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Bloody Mary con Tequila e un “pomodoro” che si fa ricordare

Al Bob di Milano la Bloodies Night con protagonista Seventeen Spicy Tomato in compagnia di Tequila Curado e Gin Mare. Risultato: Bloody Mary e Red Snapper da gran premio

Alla prova del nove il mixer Spicy Tomato firmato Seventeen si è rivelato un partner perfetto per twist di Bloody Mary e Red Snapper. È successo recentemente al Bob di Milano, cocktail bar di respiro internazionale sapientemente guidato dal bar manager Cesar Arujo, che per l'occasione ha ospitato la Bloodies Night dove il pomodoro spicy in bottiglia prodotto da Vantguard si è sposato a Tequila Curado in tre versioni, Blue Agave, Espadìn e Cupreata, e a Gin Mare (tutti prodotti del portafoglio Vantguard, distribuiti in Italia da Compagnia dei Caraibi). «Seventeen Spicy Tomato - ha spiegato Francesco Angotti, brand activation manager di Vantguard in Italia - è un succo di pomodoro condito perfetto per la mixology. Si caratterizza per il suo sapore speziato, intenso ma ben equilibrato, e per un sorprendente finale di sherry. I pomodori maturi e succosi contenuti nel mixer si caratterizzano altresì per una spiccata e originale nota affumicata. Si tratta, dunque, di un alleato perfetto per costruire un Bloody Mary o un Red Snapper, una variante del Bloody Mary a base di gin. Ma funziona bene anche per realizzare anche una Sangrita a regola d'arte».

 

Riuscito anche l'abbinamento con il cibo: i cocktail della Bloodies Night sono stati serviti accompagnati da una selezione gastronomica dall’anima cinese e asiatica come i bao (panini cotto al vapore), i ravioli al vapore artigianali e piccoli piatti con influenze orientali. Un food pairing ben congegnato che si è amalgamato, quasi naturalmente, alle note speziate e affumicate dei cocktail serviti durante la serata. Della linea Seventeen Contemporary Mixers, oltre a Spicy Tomato, fanno parte anche l'acqua tonica 1724 Tonic Water, la Ginger Beer e l'Apple Kombucha. Si tratta di prodotti che si basano sulla lavorazione di ingredienti naturali di qualità. Da proporre, ovviamente, anche in purezza.

I 4 cocktail della Bloodies Night

BLOODY MARIA w/ Curado Espadìn

Ingredienti

50 ml Curado Espadin
15 ml Succo di Lime
2 dash Tabasco
200 ml Spicy Tomato Seventeen

Tecnica Stir
Decorare con una fetta di pomodoro disidratato

BLOODY MARIA w/ Curado Blue Agave

Ingredienti

50 ml Curado Blue Agave
15 ml Succo di Lime
2 dash Tabasco
200 ml Seventeen Spicy Tomato

Tecnica Stir
Decorare con una fetta di pomodoro disidratato

BLOODY MARIA w/ Curado Cupreata

Ingredienti

50 ml Curado Cupreata
15 ml Succo di Lime
2 dash Tabasco
200 ml Spicy Tomato Seventeen

Tecnica Stir
Decorare con una fetta di pomodoro disidratato

RED SNAPPER w/ Gin Mare

Ingredienti

50 ml Gin Mare
15 ml Succo di Lime
200 ml Seventeen Spicy Tomato

Tecnica Stir
Decorare con un rametto di timo

 

Baritalia a Reggio Calabria: selezionati altri sei finalisti

Baritalia Reggio Calabria
Credit foto: ©Riccardo Gallini /GRPhoto
Il laboratorio itinerante dedicato alla mixology con la sua quarta tappa è approdato per la prima volta in Calabria. Ecco i nomi dei bartender che hanno staccato il pass per la finalissima di Milano

Dopo il ritorno in Sicilia, Baritalia ha attraversato lo Stretto, approdando per la prima volta in Calabria. A ospitare il quarto appuntamento con il laboratorio di miscelazione itinerante di Bargiornale il Bahianaca di Agostino Crucitti, meravigliosa struttura estiva situata sul Lungomare Falcomatà di Reggio Calabria. Appuntamento caratterizzato da un intenso programma di sfide approfondimenti, seminari sul tema cocktail al quale hanno preso parte bartender e professionisti provenienti da tutta la regione e da altre aree del Sud.

Tra i momenti clou della giornata Baritalia Lab, l’avvincente gara di miscelazione che ha visto i bartender sfidarsi nella preparazione del cocktail più popolare e richiesto al mondo, il FAI TU! Il cocktail pensato su misura, cucito come un abito, sui gusti del cliente.

Sfida dalla quale sono emersi gli altri sei professionisti, in gara sotto le insegne delle aziende partner, che hanno conquistato il posto per la finalissima in programma a Milano il prossimo 19 ottobre.

Ecco i loro nomi: Valerio Cutellè (Caffo), Francesco Drago (Campari Academy), Elisabetta Vita (Coca-Cola Hbc Italia), Paola Zaminga (Compagnia dei Caraibi), Simone Berlino (Molinari) e Giuseppe Porco (Red Bull).

A valutare le loro prove una giuria composta dai giudici delle aziende partner, Marianna Di Leo (Campari Academy), Fabrizio Tacchi (Caffo), Carlo Vallarino Gancia (Coca-Cola Hbc Italia), Francesco Pirineo (Compagnia dei Caraibi), Luca Moroni (Molinari), Sandro Laugelli (Red Bull), e dai bartender di alcuni dei migliori locali della regione, che si sono alternati nel ruolo di giudici di onore: Nicolò Bolognino, Domenico Dragone, Domenico Federico, Roberto Gulino, Carmelo Martino, Francesco Mazzitielli e Camillo Vocaturo.

