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Gli appuntamenti Campari per celebrare i 100 anni de Lo Spiritello

Lo Spiritello Campari
Lo Spiritello, il manifesto pubblicitario disegnato da Leonetto Cappiello nel 1921 per Campari
Spiritello100 è il programma di eventi organizzati da Campari per festeggiare i 100 anni dell'opera di Cappiello, diventata icona del brand, e celebrare il dna artistico del marchio

Lo Spiritello, la celebre opera divenuta icona del marchio Campari, compie cento anni. Era il 1921 quando il manifesto pubblicitario che ritrae il primo “testimonial” di Campari vedeva la luce, creato dal genio del pittore e illustratore Leonetto Cappiello, padre della cartellonistica italiana del Novecento. Molto di più di un poster pubblicitario: una vera e propria opera d’arte che ha saputo catturare ed esprimere l’anima del brand, lo spirito di ottimismo e il costante sguardo al futuro che lo contraddistinguono.

Una ricorrenza che Campari ha voluto festeggiare con un ricco programma di eventi, organizzato e promosso da Galleria Campari, il museo aziendale che sorge a Sesto San Giovanni presso il quartier generale del Gruppo, e raccolti sotto l’insegna Spiritello100. Eventi che, celebrando il compleanno dell’opera, punta più in generale raccontare e celebrare il dna artistico di Campari, il suo stretto rapporto con il mondo dell’arte e la comunicazione. Un rapporto che negli oltre 160 anni di storia del marchio ha visto susseguirsi linguaggi, strumenti e media sempre nuovi, sempre in linea con quello spirito aperto all’innovazione e alla sperimentazione.

Il primo appuntamento in programma è per martedì 14 settembre, in occasione della Negroni Week, che quest’anno si tiene dal 13 al 19 settembre. Ed è con Arte&Mixologia, presso Galleria Campari con inizio alle ore 19. Una visita degli spazi del museo dove a fare la guida saranno lo storico del bar e fuoriclasse della miscelazione Mauro Mahjoub e uno storico dell’arte. Un viaggio a due voci che approfondirà tra le varie tematiche la storia dello Spiritello e del suo artista e che si concluderà con un aperitivo e una masterclass sul cocktail Negroni.

Sempre in Galleria, poi, a partire dal 22 settembre, grazie a un allestimento dedicato, si potrà percorrere un viaggio tra manifesti originali ideati da Leonetto Cappiello, insieme a fotografie d’epoca, bozzetti, etichette e gadget storici dello Spiritello, reinterpretazioni della mascotte realizzate nel corso del tempo e provenienti dall’Archivio Campari.

Durante i giorni della Negroni Week a rendere omaggio al capolavoro di Cappiello, in collaborazione con Galleria, con una speciale proposta mixology sarà anche Camparino in Galleria, lo storico locale di Campari in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano e affacciato su Piazza del Duomo. Nel locale, dove al primo piano è esposto uno dei primi originali dello Spiritello, dal 13 al 19 settembre verranno proposti speciali twist sul Negroni tutte ispirate allo Spiritello.

Si prosegue a ottobre

Ma le iniziative proseguono anche a ottobre. Dall’inizio del mese, durante il tragitto in metropolitana da Galleria Campari al Camparino in Galleria e viceversa, grazie a una web app dedicata, sarà possibile accedere a una serie di brevi racconti evocativi di opere pubblicitarie Campari. I racconti, fruibili sotto forma di podcast, sono stati elaborati dagli studenti del corso Brand News della Scuola Holden di Torino, coordinati nel workshop Racconti di impresa da Elisa Fulco, specializzata nella valorizzazione di marchi storici e di responsabilità sociale d’impresa.

Sempre in ottobre, infine, partirà Innovazione, Arte Pubblicità, una serie di conversazioni organizzate in collaborazione con la Fondazione Corriere della Sera. Nei quattro appuntamenti in programma (dei quali a breve verranno resi noti date e modalità di partecipazione) ospiti e addetti ai lavori si confronteranno su come arte, creatività e pubblicità siano state e vengano esplorate attraverso i diversi linguaggi della comunicazione artistica e la loro evoluzione nel tempo.

Come partecipare

Per prendere parte agli eventi presso la Galleria Campari, poichè gli accessi sono limitati, occorre prenotarsi e registrarsi a questo link: https://www.campari.com/it/inside-campari/campari-gallery

Le visite sono gratuite. È invece a pagamento la partecipazione a Arte&Mixologia, in programma il 14 settembre alle ore 19. Il costo dell'esperienza (visita, aperitivo e mastervlass) è di 35 euro.

Per ulteriori informazioni scrivere all’indirizzo: galleria@campari.com

Quando la frutta candita fa la differenza

Pillole di Panettone Day: settima puntata dei videopodcast di Dolcegiornale. Ospiti in studio: Marco Pedron, Head Pastry Chef Gruppo Cracco, e Matteo Carucci, Sales Manager Vitalfood. Guarda il video e ascolta il podcast per scoprire cosa "bolle" in pentola

Continua la serie di free talks di Dolcegiornale, Pillole di Panettone Day. Nel settimo episodio dei nostri videopodcast cercheremo di dare una fotografia puntuale del settore della frutta candita, trainato dalla crescente richiesta di prodotti di alta qualità e che continua ad accrescere anche il livello della propria offerta, con prodotti premium da frutta eccellente, lavorata con processi all’avanguardia, in una grande varietà di gusti e formati. Conducono Rossella De Stefano, direttore responsabile di Dolcegiornale, e Marco Pedron, Excutive Pastry Chef Gruppo Cracco. Ospite in studio, Matteo Carucci, Sales Manager Vitalfood. In attesa della finale del Panettone Day 2021, il concorso dedicato ai grandi lievitati, che si svolgerà martedì 14 settembre presso la Sala Mengoni del Ristorante Cracco in Galleria Vittorio Emanuele a Milano, rivedi gli episodi precedenti della serie Pillole di Panettone Day con Pierluigi De Min, direttore vendite Braims (Pillole di Panettone Day episodio 1), Niccolò Beati, Senior Consultant NielsenIQ (Pillole di Panettone Day episodio 2) Silvia Federica Boldetti, Chef Callebaut (Pillole di Panettone Day episodio 3), Luca Sala, Direttore Marketing Novacart (Pillole di Panettone Day episodio 4), Antonio Alessandrini, amministratore delegato Saima Spa (Pillole di Panettone Day episodio 5), Paolo Brunelli, maestro gelatiere, cioccolatiere e artista del dolce a tutto tondo (Pillole di Panettone Day episodio 6) Ascolta la nuova puntata: [buzzsprout episode='9159275' player='true']

The Gin Day e The Gin Week, un ritorno in grande stile

The Gin Day
Il 13 settembre al MegaWatt Court di Milano saranno presenti 300 etichette dall'Italia e dal mondo. Un viaggio imperdibile tra classic gin, compound gin, London dry gin, genever, Navy gin e Old Tom gin, Sloe gin ecc.

