino d’inverno grazie a una veranda posizionata su un basamento in legno che funge da zavorra. Si tratta di una vera e propria serra urbana riscaldata costituita da una struttura in acciaio color antracite a tre campate con pareti in policarbonato trasparente e copertura in pvc fumé. È collegata al chiosco da un tunnel in corten rivestito all’interno di legno. All’interno i posti a sedere sono distanziati, come da normativa anti-Covid, e ricavati da 3 grandi vasi-panca in legno rivestiti con carte da parati e da cui svettano altrettanti alberi.

Assistenza e consulenza mirata per uno sviluppo "in serie" del concept

«Visto il grande interesse che hanno suscitato le nostre realizzazioni  - conclude Francesconi - abbiamo sviluppato un concept chiavi in mano che prevede l’assistenza e la consulenza in tutte le fasi del progetto di un container bar con plateatico: dal bando fino alla realizzazione delle fognature, degli allacciamenti elettrici, delle strutture removibili e dell’eventuale cucina. Un pacchetto dalla A alla Zeta in quanto contempla anche le linee guida per la proposta food&beverage». L’investimento di partenza? «Si parte da una base di circa 200 mila euro. Ma tutte le nostre soluzioni sono scalabili. Attualmente, abbiamo anche allo studio il progetto di un container bar direttamente posizionato all’interno di una serra urbana allestita con verde e fiori».

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