In parallelo alla gara, durante la giornata, presentata e condotta da Stefano Nincevich, responsabile iniziative speciali di Bargiornale, con il supporto di Julian Biondi, bartender e firma della rivista, si sono svolti i Boot Camp, il ricchissimo programma di masterclass gratuite dedicate alle tecniche di miscelazione, tenute da esperti del settore per conto degli sponsor.

Programma aperto dall’intervento Domenico Dragone sul gin Gil (a cura di Compagnia dei Caraibi), e proseguito con quello di Sandro Laugelli sul trend del biologico e del naturale (a cura di Red Bull) e di Fabrizio Tacchi sull’effervescenza in miscelazione (a cura di Caffo). E completato dalle masterclass di Marianna Di Leo sul mixing mexican (a cura di Campari Academy), di Carlo Vallarino Gancia sulla vodka Nemiroff De Luxe (a cura di Coca-Cola Hbc Italia) e di Luca Moroni sul whisky Bruichladdich di Islay (a cura di Molinari).

A rendere il programma ancora più ricco, la special guest di questa tappa di Baritalia, Francesco Bonazzi del 1930 secret bar, locale milanese attualmente al 25mo posto della classifica dei World's 50 Best Bars.

I finalisti della tappa di Palermo e i vincitori per ogni squadra

Caffo
Simone Stocco
Giuseppe Sanseverini
Valerio Cutellè (finalista)

Campari Academy
Luca De Fazio
Francesco Drago (finalista)
Emanuele Monteverde

Coca-Cola Hbc Italia
Daniele Falivene
Elisabetta Vita (finalista)
Martina Vazzana

Compagnia dei Caraibi
Mariangela Macrina
Paola Zaminga (finalista)
Alessio Burzo

Molinari
Ahlam Harmouch
Lucio Raccuja
Simone Berlino (finalista)

Red Bull
Luca Barone
Riccardo Mammi
Giuseppe Porco (finalista)

I prossimi appuntamenti di Baritalia:

Torino 20 settembre
Milano 18 ottobre
FINALISSIMA
Milano 19 ottobre

Per il gelato, Oriente e Nord America sono buone opportunità

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Le industrie italiane di ingredienti, semilavorati e macchinari, interpellate da Osservatorio Sigep, vedono in Cina e Medio Oriente territori strategici per consolidare la ripresa

Le nuove frontiere del gelato artigianale sono a Est e in Nord America. È quanto emerge dalle analisi dell'Osservatorio Sigep, che ha interpellato i comparti delle industrie di ingredienti, semilavorati e macchinari per tracciare la rotta del prossimo futuro. 

Ingredienti: in Cina e Sud Est asiatico «potenziale enorme»

Cominciamo dalle riflessioni sugli ingredienti. L'export, che nel 2019 segnava una crescita del 6% sui quattro anni precedenti, riparte da quel dato e punta verso Cina, Sud Est asiatico e Medio Oriente. Roberto Leardini, presidente del Gruppo Prodotti per gelato di Unione italiana food, ha spiegato che «la crescita importante in Medio Oriente è un trend iniziato prima della pandemia, mentre Cina e Sud Est asiatico sono mercati agli albori, da cui arrivano segnali di interesse e con un potenziale enorme nonostante il numero di gelaterie ancora molto basso».  Per gli ingredienti resta centrale il mercato europeo, che totalizza circa il 60% dei volumi di produzione. «La Spagna resta il terzo mercato europeo, dopo la Germania, per il gelato artigianale, il cui potenziale è legato all’economia turistica. Interessante anche la Polonia», ha spiegato Leardini.

Macchinari: Corea del Sud sugli scudi

Il 75% della produzione italiana di tecnologie professionali per le gelaterie - macchine per la produzione e vetrine refrigerate - è destinata all'esportazione. «Il sentiment per la prima metà del 2021 è positivo, ci attendiamo un rimbalzo a due cifre, con la Germania molto dinamica», ha spiegato Marco Cavedagni, presidente di Acomag, associazione che raggruppa i costruttori italiani di macchine per gelateria, «anche se usciamo da un periodo in cui, tra il 2019 e il 2020, in media, abbiamo perso tra il 30 e il 35% della produzione». Carpigiani, brand leader di settore, guarda a Est con fiducia, ma non solo. «I Paesi esteri in cui stiamo riscontrando i risultati migliori sono la Corea del Sud, Usa e Regno Unito. E anche l’Italia sta avendo una stagione particolarmente positiva», dichiara Achille Sassoli de Bianchi, Market Development Director di Carpigiani.  

Il mondo di Mezzo di Samuelli, a Monza

Mondo di Mezzo
Naturalità, qualità e ampia scelta sono punti di forza su cui fare leva. Come fa Giovanni Samuelli nella sua gelateria monzese, dove il gelato è a etichetta corta

MONZA. Il nostro tour in Brianza ci porta a Monza. A due passi dalla via principale del centro c'è  Il mondo di Mezzo è una gelateria artigianale naturale che si presenta agli sguardi di chi passa come una grande scatola di cristallo. Tutto qui è all’insegna della trasparenza. Sotto l’insegna leggiamo: alchimisti del gusto. Intrigati, entriamo. L’interno è minimal e allo stesso tempo colorato e ricco di informazioni, con una grafica semplice, chiara e d’effetto. Una parete “svela” la ricetta del gelato della casa: ingredienti “ricercati e genuini, uniti con sapienza artigianale, cultura gastronomica nutrizionale e tanta creatività”, senza coloranti, additivi ed emulsionanti chimici, grassi iderogenati.