The Gin Day, in calendario il 13 settembre allo Spazio MegaWatt Court di via Watt 15 a Milano, non è solo il primo e più grande evento dedicato ai buoni frutti del ginepro: gin, genever e tutti i loro botanicals. Dal 2012, la manifestazione milanese realizzata da Bartender.it, è un punto imprescindibile di aggregazione della bar industry italiana. Si calcola che The Gin Day, dal suo esordio, abbia raggiunto la cifra record di un milione di gin lovers. The Gin Day è un luogo di confronto, chiacchiere, interessanti dibattiti, incontri, lezioni magistrali tenute, da sempre, dai nomi più celebri del settore. Qui si possono assaggiare tutte le novità più interessanti e apprezzare i brand più blasonati del mondo gin.

SCARICA LO SPECIALE GIN DI BARGIORNALE

In vetrina (e in degustazione) più di 300 etichette dall'Italia e dal mondo. Una folta schiera di classic gin, compound gin, London Dry Gin, genever, gin affinati e gin aromatizzati, Navy gin e Old Tom gin, Sloe gin e chi più ne ha più ne metta.

Ad anticipare The Gin Day ci sarà The Gin Week (dal 9 al 13 settembre), grande manifestazione diffusa che coinvolgerà 55 tra i migliori cocktail bar e bar d'albergo di Milano che accoglieranno al loro banco ospiti internazionali, menu a tutto gin, signature drink intitolati al signor Ginepro ed esperienze di degustazione.

Tra i locali coinvolti: 1930, Backdoor43, Banco, Bar Basso, Barrel, Biosserì, Bob, Bulgari Hotel, Bulk, BV Club, Cà-ri-co, Cera, Ceresio 7, Chinese Box, Cinc, Drinc, Elettrauto Cadore, Four Seasons Hotel Milano, Iter, Kanpai, Lacerba, Mag, Mandarin Oriental Milano, Milord, Moebius, Morgante, Nik's & Co., Nottingham Forest, Officina, Opera 33, Oro, cinque locali del gruppo Pandenus, Pinch, Radetsky, Rita, Rita's Tiki Room, Rufus, Surfer's Garden, Sutto Wine, The Botanical Club, The Doping Club, Octavius at the Stage, Tusa, Vertigo.

La manifestazione, in calendario in via Watt, si attiene scrupolosamente a tutte le norme anti-Covid. Obbligatorio green pass o tampone negativo.

Biglietti - esclusivamente on line - sul sito di The Gin Day. 

Pensiamo al nostro futuro

Rossella De Stefano, direttrice di Bargiornale
L'editoriale del numero di settembre 2021 a firma del direttore Rossella De Stefano. Dedicato agli imprenditori del fuori casa che non mollano e continuano a pianificare il proprio futuro

La morsa delle restrizioni non accenna ad allentarsi sul nostro settore. Dopo mesi di chiusure forzate e riduzione di orari, arriva l’obbligo del green pass per bar e ristoranti al chiuso, mentre le discoteche restano chiuse (e siamo a 19 mesi!).

Oggi più che mai servono determinazione, coraggio e capacità imprenditoriale. Doti che hanno dimostrato di avere Francesco Sanapo, Bruno Vanzan con Angelo Roccavilla e Giorgio Borrelli, cui dedichiamo le storie che trovate nel numero di settembre di Bargiornale. Capitani coraggiosi, cocciuti per certi versi perché non hanno ceduto alla rabbia e alla delusione, e balzati alla cronaca per le nuove aperture, da Firenze a Milano fino a Cagliari. Sono loro i volti dell’Italia che reagisce. Loro, come tanti di voi, che non mollano e continuano a pianificare il proprio futuro.

Un futuro sempre più improntato alla sostenibilità, non c’è dubbio. Sono infatti sempre più numerosi, soprattutto tra i gestori delle nuove generazioni, quelli che danno al proprio locale un’impronta green. A questo drappello di apripista, che abbiamo chiamato The Next Green Generation, abbiamo dedicato la seconda edizione del Bootcamp & Horeca Work Forum, il “pensatoio” creato da Bargiornale e Planet One per coinvolgere e stimolare i gestori a ragionare sui temi più cruciali per il futuro del fuori casa, con l’obiettivo di costruire collaborazioni, diffondere buone pratiche, dare spunti di riflessione e idee per chi vuole investire nel miglioramento del proprio business. Ve lo racconteremo sul numero di ottobre!

Lievitati regali con la nuova farina 0 di Molino Pasini

https://www.dolcegiornale.it/pasticcerie/la-nocciola-del-piemonte-nel-piatto-dolce-di-un-grande-chef/
Si chiama Sua Altezza ed è la novità appena lanciata da Molino Pasini: una farina di tipo 0 con grande capacità di spinta e ricca di fibre
Dopo la Riposata, la farina che gode di un periodo di maturazione in ambiente controllato prima di essere messa in vendita, Molino Pasini insiste sul settore dei grandi lievitati e presenta un'altra novità. Si chiama Sua Altezza, ed è frutto dello sforzo costante di ricerca messo in campo dal molino. Un prodotto pensato per creare panettoni e pandori in grado di elevarsi al massimo. La farina, di tipo 0, è stata studiata per realizzare lievitati importanti, grazie alla grande capacità di "spinta" che garantisce. Così ha offerto lo spunto per un nome che richiama l'altezza.
farina sua altezza molino pasini 25 kg
Il sacco da 25 kg della farina Sua Altezza di Molino Pasini

La "firma" è di Andrea Tortora

"Firma" la farina anche in questo caso, com’è successo per la Riposata, Andrea Tortora, pastry chef e lievitista, che ha voluto creare qualcosa di unico per i suoi progetti e per consentire anche ai colleghi di avere un ingrediente in grado di stupire. Questa la descrizione del nuovo prodotto fornita da Molino Pasini: il fatto di essere una "tipo 0" la rende più ricca di fibre e più grezza rispetto alle 00. Sua Altezza lega bene e velocemente. Inoltre, ha una migliore velocità di lievitazione, accorciandone i tempi: presenta infatti un eccellente sviluppo già dopo 6 ore e mezza, contro le 8-9 ore di una farina classica per grandi lievitati. Sua Altezza è disponibile in confezioni da 25 kg.