La filosofia ci viene ulteriormente spiegata dal proprietario, Giovanni Samuelli: materie prime selezionate, frutta di stagione, ricerca dell’equilibrio. Il gelato è conservato nei pozzetti; i gusti tra cui scegliere in una giornata che è ancora freddina sono una ventina, per lo più creme classiche, tra cui caffè cannella e cardamomo. Ci sono anche una mezza dozzina di gusti privi di lattosio (cioccolato fondente, strudel, limone, arancia, pera cannella, mango) e tre proposte gluten-free (mandorla, nocciola, pistacchio). Coni e coppette da 2€, gelato 20€ al kg. L’insegna ha un altro punto vendita con laboratorio a Usmate.

Riparte Lady Amarena. Per una sfida ancora più global

Lady Amarena contest 2021
Iscrizioni aperte fino al 25 settembre per la sesta edizione del cocktail contest dedicato alle signore della miscelazione. Un'edizione che rafforza il carattere internazionale della competition con ben 18 Paesi in gara

Riparte Lady Amarena, il cocktail contest di Fabbri 1905 dedicato alle signore della miscelazione. Un concorso dal forte carattere internazionale, che questa nuova edizione, la sesta, accentua ulteriormente. Saranno infatti ben 18 i titoli nazionali che verranno assegnati. Un numero doppio rispetto al 2019, quando i Paesi coinvolti erano 9.

Particolarmente forte la presenza dell’Asia, con la Cina detentrice dello scettro (leggi Alla cinese Liu Ting Zheng la finale mondiale di Lady Amarena), alla quale si affiancano Corea, Singapore e la new entry Filippine. Altrettanto forte la presenza europea che, oltre all’Italia (con San Marino), vedeva già in gara anche Spagna, Cipro e Romania, alle quali si sono aggiunte Austria, Germania, Polonia, Repubblica Ceca e Svizzera. Novità anche nel medio oriente dove agli Emirati Arabi Uniti ora si affianca l’Arabia Saudita. Ma a dare idea della dimensione globale del contest, insieme alla conferma della Nigeria, le new entry Brasile e Australia, per una sfida che tocca 5 Continenti.

Un contest globale

In realtà, Lady Amarena è un concorso che, come la mitica Amarena Fabbri, per festeggiare i 100 anni della quale è nato nel 2015, non conosce confini. Alla sfida possono infatti partecipare, come già avvenuto nelle precedenti edizioni, le signore del bancone di tutto il mondo. È infatti confermata la sessione “Resto del mondo”, alla quale possono iscriversi le concorrenti non provenienti dai 18 Paesi in gara. Da questa sessione verranno premiate 3 concorrenti che prenderanno parte, insieme alle campionesse nazionali, alla finalissima internazionale della competition, che si svolgerà a Bologna il prossimo anno.

Come partecipare

Così come si conferma il tema della sfida: creare un cocktail originale, alcolico o analcolico, che esalti l’unicità del gusto di Amarena Fabbri. Per quanto riguarda l’Italia, le barlady che aspirano al titolo hanno tempo fino al 25 settembre per iscriversi sul sito del concorso, compilando l’apposito form con i dati personali, e presentare la propria ricetta, corredata da una foto del drink e da una sua breve descrizione (in inglese). Inoltre, le concorrenti devono caricare un video (3 minuti massimo) nel quale realizzano e descrivono (sempre in inglese) il proprio drink.

Il drink può contenere fino a un massimo di 5 ingredienti (eventuali decorazioni, guarnizioni e side non vengono conteggiati), tra i quali, obbligatoriamente, un prodotto Fabbri, quale Amarena Fabbri frutto o sciroppo, Mixbar Amarena o Marendry Fabbri. È ammesso l’utilizzo di basi di caffè, latte o tè, ma non di preparazioni di sciroppo home made.

Le fasi del contest

Tutte le ricette, corredate di foto e video, saranno pubblicate nella gallery del sito del contest e potranno essere votate dal pubblico (fino al 25 settembre): le 3 che otterranno il maggior numero di consensi godranno di una maggiorazione di punteggio nella fase di selezione. Tutte le creazioni saranno valutate da una giuria di esperti che selezionerà le migliori 10 che accederanno alla finale nazionale.

Questa si svolgerà sempre in formato digital. Le 10 ricette finaliste saranno nuovamente sottoposte a una fase di votazione online, dal 5 al 31 ottobre. Anche questa volta le tre che avranno ottenuto più voti godranno di una maggiorazione di punteggio sul voto espresso dalla giuria che decreterà la nuova Lady Amarena Italia.

La campionessa italiana si aggiudicherà un posto nella finalissima, dove si scontrerà con le altre 17 vincitrici dei concorsi nazionali e le 3 barlady selezionate nella sezione Resto del mondo. Una sfida questa volta dal vivo, in programma il prossimo anno a Bologna, che incoronerà la nuova regina della miscelazione.

Caffè Trucillo sostiene i baristi e sbarca negli Usa

La campagna per i bar di Caffè Trucillo
Campagna per i bar di Caffè Trucillo
La Torrefazione salernitana aiuta la ripartenza dei locali con un’iniziativa di fidelizzazione dei clienti e si espande nel mercato americano

La voglia di tornare al bar da parte degli italiani è stata grande e la riapertura ha visto numerosi clienti soddisfatti di vivere una nuova normalità in cui il caffè è non solo un momento di piacere e di “carica”, ma anche quell’occasione tutta italiana (che all’estero apprezzano e invidiano) per socializzare, confidarsi con l’amico barista e concedersi uno stacco.

Per sostenere la ripresa e promuovere il ritorno alle vecchie abitudini,  Caffè Trucillo promuove un’iniziativa molto apprezzata dagli operatori della sua rete in Italia: gli abbonamenti, una formula pensata per aiutare i baristi a rinsaldare il legame di amicizia e fiducia con i propri clienti, riportandoli a gustare buoni espressi al banco bar. Per questo mette a disposizione dei locali tessere da 10 caffè da consumare al bar, donando all’esercente pacchetti di macinato Il Mio Bar, Il Mio Deca e Il Mio 100% Arabica da 250 grammi con cui omaggiare i clienti che hanno completato il carnet, permettendo loro di gustare anche a casa il buon caffè del bar. La Torrefazione ha messo a disposizione dei locali 10mila chili di caffè e per i bar che aderiscono all’iniziativa un display da esporre nel locale per promuovere l’operazione.

Tazza TrucilloNon solo: Trucillo amplia la sua presenza sul mercato estero. I suoi caffè sono stati scelti da Ammirati Coffee, il principale distributore di caffè dell’area metropolitana di New York, che da quasi 60 anni fornisce bar, ristoranti e hotel, tra cui i locali più prestigiosi.

Ammirati diventa dunque l’importatore e distributore ufficiale della Torrefazione salernitana negli Stati di New York, New Jersey e Connecticut. Un avvenimento molto importante per l’azienda di Salerno che sbarca per la prima volta negli Usa e che per il futuro vuole diffondere sempre più il suo brand nel mercato americano.

“Esperti di caffè dal 1963”: così si definisce la famiglia Ammirati, che tradisce nel cognome anche le chiare origini italiane, un ulteriore punto di contatto. Sono state due aziende e due famiglie, entrambe giunte alla terza generazione, a siglare l’accordo per conquistare il palato degli appassionati di caffè negli stati di New York, New Jersey e Connecticut, con un aroma autentico, che abbina alla competenza made in Italy della bevanda, la schiettezza tipica del dna salernitano di Trucillo.

Da Bona a Monza cortesia e qualità sono i capisaldi

Bona, Monza
In centro a Monza la caffetteria pasticceria Bona punta su prodotti classici, assortimento e capacità di accoglienza

MONZA. I nostri tour ci portano a Monza, da Bona, un bar pasticceria situato in una stradina del centro. Entriamo, e veniamo avvolti dal buon profumo di dolci che aleggiava nelle pasticcerie dell’infanzia (domanda: perché le pasticcerie del giorno d’oggi non sfruttano quasi mai la carta della multisensorialità?). L’arredo è classico, l’ambiente quasi spoglio. La segnaletica di sicurezza chiara e abbondante. Le due addette al banco stanno servendo alcuni clienti abituali. L’atmosfera è calma e rilassante. Coccolati dal profumo, abbiamo il tempo di esplorare l’offerta.

  Il locale è ampio, a elle, e sul davanti c’è il bancone della pasticceria, che propone su più ripiani un ampio assortimento di mignon classiche, frolle e pasticceria secca, dolci da ricorrenza, qualche pezzo di cioccolato. Sempre vicino all’ingresso ci sono le vetrine refrigerate verticali, colme di torte classiche come mimosa, meringata, delizia, torte da forno di stagione, zuccotti e monoporzioni in barattolo. Il locale continua verso il retro, dove ci sono alcuni tavolini alti d’appoggio e il banco della caffetteria, dietro cui si intravvede il laboratorio di pasticceria. È pomeriggio, quindi vediamo pochissimi lievitati per la prima colazione, in compenso anche a questo banco c’è una ricca offerta di frolle e biscotti. Cappuccino al tavolo (servito con un mini gianduiotto) e bigné, 2.50 €.

Passerini a Monza non perde smalto, da oltre un secolo

Passerini
Il nostro tour nei locali ci porta a Monza. Dove i clienti premiano chi ha saputo dare tocchi di modernità al locale e alla gamma, senza eccessi

MONZA. Nel capoluogo brianzolo l’insegna Passerini è storica, ma tutto parla il linguaggio della contemporaneità, in un locale che si affaccia su una delle vie dello shopping, con un dehors curato e grandi vetrate. Dalla strada si può sbirciare senza ostacoli verso l’interno e quel che si vede invoglia a entrare. L’accoglienza della giovane banconista è molto cortese. Gli arredi sono stati evidentemente rifatti di recente, lo spazio di vendita è poco ma ben sfruttato, l’ambiente luminoso e caldo grazie all’impiego di materiali naturali come legno e marmo.  

Il bianco di mobili e pareti è uno sfondo neutro che mette in risalto la coloratissima pasticceria: mignon, monoporzioni e torte moderne, perfette dal punto di vista estetico, divertenti e invitanti, sono esposte in vetrina, nel lungo bancone e nelle vetrine verticali. L’offerta comprende anche lievitati per la prima colazione, macarons, alcuni frollini, una piccola selezione di praline, gli immancabili dolci da ricorrenza, panini, tramezzini e piatti caldi per il pranzo, prodotti confezionati della casa. La bottigliera dietro il banco della caffetteria fa intuire che qui in tempi normali si può anche prendere l’aperitivo. Quattro i tavolini con divanetto nel locale d’ingresso (c’è anche un grande gazebo chiuso nel cortile sul retro). Caffè e mignon 3 €.