La campagna con una dama in abiti eleganti

Al lancio del nuovo prodotto corrisponde una campagna di comunicazione studiata ad hoc. In questo caso il nuovo sacco di Sua altezza è posto tra le braccia di una nobildonna che cinge l'ingrediente in grembo. L’illustrazione, ideata dallo studio Vandersande e realizzata con tecnica mista, partendo da un fondo a olio per l’abito e lo sfondo, definito nei particolari con pennelli digitali, coniuga nome e immagine: una dama sofisticata che si fa ritrarre da un abile pittore di corte in abiti eleganti e raffinati.

 

Gruppo Montenegro sarà il nuovo distributore di Jägermeister

Jägermeister Gruppo Montenegro
Grazie all'accordo con Mast-Jägermeister, Gruppo Montenegro dal prossimo anno sarà il distributore esclusivo del liquore tedesco alle erbe per l'Italia

Sarà Gruppo Montenegro a distribuire Jägermeister in Italia dal prossimo anno. Mast-Jägermeister, il produttore del liquore tedesco premium alle erbe, ha stretto un accordo con il gruppo italiano al quale ha affidato l’esclusiva della distribuzione sul nostro territorio nazionale a partire dal primo gennaio 2022. Il nuovo accordo è funzionale al riallineamento strategico del brand, finalizzato a rafforzare la presenza del prodotto nell’importante mercato spirit della Penisola.

Con la sigla della nuova partnership si conclude la lunga collaborazione tra la casa tedesca e Gruppo Campari, che continuerà a distribuire Jägermeister fino al prossimo 31 dicembre: una partnership positiva che ha consolidato il successo del brand in Italia.

Ora però le due parti si separano di comune accordo. Jägermeister continuerà il suo percorso in Italia con il nuovo distributore con il quale si intende costruire una collaborazione altrettanto solida, basata su valori condivisi, quali senso di comunità, passione e ricerca dell’eccellenza, per ambire a nuovi traguardi.

Con questo accordo Gruppo Montenegro allunga l’elenco di specialità del suo portafoglio prodotti, che insieme alle iconiche espressioni del made in Italy di sua proprietà, tra le quali Amaro Montenegro, Vecchia Romagna, Rosso Antico, Coca Buton, conta diverse eccellenze estere distribuite in esclusiva, come Jack Daniel’s, l’Irish whiskey Bushmills, il tequila Jose Cuervo, il rum Matusalem, la vodka Beluga.

Tra i liquori alle erbe più apprezzati al mondo, Jägermeister viene prodotto da prodotto da Mast-Jägermeister esclusivamente nella distilleria di Wolfenbüttel, nel cuore della Germania, secondo una ricetta custodita gelosamente che prevede l’infusione di 56 varietà di pregiate erbe, radici, frutti e spezie provenienti da tutto il mondo, per poi essere lasciato a invecchiare per un anno all’interno di botti di quercia. Un processo cui si deve il sapore armonico e leggermente speziato di questo liquore, con note di agrumi, zenzero e anice stellata, alle quali si aggiunge una leggera nota amara erbacea.

Chi ha paura dei cocktail ready to drink?

cocktail ready to drink
I raffinati ready to drink Dry Martini di Lucio d'Orsi
Le chiusure anti-Covid hanno dato impulso al settore dei cocktail ready to drink, una soluzione complementare per rafforzare un mercato in difficoltà

E se insieme provassimo a capire perché i cocktail in bottiglia non sono il problema né dei bar né dei barman? E perché i ready to drink possono rappresentare un’opportunità non solo per chi li produce, ma per piccoli bar, alberghi, ristoranti?

L’anno orribile della pandemia, complice il lockdown, ha portato alcuni gestori ad attrezzarsi per il cosiddetto cocktail delivery. In molti casi si è trattata di pura improvvisazione, dettata dalle chiusure forzate, dalla fame di lavoro e dall’esistenza di regole poco chiare, anzi confuse. I nostri bar, gli stessi ristoranti, specialmente in provincia, non erano attrezzati per affrontare né l’asporto né la consegna a domicilio. Modelli di business che, prima della pandemia, erano decisamente marginali. La grande questione che emerse sui nostri social, con un confronto dai toni accesissimi, era: si può fare la consegna a domicilio di ready to drink prodotti al bar? E quali sono le linee da seguire per non sgarrare?

Bargiornale ha inseguito per mesi l’Agenzia delle Dogane, oracolo in materia, per ottenere una risposta agli interrogativi posti dai lettori. Poi finalmente è arrivata la dichiarazione ufficiale, firmata e ufficializzata da Marcello Minenna, direttore generale dell'Agenzia delle Dogane che riassumiamo: “…Qualsiasi bar che sia in possesso di una licenza di somministrazione di bevande alcoliche, per le consegna al domicilio del proprio cliente, non necessita di ulteriori licenze da parte dell'Agenzia delle Dogane. Questa attività rientra nelle facoltà che il possessore di licenza ha di esercitare la medesima attività seppure in una forma distributiva ulteriore, accessoria rispetto a quella di ordinario svolgimento, necessitata dall’attuale situazione emergenziale”. Ora siamo a settembre e lo stato emergenziale è stato prorogato fino a dicembre, quindi è lecito pensare che questa eccezione sia ancora la regola. Almeno fino a quando non saremo più in balia dell’emergenza sanitaria e le cose rientreranno nei ranghi.