Nousias, il pastry lab si fa rock

nousias
Il nuovo flagship store di Nousias si sviluppa su 260 mq, in un edificio terra cielo dallo stile contemporaneo

IOANNINA (Grecia). Il nuovo flagship store di Nousias è destinato a diventare una tappa obbligata per chi vive o visita la città. Con i suoi 260 mq il locale è stato realizzato completamente ex novo, in un edificio terra cielo dallo stile internazionale, così come è lo stile della sua pasticceria. Progettato dallo studio G2lab unisce in un ambiente aperto e luminoso lo spazio vendita, gli uffici, un’ampia sala degustazione e un laboratorio superattrezzato dove non solo si producono prodotti dolciari ma dove si organizzano corsi e si pianificano eventi. Marchio a conduzione familiare dal 1948, oggi Nousias ha 5 punti vendita in città più tre negozi a Corfù, Sivota e Paramythia: insomma, si sta facendo conoscere in tutta la Grecia e, grazie ai suoi dolci che vanno dalle specialità greche ai più internazionali macaron e dolci al cucchiaio, non è improbabile che si lancerà a breve anche oltre i confini greci. Il locale, che prende il propositivo nome di Pastry Lab, è stato pensato proprio per essere la sede ideale e funzionale dell’azienda e, per questo, aveva necessità di spazi ampi e di un’architettura che ben ne dichiarasse lo stile. Il risultato è un edificio dal sapore cosmopolita, con un taglio moderno e una dinamica distribuzione degli spazi. I colori, nero e rosso terracotta, così come l’abbondante utilizzo del metallo accostato al legno rosso, si allontanano drasticamente dai colori e dai materiali dell’iconografia tradizionale delle pasticcerie in favore di un look più grintoso.  Qui non c’è posto per un’estetica a tinte tenui, qui aleggia uno stile metropolitano, con rivestimenti dark e luci glamour.

Una veranda come zona degustazione

La location scelta per edificare il locale non è una zona centrale ma è volutamente ai confini della città, in uno spazio perfetto per un nuovo edificio aperto verso l’esterno, con ampie vetrate che ricercano l’effetto simbiotico interno/esterno. Un elevamento su strada alza il Pastry Lab di pochi gradini, quanto basta a dare risalto alla facciata e a ricavare uno spazio definito da trasformare, nelle stagioni calde, in una terrazza all’aperto. L’architettura minimale e squadrata è scandita da una sorta di porticato coperto e da una veranda utilizzata come sala degustazione. All’interno lo spazio è ben definito, con zone funzionali dedicate. La distribuzione degli ambienti ha permesso di ottenere un’ampia zona laboratorio e un’altrettanto ampia area di refrigerazione, creando invece uno spazio per i clienti articolato in più ambienti. All’ingresso si trova subito l’esposizione e vendita, secondo il criterio della migliore funzionalità dei flussi, mentre è stata ricavata una sorta di “salotto” più raccolto e defilato che si espande verso l’esterno. Una scala a vista porta ad un piano rialzato sfruttato a uffici mentre il magazzino è al piano interrato.

Un’esposizione hi-tech

Lo spazio degli espositori è l’ambiente principale, posizionato proprio all’ingresso: è organizzato con isole di elementi contenitori che invitano a essere aggirati per scoprire le tante proposte del locale. Prodotti da Euro F Design, si presentano come grandi vasche in metallo con finiture effetto pietra e teca in vetro. La particolarità è il basamento, realizzato da una struttura leggera a listelli in legno realizzata su disegno dei progettisti, che riprende non solo i materiali e i colori del resto del locale ma anche la tipologia di elementi di separazione che si ripetono qua e là. Questa soluzione a tagli verticali diventa infatti una sorta di fil rouge per tutto il Pastry Lab e la si ritrova anche nella schermatura della scala e nel sistema di oscuramento che protegge le vetrate dalla luce.

Creare aree funzionali ben definite senza soluzione di continuità

I progettisti, Giorgos and Giannis Efthymiadis, raccontano che «durante la fase di progettazione, l’obiettivo principale è stato quello di separare chiaramente le zone funzionali, ma di farlo sempre in modo fluido». Anche la scelta di lasciare lo spazio open, ad effetto loft, rientra in quest’ottica. Appena entrati l’esposizione dei dolci è scandita da una serie di elementi geometrici free standing, vetrati e con il basamento in legno e rame. Questi due materiali sono utilizzati anche nel resto del locale in combinazione con grandi lastre in marmo lucido alle pareti e con in legno della pavimentazione. La luce è uno degli elementi fondamentali del progetto: non solo quella naturale che, grazie alle ampie vetrate della facciata, è abbondante e libera, ma anche il sistema di luci artificiali. Spiegano i progettisti che «l'intero concept del locale si completa proprio con la selezione dell'illuminazione: abbiamo pensato a un interscambio di faretti neri e rame, come sculture moderne in metallo, lampade a sospensione minimali ed enormi luci a soffitto che richiamano le atmosfere industriali e danno una resa estetica molto metropolitana». Per rendere ancor più dinamico questo gioco di forme e di luci, nella sala degustazione sono stati scelti rivestimenti a specchio che “tappezzano” come quadri la parte superiore di una parete, mentre un unico lungo e sottile specchio, come una finestra a nastro, corre per tutta la lunghezza del fondale, amplificando percettivamente gli spazi e la luminosità.  

Martini Asti festeggia all’insegna della sostenibilità i suoi 150 anni

Martini Asti
Entro fine anno tutti i fornitori di uva Moscato Bianco per la produzione dello spumante Docg otterranno la certificazione Equalitas per la produzione sostenibile

Brindisi doppio in casa Martini. Il primo per celebrare i 150 anni del suo Asti, lo spumante Docg le cui prime bottiglie videro la luce nel 1871. Il secondo per festeggiare l’importante traguardo nel campo della sostenibilità che il prodotto si appresta a tagliare. Entro la fine di questo anno, tutti i fornitori delle uve Moscato Bianco per il Martini Asti otterranno la certificazione di Equalitas: lo standard di sostenibilità più completo nella produzione di vino italiano. Questa certificazione abbraccia infatti tutti e tre i pilastri della sostenibilità: l’aspetto ambientale, etico ed economico, prendendo in considerazione ogni passaggio, dall'impronta di carbonio di un'azienda vinicola e il suo consumo di acqua fino alle condizioni commerciali eque per gli agricoltori e le buone pratiche sociali, tra le quali formazione e modelli di welfare. Le certificazioni saranno rilasciate da Valoritalia, principale ente certificatore italiano dei vini a denominazione di origine.

Pionieri nella sostenibilità

Un grande risultato che premia decenni di impegno di Martini allo sviluppo di pratiche sostenibili pionieristiche per i vigneti coltivati dai suoi fornitori. Una rete di 200 piccoli coltivatori raccolgono le uve di Moscato Bianco a fine estate, uve che vengono subito pressate per catturare tutta la freschezza e gli aromi che contiene il loro succo, che regalano all’Asti Martini il suo sapore delicato e fruttato dove spiccano le note di pesca, salvia selvatica dolce, pera fresca e ananas.

Ad aver già ottenuto la certificazione Equalitas, a seguito dell’audit da parte di Valoritalia, è la cantina Martini di Santo Stefano Belbo, nel cuore delle colline astigiane e responsabile della produzione del 30% del mosto d'uva per la produzione dell’Asti Martini. Del restante 70%, più di due terzi dei fornitori di mosto sono stati già certificati Equalitas, mentre gli altri saranno certificati entro l’anno.

E davvero pionieristica è la visione con la quale Martini da sempre ha approcciato il tema della sostenibilità. Basti ricordare che l’azienda del Gruppo Bacardi già nel 1987 dette vita a L'Osservatorio Martini, un centro dedicato alle pratiche sostenibili. Situato nel cuore del Piemonte e guidato da un agronomo locale esperto nella coltivazione dei vigneti, L'Osservatorio ha introdotto diverse pratiche a basso impatto ambientale: dalla consulenza sui metodi naturali per gestire i parassiti fino alla viticoltura integrata, tutto con un occhio sempre attento all'equilibrio di ciò che viene coltivato negli specifici microclimi della zona dell’Asti.

Ingredienti 100% certificati entro il 2025

Il traguardo che Martini Asti si appresta a raggiungere fa il paio con quello annunciato per un altro brand di punta di Gruppo Bacardi, Bombay Sapphire: anche le 10 botaniche utilizzate per la produzione del gin premium otterranno la certificazione di sostenibilità per la fine di quest’anno (leggi La sostenibilità secondo Bombay Sapphire). Due ulteriori passi verso l’ambizioso obiettivo del Gruppo che punta ad approvvigionare il 100% degli ingredienti da fornitori certificati entro il 2025.

Barril, grandi classici nel salotto coloniale

Accoglienza senza fronzoli, ma attenta. E un’atmosfera da buen retiro coloniale. È il Barril, a Napoli. Un lounge bar focalizzato su twist d’autore e su distillati “Made in Mexico” proposti in purezza

Esistono locali che non si disvelano subito, ma che si lasciano scoprire poco a poco. Come nelle meravigliose case nobiliari partenopee che intravvediamo dalle finestre, qui vicino. Siamo a Chiaia a Napoli, ed è più o meno la sensazione che proviamo, quando scendiamo le scale d’ingresso del Barril. Superati gli stretti corridoi in legno, ricchi di vetrinette piene di liquori, emerge tutto il fascino di questo luogo: un salotto all’aperto coperto solo da alcune tende, arricchito da tante poltrone in stile classico.

L’idea predominante è quella del rifugio, nel suo dosare informalità ed eleganza, stile tropical e mood coloniale, naturalezza e un certo rigore nella disposizione degli arredi. Un’ecletticità dove si mescolano design, modernariato e la radiosità dello stile caraibico che passa per le camicie a fiori dello staff. È un locale la cui clientela è per lo più composta da professionisti in cerca di relax, dagli immancabili turisti (quando torneranno), fino ai tanti giovani che ricercano un luogo esclusivo ma non serioso, come ci racconta il bar manager Claudio Romano: «La mia avventura al Barril è nata per caso. Stavo partendo per l’Austria per andare a lavorare in un bar d’albergo, quando mi chiamò nel 2012 Alfredo Pone, per rilanciare il suo locale di Chiaia dopo alcune difficoltà legali legate alla location. Capii subito che quello era un posto nel quale le persone cercavano un po’ di respiro dalla quotidianità e su questa base ho impostato i dettagli del servizio e tutte le scelte nell’ambito della mixology: partendo proprio dai bisogni della clientela».

Un aspetto che notiamo in quello che è il drink che ha reso famoso in tutta Napoli il Barril: il Mojito. Offerto in numerose varianti, per aromi, frutta pestata e distillato utilizzato, i Mojito del Barril sono apprezzati in tutta la città per la loro vistosità e originalità, nelle tante foglie di menta utilizzate come guarnizione, che catturano l’olfatto e la vista del cliente.