Una serie di alternative in confezioni pronte

Quel che è certo è che la situazione di crisi ha prodotto una risposta incredibile da parte della bar industry. Tra drink in lattina, in bottiglia, in busta o sottovuoto, abbiamo assistito a un boom produttivo senza precedenti. Liquorifici, grandi aziende del beverage, piccole imprese, gestori hanno dato vita un mercato che non c’era e che oggi è in grande crescita. Attualmente un dato specifico per l’Italia non c’è, ma in mano abbiamo una prospettiva globale. Secondo l'istituto di ricerca londinese Iwsr bevande no e low alcohol - che comprendono birra, vino, ready-to-drink e spirit - cresceranno in volume del 31% entro il 2024, trainate dall'incremento dei consumi di Stati Uniti, Germania e Spagna. Sempre secondo Iwsr, nei prossimi anni la categoria ready-to-drink nel periodo 2020-2024 avrà una crescita media annua dell'8% nei 10 maggiori mercati mondiali.
Questo nuovo modello di business però continua a far parlare e discuture. Alcuni lo giudicano un corpo estraneo al mondo del bar, che ruba il lavoro ai bartender e che svilisce la professione. Per altri invece ha significato, come anticipato prima, una terza via di business. Qual è la verità?
La verità è che si tratta di circuiti diversi. Che il bar resta quel luogo magico che è il bar. E chi produce bottigliette, lattine, bustine lo fa per un mercato che non è il cocktail bar. Lo fa per chi ha un baretto sulla spiaggia o un rifugio alpino e non si può permettere un barman. Per chi ha esigenze di lavorare in tempi rapidi (come durante l’assalto alla baionetta di un concerto), per chi non ha una cocktail station o semplicemente non saprebbe dove metterla. Per i minibar degli alberghi, per il ristorante che vuole offrire un cocktail di benvenuto, per chi organizza aperitivi aziendali, conferenze stampa, eventi (anche online), convention, sfilate e quant’altro. Quello dei ready to drink, per tirare le somme, è un mezzo che viaggia su circuiti diversi rispetto al cocktail bar. Anche se spesso e volentieri i creatori di questi cocktail pensati per l’on the go sono bartender straordinari.

Pensiamo, per citare alcuni esempi, a Flavio Angiolillo e ai drink d’asporto del Backdoor43 di Milano; a Lucio D’Orsi e alle sue preziose bottigliette del Dry Martini di Sorrento; alle bottigliette firmate Circus Catania o Cinquanta Spirito Italiano di Salerno; ai ready to drink di Cocktaileria del Golfo progettati da Doriano Mancusi e dal team di Porto51 di Ischia; a Patrick Pistolesi, mixologist per NIO; ai cocktail in lattina del Floreal di Firenze, o a Dom Carella e ai suoi Cok - Cans or Kegs che propone non solo in lattina, ma in fusti destinati al servizio alla spina.
E poi ci sono le grandi aziende del beverage che hanno colto il potenziale di questo “nuovo” settore lanciando sul mercato nuovi ready to drink. Pensiamo a Branca con i suoi Mi-To o Negroni o al nuovo ed eccellente MezzoeMezzo di Nardini. Il processo di creativo di elaborazione The Perfect Cocktail ha seguito invece un percorso diverso. Sono partiti da una formula molto semplice, fatta per piacere a tutti, poi ci sono stati tre anni di tasting a livello internazionale, e soprattutto una grande campagna di marketing che ha saputo intercettare le esigenze del momento. Come i cocktail venduti nello zainetto arcobaleno per il Gay Pride o accompagnati da sex toys di lusso in occasione della Festa della Donna.

Bonus acqua potabile: come funziona e come ottenerlo

Bonus acqua potabile 2
Foto di faumor da Pixabay
Un provvedimento dell'Agenzia delle entrate spiega come fruire del credito d'imposta sulle spese per l'acquisto di sistemi di filtraggio, depurazione e mineralizzazione dell’acqua nel biennio 2020-2021

L’ultima legge di Bilancio, la legge 178/2020 (leggi Legge di Bilancio 2021: le opportunità per i locali), ha introdotto un’importante agevolazione sull’acquisto dei depuratori acqua, ovvero i sistemi di trattamento dell’acqua di rete, per il biennio 2021-2022. Obiettivo della misura, chiamata Bonus acqua potabile, è incentivare il consumo di acqua proveniente dall’acquedotto, migliorandone la qualità attraverso tali sistemi. In questo modo si intende favorire un utilizzo più razionale della risorsa, riducendone gli sprechi e, al tempo stesso, riducendo l’utilizzo di contenitori di plastica.

Dell’agevolazione possono beneficiare anche le attività del fuoricasa e consiste in un credito di imposta fino ad un importo pari al 50% delle spese sostenute tra il 1° gennaio 2021 e il 31 dicembre 2022, per l’acquisto e l’installazione di:

  • sistemi di filtraggio
  • sistemi di mineralizzazione
  • sistemi di raffreddamento e/o addizione di anidride carbonica alimentare (E290).

Per le attività commerciali, e quindi anche bar e ristoranti, il tetto massimo di spesa sul quale viene calcolato il credito di imposta è di 5.000 euro (1.000 euro invece per i privati) per ciascun immobile adibito all’attività.

Occorre precisare però, che la normativa ha fissato un limite di spesa a sostegno del bonus acqua potabile, e pari a 5 milioni di euro per ciascuna annualità, 2020 e 2021. Per cui se l'ammontare complessivo da erogare sarà superiore a tale tetto, l'ammontare dell'incentivo spetta a ciascun beneficiario sarà ricalcolato moltiplicando il credito d’imposta indicato nella comunicazione con la quale se ne è fatto richiesta per una determinata percentuale. Tale percentuale viene resa nota dal il direttore dell’Agenzia delle entrate, con un apposito provvedimento emanato entro il 31 marzo di ogni anno. E sarà il risultato del rapporto tra il limite di spesa complessivo (5 milioni) e l’ammontare del credito di imposta da dare a tutti i richiedenti.

Requisiti per ottenere il bonus

A stabilire i criteri e le modalità di applicazione e fruizione del bonus acqua potabile è un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate dello scorso 16 giugno.

Per ottenere il credito di imposta, l’importo delle spese sostenute deve essere documentato tramite fattura elettronica o documento commerciale che indichi il codice fiscale di chi richiede il credito.

Il pagamento, inoltre, deve essere effettuato con metodi tracciabili che consentano di identificare l’autore della spesa, quindi non in contanti. Solo per le spese precedenti la pubblicazione del provvedimento (17 giugno 2021) sono fatti salvi i pagamenti avvenuti con qualsiasi modalità ed è possibile annotare il codice fiscale sulla fattura o altro documento fiscale.

Come presentare la domanda

Per accedere al Bonus acqua potabile occorre comunicare all’Agenzia delle entrate l’ammontare delle spese ammissibili sostenute, compilando l’apposito modello, disponibile con le relative istruzioni per la compilazione sul sito della stessa Agenzia. La richiesta può essere inviata esclusivamente per via telematica a partire dal 1° febbraio al 28 febbraio dell’anno successivo a quello di sostenimento della spesa.

Più nello specifico, l’istanza può essere trasmessa direttamente dal contribuente o da un intermediario, tramite il servizio web disponibile nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle entrate, o i canali telematici dell’Agenzia delle entrate.

Entro 5 giorni dalla presentazione della domanda, verrà rilasciata una ricevuta che ne attesta la presa in carico, oppure lo scarto, con l’indicazione delle relative motivazioni. La ricevuta viene messa a disposizione del soggetto che l’ha trasmessa nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle entrate.

Come fruirne

Una volta ottenuto, il credito di imposta di potrà essere utilizzato dalle imprese solo in compensazione tramite F24, utilizzando esclusivamente i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia.

Fenomeno Private Label: la produzione conto terzi

Una collaborazione che funziona tra Edoardo Nono, titolare del Rita's Cocktail Club di Milano e Menfi Baracco di Compagnia dei Caraibi
Spinti dalla domanda del mercato per prodotti speciali e legati al territorio, nascono e crescono tante piccole realtà con l'alambicco che lavorano per conto terzi

Piccoli liquorifici e distillerie si stanno moltiplicando da Nord a Sud per produrre per conto terzi. Un fenomeno che coinvolge anche grandi nomi della bar industry in collaborazione con noti bartender.

Una private label (o marchio privato) è un prodotto fornito da società terze e venduto con il nome del marchio del richiedente. Fino a pochi anni fa, i produttori a cui rivolgersi erano principalmente le grandi distillerie del Nord Italia. Ancora oggi ci sono produttori come Antica Distilleria Quaglia o Torino Distillati dietro a numerosi marchi presenti negli scaffali dei bar di tutta la Penisola. Ma c’è un "sottobosco" di piccole o piccolissime produzioni che si affacciano su un mercato in cui è sempre più difficile sapersi imporre.

Piccole distillerie crescono

È con la nascita di piccole distillerie che il mercato si è aperto anche a chi, con un investimento contenuto, può provare a fare di un’idea un business. Nel maggio 2018 Gabriele Persichetti e Paola Pasquarelli aprono Anonima Distillazioni e cominciano a produrre Aquamirabilis, il loro gin. Rientrare dell’investimento (poco meno di 200mila euro) con un solo prodotto era difficile, per cui iniziano presto a colmare i buchi produttivi con commissioni in conto terzi. Insieme a una crescita costante dei volumi produttivi (dalle 22mila bottiglie nel 2018 alle previste 50mila del 2021), hanno visto anche crescere la richiesta di private label, che oggi rappresenta il 45% del volume produttivo. Da Anonima, il batch minimo di produzione è di 200 litri, consentendo ad un cliente - a fronte di un investimento di circa 2.500 euro - di produrre un primo lotto.

«Oggi - commenta Persichetti - la distilleria sta respingendo gran parte delle richieste di questo tipo, alzando progressivamente i minimi di produzione. Questo perché ci confrontiamo con molti clienti che hanno progetti che difficilmente possono definirsi tali. Il mercato comincia ad avere difficoltà a dare spazio a tutte le offerte di gin, però reputo interessante che in tutta Italia, specialmente al Sud, stiano per sorgere numerose microdistillerie e liquorifici. Prevedo in futuro 4-5 produttori in ogni regione, che andranno a coprire le richieste sartoriali di molti clienti».

Sempre nel 2018, a Firenze, Tommaso Pieri apre Distilleria Urbana e la sua linea di liquori. Le prime realizzazioni in conto terzi nascono più per voglia di ricerca, con clienti che vengono dal mondo della birra o del vino. A oggi, con il mercato che è ripartito, circa il 20% delle produzioni di Pieri sono in conto terzi. Anche lui racconta di una operazione di scrematura che deve fare a monte, intuendo quali sono i clienti che potranno generare volumi e quelli che si fermeranno a un primo lotto (che nel suo caso è di sole 60 bottiglie). «Il private label può dare un flusso di cassa che fa sempre comodo, però in alcuni casi l’investimento, in termini di know-how e tempo, è più grande da parte del terzista che del cliente». Produrre un liquore o un amaro per un bar può rappresentare un’opportunità di business in più. Il costo di un amaro privato è di poco superiore (circa il 20%) a quello di un prodotto analogo in grande distribuzione, però un locale in questo modo crea un’offerta che lo differenzia dai competitor, con conseguente possibilità di fare up-selling, vendendo bottiglie da portare a casa, soprattutto in periodi di chiusure forzate.

Dal mondo degli home-made sono nati alcuni prodotti che agli ideatori stanno dando grande soddisfazione. È il caso di Luca Magone dell’XXL di Chivasso, che con la sua linea T+ di liquori a base di tè è arrivato a una distribuzione nazionale nel 2016. Altro nome noto è Edoardo Nono del Rita' Coicktail Bar di Milano, che produce il suo falernum a marchio Mr. Three & Bros insieme al grande distributore Compagnia dei Caraibi. Hanno iniziato con un batch di 500 litri nel settembre 2019 e oggi producono 5.000 litri per volta, e hanno avviato le pratiche di certificazione di ogni materia prima, per poter presentare la richiesta di immissione del prodotto negli Usa, tramite la Food & Drug Administration.

«Il progetto - spiega Nono - si autofinanzia. Ciò che guadagniamo lo reinvestiamo, per la crescita del marchio. È l’unico modo di costruire un brand che un giorno potrà dare un’effettiva soddisfazione economica». Sembra non essere solo la motivazione economica a muovere gli animi di coloro che si lanciano in una private label. La valorizzazione di un territorio è spesso motivo trainante, come nel caso di Grand Tour di Christian Sciglio a Taormina: un compound gin che è un omaggio alla Sicilia. A Palermo, impiegando alcune botaniche dell’Orto Botanico, è nato il gin di Talea. È prodotto da due distillerie: Poli e Jannamico. È in quest’ultima che Mauro Mahjoub produce il suo 2Punto4, per incoronare una carriera trentennale al bar e per dare il suo punto di vista sul gin. «Le vendite - ci dice - stanno andando bene». Ma non è il solo ad affermare che il mercato comincia a diventare stretto. *

Ripresa economica e sostenibilità, mai più separati

Aumenta la consapevolezza di imprese e consumatori sull'importanza di fare scelte sostenibili e responsabili in un'economia di fatto circolare. Uno scenario tracciato da Bio Bank che ha individuato una serie di trend che impattano anche sul fuori casa e con i quali dovremo fare tutti i conti. Volenti o nolenti