«Se sono così speciali e famosi, è perché sono stati concepiti per esserlo. La nostra interpretazione di questo classico nasce per infondere stupore e curiosità nel cliente, oltre alla consapevolezza di offrire un’esperienza diversa dal solito. Personalmente li ritengo la porta d’ingresso per un viaggio nella nostra idea di miscelazione e verso le nostre proposte più complesse e meno immediate». Complessità che troviamo negli Old Fashioned del Barril, riproposti in moltissime versioni; ad esempio nell’Honey a base di miele d’acacia, rye whiskey infuso al tè rosso e diversi bitter, oppure cambiando base alcolica, utilizzando Mezcal e Genever. O come nel Negroni Pescato, uno dei signature più apprezzati del locale. Una rivisitazione, nata sei anni fa, che nasce dalla voglia di ri-utilizzare le famose retine che avvolgono le bottiglie di un marchio famoso di rum della Repubblica Dominicana, Brugal, e i bicchieri in formato “fish ball” capaci di adagiarsi nelle retine stesse senza problemi (da qui “pescato”). Nella struttura, l’ispirazione è nata da un simpatico gioco di parole: protagonista del drink è una pesca gialla, tagliata a spicchi e infusa in un Barolo chinato, unita a un London Dry Gin e a un bitter. Nasce, invece, dalla passione di Claudio Romano per glassware e porcellane il Matcharita, un twist del Margarita che unisce il Messico agli elementi della cultura orientale. Tequila, succo di lime, liquore e bitter allo yuzu si combinano in una miscela capace di estrapolare le note aromatiche del Tequila, per essere ammorbidite da uno sciroppo di matcha al tè verde, esaltato nel colore e nell’aspetto da una gradevolissima tazza da tè e da fiori orientali.

Un lavoro che non si limita alla rielaborazione dei classici miscelati, ma si sviluppa anche nei distillati serviti lisci. Come nella degustazione di nuove bottiglie e novità del mondo incredibilmento ricco e variegato dei distillati “made in Mexico”, uno dei must dell’estate 2021 targata Barril. Una selezione che guarda più alla particolarità delle etichette (spesso di produttori indipendenti), che alla fama, come ci racconta Romano: «Ogni scelta che adottiamo è orientata a svelare nuove realtà al cliente, come ad esempio le bottiglie di Sotol e di Raicilla (una ventina le referenze) che proponiamo ai nostri clienti più appassionati. Spesso li serviamo in bicchieri di terracotta smaltata, abbinati a un sel de gusano e chapulines (snack tipici messicani), per far vivere al meglio l’esperienza. Sono prodotti che compongono un racconto che può appassionare i nostri amici più affezionati e i turisti più esigenti».

Da non dimenticare, infine, un’offerta food da bistrot, caratterizzata da snack gourmet e altre gustose prelibatezze, ben congegnata e mai banale. In grado di essere proposta, con successo, anche in modalità brunch.

 

NEGRONI PESCATO

di Claudio Romano

Ingredienti

30 ml Beefeater 24

50 ml infuso di pesca gialla in Barolo Chinato Cocchi

30 ml Bitter Campari

3 gocce peach bitters

3 spicchi di pesca

Tecnica

Build.

MATCHARITA

Di Claudio Romano

ingredienti

50 ml Tequila Arette blanco

25 ml liquore allo yuzu

15 ml succo di lime fresco

15 ml sciroppo di matcha al tè verde

3 dash di Bitter allo yuzu

Tecnica

Shake & strain.

Claudio Romano

Classe 1975, è una delle colonne del nuovo bartending napoletano. Diventato commercialista in uno studio importante, lascia tutto per abbracciare il mondo del bar. Ha lavorato in molte mete storiche della notte partenopea, oltre ad aver fatto importanti esperienze all'estero. Dal 2012 è Bar Manager del Barril e Responsabile per le Relazioni commerciali per l’Ammot Cafè a Castel Volturno (Ce).

 

The Court, alta miscelazione con vista Colosseo

The Court Bar
The Court di Roma (64° posto)
Al The Court, Dopo l’iniziativa di Roma 4 Roma a supporto dei colleghi romani, fa il suo debutto il progetto Better Together con ospiti i grandi nomi della scena mixology internazionale. Deux ex machina, il direttore Matteo Zed

Il conte Goffredo Manfredi è stato una delle personalità pubbliche più in vista di Roma per aver fondato nel 1936, a soli 18 anni, la sua prima società di costruzioni. Negli anni ’50 il conte ha rappresentato uno dei principali interpreti del rilancio economico italiano dopo la Seconda Guerra Mondiale. Palazzo Manfredi, esclusivo hotel di lusso, che rappresenta una delle sue ultime imprese, si affaccia sull’antica palestra dei gladiatori Ludus Magnus e il Colosseo. All’ultimo piano della struttura c’è il ristorante stellato Aroma guidato dallo chef Giuseppe Di Iorio mentre, al pianterreno, si trova The Court, locale che ha ottenuto importanti riconoscimenti, sia in Italia che a livello internazionale. Nel 2020 si è piazzato al 2° posto nel Barawards di Bargiornale come Bar d’Albergo dell’Anno e al 71° posto nei Top 500 Bar. Dietro al bancone c’è il bar manager Matteo “Zed” Zamberlan, uno dei nomi più noti della scena contemporanea del bartending. Sotto la guida di Zed, The Court è diventato un punto di riferimento sia della gente del posto sia dai turisti internazionali.

Non è infatti solo il magico sfondo del Colosseo romano ad attirare il pubblico, ma anche una lista di drink unica nel suo genere, che Zed ha elaborato insieme all’assistant bar manager Martina Proietti. Il cocktail più iconico del menu è l’Espresso Martini in versione trasparente, chiamato Expression Martini 2.0. Il drink deciso, ma morbido, viene preparato miscelando vodka, simple syrup e una preparazione ridistillata in cui 1 litro di espresso è combinato, all’interno di un evaporatore rotante, con 500 ml di liquore Frangelico, 500 ml di Caffè Borghetti e 500 ml di panna fresca. Il cocktail è servito in un elegante bicchiere Nick and Nora e guarnito con un chicco di caffè e una foglia d’oro commestibile. Un altro must della casa è il Lucha-Muchacha (Montelobos Espadin, succo di pepe verde, Maraschino Luxardo, Chartreuse giallo, lime), un cocktail vegetale con note affumicate e rinfrescanti. Per l’estate The Court ha lanciato una speciale lista di cocktail, caratterizzata da sapori fruttati, freschi e nuovi, e articolata in sei sezioni, ciascuna dedicata a un film cult: Bitter & aromatic (La Dolce Vita), Bright & Refreshing (La Grande Bellezza), Amazing & Imaginative (Angeli e Demoni), Classics & Homages (Un Americano a Roma), Spirit and Bubbles (I soliti ignoti), No ABV (Mangia, prega e ama).