Si prevede che l'economia recuperi i livelli del 2019 entro la prima metà del 2022, dopo una crescita per quest'anno stimata al 5,9%. L'economia italiana, scrive l'Ocse nel documento dedicato al nostro Paese, "si sta risollevando dalla crisi indotta dalla pandemia da Covid-19". Una ripresa dove valori come sostenibilità, solidarietà sociale e etica possano giocare un ruolo strategico nelle policy di aziende e imprenditori. Di fatto, crisi climatica e pandemia hanno contribuito in questi ultimi anni ad accelerare un processo di progressivo "ravvedimento", portando al centro del dibattito internazionale l'urgenza di nuove regole di ingaggio sia per chi produce, sia per chi consuma. Si è forse finalmente compreso che ogni scelta che si compie influisce direttamente sul ciclo economico perché tutto è collegato. Una nuova consapevolezza, dunque, che, durante l'emergenza sanitaria, ha generato comportamenti di consumo progressivamente sempre più responsabili. Ad esempio, nel 2020 le vendite di prodotti bio sono cresciute del 7% rispetto l'anno precedente. E nel primo trimestre 2021, secondo Nielsen, si è registrata un'ulteriore crescita dello 0,9%. Una tendenza certificata anche da Bio Bank, banca dati del biologico fondata nel 1993 da Achille Mingozzi e Rosa Maria Bertino, che ogni anno, in occasione del Sana di Bologna, pubblica un vero e proprio repertorio di statistiche, tendenze, protagonisti e prodotti della filiera biologica italiana (si può consultare "Vetrina Bio Bank 2021" a questo link).

Abbattere gli sprechi e valorizzare il territorio

A proposito di trend, gli esperti di Bio Bank ne hanno quest'anno tracciati una ventina, individuandone di trasversali e di attinenti ai settori del food e della cosmesi. Proviamo a raccontarvene alcuni in sintesi, selezionando quelli che sono già ben presenti anche nel fuori casa e che stanno condizionando/orientando strategie produttive o d'offerta e, ovviamente, anche comportamenti di consumo.
Locale/biodiversità. Emerge con sempre maggior forza la richiesta di prodotti locali, a filiera corta, e stagionali. Grande attenzione anche a specialità che valorizzano antiche ricette e tradizioni di matrice territoriale.
Veg. Tutto ciò che è vegetariano o vegano ha ormai valore. Non solo nel largo consumo, ma anche al bar e nella ristorazione. Secondo Eurispes il 5,8% degli italiani è vegetariano e il 2,4% è vegano. Percentuali destinate a crescere sensibilmente nel breve termine.
Prodotti fermentati. Facilitano la digestione, rinforzano il sistema immunitario e aiutano il metabolismo. I cibi fermentati saranno sempre più richiesti dai consumatori. Una tendenza presente anche al bar con lo sviluppo di drink e mix a base di bevande fermentate (es. kombucha).
Antispreco. La pandemia ha fatto ridurre lo spreco alimentare. Secondo Waste Watcher, nell'ultimo anno, nelle case degli italiani, lo spreso è sceso da 6,6 euro settimanali a 4,9 euro. Questa propensione ad abbattere gli sprechi è sempre più evidente anche nei locali. Pensiamo al fenomeno dei "zero waste" cocktail.
Plastic-Free. Bando alla plastica il più possibile. I pack devono ormai rispondere a criteri di sostenibilità, riciclabilità, biodegradabilità, riutilizzo, compostabilità ecc. Tutte caratteristiche che sono sempre più decisive nell'influenzare l'acquisto/consumo di un prodotto.
Superfood. Continuano a spopolare i cosiddetti superfood: dai prodotti da forno con semi come lino e canapa alle bevande con cereali come avena o quinoa fino alle barrette energetiche con mirtilli o goji. Un mercato in continua espansione.
Ricco di... Largo agli alimenti fonte di proteine vegetali. Non solo per chi ha scelto una dieta vegana, ma anche per chi ha optato per uno stile di vita all'insegna dell'alimentazione green. Sempre molto richiesti anche gli alimenti ricchi di fibre.
Senza... Il filone dei "senza zucchero", "senza glutine", "senza sale", "senza lattosio" ecc. resta un filone d'oro. In espansione.
Oltre il bio. I prodotti biodinamici rappresentano l'eccellenza del biologico. Prodotti molto richiesti a livello internazionale che si stanno espandendo fuori dalla nicchia degli aficionados del bio.
Etica. Il rispetto dell'ambiente è necessario, ma non più sufficiente. Oggi, il profilo "sociale" di un'azienda viene valutato in base anche ad altri valori che vanno dal rispetto delle persone, dall'impegno civile, dalle iniziative di solidarietà, dalla partecipazione alla vita di quartiere ecc.

Un "think tank" per la sostenibilità

Che la sostenibilità sia diventata un tema strategico per le imprese del mondo bar, lo dimostra anche il fatto che l’edizione 2021 del Bootcamp&Horeca Work Forum, il “think tank” sul fuori casa lanciato da Bargiornale e Planet One in collaborazione con il Borgo Antichi Orti di Assisi (in programmazione questo mese), è quest'anno interamente dedicato alla cosiddetta green generation. Obbiettivo, selezionare le best practices più attuali e creare insieme a professionisti ed esperti un “manifesto dell’ospitalità sostenibile” per tutta la filiera del fuori casa.

Il birrificio Doppio Malto mette il turbo: più locali, birre, cocktail e abbinamenti food

Birrificio Doppio Malto
Brindisi con la nuova California Doppio Malto per International Beer Day
Il birrificio Doppio Malto ha aggiunto alla sua catena sei nuovi locali in franchising, sbarcando anche a Glasgow. E ha arricchito la gamma delle sue 15 specialità con tre novità

La pausa Covid non ha rallentato l'attività del birrificio Doppio Malto che, da maggio a agosto, ha aggiunto alla sua catena sei nuovi locali in franchising, sbarcando anche in una tana del luppolo come la scozzese Glasgow. Inoltre ha arricchito la gamma delle sue 15 specialità con tre specialità: Oak Pils, Brass Weiss, Leila Senza Glutine e California Apa.

Per i momenti cocktail sono state studiate nuove miscelazioni come Sceicco (con birra Rust Ale) e Cremlino (con birra Old Jack), oltre a una Sangria alla birra Stone Ale; per accompagnare carni cotte e insalate e farcire panini e tartine è stata messa a punto una Maionese alla birra Stone Ale con senape e miele.

Sulla spinta degli acquisti on-line, Doppio Malto ha rinnovato il proprio canale e-commerce arricchendo le informazioni sulle varie tipologie e aggiungendo proposte di abbinamenti gastronomici, oltre a fornire percorsi di degustazione composti da tre box da 12 bottiglie: Luppolo (Oak Pils, Mahogany, Bitterland), Malto (Leila, Rust Ale, Stone Ale), Aromi (Summer, Crash, Zingibeer).

Per presentare attività e iniziative Doppio Malto è stato scelto International Beer Day che si tiene ogni primo venerdì di agosto (quest'anno il 6 agosto) in tutto il mondo.
Partita spontaneamente nei beach bar di Santa Cruz (California, Usa) nel 2008 ad opera dell'imprenditore-birrofilo Jesse Avshalomov, la celebrazione della birra all'insegna dell'amicizia si è rapidamente diffusa, tanto che a oggi vi ha aderito un numero incancolabile di locali pubblici e produttori di 207 città di 80 nazioni di sei continenti.

IBD International Beer Day 2021

Oltre a far ritrovare e socializzare gruppi di amici (vecchi e nuovi) intorno a birre (conosciute e da provare) in bottiglia, in barattolo o alla spina, spesso con grigliata annessa, International Beer Day è l'occasione per regalare e far circolare tra amici e baristi confezioni six pack di sei bottiglie o lattine delle più diverse birre. Un mercato mondiale che nel 2020 ha raggiunto la cifra di 623,2 miliardi di dollari (marketwatch.com).

In Italia l'evento International Beer Day è stato rilanciato contestualmente da Assobirra (associazione dei birrai e dei maltatori) con la pubblicazione di un'apposita ricerca di mercato BVA Doxa (vedi articolo a parte) e dalla catena di birrifici-cucina Doppio Malto.

Doppio Malto, catena in franchising su misura

Composta da 26 birrifici-cucina in franchising su misura la catena Doppio Malto è diffusa nel Centro Nord Italia e Sardegna, con presenze in Sicilia (Palermo), Francia (St.Etienne e fra poco a Parigi) e Scozia (Glasgow e fra poco Newcastle).
Fondato a Lurago d'Erba (Como) nel 2004 dal mastro birraio Alessandro Campanini, il birrificio Doppio Malto è stato rilevato e rilanciato nel 2016 dall'imprenditore Giovanni Porcu di FoodBrand, realtà alimentare da quasi venti milioni di euro. Oltre all'originario impianto di Lurago d'Erba (capacità produttiva da 600mila litri/anno), Doppio Malto si avvale di un grande e moderno impianto da oltre 5 milioni di litri/anno a Iglesias (Sardegna Sud Occidentale), con piccole produzioni in alcuni locali della catena (come Milano).

Tra le 15 tipologie in gamma alla spina e in bottiglia, oltre a partecipare da protagoniste a International Beer Day, si sono confermate Regine dell'Estate Oak Pils, chiara a bassa fermentazione da 4,8% alc e 35 Ibu di amaro (prima con 19% dei consumi), seguita da Brass Weiss, birra di frumento ad alta fermentazione da 5% alc e solo 9 Ibu di amaro (15% dei consumi) e da Leila, chiara tipo lager gluten free da 4,5% alc e 17 Ibu di amaro.

Birreria Doppio Malto
Giovanni Porcu ceo FoodBrand - Doppio Malto

«La birra continua a essere il fulcro del nostro progetto di sviluppo - precisa Giovanni Porcu, ceo FoodBrand e titolare del marchio Doppoio Malto - e siamo felici di essere tornati a brindare con i nostri clienti che hanno affollato a decine di migliaia i nostri locali durante quest'estate. Ai quali si sono aggiunti di recente quelli scozzesi del nostro nuovo locale di Glasgow, al quale seguirà quello di Newcasatle e altri in Oltremanica, tutti all'insegna del servizio e dell'accoglienza tipica italiana».

Sei nuovi locali per battere la crisi

Solo negli ultimi mesi sono state ben sei le nuove aperture: Palermo (27/5), Villasimius-Ca (23/06), Alghero-Ss (25/6), Lonato del Garda-Bs (30/06), Como (6/08), Glasgow-GB (13/08).

«Per i nostri clienti abbiamo messo a punto una serie di novità - sottolinea il direttore marketing Ivan Magnus Tagliavia - come i cocktail Sceicco e Cremlino, la Sangria alla Birra Rust Ale, la nuova birra California Apa stile American Wheat e la Maionese alla Birra Stone Ale».
Cocktail Sceicco
Ingredienti: rum bianco, Tonica Polara Antica Ricetta Siciliana, sciroppo di mirtillo, birra Rust Doppio Malto, succo di lime.
Cocktail Cremlino
Ingredienti: vodka. Kahlua liquore al caffè, Cola Polara Bio Sicilia, birra Old Jack Doppio Malto.
Birra California: birra di frumento a bassa fermentazione stile American Wheat (4,4% alc); colore paglierino (4 Ebc); sentori agrumati, di frutta tropicale e di pane croccante; gusto rinfrescante e beverino, amaro contenuto (30 Ibu).

 

 

Tanti giovani pieni di spirito

nuova liquoristica italiana
Crescono le specialità dei giovani liquoristi italiani
Una schiera di giovani bartender, appassionati e piccoli distillatori si lanciano a produrre antiche e nuove ricette che arricchiscono la liquoristica italiana

Patria di alcuni dei liquori più famosi al mondo, diventati nel tempo dei brand rinomati, l’Italia oggi sta conoscendo una ripresa della liquoristica artigianale. Giovani imprenditori recuperano vecchie ricette dimenticate, o ne creano di nuove, e il mercato
si arricchisce di un’offerta sempre più stimolante.

Il revival che sta investendo negli ultimi anni il mondo della mixology è paragonabile a un fiume in piena al cui interno “spingono” diverse, singole, correnti che rendono il tutto una massa in movimento che oggi nessun osservatore può ignorare. Ma se, appunto, la visione esterna è data dalla moltiplicazione dei cocktail bar, dal recupero di ricette che fino all’altro ieri sembravano sepolte dal tempo, dall’elevazione, in qualche caso, al rango di rockstar di alcuni barman e barlady, scrutando all’interno di questo fenomeno si possono cogliere alcune linee guida.

Come, ad esempio, la vitalità del fenomeno gin, ben lungi dal placarsi, la moltiplicazione e la differenziazione delle toniche, la nascita di nuovi vermouth che provano a rosicchiare il predominio storico dei grandi brand, la riscoperta di distillati un po’ di “confine” come Tequila e mezcal, la crescita del mercato luxury e collezionistico, quando non di vero e proprio investimento finanziario, per whisky e rum e, infine, lo sviluppo arrembante dei nuovi liquori. Liquori quasi sempre creati da giovani imprenditori o, se non altro, di prima generazione. Parliamo non solo di professionisti del bar, ma anche di semplici appassionati che hanno deciso di investire tempo e risorse in un mercato certamente fertile come quello della mixology ma, allo stesso tempo, fortemente competitivo.