La star della nuova lista di drink è Mango Italiano (Appleton Estate Rum, Aperol e Cardamom Cordial, Mango Tea Powder, lime, Sanpellegrino Rovere Tonic Water). Questo drink fruttato e rinfrescante ha note speziate di cardamomo che combinate con acqua tonica frizzante lo rendono il perfetto cocktail per l’estate. The Court, grazie alla sua location all’aperto, è rimasto aperto durante la pandemia per la maggior parte del 2020 e 2021.

A sostegno dei suoi colleghi romani, costretti a restare temporaneamente chiusi, Matteo Zed ha lanciato l’iniziativa Roma 4 Roma. Ogni settimana da gennaio a maggio 2021, The Court ha ospitato altri bar romani, dando la possibilità all’intera scena del bartending della Capitale di incontrarsi e sostenersi a vicenda durante i tempi difficili per l’industria. Dal The Court sono passati i bartender Freni e Frizioni, Drink Kong, The Barber Shop Speakeasy, Argot, Treefolk’s Public House e Blind Pig. Grazie al sostegno degli sponsor, Roma 4 Roma ha offerto uno sconto significativo per gli ospiti, con drink proposti tra gli 8 e i 10 euro. «Ho pensato - spiega Matteo Zed - a quanti clienti si sarebbero sentiti orfani con la chiusura dei loro bar preferiti. Così ho avuto l’idea di condividere il bancone del nostro bar, un giorno la settimana, con un bartender di un altro bar romano. Fortunatamente per noi, nonostante tutto, The Court ha continuato a funzionare durante la maggior parte del periodo della pandemia. Mi piaceva l’idea di poter condividere il nostro spazio aperto, anche se per poche ore, con altri colleghi, molti dei quali senza lavoro».

Il successo di Roma 4 Roma ha convinto i proprietari di The Court a pensare ancora più in grande con Better Together, organizzando quiest’estate guest di bartender internazionali, dando un segno tangibile di ripartenza e di ritorno alla normalità.

E, dunque, un bartender di calibro internazionale sarà ospite, ogni settimana nei mesi estivi, e arricchirà la lista dei drink di The Court con alcuni cocktail d’autore esclusivi. Tra i bartender già invitati figurano, Jad Ballout del Dead End Paradise (Beirut), Giorgio Bargiani di The Connaught Bar (London), Andrew Yap di The Old Man (Singapore), Thanos Prounarous del Baba Au Rum (Atene). Unico italiano residente nella Penisola “in lista” Giorgio Santambrogio di Officina (Milano). *

 

Lo staff femminile del locale con, da sinistra, Martina Proietti, Karin Germani, Ludovica Massucci, Federica Marcaccini

 

Expression Martini 2.0

di Matteo Zed

Alberto Blasetti / www.albertoblasetti.com

 

Ingredienti

45 ml di Redistilled Expression Prep*

45 ml di vodka

5 ml di zucchero

Preparazione

Metodo throwing

Servire in bicchiere Nick & Nora

Decorare con chicco di caffè e foglia d’oro edibile.

(*) Preparare un litro di Caffè Espresso, unirlo a 500 ml di Frangelico, 500 ml di Caffè Borghetti e 500 ml di panna fresca, porre il preparato in un evaporatore rotante per distillare il composto a una temperatura massima di 30°C. Imbottigliare il liquido ottenuto.

Mango Italiano

di Federica Marcaccini

 

Ingredienti

45 ml di Appleton Estate

30 ml di Aperol e Cardamom Cordial*

2 barspoon di Mango Tea in polvere

15 ml di lime

Top Sanpellegrino Rovere Tonic Water

Preparazione

Shake and double strain

Servire in highball con sfera di ghiaccio.

(*) Pestare e tostare 15 g di semi di cardamomo verde, aggiungere 750 ml di Aperol, 100 ml di acqua e 1 kg di zucchero. Far sciogliere lo zucchero e lasciar riposare per almeno 12 ore. Filtrare il tutto e aggiungere 5 g di acido citrico.

Matteo Zed Zamberlan

Alberto Blasetti / www.albertoblasetti.com

Da due anni è il direttore di The Court di Roma. Dopo aver lavorato a lungo nella sua Roma, nel 2013 si è appassionato alla mixologia giapponese e ha avuto l’opportunità di lavorare sotto la guida di Hidetsugu Ueno all’High Five di Tokyo. È lì che Zed ha imparato il concetto giapponese di ospitalità e mixologia. Ha vissuto a New York per 4 anni, dove ha lavorato per i migliori bar della città, tra cui il Del Posto di Joe Bastianich, Zuma e il Black Tail di Sean Muldoon e Jack McGarry. Tanti i premi e riconoscimenti in carriera per Matteo Zed. Si è classificato terzo alla finale mondiale della Bacardi Legacy 2012. È arrivato secondo al Diplomático World Tournament nel 2013 e nel 2015 è diventato “Campione mondiale per le Americhe” nella Martini Challenge per Belvedere. Sempre nel 2015, in occasione dei Barawards di Bargiornale, è stato nominato Bartender Italiano all’Estero dell’Anno. Nell’ottobre 2019 ha pubblicato il suo primo libro, “Il grande libro dell’amaro italiano”.

 

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