Italia, terra di ricette-tesoro e nuove sperimentazioni

Già perché di liquori l’Italia ne ha sempre prodotti centinaia, se non migliaia. Elaborati sin dalle origini della categoria nei laboratori delle farmacie, ma anche nelle case di privati cittadini che si sono poi tramandati la ricetta di generazione in generazione. Alcuni di questi sono diventati nel tempo dei brand internazionali, capaci di dominare il loro segmento di mercato con percentuali bulgare. L’elenco potrebbe davvero essere interminabile anche perché la categoria dei liquori, da definizione legale, è piuttosto onnicomprensiva e ci finiscono dentro bitter, amari e in pratica “qualsiasi bevanda spiritosa con alcol di origine agricola neutro, di gradazione superiore ai 15% vol e non superiore ai 55% vol con contenuto minimo di zucchero di 100 grammi litro”.
I grandi nomi sono noti a chiunque, talmente radicati nella cultura italiana che basta citare il brand per capire di cosa stiamo parlando: dl Campari a Cynar, da Disaronno a Strega, da Fernet Branca a Sambuca Molinari, da Montenegro a Vov, che sarà pure un po’ âgée ma poi te lo ritrovi servito in versione “Bombardino” su tutte le piste da sci. Alcune delle aziende che li producono sono parte della nostra storia da secoli: Luxardo, celeberrima per il suo Maraschino, ha festeggiato da poco i suoi duecento anni di vita; Casoni, in terra emiliana, apriva i battenti nel 1814 mentre Napoleone, all’isola d’Elba, rimuginava come ritornare in Francia, e Gaspare Campari perfezionava il suo bitter negli anni in cui la penisola italiana raggiungeva l’agognata unità nazionale.

Tuttavia la storia, le glorie e il crescente successo di questi marchi potrebbero avere come logica conseguenza anche un certo “ingessamento” del settore liquoristico che invece, negli ultimi tempi, sta conoscendo una sorta di primavera. Nuovi bitter, nuovi amari, nuovi nettari o elisir mai pensati e visti prima, liquori ripescati in inesauribili scrigni familiari, stanno dando nuova linfa a un comparto che, si poteva presumere, sembrava “tutto esaurito”. Invece una nuova generazione sta salendo alla ribalta, consapevole che innovare si può sempre, e che il mercato non è un recinto chiuso per definizione, ma un universo in continua espansione.

«Ben vengano nuove aziende liquoristiche», è il commento di Michele Di Carlo, “gustosofo” come ama definirsi, esperto di lungo corso e attento osservatore dei nuovi trend. «A patto che siano serie, che abbiano le idee chiare e che non s’improvvisino solamente perché il momento è favorevole. Credo che lo spazio per i piccoli ci sia, se hanno qualcosa di valido da proporre e da raccontare. La diversificazione del gusto amplia la possibilità di scelta per i professionisti del bar così come per i consumatori e questa è certamente una notizia positiva». Alcuni dei protagonisti di questa sorta di nouvelle vague liquoristica tricolore li potete leggere in queste pagine, ma molti altri nomi non vanno dimenticati. A partire da Ivano Trombino, mente creativa del Vecchio Magazzino Doganale che, dalla Calabria, è riuscito a ottenere riconoscimenti internazionali per le sue “creature” come l’amaro “importante” Jefferson, il bitter Roger e Madame Milù, definito come il “liquore da bere al Bisogno”. E che dire di Giuseppe Gallo, barman trasformatosi in imprenditore, che con il suo Italicus, un rosolio di bergamotto lanciato sul mercato nel 2016, ha prima firmato una partnership strategica con Pernod Ricard, finalizzata a sostenerne l’espansione sui mercati internazionali, e poi a febbraio di quest’anno un accordo esclusivo di distribuzione sul territorio italiano.

«Ci sono diversi segnali che vanno colti - sottolinea Di Carlo -. Il primo consiste nell’assistere a una certa standardizzazione, quando non a una vera e propria decadenza di alcuni grandi brand dovuta proprio al loro gigantismo e alla loro padronanza del mercato. Ciò lascia spazio di manovra a nuovi imprenditori che possono inserirsi con prodotti d’eccellenza e trovare un posizionamento nel canale Horeca, che poi è il canale al quale tutti i nuovi e piccoli guardano. Certo, su quest’onda surfano anche imitatori, dilettanti allo sbaraglio, personaggi che pensano sia un business facile. Ma ci sono anche quelli bravi. E dopo aver vissuto un’epoca di quasi sterminio della complessità e della varietà aromatica, ben venga questa rinascita. In altre parole, se da dieci amari passiamo a cento sono felice. Anche se non tutti questi cento amari saranno memorabili».

In effetti in tutti i settori, da quello della birra artigianale a quello del gin, la “moda” creata dal successo di alcuni trascina sul “carro dei vincitori” gli altri. Poco male perché sarà il mercato a fare, prima o poi, una necessaria selezione. E se non è il mercato a farla, c’è da scommettere che alla fine emergeranno le nuove imprese o iniziative che hanno un autentico legame con il territorio e che guardano più alla qualità che al marketing. È il caso, ad esempio, della Compagnia della Genziana, associazione abruzzese nata circa un anno fa dalla passione di Silvio Pacioni, che di mestiere fa il dentista, ma che ha il cuore dedicato alla tutela della tradizione liquoristica abruzzese. Lo scopo dichiarato dell’associazione è quello di sostenere le piccole realtà locali, possibilmente incentivando ristoratori e barman a riconoscere e valorizzare il lavoro dei piccoli produttori. Perché, si sa, una delle conseguenze del più che positivo incremento e della diversificazione dell’offerta è quella di rendere più complesso il meccanismo di riconoscimento e di selezione di brand e prodotti per lo più sconosciuti o ancora privi di curriculum. Un lavoro da professionisti. *

Altre case history citate nell'articolo (Bargiornale, settembre 2021)

Jean Robert Bellanger, co-fondatore Adriatico
Flavio Angiolillo, co-fondatore Dripstillery
Bruno Vanzan, presidente Iovem
Federico Cremasco, fondatore Fred Jerbis
Flavio Esposito, coiondatore Bespoke Distillery

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